Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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Likila, non posso che sottoscrivere ogni tua parola 😉
Ma d’altronde non pretendere che la lucidità mentale sia merce a buon mercato; forse bisogna invidiare chi produce autoinganni, anche se io proprio non ci riesco. E, mi par di leggere, neanche tu. Dal che arguisco che sei una persona di valore morale e intellettuale ben al di sopra della media qui scrivente. Un caro saluto.
@blu, se ti sfogliassi le pagine di questa lettera relative agli ultimi due anni, mi troveresti coinvolto praticamente in tutte le polemiche che ci sono state. Non ho peli sulla lingua e dico sempre la mia (giusta o sbagliata che sia). Ma le polemiche devono avere un inizio e una fine, devono essere fine a se stesse, senza portarsi dietro strascichi. Quando scadono a livelli infantili diventano stucchevoli e prive di interesse. Se ci si tiene tanto a proseguirle lo si fa in privato scambiandosi le e-mail, non piú in pubblico o coinvolgendo terzi.
Sarà. Ma a me sembra che sia facile dire cose così delle polemiche altrui e non guardare quelle proprie. Comunque hai ragione, ma penso debba valere per tutti.
Evito volutamente di fare polemica e sperando che Likila abbia letto il mio post precedente, completo il discorso che avevo iniziato.
Salvo rarissimi casi (e si tratta di persone veramente coraggiose, oltre che intellettualmente oneste) gli esseri umani tendono a generalizzare le loro esperienze interiori. Da uno stato d’animo traggono una filosofia. E alcune di queste impalcature teoriche sono veramente raffinate. Peccato che l’origine di certi pensieri sia sconosciuta ai loro stessi autori. Non c’è bisogno di scomodare la psicoanalisi: tanta gente ha un’insopprimibile tendenza a razionalizzare ciò che è irrazionale. Ma la cosa più interessante è che nel compiere questa operazione perseguono un interesse puramente personale. Ed è qui – lo dico bonariamente – che mi viene da sorridere quando sento queste persone parlare di autoinganni.
Io non sono né ottimista né pessimista, perché entrambi i punti di vista sono ugualmente unilaterali. Prendo atto, in modo molto semplice, che ogni vita rappresenta un caso a sé. Non pretendo di stabilire il valore dell’esistenza altrui. Conosco il valore che la mia vita ha per me; solo di questo sono autorizzato a parlare.
Vorrei aggiungere un’altra cosa che mi sembra fondamentale. Il valore che le cose hanno per noi lo comprendiamo solo quando rischiamo di perderle. Non ho mai amato tanto la mia vita come adesso che rischio di crepare. E forse è proprio questo che rende così difficile capirsi.
Quando leggo povere parole di poveri esseri che, poveramente, pretendono di spacciare per logiche delle frasi illogiche mi sento davvero male.
Non dovrei, ma evidentemente esercito la compassione.
Gente che parla di concetti che non riesce a comprendere: come ad esempio il confondere un punto di vista con la totalità dei fenomeni ovvero ciò che ci capita da ciò che è o potrebbe essere per tutti. Queste persone sorridono leggendo di altri che parlano di autoinganni. Sorridere gli farà dimenticare tutto il resto, mi auguro.
I punti di vista esistono come effetto non come causa del benessere psicologico, il quale a sua volta dipende dalla stessa vita con il Caso regolatore. Chissà se sorriderebbero anche vedendo qualche filmato di bambini torturati, animali condotti al macello, corpi martoriati, famiglie distrutte o pensando, se solo ne fossero capaci, al dolore che porta la solitudine, il non comprendere perché ad alcuni sì e ad altri no, la mancanza di senso nella vita e nella morte, l’ingiustizia, la disperazione. Temo che il loro autoinganno li porterebbe a ridere ancora. E che si facciano sta risata…
Vedi, Luca76; io più che ignorarlo non posso fare …
La mia opinione, come si sarà capito, è antitetica a quello formulata nel post precedente. I punti di vista sono le cause e non gli effetti. Chiamare in causa la “totalità dei fenomeni” è un’operazione a dir poco ingenua, a meno che colui che parla non sia convinto di essere Dio.
