Uomini e donne che non si capiscono
Riferimento alla lettera:
Conoscete il maschiese e il femminese? Due lingue che a scuola non si studiano. Però sono indispensabili perché i due sessi si capiscano. Passo molto tempo a spiegare ai maschi il femminese e alle femmine il maschiese. Ma a volte le mie spiegazioni non bastano, se non c'è un desiderio...
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Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2010
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Categorie: - Attualità
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Ciao Golem
Prendo spunto dal tuo post n. 979. Io non devo dimostrare nulla con la frequentazione in questo forum. Tra l’altro se ti fai un giro all’indietro di accorgerai che sono entrato le prime volte per sostenere una tesi. Che poi é la tesi di tantissime persone di entrambi i sessi. E che cioè la maggior parte delle donne di oggi sono aggressive, instabili emotivamente e non sanno cosa vogliono. Da li mi sono attaccato spesso con Maria Grazia che in quanto ad aggressività, almeno sul forum, spinge piuttosto forte. Poi ho cercato di capirla, di comprendere i motivi del suo essere così aggressiva, poiché mi sembrava strano che una bella donna come lei avesse questo tipo di problemi. Le ho chiesto la mail e ho postato alcuni miei commenti riguardo la mia storia proprio per far comprendere in particolare a lei che in fondo di maschilista avevo ben poco.
Premesso ciò caro Golem io non ho bisogno di nessun tipo di solidarietà o pacca sulla spalla riguardo la mia storia. Ma mi fa piacere che alla fine anche tu ammetti che in realtà le donne sono anche più cattive di noi. Pertanto ti ribadisco che io non devo dimostrare nulla, la realtà la vivo e la vedo ogni giorno. Mi fa piacere altresi constatare che anche tu sostieni che alla natura, alla fine importa poco della morale o quant’altro perché va avanti con le sue leggi. Niente di più vero. Riguardo ciò mi ritengo davvero un ingenuo, poiché ho creduto davvero all’amore di coppia che altro non é che un inganno della natura allo scopo di poter procreare.
Prendo spunto anche da uno degli ultimi post di Maria Grazia la quale mi pare sostenga alla fine che le donne scelgano l’uomo poco affidabile come maschio procreatore in quanto capace comunque di cavarsela da solo. Mi viene da pensare allora a quante donne con le quali sono stato avrebbero voluto un figlio da me.
Praticamente, fatte salve le avventure, flirt e brevi relazioni,tutte le donne con le quali ho avuto una storia mi hanno chiesto un figlio. Ho sbagliato all’epoca a non chiedermi perché tutte queste donne volessero un figlio da me. Forse non sarei così deluso dalle donne come lo sono oggi. Perché forse avrei capito da subito che le donne non cercano l’amore di coppia quanto l’uomo procreatore con i giusti geni che le renda madri.
Purtroppo questa cosa l’ho capita tardi. Ed é stato l’unico mio vero errore di comprensione nei confronti delle donne.
Ciao Kid, mi spiace molto che lasci la discussione. Ma ti capisco e credo che probabilmente ti seguiro’ a ruota.
Mary90, ciao. Mi lusinga quello che scrivi.
Potrei dirti che in effetti sono così come mi hai descritto, ma lascio agli altri la scoperta dei miei eventuali “pregi”. In genere sono più propenso a mettere sempre avanti i miei difetti.
Non ho problemi ad approfondire la conoscenza. Ma onestamente non saprei come fare. Non so tu ma io non amo pubblicare la mia mail. E per scelta non ho un profilo Facebook. Fammi sapere, io sono disponibile.
Mannaggia Giampaolo, sei un po’ didascalico. La mia battuta sulle donne che sarebbero più cattive, non era una dichiarazione, ma un paradosso, mentre mi sembrava che cercassi un conforto su certe tue tesi, al di la dello scambio di idee. Come dire, “se vuoi che ti dica questo te lo dico ma non ti servirà se non fai delle distinzioni invece di generalizzare”. Insomma non penso che le donne siano più cattive dei maschi. E non sono neanche convinto che le donne di oggi siano più instabili e aggressive di una volta. Il punto e che non si deve fare di uno o più episodi un assioma.
Io sto ” studiando” da dilettante certi aspetti che vedo preferibilmente nelle donne, quello di cacciarsi spesso in amori difficili e tormentati, per i quali non posso non pensare che se sono così frequenti nel sesso femminile, ci deve essere un piacere da qualche parte che io, maschio epicureo, non intravedo. Ma se lo faccio e’ per capire di mia moglie un aspetto che fino a tre anni fa non conoscevo. Ma mi guardo bene dal pensare che tutte le donne indistintamente si comportino così. Non è vero, e non è neanche possibile. Ci sono dei tratti tipici del comportamento sessuale, e’ ovvio, perché risalgono a quando ancora non parlavamo e in qualche modo si doveva comunicare, e si sceglieva con mezzi elementari che consentivano i tempi. Ma esistevano i caratteri allora come oggi, come esistono vari animi, buoni e cattivi, al maschile e al femminile. È maledettamente banale ma è così.
Per esempio, tu pensi che Valinda sia buona e Maria Grazia cattiva perché mostrano due caratteri differenti?
Sono sicuro che Valinda sia buona perché mostra un animo dolce, come ho detto, ma non sarei sicuro che MG sia cattiva solo perché è pirotecnica nel suo esprimersi.
E questo può valere per me, per Kid o per te, o chiunque altro ovviamente.
Insomma i cliché e i luoghi comuni aiutano e rassicurano ma non chiariscono la realtà, che è molto più sfaccettata.
Giampaolo, le NOSTRE convinzioni sono sempre relative, quindi è bene considerare che saranno sempre suscettibili di essere invalidate. Ma questo può essere un bene, anzi, quasi sempre lo è.
Quanto alle donne che vogliono un figlio dall’uomo che amano, la cosa non mi sorprende. A me lo ha chiesto solo mia moglie e abbiamo una bellissima ragazza ventenne. Meno male che non è successo con le altre, con le quali usavo solo la tecnica. Sennò oggi ero nei guai nel doverli mantenere tutti, con la crisi che c’è.
Ciao, e buonanotte.
E sbagli Golem nel pensare che solo tua moglie abbia avuto un amore di quel genere. É una caratteristica di molte donne voler vivere amori tormentati.
