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La fine improvvisa di un amore

di Loredana

Riferimento alla lettera: Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006

L'autore ha condiviso 4 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Loredana.

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Categorie: - Amore

14.073 commenti

  • 8276
    LUNA -

    CATI: qui ci sono solo le parole e le cose di cui parliamo non sono semplici, per cui i malintesi di comprensione o espressione possono succedere 🙂

    @Allora gli ho chiesto un punto fermo anche se in realtà sentissi che non era il momento giusto, e comunque ero contenta lo stesso di accontentarmi delle briciole, perchè mi spronò la psicologa da cui andavo, non era un mio sentire…Da allora inutile dirti che si è spezzato quel rapporto di fiducia con lei e ho preferito non fare più sedute. Non so cosa farei per ritornare indietro anche se vivevo all’insegna della precarietà del nostro rapporto.

    non mi intrometto, nella maniera più assoluta, nel rapporto, attuale o spezzato, con la tua psicologa. E’ una cosa personalissima, individuale. Sai tu per te.
    La mia, che segue, è una riflessione assolutamente generale:

    forse ci capita di accontentarci delle briciole perché temiamo di perdere il contatto, a volte quando lo abbiamo già perso, ma nelle briciole tentiamo di ritrovare un tutto. Perché è della mancanza di quello che concepiamo come un tutto (sia che lo abbiamo avuto, sia che non lo abbiamo mai avuto) che soffriamo, anche nel momento in cui le briciole insieme ci causano un effetto tampone e una frustrazione.
    Il mio, ripeto, è un discorso semplificato, ora, e generalizzato, mentre ovviamente ogni persona e storia è a sè.
    Direi, in questo mia riflessione sull’argomento, però:
    ci si accontenta della briciole per stare in qualche modo in equilibrio, ma non credo che esista veramente qualcuno che si sente bene accontentandosi delle briciole. L’accontentarsi delle briciole presuppone un limbo tra l’avere una relazione soddisfacente e l’essere liberi. Soli, ma liberi di soffrire, anche,e quindi di rinnovarsi. Le briciole non so se siano un ancoraggio o piuttosto un freno a mano, costantemente tirato. Non tanto rispetto al fatto di incontrare un’altra persona, e di farsi una nuova vita in quel senso (cosa che ricorre spesso in queste pagine, ma che a me non sembra prioritaria per sentirsi bene… intendo dire che semmai mi sembra più logico che una persona possa arrivare nel momento in cui noi abbiamo già riaperto dei canali con noi stessi, piuttosto che credere al principe azzurro che risveglia la bella addormentata… visto che un po’ credo anche accogliamo ciò che siamo pronti ad accogliere, che ne siamo consci o no…). dicevo un freno a mano tirato anche nel fatto di guardare se stessi e la realtà presente con una certa obiettività…

  • 8277
    LUNA -

    e le proprie sensazioni ed emozioni.
    Forse le briciole producono a volte anche una realtà… sfalsata.
    Piuttosto che perderti completamente, piuttosto che perdere il sogno, il progetto, e affrontare anche l’idea che non siamo più cos’eravamo e la centralità del rapporto è cambiata, per te, mi accontento delle briciole (scusa se rubo la tua espressione) e vivo all’insegna della precarietà del rapporto come se la precarietà fosse una sorta di stabilità. Se prima avrei vissuto dando un certo tipo di valore ad un gesto, una parola, un silenzio e soprattutto allo scambio, e anche alla soddisfazione del rapporto e dello scambio reciproco, rischio di caricare a dismisura ogni parte della briciola di significati che mi rimandino al tutto. Se nella stabilità reale avrei sentito/magari espresso frustrazione per una banalità del quotidiano (che ne so… un ritardo, una dimenticanza, un gesto di freddezza) ora tutto è molto carico di emotività e di senso di abbandono e precarietà, per cui i parametri sono sfasati… magari soffro ancora di più per una ben più grande mancanza di vicinanza, tuttavia sono in grado di caricare di enormi significati e aspettative un cenno, un gesto, anche un nulla… mentre di fatto però mi ripeto anche che, poiché tutto è precario, non sono in diritto di aspettarmi niente.
    Ecco che quello che sta sotto, il bisogno di un punto fermo (per restare o andarmene) magari emerge… ma siamo sicuri che non c’è sempre stato anche mentre ci accontentavamo delle briciole? Che è più naturale che il nostro modo di sentire si domandi dei punti fermi, al di là della paura che possiamo provare al pensiero che la risposta sia negativa? anche perché qualora la risposta è negativa spesso la neghiamo, andando a cercarne una positiva in un cenno…

    In realtà mi chiedo se le briciole non consumino le relazioni. Il fatto di offrirle, il fatto di accoglierle. Questa è una riflessione mia. Da… Pollicina. Io ho aspettato una persona in crisi, come ho già detto. Forse quella persona, in qualche modo, ha aspettato me. Perché, in qualche modo, siamo ancora qui. Ma qui con le briciole, mentre le vere questioni che andrebbero risolte non vengono affrontate. Il compromesso fa sì che ci sia quella distanza che da un lato consola dall’altro permette il tempo, e di non affrontare le cose realmente. Ma la verità è che non si costruisce la vita, nè la propria, nè insieme, sulle briciole. Non lo so.

    Un bacio.