Citare solo i casi più drammatici (escludendo arbitrariamente tutto il resto) è altrettanto unilaterale che citare solo quelli più felici.
Vorrei sapere da queste persone perché non passano dalle parole ai fatti. Guardate che non si tratta di una questione irrilevante. Si potrebbe perfino affermare che questa incoerenza rende poco credibili le loro affermazioni. Ci hanno detto che il problema non è la loro infelicità ma quella di tutte le creature. Ci hanno detto che sono tanto sensibili e che non possono tollerare questo orrendo spettacolo. Ci hanno detto che la vita fa schifo, è una merda, è totalmente priva di senso. Com’è che sono ancora qui ?
Perchè ne traggono s-vantaggio, anche se non lo danno a vedere perchè non ne sono all’altezza. È ipocrisia. È la casamatta di chi da 13.000 pagine si serve della sofferenza altrui, per dissimulare, aiutandosi in questo gioco perverso a rimanere in equilibrio.
È il cinismo di S ad aiutarci ad assistere il prossimo. Tutto il resto è una grandissima bugia. Le lacrime degli ipocriti sono permeate di falsità, utili solo per raggiungere sporchi obiettivi, nascondere l’evidenza e farsi credere onesti dagli altri.
Evidentemente sono discorsi al di sopra degli umani limiti. Preferirei discutere con un assassino reo confesso.
P.s. Ad opporsi seriamente, nessuno, solo S e Matteo. Questo non è giustificabile.
S tu dici che non continui, ma poi continui eccome. Come fai a dire che ti basta giocare con il gatto per essere felice? Anche a me piace vedere il mio gatto giocare e ne sono felice. Ma poi penso che ci sono tanti gatti che stanno male e divento triste.
S e Mark siete i numeri 1 del rigirare la frittata.
Davvero i migliori buoi che dicono cornuto agli asini. AHAHAHHA
Mai visto tanta falsità e tanti rigiramenti di parole. Dovreste fare i politici. Tutto fumo e niente arrosto. Promesse che poi non mantenete. AHAHAHAHA
Spassosissimi!
C’è la forte possibilità che il forum venga chiuso come si è letto ultimamente. Invito tutti ad astenersi, PER FAVORE, da offese, continue frecciatine o altro e di vedersela, se vogliono, in separata sede. Il forum può risultare molto utile a qualcuno se rimane in vita senza continui duelli…..
Likilia e blu sono la fotocopia di randy. Solo un fesso non se ne renderebbe conto. Facciamo finta di nulla..mumble..mumble..
Citazione da Cocciante: “Povero(i) diavolo(i), che pena mi fai(ate)”.
Abbiamo comunque capito che per stare bene basta pensare positivo e godersi la bellezza di un fiore. Se poi viviamo in città e il fiore lo vediamo in cartolina, godiamoci la cartolina.
Insomma, voi poveri depressi, malati e malandati, dovete mettervi in testa che la colpa è solo vostra!!! Imparate a rigettare le brutture e godervi quello che la vita vi regala (?). Se poi non vi regala niente, gioite per gli altri che hanno qualcosa. La vita è bella e brutta a seconda di come la vediamo noi, mica per quello che ci capita di subire! Siete stati violentati, malmenati, umiliati? Pazienza, forse ve la siete cercata 🙂
Blu, Lilika…vi rendete conto a che punto siamo arrivati???!!!
Bè, vedrete che riusciranno a fare anche di peggio. Ormai è meglio che andare al cinema; anche se siamo al livello dei fratelli Vanzina :-(.
Oliviero Trombini ormai incombe
Mario; tu hai ragione. Ma il forum dovrebbe essere moderato.
Riproviamoci.
