La mia vita rovinata, ma…ora???
Salve a tutti, ho 25 anni e vivo ancora con i miei e mia sorella di 22. Purtroppo da che ho memoria, mio padre è sempre stato violento verbalmente e occasionalmente anche fisicamente. Per esempio se da piccole io e mia sorella litigavamo e lei finiva per piangere (spesso capita tra bambini), lui entrava come una furia nella stanza urlandoci parolacce e bestemmie addosso. Dunque io le tappavo la bocca per evitare che lui la sentisse e si arrabbiasse. A scuola raccontavo che mio padre era bravissimo e che facevamo molte cose insieme, ma era tutto falso. In realtà quando rimanevo sola a casa con lui, avevo paura perché dovevo cucinare e badare a mia sorella ecc, in quanto mia madre lavorava e lui non muoveva un dito (questo dai 9 anni in su). Dunque se sbagliavo qualcosa o non scattavo, erano urla, oggetti sbattuti e qualche volta schiaffi. Questi comportamenti li ha avuti anche davanti alcuni bimbi ed adulti, io mi vergognavo e mi chiudevo. Crescendo è peggiorata la mia esistenza. Per uscire a una cena di classe doveva coprirmi mia mamma dicendo che mi portava a casa della sua amica, per il cinema la risposta era sempre NO, POI DIVENTA UN’ABITUDINE. Se la cena non era pronta volavano i piatti. Una volta ho chiamato i carabinieri perché mancava il pane ed ha tirato un coltello da tavola su mia madre e poi ha detto che ci avrebbe uccise e dato fuoco in casa, avevo 10 anni e questi sono solo esempi. A18 anni me ne sono andata a vivere da un ragazzo con cui stavo, ma aveva il vizio del gioco e mi picchiò dunque tornai a casa. Mi fidanzai con un altro ragazzo ma siccome mio padre si intrometteva spesso, mi lasciò. Iniziò il vero inferno per me perché ci ho rimesso la salute pur di non pensare più. Un giorno ho deciso che volevo vivere e ne son uscita, ma lui non è cambiato ed ora non ho più forze di fare altro, anzi, vedo nero davanti a me. Non ho un diploma, non ho la patente perché ho paura di non riuscire a controllare l’estrema ansia degli esami che di sicuro proverò, essendo io ora molto insicura, ansiosa e pessimista. Non lavoro, non ho mezzo amico/a, nessun fidanzato. Non vorrò mai sposarmi né aver figli perché ciò mi spaventa. Mia madre non fa nulla e mai lo farà, mia sorella è come lui di carattere e infatti ha la sua vita “perfetta”. Ma è violenta quando si arrabbia (lo fa con facilità), ed ha avuto bisogno di me per studiare dalle elementari al giorno della maturità. Insulta me e mia madre ed anche lui, per tutto e niente. Per quanto riguarda mio padre, se gli rinfacci cosa abbiamo passato ci dice che non è vero niente, che ce l’abbiamo con lui e che lui ha fatto di tutto per noi. Intanto non ha mai partecipato alla nostra vita, mai a scuola, mai ai saggi…Quando qualcuno gli fa girare le palle gli augura la morte e parla sempre male a tutti, è solo ed ama solo sputtanare soldi e lasciare noi e la casa nella merda. Non lascia mai pulito dove passa e non sa rispettare nemmeno se stesso, mi fa schifo e mi sento male a pensare ciò. Vorrei andare avanti ma mi manca tutto, forza, coraggio… Mia madre e mia sorella non son di sostegno. I miei parenti son lontani e più che parlarci al tel ogni e tanto, non possono far molto.
Chiedo scusa per gli errori e ringrazio tutti.
Scusate, grazie.
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Ciao cara,
Purtroppo esperienze famigliari del genere ti segnano profondamente, e gli strascichi si portano avanti per anni.
Con impegno e consapevolezza, si possono fare grandi progressi per risanare un po’ le ferite, anche se ovviamente le cicatrici rimangono. Bisgna riuscire a staccarsi emotivamente dalla situazione e a crearsi una propria vita, completamente indipendenti.
Io ho avuto esperienze simili in famiglia, mi sono staccata del tutto quando avevo 21 anni, allontanandomi prima fisicamente e poi, a poco a poco, emozionalmente. Crescere, maturare, e una psicoterapia mi hanno aiutata molto e ora che ho 30 anni posso dire di stare bene. Non e` un percorso breve né facile, ma e`possibile.
I parenti, dicono, ti restano per tutta la vita.
Dissento. Se un rapporto non è possivile vale la pena di ridurlo al minimo o di azzerarlo.
Non ho avuto rapporti laceranti come per te e michelle, ma qualche screzio l’ho avuto ed ha scelto di conseguenza. Preferisco gli amici fraterni.
Michelle ti ringrazio per la rapida risposta. Il mio problema più grande è riuscire a trovare quella forza e volontà di seguire ed applicare i consigli di un terapeuta ecc… Non so dove posso prendere queste risorse. Ecco. In ogni caso grazie davvero.
