La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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“l’aspetto curioso è che spesso i maschi concentrano tutto il loro “amore più vero” nella sessualità, il che è pure abbastanza comprensibile visto che di sentimenti di solito sanno poco o niente… glieli si deve sempre insegnare…”
Ottima sintesi Rossana! Condivido appieno. E’esattamente così che vanno le cose per loro…
Ciao amici miei la sintesi di Rossana è realistica però io ho ancora l’illusione che esistono uomini che ti mettono al centro dei loro pensieri e sono capaci di renderti non dico amata ma almeno felice. Il limite delle donne è questo Rossana non sapere scindere sesso dall’amore anche se alcune ci riescono egregiamente credimi. Maria Grazia io sono ben decisa a proseguire per la mia strada lontana dalle tentazioni varie. Golem la mia stupida fantasia potrebbe costarmi cara io non posso rischiare che una stupida infatuazione fisica possa degenerare in qualcosa di più. Comunque io sono ben decisa a proseguire dritto una cosa è la fantasia un’altra è la realtà. Come io ho deciso che vita virtuale e reale non li voglio più fare incrociare nel campo sentimentale vedendo i risultati funesti con Raul. Grazie Rossana leggerò i tuoi libri e guarderò il video anche se è vero che tra prassi e teoria come dice Golem ce un bel distacco. La vita reale è un’altra cosa, gli amori descritti nei film sono surreali. Nella realtà le cose sono ben diverse, io voglio vivere le cose per questo l’attesa mi logora. Vorrei viverle come voglio io però, mi piacerebbe circondarmi di persone valide ma ahimè stasera se tutto va bene esco con la mia stupida ed egoista amica che per forza mi vuole trascinare in un locale dove ci sono fighetti stronzi e montati( la peggiore categoria di uomini che esistono per me) e per non rimanere a casa ogni tanto devo accontentarla. Io spero solo in un domani migliore solo ciò mi consola. Buon fine settimana amici
Noemi,
i libri sono uno dei passatempi più giusti per la mia età ma il fenomeno amoroso m’interessa da almeno una ventina d’anni e non l’ho studiato solo attraverso gli autori di libri o di film.
mi si vuol far passare più spesso del necessario come la Liala del 2000. invece, ho vissuto molto intensamente un paio di lunghe diverse esperienze amorose, e più su queste che sul resto baso le mie conoscenze in materia, com’è ovvio che sia.
sono disincantata e nel contempo aperta a tutto quanto considero attendibile. niente a che vedere, però, con le fantasie, le mistificazioni o le melensaggini varie!
Per cui Noemi, affidati pure alle corpose esperienze di chi sa come vanno certe cose, e stai tranquilla. Anche perché i maschi non sanno quasi niente di sentimenti e bisogna fargli vedere quali lo sono e quali no. È c’è chi lo sa.
Noemi,
leggi, informati, ascolta ma poi affidati solo a te stessa: tu sola sai chi sei, cosa stai vivendo e perché, cosa desideri per il tuo futuro e quali sono le tue concrete possibilità di conquistarlo.
le esperienze altrui spesso non sono utili nemmeno a chi le ha vissute, anche se a nessuno piace essere indirettamente deriso o esautorato nelle convinzioni faticosamente raggiunte.
Rossana e Golem, io cerco solo di trovare la mia strada nella vita. Ma le delusioni sono parecchie, spero solo in positivo.
L’amore ormai ho capito che perora non devo cercarlo
“tu sola sai chi sei, cosa stai vivendo e perché”
purtroppo non è sempre così, perchè alcune esperienze amorose si riesce a inquadrarle nella giusta ottica solo tempo dopo che si sono concluse, e ci sono peraltro aspetti ( anche di noi stessi ) che non metteremo mai a fuoco neanche in seguito. Questo perchè quando si è fortemente attratti da qualcuno in quel momento si perde lucidità, e tutto ci appare sfalsato. così, una vana speranza può diventare una concreta prospettiva, e un amore infelice ( come ce ne sono tanti ) può assumere i tratti di un nobile ed etereo sentimento di cui ci forgiamo di essere i diretti protagonisti.
