La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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JOE: pur conservando tutta l’empatia per il fatto che tu stia male, per come puoi sentirti per un abbandono eccetera, e non prenderla come un giudizio (anche perché quello che scritto nasce pure da un’autocritica che in fondo ti fai, giusto?), penso che se è così che mi sentissi, “un pupazzo creato ad immagine di qualcuno, per rappresentare un suo ideale”, beh, probabilmente io allora, forse, nel momento di staccarmi, proverei anche una certa rabbia, e potrei dire all’altro che “è tutto sbagliato”…
anche se quel rapporto io (uso un “io” generico, come si fa abitualmente con il “tu”) di dipendenza per un certo periodo della vita io l’avessi cercato, perché ne assorbivo anche i vantaggi, in un gioco di equilibri che poi con il tempo si sono spostati, anche interiormente, intendo, tipo: oggi ho bisogno di qualcuno che mi sorregga e mi dico ciò che devo fare, cos’è giusto per me, ad un certo punto qualcosa cambia dentro di me e io invece ho bisogno di altre cose, di guardare me stessa e il mondo in una prospettiva diversa, e quindi chi mi ha fatto da guida improvvisamente diventa chi mi ha tarpato le ali…
sto in realtà esprimendo un concetto difficile in maniera semplicistica, un concetto che racchiude, lo sappiamo bene, parecchie variabili, di cui fanno parte anche sentimento e attrazione, e per quanto già sappiamo, per averlo detto tante volte, che i rapporti di forte dipendenza e forte interdipendenza sono rischiosi, perché retti su equilibri e squilibri, spesso, ogni storia, come ogni persona, e quindi ogni coppia, è a sè.
in queste pagine spesso sono passate e passano persone che hanno subito la molestia morale, e la molestia morale si subisce, per tutta una serie di caratteristiche, per il suo effetto paralizzante, anche quando “si sceglie di stare”, sino a che non si riesce a capire, realmente, in quali meccanismi si è finiti.
D’altra parte, e spero di spiegarmi bene, non è facile, fuori dalla molestia morale esistono svariate gradazioni di interdipendenz
@Cioè fino a 3 mesi fa questa ragazza pendeva dalle mie labbra… posso mai credere che ha davvero gettato nel cesso 4 anni? no. Secondo me deve auto convincersi
Joe, io naturalmente non posso sapere se la tua ex ha semplicemente voltato pagina, e quindi non deve autoconvincersi ma è proprio convinta e basta di quel che dice. Il fatto che non vuole stare con te, punto. e lo manifesta come le viene.
Fermo restando che non conosco nè lei, nè te, nè la vostra storia, nè le dinamiche della vostra storia, ti lancio – ma ovviamente senza nessuna pretesa di avere capito e neppure che ciò possa tornarti utile – queste sensazioni – generali – che ho nel momento in cui leggo parole come “pendeva dalle mie labbra” e “io l’ho cresciuta”. dette peraltro, e io di questo mi rendo conto, da un uomo che in questo momento è ferito, deluso, confuso, sofferente, incazzato e dentro il quale girano anche, com’è ovvio, tanti “perché?” e che si sente inoltre profondamente, è ovvio, destabilizzato dal fatto che una persona che ha amato e dalla quale si è sentito amato, ora ringhi parole di distacco, che suonano come “è tutta colpa tua”…
sono che potresti chiederti, tu, perché ti sei scelto una persona così dipendente e “bisognosa”, da crescere, da “formare”, ecc. Che (di)pendesse dalle tue labbra.
Spero che anche lei mentre dice che magari tu sei stato così e colà abbia la maturità di chiedersi perché per un certo periodo della sua vita ha scelto una persona colì e colà invece di percepirsi passivamente come una passante a cui è arrivata addosso una tegola di relazione per 4 anni. E di dire: lui è tutto sbagliato.
Che tu abbia sbagliato o no anche lei è stata con te, non c’eri solo tu. Chiederselo cmq le gioverebbe.
ma non è lei che ci ha scritto, e sarà lei a scegliere se fare queste riflessioni oppure no, e tu non potrai mai “costringerla” a farlo, neanche se senti che sarebbe più corretto. Tanto più se lei ora ha un’altra vita, dalla quale di fatto ti ha escluso. Pensa a te.
Vi Do Un Consiglio… Per Far Durare Un Amore Bisogna Saper Dare La Quantità Necessaria Di Libertà Che Serve Alla/Al Propria/o Partner E Bisogna Saper Anche Custodire L’amore Senza Che Ti Sfugga Via.