Mi piacerebbe sapere in quale mondo fatato vivi per non trovare aggressività e instabilità nella maggior parte delle donne di oggi. Io non parlo di due episodi Golem, basta che ti fai un giro sui miei vecchi post. Io trovo donne aggressive e instabili sul luogo di lavoro, tra le studentesse, tra le mie amiche, nelle mie relazioni, e addirittura in casa e tra parenti. Mi pare una bella cerchia non troppo ristretta che ne pensi? Voglio citarti un esempio che dovrebbe farti riflettere: qualche anno fa stavo colloquiando del più e del meno con una decina di colleghi. Ad un certo punto parlando di donne e delle loro stranezze ci siamo soffermati
nel pensare a quante donne nostre colleghe potevano vantarsi di non essere aggressive e strane ovvero problematiche e instabili emotivamente. Be’ Golem, su un campione di circa cento donne ne sono uscite “regolari” neanche una ventina. Fai un po’ te.
Io non penso che Maria Grazia sua cattiva e Valinda buona. Non ho mezzi per giudicare. Posso soltanto dire che, almeno sul forum Maria Grazia appare aggressiva mentre Valinda no. Ma nella realtà potrebbe essere il contrario. Per questo ho chiesto la mail a Maria Grazia. Proprio perché non volevo credere al fatto che fosse così “terribile”.
Cmq Golem la vediamo in maniera diversa ma soprattutto perché tu viaggi troppo in ottica femminile. Ce ne siamo accorti un po’ tutti, io, Kid e Sergio, e anche Rossana se non erro. Non é che forse abbiamo ragione?
ho solo detto che, almeno qui sul forum appare aggressiva. Cosa che non appare Valida. Ma magari nella realtà Valida sarà aggressiva.
Mah Giampaolo, io di donne ne trovo aggressive e non quanto intelligenti e stupide con la stessa percentuale degli uomini. Poi bisognerà capire qual’e’ il nostro personale livello di tolleranza all’aggressivita’, insomma come sempre e’ tutto relativo.
Gli amori tormentati ” piacciono” più alle donne che agli uomini, mediamente, almeno così mi pare, non solo per esperienza diretta, ma anche per una lettura di tanti post visti su questi forum dove viene confermata questa tendenza. Ma come ho scritto in precedenza, questi sono tratti caratteristiche di genere, ma non è matematica, le varianti, anche clamorose, si riscontrano frequentemente. Sono indicatori insomma, da considerare come tali, ma le caratteristiche delle varie personalità non si potranno mai catalogare sicuri di aver trovato la formula magica per capire le donne e gli uomini. Nel soggettivo del proprio partner valgono solo le regole della conoscenza diretta, e a volte non bastano neanche quelle, come hai scoperto anche tu.
Giampaolo, questo per dirti che non so se ragiono TROPPO in un ottica femminile, so sicuramente che ragiono con la mia testa, e questo mi basta.
Buona domenica.
Giampaolo,
anch’io ritengo l’istinto uno dei principali “motori” di fondo dell’umana esistenza, a cui, in determinate circostanze, è pressochè impossibile sottrarsi (vedi “donne in cerca di maternità”, che secondo me sono la maggioranza – di solito le prime a denunciare cali di sessualità nel lungo corso). Tuttavia, ritengo eccessivo riportare tutto, ma proprio tutto, sempre, ma proprio sempre, a questa pulsione.
l’essere umano, a partire dal suo cervello, è sì orientato in modo uniforme nelle principali impostazioni di vita ma è altresì, anche, troppo complesso per essere ridotto a questo unico percorso obbligato. sintetizzo alcuni punti fondamentali, tratti da: http://lateca.info/quarta-via/articoli-approfondimento/48-cervello-gurdjieff.html
– “tre cervelli in uno operano come “tre computer biologici interconnessi’, ciascuno con la sua propria speciale intelligenza, la sua propria soggettività, il suo proprio senso del tempo e dello spazio e la sua propria memoria”
– “attraverso l’amigdala, una sorta di centralina di emergenza del sistema limbico, le vie neurali emozionali riescono spesso ad aggirare la neocorteccia compiendo dei veri e propri ‘sequestri emozionali’ ai danni della mente razionale. Questi sequestri vengono poi modulati o talvolta inibiti, nei mammiferi superiori, dai lobi prefrontali della neocorteccia che, su scale temporali più lente, finiscono per riprendere il controllo della situazione.”
– “l’antico cervello rettiliano non trae molto profitto dall’esperienza. E’ dunque un ottimo candidato per rappresentare il ‘centro istintivo’ di Gurdjieff (e in parte anche quello ‘sessuale’, che nel sistema gurdjieffiano riveste un’importanza particolare).
– “a questa suddivisione ‘verticale’ del cervello uno e trino va però affiancata, per completare il quadro neuroscientifico, la suddivisione ‘orizzontale’ del cervello nei due emisferi destro e sinistro, interconnessi per mezzo del corpo calloso.
– “questa bi-partizione si manifesta, ad esempio, nel centro intellettuale sotto forma della contrapposizione sì-no, ossia del bipolarismo ‘affermazione-negazione’, mentre nel centro istintivo sotto forma del binomio ‘piacere-dolore’. E anche il centro emozionale sembra consistere nelle due metà rappresentate rispettivamente dalle emozioni piacevoli o spiacevoli, anche se nella ‘Quarta Via’ Ouspensky avverte che le ‘emozioni negative’ funzionano con l’aiuto di un ‘centro artificiale’ a parte, che le alimenta soprattutto per ‘imitazione’.” […]
[…] riporto, poi, a suffragio della mia opinione, faticosissimamente raggiunta, due estratti in merito di autori che mi sono parsi sia autorevoli che convincenti:
“La voce dell’istinto, cui l’animale selvatico, nello spazio vitale in cui si trova naturalmente collocato, può ubbidire senza freni, perché essa lo consiglia sempre per il bene dell’individuo e della specie, nell’uomo diviene anche troppo spesso fonte di suggestioni perniciose, ed è tanto più pericolosa in quanto ci parla nello stesso linguaggio in cui ci si manifestano anche altri impulsi, ai quali ancor oggi non solo possiamo, ma dobbiamo ubbidire. L’uomo è quindi costretto a vagliare alla luce del pensiero concettuale ogni singolo impulso.” (Konrad Lorenz)
“L’unica cosa che posso fare è suggerirti il modo migliore per prendere la giusta decisione.
In che modo prendevi le tue decisioni quando eri bambino?
Quando si è giovani le decisioni si prendono con il cuore.
Le cose si fanno e basta, senza stare troppo a pensarci.
E’ quello che chiamiamo istinto, e purtroppo perdiamo questa nostra preziosa dote innata quando cominciamo a condizionare noi stessi e il nostro pensiero.
Non c’è niente di sbagliato nell’avere regole da seguire.
Qualcuno ha detto che la ragione per cui gli esseri umani sono superiori alle altre creature è che sono in grado di prendere decisioni per mezzo del ragionamento, mentre gli animali si basano esclusivamente sull’istinto.