  • 8278
    cati -

    LUNA cara, ti do ragione a livello razionale e penso che sia questo il ragionamento che ha fatto anche la mia psicologa. Ma le briciole di cui mi accontentavo, per lui, che non aveva rapporti più con nessuno a parte i colleghi di lavoro con cui divide la vita, erano tutto. Almeno percepivo questo a chiare lettere. Se una persona è anoressica e, ad un certo punto, mangia una mela, è come se avesse mangiato un piatto di pasta al forno…Non posso costringerla a mangiare anche il dolce perchè le farei capire che non comprendo gli sforzi che fa. Ero l’unica, al di fuori della cerchia lavorativa, con cui manteneva rapporti. Certo che vederlo la maggior parte del tempo diverso da come ero abituata un tempo mi faceva male, ma la carezza fattami di notte mentre credeva che dormissi o l’essersi addormentato per la stanchezza appena tornato da lavoro tenendomi stretta la mano tutto il tempo o la sua grande gioia nel guardare l’albero di natale che gli avevo montato di nascosto nella sua nuova casa in affitto, tanto grande da volerlo tenere fino alla fine di gennaio (finchè non l’ho tolto io, l’ultimo giorno in cui sono stata con e da lui, per intenderci il giorno del famoso biglietto sotto le lenzuola), illuminato anche la notte, sono cose senza prezzo che mi ripagavano della frustrazione che talvolta provavo. Lui poteva darmi quello e quello mi dava…A volte penso, non so se per consolazione, che questi sprazzi di felicità pura non li avrei mai provati se non mi avesse mai lasciato. E’ masochismo?
    Tornando alla mia richiesta di certezze, credo che la psicologa mi avesse convinta a sollecitarlo anche perchè sapeva quanto tenessi ad avere un figlio e non voleva farmi perdere uno degli ultimi treni. Non la biasimo per questo.
    Potrai pensare che non ho capito ciò che con molta delicatezza mi hai voluto dire, non so, ma il mio cuore pensa altro.
    Sono convinta che gli vorrò un gran bene fino all’ultimo dei miei giorni e, nonostante la mia sofferenza che col tempo ancora non si attutisce, gli sarò sempre grata dei 15 anni che ho passato serenamente e appagata con lui. E forse questa mancanza di rabbia e di rancore (che credo non sia così normale)è quello che mi impedisce di andare avanti
    Mi ha sempre ribadito che mi vuole un bene dell’anima e che me ne vorrà finchè non lo metteranno nel ‘tabuto’. Mi piace credergli anche se ora mi riesce difficile perchè non si può fare soffrire così chi si vuole bene, o sbaglio?
    Buona serata

  • 8279
    teresa -

    Ciao a tutte, domani andrò a casa dai miei cosi mi allantano un pò questo luogo. Ci sono dei giorni in cui mi sento cosi male che non ritorno proprio a casa, dormo ovunque ma non nel mio letto. Però deve passare è una frase che mi ripeto all’infinito.

    Valinda hai proprio ragione, mi piace sapere che stai meglio, credimi mi mette tanta forza, perchè in questo momento mi sento uno zombi, l’unica cose che mi dispiace è quando dici che forse non riuscirai a dare ad un altro quello che hai dato a lui, anzi sono fiduciosa che darai di più perchè ora sei più cosapevole di te stessa, nei rapporti che finiscono le cause sono sempre dovute da entrambe le parti, è brutto ammatterlo ma io in qst giorni sto cercando di capire i miei errori ma non per un senso di colpa ma proprio per non commetterli più. magari nella prox storia..un bacio a presto.

  • 8280
    LUNA -

    CATI: come ti ho già detto la mia era una riflessione generale, e non era mia intenzione e non lo è intromettermi nella questione te/psicologa per le ragioni che dicevo.
    Andare dallo psicologo è una cosa personale, un percorso individuale. Peraltro il concetto che tu hai estrapolato (il consiglio che, dici, ti ha dato) sarà stato all’interno di quel percorso, che ha avuto un prima. Non posso assolutamente sapere cosa ti ha detto la tua psicologa in quel momento e con quali intenzioni, anche perché davanti alla tua psicologa c’eri tu, con la tua esperienza, il tuo punto di vista su di te e sulle cose che ti stavano accadendo, gli elementi che tu in quel momento portavi…
    Anche la tua risposta, seguire il suo consiglio o no, decidere che hai fatto bene o no, vivertela in un certo modo, fa parte del tuo percorso.
    Vorrei precisare che non sto difendendo le intenzioni della tua psicologa, sto solo dicendo che io ascolto il tuo punto di vista sulle cose e che il discorso sulle briciole mi ha fatto nascere quella MIA riflessione, che conteneva degli spunti nati dalla mia esperienza.

    Tornando allo specifico di quello che racconti, mi è più chiaro ora cosa intendevi per briciole.
    vorrei sottolineare che le tue parole mi sono di spunto ma non sempre per forza riferite alla tua storia, anche se, giustamente tu dirai, è della tua esperienza che mi stai parlando.
    Ma, nel momento in cui sottolineo queste parole, tieni presente che le riflessioni che porto nascono dal mio vissuto e da ciò che ho visto o sentito, non sono un’opposizione al tuo pensiero.

    @Se una persona è anoressica e, ad un certo punto, mangia una mela, è come se avesse mangiato un piatto di pasta al forno…Non posso costringerla a mangiare anche il dolce perchè le farei capire che non comprendo gli sforzi che fa.

    No, è vero, non posso costringere un anoressica a mangiare.
    E capisco cosa intendi dire, però…
    permettimi di uscire dalla metafora dell’anoressia, perché non essendo ferrata esattamente sui meccanismi dell’anoressia (pur avendo conosciuto per esperienza non diretta la bulimia) preferisco portarlo su altri tipi di disagio i cui meccanismi mi sono un po’ più chiari.

    Capisco il concetto delle briciole, come lo esponi, perché è appunto per sostenere una persona in crisi che io ho dato valore alle briciole così come lo descrivi tu. Mettendomi in posizione di “sostenitrice” ho dato alle briciole un triplo valore, e non solo altruistico, cioè intendo dire che è vero che non

  • 8281
    LUNA -

    abbandoniamo chi amiamo nel momento del bisogno (c’è anche chi lo fa, come no, ma partiamo dal presupposto che io non sono così) ma che il motivo per cui ho dato valore alle briciole è stato anche perché quei momenti, tipo quei momenti che tu descrivi (sto parlando di me, ripeto) ristabilivano anche una mia armonia, perché io amavo quella persona e oltre a desiderare il suo bene desideravo anche che potessimo tornare a stare bene insieme. Fermo restando che, veramente, io speravo affrontasse i suoi problemi INDIPENDENTEMENTE, cioè anche se poi avesse preso una sua strada lontano da me. Ma vederlo stare male, e vedere che ciò creava una serie di problemi ad entrambi (a me molti, francamente), mi faceva stare male,e quindi se è ovvio che desideravo che stesse meglio per se stesso, pensavo che il suo stare meglio gli avrebbe permesso di vivere la relazione in maniera libera: cioè, insieme o divisi, ma che a scegliere non fosse una depressione, o un malessere a monte, suo individuale, che era esploso, un atteggiamente negativo indipendente (ne sono tuttora convinta) da me. Io non vorrei sembrarti troppo razionale, perché non lo sono. A mio modo sicuramente il mio atteggiamento interno non è di rancore, rivalsa o cose del genere ma teso all’armonia. Se c’è una cosa che mi è chiara è che entrambi siamo stati male negli ultimi anni. E quindi per me il massimo sarebbe se l’esperienza negativa servisse in maniera positiva e propositiva. Tuttavia so anche che, pure se il mio atteggiamento potrebbe essere di sostegno da qui all’eternità, io mi devo proteggere, perché la sua “anoressia” ci ha e mi ha travolta. Perché io potevo anche essere contenta che mangiasse la mela, e sempre lo sono stata, ma di fatto lui poi non andava a curare la sua “anoressia”. Quindi il fatto che io fossi contenta della sua mela di fatto diventava anche un alibi per non affrontare il problema, non un sostegno maggiore nell’affrontarlo.
    Questo te lo dico specularmente,anche, perché come ti ho già detto ho avuto un periodo di forte crisi anch’io, e quindi, anche se non siamo tutti uguali, so cosa vuol dire sia esserci dentro sino al collo e avere comunque quindi dei sintomi e dei punti ciechi, sia cosa siano le resistenze, sia però avere voglia di affrontare il problema vedendo nella vicinanza degli altri uno sprono e non un alibi a restare nel fosso.

