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Uomini e donne che non si capiscono

di uqbardeva

Riferimento alla lettera: Conoscete il maschiese e il femminese? Due lingue che a scuola non si studiano. Però sono indispensabili perché i due sessi si capiscano. Passo molto tempo a spiegare ai maschi il femminese e alle femmine il maschiese. Ma a volte le mie spiegazioni non bastano, se non c'è un desiderio...
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Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2010

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Categorie: - Attualità

1.534 commenti

  • 1276
    rossana -

    Nessun problema, Verità.

    non ne so molto. credo che il trauma di tipo incurabile si collochi non in un semplice disturbo della personalità, a livello più o meno invalidante come ad esempio il disturbo ossessivo compulsivo (il detective Monk della tv, tanto per intenderci), che può spaziare dal controllare tre volte la chiusura della luce e del gas, prima di uscire di casa, al non poter camminare su un certo tipo di mattonelle o all’essere costretti a gestire i propri piedi in un modo strettamente prestabilito. questo disturbo, come varie fobie, possono essere, se non totalmente debellati, almeno tenuti più o meno sotto controllo, a seconda della loro intensità. creano comunque danni abbastanza relativi nelle scelte di vita, limitandosi a complicare la quotidianità.

    il trauma vero e proprio si ha quando la personalità del soggetto viene gradualmente alterata al punto tale da arrecare conflitti permanenti nel suo modo di sentire e di agire, acuendosi in determinate circostanze vitali della sua esistenza. a seguito di quel specifico evento la sua identità iniziale viene compromessa o stravolta, rendendolo quasi alieno a se stesso, come, in punte estreme, nella schizofrenia. in alcuni casi, rimosso un trauma non troppo grave, la vita può riprendere il suo normale corso con maggior equilibrio e serenità. in altri, il trauma è troppo profondo per essere totalmente rielaborato, oppure ha favorito l’accumularsi di altri microtraumi, per cui diventa quasi impossibile venirne a capo.

    i primi rendono difficile la normalità in alcuni momenti e in alcune circostanze. gli altri, invece, permeano l’individuo a tali livelli da spingerlo su strade per lui difficilmente percorribili in ambito di scelte di vita più importanti. un classico, abbastanza leggero, potrebbe essere la coazione a ripetere scelte sbagliate, soprattutto in amore e da parte di donne, per punirsi inconsciamente di colpe in realtà mai commesse.

    spero di essere stata abbastanza chiara e di averti dato per lo meno un’idea della differenza fra le due grandi classi di patologie psichiche. se qualcosa non ti è chiaro o vorresti fosse approfondito, dimmelo e cercherò di risponderti meglio che so.

    un abbraccio.

  • 1277
    la verità fa male -

    Giampaolo, bene, mi fa piacere…
    Io… Insomma, devo dire. Non ho più il “blocco” di cui vi ho parlato. Dopo questo è uscito tanto tanto dolore, quindi sono stata – e sto ancora – male. Però voglio sperare che questo “fluire” del dolore, e lasciarlo scorrere sia ciò che ho già, fortunatamente, sperimentato nella vita: che poi, dopo, anche se non so ancora precisamente quando accadrà, starò meglio, starò bene.

    Concordo con i tuoi due punti. Neanche io ero e sono d’accordo con M. e non avevo replicato perché mi era sembrato estremamente convinto (ad esempio sul fatto che il passato non conti), ma più che altro per una reazione, quasi “fisiologica”, che in futuro, in lui, si sarebbe poi riequilibrata…

    Il passato, naturalmente, è importante, eccome, come tu dici, Giampaolo. Anche se si dice comunemente, ed è per me molto giusto, che “non si deve vivere nel passato”.

    Riguardo l’amore che “non finisce” anche sono d’accordo, ma vorrei specificare meglio.
    L’amore finisce, come tutti vediamo…
    Quello che io intendo è che non finisce SE entrambe le parti LO CURANO, quell’amore.

    Dunque quello che io penso, più precisamente, è: l’amore, solitamente (come vediamo), finisce eccome, per la maggiore. L’amore CHE SI CURA invece non finisce mai, e ve ne sono tante prove. Basta domandare, appunto, a chi si ama da una vita: sempre le stesse cose vi diranno. Che ci sono i problemi, le crisi, le rinegoziazioni, i litigi, le discussioni, i periodi difficili ecc., ma al contempo vi diranno che queste cose sono state superate, INSIEME, stando lì, impegnandosi, e poi ancora, vi diranno della loro reciproca ATTENZIONE, costante attenzione, l’uno per l’altro. La costante CURA.

    Qualsiasi GRANDISSIMO amore finisce, se non c’è cura e impegno. L’amore non cade dal cielo, servito su un piatto d’argento.

    E’ un “miracolo” incontrarsi, incontrare la persona giusta, corrispondersi nei sentimenti, riconoscersi. Ma dopo il “miracolo” viene un grande… Lavoro. E non si può pretendere di andare avanti, col GRANDE amore, a suon di “miracoli” quotidiani…

    Dunque tutti gli AMORI di tutte le persone, di tutto il mondo, che sono finiti, ed erano partiti “benissimo”, erano potenzialmente l’amore della vita, l’amore infinito.