Ciao Luna. Nelle mie parole c’è molta autocritica. Tutte le cose riassunte in 2 righe riassumono una lunga storia, dove niente è stato fatto volutamente. Si sono incontrate 2 persone: una forte e sicura di se ed una insicura di tutto e bisognosa di “scoprire il mondo”. Quello che contesto io è il fatto che lei abbia buttato 1 anno per non aver avuto il coraggio di dire basta. Guarda di sicuro la colpa è sua se adesso si è sentita una passante, io facevo di tutto per spronarla e farla “crescere” e per molti versi ci sono riuscito. Appena ha preso coscienza di questo è fuggita, stop. La capisco benissimo, è stata solo una vigliacca 🙂
Salvatore:”E Bisogna Saper Anche Custodire L’amore Senza Che Ti Sfugga Via”.
Scusa l’ironia caro Salvatore…..è come dire ad uno che è stato buttato per terra e depredato da uno scippatore che bisogna stare attenti a non farsi derubare……
Pensiero comprensibilissimo il tuo ma non dipende sempre da noi ciò che tu definisci “lo sfuggire via” dell’Amore.
Perchè (a parte la tendenza umana a vedere solo ciò che si è fatto di buono e a glissare sulle cazzate commesse e, di conseguenza, la tendenza a dire che lui (o lei) è il solo, unico, incontestabile colpevole mentre noi siamo santi in paradiso con sette aureole……e a volte è vero!!!!)
….dicevo….perchè a volte l’Amore taglia la corda e basta.
Diventa come vento dentro ad un retino per prendere le farfalle.
Entra quando vuole resta finchè vuole e se ne va quando vuole.
E puoi smanettare come un pilota di formula uno durante la prova decisiva del Gran Premio, puoi pestare i piedi fino a sprofondare, puoi minacciare gesti estremi, fare finta di nulla e tapparti occhi e orecchie, diventare piccola ome un microbo per passare inosservata, vendicarti, perdonare, mostrarti amica, esibirti in spogliarelli mozzafiato….puoi fare tutto e in contrario di tutto, assumere gli atteggiamenti più contrastanti…… ma la personificazione dell’Amore alza i tacchi e se ne va. Al bivio prende una strada diversa dalla tua.
E non è sempre per una questione di libertà (troppa o poca o inesistente). E neppure di saper o meno custodire.
Ariscusami l’ironia Salvatore. C’era una mia zia che tre secondi dopo avermi dato tremila consigli su come stendere la cera in modo impeccabile sì è rotto una gamba scivolando…..Per una (mia) questione di “scaramanzia” preferisco evitare di dare consigli su come “tenersi” o “far durare” l’Amore.
E’ un argomento troppo arzigogolato, sfacettato, mentale, panzifero e variabile in base alle persone coinvolte per esser liquidato in tre righe.
Baci!
Ahahahaha! LILLY, mi fai morir dal ridere… Sei troppo simpatica 🙂
LULU, LUNA mie, un bacione… e un salutone a tutti
PS: LILLY, ricordati che il tuo grande spirito ti salverà. Sempre. 🙂
Joe: ciao 🙂 infatti avevo premesso che ti leggo autocritico 🙂
Non voglio dire che sia un assioma, ma spesso che “una insicura di tutto e bisognosa di “scoprire il mondo” possa “non avere il coraggio” ed essere “vigliacca” nel momento di andarsene può capitare.
In fondo, guarda, a leggere, a me pare che sia abbastanza coerente da considerare te quello forte, esattamente come prima:
quello forte in grado di reggere un anno di non coraggio, e anche quello forte nel reggere il fatto di beccarsi tutte le responsabilità nel momento di andarsene.
Non so se riesco a spiegarmi.
Quello che ti posso dire è che io ho vissuto per anni accanto ad una persona che, alla fine, quando si è comportato male con me mi ha detto:
“in fondo lo abbiamo sempre saputo che quella forte di noi due eri tu”.
Lo avevamo sempre saputo? Io in realtà non l’avevo vista in questi termini, perché mi era parso di avere una relazione alla pari, in cui, anzi, lui spesso era stato, per me, un punto di riferimento, come io avevo sempre creduto di essere il suo, in modo reciproco. Però con il senno di poi, sai, nella sua frase c’era una verità. Era vero che ero io quella capace di dipanare le matasse, di reggere dosi elevate di stress senza diventare scema, ero io quella più positiva dei due e di dire, anche in condizioni estreme, “va tutto bene”.
Non so se tu sia stato un “risolutore”, in famiglia o con lei, ma i risolutori, che in realtà non è che siano “più forti” (nel senso che hanno anche loro i loro lati fragili, le loro insicurezze, come tutti al mondo) hanno anche sviluppato, nel corso della vita, un certo tipo di reazione, o una serie di, in caso di difficoltà.
E soprattutto sono portati costituzionalmente ad avere un certo spirito di accudimento nel confronto degli altri.
E altre caratteristiche.
La risolutrice tra me e lui, effettivamente, ero sempre stata io.