  • 8282
    Leggenda -

    Egregio Luca70,
    se per 70 sta 1970, quindi la tua data di nascita, io ho quasi 20 anni meno di te e posso dirti, o meglio correggerti che non ci stai capendo nulla.

    Allora…ti dico due cose :
    a) tu lasceresti o metteresti in stand-by una persona che ami sono per 50 km di distanza? Lei mi sembra una bimba che pur di ottenere qualcosa sbatte i piedi a terra. Ovviamente la distanza non è il vero motivo per cui ti ha messo in stand-by, pausa, stop, garage..valuta tu come chiamarla. Non a caso alla tua proposta/invito di vederla più spesso, ti ha stoppato nuovamente.

    b) Due solo le ipotesi. La prima è che non ti ama più….come credo, visto che sono dell’ idea che una persona che ama non lascia, ma prova un grande affetto per te..un gran bene e non vuole vederti lontano dalla sua vita, fino a quando giustamente e in modo egoistico riuscirà a vivere totalmente senza di te.
    L’ altra ipotesi è la classica : prova interesse per un altro, o già ha un altro, e nell’ attesa dell’ esito del ballottaggio ti ha messo in stand-by.

    Ti chiedo : tu vuoi bene a te stesso?
    Immagino di si, quindi al momento ti tocca sparire e se ci riesci farti una vita senza di lei. Purtroppo devi anticipare il tempo, visto che essendo stato lasciato senza motivazione non vedo come tu possa riprendere la tua amata.
    Viceversa, puoi distruggerti benissimo….e magari fare lo zerbino di turno, le stai vicino, la aspetti….ecc…ecc…prendi uno zerbino a casa (il 90% degli uomini lo sono) e copiane gli atteggiamenti.

    Al di là di tutto, il mio consiglio è togliti di mezzo al più presto visto che secondo me il tuo già lo hai fatto. Le sei andato incontro, le hai proposto di vedervi più spesso e hai ottenuto dei No, quindi senza pensarci troppo prenditi i tuoi spazi e bada a te stesso.

  • 8283
    cati -

    LUNA, rimanendo nella metafora, come fai a curare la tua anoressia se non c’è qualcuno dall’esterno che te lo IMPONE? Sai che stai male ma non hai la forza di uscirne e allora vai avanti lo stesso facendo ciò che ti fa stare meglio e non ti fa pensare, anche se sai che questo è un surrogato di vita ma non è la vera vita…Ti sfianchi di lavoro (o qualcos’altro) perchè speri un giorno di uscirne da solo. Che presunzione! L’anoressico non ne esce da solo, ha bisogno di qualcuno dall’esterno che lo aiuti, all’inizio opporrà una forte resistenza, poi, a poco a poco, vedendo che sta meglio, avrà più forza per affrontare il problema. Questo vale per chiunque, immaginati per un uomo che si nasconde dietro una maschera di forza e virilità, atteggiamento esasperato anche e soprattutto dal tipo di lavoro che svolge, ma che tu sai essere estremamente fragile e un pò vigliacco.
    A differenza tua credo che il mio sia un discorso egoistico, non indipendente da una mia possibile armonia e per farlo stare bene per se stesso, ciò ti fa onore e in perfetta linea con l’idea che mi sono fatta di te. Più che altro è rivolta al suo bene di riflesso, solo perchè ho la presuntuosa convinzione che sarebbe per lui la conquista della serenità perduta. Del resto me lo disse quando mi lasciò: sono convinto che si ami una sola volta nella vita e quindi so che non riuscirò più a farlo, ma è una scelta ineluttabile…
    Spero quindi di sradicare questa mia convinzione, ma penso che se lo lascio a se stesso non potrò più recuperare il nostro rapporto per i motivi di cui sopra. Poi magari troverà qualcuna che gli starà vicino e a poco a poco troverà l’equilibrio perso. Questa è la mia paura e questo è il motivo per cui soffro del silenzio di questi mesi.
    Chiaramente queste sono solo congetture, potrebbe essere ora felicissimo di questa nuova vita, non posso saperlo, ma il nostro trascorso non me lo fa credere in fondo.
    Baci

