Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Andrea,
Parlo principalmente del passato.
Non troppo lontano.
Il silenzio mi ha massacrato, ma adesso che non è rimasto più nulla c’è comunque solo silenzio.
In fondo è cambiato tutto ma non è cambiato niente.
vela
Non so se hai avuto esperienze simili alle mie, ma penso proprio di capirti molto bene comunque. Non so se può aiutarti quello che ti ho scritto prima. C’è chi il silenzio lo impone e chi lo subisce. A me è sempre toccato subirlo e, se ho capito bene, che anche per te è stato così. Il silenzio agisce in due modi diversi su chi lo subisce e su chi lo impone. Chi lo subisce ne riceve dei danni subito, mentre chi lo impone ne riceve dei danni dopo molto tempo. Ma su chi lo impone sono danni che possono essere anche doppi rispetto a chi lo subisce, perchè chi lo impone ne và fiero e pensa che il suo sia il comportamento di una persona forte. Invece è l’esatto opposto. E’ il comportamento di una persona molto più debole e più incapace di reagire di quanto sia chiunque lo subisce. Questo perchè chi lo subisce si rende conto che quel silenzio è dannoso. Se è intelligente, evita di imporlo agli altri e usa quella sua esperienza, al momento negativa, per crescere e diventare più forte. Lo so, non è facile, ma ci si riesce. Il silenzio è la costante della vita di alcune persone. Sono cresciuto in una famiglia in cui regnava il silenzio e lo stesso silenzio è regnato fino a un anno prima della morte di mio papà. Alla fine, la sua depressione (conseguenza anche del silenzio) gli ha permesso di aprirsi e di avvicinarci. E’ morto sereno per un infarto e prima di morire sembrava rinato, avendo superato il suo silenzio interiore ed esteriore con noi.
Lo stesso silenzio l’ho dovuto subire per anni anche da un paio di donne. Una la sai, l’altra (recente) era un’amica alla quale tenevo moltissimo. Diciamo che ho fatto esercizio…
La cosa curiosa è che sono sempre stato uno che, nel caso, ammetteva i propri errori, ma ci sono persone che si sentono forti a farti pesare anche il più stupido errore o malinteso. Se sbagliano loro, o loro ti massacrano, va bene così, e se tu reagisci ti dicono che sei malato. Ma la funzione del silenzio dev’essere istruttiva per entrambi. Noi che lo abbiamo subìto dobbiamo imparare qual’è il nostro punto di forza e cioè la nostra grande umanità e forza di cambiare le cose, nonostante i fallimenti. Chi invece lo impone ha il compito più difficile, perchè prima di arrivare a quello che noi già sappiamo, deve imparare cosa sono l’auto-critica, la mancanza di orgoglio e di ego, l’empatia, il perdono (se l’errore è nostro) e il saper cambiare idea. A quel punto possono iniziare a lavorare sulla loro necessità di dominare con la violenza.
vela
…Altre volte invece non si riesce a comunicare perchè semplicemente non ci si capisce. Si è su canali completamente diversi e non si fa nulla per entrare in sintonia. E non è detto che sia possibile entrare in sintonia con quella persona, perchè in un dato momento o periodo lei, o noi o entrambi, forse, siamo focalizzati su pensieri e punti di vista troppo distanti per conciliarsi. Quindi non è tanto una questione di essere repressi con la violenza, ma di incomunicabilità per incomprensione reciproca. In quel caso, l’esperienza mi dice che la soluzione può essere il tempo e le esperienze di entrambi. Se uno è intelligente fa capire che il problema è la distanza di vedute, senza evitare di risponderti, ma rispondendoti con ciò che pensa, anche se sono poche parole, lontane da ciò che pensi tu.
esatto…anche io ho pensieri completamenti diversi da quelli di mio fratello , di mio padre e di molti altri miei parenti e conoscenti; in questo modo non ci parliamo piu e siamo impossibilitati a capirci. Per il semplice fatto che abbiamo modi di essere esattamente opposti. Io non capisco loro e loro me.
discutere sul suicido non è cosa molto facile,anche perchè i pensieri su di esso possono essere tanti.
INANZITUTTO il suicidio può apparire come mancanza di coraggio ad affrontare problemi e realtà che sembrano non avere soluzioni (e purtroppo viviamo in una realtà dove non sempre ci sono soluzioni).
più che mancanza di coraggio può anche essere una forma di stanchezza…nel non riuscire più a stare a passo con le norme e la morale che ci circonda .Ma per giungere all’atto vero e proprio ci vuole molto coraggio:non è facile uccidersi.Chi si suicida si ritrova in quei pochi attimi ad avere una grande forza per riuscire a compiere questo gesto estremo.Puù anche essere visto come forma di egoismo nei confronti di chi lasci. Loro non riusciranno mai a rassegnarsi per questa perdita enorme..mentre chi compie il gesto finisce di “vivere”:no problemi,no emozioni,niente di niente. Ma chi resta dovrà vivere nel dolore.
