Ho deciso di rinunciare ad avere figli
Riferimento alla lettera:
Ho 41 anni e finora ho solo collezionato delusioni su delusioni. Ho anche convissuto per 3 anni con un uomo col quale non ci siamo più capiti ad un certo punto. Adesso vivo sola perchè non ho più i genitori. Dopo l'ultima delusione ho capito che probabilmente sbagliavo partner perchè...
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Data di pubblicazione: 17 Luglio 2014
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Categorie: - Me Stesso
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“e comunque se hai letto bene il mio commento non ho fatto riferimento SOLO a cose materiali”, è ero, c’è un ANCHE, ma non sposta il problema.
“Ma è indubbio che un bambino che nasce in una condizione drammaticamente svantaggiata ( come in questo caso un bambino africano ), non potrà mai avere quelle possibilità e quella giustizia sociale che ogni ragazzino si merita per sviluppare al meglio la propria identità e personalità”.
E quindi che facciamo? Sterminiamo 3/4 di Africa, l’India e tutti quei paesi in cui i bambini non hanno la nostra stessa giustizia sociale?
Se così fosse milioni di bambini ora non esisterebbero.
Mi spiace, ma il PIL non può essere l’unità di misura del diritto alla vita. Buona giornata
“Se “so” (o sono convinto di sapere) come funziona un certo meccanismo, posso persino tentare di “aggiustarlo” se vedo che comincia a perdere colpi. Ma anche accettare che si rompa del tutto e farmene una ragione, sapendo il perché ha smesso di funzionare.”
concordo pienamente golem. capire perchè alcuni uomini mi hanno abbandonata e non sono riusciti ad amarmi, non è certo servito a farli ritornare, ma è servito se non altro A ME STESSA per soffrire di meno e riuscire a elaborare il tutto.
Golem,
“il motivo che mi ha spinto e’ esattamente quello che lamenti tu in merito all’effetto dei miei ragionamenti: il bisogno di NON soffrire per certe ” cose “.” – di questo sono consapevole e, pertanto, ora che mi sembra di aver ritrovato intatte le mie personali “linee guida”, farò del mio meglio per evitare di prenderti troppo sul serio.
un abbraccio.
“E quindi che facciamo? Sterminiamo 3/4 di Africa, l’India e tutti quei paesi in cui i bambini non hanno la nostra stessa giustizia sociale?”
certamente no! ma magari si evita di AGGRAVARE IL PROBLEMA facendo 10 figli per famiglia ! non sei d’ accordo ? ….
“il PIL non può essere l’unità di misura del diritto alla vita”
infatti NON E’ IL PIL a stabilire se un bambino debba nascere o no, ma le specifiche condizioni in cui si trovano a vivere i suoi genitori biologici. per poter allevare dei figli ci si deve trovare in una situazione stabile e serena, e non è solo una questione di soldi… per esempio si può essere ricchissimi, ma magari non in una situazione tale che permette di seguire i bambini in modo adeguato ( come nel caso di una carriera itinerante ).
M. I bambini non vogliono solo essere VIVI, ma vogliono anche ESSERE FELICI E SERENI. Loro non sono come noi adulti e non possono riconoscere il valore della vita A PRESCINDERE DA TUTTO. A loro non importa niente del principio secondo il quale “bisogna nascere per forza”.
Golem. Purtroppo ancora non ho capito perché il mio rapporto ha smesso di funzionare. Onestamente non ho ancora neanche capito quando.
Le chiacchierate qui si mi sono molto utili. Perché sono occasioni di confronto con persone sicuramente molto intelligenti. Anche se con opinioni diverse.
Certo é che dopo la mia vicenda e dopo questi anni passati a confrontarmi, non solo qui, ma nella quotidiana realtà, anche se fondamentalmente desidererei una vita in coppia, me ne sto giorno per giorno allontanando. Troppe situazioni negative e complicate mi sembra gli ruotino attorno.
Per ora sono solo impressioni.
M.,
“Se mettiamo sul piatto della bilancia diritti assoluti altrui e volontà propria, dobbiamo vedere la bilancia pendere di più per questi ultimi.”
In linea di principio hai ragione ma la vita reale di rado ha la possibilità di basarsi sulla teoria. Nel controllo delle nascite vanno sprecati elementi vitali ai quali non si concede la stessa dignità di un embrione per il solo fatto che viene loro negata, a priori, la possibilità di unirsi per dare origine a un essere umano in formazione. Per me anche questo è mettere in atto la propria volontà a scapito del diritto alla vita altrui. Le scelte di principio dovrebbero essere lineari.