  • 8284
    LUNA -

    CATI: come ti ho già detto non mi intendo abbastanza delle dinamiche di un disturbo come l’anoressia…
    per quelli che meglio conosco posso dirti che… la volontà di guarire scatta da dentro, altrimenti puoi vivere l’imposizione, come la chiami tu, in assoluta opposizione. e puoi vivere il sostegno come un modo per tenerti la tua dipendenza invece che come uno sprono a lavorarci su per togliertela. Perché il nostro disagio ci parla sempre, ci parlano i suoi sintomi, e, per esempio, per far smettere qualcuno di avere, chessò, un disturbo da shopping compulsivo non basta tagliargli in due la carta di credito o dargli una medaglia se spende 1000 euro invece di 10000. anche se è chiaro che 1000 sono un grande passo rispetto a 10000, ma ciò che fa la differenza è anche ciò che scatta nella persona rispetto alla sua volontà di uscire dalla dipendenza, dal disagio. Il discorso è in realtà molto più complesso di così, è ovvio, però se è vero che esiste una presunzione come la chiami tu da parte della persona che è a disagio bisogna stare attenti anche alla presunzione (seppure in buona fede) del sostenitore…
    non mi permetto di dirti che tu sei presuntuosa, seguimi, Cati… sto dicendo però che bisogna anche stare attenti a questo aspetto…
    tu lo conosci, conosci il vostro vissuto, voi sapete…
    io ti dico queste cose perché comprendo il concetto del sostegno ma per esperienza personale so anche che non si può imporre una volontà di uscire da una crisi. si può lanciare dei messaggi, d’amore e sostegno, ma il fatto di coglierli viene dall’altra parte, e i motivi per cui questi messaggi vengono accolti o no non sono qualcosa che noi possiamo controllare, perché le ragioni interne di un altro sono di un altro, che ci piacciano o no.
    Io so che è terribile vedere qualcuno che amiamo stare male, tanto più se non ci è permesso di aiutarlo… la cosa ci rimanda anche, emotivamente, ad una nostra sensazione, spesso… se io stessi così male, ci diciamo, per me avere qualcuno che mi è vicino farebbe un’enorme differenza, qualcuno che ci sprona, qualcuno che c’è e non mi lascia andare alla deriva…
    ma il punto è: stiamo proiettando noi stessi? siamo certi che l’altra persona funzioni nello stesso nostro modo?
    ripeto, la questione è complicata, però io credo che tu dicendogli che anche tu esisti, al di là del tuo sostegno, esisti come persona che ha dei sentimenti, delle necessità, non abbia fatto del male a lui, per come l’ho letta (non c’ero) perché una verità è che

  • 8285
    LUNA -

    anche se l’altra persona sta male noi continuiamo ad esistere, come esseri umani… e se è vero che una persona in crisi è molto concentrata su se stessa e il proprio disagio e quindi non gli si può chiedere di fare la maratona di new york ricordargli il fatto che anche il resto del mondo esiste mi sembra più un aiuto che una sberla…
    magari non riesco a spiegarmi bene, ma di fatto spesso è il fatto di uscire almeno un po’ da una dimensione egocentrica che può aiutarci ad uscire da una crisi piuttosto che restarci…
    ovviamente, ripeto, io non conosco questa persona nè i suoi problemi, e non sto giudicando, nè lui nè te. quello che voglio dire però è che purtroppo tanto più è forte è il disagio tanto più ci ritroviamo a dover essere forti non nel senso di imporre, ma nel senso anche di ricordarci che pur sostenendo e manifestando la nostra volontà di esserci dobbiamo anche cercare di mantenere un’obiettività che fa sì che ci rendiamo conto che comunque non siamo l’altra persona e non possiamo imporgli un bel niente e che il nostro sostegno può essere un appoggio in più, ma che nel sostenere dobbiamo anche difendere il fatto che siamo a nostra volta esseri umani e che comunque la crisi di un altro può travolgerci.
    Tu continui ad usare l’esempio dell’anoressia, e ci sarà probabilmente un motivo (non ho idea di quale, intendo dire magari anche solo il fatto di avere letto dell’anoressia recentemente) ma il tuo ex marito, se ho capito bene, non soffre di anoressia.
    Io forse non ho capito niente, ma ho l’impressione che le cose stiano così: puoi dirgli che ci sei, che gli vuoi bene e che il tuo sostegno non è venuto meno, puoi anche dirgli che soffri (non in maniera colpevolizzante, ma quel che è) per il fatto che siete separati e di vederlo stare male, e, se davvero sei in grado di reggere la cosa, lasciare aperti i tuoi canali di comunicazione affinché lui possa trovarti nei momenti in cui esce dal guscio… puoi anche dirgli che sei disposta a cercare insieme a lui delle vie per cercare di capire quale sia il suo disagio e come uscirne… ma più di questo non puoi fare, soprattutto se è lui a metterti uno stop. E dire/dirti che anche tu esisti, al di là del suo malessere, non mi sembra una violenza, mi sembra una verità del tuo sentire. e stai attenta che la sua crisi non diventi un alibi per non ricominciare comunque a vivere, tu, come individuo. Che può anche lasciargli una porta aperta nel cuore, ma vivendo. Una cosa non esclude l’altra.

  • 8286
    Luca70 -

    Egregio signor Leggenda,
    Ti aggiorno che forse non ci avrò capito nulla, ma sabato sera ci siamo visti, abbiamo parlato da persone adulte e abbiamo trovato un compromesso, per cui siamo ancora felicemente assieme. Non sempre togliersi di mezzo è la via più giusta.

  • 8287
    cati -

    LUNA credo che tu abbia davvero ragione. E parlarne mi aiuta a capire meglio e di questo ti ringrazio tanto. Magari accolgo il 40% di ciò che mi dici, ma è già tanto perchè su questo rifletto e mi costruisco nuove certezze…
    Forse io non posso fare più niente, come hai detto, se non cercare di vivere la mia vita lasciando uno spiraglio aperto per un suo eventuale ritorno. E l’una cosa non dovrebbe escludere l’altra (forse dalle ultime righe posso dedurre che la pensi anche tu così per me?)anche se mi hanno sempre detto il contrario: fin quando nutrirò un minimo di speranza mi sarà difficile costruirmi una nuova vita (e non mi riferisco necessariamente a stare con qualcun altro). La verità è che non solo mi sento in grado di reggere la cosa ma che la speranza mi consente di avere più entusiasmo per ricominciare a vivere, tanto poi il tempo eventualmente mi aiuterà ad attenuare la sofferenza.
    Qualche post fa mi hai detto che anche tu ti accontentavi delle briciole ma che ci stavi male. Hai mollato tu per prima?
    Nell’ultima lettera gli ho proprio fatto capire che ‘voglio tenere aperti i canali di comunicazione’ e ora col mio silenzio vorrei anche fargli capire che ‘anche io esisto al di là del suo malessere’ anche se, detto inter nos, non è ancora così…
    Magari nel periodo di Natale potrei ricontattarlo per rinnovargli il concetto che non l’ho abbandonato. Sembra quasi di chiedere il tuo permesso, ma ho bisogno di pormi una meta e uno scopo per i mesi a venire e mi piacerebbe avere il consenso di qualcuno…che mi dica che non sto facendo un errore madornale…Tanto allo stato delle cose non credo che sia una telefonata in più o in meno che possa cambiare il corso degli eventi.
    I 4 mesi precedenti alla separazione non ci sentimmo, poi, il giorno di Natale, gli ho spedito un pacco con un presepe fatto da me in pasta di sale (che piacere è stato il lento trasferire di tutto il mio sentimento in quella sorta di scultura) con un biglietto con su scritto ODI ET AMO, BUON NATALE. Lui mi chiamò per ringraziarmi e da allora abbiamo a poco a poco riallacciato i rapporti fino alla separazione e alla riconciliazione di cui ti ho parlato. Bè, ora mi manca tanto questa sorta di sublimazione del mio amore, sia essa sotto forma di lettera o di scultura o di altro e questi post mi stanno aiutando a sfiatare un pò. Pensa che ho fatto per lui un vaso in ceramica, ora lo sto dipingendo, ma non so se mai avrò occasione di darglielo, mi piace pensare che lo farò comunque,

