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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 11726
    E -

    @Luca76, ritrovo molto di me nei tuoi post.
    Certo, ognuno sa per sè e ciascuno di noi sa, dentro di sè, come stanno realmente le cose.
    Quanto si è buoni, cattivi, bastardi o santi subito.
    Io, per quel che è la mia esperienza “sul campo”, posso solo affermare con, una certa sicurezza, che il disagiato cattivo non pensa ad uccidersi, pensa a come stare a galla anche a costo di fare leva sulla testa altrui facendo annegare tutti.
    E quando torna a riva non manda scialuppe di salvataggio. Se ne frega e va per la sua strada.
    Il disagiato cattivo non ha lettere più importanti di altre da lasciare in bella vista sul mobile del soggiorno.
    Non ha nulla da spiegare nè da recriminare.

    Forse, per valutare sè stessi, bisognerebbe potersi guardare, come se si stesse guardando un film, mentre si recita la parte di chi ha avuto il culo di vivere una vita normale.
    Con normali disgrazie e normali soddisfazioni.
    Valutarsi per come si è dopo essere stati ripetutamente bastonati e non curati è troppo facile.
    Anche se il giudizio è negativo e, quindi, apparentemente razionale e ponderato.
    Anch’io ho sempre fatto il tifo per i cattivi.
    Ho sempre pensato che “il cattivo”, in realtà, non esistesse.
    Che esistessero solo gli incattiviti, solo persone spaventate e abbruttite, pronte a mordere ma a trasformarsi in belle persone venendo a contatto con una carezza o un sorriso.
    Sbagliavo, sbagliavo di brutto.Ogni persona è un caso a sè.
    Fin da piccola ho sempre avuto in testa il concetto sano e marcio di seconda possibilità (e, in certi casi di “almeno una” possibilità). Seconda o unica possibilità che, se manca, rende una persona morta dentro oppure incattivita se non cattiva.
    Concetto sano perchè la solidarietà che ne sta alla base è un principio sano.
    Marcio perchè bisognerebbe essere solidali nei limiti delle proprie possibilità.
    C’è chi può devolvere o essere rapinato di un milione di euro senza accorgersene e chi, se cede o viene derubato del suo piatto di zuppa, crepa di fame.
    Come c’è chi, se promette un piatto di zuppa e, poi, non riesce a procurarselo, perde tutto. Stima, fiducia, affetto. Rimane da solo, diventa cattivo, cinico, menefreghista per necessità, per sentire meno il dolore, per non accusarsi, processarsi e condannarsi di continuo. In un processo che non finisce mai.
    Quando si sbircia nella normalità altrui, a certe persone vengono su, contemporaneamente, rabbia e lacrime agli occhi prontamente ricacciate e rinnegate.
    In quelle lacrime rinnegate c’è chi siamo veramente.
    Nella rabbia c’è chi appariamo all’esterno e, a volte, appariamo a noi stessi.
    Poi, a volte, si arriva al punto di non piangere neppure più.
    Forse perchè ci si sente stupidi a farlo.
    @Marina cara, da quando ti conosco hai vinto tante di quelle battaglie che ti ammiro. Non puoi immaginare quanto. La solitudine, lo so, è una brutta bestia che fa paura. Ma dentro di te hai tanta forza.
    Io, certe mattine, in quei secondi che fanno da ponte tra il sono e la realtà, mi sento forte.

  • 11727
    E -

    Ed esprimo la mia forza con un sonoro FANCULO AL MONDO!.
    In certe giornate ci spero ancora di tirarmi su e rimettermi in carreggiata. Senza investire nessuno, però.
    Andandomene da sola per la mia strada.
    Forse è la certezza di aver ucciso o assistito alla morte di tanti vecchi sogni e normalissime ambizioni che mi rende, in qualche modo, speranzosa.
    Ho talmente ridimensionato tutto alla mia miserrima portata che non riesco a rassegnarmi all’idea che neppure il poco/quasi niente mi sia consentito.
    In altre giornate (un pò più frequenti),invece, lascio che il cinismo e la realtà quotidiana scorrazzino liberamente per il mio cervello mostrandomi, impietosamente, i miei fallimenti personali, economici e lavorativi, le mie ridicole “conquiste” ed il mio penoso arrancare in una vita che sembra scalciare affinchè io molli la presa.
    Vabbè…..

    Evito anche io una “buona domenica” che sembrerebbe l’emblema della presa per il sedere.
    Ciao a tutti.