Un sociologo dice che è una forma di “anomia”.assenza di norme. In effetti ,il suicidio come altri gesti estremi, vengono fatti quando si supera quella sottile linea che divide le cose morali dalle immorali. Nel momento in cui non si ha più fede,non si crede più nelle norme della società…cè una sorta di menfreghismo che ci porta in uno stato da robot…senza sentimenti (paura,gioia,dolore…) dove ogni gesto è possibile (suidicio-omicidio- e tante altre cose orrende che da tempo ci circondano)
Solo delle riflessioni…
http://www.youtube.com/watch?v=3GEqb6qkCOY
Nemmeno io credo più nella società..è impossibile credere in gente delinquente e senza morale..ma ho un altra fede data da persone che hanno saputo che c’è nell’aldilà morendo ma son tornati in vita..e cioè che quello che faccio non è inutile. Ma anche io non ho fede nella gente di per se stessa.
Anna, a volte chi arriva al suicidio trascorre mesi steso su un letto a fissare il soffitto ma, credimi, l’attività mentale é inversamente proporzionale alla stasi fisica. Le norme e la morale non c’entrano un tubo, il menefreghismo men che meno. E chi c’é passato mi comprende benissimo e, chi lo sa, magari é anche un pò schifato se non incazzato per la retorica inconsistente dei sociologi e per le banalità che riempiono la bocca dei loro apostoli! Dietro ad ogni suicidio, dietro ad ogni tentativo c’é una personalissima storia di drammi, pressioni, molestie, incomprensioni, fragilità che non può essere presa per i fondelli arieggiando concetti filosofici. Menefreghismo…stanchezza….assenza di morale…Dopo questo post rimpiango le boiate dei predicatori!
anch’io penso al suicidio! purtroppo ora mi sembra l’unica possibilità per mettere fine a tutto!!! a tutto!!! non riesco a gioire di niente!!! tutto mi assilla!!! tutti i miei errori!!! non riesco a sopportarne più il peso!!! non riesco a sopportare che la persona che amo e dice di amarmi mi cagiona troppo spesso troppo dolore, facendomi sentire inappropriata, facendomi vergognare di quello che sono!!! lo amo in una maniera che non credevo fosse possibile amare eppure non sono felice eppure soffro!!! soffro nel vedere che sono stata e sono la causa dello sta male della mia famiglia! vorrei morire! non riesco a gioire nemmeno pervittorie personali! tuttto scorre senza lasciarmi nulla se nn dolore!
Per voi grandi saggi: se solo poteste immaginare quanta vita c’é dietro ad un suicidio…….
@ andrea
ciao, no è piuttosto recente ….non importa. Quel che mi da fastidio un po’ è il vedere arrivare il Natale con mesi di anticipo nei negozi…da piccola mi piaceva molto a dire il vero. Anche il Presepe. Buona giornata 🙂
Emi hai ragione dietro al sucicidio cè la riflessione….ma di certo non è unatto che rientra nella consuetudine di vita. nOn credo sia esatto che per ogni cosa che succeda si decida di togliere la vita.Non credo che bisogna considerarlo un gesto eroico o naturale. Togliersi la vita è innaturale, la violenza è innaturale, uccidere è innaturale. TUTTO è INNATURALRE in questa società di merda in cui viviamo….in particolare in Italia, dove tutto è permesso e tutto è possibile. E ormai per strada abbiamo paura anche delle nostre ombre
Nel suicidio le elaborazioni intellettuali o degli intellettuali,sono soltanto possibili analisi del problema..non centrano niente..io piangevo mentre mi addormentavo, perchè avrei voluto vivere,ma in quel momento mi appariva come l’unica soluzione..da non confondere con un’atto vile nei confronti della vita,ma di una vera malattia che ti impedisce di combattere!non mi va di ritornare a quel periodo..ma i sociologhi li leggerei soltanto per arricchire la mia cultura!!Si è semplicemente soli con se stessi!!
ciao MARTINIKA, devo dire che mi trovo nella tua stessa situazione!!
se vuoi, ti lascio il mio indirizzo mail così parliamo in privato?
francescanonso@libero.it
un saluto, francesca
Animula
La differenza è proprio questa, conservare quel lato che avevamo da piccoli insieme a quello che abbiamo costruito crescendo, ma senza confonderli. Servono entrambi, bisogna saperli mettere in equilibrio tra loro e con il resto.
Anna: “nOn credo sia esatto che per ogni cosa che succeda si decida di togliere la vita”
E chi l’ha mai detto?
No….questa volta non cadrò nel tranello della polemica con chi legge fischi e capisce fiaschi.
