Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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Ok, ma in pratica? Di cosa stiamo parlando?
Beato te che ora hai risalito la china. Io non ho più voglia di provarci, tanto è inutile. Quanto alla Madonna, è bene che non si faccia mai vedere. Altrimenti le sputo contro.
La china l ho risalita con il sudore della fronte,credendo in ogni artigliata che davo e che mi spingeva su,ricadendo e rialzandomi,me la sono guadagnata..ci ho creduto,ci ho provato e ci sono riuscito.Per quanto riguarda la Madonna…non replico io non amo scherzare ne tantomeno parlare di Fanti ne Santi.Un abbraccio. DAGO44
Vorrei avere Dio davanti a me per potergli urlare tutto il mio disprezzo ed il mio odio. Vorrei potergli rimandare tutto ciò che mi ha dato ovvero il Niente, la mancanza di amore,la solitudine perenne, l’orrenda sensazione di essere inutile, di troppo, eppure di non poter smettere di giucare al gioco crudele che Lui ha inventato per divertirsi. Vorrei chiedergli come è possibile per Lui non vergognarsi, non affrettarsi a distruggere ogni cosa per cancellare infiniti attimi di sofferenza per un numero inimmaginabile di enti. Uno di questi numeri sono io.
Vivere senza speranza, senza amore, senza talento alcuno, senza essere visto, senza essere mai accolto. Vivere è ridicolo. Di tutto ciò che si prova, niente dà tanto l’impressione di essere al cuore stesso del vero quanto gli accessi di disperazione senza ragione: a paragone, tutto sembra frivolo, sofisticato, privo di sostanza e d’interesse. Eppure di ragioni ce ne sono miliardi, anzi miliardi di miliardi moltiplicate per miliardi. Il sentire bisogni che non si potranno mai soddisfare; il sentire paure che non se ne andranno mai. Nascere, crescere, soffrire, non capire niente. Non aver combinato nulla. E morire sfiniti. Ecco il succo della vita. Almeno di chi ne ha colto l’essenza, perchè gli altri sono troppo impegnati ad esistere per vivere.
La sofferenza apre gli occhi, aiuta a vedere le cose che non si sarebbero percepite altrimenti. Quindi non è utile che alla conoscenza, e, all’infuori di essa, serve solo ad avvelenare l’esistenza. Il che, sia detto di sfuggita, favorisce ancora la conoscenza. “Ha sofferto, dunque ha capito”. È tutto quello che si può dire di una vittima della malattia, dell’ingiustizia, o di qualunque altra varietà di sventura. La sofferenza non migliora nessuno (tranne quelli che erano già buoni), e viene dimenticata come viene dimenticata ogni cosa, non entra nel “patrimonio dell’umanità”, né si conserva in alcun modo, ma si perde come si perde ogni altra cosa. Serve per…
Serve per poter dire di aver compreso.
Ma anche questa comprensione è del tutto assurda, perchè riporta all’inizio: alla sofferenza come sensazione, come atto vitale.
Nessuno si rimette dal male di nascere, piaga capitale se mai ve ne furono.
La bestialità della vita mi ha calpestato e schiacciato, mi ha tagliato le ali in pieno volo e derubato di tutte le gioie cui avevo diritto.
Smerdjakov,
ho apprezzato i commenti 13703 e 13704, lucidi e profondi.
in merito a: “niente dà tanto l’impressione di essere al cuore stesso del vero quanto gli accessi di disperazione senza ragione: a paragone, tutto sembra frivolo, sofisticato, privo di sostanza e d’interesse.”, pur comprendendo il succo del discorso, in parte condivisibile, mi permetto di farti presente che è altrettanto difficile accettare la disperazione che deriva da qualcosa di inamovibile e immodificabile, con cui sei costretto a fare i conti, dopo che sei stato tu, volontariamente o inconsapevolmente, a dargli forma. dovrebbe in teoria essere più facile accettare qualcosa di negativo che ti colpisce senza suscitare nette sensazioni di colpa.
la realtà, a cui difficilmente ci si può sottrarre, si concretizza nel modo in cui si riesce ad affrontare le difficoltà e nell’entità delle stesse, in rapporto alle nostre capacità di sopportarle o di superarle. è il temperamento di fondo o la volontà della mente a poter fare, talvolta, la differenza.
un abbraccio.