Pace per tutti ringrazio per il tuo intervento. Mi chiedo se quando hai tagliato i ponti ti sei sentito in colpa. Io mi sento male solo a pensare di non volerlo vedere. Mi sento colpevole. Grazie mille comunque siete tutti molto gentili.
Cara @gegi90, non ci sono parole che ti posso dire per alleviare questo tuo stato d’animo, ma provo a dare una luce a questa tua situazione, sperando e credendo che tu colga il senso delle mie parole.
Tutti noi viviamo una vita imperfetta e conviviamo con “elementi forti” che ci condizionano la vita.
Quello che capisco, però, da tutto quello che hai scritto, è che tu capisci di essere diversa da tuo papà, da tua sorella e da tua mamma.
È una cosa enorme ed è la tua ancora di salvezza per navigare verso la serenità che meriti e che ti auguro con tutto il cuore.
Ti potrei dire frasi fatte come: “ce la farai”, “tirati sù e lotta”, oppure “volta pagina alla tua vita”, ma lo sai benissimo che non è facile e ti confesso che io ne so qualcosa.
Quello che ti dico invece è: “Se fin’oggi sei stata abbastanza coraggiosa da tentare nella vita e hai avuto la tenacia di resistere fin’adesso, sei abbastanza forte per andare avanti”.
Tu sei dolce e buona, lo si capisce subito. Hai la speranza nel cuore e questo non te lo fare togliere da nessuno, nemmeno da te stessa.
La situazione intorno a te non cambierà se non sei tu a buttarti, a tentare ciecamente e ad avere fede in quello che ancora non conosci e non riesci a vedere. Parlo della tua serenità e del futuro tranquillo che meriti e che ti auguro.
Nessuno ti regala qualcosa, nemmeno chi dovrebbe, come i tuoi genitori. L’unica che può fare qualcosa sei tu e tu sei in grado di farcele. Io ci credo.
Tutte queste parole che ti ho scritto possono essere solo parole, è vero, ma te le ho scritte perché partono da fatti concreti.
Ho visto troppi eroi e troppe eroine (come te) per credere in qualcosa di diverso.
Tu hai scritto che ti manca tutto, forza, coraggio, ecc. Invece non è così. Hai molto di positivo in te. Se non fosse vero non ragioneresti in questo modo su quello che stai vivendo.
(erano finiti i caratteri!)
Non avresti scritto su questo sito e soprattutto (lo sottolineo) non ti saresti scusata e poi aver ringraziato a fine lettera.
Ti do un grande abbraccio e spero vivamente che tutto il bene che meriti ti trovi e ti abbracci.
Gegi90
nessuna colpa, solo una presa d’atto. Ma non era un rapporto con il padre, con dei primi cugini dove da ragazzini eravammo molto stretti. Poi con altri parenti più lontani. E non c’è bisogno di litigare per tagliare o ridurre i rapporti. Si fa e basta.
Azure4891 non immagini nemmeno quante lacrime verso quando leggo le tue parole. Mi hai fatta sentire “viva”. Non so spiegarti ma mi hai “acceso” una luce. Per la prima volta da anni mi sento spronata per davvero. Nel dirmi “…se hai tenuto fin’ora, allora riesci a farcela”, mi fa comprendere che alla fine se voglio, anche io come te, michelle, e pace posso avere una vita più serena. Temo di non riuscire a gestire le cose quotidiane ma è vero che tutto quel che è accaduto è peggio che dare un esame di patente. Spero di riuscire ad applicare questi preziosi consigli. Se esistesse un modo, o un termine più forte del grazie, lo userei. Siete davvero gentili e non mi aspettavo minimamente di essere così compresa. Soprattutto mi sento meno sola e mi da gioia sapere che vi siete presi il tempo di leggere e rispondermi. Ti ringrazio per tutto ed auguro anche a te il meglio. Che quel che mi hai dato oggi con le tue parole, ti torni dietro sottoforma di gioia, salute, amore e vita. Sembri una persona davvero profonda. Spero di poterti aggiornare. Un forte abbraccio. Scusa per la sintassi 🙂 🙂 🙂
Grazie per tutto <3
Grazie pace. E non ti penti di niente? Puoi confermare che si sta meglio? Ti sei ricreato degli affetti? Scusa le mille domande, spero di non esser troppo curiosa. Grazie davvero. Un abbraccio.
Gegi,
vedi? esistono persone deboli e rozze, come tuo padre, che sfogano sugli indifesi il loro malessere o le loro frustrazioni, oppure persone grette e insensibili come tua sorella, che guarda e pensa solo a sé, ma esistono anche persone gentili, forti e generose, come Michelle, Pace e Azure, che sanno comprendere, per esperienza, e dare supporto a chi lo merita.
tu appartieni senza ombra di dubbio alla terza categoria e pertanto sono sicura che un giorno potrai a tua volta testimoniare di essere riuscita a sconfiggere almeno in parte la negatività con cui sei stata accolta e cresciuta. con grande forza di volontà riacquista a piccoli passi la fiducia in te stessa e falla diventare un tesoro che nessuno potrà mai sottrarti.
un abbraccio.
