Lui è sposato ed io sono un’amante
Riferimento alla lettera:
Davanti me ho una tela..... dipingo un urlo.. chillido... io..AMANTE.... sono due giorni che vivo congelata ... vuota ... senza sentire nessuna piccola sensazione dentro di me..... oggi ho bisogno piu aiuto come ieri... perche.. io.. una donna ho ucciso dentro di me piu bello sentimento del universo... amore... un...
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Data di pubblicazione: 24 Settembre 2007
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MARGOT:
@E scusami tu e tutte le altre se tento di darmi una speranza, di riabilitarmi sperando che lui sia meglio di quello che vedo e che mi fa. Ma lo devo fare se no impazzirei. Mi confonde pensare che tutto quel male proviene dalla stessa persona che riesce ad avere anche slanci di affetto unici.
Non stento a credere che siano “unici”, anche se a questa parola io do però un significato diverso da quello che intendevi tu. E non stento neppure a credere che in questa dinamica fatta di totale privazione ecc anche una semplice parola UMANA o NORMALE ti sembri come la sorpresa di platino nell’uovo di pasqua (marcio). Perché i parametri di cosa sono veramente l’affettività, l’educazione, la gentilezza d’animo, la correttezza, la parità, l’accoglienza ecc ecc ti sono (momentaneamente, per la situazione stessa in cui sei dentro) andati beatamente a puttane.
Margot, è ovvio che non è con noi che ti devi scusare, e se c’è una cosa che mi è chiara è il meccanismo per cui dici che questa dinamica in cui sei/ti senti aviluppata ti fa sentire come se stessi impazzendo e ti confonde, visto che queste sensazioni nascono dalla dinamica stessa e nascono dallo stress che comporta.
Se passo tutto il giorno con il culo e il cervello sopra una piastra accesa è abbastanza normale che io provi malessere. Se poi mi vengono fatti i giochi di prestigio e finisco anche con il farmeli da sola cercando di proteggermi dall’angoscia (ma di fatto accrescendo l’angoscia) il minimo che posso sentire e affermare è che ho un panico costante e provare confusione mentale ed emotiva.
Il fatto è che tu credi di riabilitarTI nel momento in cui edulcori, giustifichi, difendi (in questo senso “angelo” e in questo senso non veramente consapevole… perché se tu fossi realmente consapevole lo avresti già mandato a ca… e non penseresti che devi fare qualcosa per riabilitare TE, e che di riabilitare lui, poi…). Ma appunto tu hai bisogno di stare bene e di ricordarti (non solo scoprire, perché comunque manco te lo ricordi più quello che già sai) cosa significa stare bene, non di riabilitarti da una serie di accuse e di autoaccuse che non c’entrano una cippa con la reale sostanza del problema.
@Non capisco perchè nn dovresti intervenire visto che ormai sono così priva di dignità da farmi dire cose del tipo quelle che ho scritto la volta precedente.
Margot, invece di ripeterti quanto sei priva di dignità forse ti farebbe bene dirti che la vuoi la tua dignità, ma siamo sempre lì perché per te ora ciò significa: che lui me la confermi, che lui me la ridia, che lui mi dica chi sono, chi posso essere…
mentre la dignità è cosa tua.
Io mi sono autocensurata anche perché IO ero stanca in quel momento di vedere una persona tirarsi contro il muro a 400 all’ora dicendo che il muro non è poi così male. Faceva male a me pensare che ti tiri contro il muro a 400 all’ora. Pensavo ma che c.... dice questo stronzo, non se ne può proprio più. Mi viene da vomitare.
