Lui è sposato ed io sono un’amante
Riferimento alla lettera:
Davanti me ho una tela..... dipingo un urlo.. chillido... io..AMANTE.... sono due giorni che vivo congelata ... vuota ... senza sentire nessuna piccola sensazione dentro di me..... oggi ho bisogno piu aiuto come ieri... perche.. io.. una donna ho ucciso dentro di me piu bello sentimento del universo... amore... un...
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Data di pubblicazione: 24 Settembre 2007
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EMA: no, non è la mia professione.
è una parte della mia esperienza che, de panza, evidentemente ho messo in circolo. il mio modo di essere qui, come ciascuno ha il suo modo.
l’esperienza anche con la psicologia, sì, ma non teorica, quella che io ho assimilato per me durante il mio viaggio.
sono arrivata qui raccontando dei fatti, un elenco di fatti che erano il mio angolo in cui sbattevo come una pallina. Per quanto avessi fatto dei passi (ma altri dovevo farne ancora, e altri devo farne) lì, nero su bianco, c’era il mio angolo.
c’erano le cose che mi ero ripetuta tremila volte. La mia storia, al punto in cui stava, io la conoscevo già. Non avevo bisogno di ripeterla. Non avevo bisogno del ping pong. Mi è venuto da aprirmi su un altro piano. Quello che vedi. La parte costruttiva del viaggio
Questo se devo pensarci, perché la cosa è de panza, non l’analizzo.
metto in circolo, forse, le chiavi di lettura diverse che sono servite a me. per esempio spostare da “tu mi fai sentire così quando” a “io mi sento così quando tu…”. Sembra una cazzata, ma non lo è.
non è una sfumatura.
la prima cosa implica dipendenza, la seconda implica il fatto di poter scegliere se ci si vuole sentire ancora così oppure no. Mette il centro nella panza.
Poi tra il fatto di poter scegliere e scegliere effettivamente può esserci di mezzo il mare, l’oceano, ma capire che è dentro di noi che proviamo le sensazioni, e non fuori, fa già la differenza.
“Tu mi fai sentire così” quindi o smetti di fare così o io continuerò a sentirmi in questo modo. Resto qui mentre tu fai così, e non ho scelta.
“io mi sento così quando tu fai così”, quindi indipendentemente da quale sia il motivo per cui fai così o colì (e possiamo parlarne e puoi spiegarmi i motivi) il centro è che io comunque questa sensazione ce l’ho. E’ mia. E io posso decidere cosa farne.
Che tu cambi o no è cosa tua.
Se io mi sento male o sento bene è cosa mia.
Nel presente. Ora. Il resto è testa.
Naturalmente il discorso non è
così semplice, nel senso che una chiave di lettura diversa, che sposta l’attenzione su di te (tu generico), non è la risposta.
è una via sulla quale puoi eventualmente sintonizzarti meglio su di te per trovare le TUE risposte. Cosa voglio? Cosa c’è? e trovare se le cose collimano.
Vero, certe volte vorremmo che le persone ci dicessero: è giusto, è sbagliato, fai questo, fai quello, sei buona, lui è cattivo, o viceversa. E’ sincero. No, è stronzo.
Ma la risposta sta dentro, cmq. Anch’io mi sbilancio, pur pensando che ognuno sa per sè.
Vedi nelle lettere in cui si parla di molestia morale e violenza psicologica. Ci sono dinamiche che funzionano in un certo modo, estremo…
Il fatto cmq è che se è vero che noi abbiamo il diritto di tendere al nostro benessere interiore, e per tendere verso questo dobbiamo capire cos’è quel benessere per noi, VERAMENTE, il mondo là fuori è composto da persone che seguono le loro sensazioni e le loro motivazioni. La vita a due nasce dall’incontro tra due persone che fanno collimare i loro mondi. E motivazioni. Aspettative. Paure. E le variabili sono tante.
Io, a leggere quello che hai scritto, ho pensato: quest’uomo quando dice che si sente confuso è sincero.
Poi quello che c’è nella sua confusione lo sa lui. Si spera.
Ma mi pare anche lui bloccato nel: “tu mi fai sentire così”.
Lui dov’è?
Lui è nelle cose che ti dice. Ma al contempo non si sente, si sente ascoltando TRE voci. E con la paura di perdere il controllo della situazione, e il bisogno di ascoltarsi, che preme.
La soluzione forse è il silenzio.
Allontanarsi dalle motivazioni, sensazioni, aspettative altrui. Ma il silenzio fa paura.
E’ il vuoto.
Fa paura non solo a lui, ma a tutti e tre.
E’ naturale che sia così, perché tutti hanno paura di perdere il controllo della situazione, che la situazione si evolva “male”.
Ma probabilmente il modo che ha per capire, e per non farsi venire l’herpes, è avere il coraggio di prendersi uno spazio per sè, dove ascoltarsi.
Credo
Luna, sai alle volte vorrei conoscerti meglio, sapere di dove sei, quanti anni hai, chiederti quali sono le tue esperienze che ti hanno portata ad essere così, farmi raccontare i tuoi modi di reagire, di stare male, di essere felice…ho provato all’inizio a chiederti qualcosa di te ma non ho avuto risposte ed ho capito che non avrei dovuto insistere perchè sono cose tue e non mi devono riguardare…è solo che mi ritrovo a parlarti del mio personale, a chiderti aiuto ed è come se sentissi un certo distacco da te, ma è giusto così, perchè comuqnue la tua vita ed il tuo modo di affrontarla non sono come i miei e non posso cercare lì le risposte alle mie sofferenze.
Sono ancora debole, lo sono stata ieri sera, non sono ancora capace di uscire da tutto, non sono capace di non cercarlo, non sono capace di arrendermi…perchè tutto questo? perchè è come un chiodo fisso?