E poi polemizzare cosa? Un tripudio di banalità (la società di merda, l’Italia lazzarona…..)?
Elena, anch’io avrei voluto vivere quando sono approdata al suicidio come soluzione finale. Avrei voluto vivere, sapevo di averne le potenzialità, sapevo di averne il diritto ma non riuscivo a vedere altro che impossibilità e distruzione.
era tanto che non tornavo da queste parti…questo forum io lo porterò sempre nel cuore e voi sarete sempre persone speciali per me!
Cercate di farvi coraggio…ci sono momenti brutti e momenti così e così!Evitate di litigare fra voi…rproprio non serve!
Io, fino a quando sarò in grado di intendere e di volere, ogni tanto vi leggerò sempre e spero che arrivino persone positive da questi paraggi!
Noto con piacere che ci doveva essere ancora ci sta!
Io sono sempre felice di leggerti!
E non so nemmeno cosa augurarti…spero che rimani sempre così polemica e saccente!Per me sei una gran bella personcina!
un grande saluto anche a tutti gli altri!
sguakk
E’ possibile pensare al suicidio a diciotto anni? Purtroppo si..non riesco più a reagire, riesco solo a piangere. Ho scoperto un amore più grande di qualunque cosa, un amore che mi ha dato la forza di superare una violenza subita quasi un anno fa. Un amore nel quale avevo trovato la forza che mi era sempre mancata, capace di farmi sentire anche più bella..quell’ amore che ora si allontana piano e io sto male, prendo le forbici e tento di tagliarmi le vene, poi mi siedo in terra, ranniccchio le gambe e piango..da sola piango x tutta questa sofferenza che non riesco a spiegarmi, per tutto il dolore che ho sempre paura di arrecare proprio alle persone che amo di più!
Il proprio suicidio può suscitare fascinazione, sembrare un corridoio verso la quiete, un modo per chiudere la porta e non pensarci più.
Ma vorrei dire che il suicidio altrui è invece qualcosa che non ha in sé nulla di attraente, nulla di calmante, nulla che abbia a che fare con qualcosa che possa (o mai potrà) finire. Sette anni fa il mio ragazzo ha pensato di togliersi la vita. Mi hanno telefonato al lavoro, si era impiccato. Stavamo insieme da dieci anni, qualche volta faceva discorsi del tipo che leggo qui nei vostri messaggi, diceva di essere stanco, che gli faceva schifo tutto. Ma erano momenti, non avrei pensato che un giorno mi sarebbe arrivata quella telefonata. Lui aveva 29 anni, e io al telefono continuavo a chiedere “adesso come sta, come sta?”. A distanza di anni penso che forse lui starà bene. Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta. Inviterei tutti a riflettere sul fatto che – purtroppo, se volete – la nostra vita può essere poco importante per noi, ma indispensabile per chi ci vuole bene.
Come no…… La nosrra vita é indispensabile per chi vuole bene e sopravvive al suicidio. Allora spiegami perché quella domanda “come stai come stai” non é stata posta durante quei momenti di schifo e stanchezza presi, evidentemente, sottogamba. Forse sono rigida, non lo nego, ma questi momenti di saggio rammarico mi sembrano un patetico tentativo di coprire sensi di colpa. Chi arriva al suicidio spesso lancia centomila messaggi. Messaggi che, però, hanno la sfortuna di durare lo spazio di un “momento”. E intanto una vita passa e se ne va….e rimangono i saggi….a farsi consolare!
Ciao Laura, si può pensare al suicidio a qualsiasi età. Anche a 18 anni se si vive un disagio o un dramma superiore alle proprie forze. E, spesso, per uscire dal disagio ci si appoggia agli altri senza affrontare e tentare di risolvere le proprie fragilità. Se gli questi altri si spostano o se ne vanno crolla un’ intera esistenza di carta velina. Un’esistenza che, crollando, si trasforma in cemento armato e ti distrugge. Accasciarsi addosso agli altri, ribaltarvi sopra il proprio disagio é pericoloso ma anche ingiusto nei confronti di chi ti vuole veramente bene e vorrebbe vederti prenderti cura di te per aiutarti a stare meglio e non caricarsi della responsabilità della tua sussistenza in vita . Cerca di affrontare ciò che hai vissuto e di fare pace con te stessa. Cerca di volerti bene e di creare amore per te dentro di te prima di affidare la tua Vita all’amore e alla presenza altrui. Altrimenti rischi di confondere l’amore con la riconoscenza, rischi di vivere le meravigliose sensazioni dello stare insieme con lo stato d’animo del naufrago che ha il terrore di perdere l’assicella a cui é aggrappato. E questo é pericoloso ed avvilente per entrambi.
