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Acqua,
“tutto ha origine dall’instaurarsi di questo “feeling” a livello viscerale a seguito di meccanismi automatici inconsci di “riconoscimento” di una potenziale compatibilità cromosomica, sia fisica che mentale. Ogni scintilla che si accende con queste modalità, a mio parere , contiene un potenziale di futuro Amore, potendosi trasformare, più o meno lentamente, a seguito dell’approfondirsi del rapporto e della effettiva verifica di compatibilità, in sentimento puro.”
condivisibile l’accostamento alla potenziale “compatibilità cromosomica, sia fisica che MENTALE.” nel MIO concetto d’amore, estendo tale compatibilità anche alla possibilità d’intuire potenziali affinità nel modo di percepire e/o di esplicitare i sentimenti.
PER ME, l’amore in senso lato è essenzialmente connotato dall’affetto, che in coppia assume, di solito abbastanza brevemente, ANCHE l’aspetto di radice EROTICA, su cui riprendere negli adulti a innestarne e a diffonderne tutta l’ampiezza, così come dall’incontro di spermatozoo e ovulo, riprende a innestarsi e a diffondersi la vita, nei suoi vari livelli di estensione.
a MIO avviso l’amore ha tante forme e infinite varianti d’intensità ma è UNO solo, che permea TUTTO, a modo suo, con diversi obiettivi e in diverse fasi della vita.
è l’espressione più alta di sé che può offrire il singolo individuo, a seconda delle sue capacità/possibilità. tutti amano e hanno bisogno d’amore! nessuno, per balordo e scombinato che sia, dovrebbe mai esserne del tutto privato! quanto in amore si dà o si riceve diventa parte integrante del nostro essere.
in ognuna delle tre principali fasi del processo amoroso, così come ora è generalmente inteso, i sentimenti possono essere più o meno intensi, maturi o profondi, difficilmente sono interamente puri. la perfezione non rientra in esseri imperfetti!
questi non sono che PERSONALI punti di vista, approfonditi nel tormentoso iter di confronto degli ultimi anni.
Kid, la cosiddetta “liberazione sessuale” protrattasi per tutti gli anni 70/80, è stata rallentata solo dall’AIDS, e con questa tragica evidenza c’è stato un ritorno ideologico ad un “sentimentalismo sanitario”. Ma specie nelle grandi città come Milano, grazie anche al consolidamento dell’uso della pillola, il consumo di sesso era da paragonarsi a quello che sarebbe successo a uno che non mangiava da una settimana e lo invitano ad un pranzo di nozze. Un’abbuffata.
Quello di provare “qualcosa” per la partner sessuale non è solo una questione contingente al momento storico che si vive, ma credo soprattutto personale. Io non provavo “niente”, perchè non trovavo chi mi stimolasse oltre quel livello, ma le trattavo bene quelle ragazze, tanto è vero che alcune mi hanno cercato su FB dopo oltre vent’anni. Anzi con alcune di queste era proprio un bel rapporto di amicizia sessuale, che a ripensarci, se avessero avuto un po’ di “testa” in più, chissà come poteva finire. Ma io mi sono “innamorato” per la prima volta alla tenera età di 31 anni di quella ragazza che poi morì 5 anni dopo. Se mi fossi innamorato ogni volta che andavo a letto con qualcuna, e capirai…
Confesso – oggi con un po’ di vergogna – che ho “frequentato” più ragazze contemporaneamente, anche lo stesso giorno, e so che lo facevo per sentirmi un “gallo”. Non ne vado orgoglioso oggi, ma capisco quali meccanismi socio culturali ci spingano verso certi comportamenti. Al maschile in quei termini e al femminile, spesso, con quello che ha dato corso all’annoso, ma per me interessante, dibattito.
Ti riporto una frase che hai scritto, perché contiene una delle ragioni che mi hanno obbligato a cercare cosa passasse per la testa della donna che avevo sposato riguardo alla sua visione dell’amore.
“L’importante è che sia una persona serena e che non si porti strascichi o ferite.”
Esatto, che non si porti appresso strascichi. Ora non li ha più.
piccola78 ma chi te se ‘ncula
Acquaefuoco
“…Nell’istante in cui una persona ci colpisce, percepiamo , inizialmente, solo i suoi pregi le sue potenziali affinità con i nostri desideri. Questo produce un intensificarsi del “sentimento” e crea un’aspettativa che tende a non interrompersi fintanto che non vi sia una chiara evidenza dell’impossibilita’ di realizzarla….”
Non fa una grinza !
“..Ogni innamoramento sottintende una potenzialità di Amore e costituisce, quindi, un “embrione di sentimento” che potrebbe svilupparsi, crescere e consolidarsi a seconda delle circostanze esterne, della perseveranza e della forza di volontà…”
Perfetto !!!
“..Ci sono, poi, degli innamoramenti che si trasformano in idealizzazioni perché non vissuti pienamente o interrotti da eventi esterni. In questo caso l’emozione della fase iniziale tende a mantenersi intatta. Il fuoco si spegne, ma la brace rimane accesa e basta poco per innescare una fiammata che tuttavia si esaurisce velocemente, se non alimentata….”
Esattamente !
“…Tuttavia, anche qualora ci si disilluda a posteriori, e, razionalmente, si riconosca la sterilità di tale “sentimento”, cio’ non toglie che esso sia esistito e abbia prodotto delle emozioni reali…”
Non fa una piega neanche qui !
Tutte le tue considerazioni non fanno una grinza e condivido ogni cosa di ciò che hai scritto. E non credo, spero almeno, che tu sia andata a scartabellare libri e trattati autorevoli per giungere a simili e ovvie conclusioni.
Desiderio ed emozioni non sono sentimenti, ma possono diventarlo.
E tu già lo fai presente nella tua seconda considerazione:
“..Ogni innamoramento sottintende una potenzialità di Amore e costituisce, quindi, un “embrione di sentimento” che potrebbe svilupparsi, crescere e consolidarsi a seconda delle circostanze esterne, della perseveranza e della forza di volontà…”
Hai già scritto tutto e sei stata chiarissima. Basta leggere, non c’è bisogno di aggiungere altro.
La pratica di stare alla presenza di Dio.
Per trovare Dio non occorre che andiamo a cercarlo in cielo, perchè lo troviamo:
a) vicinissimo a noi nelle creature che ci circondano; in queste andiamo da principio a cercarlo: tutte infatti ci richiamano qualcuna delle divine perfezioni, massime le creature che, dotate d’intelligenza, possiedono in sè il Dio vivente […]; tutte ci servono come di scalini per giungere a lui;
b) rammentiamo poi ch’egli è vicinissimo a coloro che lo pregano con fiducia: “Prope est Dominus omnibus invocantibus eum”; e l’anima nostra si diletta di invocarlo ora con semplici giaculatorie ora con preghiere più lunghe, ad esempio: mio Dio mio tutto! O ancora: Gesù, confidiamo in te!
Non sono riuscito a trovare nello stralcio riportato da Rossana (che avrei potuto scrivere io, per quanto questa confermi la mia vessata tesi) dove la scrivente confermi il valore dei suoi sentimenti indipendentemente dal fatto che nascessero da chiara condizione illusoria.
Dove lo dichiara che niente “… sarà sufficiente a rendere meno vivido un vissuto, indipendentemente dal fatto che A POSTERIORI si consideri o meno un’illusione”. A TUO AVVISO. Certo, e chi te lo impedisce. Ma non mi pare che chi ha scritto parli di quello che sarebbe “a tuo avviso”. Parla solo di illusioni, di autogiustificazioni e di romanzi mentali.
Certo, se una è contenta di sapere che ha “amato” un’illusione, e su questa evidenza di “inesistenza” annoverarla tra le esperienze sentimentalmente “vivide”, che lo faccia. Resterà pur sempre un’illusa. Vivida certo, ma con in mano niente.
Ricordo una delle truffate dai sedicenti militari americani via web, che disse che non le importava che fosse una truffa. Lei lo “amava”. Solo che amava il generale Clark. Anzi la foto di questo, e non il negrone che sapeva come le donne si illudano e si innamorino facilmente. Anche di un’immagine che non corrisponde alla realtà. E’ questa la “vividezza”? E che valore ha? E’ grottesco. E’come aver creduto di aver trovato una valigetta con un milione di euro e poi scoprire che erano tutti fasulli dopo aver sognato di comprarsi chissà che con quei “valori”.
