Salta i links e vai al contenuto

Padre padrone mi ha rovinata, cosa posso fare per uscirne?

di Sissi88

Salve. Scrivo qui perché vorrei qualche consiglio da… chiuque.
Io nasco come una bambina molto timida e chiusa, in una famiglia molto infelice.
Oltre che con i miei genitori e mio fratello maggiore, ho vissuto anche con i miei nonni materni. Mio nonno, la persona migliore che abbia mai conosciuto (buono, dolce, rispettoso, allegro, intelligente e colto) è purtroppo morto quando avevo solo 9 anni. Ora mi rendo conto che solo se lo avessi avuto vicino per l’adolescenza forse mi sarei potuta salvare. Purtroppo così non è stato.
Mia madre è una persona magnifica ma ha avuto la sfortuna di aver sposato un uomo violento, fallito, prepotente. So che prendeva a pugni in faccia mio fratello già da soli 3 anni, e onestamente ci credo dato che ho visto anche io il suo comportamento poco anni dopo (mio fratello ha 8 anni più di me). Lo picchiava anche quando semplicemente inciampava (come è normale per i bambini).
Per quanto riguarda mia madre, da quando ho memoria, ho sentito solo brutte parole, insulti, imposizioni senza senso verso lei, da parte di mio padre. Se va dal dottore, mio padre la accusa di fare chissà cosa con il medico. Inoltre mia madre non esce mai di casa da ormai 25 anni, perché lui non vuole.
Mio fratello ora lavora con lui, è sottopagato per spezzarsi la schiena (facendogli da servo), tra insulti e mani addosso (una volta l’ha preso a colpi di bastone grosso, facendolo cadere a terra. Addirittura in quel momento è diventato anche più violento). Lui vorrebbe andare via di qua, ma sa bene che se lo facesse a pagarne le conseguenze sarebbe mia madre. Anche se lei dice di no, anche io penso lo stesso…
Per quanto mi riguarda, bè sin da piccola io sono stata terrorizzata da lui, quando era in casa non emettevo fiato. Inoltre lo vedevo gentile e buono con i bambini dei suoi amici e dei suoi parenti, ci giocava, li prendeva in braccio, e questo mi faceva soffrire molto, perché lo sentivo come una sorta di rifiuto dei miei confronti, e mi sentivo in colpa, mi sentivo una bambina cattiva, non meritavo nulla. A quei tempi ancora non capivo. Lui fa sempre il simpatico con chiunque, tutti lo adorano, nessuno sa come è in realtà. Lui è molto bravo a fingere di essere una brava persona. Il problema non ero io, lui non ama nessuno.

Per quanto riguarda la mia vita privata, all’asilo non riuscivo neanche a dire Ciao quando arrivavo in classe, alle elementari non riuscivo a dire una sola parola ai miei compagni e venivo presa in giro. Alle medie e al biennio delle superiori ho subito le angherie dei miei compagni, che mi lanciavano il gesso, la borsa, le palline di carta. Non ho mai avuto amici fino a quel momento.
Nel triennio ho conosciuto un ragazzo chiaramente omosessuale, che per questo veniva preso di mira. Con lui sono riuscita ad avere finalmente un amico. Inoltre, nonostante non fossi esattamente la persona più espansiva della terra, anche se non avevo rapporto con gli altri compagni (e nonostante sapessi che, alle spalle, ridessero di me) riuscivo comunque a scherzare a volte. Riuscivo a rispondere alla loro ironia cattiva con sarcasmo, a volte facendoli anche ridere. Questo mi faceva sentire meglio. Non pensavo certo di essere chissà cosa, ma mi sembrava di essere più vicino a uno persona normale. Iniziavo a illudermi, pensando che magari, col tempo, qualcosa sarebbe cambiato.
All’ultimo anno delle superiori venivo pure invitata dai compagni a uscire con loro… però io non potevo uscire. Mio padre non me lo ha mai permesso dicendo: “Non sei tu, ho paura degli altri” e cavolate simili. In realtà tutti sappiamo come lui abbia la convinzione che una donna, fuori di casa, faccia automaticamente sesso con qualunque essere vivente. Inoltre venivo trattata come una bambina, e quando pretendevo di essere trattata come una ragazzina di 17 anni (e non pretendevo certo di andare a spassarmela di notte in discoteca ma almeno di uscire la sera con gli amici, o meglio amichE, guai a nominare dei ragazzi) lui mi rispondeva dicendo “Non ti crederai già adulta? ” E io mi sentivo male, perché era proprio una cosa che non sopportavo delle mie coetanee, il credersi già grandi.
Alla fine sono rimasta sola, le persone che si stavano avvicinando si sono allontanate e io sono stata di nuovo triste. Sono sempre andata bene nello studio, sin dalle elementari, tranne i matematica, dove non riuscivo a prendere più della sufficienza, ma la mia media era dell’8/9 (cosa che non bastava a mio padre, gli altri voti non contavano, quel 6 in matematica rovinava tutto, non potevo avere 6 o erano guai.. venivo sgridata, o meglio aggredita per una pagella piena di 9 e 8 per un 6). L’ultimo anno delle superiori, iniziato meglio di tutti gli altri dato che riuscivo a studiare meglio perché IO stavo meglio, è finito con un misero 75 all’esame (io che ero una delle poche partite per il 100). Ero andata bene allo scritto, ma male all’orale. Già dagli ultimi mesi di lezione mi ero accorta di non riuscire più a dare le interrogazioni per l’eccessiva ansia, tutto diventava bianco. E così è stato anche all’esame di stato.
Quell’estate sono andata per la prima volta in vita mia al cinema, allo spettacolo delle 3 (perché non potevo tornare dopo le 7) sempre con quel mio amico. Adesso ho 20 anni, sono passati solo 2 anni. Esco una volta ogni 2 mesi, sempre per un motivo (guai a uscire per il puro desiderio di vedere amici), in genere per il cinema. Adesso riesco a tornare per le 8, 8 e mezza (un gran passo avanti).
Non mi trucco, mi vesto solo sportiva. Non perché non vorrei truccarmi o vestirmi più elegante (anche se mi piace vestirmi sportiva) ma perché anche il solo pensare di farlo mi fa sentire in colpa. Anche quando devo chiedere di uscire, mi sento in colpa, come se stessi rubando. Quando devo chiedere di uscire il giorno dopo, parto la mattina pensando: “adesso glielo chiedo, adesso glielo chiedo” ma non ne trovo mai il coraggio. La finisce che di notte non sono riuscita a chiedere nulla, e mia madre parla per me.
Devo aggiungere che vivo a Cagliari, con il mare a 5 minuti da me (e io adoro il mare). Quando ero piccola mio padre ci portava 2 o 3 volte all’anno. Adesso che sono cresciuta mi vergogno ad andare con lui. Ma dato che non posso uscire se non una volta ogni tanto anche adesso ci vado 1 o 2 volte all’anno. E questo mi manca.
Mi sono iscritta all’università. Ovviamente non ho fatto amicizia con nessuno. Mi sono resa conto di avere un rifiuto verso lo studio. Quando prendo in mano il libro non riesco più a concentrarmi. Soprattutto mi rendo conto che se avessi anche solo un amico a studiare con me, non avrei alcun problema. Con gran fatica studio per un esame, arrivando comunque a conoscere la materia…. ma poi di fronte ai docenti scena muta. Sono alla fine del secondo anno e non ho ancora dato un esame.

Mi rendo conto di essere depressa anche per questo. Soffro per il fatto che vorrei avere qualcuno vicino a me (parlo di un ragazzo) per sentirmi amata, amare e stare bene con me stessa. O meglio non soffro per il fatto di non averne ancora avuto uno o di non averne uno attualmente, ma per il fatto che so che non ne avrò MAI uno. Non avrò mai un ragazzo, degli amici (ormai mi sono persa di vista anche con quel mio amico si può dire, non per colpa sua ma per la mia impossibilità di frequentarlo, ci sentiamo ogni tanto tramite sms), una vita. Non vedo un futuro. Anche l’dea di trovare un lavoro, sebbene mi attiri, mi sembra impossibile. Sembro più piccola della mia età (mi danno 15 anni), non mi so vestire, non riesco a parlare un pubblico senza balbettare e non credo di avere delle capacità ormai. Non penso che qualcuno mi prenderebbe a lavorare. Quindi rimango ancora all’università, sperando di riuscire a sbloccarmi.