Non perché non avessi insicurezze, o perché non avessi avuto periodi neri, ma perché, di fatto, ero quella portata
“costituzionalmente” a cercare soluzioni, in senso positivo.
Non sto dicendo che lui non abbia anche trovato soluzioni, che non sia stato saggio quando magari io non lo ero, ma effettivamente il “non affronto, perché non ce la faccio” era un suo modus operandi. Mentre io affrontavo tutto. I miei problemi e i suoi, i miei nervosismi e i suoi. Se lui era nervoso, io non scappavo. Se io ero nervosa lui scappava, perché, poverino, non reggeva.
Scappava vigliaccamente, salvo poi tornare. Nel frattempo io all’inizio mi sentivo come se uno tsunami mi fosse passato sopra, scontrandomi contro il suo non affrontare, poi mi tiravo su. Quando lui tornava a me spettava dire “va tutto bene”. Da un certo punto di vista “andava tutto bene”, perché la cosa era stata risolta. Da me che avevo trovato, per quanto mi riguardava, un modo emotivo di risolvere anche il fatto che lui non avesse affrontato.
Lui non diceva mai di essere il più debole tra noi due. Anzi, apparentemente era lui la roccia. Però appena il gioco si faceva in qualche modo duro, o ero io ad avere bisogno che fosse lui il lucido in condizioni difficili (malattie di famigliari, per esempio) lui diventava il fragile dei due che non sa/può reggere. Io a quel punto ero troppo debole per una persona debole. Di fatto, quindi, che lui sbagliasse o che sbagliassi io il risolutore ero sempre io.
Anche il nostro è stato un incontro tra due persone, e per molti versi è stato anche un bellissimo incontro. Anche lui, ovviamente, mi ha dato delle cose. Però questa cosa del non affrontare è vera. Tanto che lui stesso, quando io ero disperata perché il suo non coraggio, il suo sgusciare via mi facevano stare male da morire (ma al contempo in pezzi non cadevo)mi ha detto: mi dici che non affronto le cose… bhe, non l’hai sempre saputo questo?
Già, di che mi lamentavo? in fondo lui era solo e sempre se stesso… IO avrei trovato il modo per dipanare gli effetti della SUA matassa, e della mia conseguente.
NATY: bacioniiiiiii :DDD
Ciao ragazze !
Torno per lasciare una perla del mio ex che, a questo punto, credo ( e spero ) fara’ ridere tutte voi.
Me l’ ha fatta venire in mente l’ ultimo post di Luna.
Riassumendo in brevis i fatti, appena dopo le mie agghiaccianti scoperte sul suo SCONVOLGENTE comportamento, proprio mentre ero incredula, sfasciata dentro e fuori e incapace di alcuna reazione, se non chiedergli come avesso potuto arrivare a tanto, ecco che giunge implacabile la sua STORICA frase : “Su, dai, non fare cosi’. Tu sei forte e, prima o poi, ne vieni fuori” !!!!!!
Mi verrebbe voglia di dirgli che aveva davvero ragione…
POVERO SCEMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!!!!!!!!!!!!!!!
Bacio ragazze !
Vi leggo sempre…
Ciao Luna 🙂
Più penso e più capisco molte cose. Sono convinto di una fatto che una persona nasce e muore in una certa maniera, si, pò migliorare ma non tantissimo. La mia ex quando l’ho conosciuta era poco più di una bambina (anche se aveva 19anni), era molto superficiale nei rapporti con le persone e nella vita quotidiana. Aveva gli occhi chiusi, le piaceva vivere così era felice. Poi sono arrivato io, molto diverso da lei…mi ritengo una persona profonda, che non guarda solo le apparenze, una persona tranquilla che è felice nelle piccole cose. Si sono scontrate 2 personalità opposte: lei classica persona che vive felice non facendosi domande su chi gli sta vicino e perchè ed io il contrario, che mi seleziono le persone perchè non voglio i pupazzi accanto. Essendo io quello forte sono rimasto tale e quale (o quasi) lei ha cominciato a cambiare, sia caratterialmente che esteticamente, si è trasformata nella ragazza che volevo io!
Ad un certo punto è esplosa, non ce l’ha fatta più a reggere questa situazione. La prova è che appena dopo lasciati ha cambiato completamente modo di vivere. Frequenta ragazza che prima definiva “superficiali e tr**e, si veste in maniera più seducente, ha smesso di suonare la batteria…insomma sta ritornando nel suo mondo. Lei stessa mi ha confessato di essere felice e pensa di aver buttato 4 anni insieme a me.
Per le la felicità è questo, le 4 risate con le amiche oche e le sere in disco od in giro a cazzeggiare.
Quello che voglio dire è che ognuno di noi nasce impostato, non c’è nulla da fare, non si può modificare totalmente una persona.