@Eme: quanta pochezza nelle tue parole. Saggi a farsi consolare… che espressione orribile. Io non cerco niente da nessuno, men che meno tra persone che non conosco, volevo solo testimoniare come talvolta si sottovaluti il dolore che con questi gesti si crea intorno. Nel mio caso, ho appunto specificato in me, nei nostri amici, nei suoi familiari. Ne siamo usciti tutti con le ossa rotte, le vite cambiate, e nessuno di noi ha mai fatto la vittima, ha mai cercato consolazione o si è mai fatto sconti sui sensi di colpa. Tu non hai idea del dolore che sia. E quella verso il senso di colpa è una battaglia che cerchiamo di vincere di continuo, per quanto ingiusta sia, perché alla fine non servono a nulla e non possono cambiare la realtà. Facile pensare che quel “come stai” non glielo avessi chiesto prima, facile davvero, glielo chiedevo, sì, invece. Magari non gli fossi stata accanto, almeno adesso una spiegazione semplice semplice come la tua ce l’avrei anch’io. Quanto ai segnali… no, le persone che decidono di farlo davvero non lanciano segnali, anzi, vivono giorni di serenità in cui finalmente sentono di aver deciso e cercano di non far preoccupare le persone intorno a loro. Sono cose personali, e quindi non ti racconto i dettagli, ma ti assicuro che è difficilissimo prevedere davvero. Una vita passa e se ne va, come dici tu, in un momento. La mia invece è qui, stravolta, tenace, difficile ogni giorno da anni, altro che un momento. Detto questo, ripeto, la mia voleva solo essere una testimonianza da parte di chi il suicidio l’ha visto in faccia e ne pensa tutto il male possibile. Ma capisco solo adesso che cosa assurda sia stata parlare di una cosa tanto privata e dolorosa a degli sconosciuti.
E’ da un po’ che non vengo qui.
Ho avuto canali preferenziali per sfogare le mie paure. Ma credo sia arrivato il momento di tornare a dirle a tutti.
Anche perchè la paura è universale, è una crosta che non possiamo toglierci di dosso.
Se dovessi elencare le mie paure in ordine di importanza sarebbe davvero arduo.
Cominciamo da quelle reali o da quelle fittizie (che poi son le più reali di tutte)?
Le reali son quelle che mi fan sentire inutile, di troppo, che non mi fan comprendere perchè io non riesca dove tutti riescono. E mi fa odiare il prossimo.
Ci sono abituato. Sono abituato allo schifo umano, per cui non reagisco neanche più, se non con guizzi veloci e bestiali.
Da poco tempo la mia situazione è migliorata, ma la paura che tutto crolli è tanta. Ho una ragazza carina che mi vuole bene, ma per quanto durerà? Un lavoro che mi permette di sentirmi utile, nel piccolo delle mie possibilità: ma durerà anch’esso o qualcosa verrà a togliermelo via?
Ho qualche minima, minimissima, soddisfazione. Ma quando tutto questo si trasformerà in fallimento?
Il pessimismo che sfodero non è solo un tentativo di esorcizzare il Male.
Il Male non serve esorcizzarlo: è più forte di noi e dei nostri patetici tentativi di allontanarlo.
E’ solo lo specchio dei miei trambusti interiori. Cui si aggiungono le ossessioni, le compulisoni, le crisi depressive acute, quelle di rabbia ancora più acute; e poi il senso di morte, l’odio per una semi-vita. I sensi di colpa.
Prima pensavo al suicidio più spesso e in maniera “filosofica”.
Oggi ci penso meno, ma con più incisività, lucidità.
Neanche nei momenti di maggior serenità ho mai pensato al suicidio come a qualcosa di lontano da me. Forse è predestino. Oppure, semplicemente, è un altro modo che ha la vita per ricordarmi l’amarezza di vivere.
Non so, come al solito vengo a portare dubbi.
Infatti, alle paure “reali” si aggiungono quelle che la mente crea senza stimoli esterni.
Paura di aver paura, paura senza sapere perchè, paura di qualcosa che accadrà anche se non accadrà (forse) mai.
E’ come un domino partito senza che noi dessimo il via, e che poi non riusciamo a fermare. Prima o poi si fermerà. Non so se sarò io a decidere come e quando. Ma so che è l’unica consolazione che ho. Sapere che un giorno, questo giuco crudele, si concluderà.
Aperkkv……E’ logico che tu rileva “pochezza” nelle mie espressioni.
D’altronde io rilevo un egoismo fuori mostruoso nelle tue.
Vediamo un pò….leggo testualmente: “talvolta si sottovaluta il dolore che con questi gesti si crea intorno” e “Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta”.
Voglio essere non polemica e sorvolo sull’ (mi auguro inconsapevole) rancore che fuoriesce dalla frase: “A distanza di anni penso che forse lui starà bene.Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta”.
Domandona da un milione di dollari: E del dolore che ha spezzato in due un ragazzo di 29 anni non parli?