Noi donne siamo più soggette a vivere di queste elucubrazioni, proprio perchè rispetto agli uomini razionalizziamo di meno e nel corso della vita – specie in giovane età – scambiamo spesso l’ attrazione sessuale per il sentimento d’ amore.
Noemi usa la testa e non l’istinto. Il tuo hai già visto che scherzi ti fa.
Noemi,
siccome si tende a stravolgere quello che scrivo, rettifico: molto spesso non si sa affatto in modo chiaro perché si sceglie bianco oppure nero (è vero che soltanto dopo che le esperienze amorose sono concluse da decenni si riesce, a volte, a scoprire quelle che sembrano esserne state le motivazioni più profonde).
questo, però, non significa che chi non è nella nostra pelle, non ha il nostro temperamento, non è immerso nella nostra realtà, sia in grado di sapere in assoluto cosa è meglio per noi e per quale via realizzarlo.
sarebbe utile che almeno sapessimo se siamo più portati alla sessualità o al sentimento. in una donna predomina quasi sempre il secondo ma non c’è niente di male né nell’essere attratte fisicamente da qualcuno a cui non si sa resistere, né avere in gioventù una piacevole amicizia di letto, cosa che spesso finisce d’essere, sul finale, anche un grandissimo amore.
ribadisco: a mio avviso, basta essere consapevoli delle proprie scelte, senza fingere o affibiare loro etichette fuori luogo, e senza pretendere che un colore sia più vivido e più vero di un altro. basta che lo sia per chi l’ha deciso, per tutto il tempo che decide di volerlo vivere come meglio preferisce. potrebbe non presentarsi mai più la stessa opportunità. la vita può esserne avara: meglio scegliere con oculatezza ma evitare di dover in futuro avere rimpianti!
persino Benedetto XVI ritiene inscindibili le due componenti dell’amore (non dell’innamoramento, da cui di solito traggono linfa vitale iniziale):
«Eros e agape, amore ascendente e amore discendente, non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro (…). La fede biblica non costruisce un mondo parallelo o un mondo contrapposto rispetto a quell’originario fenomeno umano che è l’amore, ma accetta tutto l’uomo intervenendo nella sua ricerca di amore per purificarla, dischiudendogli al contempo nuove dimensioni.»
(Da: Enciclica “Deus caritas est”)
Noemi usa la testa. Te lo dice un papà non un Papa.
“questo, però, non significa che chi non è nella nostra pelle, non ha il nostro temperamento, non è immerso nella nostra realtà, sia in grado di sapere in assoluto cosa è meglio per noi e per quale via realizzarlo.”
è ovvio! un altro non può sapere meglio di noi cosa davvero collima con noi e cosa davvero vogliamo, cosa davvero ci renderebbe felici. ma un “occhio esterno” può valutare certe dinamiche relazionali molto più obiettivamente, se al contrario di noi non ne è direttamente coinvolto. Se io ad esempio ho un’ amica innamorata perdutamente e senza speranza di un uomo sposato che non lascerà mai la moglie, ovviamente sarà molto diverso il modo in cui io valuterò quella situazione, rispetto a quello della mia amica. perchè in quel caso lei ne è direttamente coinvolta e guarda con gli occhi della persona “acceccata” dalla passione. Io invece, standone FUORI, posso darne un quadro distaccato e OGGETTIVO.
Noemi usa la testa e non l’istinto. Il tuo hai già visto che scherzi ti fa.
Golem hai perfettamente ragione anche perchè Raul mi ha creato un nuovo problema e sono disperata veramente
“perché in quel caso lei ne è direttamente coinvolta e guarda con gli occhi della persona “acceccata” dalla passione. Io invece, standone FUORI, posso darne un quadro distaccato e OGGETTIVO.”
MG sarebbe persino superfluo doverlo sottolineare, ma hai fatto bene. Serve sempre.
A proposito della vicenda della mia lei con quel tizio, oggetto qui di molte obiezioni riguardo al giudizio sulla qualità del rapporto, le amiche di lei le dicevano esattamente quello che poi è emerso dalle lunghe discussioni sull’argomento, fatte durante la crisi. Ma il desiderio di non squalificarlo e squalificarsi di fronte all’evidenza di una “scelta sbagliata”, che deriva da una “visione sbagliata”, fa sì che lo si voglia giudicare attraverso la “passione che giustifica tutto “. È il dramma di chi pensa che la vita si debba vivere come Anna Karenina. Te l’immagine la Annuska che spignatta in attesa di servire una “ciorba” al suo eroe, Vronskij o Levin, cosa importa, che rientra dal lavoro? Questo é il guaio: immaginarsi l’amore come un romanzo o un’avventura, quando invece è vita di tutti i giorni, mooolto più romanzesca di questo romanzo che è il più di tutti i romanzi “sull’amore”.