ANNA: ciaoooo 😀 😀 che bello leggerti 🙂
Il fatto è che in un certo senso il tuo ex aveva proprio ragione… non sul fatto, ovviamente, che se una è forte la si può prendere a cartoni in faccia, ma sul fatto che sei una donna piena di risorse.
Talmente tante da essere riuscita a risollervarti da uno tsunami, interiore, come quelli che così bene conosciamo.
Di fatto, certo, il debole era lui. Il debole che per fare quel c.... che vuole ha pure il bisogno della scusa, per non sentirsi poi cos’ stronzo, di dirsi: vabbè, ma mica ho fatto questo a candy candy, io l’ho fatto a una che ha i controcoglioni.
Sta male, ma sopravviverà.
Certo, poi che ciò sia vero o no sono solo c.... tuoi.
Ma poiché l’istinto di sopravvivenza, infine, è più forte, e nel momento in cui il molestatore se ne va dalle pal…, può essere anche usato in maniera costruttiva, tant’è che una, chiavata e chiavandosi, si salva.
E meno male, visto che la vita è sua.
E salvarsi merita sempre, ovviamente!!!
Forza non come resistenza massima alla merd…, al fatto che gli altri possano camminarci in faccia e sul cuore con gli anfibi chiodati, aprofittandosi delle nostre risorse che, pure, non sono illimitate, e che vanno coltivate, altrimenti vanno in deficit.
E sappiamo quanto.
Perché, eeeeegggià, anche noi possiamo soffrire, morire esattamente come gli altri. Anzi, soffriamo e moriamo dentro esattamente come gli altri. Pure di più? Non ci sono scale,ma se sei poco difeso entra di più. L’esposizione fa passare, la “forza” regge un carico sovraumano.
Quanto può.
La differenza dove sta tra forza e forza allora? Nel fatto, forse, che il risolutore ha così interiorizzato anche il fatto che non può soffrire fino a morire morire morire, perché sennò si chiava, (sempre per dirla in poesia), in mezzo, magari, ad altre persone, per esempio già in famiglia, percepite come più deboli, o perché si è sentito solo, che ha, oltre ad una resistenza massima nella situazioni estreme, e un’eccessiva empatia per
per coloro nei quali riconosce la propria parte fragile e bisognosa, che magari non si è mai sentita compresa, sollevata, retta da chi avrebbe dovuto comprendere, sollevare, reggere, e al contempo usa, nei confronti dell’altro, e di se stessa rispetto agli svarioni provocati dall’altro e dalla sua aggressività (dovuta a sofferenza, o anche solo a stronzaggine, ma interpretata come manifestazione di sofferenza irrisolta, perché è sempre, apparentemente, meno doloroso pensare che chi amiamo ci faccia male perché soffre piuttosto che perché è stronzo, e lo fa e basta perché così gli tira il cul) il proprio salvavita interiorizzato: REGGERE.
Se io sono una bambina che piange, piange, piange e nessuno mi fila, o se mia madre non mi regge quando manifesto la mia emotività, e mi dice cose come: non crogiolarti! non fare la lagna! (magari anche perché non sa cosa fare quando piango, per calmarmi, perché sua madre non la prendeva in braccio, o perché teme che se continuo a piangere mi dissolverò nella disperazione) quando mi sento così male che mi sembra di esplodere scopro una cosa… mi tocca reggermi da sola. Scopro così la FORZA, che sempre utile mi sarà. Ma interiorizzo anche di scoprire insieme altre cose: che se mi lascio andare all’emotività le persone che amo non mi reggono – che non sentirsi retti fa male da morire (e quindi io reggerò chi amo, e quanto!) – scopro che quando reggo tsunami ciò mi conforta, in qualche modo, perché so che al mondo c’è chi regge (perlomeno io) – so che però se sono forte le persone che amo negano che anch’io abbia dei bisogni, non potendo capire il meccanismo per cui si è forti anche perché ci si sente troppo fragili ed esposti, e quindi a volte mi sembra di dover urlare i miei bisogni perché si vedano. E chi non regge (ha scelto me perché reggevo io!) scappa, e mi fa sentire pure abbandonata, dopo tutto quello che ho fatto per creare, attraverso la mia forza, un c.... di porto sicuro dove poter ormeggiarmi anch’io a prendere fiato…
Joe S.:”Quello che voglio dire è che ognuno di noi nasce impostato, non c’è nulla da fare, non si può modificare totalmente una persona.”
Caro Joe S.: permettimi un appunto: non si DEVE modificare nè totalmente nè parzialmente una persona.
Le puoi esprimere il tuo punto di vista, spiegare le tue motivazioni e lei (la persona) SE VORRA’ ti seguirà.
E se non lo farà, se tenterà di imporre il suo pensiero e modificare il tuo o se manterrà la propria posizione l’incongruenza sarà insopportabile le strade si divideranno, prima o poi.