Io credo che per essere veramente superiori dovremmo trovare il giusto equilibrio tra istinto e ragione.”(Sergio Bambarén – scrittore contemporaneo australiano, d’origine peruviana – da: “L’onda perfetta”)
concludo con una voce, purtroppo abbastanza anonima, atta a indurre a riflessioni in senso più ampio:
“Diventa amore e l’unica scelta che l’amore può fare: seguire se stesso, lasciando tutto alle spalle, … fino alla fine, fino a quando l’amore è tradito e il dolore è uno sconosciuto che conduce alla rovina e, quindi, alla rinascita.” (A. Olivieri)
spero di non essere stata noiosa più di tanto…
un abbraccio.
Golem,
“l’amore deve essere anche investimento, deve cioè dare dei frutti, ma non come quelli che tu ora hai solo dai ricordi. Sennò e’ come se avessero ripagato la tua preziosa “merce” non con una moneta, ma col suono che questa faceva sul banco del negozio, che in questo caso e’ il tuo cuore.” posso chiedere quali sono, per te, i frutti dell’amore? e anche se operi una differenza nei ragionamenti su brevi relazioni (pochi mesi, sì e no un paio d’anni) rispetto ad altre che durano ben di più, essendo già veri e propri intrecci amorosi e non solo tentativi a carattere esplorativo? le distingui, poi, fra serene, essenzialmente condivise o tormentate per una o per entrambe le parti? quelle espresse fin qui da giovani donne sembrano essere in linea di massima “prove d’amore”, più o meno direttamente supportate da sentimenti, parecchio diverse però dal vissuto fortemente “masochistico” di tuo interesse (eccezione, non regola).
astenendomi dall’entrare nel merito più concreto del tuo pensiero sulla relazione di tua moglie a cui ti stai sforzando di dare una definitiva connotazione di massa, ti preciso – a fin di bene e, nel mio intento, a beneficio della signora – che, se mi trovassi al posto suo, preferirei essere compresa nel mio modo di essere passato e presente, con i miei limiti e le mie debolezze, piuttosto che beneficiare di una idealizzazione a oltranza e di una pur apprezzabile inclinazione a ricevere “protezione” postuma, tendente a svalutare sia la persona che sono stata che la persona con cui sono stata coinvolta in un sentimento che riguarda solo me, parte di un passato precedente all’inizio dell’attuale rapporto di coppia.
azzardo di nuovo, a titolo di puro stimolo alla riflessione: non è che, per caso, la relazione di questa donna con un uomo che disprezzi finisca con lo svalutare inconsciamente, ai tuoi occhi e al tuo sentire, non soltanto lei ma anche te, nell’amore che a lei ti lega e che vorresti fosse del tutto privo d’ombre? la questione è molto delicata: mi trattengo ai margini, senza però esimermi dall’esprimere un pensiero in senso lato. pensaci su, se ti sembra che possa esserti utile.
ognuno degli intervenuti tende a ragionare in base a convincimenti acquisiti dalle proprie esperienze. siccome nessuno di noi è più un ragazzino, è più che logico che sia difficile da smuovere nelle sue opinioni. al termine del confronto non si può che prendere atto delle diverse posizioni e regolarsi con reciproco rispetto.
un caro saluto.
Ciao Rossana…
Ti scrivo un po’ stordita, per ringraziarti della risposta che avevi preparato per me e rassicurarti che no, non mi ero risentita per niente, nella richiesta di chiarimenti ai miei interventi, da te e Giampaolo. Volevo chiarire allora, rilessi e compresi (nel mio stato) che probabilmente le ragioni erano due, della mancanza di chiarezza: la prima, perché avevo troppo ragionato da sola… Per quanto mi sono scritta con altri, ho parlato, ho cercato confronti… In quel momento, a parte voi, mancandomi interlocutori (che conoscessero bene la mia storia), mi sforzavo di proseguire nell’analisi, da sola. Perciò temo proprio che in parte, non volutamente, potesse essere un vero e proprio monologo… La seconda ragione è che, per ragione di riservatezza, cercavo di dire cose utilizzando da una parte metafore, dall’altra ero “offuscata” e ricadevo nelle analisi che mi dovevo fare da sola…
Poco dopo è successo una specie di finimondo interiore, durato giorni, e non sono più riuscita a intervenire. A quel punto stavo così male che ho capito (se era veramente questo) che avevo un trauma. Anzi, più d’uno (per la coincidenza dei fatti famigliari). Ho capito (spero di avere capito: ma non ho nessuno – con strumenti – che mi dia almeno certezza che fosse questo) che la cosa che mi stava bloccando proprio fisicamente, tra pancia e stomaco, era appunto un “blocco”. Ossia: ero stata a credere di essere andata avanti, pur stando male certo, a credere di avere avviato il processo di elaborazione. Avevo fatto cose per mia madre, l’avevo stabilizzata, altre cose, piano piano, si risolvevano. Mi ero messa a studiare qualcosa, fare cose che mi piacevano. Invece, pochi giorni fa ho capito di questo “blocco”. Non avevo fatto nulla, Rossana. Nulla di nulla. Mi sono svegliata, dopo lo tzunami in famiglia, e io avevo la vita distrutta. Vivevo in un posto, e ora in un altro. Vivevo con l’uomo che amavo e ora vivevo in un altro posto e lui non c’era più. Questo “blocco” non lo sostenevo. Il tempo si era fermato, in realtà, Rossana. E io ero scioccata. Ero rimasta nel punto in cui successe tutto, A quando finì tutto. In quel momento, allora, nel reale tempo, io ero già stremata, e fui sommersa dai problemi di cui mi dovevo in qualche modo occupare, e una cosa certa dovevo dare, poi: la presenza, qui. Notte e giorno, e non mi sarei dovuta assentare. Lui si mostrò “freddo”, distante, da quanto mi accadeva, dentro e fuori.