Oh Rossana ti ringrazio dal profondo per le belle parole. Hai perfettamente inquadrato le personalità e ti ringrazio, anche, per considerarmi parte del terzo gruppo. Ho creduto (a lungo) di essermi sognata tutto visto che lui ha sempre negato, ma basta chiedere ai vicini o agli “amici” di “famiglia” per rendersi conto che non invento nulla. Ecco questo suo non ammettere mi uccide. In più a sua mamma abbiamo chiesto spesso aiuto e lei ci ha sempre detto che era colpa nostra, che suo figlio non ci faceva mancare nulla (è vero, ho sempre avuto cibo, vestiti, la possibilità a cure e studio ecc, nonostante mia madre abbia perso tutti i denti per dare tutto questo a noi e far sì che lui possa sputtanare per i suoi viaggi in moto, sennò erano guai). Ora lei è morta, mi sento più libera e non sono nemmeno mai andata al cimitero a salutarla, non riesco. Esser così mi fa sentire in colpa. Però allora mi chiedo: come posso trovar la forza se lui nemmeno ammette cosa ha fatto? Perché conta così tanto per me sapere che lui è consapevole di cosa ha combinato? Perché vedo come se ciò fosse la chiave? Sapendo bene che non ammtterà mai, mi sento totalmente persa. Il mio problema è: come devo pormi con lui per tagliarlo fuori e far sì che non mi influenzi più? Vorrei fregarmene del fatto che riconosca o meno i suoi errori, e dunque andar oltre, ma il suo lavarsene le mani mi blocca. Inoltre devo aggiungere che ho sviluppato da 2 anni ormai, un’ossessione per le pulizie. Non tollero un capello a terra e disinfetto tutto dopo che si è messo a letto, solo (mia mamma dorme nel divano letto da anni ormai), e solo allora mi lavo e faccio lavare mia madre e mia sorella (alle 6 lui vuole cenare e alle 8 dorme). E questo son certa significa qualcosa. Scusa la confusione, davvero. Ti ringrazio ancora tantissimo per il tempo e sopratutto per spronarmi a credere che posso “cancellarlo” per dar spazio ai miei progetti. Un bacione.
Scusami il poema. Grazie per tutto.
Come ti avevo scritto erano primi cugini molto stretti quando ero piccolo. Un caso diverso da una vicinanza come il padre, la sorella o in misura inferiore la nonna.
Non pretendere il riconoscimento di colpa, taglia o riduci al minimo i rapporti. E per certi aspetti i suoi orari sono un vantaggio 🙂 Sopo le otto sei libera da un rapporto pessimo.
Il tuo problema si può dividere in due parti, eliminare o ridurre il rapporto con tuo padre.
Costruire rapporti intensi con altre persone, amici ed amiche e un partner che possa essere di lungo periodo. Teoricamente è molto facile la soluzione. 🙂
Oh si Pace! E semplicissima!!! 🙂 🙂 🙂 In realtà son consapevole di tutto, il mio problema è per esempio se mi chiede qualcosa in modo gentile (quando ha necessità lo fa), il mio cervello dice: ” Bon è stato gentile, fa quel che dice” mentre il cuore mi dice “Cos era sta mosca che ronzava? Schiacciala mi da fastidio”. Dico il cuore perché dentro di me covo odio verso di lui, ma il cervello vuole limitare i danni che possono derivare da un atteggiamento del genere. Dunque alla fine non gli faccio mai vedere che sto male quando invece vorrei tirargli addosso tutta la sofferenza che mi ha dato. Non sono così io, eppure sento che la “violenza” inizia a impossessarsi di me. Allora mi dico “Fa qualcosa per liberarti: patente, lavoro, amici…” come dici tu Pace, però quando si presenta il giorno dell’esame per esempio, varo in crisi, ho bisogno dell’Ansiolin (solo in quei casi), e mi blocco. Dunque diventa un circolo vizioso. Voglio capire come superarlo. Adesso proveró il prossimo richiamo, pensando alle vostre parole che mi dicono che ho visto di peggio, e vi dirò. Nell’attesa sono prendente per i vostri stupendi consigli. Vi ringrazio molto. Grazie Pace per tutta l’attenzione ed il tempo che mi dedichi. Scusami. 🙂
Cara Gegi, per molti aspetti sembra che tu abbia descritto mio padre: insensibile, rozzo, egoista, violento e, soprattutto, incapace di guardare con lucidità la realtà in cui è immerso. Io e mio fratello siamo cresciuti soli con lui, con il solo aiuto di una nonna straordinaria. Potrei raccontarti mille e mille episodi sconcertanti, come quando era scappata la mia cagnolina e mentre piangevo disperata lui mi insultava dicendo che era stata colpa mia. O quando a sedici anni, con quaranta di febbre e un granuloma al dente, è dovuto venire mio zio ad occuparsi di me perché lui era totalmente inetto.Non è mai andato ad un colloquio con i professori; non mi ha mai permesso di praticare alcuno sport o hobby perché diceva che non aveva tempo per accompagnarmi. Siamo cresciuti in mezzo a urla e bestemmie; mio fratello in adolescenza faceva uso di qualsiasi droga, non studiava, rientrava a casa a orari assurdi. Io, più piccola, ero ancora aggrappata al mio unico genitore. Oggi, sia io che mio fratello, siamo due persone adulte con una vita normale. Ci siamo laureati, abbiamo un buon lavoro e viviamo da anni senza nostro padre che, purtroppo, è tornato a pesare sulla sua madre novantenne.