  • 1278
    maria grazia -

    giampaolo
    l’ amore e i valori veri esistono ancora, solo che si esplicano in una forma diversa rispetto al passato. viviamo in un’ epoca in cui ormai tutto è in continua evoluzione ( basti vedere le tecnologie nuove che spuntano fuori quasi ogni mese e che “rivoluzionano” la vita quotidiana e lo svolgimento del lavoro )quindi anche la società volente o nolente subisce, assorbe o imita questa continua tendenza al cambiamento. le coppie con cui tu hai parlato è molto probabile che – per un senso di pudore tipico delle persone d’ altri tempi – ti abbiano nascosto la verità, e cioè che la loro vita coniugale non è poi stata questa meraviglia e che si stava insieme più per costrizione che per reale volontà e convincimento. un tempo era molto più difficile – specie per le donne – abbandonare il marito di quanto non lo sia oggi. l’ amore può non esserci o può venire a mancare anche in assenza di maltrattamenti e comportamenti gravi. le mogli di una volta “decidevano” di restare anche in assenza di amore, PERCHE’ NON POTEVANO ANDARSENE. dubito che le donne 80enni con cui hai parlato siano state del tutto sincere, e ho anche come l’ impressione che INVIDINO quella libertà che noi donne di oggi abbiamo, e di cui loro non hanno potuto godere. una donna NON PUO’ essere soddisfatta nel “sottostare” ad un uomo per tutta la vita e di fare solo la casalinga, e nessuno potrà mai convincermi del contrario manco se lo vedo !
    bisogna cominciare ad accettare che i vecchi schemi sociali sono saltati, che le dinamiche dei rapporti NON POSSONO PIU’ ESSERE QUELLE DI UNA VOLTA, e chi non vuole o non riesce a comprenderlo è destinato ad essere perennemente infelice, perchè insegue qualcosa che ormai non esiste più. è come se io mi mettessi a cercare l’oro dove l’ oro non c’è, ma c’è il rame. se c’è il rame io prendo quello e cerco di usarlo al meglio, sfruttandone i LATI BUONI. non pretendo l’ oro a tutti i costi, rimanendo così eternamente a mani vuote…

  • 1279
    rossana -

    Verità,
    queste conclusioni sono da manuale!

    “Qualsiasi GRANDISSIMO amore finisce, se non c’è cura e impegno. L’amore non cade dal cielo, servito su un piatto d’argento.
    E’ un “miracolo” incontrarsi, incontrare la persona giusta, corrispondersi nei sentimenti, riconoscersi. Ma dopo il “miracolo” viene un grande… Lavoro. E non si può pretendere di andare avanti, col GRANDE amore, a suon di “miracoli” quotidiani…
    Dunque tutti gli AMORI di tutte le persone, di tutto il mondo, che sono finiti, ed erano partiti “benissimo”, erano potenzialmente l’amore della vita, l’amore infinito.”

    c’è differenza non da poco tra l’innamoramento, che fa sì che le persone s’individuino fra loro (sia istintivamente che razionalmente) e l’amore, che si costruisce e si deve rinnovare giorno per giorno, a seguito d’impegno, pazienza e tanta buona volontà, da parte di ENTRAMBI i partner.

    il primo è forse determinato in gran parte dalla necessità di riproduzione dettata dalla natura; il secondo sposta l’obiettivo sulla realizzazione di progetti condivisi e sulla stabilità di un benessere emotivo personale, basato, per alcuni aspetti legali, su regole di tipo sociale a carattere necessariamente astratto.

  • 1280
    Golem -

    Be’ MG, grazie per aver pubblicato il post di Cox2. Parla di istinti e dipendenze dagli ormoni che produciamo come ho avuto modo di dire in più di un intervento. Così come ricordo di aver scritto che le “unioni” sono una necessità di mutuo soccorso che si è ufficializzata col matrimonio, che è una ” benedizione” di natura sociale, perché è la cellula sulla quale si incentra la società appunto. Valinda ha nostalgia di quei momenti d’amore del suo irraggiungibile amato, ma non sa che quello che desidererebbe e’ proprio l’effetto di quelle ” droghe” che le mancano, e che il suo organismo produceva grazie alla presenza del suo amore che non l’ha corrisposta.
    Per quanto cinico possa apparire, i nostri piaceri, desideri e persino l’amore, specie quello passionale, e’ solo un alternarsi di cocktail di noradrenalina o ossitocina. Il primo quando siamo appassionati e frementi, il secondo quando siamo appagati.
    Ricordi, nostalgie e desideri non sono altro che il bisogno di queste sostanze. Che vogliamo ” giustamente” chiamare ore.
    Giampaolo, ti rispondo tra un po’. Tutta questa “chimica” ha prodotto l’arte, la letteratura e la poesia che conosciamo grazie all’intelligenza, che a sua volta “dipende” da altri ewuilibri fisico chimici. e’ il modo con cui agiscono che e misterioso, ma i sentimenti arrivano da li, e non da chissa dove.
    Giampaolo, ti rispondo dopo, ora sto uscendo con l’inglese. Ciao

  • 1281
    Giampaolo -

    Verità, io rimango sempre del parere che il Vero Amore non finisce. Altrimenti vuol dire che non era Amore.
    Qualsiasi cosa si può rompere. Ma quasi ogni Cisa può essere aggiustata. E se non ti impegni per aggiustarla vuol dire che non te ne é mai importato nulla.
    Altrimenti si fa come con i telefonini. Quando non ci garbato più si sostituiscono.
    Se tieni ad una cosa dai di tutto per mantenerla in vita.