Ma basta con l’arrampicarsi sui vetri della logica.
A volte è meglio rassegnarsi alla realtà. Anzi sempre, perché è l’unica cosa con la quale si possono fare “veramente” i conti nella vita.
“Secondo te dunque una donna sentimentale o romantica , che dir si voglia, è per forza di cose una dipendente affettiva che si fa incantare da ogni provolone?”
Ovviamente no. Dico solo che una dipendente affettiva la riconosci da una non-dipendente che è solo “romantica” in una maniera sana, per il semplice fatto che non è grado di fare una separazione netta tra quelle che sono semplici storielle di sesso ( che TUTTI abbiamo a volte senza per questo essere dei “puttani seriali” o degli individui da guardare in modo “strano” ) e quelle che sono relazioni che hanno i presupposti per diventare legami veri, senza confondere le due cose e senza prendere lucciole per lanterne. Anche per rispondere a Rossana: una donna emotivamente strutturata e indipendente, matura dal punto di vista psicologico, non si trascina dietro a storie sofferte che non le danno nulla in termini di riscontro affettivo, investendole di un’ aura di sentimento che esiste solo nella sua testa, ma semmai vive il sesso “senza impegno” con sereno distacco emotivo in una dimensione a sè, senza confonderlo con ciò che NON E’. Io non “rinnego” quei famosi cinque anni e passa, ma a differenza di prima sono in grado di classificarli per ciò che sono stati realmente nella mia vita.
Poi ovviamente non è detto che anche da una semplice avventura non possa nascere un bel legame anche umano. Per me e il ragazzo con cui attualmente mi vedo è stato così. Ma questo è un discorso differente ed è chiaro che queste situazioni non possono essere foriere di null’altro se la donna parte dal presupposto che siccome si concede, l’ uomo dovrà “necessariamente” innamorarsi di lei, o se l’ uomo in questione avesse “preclusioni” di sorta – come nel tuo caso e nel caso del famoso bandito – verso le donne che vivono il sesso liberamente. Tra l’ altro quello che affermi nel commento n. 2190 è in netto contrasto..
..è in netto contrasto con quanto hai asserito nei giorni addietro, e cioè che tu apprezzeresti il “troione”, purchè ammetta pubblicamente di esserlo. Ma vabbè, qui alle incoerenze ci siamo abituati, figurati. Cosa vuoi che sia. Il punto è un altro: che le donne come Rossana, Acqua, Suzanne, Sofia, o anche la tua stessa ragazza non ammetteranno mai che c’è nascosta una “tro..” in ogni donna, che potrebbe venire a galla nei momenti e nei modi più impensati. Del resto comprendo anche la scelta di queste donne di non voler passare per zo...... seriali solo per aver ammesso una semplice verità. Ma qualcuno deve pur dire le cose come stanno.. La realtà pura e semplice è che potrebbe ( se non è già successo senza che tu ne sia a conoscenza ) arrivare un marpione qualsiasi, magari anche vecchio e flaccido, che inebetisce la tua donna ( o qualsiasi altra tipa ) con un modo di fare e di porsi che “rapiscono”, e quella si ritrova bell’ e che cotta in un attimo senza che faccia in tempo a rendersi conto di cosa sta avvenendo. E il coinvolgimento, in questo caso, potrebbe anche essere solo di tipo sessuale. Il piacere a fare semplici porcate, tanto per intenderci. Quindi tu, uomo, non puoi avere la pretesa di avere il controllo totale sulla vita ( passata, presente e futura ) dell’ altra e di intuire a priori come potrebbe agire una determinata persona. Puoi solo, in base ai tuoi parametri, scegliere quella che all’ apparanza ti sembra la più adatta a stare con te, ma per il resto non puoi dare nulla per scontato, nemmeno che la tua lei non ti abbia nascosto vicende intime e imbarazzanti riguardanti il suo vissuto, proprio in virtù di questa propensione di molte donne a “vergognarsi” nell’ ammettere di aver provato piacere a vivere certe esperienze che molti bollerebbero come “puttanesche”. Il discorso dei social vale fino a un certo punto perchè il sesso è sempre stato, specie per le donne, un modo per affermarsi anche socialmente.
Come procede la vostra Quaresima? Io sto cercando di viverla come meglio posso, impegnandomi nel correggere giorno dopo giorno i miei vizi, i miei errori e i difetti ai quali sono maggiormente incline. Tenterò di confessarmi una volta a settimana per rimanere più perfettamente nella grazia di Dio, rifiutando categoricamente di offenderLo volontariamente anche con il più piccolo gesto. In questi giorni, dopo un breve periodo di grave aridità spirituale, Gesù ha voluto portare nel mio cuore un vento di primavera che ha inebriato la mia anima, destandola dal dubbio e dal timore, irrorandola del Suo immenso amore. In certi momenti mi sembra di danzare tra le dolci note della Sua voce e vorrei trovarmi già in Paradiso a contemplarLo, ad adorarLo per l’eternità. Ma sono ancora qui sulla terra e allora mi chiedo come possa vivere nel modo migliore per farLo felice. Darei qualsiasi cosa per asciugare anche una sola lacrima dal Suo dolcissimo viso, per consolare la terribile sofferenza che gli uomini Gli infliggono con il peccato e con l’indifferenza. O quanto arde il mio cuore di questo desiderio! Quanto ancora, Gli chiedo, dovrò vedere quanto la gente ignora il Suo amore?
“tutti amano e hanno bisogno d’amore! nessuno, per balordo e scombinato che sia, dovrebbe mai esserne del tutto privato!”
Che belle parole. Manca lo svenimento in bianco e nero alla Eleonora Duse (quello con l’avambraccio sulla fronte dei film muti) e il quadro è completo.
Bisogna vedere come lo percepisce quello che “avrebbe bisogno d’amore” il tuo amore. Se non gliene frega niente hai voglia ad “amarlo”. Resterà un puro e semplice esercizio di sterile e fallimentare illusione, appunto.
Tocca leggere le solite teorie romantiche senza alcuna collegamento con la realtà, che invece è l’unico luogo dove AVVENGONO le cose.
Per quanto riguarda “il copia incolla” di Markus, è ovvio che ogni storia di attrazione può trasformarsi in qualcosa di concreto, ma solo se ci sono i presupposti VERI, sennò è un aborto, o una mancata di “fecondazione”, per assenza dell’ovulo o dello spermatozoo, visto che se n’è parlato. Vale la risposta nella quale è contenuta la metafora della valigetta col milione di euro “falsi”. Che ci fai coi sentimenti “veri”, i desideri e i progetti fatti che si appoggiano a quell’illusione? Ci compri la casa? La Porsche? Fai il giro del mondo? No, Resti un pirla come prima. Anche se fossero VERI, sono nati da un falso, che vale zero. E una moltiplicazione di QUALUNQUE COSA PER ZERO, da’ come risultato ZERO. Che senso ha parlare di sensazioni “vere” per qualcosa che si rivelato falso? Una volta accertato che era tutto un autoinganno che fai, te li conservi come un bel ricordo di qualcosa che non era come pensavi? Bravi.
Glielo dirò un giorno a Sharon Stone che la “amo” da 25 anni, e che conservo questo ammore tra le cose che hanno mi reso l’uomo che sono.
Illudersi di essere stati “amati” o di aver “amato” attraverso un’illusione è solo patetico, neppure romantico. E’ un’illusione dell’illusione. Anche se capisco che ci sarà chi non può vivere altro che di queste “verità” virtuali.
Dal MIO punto di vista,
poiché si nasce e si muore soli, il mondo in cui si apre e si chiude la nostra breve esistenza è essenzialmente quello costruito dalla nostra mente e dalle nostre esperienze, tutte diverse nell’uniformità dell’esistere, che solo per noi stessi rappresentano il nucleo essenziale del ciclo vitale in cui siamo calati.
In questo ambito agisce nella maggior parte degli esseri umani adulti l’istinto di procreazione, che è “dare”, su cui si è innestato nei millenni quello di Amore, nella sua forma più libera, seppur derivante dall’attitudine di tenerezza e di protezione sperimentata nell’infanzia, senza la quale nessuno potrebbe sopravvivere.
