Cosa succede dopo il dolore della separazione?
Riferimento alla lettera:
Scrivo dopo un po’ di tempo un breve aggiornamento della mia situazione affettiva successiva alla delusione più devastante che ho incassato: l'abbandono. Ci sono molte lettere che parlano della fase immediata post-separazione. Anch'io ho iniziato a condividere la mia esperienza su questo sito quando il trauma era piuttosto recente e...
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Data di pubblicazione: 18 Ottobre 2009
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Categorie: - Amore
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“Mi piacerebbe sentirmi ancora certa che l’autenticità del sentimento possa essere garanzia di un legame imperituro, in cui le crisi si affrontano uniti senza rimettere in discussione tutto”.
“Io so solo che non mi è mai successo di amare e poi, improvvisamente, smettere. Anche quando la situazione era penosa, le difficoltà più frequenti della spensieratezza e le lacrime più copiose dei sorrisi. Magari avrei dovuto difendermi, dare priorità alla mia serenità, ma l’eventualità di allontanarmi non era per me contemplata”.
leggete e imparate cos’è una donna VERA, viziate da strapazzo!
Sono superstite di un week end come tanti… uscita con l’amica, bevutina al pub e discoteca.
Vi è mai capitato di sentirvi così SOLI in mezzo a tanta gente da credere che nulla più abbia un senso?
Bhè… è una delle sensazioni più dure da gestire…
Non ti riconosci più.
Dove sono finita???
La gente balla, ride, si presenta…
“ma chi è questo idiota, che vuole da me…?”
ecco, praticamente è quello che penso continuamente…
Ma per non cadere e sprofondare nel buio, ho imparato ad indossare faticosamente quel famoso sorriso di convenienza.
Tristissimo…
Così passano le serate, i giorni e le settimane…
Poi ti ritrovi davvero sola, in quell’auto verso casa.
C’è sempre una canzone alla radio che parla di lui…
Ed ecco…che ti invade il pensieri peggiore: dov’è lui e soprattutto con chi è adesso?
Solo un mese fa i nostri giorni erano fatti di me e di lui.
Ma “noi” non bastavamo…
Stanotte per la prima volta ho detto addio al suo divano, alla copertina arancione che litigavamo, alla sua tv sansung… al cuscino su scritto “ti amo” che gli avevo regalato i primi mesi.
Come posso dimenticarmi del suo faccino mentre lo stringeva per poi lasciarlo e abbracciare me? Mi mancano i film con lui, mi mancano le nostre passeggiate, le nostre chiacchierate… anche i continui litigi mi mancano!! Possibile che lui non ci pensi?
Penso al giorno prima di lasciarmi, una serata come tante: a cena da i suoi, poi su in camera a guardare la tv (c’era la prima puntata dell’onore e il rispetto)e poi l’amore…. i suoi “ti amo”…
Anche scrivere a voi adesso diventa difficile…
Sono sola con il mio dolore.
Cremonini cantava: “non è più domenica…”
Giusto, non è più Domenica.
Caro Andy,
non lo so se merito il tuo apprezzamento (però grazie!), so che quando ci tengo a qualcuno, lotto per lui.
Mi viene sempre in mente questo pensiero (scusate se è macabro): se vi dicessero che vostro figlio è malato grave e che dovete accudirlo e curarlo, senza garanzie certe di guarigione, decidereste forse di abbandonarlo/sopprimerlo e di partorirne un altro?
Porca miseria, chi mai ragionerebbe così? Quale mostro anaffettivo lo farebbe?
Questo per me era la relazione con Claudio: valeva qualsiasi sforzo, qualunque faticosa attesa. Non ne volevo un’altra di relazione, neanche fosse stata più sana, facile e serena. Perché niente mi appagava più di una sua carezza. Nonostante tutto. Era irrinunciabile e insostituibile. Come un figlio. Tutti mi dicono: “Ma non era tuo figlio!”, ma io così l’amavo, come fosse stato la mia stessa carne, da sempre. E lui mi ha ripudiata. Ergo, l’avevo sentita solo io l’indissolubilità di quel legame.
