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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 8051
    vela -

    Andrea,

    Parlo principalmente del passato.
    Non troppo lontano.
    Il silenzio mi ha massacrato, ma adesso che non è rimasto più nulla c’è comunque solo silenzio.
    In fondo è cambiato tutto ma non è cambiato niente.

  • 8052
    Andrea -

    vela

    Non so se hai avuto esperienze simili alle mie, ma penso proprio di capirti molto bene comunque. Non so se può aiutarti quello che ti ho scritto prima. C’è chi il silenzio lo impone e chi lo subisce. A me è sempre toccato subirlo e, se ho capito bene, che anche per te è stato così. Il silenzio agisce in due modi diversi su chi lo subisce e su chi lo impone. Chi lo subisce ne riceve dei danni subito, mentre chi lo impone ne riceve dei danni dopo molto tempo. Ma su chi lo impone sono danni che possono essere anche doppi rispetto a chi lo subisce, perchè chi lo impone ne và fiero e pensa che il suo sia il comportamento di una persona forte. Invece è l’esatto opposto. E’ il comportamento di una persona molto più debole e più incapace di reagire di quanto sia chiunque lo subisce. Questo perchè chi lo subisce si rende conto che quel silenzio è dannoso. Se è intelligente, evita di imporlo agli altri e usa quella sua esperienza, al momento negativa, per crescere e diventare più forte. Lo so, non è facile, ma ci si riesce. Il silenzio è la costante della vita di alcune persone. Sono cresciuto in una famiglia in cui regnava il silenzio e lo stesso silenzio è regnato fino a un anno prima della morte di mio papà. Alla fine, la sua depressione (conseguenza anche del silenzio) gli ha permesso di aprirsi e di avvicinarci. E’ morto sereno per un infarto e prima di morire sembrava rinato, avendo superato il suo silenzio interiore ed esteriore con noi.
    Lo stesso silenzio l’ho dovuto subire per anni anche da un paio di donne. Una la sai, l’altra (recente) era un’amica alla quale tenevo moltissimo. Diciamo che ho fatto esercizio…
    La cosa curiosa è che sono sempre stato uno che, nel caso, ammetteva i propri errori, ma ci sono persone che si sentono forti a farti pesare anche il più stupido errore o malinteso. Se sbagliano loro, o loro ti massacrano, va bene così, e se tu reagisci ti dicono che sei malato. Ma la funzione del silenzio dev’essere istruttiva per entrambi. Noi che lo abbiamo subìto dobbiamo imparare qual’è il nostro punto di forza e cioè la nostra grande umanità e forza di cambiare le cose, nonostante i fallimenti. Chi invece lo impone ha il compito più difficile, perchè prima di arrivare a quello che noi già sappiamo, deve imparare cosa sono l’auto-critica, la mancanza di orgoglio e di ego, l’empatia, il perdono (se l’errore è nostro) e il saper cambiare idea. A quel punto possono iniziare a lavorare sulla loro necessità di dominare con la violenza.

  • 8053
    Andrea -

    vela

    …Altre volte invece non si riesce a comunicare perchè semplicemente non ci si capisce. Si è su canali completamente diversi e non si fa nulla per entrare in sintonia. E non è detto che sia possibile entrare in sintonia con quella persona, perchè in un dato momento o periodo lei, o noi o entrambi, forse, siamo focalizzati su pensieri e punti di vista troppo distanti per conciliarsi. Quindi non è tanto una questione di essere repressi con la violenza, ma di incomunicabilità per incomprensione reciproca. In quel caso, l’esperienza mi dice che la soluzione può essere il tempo e le esperienze di entrambi. Se uno è intelligente fa capire che il problema è la distanza di vedute, senza evitare di risponderti, ma rispondendoti con ciò che pensa, anche se sono poche parole, lontane da ciò che pensi tu.

  • 8054
    tracy -

    esatto…anche io ho pensieri completamenti diversi da quelli di mio fratello , di mio padre e di molti altri miei parenti e conoscenti; in questo modo non ci parliamo piu e siamo impossibilitati a capirci. Per il semplice fatto che abbiamo modi di essere esattamente opposti. Io non capisco loro e loro me.