Ho come l’impressione che il tuo immenso scazzo sia provocato (in parte) dalla fuga di un qualcosa che consideravi una tua creatura, una tua opera.
A volte nei tuoi post avverto più il rancore di chi subisce un furto del dolore di chi perde qualcuno che ama.
Magari sto dicendo una cazz… tremenda. Ma la sensazione è un pò questa…..
Ciao.
Ps. Ciao Naty!!!!!!!
Luna, la descrizione di quella bambina mi ha fatto commuovere e mi sono sentita in colpa da morire verso i miei genitori.
Loro non erano cosi’. Loro non sono stati cosi’ con me eppure io sono diventata proprio come la tua bambina…
E quella bambina l’ ha creata un uomo che non era nemmeno mio parente.
Io, che ero felice, serena, soddisfatta di me e del mio mondo, mi sono fatta tirare sotto in un inferno che mai avevo conosciuto prima in cui non puoi parlare di te perche’ tanto nessuno ti ascolta, non puoi piangere perche’ “piangere non serve”, non puoi chiedere perche’ le esigenze sono sempre altrui e prioritarie.
E allora si che sembri forte. La piu’ forte dei due ! Certo: se molli, sei morta e lo sai bene, anche se non vuoi ammetterlo.
Forse l’ uica colpa che posso attribuire a chi mi ha cresciuto e’ stata quella di avermi amato troppo, facendomi credere che l’ essere amati curi e guarisca ogni dolore. Io volevo curare e amare un dolore ( quello di Lui ) che nessuno potra’ curare se non se stesso.
Santo cielo, che pena ! Come la povera Vicky della “principessa che credeva nella favole”…
Ragazze, ho una casa nuova. Bellissima e pronta per ricevere mobili e arredi vari. Mi trasferiro’ li’ in ottobre con il mio Amore. Sono felice e mi sento libera. Mai in vita mia sono stata cosi’. Con cose belle, preziose e amate intorno e senza il pensiero che tutto dipenda da me. Mi sento in due, come e’ sacrosanto che sia.
Certe cose non hanno prezzo…
Bacio a tutte !!!!
Ciao Lilly. Si è così, ho una ferita nell’orgoglio tremenda. Ma io so di aver sbagliato a fare quello che ho fatto, l’ho fatto inconsapevolmente! il tempo ha trasformato la persona che avevo vicino in una cosa che non era lei, ma semplicemente ciò che volevo io! questo è sbagliato…non me ne sono mai accorto…cmq l’ho amata con tutto il cuore, questo è sicuro.
Ero ritornato a casa dopo 1 anno. Lasciavo il lavoro per via di mia madre che stava male, così decisi di ritornare a Napoli. Alcuni mesi dopo una ragazza 13 anni più giovane di me ( allora ne avevo 45 ) cercò in tutti i modi di conoscermi e iniziammo questa relazione, bellissima i primi giorni, brutta successivamente quando mi accorsi della gelosia morbosa e delle accuse infondate di tradimento che mi rendevono la vita impossibile. Nonstante tutto, mi chiedeva continuamente di sposarla, e io anche se la volevo bene, rimandavo perchè avevo timore che una personalità così infantile poteva complicarmi la vita. Il lavoro che mi aspettavo non arrivò, e lei, plagiata anche dai suoi, alla fine mi lasciò.
A distanza di 1 anno e tre mesi non riesco a dimendicarla, cado in profonde crisi depressive sono veramente disperato…vedo tutti sposati e ancora io alle soglie dei 50 mi vedo irrealizzato sentimentalmente che affettivamente. Che devo fare?
ANNA carissima, mi dispiace però che ti senti in colpa verso i tuoi, anche se la sensazione penso di capirla molto bene rispetto a chi mi ha fatto il dono di un amore grande, e, quando mi è capitato nella vita ciò che mi ha capitato, mi sono chiesta perché io avessi “sporcato”, sprecato quell’immenso amore che altrove mi era stato dato. Dunque io sapevo bene cosa fosse l’amore. E’ vero, sapevo anche altro (e in parte senza saperlo, mentre avevo sempre gioito di quell’amore, che ancora oggi è certamente un dono che mi porto dentro e parte, immagino, di ciò che di buono sono in grado di trasmettere fuori).
La bambina che ho descritto non deve avere per forza tre o sei anni, cara Anna. Può essere la bambina-parte fragile di noi, a qualsiasi età. Non sei riuscita a farti scudo a sufficienza, neanche se eri stata amata? A volte anche chi ci ama molto può fare errori, amarci male mettendocela tutta, se sei stata amata bene e sei stata serena tanto meglio 🙂 Non è questione di sentirsi in colpa. Sono due cose che non centrano nulla il fatto di aver ricevuto l’amore e di non essere stati in grado di capire, subito, senza avere idea che esistessero, i meccanismi perversi della molestia morale.