Se, poi, in questo controllo qualcosa va storto, potendolo ora evitare, non mi sembra giusto che si debba essere costretti, contro la propria volontà, a sconvolgere in molti casi aspettative di vita oppure equilibri di coppia per sottoporsi a leggi di natura e salvaguardare un diritto assoluto “in divenire” a scapito di chi già è pienamente soggetto di diritti. Quando la vita di un altro mette in serio e quasi certo pericolo la nostra, soprattutto in termini emotivi, non è giustificabile l’autodifesa?
Da una brevissima escursione in rete ho appreso che si parla di diritti NATURALI dell’uomo fin dal 2050 a.C. (re di Ur). Ho preso in considerazione dalla Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (1948) soltanto i quattro principali non-derogabili, che sono: il diritto alla vita, il diritto alla libertà dalla schiavitù, il diritto alla libertà dalla tortura e il diritto all’impossibilità della retroattività dell’azione penale.
A distanza di circa quattro millenni il genere umano, che affronta viaggi spaziali sempre più impegnativi, ancora non è stato in grado di garantirli tutti e quattro a gran parte degli abitanti della terra. Se questo non è stato possibile a stati e comunità, che si sono avvalsi talvolta anche della pena di morte, nell’intento di farli rispettare il più possibile, è difficile che si possa pretendere qualcosa di affine dal singolo, nell’ambito della sua ben più complessa sfera privata. O, forse, proprio da questa incapacità individuale, basata su istanze più o meno condivisibili di autodeterminazione, le varie falle EGOISTICHE s’estendono a macchia di leopardo all’intera umanità…
segue post per M.
A mio avviso, se ci si forma un’opinione, il più delle volte lo si fa non in base al ragionare ma al sentire, che si avvale di esperienze, consce o inconsce, molto più che di astrazioni mentali. A parte i coinvolgimenti religiosi, spesso superficiali, ognuno è un mondo a sé, più o meno consapevole delle proprie capacità e possibilità, che si deve destreggiare con le condizioni esistenziali in cui si trova o si è venuto a trovare. Ci sono donne che hanno avuto la vita rovinata dalla nascita di un figlio, da crescersi sia da sole che in coppia, e donne che hanno rimpianto tutta la vita un aborto, attuato a seguito di pressioni contrarie al loro volere. A seguito di separazioni, per l’uomo è di solito abbastanza facile “rifarsi una vita di coppia” mentre questo è parecchio più difficile per una donna con figli al seguito.
In passato, nei primi 15/20 anni di fertilità, schiave o regine raramente potevano evitare di mettere al mondo una media di 7-8 figli, per poi morire, ancora giovani, di parto o sfiancate dalle troppe gravidanze. Anche oggi il peso materiale della gestazione, del parto e della crescita di un figlio per un tempo minimo di una quindicina d‘anni gravano spesso quasi esclusivamente sulla donna. In queste condizioni di fatto, mi sembra che chi è coinvolto in prima persona debba valutare, più e meglio di altri, sia la sua coscienza che, come affermava Pavese, “la portata del [proprio] ponte” (se si ritiene possa consentire il transito di dieci quintali, si avranno tutti motivi per ritenere che difficilmente potrà reggerne una trentina senza crollare). Facile ragionare, al riparo da quasi tutto quello che può interessare la formazione e la nascita di un figlio!
Personalmente non sono né pro né contro l’aborto: la decisione finale deve ter conto di tutti gli elementi al contorno ma soprattutto della volontà e capacità d’amare di almeno uno dei genitori, attitudini secondo me INDISPENSABILI per lo meno nei primi 3-5 anni di vita di un figlio. Se si è in grado di offrirgli amore vero e profondo, niente d’importante gli mancherà. In assenza di questo, invece, ritengo che il più delle volte sarebbe preferibile non nascere affatto.
buona serata!
Ciao MG. La consapevolezza. Farà sognare meno ma serve a NON PRENDERSI IN GIRO.
Un salutone.
“In passato, nei primi 15/20 anni di fertilità, schiave o regine raramente potevano evitare di mettere al mondo una media di 7-8 figli, per poi morire, ancora giovani, di parto o sfiancate dalle troppe gravidanze. Anche oggi il peso materiale della gestazione, del parto e della crescita di un figlio per un tempo minimo di una quindicina d‘anni gravano spesso quasi esclusivamente sulla donna. In queste condizioni di fatto, mi sembra che chi è coinvolto in prima persona debba valutare, più e meglio di altri, sia la sua coscienza che, come affermava Pavese, “la portata del [proprio] ponte” (se si ritiene possa consentire il transito di dieci quintali, si avranno tutti motivi per ritenere che difficilmente potrà reggerne una trentina senza crollare). Facile ragionare, al riparo da quasi tutto quello che può interessare la formazione e la nascita di un figlio!”
ottime considerazioni rossana ! non resta molto altro da aggiungere.