  • 8288
    cati -

    anche se le cose dovessero andare definitivamente male. A volte mi sembro una ragazzina ma sono questi miei stupidi entusiasmi che mi aiutano ad andare avanti e che so che piacevano tanto anche a lui. P.S. Ho parlato di anoressia solo perchè mi è venuto in mente questo esempio, probabilmente perchè un cuginetto ha avuto di recente questo problema, nessun riferimento personale.
    Una buonanotte

  • 8289
    Alice -

    TERESA: allora mi riallaccio al tuo post di risposta a Valinda:
    io non mangiavo, non dormivo, fumavo mille sigarette e mi camminavano solo i capelli, per dire che ero smunta nel corpo e nell’anima. Ho tralasciato il piangere perchè era sottointeso ma se vuoi un pò di sollievo SI io piangevo tutti i giorni, al lavoro, in macchina, al mare sotto al solleone, sotto la doccia, mentre cenavo. SEMPRE.
    ho pianto anche oggi se può interessare ed essere di aiuto.
    ma ho pianto di malinconia, di nostalgia per una persona che so che non vedrò più.
    ma il dolore, la pietra sullo stomaco non ce l’ho più. e questo è per dirti che è fisiologico e che, prima o poi, passa.
    non importi traguardi assurdi e irraggiungibili. devi prenderti del tempo. il tempo tuo e il tempo reale che deve passare, perchè una ferita, qualunque ferita richiede tempo e cura e attenzione. per cui se la mattina ti alzi e piangi fregatene e piangi. non potresti fare altrimenti. vorresti ridere? saresti una insensibile. invece hai amato, creduto e lottato. piangi per la tua giusta causa e vai avanti.
    per quel che riguarda la sua assenza e la sua indifferenza, purtroppo non posso dirti granchè. perchè anche io mi sono spesso posta le tue stesse domande ma ti garantisco che col passare del tempo vedrai porprio questa sua indifferenza come un’alleata, la tua alleata a darti la possibilità di continuare sulla tua strada di distacco.
    forse sembro un pò meccanica quando ti parlo, ma non è cosi’. leggiti i miei post e quelli di valinda di tre mesi fa circa: stavamo tutte come te.
    un abbraccio
    VALINDA: ciao cara, che bello sapere che stai meglio! io meglio… ma come te credo anche io che sarà difficile DARE NUOVAMENTE QUALCOSA. e ti dico questo nel momento in cui sto tentendo di frequentare un ragazzo con mille difficoltà, mille cose che non sento più.
    credo si fisiologico anche questo. credo sia presto. credo che ho delle ferite che stanno ancora li’.
    ci vuole pazienza e fiducia!
    un bacio

  • 8290
    LUNA -

    LUCA70: Signore, dammi la serenità
    di accettare le cose
    che non posso cambiare,
    il coraggio e la forza
    di cambiare quelle che posso, e la saggezza di conoscerne la differenza.

    E di ricordarmi che per essere una coppia bisogna essere in due 😉
    [cioè venirsi incontro realmente e guardare – o almeno cercare di – guardare nella stessa direzione].

    Sono molto contenta per voi 🙂

    CATI: ciao 🙂 quando io dico “esistere al di là del suo malessere” non intendo solo dire vivere al di là, per sè, ma anche il fatto che comunque, anche quando il malessere di un altro inghiotte (ora vado al caso estremo) comunque continuamo ad esistere. Le nostre emozioni esistono, anche se si adeguano, si confondono, vanno in sofferenza. Non esiste un vero annullarsi nell’altro. Anche quando ciò avviene noi esistiamo da annullati… si capisce cosa intendo dire?
    Quindi per quanto possiamo essere altruisti all’ennesima potenza e un altro si può appoggiare a noi come su 8 stampelle comunque noi esistiamo…
    A volte l’altra persona, che trova in noi un appoggio, se è molto centrata sulla sua crisi può dare alle sue emozioni valore 15000 e alle nostre 0,5 (“tu stai bene, beato te, mentre io sto così male”) ma le nostre emozioni ci sono comunque e sempre anche se l’altro non le vede…
    Non sto dicendo che sia il tuo caso, eh! Sto spiegando il concetto. Io vado da mio nonno in casa di riposo, ha una demenza senile, che lui sia in posizione di fragilità rispetto a me non ci sono dubbi. Tuttavia è piuttosto intuibile che per quanto io mi metta nella posizione in cui sono tutta dedicata a lui quando vado a trovarlo, perché sono io che devo vedere come rapportarmi con la sua malattia e non gli si può certo chiedere di venirmi incontro razionalmente, e, nel suo caso, il mangiare la mela e non il dolce o mangiarlo ha dei parametri tutti speciali, io comunque continuo a esistere. Io ti posso dire una cosa, perché la vedo: lì ci sono delle persone che hanno il cervello fritto (e dipende anche da che malattia te lo frigge, per cui non è che una persona ammalata di alzaymer che presenta delle aggressività sia una cattiva persona, ma ha un sintomo della sua malattia, lo preciso) ma che poiché nella vita evidentemente hanno sempre avuto un animo gentile e non egocentrato, pur essendo loro quelli che stanno male, per esempio ti lasciano la loro sedia. Per gentilezza ma anche perché a volte riconoscono (sono molto sensibili) la stanchezza. Magari non sanno chi sei però in quel flash
    ti “vedono”.