Se sei stata serena, hai perso la serenità, e sei stata in grado di ritrovarla sii fiera di te, piuttosto che sentirti in colpa, no? 😀
Sono tanto felice per la chiusura del tuo post, tanto 😀 e ti abbraccio forte 😀
JOE: bene, il fatto di diventare consapevoli di qualcosa di cui non eravamo consapevoli è sempre una gran cosa 😀
Lo vedi che, in qualche modo, le persone cambiano? O forse potremmo dire evolvono 😀
In certe cose no, è vero, e certe cose di se stesse, anzi, con il tempo le riscoprono, le ritrovano e possono arricchirsi anche di ciò che erano già, ma che per qualche motivo avevano perso.
Sono d’accordo con Lilly, per il resto penso anche un’altra cosa: forse lei voleva piacerti, e quindi ha cercato di diventare diversa, non per evoluzione, per scoperta, perché
le piacessero tutte le cose che a te parevano giuste e migliori, ma xché desiderava sentirsi accettata da te? Può darsi, soprattutto se insicura. Neanche lei ne sarà stata consapevole del meccanismo? Forse vi piacciono cose diverse, le sue o le tue non sono peggiori o migliori. Si sente a suo agio dove tu non staresti manco con una pistola puntata in fronte? Forse potrà essere anche più riposante per te non sentire il bisogno di plasmare qlcuno e lei di plasmarsi per piacere a qlcuno.
In fondo, perdonami, lo so che soffri adesso, ma a me pare che ci avete guadagnato. Era giovane a 19 e lo è ancora adesso. A parte che siamo tutti sempre in evoluzione e in crescita. Poi, certo, è vero, esiste anche chi non cresce mai. I veri cambiamenti sono sempre fatti interiori, non vengono dall’esterno. Qualcosa che scatta dentro, non fuori, che sia pure il fatto che ci piaceva andare in bicicletta e ora invece ci piace giocare a basket e poi ci piacerà di nuovo la bicicletta. Conosco una ragazza che a 34 anni ha ammesso che non era veramente in grado di dire cosa le piacesse, perché a seconda dell’uomo con cui stava lei era “diventata” qualcosa, o meglio aveva cercato di diventarlo, anche con curiosità, ma soprattutto per una voglia di condivisione in cui spesso il “ma sta cosa mi somiglia?” andava a farsi fottere, e infine in nessuna delle cose che era temporaneamente diventata si riconosceva davvero.
Credo che le persone possano cambiare, anche idea. Stare meglio con se stesse e gli altri, limare limiti autoimposti, difetti, piccoli e grandi mali di vivere. Con una consapevolezza del malessere unita al sincero desiderio di stare meglio, un lavoro su se stessi, ecc. (Il violento cambia se si cura – vuole – ed esce dal meccanismo).
Roberto: direi che il tuo istinto, nel dirle di no, ha funzionato benone! Non stavi bene con lei, lo dici tu. Forse la rimpiangi nel momento dei bilanci/rimpianti severi solo x qllo che ha incarnato in teoria (il matrimonio)?
Roberto:”vedo tutti sposati e ancora io alle soglie dei 50 mi vedo irrealizzato sentimentalmente che affettivamente”.
Bè Roberto. Ci sono anche i separati, i divorziati, quelli che stanno insieme perchè “ahhh, ai miei tempi quello che sposavi te lo tenevi”, quelli che si sono talmente ingrovigliati economicamente che se si separassero scoppierebbe la guerra dei Roses, quelli che mentre camminano in coppia invidiano quelli che fanno footing da soli
E centomila altre persone in altre situazioni comprese le persone che oltre a stare insieme stanno bene insieme e che poi sono quelle da invidiare nei momenti di scazzo e da ammirare nei momenti di buon umore.
Ciò che intendo dire è che poter scrivere “Famiglia Tal dei Tali” sulla porta o avere due cognomi sul campanello di casa non significa necessariamente essere realizzati affettivamente o sentimentalmente.
Se tu avevi dei dubbi così grandi da fermarti nonostante la tua voglia di coppia evidentemente lei aveva (ha) un tipo di personalità non aderente alla tua.
E viceversa.
A meno che la gioia di poter avere i due cognomi sul campanello non fosse in grado di compensare il disagio…..(non credo….)!
Cosa “devi” fare?
Forse cominciare a fare charezza dentro di te e cercare di capire se ti manca lei o se ti manca la figura di una compagna.
Perchè nel secondo caso sarebbe meglio trovare il sistema di cominciare a dirottare l’energia dalla crisi che ti fa deprimerverso atteggiamenti che potrebbero portati a stare meglio.
Cerco di spiegarmi! Anzichè pensare “mi manca lei-non posso avere lei-vado in crisi” cerca di pensare “mi manca una compagna- però posso avere una compagna- metto il becco fuori e la cerco e nel frattempo mi voglio bene, sto con me stesso”.
