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Laurea. Serve o non serve?

di maria grazia

Riferimento alla lettera: Anche stavolta mi tocca rispondere con una lettera all'utente Suzanne, relativamente all'argomento "laurea" dibattuto in altro topic, in quanto non avrei potuto esporre adeguatamente il mio discorso per mancanza di caratteri, e comunque si stava andando fuori tema rispetto a quell'altra lettera. Secondo quanto afferma Suzanne, chi come me non...
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Data di pubblicazione: 17 Novembre 2024

L'autore ha condiviso 19 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore maria grazia.

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Categorie: - Scuola

426 commenti

  • 301
    Golem -

    She, l’animo femmino lo conoscerai bene tu, a me è bastato conoscere quello di mia moglie, averla aiutata a capirsi, a capirci e a superare una crisi che poteva portare alla fine di una bella storia, solo per fantasie che venivano scambiate per realtà e realtà per fantasie.
    Di scuotere le tue convinzioni non mi frega niente, ti ritieni così importante da pensarlo? Ho già detto che la tua reazione -inusitata di fronte al racconto di una crisi e la sua felice soluzione- faceva e fa pensare che qualcosa fosse successo a quelle convinzioni, ma se lo dici tu che si sono persino rafforzate ne sono felice. D’altra parte era la tua nota paranoia che ti faceva immaginare che volessi convincere la platea a una certa visione dell’amore, mentre raccontavo solo come una coppia lo avesse “ritrovato” attraverso una visione reale di cosa sia nei fatti quel sentimento.
    Scavare? Bé Rossà, l’evidente differenza tra le reazioni delle due “utentesse” di fronte alla stessa notizia, qualcosa dice della qualità di quegli animi, o no? Tu che dici.
    Su che ho da fare il sugo di agnello.
    Ciavo.

  • 302
    LilyliL -

    https://www.facciabuco.com/post/660lfx/spongebob-non-ce-ne-frega-un-c....-vaccata-post-by-lilli.html

    🙂

  • 303
    Don Ciccio -

    Il commento 299 è una vera perla di psicologia, davvero complimenti, anche se sicuramente saranno parole al vento.

    “Il costante bisogno di sentirti superiore fa sì che tu debba sempre confermarlo innanzitutto a te stesso.”
    Grande verità! Non immagino la fatica che debba comportare dover abbassare gli altri per tentare di innalzare se stessi.

    “L’attitudine a nascondere fragilità e scacchi t’induce a pensare che sia così anche per altri.”
    Vero! Nel tuo caso, hai riportato fragilità e sconfitte, cosa non facile da attuare concretamente.

  • 304
    Golem -

    Eh niente, qualunque cosa dica la nostra opinionista, il nostro don Cicciotte la avalla e sottoscrive a prescindere, anche quando si tratta di deduzioni paranoiche come questa: “Il costante bisogno di sentirti superiore fa sì che tu debba sempre confermarlo innanzitutto a te stesso.”
    Intanto in quanto presuntuoso, arrogante e narcisista non avrei bisogno di nessuna conferma, anche perché se quella deduzione giunge dalla sensazione di voler sminuire la sciura, dimostra ingenuamente come questa si sopravvaluti.
    Io non sminuisco niente, metto solo in luce le tante incoerenze, anacronismi e strumentalismi che la sopra citata ha mostrato in decine di anni. È forse sminuire solo perchè si mostrano aspetti sgraditi alla protagonista al suo cavalier servente?
    Se avessi il problema di confermare alcunchè di quello che sono, attaccherei ben altra utenza, non certo la lady. Invece quando si incontra chi è minimamente sè stesso, che problema c’è, sia che si concordi o meno con le loro idee, almeno sono credibili.
    Però Cicci, si parla di un de cuius e compari tu, un de cojons.
    Ciavo