PS: leggo saltuariamente questo thread. ti va di dirmi quanti anni hai?
Credo Rossana che tu non sia riuscita a cogliere il punto del mio discorso, o forse non sono stato sufficientemente bravo io a farlo cogliere. La questione che tu poni è per me irrilevante, dal momento che anche le decisioni che apparentemente prendiamo noi in forma libera non sono altro che frutto della diacronia di eventi che siam costretti a vivere nascendo. Se anche tu hai preso una decisione sbagliata è perchè la Vita ti ha portato a prenderla. Se io avessi tanti soldi, farei più beneficenza e magari non li spenderei in prostitute per sentirmi accolto. Se io fossi nato affascinante forse non sarei qui ad odiare la vita ed anche i numerosi errori che mi ha portato a compiere. Insomma, se la Vita avesse regole meno tremende, forse noi non saremmo obbligati a prendere tremende decisioni. Dna e Ambiente non ce li siamo scelti noi, quindi tutto quello che logicamente ne consegue non dipende da noi. Il Libero Arbitrio è un’idea ormai portata avanti dai pensatori alla Fabio Volo o Erri De Luca o dai pagliacci che pretendono di vedere nel vicino di casa lo zio morto trent’anni prima.
Non esistono meriti nè colpe in realtà, perchè la vita ha le sue leggi all’interno delle quali noi operiamo, pensando di essere liberi, ma in realtà rotolando come un sasso (Leibniz). I miei anni? 34. E’ buffo: quando scrivo molte mi domandano informazioni sugli anni, di dove sono, cosa faccio nella vita… Nella vita reale tutte mi ignorano come se fossi infetto. Anche di questo mi domanderò sempre il perchè.
“la realtà, a cui difficilmente ci si può sottrarre, si concretizza nel modo in cui si riesce ad affrontare le difficoltà e nell’entità delle stesse, in rapporto alle nostre capacità di sopportarle o di superarle. è il temperamento di fondo o la volontà della mente a poter fare, talvolta, la differenza.” Ammetto che l’involuzione lessicale di questa frase mi ha fatto perdere il senso della stessa. Insomma: la realtà sarebbe come affrontiamo le avversità?
La vita tutta è un’avversità. In cui noi siamo obbligati a trovarci, chi ai margini, chi nel fulcro.
Anche se avessi tutto ciò che desidero questa vita mi apparirebbe intollerabile, dal momento che lo sono le sue leggi (pensa all’orrenda catena alimentare solo per citare la più famosa delle ingiustizie). Com’è possibile concepire un Dio benigno in tutti questo? Meglio il Nulla.
Perchè dovremmo sfuggire dalla nascita, non dalla morte. Non esistere, per non soffrire.
Smerdjakov
STANDING OVATION!!! discorso assolutamente condivisibile e dannatamente sincero nella sua “crudezza”, senza inutili palle idealiste e buoniste. tutto quello che ci accade nella vita dipende solo in minima parte dalla nostra volontà. quindi come dici tu è assurdo parlare di “colpe assolute” o di “meriti assoluti”. Qualsiasi decisione umana, anche quella che agli occhi degli altri appare come la più “estrema” e discutibile, non è altro che la risultante di fattori ambientali, familiari, circostanziali e genetici che hanno cooptato nella vita di quell’ individuo. Il libero arbitrio ASSOLUTO non è possibile, non in un mondo come il nostro! quindi il sindacare o meno sulle scelte degli altri non ha alcun senso perchè ognuno ha la sua storia e ha un suo diverso destino, che lo porta a fare certe scelte piuttosto che altre, PER RAGIONI BEN PRECISE. Ci sono semplicemente persone PIU’ SFIGATE DI ALTRE, e gli altri non sono nessuno per fargli le pulci e per sentenziare sulle loro vite, sopratutto se le esistenze di questi ultimi sono invece più prospere e fortunate! Nessuno di noi ha il diritto o il titolo per entrare nel merito delle vite e delle scelte altrui. tutto quello che ci è concesso in questa vita, se scegliamo di restare in vita, è di limitare le conseguenze delle nostre sfortune attraverso un atteggiamento positivo e costruttivo. Fermo restando che non tutti sono obbligati ad aderire a questo pensiero se va contro il loro sentire, e fermo restando che ci sono cose che semplicemente non si possono cambiare, o che non si sarebbe potuto evitare, data la situazione OGGETTIVA in cui una determinata persona si è trovata suo malgrado a vivere.
