Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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incontrarsi provano infinito dolore. q
incontrarsi provano infinito dolore. e spesso, non a caso, per questo la depressione diventa “contagiosa”, per quell’empatia che non riesce a realizzarsi in un aiuto concreto.
Ho provato a sentire la solitudine di chi sente che gli altri non capiscono, del tutto o non abbastanza, ho visto anche l’egoismo e la benzina buttata sul fuoco. ho provato cosa vuol dire non riuscire a dire nel modo più funzionale di cosa si ha bisogno, e desiderare che qualcuno venga a prenderti dove sei finito mentre inconsapevolmente però sei anche tu che stai fuggendo quando qualcuno si avvicina o tenta di buttare giù il muro. Ho provato il peso di vedere quando gli altri stanno male perché stai male tu e vedi riflesso nel loro non reggere un senso di non poter stare male, come fosse una cosa cattiva, che aumenta il tuo stare male. Insostenibile. Ma ho visto anche che il “ti prego, permettimi di aiutarti” detto nel modo “giusto” mi ha permesso di sentire l’affetto e mi è servito a provare un sano, costruttivo, non autocolpevolizzante senso di responsabilità empatica (come diceva Camper, mi pare).
Ho provato anche a cercare di aiutare chi non si lasciava aiutare, perché non poteva. Quindi comprendo anche il dolore e la frustrazione di Elena.
Io non voglio entrare in come si sentono gli altri e in quali sono le loro difficoltà. Io non mi sono mai puntata una pistola, e quindi non posso che provare rispetto per il dolore di chi invece è arrivato a farlo. Quello che volevo dire è che penso che sia utile anche che in questo forum ci sia il punto di vista di chi sta fuori. Con il proprio amore e il proprio senso di impotenza. con le sue logiche che pure non possono essere quelle di chi pensa ossessivamente ad un gesto estremo o giunge a compierlo, o sente di non reggere più la propria disperazione e i fantasmi che essa genera. Ma non per forza chi non sta dentro non cerca davvero una via di comunicazione, una strada per comprendere, non vorrebbe poter fare o dire la cosa giusta, o non affronta il malessere di un altro come una propria priorità, mentre comunque cerca di tenere in ordine se stesso e la propria vita. Anche quando sbaglia o non ce la fa. E certo che non è colpa neanche del depresso.
La parola colpa che tanto ricorre nei pensieri di chi sta dentro e chi sta fuori, è proprio tra le più distruttive dell’emotività, purtroppo, e quella che serve meno :(((((
@LUNA ,mi dispiace contraddirti ,ma la rivoluzione emotiva come la chiami tu riesco a soffocarla .Si è vero ho scoperto un sentimento che credevo morto per me ,”AMARE”ma non è possibile !:-( e poi non ho più l’età per queste cose e non mi fido più di nessuno!!. 🙁 La paura che ho è tutt’altra :andare a vivere da sola :-(..Sogno e paura!!! un bacio tesoro
qualche giorno di calma piatta, di quasi speranza che anche per me ci possa essere una via d’uscita. Poi invece il nero ritorna, sembra quasi più forte e più beffardo del solito.
È più forte: ha avuto diversi giorni in cui si è ingrassato alle mie spalle mentre io quasi quasi pensavo di poterlo combattere.
Più beffardo perché ride delle mie insulse speranze. Mi ha in pugno, appare e scompare a suo piacimento. Mi rende prigioniera quando e come vuole lui. Io resto solo a farmi trascinare nella disperazione, senza riuscire a fare niente, se non piangere della mia vulnerabilità e della mia stupidità.
Perché?
” non c’è un perchè”
Oggi ho voglia di arrendermi.