  • 11728
    david -

    I criminali che rovinano la vita ad altre persone…Basta dire che anche “loro”poverini hanno avuto a suo tempo le stesse sciagure,alcuni forse.Ma i più scelgono la malvagità,il sadismo,la crudeltà per nessuna ragione,o perchè pensano che sia la via migliore,più sicura e facile,il capo di tutti quei bastardi un vero e proprio maniaco sadico,che coltivava le sue nefandezze attraverso atti orribili.E’su facebook,twitter,va a feste,conosce gente nuova.Addirittura su Badoo ha pure scritto “Vorrei fare amicizia”(??????).Diciamo invece che questa società dà un incentivo a questi mostri convinta che essi forgeranno persone che diventeranno dure,disciplinate,forti e non larve uccise prima di nascere(La stessa frase di Knox,il guardiano in “the Sleepers”).Io ormai non ci penso quasi più,di più negli incubi,nel giorno a volte mi sento morto,che tutto è finito,ma ad uccidermi ho paura dell’inferno.Un altro ragazzo è quasi morto non so dove,forse ora è morto,a scuola si è buttato dalla finestra e schiantato su di un auto.Nessuno farà niente.A quei tempi Cercai di fuggire,e non sarei più tornato lì,ma mi rincorsero e il trattamento fu il solito.Urla del silenzio,a volte fuori dalla scuola mi riconoscevano,botte da orbi e poi buttato nella spazzatura o roba del genere,nessuno voleva sapere,nessuno voleva vedere,troppa paura.Smettiamola di dire per favore(secondo me)che queste sono vittime,non è così,c’è chi vuole essere malvagio e coltiva il suo sadismo e va avanti tranquillo e non paga mai,altri pagano,il livello dei suicidii causa bullismo(altro che bullismo questo è crimine)è arrivato a cifre terribili e pensiamo che la maggior parte resta oscurata.Quel mostro se l’è cavata con una blanda espulsione dalle scuole pubbliche ed ha continuato…ha continuato,ha anche belle foto su facebook ecc…MOH ?????CIAO ABBRACCI

  • 11729
    luca76 -

    …Buono o cattivo…In fondo che importanza ha?…Domani, 3 giugno 2013, quando aprirò gli occhi al Mondo, che io sia bello o brutto, buono o cattivo, non cambierà niente. Sarà un’altra (salvo miracoli) giornata di merda, la centomiliardesima di questa stronza vita. Ormai è l’unica certezza che mi è rimasta, l’unica sicurezza che ho. Stanotte, dopo aver lasciato scritto l’ultimo commento, mentre mi rigiravo nel letto tentando di prendere sonno, ho fatto un salto nel passato, a quando ero bambino. Quando mi portavano allo zoo o al circo a vedere gli animali. Non mi sono mai piaciuti gli zoo e i circhi, da allora non ho messo più piede ne in uno ne nell’altro. Vedere gli animali chiusi in gabbia o usati per divertire il pubblico mi ha sempre provocato un senso di profondo disgusto. Guardavo i loro iniziali sensi di irrequietezza trasformarsi via via nel tempo in un senso di rassegnazione…Accettare la loro condizione di prigionia…Io sono arrivato a quel punto ormai. Mi sento completamente rassegnato. Non riesco più a combattere, non provo più niente, nemmeno rabbia o collera (checchè ne dica qualcuno su questo blog). Quella rabbia che ha funto da carburante al mio motore interno per moltissimo tempo. Nemmeno più quella mi è rimasta. Provo solo un senso di apatia. Un grande, frastornante, ridondante senso di vuoto….

  • 11730
    Piergiorgio -

    Cara Marina, eccomi qua, è un pò che non scrivo perchè non mi sentivo di farlo, nel frattempo mio padre è morto. Ora siamo rimasti tre fratelli. Uno è sposato, l’altro vive con me. Non mi sono fatto ricoverare per questa disgrazia che mi è successa. E’ stato un brutto colpo per la mia depressione, devo ammetterlo. Pensa che dentro di me non sono ancora riuscito a capacitarmene completamente. L’ultima cosa che mi sento di dire è grazie per il tuo interessamento. Tu Marina ed Ele siete le mie migliori amiche virtuali, tengo molto a voi e mi fa molto piacere leggervi. Devo dire che anche gli altri che scrivono qui sono importanti per me, a parte quando ci sono le liti leggo tutti volentieri. Da voi ho ricevuto molte buone parole che mi hanno aiutato. La solitudine è il mio problema principale, mi toglie anche lo spirito di iniziativa… Comunque non fa niente, rispondetemi se potete e sappiate che sono vicino a tutti, specie a quelli che soffrono. Ciao Marina, grazie ancora, spero di leggerti ed anche Ele… Ciao