Quello che posso dirti è di prendere le distanze, sia fisiche ed emotive, ma senza tagliare i ponti perché potrebbe farti soffrire ancora di più. Io, con la distanza, ho capito che in fondo il mio è solo un padre debole, un uomo che non ha saputo incanalare la sua rabbia in modi accettabili. Gli ho perdonato molte cose, anche se non dimentico. Ma, ti assicuro che non serbare rancore è l’unico modo per non rimanere schiacciata.
Un abbraccio!
Gegi,
concordo con: “Quello che posso dirti è di prendere le distanze, sia fisiche ed emotive, ma senza tagliare i ponti perché potrebbe farti soffrire ancora di più.”
essendo molto sensibile, sembri essere cresciuta sotto una tale pressione di violenza e di costante annichilimento, del tutto priva di supporti compensatori, che ti è stato finora impossibile costruirti un’identità indipendente. lo dimostra il fatto che vorresti che tuo padre riconoscesse i suoi eccessi e, magari, fosse indotto a moderarsi.
è quasi impossibile che questo possa ora accadere. forse solo verso il termine della sua vita, quando potrebbe lui stesso diventare debole e dipendente per vecchiaia o malattia, si renderà conto di non essersi comportato in modo corretto nei confronti di chi dipendeva da lui in tutti i sensi. senza provare sulla propria pelle alcune esperienze, spesso non c’è modo di assumere piena consapevolezza dei propri comportamenti.
in alcuni casi LaD diventa un contatto con estranei che possono comprendere e fornire un impulso dall’esterno, per chiarirsi le idee oppure sostenere un momento d’inversione di rotta, ma poi tocca all’interessato agire di conseguenza.
resta un problema cruciale: quello che, se si avesse forze psico-fisiche sufficienti, quasi sempre non ci sarebbe stato bisogno di scrivere la lettera in cerca di confronto. se queste non ci sono, non bastano certo poche parole a farle scaturire dal profondo.
a volte nemmeno la volontà di cambiare è sufficiente. si tratta di percorsi spesso abbastanza lunghi, dov’è indispensabile non perdersi d’animo. se vedi che non ce la fai da sola, cerca sostegno da parte di un professionista del settore, che magari non sarà in grado di sciogliere in quattro e quattr’otto tutti i nodi ma ti potrà accompagnare nella parte più difficile della presa di coscienza del tuo modo di essere e delle tue reali potenzialità, al di là della pessima influenza di tuo padre.
ce la puoi fare! inizia fin da subito!
Gegi, per te è così importante che tuo padre riconosca i suoi errori? Mio padre è morto nel 2012 a 67 anni, divorato da un cancro, e anche nel letto di morte rimase convinto del fatto suo, non fu assolutamente in grado di capire gli errori che aveva fatto ( sopratutto con me ). Ma gli aveva fatti in buona fede, persino quando è andato molto vicino al diventare violento. Era un uomo di una grande intelligenza pratica e di una forza fisica straordinaria, considerata la sua modesta statura. Ma aveva un’ enorme debolezza emotiva: non aveva mai saputo emanciparsi dalla sua famiglia di origine, la quale non aveva mai accettato mia madre come nuora ( perchè povera e di umili origini ). E di riflesso odiavano anche i figli di lei, cioè me e mio fratello. Così manipolavano mio padre in modo da indurlo a fare scelte e avere comportamenti che sapevano ci avrebbero danneggiato, anche se mio padre era convinto del contrario.