Infine devo anche aggiungere che mentre mia madre e mio fratello possono tranquillamente lamentarsi di mio padre, io non posso, perché si può dire che lui mi ha lasciato più in pace di quanto non abbia fatto con loro. In genere quando mi lamento mio fratello mi dice “hai ragione”, poi a volte aggiunge: Però proprio tu non ti puoi lamentare.
Se mi innervosisco per qualcosa mi viene detto: Che ne sai tu dei veri problemi?
Sembra che non abbia diritto neanche di dire che sto male. Non so più che fare. Non vedo un futuro per me. Penso ogni giorno: “Perché non muore??? ” riferendomi a mio padre. Penso solo che questa sofferenza finirà solo con la morte mia o di mio padre. Non sto dicendo che voglio suicidarmi o altro, anche perché io non penso che sia una scelta lucida. Ma ho paura che arriverò a una situazione in cui il mio cervello si chiuderà e la sofferenza soffocherà l’istinto di sopravvivenza. Ho l’impressione che questo possa accadere. Ho paura di questo, perché nonostante tutto io voglio vivere. Anche così. Però sono davvero troppo stanca. Come posso fare per uscire da questa situazione? C’è qualche modo? Ormai non riesco neanche più a piangere

L'autore, Sissi88, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Famiglia - Me stesso

158 commenti

Pagine: 1 2 3 4

  • 1
    carmela -

    Cara Sissi, ho capito perfettamente l incubo nel quale ti trovi e capisco tuo fratello quando ti dice che non ti puoi lamentare: lui è stato picchiato, massacrato da quest uomo che di umano non ha nulla.tu però hai la possibilità di frequentare l università e ti consiglio vivamente di non mollare gli studi e di darti da fare:magari cercati un corso di laurea che veramente ti piaccia: io non ti conosco ma ti vedrei come un ottima assistente sociale. Fatti coraggio e cerca di superare il trauma che ti ha inferto quel mostro, quando dai gli esami pensa che stai spaccando la faccia a lui e che è un passo verso la libertà fisica e mentale. Non hai amici reali?però se hai internet puoi farteli virtuali,meglio di niente, scusa se te lo dico:ma questo mostro prima o poi non lo domera’ il tempo?verrà il giorno in cui non avrà le forze di adesso e allora lo avrei buttato in uno ospizio a marcire. Non mollare, non abbatterti e rileggiti padre padrone. Auguri

  • 2
    miriam -

    Mia cara ho letto la tua lettera con attenzione e oltre a provare grande tenerezza per te, non riesco a non provare un forte disappunto (direi ribrezzo) per le persone che, come tuo padre, non meritano di essere definite tali. Quello che mi dispiace, inoltre, è percepire la rassegnazione di tua madre, che ha permesso e tutt’ora lo permette, che un orco del genere rovini la vita dei suoi figli.
    C’è sempre un’alterativa e se tua madre non è stata in grado d capirlo, o semplicemente di mettere in atto le azioni giuste, l mio consiglio è quello di non fare lo stesso errore. Vai lontano da lui, riappropriati della tua vita…o meglio, comincia a vivere!!
    io ti capisco più di quanto possa adesso spiegarti.
    Raccogli tutta la forza che hai (e ne hai fidati), tutto il coraggio che fin’ora hai tenuto nascosto e la voglia di vivere che sento tra le tue parole, e vattene! Ricomincia da zero. trovati un lavoro e dì a tua madre di capire (son sicura che lo farà)! il resto verrà da se….FIDATI!
    Perdona se sono così diretta e drastica ma non vedo margini….se fin’ora la tua vita è stata un cotinuo dolore perchè nelle sue mani,e considerando che nessuna delle persone vicine, ha saputo o potuto aiutarti, allora non vedo come questo stato di cose possa cambiare adesso, se non lasciandosi uno scenario così raccapricciante alle spalle!
    Auguri di cuore

  • 3
    Sissi88 -

    Grazie mille per le vostre risposte.
    Carmela anche io capisco quando mio fratello dice così, il fatto è che lui la pone in maniera un pò diversa, che non credo di essere perfettamente in grado di spiegare. Diciamo che lui non intende semplicemente che la sua situazione sia peggiore della mia (cosa che condivido in pieno) ma proprio che dovrei essere felice della mia. Sorvolando sul fatto che vedendo le situazioni sue e di mia madre io soffro tantissimo per loro, talmente tanto che io stessa mi sento in colpa per non riuscire a essere felice della mia. Quando mio fratello, in pratica, mi rinfaccia di non esserlo io mi sento uno schifo.
    La facoltà che ho scelto mi piace, ma non so davvero cosa mi succeda agli esami. Nè perchè non riesca a studiare con maggior trasporto. Fino a circa metà dell’ultimo anno delle superiori non avevo mai avuto questo genere di problemi…
    Per quanto riguarda l’ospizio, non preoccuparti che è esattamente la fine che farà: solo e abbandonato. Troppo forte l’odio mio e di mio fratello. Non c’è possibilità di perdono

    Miriam quello che dici su mia madre l’ho pensato anche io per molto tempo e, per quanto le voglia bene, ho provato spesso una forte rabbia nei suoi confronti. Ma ultimamente ho capito che dietro al mancato tentativo di divorzio (che credo risalga circa a 22/23 anni fa)ci sia qualcosa dietro. Ho questa certezza, anche se non so cosa possa essere. Sembra un cavolo di romanzo ambientato secoli fa xd
    Quindi non riesco più ad avercela con lei. Le ho spesso rinfacciato di non aver abortito quando ha scoperto di essere rimasta incinta di me, e questo lo farò sempre invece.
    Per il lavoro,sono d’accordo con te, ma dove vivo io già è difficile trovare lavoro per una ragazza “normale”, non so proprio come qualcuno potrebbe assumermi. E’ tutta mia intenzione provarci sicuramente.

    Grazie mille a entrambe per il conforto e per gli auguri. Auguro anche a voi il meglio. Un bacione

  • 4
    luca p -

    ciao Sissy,è incredibile che al giorno d’oggi vi siano storie ancora di questo tipo te lo dico perché in un certo senso ci sono passato anch’io e so cosa si prova ma ho imparato a camminare da solo senza più ascoltare nessuno solo con la mia forza di convinzione e col tempo vedo che sto raccoglimendo i frutti quindi ti dico FORZA dai una svolta alla tua vita ADESSO!Vedrai che mi darai ragione per qualsiasi sostegno io sono qua.P.S.anch’io sono della provincia di Cagliari ma lavoro a Torino.Ciao

  • 5
    KENNET -

    Ciao Sissi..devo ammettere che non so proprio cosa scrivere..La tua lettera ha ridimensionato ai miei occhi quasi tutte le tematiche che mi capitava di leggere in questo sito.
    Il mio rimorso più grosso è di non poterti aiutare veramente, solo a parole, scritte per di più..ma non posso che provare una grandissima rabbia, e non posso che dirti una cosa:quello che hai sopportato è di gran lunga troppo per chiunque, figurarsi per una ragazza di 21 anni!!
    se quello che hai scritto è tutto vero ( e purtroppo sento che è così, anzi, temo che sia solo una piccola parte ), allora è chiaro: qui ormai siamo entrati nell’ambito penale, questo è un caso di inaudita violenza domestica..fisica, ma sopratutto psicologica (ancora peggio!!).
    Mai come adesso mi sono sentito così impotente di fronte ad una situazione, ma per favore: resisti ancora, e chiedi aiuto! spesso anche se ci sembra di essere soli, siamo circondati anche da persone buone, che semplicemente non si accorgono della nostra situazione..fai in modo che qualcuno si accorga di quello che stai passando, a volte basta solo chiedere aiuto!
    e nel frattempo non mollare anche il più flebile contatto con il mondo, l’università in quel senso sono sicuro che può essere un aiuto fondamentale, fai conoscenza con i tuoi compagni/e di corso o semplicemente con altri studenti che incontri, chiacchera con loro, ti aiuteranno a distaccarti sempre di più da quella sorta di prigione in cui tuo padre ti ha costretta fino ad oggi!
    e credimi: sono sicuro, che quello che hai passato ha forgiato in te una forza che ti aiuterà a superare anche quest’ultimo ostacolo..e che presto avrai anche tu l’amore che ti spettava ma che ti è stato negato ingiustamente per troppo tempo.

  • 6
    Sissi88 -

    Kennet ti ringrazio tantissimo per la tua lettera. In realtà non puoi immaginare quanto le tue parole possano confortarmi. Sì, mi sono resa conto, leggendola, che probabilmente ho scritto questa lettera non per avere dei consigli ma più per sentirmi dire che ho delle buone ragioni per essere arrabbiata, per essere infelice. Spesso mi ripeto, e mi viene ripetuto, che non dovrei sentirmi così visto e considerato che c’è chi sta molto peggio.
    Quando penso questo mi sento stupida, ingrata, egoista. Una persona cattiva.
    La tua lettera Kennet mi fa capire che forse non lo sono poi così tanto. Grazie mille davvero. Ti auguro tutto il bene del mondo. Ti abbraccio forte

  • 7
    KENNET -

    Sissi è davvero un piacere immenso sapere che anche una semplice mail possa averti dato un poco di conforto.
    Tu hai moltissime ragioni per essere arrabiata, per troppo tempo ti sei accollata colpe che assolutamente non avevi, per tentare di giustificare una situazione che di normale non aveva niente.
    Che tu te ne sia resa conto potendo contare solo sulle tue forze è già un risultato enorme.
    Ma da adesso dovrai anche fare in modo che la rabbia che hai accumulato in tanti anni non condizioni completamente la vita che hai di fronte.
    Con questo non ti sto dicendo che devi dimenticare tutto, so bene che è impossibile… quello che voglio dire è che per fortuna sei molto giovane, quindi hai il tempo dalla tua parte: per trovare mille motivi per essere finalmente felice, per distaccarti finalmente da tuo padre e lasciarlo, come hai già detto, al destino di solitudine che si merita..e lasciare che il tempo ti ridoni serenità donandoti tanti momenti felici che riducano finalmente in minoranza tutti quelli tristi che hai passato.
    Sono io che ti auguro tutto il bene del mondo, e voglio assicurarti che se sentissi il bisogno di una voce amica,anche solo virtuale, non dovrai fare altro che scrivere..sono certo che qui ne troverai molte, fra le quali sicuramente anche la mia. Un abbraccio anche a te!