Questo non significa che tu non possa provare sensazioni, che io le giudichi, che tu non possa dire quello che pensi/senti, che tu ti debba scusare perché senti o pensi, che io ti stia facendo una pagella per come ti senti o per quello che fai o per quello che non riesci a fare, o che io non capisca perché una persona può sentirsi come ti senti tu. Tuttavia io posso provare delle sensazioni rispetto quello che tu descrivi. E immagino assolutamente che per te non sia facile descrivere fatti e parole, e perché ti faccia male vedere la realtà (ma soprattutto perché tu ne vedi solo una parte… cioè tu vedi la violenza e quindi resti scioccata dalla violenza, ma non vedi il perché PUOI sportarti da quella violenza e perché in nessun modo è giustificata, ecc ecc tutto quello che stiamo dicendo da mesi… tu comunque tendi a vedere la realtà in modo autogiudicante e autocolpevolizzante… anche quando ti si fa notare che tu puoi scegliere di andartene, e non ne hai/coltivi la percezione, tu vedi il fatto che è colpa tua che non te ne vai…
insomma, lo immagino, e mi dispiace infinitamente per le sensazioni che hai, e che so molto vere e quanto labirintiche possano essere… tuttavia nel momento in cui affermi, in sintesi, “IO NON CE LA FACCIO ad uscire da questo labirinto” e ti viene detto che è proprio il labirinto a produrre certe “visioni” (inclusa quella angosciante con cui chiudi il tuo post) ma che ti serve qualcuno che ti aiuti a dipanare la matassa tu non vuoi saperne. E come ti ho già detto non si tratta di me, o di Eme, per quanto le parole altrui possano pure farti riflettere tu non hai bisogno di riflettere, ma di cominciare a VEDERE, VEDERTI, LIBERARTI, GUARIRE sul serio. Tu hai un bisogno di un gesto concreto, d’amore verso se stessa, per uscire da questa situazione di angoscia. E tu quel gesto concreto ti rifiuti di farlo. Io non dico che per forza tu debba andare da uno specialista, ma se non andarci significa continuare ad ammazzarti dentro e farti ammazzare dimmi tu…
Ti abbiamo ripetuto 62.000.000 di volte che la questione non sta nel fatto che sei un’amante invece che la sua donna ufficiale, e altre cose, ma dopo mesi che “parliamo” tu batti sempre lì. non solo con il fatto di dargli importanza, ma con il fatto di prenderti da sola, tu, a calci in culo (e in testa) con sensi di inadeguatezza che nascono da parametri autocolpevolizzanti e basati su criteri per cui non è lui una testa di c perché dice che fa figli ma tanto non li riconosce, ma tu non vali abbastanza perché sennò correrebbe all’anagrafe. Come ti ho già detto io non giudico come ti senti, perché conosco quello che provi. Però ciò non significa che io possa non battere ciglio mentre continui a sbattere come una farfalla ferita tra i vetri. Non mi sono autocensurata perché sono incazzata con te, ma perchè provo dolore per te. Ma è un dolore impotente, perché solo tu per te puoi. E inoltre la vita è tua, non è la mia. però l’altro giorno giorno io ho pensato mabastaaaaa
Pensi che non ti capisca Margot? Pensi che non io non sia mai passata dall’assurda giostra dei slanci di affetto/parole mostruose e che non mi sia lambiccata il cervello per darmi una speranza?
Ci sono passata eccome! Lui mi ha demolito ed io mi sono lasciata demolire. Lui aveva bisogno di una persona che lo facesse sentire grande, importante, impareggiabile ed io di una persona che mi facesse sentire considerata anche a condizione che la considerazione consistesse in urla e insulti.
Eravamo due esseri alla deriva entrambi vittime delle proprie frustrazioni.
Per questo non lo odio. Per questo mi assumo il mio 50% delle colpe.
Se penso a quel periodo mi domando come ca**o ho fatto a disistimarmi e ad annullarmi in quel modo, fino a vedere la mia vita attaccata ad una speranza e quella speranza attaccata solo a lui.
Non me lo spiego, non me lo so spiegare. Avevo toccato il fondo senza neppure accorgermi di essere scesa verso il basso.
E quando me ne sono accorta ero a pezzi. Ma 99 su 100 lo era già prima di conoscerlo. E non lo sapevo! Altrimenti non avrei accettato tutta quell’assurda situazione.
Ora, Margot, tu perchè stai con lui a queste condizioni?
Perchè di te stessa hai una visione alterata al punto di vederti come una piccola persona, una schifosa amante e cerchi a tutti i costi di riabilitare la SUA figura, il SUO ruolo.