  • 8291
    LUNA -

    mentre ci sono persone con il cervello non così fritto che in nome della loro crisi non si accorgono che non sei solo lì a fare da infermiere e che non è vero che a te va tutto di culo mentre loro sono quelli che stanno male…
    Tornando all’esempio della casa di riposo, intendevo dire che è proprio un caso in cui una persona deve riuscire a trovare un sano compromesso tra l’esserci, con amore e sostegno, ma anche ricordarsi che esiste. Mio nonno, anche se non mi chiama mai per nome, spesso si preoccupa per me. Una cosa che mi fa un’enorme tenerezza. Ma se anche lui non fosse in grado di sentire o verbalizzare il suo preoccuparsi per me io dovrei preoccuparmi per me, capisci cosa intendo dire?
    @E l’una cosa non dovrebbe escludere l’altra anche se mi hanno sempre detto il contrario: fin quando nutrirò un minimo di speranza mi sarà difficile costruirmi una nuova vita (e non mi riferisco necessariamente a stare con qualcun altro). La verità è che non solo mi sento in grado di reggere la cosa ma che la speranza mi consente di avere più entusiasmo per ricominciare a vivere, tanto poi il tempo eventualmente mi aiuterà ad attenuare la sofferenza.

    scusami, non ho capito bene questo passaggio. Non ho capito “mi hanno sempre detto” e non ho capito cosa sei in grado di reggere.

    Sull’anoressia: ti spiegavo perché io avevo difficoltà ad usare quella metafora, nel massimo rispetto che tu lo avessi scelto, indipendentemente perché 🙂

    @sembra quasi di chiedere il tuo permesso, ma ho bisogno di pormi una meta e uno scopo per i mesi a venire e mi piacerebbe avere il consenso di qualcuno…che mi dica che non sto facendo un errore madornale…Tanto allo stato delle cose non credo che sia una telefonata in più o in meno che possa cambiare il corso degli eventi.

    Tanto. è ovvio, io non te lo darei il permesso 😉 nè il contrario 🙂 Se tu senti il bisogno di fissare una data che per te rappresenta qualcosa sai tu il valore che ha per te. Da qui a Natale, in fondo, mancano 2 mesi, e in due mesi puoi cambiare idea 1000 volte. Tornando al presente, invece:
    io credo che una cosa non escluda l’altra nel momento in cui il discorso sta nel riuscire ad uscire dal concetto: se non ci metto una pietra sopra l’intera mia esistenza è in standby. In realtà il discorso è di riprendere piano piano il tuo contatto con te, restituirti un po’ di libertà nelle energie e risorse tue, indipendenti da lui, togliendo una parte di centralità sul lui/voi che è ora forse “paralizzante”.

  • 8292
    Valinda -

    ALICE cara che bello leggerti! sono contenta che hai anche tu stai
    meglio e stai andando avanti. la cosa più importante credo sia questa,
    ANDARE AVANTI perché è il bello della vita “non ci puoi fare niente la
    vita non si ferma”..questa frase di Vasco me la ripeto come un mantra
    in questi giorni. sì TERESA, anche noi stavamo da cani. sigarette,
    insonnia, inappetenza, gambe molli, addormentarsi alla sera col
    pensiero di lui che mi martellava la testa e al risveglio, senza
    tregua. pensieri ossessivi degli sbagli, sensi di colpa, immagine di
    lui e l’altra, spiare il suo profilo di fb.. lo ribadisco, tutto
    questo io non lo auguro neanche al mio peggior nemico. mi trascinavo a
    lavoro e a volte scappavo in pausa perché il cuore mi scoppiava e mi
    veniva da piangere. datti tempo e fai quello che ti fa stare bene,
    piccole cose. è l’unica cura possibile. e questo forum è qui per
    aiutarti, io ci passavo pomeriggi e notti in cerca di parole di
    conforto. e il dolore un po’si alleggeriva. sì l’assenza e
    l’indifferenza dell’ex fa male, tanto male. io mi sentivo come se mi
    fosse passato sopra un tir a tutta velocità. non capivo e non capisco
    neanche ora come possano svanire così in fretta tutti ti amo, tutti i
    progetti, tutti i momenti felici..forse semplicemente non era amore,
    forse le storie finiscono punto e basta. non avrò mai le risposte.

    desideravo una botta di vita, una passione e inaspettatamente forse è
    arrivata…forse troppo presto. ALICE anch’io vivo mille difficoltà.
    non riesco a sbilanciarmi, a lasciarmi andare, non riesco neanche a
    pensarmi in una coppia vera, a dire di nuovo ti amo e neanche ti
    voglio bene. ho 28 anni e mi comporto da adolescente. sarebbe il
    momento di pensare a una famiglia, una storia costruttiva, un nido da
    costruire, un NOI. ma io non me la sento, non mi fido della mia
    capacità di giudizio né del prossimo. mi sembra di non credere più
    nell’amore e questo è triste. ma preferisco non avere più aspettative
    piuttosto che ritrovarmi a pezzi con quello che credevi un principe
    azzurro che invece ti butta via come una scarpa vecchia..perché è
    confuso, non se la sente più, con l’altra già a bordo campo dopo2ore.
    a volte penso che la mia occasione d’amore è stata quella. ho dato
    tutto,mi sono impegnata,avevo gli occhi luccicanti per lui. e ora,
    anche se mi sforzo di vivere questa storia senza paranoie, ho il freno
    a mano tiratissimo. e oltre al “ci vediamo stasera” proprio non vado..

    pazienza sì ci vuole pazienza, baci a tutti tesori!

  • 8293
    LUNA -

    VALINDA: ti posso fare una domanda? (te la sto già facendo… ma significa ovviamente non serve che mi rispondi, se non vuoi, perché la domanda serve a me per le mie riflessioni, e non è che devo rompere le balle a te…).

    tu dici
    @desideravo una botta di vita, una passione e inaspettatamente forse è
    arrivata…forse troppo presto. ALICE anch’io vivo mille difficoltà.
    non riesco a sbilanciarmi, a lasciarmi andare, non riesco neanche a
    pensarmi in una coppia vera, a dire di nuovo ti amo e neanche ti
    voglio bene. ho 28 anni e mi comporto da adolescente. sarebbe il
    momento di pensare a una famiglia, una storia costruttiva, un nido da
    costruire, un NOI. ma io non me la sento, non mi fido della mia
    capacità di giudizio né del prossimo.