  • 11731
    marina -

    Caro Piergiorgio mi dispiace per la perdita di tuo padre ,devi farti forza e andare avanti .Non devi ringraziarmi perchè ti scrivo ,era parecchio che non davi tue notizie ,ho seguito il mio istinto,fà piacere sapere che qualcuno si ricorda di te ogni tanto verò?,anche io scrivo poco ,non mi và ,ma leggo tutto .Capisco la tua solitudine ,ci sono dentro anche io,è triste quando si stà tra queste 4 mura in silenzio senza parlare con nessuno ,ti abbitui talmente tanto a ciò che fai le cose piano piano come se si ha la paura di svegliare qualcuno .Ti giri e rigiri ma sempre tu sei sola con la tua solitudini che ti fà compagnia .bè basta non mi và più di scrivere e quindi chiudo un abbraccio a te e tutti voi ,ci sentiamo Piergiorgio su questo forum .

  • 11732
    Ele -

    Ciao a tutti, sono stata anche io un pò lontana dal forum, ma vi leggo sempre. Solo che in questi ultimi giorni mi sono successe tante di quelle cose tutte insieme che non ho ancora capito dov’è la porta per uscire da questa confusione. Piergiorgio mi dispiace per tuo papà, cerca di essere forte e aggrappati a noi se ne hai bisogno, siamo qui. Dopo il mio compleanno, dopo la decisione di non fare i classici bilanci dei 40 anni che non avrei saputo reggere, mi sono ritrovata a fare un corso di cresima per adulti spinta – è questa la verità – dalla necessità per poter fare da madrina al battesimo del bimbo della mia amica. Ho conosciuto altre persone adulte come me, un prete intelligente ed aperto ed ho apprezzato tantissimo questo corso. Mi sono cresimata e mi chiedo come possa una cosa enorme come la Chiesa dipendere così tanto dal singolo che hai la fortuna/sfortuna di incontrare. Avevo fatto la scuola elementare dalle suore e mi era trovata così male che ero fuggita da quel mondo. Ora questo uomo semplice e moderno allo stesso tempo mi ha riavvicinato almeno con forte curiosità ed interesse alla Chiesa. Subito dopo questo momento che giudico positivo, ecco la mia amata nonna che ha un infarto, mio padre che me lo dice dopo un giorno, io che corro in Sicilia, per fortuna nonna combatte come un leone nonostante abbia quasi 90 anni e dopo una settimana di terapia intensiva vince lei e torna a casa! Intanto mentre sono giù ritrovo in mia madre i segni inequivocabili del ritorno alla sua antica anoressia, dopo 20 anni e pensavamo di averla sconfitta, di nuovo ha smesso di mangiare. Ed io ho paura per lei e non so come aiutarla, non mi ascolta, non vede nessun problema, è poco più di uno scheletro. Di nuovo emergono i vecchi dissapori della mia gioventù, quando cercavo in tutti i modi di aiutarla e lei mi aggrediva come una tigre. Tutto uguale. Al lavoro stanno cercando di farmi le scarpe, dicono che non ho ambizioni e quindi forse è giusto che faccia spazio agli squaletti che circumnavigano l’azienda.Tutto insieme, davvero troppo per i miei tentativi ridicoli di trovare un equilibrio, un pò di serenità. Ieri pomeriggio ho ceduto al richiamo di una bella bevuta di xanax e ho staccato con il mondo, ho dormito di un sonno artificiale, pesante, che annulla. Questo è quello che voglio di più, annullarmi e non dover indossare di nuovo l’armatura a casa, in ufficio. Io non voglio combattere, è vero non ho ambizioni e non ho coraggio, sono soltanto una persona fragile piena di paure. Adesso vado al lavoro, con la sensazione che chiunque potrà farmi del male, ed anche tanto. Un abbraccio a tutti, ciao Marina, E, David, Luca. Ciao.

  • 11733
    Piergiorgio -

    Mi dispiace per tua madre e per il tuo disagio sul lavoro. Vorrei poterti aiutare. Ciao

  • 11734
    david -

    Vivete amici,forse ci berremo una birra chissà dove.Mio padre sta male e mia madre è invalida,mio padre forse dovrà tornare all’ospedale,adesso o domani,io credo di essere andato.Voletevi bene.Un abbraccio.E,Luca,Piergiorgio,Marina,Ele,Silvia,Marquito,Buck (il grande!)Leonardo,resa incondizionata..Quando siamo ragazzi ci immaginiamo chissà cosa dal futuro…Ciao amici.Lottate non pensate al suicidio,non pensateci per favore.