  • 8055
    anna -

    discutere sul suicido non è cosa molto facile,anche perchè i pensieri su di esso possono essere tanti.
    INANZITUTTO il suicidio può apparire come mancanza di coraggio ad affrontare problemi e realtà che sembrano non avere soluzioni (e purtroppo viviamo in una realtà dove non sempre ci sono soluzioni).
    più che mancanza di coraggio può anche essere una forma di stanchezza…nel non riuscire più a stare a passo con le norme e la morale che ci circonda .Ma per giungere all’atto vero e proprio ci vuole molto coraggio:non è facile uccidersi.Chi si suicida si ritrova in quei pochi attimi ad avere una grande forza per riuscire a compiere questo gesto estremo.Puù anche essere visto come forma di egoismo nei confronti di chi lasci. Loro non riusciranno mai a rassegnarsi per questa perdita enorme..mentre chi compie il gesto finisce di “vivere”:no problemi,no emozioni,niente di niente. Ma chi resta dovrà vivere nel dolore.
    Un sociologo dice che è una forma di “anomia”.assenza di norme. In effetti ,il suicidio come altri gesti estremi, vengono fatti quando si supera quella sottile linea che divide le cose morali dalle immorali. Nel momento in cui non si ha più fede,non si crede più nelle norme della società…cè una sorta di menfreghismo che ci porta in uno stato da robot…senza sentimenti (paura,gioia,dolore…) dove ogni gesto è possibile (suidicio-omicidio- e tante altre cose orrende che da tempo ci circondano)

  • 8056
    Patty -

    Solo delle riflessioni…
    http://www.youtube.com/watch?v=3GEqb6qkCOY

  • 8057
    tracy -

    Nemmeno io credo più nella società..è impossibile credere in gente delinquente e senza morale..ma ho un altra fede data da persone che hanno saputo che c’è nell’aldilà morendo ma son tornati in vita..e cioè che quello che faccio non è inutile. Ma anche io non ho fede nella gente di per se stessa.

  • 8058
    Eme -

    Anna, a volte chi arriva al suicidio trascorre mesi steso su un letto a fissare il soffitto ma, credimi, l’attività mentale é inversamente proporzionale alla stasi fisica. Le norme e la morale non c’entrano un tubo, il menefreghismo men che meno. E chi c’é passato mi comprende benissimo e, chi lo sa, magari é anche un pò schifato se non incazzato per la retorica inconsistente dei sociologi e per le banalità che riempiono la bocca dei loro apostoli! Dietro ad ogni suicidio, dietro ad ogni tentativo c’é una personalissima storia di drammi, pressioni, molestie, incomprensioni, fragilità che non può essere presa per i fondelli arieggiando concetti filosofici. Menefreghismo…stanchezza….assenza di morale…Dopo questo post rimpiango le boiate dei predicatori!

  • 8059
    martinika -

    anch’io penso al suicidio! purtroppo ora mi sembra l’unica possibilità per mettere fine a tutto!!! a tutto!!! non riesco a gioire di niente!!! tutto mi assilla!!! tutti i miei errori!!! non riesco a sopportarne più il peso!!! non riesco a sopportare che la persona che amo e dice di amarmi mi cagiona troppo spesso troppo dolore, facendomi sentire inappropriata, facendomi vergognare di quello che sono!!! lo amo in una maniera che non credevo fosse possibile amare eppure non sono felice eppure soffro!!! soffro nel vedere che sono stata e sono la causa dello sta male della mia famiglia! vorrei morire! non riesco a gioire nemmeno pervittorie personali! tuttto scorre senza lasciarmi nulla se nn dolore!

  • 8060
    Eme -

    Per voi grandi saggi: se solo poteste immaginare quanta vita c’é dietro ad un suicidio…….

  • 8061
    Animula Vagula Blandula -

    @ andrea

    ciao, no è piuttosto recente ….non importa. Quel che mi da fastidio un po’ è il vedere arrivare il Natale con mesi di anticipo nei negozi…da piccola mi piaceva molto a dire il vero. Anche il Presepe. Buona giornata 🙂

  • 8062
    anna -

    Emi hai ragione dietro al sucicidio cè la riflessione….ma di certo non è unatto che rientra nella consuetudine di vita. nOn credo sia esatto che per ogni cosa che succeda si decida di togliere la vita.Non credo che bisogna considerarlo un gesto eroico o naturale. Togliersi la vita è innaturale, la violenza è innaturale, uccidere è innaturale. TUTTO è INNATURALRE in questa società di merda in cui viviamo….in particolare in Italia, dove tutto è permesso e tutto è possibile. E ormai per strada abbiamo paura anche delle nostre ombre

  • 8063
    elena -

    Nel suicidio le elaborazioni intellettuali o degli intellettuali,sono soltanto possibili analisi del problema..non centrano niente..io piangevo mentre mi addormentavo, perchè avrei voluto vivere,ma in quel momento mi appariva come l’unica soluzione..da non confondere con un’atto vile nei confronti della vita,ma di una vera malattia che ti impedisce di combattere!non mi va di ritornare a quel periodo..ma i sociologhi li leggerei soltanto per arricchire la mia cultura!!Si è semplicemente soli con se stessi!!