Gli ho scritto, gli ho chiesto di dirmi se aveva deciso di riprovare con lei o se stava ancora cercando di capire…gli ho giurato che sarei sparita senza più msg e tel, ma avevo bisogno di saperlo…
La sua risposta mi lascia senza parole, il vuoto totale dentro di me, sentivo il cuore come sotto una pressa… “perchè permetti di fare ruotare la tua vita intorno alle mie decisioni? perchè credi che al di fuori di me non ci sia di meglio? cosa ho io che non puoi trovare in un lui? Sto forse cercando di proteggere quella persona che vedo ancora innamorata di me..ma non so dirti se io ci sto ancora per amore o per cos’altro..so che mi sento vuoto con lei malgrado sia presente..e quel vuoto è rappresentato dalla tua non presenza, perchè la sto respingendo. Giorgia torna la prossima settimana, spero mi aiuti e spero tu capisca” (Giorgia è la psicologa a cui aveva chiesto aiuto già anni fa)
Non capivo il perchè di quelle parole, e non il fatto della sua confusione, quanto tutto quel fastidio che di colpo sembrava io gli dessi…era come se mi dicesse di innamorarmi di qualcun altro, come se
volesse solo che di punto in bianco io sparissi dalla sua vita…lo so, spesso capita proprio così, spesso quando decidono di restare con la moglie vogliono proprio che una sparisca dalla loro vita di colpo, ma allora non avevo capito niente di lui, allora mi aveva preso davvero in giro, allora mi aveva mentito e l’aveva fatto proprio per cattiveria per in questi 4 mesi non ho smesso un giorno di pregarlo di non prendermi in giro perchè uscivo da una situazione già particolare per me e non avevo bisogno anche di quello, e lui mi aveva giurato che non lo stava facendo, me l’aveva giurato con le lacrime agli occhi e gli ho ccreduto…
Gli ho detto tutto ciò, che non capivo la sua cattiveria nei miei confronti, non capivo perchè fosse cambiato così di colpo, perchè tutto potesse cambiare da un giorno all’altro, perchè avesse detto cose diverse da un giorno all’altro, perchè mi odiasse così e che mi dispiaceva avergli rovinato così la vita e sarei sparita
Dopo alcune ore riaccende il tel e mi scrive… “stai qui”…
poi mi chiama ma avevo già la suoneria spenta e non rispondo, e dopo pochi minuti mi riscrive… “no voglio essere cattivo con te..non lo sono mai stato..non ti odio, è me che ODIO!! IO MI ODIO per come ti sto facendo male e perchè non ti do quello che meriti..ecco, ecco perchè ti ho trattata male, per difenderti da quello che ti fa soffrire e sono io la causa.. non rinnego nulla di quello che c’è tra noi, sei solamente la cosa più bell che potevo incontrare e mi viene rabbia con il destino bastardo.. Scusami amore scusami, sono momenti in cui sono combattuto.. adesso i pensieri sono anche per la causa legale che ho fatto per il lavoro perchè le cose si complicano e poi mia cognata non ci voleva proprio.. Manu quello che provo per te non è cambiato credimi.. Ho acceso il tel per dirti questo e mi spiace che lo vedrai domattina e non ora..notte..TI AMO
Allora Luna dimmi tu che cavolo devo fare…dimmi tu qualcosa perchè io non ci capisco più niente
ciao, ciao a tutti … ficco il naso qui dentro, sperando di non disturbare e di non ripetere cose già dette o di parlare a sproposito, per continuare un po’ quel che dice Luna (ciao ^____^ ) circa quelle voci e il silenzio forse necessario a dipanare la matassa, ed anche circa la differenza che c’è tra dire “Tu mi fai sentire così” e “io mi sento così quando tu fai così”. Che fatica, uscire da quel ‘tu mi fai sentire, mi fai pensare, mi fai fare…’.
E’ una faticaccia, soprattutto perché implica rinunciare a ‘far fare’, a ‘far sentire’ a ‘far pensare’ … lo so per esperienza, ma poi ho trovato confermata su libri e manuali… Smettere di farsi controllare, implica decidere, prima, di rinunciare a controllare.
Facilmente noi donne dimentichiamo che non solo da noi dipende la scelta: dimentichiamo che l’uomo, tra le due contendenti, è anche lui dotato di volontà e cervello e sentimenti. Ci prendiamo addosso tutta la scelta: e finisce, magari, che per il nostro eroismo un uomo davvero amabile torni con un’arpia, oppure che l’arpia la facciamo noi rubando a una moglie amabile un uomo traditore…
Una mia amica, un giorno in cui mi dibattevo in una situazione analoga a quelle di cui si parla qui (mi pare), mi disse girando pensierosa il cucchiaino nel caffè, seduta al tavolo della mia cucina: “Lui non può decidere, non ha sicurezze …”
Fu così che capii: io continuavo a ragionare, a cercar ‘quel che è meglio’, ‘quel che è giusto’ e sbagliavo.
Così, ho dato e detto le mie certezze: io sento questo per te, ti considero così, con te sto bene, penso che vivremmo bene insieme, ma non mi adeguo a una soluzione a tre, e non sono tipo da avventure. Sono disposta a costruire e lavorare, ma non decido per te e nemmeno mi va di stare in bilico nel marasma. Sei responsabile come me di questo stato di cose: scelgli la tua parte, io ti ho detto la mia scelta.
Così, c’è stato un percorso faticosissimo, siamo passati attraverso il
distacco totale. Se lui non mi avesse più chiamato, io non lo avrei mai più chiamato: rispetto per la sua scelta.