Per questo, mi chiedo, Andy: sono stata una DONNA vera o una PAZZA ILLUSA vera?
Ciao Toroseduto,
grazie per il link alla tua pagina myspace! L’ho già visualizzata, anche se per ascoltare la musica dovrò prima aspettare di aggiustare le cavolo di casse del computer!
Buona domenica,
M.
Cara Marzia,
i piccoli rituali di autoconservazione riguardano tutto ciò che ci fa star bene e che aumenta la nostra autostima. E’ banale ma è così. Ovviamente anche scrivere qui e sentire la “voce” degli altri aiuta molto!
Non conosco la tua storia Marzia, almeno nei dettagli… ma in generale penso che quando un rapporto di lunga durata arriva al capolinea (a meno che di mezzo non ci siano tradimenti o peggio botte) la colpa è di entrambe le parti.
Se si fa la scelta di condividere la propria vita con un’altra persona (convivenza nel mio caso) i problemi vanno affrontati e risolti insieme. Se però non ci sono le basi (sentimenti e volontà di impegnarsi) al primo segnale di pericolo qualcuno abbandona la nave.
E pensare che quello che avevamo costruito insieme mi sembrava così importante e prezioso! Io non l’avrei mai buttato via…
Un forte abbraccio a tutti coloro che in questo momento stanno provando a rimettersi in piedi!
Ciao Roby, Ciao Mario. Grazie per le sincere parole di sostegno. Mi auguro che questa “tela“ possa tessere anche delle straordinarie amicizie. A presto e un caro saluto a tutti voi. Massimo
Silvy,
è vero, la responsabilità delle difficoltà in una coppia è quasi sempre di entrambi, ma la colpa della decisione di NON affrontarli quei problemi (spesso anche negandone radicalmente l’esistenza, indignandosi dei dubbi nutriti dall’altro o rassicurandolo falsamente) è di solito di uno dei due che li sminuisce strenuamente, giusto per lavarsene le mani e, nel frattempo, si allontana in sordina o, più verosimilmente, non è mai stato realmente vicino. Perché mi rifiuto di credere nei distacchi, peferisco (probabilmente anche illudendomi, non so) pensare che non c’era mai stato un vero legame. Si tratta di impostori vigliacchi che usano e gettano come si fa con i kleenex. Solo che loro piangono solo finte lacrime.
Vigliacco perché sei fuggito dopo aver scelto di stare con me.
Falso perché hai guardato in fondo al tuo cuore solo quando io t’ho costretto.
Immaturo perché sei scappato di fronte alle tue responsabilità.
Codardo perché non hai parlato e affrontato insieme.
se questo è un uomo…
Immaginate che a ritornare nella casa di origine sia Lei.
dopo avere ottenuto di vivere in una casa prossima a quella dei genitori;
dopo aver mantenuto i legacci di “dipendente dalla mamma” in tutto ciò che era la sua vita da nubile;
dopo aver ottenuto con sapienza ed astuzia uno splendido bambino divenuto il gioiello di famiglia;
dopo aver infangato il buon nome del padre con violenze inesistenti e diffamazioni assortite;
dopo aver dato il benservito e le più atroci umiliazioni a chi prima veniva elogiato e tenuto ad esempio;
dopo avere illuso con la “consensuale” un indolore distacco per un rapido ritorno, dopo un periodo di riflessione;
dopo avergli poi strappato dalle mani il frutto del loro amore;
dopo aver fatto soffrire pene inaudite al genitore “rottamato” per gli interminabili giorni senza vedere il figlio;
….dopo questo… e tanto altro dolore, inclusa la silenziosa ed estenuante resistenza in famiglia (come se fosse un feto da abortire) prima della reale separazione, per non essere complice della disfatta, ed essere magari poi bollati, come dei “Vigliacchi”; non rimane che una amara riflessione…
Avere sbagliato mentalità di esistenza!