Questo mi diede “un colpo”. Poi ne arrivarono altri. Mi ritrassi, mi distanziai, crollai. Lui divenne ansioso, iniziò a pressarmi, a chiedere in qualche modo spiegazioni. Confermai che stavo male, molto male. Non riuscivo, talora, nemmeno a parlare. Continuò in quel modo, finché non mi senti obbligata a “chiudere”. Dentro di me, in realtà, speravo sempre che lui mi capisse, mi amasse, mi sostenesse. Come io amavo lui, e come sempre io avevo compreso e sostenuto lui. Nulla di ciò accadde. Fece di tutto per recuperarmi, ma solo a parole, Rossana. Io lo sapevo che erano solo parole: non era più vicino a me. Non lo sentivo più. Così, nella disperazione, aspettavo i fatti: che non arrivarono mai. Continuò, per diverso tempo, a “starmi addosso”. Finché ci perdemmo. Le parole, Rossana, non bastavano proprio, in quel momento. E disse di tutto, di bello e di brutto. Mi addossava le colpe, di quanto stava succedendo: ero solo io a deciderlo, non lui. Dei “propositi” belli disse di tutto. Anche che mi amava. Così, mi sono svegliata, e non c’era più. Ed era tutta colpa mia. No, non era possibile ciò. Non era proprio possibile che lo avessi deciso io. Così, Rossana, sono dubbi, dubbi atroci. Che lui se ne sia andato, e proprio nel momento peggiore per me, e nel modo peggiore. E poi ancora dubbi, perché io sapevo che qualcosa non andava, tra noi, da prima che io arrivassi qui: era per quello che stavo così male. Come dici, sono sensibilissima. “Sentivo”, e stavo male. E poi vedevo anche, ragionavo. Si era spostato, poco alla volta, da noi a lui. Da noi, ad altro. Da noi, a… I problemi che c’erano sempre stati, e che forse mi aveva tenuto, molto di più di quanto potessi immaginare, nascosti. Tornava molto: ma al negativo. E ancora dubbi: aveva capito che certe cose, con la sua famiglia… non si sarebbero mai risolte. Aveva capito che doveva rinunciare. Aveva capito che non se la sentiva più. O che non mi amava più, forse. Ma non me l’ha mai detto. Ha detto sempre che mi amava, non venendo mai veramente in mio soccorso. Mi ha destabilizzata, completamente. Così ho provato a ripartire da lui, ricomporre i pezzi, Rossana. Ma lo facevo già da tempo. E dunque? E dunque non ne venivo mai a capo. Ed era strano, è strano, Rossana. Troppo strano. Ho sempre superato tutto. Ma questa volta è diverso. Spero di salvarmi, Rossana, perché non sto più vivendo. E ho fatto delle cose, in questi giorni, spero che servano.
Ciao ROSSANA bella la frase di olivieri sull’amore! Bella anche la metafora di GOLEM sulla moneta.. sui frutti dell’amore penso abbia ragione.. credo intenda una relazione felice, impegni e progetti condivisi, casa, famiglia e figli..dare e ricevere amore insomma. Tutte cose che io non avrò da lui nonostante il mio amore. E restano appunto solo i ricordi e forse una persona – lui – che mi vuole bene e che mi starà cmq accanto. Anche se nn so quanto questo sia fattibile e possa durare.
Io e lui continuiamo a scriverci..stasera mi dice che sarebbe anche potuto passare per farmi vedere la sua nuova macchina..fortuna che ero già a casa ma gli avrei cmq detto di NO. Ma come s’è deciso di nn vedersi più e te ne esci con questa cosa? Lui come fanno spesso alcuni uomini – alcuni non tutti – considera solo i suoi sentimenti, i suoi desideri nn pensando minimamente che rivederlo potrebbe farmi male o illudermi. Ma io in questo momento nn voglio vederlo né fargli da amica perché i miei sentimenti sono altri e lui questo lo sa bene. Si vede che avermi intorno accresce il suo ego. .cosa altro devo pensare?
Peccato perché è un uomo dolce, gentile, educato, solare e passionale. Con lui stavo bene e a parte qualche discussione normale era sempre bello stare insieme dentro e fuori dal letto. Ma per lui tutto questo nn è importante, prefe risce andare dietro a una che lo tiene lì come un cagnolino a cui dare l’osso chissà quando.. c’est la vie!!
Nn credo di avere un animo particolarmente dolce ragazzi..anzi per certe cose mi sento molto cinica! Forse perché parlando dei miei sentimenti ho mostrato questo lato di me. E anche MG probabilmente risulta aggressiva solo quando si sente attaccata e reagisce..
Verità,
tutti i tuoi dubbi hanno quasi certamente un fondo di consistenza. immagino che l’uomo di cui sei innamorata, reduce da una o più relazioni deludenti (dato che hai accennato a suoi figli) si trovi in difficoltà, nel conciliare passato, presente e futuro. non lo sto difendendo, in quanto non lo conosco, sto solo cercando di capire il suo comportamento, fatto, a tuo dire, di sole parole.
per quanto ti riguarda, ho l’impressione che tu sia molto provata, per ragioni economiche, familiari e fisiche. anche tu, quindi, sembri avere più fronti su cui combattere. in queste vostre reciproche condizioni mi sembra molto difficile che almeno uno di voi possa avere idee chiare.
è sconfortante che quest’uomo non sia stato in grado di sostenerti in un momento di difficoltà. se non ricordo male, già ti ho scritto che, a quanto mi sembra di aver intuito, all’interno della coppia la struttura emotiva portante fino a ieri sei stata tu. se così è, non ti puoi aspettare che, in caso di tuo bisogno, lui possa essere diverso da come è stato finora. a mio avviso, lo accetti com’è, oppure ti allontani. non ti può dare quello che non ha.
non so quanto tempo sia passato da quando vi siete separati, nè la distanza logistica che c’è tra voi, oppure cos’altro gli può impedire di venirti a cercare. in questo momento mi sembra che siate entrambi insicuri, non tanto sul vostro sentimento quanto sulle realistiche possibilità di continuare a condividerlo, in assenza, apparentemente, di un percorso rivolto a un concreto obiettivo comune.
non disperare: se l’amore era genuino da entrambe le parti, di solito un sogno di anni non svanisce in pochi mesi. potrà anche svanire ma avrà bisogno di più tempo e di maggior convincimento da entrambe le parti. prenditi qualche settimana ancora per riflettere e capire soprattutto te stessa, come già stai facendo. per me, la comprensione di quanto desideriamo, quanto rifiutiamo e quanto possiamo tollerare come compromesso è la strada maestra per risolvere i propri conflitti e trovare serenità, sia in coppia che da soli. analizza anche cosa più ti piaceva di lui.
vedrai che a poco a poco le nebbie si diraderanno e potrai decidere con maggior sicurezza se lasciar cadere la relazione oppure darle un’ultima possibilità. secondo me, è sempre bene vivere qualcosa d’importante fino in fondo, per non avere rimpianti. in tal senso, vedrei utile anche un chiarimento di persona proposto da te, se ti sembra di poterlo volere…
un abbraccio.
ciao Valinda,
“in questo momento nn voglio vederlo né fargli da amica perché i miei sentimenti sono altri e lui questo lo sa bene.” – concordo su questa più che giusta presa di posizione. mantienila, se puoi, almeno per qualche mese, e cerca di far capire a quest’uomo che anche lui la deve rispettare. se fossi in te, cercherei di sospendere anche l’interscambio scritto.