Non abbattevi ragazzi! Tenete sempre duro e ricordatevi che molti pensieri che vi assalgono non sono “vostri” ma sono dovuti al vostro stato; se non riuscite ad amare o a provare dei sentimenti, è perchè siete depressi, non perchè siete così nella realtà. Io ci sono passato e mi ricordo che dolore terrificante fosse per me pensare di non voler più bene ai miei genitori: non mi riuscivo a ricordare dei momenti felici passati con loro. Adesso che sono guarito posso riaffermare, con certezza assoluta, che morirei per loro. Guardate sempre avanti, mi raccomando. 😉
EPICURO: 🙂
@ricordatevi che molti pensieri che vi assalgono non sono “vostri” ma sono dovuti al vostro stato
vero!
e appunto:
ELE: @È più forte: ha avuto diversi giorni in cui si è ingrassato alle mie spalle mentre io quasi quasi pensavo di poterlo combattere. Ele, i pensieri che ti fai sul fatto che è il malessere a giocare a braccio di ferro con te, si ingrassa se ti distrai positivamente e torna facendoti una risata cinica (sdrammatizzo) sono naturali, e fanno parte del malessere.
E’ chiaro che le ricadute ti sfiancano.
Però con questi pensieri ti fai solo più male, perché il malessere – anche se capisco le metafore per rendere i tuoi stati d’animo, e simboleggiare il tuo malessere può anche essere un modo costruttivo e creativo di per sè per portarlo fuori, spiegarlo – non è un’entità che sta seduta ad aspettare come cazzarla a Ele appena sorride o si sente meno vulnerabile. Quando stai meglio, quando ti senti più forte o positiva o comunque meno vulnerabile, quando ti vuoi più bene, quando provi delle sensazioni positive sono vere. E’ vero anche quando senti che avresti voglia di arrenderti, ma è vero in quel momento, non è che il malessere è una condizione permanente mentre lo stare meglio è fiction. E’ chiaro che le sensazioni di malessere sconquassano al punto che sembrano eterne, ne avevamo già parlato. Si vive sempre nel presente, ma la differenza sta forse nel fatto che quando si è positivamente nel presente, con delle sensazioni buone e piacevoli, si sta nel presente mentre quando si sta male la testa viaggia avanti e indietro, naturalmente a cercare quello che fa male, o come una radio che cambia le stazioni come le gira.
Quindi lo so che è dura quand’è così. Stancante, avvilente. Ma non è che il malessere è la verità assoluta, e il benessere è illusione. Trovare la propria strada per incontrare il proprio malessere, senza soffocarlo e quindi farlo uscire dalla porta e farlo rientrare dalla finestra, o senza che sembri un gigante che ti mangia e poi ti sputa, non è facile. Ma quella strada esiste. Il nostro malessere ci parla, anche delle nostre difese che sono scattate. Il punto è che lo fa dicendo tante parolacce, per parlarci a voce alta lo fa con pessima grazia. E il punto è che non sono quelle parolacce, che diciamo a noi stessi, la vera cosa che ci vuole dire. Semmai il contrario. Se ci sentiamo male è perché dentro di noi vorremmo vivere meglio, non peggio. Perché sentiamo il bisogno di un nuovo equilibrio, di venirci incontro di più, non di meno. Se arrenderti vuol dire: accetto anche questi miei stati d’animo negativi, ora, di piangere come un vitello, di sfogare la mia disperazione (senza farmi male). Mi permetto di dirmi che non devo essere sempre al top o invincibile. Allora così sì. Magari poi ti accorgi che ti sfoghi e stai un po’ meglio. Che avevi bisogno di dirti: sto male. ok? e ne ho le palle piene! Però l’importante è che non ti convinci che Ele è solo Ele che sta male. Ele è molto ma molto ma molto di più.
MARINA: ciao cara 🙂 non mi hai contraddetto 🙂 nel senso che non ho detto che tu debba farne qualcosa per forza delle tue sensazioni, ma parlavo del fatto di per sè di provarle. Forse non riesco a spiegarmi, voglio dire che, qualunque cosa tu senti e valuti sia corretto per te farne, sono sempre corde TUE che hai sentito. L’amore non è un concorso statale con limiti d’età, c’è gente che si innamora a 80 anni, allo stesso tempo conta cosa sentiamo e vogliamo noi, a qualsiasi età, per cosa ci sentiamo pronti, cosa possiamo vogliamo accogliere o noQuindi se per te ora è meglio dire no, e tu sai perché, questo conta. Ma comunque sia sono cose tue e non voglio essere invadente.