  • 11735
    Ele -

    Ma si può ogni volta sentirsi di nuovo così a terra,così senza speranza? Quando arriva una mazzata di quelle buone, la reazione può essere sempre la stessa? Cioè dire è finita, non so vivere in questo mondo, non fa per me, non so gestire le emozioni, non servo a niente e vedere come via d’uscita solo l’isolamento, la negazione del mondo esterno, la voglia di dormire, annullarsi e magari morire? “puoi farcela a venirne fuori, come le altre volte”. Appunto, il problema è proprio questo, questa esistenza a fisarmonica, restare travolti, sentirsi persi e piano piano ricominciare aiutata dalla terapia, dai medicinali, dalle poche persone che mi sono vicine. Ma perchè tutta questa fatica, perchè di fatica enorme si tratta, se poi la mazzata è dietro l’angolo e devo di nuovo strisciare sul fondo, soffrire maledettamente, farmi convincere a riprovarci, faticare e poi riuscirci con mille dolori e sacrifici per poi ricaderci tra x mesi per un altro motivo che riapre tutte le mie vecchie ferite, quei dannati fantasmi che non vanno via? Non posso semplicemente ammettere la sconfitta? Rassegnarmi, smettere di credere che anche per me una vita “normale” è possibile? Perchè poi la caduta è sempre più perfida, aggiungendo il senso di fallimento e lo sberleffo. Oggi è una giornata primaverile, dalla finestra vedo tanta gente in giro, ognuno ha qualcosa da fare, con qualcuno. Io sono sul letto, a chiedermi se vale la pena alzarmi, ma per fare cosa e con quale stato d’animo? Dove devo andare con questo peso addosso carico di fallimento, tristezza e dolore? Mi sembra inarrivabile già la cucina..

  • 11736
    luca76 -

    @Ele, le mazzate sono sempre all’ordine del giorno per noi. A volte le subiamo passivamente, altre volte mossi da un qualche rigurgito di orgoglio, ci ribelliamo e riusciamo a rispondere colpo su colpo. Nel primo caso, rimaniamo distesi sul tappeto, con un fantomatico arbitro che ci conteggia impietosamente il knock-out. 1,2,3…8,9,10. Fine dell’incontro. Hai perso. Di nuovo. E ti ritrovi lì, a braccia e gambe larghe, con gli occhi al cielo, “gustandoti” l’ennesima sconfitta e col pensiero che sia meglio starsene lì a terra, piuttosto che rialzarsi. E’ un buon modo d’agire in fondo, una filosofia accettabile da un certo punto di vista. D’altronde, se continuassimo a rimanere al tappeto senza rialzarci, non daremo di nuovo modo alla prossima mazzata di ributtarci giù. Tutto molto facile e semplice. Peccato che la vita non sia mai facile e semplice, e anche rimanere a terra ha un suo costo. Niente è gratis per noi, nemmeno il dolore, la tristezza e il fallimento. Paghiamo tutto, fino all’ultimo cent. Negli ultimi tempi mi sto trascinando in un senso di rassegnazione, dormo 10 ore al giorno, e queste sono le ore migliori della giornata, non c’è che dire. Le uniche che non mi pesano. Quando mi risveglio considero già una gran vittoria riuscire a prepararmi il caffè. Più in là di questo, al momento, proprio non ci riesco ad arrivare. Ma mi sto accorgendo col passare dei giorni che nemmeno la rassegnazione riesce a darmi un senso di pace. Non è cambiato niente, e forse, non cambierà mai. Il pensiero di farla finita, di chiudere i conti con questa vita, continua ad accompagnarmi, ma è meno pressante rispetto a un paio di mesi fa. Non so il perché, a cosa sia dovuto. Forse è il pensiero che nemmeno quel gesto mi possa dare la libertà, che sia inutile. O forse è solo una cosa temporanea. Non lo so. Sono al tappeto, e da qui ho una particolare visione delle cose. Sono così stanco che non ho nemmeno la forza di farla finita. Che ironia…Mi metterei a ridere, se solo ricordassi come si fa. Per questo motivo, posso dire di comprendere appieno i tuoi pensieri, i tuoi dubbi. Già. Si sta bene sdraiati sul letto, isolandosi e negando l’esistenza del mondo esterno. Da un senso di soddisfazione quasi (almeno, per me è così). Ma non serve a niente. Niente di niente. Per questo, un giorno, volenti o nolenti, ci ritroveremo di nuovo in posizione verticale, pronti a riprendere mazzate e a risentirci di nuovo a terra, senza speranze. Ancora e ancora, fino alla fine dei nostri giorni. Forse è questa la nostra “normalità”, la nostra “vita”. E, molto probabilmente, non riusciremmo a viverla una “vita normale”, ci sentiremmo dei pesci fuor d’acqua. Accettare tutto questo o ribellarsi? Al momento non so cosa valga la pena rispondere da quaggiù, disteso sul tappeto di un ring. Parole da dirti non ne ho, come sempre d’altronde. Posso darti solo un’abbraccio Ele, con tutto il cuore. A te, @E, David e a tutti quelli che sono a terra e non possono/riescono/vogliono alzarsi.