Scusate lo sfogo…
Max
Marziav, non so se ci siete ancora. Ho letto con molta attenzione le tue intelligenti riflessioni.
In particolare in questo ultimo post, chiedi cosa succede DOPO la separazione. Una delle sofferenze, tra le innumerevoli sofferenze conseguenti all’abbandono, è l’impossibilità di prevedere il futuro. Ne sono consapevole, però penso anche che la “prognosi” del nostro dolore dipende molto da come ci poniamo rispetto all’esperienza subita (anche se per mio percorso personale, penso che si subisca anche ciò che si è contribuito a realizzare al 50%……).
Mio marito si è innamorato di un’altra ed ha abbandonato il tetto coniugale, per una pausa di riflessione. Sai molto bene l’abisso in cui mi trovo e cerco di mettere in moto tutte le mie risorse per farcela, per non annientarmi, per trovare il giusto equilibrio tra il mantenere aperte tutte le ipotesi e il non lasciare che mi calpesti.
Cara Marziav, adesso che è passato un anno, qual’è stata la tua prognosi, la tua evoluzione? Puoi rispondere per favore tu, alla domanda che hai posto? Chiedo la stessa cosa anche agli altri che un anno fa hanno commentato la tua lettera.
Ti/vi pongo questi quesiti anche se credo che lo stare veramente bene, significa forse essere lontani con la mente e con il cuore mille miglia da questo sito……… forse non avere risposte, è la risposta più bella!
Un abbraccio
Cara Monic6,dopo un anno e mezzo da quella separazione tanto dolorosa,non avevo più scritto su questo sito,però se ricevo l’avviso di un nuovo commento alle mie vecchie lettere mi fa tanto piacere leggerlo.La mia convalescenza ha avuto,come sospettato a suo tempo,un decorso clinico quasi da manuale,con illusioni di guarigioni miracolose e successive,rovinose ricadute.Il mio ex mi ha dato l’assedio sia quando frequentava la sua nuova compagna che dopo che con lei è finita.Per lui,evidentemente,io ero molto più indispensabile di quanto lui lo fosse per me(non parlo di innamoramento ma di necessità).Ma io non me ne rendevo conto,mi sentivo insignificante,la parte debole.Ma non ero debole,ero solo debilitata.Il mio sistema immunitario ha dovuto combattere con ogni risorsa disponibile la malattia che mi devastava:non l’amore per lui ma il disamore per me stessa.Mi sono guardata dentro e resa conto che la sofferenza più profonda non era per la nostalgia,per l’umiliazione o per l’abbandono,ma per non avere più qualcuno a cui affidare la responsabilità della mia vita.Hai ragione quando dici che nelle separazioni c’è sempre,in una qualche misura,un concorso di colpa.La mia storia non poteva non collassare perchè l’avevo caricata del peso gravoso del mio vuoto affettivo, delle mie paure pregresse,di insicurezze preesistenti alla storia stessa.C’è un piacere masochistico nel lasciarsi torturare dagli altri:ci si può concedere il lusso di avere un atteggiamento passivo.Io,inconsapevolmente,ho fatto la vittima per anni.Ero più vigliacca che innamorata.Queste le riflessioni maturate durante questi mesi di pene finalmente fruttuose,anziché sterili e lamentose.
Dunque, per citare la domanda iniziale, sensibilmente ho pianto e ora,sì,sensibilmente riesco a sorridere.Mi sono innamorata,ma non di un cavaliere venuto a soccorrermi:sono innamorata della mia vita,delle mie opportunità.E’la relazione affettiva più faticosa e rischiosa in cui abbia mai investito le mie energie attivamente.Ne sono protagonista.E sto bene.Ho scelto di aspettare ad avere un uomo accanto perchè non è ancora il momento.Non mi lascio prendere dall’ansia,non mi avvinghio al primo che mi dimostra un interesse solo perchè ossessivamente timorosa di ritrovarmi sola o che poi sia troppo tardi perchè ho già 30anni.Vivo.Mi ascolto.A volte mi lodo,altre mi rimprovero,ma cerco di perdonarmi sempre.Ma questa è solo la mia storia.Ti auguro di cuore di stare presto bene.Non pensare a lui,ripensa a te.Lo meriti.M.