Due anni fa sono stato in Kenya.
Sapevo di non andare nel paese più ricco del mondo, ma non mi sarei mai immaginato di vedere bambini vivere nudi ed avere come riparo, non in una capanna, ma dentro buche scavate nella terra.
Quando sono andato a trovarli non avevo vestiti, penne e quaderni con me, ma soltanto delle caramelle, per me, nei pantaloni.
Ebbene, ci sono tre cose che non dimenticherò mai:
1. la povertà di quelle persone
2. gli occhi pieni di meraviglia ed incredulità della bambina alla quale ho dato le mie caramelle
3. Il sorriso gigantesco di quei bambini quando correvano dietro al nostro pulmino per salutarci.
Povertà assoluta e sorrisi mai visti stampati sui volti di bambini nati in una situazione “tranquilla”.
Era meglio non farli nascere perché poveri tra i poveri?
Ci sono stati e ci sono persone gigantesche che operano in contesti dove ci sono bambini orfani, abbandonati e poveri.
Questi bambini non hanno nulla rispetto a quello che hanno i nostri figli. Non dovevano nascere?
“la decisione finale deve ter conto di tutti gli elementi al contorno ma soprattutto della volontà e capacità d’amare di almeno uno dei genitori”, quindi volontà e capacità per piegare il diritto alla vita.
Volevo sapere questo. Disponibilità, in base alla propria volontà, di diritti che dovrebbero essere indisponibili, ma che non è più così.
Infatti non mi sorprende quello che sta succedendo con le eterologhe; questo gioco a fare Madre Natura.
E un feto portatore di qualche malattia, ha diritto a nascere?
I malati hanno diritto a nascere? O spetta solo ai sani?
Il grandissimo Giovanni Reale parla della necessità assoluta di recuperare il valore della morte per ridare alla vita il significato che le spetta.
Non ha torto, perché se utilizziamo la VOLONTÀ personale come criterio decisionale, allora non ci saranno più paletti etici, morali, naturali.
Una cosa così non sarà a costo zero, ma a questo arriveremo. Nietzsche parlava della Morte di Dio.
Un uomo può procedere senza DIO (non necessariamente quello religioso, ma inteso come paletti insuperabili), ma bisogna essere eccellenti navigatori per andare in mare aperto. Bisogna essere SUPERUOMINI. Avrai già sentito questo termini e che cosa ha comportato.
“Facile ragionare, al riparo da quasi tutto quello che può interessare la formazione e la nascita di un figlio!”
Io non sono a riparo né dalla responsabilità che deriva dalla nascita di mia figlia, né dalla responsabilità della sua formazione.
Se ammettiamo che la condizione economica e personale possano essere delle giustificazioni a far soccombere una vita, perché non inseriamo altri criteri?
Perché non ammettiamo che anche la malattia può essere motivo sufficiente per l’aborto?
Perché non lasciamo andare tutti quei futuri bambini portatori di malattie pesanti e dispendiose per tutta la sanità nazionale?
Oppure perché non scegliamo una tipologia fisica, un gusto estetico, e facciamo nascere i bambini che rispettano certi canoni estetici?
Perché alcune volontà devono essere seguite ad altre no?
Perché la volontà di chi non vuole diventare genitore deve essere rispettata e la volontà di chi vuole un figlio “su misura” no?
Se è la volontà personale la chiave di tutto, se non ci sono cose davanti alla quale facciamo un passo indietro, allora tutte le volontà meritano di essere rispettate.
O no?
“E un feto portatore di qualche malattia, ha diritto a nascere?
I malati hanno diritto a nascere? O spetta solo ai sani?”
domanda interessante quanto “difficile”. ma io ti risponderò M. senza tirarmi indietro. Ebbene, la mia risposta E’ NO. è preferibile che i feti portatori di malattie e di malformazioni vengano eliminati, perchè ne nascerebbero bambini condannati a un’ esistenza infelice. farli nascere sarebbe un atto sconsiderato, direi CRIMINALE, nei loro confronti. ogni bambino ha il diritto di sentirsi COME GLI ALTRI, e di crescere facendo una vita normale. La vedo così.