temo che nell’attuale libertà sessuale l’amore si possa “svuotare” come sentimento mentre si ha l’illusione che si possa “riempire” tramite la via che dal sesso può portare al desiderio di stare insieme in modo più costruttivo (così forse sta succedendo anche a Maria Grazia). immagino che per molti uomini avere sesso e compagnia femminile “dolci e costanti” sia una delle soluzioni più auspicabili per un tranquillo tran-tran “al maschile”, senza troppe grane e troppo impegno emotivo.
qualcosa di simile è successo anche a me, qualche anno fa. dopo un’interruzione ho ripreso saltuari contatti mail, ma per me è diverso: esco pochissimo, per mia scelta, e, per motivi di famiglia, non mi posso più permettere aspettative per l’esiguo futuro che mi resta. quindi, ho deciso di accontentarmi delle poche parole e dell’attenzione che di tanto in tanto quest’uomo mi riserva. per te è diverso: sei giovane, libera, e hai tutto il diritto di cercare qualcosa soltanto per te, che ti dia la maggior gratificazione possibile.
fatti animo e sforzati di guardare avanti. non permettergli più di farti perdere del tempo, che un giorno potresti rimpiangere. non tanto i ricordi quanto la positività che hai intravisto in lui possono esserti d’aiuto nel continuare a credere nell’altro sesso, che non è poco.
un abbraccio.
Buongiorno Rossana. Le questioni che poni richiederebbero una risposta che va ben oltre le due paginette che il forum ci concede,quindi certamente splafonerò, ma cercherò di sintetizzare al massimo quelle che sono le idee che ho maturato in questi due anni di riflessione, partendo da una bella frase di Neruda che cita così: “L’amore è breve, il ricordo è lungo”.
Queste frasi lapidarie di riconosciuti intellettuali dell’animo umano, si prestano alle più varie interpretazioni naturalmente, secondo le personali inclinazioni, cultura ed educazione. Io la coniugo, ancora una volta, attraverso i due capisaldi che ritengo agiscano, attraverso “canali” diversi, all’interno del nostro “essere”, che ormai anche il meno attento dei lettori conosce, avendoli citati decine di volte: istinto e ragione. Il cervello rettile e quello più evoluto.
Anche dal punto di vista biologico, il secondo si è “avvolto”,intorno al primo nelle migliaia di anni di evoluzione, come gli strati di una cipolla intorno al nucleo.
Ma come per questi la parte più esterna e più recente è a “contatto” con la realtà contingente, tanto il nucleo è legato alla “realtà” originaria e più arcaica, che per quanto ci possa apparire lontana e avulsa dalla vita che conduciamo, non di meno è quella che è “durata di più” nello sviluppo della mente umana. Circa tre milioni di anni contro centomila di uomo sapiens, diciamo.
Tu giustamente mi parli di cosa intenda per frutti dell’amore, ed io ti potrei fare il paragone con quelli della terra, ma Valinda (e anche tu ovviamente) ha capito bene quali fossero questi “frutti”: il riconoscimento che il nostro impegno, passione o quant’altro nei confronti di un “amore” ci consenta di trarre un “beneficio” nei termini di un ritorno, che nello specifico è il mantenimento presso di noi di quell’oggetto amato. Così come un terreno che abbiamo dissodato, curato e “fecondato” ci ricambia nei termini che puoi intuire, allo stesso modo un impegno d’amore, ancorchè spinto da moti “incontrollabili”, porta dentro di sè l’attesa di quei frutti ineffabili che sono la gioia di avere vicino il nostro amore.
Ma è un atteggiamento altruistico? Siamo sicuri che “il brodo primordiale” nel quale si è sviluppato questo comportamento non abbia una ragione banalmente egoistica? Seppure vestita da un aura di bellezza morale, indotta a mio parere dall’esempio di “sacrificio” che la nostra cultura occidentale, intrisa di cattolicesimo, di cristi e di madonne che soffrono per…
>>>. Senza voler scomodare l’antropologia sociale, per la quale osserveremmo che il rapporto maschio-femmina, tra gli Yanomami e gli Italiani si assomiglia solo nella fase di accoppiamento, posso ipotizzare che le pulsioni fondamentali si concretizzano attraverso il filtro (già citato) delle varie culture. E tanto queste sono “elaborate” tanto più è difficile comprendere da dove provengono. Non a caso la psicologia nasce in occidente, mentre in Cina, o in India che hanno una storia più antica della nostra, non esiste quella figura. Strano? No. Il Kamasutra nasce in India mentre in Europa l’Inquisizione condannava a morte le fattuchiere.
In quelle culture, come in altri ambiti culturali differenti dai nostri, non sono esistiti mille anni di sessuofobia antifemminista. Non esiste la figura di un’Eva tentatrice, non esiste la figura delle streghe. Esistono altri mezzi di coercizione della donna, ma nascono da e per motivi differenti da quelli di cui parlo.
Perchè tutto questo pistolotto? Per spiegare che le manifestazioni sessuali, soprattutto femminili, hanno sempre dovuto trovare una via “politicamente corretta” per essere giustificate, e il fatto che da soli quarantanni, da Pincus in avanti, una donna possa gestire la propria sessualità “liberamente” non significa che questa si comporti “d’amblè” come un uomo.
Sono troppi i secoli e le stratificazioni, perchè si abbia un quadro chiaro di quello che si vuole e che si è. Non a caso, e il forum lo dimostra, queste si percepiscono attraverso donne che mostrano atteggiamenti opposti, ma quella che immagino sarà la donna compiuta che i posteri vedranno tra qualche generazione, sarà una media tra i due “tipi”.
Nè aggressiva nè sottomessa, ma indipendente e sicura del proprio ruolo, una donna che non sarà più espressione di un parametro sessuale deciso dal maschio, com’è stato sino a “ieri”.
Questa donna non sarà più come Valinda, o mia moglie all’epoca, che aspettava che Ulisse tornasse a Itaca, mentre tiene a bada i Proci fingendo di tessere la tela. Non si disegnerà più intorno alla “presunta” ( da lei) autorevolezza maschile, per la quale era disposta ad accettare qualunque compromesso, anche quelli più biechi della “partita doppia” o dell’ampore non ricambiato, solo perchè sino a ieri queste donne hanno vissuto degli esempi di “sacrificio” e dell’essere contente di vivere della luce “riflessa” del proprio Ulisse. E’ finita per sempre quella stagione, e le polemiche viste su questo forum sono un >>>
( Scusa, riprendo lo scritto, aggiungendo al primo post il completamento della frase finale, che è saltata. “…di cristi e di madonne che soffrono per noi, instillandoci contemporaneamente un esempio e un senso di “colpa” ai quali attenerci”)
E’ finita per sempre quella stagione, e le polemiche viste su questo forum sono un esempio interessante, che non si sarebbero potute osservare durante gli anni sessanta in Italia, per esempio, quando la stragrande maggioranza delle donne avevano come unico obiettivo quello di diventare come le madonne col bambino in braccio, che le mogli appendevano cima al letto matrimoniale tradizionale.