Il sentimento, che nella maggior parte dei casi è parte integrante della sessualità, diventa poi ovunque a vari livelli pervasivo, nell’etensione d’amore da “dare”, cioé da “offrire” e, se possibile, da “condividere”, sia pure quasi sempre in disparità di entità/profondità. A maggior ragione all’interno della coppia, dove, senza la radice sensuale, il rapporto emotivo fra i partner non sarebbe che affetto.
L’innamoramento/eros, che segue l’infatuazione (come l’amore/caritas segue l’innamoramento), ha origine precipuamente da uno dei due partner, a cui l’altro, in tempi di solito abbastanza rapidi, può rispondere con minor o maggior adesione. Nessuna delle varie fasi che compongono un’esperienza emotiva è più importante della precedente. Sono tutti frammenti che hanno in se stessi pari intrinseco valore.
L’unione di coppia ha modo di prolungarsi oltre la nascita di un cucciolo se trova basi di condivisione in altri aspetti pratici di convivenza/sussistenza e condizioni favorevoli per innestarsi, infine, in una fase di più o meno lunga quotidianità/stabilità.
Fermo restando che gli esseri umani in genere non sono per natura monogami e che nessuno può condizionare i sentimenti di un altro.
segue…
E’ l’orientamento sensuale istintivo del singolo, unito a sentimento, che in genere avvia l’iter d’amore. Questi impulsi primari, facenti parte di due componenti diverse, facilmente distinguibili da chiunque abbia un minimo di esperienza pratica/maturità mentale, possono essere identificati e quantificati con relativa sicurezza SOLO da chi li prova, benché di solito il primo non perduri molto a lungo dopo aver esaurito la fase acuta.
Se la relazione (composta di sesso, sentimento e comuni obiettivi) si basa su identità mature e su una sufficiente equità di sincera condivisione volontaria dell’unione, il riverbero erotizzante della radice potrebbe non svanire mai del tutto, pur mutando in affettuoso attaccamento l’aspetto più passionale che ne fa parte.
Comprendo chi preferisce avere una visione bilaterale del rapporto amoroso perché, di fatto così si delinea nei casi di miglior concretizzazione. PER ME, invece, è vivificante soprattutto quello che si prova in prima persona, perché lo ritengo maggiormente sicuro e quasi sempre più duraturo.
Si può essere ingannati dall’altro, che mai si conoscerà a fondo nei suoi più reconditi intenti, e ci si può, volendo, anche autoingannare. La differenza, non di poco conto, è che nell’ultimo caso non si può che esserne consapevoli.
Si può amare chi ci corrisponde poco o male, o continuare ad amare persone che hanno dichiarato di amarci e poi si sono allontanate, per loro scelta o a causa di eventi che non si è stati in grado di piegare in una continuità di rapporto. NON può essere la durata né la convivenza a sancire autenticità.
Mi affascina la forza centrifuga che ha l’immenso poter di trovare i riscontri meno prevedibili e di diffondersi molto al di là del personale sentire. L’amore provato non potrà mai esaurirsi del tutto, pur permanendo spesso come brace sotto la cenere.
Non cerco consensi sui MIEI concetti ma ne rivendico con forza la dignità.
E chi te li tocca i tuoi concetti. Ripeto sono parole bellissime che non possono non commuovere, proprio perché sono chiaramente “ideali”, ma cozzano con la realtà che è intrisa di cose “terrene”, che sono piene di mediocrità, egoismi grandi e piccoli e di bisogni umani, a volte anche volgari, e non “divini” per come appaiono in quella idilliaca descrizione. Pensare di elevarsi ai livelli descritti nel tuo post significa illudere le ingenue ragazzine che vengono qui a cercare conforto per qualche fregatura in corso d’opera o appena presa.
Un sentimento deve essere ricambiato, concreto, reale per avere dignità, altrimenti la dignità la perdi sprecando “l’espressione più alta di sé che può offrire il singolo individuo”.
E poi la vita è come una scultura da realizzarsi col passare degli anni. Bisogna togliere il superfluo e arrivare al nocciolo delle nostro IO, e non coprirlo con tutta quella RETORICA che in 2000 anni di sessuofobia, misoginia e culto della sofferenza il cristianesimo ci ha propinato.
Mi sembra di leggere Rossella, che non ha avuto una sola storia ma sembra che le conosca tutte, sin nei minimi e più assurdi dettagli, introvabili persino nei romanzi rosa a forte componente romantica.
E’ la solita storia, come si dice, chi sa fa, e chi non sa insegna.
Mai mi definirò maestro di niente, sarò sempre un dilettante in tutto, letteralmente, che si diletta cioè, ma se ho risolto qualcosa nella vita è stato quando ho affrontato i problemi e li ho risolti, senza cercare soluzioni astruse o idealizzanti. Ma se poi ne parlo, è perché quei fatti che racconto, e le conclusioni che ne ho tratto, LI HO VISSUTI, non immaginati, idealmente.
Certo se poi si vuole discettare facendo aulica accademia, “famola”. Il flatus vocis non si nega a nessuno.
P.S: Comunque io non sono nato solo. Oltre la mamma, c’era l’ostetrica e la nonna. Poi c’era zia Anna che portava “l’acqua calda”. Come si vede nei film, e da un po’ pure su LaD.
Diventiamo dipendenti da ciò che riesce a soddisfare i nostri bisogni emotivi. Chi meglio del Creatore? Perdiamoci in Lui come in un mare d’Amore per ritrovare noi stessina bambola di sale voleva ad ogni costo conoscere il mare.
Era una bambola di sale, ma non sapeva che cosa fosse il mare. Un giorno decise di partire.
Era l’ unico modo per soddisfare la sua esigenza.
Dopo un’ interminabile pellegrinaggio attraverso territori aridi e desolati, giunse in riva al mare e scoprì qualcosa di immenso e affascinante e misterioso nello stesso tempo.
Era l’ alba, il sole cominciava a sfiorare l’ acqua accendendo timidi riflessi, e la bambola non riusciva a capire.
Rimase lì impalata a lungo, solidamente piantata al suolo, la bocca aperta.
Dinanzi a lei, quell’ estensione seducente. Sì decise. Domandò al mare :
– Dimmi chi sei ?
– Sono il mare.
– E che cos’è il mare ?
– Sono io !
– Non riesco a capire, ma lo vorrei tanto. Spiegami che cosa posso fare.
– E’ semplicissimo: toccami.
Allora la bambola si fece coraggio. Mosse un passo e avanzò verso l’ acqua.
Dopo parecchie esitazioni, sfiorò quella massa con un piede.
Nè ricavò una strana sensazione.
Eppure aveva l’ impressione di cominciare a comprendere qualcosa.
Allorchè ritrasse la gamba, si accorse che le dita dei piedi erano sparite.
Nè risultò spaventata e protestò :
-Cattivo ! Che cosa mi hai fatto ? Dove sono finite le mie dita ?
Replicò imperturbabile il mare:
– Perchè ti lamenti ? Semplicemente hai offerto qualche cosa per poter capire. Non era quello che chiedevi ?
La bambola disse:
– Sì veramente… non pensavo… ma…
Stette a riflettere un po’. Poi avanzò decisamente nell’ acqua. E questa, progressivamente, la avvolgeva, le staccava qualcosa, dolorosamente. Ad ogni passo, la bambola perdeva qualche frammento. Ma più avanzava, più si sentiva impoverita di una parte di sè, e più aveva la sensazione di capire meglio. Ma non riusciva ancora a dire cosa fosse
il mare.
Cavò fuori la solita domanda:
– Che cosa è il mare ?
Un’ ultima ondata inghiottì ciò che restava di lei.
E proprio nell’ istante in cui scompariva, perduta nell’ onda che la travolgeva e la portava chissà dove, la bambola esclamò: sono io ! E’necessario vincere la paura di perdere se’stessi per trovare se’stessi: in Dio. Santa notte.
Markus, sono contenta di essere stata chiara e che tu condivida quanto da me espresso(ti confermo che non ho attinto da alcuna fonte autorevole esterna come è facilmente deducibile dai miei ragionamenti apparentemente semplici, ma in realtà piuttosto contorti).Rossana, grazie per il riscontro e per gli ulteriori approfondimenti utili offerti nel tuoi ultimi post. Il concetto di cristallizzazione non l’ho “copiato” da Stendhal, non avendo purtroppo mai letto tale poetica citazione, però mi compiaccio della similitudine. Relativamente al tuo ultimo post sono d’accordo che l’autenticità del sentimento non e’ necessariamente vincolata alla durata e alla convivenza, ciò a prescindere dal fatto che io abbia definitivamente riconosciuto la totale estraneità della mia personale “Illusione” con quanto definibile come “potenziale Amore”.
