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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 13351
    maria grazia -

    no david non sono buddista
    a dire il vero non mi ritengo neanche cristiana, ma di fede protestante. però sono convinta ( è una mia convinzione personale ) che quando moriamo rinasciamo in un’ altra forma di vita, e ci troveremo a ricominciare tutto da capo. per questo nel suicidio ( inteso come rimedio alle sofferenze di questa vita ) non vedo una REALE SOLUZIONE.

  • 13352
    david -

    grazie Ele,non lo so,pochi credo sanno come finirà la vita,stasera i miei stavano meglio e questo mi rende già un pò più felice,grazie del tuo incoraggiamento,auguri anche a te…Ma MG vorrei sapere cosa ci fa su questo blog,è davvero antipatica,esosa,impicciona,uggiosa(come si dice a Firenze)…Senza mettere in dubbio la sua buona fede e bontà d’animo.MG vai a fare qualche bella passeggiata anche se ancora non è tanto fresco.NON RISPONDERMI PIù

  • 13353
    maria grazia -

    david se non vuoi che ti risponda non lo farò più. ma non capisco proprio in base a cosa dici che sono antipatica, esosa e insopportabile … mah ! ….

  • 13354
    Emma -

    Maria grazia……il “in base a cosa” e’ estremamente soggettivo. Pero’ ci riesci benissimo nel 90% dei casi in cui entri in contatto con altri utenti. Il tuo mistero e’ chiuso in te….

  • 13355
    maria grazia -

    Emma
    noto spessissimo in questo forum ( e non solo in questo thread ) risposte denigratorie e offensive verso chiunque abbia un’ opinione diversa. ora, è chiaro che c’è un palese problema di comunicazione tra le persone. certamente non sta a me stabilire se una persona non possa e non debba suicidarsi. ognuno deve decidere per se stesso secondo la propria coscienza e il proprio sentire. è chiaro però che scrivendo in un forum pubblico possano capitare opinioni divergenti, su questo come su altri argomenti. e ogni volta giù insulti e “botte” virtuali al malcapitato di turno. francamente mi sembra un modo puerile per affrontare i temi trattati, e che non serve a nessuno. a volte si può concordare con le opinioni altrui, altre volte dissentire. ma ritengo che sia SEMPRE UTILE valutarle con serenità. ciao

  • 13356
    Emma -

    Maria grazia, “quando moriamo rinasciamo in un’ altra forma di vita, e ci troveremo a ricominciare tutto da capo”.
    Dopo “il Nichilista” ecco l’altra perla.
    Vedi, maria grazia, chi è VERAMENTE nella merda, ha i nervi un pò tesi e le battute che al bar, quando si sta bene, fanno ridere, bè….possono fare incazzare o scazzare o provocare fastidio.
    Questo ti è chiaro, vero?

  • 13357
    maria grazia -

    Emma
    prima di tutto andrebbe capito se chi è nella merda lo è perchè ha dei reali e gravi problemi non risolvibili ( casi più unici che rari, da quello che ho potuto constatare nel corso della mia esistenza ) oppure perchè ormai vi si è “adagiato” e gli risulta scomodo cambiare. detto questo, la mia era una semplice considerazione teorica, e non vedo perchè debba urtare tanto chi sta meditando il suicidio come via di fuga ai suoi problemi.

  • 13358
    S -

    Di gente che ha “gravi problemi non risolvibili” ce n’è parecchia; si vede che Maria Grazia è stata fortunata. Però basterebbe guardare il telegiornale.

  • 13359
    maria grazia -

    “si vede che Maria Grazia è stata fortunata.”

    seee….sti c.... !!! ….

  • 13360
    david -

    “via di fuga ai suoi problemi”una frase più porcata di quella di Carderoli…un cinismo,insensibilita ed ipocrisia da podio.

  • 13361
    maria grazia -

    david
    scusa ma il suicidio cos’ altro sarebbe, se non una “fuga” ? che poi sia lecita o meno, dipende dai casi ovviamente.