“se la Vita avesse regole meno tremende, forse noi non saremmo obbligati a prendere tremende decisioni.”
già!…più semplice, chiaro e lineare di così…! ma purtroppo c’è chi proprio non ci arriva, dall’ alto dei suoi PRIVILEGI. Ammiro chi riesce a riscattarsi da una situazione penosa con le sue sole forze. Allo stesso modo però non mi permetterei mai di sputare giudizi gratuiti e velenosi su chi, trovandosi incastrato in una situazione controversa, non può fare più di tanto per cambiarla.
“E’ buffo: quando scrivo molte mi domandano informazioni sugli anni, di dove sono, cosa faccio nella vita… Nella vita reale tutte mi ignorano come se fossi infetto. Anche di questo mi domanderò sempre il perchè.”
Smerdjakov
molti intervengono in questo forum per ricevere un’ attenzione che altrimenti nella vita reale non avrebbero… chi giudicando gli altri, chi distribuendo parole accomodanti e “buoni consigli”.. ma lo scopo è sempre lo stesso: “mettersi in mostra” per ottenere un riconoscimento. e se succede questo, significa che la società e l’ essere “umano” funzionano secondo dinamiche ben precise.
Non ti meravigliare quindi se quella stessa gente che qui ti dimostra affetto e solidarietà, nella realtà vera non ti cagherebbe di striscio!
la tua visione è di totale desolazione e sconforto. non ci possono essere parole adatte ad alleggerirla…
Ehm… non è che sei infetto, ma leggermente pesante forse sì. La catena alimentare non mi pare un gran problema, noi non veniamo mica mangiati, salvo casi eccezionali. Se proprio ti dà problemi, puoi sempre diventare vegano. Poi la vita non è assolutamente vero che è tutta un’avversità: c’è il lambrusco, per esempio. Il prosecco freddo. La birra ghiacciata. I gatti. La grappa. La bici. Insomma, di roba ce n’è quanta vuoi per passare bene la quarantina d’anni che ti separa dal tumulo.
E poi non è vero che esistono persone “più sfigate di altre”. Sono semplicemente “diversamente fortunate”. Imparate a scrivere un po’ più politically correct, se no l’Italia non riparte.
Smerdjakov,
grazie per il riscontro e per avermi precisato l’età, dato che per me ha una sua importanza nell’immaginare la persona e nel valutarne a grandi linee lo stato evolutivo (il carattere già traspare da quello che scrive e da come lo scrive).
il peggior periodo che ho vissuto è stato fra i 28 e i 32 anni. in seguito, sono riuscita cambiare completamente il modo di affrontare le mie difficoltà e, in parte, a superarle. è quello che auguro anche a te!
un abbraccio.
“la tua visione è di totale desolazione e sconforto. non ci possono essere parole adatte ad alleggerirla…”
Concordo con quello che ha scritto Angela.
Ma tu continui a scrivere, rispondi a qualche domanda, tutto questo mi fa pensare che speri in qualche cosa. Nessuno, credo, almeno una volta nella vita non ha pensato al suicidio. Poi succede qualcosa, scatta un istinto difficile da definire. E’ di questi giorni la notizia che monsignor Charamsa, in occasione del sinodo sulla famiglia, ha dichiarato apertamente di essere gay e che vive da molti anni con un compagno. Cosa ha spinto quest’uomo a sfidare la Chiesa Cattolica? Dove ha trovato il coraggio di azzerare la sua vita futura, infatti lo hanno già licenziato.