Non sto maniacalmente chiedendo dettagli macabri sul crescendo di dramma che ha portato il tuo ragazzo alla tomba.
Sto semplicemente dicendo che in tutto il tuo post non c’è il minimo (MINIMO)cenno al dolore (giustificato o ingiustificato che fosse) che ha sconquassato la vita di un ragazzo.Leggo solo ampi riferimenti al dolore dell’entourage magicamente cascato dal pero alla notizia del suicidio.
E questo, PER ME, significa EGOISMO!!!!
Permettimi una considerazione. La considerazione di una che ha provato a farsi fuori senza riuscirci….. la tua frase “Quanto ai segnali… no, le persone che decidono di farlo davvero non lanciano segnali, anzi, vivono giorni di serenità in cui finalmente sentono di aver deciso e cercano di non far preoccupare le persone intorno a loro” è sinceramente destabilizzante.
Difficilmente i potenziali suicidi fanno il trenino cantando peppepeppereppè.
Più facilmente manifestano il dramma con un tono beffardo che già da sè dovrebbe insospettire.
Se ci si ferma un attimo, se si presta attenzione allo sguardo, ai toni, ai gesti…..tutto diventa chiaro.
La morte passa dagli occhi prima di esploderti dentro. E non passa per un attimo…passa per parecchio tempo. Tutto il tempo che occorre per riconoscere nel suicidio l’unico rimedio.
Un potenziale suicida difficilmente “non vuole far preoccupare nessuno”.
Più facilmente non vuole essere disturbato durante la realizzazione di quella che vede come un’opera d’arte.
E, soprattutto, non vuole essere disturbato da coloro che vede come appartenenti ad una massa informe di persone che non hanno saputo capire, comprendere, aiutare.
Nella sua testa corre veloce un pensiero del tipo “te ne sei fregato di me fino ad ora non puoi rompermi le scatole proprio adesso che sto per mettere fine a questo immondezzaio che è la mia vita”.
E’ un pensiero giusto? E’ un pensiero sbagliato? La risposta non è universale. Ogni familiare, ogni compagno, ogni amico conosce la propria verità, ha le proprie risposte.
Il problema è che una persona viene lasciata morire nel tempo. Il suicidio è solo l’aspetto eclatante che porta un dramma alla luce del Sole.
Si poteva evitare? E’ questa la domanda che dovrebbe fare male, non quel dolore che è la naturale conseguenza di una perdita.
Il “nulla lasciava presagire” andrebbe lasciato alla retorica dei cronisti.
Hai lasciato la tua testimonianza. Io lascio, semplicemente, la mia. E poco m’importa di essere considerata foriera di pochezza.
Dici:”Tu non hai idea del dolore che sia”.
Forse hai ragione. Ma tu, probabilmente, non hai idea del dolore che prova chi sta dall’altra parte della barricata e, un giorno, non vede altra strada che farla finita!
Cara eme, sono certa che il mezzo attraverso il quale parliamo crei tra noi più distanza di quanta davvero ce ne sarebbe. Mi spiacciono i tuoi toni, ma vabbè, non importa. Non ho accennato al suo dolore perché non era tra gli scopi del post, che appunto voleva testimoniare quanto soffra chi sta intorno. Il che non implica che soffra “solo” chi sta intorno, non implica che io non mi renda conto del suo dolore. Tutto questo lo davo per ovvio presupposto ed è stato anche molto ben descritto in tanti post precedenti da persone che stanno sentendo quello (forse) stesso male. Non c’è spazio per raccontare tutto, né la volontà da parte mia, era solo un pezzetto della “mia” storia e non della sua, che mi ha travolta. Quanto al dolore che spezza in due, lo conosco bene, dopo quello che era successo mi sono impasticcata sapientemente e solo un caso fortuito mi tiene ancora qui. Quando ho riaperto gli occhi in ospedale (stupita, dato che pensavo che non lo avrei fatto mai più) mi sono sentita tanto, tanto più male di quando poche ore prima avevo deciso.
Ho dovuto re-imparare cose come sentire il freddo e il caldo (era l’estate del 2003 e io tremavo dal freddo), sentire appetito, riuscire ad alzarmi dal letto. Conosco quel dolore cara eme, non so se fosse uguale a quello del mio fidanzato, o al tuo, ma lo conosco, e so che toglie il fiato. Ma mi sono fatta aiutare, con i farmaci, con le parole, con il tempo, con la volontà. E adesso penso a lui per i 10 anni che abbiamo condiviso, più che per il dolore che lo ha straziato, sì, hai ragione. Ma ho il sospetto che ne sarebbe lieto.
Per me non ha senso cercare chi soffre di più tra chi si uccide e chi resta.