  • 305
    Golem -

    Uh, Ross, non avevo letto il tuo commenti dove parli della coltivazione delle alleanze. Che funziona male evidentemente se queste non intervengono per darmi una mano.
    MG, non l’ho coltivata io, caso mai tu con I tanti “complimenti” che le hai fatto non appena si è fatta notare. E non dovresti far fatica a ricordare i tuoi giudizi sul suo stile, che non riuscivano a celare, pur con la tua raffinata dialettica, il “fastidio” di trovarla piacente, visto che aveva offerto il suo profilo FB. Ma non solo, perché quando questa sposò le mie argomentazioni su “di cosa parliamo quando parliamo di amore”, il tuo disappunto (usiamo questo eufemismo) toccò vette più poetiche che mai. Ma a te piace parlare delle mie vette, non dei tuoi equilibrismi dialettici, che in chi è riuscito a carpirne i codici segreti svelavano il vero moto dell’anima che li muoveva.
    Comunque, è evidente che vuoi far credere che tu le allenze non le hai mai coltivate. Infatti si coltivavano da sole, come la gramigna.

    P.S. il sugo di agnello era favoloso! Ed è così facile. Richiede solo un po’ di amore.

  • 306
    Golem -

    Se la sciura non replica Cicciotto non può chiosare sulla falsariga della prima, perchè non ha idee proprie, ma le pappagalla. E attenzione, quand’anche la suddetta parlasse di quadrupedi volanti, o di interpretazioni dei comportamenti altrui (solo quelli, non i propri) frutto di una laurea in psicologia presa coi punti del supermercato, lui le troverà geniali.
    Non è meravigliosa questa intesa, nata spontaneamente e che non ha neppure bisogno di essere coltivata, tanto ha trovato il terreno adatto per crescere fruttificare? Tutto molto bello.

  • 307
    Max -

    Buon giorno a tutti. Al di là delle schermaglie personali che qui, come in tanti altri casi, prendono il posto dell’argomento trattato in quanto tale, la mia posizione sulla questione, in base alla mia esperienza, è la seguente: 1. La laurea in quanto tale non rende migliori di altri, ma lo studio e l’approfondimento la differenza la fanno. I miei studi liceali e universitari, uniti a una naturale propensione alla lettura, mi hanno sicuramente aiutato ad ampliare i miei orizzonti e ad avere di fronte a ogni cosa un atteggiamento più cauto e riflessivo. Socrate (e perdonatemi la citazione dotta) diceva che il vero saggio è colui che sa di non sapere, il che vuol dire che man mano che si apprende qualcosa si prende coscienza in modo sempre crescente di quanto la realtà sia complessa e non si sia mai finito di esplorarla e approfondirla. Per cui è opportuno essere sì consapevoli di ciò che si sa, ma con un atteggiamento umile e sempre disponibile a rimodulare la propria prospettiva.

  • 308
    Max -

    Io amo leggere un po’ di tutto, anche in campi che non mi sono propri, ma sono consapevole che queste incursioni non mi portano a diventare magicamente esperto, che so, di diritto o di medicina, ma sono semplicemente un’infarinatura, un modo per farmi un’idea della materia, giusto per saperne qualcosa, ma niente più. Dopodiché: siccome per organizzarci abbiamo bisogno di criteri e regole, ci sono situazioni nelle quali il “pezzo di carta” deve fare la differenza e certificare che una persona, quella determinata materia, l’ha studiata e approfondita come si richiede per poterla praticare. Poi anche questo criterio può avere le sue falle, dato che ci sono laureati assolutamente incapaci proprio nell’ambito in cui dovrebbero operare, ma sin qui il criterio, pur essendo fallibile, si è dimostrato il più efficace. Dopo un po’ di tempo di assenza ritrovo qui tante vecchie conoscenze che saluto con stima e affetto. Rileggervi mi rassicura sul fatto che state bene.