Tutti gli sbagli che ha fatto mio padre derivavano principalmente da questo, più che dal suo modo di essere di per sè. Mio padre ( e forse anche il tuo ), era uno di quegli uomini convinti che fare “tutto” per la famiglia e per i figli, significasse semplicemente sbarcare il lunario e pagare i conti. Anche lui non si preoccupava della mia vita scolastica, in tanti anni non venne mai a prendermi a scuola o a parlare con gli insegnanti. Anzi diceva sempre che prima mi sarei messa a lavorare e meglio era. Poi in seguito io e mia madre scoprimmo che tutti quei discorsi li aveva assorbiti dai suoi parenti, ai quali era legatissimo ( nonostante in realtà loro lo disprezzassero ). Sei sicura che anche nel caso di tuo padre non ci siano stati “fattori esterni” che possono aver influito sul suo atteggiamento ? O anche solo la semplice incapacità e mancanza di coraggio nel dichiarare che semplicemente c’erano cose che lo pressavano e che faceva fatica a gestire da solo ? La mia è solo curiosità…
“Non ho un diploma, non ho la patente perché ho paura di non riuscire a controllare l’estrema ansia degli esami che di sicuro proverò, essendo io ora molto insicura, ansiosa e pessimista.”
Questi sono passi che volente o nolente prima o poi sarai costretta a fare, se desideri una vita normale, trovare un lavoro, avere una tua autonomia e una tua tranquillità. Comprendo bene che quando si vivono situazioni familiari come la tua, è praticamente impossibile non ereditare ansia e profonda insicurezza. Ma l’ esistenza reale non ammette la rinuncia e la pusillanimità.
Quindi è meglio che cominci ad abituarti all’ idea di dover AGIRE, a dispetto di tutte le tue paure e di tutti i tuoi fantasmi. Sarà anche il miglior modo per riscattarti dal difficile rapporto con tuo padre. Ce la farai prima o poi! In bocca al lupo.
Avevo fatto un commento analogo a quello di MG, ma mi è stato cancellato. L’ho scritto per far capire che questo luogo era diventato un inutile “consolatoio”, per la banale ragione che i “consolatori” hanno seguito la strada più facile per “aiutare” l’utente in difficoltà, anche per l’intuibile ritorno che ne derivava, senza mai voler leggere l’altra faccia della medaglia, di solito meno “gratificante” per entrambi i dialoganti.
Invece, a mio parere l’aiuto migliore a Gegi lo ha dato MG col ultimo suo post, dopo che Suzanne aveva accennato al problema di fondo presente in queste storie.
Diventare “donna” significa aver fatto il percorso di “comprensione” che ha descritto con lucidità Maria Grazia, arrivando a capire le “cause” che portano un uomo a certi comportamenti verso chi dovrebbe amare, e da chi essere amato.
Io credo che Gegi è questo che dovrebbe fare. Trovare quel coraggio. Non per “lui” ma per sè stessa. Quello sarà il modo col quale si “emanciperà” da quella figura e la vedrà nella sua vera luce. Quella coperta dall’ombra di una violenza che nasconde una umana fragilità che non sarà mai colmata. Perchè forse è un uomo a cui è stato negato l’amore quando si sarebbe aspettato di scoprirne l’esistenza, e che per questo non ha mai saputo come fare per dimostrarlo a sua volta.
Cara Suzanne ti ringrazio moltissimo per il tuo post. Riguardo la tua esperienza posso solamente dirti che ti comprendo, chiaro, che mi dispiace, ma soprattutto che VI AMMIRO. Tu e tuo fratello siete ai miei occhi, gli eroi di cui parla Azure4891 nella pagina precedente. Mi piacerebbe molto imitarvi. Mia madre e mia sorella pensano che il giorno in cui sarà vecchio, sarà il giorno in cui lo chiuderanno da qualche parte e lì si renderà conto perché rimarrà solo nel suo ospizio. Di sicuro non vorrei accollarmelo io (non assumo nemmeno mé stessa come noto), però l’idea mi fa sentire una persona cattiva. Vorrei invece aver meno senso di colpa. Dunque il fatto di staccarmi emotivamente può servirmi ma non voglio “abbandonarlo” per non riprodurre il suo modo di fare.
Dalla tua esperienza comprendo che forse il giorno in cui inizierò a pensare al mio futuro concretamente, avrò meno pensieri verso lui. E mi hai fatto notare come alla fine ció che conta non è che lui ammetta o cambi, ma che io agisca per finirla appunto. La tristezza mi aveva chiuso gli occhi. Parlarne qui, a voi, a te, me li sta riaprendo. Un grazie non valorizza quel che ho provato leggendo il tuo commento, Suzanne. Scusami. Ti abbraccio forte. 🙂
Ciao Maria Grazia. Grazie dal cuore per il tuo intervento. La tua “curiosità” mi fa piacere, soprattutto perché hai toccato IL tasto. Suo padre fu progioniero in Africa durante la IIguerra e quando tornò purtroppo, perse un po’la testa. Mio padre ha un fratello più grande che si è sempre sbattuto le palle di noi a causa proprio di mio padre, ha una vita perfetta e non si somigliano, infatti limita i contatti e se gli chiedi aiuto ti dice “Te lo sei preso, fatti tuoi”. Mio padre a sua volta è stato vittima di suo padre ecco perché nutro tanto rancore. Come puoi reiterare sui tuoi figli? In ogni caso muore ai miei 6anni. Rimane la “nonna”.