Acqua,i tuoi ragionamenti sono semplicissimi e lineari. Quelli contorti li fanno altri.
E ci studiano pure sopra.
Golem
“…è ovvio che ogni storia di attrazione può trasformarsi in qualcosa di concreto, ma solo se ci sono i presupposti VERI, sennò è un aborto…”
Non c’e’ bisogno di ripeterlo, lo aveva già scritto Acqua:
“..Ogni innamoramento sottintende una potenzialità di Amore e costituisce, quindi, un “embrione di sentimento” che potrebbe svilupparsi, crescere e consolidarsi a seconda delle circostanze esterne, della perseveranza e della forza di volontà…”
Altre persone arrivano alle tue conclusioni molto prima dei sessant’anni, senza studiare sui libri e senza pretendere di sviluppare teorie sull’ “ammore” solo perché si é risolta una personale crisi matrimoniale.
Anche perché le crisi matrimoniali le risolvono in tanti sai? E spesso queste risoluzioni servono a coprire un amore che non c’e’.
Golem, anche stavolta condivido e sottoscrivo tutto quello che hai detto, sopratutto riguardo all’ influenza che la cultura cattolica prima, e l’ avvento dell’ AIDS dopo, hanno avuto sulle relazioni e i contatti interpersonali.
Sono rimasta un po’ indietro nella lettura dei post; credo che vi sia alla base di ogni ragionamento una declinazione assai diversa di amore. Personalmente non aderisco all’idea di amore assoluto ed eterno, tantomeno penso che un sentimento, per essere definito vero, necessiti di una prova a posteriori che coinciderebbe più o meno con la nostra morte ( essendo definito appunto “eterno”). Ho sviluppato invece via via negli anni un’idea se vogliamo meno romantica del rapporto di coppia, che può delinearsi in modi sorprendentemente singolari. Esistono tante modalità che funzionano, e spesso noi stessi nella nostra vita ne sperientiamo più di una, perché l’amore altro non è che la nostra personalissima capacità di provare un trasporto fisico, mentale e “di anima” verso un’altra persona. Questa capacità cambia con noi, si evolve ( o involve, dipende), assume caratteristiche sempre diverse a seconda dei momenti della vita. Non mi piace sminuire nessun sentimento provato, nemmeno quello un po’ folle adolescenziale, perché semplicemente mi rappresentava in quel preciso istante. La revisione a posteriori parte dal presupposto che il nostro modo di amare oggi sia sempre migliore di quello passato, ma anche questa è illusione, perché dobbiamo sempre mettere in conto che domani potrà essere ancora diverso…
Acqua, sono in linea col tuo pensiero, soprattutto sull’impatto immediato che deve avere l’altro, anche se ritengo che anche questo sia determinato da molti fattori: la nostra predisposizione ad innamorarci in quella fase della vita, il contesto, le occasioni. Insomma, è un puzzle complesso in cui tutti i pezzi debbono incastrarsi.
Vorrei poter dire a qualcuna/o: “Finalmente ti sei arresa/o al Suo smisurato amore per te. Se tu avessi donato il tuo cuore a un povero uomo della terra, ti confesso che mi sarei un po’ preoccupata, poiché so che molti mariti fanno soffrire le proprie mogli, soprattutto a causa di maltrattamenti e tradimenti. Fortunatamente tu non avrai mai questi problemi, perché Gesù buono, il tuo futuro Sposo, è incapace di fare del male, può fare solo del bene. Che grande grazia essere sposa di Cristo! In qualche Monastero fervoroso e osservante sarà facile per te salvarti l’anima e accumulare innumerevoli meriti spirituali, mentre vivendo nel mondo è più facile dannarsi, come spiega Sant’Alfonso Maria de Liguori nei suoi preziosissimi scritti spirituali ed ascetici.” Est modus in rebus!
Il mondo perseguita coloro che non sono del mondo. Le vicissitudini interiori che si vanno patendo, se si è di Cristo, sono una vera e propria prova d’amore nei confronti di Gesù. Purtroppo, ci sono state delle ragazze che hanno preferito rinunciare a divenire suore, pur di non rattristare parenti ed amici. Io comprendo che il distacco dalle persone che si amano può essere doloroso, ma per amore di Cristo bisogna essere disposti a sopportare qualsiasi sacrificio.
“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l’eroico vescovo San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede. Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell’anima. “Un’anima, un’eternità!”, diceva Santa Teresa d’Avila alle sue seguaci.
Rimandare la partenza per il Monastero per un sano discernimento vocazionale e per restarvi, magari, lasciando questo mondo traditore, non mi sembra una buona idea. Non si deve rimpiangere di lasciare il mondo traditore, che promette di far felici i suoi seguaci, ma non mantiene la promessa. Con tutta sincerità si può dire così: “Mondo, mondo, ti ho conosciuto, non fai più per me! Addio mondo traditore, non mi rivedrai mai più!” e, come la bambola di sale, morire in Dio per ritrovarsi in Lui, Amore.
Ciao Suzanne
Scrivi:
“…perché l’amore altro non è che la nostra personalissima capacità di provare un trasporto fisico, mentale e “di anima” verso un’altra persona…”
Nulla da dire e mi trovo totalmente d’accordo con te.
Poi scrivi:
“…Questa capacità cambia con noi, si evolve ( o involve, dipende), assume caratteristiche sempre diverse a seconda dei momenti della vita….”
In pratica stai dicendo che a seconda dei momenti della vita non proviamo più trasporto fisico o mentale o d’anima verso quella determinata persona ?
Scusa se te lo dico ma quale fiducia si può riporre verso chi, a seconda dei momenti della vita cambia completamente modo di pensare, agire o addirittura di provare sentimenti verso la persona che aveva scelto come compagno/a di vita.
Questo discorso l’ho affrontato più volte, e credo che abbia un senso in situazioni di rapporti di coppia sviluppatisi in ambito adolescenziale e giovanile, quando ancora non si conosce se stessi e non si sa quello che si vuole e, soprattutto come dici tu si è un po’ folli. Ma se questa cosa persevera nel tempo io non parlerei più di evoluzione quanto di involuzione, o meglio ancora di immaturità.
L’ho scritto più volte e credo sia constatabile quotidianamente, la nostra epoca, soprattutto gli ultimi decenni è stata caratterizzata da instabilità. In tutti i campi e in tutti i sensi. Gente che non sa cosa vuole e che, è facilmente influenzabile non solo dalle culture, ma da tutto ciò che ci viene propinato quotidianamente.
Ora non discuto che possa capitare nella vita di essersi sbagliati a frequentare e a giudicare adatti a noi persone che non lo erano e che ci hanno fatto credere di essere il contrario di ciò che hanno dimostrato.
Spesso però si parla di sentimenti mutevoli nel tempo. Io credo che i sentimenti siano mutevoli nelle persone volubili e quindi instabili anche sentimentalmente.
E certo che che per una persona ferma, coerente, costante e che sa ciò che vuole, trovarsi di fronte una persona instabile
sia quanto di peggio le possa capitare.
Senza offesa ovviamente, ma prova solo per un attimo a metterti nei suoi panni.
Markus, tu ti attacchi a tutto pur di sentirti qualcuno, anche a fare il copia incolla di cose che scrivono altri, e tra l’altro hai abbinato i due periodi del 2212 a c...., come sempre. In pratica mi hai fatto da ghost writer, confermando il contrario di quello che non volevi. Come Rossana ieri quando ha pubblicato uno stralcio di post di una tipa che è giunta alle mie di conclusioni, altro che la vividezza dei sentimenti vissuti. La vividezza delle illusioni, quella era l’unica cosa vivida per quella donna. Sei proprio un simpatico tarello.