Non m’intendo di religione, ma so che questa cosa è una bomba al cuore dei cattolici ferventi ed ubbidienti. Dice che scriverà un libro, non basta un post in un blog come questo. Il mio primo impulso è stato di ammirazione nei confronti di quest’uomo che facendo quello che ha fatto, ha azzerato tutto il passato. E’ disposto a combattere per le sue idee. Nessuno può dire come si evolverà la cosa, per me è stato un Gigante, pur sapendo che certamente faranno di tutto per metterlo a tacere, ha sfidato frontalmente i milioni di cattolici. La domanda che mi pongo; dove ha trovato il coraggio di esporsi così apertamente?
Qualcuno mi dirà che sono uscito fuori tema. Per come la penso io, questa cosa così estrema può somigliare ad un suicidio. Ma non è così, lui è pronto a lottare per la sua vita e la sua fede, ha la cultura e la convinzione dalla sua parte.
Forse a te Smerdjakov è questo quello che manca, il coraggio di affrontare frontalmente uno per uno tutti i tuoi mali. Sai da solo che non sarà il suicidio a risolverli. Sei dotato di una certa cultura, ma se leggi Fabio Volo & co. per poi distruggerli, prova a leggere i veri filosofi, se non l’hai ancora letto, ti invito a leggere Thomas Mann “L’arte di amare” Ti sento molto vicino. CORAGGIO!
Angela: E quindi? Certo che non ci possono essere parole. Ben detto. Saluti.
Maria Grazia: Tu hai capito abbastanza bene. La vita è qualcosa che ci CAPITA non che facciamo capitare noi. Libera scelta e libero arbitrio son due cose diverse e la libera scelta è sempre frutto di input determinati. Uno che si suicida è uno che la Vita ha portato al suicidio.
Però concordo con Yog, esistono anche alcune cose che fanno ridere: Yog è una di queste cose. Così come Toroseduto, che salta di palo in frasca senza sapere cosa dice e senza capire ciò che dicono gli altri. Mi domando come gente del genere possa venir qui a dire la sua. Mha!? Un po’ di buonumore lo portano, bisogna ammettere. Toroseduto: lascia perdere Thomas Mann, torna a Fabio Volo.
Rossana: Bene, mi hai inquadrato. Pensi tuttavia che un uomo di 60 anni non possa dire ciò che ho detto io? Quando dici che sei riuscita a cambiare le tue difficoltà, dimostri di non aver compreso ciò che dico e affermo io: noi non scegliamo niente, noi siamo. E se tu hai migliorato è perchè dovevi migliorare, così come chi si uccide non poteva, arrivato a un certo stadio, non uccidersi.
Voglio solo segnalare l’errore di aver attribuito a Thomas Mann L’arte di amare. Mi sono confuso. Mann ha scritto La montagna incantata. L’arte di amare è di Fromm. Lieto di averti divertito, è veramente difficile parlare in termini costruttivi con te. Non me la sono preso, Volo non l’ho mai letto e mai lo farò. Non leggo quello che scrivono gli altri, non mi è mai piaciuto fare salotto. Ho cercato di allargare gli orizzonti, non sono stato capito. E ti chiedo scusa di questo. Riconosco i miei limiti, vai pure avanti con il tuo inutile soliloquio.