Da piccola si era costretti (da lui e lei) ad andare a mangiare ogni domenica e lei spesso a tavola piangeva dicendoci che eravamo il suo sangue e che ci amava. Quando eravamo sole diceva che mia cugina (allora 20enne, io 11) era una puttana perché dormiva col tipo, poi iniziava a piangere dicendo che pregava Dio di farle vedere il mio matrimonio. Naturalmente davanti all’interessato diceva il contrario. Quando chiedevamo aiuto diceva che mia mamma era incapace,che non sapeva occuparsi della casa e che sbagliava a farci fare attività extrascolastiche (danza, nuoto, scultura, basket, sci, corsi di latino, volevo far legge da piccola dunque mi portavo avanti). Se dicevamo che papà era violento ci diceva: ” Povero figlicillo mio, e che fa di male? Non beve, non fuma, non va a donne, vi mette lo stipendio sul tavolo e tua mamma nemmeno lo gestisce bene, l’unica cosa che ha è la moto, volete togliergli anche questo e vederlo morire?” La sua moto è perennemente tutt’ora addobbata, dunque costa vi dico, sicché mia mamma fa come può visto che lui ne chiede per esempio 2300 per rifarsi la sella.
Dunque Maria Grazie ti dico si. Mia nonna era l’artefice,ma ora? A volte gliele mando anche se è morta. Hai ragione sull’agire, ci perdo solo io sennò. Dunque cosa ne pensi/pensate sul ruolo di mia nonna, se posso? Un abbraccio ed…
Cara Gegi90, leggo ora su questo sito e ti ringrazio per la tua risposta, sei davvero tanto dolce. Sono felice per te, per esserti stato d’aiuto.
Profondo io? Ma che dici! 😛 😛
Io è da poco che scrivo qui ed è stata davvero la coincidenza di innumerevoli fattori che mi ha portato a leggere e rispondere alla tua lettera. In questo sito ci sono brave persone e ogni consiglio è utile per costruire qualcosa di buono per il futuro.
Tu ascolta sempre quello che senti dentro di te. Non importa se ti capiteranno cose belle o brutte. Tutto serve e tutto fa crescere. Ma alla fine la bilancia sarà sul “+”. Tu sei così per via del tuo vissuto e puoi esserne fiera.
È la tua forza.
Ritengo che tu sia stata sempre “accesa”, ora però “illumini” un pò di più la tua strada.
Per i commenti di Pace e degli altri, penso che la miglior risposta alla cattiveria è un gesto di bontà insieme ad un graduale allontanamento da chi ci ha ferito, se questo continua imperterrito. Questo sembra assurdo in questo mondo “crudo”, ma non è così. Ciò non vuol dire arrendersi o sottomettersi all’altro. No. Non si conclude qualcosa di buono nel ripagare occhio per occhio.
(Se fosse così vivremmo in un mondo vuoto e di ciechi 🙂 ). Si ottiene invece serenità per noi, dimostrando a noi stessi di non essere come l’altra persona.
Capisco che ci sarebbe molto da dire e l’argomento è lungo, ma spero di aver espresso al meglio come la penso su queste cose. La strada che percorriamo è per sua natura incerta e piena di sorprese, la maggior parte positive e chissà se un giorno le nostre strade non si incroceranno per coltivare questo argomento.
Un abbraccio forte forte!!!
Gegi,
secondo me, alcune persistenti tragedie familiari dovute a carenza d’affetto o a incapacità di esprimerlo in modo positivo derivano da catene d’isolamento interiore e di frustrazione emotiva che risalgono a più generazioni. quasi impossibili da spezzare perché di solito non si può dare che quello che si è ricevuto.
esiste indubbiamente la fragilità del singolo, che tende a perpetuarsi nei figli o a suscitare la reazione opposta. di scarsa utilità pratica identificare il primo o il principale “colpevole”, alimentando odio.
può succedere anche che formazioni educative che sarebbero state accettabili in passato non lo siano più nel presente, oppure che alcune particolari sensibilità ne restino comunque ferite, a differenza di altre, maggiormente in grado di superare il disagio.
a mio avviso, devi sconfiggere innanzitutto il senso di colpa. NON sei stata tu la causa di un’incapacità d’amare e di pensare innanzitutto alle proprie creature. questa è la sensazione di ogni bambino abusato, non abbastanza amato o amato male. ora sei adulta e non è razionale continuare a penalizzarti da sola, oltre a quanto già non sei stata ingiustamente penalizzata da altri.
lavora mentalmente su questo concetto e sgretolalo il più possibile, una volta per tutte. sembra facile ma non lo è per niente. questa però non è una ragione sufficiente per non affrontarlo in modo deciso, fino al punto di ridurlo ai minimi termini. comincia da lì a ricostruire la tua identità.
