Paura del lutto
Non posso dirlo a nessuno, risulterebbe un’esagerazione o una mancanza di rispetto per chi soffre.
Sono fortunata. Ho perso i miei nonni in un’età tale da non dovermene occupare in maniera cosciente. Ho sofferto come soffre una bambina, un’adolescente. E ho ancora entrambi i genitori. Nessun fratello o amico morto. Sono fortunata.
Ho vissuto il lutto di amici che hanno perso un genitore. Ho accompagnato il mio compagno a firmare per un loculo. A parlare con un’agenzia funebre. A smaltire le pratiche burocratiche quando hai la morte nel cuore.
E in questi anni di disgrazie altrui mi sono congelata sempre di più. Con la consapevolezza di quanto sia vulnerabile la vita. E la quasi certezza che, quando sarò io a dover affrontare queste cose, non ce la farò.
Devo crescere….immagino….essere preparata…ma per quanto mi sforzi io non riesco a immaginarlo….un’ossessione talmente forte da avermi portato a sperare di andar via presto, prima di tutti. E sembra un’esagerazione perché sono cose che tutti passano ma….è così…al pensiero di morire per prima io mi rassereno. Serenità che svanisce quando penso che sono sempre stata la più piccola e se natura vuole, non sarò la prima….
So che non esiste soluzione ma io avevo bisogno di tirarlo fuori….altrimenti impazzivo….
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Categorie: - Me stesso
21 commenti
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cara Dreamer la morte di una persona quasi sempre non ti da nemmeno il tempo di renderti conto dell’accaduto,il problema è piuttosto una malattia,sopratutto quando è lunga o compromette le facolta mentali,anche di chi l’assiste
Vabbè, rilassati. Innanzitutto ci siamo in mezzo tutti e, si sa, mal comune mezzo gaudio.
Poi ci sono le agenzie di pompe funebri che curano tutta la parte burocratica/logistica e un commercialista (il patronato nei casi più facili) ti seguirà per la successione e l’anno dopo per le detrazioni fiscali e la denuncia dei redditi del de cuius.
Uno psicologo, infine, ti aiuterà a elaborare il lutto, mentre il notaio ti darà assistenza per qualche inevitabile, minimo, incaglio burocratico.
Come vedi, è tutto organizzato: in realtà non c’è da preoccuparsi, basta la MasterCard.
E io che credevo che fosse solo Mimmo ad avere ‘sto problema. Gli chiedo che c.... hai che sei sempre così preoccupato, di malumore, e bbasta dai. Sì, come al solito la fai facile tu, che ti sono morti tutti. Ma lo sai che io devo fare quattro funeralì. Genitori e suoceri.
Che c.... gli vuoi dire a uno così, e siamo amici dalle elementari.
Aveva 55 anni quando lo diceva, e tu così giovane ti preoccupi?
Un caro abbraccio.
Dreamer, lo sai che a ondate intermittenti ho la stessa tua ossessione? Di recente ho vissuto passo dopo passo la malattia e morte del padre della mia migliore amica, anzi sorella. E ad ogni passo pensavo “io non ce la potrei fare”; eppure quando ci sei dentro nuoti nella melma per restare a galla. Per fortuna una parte minima di spirito di conservazione l’abbiamo ancora.
Dreamer,
sono anch’io la “più piccola”, e sono due soltanto le persone rimaste della mia generazione (una nella famiglia d’origine e l’altra nella stretta parentela di materna).
i funerali emotivamente coinvolgenti a cui già ho partecipato si avvicinano alla dozzina. non ci si abitua mai, comunque sopraggiunga la morte. con loro se ne va sempre una parte di noi, che ci si impegna poi a imbrigliare nella memoria, almeno in parte.
spesso mi è stato di consolazione il pensiero che per buona parte di loro la vita era in gran parte connotata da sofferenza, e che quindi, per LORO, non per chi restava, poteva essere preferibile la fine a un persistere per molti versi troppo pesante o invalidante.