  • 8
    . Sà -

    Carissima, Oggi Girovagavo Per Internet Quando senza sapere ne come ne perché mi sono ritrovata davanti alla tua lettera, e ho deciso di leggerla.
    Io Ho la fortuna di avere un padre abbastanza aperto, certo non mi manda a ballare ogni fine settimana e non mi permette di dormire fuori ne di uscire tutte le sere, ma lo capisco perfettamente dato che ho 16 anni.
    Inoltre con lui ho un rapporto fantastico, quindi non posso capirti nel profondo, ma riesco comunque a immaginare a grandi linee quello che hai dentro, penso che tu abbia la paura di aprirti con chiunque perché hai la sensazione che potresti incontrare persone del suo genere, ma credimi ( per quanto possa valere l’opinione di una ragazzina di 16 anni) che aprirti ti servirà molto, imparerai a capire che a questo mondo ci sono persone fantastiche, pronte ad amare e ad essere amati, e nel tuo caso a compensare tutto l’amore che ti è mancato in tutti questi anni, ogni esame che darai all’università prendilo come una rivincita nei suoi confronti, prolunga l’università finché puoi perché dato che non puoi avere una vita sociale, è l’unico modo per farti forza per, in qualche modo, vivere.
    Fatti forza, sii forte un giorno lui avrà bisogno di te e in quel momento tu potrai dire che.. lui avrà ciò che si merita, una morte sola, che dal mio punto di vista è la peggiore, morire soli è la cosa più brutta in assoluto, e quella sarà la tua vendetta.
    Buona Fortuna.
    Un Bacio Grande.
    . Sà

  • 9
    leonhart -

    Scusa il termine ma porco cane ….ma chi azzo si crede di essere quello, se solo avessi più possibilià ti aiutere io a rifarti una vita….ma l’unica cosa che posso dirti è che se arrivi in un punto di non farcela + sono disposto a prendere il traghetto.

  • 10
    pimpacherry -

    Ciao Leonhart, posso prendere il traghetto con te per andare da Sissi?!
    Ciao piccola, quanta tenerezza fai! Tu come tuo fratello! Se fosti qua ti abbraccerei forte e ti direi che per qualcunque cosa ci sono! Se hai bisogno di qualcosa fai un fischio, ti lascio la mail: daveste@hotamail.it e se vorrai magari ti lascerò anche il numero di telefono, così ci possiamo sentire meglio. PER QUALSIASI COSA!! Io voglio aiutarti, dico davvero!
    Allora, innanzitutto dovresti denunciarlo, dovete tutelarvi. Mi rendo conto che la mentalità chiusa in cui vivi renda le cose ancora più difficili, ma devi farlo. LUI STA COMMETTENDO UN REATO: VI STA UCCIDENDO PIANO PIANO, SI CHIAMA OMICIDIO. Devi cercare di parlare con la tua mamma e con tuo fratello: l’unione fa la forza, anche contro i mostri. L’intelligenza è in grado di distruggere questa ignoranza degradata: in fondo Ulisse ha sconfitto Polifemo!
    Lui è malato, tesoro. E’ evidente che soffre di instabilità psichica..non lo sto giustificando, ma per quale diavolo di motivo dovrebbe contagiarvi, cioè rovinarvi??? No, non ci sto. Mi rifiuto di accettare una cosa del genere. La libertà E’ UN DIRITTO, non un optional, non una benevola concessione di un uomo marcio. Non sei più fortunata dei tuoi familiari, siete tutti sulla stessa barca: non fatevi “la guerra tra poveri”..siete le vittime dello stesso carnefice.
    Vai da tuo fratello e chiedigli di abbracciarti..ti prego, prova a farlo. Avete bisogno di ritrovarvi, avete bisogno di volervi bene, di salvare questi residui sparsi di famiglia..ve lo meritate!
    Se non riesci a fare proprio niente scappa di casa..dico davvero, un posto lo troviamo ma ti prego, non rassegnarti, non abbandonarti alla disperazione. Ci sono delle persone che hanno bisogno della tua timidezza, della tua sensibilità, che ti stanno aspettando da qualche parte: come me! Se avessi posto ti ospiterei subito..ma cavolo, non saprei dove farti dormire!
    Fatti forza…e ricordati che NON SEI SOLA, io ci sono!
    Stefy_

  • 11
    leonhart -

    pimpacherry e certo che puoi prendere il traghettino con me^^

    Cmq Sissi, non sto per nulla scherzando e proprio perchè ho anche io una famiglia brutta …ma per motivi diversi, ci tengo a non lasciarti sola………

    come pimpa a tua disposizione: leonhart_swz@yahoo.it

  • 12
    Maria 74 -

    ciao Sissi
    la tua lettera mi ha sconvolta parecchio, perché c’è molto di quello che ho vissuto anche’io . Anch’io sono cresciuta con un padre padrone, non violento come il tuo, ma ha picchiato spesso mia sorella perché era la piú ribelle, io agivo diversamente perché sapevo cosa mi sarebbe accaduto se avesi agito come lei. Per la sua gelosia mi sono dovuta sposare presto perché ci ha reso insopportabile il periodo del fidanzamento, non potevamo uscire da soli nemmeno per andare a mangiare un gelato, e anche se ho un marito adorabile non gli perdonerò mai di non avere potuto continuare l’universitá. Io adesso ho 35 anni e sono madre di due meravigliosi bambini, e con gli anni ho potuto costatare che la sua autorità e la sua prepotenza erano solo un maschera per nascondere le sue fragilità e le sue insicurezze, quando lo osservo posso solo vedere un uomo incolto che ha avuto la fortuna di avere accanto delle persone deboli. Se io avessi visto tutto ció 14 anni fa, non avrei fatto tanti errori e lo avrei affrontato senza farmi rovinare la vita. Quello che posso dirti è che adesso lui ti fa tanta paura, ma devi capire che queste persone nascondono solo insicurezza e che se tu agirai con determinazione li annienti. Continua a studiare, prenditi la laurea e poi vai via se hai paura di affrontarlo va via e non farti piú sentire. Incoraggia tuo fratello a fare lo stesso, digli di andare via da lui e di proteggere vostra madre denunciandolo alle forze dell’ordine. In fondo al tunnel c’è sempre la luce e non aspettare che lui muori perché sarebbe troppo tardi per te.
    Un abbraccio e tienici informati

  • 13
    pimpacherry -

    Ma davvero?! Bene, grazie, sono contenta!
    Nemmeno io sto scherzando, penso si era capito!
    Sissi rispondici, ti prego.

  • 14
    fl53 -

    ciao cara Sissi,hai avuto bellissime risposte, vorrei solo aggiungere che la tua situazione ha un nome, è stata riconosciuta, studiata.Finalmente, se ne parla e si fa qualcosa. Si chiama VIOLENZA: è caratterizzata da una persona che opprime ed altre che subiscono. È un meccanismo preciso, una trappola,ha schemi tipici, come una ragnatela che si accresce in modo geometrico, regolare. Nella ragnatela, il ragno fa il ragno e altri soffrono: avvelenati, semiparalizzati, terrorizzati. Tu descrivi bene i nodi fondamentali.Ci sono tutti gli elementi .La TRAPPOLA è micidiale, può persistere per vite intere, può passare di generazione in generazione. Una ragnatela in cui i ragnacci si passano in eredità comportamenti da ragno (scommetterei che tuo padre è stato maltrattato da qualcuno, senza che ciò gli levi la responsabilità) e le vittime si passano comportamenti da vittime, e così possono vivere anche tutta la vita. Già: in queste trappole non ci sono alternative.O si fa il ragno o si fa la vittima(infatti accade che le vittime si trasformano in ragni). Oppure… si chiede aiuto.
    Era difficili,ai tempi di tua madre,separarsi.Era una vergogna,la società compatta era dalla parte del violento (all’esterno c’è la faccia ‘bella’ delle sue due facce): eppure lei ci ha provato. Probabilmente tuo padre l’ha ricattata e chissà cos’altro. Ho vissuto una vita come la tua (da una madre micidiale sono cascata con un marito ancor peggio),ora sono libera e questo mi ha portato in contatto con moltissime persone vittime di queste trappole diffusissime. Tuo padre avrà minacciato povertà e altre violenze sui figli o su altre persone care, oppure..chissà, i violenti sono capaci di tutto. Anche di non infierire su una vittima già abbastanza paralizzata dal terrore delle violenze su madre e fratello, viste fin dalla nascita: come fa il tuo ragno con te. Finché ti vede inerme e semiparalizzata (e finché non gli farà comodo altrimenti) ti tiene lì, nel bozzolo,contando sui meccanismi micidiali