Grazie Marzia! E’ piacere leggere di te, delle tue scelte consapevoli, del tuo essere un fiore in fioritura, del tuo saperti perdonare e amare. Hai già 30 anni? Tesoro, sei giovanissima!!!!! Conosco persone che hanno ricominciato dopo i 50 anni. La vita sono certa ha pronto per te un bellissimo futuro, ricco anche di amore reciproco. Proprio perchè lo sai aspettare e non hai bruciato la tua opportunità di crescita, perchè ti sei assunta le tue responsabilità della tua storia. Perché sai che le difficoltà si possono affrontare, senza rimanere annichiliti. Perché sai che la nostra forza interiore con la quale affrontiamo le avversità, poggia sulla nostra serenità.
Il confronto con te mi è di grande aiuto, anche se ogni storia è a se e le differenze anche anagrafiche tra noi sono notevoli (ho 43 anni). La storia con mio marito era il mio progetto di vita, adesso sono come svuotata anche se in progress. In realtà, ci siamo riavvicinati ma…… a volte lo guardo ed è come un estraneo per me. Abbiamo deciso di abitare ancora in case separate e intanto di ri-frequetarci (parecchio devo dire), per capire se abbiamo spazio di ricostruzione, per ritrovarci migliori insieme o separati. E’ una scommessa rischiosa, sopratutto per me dato che so che con l’altra continua a vedersi per necessità comuni. Ma ho anche fiducia in lui e so che mi dice la verità. Io lo sento.
La difficoltà ora è ritrovare la mia serenità per lasciare spazio a questa nuova evoluzione, qualunque sia. Senza bruciare nulla ma senza neppure aggrapparsi a qualcosa che deve essere lasciato andare. Per te è ancora tutto da venire e sono certa che avrai molte soddisfazioni. Un grande, grande abbraccio ad una magnifica trentenne (l’età della vera bellezza, anche se pure a 40 e oltre……!). Buona vita.
Cara Monic6,
le tue parole emozionano.
Ti lascio la mia email nel caso ti faccia piacere scriverci e condividere ancora pensieri, esperienze, sensazioni. Io ne sarei ben contenta 🙂
marziavaccaro@hotmail.com
In caso contrario, ti saluto affettuosamente con un grande incoraggiamento a reinventare e rinnovare ma anche a riscoprire. Credo che il perdono e la dignità possano coesistere e che, quando succede, sia meraviglioso ritrovarsi di nuovo insieme. Questo ti auguro, perché sento quanto lo desideri. E’saggio, comunque, concedere di queste seconde opportunità prendendo il proprio tempo, come stai facendo. Goditi ogni attimo di questo riavvicinamento, vivine la leggerezza e la spontaneità, fatti corteggiare, ridi, gioca. Riscopriti divertita e divertente. Ti immagino radiosa mentre sorridi.
Un abbraccio, Marzia
Eccomi di nuovo qui, e’ passato un anno dalla fine della mia storia. Ho quasi 35 anni e
non ti nascondo che ho paura di restare sola, di non poter più avere dei figli, di non
trovare un compagno di vita. Per il resto ho attraversato varie fasi senza mai affrontare
quella dell’autodistruzione. Al contrario ho cercato da subito di curarmi e mi sono sentita
dire “Sei rinata, stai benissimo, devi ringraziarlo per averti lasciata…” stendiamo un velo
pietoso, in compenso però il fisico ha accusato lo stress generando una serie di disturbi
di cui prima non soffrivo!
