Chi lascia soffre? Il suo punto di vista e cosa prova dopo
di
Giogio
Riferimento alla lettera:
Voglio capire cosa prova una persona che lascia, quali possono essere i motivi e cosa prova in ogni singolo caso. Raccontate le vostre esperienze di quando avete lasciato qualcuno, cercando d impersonarvi anche nella lei/lui lasciati. Voglio sapere se noi "lasciati" soffriamo tanto quanto chi ci lascia, dal punto di...
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Categorie: - Amore
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Mariateresa, che domanda è? Ti bevi due birre con gli amici, ti fai quattro risate, ti gargarizzi otto shot di narda e tutto è a posto e perfettamente dimenticato. Ma cosa avevi chiesto? Me lo sono dimenticato.
Perchè non ti ha “tanto amata”, è evidente.
Proporrò un’interrogazione parlamentare perchè sin dalle elementari venga insegnata la distinzione tra innamoramento e amore.
Golem, non puoi abolire l’innamoramento. Esiste punto e basta. Basta poi una volta esaurito (dopo un certo tempo) saperlo trasformare gradualmente in Amore (con consapevole impegno e volontà)
Infatti Agua, ma so anche quanto è “traditore”, nei maschi in un modo e nelle femmine in un altro, ma per entrambi con le stesse finalità.
È chiaro che “l’inganno” non lo capisci finchè non ci sbatti le corna, anche per per la metafora che queste rappresentano.
A suo tempo ho passato anch’io i guai che leggiamo su queste pagine, per fortuna mai da lasciato, ma se ripenso a quello che mi passava per la testa quando ero in piena fregola per qualche figona che con “me” non c’entrava niente, mi vengono i brividi per quello che poteva succedere se non avessi avuto un calo di interesse ormonale che mi ha fatto tornare lucido.
La natura non fa mai niente per niente, se “offre” quei piaceri vuole molto di più in cambio, e qui di gente che è rinasta “incastrata” ce n’è a bizzeffe. Cerco solo di dare un contributo a capire cosa gli è successo.
Cià.
Mariateresa,
in linea generale può succedere che una persona VOGLIA amare, per una o più ragioni, e faccia magari di tutto per convincere se stessa e il partner di un sentimento che VORREBBE in divenire ma che non ha solide basi per essere, e tantomeno per crescere.
ammesso, invece, che l’amore esista, ci possono essere molte diverse ragioni per non ritenere razionalmente UTILE o facilmente concretizzabile un legame amoroso. in questo caso, per provare a capire qualcosa dall’esterno sull’evoluzione/involuzione del rapporto o sulla personalità/maturità del soggetto in questione, bisognerebbe avere molti più dettagli sull’intera storia.
in ultimo, c’è chi vive con superficialità, oppure è capace di annullare dall’oggi al domani una presenza nella sua vita, come c’è chi, nelle stesse pregresse condizioni, magari pure con valenze negative, preferisce mantenere il ricordo di quanto HA personalmente provato nei confronti dell’altro, indipendentemente dall’essere o dal non essere stato profondamente amato. per me, è quello che si prova in prima persona, oltre a innate caratteristiche d’identità, a fare la differenza.
Massì, l’innamoramento è come gli antipasti quando si va a quei mirabili pranzi prenatalizi: si parte alla grande a sbranare scampi e astici e dopo otto portate di pesce crudo ti dicono: “adesso serviamo una cucchiaiata di risotto di”. Molti, e io tra quelli, abbandonano la tavolata con le scuse più improbabili. Perché poi arriva l’amore e, a seguire, il dessert. Ma è troppo, nun ce se la fa. Nun se chiudono i pantaloni, capiteammè.
Bella metafora. Ma è così.