Per: @La paura che ho è tutt’altra :andare a vivere da sola :-(..Sogno e paura!!!
capisco 🙂
vai a vivere da sola? sai già di che colori dipingerai il tuo nido? 🙂
oggi io vado a vedere un divano. Chissà che divano mi sembrerà in sintonia con me, che colore mi dirà: ehi, non trovi che io sia proprio quello giusto? 😛
bacini cara 🙂
Elena (ex Io91)
zau bella come sono andati gli esami ??
dai un saluto a tutti smack alle fanciulle ^^
… 🙁 …
Non ci sono riuscito: ho maldestramente sottodosato i farmaci , senza tener conto del mio peso. Sarei morto lo stesso , ma più lentamente , se la mia ex moglie non fosse ritornata in una casa che non frequentava da due mesi. All’uscita dal ricovero i lazzi degli amici e di qualche collega : sei uno sfigato , non sei neppure riuscito a toglierti dai piedi. Ora la mia ex passa tutti giorni.
Sono disperato , non oso guardami allo specchio : ho utilizzato un metodo ridicolo ( anche se il più usato dai medici).
Buck. no ,non sei sfigato e tantomeno maldestro ! Guardati allo specchio e fatti questa domanda .ma è proprio questo quello che voglio ? Ti sei chiesto anche che forse non è giunta la tua ora e devi vivere!Io so benissimo come tu ti possa sentire ora, ho passato anche io lo stesso stato ,guardata a vista avevo sempre gli occhi di tutti su di me e io che pensavo la prossiva volta andrà meglio e vedrete ! ma sono ancora viva e contenta di esserlo ,non era giunta la mia ora!
Sono un poco perplesso. Dovrei alzare il volume del “Non fà niente…”, o del tanto quanto. Sono come una trottola che si inclina di quà, o di là. E quando stò per cadere, una persona viene e mi dà un’altra spinta, e per un po’ ricomincio a girare e girare e girare mentre mi sento marcio dentro di questo dolore incombusto che mi divora, poi ricresco, e mi divora, e poi rinasco, e mi divora, mi mastica badando bene a farmi il miglior male-dolore che sà fare. Per cui morire e spegnere questo eterno massacro non mi pare tanto schifoso. Non lo farò; e solo uno sfogo, sicuri che continuerò a farmi maciullare da questo schifoso demone interiore che mi possiede, mi distrugge, mi riafferra e ricomincia da capo, anno dopo anno, stagione dopo stagione settimana per settimana, ogni giorno di questa stupida, stupida vita.
@buck: non so se riuscirei a sopportare i lazzi degli amici e di qualche collega.. Io sento per ora un gran bisogno di proteggermi da chi, volendo o meno, potrebbe farmi un gran male anche solo dicendo la parola sbagliata nel momento sbagliato. Anche a costo di apparire estremamente ineducata cerco di fuggire dalle situazioni dove la mia fragilità aprirebbe le porte x fare entrare tutti quelli che potrebbero calpestarmi con scarponi chiodati. Ho detto “cerco” ma non sempre ci riesco.
Da tre giorni sento una tristezza dentro che straborda con pianti improvvisi, che vanno da semplici velature di lacrime sugli occhi (non si possono fermare in alcun modo?) a singhiozzi incontrollati. Qualcuno dice che alla fine la tristezza non è neanche la peggiore emozione che si possa provare… Concordo, se la paragono a certi momenti di disperazione che portano a perdere il controllo di se e del tempo che passa. Non devo aver fretta, solo da poco ho deciso di ripercorrere la via della terapia e tentare di rialzarmi. Ma sono così stanca di stare con le mascelle serrate per non piangere nei posti dove non sarebbe opportuno farlo. “non stare in casa, organizzati tutte le serate fuori con le amiche o con il volontariato, non permettere che la disperazione prenda il sopravvento”… Cavolo, ma tutto questo è davvero stancante. Io non so se ce la posso fare. E soprattutto è così difficile e pesante solo per me?