  • 15
    fl53 -

    che lui, il ragno, suscita nelle vittime e sfrutta a meraviglia: sensi di colpa, istinto di sopravvivenza, paura, vergogna, indebolimento psicologico che diviene col tempo anche fisico.Conta sull’isolamento in cui le sue prede si chiudono da sole.Non entriamo nello schifo interno del ragno: è una palude mefitica di insicurezze, perversioni, invidie, megalomanie, complessi di inferiorità e superiorità, di sadismo … troppo lungo e inutile:i problemi del ragno, sono suoi.
    La trappola, come una ragnatela, genera comportamenti obbligati:esattamente quelli che tu descrivi. Le persone schiacciate da mostri(come tuo padre)hanno storie simili: si isolano, perdono l’interesse o la forza di studiare e lavorare,vivono divise tra sensi di colpa, affetti, desideri e paure, vergogna e rabbia …. E intanto la vita se ne va…
    Rispetto a tua madre,oggi è diverso. La trappola è nota: parenti e amici non si accorgono (o non vogliono … ) dell’inferno, ma all’esterno molte persone sanno e fanno. Ti serve aiuto, perché il veleno del ragno ti ha fatto del male; ti serve aiuto per far uscire l’intelligenza e la sensibilità che si riconoscono da come scrivi e ragioni(invece il ragno ti ha iniettato paura e insicurezza). ‘I panni sporchi si lavano in famiglia’ … luoghi comuni di una società che pensa solo a mantenere se stessa hanno immobilizzato tua madre, tuo fratello, te, me, moltissime persone che conosco e innumerevoli persone che non conosco. Se in famiglia non si riesce a lavarli, I PANNI SPORCHI SI PORTANO IN TINTORIA: avuto aiuto, io e moltissimi altri ci siamo ripresi la nostra vita. Questo link è prezioso:
    http://www.sardegnasociale.it/index.php?xsl=348&s=11&v=9&c=3336&nc=1
    Vai,racconta, chiedi aiuto.Non mollare,se non ti trovi bene,prova da un’altra parte o fammelo sapere. È l’unica via per liberare te, tuo fratello e tua madre. Nella trappola si può solo scegliere se essere ragni o vittime paralizzate. Fuori, si sceglie tutto il resto: riprenditi la vita.

  • 16
    pimpacherry -

    Toc toc..Sissi, ci sei?
    Mi sto preoccupando..è da un pò che non ti fai sentire!
    Tutto bene???!
    Ti stiamo tutti aspettando..
    Un bacione!
    Stefy_

  • 17
    francesco -

    Ti capisco, ti d’ho un consiglio non importa che sei muta impacciata davanti alle persona tu cerca di sorridere basta dare amore anche con uno sguardo idiota, l’amore non si conquista solo a parole ma lo si percepisce, vedrai che cosi avrai tanti amici, e anche se sarai impacciata loro ti vorranno sempre più bene, chissa quante volte tuo padre ti ha fatto sentire ridicola perche eri timida e tu ti sentivi in colpa, cerca di trovare in altre persono tipo tua madre tuo fratello non dico persone nuove perchè so che chi ha vissuto questa vita di merda (compreso me) non gli è assolutamente facile farsi una comitiva e come se abbia imparato sempre a lottare solo, e vedono solo nella solitudine il modo di risolvere i problemi, senza nessuna figura (padre madre) che nel momento che cadi ti agrappavano e ti sorridevano, facendoti capire che per i problemi non sei sola,
    sii te stessa la vita è troppo breve per essere un altra, non importa se camperai 1 mese 1 anno 30 anni queste sono tutte paure insensate
    che ti hanno inculcate da piccola senza sapere che erano loro paure
    che si portano e che riversano in famiglia, perchè pensano
    che in famiglia si possa fare tutto, fuori no, non capiscono che anche la famiglia fà parte della realtà, queste persone lavorano per gli altri non per le loro cose o persone che amano, perche come te
    dubitano dell’amore dei famigliari.
    Io oramai ho deciso di non aver famiglia, perchè una frase mi ha colpito di mio padre “farai ai tuoi figli quello che ti hanno fatto i tuoi genitori”.
    Tu siii più forte spezza questa catena perversa …
    un ragazzo come te ….

  • 18
    mery88 -

    cara sissi..dico “cara” perchè sei nella mia stessa situazione e ti sono vicina..ho 21 anni anche io e non so cosa significhi vivere..lui su di me e mia sorella minore non ha mai alzato le mani ma sui miei fratelli piu grandi si..non usciamo non lavoriamo non andiamo all universita non abbiamo amici ne fidanzati solo un diploma in un cassetto..vuole combinarci i matrimoni come negli anni 50 ma non credo metteremo mai il naso fuori di casa..tanto lo mettiamo solo per andare in chiesa la domenica!!!!!!!!!!!!ho pensato al suicidio ma io voglio vivere perchè voglio scoprire chi sono e cosa posso diventare anke a suon di sberle..forza sissi non sei sola,tante persone come noi hanno lo stesso problema ma una soluzione ci sarà no?come c è una ragione per cui siamo al mondo…resisti come me.mery88.

  • 19
    Isabel -

    Ciao cara,

    io provengo da una famiglia in tutto identica alla tua, per fortuna non ho fratelli, e questi orridi contesti familiari sono stati risparmiati ad altre persone.

    Sono rimasta in casa per anni, ne ho 32, per “proteggere” mia madre da quel mostro inumano di mio padre salvo quattro anni in cui sono stata fuori per lavoro.

    Ad un certo punto non ho più retto la tensione, il peso dei ricordi, e la ipocrita serenità quotidiana e per salvarmi la pelle mi sono rivolta ad una psicologa comportamentista. Il nodo più difficile da sciogliere per me è stato scomporre i mille pezzi di cui queste situazioni si alimentano. Per fartela breve esiste, a volte, un livello di partecipazione fra il dominatore ed il dominato, nel mio caso nutrito da quella che la mia psicologa chiama ostinazione nel richiedere sempre le stesse cose, ossia amore. Ma se non c’è non c’è. Non so se potrà aiutarti ma è come continuare a chiedere un cappotto e ricevere un panino, l’attesa del cappotto sicuramente ti impedisce di cogliere il resto, che pure esiste, anche se parziale, minimo ed insufficiente. L’unica soluzione è andarsene, con tutta la forza e il coraggio necessario, ma andare via. Se non sono riusciti fino ad oggi a proteggerti ed amarti nono arriverà un mattino in cui la tua casa diverrà quella del Mulino Bianco.

    Perdona la crudezza, ma non ci sono consolazioni per questi dolori…

    In bocca al lupo, vivi, salvati 🙂

  • 20
    Fax -

    Ciao sissi, ho letto la tua lettera e sono rimasto allibito…per chi ha avuto una famiglia felice ed un padre che non ha mai alzato una mano, da quasi per scontato che sia cosi per tutti…La mia ragazza ha avuto una vita simile alla tua, con un padre malato mentale. Pensare che io una volta sono perfino arrivato a dirgli “non puoi sempre nasconderti dietro questo fatto” (che cogl..e che sono)…questa tua lettera mi ha fatto riflettere, grazie.
    Sono sicuro che troverai l’amore nella tua vita e riuscirai a mitigare il forte dolore che senti dentro…ti auguro di trovare la felicità.

  • 21
    *esasperata* -

    l’e-mail di sissi 88 cade ad hoc.proprio ieri sera quello che mi ha concepita ha picchiato brutalmente mia madre (52), mia sorella (22 anni)e me (19).non ne posso davvero più.sono giunta al parossismo.ieri notte ho pensato pure di farla finita.il problema è che mia madre si ostina a non volerlo lasciare , ma questa storia va avanti d aben 23 anni.non ne posso più.giovedì avrò il test di medicina.sto pensando addirittura di non andarlo a fare e di cercarmi un lavoro per andarmene di casa.tutto quello che chiedo è essere felice.non m’importa dell’università, dei ragazzi.chiedo solo di vedere il sole ogni giorno.non so quante volte ho pensato di ucciderlo.è un bruto, parassita, che vive alle spalle di mia madre, insegnante.mi f aschifo.e credo che non si possa provare un odio come il mio.desidero la sua morte, e credo che sia la cosa peggiore che esista al mondo.oltre alle violenze fisiche, quello ci massacra anche con quellle verbali.credo che solo chi abbia visto la propria madre e la propria sorella trascinate per il pavimento per i capelli possa comprendere quanto io provi.il paradosso è che tutti sono ammaliati dalla bontà che mostra solo una volta varcata la soglia del cancello.non ne posso più e posso davvero dire che un orco del geneere, che mi ha messo al mondo, ha rovinato la vita di ben 3 prsone.crdetemi, in questo caso il perdono è impossibile.