Chi soffre di più è chi si uccide, altrimenti non arriverebbe ad uccidersi, soprattutto quando è un gesto che arriva dopo una lunga sofferenza. A meno che chi resta non soffra talmente tanto da uccidersi a sua volta per il dolore della perdita.
Sono due dolori enormi e basta, entrambi, dei quali uno eccede.
Quando ho perso il mio amico per la stessa ragione sapevo che lui aveva tentato di risolvere il problema, ma la sua chiusura gli aveva impedito di tornare su. Aveva detto che si sarebbe ucciso già due anni prima e alla fine lo ha fatto. Chi mi conosce quì sa che combatto sempre per allontanare le persone dall’idea del suicidio, ma per il mio amico non ho nessun rancore. Come per nessun altro.
Ha scelto quello che ha ritenuto meglio per lui e se è un mio amico, posso solo desiderare che, per lui, sia stata la scelta giusta.
Spero che abbia almeno allontanato il suo dolore, se questo era davvero impossibile da vincere con i mezzi che, lui, era in grado di comprendere allora.
Un saluto a tutti
Athos
Sono molto contento che le cose ti vadano meglio.
Se posso dirti una cosa te la dico volentieri.
La paura è un gatto che si morde la coda.
Genera altra paura e siamo talmente concentrati a seguire il film della paura che ci dimentichiamo che se abbiamo paura di qualcosa faremo di tutto per farla accadere, così il dramma non ci prenderà alla sprovvista.
Ora che finalmente stai meglio, non accontentarti, fai di tutto per stare ancora meglio. Ok? Così anche gli altri staranno ancora meglio con te e, di conseguenza, penseranno di volerti con loro anche domani.
Finirà? forse si, forse no, ma se continui ad aver paura che finirà sarai tu stesso a farlo finire, con gesti esagerati e con la paura stessa, che è una sensazione molto potente anche per chi vicino a te la riceve.
Tira fuori i tuoi lati migliori e manda in vacanza quelli peggiori, un giorno alla volta.
Ciao!
Passo soltanto un attimo per confermare le parole di Eme,la persona che si vuole suicidare non manifesta nessun cenno ,anzi cerca in tutti i modi di essere il più sereno possibbile in quei giorni che sà che deve attuare il suo suicidio.Non vuole assolutamente come dice Eme rotture di scatole per portare fine finalmente alla sua macraba esistenza,non importa chi soffrirà ,non ci pensa neanche soffre già da solo sforzandosi di non far trapelare nulla stà attento ad ogni piccolo particolare ,perchè questo è molto importante non far capireagli altri… pensa soltanto al suo bene e non per egoismo per gli altri ma per se stesso .Cerca la libertà che troverà soltanto nella morte!!! Eme la salita stà andando bene faticosa ma bene. ATHOS secondo me non dovresti vivere nel futuro ma goderti questi attimi del presente ,i dubbi del domani lasciali quello che conta è oggi (almeno io ho stò imparando questo) vivi l’attimo che stai vivendo ora in tranquillità anche se è dura.
EME,,,io non capisco perchè tu debba sempre e comunque analizzare, ma davvero analizzare per filo e per segno in modo negativo tutto ciò che ogni interlocutore dice….
lo hai fatto anche con me in passato, oramai scrivo poche volte ma porca miseria, è mai possibile che tu non capisca che chi scrive lo fa per sfogarsi????? no che arrivi tu a rimproverare con tutte queste tue parole difficili e tutte ste metafore….poi percarità sei libera di esprimerti come vuoi, ma non è giusto che tu critichi e basta…..visto che sei cosi intelligente (da come scrivi si capisce bene che lo sei) riesci anche ad essere un po comprensiva???
bo, io non ti ho ancora capita…
è tutto ciao…. ciao a tutti
Sabrina, è normale che tu non capisca.
Ciao Sabrina, un po’ per indole un po’ per tanti eventi esterni (di cui avrei fatto volentieri a meno) sono diventata attenta ai particolari in modo maniacale nonché forte sostenitrice del principio di compensazione.
Ne avrei fatto a meno!E’ andata così.
Sono i particolari a fare la differenza. Sono i particolari che possono far scattare una reazione positiva o negativa, di conforto o di polemica, di apertura o di chiusura.
Se le parole altrui mi recano un disagio DEVO immediatamente reagire per equilibrare la situazione e salvaguardare la mia serenità.
A volte, con le mie parole, ferisco la sensibilità altrui.
D’altronde gli altri hanno ferito me…….
Nel momento in cui intervengo i piatti della mia personalissima bilancia mentale si allineano perfettamente.
In alternativa vedo solo lo “sbattersene” di cui sono incapace o il “subire” che non tollero.