“se utilizziamo la VOLONTÀ personale come criterio decisionale, allora non ci saranno più paletti etici, morali, naturali.
Una cosa così non sarà a costo zero, ma a questo arriveremo. Nietzsche parlava della Morte di Dio.
Un uomo può procedere senza DIO (non necessariamente quello religioso, ma inteso come paletti insuperabili), ma bisogna essere eccellenti navigatori per andare in mare aperto. Bisogna essere SUPERUOMINI. Avrai già sentito questo termini e che cosa ha comportato.”
si certo ! vai a raccontare tutte queste belle cose a un bambino nato con la faccia da elefante, o da mostro. e che per questo è condannato a un’ esistenza atroce !
“Io non sono a riparo né dalla responsabilità che deriva dalla nascita di mia figlia, né dalla responsabilità della sua formazione.”
non vuol dir niente ! tu M. NON SEI UNA DONNA ! non devi portare tuo figlio in grembo per nove mesi prima che nasca, non devi sostenere il travaglio del parto, non devi allattare, non devi assentarti dal lavoro per dedicarti al nascituro, non devi superare la depressione post parto, non devi far uscire qualcosa grande come un cocomero da una “fessurina”. TU NON PUOI CAPIRE COSA PROVA UNA DONNA INCINTA ( O MESTRUATA ), COSI’ COME NOI DONNE NON POTREMO MAI CAPIRE – PER ESEMPIO – IL BISOGNO COSI’ FREQUENTE DEGLI UOMINI DI COPULARE. non puoi fare un paragone equo tra la situazione di un padre e quella di una madre !
“Oppure perché non scegliamo una tipologia fisica, un gusto estetico, e facciamo nascere i bambini che rispettano certi canoni estetici?”
ETICAMENTE questo sarebbe sbagliato. MA A LIVELLO PRATICO, far nascere solo figli fisicamente belli eviterebbe ai nascituri tante future quanto inutili sofferenze. la società premia i belli e punisce i brutti, come se essere belli fossero un merito ed essere brutti una colpa. e tante persone intelligenti e sensibili vengono trattate ingiustamente solo perchè non belle, magari arrivando addirittura a suicidarsi per le rinunce subìte in campo sociale o affettivo.
“TU NON PUOI CAPIRE COSA PROVA UNA DONNA INCINTA…” nemmeno tu puoi capire non avendolo provato, ma sta di fatto che una volta nato, il figlio sia di tutti e due i genitori, e certo che posso capire cosa significa essere genitori. E comunque non è l’uomo che ha stabilito chi deve partorire, e se il problema è il dolore, esistono rimedi.
Quindi, i malati ed i brutti, fuori dalle balle.
Allora, se tanto mi dà tanto, i malati di sindrome di down, sindrome che non permette di vivere una vita uguale a chi quella sindrome non ce l’ha, non meriterebbero di vivere. Meglio che non vengano al mondo, e non importa se non esiste nessun diritto a non nascere se non sani .
Poi…i brutti.
Che tipo di “razza bella” vogliamo creare per capire chi merita di vivere e chi può essere lasciato perdere?
Riproponiamo gli alti biondi ed occhi azzurri, oppure, visto che siamo mediterranei, li facciamo mori con gli occhi verdi? E visto che l’altezza è mezza bellezza a che livello arriviamo? Per esempio, possiamo stabilire che tutti quelli inferiori a 180 cm possono benissimo morire.
Facciamo un gioco: stabiliamo dei criteri precisi, visto che l’aborto è una tecnica scientifica, e le tecniche scientifiche operano con regole rigidissime e precise.
Visto che la volontà personale può predominare il diritto alla vita, è visto che di fronte ad una volontà senza paletti, l’etica non esiste più perché non avrebbe senso, costruiamo una società modellata sulla volontà.
Iniziamo a stabilire che cosa è bello e che cosa no, tenendo con che A LIVELLO PRATICO, per esempio, una persona con un brutto naso rischia di suicidarsi perché il suo compagno di banco lo ha chiamato nasone.
Riporto qui due pensieri di due uomini differenti, anzi, opposti per credenze religiose. Sono l’uno un cattolico e l’altro un laico.
Norberto Bobbio:
Dice Stuart Mill: “Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano”. Adesso le femministe dicono: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l’aborto. L’individuo è uno, singolo. Nel caso dell’aborto c’è un “altro” nel corpo della donna. Il suicidio dispone della sua singola vita. Con l’aborto dispone di una vita altrui. Quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido, in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”? E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.