Lui, così, si è confrontato non con due forze opposte, ma con la sua
situazione, dentro la sua relazione. Si è confrontato ed ha risolto una cosa che non funzionava da decenni e che lo stava intrappolando dentro una negazione di se stesso che ormai era giunta alla denigrazione (non solo noi donne subiamo certe cose…). Io stavo lontana, senza ‘far fare’ nulla, se non permettere un confronto e una soluzione, in un modo o nell’altro. Non era piacevole per me: dietro a tutto c’era un sentimento forte nato dall’aver riconosciuto nell’altro lo specchio, l’eco relazionale con cui condividere mappe di valori simili (basate non sulla sopraffazione ma sulla comunicazione, non sullo schema ma sull’apertura). Eppure, malgrado il sentimento forte, stavo meglio: rinunciando a influenzare e controllare io ero, semplicemente, io. Lui era lui e lei era lei: diritto di precedenza rispettato, pazienza del tempo, speranza ma senza illusione, fino alla convinzione che la strada era definitivamente chiusa e all’accettazione. In fondo, ho pensato, se lui sceglie di ‘stare là’ significa che per lui è meglio: quindi, è meglio anche per me ed io sapevo di non aver ‘tirato’, di non aver manipolato.
Poi, inaspettatamente, con il tempo necessario, ‘di là’ le cose sono saltate, e non sulla mia pressione, ma sulla mia totale assenza: per libertà, e non perché io avessi con-vinto nessuno.
Così, quello che ne è nato, è qualcosa di nuovo, libero da schemi e da controlli reciproci … la certezza della libertà costante della quotidiana scelta reciproca vale più di mille catene.. e la vita è meravigliosa
So che non ha senso scrivere qui i messaggi e non ti frega neppure di leggerli ma io ho bisogno di capire qualcosa…mi sembra solo di impazzire…non capisco se non sono capace di capire che una persona mi sta prendendo in giro o se davvero a volte si creano queste situazioni così complicate…se davvero qualcuno che ti dice queste cose può essere combattuto a tal punto…se davvero si può stare in un matrimonio per il bene degli altri… se davvero il destino può essere così bastardo… ma il destino se non erro ce lo creiamo noi e se lui ne volesse uno diverso farebbe di tutto per ottenerlo..
E allora Luna perchè? Se mi prende in giro, perchè farmi del male a tal punto?
E se invece è tutto vero ciò che ci lega perchè star male così entrambi e non trovare la forza di fare certi passi?
Preferirei sentirmi dire che l’ama, che l’ama ancora e che non riesce ad immaginare una vita senza di lei e allora mi tirerei da parte con una motivazione plausibile…invece al tel mi ha solo detto che non si sente di amarla, che i suoi sentimenti per lei non sono più quelli di un tempo, ma non capisce allora cos’è che gli fa dispiacere nel vederla soffrire…
Cosa devo fare, cosa?
Per una volta stacchiamoci dal “cosa mi fa star bene, cosa mi fa star male, le cose dipendono da me e non dagli altri, ecc” perchè sappiamo che ragionamenti del genere riusciamo a farli quando non ci siamo così “sotto” col cuore, bensì quando stiamo iniziando a risalire…stacchiamoci da tutte queste cose giuste per una volta e dimmi secondo te, se fossi una tua amica o una tua parente, un qualcuno che conosci, secondo te cosa devo fare???
Tu, uscendo dalla teoria e fermandoti solo per un attimo sulla pratica, cosa faresti? Spariresti? Cercheresti di capire? Ti arrenderesti? Aspetteresti di vedere a che conclusioni lo portano i colloqui con la psicologa? cosa…dimmelo per favore…dimmi un tuo parere…cosa…
X fl53
fa stare davvero bene lggere quello che scrivi,
io sto affrontando quel distacco che dici ed è veramente dura ( nella mia immensa sfiga chiaramente ci si mettono 3000 fattori penosi in piu nella vita)
ma quello che dici è stimolante
davvero una boccata d’aria sana…e qualche speranza che anche per noi altre possa andare come a te…
grazie
c.
ciao Francesca :))
sì, è altamente probabile che ci siano 3000 fattori penosi … li avevo anche io, ancora li ho. Fattori che acutizzano lo stress di una cosa già di per sè difficile, ma in ogni caso, se anche non fosse andata come mi è andata … io sarei stata libera per un altro incontro, e comunque avevo guadagnato uno star bene da sola che non mi metteva nella condizione di beccare il primo che passava, con tutti i guai che ne conseguono.
…. comunque in bocca al lupo, e un abbraccio
EMA, allora, per prima cosa conta fino a dieci, al contrario. E questa non è teoria, è pratica. Fai un bel respiro.
Rispetto le tue sensazioni, ma, mi spiace, per quanto mi riguarda, ti freno. E non ti freno con distacco, ma con partecipazione.
Ma ti freno, perché quando dici:
“So che non ha senso scrivere qui i messaggi e non ti frega neppure di leggerli” esprimi un tuo stato d’animo ficcandomelo addosso.
Chi ti ha detto che non mi frega di leggerli? E’ un tuo pensiero, non è il mio. Ed è un tuo pensiero, su di me, con il quale ti fai male tu, nel momento in cui pensi che io me ne frego, ecc.
Ora, intendiamoci, non sono arrabbiata con te, in alcun modo. Anzi, mi dispiace moltissimo che tu stia male.
Putroppo qui non abbiamo gli sguardi. Sarebbe più semplice.
Stasera ti avrei detto: dai, andiamo a farci una camminata, su, così ti sfoghi. Perché hai un’adrenalina (è naturale) che metà ti basta.
Mi dispiace che tu stia male, mi racconti una sofferenza, e per quel che posso la sento. Pure se non ti ho mai vista in faccia e pure se non sei mia sorella.
Che centra?
Se così fosse non sarei qui, in un forum. Dove parlo quotidianamente con persone che non ho mai visto in faccia e che non mi sono parenti, e la cosa è reciproca, quando io scrivo a loro.
Persone di cui so quello che scrivono, e basta. Ma scriviamo sensazioni, emozioni, gioie e disperazioni, domande e risposte, più che curricula vitae. Anche quando si raccontano i fatti.
Ci sono molti modi di interessarsi alla gente, Ema.
Esiste un modo per cui vogliamo che gli altri dipendano da noi, e vogliamo esserne dipendenti, perché altrimenti ci pare che non ci si caghi abbastanza. Vogliamo che facciano quello che diciamo noi, e se non lo fanno ci incazziamo, e diciamo: e allora che me lo hai chiesto a fare se poi fai quello che ti pare? Mi pigli per il cu…?