Se non si tenta di fare un’analisi generale della cultura nella quale nascono i comportamenti, non potremo capire come questi si manifestano attraverso le ineludibili spinte dell’istinto che in quel cervello arcaico nascono, nel quale la figura del “maschio migliore” che la natura indica, a quella femmina, venga poi trasformato nell’amore della vita dal cervello più recente, coltivato col fertilizzante della cultura di cui ho accennato. Si tratta di accordi tra “le parti” dalle quali nasce un compromesso per cui si dà un colpo al cerchio delle istanze dell’istinto, e uno alla botte della morale e della cultura nella quale si vive. Risultato, la “donna madonna” vive il sacrificio della sofferenza indicataci dalla cultura cattolica con il maschio che in un modo o nell’altro fa i c.... suoi, ma in realtà sta soddisfacendo sia l’istinto che vede quel maschio come “er mejo der bigoncio” e la dimostrazione d’amore e di accettzione che Maria ha dato quando Dio le ha “detto” che doveva portare in grembo il figlio di questo. Sacrifici, dolore, ma vuoi mettere: mettere al mondo il figlio di Dio, sticazzi!! E’ questo l’esempio che induce molte donne a fare quello che ha fatto mia moglie, o Valinda o mille altre come loro, la prospettiva di mettere al mondo (anche metaforicamente) il figlio di un “dio” che in quel momento è rappresentato dal loro “campione”, di cui ho parlato in altre occasioni.
Io spero di aver fatto comprendere perchè una donna (anche inglese come la mia) accetti “certe condizioni” molto rare in un uomo, pur di avere quel “campione”, e pur di averlo ancora oggi accetta le condizioni di “subordinanza” ad uno scopo, che viene chiamato amore, ma è solo un lontano bisogno egoistico di essere la “madre di un dio”.
Ricordi quando parlavo del fatto che dietro quel masochismo si celasse un piacere? Ecco, spero di >>>
>>> aver spiegato da dove, SECONDO ME, nasce quel piacere. Perchè non c’è nessuno al mondo, nessuno che investe in perdita. Neppure Cristo è morto per niente, stante la sua speranza di salvarci, e l’amore non è da meno, perchè nessuno, dico nessuno, si innamora e ama immaginando di buttare via certe speranze mentre lo fa. Che poi se ne accorga e voglia crogiolarsi nella bellezza del sentimento, male interpretando le lezioni di morale che quella cultura della sofferenza ci ha inculcato è un altro paio di maniche. Ma Valinda, mia moglie e mille altre donne come loro, volevano “quell’uomo”, prima di tutto per le antiche ragioni della natura, ma non potendolo avere (mannaggia: non sarò la Maria eletta) a cosa ricorrono per giustificare un’errore di mira, o un’insuccesso alle indicazioni dell’istinto? Alla seconda parte della frase di Neruda: il LUNGO “ricordo dell’amore”.
Cara Rossana, io e mia moglie stiamo bene insieme, come ti ho detto, abbiamo risolto brillantemente la questione, pur rimanendo delle opinioni che vedono me nei termini che ho appena spiegato, e lei in quelli della ragazza inesperta che non conosceva ancora gli uomini, ma che non spiega per quale motivo ha conservato i ricordi e l’opinione, della “divinità” che non l’ha gratificata del suo seme mentre la umiliava ignorandola nella sua femminilità e dedizione, e ricorda meno o pochissimo di chi invece la onorava nella sua femminilità, essendo questo sì dedito e presente, quindi “non divino”. Perchè il ruolo di “divinità” non si confà a quel genere di femminilità della tradizione occidentale. Il ruolo è quello dell’attesa “dell’annunciazione”, dove l’arcangelo Gabriele è quel maledetto “sentirsi attratti come una calamita” (una “calamità” più spesso) da un uomo e non capire il perchè, sino alle conseguenze che sto leggendo da due anni a questa parte qui e altrove. A proposito, la frase della calamita l’ho letta sui suoi diari.
Finisco il “comizio” dicendo che mia moglie la amo anche con il suo passato, perchè la amo da “uomo” e non da maschio, ma come “maschio” non dimenticherò mai quello che ho detto a te e sul forum in tante occasioni: si può essere l’uomo della vita di una donna, ma non è detto che si sia stati anche il “maschio” della vita della stessa. Certamente mi sarebbe piaciuto essere stato entrambi, come credo valga per Valinda che sperava di diventare la “Maria” di quel dio. Sperando che quando dovesse incontrare “Giuseppe” distrugga il ricordo di quell’inutile amore.
Ciao
Golem,
”il riconoscimento che il nostro impegno, passione o quant’altro nei confronti di un “amore” ci consenta di trarre un “beneficio” nei termini di un ritorno, che nello specifico è il mantenimento presso di noi di quell’oggetto amato.” – grazie per la risposta, condivisibile ma, purtroppo, in linea generale attuabile con freschezza e passionalità per una media ormai riconosciuta di tre anni. Senza contare che, come già affermato, se oggi si ritenesse valido soltanto l’amore coronato da un’unione a vita, poiché stanno diventando sempre più rare le coppie in grado di realizzarla, tutti gli altri dovrebbero convincersi che per loro non ci sia stata mai nemmeno la brutta copia di un amore. Triste, soprattutto ora, che sembra lo si stia riducendo all’istinto di riproduzione dell’età della pietra, disconoscendone del tutto l’aspetto psichico!
Premesso che i nostri concetti in merito non possono che essere divergenti, in quanto legati sia alla diversa appartenenza di genere che ai diversi risultati a cui siamo pervenuti in coppia, o meglio alla fortuna negli incontri e/o alla personale capacità di stabilizzare un’attrazione nel tempo, i “frutti” dell’amore che preferisco sono:
1) le emozioni, positive e/o negative, che si presentano, persino nella peggiore delle ipotesi, in un alterno insieme di entrambe le connotazioni, con il risultato che, in alcuni casi, quelle positive vengano enfatizzate dalle negative; 2) il piacere e la curiosità della graduale scoperta dell’altro, che in definitiva si avvicina alla ricerca di conferma della propria identità, nella comparazione di affinità più o meno corrispondenti; 3) l’approfondimento di conoscenza di se stessi nel confronto profondo con l’altro, che consente non solo di dare maggior senso a una comune esistenza ma anche di trovare più facilmente la serenità di un proprio equilibrio e di una propria collocazione nel mondo, in coppia o da soli; 4) la particolare “colorazione” dei giorni, che soltanto una certa persona, e nessun altra, può dare al tempo condiviso, sfuggendo a ogni confronto con le eventuali precedenti o future.