    Maria Grazia, finalmente la verità vera! Tu ragioni così a seguito di batoste ricevute. Così come M. e Verità è ovviamente me.
    Ma io non cambio idea su ciò a cui credo. Per ne l’Amore é appartenenza. Io non posso, non riesco a cancellare un Amore perché questo mi ha deluso e mi ha
    ferito a morte.
    Posso non credere più agli altri così come sostengo da mesi su questo forum.
    Perfetta la lettera che hai postato. Sembra scritta con la mia testa. Ho sempre sostenuto che oggi non si conosce se stessi e non si sa ciò che si vuole.
    Io ho imparato a conoscermi e a sapere ciò che volevo. Quando mi sono sposato ero cosciente di quello che stavo facendo.
    Ma io ero certo di ne. R davo garanzie. Le stesse che do ora. Se prendo un impegno lo mantengo. Altrimenti non lo prendo.
    Così come i sentimenti. Non si comandano. Non ho mai detto ti amo in vita mia. Perché é una frase importante. L’ho detta e ripetuta una sola volta nella mia vita. Ma sapevo cosa volesse dire. E i fatti mi danno ragione: io lo saoevo…gli altri non lo sapevano.

  • 1282
    M. -

    Ciao a tutti,

    il mio modo di pensare non è una reazione fisiologica, ma una constatazione che deriva da un’esperienza vissuta, finita, metabolizzato e passata.
    Io vivo una storia molto bella con la mia attuale fidanzata che sa benissimo come la penso.
    Sa di avere di fianco una persona che è prima di tutto centrata su se stesso, e poi sull’esterno.
    Alla mia fidanzata non faccio promesse sul futuro, per i motivi che ho già detto, ma l’unica cosa che le posso garantire è la presenza di un mio sentimento vero e forte verso di lei, per tutti i giorni che le starò accanto, che sia un mese, dieci anni o tutta la vita. Non lo so e non mi pongo il problema.
    Da quando ho capito che chiedere ai propri amanti delle garanzie, sia una cosa profondamente ingiusta, vivo il mio rapporto in maniera molto più matura e consapevole.
    Non ci sono immature dipendenze da soddisfare, perché io dipendo solo da me.
    Sono una persona indipendente che non ha bisogno di un rullo asfaltatore che colmi i buchi lasciati da quei traumi che tutti, prima o poi, devono affrontare.
    Anzi, io di traumi non ne ho, perché non ho mai lasciato i conti a metà con me stesso.
    Io non cerco negli altri delle garanzie per me,non cerco negli altri delle qualità che dovrebbero colmare le mie mancanze.
    Le mancanze personali sono, appunto, personali, e non mi sogno più di dire ad una donna “io da te cerco questo, questo e questo”.
    Le qualità che mi piacciono le rincorro e le coltivo da me.
    Una persona dovrebbe stare con la propria compagna per quello che ha, e non per quello che sarebbe obbligata a dare.
    I colpevoli delle nostre mancanze siamo solo noi, e non possiamo gravare sulle spalle di altri.

    Non concordo su chi garantisce, a priori, l’esistenza e la non fine di un amore.
    Nessuno ha la palla di vetro sul proprio futuro..
    Chi afferma il contrario è spinto, probabilmente, da un carattere abitudinario, che preferisce la quantità alla qualità di un rapporto.

    Ciao ciao
    M.

  • 1283
    maria grazia -

    giampaolo
    io credo che essere giunta alle conclusioni a cui sono giunta non significa essere “incattiviti” da passate esperienze, nè tantomeno significa rinnegare quello in cui un tempo si credeva. IO CREDO NEL VERO AMORE, SO CHE ESISTE, CI HO SEMPRE CREDUTO E CI CREDERO’ PER SEMPRE. ma ho raggiunto una consapevolezza e una maturità che mi consentono di avere una visione dei sentimenti che esula da puri fattori opportunistici ( io sono in grado di amarti sono se mi dai la “certezza” che durerà per sempre, solo se mi dai delle garanzie ). questo tipo di “amore”, con tutto il rispetto, io lo lascio ai pavidi, a quelli che hanno la pretesa, o meglio l’ illusione, di voler controllare tutto. Io in amore – ma come anche in altri ambiti – MI SONO ASSUNTA IL RISCHIO DEL VIVERE, ho accettato l’ idea che posso vincere o perdere ( mentre quando ero più giovane l’ idea di “perdere” per me era inaccettabile, e le conseguenti e inevitabili delusioni che poi sono arrivate per questo mio modo di ragionare, mi hanno devastato ). Ho riportato il post di cox non per sottolineare che il vero amore è quello che frena tutti gli istinti e dura in eterno, ma quello che sa ASCOLTARE L’ ALTRO al di là delle etichette che gli si vuole dare ( matrimonio, convivenza, coppia fissa ecc… ) e al di là delle gabbie in cui lo si vuole intrappolare.
    il mio pensiero riguardo all’ amore è splendidamente espresso da quanto scritto da M. nel post n. 1282

  • 1284
    Golem -

    Scusate gli errori dovuti anche a questo maledetto apparecchio che decidono da soli quali parole usare. Il terzultimo capoverso si chiudeva con” ore” ma doveva essere ” amore”