Quanto al mio modo di scrivere….. non uso parole ricercate e l’uso (abuso?) di metafore deriva da un mio grossissimo problema (anche questo è un bel regalo di una distorta interazione con il mondo ed i suoi abitanti): la paura di non riuscire a spiegarmi, di essere fraintesa, di dover in qualche modo “pagare” le conseguenze del non essere riuscita a comunicare all’esterno ciò che è racchiuso nella mia testa.
Tutto qui….in fondo non c’è molto da capire.
Eme
Posso farti solo un piccolo appunto?
Ogni volta che giustifichi il fatto di ferire qualcuno dicendo che gli altri hanno ferito te in passato, contribuisci a creare un’altra Eme (del passato) dall’altra parte, davanti all’altro pc.
Comunque a me sembri un pò meno agguerrita rispetto a mesi fa, mi sembra che tu abbia iniziato a capire che si può dire la stessa identica cosa in molti modi diversi, anche secondo i casi 🙂
Athos.
Puoi immaginare cosa voglio dirti?
Un giorno alla volta.
No, Andrea, respingo l’appunto 🙂
Ciò che mi ha reso cosi “agguerrita” è stato qualcosa di molto più pesante di qualche post.
Non credo che i miei interventi possano contribuire alla nascita di un’altra Eme dall’altra parte del pc.
In ogni caso c’è modo e modo di aggredire. C’è chi lo fa in modo sgarbato e chi lo fa con tono mellifluo.
Nei post di Aperkkv ho intravisto un’aggressione di tipo mellifluo.
Ed ho reagito a modo mio!
Ossia in modo non mellifluo.
Il che trasforma me nell’aggressore e lei nella vittima.
Capita sempre così.
Davvero hai visto aggressività nei miei post? O addirittura un’aggressione melliflua? Ma verso chi?
Quanto a me, non mi sono sentita aggredita, e nemmeno trasformata in vittima. Ci penso come persone adulte che si scambiano opinioni, niente di più. Peraltro, persone che hanno sofferto molto e che certo non si lasciano scomporre da un post.
ATHOS???? perchè è normale che io non capisca??? spiegati per favore.il tuo post così come è scritto non ha alcun senso…
EME, non riesco a comprendere dove ti abbia ferito quel post. a quella ragazza è morta una persona a lei cara, suicidandosi…lei ha spiegato le sensazioni che ha vissuto e che sta tuttora vivendo….e con lei concordo…..io si, ho in testa quella fottuta cosa, quel fottuto pensiero ogni santo giorno, e poi penso a chi mi sta intorno, a chi vive al mio fianco e non approfondisco perchè non mi va.
per LAURA……ti capisco molto bene, ti prego, fatti forza, reagisci, fatti coraggio. ti so dire solo questo ma viene dal profondo del mio cuore, il tuo post mi ha fatto piangere… forza laura forza dai…. ti abbraccio forte
ciao a tutti
che significa “mellifuo”? 🙂 daii portate pazienza, non lo so
Andrea credimi, davvero non me lo immagino.
Sabrina, tu prima spiegami il tuo post, per favore. Non riesco a capire dove e come Eme privi della sua comprensione.
Siamo in un forum sul suicidio, spero tu ci permetta di essere noi stessi senza che inventiamo favolette.
Athos
Mi riferivo al tuo post a Sabrina e al mio precedente per te.
Volevo dire quello che ho detto, “vivere un giorno alla volta”, senza aggredire come fai di solito.
guarda che non sto inventando alcuna favoletta, i miei pensieri rivolti a eme li ho già scritti, non devo di certo analizzare per filo e per segno cio che è stato scritto…. non faccio altro che essere me stessa, e tu sii te stesso…..buona serata:-)
ciao a tutti sabri
Sabrina, come tu stessa hai puntualizzato ognuno é libero di esprimersi come meglio crede. E con questa inattaccabile ovvietá (finalmente) alla portata di tutti chiudo la polemica. Peace & Love!
Ognuno è libero di esprimersi come meglio crede, così come ognuno è libero di non esprimersi del tutto, di dire la verità, di raccontare balle, di ascoltare, di tapparsi le orecchie, di vedere, di chiudere gli occhi, di capire, di non capire, di buttare fango sugli altri o su sè stesso, di tendere una mano agli altri e lasciare che gli altri la tendano a lui, di allontanarli, di avvicinarli, di rubare, di dare senza chiedere nulla, di amare, di violentare, di creare, di uccidere. Ognuno può fare liberamente ciò che vuole e naturalmente ogni cosa ha le sue conseguenze e ogni cosa ne genera un’altra che il più delle volte è simile. Dipende in che mondo vogliamo vivere,e la scelta spetta a ognuno di noi.