  • 22
    leonhart -

    Devo dire di rimanere stupito….Non immaginavo che ci fossero così tanti casi di violenze domestiche….e devo dire che tu….^esasperata^…..sei il caso che mi colpisce di + ….
    chiacheriamo?…

    come a sissi ti lascio la mia mail: leonhart_swz@yahoo.it

  • 23
    Barbara -

    cara Sissi, ti capisco perfettamente prchè mi vivo una storia simile, ho 42 anni ed ancora ci lavoro insieme con questo padre che mi è capitato tra capo e collo, oramai in me c’è la sana convinzione che devo andarmene e starci lontano il più possibile, nel frattempo ho avuto due figli e stò cercando con tutte le mie forze di non ripetere dei comportamenti simili, devi andare lontano da lui e prima possibile, fatti coraggio, ne vale la tua vita e la tua sanità mentale, purtroppo credo che mi abbia rovinato non poco la vita, quando ho letto la tua lettera mi sono venuti i brividi perchè ti somiglio molto, e comunque non è mai troppo tardi per liberarsi del mostro, si perchè è così un mostro, hai tutta la mia fiducia affinche tu possa realizzare i tuoi veri sogni e tutti i tuoi desideri…fallo per te ma anche per me e per tutte quelle persone che come noi soffrono del male di queste brutte ma brutte persone…un carissimo e affettuosissimo abbraccio, Barbara

  • 24
    fl53 -

    holetto il commento di ‘esasperata’: mi trovo adun internet point e ho pochissimo tempo.
    So esattamente di che cosa parli e devo dorti questo: tu ce la stai per fare, a meno che la brutalità, che per millenni ha schiacciato mogli e figli di esseri violenti e vigliacchi, non l’abbia vinta anche su du te.
    Tu la dài vinta al violentatore, se rinunci a medicina: è quello che lui vuole, perché se non ti affermi, tu sarai nelle sua mani ogni giorno di più e prima o poi farai la fine di tua madre o tua sorella.
    Tu la dài vinta al violentatore se perdi il tuo tempo a cercare di convincere tua madre, lei è violentanta e devastata nel corpo e nella mente: non è più in grado di decidere. Lo stesso vale per tua sorella.
    Se vuoi fare qualcosa, l’unica cosa che salverà te, tua sorella e tua madre è rivolgerti ad un centro antiviolenza. Se io tornassi indietro, andrei addirittura dai carabinieri: vent’anni fa ho visto mia sorella picchiare selvaggiamente suo figlio, di due anni; le ho fatto una sfuriata, ma ho ceduto alla vergogna e alla paura della madrepadrona che comandava la famiglia, ed ho cercato di fare il possibile da me: errore gravissimo, le conseguenze sono state disastrose. Chi si comporta in questo modo disumano è affrontabile solo da qualcuno che abbia l’autorità per farlo.
    Se non vinci la paura e la vergogna, non ci sarà felicità per te: quel male che ha devastato la mente e l’anima di tuo padre è una pesilenza infettiva dell’anima e rimane dentro la famiglia, finché c’è qualcuno vivo. L’impossibilità di reagire di tua madre fa parte del meccanismo degenerato che l’ha schiacciata.
    La verità è luce in una stanza buia.. : dopo una vita infernale, io sto scrivendo un libro con nomi e cognomi. Trova il coraggio, se vuoi la felicità per te e per chi ami (per assurdo. Di lui, fregatene! … anche se l’unico modo per far qualcosa per lui è proprio denunciarlo!!
    Per farti capire a che cosa porta il silenzio con i violenti (che sono prima di tutto violentatori dell’

  • 25
    fl53 -

    ciao ‘esasperata’
    So di che cosa parli e ti dico: tu ce la stai per fare, a meno che la brutalità, che per millenni ha schiacciato mogli e figli dei violenti vigliacchi, non l’abbia vinta anche su di te.
    Vincerà il violentatore, se rinunci a medicina:è quello che lui vuole, se non ti affermi tu sarai nelle sua mani ogni giorno di più e rischi la fine di tua madre o tua sorella.
    Vincerà il violentatore se perdi il tuo tempo a cercare di convincere tua madre, lei è violentanta e devastata nel corpo e nella mente: non è più in grado di decidere. Lo stesso vale per tua sorella.
    Se vuoi fare qualcosa, l’unica cosa che salverà te, tua sorella e tua madre è rivolgerti ad un centro antiviolenza. Se io tornassi indietro, andrei addirittura dai carabinieri: vent’anni fa ho visto mia sorella picchiare selvaggiamente suo figlio, di due anni; le ho fatto una sfuriata, ma ho ceduto alla vergogna e alla paura della madrepadrona che comandava la famiglia, ed ho cercato di fare il possibile da me: errore gravissimo, le conseguenze sono state disastrose. Chi si comporta in questo modo disumano è affrontabile solo da qualcuno che abbia l’autorità per farlo.
    Se non vinci paura e vergogna, non ci sarà felicità per te: quel male che ha devastato la mente e l’anima di tuo padre è una pesilenza infettiva dell’anima e rimane dentro la famiglia, finché c’è qualcuno vivo. L’impossibilità di reagire di tua madre fa parte del meccanismo degenerato.
    La verità è luce in una stanza buia.. : dopo una vita infernale, io sto scrivendo un libro con nomi e cognomi. Trova il coraggio, se vuoi la felicità per te e per chi ami (di lui, fregatene! … anche se l’unico modo per far qualcosa per lui è proprio denunciarlo!!
    Per farti capire a che cosa porta il silenzio con i violenti ( prima di di tutto violentatori dell’anima, la violenza fisica è uno dei suoi effetti,come la violenza economica), eccoti il mio blog.. il peggio non è ancora scritto: http://blog.libero.it/fl53/
    In bocca al lupo :))

  • 26
    floppino -

    Io ho imparato una cosa da questa mia ultima crisi,
    da 30 anni ho sempre pensato che il cervello potesse reggere qualsiasi male qualsiasi cattiveri anche tra persone che pensavano che mi amassero, ma il mio cervello si è spento 1 anno fà e cerco di riattivarlo come un bambino che nasce con un male in testa, se non ci riusciro pazienza alla fine nessuno piangera il mio male
    ……
    male e bene non esistono
    e se esistono non saprò mai se sono reali,
    ho perso ogni fiducia.
    sarò un essere solo, che vivrà solo, per assecondare la natura
    altro non posso fare perchè chi mi doveva far diventare uomo
    non c’è riuscito, e solo posso solo inventarmi o immaginarmi ogni giorno
    spero solo che la mia immaginazione si avvicini quando più alla realtà
    di chi si crede quel figlio felice, felice di un padre che in fondo gli voleva bene

  • 27
    *esasperata* -

    Oramai è trascorso una settimana esatta.Purtroppo la rabbia e l’odio non riescono ad abbandonare il mio animo.Fortunatamente sembra che il destino o un ente trascendentale ,a tutti noto come “dio”, mi abbia privata della felicità familiare, donandomi il resto.Inaspettatamente, ho avuto la forza di andare avanti, presentandomi a sostenere il test di medicina.
    Spero, davvero spero con tutto il cuore di averlo superato.Sapete una cosa?
    Il mio sogno è diventare psichiatra, cosicché possa salvare tutti coloro che subiscono forti traumi a causa di bestie che la vita fa loro incontrare.Mi sono riproposta di costruire un centro, ove tutti, naturalemente, gratuitamente, possomo appellarsi per qualsiasi caso di violenza.credetemi, è assai disdicevole che valori vitali ,sin dalla notte dei tempi, possano essere calpestati da umani che si tramuntano in bestie.Il mio intento è di scoprire i meccanismi che conducono un essere umano ad abbandonare il raziocinio per far spazio all’istinto animale. E pensare che persino gli animali sono dotati di umanità.Fortunatamente riesco a trovar, un seppur minimo ristoro,in voi e a volte penso che con individui così umani ,come te “fl53” o te, “leonhart”, non dovrebbe esserci spazio al mondo per crudeltà simili.in un mondo così nero, non potete immaginare quanto siano invstite di speranze le vostre parole.a volte penso che sia solo un brutto sogno ove incontri con persone come voi rappresentino un dolce risveglio , ma improvviso ,dall’incubo.GRAZIE, GRAZIE DI CUORE.un grazie sì sincero, che solo persone come me, che hanno visto il lato più crudo della vita, possono proferire . credetemi, più il tempo scorre, e più persone come “me” imparano ad apprezzare il lato più profondo, ma invisibile alla maggior parte, di ogni entità che ci circonda.