  • 8064
    francesca -

    ciao MARTINIKA, devo dire che mi trovo nella tua stessa situazione!!
    se vuoi, ti lascio il mio indirizzo mail così parliamo in privato?
    francescanonso@libero.it
    un saluto, francesca

  • 8065
    Andrea -

    Animula

    La differenza è proprio questa, conservare quel lato che avevamo da piccoli insieme a quello che abbiamo costruito crescendo, ma senza confonderli. Servono entrambi, bisogna saperli mettere in equilibrio tra loro e con il resto.

  • 8066
    Eme -

    Anna: “nOn credo sia esatto che per ogni cosa che succeda si decida di togliere la vita”

    E chi l’ha mai detto?
    No….questa volta non cadrò nel tranello della polemica con chi legge fischi e capisce fiaschi.
    E poi polemizzare cosa? Un tripudio di banalità (la società di merda, l’Italia lazzarona…..)?

    Elena, anch’io avrei voluto vivere quando sono approdata al suicidio come soluzione finale. Avrei voluto vivere, sapevo di averne le potenzialità, sapevo di averne il diritto ma non riuscivo a vedere altro che impossibilità e distruzione.

  • 8067
    DAVECLARKE -

    era tanto che non tornavo da queste parti…questo forum io lo porterò sempre nel cuore e voi sarete sempre persone speciali per me!
    Cercate di farvi coraggio…ci sono momenti brutti e momenti così e così!Evitate di litigare fra voi…rproprio non serve!
    Io, fino a quando sarò in grado di intendere e di volere, ogni tanto vi leggerò sempre e spero che arrivino persone positive da questi paraggi!
    Noto con piacere che ci doveva essere ancora ci sta!
    Io sono sempre felice di leggerti!
    E non so nemmeno cosa augurarti…spero che rimani sempre così polemica e saccente!Per me sei una gran bella personcina!
    un grande saluto anche a tutti gli altri!
    sguakk

  • 8068
    Laura -

    E’ possibile pensare al suicidio a diciotto anni? Purtroppo si..non riesco più a reagire, riesco solo a piangere. Ho scoperto un amore più grande di qualunque cosa, un amore che mi ha dato la forza di superare una violenza subita quasi un anno fa. Un amore nel quale avevo trovato la forza che mi era sempre mancata, capace di farmi sentire anche più bella..quell’ amore che ora si allontana piano e io sto male, prendo le forbici e tento di tagliarmi le vene, poi mi siedo in terra, ranniccchio le gambe e piango..da sola piango x tutta questa sofferenza che non riesco a spiegarmi, per tutto il dolore che ho sempre paura di arrecare proprio alle persone che amo di più!

  • 8069
    aperkkv -

    Il proprio suicidio può suscitare fascinazione, sembrare un corridoio verso la quiete, un modo per chiudere la porta e non pensarci più.
    Ma vorrei dire che il suicidio altrui è invece qualcosa che non ha in sé nulla di attraente, nulla di calmante, nulla che abbia a che fare con qualcosa che possa (o mai potrà) finire. Sette anni fa il mio ragazzo ha pensato di togliersi la vita. Mi hanno telefonato al lavoro, si era impiccato. Stavamo insieme da dieci anni, qualche volta faceva discorsi del tipo che leggo qui nei vostri messaggi, diceva di essere stanco, che gli faceva schifo tutto. Ma erano momenti, non avrei pensato che un giorno mi sarebbe arrivata quella telefonata. Lui aveva 29 anni, e io al telefono continuavo a chiedere “adesso come sta, come sta?”. A distanza di anni penso che forse lui starà bene. Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta. Inviterei tutti a riflettere sul fatto che – purtroppo, se volete – la nostra vita può essere poco importante per noi, ma indispensabile per chi ci vuole bene.

  • 8070
    Eme -

    Come no…… La nosrra vita é indispensabile per chi vuole bene e sopravvive al suicidio. Allora spiegami perché quella domanda “come stai come stai” non é stata posta durante quei momenti di schifo e stanchezza presi, evidentemente, sottogamba. Forse sono rigida, non lo nego, ma questi momenti di saggio rammarico mi sembrano un patetico tentativo di coprire sensi di colpa. Chi arriva al suicidio spesso lancia centomila messaggi. Messaggi che, però, hanno la sfortuna di durare lo spazio di un “momento”. E intanto una vita passa e se ne va….e rimangono i saggi….a farsi consolare!