Luna, Elena, Eme, Marina, voi tutto bene?
Un abbraccio.
I lazzi ? non sei nemmeno capace di tarare i farmaci sul tuo peso , stai perdendo colpi ( un Collega). Se usavi la tua Magnum , invece di usare un metodo da ragazzina tradita , vedrai che il risultato lo ottenevi ( un amico) ( NB: La Magnum e le altre armi , ovviamente , me le hanno sequestrate).
Solo due esempi , risparmio il resto.
Adesso non solo odio gli altri , ma odio anche me stesso per il ridicolo che mi ricpre.
L’unico che mi ha consolato è stato kurt , 90 anni ben portati , vecchio paracadutista nella 2aGM: non sei una fighetta ; è vero , un uomo si fa saltare la testa , ma te lo consiglio. Semplicemente , non era la tua ora. Dei commenti degli altri , si fottano. Sei solo ,sotto attacco , stringi i denti , chiacchiera con qualcuno , ma non con gli amici ( che per me sono dei co......).
Mi contatta e-mail quasi ogni giorno , il vecchio : sta quasi diventando il mio guru. Forse potrei anche farcela.
Un abbraccio forte forte a tutti/e.
Tancamala..
BUCK: l’ipotesi più semplice, poiché un co...... non sei, è quella che meno ti aggrada. E cioè che forse hai sbagliato dosaggio perché volevi darti un’altra possibilità. No, no, non serve che ti fai saltare il cervello per dimostrarmi quanto mi sbaglio. Tua la vita, tua la morte, tuo il cervello da far saltare. Tua la sofferenza, certamente. Non importa quindi ovviamente se io mi sbaglio o no.
Anche chi vuole farlo davvero ma proprio davvero può certamente sbagliare il dosaggio, come esiste chi ci riesce al primo colpo anche se una parte di lui non vorrebbe.
Non parteciperò però ai dialoghi con te sul fatto se sia meglio una 44 magnum, una corda, il cianuro, il tubo del gas o ficcarsi dentro un microonde, con dovizia di elementi come se si parlasse di montare un kit. E non perché non prenda la cosa sul serio. Ma, se permetti, ho diritto di proteggermi anch’io. E non mi riferisco ai concetti.
Bentornato.
Avevo concluso la precedente con : forse potrei anche farcela. Quindi nessuna stupida (e legalmente potenzialmente rilevante )discussione su se è meglio questo o quello ( certi blog ne sono pieni).
Intravedo uno spiraglio , anche se il dolore è tanto.
Luna , un grazie di cuore a te ed a tutti.
Sono d’accordo con te LUNA. Anche io non sto a mio agio qui, quando ci si infila nella descrizione dettagliate del “10.000 modi per ammazzarsi con successo”.
Anche perchè spesso, chi scrive qui, non vorrebbe morire. Vorrebbe solo vivere meglio o semplicemente vivere.
Poi ci sono periodi in cui si viene letteralmente schiacciati e si cerca una via di fuga.
E, a volte, quella via di fuga viene individuata nella morte. D’altronde ti guardi intorno è la tua “vita” non è che un residuo organico che galleggia in una pozza marrone.
Magari sei ridotto sul lastrico, e sei in quello stato per un eccesso di generosità/disponibilità/coglioneria, magari hai la salute appesa ad un filo, magari hai il cervello in fuga ma non per un eccesso di intelligenza bistrattata, sicuramente hai un tasso di stress fuori dal normale ed i nervi non a fior ma fuori dalla pelle, certamente la volonta, la forza, l’energia sono o sembrano azzerate, e di sicuro la comprensione altrui è o appare pari allo zero moltiplicato per zero. E poi chissà….ansia, fobia di essere perseguitati mischiata a vere e proprie persecuzioni. Vita affettiva disastrata.
Magari ci si inciampa di continuo su sè stessi mentre si è alla ricerca di una via di fuga che sembra prendere per il culo spostandosi di continuo proprio mentre stiamo per imboccarla.