  • 28
    fl53 -

    Che gioia leggere un post così!
    Brava, brava, brava brava :)))))))
    In bocca al lupo per il test, facci sapere!
    Bravissima:! non solo non ti lasci spegnere dalla brutalità, ma già hai scoperto quella che è l’UNICA via per non farsi inghiottire dal buco nero degli esseri violenti e malvagi: rivoltare il male in bene, trovare un sano amore per te stessa e per i tuoi sogni, neutralizzare odio e rabbia con l’aiuto e la vicinanza agli altri.
    Fuori dai neri inferni creati dagli esseri malvagi, dove la realtà è così orribile da essere un costante incubo, esiste una realtà buona e vera, che corrisponde ai sogni più belli di chi ha sofferto la violenza e ne è uscito senza farsi distruggere.
    Chiunque può avere figli: succede così che alcuni figli abbiano un padre come il tuo o una madre come la mia, violenti e brutali.
    La tua idea di aiutare gli altri, studiando e creando dei punti di riferimento, è bellissima : anche io sto impegnandomi in qualcosa di simile, con altre persone come noi… ora devo scappare (sono in viaggio in questo periodo), ma se ti interessa ne riparleremo …
    Un abbraccio grandissimo, con grande ammirazione :))))))))))))))

  • 29
    LUNA -

    Esasperata: mi unisco alle parole del post di Fl53 🙂
    In questo momento casco troppo dal sonno per commentare come vorrei, ma ho letto la lettera di Sissi, e tutti i commenti.
    Brevemente vorrei intanto dire questo: la violenza psicologica è un flagello diffuso, e chi l’ha provata, purtroppo, non resta stupito leggendone le storie, bensì si addolora, capendone gli orrori e le sensazioni. Ma sa, anche, se ha avuto il modo di vederne i meccanismi “da fuori”, che da questi flagelli, interiori, grazie al cielo si può uscire.
    Meccanismi ed effetti come quelli descritti da Sissi fanno parte della ragnatela, come la chiama FL53: per esempio la “relativizzazione” come “grave è altro”, unita però alla sensazione chiara di disperazione – le dinamiche come il senso di colpa che tocca agli apparenti “sopravvissuti”, come chi, in un disastro aereo, avesse perso una gamba sola e non entrambe – il poter diventare, per una serie di assestamenti interni alla ragnatela – il capro espiatorio tra le vittime – il credere ora che non esista una vita fuori dalla “gabbia”, ora che questa vita sarà per sempre inacessibile, ora ancora che, una volta anche che la gabbia si aprisse, non si sarebbe in grado di avere i mezzi di affrontare una vita normale, alla pari con gli altri, essendo stati troppo violentati.
    In realtà le risorse ci sono, e sono tante, tantissime, e spesso uno dei problemi è esserne veramente consapevoli, sotto la coltre di violenze su violenze che ledono, confondono, intontiscono, avvelenano, fanno sentire responsabili di ciò di cui non si è responsabili.
    Le persone che vivono in gabbia hanno difficoltà a sentirsi libere, padrone di se stesse e del diritto di esistere, e hanno una percezione sfocata e ristretta dello spazio intorno anche quando sono lontane dalla gabbia, nelle, potremmo chiamarle, ore d’aria.
    Abituate a vivere con il fiato sospeso, perennemente sotto esame, si sentono pedinate da queste modalità interiorizzate e “pedinate” anche quando sono lontane

  • 30
    LUNA -

    sono state costrette a temere gli effetti devastanti, dal punto di vista psicologico (a volte anche fisico) del minimo errore, a non fare rumore per non creare problemi, a temere costantemente per l’incolumità (psicologica/fisica) propria e/o dei propri congiunti, a risolvere emotivamente, di continuo, delle situazioni limite di tensione.
    Proprio perché hanno vissuto queste situazioni queste persone, che temono di avere meno risorse degli altri, in realtà ne hanno forse di più. Una volta fatto lo scatto verso l’organizzazione delle energie e delle risorse in una direzione positiva, non di mera difesa, ma di costruzione (come scrivi tu, Esasperata) se ne rendono conto, e assaporano il sapore della libertà. Lo spazio finalmente prende nuova connotazione, si allarga. La rabbia, giustamente, provata diviene risorsa per aiutare se stessi e gli altri, in modo costruttivo.
    Non per adattarsi alla catena e sopravvivere, ma per spezzarla e vivere.
    Io una volta ho scritto, in un’altra lettera, che le vittime di queste tragedie, perché sono tragedie personali, si trovano spesso nelle chiese, quando non c’è messa.
    L’avevo scritto per dire che molto spesso queste tragedie si consumano per anni, in silenzio, per lo sgomento e la paralizzazione che provoca il viverle, per la vergogna, per il tentativo di risolvere e contenere qualcosa di enorme, dai connotati insieme confusi e mostruosi, per il fatto di temere di non farsi capire, fuori, per avere tentato ed essersi scontrati con l’incomprensione e i luoghi comuni.
    La violenza psicologica è una malattia, una malattia che un tempo non aveva un nome, e oggi, grazie a Dio, è riconosciuta, e per la quale esistono le cure.
    Non posso fare molto, se non portare un messaggio: chiunque faccia il suo per spezzare la catena, e quella generale, di questa malattia, fa molto per la sua vita, e insieme per il mondo. Io ne sono convinta.
    E vi abbraccio.

  • 31
    fl53 -

    ciao Luna, ciao :))) le tue parole giungono in un momento particolare. Ho incontrato mia madre, dopo anni. Una maschera di disprezzo totale.Deviava schifata, ma io mi sono messa davanti a lei:dopotutto, mi ha rubato fratelli,padre,parenti e infine è riuscita a depredarmi di figli e nipotini,in combutta col mio exmarito violentatore della mia anima e del mio corpo.Come lui e con lui, ha usato calunnia, ricatti, attacchi legali e sociali riuscendo a depredare me di tutti gli affetti più cari e mio padre di tutto il patrimonio, e ne ha fatto sparire l’eredità manovrando tutti come burattini e poi accusando me per la devastazione causata da lei.Lì,in mezzo alla strada,mi sibila: ‘Spostati o chiamo i carabinieri’.
    Non ho più paura di lei: che altro mi può togliere? ‘Chiamali’ la sfido calma ‘che mi fai un piacere’
    I suoi occhi vacillano verdastri e acquosi in un afflato di consapevolezza terrificante del male compiuto,risvegliata dalle mie parole di sfida, ma lei subito la scaccia dalla sua coscienza con un immediato attacco nella sua solita tecnica: insulti e maledizioni. La ascolto senza sentire, come un tempo, il mio cuore spaccarsi in lancinanti crepacci: traversato il deserto e l’inferno, ho consumato tutto il dolore; il mio cuore non modifica più il battito, lo stomaco non si contorce più e non soffoca più la gola in una morsa di nausea gelata,la mente non annaspa più nel terrore di riconoscermi ‘mostro’. Le sue parole risuonano come un’eco impazzita, sbattuta senza fine dalle pareti di una caverna buia che non è più la mia caverna di sgomento, ma la SUA voragine nera priva di senso: ‘Imbrogliona’ ripete sbavando fili bianchi ai lati delle labbra contratte:’Imbrogliona, allontanati, vattene, nessuno ti vuole’ ha un ghigno vittorioso.Io sento la mia voce tranquilla: ‘Imbrogliona?qual’è l’imbroglio?’
    ‘Imbrogliona, sì,tu volevi essere quel che volevi… pretendevi che ti capissimo e adesso nessuno ti vuole…Stai lontana da me:vivo una vita onesta, io’ rughe dur

  • 32
    fl53 -

    dure come cuoio esprimono superbo disprezzo al mio compagno (che le ho appena presentato),l’Uomo speciale che da tre anni mi dimostra,ogni giorno, che vale la pena credere nei sogni.
    ‘E tu fai quello che vuole chi?’
    ‘Cooosa? osi paragonarti con me? Vattene, imbrogliona, i tuoi fratelli sono tutti in difficoltà…’
    ‘Se il patrimonio è stato sperperato non è colpa mia: avete fatto tutto voi’
    Furiosa, non può controbattere e torna alla tattica con cui è riuscita a depredarmi di figli e nipotini:la smorfia di disprezzo tenta di trasformarsi in sorriso di comprensiva complicità al mio compagno attonito;ne esce un ghigno insinuante sospetto,preveggenza maligna:’Vedrà, vedrà, se ne accorgerà…’
    Che pena, quelle rughe cattive, rughe diverse da tutti i miei sogni di tenerezza per rughe da amare, più dolci e preziose della vellutata carnagione della mia mamma giovane.
    Mi scosto, lei si allontana, fugge ripetendo al mio compagno la sua maligna profezia:’Se ne accorgerà, vedrà…’
    Ma io in quelle labbra rivedo il sorriso che amavo in modo struggente da bambina:so che sono pronta ad amarlo ancora,se lei uscirà dal suo odio.
    Intanto amo gli altri,specie quelli che hanno sofferto come me:in un aiuto vicendevole proseguo il cammino che mi porterà – lo spero, perché non dovrei?- dove non sarà più possibile mentire e calunniare,oltre una soglia dove ritroverò i miei figli ora ingannati ed i miei nipotini che -qui- non mi riconoscono nemmeno.

  • 33
    LUNA -

    Fl53 carissima, ho letto di cuore il tuo racconto così intenso, violento, l’ho visto e ti abbraccio forte.
    E, se mi permetti, stringo idealmente la mano anche al tuo compagno 🙂 Salve, Luna, piacere 😉 🙂
    L’altro giorno rileggevo il libro sulle molestie morali e c’era scritto, in sintesi, che il “narcisista perverso”, cioè chi usa delle modalità di questo tipo per difendersi (ha cioè dei meccanismi di difesa interiori distorti) attraverso l’offesa, la violenza, non vede gli altri, non li “sente”, nelle loro emozioni, nelle loro verità, perché “cosifica” le persone.
    Ecco perché, a chi sente, ha sempre avuto e ha ancora la possibilità di sentire, (anzi, spesso, pure quando si sente bloccato in realtà è perché sente troppo, non troppo poco) questo blocco di “cosificazione” del circostante sembra ancora più assurdo, impossibile…
    Tua madre forse un giorno davvero potrà guarire, se lo vorrà, e allora so che tu l’accoglierai. Ma per ora non puoi che fare questo, proteggerti da lei. dal suo cosificare le persone.
    Non essendo cieca di fronte ai suoi errori, le sue dinamiche, proteggendoti ma vivendo piuttosto che odiare, e sapendo quel che sai, tu sei libera, Fl53.
    Un bacio grande.