Smerdjakov
è verissimo! se tutti noi disponessimo DAVVERO dell’ assoluto libero arbitrio, saremmo tutti ricchissimi, sereni, realizzati e felici. ma non è così, anzi in genere è tutto l’ opposto. incapacità ? mancanza di saggezza o di coraggio ? io non direi.. direi che invece nella maggior parte dei casi si è trattato di eventi concomitanti, e ASSOLUTAMENTE INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONTA’, che hanno generato la situazione in cui oggi ci troviamo, qualunque essa sia. qualcuno, a seconda delle sue possibilità concrete e del suo temperamento, deciderà se sia più giusto continuare a lottare o farla finita direttamente. questo dipende dall’ intimo sentire di ognuno di noi, e sul quale nessuno, dall’ esterno, può permettersi di sindacare. Nel mio caso ad esempio sarebbe stato più logico suicidarsi, a ben guardare. La mia vita è stata ingiusta, crudele e “assurda”, se rapportata ai comuni parametri con cui le persone costruiscono in genere la loro serenità ( non lo dico per fare del vittimismo ma perchè è semplicemente la verità ). Non sto a lamentarmi, per carità. capisco che c’è chi sta molto peggio e vive situazioni ancora più drammatiche di quelle che io ho vissuto. ma in fondo se ci pensiamo non ero tenuta assolutamente a “resistere”. in nome di cosa, di chi ? dei propri genitori, FORSE. ma non scordiamoci che in molti casi gli artefici del tuo dolore sono proprio coloro che ti hanno messo al mondo. nella sofferenza ci stavo IO, non c’era nessuno a sostenermi concretamente, nel senso che anche aprendomi e confidandomi nessuno avrebbe potuto CAPIRMI VERAMENTE ( e continuo in larga parte ad avere conferma di ciò ), e solo io potevo conoscere VERAMENTE la situazione. Gli altri non lo fanno perchè NON POSSONO FARLO, non possono entrare nella tua testa e capire davvero ciò che stai passando, pur con tutte le loro buone intenzioni, seppure ci fossero. se ho deciso di continuare a vivere e di lottare per migliorare la mia esistenza ( aldilà dei calci in faccia ricevuti quando ho chiesto “aiuto” ) , è dipeso unicamente dal mio attaccamento alla vita e dalla mia “ostinazione”. Ma non si può pensare che la mia scelta vada bene per chiunque altro sta soffrendo, e che debba essere presa come un modello da seguire in tutti i casi. perchè, nella GABBIA in cui ci troviamo in questa esistenza terrena, dobbiamo PERLOMENO avere la libertà di decidere se vivere o morire. ed è una decisione che spetta solamente e unicamente al diretto interessato.
Toroseduto,
frequentando il sito abbastanza assiduamente ho notato che spesso chi scrive ha soltanto bisogno di esprimersi, senza in realtà avere alcun serio intento di rivedere il proprio modo di agire o di pensare. senza offesa per chi si sfoga e non ritiene che si possa comprenderlo e/o dargli il benché minimo supporto. forse si cerca essenzialmente di trovare persone che vivono gli stessi stati d’animo o le stesse peripezie…
secondo me, con tutte le difficoltà del caso, si può essere inclini a star bene, come fa ad esempio un disabile, oppure a volersi crocifiggere ogni giorno da soli. uscirne, soprattutto da un’impostazione mentale, può essere una questione di temperamento, volontà, motivazione oppure, come hai accennato tu, anche di coraggio.
occorre un mare di coraggio per affrontare i propri mostri e le circostanze o le persone che li hanno nutriti! i grandi cambiamenti spaventano… ma… c’è anche chi si piace e si ama nel suo umor nero e nel suo perenne avvilimento… si tratta di solito di esseri più intelligenti e più sicuri di sé di altri, che non accetterebbero mai di rivedere le proprie convinzioni. più che giuste per loro, se così le percepiscono.
Smerdjakov,
ti do atto che in linea di massima potrebbe non far differenza se un’affermazione sia espressa da un ventenne o da un sessantenne. eccezioni a parte, per me invece, in questo contesto come in altri, ha un peso l’età, non tanto per la consapevolezza che gli può essere affiancata, legata più alle esperienze che agli anni, quanto per le possibilità che nel tempo alcuni concetti possano essere smussati da crescite interiori, eventi o vissuti successivi. a fine percorso le idee raramente si cambiano; in corso d’opera, magari sì. soprattutto se si tratta d’impostazioni mentali.