  • 309
    Golem -

    Ben tornato Max, è sempre piacevole leggerti.
    Andiamo al sodo senza acrobazie verbali, e diciamo che nel dibattito sull’argomento aleggiava un evidente bisogno del non laureato, chiunque esso o “essessa” fosse, di portare l’acqua al proprio mulino per non apparire secondo a nessuno. È il solito frequente bisogno umano di auto ed etero stima, che non risparmia nessuno.
    Poi, al netto di tutte le possibile variazioni sul tema, è logico e statisticamente
    probabile aspettarsi non laureati geniali e laureati ottusi. Laureati ottusi che io ho conosciuto persino come miei presunti superiori in ambito lavorativo.
    Detto ciò, é ragionevole immaginare che chi ha seguito un corso di laurea é entrato quantomeno in contatto con una serie di conoscenze che possono essere assimilate a strumenti più “raffinati” diciamo, dai quali, chi sarà in grado di utilizzarli adeguatamente, avrà un ovvio vantaggio rispetto a chi ne è sprovvisto. 》

  • 310
    sherazade -

    Ciao Max.

    Contenta di leggerti, e di intuire che anche tu stai bene.

    Buon pomeriggio.

  • 311
    Golem -

    》Ma l’Università non è solo una mera sequenza di esami, quanto soprattutto un percorso di pianificazione, organizzazione, acquisizione di senso critico e maturazione attraverso il confronto con la docenza, che non ha eguali in altri ambiti didattici.
    Banalmente, alla fine bisogna provare cosa sia l’Università per poter dire se serva o meno.

  • 312
    Ana Maria -

    In Italia mi dava l’idea di una mera sequenza d’esami + pianificazione. Il pensiero critico l’ho imparato in Inghilterra. L’organizzazione idem.

  • 313
    Golem -

    Perfetto Ana Maria, ora sei completa. Io non conosco direttamente le università britanniche, ma il Politecnico di Milano è frequentato da studenti di ogni parte del mondo. Qualcosa significherà, che dici?

  • 314
    Max -

    Ana Maria, ovviamente mi è difficile esprimermi se debbo partire dal tuo caso personale, poiché in esso si trovano circostanze e variabili che soltanto tu puoi conoscere a pieno. In linea generale posso dire che il pensiero critico e la gestione più dinamica in stile britannico sono sicuramente di grande utilità, ma l’apprendimento magari più pesante e formale che vige da noi ci offre la base su cui costruire tutto il resto. Certo, se poi uno è una persona incapace e non sa fare buon uso di ciò che ha imparato, allora è ovvio che nessuna forma di istruzione può renderlo migliore, ma se si lavora su buon terreno, una preparazione di tipo tradizionale non impedisce di giungere a un’applicazione più concreta di ciò che si è appreso. Credo che dovremmo lasciare da parte le idee dicotomiche secondo cui solo da una parte c’è il buono e dall’altra è tutto da buttare. Le persone che più stimo son quelle che son riuscite a acculturarsi bene ma sanno anche occuparsi di questioni pratiche.

  • 315
    Max -

    E ora vengo per un momento al mio caso personale, anche se ciò che sto per dire molti lo sanno già. Io sono una persona cieca dalla nascita e questo mi ha un po’ costretto ad orientarmi verso tipi di studio e di attività che privilegiassero l’elemento teorico rispetto a quello pratico. Dopo il Liceo Classico e la laurea in Filosofia ho trovato posto presso la Biblioteca che si occupa della produzione e distribuzione dei libri fruibili da noi. Ebbene io in questo contesto ho svolto mansioni molteplici: dal correttore di bozze al redattore dei giornali che pubblichiamo, ma non ho avuto problemi a manovrare le nostre stampanti e punzonatrici, o a trascrivere a computer le lettere che i nostri utilizzatori ci scrivevano in Braille, così da permettere agli operatori vedenti di leggerle e di evaderle. Insomma, nei pur ristretti limiti consentitimi, ho cercato di far coesistere nella mia vita il fattore “soft”, intellettuale, con quello “hard”, più pratico e concreto.