Lo so! Non è così semplice. E sopratutto non è così veloce stare meglio.
Ma un piccolo passo verso sè stessi ed il proprio benessere è meglio che stare completamente fermi. Anche se la strada verso il benessere dovesse essere lunga centomila km.
Bye.
buongiorno a tutti. è la prima volta che scrivo. sono entrata “disperata” su internet per leggere qualche consiglio sul come superare una delusione d’amore. ho trovato le vostre risposte, i vostri racconti.. e mi hanno fatto sentire meno sola. sono stata lasciata anche io. qualche anno fa da mio marito (dopo 20 anni) che ha deciso che un’altra donna e un’altra vita erano meglio per lui. e adesso da un uomo con cui stavo poco per volta aprendomi e riponendo in lui fiducia e amore. non ho nessuno al mondo, non ho amici, mi chiedo ogni istante che cosa c’è che non va in me… e soprattutto che senso ha continuare a vivere. scusate lo sfogo. grazie della vostra attenzione.
LILLY: 🙂 😉 molto vero :):):)
il doppio cognome sul campanello… non l’avevo mai pensata così, ma quanto hai ragione 😀
bacioni 😀
Ciao Barbibruna. Comincio dalla fine del tuo post:”mi chiedo che senso ha continuare a vivere”! Mi permetti di integrare la domanda e (integrandola)di modificarne completamente il contenuto???
Io mi domanderei (anzi, mesi fa me lo sono domandata….):che senso ha continuare a vivere così? Stando male , affidando agli altri (amici, uomini etc ) addirittura il senso della mia esistenza…..
Vivi perchè sei nata, perchè la salute te lo concede, perchè la vita si può vivere (e bene) anche da soli senza condizionare la sua sussitenza allo stare con qualcuno.
E’ bellissimo avere un compagno, avere degli amici che siano compatibili con noi ( e beh….. Siamo tutti d’accordo, credo).
Ma ti pare che sia il caso di mettere in discussione il vivere perchè la nostra altra metà del cielo non ha fatto o non ha ancora fatto capolino dalla porta? O perchè la sua controfigura ha tagliato la corda?
Stop. Faccio una precisazione. Non ti sto dicendo che sei rinco a fare una pensata del genere. Anzi….l’abbiamo fatta in parecchi qui. Qualcuno ha anche tentato di togliersela dai piedi questa vita che all’improvviso o con il tempo è diventata una zavorra dolorosa.
Ti sto dicendo: sei proprio sicura di ciò che hai scritto? Se proprio sicura che la felicità sia solo ed esclusivamente in quegli altri che non stanno facendo parte della tua vita? Non credi che ci sia qualcosa dentro di te di veramente buono e degno di per sè di essere mantenuto in vita, tutelato, difeso e cresciuto?
E’ una mia opinione, l’opinione di una perfetta ignorante nel settore della psicologia….ma se non rispondi a questa domanda è quasi inutile affrontare le altre.
Un giorno mi sono svegliata e mi sono resa conto di non poter andare avanti stando così tanto male. E a quel punto ho dovuto tirarmi fuori da quel caos primordiale che infestava la mia capoccia e rendermi conto che dato che lo stare ferma in quella posizione mi stava massacrando potevo fare due cose: accopparmi o
riprendere a vivere. E beh! Sono scattata come una velocista olimpionica verso la seconda direzione. E sono arrivata allo start con le ossa rotte, la testa in confusione, un disordine pazzesco, una paura terribile, tante domande, nessuna risposta ed una sola certezza: Voglio riuscire a fare tutto ciò che è umanamente possibile per stare meglio.
Mi dirai “mbè? questo è capitato a te! Chemmenefrega a me?”! Giusto! Ma qui ognuno porta ciò che ha. Ed io ho solo la mia esperienza.
Sono partita sgonfia come un pneumatico passato sopra al tappeto di un fachiro, ho intrappreso un viaggio con la stessa forza di un moscerino a dieta, avevo più fiducia sull’esistenza di Peter Pan e degli gnomi che sulla mia capacità di ripresa, non avevo punti di riferimento e tutto mi sembrava troppo in alto per me. Però sono partita. Perchè sentivo che c’era qualcosa dentro di me che meritava una seconda opportunità.
Credimi: quel qualcosa c’è dentro ad ognuno di noi. E merita un numero infinito di possibilità.
Devi imparare a volerti bene. E a stimarti, a bastarti e non buttarti in una mischia nella convinzione che la mischia dia la felicità. Devi imparare a usare le tue energie non per chiederti cosa hai sbagliato ma a cosa fare oggi per stare meglio. Quell’energia si crea da sola. Dagli un imput e lei verrà!