  • 11737
    E -

    Rimanere al tappeto con una sola domanda “ma chi me lo fa fare di alzarmi per poi cadere?”.
    A volte ci si rialza per un prodigioso senso del dovere.
    A volte si resta lì, stesi a terra, a sgambettare come tartarughe rovesciate.
    Altre volte non si ha neppure più la forza di sgambettare.
    Ci sono mattine in cui, anche per me, raggiungere la cucina e preparare un caffè, sembra un obiettivo irrealizzabile.
    Altre volte l’indifferenza verso la vita e verso la morte rende qualsiasi gesto un gesto meccanico.
    Gesti che si compiono senza partecipazione, quasi senza coscienza.

    …….E’ che troppe mazzate asciugano la vita e ne lasciano solo un pò.
    Quel minimo che serve per compiere i gesti vitali che distinguono la persona vivente dal cadavere.
    A volte guardo vecchie foto, ascolto vecchi suoni, annuso vecchi profumi e non avverto, non provo più nulla.
    Mi concentro per provare un dolore o una felicità che so di aver provato, in passato.
    Nulla.
    Solo vuoto e vecchi ricordi che non sembrano più miei.
    Che sembrano rubati ad un vicino di casa che parla troppo forte.
    Un abbraccio a Ele, Luca76, David e a chi ne ha bisogno.

  • 11738
    Ele -

    @ Luca76 ed E, grazie del vostro abbraccio, me lo prendo qui dal tappeto del mio ring.

  • 11739
    luca76 -

    @E, mi permetti una domanda a livello intimo? La rivolgo a te, senza nulla a togliere a @Ele, David, Marina e compagnia fustigante. E la rivolgo a te perché…boh, non so nemmeno il perché…Leggevo l’altro giorno il post di David, quello relativo al ritrovarsi a bere una birra tutti quanti chissadove…Superfluo dire che per qualcuno di noi (cioè me), si andrebbe ben oltre alla classica birretta. In una situazione del genere, sentendomi impossibilitato a guidare, affiderei a te le chiavi della macchina. Ripeto, non lo so il perché. Sarebbe una cosa istintiva. Forse perché in tutta questa follia, o meglio farsa, in cui viviamo mi sembri ancora una delle mie conoscenze (virtuali e no) che conservi un barlume di lucidità (a torto magari, come potrai rispondermi tu). Se poi tenessi tu anche conto che questa mia domanda sia dettata più che altro dal tasso alcolico presente nel mio sangue (avevo dimenticato da più di un lustro, cosa volesse dire bere per dimenticare), beh, non ti sarà difficile buttarti a…che parola vogliamo usare?….comprensione, pietà?, nel rispondermi. La domanda, semplice e stupida, è questa: tu credi che, quelli come noi, potranno mai trovare pace, sentirsi realizzati in qualche maniera, in questo o in altri possibili mondi? O ci ritroveremo sempre disagiati, disadattati a prescindere da tutto? Quanto vale la pena vivere tutto questo? In cuor mio, a questo quesito mi sono dato già la risposta in un fine giugno di 29 anni fa. Quindi non stare a farti troppi problemi a risponderne, nella migliore delle ipotesi corroborerà le mia risposta, nella peggiore…Beh…Chi può stabilire cosa sia peggio o meglio?…In fondo è solo una stupida domanda senza senso, che non merita altro che una risposta di tale portata. Perdonami. Ma, a volte, si sente il bisogno di una risposta, date da altri, a certe domande. Sia che collimano o meno con il tuo essere. Domani, quando mi sveglierò, forse non mi ricorderò nemmeno di averla fatta, più che altro perché sarò impegnato nel sovrumano gesto di prepararmi il caffè…Ahahahah…Non darmi retta, e scusami, tu e a tutti quelli a cui ho tolto spazio con cazzate da alcolizzato fallito (scherzo ovvio, un bastardo xenofobo e demagogo ha un’alta considerazione di se stesso, non dimenticatelo mai).
    Buona domenica a tutti (@Marina perdonami, ma per me, queste due parole hanno ancora un senso, mi rammentano quando avevo ancora una vita normale, lo dico sinceramente, senza l’intenzione di fare polemiche o altro, perché non ne ho proprio la forza più che altro, scusami.)