E la morte è la: rigida, ferma, statuaria. Certa e sicura. E ci si appella come ci si attacca ad un ramo quando si sbraccia in mezzo all’oceano.
A volte non si vorrebbe morire. Si vorrebbe solo fermare il dolore e avere un qualcosa che faccia assomigliare l’esistenza alla vita.
A volte quel qualcosa salta fuori. A volte no oppure tarda e ci si convince sempre di più ch la morte è la giusta soluzione per smettere di galleggiare nella pozzanghera marrone.
Ognuno di noi sa cosa occorrerebbe per smettere di pensare alla morte come ad una panacea di qualsiasi male.
Purtroppo non si ha la sfera di critallo e non si può sapere cosa riserva il domani. Così ci si sofferma sull’oggi e si pensa come se l’oggi risspecchiasse la vita intera. Ci si deprime, ci si spaventa, ci si incazza con chi sta meglio e dice “si può stare meglio, non è detto che accada ma può succedere e se ti ammazzi non lo saprai mai”.
C’è stato un periodo in cui scrivevo spesso in questa lettera. Un bruttissimo periodo in cui persino l’idea della morte mi lasciava indifferente perchè non provavo più nulla, neppure il dolore.
Eppure gli scambi di opinione su come ammazzarsi mi hanno sempre fatto paura. Probabilmente perchè, sotto sotto, avevo ancora un piccolissimo anelito di vita che mi urlava “togliti da lì”.
Quel piccolissimo anelito di vita può crescere e può diventare voglia di farcela. E di non morire.
Che ci crediate o no, che vi incazziate o meno.
Un bacino a Ele, Marina e LUNA (e a tutti quelli che non sono incazzati con me).
EME, stellin mio…
@Anche perchè spesso, chi scrive qui, non vorrebbe morire. Vorrebbe solo vivere meglio o semplicemente vivere.
Semplicemente vivere…
vivere, è passato tanto tempo, cantava Vasco, se non erro.
Eccone una.
Tu e Buck avete scritto diverse ore fa, ma io vi ho letto alle tre del mattino (dopo peraltro essermi fatta fuori un pacchetto di cicche tra le 19 e l’una di notte), e vi ringrazio.
A me è capitato di dire che penso al suicidio. Non ho mai detto: mi voglio ammazzare. La differenza non è ovviamente sottile.
Tuttavia ci ho pensato davvero, soffrendo nel pensarci perché io amo la vita. Tempo fa, mentre vivevo a casa di una persona che mi vuole molto bene, in uno dei miei viaggi di gulliver dickens style perché non avevo un c.... di casa, mi capitava di provare così tanta angoscia e dolore da sentire le budella rimbalzare sul soffitto. Non era semplicemente ansia, era proprio dolore. E io dicevo: non è meglio che mi ammazzo? Perché tanto comunque vada, ma pure che vinco domani l’enalotto (sì, l’enalotto, visto che anche se arrivassero con l’offerta di lavoro più fi.. del mondo io dovrei dire di no perché ho il cervello come un formaggio con i buchi, sono al di sotto delle mie risorse di 200000000 punti, e ho pure la salute un po’ a puttane) io comunque la ferita delle violenze psicologiche non la dimenticherò MAI. Perché se non capisco che è quello che è stato non mi girano i co...... a sufficienza per tirarmi fuori dal fosso, e liberarmi di tutta una serie di graziosi regalini di false idee, per cui sembro la carpa che è stata così abituata a stare in cattività o il sorcio che prendeva la scossa se si muoveva di un millimetro da muovermi in un metro quadro anche se sono in mezzo a spazi aperti, ma se capisco cosa mi è successo veramente mi tocca pensare che a farmi del male è stata veramente la persona che ho amato più nella vita e comunque questo, di per sè, è allucinante. Così io dicevo: ma ndò c.... vado io così?
Questa persona che mi vuole bene mi diceva: per piacere, no, perché sono in affitto in nero, sai poi che casino?