Ma questo non è il mio modo. Non lo è neanche con mio fratello, nè con mia madre, né con le mie migliori amiche da 30 anni.
Non dico che sia quello
giusto, ma quella che tu chiami teoria per me non è teoria.
A gennaio nell’arco di due giorni, due, ho avuto un lutto in famiglia, una persona che adoravo e mi adorava (e ancora non riesco ad entrare in casa sua, lo farò). E subito dopo un mio amico, nonché moroso della mia amica, è morto in un incidente racappricciante. L’altra nostra amica, pochi giorni dopo, ha scoperto che sua madre aveva un cancro. E nessuna delle tre veniva da periodi rose e fiori. E ti risparmio il resto della carne al fuoco. Giochi di empatia, di autopreservazione, di equilibrio. Al millimetro. In casi come questi ci si può volere tutto il bene del mondo, ma si può camminare sulle uova o farsi male a vicenda se non si riesce a trovare un equilibrio nel chiedere (anche troppo poco non va) e nel dare (troppo, superiore alle proprie possibilità). E nel sapere che gli altri esistono al di fuori di noi, e che tutti seguono le loro motivazioni.
Mi dici che le cose di cui parlo funzionano quando uno non è sotto pressione. Mi spiace, non sono d’accordo: per me no. Sono quello che può fare la differenza quando SEI sotto pressione. Quello che ti ricentra. Quello che ti ricorda che esiste un primo salvagente di cui non si può fare a meno, mai: noi stessi.
Se gli altri rispondono alle nostre esigenze, se incontriamo brave persone invece di cattive persone fa enorme differenza, sono d’accordo. Se siamo amati o no, se siamo compresi o no, se le cose vanno per il verso giusto o no. Chi lo nega? A me è capitato di piangere per 14 ore di fila perché le cose andavano storte nello storto. Perché non è vero che quando ti muore qualcuno relativizzi tutto. Non smetti di essere sensibile sul resto, lo sei di più semmai. Sei esposto come non mai. Lui ti fa male, ma tu non stai cercando il TUO salvagente interno, Ema. E ti ho risposto: penso che lui dovrebbe prendersi lo spazio di capire che c.... vuole e pensa. Ora le risposte che vuoi non le ha. Ti fa stare male, lo capisco benissimo, ma è così. NON LE HA.
ciao a tutte!ultimamente non ci sono stata e non potevo usare il pc,ma appena tornata ho letto tutti i vostri commenti,mi dispiace Ema,e come hai detto tu i consigli delle persone non fanno effetto finche non ti senti stretta…cmq sia la decisione spetta a lui,e tu non hai nessuna colpa,puoi aspettare ke si decida ma quanto tempo è passato da quando lui doveva riflettere?è dura accettarlo ma la vita è solo una vivila sorridendo,cerca di uscire da questa trappola damore,xke non senpre le persone che amiamo sono fatte per noi…
Marta: ciao 🙂
sono d’accordo con te.
e anche con FL53.
E’ quello che intendo quando dico: lui ora le risposte non le ha.
Il che non significa qualcosa di buono o qualcosa di brutto.
Nel senso: non è che non averle sia una scusa per tenerti sulla corda per i prossimi 250 anni, bada bene, non è quello il senso delle mie parole.
Però se lui dice quello che ti ha detto è molto probabile che in questo momento si senta così.
Sì, anche con tutte quelle che tu percepisci come contraddizioni. E quindi che possiamo farci?
E’ chiaro che esiste la tua panza, la tua volontà, il tuo sentire e decidere se sia meglio chiamarlo, chiedere, per esserci anche tu, con le tue ragioni, mentre lei dice le sue ragioni, perché abbandonare il campo ora, per te, probabilmente significa anche probabilmente avere la sensazione al contempo di lasciare spazio a lei per tenerselo stretto.
Al contempo tu non vuoi importi, ma vuoi che scelga, veramente, di stare con te.
Dentro questa faccenda ci sei tu, ci siete voi.
Ci sono tre persone che certo in questo momento sono più prese dall’emotività che dalla lucidità. Ed è naturale che sia così.
Tu mi chiedi: cosa faresti tu?
Probabilmente io cercherei di fare un passo indietro.
Di lasciare che quest’uomo se la sbrighi con se stesso, e che si prenda anche la responsabilità di farlo.
Di capire cosa vuole e cosa è in grado di fare.
In fondo a te delle ragioni per cui lui non riesce a lasciarla ora non importa. A te importa di sapere se lui la lascia o no.
Se lui comincia una nuova vita con te o no.
Sarei veramente in grado, al posto tuo, di fare quel passo indietro, di prendere fiato e lasciare che lui se la sbrighi nella sua testa e nel suo cuore e di tornare, se torna da me, con una risposta?
Probabilmente sì. Ma non perché non soffrirei, o non starei a chiedermi cosa prova veramente, e se mi ha presa in giro oppure no…
Ma perché mi renderei conto, sotto al cumulo di emozioni a palla, che nel momento in cui lui mi dice perché non ha
la risposta adesso mi sta dicendo la sua verità. E che nel momento in cui mi elenca tutte le ragioni per cui non ha la risposta si stressa e stressa anche me, oltre misura. Che ciò confonde, probabilmente, le acque, affinché schiarirle.
Perché al di là delle risposte, della ricerca delle risposte attraverso le parole, più forti sono le motivazioni e le sensazioni, che uno ascolta dentro di sè, come, peraltro, hai fatto tu quando hai deciso di lasciare il tuo ex dopo 11 anni.
Cose che a volte, mentre ci siamo dentro, non siamo capaci di decodificare in parole, e che hanno una loro evoluzione, in un senso o nell’altro. Abbiamo bisogno di tempo per vederci chiaro.
Le altre persone possono aspettarci? Lo faranno?