    Giampaolo. Ok, abbiamo capito che non ci sono più i valori dei bei tempi che furono. E che facciamo? Io dico per fortuna, perché certi “valori” di una volta erano pieni di ipocrisia , tu dici peccato. Ma ci sarà qualcun altro, (altra in questo caso) che la pensa come te, non credi? Si tratta di incontrarla, e per questa ci vuole fortuna, come ho detto cento volte, ma bisogna crederci.
    Però Giampaolo, capisco che è difficile abituarsi ad una realtà che non ti aspettavi, ma devi avere fiducia nel futuro. So che è una cosa banale quello che ti ho appena detto, ma lo è perché non vedo alternative se si vuol vivere. M dice che esiste solo il presente, ed e’ vero: e’ l’unica cosa che esiste “concretsmente”. Ma contrariamente a quello che dice M, il presente non esisterebbe senza il passato e non avrebbe senso senza il futuro. Il futuro lo si puo’ progettare, immaginare, e si vive immaginando e progettando, perché questa e’ la prerogativa che caratterizza l’intelligenza dell’uomo ma anche una necessita’, sono hli animali che vivono solo il presente, e sono rimasti tali proprio per questa loro caratteristica. Quando un uomo smette di progettare smette di “vivere”.
    Poi, sai com’è, può succedere anche di non farcela, ma se non ci si prova, se non si spera non c’è la si fa di sicuro.
    Io credo che dovresti smetterla di imprecare contro i tempi che viviamo, perché tanto non cambiano. Non serve a niente. Serve più continuare ad essere se’ stessi e continuare a “vivere” il proprio mondo, quello col quale si “viaggia” in questa vita. E se qualcuno da quel mondo e’ ” sceso”, si è liberato un posto, e chissà che questo non venga presto occupato da un’altra passeggera.
    Ma M ha ragione: nessuno può garantire il proprio futuro sulle aspettative di un altro. È per questo che muoiono gli amori ( e cambiano gli ormoni che li hanno fatti nascere)
    Ciao

  • 1285
    M. -

    “il presente non esisterebbe senza il passato e non avrebbe senso senza il futuro”.
    Golem, questa è retorica, e non vale.
    Ovviamente non c’è presente senza passato ed il domani arriverà sempre, fino a quando sorgerà il sole.
    Dico solo che essere delle persone centarate su ciò che si fa, essere concentrate, è un bene prima di tutto per se stessi e poi per gli altri.
    Io credo nell’amore, tanto è che lo sto provando sulla mia pelle, ed è un tipo di amore decisamente più maturo e completo del mio penultimo. Io mi nutro di questo che c’ è ADESSO, e io non sono uno che trasmette a chi mi sta vicino, il patema di chi sta su un ciglio del burrone. Sono dell’idea che i rapporti umani vadano curati. Compresi quelli amorosi.
    Credo nelle cose concrete e non nelle favole. Forse questo può creare delle insicurezze a chi sicuro di suo, non è.

    Si dice che i valori di una volta non ci siano più.
    Ecco, io non sono d’accordo su questo.
    I valori sono l’espressione di una società in un dato momento storico, in un luogo geografico, e la storia cambia, e con lei i suoi valori.
    I valori diventano peggiori? Migliori?
    Dipende. È una valutazione soggettiva.
    Ogni persona sceglie quali valori abbracciare, quali barattare e quali scartare. Sceglie in base alla propria coscienza, ai propri studi, alla propria educazione.
    L’essermi svincolato da certi modi di pensare che io reputo vecchi, perché prodotti da una società che non c’è più, mi ha permesso di vedere ciò che di bello e di valore ha la nostra società.
    Dal canto mio, ho certi valori, pochi, ma essenziali, non barattabili, e li porto avanti indipendentemente da quello che mi succede.
    Chi c’è c’è, e chi non c’è non c’è.

  • 1286
    Golem -

    Quella consapevolezza che hai ragggiunto e che dichiari con chiarezza, e’ frutto del tuo passato, e nello stesso tempo e’ un progetto per il futuro. Non sfuggi alla tua ” umanita”, neppure se ti metti d’impegno. Un licaone lo fa, un pettirosso, ma non tu. Non è retorica M.
    Hai una prosa seducente, e io stesso ne sono affascinato, ma questo fenomeno ho imparato a conoscerlo bene, proprio nell’ambito che stiamo discutendo, e so quali effetti produce su chi la subisce, e quanto questi effetti agiscono sul senso critico del seducendo, in amore soprattutto.
    E se senza fare troppi giri di parole, dopo aver sfrondato di quelle sensazioni i tuoi ragionamenti ti dicessi che tu hai semplicemente paura? Cosa mi risponderesti? Onestamente.
    Come vedi e’ difficile sfuggire ai valori di cui parli, anche se appartengono ad una societa’ che non c’e piu, almeno quanto lo è essere coerente coi propri, soprattutto quelli “appena nati”, come nel tuo caso.
    Il ” cinismo” (nell’accezione originale greca) è una filosofia vincente per vivere, ma perdente in amore, anzi, e’ l’antitesi dell’amore, che già nella visione naturalistica contiene in se’ un progetto da perseguire che non può che essere assecondata da quella morale. A prescindere dai valori contingenti nei quali si esprime.
    Parli del tuo penultimo amore, dichiarando cosi’ che ne stai vivendo un ultimo. Quale dei due merita questo nome dopo la tua maturazione? Ma soprattutto, quale sarà stato quello che avrai “amato” di più dei due. Il primo? Io credo di si. Quello “sei” tu.
    Ciao.