Papa Francesco:
“non per un discorso di fede – no, no – ma di ragione, per un discorso di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. La credibilità di un sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e inviolabile»
discorsi vuoti caro M. .. farneticazioni maschiliste e inoppportune, non sostenute da argomentazioni concrete. Ma procediamo per ordine:
“non è l’uomo che ha stabilito chi deve partorire, e se il problema è il dolore, esistono rimedi.”
e che centra ! resta il fatto che , come ha detto anche rossana , la donna è la principale portatrice del peso della gravidanza, per cui spetta a lei maggior potere decisionale a riguardo.
“Allora, se tanto mi dà tanto, i malati di sindrome di down, sindrome che non permette di vivere una vita uguale a chi quella sindrome non ce l’ha, non meriterebbero di vivere”
MERITANO DI VIVERE ESSENDO FELICI E SERENI.è diverso ! e non si può essere felici se si vive una vita “mutilata” da gravi malformazioni e malattie.
“costruiamo una società modellata sulla volontà.”
sarebbe anche ora ! dopo tutte le stronzate ideologiche e religiose dei secoli passati, e che hanno solo reso infelici le persone !!
“una persona con un brutto naso rischia di suicidarsi perché il suo compagno di banco lo ha chiamato nasone.”
La persona con un brutto naso o con altri difetti fisici non è infelice perchè il compagnuccio di banco o l’ amichetto di giochi gli dà del nasone/a. E’ infelice perchè, una volta adulta, questa persona avrà molte difficoltà nelle relazioni interpersonali, e probabilmente anche nella sfera lavorativa ( sono sempre di più i lavori per cui si richiede una bella presenza ). sono queste le motivazioni che portano molte persone sensibili a suicidarsi, non le cazzate che dici tu !
“Norberto Bobbio:
Dice Stuart Mill: “Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano”. Adesso le femministe dicono: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l’aborto. L’individuo è uno, singolo. Nel caso dell’aborto c’è un “altro” nel corpo della donna. Il suicidio dispone della sua singola vita. Con l’aborto dispone di una vita altrui. Quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido, in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”? E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.”
eliminare una cellula di pochi giorni o settimane, o recidere un feto, non equivale a uccidere qualcuno. ma se anche fosse, se l’ aborto serve a risparmiare a qualcuno un’ esistenza infelice, è giusto che venga applicato !
“Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra.”
un bel discorso, però fine a se stesso. NELLA REALTA’ ci sono vite degne di essere vissute, ed altre che non dovrebbero nemmeno cominciare, data la grande sofferenza che causano ai loro protagonisti, a chi quelle vite si trova SUO MALGRADO a viverle.
Giampaolo, in ogni caso una ragione c’è. Non esiste un solo evento al mondo che non sia legato ad un motivo, e il fatto che non si sia in grado di capirne le cause non deve indurci a pensare che quel “mistero” dipenda solo dagli altri, poiché un fenomeno, di qualunque natura esso sia, ha sempre una ragione di fondo perché sia accaduto. Sono gli strumenti a nostra disposizione per leggere certi eventi che a volte mancano, compresi quelli che riguardano la lettura di noi stessi.
In ogni caso, sono certo, anzi, è EVIDENTE che tua moglie -anche non razionalmente, o consciamente- ha trovato più “conveniente per il suo benessere” fare quello che ha fatto, e sarebbe persino facile da dimostrare, anche senza ascoltare le sue ragioni. Cosa che credo di averti già detto. Ciao.
Golem
Una ragione per fare qualsiasi cosa la trovano tutti. Anche su episodi violenti. Ognuno la propria ragione o giustificazione la trova sempre.
Domattina la tua moglie inglese si alza e se ne va. E dice: “mi sono stancata di parlare italiano con mio marito”. Oppure non te lo dice ma tu ti fai una ragione pensando che forse é stato il tuo continuo pensiero sulla questione del portoghese, che a lei magari infastidiva. O perché semplicemente si é stancata del modo in cui fate l’amore.
Faccio per dire ovviamente. Ma così é facile e ha senso fino a un certo punto.
Ti invito a leggere la discussione “aiutatemi a capire, non riesco ad accettare che sia finita cosi” É tremendamente uguale a tutte le altre.
Stesso copione, stesse parole, stesso…tutto.
Questa discussione, ovviamente, per ciò che riguarda i rapporti di coppia.
Le ragioni, già te lo scrissi una volta, avrei potuto tirarle fuori anche io, e lei cadere dalle nuvole.
Ma il concetto che voglio cercare di esprimerti é che quello che tu dici é un dato di fatto. E che le ragioni alla fine se le da anche colui che stupra una donna.