Il punto è che la responsabilità del fatto che le persone soffrano perché non abbiamo una risposta non cambia il fatto che in quel momento non l’abbiamo. E forse, sì, ci può da un lato far capire delle cose importanti, perché è anche con gli altri che ci relazioniamo, ovviamente. Ma dall’altro può distoglierci dall’ascoltare noi stessi.
Io non vorrei mai che mi dicesse: l’ho lasciata per te.
Ma piuttosto: ho cominciato una nuova vita, chiusi i miei conti con il passato. Perché andarmene era quello che volevo io.
Allora, anche se non ho esperienze analoghe a questa tua, mi rifaccio ad altre mie esperienze e pensando a quando non ho fatto e a quando invece ho fatto quel passo indietro, perché saltasse fuori un certo tipo di verità, buona o cattiva che fosse, ma quella che per me è verità (persone che si ascoltano, e sanno quello che vogliono, e se ne prendono la responsabilità) ti dico: lo farei.
Secondo me se tutti si staccassero un po’ da questo calderone, guardandosi dentro con un po’ di autonomia, non come responsabilità verso terzi, ma come onestà con se stessi, in primo luogo, le risposte, qualsiasi siano, arriverebbero prima. O almeno sarebbero più centrate che con la sensazione di “panico”.
MARTA: Già, non sempre le perone che amiamo sono fatte per noi…o forse non sempre le persone che amiamo e che sono fatte per noi (perchè fino ad oggi, purtroppo o per fortuna, ne sono convinta) ci vogliono…
Tu piuttosto come va? Spero che le cose migliorino sempre di più…
FL53: Vorrei trovare la tua forza, vorrei riuscire ad impormi ed affrontare la fase del distacco rendendola qualcosa di costruttivo, come hai fatto tu, per ritornare ad essere “semplicemente io”, ma non ci sto ancora riuscendo…ho ancora la sensazione di annegare senza riuscire a trovare il “mio salvagente” a cui aggrapparmi…
FRANCESCA: Avrei voluto leggere la tua storia ma forse non sono andata abbastanza indietro per trovarla…già, alle volte da sollievo leggere le storie degli altri, ti ritrovi a sognare, a dirti che allora se è successo a loro può accadere anche a te, ma poi finito il racconto ti ritrovi nella tua di storia, storia di persone diverse, sentimenti diversi, caratteri diversi, modi e bisogni di affrontare la vita diversi e allora torni a fare i conti con la TUA realtà…
LUNA: Hai ragione, non sto cercando il MIO salvagente…non so dove e come cercarlo, o forse non ho ancora voluto cercarlo, ma come si fa?
Come si fa quando ti alzi la mattina già con il desiderio di piangere però in casa c’è tua madre e non vuoi farti vedere così; come si fa quando poi esci e vai a firmare il contratto d’affitto della nuova casa e ti ritrovi a doverti sforzare di trovare concentrazione per leggere quelle 4pagine in croce altrimenti inizierebbero a scivolarci sopra le lacrime; come si fa quando finalmente hai finito, voli in ufficio, tiri un sospiro di sollievo perchè vedi che sei sola e finalmente quel fiume di lascrime inizia a scorrere, scorrere, scorrere, sperando che non arrivi nessuno, che non telefoni nessuno, che nessuno ti disturbi in quel momento che hai tanto aspettato dalla mattina presto e ora non ne potevi davvero più di tenerti il male dentro…lui ti manca, non
sai cosa succede a casa sua, cerchi di immaginare, ti fai domande su domande, immagini mille cose e questo ti fa ancora più male ma è come se fossi masochista e vuoi sbatterci dentro il naso sempre di più, finchè le lacrime sono finite e quasi te ne meravigli, quasi vorresti ne scendessero ancora pur di far uscire quel malessere che hai dentro…non sai se pensare che lui stia già cercando di riprovarci con lei o stia ancora cercando di capire se stesso e tutto ciò che è accaduto negli ultimi tempi…e ti aggrappi a quella speranza ma poi ti soffermi, lui non c’è vicino a te…che abbia deciso di riprovare o di capire, resta il fatto che lui ora non è lì con te ed è una sua scelta…e allora senti di nuovo il male, ed è tutto un circolo.
Capisci che devi assolutamente trovare quel salvagente a cui aggrapparti ma non sai da dove iniziare…NON SO DA DOVE INIZIARE LUNA…dal non pensare? è difficile, i pensieri vengono da sè, te li ritrovi in testa puoi solo sostituirli con degli altri, ma il tuo malessere lo senti comunque… dallo smettere completamente di cercarlo? Si, questo lo puoi fare, puoi staccare il tel, puoi lasciarlo a casa, puoi, ma non sono ancora stata capace…
Puoi guardare le realtà, guardare i suoi atteggiamenti, le sue scelte/non scelte e puoi dirti di essere obiettiva, puoi ripeterti tutti i discorsi che abbimo fatto tu ed io Luna, ma il male lo sento dentro, lo sento, c’è ed è come se mi bucasse l’anima.
Mi sono ritrovata in tanti tuoi discorsi, ho fatto attenzione ad ogni parola, ogni sfumatura, ma mi ritrovo a chiedermi se sono scema, se non capisco nulla, perchè non trovo quel salvagente? Non sono capace di cercarlo? Non ho capito effettivamente cosa devo trovare? Da dove devo iniziare, perchè io davvero non capisco!!! Reagire…ma come? Io non riesco ad analizzare me stessa, non riesco a fare i conti col mio interiore per ritrovare ME, una me indipendente da lui, dall’ex, una ME e basta, una ME per ME.
In coro…VA DALL’ANALISTA !!!
EMA: se per “analista” intendi lo specialista che fa una terapia che spesso dura anni, e che ti fa pensare a Freud, ne esistono però altre, come per esempio quella
cognitivo-comportamentale (cito da internet: “orientata al presente e volta a risolvere i problemi attuali)”, la terapia strategica breve (un esempio a caso da internet: http://www.terapiabrevestrategica-vicenza.it/terapiabreve.html ), e pure, si tratta di un diverso tipo di specialista, il counceling (da wikipedia: indica un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, lavoro, scuola).