Un “embrione” se non si sviluppa, che cos’è se non un “aborto”, dritto? Quindi che c.... metti a confronto due frasi che dicono la stessa cosa. Anzi, Acqua, che esprime delle OPINIONI, che come tali sono OPINABILI, e per diventare assiomi devono essere dimostrate (a quello serve studiare i libri, genio), aggiunge inoltre il peso della VOLONTA’ nella riuscita di una storia d’amore, che ho ripetuto decine di volte essere il vero motore che lo fa crescere l’amore, così come a suo tempo ha confermato più volte il peso dell’illusione nel “confezionamento” di certe storie “vuote”, compresa la sua con M, che riconosce esserla. Tienilo presente ogni volta che vuoi appoggiarti agli altri per sentirti sicuro delle tue “sensazioni”. Perchè quelle sono in realtà le tue certeze, “sensazioni”, fatte di pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni.
I sentimenti che nascono in una storia illusoria li riteni veri? E chissenefrega scusa, per me e per chi mi interessa non lo sono, e ne ho data più di una spiegazione. Tu coi tuoi sentimenti “veri” “post fallimento” che ci fai? Niente. Sono come il giornale di ieri. Ci puoi incartare il pesce.
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Markus,
per me, la visione che hai descritto nel post 2212 è da invertire, cioé, non è che costruendo delle teorie di parte sull’amore, al fine primario di applicarle e di farle applicare alla soluzione di una propria crisi di coppia, queste poi debbano ricadere per forza su tutte le altre infinite e diverse forme d’amore.
perché non limitarsi a valorizzarle per sé? perché si deve voler evitare ad altri quanto non si può evitare nemmeno alla propria figlia? perché si deve ferire chi non ha raggiunto nei suoi tentativi il successo “socialmente consolidato” o “culturalmente riconosciuto”? nella cruda realtà cosa c’è davvero in questo duraturo successo?
così come non è che mettendo tanta carne al fuoco in contemporanea, spregiando o ridicolizzando le opinioni e i modi di essere altrui, girando frittate o arrampicandosi sugli specchi si possa sempre applicare il suggerimento di H. Truman: “Se non puoi convincerli, confondili.”
resta un inconfutabile dato di fatto che, SE NON c’è l’embrione/radice d’amore rappresentati dall’infatuazione/innamoramento, NON potrà mai esserci né sesso, né fecondazione, né cucciolo. E questa è negli adulti umani l’azione primaria a cui conduce la natura, di recente addomesticata ai fini del solo piacere. l’unione di attrazione sessuale al sentimento è quanto DISTINGUE l’uomo dall’animale, cioé un’adesione che non si limita al fuoco degli ormoni ma che include anche l’abbracciare la mente e l’animo del partner.
perché questo insieme, il più completo negli esseri umani, che dura in media cinque anni, non può essere considerato amore? è in sé MOLTO più compiuto del comprare casa o pagare in comune le bollette.
tutto il resto, SE NON si innesta da sé, per scelta volontaria e raziocinante di entrambi i partner, non ha alcuna possibilità di esistere, né come sessualità, né come sentimento, che, invece, già erano presenti nella parte più spontanea del rapporto amoroso per eccellenza.
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Tu non hai capito e non capirai mai che la ricerca che ho fatto mi è servita a capire certe dinamiche psicologiche della donna a cui tengo, che non sono così evidenti COME CREDI TU, che in realtà fai di tutte le donne un fascio. E l’ho fatto, tenendo conto del suo carattere, temperamento e educazione. Quindi non l’ho fatto per la tua o per chiunque altra, e ci sono riuscito come sai. Ricordalo. Come superino le crisi gli altri sono affari loro. Io ho voluto capire di più della mia, e ho scoperto quello che c’era a monte di certi comportamenti. Si può vivere di illusioni, l’ho scritto più volte, e qui ce ne sono di soggetti che lo fanno, figuriamoci fuori.
Al contrario di te non ho mai esordito con le solite banalità che reiteri ogni volta, liquidandole come l’acqua calda, ma senza mai spiegare perché lo sarebbero. Io non ho mai preteso di applicare a chiunque la mia tesi, ne parlo con convinzione, è ovvio, e la intravedo in nuce in alcune storie che leggo qui, tu invece eri convinto da subito di sapere già tutto quello che era successo a mia moglie. Non hai capito cosa succedeva alla tua ma avevi capito tutto della mia. Ma non te ne accorgi di come sei messo?.
Quelle opinioni che ti insegnava tuo nonno su certi comportamenti femminili, le conoscevo anch’io come te, te lo ripeto. Questo però prima che ne capissi il “PERCHE’, assieme a lei, quella è la differenza con te, cosa che tu non capirai mai. E’ l’ennesima volta che te lo faccio notare, e non sarà l’ultima temo. Sbatti continuamente contro il solito vetro delle tue convinzioni – acquistate dagli altri – come un calabrone impazzito, senza mai potre andare “oltre” quel vetro.
Ciavio
P.S. Ti ricordi “Qualcuno volò sul nido del cuculo”? Ecco sembri Martini (Danny De Vito) quando gioca a Monopoli. Stesso atteggiamento. Rivedilo su Youtube battendo “Martini :albergo, albergo”. Uguale.
Est modus in rebus…
C’è un modo di fare le cose…
Le cose vanno fatte in un certo modo…
La volontà non basta se non si innesta nell’Amore-Autore della Vita: Iddio.
La legge umana non conosce misericordia e non può restituire la vita dopo averla inevitabilmente condannata a morte, perché la legge umana, quando la persona sbaglia, non perdona. Condanna e produce la morte. Un esempio è Gesù: “secondo la nostra legge, deve morire!”, dicevano i sacerdoti. Perché la legge che propone l’uomo, impossessandosene, per risultare perfetto ed autosufficiente, per salvarsi da solo, prima o poi lo metterà di fronte ai suoi limiti, e da lì nessuno lo salverà più, se non…, una Legge più grande, quella dell’Amore. Se il nostro amore umano, si innesta in Dio-Amore, allora, saremo-riscattati- dalla legge che impone all’uomo di salvare sé stesso, e saremo finalmente liberi nell’Amore che accoglie e che perdona, incontrando davvero noi stessi e l’altro. Io sono quando amo l’altro e non lo amo di un amore che mi appartiene come ne fossi il creatore, lo amo in Colui che è Amore che non si esaurirà mai in vita, e per tutta l’Eternità in perfezione. La volontà di amare, perciò, deve innestarsi nella Fonte dell’Amore, che è Iddio, per dirsi autentico e appagante, stabile e durevole, e da Lui trarre la vita. In questa vita e per l’Eternità. Da qui si dice: l’amore non muore!
Il rapporto con Dio-Amore, attraverso l’unione con Cristo, è il centro di tutto: amore, vita, alterità, autentica libertà, eternità.
Rossana, cosa ti fa credere che mi sia costruito una tesi prima ancora di capire cosa fosse successo? Io non immaginavo neppure che una persona potesse farsi certi castelli in aria di quel genere, come potevo farmi una ragione ad hoc di qualcosa che non sapevo esistere in quei termini.
Ma lo ripeto, non capisco perché mai, se sei, siete così convinte delle vostre ragioni, quale problema possono mai creare le mie convinzioni.
Io sono convinto di vederne a decine in nuce qui e non solo, perchè i problemi d’ammore sono la norma, proprio per la NON OGGETTIVITÀ con la quale le emozioni sessuali le fanno leggere all’innamorato ormonale, ma dov’è il problema?
Vuoi chiamarlo amore? E chiamalo, vediamo se si gira.
Markus, il mio ragionamento non era esattamente questo. Il nostro modo di amare evolve, muta, perché cambiamo noi e al contempo le nostre aspettative e priorità. Pertanto non è detto che ci innamoreremmo ad ogni età e in ogni situazione della stessa persona, o comunque, nonostante il primo forte impatto, potrebbe non durare. Altro discorso concerne l’evolversi dei sentimenti per una stessa persona ma, anche in questo caso, sono possibilista. Le situazioni della vita possono essere davvero molteplici; alcune ti conducono a radicali cambiamenti e non sempre coincidono con quelli del partner. Così come Golem sa di aver risolto la sua crisi matrimoniale, io so con altrettanta certezza che ho amato per tredici anni un ragazzo, ma la storia è terminata ugualmente. Perché? Bé, molto complesso da spiegare; riassumendo in estrema sintesi, siamo cresciuti diversamente, e non siamo riusciti a far evolvere nella stessa direzione la nostra storia. A parte questo, rimane una delle persone più importanti della mia vita. La definiresti mutevolezza? In parte lo è, ma spesso i soli sentimenti non bastano. In ogni caso credo che i miei sentimenti mutino molto poco nel tempo; i miei affetti più cari me li porto dietro da anni, però non mi accontento di situazioni che non mi rappresentano. E comunque, in questo caso specifico, ero io a sapere quello che volevo, lui un po’ meno…
L’amore che desidera il bene per sé stesso è detto amore possessivo. L’amore che offre il bene è detto amore oblativo o dilezione. Nel primo caso la persona che ama cerca il proprio bene; nel secondo caso la persona che ama cerca il bene della persona amata.