Spesso vengono citati i malati del reparto oncologico. La citazione viene fatta per lo più a sproposito, con l’intento di stabilire una gerarchia fra le sofferenze fisiche e quelle psicologiche. Ma avete mai notato l’incredibile vitalità di molti malati ? La loro voglia di lottare appare quasi sovrumana. L’importanza che le cose hanno per noi la comprendiamo proprio quando rischiamo di perderle. Credo che tante incomprensioni siano dovute proprio alla diversità delle situazioni contingenti. Quante volte è accaduto in questo forum … Un depresso fa fatica a empatizzare con una persona che sta lottando disperatamente per salvare la sua vita (e viceversa !). Nel depresso l’attaccamento alla vita ha raggiunto il suo minimo; nella persona che lotta per salvarsi risulta particolarmente accentuato. Siccome ho sofferto di depressione per quasi quattro anni, so bene a che livello possano arrivare la nausea, il disgusto e la disaffezione alla vita. Adesso mi trovo proprio nella situazione opposta; quindi per me è più facile capire entrambi i punti di vista. E trarre dal confronto le logiche conseguenze.
PS: Se amate gli animali non sottovalutate i benefici della pet-therapy !! Qualcuno ci riderà sopra, ma queste bestiole hanno salvato la vita di tante persone. Io senza i miei gatti non ce l’avrei mai fatta.
Luca, hai ragione, chiedo scusa a te, a Ele e ad Emma. Voi avete avuto la gentilezza di lasciarmi i vostri pensieri, ed io sono sparita. Il fatto è che nei miei momenti peggiori mi sento una specie di mostro, mi incattivisco, mi imbruttisco molto e mi dispiacerebbe rovinare queste pagine. Pagine dove si leggono diatribe, ma anche testimonianze che commuovono, come quella di Emma di qualche giorno fa.
Non me la sento, e neanche ne avrei le conoscenze, per intervenire nelle discussioni che nascono, anche perchè come accennava qualcuno, nel mio personale caso riflessioni “filosofiche” o giù di lì, ahimè, a nulla servono. Se posso solo permettermi una veloce parentesi, mi dispiace leggere delle reciproche offese e degli “schieramenti” tra S. e Randy (entrambi, a mia sensazioni, a differenza di altri che sono intervenuti qui -evito di nominarli ma mi sembrano evidenti-, hanno distintamente una certa “sostanza”). E’ un peccato, mi è dispiaciuto sinceramente.
Detto questo, Luca, ti ringrazio sentitamente del tuo interesse. Mi attendono giorni che non so come riuscirò ad affrontare. Sono dovuta tornare a casa, ho dato fondo ai miei pochi risparmi. Mi sono spesa fino all’ultima goccia, invano. Adesso sono chiusa nella mia camera, da domani dovrò di nuovo inventarmi qualcosa per riempirmi le giornate. E con la stanchezza che sento addosso, fisica e psichica, non so proprio come farò. Durante il viaggio di ritorno ci ho pensato con terrore; essere spenti e mantenere il buonsenso mentre intorno (l’intorno quotidiano) tutti fanno rumore con le loro vite realizzate (o apparentemente che sia) non è facile, ed è quello che mi aspetta. Penso con una paura invalidante al futuro, sia inteso quello immediato che quello a medio-lungo termine. E’ desolante non avere uno scopo per svegliarsi al mattino, e da domani dovrò inventarmi una forza che non ho per non scivolare nel vortice dell’apatia.
Scusatemi ancora per non avervi risposto subito. Grazie del sostegno,…
Volevo dire a Mark che forse è lui che è fotocopia di S, non certo io. Riguardo i discorsi di S purtroppo devo contraddirlo perché io lavoro in ospedale, seppure non nel reparto oncologico. E ne vedo tanti e posso dire che non è come dice S. Avere un tumore è una disgrazia e forse non si rende conto di quello che dice. Dovrebbero far smettere lui di scrivere.
@ Dalia:
Ciao.