Quello che non si vuole comprendere è che un rapporto che funziona lo si nota perchè semplicemente… funziona. Gli altri non sono rapporti, non sono amori, non sono storie. Ma tentativi.
Ciao toseta.
verissimo golem! la cultura che ci è stata trasmessa ci ha abituati a pensare che i GRANDI AMORI sono solo e unicamente quelli sofferti, impossibili, o contrastati dagli eventi. quelli di cui leggiamo nei romanzi, appunto. in realtà, di solito è vero proprio l’ OPPOSTO: e cioè un VERO AMORE presuppone la condivisione della quotidianità e di un progetto comune, e la costante presenza dell’ altro. elementi, questi, senza i quali non siamo di fronte a un amore autentico, ma a qualcosa che manco gli somiglia alla lontana. Fermo restando che le passioni e le emozioni anche solo passeggere hanno senz’ altro il loro fascino e danno slancio alla nostra esistenza. L’ importante è saperle inquadrare PER QUELLO CHE SONO!
ciao mio mentore! 🙂 😀
Oggettivo
Che vale per tutti i soggetti e non soltanto per uno o per alcuni individui, ed è quindi universale, non condizionato dalla particolarità o variabilità dei punti di vista: sapere oggettivo; giungere a conclusioni oggettive.
Soggettivo
Che riflette idee e sentimenti personali, preferenze individuali: giudizio soggettivo; descrizione, esposizione soggettive di un fatto; considerazioni soggettive.
Impersonale
Che non concerne o non è diretto (o non mostra, esternamente, di essere diretto) a una determinata persona: critiche impersonali, e simili.
Ottima disquisizione quella di Rossana. Se un rapporto (visto che si parla di questi), non ha funzionato, è una condizione soggettiva?
Se non ha funzionato, a prescindere dalle cause che attengono ad un altro aspetto della valutazione – quella sì soggettiva, a mio modesto parere – ma dalla semplice osservazione dell’evoluzione del fenomeno, appartiene o no a questa seguente definizione?
“Che vale per tutti i soggetti e non soltanto per uno o per alcuni individui, ed è quindi universale, non condizionato dalla particolarità o variabilità dei punti di vista: sapere oggettivo; giungere a conclusioni oggettive.”
Se io voglio scalare il monte Bianco ( passione) e mi avventuro con scarpe da ginnastica e maglietta e non ci riesco, (cause) non ho scalato il monte Bianco, anche se l’entusiasmo era a mille. È un dato oggettivo, anche se strada facendo ho goduto della vista dei caprioli e delle edelweiss.
La passione per la montagna resta, e sarà sempre grande, ma essere “alpinisti” è un’altra cosa.
Ecco MG, la passione é sempre un bel “motore”, ma è la “razionalità” che ti mostra la VERA strada da percorrere, e come “proteggersi”, sennò la “montagna” ti può “uccidere”. E lo fa, se non la “scali” come si deve, puoi giurarci. ( infatti Annuska muore, suicida. E chi l’ha spinta a farlo? La “montagna”, mai scalata)
La morale del romanzo di Tolstoi sta proprio nell’incapacità di essere “sinceri” con noi stessi. Che ci porta a compiere, nei casi limite, gesti con esiti anche fatali, nel momento in cui non si comprendono le ragioni VERE, di un certo desiderio non avendolo soddisfatto.
È il prezzo che l’essere umano paga da quando “colora” di divino manifestazioni e desideri terreni come il sesso, in questo caso. La religione in altri casi, ancora più complicati dai fanatismi, per esempio.
Ciao bellessa.