  • 13362
    Emma -

    “prima di tutto andrebbe capito se….bla bla bla”.
    Se dopo tutto ciò che è stato scritto qui,sopratutto nelle ultime settimane, in risposta alle tue saccenti boiate (leggi “considerazioni teoriche”), da me e dagli altri utenti che dipingi come lugubri figuri, sei ancora al punto di porti questa domanda, marò….. comincio a provare umano senso di pietà
    O non leggi i nostri posts o non capisci.
    Vedi tu….
    Dai, ce la puoi fare.
    Siediti, non distrarti e segui la riga con il dito altrimenti rischi di perdere il segno e confondere tutto.
    Q-U-E-L-L-I C-H-E T-I S-T-A-N-N-O R-I-S-P-O-N-D-E-N-D-O I-N-F-A-S-T-D-I-T-I S-I S-T-A-N-N-O F-A-C-N-D-O U-N C-U-L-O A C-A-P-A-N-N-A P-E-R S-A-L-V-A-R-S-I L-E P-I-U-M-E!

    Quanto alla “via di fuga”.
    Bell’uscita del c.....
    Tipica dei fanfaroni. E dei fortunati…..
    Bye.

  • 13363
    maria grazia -

    “dagli altri utenti che dipingi come lugubri figuri”

    ??????……

    il culo a capanna per salvarsi le piume ce lo stiamo facendo tutti, Emma. me compresa. non sono nè fortunata, nè tantomeno fanfarona. Ho solo scelto vie di fuga diverse dal suicidio, e senza dubbio meno noiose, meno dannose e più proficue. poi certo.. questione di punti di vista. per me suicidarsi sarebbe come vedere un film a metà, e io sono curiosa di vedere come procede la storia fino alla fine.. ma non me la sento di condannare in toto chi opta per il suicidio. si vede che per lui/lei va bene così. resta il fatto che, OGGETTIVAMENTE, non è QUASI MAI una soluzione.

  • 13364
    luca76 -

    Leggevo oggi su “La Stampa” che il 10 settembre sará la “Giornata mondiale del suicidio”, che non vuole dire che ci sará un suicidio di massa a livello planetario, ma che sará una giornata dedicata al dibattimento sul tema (meglio specificarlo per gli imbecilli). Ignoravo che ci fosse, ma non sono rimasto sorpreso, visto la quantitá impressionantee di “Giornate mondiali” che affollano il calendario, dedicate a questioni piú o meno serie. L’articolo citava qualche cifra che riporto. In Italia ci sono circa 4 mila suicidi ogni anno. E ogni anno, in tutto il mondo, 1 milione circa di persone muore togliendosi la vita. Nel 2012 (i dati riportati sono di quell’anno, e io credo che siano in aumento negli ultimi due), sempre a livello mondiale, il suicidio rappresentava la quinta causa di morte tra i 30-49 anni e la seconda tra i 15-29 anni. Nel complesso, si stima che ad ogni decesso per suicidio coincidono almeno 27 tentavi. Ció vuol dire che ogni anno, in tutto il globo, almeno 27 milioni di persone cercano di uccidersi. Se teniamo conto del fatto che sulla terra siamo piú di 7 miliardi, la cifra appare ridicola. Ma se la si analizza, fa pensare. Sono quanti gli abitanti di una nazione medio-grande. E sono convinto che anno dopo anno queste cifre tenderanno ad aumentare al posto di diminuire, visto le prospettive future non proprio rosee sulla qualitá della vita, opinione del tutto personale ovviamente. L’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanitá) si ritroverá dunque mercoledí 10 a proporre le indicazioni da seguire sul piano d’azione per la “salute mentale globale” con l’obbiettivo di ridurre i tassi di suicidio nel mondo (si concluedeva cosí l’articolo)….Chi segue da anni questo forum, non ha potuto non notare che con il passare del tempo i post scritti dagli aspiranti suicidi, sono passati dall’essere incentrati su determinate patologie psichiche (scaturite da delusioni, disagi e malattie) a un qualcosa di piú “concreto” (mi si passi il termine) legato a difficoltá oggettive, legate alla perdita/mancanza del lavoro in primis, che provocano tutte le conseguenze che conoscete bene. Dubito che l’Oms riesca a concludere un granche con il suo documento. I problemi della “salute mentale mondiale” sono determinati da problemi che vanno al di la di semplici sintomi psichici. Basterebbe prendere come campione i forumisti di questo blog. Non tutti ovviamente, ma una larghissima fetta che vive sulla propria pelle grosse difficoltá economiche.