Grazie del vostro sostegno. Mi sento una cretina ad aver paura di cose che fanno parte della vita. Continuo a dirmi che lo affrontano tutti. . . e il terrore mi fa sentire tremendamente inadatta. . .e me ne vergogno. . .spero il momento arrivi più tardi possibile. . .e spero lo spirito di conservazione si faccia sentire in maniera forte e chiara quando sarà
Dreamer,
si ha spesso paura di qualcosa, che magari non arriva mai o che, quando arriva, si rivela meno disastroso di quanto si era in precedenza immaginato.
di solito avere consapevolezza delle proprie fragilità già rappresenta mezza soluzione del problema.
Dreamer,
l’altra sera ho pensato al tuo post.
Anche io, infatti, ho sempre paura di qualcosa, che fatica ad arrivare e che, quando arriva, si rivela fastidioso per me e per quelli che mi stanno più vicino.
Succede dopo che ho svuotato la boccia di narda: è la tragica “paura del rutto”.
Ma ci convivo.
Fidati che ce la fai. Io credevo che non sarei riuscita a sopravvivere alla morte di mio nonno (che mi ha allevato e per me era mio padre) ma quando è successo poi il mondo ha continuato a girare. La verità è che continua sempre a girare… A volte si rimane bloccati nel lutto ma quando ti ci trovi ti rendi conto che il tempo cura le ferite e se non le cura almeno ci butta un bello strato di polvere sopra così non le vedi più.
io …. anche io ho paura del lutto …. e mi colpevolizzo …. e vorrei chiedervi come si fa a superarla . a conviverci ogni giorno …. come si fa …. la morte ti può strappare amore e famiglia, certezze . lo ha fatto con me quando ero piccola., avevo 5 anni e mezzo, ed ero felice…. mi portò via TUTTO in un giorno. lo trovai ingiusto… e sono stata sempre molto arrabbiata per questo. molto … arrabbiata … la mia fiducia è stata compromessa …. e ho deciso di diventare qualcosa al di “fuori di me stessa”, per non soffrire fingendo… e smettendo di essere autentica, per difesa. diventai una mezza criminale. e … odiai il mondo intero con questa rabbia.
cosa ne pensate ? non voglio battute, voglio pareri costruttivi. io ho l’anima nera e distrutta per quello che mi capitò.
yog, pensa alla tua peggiore paura reale, e poi immagina che io per quella ti derida fino a farla avverare. non scherzarci. e se intervieni, fallo seriamente.
p.s. non sto scherzando, sono molto ma molto seria.
Il lutto mi ha strappato i cargivers. non avevo più niente e nessuno. persi me stessa . persi l’amore e la mia identità.
…. manipolai gli psicologi, inferiorizzandoli, e accorgendomi della prima di essi , ancor prima che mi dicesse chi era.
le dissi: so che sei una psicologa, io da te non voglio niente. lei mi mise a giocare nel letto. io le dissi: lo fai perché vuoi che mi addormenti, io non mi addormenterò finché non torna la nonna. mi addormentai a tarda notte. e mi colpevolizzai per averlo fatto.
lei (mia nonna, mamma) non tornò mai. la morte mi portò via così amore e identità. e ancora oggi, …. il mio cuore non è completamente riabilitato.
Esther,
acuni traumi, soprattutto se infantili o se incisivi nel profondo, non si superano mai. si reagisce ad essi al meglio delle proprie capacità e possibilità, spesso al solo fine di accantonarli almeno in parte, con l’ausilio del passare del tempo…
mi dispiace per te ma l’intelligenza non può molto in questo contesto. a mio avviso, sarebbe necessario un evento che magicamente si sovrapponesse in positivo alla pesante negatività subita, ma questo non accade spesso, anche perché non si è aperti al farlo accadere.
ci sono ferite con le quali non si può che abituarsi a convivere.
tutto sia molto banale che molto reale.