Eggià, è una bella metafora. Però, vede Dottore, io davvero preferisco di natura gli antipasti e le mirabili prospettive della vita che sarà domani, tra un’ora o mai. Sarà un difetto di gioventù. Amo le capesante crude, i folpi squisiti, i carusoli, le casalinghe e anche le capelonghe, i carpacci di ogni varietà e soprattutto le cinesi di Shangai del Centro Massaggi, non si parla poi di tartufi ed ostriche, le turrite tartare di tonno e le chilate di scampi crudi [N.d.R.: non ci si inganni, le chilate sono lorde come il reddito, ben più della metà resta nel piatto come gusci vuoti buoni nemmeno per la zuppa]. Non arrivo mai al famoso cucchiaio di risotto, non ce la faccio davvero. Restano territori inesplorati e vite alternative da vivere. Sono un cultore degli antipasti e dei preliminari. So che esistono gli appassionati del primo, del secondo e del dessert, ma con grandissima umiltà – per quanto io resti Professore, sia chiaro – lascio il campo libero ai novelli Amundsen e Scott (una volta quest’ultimo mi ha preparato delle orecchiette, ma non è esperienza da ripetere). E, mentre il campo (e il tavolo) è libero, dico al cameriere di servirmi una narda stravecchia che a quella, si sa, non fa bene rinunciare.
Io ho sempre pensato (e provato quando mi trovavo in quella situazione ) che chi lascia non ne può davvero più dell’altro. Se prima ci faceva piacere ed emozione la sua compagnia…una volta che questo sentimento egoistico si esaurisce rimane solo la voglia di spezzare le catene al più presto e fuggire da una situazione che causa oppressione emotiva , falsità , prigionia. Si desidera la libertà . Che L altro soffra o meno e’ quasi del tutto indifferente a chi lascia, l unica cosa che conta è liberarsi del fardello es andare avanti con la propria vita X altre strade . Altro che bene , affetto, comprensione e nostalgia !! La natura è davvero spietata. Più L altro poi si ostina più diventa agli occhi di chi lascia “una scocciante” rottura di scatole , un peso . I pensieri verso di lui/lei occupano lo 0,1 % della settimana e , quando accade di pensarci, non si prova alcuna emozione se non la certezza di non provare assolutamente più nulla . Zero di zero .
Ecco perché è triste che il lasciato soffra per mesi, magari ogni giorno perdendo tempo X riconquistare o soffrire . Questo non è certamente giusto dato che x l’altro questo è L ultimo dei suoi pensieri
No, quando ho lasciato qualche situazione, essendone convinta al cento percento, non ho mai avuto rimpianti nè dubbi: sono andata avanti come se nulla fosse stato. La misura era talmente colma che la conseguenza era inevitabile e mai più mi sono voltata indietro nè avrei voluto farlo. Era giusto in quel modo, le avevo provate tutte e non c’era altro che potessi fare per contraddire la realtà che, per mano umana, si era cristallizzata in una volontà libera ed inalienabile. Non ho sofferto ma ero consapevole della sofferenza della controparte.
Un commento mi ha stupito una persona che diceva che l’aveva lasciato perchè diceva che era un’amore a senso unico,lei lo amava mentre lui no,molte volte le donne lasciano perchè credono questo,non pensando che magari l’altra persona è innamorata quanto loro e la loro può essere una sensazione sbagliata,ed allora per assurdo l’amore ci sarebbe da entrambi le parti ma non potrebbe continuare a causa diciamo di un sesto senso errato che provoca sofferenza sia a lui che a lei,orrendo,assurdo ma purtroppo reale.
Frà, siamo al solito equivoco e alla confusione tra innamoramento e amore.
Il problema che esponi di fatto non esiste in quei termini, perchè non esiste che uno ami e l’altro no. Anche se si trattasse di un equivoco, come quello esposto, se non c’è “intesa”, non ci si capisce, non c’è amore. Un caso come quello citato -peraltro non infrequente- è solo una speranza d’amore da parte dell’incompreso, non amore. Quest’ultimo, come un seme piantato nel terreno adatto, ha necessità di reciprocità perchè si manifesti, e dia i frutti che solo chi ha vissuto quell’esperienza bi-univoca sa che può dare. Che lo struggimento amoroso sia eccitante non c’è dubbio, ma con l’amore centra come gli ingredienti di una torta ancora sul tavolo e la torta stessa. Coi primi puoi solo sognare il piacere che ti aspetta, magari intingi il dito nella panna o nel cioccolato fuso, ma è con la seconda che lo provi. Ma la torta, come l’amore, va “fatta”. Chiaro?