  • 13365
    S -

    Questo è il mio ultimo tentativo di spiegare a Maria Grazia un concetto chiarissimo:
    Noi non guardiamo al suicidio come a una comoda scappatoia. Noi – salvo rare eccezioni – abbiamo orrore di una morte prematura. Noi siamo attaccatissimi alla vita. Ma se la situazione diventasse intollerabile il suicidio resterebbe la nostra unica possibilità. Non sempre si può scegliere. Può capitare che la vita ti ponga di fronte a delle situazioni-limite, che le prove siano talmente dure da comportare il collasso psichico e l’impossibilità di proseguire. La portata del ponte è quella che è e varia notevolmente da soggetto a soggetto. Non dubito che altre persone – diverse da me per temperamento e per carattere – potrebbero sopportare una vita da clochard. Ma io non ne sono in grado e questo non ha niente che vedere con la mia forza di volontà, con le mie aspirazioni profonde e con il mio attaccamento alla vita.
    Vediamo se ci sono riuscito …

  • 13366
    maria grazia -

    S
    ma io non ho mai messo in dubbio che in situazioni limite ( come ad esempio la prospettiva di una vita da clochard o una grave deformazione ) il suicidio possa rappresentare una liberazione. non a caso ho usato l’ espressione QUASI MAI, riferito al suicidio come “soluzione” del dramma.

  • 13367
    david -

    io non so ke fare,li vedo soprattutto mia madre,è come se si cercasse di sostenerla,tirarla per un braccio ma lei scivola nel fiume

  • 13368
    Dalia -

    Ele, ti ringrazio, ma non và per niente bene.
    Mi sto disperando. Mi sento tanto sola. Non che a casa avessi persone da incontrare, o qualcosa che mi facesse stare bene, ma almeno avevo le mie abitudini. A loro mondo mi aiutavano a stare un po’ meglio.
    Qui dove mi trovo adesso mi sento abbandonata al mio destino, prospettive di lavoro non ce ne sono, ho parlato con alcune persone che mi dicono essere un periodo difficile. O forse sono io incapace a presentarmi, non lo so.
    Piango tanto. Poi mi do una riscrollata, mi sistemo, mi trucco, mi stampo un sorriso con la morte nel cuore e mi rimetto alla ricerca, per tornare nella “mia” stanza di nuovo abbattuta. I risparmi con i quali sono partita, per quanto cerchi di stare attenta, stanno scendendo. Ed io non so proprio più come fare. Che senso abbia un’esistenza così, un trascinarsi a domani, sentirsi spegnersi di giorno in giorno, poi aggrapparsi a briciole di speranza, entusiasmarsi per scoprire che erano solo fantasie e risprofondare nella cupezza, non lo riesco a capire.

  • 13369
    Randy -

    Maria Grazia, ciò che tu e le anime belle con poco cervello non riescono a captare, è la non-sovrapposizione tra vita in senso lato e vita degna di essere vissuta. Il punto, per un suicida, non è andare contro la vita, ma contro una vita che pare indegna. E questo per motivi che possono derivare da difficoltà soggettive oppure da una rivolta esistenziale contro il Male e le ingiustizie. Spesso, i più sensibili e perciò in qualche modo i più deboli (ché la vita è nient’altro che una lotta in cui bisogna essere armati) coniugano i due aspetti e passano il tempo non a trovare le ragioni per morire, ma a trovarne una sola per vivere. E spesso questa ragione è il puro e semplice istinto di sopravvivenza, magari associato al fatto che sulle nostre spalle pesano responsabilità verso altri esseri quali figli o genitori. Personalmente, se fossi solo non avrei alcun dubbio a chiudere con questa orrenda vita che pone solo domande e tremende prove gratuite. Uccidersi è davvero una scappatoia, forse l’unico vero e autentico atto di libertà e di ribellione che un uomo possa compiere. Il suicidio fu l’ultima virtù degli antichi. Nel pieno disfacimento d’ogni principio morale e di ogni credenza, essi formarono sotto il nome di stoicismo una filosofia della morte: non sapendo più vivere eroicamente, vollero saper morire da eroi. Oggi bisogna sostituire il termine “eroicamente” con il termine “degnamente”. E non c’entra che uno possa avere tutto ciò che desidera (anche se ovviamente aiuta molto): basta solo rendersi conto di tutto. Se qualcuno mi chiedesse perché mi voglio ammazzare non risponderei di farlo per il lavoro che non ho, o per gli affetti non avuti o per le mie lacune o perché si son presi gioco di me, anche se questo fa parte del mio essere più di qualsiasi altra cosa. No, gli risponderei che mi ammazzo perché non posso accettare che un agnellino dall’altra parte del mondo sia stato sgozzato, un cane abbandonato, un gatto seviziato o un bambino ucciso.