ti soprenderà sapere che condivido abbastanza la convinzione che hai sintetizzato in “noi siamo” ma, per mia fortuna, non del tutto. per me vale anche un “desidero-aspiro a essere”. accetto la forza degli istinti come prevalente, ma non escludo a priori il potere-volere della mente, se e quando si è in grado di affidarle lo scettro del comando.
scusa se non posso condividere del tutto la tua visione, che comunque rispetto.
no scusate ma non mi posso stare zitta senza intervenire! abbiate pazienza.. ma chi è che non vorrebbe star bene ? chi è che si vuole crocefiggere ?! è proprio la vita che a volte E’ BASTARDA e non possiamo farci nulla. Io posso desiderare delle cose, e far di tutto per ottenerle. ma il risultato non dipende solo da me, di solito anzi dipende da FATTORI CONCOMITANTI, quali:
– il mio impegno
– le mie capacità
– le mie possibilità oggettive
– le circostanze esterne
– il volere altrui
– la fortuna piuttosto che la sfiga
Il peso con il quale determinati fattori prevarranno sugli altri, poche volte dipende solo da noi. di solito è piuttosto invece qualcosa che non possiamo dirigere nè controllare. dobbiamo accettarlo, e rassegnarci al fatto che se vogliamo vivere sereni ( felici no, quello è un privilegio di pochissimi .. ) dobbiamo anche imparare ad accettare quegli eventi sui quali non abbiamo padronanza. La favola del “tutto dipende da noi” va benissimo.
va benissimo per chi è nato già avvantaggiato dalla vita, dagli eventi e dall’ ambiente circostante. quindi solo in pochi casi circoscritti! è indubbio che la nostra esistenza è in larga parte condizionata dal contesto in cui nasciamo, dal tipo di famiglia che ci crescerà, dalle persone che ci capitano nella vita, ecc.. riconoscerlo non è pessimismo. è solo REALISMO. Poi c’è chi avrà maggiore spinta propulsiva di altri nel migliorare situazioni penose o ingrate per se stessi, e nel risollevarsi da circostanze complicate. ma questo è un altro discorso, e in ogni caso intorno a lui ci devono comunque essere circostanze MINIMAMENTE FAVOREVOLI. di certo I MIRACOLI e i cambiamenti tanto eclatanti quanto repentini, sono impossibili per qualunque persona normale.
per il resto, qui nessuno discute sul fatto che aprirsi anche al punto di vista altrui è una capacità fondamentale per la propria sopravvivenza e la propria evoluzione. ma non sono di certo IO ad esserne sprovvista…
“…c’è anche chi si piace e si ama nel suo umor nero e nel suo perenne avvilimento… si tratta di solito di esseri più intelligenti e più sicuri di sé di altri, che non accetterebbero mai di rivedere le proprie convinzioni. più che giuste per loro, se così le percepiscono.”
E chi lo dice che “si tratta di solito di esseri più intelligenti” per il fatto che amano avvilirsi e vivere di dolore? La TV?
La maggior parte dei genii erano dei burloni e goderecci. La foto di Einstein che fa la linguaccia ne è una minima dimostrazione.
La differenza tra la serenità e la sofferenza sta nel desiderare quello che si ha, come faceva Diogene che gettò la ciotola con la quale beveva quando vide un ragazzo beveva raccogliendo le mani sotto la fonte.
Non sarà il caso di Smerd, ma c’è chi fa del “dolore” e della sofferenza la ragione della propria vita. Anche di quelli degli altri. È molto chic.
“Ma c’é chi fa del “dolore” e della sofferenza la ragione della propria vita. Anche quella degli altri. É molto chic”…..questa “scivolata” di Golem mi rattrista. In questo trhead si parla di suicidio, si parla del “male di vivere”.. Non é banalizzabile , non può essere ridotto a degli schematismi sociali o morali. Quando ti prende il desiderio di morire non c’é nulla da fare..diventa la tua ragione di “vita” per quanto paradossale possa essere l’associazione verbale. Tutta un altra cosa é parlare di semplice vittimismo..non si vive bene nel dolore, non é mai una scelta ma i fattori che ti portano a “farlo” difficilmente dipendono dalla tua volontá…ci andrei cauto con i commenti gratuiti e stereotipati. Qui si apre un mondo intero..super interpretabile e soggettivo.