M.,
la disputa rissosa su questo tema era inevitabile. Quasi certamente sei da invidiare per la tua fede, alla quale nulla si può opporre.
Tieni presente, però, che:
– la Chiesa è coerente nel proibire sia la contraccezione che l’aborto mentre i cristiani di oggi (e molti altri nel primo Novecento) si attengono di solito soltanto al secondo divieto. Che dire, poi, della pena di morte, applicata a volte anche su innocenti, e delle guerre, a cui la religione in genere non cessa di contribuire? Non è anche questa la volontà del più forte sul diritto alla vita di chi è costretto a soccombere? Gli uomini, anche i migliori, non sono perfetti: sbagliano e, prima o poi, pagano quasi sempre per i loro errori, soprattutto se etici. I conflitti d’interesse da risolversi con maniere forti, sia collettivi che singoli, ci sono sempre stati e, purtroppo, mi sa che continueranno ad esserci.
– se i bambini in Kenya erano FELICI per una caramella, questo non significa che lo siano altrettanto i numerosi stuoli di piccoli abbandonati (alcuni in età di pre-asilo) in India o in Brasile. Anche a Rio, assediata da più di 600 favelas, si tocca dolorosamente la miseria con mano, e giovani donne molto belle accettano di unirsi a uomini stranieri anziani o socialmente impresentabili pur di aver un piatto di minestra assicurato. E’ dignità di vita quella? In passato, poi, i moltissimi neonati indesiderati erano buttati in dirupi oppure esposti alle intemperie e agli appetiti degli animali selvatici, così come alcuni, anche adesso, vengono soffocati subito dopo aver visto la luce. E’ preferibile tutto questo a scelte responsabili e consapevoli?
– sono i costumi a trascinare le leggi, quando le necessità di giustizia e di protezione diventano evidenti, e non il contrario. Secondo me, negli ultimi tre secoli l’uomo è passato dalla consapevolezza di dover difendere la fisicità a quella di prendere in considerazione anche la psichicità: non solo vivere ma anche vivere decentemente. E’ abbastanza recente la Dichiarazione d’Indipendenza Americana (1776) che prevede, oltre al diritto alla vita e alla libertà, anche “il diritto al perseguimento della felicità”, che suona francamente ridicolo, visti i risultati di questa aspirazione che si possono tuttora osservare nel mondo intero. Invece, a mio avviso, quelle tre piccole parole progressiste, anche solo come obiettivo da raggiungere, sono importanti quanto il diritto all’uguaglianza sancito dalla Rivoluzione francese (1789-1799). …
… Non basta prodigarsi a livello internazionale per scongiurare l’ancora altissima mortalità infantile, laddove questa ancora si verifica, adottare a distanza bambini bisognosi del terzo mondo oppure inviare piccoli oboli in caso di grandi calamità naturali. Il cambiamento di “ridurre la quota d’infelicità nel mondo”, compresa la nostra, può (e dovrebbe) partire da rimedi ad ERRORI che si è ora autorizzati legalmente a mettere in atto, senza correre più, su corpi di donne, i tremendi rischi del passato.
– eviterei di affiancare l’aborto alla fecondazione eterologa, anche se entrambi coinvolgono il diritto alla volontà di padroneggiare la vita, perché il primo pone rimedio a incidenti involontari mentre il secondo estende in modo opinabile l’egoismo umano.
– in occidente le condizioni generali non sono quelle dell’India o dell’Africa. Forse, il maggior benessere favorisce una maggior maturazione complessiva. In Brasile, ad esempio, continua la deforestazione dell’ultimo polmone verde del pianeta mentre nei Paesi più evoluti si valorizza sempre più la tendenza al ritorno di un equilibrio naturale, quasi totalmente distrutto dall’uomo nei millenni. Così potrebbe avvenire, in ambito di sempre minor ricorso all’aborto. Non verrà mai meno la distinzione fra la minoranza di persone mature e responsabili, in tutti i sensi, a qualsiasi latitudine, e la grande massa di uomini con intelligenza inferiore alla media, stimata da Odifreddi in circa la metà della popolazione mondiale. Vogliamo lasciare questi esseri umani totalmente in balia di se stessi o stretti nella morsa della religione?