Ho dimenticato di citare la fonte delle definizioni del post 13915: http://www.treccani.it
“La morale del romanzo di Tolstoi sta proprio nell’incapacità di essere “sinceri” con noi stessi. Che ci porta a compiere, nei casi limite, gesti con esiti anche fatali, nel momento in cui non si comprendono le ragioni VERE, di un certo desiderio non avendolo soddisfatto.”
che combinazione golem! la sera in cui decisi che mi sarei autodistrutta con comportamenti autolesivi perchè compresi che non potevo avere il cuore del “mio” bandito, avevo proprio visto in tv il bellissimo film ispirato al romanzo tolstoiano, e che vedeva l’ attrice francese Sophie Marceau come protagonista. Ma io non avevo nè il coraggio nè la profondità d’ animo per buttarmi direttamente sotto a un treno, come invece faceva lei nella storia. e così scelsi la molto più consolante e “diplomatica” via della dissolutezza.
Vedi MG, nonostante le feroci e comprensibili critiche ricevute a fronte della mia tesi sugli amori inutili, pochi hanno compreso che il mio obiettivo era proprio banale, e cioè quello di far comprendere che colei o colui che danno di più in una storia sono quelli che poi la pagano in termini di autostima e di fiducia nei propri mezzi.
Io non sono uno psicologo e ho pochissima fiducia in queste figure professionali, non tanto per la validità della scienza che sottende questi studi, ma per le capacità dei professionisti sul mercato di saperla usare senza creare più danni di quelli che vorrebbero risolvere.
La ricerca della figura amorosa dell’età adulta, non è altro che la trasposizione di quelle dell’infanzia, e l’anelito di essere amati si ripropone con le stesse modalità di quello dell’infanzia. Se siamo stati amati ci avviciniamo a colei o colui che ci “appaiono” vicini a quella figura che lo fece. Se da quella figura NON lo siamo stati, cerchiamo di recuperare ciò ché ci sarebbe stato dovuto. In entrambi i casi cerchiamo di CONFERMARE un’identità attraverso l’altro. Da piccoli è necessario perché DIPENDIAMO, da adulti questo diventa una condizione nevrotica. Ma la maggior parte delle storie si sviluppa con questo copione occulto che ci indirizza verso questa o quello. Nel frattempo, presi dalla “passione” non scorgiamo i limiti di queste vicende proprio perché “drogati” di sentimentalismo. Non sentimento: sentimentalismo. Cosa ben diversa.
Se ripenso alla solita storia della mia lei ci vedo questo: la confusione che si è venuta a creare nella semplice anima di una ragazza quando ha interpretato un atteggiamento “simpatico” come una similitudine con quelle di un padre che simpatico e spiritoso lo era davvero, ma soprattutto vero.
Da li a vivere nell’equivoco, nell’illusione di riproporre quegli infantili momenti d’amore, il passo è breve, e la delusione assicurata.
Risultato dell’insuccesso? La sensazione di NON VALERE NIENTE. Allora c’è chi si butta via, fa una vita “dissoluta, chi si droga e chi continua a reiterare l’errore. Come anche quelli che “santificano” quei momenti proprio perché strazianti e struggenti, per quello che la sottocultura, ma anche la cultura (Tolstoi docet) ci trasmettono.
La verità è una sola, e cioè che la ricerca dell’amore da adulti deve essere da fatta da…adulti. Dove ci si aspetta, ed è richiesta, una sufficiente maturità emotiva tale da non aver bisogno di “delegare” all’altro, ancorché desiderato, il proprio valore.
confermo e sottoscrivo tutto quanto golem, è esattamente quello che è successo a me! queste esperienze, se le vivi in un momento in cui sei ancora fragile e immatura ( come lo ero io in quel caso ) infondono in te l’ idea che NON VALI NULLA, e ti comporti di conseguenza ( cioè senza amor proprio ). peraltro non è un caso che da ragazza io mi legassi esclusivamente a queste figure maschili, tralasciando chi mi amava e mi apprezzava appieno: sono stata una figlia bistrattata dai miei genitori, svalorizzata. seppur sentivo il loro affetto nei miei confronti. e questo “trauma emotivo” vissuto nell’ infanzia e nell’ adolescenza si è poi riversato sui miei rapporti amorosi di giovane donna, condizionando le mie scelte. Ma a parte questo, in quel “bandito” che ho tanto “amato” in gioventù, riscontravo parecchie similitudini con la figura di mio padre. Inutile dire che hai ragione tu anche sul fatto di adornare questi rapporti di un cieco sentimentalismo che però NON E’ VERO SENTIMENTO. e di questo occorre prenderne coscienza.