In sintesi, per me i “frutti” dell’amore sono la relazione stessa, ma soprattutto la persona con cui si ha avuto la possibilità d’intrattenerla per il tempo in cui una qualsiasi forma d’amore è stata viva e spontanea in almeno un partner. Tutto il resto appartiene al sociale e alla quotidianità, figli compresi, che non sempre si desiderano, si accettano e si amano allo stesso modo. […]
Cara ROSSANA,
Grazie per la tua e risposta..hai ragione non dovremmo neanche più scriverci ma al momento nn penso di poterci riuscire. Cmq non lo chiamo e nn lo vedo e su questo sn decisa e devo dire che mi sta aiutando a distanziarmi. Forse io e lui siamo un po’ codipendenti per questo nn riusciamo a staccarci del tutto..ma questo non è certo amore. sul fatto che molti uomini vogliono una compagnia maschile senza tanti impegni hai pienamente ragione..ce ne sono tanti così ma sn gli stessi che se poi si innamorano cambiano completamente. Perché alla fine è questo quello che conta. Anche se poi sn ugualmente bravi a tenere le situazioni in sospeso e a nn prendere mai una posizione netta.
Il mio problema è anche stare bene con me stessa e con la mia vita e ora per vari motivi non è così. Inoltre mi porto dietro da sempre insicurezza, bassa autostima e bisogno d’affetto derivanti da mancanze affettive vissute nell’infanzia. Crescendo ho capito e ci ho lavorato ma temo sia qualcosa che ci si porta dentro per sempre.
Non so se credo nell’amore e negli uomini..le delusioni mi hanno segnata molto ed ho un’età nella quale tutti sn sistemati, fidanzati, conviventi o con figli. Tutte cose che ora per me appaiono irraggiungibili. E cmq devo prima trovare la serenità che ora manca.
Lui in tutto questo non so che posto abbia, forse nessuno. Molto probabilmente se la sua storia decollerà ci perderemo del tutto. Ma nn sto ad aspettarlo come Penelope quello no e non ho intenzione di ributtarmi in una pseudo storia né essere la sua ruota di scorta o seconda scelta.
So di meritare altro lo so bene, ma questo al momento nn cancella i miei sentimenti per lui. L’unica cosa che posso fare è allontanarmi ed è quello che sto cercando di fare. Con la speranza che finalmente la ruota giri anche per me.
Mi spiace Rossana che tu non possa uscire perché sei una donna molto intelligente e sensibile che ha ancora molto da dare. Un caro saluto a te e a tutti gli altri.
[…] Tu (maschio), tendi a ritenere sconsiderato e masochistico il trasporto amoroso di giovani donne che amano, apparentemente senza alcuna connotazione opportunistica, uomini a loro apparentemente inferiori (in cosa, poi, se non in bellezza, denaro e successo sociale, dato altre eventuali qualità non appaiono “in vetrina”); io (femmina), attribuisco allo stesso tipo di donne (serie patologie escluse) un particolare slancio in amore (specie se si tratta di genuine scelte di gioventù), proprio perché esse non aspirano ad alcun tipo di tornaconto, né di progetto (raramente considerato al momento dell’inizio dell’attrazione).
Inoltre, se si presuppone che tali donne siano in buona fede, l’asino casca quando si concorda che NON si sceglie d’innamorararsi e che, mediamente, quando questo accade non si ragiona più molto ma ci si lascia andare al sentimento, almeno durante l’innamoramento. Controindicazioni familiari, etiche e religiose non hanno su questo nessuna valenza. Al di là di qualsiasi indoramento della pillola, ritengo che NESSUN comportamento umano, nemmeno l’affetto tra madre e figlio, abbia inclinazioni altruistiche. Tutto va bene, finchè traiamo da una determinata situazione il vantaggio sufficiente a giustificare l’impegno che essa richiede (regola valida sia per gli uomini che per le donne, anche in ambito di rapporti di coppia).
Non concordo sulle conclusioni che hai tratto sulla relazione di tua moglie con il portoghese ma queste devono convincere te, e nessun altro. Dissento fortemente dal ritenere qualsiasi tipo d’amore INUTILE, per le ragione sopra esposte. Sono lieta, invece, di poter condividere la bella sintesi di Neruda: “L’AMORE è breve, il ricordo è lungo”, a cui unisco, un po’ fuori tema ma nemmeno poi troppo, uno dei miei aforismi preferiti: “Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.” (Jung)
Come Kid e Giampaolo, comincio a non provare più grande interesse nel continuare a dibattere sui temi finora trattati, dato che è ormai chiaro che, tante teste, tante esperienze, tante idee… e, per tutti, una personale IDEA “incarnata” d’amore, ammesso che si continui a crederci in tutti i sensi, almeno un po’…
Un caro saluto.
—
Velinda,
a te auguro non una “seconda scelta di ripiego” ma una delle tante scelte successive a disposizione, cercando di orientarti sulla più ricca di stimoli e di possibilità di crescita, preferibilmente condivisi.
goditi sempre e innanzitutto il viaggio!
Ciao Golem,
credo che tu tragga uno stimolo… nel ricordare il vissuto di tua moglie… per dare a te e alla tua signora, ancora quell’adrenalina che serve ad ogni coppia duratura, se ancora innamorata….
1)perchè lei si sente ancora corteggiata da te, vista la tua ossessione nei confronti di lui..
2)perchè tu nella tua gelosia,provi ancora attrazzione e controllo nei suoi confronti.
E’ una mia personale opinione e deduzione.
Saluti
Sì Rossana, capisco e apprezzo la convinzione con la quale mostri tua visione delle cose, perchè mi rendo conto che quelle che io ritengo essere le vere ragioni di certe azioni possono essere lette da chi è in buona fede come ciniche. Ma la natura è cinica, “l’amore” declinato nei mille modi che le varie culture hanno realizzato, sono una “creazione sociale” dal mio punto di vista, e ho cercato di spiegare il mio perchè. Però, Rossana, pensare che anche dietro l’innamoramento spontaneo e giovanile, non vi sia un “lecito” tornaconto, seppure non palese a livello conscio, mi sembra un controsenso, perdonami. Non c’è un motivo, istintivo o meno del perchè quello mi attrae e quell’altro no? Potremo non saperlo, ma ci saràuna ragione, e io ho tentato di dare, a me, un perchè.