ciao a tutti. sto leggendo molti posts e ragazzi..ma cosa vi succede???Si parla di
suicidio con una naturalezza raccapricciante. A parte il fatto che chi ha di questi
problemi si deve far aiutare seriamente e anche in modo veloce,perchè le statistiche
sono impressionanti in quanto suicidi.posso sollevare un polverone se dico che è
solo una via da vigliacchi,ma di questo si tratta purtroppo..di questo argomento ne
ho esperienza,ci si può uccidere in molti modi e l’adolescenza di oggi è diventata
davvero un problema,non ci sono più dei punti fermi,dei valori da comprendere,in
primo luogo il valore della vita.i ragazzi si sentono persi dentro se stessi,non
trovando stimoli e qualcuno a cui aggrapparsi,perchè ci si costruisce un involucro di
cemento dentro al quale il tutto appare più gigante di quanto lo possa essere.non si
possono dare consigli nè tanto meno generalizzare,ma ognuno dentro di sè deve
cercare quell’angolo di luce e cercare di crescere da soli,perchè si è
indiscutibilmente soli,sempre e se non sappiamo convivere con noi stessi è un
grosso problema che influenza il nostro percorso. Detto questo,invito tutti quanti a
leggere libro “la felicità in otto passi”di Henepola Guranatana e si,magari molti
possono pensare che sia una delle tante sciocchezze che si dicono,ma se non lo
conoscete,non potete dire di cosa si tratta,all’inizio pure io ero titubante,ma vi
garantisco che fa per lo meno riflettere fortemente. vi dico che è basato sugli
insegnamenti del Buddha,ma non è solo per noi buddisti,è per ogni uomo e per
ogni esperienza di vita,dalla più insignificante alla più drammatica(ed io ne so
qualcosa). un saluto e buona guarigione interiore a tutti
è vero EME, hai ragione, concordo con te, ogni uno è libero di esprimersi come vuole, io l ho fatto e tu l hai fatto…ho imparato una cosa fondamentale, e cioè che è giusto ascoltare i pensieri di chiunque, siano essi positivi o negativi (che poi possono essere positivi per alcuni e negativi per altri…e viceversa) grazie per la conversazione 🙂
buona serata a tutti tutti…..
hei Andrea, volevo rispondere a un tuo post di qualche tempo fa. si, credo che tu sia vero, e non uno che si nasconde dietro a un altro nik….ciao anche a te
Grazie Sabrina, sono contento di essere riuscito a trasmetterlo anche a te 🙂
Rhasya,
Io ne sono fuori da tempo e ho seguito una strada simile alla tua, ma che ha compreso anche molti altri campi. Sono d’accordo con quello che dici e molti quì si fanno aiutare, ma come hai anticipato tu, dire che il suicidio è una via da vigliacchi, secondo me, è troppo generico. Un gesto vigliacco è un gesto di chi si rende conto di poter reagire e non reagisce, mentre per voler capire chi siamo ci vuole apertura verso i cambiamenti. Questa non viene ostacolata solo dal coraggio, ma, spesso, più dai preconcetti, che contribuiscono a causare quel vuoto interiore di cui parli tu.
grazie per avermi fatto riflettere,ho peccato un pò di superficialità..credo che una
persona possa sempre reagire,ma gli ostacoli che si pone glielo impediscono,vuoi per
rassegnazione,vuoi per paura del cambiamento verso un qualcosa che non si
conosce,vuoi per un dolore interiore insormontabile.comunque si,generalizzare non
va mai bene,ogni situazione è unica e personale,ma..non so..come si può definire
rinunciare a combattere..il mio commento era più un dire la mia esperienza
brevemente,e io capivo che potevo ma non volevo,troppa autocommiserazione c’era
dentro di me e questo era un ostacolo non indifferente.con le mie sentite scuse se
qualcuno si è sentito toccato,porgo ancora i miei saluti.
Allora, se noi tutti fossimo allo stato brado senza che le nostre critiche venissero
prese in considerazione, allora si potremmo con i concetti che esprimiamo
semplicisticamente, estrapolare una o più soluzioni che potrebbero perlomeno
ridurre il target d’azione verso il quale indirizzare i nostri sforzi. Ma se continuiamo
ad usare questo spazio per far vedere quanto siamo più bravi degli altri rimarremmo
sempre nella medesima merda.
Riccardo
Non ho capito cosa vuoi dire
Penso che il suicidio sia una via troppo facile e poco dignitosa per
nascondersi davanti alle difficoltà che la vita, inevitabilmente, ci
mette di fronte. E’ triste vedere che una persona so ostina a trovare
Dicevo che le critiche non servono a niente. Ognuno di noi è convinto di essere dalla
parte della ragione e niente e nessuno ci farà cambiare idea. Pertanto è tempo
sprecato parlare e criticare. L’unica soluzione ai problemi è fare tutto quello che è in
nostro potere per ottenere quel che ognuno di noi è sempre alla ricerca costante,
ovvero una delle cose più semplici, ma anche più difficili da ottenere il sentirsi ben
voluti, accettati, amati.