  • 13370
    Randy -

    Il mio dolore mi appare un’ingiustizia perché non riesco a comprendere il senso di nascere, avere una coscienza e soffrire. E non riguarda solo me, ma tutti quanti.
    Il suicidio, ovvero la morte, spezza questa orrenda catena che nessuno ci ha domandato se volevamo vivere. E non fa altro che anticipare il momento in cui, presumibilmente, torneremo alla vera pace: il non-essere. Non c’è scampo: vivere significa soffrire. Se naturalmente si ha un briciolo di cervello e sensibilità. Dunque non bisogna permettersi di giudicare chi decide di usare la propria libertà per liberarsi dalla sofferenza. Come diceva Camus, il suicidio è “L’unico problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia”.

  • 13371
    maria grazia -

    “Maria Grazia, ciò che tu e le anime belle con poco cervello”

    grazie del “complimento” Randy !

    “Il punto, per un suicida, non è andare contro la vita, ma contro una vita che pare indegna.”

    questo lo hanno compreso tutti, anche noi “privi di cervello” !

    “Uccidersi è davvero una scappatoia, forse l’unico vero e autentico atto di libertà e di ribellione che un uomo possa compiere.”

    io sono di altro avviso, e cioè che il suicidio è una resa, un “darla vinta” a chi ci mette i bastoni tra le ruote. ma ovviamente questo è solo un MIO PUNTO DI VISTA, che non pretende di essere verità assoluta.

    “Il suicidio fu l’ultima virtù degli antichi. Nel pieno disfacimento d’ogni principio morale e di ogni credenza, essi formarono sotto il nome di stoicismo una filosofia della morte: non sapendo più vivere eroicamente, vollero saper morire da eroi.”

    se è così, preferisco lasciare ad altri gli “atti eroici” e le “virtù”, e sono fiera della mia NON-VIRTU’ e delle mie IMPERFEZIONI, che tanto mi fanno amare la vita ( anche quella che mi trovo a vivere, che non è tragica ma non è nemmeno idilliaca ). ma per quanto io riconosca il disfacimento morale e le bruttezze di questo nostro mondo, so anche vederne gli aspetti più puri e incontaminati, i sentimenti più belli e più autentici. penso che questi antichi di cui parli soffrissero di “cecità” in questo senso, e che avessero scarso spirito di adattamento. capita !…

    “No, gli risponderei che mi ammazzo perché non posso accettare che un agnellino dall’altra parte del mondo sia stato sgozzato, un cane abbandonato, un gatto seviziato o un bambino ucciso.”

    certo, su questo ti capisco e ti condivido. e, come ho già detto, io NON CONDANNO E NON GIUDICO chi è pro-suicidio, anche se la mia opinione in merito è diversa !

  • 13372
    ele -

    Dalia, non ti abbattere.. pensa al coraggio che hai avuto lasciando le tue certezze per tentare di migliorare la tua vita. Quanti di noi non hanno la forza nemmeno di pensarlo.. non è facile senza dubbio, il periodo è quello che è. Ma pensa che stai portando avanti una prova di coraggio e se poi non dovesse andar bene, comunque l’hai tentata. Non sei rimasta immobile senza provarci. Asciugati le lacrime, sistemati il trucco e ritenta. Se non dovessi trovar nulla, torna a casa. Non è un fallimento, è un ritornare a recuperare forze e nuove idee per la prossima prova.. con qualche esperienza maturata, e magari anche con un pò di rabbia (sana) in più. Pensa a qualcosa che ti possa consolare quando rientri in stanza magari stanca e demoralizzata, un buon libro, una piantina da curare, una lettera ad un’amica.. e non ti scoraggiare. Spero di non apparirti troppo banale nei miei consigli, ti suggerisco quello che facevo io i primi tempi, quando rientravo la sera nell’appartamento che dividevo con due ragazzi con i quali non andavo nemmeno d’accordo ma non potevo permettermi un monolocale.. mi chiudevo in stanza, a leggere o a fare puzzle. Un abbraccio.