  • 1287
    Giampaolo -

    Maria Grazia, Golem e dagli ultimi post anche M.
    In tutta sincerità non ho più parole e mezzi per cercare di esprimermi e farvi capire ciò che vorrei.
    Forse siamo troppo distanti per capirci.
    A questo punto vi cito una canzone, un testo: “L’emozione non ha voce”, scritto da Mogol per Celentano.
    Credo che il senso dell’amore uomo/donna sia racchiuso li.
    Credo ci siano tutti gli elementi. Anche è soprattutto le certezze: “…la mia compagna tu sarai, fino a quando so che lo vorrai…”. Si danno certezze, io sarò sempre il tuo compagno, a meno che tu non voglia essere più la mia compagna. Ma io la mia certezza te la do.
    Leggete il resto ragazzi. Quello é l’amore, ed é anche semplice.
    Non ha bisogno di cose complicate.

    Golem, perdonami ma i valori di prima erano valori. L’ipocrisia eventualmente c’e’ oggi.

    M. Chi afferma che un vero amore non finisce non é un abitudinario. Ma solo uno che sa quello che vuole. Ed é sicuro di sé e dei propri sentimenti. Semplice!

    Maria Grazia. Il matrimonio non é una gabbia se si ama. E poi non é che sia necessario. Io per esempio non mi sarei sposato. E lo avevo detto a lei. Era lei che voleva mettere nero su bianco non io.
    A me non serviva nulla di scritto. Avevo, e ho una sola parola. E un solo cuore!

  • 1288
    M. -

    “Il cinismo” (nell’accezione originale greca) è una filosofia vincente per vivere, ma perdente in amore, anzi, e’ l’antitesi dell’amore…”

    Secoli fa un uomo pronunciò la seguente frase: “il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere”.
    Il nome di questo uomo era Oscar Wilde.
    Wilde è stato sicuramente una persona cinica, ma di certo non è stato antitesi dell’amore.
    Wilde, per il suo amore, è stato umiliato come essere umano, spogliato di qualsiasi dignità, condannato ai lavori forzati, alla miseria, alla malattia e alla morte, senza mai rinnegare nulla, e se il suo “De profundis” non è una sublimazione dell’amore, allora non so che dire.
    Wilde, come tanti altri, è la prova che la tua teoria che vedrebbe cinismo ed amore agli antipodi, non regge.

    Per quanto riguarda la mia ipotetica paura, ti posso dire che se avessi avuto paura avrei fatto come fanno molti, paurosi e perdenti: chiuso in un angolo, a praticare sesso, ad usare le donne come oggetto, e nulla più.
    A parer mio questo comportamento è l’imbarbarimento assoluto.
    Io ho fatto e faccio esattamente l’opposto.
    Non mi privo di nessuna passione, non solo amorosa, ma faccio tutto ciò che mi piace. Una vita appagante.
    Le questioni si affrontano di petto solo se si ha la consapevolezza di cosa potrebbe accadere, e della forza che ci vuole per combattere nel raddrizzare le cose. Me ne sbatto di nascondermi dietro ai paraventi, non mi importa delle ferite che potrò avere in futuro. Me le prenderò tutte e le guarirò tutte.
    Io ho avuto la fortuna di cadere in frantumi e di ricostruirmi da solo.
    Per molti questa cosa è una disgrazia, per me, invece, è stata un’opportunità, un punto di svolta.

    “Parli del tuo penultimo amore, dichiarando così che ne stai vivendo un ultimo. Quale dei due merita questo nome dopo la tua maturazione? Ma soprattutto quale sarà quello che avrai “amato” di più dei due? Il primo? Io credo di sì…”.

    Sicuramente il secondo (corrente), ed il perché di questa mia affermazione te lo sei già detto da solo in quello che hai scritto. Hai utilizzato una parola che è la chiave di volta, che fa la differenza: maturazione.
    Non c’è paragone tra il grado di maturità con il quale ho affrontato il penultimo e quello con cui sto affrontando questo.
    E meno male che amori differenti si vivono in modo differente, perché vuol dire che si è cambiati.
    Quindi il termine “amato” lo possiamo liberare dalle virgolette, perché ho amato e ora Amo

  • 1289
    M. -

    Credo che anche tu, Golem, abbia vissuto i tuoi amori in maniera differente. Qualche amore in stile Moccia ed altri con più maturità.
    Anche tu avrai acquisito negli anni più consapevolezza di te stesso e avrai riversato questo lato nei tuoi rapporti.
    In fin dei conti che male c’è a vedere le cose per quello che sono realmente?

    La mia prosa risulta seducente?
    Mi spiace, soprattutto se seduco un uomo 🙂

    Comunque ho sempre preferito Eraclito ad Antistene e Diogene di Sinope.
    Nel πάντα ῥεῖ mi ci ritrovo di più.

    Ciao!

  • 1290
    M. -

    “M. Chi afferma che un vero amore non finisce non é un abitudinario. Ma solo uno che sa quello che vuole. Ed é sicuro di sé e dei propri sentimenti. Semplice!”

    I cavalli buoni si vedono a fine corsa, non nel mentre.

    “Si danno certezze, io sarò sempre il tuo compagno, a meno che tu non voglia essere più la mia compagna. Ma io la mia certezza te la do”

    Mi piace molto la frase: «Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza».
    Forse si sbagliava Lorenzo De’ Medici a pensarla così, però……..

    Ciao Giampaolo!
    La canzone che hai indicato è molto bella, e contiene molti se, molte ipotesi.

  • 1291
    la verità fa male -

    Maria Grazia, concordo con il post da te riportato di Cox2. Tuttavia, mi pare di capire che ne diamo lettura un po’ diversa.