Potremmo discuterne per anni.
Se nella vita non si avra’ il famoso colpo di culo o colpo di sfiga che ti farà cambiare visione del mondo difficilmente ci si schiodera’ dalla propria visione rosea o nera.
A meno che non ci si rincoglionisca e si precipiti nella depressione ad oltranza o nell’ottimismo a prescindere.
A volte, poi, i colpi di culo sono sono solo apparenti. In realtà aprono le porte ad un gigantesco colpo di sfiga che ti frantumera’ le ossa o ti lascerà secco a terra.
La leggenda narra che lo stesso possa dirsi per gli apparenti colpi di culo, ma ne ho le prove.
A me, la vita, il caso, Dio e la sua banda non hanno fatto proprio nulla. Sono le persone che mi hanno avvelenata.
Persone di cui devo sapere di morte brutta e certa prima di mollare gli ormeggi.
Ignoro e poco mi importa cosa abbiano detto Fromm, Mann e compagnia scrivente o filosofeggiante.
L’unica cosa di cui sono certa è che, se un giorno, per il famoso colpo di culo o sfruttando l’onda positiva dell apparente colpo di culo, dovessi avere anche solo 24 ore buone, be’….le impegnerei per demolire chi odio a morte.
L’odio è il vero sentimento che tiene legati al filo d’erba cui ci si aggrappa. L’odio, il rancore, il disprezzo, la voglia di vendetta, di vedere gente morta veramente male o agonizzante in un letto d’ospedale che implora un aiuto che non avrà.
E l’amore per gli animali, gli unici che non ti fotteranno MAI.
Restano gli affetti. Quelli in zona neutra, impossibilitati a fare qualcosa ma che ci sono e che apprezzi come so apprezza, nonostante tutto, una zuppiera decorata a mano quando hai il frigo vuoto.
Il colpo di culo o di sfiga sta nella gente che incontri o in cui incappi vita facendo.
Sono loro che hanno in mano il portafogli con cui ti curerai o grazie al quale avrai un tetto sulla testa, le utenze allacciate, con cui manterrai un minimo di dignità e senza il quale schianterai prima e creperai dopo.
Loro, le persone, benedette o maledette che siano.
Il resto, per me, e’ fuffa che riempe i libri e le sceneggiature dei film.
condivido il discorso di Emma. e aggiungo che quelli che parlano tanto di reagire, di non fare le vittime, di cercare di riscattarsi e di cambiare, sono i più ipocriti di tutti perchè in genere sono i primi a non credere a un tuo possibile cambiamento! e mi riferisco a quelli che giudicano e basta senza muovere un dito quando ti trovi nella cacca, quando sei costretto a fare cose che non vorresti fare per tirare a campare, quando implori una luce di speranza, seppur piccola, seppur flebile, e questi sono solo capaci di farti sentire marcio e sbagliato! fottetevi! con il vostro perbenismo-buonismo piccolo borghese che serve solo a raccontarsi la favoletta rassicurante della buona notte! io so solo che NON C’ERA NESSUNO CON ME quando dovevo pagare i conti, quando dovevo mettere insieme il pranzo con la cena, quando dovevo curarmi, quando dovevo pagare il mutuo della casa. Non c’era nessuno con me quando a casa arrivavano le cartelle esattoriali e le ingiunzioni di pagamento per conti che non avevo potuto saldare, e non c’era nessuno quando mi staccavano le utenze per bollette non saldate! e quando HO CERCATO una mano tesa, ho ricevuto solo pedate nel culo perchè questa è l’ epoca del “devi cavartela da sola!” ( a meno che non sei giovane, bellissima, straniera e manipolabile… ).
Chi ti fa il solito discorsetto del “bisogna reagire”, è il primo a indispettirsi se ti vede DAVVERO reagire, se ti vede diversa DA COME SI ERA IMMAGINATO.. e chi deve capire ha capito!