  • 11740
    E -

    Bella domanda Luca.
    E’ una domanda che mi pongo spesso e a cui non so rispondere.
    Forse la risposta sta in quel fil di ferro talmente sottile da sembrare invisibile che, bene o male, ci tiene legati a questa vita.
    Cos’è quel fil di ferro?
    Apatia, totale indifferenza sia verso la vita che verso la morte? Codardia?
    Speranza?
    Un mix di tutto questo?
    Se potessi mettere le mie conquiste ed i miei fallimenti sui piatti di una bilancia, questa si rovescerebbe dal lato dei fallimenti.
    Fallimenti che mi hanno portata ad essere una disadattata, scollata da tutto e da tutti quelli che non sono disadattati come me.
    Basterebbe questo fatto (reale, non sega mentale o parto dell’insicurezza/disistima di me) a portarmi a dire “ma basta!” e a salutare la compagnia.
    Ma resta la consapevolezza di quanto sia piccola la portata dei miei sogni e delle mie ambizioni.
    E resta una domanda rimasta da sempre senza risposta: “ma è mai possibile che mi sia negato persino il minimo sindacale?”.
    Forse è l’impossibilità di digerire l’ingiustizia di questa negazione che mi tiene legata qui.
    Forse è proprio questo il mio sottilissimo fil di ferro.
    Una speranza probabilmente vana al 99,99%.
    E una speranza rimasta stupidamente in piedi, il rigurgito di una vita che so che non mi appartiene più.
    Perchè, come ho scritto ad un amico solo poche ore fa, anche se, (per ipotesi assurda), mi trovassi nelle condizioni di poter realizzare le mie miserrime ambizioni non sarei più nelle condizioni di godermele.
    Sarebbero cose che capitano come ne capitano tante.
    Il limbo attutisce tutto: gioia e dolore.
    Resta la consapevolezza che regala un minimo di lucidità e che impedisce di trasformare sé stessi nell’idiota che ride a prescindere e che attacca le proprie speranze al sole che sorge o al bimbo che ride o nel depresso cronico che piange la fame di fronte ad un piatto stracolmo di pastasciutta.
    E resta l’umore della giornata, quello che trasforma il “vorrei” in “avrei voluto” e in “vorrei” nell’arco di pochi secondi e per motivi apparentemente assurdi.
    Come il trascinarsi in cucina avendo come unico obiettivo il gesto mostruoso di raggiungere una caffettiera.
    Come se la cucina fosse un campo di battaglia e la caffettiera un ordigno da disinnescare per salvarsi.
    A volte le mani tremano, la caffettiera resta lì, aperta a guardarci.
    In quei momenti sembra tutto inutile.
    A volte si riesce a stringerla forte ed il gorgoglio del caffè che esce accende la speranza di una vita fa.
    Un’altalena di amara consapevolezza, di piccole speranze, di rincoglionitismo e di razionalità che ondeggia, forse per forza d’inerzia, dentro al senso di vuoto. Un’altalena che butta a terra e lì ti lascia.
    A guardare il soffitto e a chiederti: “E ora?”

  • 11741
    E -

    La verità è che ancora spero, ogni tanto, che ci sia un cavolo di buco, di nicchia, in cui nascondermi e trovare un pò di pace.
    Ma poi mi sento stupida, tanto stupida.
    Come se sperare fosse un attimo di debolezza imperdonabile.
    Ed è proprio quando vado oltre la classica birra che le vecchie speranze fanno capolino.
    A volte sotto forma di domanda, altre sotto forma di risposta.
    Ma quando sono sobria, quando non c’è il vetro di un bicchiere o di una bottiglia a deformare la realtà, restano l’amarezza, lo scetticismo, l’acida ironia che, a volte, si trasforma in cinismo.
    E ancora non mi è chiaro se sono atteggiamenti miei o se è l’ennesima balla che mi racconto per sopravvivere e per resistere alle bastonate.
    O forse si.
    Mi è chiaro ma è dura ammetterlo persino con me stessa.
    Continuo a leggere e a scrivere qui.
    Questo, probabilmente, è già una risposta.
    Tu lo sai, Luca, cosa c’era dietro alla tua domanda?
    Forse quell’eccesso di alcol che regala un attimo di straordinaria lucidità prima di stemperarla nell’ubriacatura?
    Forse si.
    Forse no.
    Chissà quante “domeniche” ci portiamo appresso da una vita morta e sepolta.
    Chissà quante “cose” neghiamo e rinneghiamo per sopravviverne all’assenza, per non rischiare di morire disperati come chi di speranza vive, per poter morire (si, no, chissà quando e chissà come) senza troppi bagagli sentimentali ed imbragature emotive.