Rossana, grazie per avermi risposto.
mi scrivi: “a mio avviso, sarebbe necessario un evento che magicamente si sovrapponesse in positivo alla pesante negatività subita” : sì, ne ho avuti tanti di questi eventi e non ho mai permesso loro di farmi “rinascere”. Ora lo sto facendo, da qualche anno. non sono sicura di riuscire a camminare bene ancora sulle mie gambe cioè a fidarmi, della vita … o non so …. ho dovuto commettere tanti errori prima di imparare. e ho ricevuto tante bastonate prima di capire in virtù dell’esperienza cosa fosse giusto per me, perché non riuscivo a fidarmi, e ce l avevo col mondo intero.
io so che un giorno, io scoprirò dov’è mia nonna, la rivedrò, nella chiusura del cerchio.
ora nel cuore mi resta questa rabbia, che non so come gestire. rabbia e rancore soprattutto verso persone appartenenti al mio passato prossimo. non so se c’è un modo per cambiare il pensiero… per riuscire a perdonare i nemici cioè coloro che hanno provato ad aiutarmi ed ai quali io ho distrutto la vita, soffrendo anch’io, a causa loro che tentavano di difendersi…
vorrei riabilitare la mia mente ed il mio cuore, bonificarli, sanificarli, ma non so nemmeno io qual è la vera me stessa dietro alla corazza ed alle maschere dell’ evitamento della sofferenza…..
Esther,
– “Ora lo sto facendo, da qualche anno. non sono sicura di riuscire a camminare bene ancora sulle mie gambe cioè a fidarmi, della vita …” – sai anche tu che ci sono momenti di maturazione che possono diventare momenti di svolta. basta non scoraggiarsi, e insistere sul nuovo modo intuito di proseguire.
“io so che un giorno, io scoprirò dov’è mia nonna, la rivedrò, nella chiusura del cerchio.” – sono sicura che tua nonna è sempre con te e che puoi ritrovarla quando vuoi, come si può fare con chiunque ci abbia lasciato segni indelebili.
comincia, se puoi, a perdonare te stessa. nessuno è perfetto e tutti dobbiamo fare i conti con il nostro temperamento e le nostre aspettative.
la rabbia e il rancore sono compagni ingombranti: lasciali andare. cerca e valorizza gli aspetti positivi in chi desideri mantenerti vicino.
la sofferenza diventa sostenibile quando la si accetta, come parte della tragicità dell’esistere che, dal più al meno, prima o poi, tocca a tutti.
Rossana, grazie per la tua disponibilità e per i tuoi consigli che mi fanno stare meglio.
Mi dici: “sono sicura che tua nonna è sempre con te”: non è vero. Non c’è. È morta. Se ne è andata e mi ha lasciata. Come tutti quelli che vi sono morti o vi hanno lasciati: così hanno fatto pure con voi, vi hanno RIFIUTATI E ABBANDONATI. Anche se mi spiace dirvelo.
Rossana, mi scrivi: “comincia, se puoi, a perdonare te stessa. nessuno è perfetto e tutti dobbiamo fare i conti con il nostro temperamento e le nostre aspettative.” Grazie per invitarmi a perdonarmi, mi fa piacere che qualcuno pensi che sono degna di perdono, ma come si fa? Qual è la cartina di tornasole che ti dice che lo hai fatto? Come ci si deve sentire con sé stessi per capire di averlo fatto e di starlo facendo?
Rossana: “la rabbia e il rancore sono compagni ingombranti: lasciali andare.” Come si fa? Per dirla alla maniera banale: appena mi fanno qualcosa, subito mi accendo, sono fumantina e vendicativa. Spesso distruttiva anche in maniera pesante e prolungata nel tempo. Strumentalizzo le ossessioni rendendo tali i miei obiettivi di rabbia per raggiungere i risultati voluti, facendoli diventare ossessioni, e una volta raggiunti, li derubrico in un giorno in qualità di ossessioni quali sono oramai. E quella rabbia la converto in genere in forza distruttiva potente. Lo faccio da anni, da sempre, sin da piccola.