Sono partita dalla cura di me stessa e sono arrivata alla conclusione che la mia vita era
sbagliata. Come tu dici avevo fatto l’errore di affidargli la responsabilità della mia felicità
e della mia esistenza, della quale, negli ultimi anni, non ero affatto contenta. E questa
mia insoddisfazione mi ha in parte spinta a chiedergli con insistenza una famiglia, dei
figli, come via d’uscita, come se in questo nuovo ruolo di madre e moglie potessi
finalmente sentirmi appagata accantonando tutta una serie di problematiche che non
avevo la forza di affrontare (lavoro, casa etc). Così piano piano sto imparando a volermi
bene ed ora ho capito che devo riprendere in mano le redini della mia vita. Questo
significa un enorme sforzo, significa essere sempre presenti a se stessi. Sono solo
all’inizio. Continuo a sentirmi sola, ma sai cosa m’ha fatto aprire gli occhi? Un libro e la
domanda che mi sono posta: ma io vorrei al mio fianco una persona con delle questioni
irrisolte come le mie? la risposta è stata no! Costa fatica mettere mano a queste
situazioni ed io non ho ancora iniziato ad agire, però ho la consapevolezza di voler
essere una persona migliore.
Un’altra cosa: non mi è rimasto nessun bel ricordo della nostra storia, possibile? L’ho
sognato (da un pò non più) e sempre in termini negativi. Il mio cervello m’ha protetta dal
dolore e dalla sofferenza? oppure il mio non era più amore? Vorrei riavere indietro
almeno gli ultimi tre anni della mia vita passata con lui… dopo i 30 ogni anno speso a
non perdere tempo con la persona sbagliata è un anno preziosissimo. Solo ora me ne
rendo conto, prima ho lasciato passare le settimane, i mesi, gli anni nella sua confusione
e indecisione. Non sono stata presente a me stessa ed ora ne pago le conseguenze.
Marzia tienimi aggiornata sul tuo percorso di rinascita in cui mi riconosco molto, sei una
ragazza molto intelligente e più matura dei tuoi 30 anni.
Ti abbraccio
Aho, ci fosse mai una donna che sta insieme non per risolvere i suoi problemi ma per amore.
Dopo 40 anni, i divorzi come le separazioni, non hanno diminuito il dolore ma l’hanno incredibilmente aumentato, sia di numero che di intensità, poichè in una società dove nessuno è oramai disposto a cedere all’altro parte di se, si cede facilmente ed ingannevolmente nella soluzione effimera del ritornare, con questo sistema, come prima del matrimonio; anche quando i figli e gli anni trascorsi non sono certamente invisibili.
Paradossalmente si cede alla soluzione che sulla carta “sembra” già collaudata e comunque legalizzata. Ma con il tempo ci si ritrova soli e sempre più egoisti, privi di pensieri che contengono scelte certe ed inattaccabili. Con il trascorrere del tempo il bisogno psicologico di talune certezze che forse ci avevano accompagnato nella nostra formazione, diventa sempre più una spina nel fianco.
Quella di aver avuto dei genitori uniti per il nostro futuro.
@Criss: i problemi gli abbiamo tutti pure tu probabilmente. Dopo 11 anni insieme e una
lunga convivenza forse era anche naturale desiderare dei figli e una famiglia. E
probabilmente se ora lui non m’avesse lasciato o avessi trovato un altro uomo con il
quale costruire una famiglia e farmi un futuro non starei qui a fare “introspezione”. Però
sono sola e sono stata costretta a fare un’autoanalisi, capire le cose che non vanno bene
della mia vita e cercare di migliorarle. Sai quante coppie vanno avanti con gli occhi e le
orecchie tappate? Stanno insieme per la paura di restare soli.
@Michele “con il tempo ci si ritrova soli e sempre più egoisti” è vero, ma impegnarsi a far
funzionare le cose pare sia un’utopia nella nostra società usa e getta che macina e sputa
e c’è finito pure il mio rapporto tra le sue maglie, è stato masticato e sputato e ora
arricchisco le file delle disilluse non più giovani con un passato ingombrante alle spalle.