Cos’hai sbagliato? E chi lo sa? Forse tutto, forse niente, forse qualcosa. Ma non importa adesso. Te lo domanderai dopo. Dopo che ti sarai conosciuta, voluta bene, e rienergizzata. Cerca i post che Luna ha scritto sulla “banca energia”. Cercali, leggili e credici perchè non possono farti altro che un gran bene.
Poi, dopo verrà il tempo dei perchè e delle domande esistenziali. E avrai la forza di affrontare queste domande e di accantonarle se non esiste una risposta. Perchè, a volte, una risposta non c’è. Non bisogna a rinunciare a vivere per una risposta mancata.
Cara Luna! Nei miei post non posso fare a meno di parlare dei tuoi! Non è che mi chiedi i diritti di autore? :-))
LILLY: ahahah 😉 figurati, segnali pure la citazione 😉 comunque sia, anzi, se mi viene l’alzaimer tu potrai sempre ricordarmi quello che dico, ti pare poco? 😛
Bimbabruna: concordo con tutto quello che dici Lilly, ovviamente. Ed è vero, capita di stare così male da chiedersi quale sia il senso della vita, e lo step dopo può essere chiedersi “ma che senso ha vivere?” che non è la stessa domanda. La prima è quasi “filosofica”: che senso ha la vita? l’amore esiste? chi siamo? da dove veniamo?
la seconda vuol dire: sono triste, sono incazzato come una iena, perché spesso la depressione vuol dire rabbia. Frustrazione che esplode in disperazione. In apatia. In non senso.
Oppure in: qui è troppo, qui, dentro, e io voglio scappare. Dove scappo?
Il senso, in realtà, sta nella vita stessa. Intesa come energia, spinta vitale, il fatto di esistere.
Che culo, esistiamo!
D’altra parte come ti capisco, pure io quante volte me lo sono dimenticata questo gran culo. Anzi, non me lo sono propriamente dimenticata, è stato peggio: mi sono detta “vivere è bellissimo, di per sè, perché cavolo devo vivere male? sentirmi male? perché devo avere paura? perché le cose devono sembrare tutte impossibile. è un insulto all’amore che ho per la vita il fatto di stare così… che doppia disperazione, che zavorra enorme…”.
Io accolgo il tuo dolore, come ha fatto Lilly, e come certo faranno tutti quelli che leggono qui. Perché sono dolori grandi questi, sentirsi soli, domandarsi cosa non va in noi.
Chiedersi cosa non va in noi, in modo più sereno, è utile. Non nel senso di difetto, di “sono sbagliato”, ma nel senso di: come potrebbe funzionare meglio la mia vita? Ma quando ci si fa queste domande in stato di disperazione diventano un vortice, improduttivo.
Meglio andare a farsi quattro passi, e rimandare a dopo.
Ah, be’, lo so che non è facile.
Dirottare le energie, in esubero, per la frustrazione, che sembrano in punto morto, ma non lo sono, sono bloccate e basta.
Ripeto, non è che la
– BARBIBRUNA, no Bimbabruna! Scusa, oggi son stanca fusa 😉 e perdo colpi… vedi, Lilly, tra poco mi sarai indispensabile! :PPPP –
Dicevo, non è che la faccio facile… non è facile, ma è anche l’unica via… volersi bene, intendo. Imparare a farlo meglio, molto spesso.
Tra le vie possibili non mi sembra neanche male. Sarebbe sempre ora.
Per tutti, intendo. Scommettere su noi stessi (ma non come sfida, come certo guadagno, nella direzione giusta) piuttosto che puntare troppo sugli altri. Siamo animali sociali, perché negarlo? E’ vero. Ma per amare bene dobbiamo amarci, e per essere amati bene pure.
Hai perso due uomini forse perché c’era bisogno di spazio per quello che deve ancora venire, ci hai mai pensato? Qualcuno che ancora non conosci. Magari quest’uomo con cui avevi cominciato ad aprirti ha fatto il suo. Se avevi cominciato ad aprirti era perché qualcosa si apriva in te, non buttarlo via.
Credo fosse Nietzsche che diceva: Anche gli errori compiuti nella vita hanno un loro senso e un valore.
L’autocritica – quella sana – è evoluzione, quella esagerata e insana è implosione, arresto. A volte bisogna fermarsi, ma impedirci di vivere, noi per primi, mai.
Se non possiamo coltivare fuori, non in quel momento, cominciamo a coltivare dentro. Frutti ne arrivano, sempre.
Coltiva le tue piantine, con amore, il resto, sono certa, verrà.
E se qualche volta ci capita di dire: che senso ha vivere così? forse è quel così il centro, ti pare? non nella parola vivere. Così non mi piace, e forse posso trovare una dimensione migliore, per me, da coltivare intanto dentro di me.
Forza (e coccole per te) Barbi, siamo tutti nella stessa barca. Vedrai che non affondiamo 😀
Un abbraccio grande a tutti 🙂