    dici NON ME LA SENTO e pare quasi che ti vai contro.
    Non me la sento adesso di avere una storia ma ci provo. Tipo: non ho voglia di prendere lo sciroppo per la tosse, ma mi tappo il naso perché penso che si deve, perché bisogna andare avanti e perché a 28 anni… però il tuo stato d’animo, la tua panza del momento mi sembra ti dica: me ne fotto delle eventuali statistiche su come bisognerebbe vivere una storia a 28 anni, io adesso mi sento così.
    Che poi non solo le statistiche, ma è l’idea che tu hai di come si vivono le storie, e che peraltro è anche la mia.
    Ma…
    Io non capisco questo: a te questa persona interessa, e vorresti aprirti di più, e quindi ti dispiace che non ci riesci, o è Valinda in generale che ha bisogno di capire se si riesce ad aprire di nuovo o no e quindi quando ha voglia di dire solo ci vediamo stasera pensa che non sta bene perché altrimenti direbbe altro?
    forse anche entrambe le cose, mi rendo conto…
    però è quel “a 28 anni” che mi ha colpito…
    quel “forse troppo presto”… che male c’è, a qualsiasi età, dopo una delusione d’amore, a non riuscire a concepirsi in coppia vera ecc? certo, non possiamo ferire gli altri che da noi vogliono una coppia vera magari… ma se non ce la facciamo proprio perché abbiamo bisogno dei nostri tempi che possiamo farci? La cosa dei 28 anni… io ne ho 36, ma penso: io mi conosco, so che sono capace di stare in una coppia vera e sono stata felicissima di viverla come una coppia vera già a 20 anni. Pur essendo uno spirito libero (non in senso di avere bisogno di un harem, ma come impostazione generale mia, sin dall’asilo) quando ho incontrato la persona che per me era quella speciale mi sono fermata, e la mia impostazione NOI è venuta fuori con naturalezza.

  • 8294
    LUNA -

    so stare da sola, ormai forse da sola potrei pure farmi dei punti di sutura tipo Rambo, e al momento questa cosa mi ha fatto impressione, mi ha fatto stare male… oggi mi chiedo: davvero queste due cose, la mia capacità e anche il mio bisogno di stare da sola, il mio dire di no, il mio essere anche ruvida con chi cerca di invadermi troppo quando non è cosa, il mio sapere che non è tempo, il mio essere molto sociale ma selettiva, e il mio aver vissuto il noi, aver amato il noi, potenzialmente pensare che il noi sia anche una cosa meravigliosa sono due cose in antitesi? O sono due parti di me?
    Mi sa che sono due parti di me. Ero così anche prima. Solo che prima il fatto di saper sentire se una cosa era una simpatia o l’amore, il fatto di dire francamente: no, scusa, non mi interessa che ti avvicini troppo e avere una storia con te e di avere invece detto: con questa persona potrei stare tutta la vita! non mi sembrava un sintomo, era normale.
    E non posso farci niente se so benissimo che la persona speciale viene prima del NOI. Intendo dire, potrei fabbricarmi un NOI tra 5 minuti, razionalmente, se quello che mi mancasse fosse la forma… ma a me manca la sostanza. Mi manca quel NOI che viene da dentro. Se io penso al Natale la cosa che mi fa stare sveglia la notte, spesso, non è: ho paura di essere sola a Natale, quindi spero arrivi qualcuno che mi riempia il Natale della consuetudine di scambiarsi regali. Non mi manca che qualcuno mi chiami per domandarmi come sto, o avere una persona qualsiasi a cui dire com’è andata la giornata, o che mi dica “sei bella”. Io di amici ne ho tanti, e veri. So cosa sia l’affetto. So che si preoccupano per me come io mi preoccupo per loro. Io ho sofferto perché una persona specifica non c’era quando stavo male e soffro perché volevo starci tutta la vita. E’ una solitudine diversa. Non mi manca neppure il sesso. E sì che a me l’amore piace, in tutte le sue espressioni, e sono una persona passionale. Ma mentre sto male è anche come se il viakal mi avesse dato una ripulita dentro… e mi dico: sto male perché non ci sei tu, e forse non ci sarai mai più. sto male perché mi manco io rispetto al NOI che viene da dentro, ma per ora riesco a concepirlo solo con te.
    Questa è la fase che vivo, e che mi fa contorcere le budella. Ma forse, anche se fa male, mi faccio il regalo di accettare che adesso sia così. Tutto quello che so mi serve, ma mi serve anche sapere questo. Il domani non lo conosco, ma adesso sto così.

  • 8295
    angi -

    LUNA:
    @Io ho sofferto perché una persona specifica non c’era quando stavo male e soffro perché volevo starci tutta la vita. E’ una solitudine diversa.
    Quanto ti capisco…il Natale, già…il PRIMO NATALE senza di lui. Mancano due mesi ma non se con un polmone, un braccio, un occhio o una gamba sola riuscirò ad essere serena…
    Domenica ho incontrato lui, sua mamma e i suoi nonni, quella famiglia a cui appartenevo pure io.
    Li ho salutati tutti e stavo lì, mi guardavo e guardavo loro…mi sono sentita parte di NIENTE, quel niente che prima era TUTTO e sarei voluta scoppiare, puf…scomparire.
    In questi 5 mesi è la prima volta che mi fermo veramente per un periodo lungo, che mi guardo dentro. Ebbene, mi sono trovata a pezzi.
    Ancora ricordo solo le cose belle, ma perchè?
    Non riesco a sostituire le sensazioni che ho provato quando c’era lui con altre sensazioni; non riesco a ricordare le cose brutte…se così fosse riuscirei ad andare avanti, invece non ce la faccio. boh.

  • 8296
    Luca70 -

    Grazie mille delle parole Luna, ne farò tesoro…..è bello vedere che ci sono ancora delle persone che capiscono realmente chi sta soffrendo, e senza chiedere nulla spendono pensieri di conforto. Nel tuo ultimo post leggo che hai sofferto anche tu, spero che tutto il bene che stai donando qui, ti torni indietro con gli interessi, e che la tua positività venga incanalata in un nuovo Amore.
    Un abbraccio.
    Luca.