Magari tutte cose che sapevi già. E che ti scrivo non pensando che tu abbia bisogno “dell’analista”, ma per dire che per quanto mi riguarda non ho alcun pregiudizio riguardo il fatto che, come si va dall’ortopedico quando fa male un ginocchio, e ciò provoca disagio, si possa benissimo, quando si è in difficoltà emotive, o relazionali, quando, in parole povere, non ci si sente bene nella propria pelle e si ha la sensazione di non gestire il disagio, ci si possa rivolgere, se se ne sente il bisogno, a quest’altro tipo di specialisti.
Trovando e cercando quello che fa per sè.
Ma poiché molti pensano ancora che andare dallo psicologo significhi starci dieci anni, analizzando perché da piccoli si mangiava il gelato al pistacchio e non quello alla vaniglia, forse può essere utile sottolineare che esistono anche le terapie brevi.
Quando brevi?
Dipende dalla terapia e anche dalle esigenze del paziente.
Peraltro qualsiasi approccio si scelga, anche quello “lungo” va benissimo. Ognuno trova quello che fa per sè e sa i suoi perché.
Cosa personalissima. Vedi l’uomo di cui sei innamorata che, giustamente, fa il SUO percorso con la SUA psicologa.
Detto questo, ti dico come ha scelto, assolutamente de panza, un’amica mia il suo psicologo:
chiamando vari numeri che le erano stati consigliati.
la segreteria di lui, in cui lui parlava direttamente, con un certo tono, una certa voce, le era piaciuta più delle altre.
Naturalmente lo ha scelto sul serio quando, ai primi colloqui, ha capito che lui era quello che cui si sentiva di impostare un “lavoro” su di sè.
Con questo intendo dire che non ti invitavo ora, se mai decidessi di andare dallo psicologo, a farti una testa come un pallone confrontando le varie teorie, ma solo dire che, appunto, che andare dallo psicologo significa voler stare bene nel presente, perché è nel presente che si sente disagio. Che sia pure pensando a 20 anni fa o a domani e dopodomani.
Andare dallo psicologo è comunque un’esperienza personalissima, ciascuno, se ci va, trova il suo momento e la sua strada e poi la percorre come si sente.
dici: @poi finito il racconto ti ritrovi nella tua di storia, storia di persone diverse, sentimenti diversi, caratteri diversi, modi e bisogni di affrontare la vita diversi e allora torni a fare i conti con la TUA realtà…”.
Ecco, messa su questo piano, la tua frase sull'”analista”, può essere letta così: un luogo dove fare, appunto, i conti con la TUA realtà.
Mi parli del pensiero, che non si può controllare.
Ma in realtà, forse, quando ci scrivi, parli di tre cose insieme: 1. del malessere, il dolore, quello emotivo, che sta nel “cuore”, nella panza, nello stomaco, nelle lacrime, 2. della capacità analitica che hanno gli esseri umani nel guardare la loro realtà e quella circostante, anche attraverso tesi e antitesi, diversi punti di vista ecc. 3. e poi ancora di come i pensieri vadano a palla, a volte in circolo vizioso e in ping pong quando diventano la difesa, di testa, al dolore emotivo, all’ansia (per esempio da abbandono), alla frustrazione.
Una cosa da cui, forse, ti senti travolta in questi gg.
Detto semplicisticamente, me ne rendo conto.
Ema: la forza ce l’hai, credimi, e la usi. La usi nel trattenere il pianto per ore e poi scioglierti in cascate di lacrime, la usi nel far finta di nulla con tua madre, la usi quando voli tra contratti di affitto e ufficio con il pianto in gola, quando vuoi dimostrare a te e a lui che sei la cosa più bella della sua vita, la usi quando scrivi qui in cerca di aiuto… una forza che usi ancor di più quando dici che non ce l’hai (come dici a me) e resti nella fatica tremenda del tuo dolore. Solo, la tua è una forza da trasformare: da statica a propulsiva. Da pietra al collo, in ali: la condizione è che tu VOGLIA uscire dal malessere che ormai è diventato la tua vita… il pericolo è abituarsi alla sofferenza, alzare la soglia, rifiutare l’aiuto e respingere salvagenti. Tu mi dirai … se lui decidesse io sarei contenta… ma qui la risposta te la dà proprio lui, lasciandoti ‘senza parole e nel vuoto totale’: @ “perchè permetti di fare ruotare la tua vita intorno alle mie decisioni?”@
C’è dentro moltissimo, in queste parole… prova a pensarci, invece che cadere nel vuoto: tra l’altro, c’è molto di quel ‘far fare’, ‘far sentire’ che, dando all’altro il controllo su di te, nello stesso tempo tende al controllo su di lui.
Mi dici che vorresti avere la mia forza, ma io ho dovuto tirarla fuori dalla stessa forza statica che hai tu e che mi stava disintegrando: anche io ero uscita da un’altra storia, devastante, anche io vivevo con il pianto in gola … finché mi sono accorta che più sei forte, più soffri. Se la nostra forza sta tutta nella resistenza a soffrire, siamo fuori strada.
Allora, ho ribaltato la forza da pietra al collo ad ali: ho deciso, io volevo essere innanzitutto in grado di vivere SENZA NESSUN UOMO, ed è stato un momento gioioso come il primo accorgersi di un nuovo amore … era amore per me. Questo è stato il salvagente a cui ho DECISO di aggrapparmi. Mi sono invitata in un bel bar, mi sono offerta una
enorme spremuta e sono rimasta lì un’ora e passa a parlare in silenzio con me, per dichiararmi il mio amore. Ogni gesto, ogni minuto del tempo successivo lo avrei impiegato per corteggiarmi, per farmi sentire quanto ero importante per me, per capirmi e coprirmi di attenzioni, per proteggermi da chi mi faceva del male, per riscoprire i miei desideri, i miei interessi e i miei talenti, per abbandonare ‘bachi’ di comportamento’ e mi sarei sostenuta leggendo, chiedendo aiuto, ascoltando. Da quel giorno, ho mandato a quel paese piagnucolosi o strafottenti corteggiatori fedifraghi, selezionato e coltivato gli amici, organizzato il mio tempo, scelto i primi semplici obiettivi .. e il vuoto interno ha cominciato a riempirsi. Poi, inaspettato, nel limpido del vuoto, è risultato visibile uno che, oltre che maschio era anche un Uomo. Per molto tempo abbiamo evitato ‘la storia’ e non era successo ancora nulla, quando io ho deciso il mio comportamento, espresso quanto avevo da esprimere e ci siamo allontanati del tutto… poi è andata come ho scritto sopra.