– una mia teoria, suffragata da pensatori ben più preparati di me, vede come la luce di un faro da inseguire nel progresso umano, che pur procede a passo di gambero. Mi piace immaginare che l’umanità, guidata o meno da un essenza divina, avanzi, sia pure con esasperante lentezza, sulla via del bene. Si teme che a breve non ci sarà più né abbastanza acqua né abbastanza cibo per nutrire tutte le creature terrestri. Si sta già, umanamente, correndo ai ripari per preservare la vita collettiva sulla terra. Non potrebbe, forse, anche l’aborto contribuire a limitare per qualche decennio il numero delle nascite per tenere maggiormente sotto controllo l’esplosione esponenziale della popolazione mondiale, apparentemente votata a sempre maggiori difficoltà di sussistenza? …
… Già il maltusianesimo di fine 1700, dottrina economica fondata dal pastore inglese T. Malthus, mirava ad adattare la crescita demografica alle risorse economiche. Ebbe scarso successo pratico, anche se poi ripresa da altri studiosi negli anni 1930-1940…
– concludo la carrellata, che altro non è se non un punto di vista ampliato sul tema, restringendola sulla mia (decisiva) esperienza personale. Mio padre, cristiano convinto, aveva programmato serissimamente la nascita delle mie due sorelle (che avrebbe voluto maschi) alla distanza di 7-8 anni l’una dall’altra, rifacendosi proprio a Malthus, quasi certamente con il consenso del teologo amico. La mia venuta al mondo non era più desiderata ma dovette ugualmente essere accettata. Mia madre pianse parecchio durante questa sua ultima gravidanza, che purtroppo per lei, e forse anche per me, sfociò un’ennesima disprezzata femmina. Quel pianto si è esteso, e ancora si estende, come un’ombra sulla mia vita. Se anche non avessi saputo di essere giunta “in soprannumero” in un’economia di post-guerra, la tristezza e il senso di abbandono che in famiglia ha nutrito i miei primi 5-6 anni di vita non mi hanno lasciata mai. Ho dovuto “rinascere”, dolorosamente, all’età di circa trent’anni per poter affrontare e superare, almeno in parte, la voragine emotiva che mi portavo dentro.
Qualcuno ha affermato che “i principi non sono negoziabili” e così è giusto che sia. La vita vera, invece, richiede negoziazioni quasi continue, alle quali non ci si può sottrarre. Ognuno deve poter decidere per sé, assumendosi la responsabilità, soprattutto morale, delle proprie scelte, sia per se stessi che per il prossimo. Inoltre, sarebbe limitativo soffermarsi a immaginare soltanto la gioia degli inizi. Prima di mettere al mondo un figlio, non sarebbe male leggere l’opinione TREMENDA che Carlo Emilio Gadda ha espresso in alcuni libri sui purtroppo frequenti fallimenti materni (vedi “La cognizione del dolore”, romanzo a sfondo autobiografico incompiuto). Credo che poche cose siano peggiori per una madre del dover assistere, impotente, alla morte in vita del proprio figlio, in qualsiasi modo questa si stia realizzando, oppure del dover subire da lui una condanna. Meglio evitare di sbagliare prima che doversi rammaricare poi per il resto dei propri giorni per l’infelicità che si è contribuito a creare in ben due diversi canali nella propria stessa carne. Perché una madre, a questa, volente o nolente, non può fare a meno di contribuire…
… Non che i padri siano sempre assenti dalla scena (com’è stato il mio, persona irreprensibile, che non mi ha fatto mancare nulla di pratico, nei limiti generosi delle sue possibilità) ma sono tutt’altra cosa dalle madri! Gli uomini, a differenza delle donne, sono capacissimi di prendere le distanze dai figli che non corrispondono alle loro aspettative: se li lasciano alle spalle, spesso con grande facilità e senza eccessivi esami di coscienza né rimorsi…
In ultimo, faccio notare che il cosiddetto libero arbitrio ha, per me, una sua relativa validità sulle frange della coperta che costituisce una vita ma che le svolte che davvero incidono su di essa in profondità sono proprio quelle nelle quali non esiste vera e propria possibilità di scelta, spesso nemmeno quando questa è racchiusa nel cosiddetto “minore dei mali”. L’esistenza è condizionata da quanto non possiamo controllare, e fino a ieri l’altro, era difficilissimo poter decidere, serenamente, se diventare o meno genitori. A me questa “scelta obbligata” ha per certi versi cambiato la vita (per ben due volte), per fortuna non sempre soltanto in peggio…
Spesso, scrivendo qui, mi sento ridicola con tutti i miei “per me”, “a mio avviso”, “secondo me”, ecc… Non è infrequente che prima di dare il via alla pubblicazione ne cancelli qualcuno. E’ il mio modo (odiosamente ripetitivo) di non voler far de male, né convincere, né condizionare nessuno ma di mettere ben in chiaro che sto esprimendo semplicemente la mia visione, che non può essere che soggettiva.
buon pomeriggio!