    Cox2 scrive: “Il concetto di famiglia, e con esso quello di monogamia che è subentrato nel corso della nostra evoluzione, che in quest’epoca viene sempre più demonizzato e bistrattato, è frutto di una scelta razionale, più che istintiva, da fare tra persone mature e consapevoli. Ci siamo dimenticati di tutto questo: ci si sposa più per convenzione sociale, per ottenere uno status, che per reale presa di coscienza. Così il matrimonio, anziché essere habitat di scambio, confronto e condivisione, diventa gabbia, da cui alla fine si vuole solo scappare…..”.

    Non dice affatto che le persone non si dovrebbero sposare, ma che (OGGI) si sposano con sempre meno consapevolezza (di sé, dell’altro e di ciò che si sta/stava facendo), cosa che si può riscontrare, ampiamente, in ogni altro ambito della vita. Ergo: il matrimonio DIVIENE una gabbia. Ma come il resto, eh. E non diviene una gabbia, guarda caso, in chi ha un matrimonio soddisfacente (e le premesse, perché ciò accada, sono appunto la maturità, la consapevolezza, di conseguenza la consapevolezza dei PROPRI sentimenti e di ciò che si sta facendo: si sta facendo, si spera, ciò che SI DESIDERA, che ci dà FELICITA’, gioia, godimento, realizzazione).

    La gabbia, insomma, Maria Grazia, SIAMO NOI, in caso. Ce la creiamo noi. E non è *insita* NEL matrimonio in sé. Tanto è vero che la profondissima insoddisfazione, diffusa, vale per tutti gli “incasinati” di questa terra: single, conviventi, semiconviventi eccetera.

    Riguardo al “cambiamento” di cui tu parli. Ora, siccome tu sei l’AVANGUARDIA da quando, presumo, avevi cinque anni, non puoi pretendere che gli altri si adeguino, così, al volo, dopo secoli, come sai fare tu : )

    Quindi, tolta te, ti dico: il “cambiamento”? Ma quale, ma dove? Torno al discorso della pubblicità: si sono CREATI AD ARTE, desideri impossibili, finti, irrealistici, “lontani”, che nulla hanno a che fare con gli esseri “umani”, CONDANNANDOLI alla perenne insoddisfazone e INFELICITA’. Arrivo a dirti anche a una infelicità “costruita”, inesistente, ma tuttavia, alla fine, esistente eccome. Esempi? Un bambino, buttato alla TV e ai videogiochi, rincoglionito, “incantato”. Prendilo, e portalo fuori o in gita: e vedi che è UN ALTRO. E gli torna subito IL SORRISO. Si RIANIMA. Come se prima fosse morto e ora vivo.

  • 1292
    Giampaolo -

    Caro M, la famosa frase di De Medici piace anche a me.
    Ed ho imparato ad applicarla nella vita.
    Ma oltre a vivere il presente, soprattutto perché, caro M, si può morire anche domani, ho imparato a dare certezze. Se ti dico che domani alle otto ti passo a prendere in macchina, cascasse il mondo li faccio.
    Poi se capita un evento imponderabile che mi impedisce di farlo non dipende da me.
    I cavalli buoni si vedono a fine corsa? Si vero. Lo dico sempre ad ogni inizio del campionato di calcio.
    Infatti caro amico, come ho già scritto, non ho mai detto che sarei arrivato a fine corsa. Una sola volta nella vita. Ma avevo un cuore imbattibile e correva soli per una persona.
    Le ipotesi si fanno quando non si conoscono le questioni. E allora si ipotizza che sia andata o che possa andare in un certo modo.
    La canzone che ti ho citato non su basa su ipotesi. Quelle le hai volute vedere tu.
    Buona giornata.

  • 1293
    Golem -

    Buongiorno a Tutti.
    Ciao M. Nel “panta rei” ci ritroviamo tutti, volenti o nolenti, la differenza la fa solo la visuale nella quale ci si ritrova soggettivamente. Ma contrariamente a quello che appare, non è il tempo a passare, ma noi, amori compresi.
    Basta vedere la modesta (in termini numerici) platea di partecipanti a questo forum, quante variegate opinioni esprime rispetto al medesimo episodio.
    Wilde ha creato e citato migliaia aforismi, mai banali, spesso in contrasto tra loro ma non credo che li abbia applicati alla lettera alla sua way of life. La sua vita è l’esempio della creatività artistica, non della coerenza, e a noi piace per questo, perchè ha vissuto sotto la spinta delle emozioni e della sua sensibilità, che lo ha portato ad esserne vittima, per l’intensità dei piacere e dei dolori che ha provato, che venivano amplificati dal suo genio artistico, appunto. Non era un cinico, gli sarebbe piaciuto poterlo essere in certi momenti, questo sì, ma non c’è mai riuscito. E la dimostrazione è la qualità e l’intensità delle sue opere. Il cinico lo è costituzionalmente non si accorge neanche della differenza, e lui non aveva quella costituzione, come mi pare non l’abbia tu, che con le tue dichiarazioni appari più epicureo: ti accontenti e godi di quello che viene ( letto sempre nella accezione originale).