  • 11742
    evergreen -

    @Suor Biagia: quando hai smesso di pensare che la tua tragedia ha un senso?
    Sono vecchio e malato, leggo ma non ho forza per scrivere e poi non credo di aver molto da dire. Ma di fronte al tuo dolore così acerbo, che in passato ha tentato anche me, vorrei dirti che ti ascolto e offrirti i miei due centesimi.
    Tu scrivi :
    “Forse la risposta sta in quel fil di ferro […] invisibile che, bene o male, ci tiene legati a questa vita. Cos’è quel fil di ferro? Apatia, totale indifferenza sia verso la vita che verso la morte? Codardia? Speranza? Un mix di tutto questo?”
    Io quel fil di ferro lo chiamo eroica militanza. Il fil di ferro non è fatto per me di codardia, io non avrei nessuna paura a gettarmi giù da ponte o a tirarmi un colpo di pistola (e credo che neanche tu ne avresti). Non è fatto neppure di speranza che le cose per me si aggiustino e prima o poi splenda il sole, perchè i morti non ritornano e perchè anche io, proprio come te, dopo tanto soffrire non sarei in grado di gioire e godere più di nulla nel senso mondano del termine. Ma ho deciso, dopo lunga riflessione e dopo aver avuto in mano una pistola col colpo in canna, di voler affrontare il mio martirio in questo mistero che si chiama Vita, sentendo dentro di me che un disegno dietro tutto questo sconquasso esiste e che io non devo abbandonare la mia postazione.
    Tu scrivi:
    “Se potessi mettere le mie conquiste ed i miei fallimenti sui piatti di una bilancia, questa si rovescerebbe dal lato dei fallimenti.”
    Ricordati che non sei sola in questo bilancio. Non parlo solo di noi disadattati che ci incontriamo qui su questo forum, anzi! Pensa che sei in compagnia di tanti grandi. Pensa al mahatma Gandhi, artefice non violento della liberazione dell’India dagli inglesi, che dovette assistere alla scissione del Pakistan e al crescere dell’ostilità trai due Paesi. Il Bene che lui aveva voluto, perseguito e raggiunto, si trasformava improvvisamente in Male, nel totale fallimento, tanto da fargli dire: “La morte sarebbe una gloriosa liberazione per me, piuttosto che restare un testimone impotente della distruzione dell’India, dell’Induismo, del sikhismo e dell’Islam”.

    Se tu fossi entrata in convento, sì, forse non avresti peccato nel senso cristiano del termine, ma non avresti nemmeno sofferto così tanto e non avresti mai potuto dimostrare sul campo di battaglia della Vita così grande valore. Sii fiera di te, non invidiare le varie principesse del pisello di questo mondo e quelli che vengono risparmiati. Sei stata comandata in prima linea, ma da tutto quello che hai scritto mi sono fatto l’idea che la tua forza e il tuo coraggio sono grandi. Non sei stata messa lì per caso. E se non ci mettessero gente come te a certi posti, chi ci dovrebbero mettere? Paris Hilton? Poveretta, pare che al momento venda i suoi tweets a 20.000 euro ciascuno…. pensa che ci sono anche dei poveretti che li comprano…. Eme, ti rendi conto di come sei bella e preziosa? Ti prego, lascia perdere l’alcol.

  • 11743
    marina -

    @ E @ Ele vi voglio un mondo di beneeee e vi abbraccio fortissimo , mi avete fatto piangere !non lo sò perchè si deve sempre cadere e poi ci deve sempre rialzare ,io ho risolto il problema rimanendo a metà ,sospesa nell’aria. Sono uscita fuori dalla depressione ossessiva del suicidio oramai non ci penso più,mi sono rassegnata a questa vita di merda ,ho tolto dalla circolazione tutto ciò che mi può far male ,ma questo mi è costato l’isolamento con il mondo esterno.No ,non sono felice sono serena ,ma sono sola ,vivo con me stessa ,con i miei tre gatti ,quelle 3 ore di lavoro che faccio a fatica e mi ritiro nella mia piccola casa al sicuro da tutto quello che mi può nuocere e quando mi capitano le mazzate tra capo e collo behh… lascio immaginare .Siamo tutti nella stessa barca in balia dei venti senza sapere dove ci porteranno e noi aspettiamo la fine ? la rinascita ?chi lo sa @ Luca dico ciao e non ….. perchè non so se sarà un buon giorno o una buona domenica ,lo posso dire soltanto la sera a cosa avvenuta se lo è stata 🙂 🙂