Adesso mi difendo energicamente da chi penso voglia umiliarmi e svalorizzarmi come persona, a volte forse in maniera pure esagerata. Ma la mia è una reazione RIFLESSA E ISTINTIVA, frutto di “antichi traumi” familiari, e del dolore che è derivato anche da passioni disattese e amori sofferti.
sull’ attendibilità degli psicologi non mi esprimo più di tanto. penso che, come in tutti i campi, ci siano quelli seri e coscienziosi così come ci sono i “cani”. io mi sono rivolta a queste figure solo due volte nella vita, e per pochissime e limitate sedute ( tre o quattro al massimo ). uno era uno psicologo dell’ ASL ( quindi gratuito ) che però ha fatto un ottimo lavoro e mi ha davvero “rimessa in piedi”. L’ altro si trattava di una psicologa che operava privatamente a fronte di costose parcelle, e in questo caso devo dire che sono rimasta alquanto delusa. ma non per il pagamento in sè, ma perchè questa persona non era assolutamente in grado di “andare nel profondo” e di scandagliare per bene le dinamiche umane e familiari per le quali mi ero rivolta a lei. si è limitata a darmi consigli scontati e sommari come quelli che avrebbe potuto darmi un qualunque tizio incontrato per la strada!
Noemi,
cos’è successo di nuovo con Raul? sfogati, se ti va…
solo per la cronaca laddiana:
– Madame Bovary (naturalismo, Francia, 1856)
– Anna Karenina (realismo, Russia, 1877)
– Effi Briest (realismo, Germania, 1894-95)
costituiscono la “Trilogia critica del XIX secolo sul matrimonio”, visto da uomini con acuta introspezione nell’animo femminile e con l’accento sull’inizio dell’adulterio da parte di donne “perbene”.
Flaubert fu addirittura costretto a cambiare il finale del suo romanzo, affinché la fedifraga risultasse autopunita.
Karenin avrebbe potuto trattenere Anna, se soltanto l’avesse amata. lei fu annientata dal rifiuto sociale oltre che dalla “colpa” e dal dolore di madre, costretta, come tante altre, ad allontanarsi dal figlio.
a quella trilogia si potrebbe forse anche aggiungere
– La lettera scarlatta (storico, Stati Uniti, 1850)
ma anche, in seguito,
– Una donna (classificato come semplice romanzo, Italia, 1904)
– L’amante di Lady Chatterly (erotico, Inghilterra, 1928)
in quanto sempre d’adulterio si tratta in tutti e tre i racconti.
idee che maturano nello stesso tempo in gran parte dei paesi aventi simili gradi d’evoluzione sociale. a precorrere sia il voto alle donne che il femminismo.
prenditi del tempo per te e prova a pensare che sarebbe stato peggio se avessi continuato a vivere con un uomo che non ti amava, lui è stato onesto con te e con se stesso, ma non prenderla come una sconfitta che va a demolire il tuo io, anzi si puo prendere come un rafforzamento xche nella vita non ci sono cose piu difficili e altre meno, la difficolta è soggettiva( e questa non credo sia una frase fatta) quello che x te è difficile x un altra persona è piu facile e viceversa, prova a dire se supero questa cosa( con la testa ovviamente) crescero come persona,e vero che il dolore si elabora e si supera ma bisona lottare anche in quello, magari non guardando gli altri ma lavorando su noi stessi
Albert
Mi rifaccio al titolo.”la fine improvvisa di un amore”
Tremenda,per chi ancora ama. Per chi ti ha lasciato, ora semplicemente, non sei. Chi smetterebbe, anche per un solo istante, di guardare negli occhi dell’amata? Chi lascia, lo fa perche’ non prova piu’ niente,quegli occhi non sono piu’ gli stessi. L’ho rivista un anno dopo. Distante, i suoi occhi non brillavano, le pupille un tempo enormi e profonde, ora come punte di spillo. Ho visto quello che rimane del sole quando e’ spento.freddo. Gelido. Eppure, era lei che mi stava guardando in quel modo mai visto. Cercavo guardandola, qualcosa di familiare nel suo sguardo, il mio. Non ci