  • 316
    maria grazia -

    Ana Maria, difatti il pensiero critico si sviluppa attraverso le proprie esperienze personali ( nei vari campi della vita ) e non perché si frequenta questo o quell’ istituto. Per quanto riguarda il metodo organizzativo poi, questo ce l’ ha chiunque svolge nella vita un’ attività di qualche tipo. Ma se proprio vogliamo parlare solo di università, l’ Inghilterra rappresenta l’ eccellenza, con atenei del calibro di Oxford e Cambridge. E non certo la nostra cara Italia.
    Come sempre, le solite scemenze sparate a caso al solo scopo di provocare.
    Mamma mia quanto dev’ essere noiosa la vita di alcune persone.

  • 317
    Golem -

    Ma allora MG, a che serve l’Università, un istituzione che risale a quasi 1500 anni fa.
    Quando parlo di affinamento del semsi critico e del metodo, questo avviene attraverso l’interazione con un corpo docente che a sua volta ha seguito e superato un iter di selezione qualitativa che garantisce un percorso dello stesso genere.
    Il fai da te non dà termini di confronto autorevoli, ed è inevitabile cadere nell’autoreferenzialitá.
    O no?

  • 318
    Trader -

    Ma senti quest’altra. Si trova pure d’accordo con Ana Maria e questo la dice lunga.

    “il pensiero critico si sviluppa attraverso le proprie esperienze personali ( nei vari campi della vita ) e non perché si frequenta questo o quell’ istituto”

    Se studiare è inutile per sviluppare il senso critico, un analfabeta dovrebbe avere più senso critico di uno scienziato.
    Ma poi, frequentare un istituto non è esso stesso un’esperienza in un campo della vita? L’affermazione di MG è contradditoria, illogica.

    ” il metodo organizzativo poi, questo ce l’ ha chiunque svolge nella vita un’ attività di qualche tipo. ”

    Vi pare che una commessa, battendo scontrini alla cassa, sviluppi un “metodo organizzativo” maggiore di chi deve pianificare lo studio all’università? E maggiore di chi studia proprio metodologie organizzative?

    MG parla solo per dare aria ai polmoni.

  • 319
    maria grazia -

    Se qui c’è qualcuno che è autoreferenziale non sono certo io..
    Ad ogni modo sono intervenuta esclusivamente per rispondere ad Ana Maria. Golem, non ho mai detto che l’ universita’ è completamente inutile. Ho solo messo in evidenza i limiti – peraltro palesi – di alcuni. Non mi interessano le liti da forum. Ti consiglio di trovare qualcosa di più interessante con cui impiegare il tempo. Consiglio che naturalmente vale per chiunque altro risponde alle mie lettere al solo scopo di creare polemiche.

  • 320
    Golem -

    MG, che ti piaccia o meno, l’Università è un’istituzione riconosciuta a livello mondiale. Se non fosse utile alle società perché tanto c’è la si può cavare con le proprie innate capacità, sarebbe già sparita da un pezzo. È una questione di economia, nel senso stretto del termine.

  • 321
    Golem -

    Volendo parlare banalmente di denaro, io ho speso circa 30mila euro come controvalore delle lire dell’epoca per frequentare Architettura, che é piuttosto cara rispetto a facoltà dove si usa poco materiale tecnico, oltre al tempo impegnato naturalmente. Ma il denaro l’ho recuperato in modo imparagonabile rispetto all’ investimento, e il tempo mi è stato ritornato in termini di “sapienza”, che onestamente non avrei potuto acquisire autonomamente. É questa, sia chiaro, è semplicemente la mia esperienza.

  • 322
    Trader -

    MG:”l’ Inghilterra rappresenta l’ eccellenza, con atenei del calibro di Oxford e Cambridge. E non certo la nostra cara Italia.”

    Mai sentito parlare di Bocconi?