    Caro M. non so se ho vissuto amori alla Moccia, che conosco appena per motivi generazionali, ho vissuto tragedie certamente, una sicuramente. Ho conosciuto anche stronze, una sicuramente, e il passare degli anni mi ha attenuato la spinta idealistica verso la manifestazione amorosa, riconoscendo in questa l’ormai stracitata spinta fisiologica di cui spesso parlo. Ma un bel giorno, serenamente rassegnato ad accontentarmi di quanto la vita mi offriva, ebbi la fortuna di incontrare la donna che ano da oltre vent’anni, e in lei ho visto finalmente la “mia” immagine riflessa nella maniera che mi piaceva. Quella è stata per me la maturazione di cui parli: aver trovato la famosa anima gemella. Mi sono reso conto solo con lei di quanto certe emozioni siano funzionali solo ad uno scopo, che con l’amore vero hanno poco o nulla a che vedere, ma che vengono chiamate amore per le sovrastrutture morali che nei secoli ne hanno deciso la collocazione etica.
    Trovo difficile spiegare compiutamente la differenza, non essendo possibile trasmettere comprensibilmente tutte le sensazioni che mi hanno portato a questa conclusione, e l’esempio più vicino >>>

  • 1294
    Golem -

    >>> è quello del cieco e dei colori. Da cieco, quale ero mio malgrado, se mi avessero parlato dell’arcobaleno avrei risposto che non esiste, perchè per me esisteva solo il nero. Lo so è difficile e incompleta come spiegazione, ma il senso è quello.

  • 1295
    la verità fa male -

    Maria Grazia, ancora. Poi ora ti posso spostare il tutto su un piano CONCRETO: quante volte pensi che un essere umano, in una vita media di settanta anni, possa COSTRUIRSI una vita? Che significa un tetto sulla testa, una famiglia (se la desidera: come la maggioranza la desidera, e finiamola, per cortesia, con ‘sta storia che la donna vuole il tetto sulla testa, il matrimonio, il bambino, le garanzie, e l’uomo invece no… Dai, su…). Quante? Dieci, dodici, quante?

    Insieme a ciò, in parallelo, si è distrutta una INTERA ECONOMIA. Sfugge questo?

    Quanti lavori crediamo che una persona possa svolgere in vita sua? Io a quaranta, di miei, ne ho contati cinquanta. E ora sono FINITA, distrutta. E lo dico con una certa “serenità”, diciamo. I ventenni, tantissimi, si sentono distrutti, finiti, ORA.
    Hanno l’esaurimento nervoso a venti anni. Io ho iniziato a sentirmi, essere, esaurita, a quaranta.

    Rossana, ti ringrazio tantissimo. All’inizio la tua risposta era molto soddisfacente per me. Dopo invece, trattandosi di cose molto complesse, mi sono ripersa (sono anche molto stanca mentalmente, questo va detto ed è un limite tutto mio, vorrei precisare) e ora sono più confusa.

    Provo allora a tornarci un attimo. Uno o una che ha un trauma incurabile, come lo manifesta? Posso dire, per esempio, che inizio a vedere come se avesse PIU’ PERSONALITA’. Cambia continuamente IDEA, obiettivo, umore, sentimenti…?

    Oppure viaggia tipo a “compartimenti stagni”. E’ come se, in base alla situazione, all’ambiente, sotto un apperente “adattarsi”, diviene completamente diverso: perciò se è al lavoro diventa uno squalo… Se è con gli amici fa il divertente e il “calmo” e sicuro di sé… Se è con la moglie e i figli (o col marito) è ipocrita e si tiene tutto dentro… Non riconosce le SUE emozioni più profondi, i SUOI desideri più profondi, e inizia, talora, segretamente, a domandarsi: ma chi sono? Cosa sto facendo? E poi, poiché è pressato dalla vita e dagli eventi, questo dura poco… E rientra, sempre più, in RUOLI: sa che cosa gli viene chiesto, ed ESEGUE. Ma chi gli sta VERAMENTE accanto capisce che NON C’E’…

    Che c’è qualcosa che non va… Che è come se non ci fosse, come se fosse lì, ma fosse altrove.

    Giampaolo, tutta la mia comprensione.
    Che delirio, ragazzi… Non esistono “valori vecchi” e “valori nuovi”. Esistono (esistevano…) i valori universali.

    Che oggi si chiamano: egoismo, opportunismo, individualismo, competizione, ipocrisia, per dirne alcuni.

  • 1296
    rossana -

    M.,
    mi ha fatto piacere leggere cosa pensi di Wilde, che condivido.

    e per ora mi fermo qui…

  • 1297
    Giampaolo -

    Verita
    Un bacio per i tuoi post 1291 e 1295.
    Ma sei vera?
    Dove sei che vengo a cercarti ?
    Smack!

  • 1298
    M. -

    Buongiorno a tutti!
    Giampaolo,
    “…ho imparato a dare certezze. Se ti dico che domani alle otto ti passo a prendere in macchina, cascasse il mondo li faccio”.
    Credo che tu ed io possiamo essere d’accordo nel notare che il peso di una promessa per un passaggio per l’indomani, ed il peso di una promessa che dipende, in minima parte, da noi, spalmata su una forbice temporale che vada un po’ più in là di un solo giorno, non siano paragonabili.

    Golem,
    “Ciao M. Nel “panta rei” ci ritroviamo tutti, volenti o nolenti, la differenza la fa solo la visuale nella quale ci si ritrova soggettivamente. Ma contrariamente a quello che appare, non è il tempo a passare, ma noi, amori compresi”.
    Ma perché l’amore è atemporale? L’amore è un qualcosa al di fuori dell’essere umano? Noi non facciamo parte del tempo? Se così fosse, allora sarebbe solo il tempo a passare, ma visto che così non è, il tempo si trascina tutto ciò che ne fa parte. Noi compresi.
    E’ come una scatola, e la si riempie come meglio si crede.