Ora, può sembrare un’osservazione stronza, ma posso assicurare che lui me lo diceva perché mi voleva bene (oltre che per il fatto che era in affitto in nero veramente e ha già i suoi casini e gli mancava solo che io mi gettassi dalla sua finestra), perché so che ha preso molto sul serio sia le mie budella gettata simbolicamente dall’angoscia sul soffitto, sia il fatto di non riuscire a tirarmi fuori da quella casa neanche con una tenaglia, sia il fatto che io potessi perdermi nel nulla per ore e ore, sia i miei incessanti processi mentali allucinanti dovuti ai sbarellamenti della violenza psicologica, sia i miei cali di autostima (non è che non ho autostima, è che oggettivamente…), sia il mio svegliarmi urlando e tremando per tot tempo dopo incubi allucinanti, sia il mio avvilirmi a livelli inenarrabili notando io stessa quali erano le cose che l’aver subito un determinato condizionamento mi
avevano regalato. Perché ci sono dei momenti in cui riesci a dirti: vabbè, so che ho un disturbo post traumatico, ma ci sono altri momenti in cui saperlo di per sè ti avvilisce come non mai. Quando vorresti semplicemente dire: vivere, è passato tanto tempo, ma ora fiestaaaaaaa, mavvanculo vivo yeyeyè. E invece colcazzo, scusate il francesismo. Colcazzo perché ora esagero ma ti accorgi che sei come chi, dopo aver passato la guerra, continua a nascondersi i pezzi di pane sotto la maglia. E non ti piace un c.... sapere che non puoi essere fresh and clean in un giorno ma che puoi nasconderti un pezzo di pane sotto la maglia e te ne accorgi dopo. Insomma, tu lo sai che hai un disturbo posttraumatico, ma non è che ti vada tanto bene di sembrare suonato. Peraltro (anche qui il riassunto sarebbe troppo lungo) una delle cose che mi ha sconvolto è il fatto che quando effettivamente c’era qualcuno a cui importava che io stessi male ciò comunque non riusciva a farmi stare meglio, cioè capitava che ci riuscisse, ma poi io tornavo nel bunker blindato. Anche perché i tempi hanno coinciso con l’esplodere del mio malessere. Da qui il mio senso doppio di spavento e avvilimento: cioè, anche se qualcuno mi tende una mano non serve a niente. C’è stato un tempo in cui stavo male per cose gravi, ma sapevo tirarmi su da sola e chi avevo vicino mi buttava più giù, mentre un poco più di niente sarebbe stato grande, e poi arriva un momento in cui mi domando se esiste davvero qualcosa che potrà tirarmi fuori dal bunker, anche se in teoria invece di avere chi mi urla nelle orecchie e mi spaventa ho chi è gentile. Ma IO non riesco ad essere gentile. IO sono egoista. IO sono chiusa. IO, miss ottimismo, ho un pessimismo che se avessi i co...... me li toccherei io per le cose che dico. IO non sopporto un gesto d’affetto, e dico proprio affetto, non secondi fini. IO, che volevo uscire ma giravo in tondo come una carpa, quando mi si mostra il mare aperto penso: non rompetemi le palle, o per dirla come Ungaretti lasciatemi qui come una cosa posata e dimenticata. Io gliel’ho detto: senti, per piacere, mi snerva che tu cerchi di aiutarmi e io non riesco a reagire, quindi mi devo pure sentire il colpa anche per questo, per piacere, fatti la tua vita, esci, vivi, e lasciarmi affondare in pace. e per quanto possa sembrare assurdo in quell’affondare ho trovato insieme al dolore anche della libertà… A volte quando guardo il GRANDE CASINO mi prende male, anche per quanto ho dovuto scassare i co… agli amici, che mi hanno ascoltato, ospitato, prestato, poco, ma sempre troppo secondo me. Per me, persona strariservata, andare in giro con le mie miserie scritte addosso è stato terrificante. E mi chiedo: ma anche se risollevo totalmente le mie sorti io e tutti sapremo dimenticare? E’ una domanda che non ha senso, che mi viene proprio da quello che ho passato. Vedi che lo so? Eppure a volte, essendo ancora nei casini, ci casco. Poi mi dico quello che LUNA direbbe… a me. baci
Luna
azz quanto fumi … non era mejo una ceppa che un pakketto di sigarette ? 😛
riguardo a quello che hai detto non hai mai pensato che non sei tu la diversa ma e la societa che ci circonda che fa skifo ??