Come ho già detto qui in LaD, a me è stato utilissimo un libro (altro salvagente che ho preso al volo: Le vostre zone erronee, Dyer, BUR)… ci sono tanti ottimi manuali di auto aiuto, ma questo è scritto in modo semplice …. ci si ritrova a litigare e scarabocchiare le pagine, scaraventare via il libro e poi a tornare a prenderlo e cambiare idea… se si accetta di CAMBIARE, naturalmente, il che è indispensabile SE sei vuole uscire dai guai.
Tante parole … tante spiegazioni, per dirti: non c’è soluzione al tuo alzarti la mattina col pianto in gola, al tuo allontanare amici ed occasioni, al tuo sentirti annaspare nel vuoto, se non parti da te e se, ancora, “permetti di far ruotare la tua vita intorno a decisioni di altri”…
Ciao ciao 🙂
LUNA: Allora, diciamo che la mia sopra era un po’ una battuta/verità … Quella della psicologa è un’esperienza che ho già vissuto pure io ed assolutamente in maniera positiva…la prima volta è accaduto parecchi anni fa e me ne vergognavo, non lo dicevo a nessuno…ci sono andata per una forma di ansia che mi era venuta e che non mi permetteva di stare in mezzo alla gente, di andare al ristorante, di divertirmi con gli amici…il mio ex non mi capiva, era come se nessuno mi capisse e sinceramente non so quanto quella dottoressa mi fosse stata di aiuto…era come se non vedessi risultati, ma poi ad un certo punto, piano piano, quando forse avevo anche già smesso di andare ai colloqui, ho iniziato a cercare di rifare le cose che non mi facevano sentire a mio agio e no so neppure bene io per quale motivo, ma ho ripreso a farle senza avere paura…andavo volentieri al ristorante, andavo ai convcerti ed uscivo di nuovo tranquillamente con gli amici.
La seconda volta in cui ho fatto un altro percorso con la psicologa, (non la stessa dottoressa), è stato un paio di anni fa quando ho cercato in ogni modo di trovare soluzioni al mio rapporto che non funzionava…nulla andava più bene e la manifestazione più grossa a cui non riuscivo più a sottostare era la mia scomparsa totale di desiderio sessuale, il fastidio quando lui si avvicinava, il trovare mille scuse purchè non accadesse. Questa volta non mi vergognavo più, ne parlavo tranquillamente con le persone a cui mi ero sentita di dirlo. Con questa dottoressa mi trovavo benissimo e ripoavevo riposto in lei ogni speranza affinchè il nostro rapporto potesse migliorare, ma purtroppo il mio ex ha voluto restarne fuori, per lui il problema era il mio e questo è stato un tassello in più per farmi capire che forse non c’era più niente da salvare ma comunque continuavo a non voler guardare. Lei ha capito la nostra situazione, ha cercato in ogni modo di aiutarci ma ovviamente non mi ha forzato in nulla e ha capito che prima o poi,
per un motivo o per l’altro sarei scoppiata…il motivo è stato lui, e la dottoressa l’ha quasi ringraziato perchè nel bene o nel male mi è stato l’appiglio per uscire dalla situazione ormai irreparabile che era la mia vecchia relazione. Mi ha messo in guardia ma diciamo che non l’ho ascoltata un granchè ed ora ho un’altra bella gatta da pelare… Per ora continuo ad essere in contatto telefonico con la dott.ssa, ci sentiamo nei miei momenti di crisi, ma ultimamente non mi sono sentita ancora di fissare un colloquio, anche se so che presto lo farò…forse aspetto di toccare il fondo o forse invece voglio provare a farcela prima da sola…beh insomma so che lei c’è, e forse per ora è un po’ quello il mio salvagente a cui però voglio aspettare un po’ prima di aggrapparmici.
FL53: Quel libro l’ho comprato già qualche mese, proprio leggendo alcuni tuoi commenti, e sinceramente solo ora ho collegato che eri tu…ho iniziato a leggerlo ma non con quella attenzione che richiede e da un po’ l’ho lasciato sul comodino…probabilmente presto lo riaprirò e magari prenderò da lì un po’ di aria per iniziare a gonfiare il mio salvagente.
Ragazze che vi dico? Che arriverà il momento in cui deciderò che devo risalire, e ce la metterò tutta per farlo, forse devo solo convincermene, forse mi aiuterà la psicologa, forse invece mi aiuterò da sola e ce la farò…
Cavoli come sono convinta ora…forse devo cogliere la palla al balzo e iniziare da adesso…mah…
Mi sa che ci risentiamo sett prossima perchè a casa credo di avere ancora internet in palla…questo fine settimana vado ad ordinarmi i mobili per la nuova casa…direi una bell distrazione no? Qualcosa per me…per ME STESSA e voglio esserne soddisfatta!
Un abbraccio a tutte e grazie infinite del vostro aiuto 🙂
EMA: buona scelta dei mobili 🙂
Una sola cosa ti volevo dire:
il percorso con lo psicologo, si diceva, è una scelta personalissima, nei tempi, nei modi, nello scegliere o non scegliere di andarci, nel continuare, interrompere e riprendere. Nel trovarsi male o trovarsi bene, nel vedere dei risultati o nel non vederli.
Quando uno/una se la sente, e vedendoci quello che si sente.