Cara Gegi, non devi preoccuparti, sei giovane e hai tutto il tempo per crescere e trovare i tuoi spazi. Io fino a 25 anni ho vissuto con mio padre e ho subito il suo carattere irruento ed egoista; piangevo continuamente per la rabbia e per l’impotenza. Poi, quando finalmente ho potuto allontanarmi da lui, è stato come rinascere, e pian piano ho iniziato a riguardare la mia infanzia e adolescenza con più distacco, accorgendomi di come in primis queste persone si distruggano la vita da sole. Il rancore non può che pesarti come un macigno, anche perché mi sembri una ragazza molto sensibile. Vedrai che, una volta raggiunta la tua indipendenza, riuscirai a trovare un equilibrio emotivo. Coraggio!
Ciao Gegi. Tua nonna è la classica persona che utilizza meccanismi coercitivi per piegare la volontà di figli e nipoti ai suoi voleri. Era il comportamento assunto anche dalla mia nonna paterna, la quale – esattamente come la tua – si serviva dell’ arma della maldicenza e del pettegolezzo per risultare credibile e “pulita” agli occhi altrui e per imporre la sua supremazia, grazie anche ad una fitta rete di “alleanze” parentali e non solo. Sono dinamiche che possiamo osservare spesso in donne di una certa età che non ammettono un modus diverso dal loro, o che non hanno mai accettato – per motivi unicamente egoistici – alcune scelte dei loro figli. E quindi ora sperano di riprendere o di mantere il loro controllo instillando in chi gli è scomodo un forte senso di colpa e di inadeguatezza. E’ tipico della pochezza umana che caratterizza queste persone, che sono in fondo individui molto fragili che hanno bisogno del sostegno e della fede incondizionata di chi le circonda per sapere di valere qualcosa. Se poi, come nel caso di mio padre con sua madre, abbiamo di fronte anche un figlio che proprio non accetta il fatto che i suoi familiari non sono individui degni di affetto, di dedizione e di considerazione e si illude che obbedendogli ciecamente verrà finalmente riconosciuto il suo impegno e valore come figlio, allora il disastro è praticamente annunciato. Però naturalmente davanti a lui, questi nostri parenti ( mia nonna in primis ) facevano in modo di apparire come le “vittime” che lo consigliavano e lo difendevano dalla presenza nefasta di me, mia madre e mio fratello, che venivamo regolarmente dipinti come un peso gravoso che gli stava rovinando la vita. Così a 23 anni, stanca di vedermi attribuire di tutto e di più senza che avessi fatto nulla per meritarmelo, e stanca nell’ assistere al fatto che mia madre era incapace di reagire perchè dipendeva economicamente da mio padre, me ne andai di casa e cercai di rendermi indipendente…
..Ma non ebbi il coraggio di proseguire gli studi e di iscrivermi all’università, sapendo i grandi sacrifici che questo per me avrebbe comportato non avendo io il sostegno dei genitori ( nè materiale e nè morale ) per questo mio progetto. Non è assolutamente vero che il riconoscere il vero colpevole, in questi casi, è del tutto inutile ( come dice qualcuno ). E’ invece la chiave di volta per trovare la “soluzione del rebus”. Poi è chiaro che in queste situazioni intervengono anche le diverse modalità e sensibilità che ogni individuo applica come risposta, ma questo è scontato e non ci sarebbe neanche bisogno di puntualizzarlo. E’ invece interessante capire la radice di certe circostanze e dinamiche nei rapporti umani e familiari, ma non per “alimentare odio”, ma solo e unicamente per sapere come affrontare determinate situazioni. Perchè è chiaro che se non si conoscono determinati antefatti, è impossibile trovare metodi adeguati. Io per anni rimasi in lotta con mio padre, anche dopo che me ne andai di casa, perchè ero convinta che tutta la responsabilità dei nostri scontri e della sua rigidità fosse unicamente sua. E questo mi ha fatto stare malissimo, oltre al fatto che pure lui ci soffriva terribilmente. Se mi fossi resa conto molto prima di certe questioni, forse il nostro rapporto si sarebbe potuto recuperare e tante cose sarebbero andate diversamente. Anch’ io ammiro il modo con cui Suzanne e Golem hanno reagito alla loro situazione familiare ( che per certi versi era molto simile alla mia ). io purtroppo in quel frangente non ebbi il loro stesso slancio, la loro stessa energia e il loro stesso coraggio. O forse semplicemente ero annicchilita da tutte le insicurezze e le paure che mi avevano inculcato in tanti anni, ad un punto tale che chi voleva “paralizzarmi” ci era momentaneamente riuscito. Quindi è proprio per esperienza personale e diretta che non insisterò mai abbastanza sulla necessità di dover reagire.
Cara gegi. .leggo solo ora la tua lettera. ..e di conseguenza anche tutti gli altri commenti…
Hai vissuto una situazione brutta e violenta in casa e mi spiace molto..sono cose che ti segnano per sempre!