  • 34
    Anna -

    ciao a tutti…
    un anno fa ho conosciuto un ragazzo che ha avuto piu o meno gli stessi problemi. Un padre padrone che lo rempiva di botte da piccolo.
    Il mio ragazzo quando era piccolo era molto vivace e da quando il padre lo porto’ da un psicologo é cambiato moltissimo e diventato taciturno e non dice mai quello che pensa veramente. E in piu mente perché ha paura di perdermi. Attualmente siamo in crisi perché lui mi promette di cambiare e di uscire fuori da questo trauma ma fino ad ora non é mai riuscito… non so piu’ cosa fare adesso ha 26 anni ed ha ancora paura di suo padre datemi dei consigli. Io lo amo veramente ma mi é difficile accettare la sua situazione dato che mi mente sempre e perché non parla mai con i componenti della mia famglia… un ringraziamento a tutti…

  • 35
    Barbara -

    quando ho letto la tua lettera mi è sembrato di leggere la mia vita….purtroppo non vedo niente di nuovo, solo tanto egoismo e meschenità da parte di un padre senza nessun scrupolo, lo stesso vale per me….che fare ci chiedi? devi andar via, devi staccartene prima che puoi, la vita è tua non sua, non ha nessun diritto su di voi, nessuno, devi stringere i denti e lottare, è difficilissimo, ma meglio lottare e magari perdere piuttosto che non lottare e morire….quello che posso dirti è che la tua vita sarà meravigliosa, e questo lo sò perchè persone che hanno sofferto come noi e che la sofferenza è in seno alla famiglia sono persone che diventeranno talmente forti e compassionevoli da essere dei treni, e un valido sostegno per gli altri, ti auguro in in bocca al lupo per la tua giusta libertà…un abbraccio sincero….

  • 36
    fl53 -

    Anna, che dire? è il tipico meccanismo-trappola che si sta avviando: tutta la violenza subìta, il dolore provato, la necessità di sopravvivere hanno abituato il tuo ragazzo a comportamenti che formano una trappola per imprigionarti, per usarti poi come appoggio, come fonte di energia, come sostegno, come puntaspilli cui appuntare tutte le colpe di qualunque cosa. Un elemento fondamentale della trappola è anche un altro: il tuo amore, così come la paura della solitudine. Per questo amore, fatto di pazienza sbagliata, di comprensione sproporzionata, ma anche di insicurezza di sé e di paura di esser sole e di cambiare rimettendosi in gioco, moltissime donne hanno vissuto vite infernali. Forse, un aiuto potrebbe essere utile a te, sia per capire come mai sei stata attratta da un tipo così, sia per trovare comportamenti adatti a gestire le cose. Barbara dice cose importanti e sono d’accordo.La violenza del padre ha scavato buchi dentro al figlio; lui pencola tra odiare suo padre e amarlo, tra imitarlo e essere diverso, senza sapere come. Un giorno deciderà se stesso: ma più mente e più si sposta verso la decisione peggiore, cioè quella di salvarsi dalla violenza diventando anche lui violento: la violenza può anche essere psicologica ed arrivare comunque a distruggere, persino ad uccidere. Ti auguro di non essere accanto a lui, quel giorno: ti ritroversi rigirato contro tutto quel che hai fatto, ed anche le persone che ami, figli compresi. E soffrirebbe molto anche tutta la tua famiglia… con cui pare comincino già ad esserci problemi di relazione.
    Penso che i comportamenti che lui sta abituandosi a tenere siano pericolosi:o sei irremovibile nel non accettarli, o lo lasci.Se ti allontani ora, soffrirai un millesimo di quello che soffresti domani. E forse, anche lui: il tuo rifiuto dei suoi comportamenti gli dimostrerebbe che sono fallimentari e potrebbe servirgli per NON diventare come suo padre.. ma questo sarà un problema suo, se tu sarai altrove. In bocca al lupo

  • 37
    Anna -

    grazie ragazzi per il vostro aiuto, ne ho prorpio bisogno in questo momento. Lo sapete e la cosa piu’ peggiore che puo capitare avere un padre che davanti alle persone é simpatico con tutti e di dietro vuole massacrare la sua familgia suo figlio. Io mi sono innamorata del mio ragazzo perché é un ragazzo sensibile educato gentile non come i ragazzi moderni che pensono solo ad una cosa. Lui mi ama veramente é lo noto per come ci si brillano gli occhi quando mi guarda. La cosa piu’ brutta e che so che mi ama veramente ma il suo problema e la paura che ha dentro. Ho provato a fargli domande sul suo passato e l’unica cosa che mi dice e solo che i compagni a scuola lo tratavano male perché lui si chiudeva sempre in se stesso e aveva paura di parlare. Quindi la colpa piu’ grande la do al padre quante parolaccie gli dice anche se sono li vicino al loro quante parole ma quante che mi fanno male al cuore ma il mio ragazzo non reaggisce non dice mai papà ora basta!!! Lui ammette che suo padre non é come dico io allora perché tutte queste mensogne queste paure addrittura ha paura di camminare in pubblico, ha paura di mettersi in gioco. E poi ragazzi non vi ho detto anche che ha comprato una casa con il padre praticamente il vero propietario é il padre ma il mio ragazzo gli ha dato il 50%. Vi sembra giusto??? questo che cosa é allora??? A casa deve pagare lui se si rompe l’aspirapolvere, il fono dei capelli… ma dove viviamo??? Lo amo troppo ed ogni tanto mi rimpiango adosso tutto l’amore che provo per lui. Come ho gia fatto capire lui non era cosi lo é diventato… Voglio che cambia lo so che difficile che qualcuno puo cambiare il suo carattere l’unica cosa che voglio che parla con me dei suoi problemi che parla con i miei genitori che si prende la responsabilità di essere un uomo… Non so che fare nella mia mente solo un gran punto di domanda!!!!!!!! Grazie…

  • 38
    fl53 -

    Anna … quello che dici non fa altro che confermare quanto ti ho già scritto. In trappola ci siete in due: il tuo ragazzo e tu.
    Legati al padre, anche economicamente. Bloccati con la casa mezzo-mezzo. Siete in ostaggio. Tipico: questo genere di violenti accompagna sempre le azioni e le parole con manovre economiche. No, non è giusto quello che accade: ma che fai? siccome non è giusto continui a rimanere in ostaggio di un suocero che vi rovinerà la vita?
    “Voglio che cambia …difficile che qualcuno puo cambiare il suo carattere l’unica cosa che voglio che parla con me … con i miei genitori che si prende la responsabilità di essere un uomo” Cambiare il carattere? io penso che qui si tratta di guarire dalle ferite di una vita: serve uno specialista, e non basta l’innamorata. Nemmeno i medici, e tantomeno gli psicanalisti (e qui penso serva uno psicanalista, per ‘liberare’ l’infanzia) curano le persone cui vogliono bene, ci vuoi riuscire tu? per di più mentre il padre continua a ferirlo e per di più a ferire anche te? vuoi che arrivi a ferire anche i tuoi genitori? se continui così, rimarrete in trappola: il tuo ragazzo, tu e anche i tuoi genitori, se li tiri dentro: soffriranno. A te la scelta: o continui questo tira molla, o ti allontani e aspetti che il tuo ragazzo si decida. Il suo cambiamento (dici che prima non era così) è il suo modo inconsapevole di tirarti dentro ad una ‘casa’ dove si vive secondo regole folli: lui deve riconoscere che è folle, deve rifiutarla, deve liberarsi. Se non lo fa, e tu entri nella trappola (ci sei già dentro, con tutto questo amore usato male), la prospettiva è una vita in trappola. Non si tratta di cambiare il carattere, ma di usare il carattere per liberarsi e guarire. E bisogna rifiutare il ricatto economico: per amore e per la libertà si deve sempre rinunciare a qualcosa. Rinunci a qualcosa e ci guadagni la vita. In questo caso, poi, va anche bene: l’intestazione al 50% gli servirà un domani, è già qualcosa. In bocca al lupo.

  • 39
    matteo -

    ciao mi chiamo matteo, ed ho una mia amica che ha una situazione familiare simile….. magari potresti provare rivolgerti ad un giudice probabilmente verrebbe incriminato per qualche reato e tu potresti essere una volta per tutte libera… ad esempio puoi denunciarlo per sfruttamento…. o molestie… è semplice basta andare in una caserma di polizia e denunciare un fatto accaduto recentemente… è la soluzione più civile… altrimenti prendi una pistola e lo uccidi…. scegli quello che secondo te ti crea meno problemi… ciao…

  • 40
    manuela -

    aiutatemi….mio padre 78 anni è stato sempre arrogante e prepotente, ma ora non si può più tollerare. Mia madre è morta da tempo e lui vive con una donna molto brava, ma lei non ce la fa più a tare con lui. Cosa posso fare…..grazie

  • 41
    mary -

    ogni tanto vengo qui e cerco tra i commenti finalmente una qualche buona notizia..ma niente!la cosa mi dispiace tanto,perche neanche qui vedo barlumi di speranza..anche io come voi ho un padre padrone,e se si aggiunge che sono anche omosessuale pensate un po come finira!lui ancora non lo sa(non lo sa nessuno)..ma credetemi quando arrivera il momento sentirete parlare di me ai tg!sapete che vi dico pero?grazie a qualcuno ora lo stalking è diventato reato,e anche se non avete lividi sul corpo..DENUNCIATE!facciamoci forza a vicenda,forza ragazzi la vita è bella e a colori..viviamola e spezziamo questa catena di violenza!fatemi sapere..leggervi mi fa sentire meno sola a volte.ciao!