  • 8297
    Alice -

    @Luna: anche io adesso non ce la faccio. Non tollero una storia e non tollero chi vuole fare una storia. Pazzesco vero?
    Non riesco a dire DUE.
    Oggi si ok… ma domani chi sei?
    Quando un amore finisce bisogna ristrutturarsi dalla testa ai piedi.
    E non c’è posto per nessun altro
    un abbraccio

  • 8298
    cati -

    Sono imbarazzata al pensare che tutti noi qui (soprattutto io, in ques’ultima settimana)ci appoggiamo a Luna come se fossimo solo noi ad avere problemi mentre lei non si risparmia nei consigli pur con i suoi problemi. Forse, LUNA, sei uscita della fase egoistica del -solo io ho bisogno d’aiuto e voi non soffrite come me- o forse sei solo una persona migliore di quanto possa esserlo io…In ogni caso ti ringrazio e cerco di fare tesoro dei consigli e delle riflessioni che mi induci a fare senza buttare sentenzie a vanvera perchè si è inaciditi col proprio/a ex che ci ha lasciati. E qui do ragione a LUCA 70 al quale mi viene di dire che sono molto contenta per lui e che gli auguro che possa risolvere totalmente i suoi problemi.
    Luna, ho compreso meglio il tuo discorso sull’ ‘esistere al di là del suo malessere’ e concordo aggiungendo che lui, per quanto mi abbia detto che sa quanto ho sofferto,sia molto concentrato su di sè. Per quanto riguarda il ‘mi hanno sempre detto’ si riferisce a ciò che pensano le mie care amiche che mi vogliono bene e il sempre è chiaramente relativo all’ultimo periodo. Certo, come dici una cosa è aspettare in stand-by, un’altra è non vivere in funzione di un suo ritorno, e questo mi riesce molto difficile ma ci proverò. Forse mi viene più semplice pensare che la mia vita non sarà più quella di prima perchè comunque la ferita c’è e la cicatrice, appena sarà guarita, rimarrà, ma che in ogni caso continuerò a viverla per tutto quello di buono che mi potrà offrire. Intendo dire che non credo a coloro che mi dicono che si può ricominciare come se nulla fosse e che un domani sarà solo un ricordo, perchè so ciò che ho perso e ci sono cose che non si possono più recuperare, e mi riferisco a eventuali figli. Ed è per questo che dico a VALINDA che ha ancora 28 anni e nulla le è precluso dalla vita, che potrà ancora recuperare, con una cicatrice in più anche lei, ma non ha perso definitivamente l’ultimo treno.
    Inoltre, Luna, mi chiedevi cosa volesse dire ‘sono in grado di reggere la cosa’, riprendevo le tue parole ‘se davvero sei in grado di reggere la cosa, lasciare aperti i tuoi canali di comunicazione affinché lui possa trovarti nei momenti in cui esce dal guscio…’, ma non credo che mi chiedessi questo quanto piuttosto se ne avessi compreso il senso, vale a dire il discorso di prima cioè non rimanere paralizzati nell’attesa ma riprendere le energie e vivere. Ci sforzeremo, ma sarà dura, lo so.

  • 8299
    LUNA -

    ciao ragazzi, vi ringrazio delle vostre parole molto abbracciose 🙂

    ALICE: no, a me non sembra pazzesco per niente. Mi sembra quello che senti adesso e basta. Il che non significa che domani non potrai sentire diversamente. E’ questa la cosa che cerco di dire, che lo stato d’animo del presente, per quanto terribile, è quello che è, ma non è scritto da nessuna parte che sia eterno. Ciò non toglie che pure a me capiti di stare male, ma male da sentire le budella appese al soffitto. A volte il dolore mi invade come se fosse immobile, immenso ed eterno. Ma quando e se stiamo male, almeno, non diciamoci anche che per forza sarà così per sempre. Anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non è così. Non voglio dire in tutti, ma nella maggioranza sì. Il problema a volte non è solo il dolore, ma riempirsi la testa del fatto che, avvenuto un cambiamento nella vita, la vita da quel momento in poi sarà per forza di serie B. Molti di voi, anche nel momento in cui si proiettano verso il futuro, anche per consolarsi, per sopportare il presente, non fanno che dire: queste ferite resteranno per sempre, tuttavia, lacerocontuso e a brandelli, seppure avrò una vita di serie B io vivrò nonostante…
    E questa idea che essere guariti significhi riuscire a dire DUE, che non so perché sia così diffusa.
    Quando, prima delle tempeste emotiva, non credo che quello sia un discriminante così essenziale. Perché pure chi adora stare bene in due ed è stato innamorato avrà pure avuto dei momenti di “latenza” del DUE, nella sua vita, senza per questo credersi un caso clinico, o no?
    Ora, ognuno di noi ha il diritto di verbalizzare il dolore come sente. Io quando non dormo la notte e piango come se mi stessero sgozzando, in quello stato temporaneo d’abisso che però mi sembra
    eterno, ovviamente, altrettanto ovviamente mi dico: questa è la verità di come stai, non il resto, e questo è come starai per sempre. sempre se domani mattina vorrò ancora stare in questo mondo…
    e tutte quelle cose orripilanti che mi dico evidentemente ho bisogno di dirmele. Per sfogare frustrazione, dolore, rabbia, senso di ingiustizia e abbandono e anche quel tantino di angoscia che non guasta. Il fatto è che io so, in fondo, che posso permettermi di andare così giù al centomilionesimo piano sotto zero. Così, probabilmente, le mie budella non si pongono limiti nel saltare sul soffitto. O forse semplicemente è come sto in quei momenti e basta. Anche perché probabilmente sto scaricando una serie di emozio

  • 8300
    Valinda -

    In questi giorni mi ritrovo a piangere come un’emerita imbecille. non
    so nemmeno perché, forse perché sento che non riesco a superare questa
    botta, che ci sono stata talmente male che niente mi sembra più come
    prima. mi sembra che gli uomini, le storie e l’amore siano tutti una
    m…. non so se sia giusto stare da sola a leccarmi queste fottute
    ferite o aprirsi al mondo e a questo ragazzo. con lui ci sto bene, è
    riuscito a farmi ridere di cuore dopo mesi che non lo facevo. ma non
    riesco né a dirgli né a dargli più di tanto. e gliel’ho detto,
    probabilmente si stancherà.
    mi chiedo solo quando finirà tutto questo, quanto ancora bisogna
    patire. a volte guardo le coppie, i pancioni, i bambini e mi viene da
    piangere. non perché pensi che non troverò mai un uomo ma perché non
    mi sento neanche in grado di stare in una relazione…e chissà se sarò
    mai in grado. è triste da togliere il fiato.

    sì Cati ha ragione, LUNA GRAZIE per i tuoi splendidi consigli e
    scusaci se siamo così malmesse (parlo per me senza offesa eh) da non
    poter ricambiare adeguatamente. a te carissima un abbraccio speciale!
    ALICE come stai?

    baci a tutti

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