  • 13373
    maria grazia -

    “Il suicidio, ovvero la morte, spezza questa orrenda catena che nessuno ci ha domandato se volevamo vivere.”

    mi dispiace deluderti ma tu non spezzi nulla, perchè dopo la tua morte questo ciclo infinito e senza senso continuerà comunque.

    “E non fa altro che anticipare il momento in cui, presumibilmente, torneremo alla vera pace: il non-essere. Non c’è scampo: vivere significa soffrire.”

    il non-essere può essere la scelta ideale PER TE ! ma non è detto che lo sia PER CHIUNQUE. io ad esempio preferisco una vita fatta ANCHE di sofferenze, oltre che di gioie. perchè solo la rinuncia e la sofferenza ti permettono davvero di prendere consapevolezza delle cose, di capire chi sei e cosa vuoi, e di imparare a percepire la vera bellezza ed essenza delle cose. questo, ovviamente, SE NATURALMENTE SI HA UN BRICIOLO DI CERVELLO E SENSIBILITA’.

    “Dunque non bisogna permettersi di giudicare chi decide di usare la propria libertà per liberarsi dalla sofferenza.”

    esatto. come NON BISOGNA GIUDICARE chi è di diverso avviso.
    e comunque ritengo che, prima di suicidarsi perchè si ritiene di non vivere degnamente, occorra fare tutto il possibile per rendere degna la propria vita, per renderla una vita che vale la pena di vivere. O ALMENO SAREBBE GIUSTO PROVARCI.

    io personalmente non mi sono suicidata per due motivi principali:

    1) la curiosità: volevo vedere come sarebbe proseguita la mia esistenza prima di arrendermi al non-essere

    2) il rispetto verso le persone – mio padre e mia madre in questo caso – che hanno fortemente voluto la mia esistenza, e che hanno fatto grandi sacrifici per renderla felice, o perlomeno serena.

    un saluto

  • 13374
    S -

    Tutti i giudizi sulla vita in genere sono totalmente privi di significato. Come scrissi in un’altra occasione, quei giudizi hanno un grande valore come testimonianza psicologica (ci svelano lo stato d’animo di chi li pronuncia). Ma presi in sé non significano nulla. Ecco una persona felice che sta vivendo una fase di grande arricchimento interiore. “La vita è meravigliosa !” Essa dice. E dal suo punto di vista ha perfettamente ragione. Solo che dovrebbe dire: “La MIA vita è meravigliosa”. Ora ci viene incontro una persona depressa che sta attraversando un periodo di amara disillusione. “La vita fa schifo !” esclama quest’infelice. E anche lui avrebbe ragione se solo si ricordasse di dire: “La la MIA vita fa schifo” … In tanta gente vi è un’insopprimibile tendenza a generalizzare le proprie esperienze interiori. Molte filosofie sono nate così.

  • 13375
    Randy -

    Maria Grazia, sembri la squallida fotocopia di una squallida redattrice di un giornaletto parrocchiale. Una che fa finta di essere una polemista senza averne le basi cognitive. Già è ridicolo il tuo modus scrivendi, che prevede il copia/incolla delle proposizioni altrui… Ma naturalmente il posto d’onore l’occupano le banalità che vai perpetuando. Ma cosa vuoi saperne tu della vita? 🙂 D’altronde, a quanto dici, ti occupi anche della morte visto che pretendi di sapere cosa c’è dopo eh eh. Sei una sensitiva? O basi i tuoi ragionamenti metempsicotici su una confusa fede? O che altro? E poi: chi mai ti ha detto che tu devi suicidarti? A me non frega niente di quello che fai tu e non mi importa niente di te. Che tu esista oppure no mi è del tutto indifferente: una nullità nel mare del Nulla. Mi rendo conto però anche in mezzo al Nulla ci sono nullità di valore. Tu non sei tra queste. Dunque goditi la tua vita e pensa alla prossima quando, probabilmente in ottemperanza alla legge dell’evoluzione karmika, finalmente ti incarnerai in qualcosa di pensante: magari in una scimpanzé. Riguardo i punti posti in calce posso dare le mie libere interpretazioni: 1) La tua vita intellettuale è squallida e lo si deduce dall’insussistenza dei tuoi ragionamenti. 2) Non posso che pensare a quella canzone di Pino Daniele e del riferimento allo scarrafone che piace alla sua mamma. Questo mi ricorda che l’amore di un genitore e l’obiettività sono davvero su due binari distinti.

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