    “Non era un cinico, gli sarebbe piaciuto poterlo essere in certi momenti, questo sì, ma non c’è mai riuscito”.
    Oscar Wilde è stato cinico, è stato un non-cinico, ed è stato tante altre cose, volutamente in contrasto tra di loro.
    Questo contrasto era consapevole, voluto. Il paradosso non era casuale.
    Oscar Wilde sapeva benissimo chi era e cosa voleva essere. Ed anche lui,ha fatto del piacere oggetto di ricerca personale. Come Epicuro. Il piacere come aspirazione di vita, come ricerca continua.
    Che male c’è?
    Che male c’è a concentrarsi su se stessi, a fare di se stessi degli uomini pieni, appagati? Forse troppa indipendenza destabilizza l’altro/a perché non consente dei punti di manipolazione, non consente di creare dipendenze profonde. Non consente ad altri il pieno controllo su di te, nega l’appartenenza.
    Tu dici di essere stato un cieco che ha acquistato la vista grazie ad una donna.
    Lo stesso per me.
    Era cieco, ed ho acquistato la vista grazie, prima di tutto al percorso che ho fatto su di me, e poi grazie ad una donna.
    Mai come in questo periodo sento di appartenere a me stesso. Non ho mai avuto così tanto dominio su di me.
    Il dolore provato mi ha permesso di conoscermi profondamente, costringendomi a guardare lati della mia persona che prima non volevo vedere. Quando si raggiunge la consapevolezza che ci si può sempre ricostruire, allora si diventa più impegnativi per certi tipi di persone. Tipi di persone che, sinceramente, io non guardo nemmeno più.

  • 1299
    M. -

    Ciao Rossana,

    ho fatto cenno ad Oscar Wilde perché ne avevate parlato, e poi perché è uno dei miei scrittori preferiti.

    Cosa pensate di una persona che non fa promesse, e quindi che non si basa sulle parole?
    E’, forse, meno rassicurante?
    Perché si cerca una sicurezza nelle parole proiettate nel futuro, dimenticandosi i fatti concreti del presente?
    Fatti concreti VS promesse, quindi fatti che ancora non si sono concretizzati.
    Certezza dell’oggi VS possibilità del domani.

    Ciao a tutti

  • 1300
    la verità fa male -

    Giampaolo, ancora. Non ho dubbi che se tu dici a un amico domani vengo alle 8, tu l’indomani sei lì alle 8, salvo… Un terremoto. Sai che ti dicono gli amici (spero non i tuoi) oggi? Ti dicono, le rare volte con cui – ormai – ci hai a che fare: “non sentirti sola”, “non sei sola”, “ci vediamo”, “voglio vederti”. Ti salutano, e si fanno risentire, dopo tre mesi, o sei, e ti dicono, come niente fosse (tu avevi detto loro che appunto hai avuto un “terremoto”, ti è successo di tutto, e ti senti poco bene, diciamo… Eh?): “ehi ciao, come va? Che fai di bello?”. E non venitemi, please, a dire, che questa non è FOLLIA. Perché poi ci ritroviamo su Facebook, a tutte le ore, tutti i giorni, e facciamo pure finta di non conoscerci, eh? Su, l’ipocrisia, a certi livelli (come tutte le cose negative: a certi livelli) è sintomo (grave) di “malattia”. Abbiamo tutti i “mezzi” per essere in “contatto”, e invece CI EVITIAMO. E RITNORNIAMO, ben contenti, in CONTATTO, se gli altri vedono che ti è capitato un qualche “successo”. Ti sei sposato? Ti sei innamorato? Hai fatto i soldi? Hai vinto un premio? Hai accettato “sfide” degne di questo nome? Sei salito in cima al monte a cogliere la stella alpina? Sei stato in Africa ad accarezzare il “feroce” (addomesticato…) leone? Hai realizzato opere artistiche e ci hai fatto la mostra? Hai avuto il bellissimo bambino che io non ho avuto? Sei guarito dal cancro dopo due anni che non ti ho chiesto manco come stai? Bene. Allora, amico mio, posso considerarti ORA un amico. E allora sì, ORA posso chiederti “come stai”. E verificato che tu effettivamente hai accarezzato il feroce leone, hai fatto soldi a palate, stai con una “supergnoccaspaziale”, allora sì, forse possiamo andare a prenderci… “L’aperitivo”. Forse ci scapperà pure un bel weekend, perché l’amico ora ha la villa, la terza, in non so quale costa e mi ha “invitato” (e bisognerà pur che io, ORA, appuri se è proprio “vero”, l’invito, e se lui è proprio un “amico”, eh… Sennò… Che bel pezzo di merda, LUI, che era…). Vogliamo continuare così? Benissimo. Perciò, dell’ipocrisia, quando nel letto, solo, ci sarà quello che non ha chiamato l’amico col cancro, quello che se n’è fregato quando TU avevi perso il lavoro, TU avevi perso un figlio giovane, TU avevi un genitore con una malattia devastante, che cosa ci farà, l’ipocrita? Se la porta con sé sul letto d’ospedale, se l’accarezza, che ci fa? E allora sì che l’unica certezza – da vivi – è la morte. Però, son soddisfazioni.

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