Amore di desiderio e amore di dilezione oblativa non si escludono a vicenda, possono benissimo coesistere in un medesimo atto. Però non è detto che essi naturalmente e sempre si edifichino a vicenda; possono anche non collaborare e crearsi vicendevoli difficoltà: in particolare, il desiderio, fortemente tentato di egoismo, molte volte insidia e distrugge l’oblazione verso gli altri e anche verso Dio.
L’amore oblativo può dirigersi verso una persona senza che questa lo ricambi: Cristo sulla croce ha amato anche i suoi persecutori. Tale è anche il pregare per la conversione dei peccatori o di un marito infedele o di un figlio ingrato, e così via dicendo, sempre alla ricerca, in Dio, del bene dell’altro.
Però può anche essere ricambiato; anzi, chiede e suscita lo scambio e la risposta: e quando ciò si verifica in modo consapevole ai due, abbiamo – per esempio – l’amore di “amicizia”, che è uno dei più grandi doni del vivere umano. Santa notte.
Ciao Suzanne
Parli di aver amato un ragazzo per tredici anni. Non specifichi quanti anni avevi all’epoca., ma precisi che non eri tu a non sapere cosa volevi.
Scrivi che i tuoi sentimenti mutano poco nel tempo e che ti porti dietro da anni gli affetti più cari. Scrivi inoltre che il ragazzo dei tredici anni rimane una delle persone più importanti della tua vita.
Non ti conosco e non ho la presunzione di conoscerti, ma da quanto scrivi non mi sembri una persona incline alla mutevolezza. Posso sbagliarmi ovviamente.
Quando scrivi che ad ogni età e in ogni situazione non ci innamoreremmo della stessa persona mi trovi sostanzialmente d’accordo. Vale infatti quanto ho scritto sul fatto che troppo spesso, soprattutto in giovane età, non si conosce se stessi e non si sa cosa di vuole.
Mi fa piacere ancora una volta riscontrarti con delle idee piuttosto chiare. Cosa rara al giorno d’oggi.
Ciao Markus, l’ho conosciuto al primo anno di università, quindi eravamo entrambi piuttosto giovani. Siamo cresciuti insieme e abbiamo sempre avuto un’intesa mentale perfetta; l’ho sempre considerato la mia versione al maschile, per quanto fossimo sulla stessa lunghezza d’onda. Crescere però significa affrontare tanti cambiamenti: la fine degli studi, capire cosa si vuole diventare, mettersi in gioco, pur tra paure e incertezze. Anche una relazione deve trovare nuovi spazi e modalità diverse di esprimersi, ma noi siamo rimasti cristallizzati in un legame in un certo senso insensibile allo scorrere del tempo. Io ho iniziato a sentirmi “scollata”, come se la mia vita sentimentale non fosse più in linea con tutto il resto. Ho atteso e provato svariate volte a svoltare, ma lui era rimasto ingabbiato in un immobilismo a tratti sconcertante. Pian piano ho perso fiducia nella nostra storia, seppur la stima e l’affetto nei suoi confronti non siano mai scemati. Ti assicuro che è stata dura prendere una decisione e andare avanti, ma a volte sembra non ci siano altre scelte. Comunque, sono successe poi molte altre cose nel giro di poco tempo, ma ora credo di avere un altro modo di amare, né migliore, né peggiore, semplicemente diverso. Non so se definirmi mutevole o meno; a volte anzi mi sento refrattaria a qualsiasi cambiamento…ma sono anche piena di contraddizioni. Scusa se ti ho tediato, di solito non amo parlare delle mie faccende personali, ma è inevitabile in questi frangenti partire dall’analisi delle nostre esperienze per giungere a riflessioni più generiche.
Markus, sull’importanza di impegnarsi per mantenere stabile un rapporto, sono perfettamente d’accordo. Si tende in molte occasioni a lasciar perdere o a cercare altre strade non appena si presentano degli ostacoli spesso attribuiti al partner, senza tenere conto che entrambe le parti hanno un ruolo preciso nella relazione e quindi nel suo successo o allentamento …È anche vero che non è facile essere costanti e tenere fede ad un impegno preso con l’altro, ma soprattutto con noi stessi, perché come dice Suzy, alcune circostanze esterne o momenti della vita possono modificare il nostro stato d’animo creando nuove e diverse esigenze a cui non sempre il partner riesce a rispondere in modo adeguato.Lo sforzo reciproco di adattamento all’altro deve essere biunivoco, perché se uno dei due cede, la relazione lentamente si spegne e non si trovano più le motivazioni sufficienti per portarla avanti. Un amore durato 13 anni come quello di Suzy è’ stato senz’altro un sentimento autentico che poi però si è’ interrotto o meglio è mutato (in quanto Suzy ritiene questo ragazzo ancora una persona molto importante per la sua vita)per sopraggiunte divergenze, prima evidentemente non presenti o non così marcate. Pertanto l’amore vero, a mio parere, non è connotato necessariamente da caratteristiche di “eternità” o “presenza costante “, anche se , evidentemente, non può essere nemmeno troppo “sfuggente” in quanto necessità di tempi di conoscenza e condivisione tali da permettere che avvenga uno scambio profondo tra le anime.
D. vorrei tanto conoscerti meglio. Vorrei distogliere definitivamente la mia attenzione da M. , una mia antica ossessione. Grazie per avermi salutata oggi mi ha fatto molto piacere scambiare due parole con te. Ti trovo molto simpatico e tanto carino: ho pensato a come incontrarti più spesso perché mi piace parlare con te. Sei un bel tipo e meriti che te lo dicano. Cercherò di venire a pranzo più tardi per casualmente rivederti ed invitarti a bere un caffè…Mi piacerebbe che mi contattassi anche con la scusa di farmi una domanda di lavoro (la mail la puoi dedurre facilmente) oppure dovrò farlo io…ma non so cosa inventarmi…Non è che per caso ti piace nuotare così andiamo insieme a farci delle vasche in pausa pranzo qualche volta?
Mah, non sono sicura che questa “terapia”alternativa funzioni, temo che sia solo un modo per “cambiare il canale” su una fantasia apparentemente più accessibile, ma pur sempre impossibile, soprattutto per miei vincoli morali autoimposti, nonostante le apparenze…
Inoltre dovrei/vorrei smetterla con queste distrazioni e cercare di concentrarmi su chi vorrei/dovrei Amare. Ma tutto sommato ho ancora voglia di evadere un po’ .
Pccolastella78, sbaglio o non ti si fila manco Gesu’ Cristo?
Markus,
è sempre esistito il bisogno di essere in coppia per rientrare nei condizionamenti sociali che valorizzano maggiormente chi appare realizzato anche nei sentimenti ma negli ultimi anni questa esigenza di apparire è quasi assoluta, persino per i giovanissimi. sembra che, se non si è in due, non si è nessuno.
è diventato abituale l’iniziale innamorarsi dell’amore, il provare a realizzarlo, magari con la miglior buona volontà, da una base quasi inesistente, senza attendere un forte coinvolgimento emotivo, ritenendo cioé sufficiente una blanda attrazione fisica. persino in banali flirt si usano paroloni, per irrobustirne la consistenza.
sta prendendo piede l’errore di considerare amore un’infatuazione superficiale, rifiutando di accettare che questa, se non supportata da componenti ben più consistenti, inevitabilmente sfuma in breve tempo.
in questi casi, molto frequenti, dovuti a immaturità o superficialità di almeno uno dei partner, il “non ti amo più” è ovviamente sempre dietro l’angolo.
diversi, di solito, gli intensi rapporti fra ragazzi molto giovani. per me i più puri, che si proiettano più sull’essere che sull’avere ma che hanno origine da soggetti ancora non abbastanza maturi, che di conseguenza non possono prevedere chi saranno e cosa vorranno nel loro futuro di adulti. se reggono al giro di boa della maturità di fatto, non quella dei 18 anni, possono dimostrarsi indistruttibili ma nella maggior parte dei casi impongono fratture molto dolorose, nella trasposizione da “amore di coppia” ad “amore di famiglia”.
ancora diversa la recente difficoltà di apprezzabile trasparenza nel considerare che l’affetto a cui nel tempo è approdato un innamoramento non è, o non è più, forte abbastanza da tenere legati a una persona che si è amata in una diversa fase della propria vita ma dalla quale, per le più diverse ragioni, ci si sente ormai lontani.