  • 11744
    Ele -

    @marina: sei un vero tesoro! Anche io ti voglio bene.
    Sto trascorrendo la domenica chiusa nella mia casetta, con il mio gatto che dorme ai piedi del letto. Ho finito ieri un libro che mi è tanto piaciuto ed ora non ho voglia di iniziarne un altro, ho ancora i personaggi e le storie che ho letto che mi tengono compagnia. Mi sento molto fragile, piango per un nonnulla. Ma non importa, si vede che deve andare così. Ciao

  • 11745
    Dago44 -

    Un caro saluto a tutti. DAGO44

  • 11746
    E -

    Ciao Evergreen, le tue sono parole bellissime che mi hanno fatto commuovere e a cui mi piacerebbe credere.
    Vorrei per davvero che ci fosse un disegno dietro a tutto questo immenso casino che è diventata la mia vita.
    Vorrei per davvero che ci fosse un senso che, fino ad ora, non mi è riuscito di trovare.
    Ho avuto forza e coraggio, è vero. Ma mi sono mancati nei momenti sbagliati.
    E per paura ho messo un piede in fallo quando non mi potevo permettere di farlo.
    Se c’era un disegno dietro a tutto questo, bè…ho la fortissima sensazione di aver fallito nel realizzarlo.
    Portando con me vittime innocenti che credevano, che confidavano nella continuità della mia forza e del mio coraggio.
    Ed ho la fortissima sensazione che non ce ne sia un altro.
    Io l’amavo veramente questa porca di vita.
    Per questo continuo a rimanerci incollata anche quando sarebbe tanto facile afferrare un revolver, metterselo in bocca e premere un grilletto e fare fuori, in un istante, fallimenti, casini, sensi di colpa, paure, fragilità, vecchie violenze, disadattamento.
    Resto lì, appiccicata, anche se non ho né speranze nè aspettative.
    E’ un richiamo antico, un gesto istintivo.
    O forse c’è per davvero un disegno che mi intima di stare ferma e di aspettare.
    Un abbraccio Evergreen. E grazie per i due centesimi che, lo sai, valgono molto di più.

    Marina, anche io ti voglio bene. E anche a te Ele.

  • 11747
    E -

    Ps. Dago44 un caro saluto a te.

  • 11748
    Leonardo -

    Si è parlato di una bilancia, con fallimenti e vittorie. Ogniuno di noi ne ha una, ed ovviamente alcuni più bilanciata di altri. Ma perchè certi devono prendere i pesi delle proprie sconfitte solo per sottrarli ad altri, o per aggiungere una vittoria sul piatti di un’altro? Perchè quest’enorme equazione deve togliere per dare, e mai regalare? Il peggio è che nessuno ne ha colpa, anzi, sono più colpevole io che mi lamento di non essere riuscito ad essere abbastanza forte rispetto ad uno stronzo che si approfitta del sistema. Perche è questa la verità(scusate il “Noi”), non siamo abbastanza forti, non abbastanza forti per fregarcene, non abbastanza forti per smetterla di lamentarci inutilmente, non abbastanza forti per passare oltre, non abbastanza forti per decidere. Ed è ancora peggio sapere che “essere forti” è un dono che viene dato spesso ai vigliacchi per ironia della sorte, ed addossatogli come una maschera per sfilare nella parate che è diventata questa pagliacciata di società; mentre ad altri “essere forti” è un peso, cedutogli per avere la virtù di osservare oggettivamente il proprio stato, e proprio per questo rattristarsene.

  • 11749
    Piergiorgio -

    Cara Ele non arrabbiarti se ti dico una cosa. Secondo me se prendessi lo Zoloft con regolarità staresti molto meglio. Pensaci su e se vuoi parlane col tuo psichiatra. Non volermene ti prego, dico questo solo per il tuo bene. Ciao

  • 11750
    DAGO44 -

    Dal 2006 che sono in questo sito…vi leggo sempre anche se in modo scontante,il terremoto del’anno scorso si e’ portato via i nostri sogni,la tranquillita’,le n ostre fatiche..dal 29 Maggio 2012 non ho piu’ la mia casa..e a 50 anni devo ricominciare tutto da capo,e sono stanco..molto stanco,perdonate lo sfogo.Un abbraccio DAGO44

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