—
Giampaolo,
comprendere le ragioni di un determinato evento o di una determinata scelta è di grande aiuto per elaborarne più facilmente eventuali ricadute negative ma, in questa analisi, è il più delle volte inutile cercare di giudicare moralmente le scelte altrui: tutti indistintamente (santi esclusi) mettono quasi sempre il proprio benessere prima di quello di altri, a volte persino dei figli, come fecero Sibilla Aleramo o, in tempi più recenti, Clara Agnelli, quando decisero, con alterne vicende, di vivere innanzitutto per se stesse.
inoltre, a mio avviso, qualsiasi scelta non è mai motivata da una ragione soltanto: esiste, sì, un motivo evidente preponderante ma è quasi sicuro che ce ne sono almeno un’altra mezza dozzina di nascosti o semipercepiti. il cuore e la ragione non si tagliano a fette come le mele! si finisce, quindi, per attribuirvi quello/i che meglio si adatta/no a darci quiete…
un abbraccio.
Si Giampaolo, ma quando una coppia si sfascia non è difficile comprendere che le cause stiano nel ” tipo” di relazione che si era creata e, per uno dei due almeno, degenerata. Poi, come succede a tutti, nel tempo si cambia, e se questi cambiamenti non sono condivisi dai due, si finisce per non “comunicare” più, con tutte le conseguenze che la mancanza di dialogo comporta. Cose di cui abbiamo già parlato più volte.
L’analisi di un fenomeno comporta la lettura dello stesso attraverso dati oggettivi, che spesso, quando ne siamo protagonisti più o meno attivi, tendiamo a valutare con scarsa oggettività, specie se l’episodio ci ” ha colti di sorpresa”, come nel tuo caso. Ma ripetendomi ti confermo che una cosa e’ chiara: se si decide di lasciare A per B e’ perché si ritiene che quest’ultimo ci fa o farà stare “MEGLIO” del primo, anche se B e’ se’ stessi, nel senso che a quel punto la logica che appare è” meglio soli che male accompagnati”. Più volte mi pare di aver intuito che le eventuali ragioni che può averti comunicato tua moglie tu NON le consideri plausibili, mentre lei evidentemente si. E qui non c’è una legge che dica cos’è giusto e cosa sia sbagliato.
Quindi e’ comprendere cosa è accaduto VERAMENTE che può aiutare a valutare il peso che chi è stato lasciato può aver avuto o meno in quella decisione. Credo che dovrebbe interessati anche questo. A me, in un caso come il tuo, interesserebbe per esempio.
Come dicevo in un post precedente e confermava MG, se questa analisi non può riportare indietro il “film” di quella storia, quantomeno può aiutare a capire dove è quando si è verificata la crepa che ha portato alla rottura. Giusto per imparare a muoversi in futuro evitando, per quanto possibile di fare eventuali errori e saper cogliere quegli elementi caratteristici dell’inizio di una crisi. Saluti.
scusami giampaolo ma non puoi paragonare uno stupratore che cerca delle giustificazioni a una moglie che ti lascia ! francamente penso anch’ io che se tua moglie se n’è andata è perchè ha avuto i SUOI motivi. motivi che senz’ altro tu non riesci a capire, O NON VUOI VEDERE, ma questa è la realtà. io ti reputo una persona intelligente, ma vedo che molte volte ti appigli a cose che non centrano nulla, cerchi di spaziare un pò ovunque e ti arrampichi palesemente sui vetri pur di sostenere un tuo concetto. Devi accettare giampaolo che per tua moglie probabilmente l’ amore ERA FINITO, o che c’erano cose che non accettava più. è inutile tirare in ballo la famosa incoerenza delle donne e la loro presunta pazzia. anch’ io potrei dire che il mio ex con cui sono stata cinque anni si è comportato in maniera totalmente folle lasciandomi all’ improvviso e in un modo crudele, anch’ io potrei dire che il suo comportamento nei miei riguardi era stato del tutto incoerente, perchè più cercavo di farlo felice, più lui mostrava insofferenza. Ma è facile fare le vittime e non porsi nessuna domanda. Davanti a questi comportamenti giampaolo CI SONO SEMPRE DELLE RAGIONI, solo che noi altri, da persone innamorate e devote, NON LE VOGLIAMO VEDERE PERCHE’ CI SEMBREREBBERO INACCETTABILI.