    “non ho mai detto che l’ universita’ è completamente inutile. Ho solo messo in evidenza i limiti – peraltro palesi – di alcuni.”

    Nemmeno MG sa cosa stia dicendo. Il titolo della lettera che ha scritto è:”Laurea, serve o non serve?”. La lettera è contraddittoria e mena il can per l’aia, andando fuori tema. Sembra sostenere che al posto di frequentare l’università, si può anche formarsi per conto proprio leggendo Wikipedia. Stessa cosa, guarda. Perché seguire le lezioni di anatomia sui cadaveri, quando si può guardare i cartoni animati di “Esplorando il corpo umano”?
    Poi sostiene che i laureati non servano a fare progredire l’Italia. MG avrà notato che negli anni i laureati sono aumentati, mentre la “progressione” del paese no? Macché, non sa manco di cosa parla. Cosa intenda con il vago termine…

  • 323
    Trader -

    “progressione” di un paese non lo sa neppure lei.
    Colpa dei mass media, certo.
    MG dice che laurea non serve per certi percorsi professionali. Ma MG dimentica di dire che è vero anche il contrario.
    MG sostiene che ai laureati manca il problem solving. Quindi chi non ha fatto l’uni sviluppa questa capacità. Che fenomeno strano. Peccato studio porta proprio ad avere un maggiore problem solving.
    Secondo MG tra i laureati c’è una grande incidenza di analfabetismo funzionale e ignoranza tecnologica, maggiore di quella che si riscontra in chi fa lavori umili come i venditori porta a porta. Il loro lavoro gli ha fatto sviluppare capacità intellettive migliori degli ingegneri.
    “…Consiglio che naturalmente vale per chiunque altro risponde alle mie lettere al solo scopo di creare polemiche.”
    La sua lettera è polemica

  • 324
    Max -

    Trader, non ho alcun motivo per difendere Maria Grazia poiché sa difendersi da sé e comunque vi sono alcune argomentazioni sue che io sono il primo a non condividere. Debbo però dire che lei, così come ha affermato che vi son lavori che possono essere svolti senza possedere una laurea, ve ne sono altri per i quali la laurea è indispensabile. Inoltre non ha detto che tutti i laureati mancano di capacità di problem solving ecc., ma che ne ha incontrati molti, e li ho incontrati anch’io, che ahimè presentano proprio queste carenze. Ciò su cui dissento da lei e da altre persone, fra altre argomentazioni, è l’affermare che se uno non è esperto in tecnologia o non è prestante dal punto di vista operativo è già un “minus valens”. Certo, saper usare bene il computer e tutti gli annessi e connessi dà una marcia in più, ma io ho conosciuto molte persone che erano dei veri disastri in questo campo ma hanno avuto molto da dire e da dare al loro prossimo. Per cui, cauti coi giudizi please.

  • 325
    Max -

    Infine: come già ho detto, il problema non è di stabilire se la laurea serve o no. Ciò che fa la differenza è avere o meno un certo tipo di cultura, di voglia di conoscere, di apertura mentale e di organizzazione di ciò che si sta apprendendo. Queste qualità possono essere possedute anche da chi la laurea non ce l’ha, ma ritengo innegabile che la frequenza (ovviamente fatta seriamente e abbinata a una mente adatta) offre un indiscutibile aiuto per il raggiungimento di questi scopi, poiché offre numerose occasioni di confronto con ciò che non sappiamo e con persone, allievi e docenti, che sanno appunto ciò che noi non sappiamo e ci porta a viarticolare i nostri metodi di studio e le nostre scelte su ciò che riteniamo ci interessi. Son stati tanti gli esami che di primo acchito trovavo quanto mai noiosi e che, sforzandomi per prepararli, mi hanno fatto scoprire cose che poi ho trovato interessanti. Probabilmente, se avessi potuto scegliere, avrei letto solo ciò che piaceva a me.

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