Ficcatevelo in testa.
Io ho lasciato, e non provo niente. Se non i primi giorni dopo aver lasciato. Tuttavia, mi incuriosisce che cosa prova chi viene lasciato.
Se venissi lasciata, proverei una rabbia così irrefrenabile che una bomba atomica vi sarebbe simile come effetto (e ripenso a mia nonna, l unica ad avermi lasciata).
Commento meraviglioso ed esaustivo, Golem! C’è da imparare da te!
Fra’, l’amore se non è biiettivo, non è cosa.
Piuttosto si va a pay, che è esempio di funzione iniettiva e come funzione…funziona.
Come si sente uno che lascia e come si sente uno che viene lasciato…. Te lo dico io.
Se hai tanto affetto e non più l innamoramento forte inziale e lasci perché cercavi altro(immaturità, curiosità, sesso) allora stai in pensiero, ti assalgono dubbi o comunque non sei sereno nel sapere che l altra persona ci soffre. Ma vai avanti.
Se lasci e te ne freghi altamente(cit trombaamica/o illusa/o) allora te ne freghi punto.
Adesso viene il bello. Chi lascia un giorno viene lasciato e viceversa ma la prima è interessante perché capisci all improvviso quale dolore hai causato. Così a ciel sereno un fulmine. E capisci. Puro, limpido. Di essere stato tuo malgrado o per decisione agonistica e stronza una totale merda.
Chi viene lasciato infatti non si capacità, soffre come un cane e spera per mesi o anni in un ritorno. Si senta sbagliato per non aver saputo trattenere chi amava. Insomma è la cosa peggiore dopo il lutto e la malattia.
Io ho lasciato. Sono stato poi lasciato. Ricordo ogni…
Guarda ragazzo, chi lascia è perché non ha più niente da prendere. Non ha più una motivazione né un obiettivo validi. Allora, prevale la noia e l’insofferenza. E lascia. Se ci sta male? Forse per l’abitudine ci sta male, ma se tornasse indietro alle stesse condizioni in cui l’ha fatto, lo rifarebbe. Perciò, o gli dai nuovi obiettivi e motivazioni, o ti mostrerà il lato peggiore di sé perché una persona senza motivazioni non è sé stessa.
Ho lasciato il mio grande amore perchè mi sono accorta che non parlavamo più la stessa lingua. Desideravamo vite diverse e a lungo, per amore, mi sono ritrovata ad abbandonare quella che era la mia di vita ideale pur di seguire i suoi sogni e stare bene insieme. A lungo andare però i nodi sono venuti al pettine e la vocina che abitava dentro di me da tenue un giorno ha preso ad urlare. Lasciare la persona che ho amato per 14 anni è stato il trauma più grande che abbia mai vissuto, perchè pur continuando ad amarlo ho dovuto lasciarlo andare, con tutto il senso di colpa che ne è seguito causato dal dolore inflitto e quello subito. Lasciare a volte può far più male di quando si è lasciati.
Daniela, una domanda: alla luce dell’episodio che hai raccontato, ti sei mai chiesta se il vostro è stato un amore o invece un’illusione d’amore?
Voglio dire, un amore come può finire quando è vero, se, come dovrebbe essere, è stato una crescita per entrambi verso un unico obiettivo, che è appunto il “volere” viverlo con quella persona? Come può esaurirsi un rapporto che molti chiamano “amore”, che per meritare questo nome dovrebbe aver superato la lusinga della sensualità e essere approdato ad un rapporto adulto e maturo? Un rapporto che, per essere chiamato amore, deve aver visto emergere la “volontà” di amare la reale “figura” dell’altro (e non la frequente immagine idealizzata) prendere il ruolo principale rispetto alle fantasie romantiche o agli “stupefacenti” di natura endocrina che illudono più delle prime.
Insomma Daniela, io sono dell’idea che quando un amore muore, se gli si fa l’autopsia si scopre che proprio amore non era.