Per un parallelismo che non farai fatica ad immaginare, anni fa, leggendo delle crisi depressive che Indro Montanelli aveva, e che riuscì a superare grazie alle cure farmacologiche innovative che gli ridarono la “creatività” e la “passione” per la scrittura, lo stesso si chiese come potessero essere queste sue “doti” solo il prodotto della “chimica”, cosa che lo inquietò molto al riguardo. Lo stesso vale per l’amore: è chimica, che influisce anche sulla coscienza certo, anche nei modi che ho cercato di spiegare, ma di divino nell’amore c’è solo la quantità e la qualità degli ormoni, il resto lo fa la fantasia e la creatività di ognuno di noi, che a loro volta arrivano dalla stessa “fabbrica”. Questo spiega, a me, l’assurdità e l’attrattiva che hanno certi amori. Una cosa è certa, che Valinda non è felice mi pare, come non lo era “quell’altra lei” col portoghese, che era inferiore a lei perchè “speculava”, non per gli altri evidenti motivi da lei ignorati… per amore. E se un’amore del genere io lo definisco “inutile”, non so come lo consideri lei alla luce delle sue attuali condizioni, visto che si pone delle domande sul suo futuro, che se quell’amore l’avesse vissuto utilmente non si dovrebbero porre, riuscendo, come dice Jung, “a vivere di quello che ha donato”. Non credo che si debba amare per “guadagnare” come uno speculatore, ma neppure per uscirne peggio di come si è entrati, per voler nutrire una speranza “che ti accorgi” non porterà a niente, nè a far contenta te, nè lui stando con te. Quindi? A CHI serve?
Comunque con i miei argomenti, non credo di essere andato fuori tema quando ci si chiede perchè uomini e donne non si capiscono. Se l’ho fatto, pardon.
Un caro saluto a te
Be’ Cicci, non ti nego che paradossalmente la crisi e l’emersione di un trascorso che mi era stato omesso, abbia ” estratto” dal rapporto una passione che si era acquietata per l’inevitabile routine che ci priva della ” novità”, che è così importante per tenere vivo il piacere nella coppia. Certo, c’è la gelosia, non l’ho mai negato, ma è quella legata al mio essere maschio e non uomo, e se hai letto la distinzione che ho fatto tra queste due “identità” di cui siamo fatti, istinto e razionalità, capirai come sia poco controllabile dalla seconda. Ma se il rapporto ne ha giovato e’ perché c’era e c’è un’affinità intellettuale unica e introvabile altrove, altrimenti non avrei mai accettato di sentirmi “un’alternativa”, seppure per ragioni NON controllabili come sono quelle del famoso istinto di cui troppo ho parlato.
Certo che sono attratto da mia moglie, e oso dirti che, proprio perché il maschio umano e’ più “animale” della femmina umana, quando gli succede di amare veramente scopre aspetti di questo che forse una donna non sa riconoscere, quando, come nel caso che racconto, lei chiamava amore qualcosa che amore non era. Come ho cercato di spiegare negli ultimi post. Ciao.
Valinda,
scusa l’errore sul nick del precedente post.
le carenze affettive vissute nell’infanzia sono effettivamente dure da debellare ma, a poco a poco, ci si può riuscire, con un grande sforzo di volontà. lo stesso che è necessario mettere in atto per allontanarsi da persone che ci hanno attratto ma nelle quali non è scattata la scintilla, come si dice ora.
può darsi che tra voi ci sia una co-dipendenza, nata, appunto, da cosa vi ha trattenuti vicini per il tempo che avete, volontariamente, condiviso. se ora sei consapevole che questa relazione non soddisfa più, o meglio si spinge per te troppo oltre le tue iniziali aspettative, è con una decisione sofferta che la lasci cadere. ci riuscirai, se davvero lo vuoi.
per me, l’amore può nascere anche dalla solitudine, solitudine definita nel senso di trovare difficilmente persone affini, e non ha minor valore di altri. sii forte più che puoi, e realizza quanto più desideri nell’ambito di quanto realmente possibile per te.
Golem,
mi dispiace che tu insista, nonostante le mediazioni tra noi che mi sono sforzata di esprimere: “Non credo che si debba amare per “guadagnare” come uno speculatore, ma neppure per uscirne peggio di come si è entrati, per voler nutrire una speranza “che ti accorgi” non porterà a niente, nè a far contenta te, nè lui stando con te. Quindi? A CHI serve?”
per me, serve a crescere, a maturare, a sapere cosa è preferibile per noi stessi, come già ho ampiamente descritto. serve a diventare quelli che ora siamo, e che non saremmo senza aver vissuto determinate esperienze; per altro, principalmente in questo campo, non esattamente e consapevolmente scelte. come puoi pretendere di sapere, in determinati momenti di un’esistenza, cosa può essere o meno vitale per un individuo che non sei tu? non ti è proprio mai successo di uscire da un rapporto con le ossa più o meno rotte?
se per te esiste in amore (o meglio nel sesso) un richiamo ancestrale, che non rinnego, perchè devi tu rinnegare che per me esista ANCHE un richiamo psichico, che spinge a realizzare percorsi di crescita in tutti gli aspetti della personalità di un essere umano? li puoi negare soltanto perchè non sono identificabili con la stessa chiarezza degli ormoni? puoi affermare che una donna non si innamori più dopo il periodo fertile? credi davvero che OGNI donna, in alcuni momenti esistenziali, aspiri soltanto ed essenzialmente all’annunciazione da parte di un angelo, per diventare madre di un Dio? non può per te essere nemmeno lontanamente accettabile che per alcuni soggetti sia più pregnante il fisico e per altri l’anima?
spero tu non ribatta oltre il mio punto di vista, con la pretesa di avere la sola visione corretta possibile (indipendentemente dalla tua interpretazione del vissuto di tua moglie). già l’ho scritto: tante teste, tante esperienze, tante idee… e, se mi permetti, tanti AMORI, tutti diversi, tutti valorizzabili UNICAMENTE da parte di chi si è trovato a viverli, tenendo però presente che nessuno è obbligato a farlo deel tutto contro il proprio sentire, nè per un mese, nè per cento anni…
dov’è finità la tua mentalità comprensiva del modo di essere, di pensare e di sentire delle donne? dov’è finito il tuo rispetto per punti di vista diversi? sto cominciando a perdere la pazienza, con il rischio di diventare cattiva. 🙂