Perchè ti regali una speranza legata a LUI e non la leghi a te stessa, alle tue aspettative, ai tuoi desideri?
Non sei una piccola persona: sei una persona!
Non sei una schifosa amante: sei un’amante!
Finchè tu calpesterai te stessa lui ti calpesterà due volte se ne sentirà l’esigenza. E quell’esigenza la sente molto spesso, direi.
E questo non è un suo problema, è un tuo problema perchè ti si rovescia addosso.
Dici che è uno sforzo scrivere la realtà. E viverla? Non è uno sforzo immane?
In cambio di cosa?
Non ho la pretesa che le mie opinioni vengano condivise ma penso che non abbia senso parlare di amore quando non si è in grado di voler bene a sè stessi. Quando ci si vede come un rifiuto registrato all’anagrafe, come uno essere piccolo piccolo, come un qualcosa di schifoso.
Cara Margot. Ho la brutta sensazione che smetterai di leggere e scrivere piuttosto che sentire l’opinione di chi è passato in situazioni quantomeno simili alla tua e ti dice “Margot, spostati da lì, perchè quella strada è un vicolo cieco che finisce contro ad un muro dopo una curva. E tu stai viaggiando bendata ai 200 all’ora”.
Non ti sto dicendo: sarebbe meglio che tu lo lasciassi.
Ti sto dicendo che sarebbe meglio (per te) che lui ti amasse come le persone normali amano la controparte.
In questo modo il tuo stare male sarebbe legato esclusivamente all’aspetto clandestino della storia che avete deciso di vivere.
E non è poco…..le (gli) amanti che amano veramente e non si limitano a strombazzare allegramente un pò qui e un pò là trallalà stanno male eccome.
Anche se il loro male non è riconosciuto dalla legge morale dominante.
Margot, mandami pure a fan **** se ti vuoi ma prima rispondi a questa domanda:
ti pare normale che la parola amore sia legata ad uno stato d’animo simile a quello che esprimi in questa lettera con la variante di qualche slancio d’affetto che fa gridare al miracolo e regala una speranza?
Stregatto 🙂 , hai un bellissimo nick. Il mondo è farcito di esseri lordi che giocano con i sentimenti altrui a scopo di sesso. Egoisti e bugiardi!
Poi ci sono quelli che sono “solo” vigliacchi.
Poi ci sono gli squinternati che non sanno cosa vogliono, prendono tutto, buttano tutto e ricominciano da capo.
……E poi ci sono le persone oneste che devono pagare lo scotto di diffidenza per tutti gli esseri del primo-secondo.terzo tipo che imperversano e fanno danni reversibili ma anche irreversibili.
Sono equamente distribuiti tra uomini e donne. Anche se c’è qualcuno che ama individuarli solo da una parte.
Giuseppe: sei entrato qui a gamba tesa insultando e ora latri come un cucciolo abbandonato in mezzo all’autostrada.
Datti una calmata e tieni conto che sei un essere umano in mezzo agli esseri umani. E come tale fallibile e non dotato del dono della Verità assoluta.
Prima di insegnare cerca di imparare. E quando ti accorgerai che c’è troppo da imparare vedrai che convivere con gli errori tuoi e dei tuoi simili diventerà fattibile.
Il giudizio morale lascialo a chi non è qui tra noi a scrivere e (sempre ammesso che ci sia) ci beccherà ad uno ad uno quando la Signora con la falce farà capolino alla nostra porta.
Eme, la tua classificazione degli uomini è favolosa… Corrisponde a verità.. Il mio nick è curioso e strampalato esattamente come lo Stregatto di Alice nel Paese delle meraviglie…
Mi dispiace margot, ho letto i post e concordo con Eme… L’amore deve dare felicità continuativa.. Non rari e sporadici momenti di benessere circondati da buio…
@Eme, luna, stregatto: prima di tutto grazie perchè malgrado mi ripeta ormai da mesi nn prendo coraggio e nn riaddrizzo la mia vita.
Luna mi consola sapere che mi capisci ma mi rattrista sentire dalle tue parole che ormai sono un cane che si morde la coda, ripeto le stesse cose e nn arrivo a capo di nulla, mettendo voi nella condizione di ripetervi.