  • 42
    noe -

    ciAO penso che dovresti rivolgerti a la polizia in modo che venga arrestato o scappate di casa. Spero che la tua situazione si risova e che tu possa vivere la tua vita felice e serena.
    ps non mollare vedrai che tutto si sistemerà

    ciao

  • 43
    mary -

    sissi88 se ogni tanto torni qui,mi piacerebbe parlare con te..credimi abbiamo molto in comune,e purtroppo non sono cose belle!fatti forza,mi raccomando..un abbraccio forte.

  • 44
    lineinthesand -

    ciao sissy rileggendo quello che hai scritto non ho potuto fare a meno di rispecchiare me stessa.ho 17 anni e ho un padre che mi considera ancora una bambina(anche se quando gli fa comodo non tarda a considerarmi “adulta”).da piccola ero una bambina vivace, anche troppo, ma di quella sana vivacità..ero una bambina solare.adesso sono una ragazza insicura, ho paura di mostrarmi agli altri per quello che sono, ho paura di parlare in pubblico, non ho per niente stima di me stessa, a volte sono fin troppo fragile, mi emoziono per delle stupidaggni e a volte piango anche per delle sgridate.La casa è la mia prigione, ho un padre(anche se ultimamente mi viene alquanto difficile considerarlo tale) troppo “padrone” anche se qusto probabuilmente non è il termine giusto..io lo chiamerei di più EGOISta.non posso mai uscire se non ovviamente per andare a scuola, per arrivare a scuola prendo 2 bus e se tardo ad arrivare a casa parte la sfuriata e il terzo grado.la prima volta che ho chiesto a mio padre di uscire è stata all’età di 15 anni circa,ma non perchè prima non volessi,no, ero terrorizzata,(sono terrorizzata)di una sua risposta o meglio di una sua scenata e di un suo ennesimo NO!!( quando provo a chiederne il perchè mi risponde PERCHè CHE DEVI FARE??!! è UNA NOVITà?!! VATTENE A STUDIARE).vedo le mie coetanee uscire e divertirsi senza problemi e ne soffro e anche molto perchè capisco che questo io non potrò mai averlo.nell’anno in cui è stato via per lavoro ho conosciuto un ragazzo, stiamo assieme da più di un anno, ma ancora non ho avuto il coraggio di dirlo a mio padre e mettere le carte in tavola.é sabato pm è sarei tanto voluta uscire col mio ragazzo, almeno il pm per rientrare non più tardi delle 7, mica andare in discoteca o quali assurdità simili, la sua risposta è stata NO!!non so puiù cm fare, non posso neanke più rispondere al cell quando c’è lui, qualche anno fa sono anche andata da una psicologa perchè tutto a un tratto balbettavo,(adesso fortunatamente non più).mi sta rovinando la vita, quante volte ho provato a scappare e poi il coraggio m’ha sempre abbandonata.ho una madre che non fa niente per difendermi e farmi felice, l’asseconda in tutto! io penso che la libertà è una cosa che tutti DEVONO avere, viene prima del pane!!

  • 45
    david -

    E vero non e facile per una ragazza subire tutto questo, ma non avere fretta perche il tempo ti darà ragione, lui invecchia e avrà bisogno un giorno del tuo sostegno, poi sarai tu a decidere sulla sua vecchiaia come a fatto con te per la tua adolescenza… ovviamente da maschio io la vivrei diversamente.. me ne andrei via appena possibile in un altro posto dove trovo lavoro, a quel punto il passato e passato e mi rifaccio una vita.. come ho poi fatto!!… da 7 anni sono fuori casa e lavoro a roma trasferito dalla sicilia dove avevo una situazione analoga alla tua, con un padre demente e una madre a subire… ho aspettato il mio momento e ora mi godo quella vita che non voleva farmi godere…alla faccia di ki mi vuole male. 🙂 ciliegina sulla torta, convivo con una bella ragazza… Stringi i denti e vedrai i risultati…buona fortuna

  • 46
    Anonimo -

    oltre ad odiare tuo padre, cerca di odiare tua madre che ha sposato un uomo simile e ha accettato tali soprusi, e odia tuo fratello che non si è ancora ribellato.

    Poi lascia perdere l’università, trovati un lavoro e scappa di casa.

  • 47
    anonimo -

    la cosa peggiore è convivere tutti i giorni con gente che si lamenta dei
    loro “problemi”.. ah, un altra cosa peggiore è l’attesa, l’attesa di una
    soluzione che sembra non arrivare mai, perchè non si ha il coraggio di
    reagire.. perchè qualche stupido egoista ce l’ha levato isieme alla
    nostra infanzia, adolescenza.. e chissà cos altro..

  • 48
    elisa -

    Siamo noi gli artefici del nostro destino. Aspettare la manna dal cielo o qualcuno che ci risolva il problema è da escludere. Per la prima lettera, carissima anonima visto che non ti firmi, vivere in una famiglia difficile è degradante, si spera di avere del meglio prima o poi, questo ci fa andare avanti, è difficile si stringono i denti ci si attiene alle regole dettate dai genitori.Ora è il momento di vivere la tua vita ma come fare chiedi, senza amici, senza soldi solo con la solitudine.evi decidere di cambiare la tua vita; andare all’Università è una possibilità per farsi una carriera, ma ate piace quello che studi o hai paura che non piacerai alla famiglia se non lo fai? Trova un lavoro manuale che non ti richieda di parlare in pubblico, mica tutti sono capaci di farlo, cmq rassicurati. Questa è una soluzione che mi sento di darti, cioè se ti rendi indipendente o vai a vivere da sola che ti potrano fare i tuoi familiari? Nulla! Ammireranno la tua forza d’animo e l’idea di renderti indipendente. Prova! oppure finisci gli studi, sei sempre tu che decidi altrimenti lasci che siano gli altri a decidere per te.Con affetto ti saluto e ti comprendo, anchio ho alle spalle una famiglia difficile e non sono qui a compatirti, è diverso. Devi volere bene a te stessa e reagire, nessuno ti può aiutare se non lo fai prima tu, nemmeno il più altruista degli amici.Ciao

  • 49
    Giovanni -

    Ciao, dopo aver letto la tua stesura, posso
    consigliarti sjolo di trovarti un amico o piu’ amici. In
    sostanza devi rafforzarti personalmente.
    Cio’ ti rimarra’ non facile vista la grave dif=
    ficolta’ che hai nel rapportarti con le persone.
    Purtroppo la tua sfida e’ questa rafforzarti
    con molti amici e dimostrare a te stessa e poi
    a tuo p. e a tua madre (complice) che puoi
    godere della tua autonomia affettiva e personale.
    Ti dico di stare in famiglia il meno possibile e
    di trovarti una tua possibile autonomia. Per adesso
    to’ saluto e aspetto una tua risposta. G.

  • 50
    flavia -

    I seguenti reati, oltre ad essere causa di ansia e depressione, sono reati penali, ovvero passibili di regolare denuncia alla polizia e punibili per legge: percosse, offese,minacce, maltrattamenti, ricatti, aggressioni verbali, privare di assegni di mantenimento, privare del sonno, attaccare l’autostima, rimproveri continui. Fatti aiutare, da soli non se ne esce: vai dal tuo medico di base e fatti prescrivere un ciclo di 8 sedute di psicoterapia da fare in un centro convenzionato; se ti rendi conto che non riesci a studiare, lascia perdere l’università e vai a lavorare, qualsiasi lavoro, anche del volontariato, ma devi uscire di casa. I padri troppo preoccupati della illibatezza delle loro figlie femmine, sono padri incestuosi (ovvero, che se anche non lo fanno, a letto con le loro figlie, ci vorrebbero andare loro). Tu e tuo fratello dovreste emigrare in un altro continente, fatelo finché siete giovani. Tuo padre potrebbe campare fino a 100 anni, non cambierà mai anzi sarà sempre peggio… Se tuo padre picchia tuo fratello, lui deve andare al pronto soccorso (ospedale) a farsi medicare e sporgere denuncia. Poi alla polizia. Purtroppo é l’unico modo. Questi individui, oltre ad essere dei delinquenti, sono convinti di essere onnipotenti, sono profondamente malati, non ci sono giustifiche per quello che vi fa. Tuo padre ti sta privando della libertà, si chiama “sequestro di persona”… Scommetto che é anche molto ma molto avaro; tuo padre sta già all’inferno e l’inferno che ha dentro lo crea all’esterno. Chi pecora si fa, il lupo se la mangia. Chiama il centro antiviolenza : 1522 oppure vai al consultorio delle Asl. Devi parlarne con qualcuno.
    Fatevi aiutare. Ci sono le case famiglia per donne nella tua situazione. Purtroppo, parlo per esperienza…

Pagine: 1 2 3 4