ho trovato niente. Ora, sono solo bellissimi ricordi al tempo presente. Due anni dopo ancora ne sento la voce, vedo certi suoi sorrisi. Certi suoi modi, tutti suoi e solo suoi, di muoversi. Mi manca ancora da morire. Eravamo amanti. Un anno e mezzo. Insieme, eravamo l’infinito. Magari ricorda qualcosa. Forse no, è mi parrebbe impossibile, data l’intensita’ e la reciprocita’ di cio’ che e’ stato. Immenso. Sono contento di aver provato questo. Certe cose, sono per sempre. Anche quando non esistono piu’. Non cercate di dimenticare. Non dite mai”a dopo”. Il dopo, potrebbe pure non esistere. Siamo al presente. Anche un ricordo del passato e’ al presente. Ora. Ciao, ti amo ancora, per quello che siamo stati. Spero tu sia felice. E che pure tu ogni tanto, cosi’ all’ improvviso, senza apparenti ragioni, possa sentire il mio odore e vedere i miei occhi di ieri. Questo lo chiamo amore. ( eravamo diventati una cosa sola)
Mi dispiace capisco il tuo dolore….la cosa che lui ha sbagliato è che di sicuro non ha smesso di amarti dall’oggi al domani è che non aveva il coraggio di dirtelo da tempo, se ti diceva che non era piu sicuro magari lo assimilavi piano piano e ne prendevi coscienza, se non ci ripensa devi solo aspettare che ti passa come sto aspettando io….
Ho visto in questo blog diversi commenti vorrei raccontarvi la mia storia. Io in passato ho sempre sofferto per amore ed ancora continuo a farlo forse non fa proprio per me.
Ho avuto una storia d’amore durata vari anni con il mio ex che mi ha fatto soffrire tanto. Dopo ho conosciuto un altro ragazzo con cui non è andata neanche bene. Ora da circa un mese e mezzo ho conosciuto una nuova persona, che viviamo distanti un cento kilometri. Anche con questo ragazzo però non vedo all’orizzonte buone cose. All’inizio era simpatico e gentile, dopo abbiamo avuto un incomprensione, ed è cambiato. Intanto non mi manda più i messaggi di prima ha perso la sua ironia inoltre per qualsiasi cosa dobbiamo fare come dice lui. Abbiamo avuto lunedì un incontro andato bene ed io credevo le cose potessero migliorare ma non è così. Intanto mi dice che mandarmi qualche messaggio per sentirci la mattina non sempre gli va( non devi fare paragoni con il passato come facevano altri tipi che hai frequentato) io glielo dico solo per essere in collegamento non per altro ma lui mi risponde così. Inoltre quando discutiamo di qualcosa mi dice sempre che si sente male perchè io ho molta influenza su di lei, ma come parlarne dicendo così?. In più dice che a telefono dobbiamo sentirci massimo una volta al giorno( devo cercarmi altre situazioni non sempre devo cercarlo) e soprattutto aggiunge che non devo chiamarlo la sera che lui deve dormire. Di recente gli ho preso questi discorsi mi ha detto che io lo faccio soffrire se discuto di queste cose e che devo rispettare le sue regole in modo categorico. In più per vederci mi dice che perora è impegnato, si è inventato di avere graffiato la macchina dei suoi e che non sa quando possiamo vederci. In caso devo andare a trovarlo io in un posto che a lui viene vicino ed anche in quel caso non sa se può venire per mezza giornata da me perchè perora è molto incasinato. Dalle mie zone non sa se può venire, ha tante priorità e devo capirlo( investire in un rapporto va in secondo piano). Lui fa una vita di solitudine, non credo il problema sia un’altra tipa ma forse io non gli piaccia abbastanza. Gli ho detto se tiene a me si è arrabbiato: Mi ha detto lo sai che è così ed è una mancanza di fiducia verso di me perchè me lo chiedi spesso?. Ma nei fatti non lo dimostra per niente. Io devo stare alle sue regole persino per sentirci inoltre secondo me lui non ha avuto molti approcci nella sua vita e mi vede come un inizio di quella sfera e non più di tanto.