Eme so che mi capisci e concordo con te e stregatto che l’amore nn devo suscitare queste sensazioni bruttissime di rifiuto, abbandono, umiliazione, costrizione e tutto il resto che mi pare di aver detto troppe volte. E capisco bene che neanche questa dipendenza, questo bisogno che ho di lui nn può essere amore neanche da parte mia. L’amore dovrebbe essere più sano già da parte di chi dice di provarne, così come lo dico io. So eme, perchè sarà la 100esima volta che me lo ripeto, che prima di poter pretendere da me di amare qualcuno altro dovrei imparare ad amarmi ad apprezzare questa persona difettosa che sono. Ma nn so farlo. La mia persona ormai si concretizza tramite i paragoni che lui e chi prima di lui mi hanno ficcato in testa. Io nn mi sento mai abbastanza. E forse luna è proprio su questo che dovrei lavorare. Dovrei capire perchè nn mi amo, perchè mi sento sempre inferiore a tutti e capire perchè riesco a diventare il mio peggior nemico. Sapete io l’ho capito che lui è solo un mezzo che uso per farmi tanto male. Se la guardo esternamente dico ma è da pazzi lasciarsi martoriare così!!Ma so che quello che mi fa subire è una tortura che mi lascio fare, e che anzi cerco, perchè così posso dire a lui che è il cattivo. Invece la cattiva sono io che lo voglio tutto questo male. E poi è vero che edulcoro tutto e vedo in quei gesti di normale rispetto i segni del grande amore, perchè si attendo da lui di essere riabilitata. Attendo che tramite lui io mi veda di nuovo al pari delle mie aspettative, che tramite l’amore che elemosino da lui io riesca di nuovo a volermi bene. E tutto questo lo so anche grazie a voi. So che questa nn è la mia cura, so cosa devo fare e a chi rivolgermi. Nn so se lo farò ancora. Ma so che voi mi siete state molto utili, almeno per capirmi e per capire questa realtà deviata in cui mi trovo ormai da tanto. Prima di voi c’era il buio. E amiche mie voi ripetendomi 62.000.000 di volte le stesse cose mi avete aperto gli occhi sulla speranza, quella di poter cambiare e di poter ritrovarmi. Grazie di cuore.
Margot, non ci stancheremo mai di ripeterci… =)
Io nel mio piccolo non ho avuto esperienze di sofferenza così grave, ma l’ultimo ragazzo che ho avuto mi trattava malissimo, ai miei “come stai?” rispondeva “non rompere” “cosa vuoi” e simili. Una tortura durata anche troppo. Durante un viaggio recente in cui ho anche avuto una relazione con un uomo sposato, mi sono resa conto improvvisamente che ero io che volevo farmi torturare in quel modo, perchè avevo paura di perdere quella persona, non importava se io non per lui non contavo niente. Ero io che mi lasciavo far male. In quel momento ho capito che non mi serviva un uomo, che potevo farmi male da sola, eventualmente.
L’ho capito stando lontana da lui, senza contatti. Ho capito che la situazione era degenerata talmente tanto e progressivamente che non mi sono nemmeno accorta di essere scivolata in fondo a un baratro. L’unica salvezza era tagliare i ponti con questo individuo.
E’ passato un mese quasi e mi sento un’altra persona. D’accordo, non è stata una storia durata anni, nè una relazione così intensa ma riporto la mia esperienza senza pretendere di darti consigli.
Un film che riguardo spesso, anche abbastanza divertente mette in bocca a un attore la seguente frase “ogni donna ha esattamente la vita sentimentale che vuole”. Concordo.
Impara a volerti bene. Impara che sei unica, sei preziosa, non vai bene per tutti e non tutti vanno bene per te. Sarà banale dirlo ma chi ti incontra è un uomo fortunato. Perchè hai dei sentimenti, sei sensibile. Tienilo presente e parla con una brava psicologa. Può aiutarti a capire cosa c’è che non va e può aiutarti a ricominciare a volerti bene.
Io credo che dovresti concentrarti molto su di te, trovare delle attività che ti piacciano e a cui aggrapparti per stare meglio. Dovresti capire quanto vali e che puoi pretendere il meglio!