Credevo tantissimo nel valore della famiglia ora non so più niente…
@Silvy – Se le convinzioni in cui crediamo diventano dopo un pò “utopie” anche a noi stessi, significa solo due cose: o abbiamo mirato troppo in alto, o non siamo mai stati troppo convinti (per capacità di raggiungimento) delle nostre idee.
Niente è facile nella vita, oggi più di ieri, tantomeno la pianificazione e realizzazione (in prima persona) di una serenità in seno ad una famiglia unita. Il vero guaio che ci perseguita è che siamo sempre meno disposti a sacrificarci per un obiettivo a lungo termine e sempre più pronti a mettere la freccia alla prima scorciatoia che mette una pezza un nostro dolore interiore del momento.
Fatichiamo immensamente a convincerci che la società usa e getta siamo anche noi, con le nostre esigenze improrogabili che generano alla fine decisioni irrinunciabili. Siamo le ruote inesorabili di un meccanismo che ci masticherà a nostra volta sputandoci fuori quando sprofonderemo nella disillusione e nelle nostre paure più antiche, oramai svuotati dei nostri più convinti ideali.
Un attenta analisi (come già fai) di se stessi porterà sicuramente ad un miglioramento delle nostre condizioni, ammettendo però che siamo noi stessi i primi a sbagliare! Evitando quanto più possibile di scaricare ad altri le cause dei nostri fallimenti e diventando almeno una volta, più umili di chi ci sta ascoltando. Imparare a gioire di ciò che abbiamo sarebbe già un buon punto di partenza.
Ti dirò di più: Anche un solo giorno senza Sorriso è un giorno perso.
Michele, alla tua analisi aggiungo che oltre alle cose che hai elencato, noi donne dobbiamo fare i conti con la spinta naturale a mandare avanti la specie e il maledetto orologio biologico che ci rende inabili molto prima di voi. Sono piena di amiche i cui compagni dopo 6-8 e a volte più anni, se la sono data a gambe levate nel momento in cui la donna reclamava un figlio. La differenza è che gli uomini si possono illudere per molto più tempo di essere onnipotenti, rimandando all’infinito scelte come quelle di fare un figlio, pensando che c’è sempre tempo. Noi donne ci dobbiamo confrontare già a 35 anni con il fatto che non siamo onnipotenti, anzi viviamo in balia di cose che non possiamo controllare, come gli anni che passano. Insomma, io non solo devo vivere con un lavoro precario, con la difficoltà a trovare un uomo che voglia una famiglia anche se ha “solo” 35 anni, con le mie mancanze caratteriali che hanno contribuito ad allontanare il mio compagno e con il mio consegente tentativo di diventare migliore, ma devo anche tenere presente che questo forse non basterà, perchè non ho più tempo. Una certa ansia, con questi pensieri, ti viene…..e anche sorridere, diventa meno facile.
Facciamo tutti parte di questa società usa e getta è vero, ma fino a poco tempo fa mi ero
illusa di aver preservato almeno la sfera degli affetti: mi sbagliavo. Mi pareva impossibile
che in mezzo a separazioni, tradimenti e divorzi il nostro rapporto dopo tanti anni stesse
ancora in piedi… si vede che ad un certo punto mi è sembrato talmente assurdo che io
stessa ho smesso di crederci (come tu dici). In fondo che cosa avevamo di diverso noi
dal resto della massa? Niente ed infatti la mia paura quella di perdere noi (non lui) è
diventata realtà.
Ed è proprio quando il meccanismo t’ha masticato e sputato e devi fare i conti con le
disillusioni e le paure più antiche che ti ritrovi “nudo” con te stesso. Non credo sia un
male affrontare le proprie paure, certo non è facile, come tu dici devi riconoscere per
prima cosa i tuoi errori.
A volte si vive incanalati in dei binari senza mai farsi troppe domande perché non si
vorrebbero sentire le risposte. Chi deraglia, anche se non avrebbe voluto, ha
l’opportunità di cambiare binario o mezzo di trasporto!
Aly e Silvy dalle vostre parole viene fuori uno spaccato importantissimo della nostra società e vi ringrazio per averlo sviscerato e messo ben in evidenza a chi ci sta leggendo.