Il confronto con la gente “realizzata” può essere fonte di complessi e frustrazione. Ci siamo passati tutti o quasi tutti. Molto dipende dai modelli a cui facciamo riferimento e spesso questi modelli ci sono imposti dall’alto con la nostra complicità. Anch’io mi sento un disadattato. Lo sono sempre stato fin da bambino. Però – te lo assicuro – mi sento molto meglio da quando ho posto fine ai tentativi di uniformarmi. Non bisogna vergognarsi della propria diversità. Spesso invidiamo gli altri per delle cose che non ci renderebbero affatto più felici qualora ne entrassimo improvvisamente in possesso (i problemi economici sono un altro paio di maniche !).
Non c’è niente di male nell’ essere tornata a casa. Hai fatto un tentativo e hai verificato che non c’erano le condizioni per andare avanti. Se non ci avessi provato adesso saresti in preda ai rimpianti e magari ti sentiresti in colpa.
Scrivici ogni volta che ne hai voglia.
@blu, ho perso il conto di quante volte io abbia lasciato la mia e-mail per redimere le questioni nate qui in privato. Sai quanti hanno risposto al mio invito? Nessuno. A me non piace “predicare bene e razzolare male”, cerco di essere sempre coerente tra quello che dico e quello che faccio. Se la controparte con cui discuto da quest’orecchio non ci sente, io non posso proprio farci niente. Certa gente ha bisogno di un pubblico per esprimersi, presi da parte sono incapaci a confrontarsi, vista la loro pochezza.
@Dalia, hai fallito dove molti qui (e non solo) non tentano neanche. Presa in se é gia un piccolo successo. Ci sono sconfitte che valgono piú di cento vittorie, se solo ne riesci a far tesoro.
Un forte abbraccio.
Luca, quando a “tenderti la mano” è qualcuno che sta forse anche peggio di te, ha un valore particolare il suo gesto di vicinanza, si riveli determinante o rimanga anche un tentativo. Per cui ti ringrazio. Non sono brava con le parole, se fossi più abile ti scriverei qualcosa di meglio, fai conto che l’abbia fatto.
Mi verrebbe da chiederti, almeno per gratitudine, come stai tu, ma vorrei evitare le domande sciocche. Se vuoi rispondimi, altrimenti scusa l’impertinenza.
Per cercare di rispondere a te e ad S. in modo un pò più organico, vi direi che non lo so, sapete?
Non conosco molta gente, tutt’altro. Quel che provo, e quel poco che mi sembra mi riesca, a capire degli altri lo devo all’osservazione “da lontano”. Per cui mi è difficile stabilire se, chi e quanti farebbero un tentativo simile, anzi auspicabilmente migliore, di come abbia provato io.
La mia sensazione è che i ritmi e i livelli generalmente richiesti “per stare al passo con i tempi”, per essere inseriti in un contesto socio-lavorativo medio in questi anni, siano sempre più pretenziosi, almeno per la mia persona. Mi sento esponenzialmente inferiore ai requisiti basici per appartenere ai cosiddetti “meritocratici”. Eppure, una parte di me non vuole slegarsi dalla convinzione che molti tra questi non siano così importanti, se non in un’ottica di immagine, che però mina l’essenza delle persone, non so se riesco a spiegarmi. Ho delle idee un pò troppo particolari su diverse visioni, forse anche questo mi inibisce al mondo, dove vago ancora alla ricerca del mio posto, con il forte sospetto che non ci sia luogo dove poter regalare all’anima un pò di pace.
S., tutto quello che mi manca è la serenità. Non mi hanno mai attirata, nemmeno da piccina, gli eroi e le eroine, gli spettacoli o la perfezione. Quello che mi è sempre mancato è un senso di appartenenza ad una “normalità” (doverosamente virgolettata), intesa perlopiù nella sua sfumatura che si avvicina al significato di una serenità…
.. paga dei giorni andanti.