è rarissimo che qualsiasi piccolo o grande amore sia semplice e immutabile!
Da parte nostra, due disposizioni contribuiscono a farci ricevere più copiosa grazia dai Sacramenti:
i santi desideri prima di ricevere i Sacramenti,
ed il fervore nel riceverli.
a) L’ardente desiderio di ricevere un Sacramento con tutti i suoi frutti, ci apre e ci dilata l’anima. È un’applicazione del principio generale posto da Nostro Signore: “Beati coloro che hanno fame e sete di santità perchè saranno saziati: Beati qui esuriunt et sitiunt justitiam, quoniam ipsi saturabuntur”. Aver fame e sete dell’Eucarestia, della confessione e dell’assoluzione, è un aprire più ampiamente l’anima alle comunicazioni divine; e allora Dio sazierà le nostre anime affamate: “Esurientes implebit bonis”. Siamo dunque, come Daniele, uomini di desiderio e sospiriamo le fonti d’acqua viva che sono i Sacramenti.
b) Il fervore aumenterà, anche di più, quest’apertura dell’anima, consistendo esso nella disposizione generosa di non rifiutar nulla a Dio, di lasciarlo agire nella pienezza della sua virtù e di collaborare con Lui con tutta la nostra energia. Una tal disposizione approfondisce e dilata l’anima, la rende più atta alle effusioni della grazia, più docile all’azione dello Spirito Santo, che diviene più attiva nel corrispondervi. Da questa mutua collaborazione scaturiscono copiosi frutti di santificazione per noi, e tutte le grazie materiali e spirituali per la nostra felicità, già qui su questa terra e infine nella perfezione dell’Eternità. 🙂
“Tanti tesori di intelligenza possono essere investiti al servizio dell’ignoranza, quando il bisogno di illusione è profondo. Credi di volare ma invece sono solo calci nel culo”.
Siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio, nella speranza di salvarci l’anima e andare in Cielo, per amarlo per sempre. Su questa terra siamo solo di passaggio per breve tempo, la nostra vera Patria è il Paradiso, ma dobbiamo impegnarci per meritarlo, evitando di peccare e praticando le virtù cristiane. La nostra vita in questo mondo è solo una prova cioè dobbiamo dimostrare a Dio di amarlo con tutto il cuore e sopra ogni cosa, osservando i suoi Comandamenti. Purtroppo, tanta gente vive paganamente, attaccando il cuore alle cose materiali,che svaniranno nell’ora della morte. Ma Gesù nel Vangelo ci ha ricordato che non giova a nulla guadagnare il mondo intero, se poi si perde l’anima propria. Dobbiamo pensare sempre che tutto è vanità delle vanità, fuorché amare e servire il Signore.
Dobbiamo ardere dal desiderio di unirci continuamente a Gesù Cristo. Lui è il miglior sposo che una donna possa avere, poiché è Bene infinito. Gli uomini della terra spesso tradiscono e fanno soffrire le proprie mogli, invece Gesù consola le sue caste spose con delle ineffabili gioie spirituali, che valgono molto di più delle false gioie dei mondani. È meraviglioso sentirsi attrarre dalla vita religiosa, a qualsiasi età e in qualunque stato ci troviamo. Questa, però, è anche un’impegnativa prova d’amore. Infatti, per amore di Gesù bisogna sopportare tanti ostacoli e rimanere fedeli alla vocazione cristiana laddove la Volontà di Dio ci chiama, costi quel che costi. Coloro che rimangono fedeli su questa terra, ottengono la ricompensa già qui, cento volte tanto le gioie offerte dal mondo, e poi nell’Eternità.
Suzanne, Rossana, Acqua
Così come si è espressa Suzanne, lei è cresciuta insieme al ragazzo con cui è stata insieme tredici anni. Tutto ok magari fino alla fine degli studi, poi ci si rimette di nuovo in gioco, non si si sa cosa si vuole e cosa si vuole diventare. Il sentimento si scolla da tutto il resto, non è poi così importante insomma. E chiaramente quando si è in due a non capire cosa si vuole tutto peggiora inevitabilmente. Poi come scrive ancora Suzanne sono successe altre cose nel giro di poco tempo. Apprezzo comunque il fatto che dici di averci provato e forse mi pare di capire che alla fine non sei stata neanche tu l’artefice reale della fine di questo rapporto.
Neanche io amo parlare delle mie faccende personali ma continuo a pensare, anche riguardo alle mie esperienze che molte relazioni finiscono proprio perché non si conosce bene se stessi.
All’eta di Suzanne quando lei frequentava il ragazzo dei tredici anni io non pensavo minimamente a intraprendere una relazione che potesse essere proiettata a obiettivi futuri. Proprio perché ero cosciente di non sapere esattamente cosa volessi e anche e perché incontravo compagne da cui si evinceva chiaramente la stessa cosa. Ma nonostante ciò non ho mai giocato né bluffato con i sentimenti altrui. A volte me la prendevo con me stesso per non essere stato in grado di andare oltre la semplice attrazione.
E facile dire “ti amo” perché si è attratti sessualmente da un uomo o da una donna, perché lui è gentile, premuroso, ti riempie di attenzioni, ti fa sentire importante e desiderata. Questo per rispondere anche al post di Rossana. Ho scritto più volte, che un amore per durare stabilmente nel tempo debba contenere tre elementi fondamentali: attrazione fisica, condivisione, e caratteri compatibili.
Il difficile è dirlo dopo anni di frequentazione e quando si sono scoperti anche a seguito di convivenza i difetti dell’altro, le sue contraddizioni e manchevolezze. Nessuno è perfetto e non lo sarà mai.
Acqua, è importante eccome impegnarsi per mantenere stabile un rapporto, ma credo sia ancora più importante conoscere veramente se stessi prima di impegnarsi in una relazione
proiettabile verso il futuro.
Non sono d’accordo sul fatto che circostanze esterne possano modificare il nostro stato d’animo verso il partner. Parlo di sentimenti ovviamente. Per quanto mi riguarda, la persona che scelgo rimarrà sempre al primo posto. Non so a cosa ti riferisci esattamente per circostanze esterne. Ma un nuovo lavoro, una malattia o l’insediarsi di una terza persona, almeno per come la penso non andranno mai a destabilizzare un sentimento verso la persona nella quale credo.
Acqua tu parli di amore vero e scrivi che non può essere connotato da caratteristiche di “eternità” o “presenza costante” poi scrivi che necessita di tempi di conoscenza e condivisione tali da permettere che avvenga uno scambio profondo tra le anime.
Non condivido la tua prima parte ma condivido pienamente la seconda, perché secondo me i tempi di conoscenza e la condivisione sono fondamentali per far si che nasca o no un vero amore basato appunto su uno “scambio profondo tra le anime”. (Bellissima questa frase !)
Forse sarò fuori dal mondo e soprattutto da questo mondo ma per quanto mi riguarda non ci potrà mai essere un qualcosa di esterno che possa essere più importante di uno “scambio profondo tra le anime”.
Qualsiasi cosa deve essere fatta per salvaguardare questo “scambio”
Io rimango della mia idea: solo chi è emotivamente immaturo ( e chi è molto giovane in genere lo è ) cerca nel rapporto di coppia una realizzazione sociale di facciata o vuol vedere a tutti i costi in alcune storie QUELLO CHE NON C’E’. Il vero amore – piaccia o non piaccia – rimane quello connotato da caratteristiche di costanza, di reciprocità, di condivisione di progetti e di durevolezza pressocchè perenne nel tempo. Con buona pace di chi si confeziona “teorie ad hoc”, probabilmente per non riconoscere i propri fallimenti sentimentali. Tutto il resto sono semplici surrogati. Magari piacevoli, appaganti, emozionanti. Ma surrogati restano. Oppure sono stimolanti “fughe dalla realtà”, come quella che vive la nostra Acqua.