@Aly. Credo che ti carichi troppo sulle spalle la responsabilità della continuità della “specie” come se fossi l’unica prescelta di una dinastia eletta. Non credo che sia proprio così!
E’ verissimo che l’onere, il dolore (ma credo, anche la gioia) di allevare in maniera “Esclusiva” per almeno, i primi 8-9 mesi la nuova vita, è una prerogativa totalmente femminile ma poi cosa succede, o meglio cosa dovrebbe succedere? Si deve entrare in una condivisione amorevole, di quella vita che diventerà parte della una nuova generazione e che un giorno prenderà il nostro posto. Ma questo non può nascere come per magia, al momento del parto ma deve essere frutto di un intesa preesistente, se vuoi anche mai rifinita nei dettagli, ma sincera che deve ritrovarsi presente e spontanea per entrambi i genitori in maniera altruista nel momento che occorre.
Diventare genitori cambia la vita; non esiste nessuna scuola che te lo insegna e per esserlo bisogna essere disposti a ridiscutere tutte le nostre priorità senza il minimo egoismo.
E’ forse questo il motivo della tanta resistenza che incontri. Pensaci bene. Ringrazia Dio se credi, o la buona sorte se adesso non si è in due a piangere e recriminare scelte non pienamente condivise. Qualsiasi bambino o bambina ha egualmente bisogno di entrambi i genitori per crescere, svilupparsi ed imparare a vivere, e credimi, la cosa più semplice e naturale per lui o lei è imitare il comportamento dei genitori che vivono insieme.
Dal mio punto di vista l’uomo e la donna non devono mai essere in competizione l’uno contro l’altro, ne rivendicare per se onnipotenze o carenze biologiche che tendono a esaltare o sminuire le nostre peculiari capacità. Anche quì i “cattivi” insegnamenti della società contemporanea ci portano a schiacciare le nostre caratteristiche ad una piatta e banale uguaglianza di fondo che non ci rende ne felici ne unici; facendoci dimenticare la nostra indispensabile complementarietà verso l’altro.
Già Aly è proprio così… mi riconosco molto nelle tue parole e nella storia delle tue
amiche. Purtroppo a volte gli uomini non si rendono conto che noi al contrario di loro
abbiamo una “data di scadenza”, che ad un certo punto ci scatta il famoso orologio
biologico, che abbiamo comunque uno spirito di sacrifico innato (gravidanza, parto,
allattamento, accudimento della prole). Uomini “maturi” di fronte alla richiesta di fare un
figlio con la compagna di una vita scappano a gambe levate… paura delle responsabilità,
di prendersi delle impegni? Non capisco perché allora passare tanti anni accanto ad una
persona con la quale poi evidentemente non si vuole costruire qualcosa di duraturo. E
noi restiamo “bruciate”! Perché gli anni passano, perché a 35 anni non si hanno le stesse
opportunità di incontrare l’uomo giusto che si hanno quando si è più giovani, perché si è
rimaste scottate dalla fuga dell’ex. E come dici tu Aly, diventa sempre più difficile
sorridere…
@Silvy Scoraggiarsi di fronte alle vicende personali negative è umano, ma non aiuta il nostro senso di autostima, ne fa introspezione costruttiva di qualcosa che deve o vuole essere migliorato.
La difficoltà come le paure sembrano sempre più grandi di noi quando decidiamo di affrontarle, ma nessuno fortunatamente ci impone di doverle combattere e superare in un giorno o in un mese…. si inizia e non ci si perde d’animo; magari circondandosi di persone che si ritiene più forti di noi o meglio, che siano in grado di tirarci su nei momenti necessità. Chiedere aiuto agli altri non è mai una vergogna piuttosto una capacità in più di saper corregersi anche ascoltando dei buoni consigli. Come scrivevo prima, la tendenza a divenire ed essere tutti uguali ci sta “massacrando” psicologicamente, facendoci perdere l’ottimismo che naturalmente possediamo. E’ un eguaglianza distruttiva, votata al peggio, che come scrivi ci fa sembrare “assurde” anche le cose belle che viviamo…. tanto, da farcele crollare addosso.