  • 8071
    Eme -

    Ciao Laura, si può pensare al suicidio a qualsiasi età. Anche a 18 anni se si vive un disagio o un dramma superiore alle proprie forze. E, spesso, per uscire dal disagio ci si appoggia agli altri senza affrontare e tentare di risolvere le proprie fragilità. Se gli questi altri si spostano o se ne vanno crolla un’ intera esistenza di carta velina. Un’esistenza che, crollando, si trasforma in cemento armato e ti distrugge. Accasciarsi addosso agli altri, ribaltarvi sopra il proprio disagio é pericoloso ma anche ingiusto nei confronti di chi ti vuole veramente bene e vorrebbe vederti prenderti cura di te per aiutarti a stare meglio e non caricarsi della responsabilità della tua sussistenza in vita . Cerca di affrontare ciò che hai vissuto e di fare pace con te stessa. Cerca di volerti bene e di creare amore per te dentro di te prima di affidare la tua Vita all’amore e alla presenza altrui. Altrimenti rischi di confondere l’amore con la riconoscenza, rischi di vivere le meravigliose sensazioni dello stare insieme con lo stato d’animo del naufrago che ha il terrore di perdere l’assicella a cui é aggrappato. E questo é pericoloso ed avvilente per entrambi.

  • 8072
    aperkkv -

    @Eme: quanta pochezza nelle tue parole. Saggi a farsi consolare… che espressione orribile. Io non cerco niente da nessuno, men che meno tra persone che non conosco, volevo solo testimoniare come talvolta si sottovaluti il dolore che con questi gesti si crea intorno. Nel mio caso, ho appunto specificato in me, nei nostri amici, nei suoi familiari. Ne siamo usciti tutti con le ossa rotte, le vite cambiate, e nessuno di noi ha mai fatto la vittima, ha mai cercato consolazione o si è mai fatto sconti sui sensi di colpa. Tu non hai idea del dolore che sia. E quella verso il senso di colpa è una battaglia che cerchiamo di vincere di continuo, per quanto ingiusta sia, perché alla fine non servono a nulla e non possono cambiare la realtà. Facile pensare che quel “come stai” non glielo avessi chiesto prima, facile davvero, glielo chiedevo, sì, invece. Magari non gli fossi stata accanto, almeno adesso una spiegazione semplice semplice come la tua ce l’avrei anch’io. Quanto ai segnali… no, le persone che decidono di farlo davvero non lanciano segnali, anzi, vivono giorni di serenità in cui finalmente sentono di aver deciso e cercano di non far preoccupare le persone intorno a loro. Sono cose personali, e quindi non ti racconto i dettagli, ma ti assicuro che è difficilissimo prevedere davvero. Una vita passa e se ne va, come dici tu, in un momento. La mia invece è qui, stravolta, tenace, difficile ogni giorno da anni, altro che un momento. Detto questo, ripeto, la mia voleva solo essere una testimonianza da parte di chi il suicidio l’ha visto in faccia e ne pensa tutto il male possibile. Ma capisco solo adesso che cosa assurda sia stata parlare di una cosa tanto privata e dolorosa a degli sconosciuti.

  • 8073
    Athos -

    E’ da un po’ che non vengo qui.
    Ho avuto canali preferenziali per sfogare le mie paure. Ma credo sia arrivato il momento di tornare a dirle a tutti.
    Anche perchè la paura è universale, è una crosta che non possiamo toglierci di dosso.
    Se dovessi elencare le mie paure in ordine di importanza sarebbe davvero arduo.
    Cominciamo da quelle reali o da quelle fittizie (che poi son le più reali di tutte)?
    Le reali son quelle che mi fan sentire inutile, di troppo, che non mi fan comprendere perchè io non riesca dove tutti riescono. E mi fa odiare il prossimo.
    Ci sono abituato. Sono abituato allo schifo umano, per cui non reagisco neanche più, se non con guizzi veloci e bestiali.
    Da poco tempo la mia situazione è migliorata, ma la paura che tutto crolli è tanta. Ho una ragazza carina che mi vuole bene, ma per quanto durerà? Un lavoro che mi permette di sentirmi utile, nel piccolo delle mie possibilità: ma durerà anch’esso o qualcosa verrà a togliermelo via?
    Ho qualche minima, minimissima, soddisfazione. Ma quando tutto questo si trasformerà in fallimento?
    Il pessimismo che sfodero non è solo un tentativo di esorcizzare il Male.
    Il Male non serve esorcizzarlo: è più forte di noi e dei nostri patetici tentativi di allontanarlo.
    E’ solo lo specchio dei miei trambusti interiori. Cui si aggiungono le ossessioni, le compulisoni, le crisi depressive acute, quelle di rabbia ancora più acute; e poi il senso di morte, l’odio per una semi-vita. I sensi di colpa.
    Prima pensavo al suicidio più spesso e in maniera “filosofica”.
    Oggi ci penso meno, ma con più incisività, lucidità.
    Neanche nei momenti di maggior serenità ho mai pensato al suicidio come a qualcosa di lontano da me. Forse è predestino. Oppure, semplicemente, è un altro modo che ha la vita per ricordarmi l’amarezza di vivere.
    Non so, come al solito vengo a portare dubbi.
    Infatti, alle paure “reali” si aggiungono quelle che la mente crea senza stimoli esterni.
    Paura di aver paura, paura senza sapere perchè, paura di qualcosa che accadrà anche se non accadrà (forse) mai.