Esther,
per me sei preziosa, quindi, niente ringraziamenti.
anche mia madre è morta quasi 20 anni fa ma è sempre con me. certo che nel mio caso è molto più facile, perché se n’è andata a più di 90 anni, dopo avermi dato tanto bene quanto altrettanto male. come fai a non voler accettare che tua nonna NON ha voluto andarsene, NON ha voluto abbandonarti ma è stata costretta a farlo?
fra l’altro, essendo tu ben più credente di me, dovresti accettare che tutto quanto avviene nelle vite degli esseri umani ha un obiettivo di bene, anche quando viene percepito come male assoluto. nel tempo e con la riflessione, magari, talvolta, si riesce a capire che non tutto quanto siamo stati costretti a subire ci ha arrecato soltanto negatività.
da piccola non potevi conoscere la differenza fra amare e voler bene ma adesso dovresti conoscerla. ti va di darmi una tua visione nel sentire di questi due verbi che, in italiano, quasi sempre vengono usati come sinonimi ma che non lo sono?
segue per Esther
in quanto esseri umani, TUTTI imperfetti, per me TUTTI sono degni di perdono. persino di più i peggiori, i crudeli, gli assassini, i falliti, per l’assurdo sistema di vaori in cui siamo immersi.
meritano perdono perché prima di recare danni ad altri hanno subito danno e devastazione in se stessi, nella maggior parte dei casi senza colpa.
come si fa ad autoassolversi? secondo me, valutando sia le proprie capacità di temperamento che quelle che si sarebbero dovute acquisire nell’infanzia e che spesso sono venute a mancare. come si fa a dare amore se non se ne è ricevuto?
si dovrebbe anche tener conto della cultura dell’epoca in cui si è vissuti e delle circostanze che più ci hanno segnati, talvolta molto pesantemente.
non che ci sia mai totale serenità nel considerare i propri errori ma ci si sente sollevati quando si acquisisce la piena consapevolezza delle ragioni che ci hanno indotti a compierli e di quelle che ci hanno impedito di evitarli.
Rossana,
quando ci portano via quello che amiamo, vogliamo sapere la verità.
Voler bene è volere la felicità dell’altro. Gratuitamente ed anche a scapito di se stessi, a volte, e questo mi capita con le sorelle e con i bambini senza padre. Non mi aspetto nulla in cambio, do me stessa e questo basta, avanza ed è già la mia ricompensa.
Amare presuppone una componente erotica e bidirezionale, ci si aspetta di essere riamati. Pur volendo il bene dell’altro.
Non accetterei mai che mio marito non mi ricambiasse col fare a gara con me per amarmi più di quanto io lo ami.
Io mi sento confusa quando parlo del lutto di mia nonna. Non ne ho il controllo. Non lo capisco. Non so ancora fidarmi, della Provvidenza, …forse.
Perciò… sebbene io debba essere felice all’idea che 36 anni fa mia nonna sia passata a miglior vita, lo trovo ingiusto per me perché avevo bisogno di lei e lei si era assunta la responsabilità di accudirmi e di proteggermi. Mi aspettavo qualcosa da lei. Ma io avevo un cattivo carattere, ero conosciuta in famiglia per farla piangere e soffrire. E mia madre mi diede la colpa della sua morte, ma poi lo rimosse dalla sua memoria, negandolo.
Se l avessi persa oggi, sarei felice per lei, se fossi stata accudita. non potevo esserlo a 5 anni e mezzo, e non lo sono neanche oggi dopo il dolore vissuto. E sono prevenuta anche verso gli altri rapporti amorosi, tutti perfetti come quello. Quella felicità può esserti portata via, tradita. la morte è un errore. Non accetto la morte dell’ amore – in questa vita -.
Faccio celebrare Messe gregoriane mensili per le anime del Purgatorio,
ma non posso accettare la morte di mia nonna né tutto il resto del dopo.
Cerco il controllo, e mi fa sentire meglio.