Ma non è paradossale tutto ciò? Io credo di si!
Il viaggiare incanalati in un binario non mi sembra poi una brutta cosa, questo sicuramente ti evita le scorciatoie “facili” di una strada libera, che ti farebbero perdere di vista la destinazione finale. Rimane comunque fondamentale sapere scegliere con convinzione, in quale binario far correre il nostro vagone, quale velocità scegliere pensandola rapportata al percorso, ma ancora più importante, saperci mettere dentro i passeggeri “giusti” che ci aiuteranno a superare le inevitabili difficolà. Sembra un gioco ma non lo è. E’ la nostra Vita l’unica che possediamo e che abbiamo il dovere di vivere senza doverne poi recriminare le scelte.
Esistono tanti Angeli, tra questi anche quelli nati con un ala sola, ma con lo stesso desiderio di volare in alto, per questo hanno necessità di stringersi ad un altro simile per poterlo fare.
Vi Auguro, perchè mi piace pensarlo, che tutti gli Angeli di questo mondo abbiano almeno una volta l’opportunità di volare alto per poi rimanerci il più lungo possibile.
Grazie a Voi.
Anche io vivo uno stato di abbandono amplificato dal valore primario che davo alla mia famiglia e ai tanti sacrifici.
Non credo che arrovellarsi nel dolore serve a qualcosa ma sicuramente non dipende da noi e’ qualcosa che tocca vivere affrontare.
Per mesi non ho voluto accettare e forse nemmeno adesso ma in fondo non c’e’ alternativa tocca guardare in faccia la realta’: la persona amata non sta bene con noi preferisce star sola o trovare altro.
Non possiamo nulla difronte a questo propio nulla ,tocca guardare a noi stessi ad un futuro che sembra impossibile ma che volenti o no ci sara’;bello brutto che sia in parte dipende dalla fortuna ma anche da noi, dalla capacita’ di reagire di ricreare cio’ che ci fa star bene .
Rimpiangere cio’ che si e’ persi non serve anulla ormai e’ perso.
Mi auguro che tutto questo dolore servira’ a qualcosa a far nascere un’uomo nuovo piu’ consapevole.
A tutti voi auguro di ritrovare il vostro equilibrio il vostro sorriso che sicuramente potra’ rendere felici le persone che incontrerete sul vostro cammino e che decideranno di accompagnarvi.
Ciao Renzo, sono molto toccata dalla tue parole, che descrivono con pacatezza la profonda sofferenza di essere lasciati. Aggiungo un pensiero che a me ha fatto bene: se “la persona amata non sta bene con noi, preferisce star sola o trovare altro” allora è logica conseguenza che anche per noi è preferibile star soli o trovare altro, piuttosto che stare con lei/lui. Quando si è lasciati, scatta un meccanismo umano del quale non capisco il motivo, sembra che non abbiamo mai amato tanto l’altro come in quel momento. Allora, forse e dico forse, mitizziamo un pò (troppo) la persona che ci ha lasciato, non vedendone più i difetti e tutto quel corredo di mancanze nei nostri confronti, che sicuramente sono state presenti almeno nell’ultima parte del rapporto.
Se per l’altro è bene allontanarsi da noi, allora è molto bene anche per noi allotanarci da lei/lui.
Bisogna lasciare andare quello che appartiene al passato, solo così permetteremo alle cose nuove di arrivare. Un commento: OK alla nascita di un pensiero più consapevole su noi stessi! Giusto.
Un abbraccio virtuale a te e a tutti noi.
PS: per Michele che dice che non sono l’unica prescelta per la continuità della “specie”: io questo lo so, ma forse tu non sai cos’è “l’istinto” materno…. la razionalalità vale zero a paragone del desiderio istintuale. Cmq grazie per i tuoi pensieri.