Eme
zau bella nessuno e incazzato con te almeno penso ogniuno espime le propie idee e opinioni quindi si possono condividere o no ma non penso che per cosi poko ti fai dei nemici io allora dovrei avere tutto il sito contro ^^ visto le mie idee spesso contorte 😀
buck zau anche a te mi disp per quello che ti e successo se ti darei una risposta sarcastica ti direi ” ritenta sarai piu fortunato ” ma non e quello che penso condivido con il tuo amico quello di 90 anni si vede che non era la tua ora … per il retso non saprei dirti nulla se e destino prima o poi ci riuscirai …
bu dai un saluto a tutti smack alle fanciulle ^^
Torno per dire che in un forum ci si sfoga, ma che chiedo scusa per alcune parole volgari che ho usato, ripetutamente, senza puntini, asterischi ecc, e che poco si addicono anche ad una signorinetta. Mi sa che ho vomitato (bleah) un po’ di rabbia e frustrazione, attraverso quei termini. Non verso di voi, ovviamente. Tuttavia il mio linguaggio può avere avuto lo stesso effetto che può avere per me il sentir parlare del dosaggio del cianuro, quindi mi scuso.
Credo comunque che dovevo proprio scriverla così, questa cosa. Se avessi detto scioccherellino scioccherello perdindirindina, per quanto io non vada in giro di solito a dire parolacce come una mitragliatrice (anche per rispetto degli altri, e perché la volgarità non mi piace) non sarei stata sincera, non completamente, nel mio stato d’animo del momento. La rabbia c’è, ed è anche naturale che ci sia.
Non sono una che picchia la gente per un parcheggio, non vado in giro a cercare qualcuno da “sparare”, semmai il contrario, e nonostante tutto sono ancora “me”. Se “sparo” sto male io, perché preferisco regalare cioccolatini. E quando la tensione mi sale preferisco andare a consumarmi le scarpe camminando chilometri, piuttosto che scaricare sugli altri. Però mi girano anche. Mi girano per quello che ho attraversato. Mi dà dolore quello che ho attraversato. Mi dà dolore come l’ho attraversato. Mi dà dolore dover attraversare comunque la fase di adesso, in cui mi spaventa anche ricordare alcune fasi di ieri. Perché ho retto tanto, anche se reggere ha dei costi, ma quando ho fatto il “botto” ho preso paura e mi sono avvilita io stessa.
Ultimamente parlo di più con mia madre, e parlo meglio. Lei ascolta di più, e si apre di più. Può sembrare una cazzata ma dopo una vita che mi stressa per il mio tabagismo (e non ha torto, ma il punto è che i miei eccessi in tal senso sono sempre stati un sintomo) mi ha raccontato che lei una volta fumava come un camino. E non l’ha detto tipo: io sono meglio perché ho smesso. Mi ha raccontato perché lei fumava come un camino, che è un’altra cosa.
Non mi dice sempre quello che vorrei sentirmi dire, e quando canna mi devo difendere, ma alle volte quello che non vorrei sentirmi dire è proprio quello che mi fa bene, in realtà, sentirmi dire. E non è, intendiamoci, che siano sempre belle cose.
A volte le spiego quello che davvero non ha mai capito, anche di quello che mi è successo. A volte mi accorgo di capire anch’io che ci sono delle ragioni per cui non lo aveva capito, non solo una sua ciecità. Rimane il fatto che ha sbagliato, anche lei ha contribuito a farmi stare male. Però apprezzo che oggi delle cose, credo, le abbia capite, anche perché tutti abbiamo dei nostri limiti, anche a metterci in discussione.