Trovo sbagliate due cose..la prima è cercare di giustificarlo che tuo padre è stato condizionato da sua madre o suo padre o suo fratello..e bla bla …tutte balle! Se uno è una merda di uomo dentro come lo è tuo padre…lo è solo ed esclusivamente perché ha solo merda dentro di sé e basta! Ho conosciuto parecchie persone che hanno avuto genitori di merda..ma loro con i loro figli sono stati totalmente diversi e hanno fatto proprio tutto il contrario dei loro genitori..proprio per evitare gli stessi errori! OK sei circondata da dementi..i tuoi parenti cioè.. Ma tuo padre ha un anima malvagia dentro e NON MERITA NESSUNA GIUSTIFICAZIONE NESSUN PERDONO E NESSUNA COMPASSIONE…
Scordatelo che ammetterà i suoi errori…perché non lo farà mai..
Se tu non ti stacchi per sempre in modo NETTO E TOTALE dalla tua famiglia loro ti rovineranno la vita per sempre… Tu sei debole ragazza..ti farai consumare da loro!
Dov’era tua madre invece di difendervi!? Dov’era invece di prendere una posizione e lasciarlo??!
Era li..ma essendo una fallita totale come donna ha permesso che lui vi rovinasse..e non ha mosso un dito ovviamente…
SALVATI FINCHÉ SEI IN TEMPO..
Ma non avete letto la storia della candida Erendira e di sua nonna snaturata?
Gegi, è vero come ha scritto Rossana che certe dinamiche famigliari sono frutto di errori ripetuti per generazioni, ma io credo che ciascuno di noi abbia il dovere di liberarsi dalle catene di ciò che non si è scelto. Se io ripetessi gli stessi errori di mio padre sarei doppiamente colpevole, e tutta la mia sofferenza non sarebbe servita assolutamente a nulla. Certo, non so se per te sia così, ma io purtroppo non ho potuto far a meno di assimilare per imprinting certi comportamenti genitoriali, come l’impulsività o una difficoltà, in certi momenti, a gestire la rabbia. Bisogna lavorarci sopra a lungo per sbarazzarsi totalmente dei fantasmi del passato, cercando di rivedere tutto con occhi distaccati. Io ho amato profondamente mio padre, l’ho sempre difeso davanti ai parenti: poverino, è solo ( mentre aveva un’amante già durante la malattia di mia madre); poverino, deve crescere due figli ( ma lui non si è mai occupato di noi, né materialmente, né economicamente). Poi, con la lucidità sono arrivata a provare un odio cieco, ma ti assicuro che mi faceva stare ancora peggio. Oggi, in certi momenti, provo addirittura tenerezza nei suoi confronti, perché questa forza ostentata mi appare solo un rozzo disperato bisogno di amore. Non voglio sembrarti mielosa, ti dico solo di cercare di non indurirti troppo. Non sono cristiana, ma il perdono è un dono che facciamo a noi stessi.
Suzanne,
ci si libera dalle catene se si ha la forza di farlo, dopo averne preso piena consapevolezza. a mio avviso, è la miglior conclusione di un processo di crescita favorito da temperamenti che sono dono di natura, difficilmente conquista.
personalmente, malgrado tutto l’impegno mentale, non ne sono venuta a capo in modo soddisfacente ma mio figlio l’ha fatto per me. tu hai dovuto fronteggiare la rabbia, io avrei dovuto superare l’indifferenza oppure la carenza di comunicazione profonda, al di là dei comportamenti e dell’apparenza.
ammirevole, comunque, riuscire a vedere i propri genitori come semplici esseri umani, con i loro vissuti, pregi e difetti, e poter perdonare loro quello che non sono stati capaci di dare per il futuro benessere dei loro figli.
un abbraccio.
Ma sai Gegi che pensando a quel che ti ho scritto mi è venuto in mente che pure col mio fidanzato sono sempre stata “giustificazionista”. Poverino ha un blocco psicologico e non studia, poverino non trova lavoro, poverino ha una madre esaurita. Vedi, alla fine siamo condizionate a tanti livelli da non rendercene nemmeno del tutto conto. Comunque, non c’è nulla che tu non possa fare, se lo vuoi davvero. Io ho iniziato a lavorare a sedici anni tutti i fine settimana in un ristorante, avendo un reddito familiare basso e voti alti mi hanno dato per cinque anni una borsa di studio. Con questi soldi, visto che la prima laurea è stata alquanto inutile, mi sono pagata la seconda e ho trovato un lavoro stabile, che amo. Mio fratello ha lavorato per otto anni in fabbrica, poi ha mollato, si è laureato in scienze infermieristiche e nel frattempo ha vinto il concorso per vigili del fuoco. Ci siamo rimboccati le maniche, lui più di me perché mi ha sempre aiutata, e abbiamo fatto tutto con le nostre forze. Forse la voglia di rivalsa ci ha dato una carica maggiore, la stessa che devi trovare tu per dimostrare che non hai bisogno di nessuno!