(S., Ti avevo scritto un intero post cercando di risponderti alla tua considerazione sul punto di vista economico: steso, riletto, già pronto ad essere inviato. Poi mi sono fermata e chiesta se sia la sede opportuna e, non trovando una risposta, nel dubbio, ho preferito evitare interferenze. Cerco di non dimenticare che mi trovo in uno spazio delicato, che qui si parla di suicidio, il mio pensiero fisso anche se cerco di evitarlo, come lo è di molti qui dentro, non vorrei andare fuori tema e magari scrivere sciocchezze che probabilmente sono solo mie idee distorte). Ringrazio anche te per le tue parole.
Io sono convinto che le discussioni siano tali perchè sono pubbliche. Cosa speravi di ottenere in privato? Darvi un sacco di legnate? E poi?
Le discussioni servono per avere delle posizioni e lasciare che le persone che leggono decidano se essere d’accordo. Io tutto questa paura di parlarsi e magari litigare non ce la vedo. Questo è un forum ed è fatto apposta, anche per litigare.
@ Dalia
Considerando quello che si legge in questo forum la tua delicatezza è quasi commovente.
Credo di aver capito a cosa ti riferisci. Io la chiamo “nostalgia della normalità”. Che in questo caso fa rima con serenità. Godere delle piccole cose, non essere assillati dai problemi, vivere in santa pace lontano dai grandi riflettori … niente ambizioni sfrenate, niente celebrità, niente rumori assordanti … solo tranquillità e assenza di preoccupazioni. Mi riterrei l’uomo più fortunato del pianeta. E pensa che c’ero quasi riuscito. Poi è sopraggiunta la miseria, con l’incubo di non pagare l’affitto e di ritrovarmi da un giorno all’altro in mezzo a una strada.
Mi hanno chiesto quale fosse per me il bene più prezioso e io ho risposto subito “l’intimità”. Lasciatemi le mie quattro mura, lasciatemi i miei libri e la mia gatta, lasciatemi i miei film di Stanlio e Ollio e magari trasportatemi con loro in un posto più tranquillo. E poi fate sparire le preoccupazioni economiche. Non avrei bisogno d’ altro per essere felice.
@Dalia, come sto? Diciamo che sto….La qualitá della mia vita negli ultimi due anni é in costante picchiata, cerco di risalire faticosamente la china e in questo lasso di tempo passato non si contano i fallimenti e i buchi nell’acqua fatti. Perseguo in un progetto che, causa burocrazia e mancanza di fondi, sono costretto a posticipare di volta in volta. É la mia ultima possibilitá di tornare a una vita “normale, semplicemente normale”….Il resto sono solo chiacchiere.
Un abbraccio….
S., intendo per diversi aspetti quel tipo di sensazione che hai descritto.
Impiegherei molte righe per entrare nei dettagli, ma continuo a credere di essere alquanto avulsa io dal più o meno comune sentire: sarebbe dunque illusorio da parte mia credere di poter ritrovare in te o in qualunque altro una comprensione profonda e una condivisione di quegli stati d’animo, e parlo di una particolarità che mi fa sentire inferiore, a disagio e ulteriormente incapsulata nella mia bolla di alienazione.
Sto perdendo la capacità di confrontarmi, la calma, la gentilezza, la pazienza. Sto perdendo l’energia e il senso di forzarmi, costringermi a provarci, come ogni introverso è costretto a fare per intessere minimi rapporti umani. E me ne dispiace, la stanchezza mi sta sopraffacendo ed io non so più gestirla.
Un caro saluto.
Luca, resti vago, ne hai appena accennato ed io rispetto la tua più che comprensibile quanto apprezzabile riservatezza riguardo al tuo progetto. Ma ti auguro davvero di riuscire a realizzare ciò per cui stai faticando, che il tempo renda giustizia alla dedizione e alla speranza che stai investendo.
Il resto sono solo chiacchiere.
Un abbraccio a te, grazie.