LUNA, capisco perfettamente il tuo stato d’animo.
Quella domanda senza senso me la pongo quasi tutte le notti.
Quando mi sveglio alle 3, alle 4 e non c’è più verso di addormentarmi perchè mi sembra di aver sognato l’impossibile: poter passare sopra a tutto, poter risolvere tutto e poi dimenticare, archiviare, arrivare al punto, un domani, di pensare che tutto ciò che mi è capitato è capitato in un’altra vita ad un altra me.
Poi penso che la scorsa primavera ho trascorso il 90% del mio tempo libero dal notaio per organizzare la mia dipartita senza lasciare casini in eredità, per poter finire dietro ad una lapide in fondo ad una tomba chiusa a chiave, senza nome, senza foto, dimenticata da tutti.
Penso a quando non mi importava di arrivare al giorno dopo, di attraversare la strada con il rosso, di andare dal medico, di mangiare, di bere, di compiere quei gesti che garantiscono la sussistenza in vita.
Penso a quando le parole degli altri mi arrivavano ovattate, come se appartenessero a persone di un’altra dimensione, come se io fossi già morta e la vita, i suoi casini, le liti, le controversie, i problemi, i debiti, la solitudine e la solitudine di coppia, non potessero più farmi male ma solo disturbare come uno schiamazzo in lontananza.
Uno schiamazzo inutile, senza senso, perchè i morti non hanno udito e se sentono c’è qualcosa che non va.
Penso a tutto questo, a come sto oggi, alle cose belle che ho avuto in questi mesi e che sono belle in quanto tali non in virtù del confronto con lo schifo in cui e che ho vissuto.
Non so quanta differenza ci sia tra l’uccidersi ed il non vivere, tra il suicidio ed lasciarsi morire piano piano poco per volta.
Forse, nel secondo caso, ci si punisce di qualcosa che non ci si riesce a perdonare. Per essere stati sconfitti o per l’essere stati troppo deboli, fragili, malamente fiduciosi. E ci si condanna ad una morte lenta.
Oppure, in fondo in fondo, non ci si rassegna al dover morire per risolvere tutto, si spera che qualcosa cambi e cambi in meglio. E questa speranza è ciò che distingue chi vive in stand by da chi è morto dentro. E’ ciò che fa udire lo schiamazzo in lontananza. E’ quel qualcosa “che non va” che, però, tiene ancorati alla vita.
Penso a tutto questo, quasi tutte le notti.
Il solito escursus: discesa, caduta libera, sederata sul fondo e risalita.
Fino ad arrivare alla conclusione che non ho sognato l’impossibile.
Che forse un giorno si risoverà tutto, che ho già fatto dei passi avanti, che non sono più sola.
Perchè i miracoli, a volte, accadono anche se non si crede in Dio.
E penso che ho voglia di mettere il becco nel giorno dopo per guardare cosa mi riserverà.
Magari continueremo a nascondere il pane sotto la maglia, a girare in tondo come le carpe di fronte all’oceano. Perchè il passato, quando fa male, lascia ferite anche profonde. Quelle ferite rimarginate ma con la cicatrice che prude da morire, a perenne ricordo di un dolore che diventa parte integrante di noi, del nostro carattere, del nostro modo di porci e di atteggiarci con gli altri.
Ma credo che sia importante persino avere avere la forza e la voglia di afferrare il pane e nasconderlo.
Anche questo è un impulso di vita.
Ciao LUNETTA, bacino.
EME: tesora 🙂
hai ragione, mi sa. Impulso di vita e di autoconservazione, comunque.
@Il solito escursus: discesa, caduta libera, sederata sul fondo e risalita.
Fino ad arrivare alla conclusione che non ho sognato l’impossibile.
Che forse un giorno si risoverà tutto, che ho già fatto dei passi avanti, che non sono più sola.
Perchè i miracoli, a volte, accadono anche se non si crede in Dio.
E penso che ho voglia di mettere il becco nel giorno dopo per guardare cosa mi riserverà.
vero anche questo.