Dunque, ovviamente, su questo non mi intrometto in alcun modo.
Io non vedo nella psicologia un salvagente esterno, quanto piuttosto un incontro con se stessi.
Ti dirò una cosa che mi ha colpito in quello che hai scritto (non in positivo o negativo, ma fuori da alcun giudizio, assolutamente, e nel massimo rispetto di ciò che senti tu) e poi ci aggiungerò, sotto, una cosa personale.
@ultimamente non mi sono sentita ancora di fissare un colloquio, anche se so che presto lo farò…forse aspetto di toccare il fondo o forse invece voglio provare a farcela prima da sola
@arriverà il momento in cui deciderò che devo risalire, e ce la metterò tutta per farlo, forse devo solo convincermene, forse mi aiuterà la psicologa, forse invece mi aiuterò da sola e ce la farò…
Mi ha colpito (al di là, assolutamente, della psicologa o meno) il tempo al futuro.
Mi hanno colpito i “forse”, i “presto lo farò”, “forse aspetto di toccare il fondo” e “arriverà il momento in mi deciderò che devo risalire”.
Perché non cominciare a risalire subito?
Risalire, inteso anche come quella auto-dichiarazione d’amore di cui parlava Fl53, è una cosa personale, autonoma, che non cambia in peggio o in meglio le motivazioni personali degli altri.
Cioè, non so se mi spiego:
se io comincio a risalire ora (inteso come “percorso verso stare meglio con me stessa”) se lui va bene per me andrà bene comunque, se lui mi amerà mi amerà comunque, se lui tornerà tornerà comunque, se invece lui non va bene per me, se lui non mi ama, se lui non torna io intanto avrò cominciato a stare bene con me stessa. Tutto da guadagnare, niente
da xdere. A risalire, c’è solo da guadagnare. Parliamo di un reale star bene con se stessi, della capacità di solitudine sana. Del far entrare nella propria casa interiore chi arricchisce, non chi deruba. E se uno comincia a rubare gli si dice: scusa, puoi uscire?
Intendo dire, esiste anche chi, in realtà, non sta bene con se stesso, ma si chiude in una fortezza con la spesa per 4780 giorni, per non morire di fame e di sete, esclude le emozioni, mette 10 squali nel fossato, spara a chi si avvicina e dice:
“Chi va là??? Io sto bene con me stesso!”.
Ma non è di ql tipo di “stare bene” con se stessi che stiamo parlando.
Questo sopra è il rovescio della medaglia, andando per opposti estremi, di chi va in giro con il cuore appoggiato su una mano, dice “vuoi spremerlo? non ti conosco, non ti ho annusato proprio bene, ma mi sento solo, tu ti sei accorto che esisto e quindi prego”. Chi in “casa sua”, fa entrare chiunque,porta girevole, con un sorriso o un coltello a serramanico.
Discese e risalite, capitano a tutti. Il buono è quando si capisce che il colpo di reni, verso l’amore per se stessi, dovrebbe scattare un bel po’ prima di toccare il fondo.
Cosa personale: io fumo, ho questo vizio, so che è un vizio, so che fa male, so che è stupido, so che non serve a niente, so che spendo soldi ma me lo tengo. So ke la cicca fuma me, non viceversa.Anche ke posso stare ore intere senza fumare, qd sto bene, ma che in questi mesi, difficili, me lo voglio tenere. Qd sono giù sono un camino.
Dunque anche se mi hanno regalato un libro per smettere, che pare funzioni sempre, non lo leggo. Xkè dicono che funziona E io voglio scegliere di fumare.Invece di rendermi conto che se scelgo di leggerlo sono io che scelgo, e se smetto pure, cmq, mi dico: io se smetto smetto da sola. Magari PRESTO lo farò.
Xkè? xkè so che dico “faccio” smetto.
Non ho paura di xdere contro qsta mia dipendenza,no.
Non voglio vincere. Anche perché sono affezionata all’immagine di me con la sigaretta in mano.
a volte ci si chiede se tutto questo parlare ‘serve’, se non si sbaglia, se non si rischia di ‘fare del male’, di toccare punti sensibili, di riaprire ferite … poi, si trova, finalmente, una frase come quella di Ema
@Ragazze che vi dico? Che arriverà il momento in cui deciderò che devo risalire @
Allora parlarsi serve, se una persona ne ricava la scoperta -fondamentale- che si trova davanti ad una decisione: a una SUA decisione e non davanti alla decisione di un altro.
Infatti, dopo aver lanciato gli sos e ricevuto dagli altri il salvagente, è necessario confrontare il mare burrascoso (ma conosciuto, piccolo, familiare) che si lascia con il mare grande e sconosciuto che ci attende, decidere di affrontarlo, di allungare le mani, di infilarsi la ciambella e poi di darci dentro per mettersi in salvo. E la metafora potrebbe proseguire, con naufraghi stremati ed elicotteri che li tirano su di peso… ma vorrei sperare che Ema non arrivi a tanto : perché a lasciarsi andare verso il fondo si sta molto male, si perdono le forze, si rischia di annegare e non è detto che l’elicottero arrivi e ci trovi.
Lamentarsi serve, oltre che a sopportare la sofferenza, a richiamare aiuto: ha funzionato, i salvagente ci sono tutti, ora bisogna usarli e darsi da fare. È un vero lavoro, che ci dà enormi soddisfazioni e grandi gioie, ma è comunque un lavoro faticoso quello di risalire e di cominciare a nuotare: anche con il salvagente, la fatica resta.
… beh, allora si può tirare un sospiro di sollievo: parlarsi ‘serve’. Vale anche la pena di correre il rischio di sbagliare una frase, di dire una cosa di troppo o di troppo poco: anche perché non è detto che sia sbagliata la frase … spesso è sbagliata la reazione alla frase. Davanti a un salvagente, uno può lamentarsi perché è troppo piccolo; arrabbiarsi perché non è un giubbotto o un elicottero; può decidere di non aver forza per prenderlo, può persino