    E’ come un domino partito senza che noi dessimo il via, e che poi non riusciamo a fermare. Prima o poi si fermerà. Non so se sarò io a decidere come e quando. Ma so che è l’unica consolazione che ho. Sapere che un giorno, questo giuco crudele, si concluderà.

  • 8074
    Eme -

    Aperkkv……E’ logico che tu rileva “pochezza” nelle mie espressioni.
    D’altronde io rilevo un egoismo fuori mostruoso nelle tue.
    Vediamo un pò….leggo testualmente: “talvolta si sottovaluta il dolore che con questi gesti si crea intorno” e “Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta”.
    Voglio essere non polemica e sorvolo sull’ (mi auguro inconsapevole) rancore che fuoriesce dalla frase: “A distanza di anni penso che forse lui starà bene.Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta”.
    Domandona da un milione di dollari: E del dolore che ha spezzato in due un ragazzo di 29 anni non parli?
    Non sto maniacalmente chiedendo dettagli macabri sul crescendo di dramma che ha portato il tuo ragazzo alla tomba.
    Sto semplicemente dicendo che in tutto il tuo post non c’è il minimo (MINIMO)cenno al dolore (giustificato o ingiustificato che fosse) che ha sconquassato la vita di un ragazzo.Leggo solo ampi riferimenti al dolore dell’entourage magicamente cascato dal pero alla notizia del suicidio.
    E questo, PER ME, significa EGOISMO!!!!

  • 8075
    Eme -

    Permettimi una considerazione. La considerazione di una che ha provato a farsi fuori senza riuscirci….. la tua frase “Quanto ai segnali… no, le persone che decidono di farlo davvero non lanciano segnali, anzi, vivono giorni di serenità in cui finalmente sentono di aver deciso e cercano di non far preoccupare le persone intorno a loro” è sinceramente destabilizzante.
    Difficilmente i potenziali suicidi fanno il trenino cantando peppepeppereppè.
    Più facilmente manifestano il dramma con un tono beffardo che già da sè dovrebbe insospettire.
    Se ci si ferma un attimo, se si presta attenzione allo sguardo, ai toni, ai gesti…..tutto diventa chiaro.
    La morte passa dagli occhi prima di esploderti dentro. E non passa per un attimo…passa per parecchio tempo. Tutto il tempo che occorre per riconoscere nel suicidio l’unico rimedio.
    Un potenziale suicida difficilmente “non vuole far preoccupare nessuno”.
    Più facilmente non vuole essere disturbato durante la realizzazione di quella che vede come un’opera d’arte.
    E, soprattutto, non vuole essere disturbato da coloro che vede come appartenenti ad una massa informe di persone che non hanno saputo capire, comprendere, aiutare.
    Nella sua testa corre veloce un pensiero del tipo “te ne sei fregato di me fino ad ora non puoi rompermi le scatole proprio adesso che sto per mettere fine a questo immondezzaio che è la mia vita”.
    E’ un pensiero giusto? E’ un pensiero sbagliato? La risposta non è universale. Ogni familiare, ogni compagno, ogni amico conosce la propria verità, ha le proprie risposte.
    Il problema è che una persona viene lasciata morire nel tempo. Il suicidio è solo l’aspetto eclatante che porta un dramma alla luce del Sole.
    Si poteva evitare? E’ questa la domanda che dovrebbe fare male, non quel dolore che è la naturale conseguenza di una perdita.
    Il “nulla lasciava presagire” andrebbe lasciato alla retorica dei cronisti.

    Hai lasciato la tua testimonianza. Io lascio, semplicemente, la mia. E poco m’importa di essere considerata foriera di pochezza.
    Dici:”Tu non hai idea del dolore che sia”.
    Forse hai ragione. Ma tu, probabilmente, non hai idea del dolore che prova chi sta dall’altra parte della barricata e, un giorno, non vede altra strada che farla finita!

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