E’ straordinario osservare come chi, pur non dicendo niente di sé esplicitamente, in realtà dica “tutto” attraverso le domande e le risposte indirette che pone e riceve, intorno alle quali aleggia il vero problema, che ormai è via via sempre più chiaro a chi ne segue le vicende. Ma soprattutto è interessante notare come questi soggetti cerchino più che il “confronto” il “conforto” con gli interlocutori. Come se una comune visone del problema o, meglio ancora, una qualsiasi forma di solidarietà ne possa confermare la “corretta” posizione che sono certi di avere nella vicenda, di cui non vogliono parlare, ma della quale si è capito tutto da un pezzo.
Mi ricordano mia zia Antonia quando venne colpita anni fa da una tremenda congiuntivite batterica, che era convinta fosse dipesa da quando di notte aveva tenuto le finestre aperte. Avevi voglia a dirle che forse si era fregata gli occhi con le mani sporche, macchè, per lei era dovuta a un colpo d’aria, e per un mese si svegliava ogni mattina col catarro sulle palpebre e gli occhi gonfi.
Si decise di farsi curare adeguatamente solo quando all’oculista gli anticipai di nascosto di confermargli la storia della finestra aperta, prima di darle la cura antibiotica adeguata, ma rassicurandola che era la cura giusta per i “colpi d’aria”, altrimenti andava avanti a sciacqui di camomilla e pezzuole calde. E lo stesso è per certi soggetti, che continuano a curare i loro errori e le loro abitudini sbagliate a botte di pezze calde.
Dio è certamente libero nella distribuzione dei suoi favori; e può quindi, nei Sacramenti, concedere maggiore o minore grazia secondo i disegni della sua sapienza e della sua bontà.
Ma vi sono leggi ch’egli stesso stabilì, alle quali vuole sottomettersi. Così ripetutamente ci dichiara che nulla sa rifiutare alla preghiera ben fatta:
“Domandate e riceverete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto: petite et accipietis, quærite et invenietis, pulsate et aperietur vobis”;
principalmente se è appoggiata sui meriti infiniti di Gesù: “In verità, in verità vi dico, tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis”.
Se quindi preghiamo con umiltà e fervore, in unione con Gesù, per avere, mentre riceviamo un Sacramento, maggior copia di grazia, spirituale e materiale, certamente l’otterremo.
Golem, piccola precisazione relativamente ai tuoi post n. 2219 e 2221
Dal mio post n. 2212:
“Golem
“…è ovvio che ogni storia di attrazione può trasformarsi in qualcosa di concreto, ma solo se ci sono i presupposti VERI, sennò è un aborto…”
Non c’e’ bisogno di ripeterlo, lo aveva già scritto Acqua”
Sono io che faccio notare a te che hai scritto la stessa cosa di Acqua e quindi non c’era bisogno di ripeterlo.
Quindi quale ennesima puttanata dici quando accusi me di aver messo a confronto due frasi che dicono la stessa cosa ?
Tu pensi di aver risolto i tuoi problemi con tua moglie perché sei riuscito a capire certe sue dinamiche psicologiche, del suo carattere, temperamento ed educazione ? Ok !
Per quanto mi riguarda, e in base a ciò che hai raccontato per cinque anni, ho la sensazione, (e non la pretesa), che tu invece di odiare il Portoghese lo dovresti ringraziare poichè a lui di tua moglie non gliene fregava un c..... Perché se gliene fosse importato davvero qualcosa volevo vedere che fine facevano i tuoi libri, i tuoi studi,le tue ricerche e le tue teorie. E se, soprattutto saresti riuscito a trattenerla visti i suoi diari e la vostra crisi.
Certo forse avresti risparmiato di carta igienica !
Markus,
siamo tutti diversi, e ognuno ha la sua mappatura mentale, in ambito amoroso come in tutti gli altri aspetti dell’esistenza. si può concordare in questa parte di visione dell’insieme ma, magari, non in quell’altra… molto delle personali “interpretazioni” di ognuno sul tema dipende dalla propria indole, da condizioni interiori ed esteriori al contorno e dalla somma di TUTTE le precedenti esperienze affettive.
dal mio punto di vista è inaccettabile che ci si ponga con i propri punti di vista, affermandoli come i SOLI GIUSTI e VERI, al di sopra di quelli di altri utenti, quando è risaputo che esperti e ricercatori di chiara fama di tutti i tempi non hanno mai raggiunto opinioni condivise.
se ci si limitasse ad esprimersi, senza voler prevalere a parole forti, non ci sarebbero reazioni, che vengono, invece, provocate dall’attitudine con cui ci si pone, applicando il medesimo concetto di fondo standardizzato, in qualsiasi caso di difficoltà in amore si presenti.
se non si è PERFETTI in amore, secondo alcuni ARBITRARI principi, meglio sarebbe stato “morire da piccoli, con i peli del culo a batuffolo”… 🙂
Forse il mondo giudica “fallito” chi non si è mai sposato e non ha formato una famiglia. Ma i veri falliti sono coloro che vivono stabilmente in peccato mortale e muoiono senza sincero pentimento. Se uno, invece, ha dei sentimenti da vero cristiano, con o senza famiglia, non è affatto un fallito. Spesso, più si viene stimati dal mondo e lo si cerca, più si vive come pagani, lontano da Gesù Cristo. La sofferenza è un dono di Dio, infatti fa maturare buoni propositi. Coloro che vogliono sposarsi, devono avere cura di scegliersi un coniuge timorato di Dio, perché se sventuratamente scegliessero una persona che vive il cristianesimo in maniera annacquata, il matrimonio è destinato con molta probabilità a naufragare, come dimostra l’esperienza di alcuni qui dentro, forse della maggior parte. Apprezzabile è anche la decisione di rimanere nubili o celibi, di fatto magari, infatti le donne sposate o gli uomini sposati, in genere, pensano a piacere ai propri mariti e alle proprie mogli, mentre quelli che volontariamente decidono di non sposarsi possono dedicarsi più facilmente alle cose spirituali cioè a piacere a Dio.
Vi incoraggio a vivere il cristianesimo in maniera fervorosa e profonda. Dio lo merita! E ognuno di noi merita il vero Bene e l’Amore autentico! Santa notte.
Markus, io credo che tu abbia bisogno di una vacanza, perchè, ripeto, non ci credo che tu possa vivere “normalmente” con quella tua logica perversa.
Quindi tu scrivi:
“Sono io che faccio notare a te che hai scritto la stessa cosa di Acqua e quindi non c’era bisogno di ripeterlo”.
E quindi, cosa dimostri? Che abbiamo detto la stessa cosa, a riprova che certe situazioni sono “aborti” in partenza. Tralasciando che non ricordavo quel passaggio di Acqua, tutt’al più si può pensare che c’è un filo di lettura che in quel momento accomuna me e Acqua a trarre le stesse logiche conclusioni, almeno per quell’aspetto. Conclusioni che caso mai tu hai osteggiato in più occasioni. Quindi, non capisco dove vuoi arrivare, e dove sarebbe la “puttanata”? Mi hai fatto un “favore”, e non il contrario.
Quanto al portoghese “che se non se ne fregava, i miei libri eccetera eccetera”, ritorna prepotentemente la metafora del nonno con le ruote. Se il portoghese l’avesse ripresa, oggi ne avrei un’altra. E capirai. L’ho detto in tempi non sospetti, se scopro che una storia di vent’anni è stata tutta una farsa, cancello tutto in un giorno. E ricomincio daccapo. Certamente dandomi del pirla. PERCHE’, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, la COLPA SAREBBE STATA PRINCIPALMENTE MIA nel non averlo capito per TEMPO.
Comunque stammi bene. Ormai mi sono affezionato. Specie da quando si è capito cosa ti è successo. E poi oggi mi sento buono e “orgoglione”. Domani si “Laura” mia figlia. Esattamente vent’anni giusti dopo me. 24 marzo ’97, 24 marzo ’17.
Ciavo sempre però.
P.S. Ué, sta diventando spiritosa la sciura Rossana. Era un quarto di secolo che non sentivo quella battuta.