Coraggio, la via è lunga ma darà ottimi risultati. =)
@MARGOT Leggo da tanto i tuoi post ma non sono mai intervenuta. Perchè io sto/stavo vivendo la tua stessa situazione. La persona in questione non è sposato ma mi tratta esattamente come questo signore fa con te. Il dolore, la disperazione, la sensazione di non poter fare comunque a meno di lui. Tutto uguale. Come te, come hai scritto nel post qui sopra, ho capito lentamente che il mio non era amore ma dipendenza affettiva; che tutto nasce dalla mia assoluta mancanza di autostima, dal fatto che io per prima non mi sono mai voluta bene. Io ho vissuto così per 7 anni. Non credo ci sia bisogno di raccontarti il dolore e le lacrime e la felicità anche per un gesto banale. La mia vita, per il mio stare bene o male dipendeva da questa persona. Se lui decideva di non farsi sentire io andavo letteralmente in tilt. Mi sono umiliata, e molto, in tutti questi anni. E più mi umiliavo più mi sentivo una nullità…. e niente poteva farmi pensare diversamente. Eppure non sono proprio da buttare e nella vita ho studiato sodo, mi sono laureata, faccio un lavoro importante e lo faccio bene, sono stimata, ho comprato una bellissima casa.. insomma tanti obiettivi raggiunti: ma nulla sembrava bastare. Solo questa persona era in grado di farmi sentire… viva, di farmi sentire “degna”. Ecco, questa sono io. Non posso ancora dire “ero” io perchè, dopo un’incubazione durata anni, 6 giorni fa ho deciso di smetterla. Vedi, è come un’intossicazione da stupefacenti. Questi primi giorni sono… terrificanti però… però sono viva, non sono morta! Io che credevo che staccare ogni contatto con lui significava morire! Sto malissimo, ma resisto.. A te sembreranno niente, ma per me 6 giorni è un’eternità. ed è esattamente uguale ad una disintossicazione… non riesco a mangiare, non riesco a leggere, non riesco a guardare un film… piango, sto male, mi dispero…e ho la tentazione di prendere il cellulare, di comporre quel numero e di placare questa sofferenza. Ma so che sarebbe solo un momento di sollievo che poi mi riporterebbe nel mio inferno. E io li non voglio più starci. STO FACENDO TUTTO QUESTO PER ME, per la prima volta sto facendo qualcosa che mi porterà a stare bene. ho cominciato a tenere un diario di tutto questo e ne uscirò. A passi infinitesimali ma ne uscirò. A chi non ha mai sofferto di dipendenza affettiva può sembrare esagerato ma vi assicuro che è del tutto identico a quando si è dipendenti dalla droga. Per cui per Margot, come per me, deve arrivare il momento in cui decide di smettere…. Auguratemi buona fortuna…
MARGOT: ciao tesoro 🙂
Io provo un sincero affetto per te e anche se non dovessi più scrivere qui ti penserò. Ti penserò mentre sorridi e non mentre ti mordi la coda. Non perché giudico il fatto di mordersi la coda(come potrei? so cosa significa, e tanto più per questo ti auguro però di smettere e non mi sento di dirti: continua così. Ma non perché penso che tu debba punirti perché nella vita ti sei morsa la coda, ma perché smettere di farlo è stare meglio, bene) ma perché mi piace il tuo sorriso, che comunque hai regalato anche a me, anche se non l’ho mai visto dal vero.
Dattelo tu questo diritto, il diritto di conoscere Margot al di là delle etichette, buona o cattiva inclusa.
Le etichette che ci mettiamo sono le prime a fregarci, prima ancora che siano gli altri a ficcarcele. Ed è vero che a volte andiamo a cercare chi ce le conferma.
Conoscersi è diverso da appiopparci delle etichette, anche se mettersele è molto umano.
Conoscersi è anche scegliere le persone e le situazioni con cui stiamo semplicemente bene, e non perché siamo perfetti in mezzo a gente perfetta. Le persone che amo e con cui sto bene, le persone che mi amano e con cui sto bene non sono persone perfette che si rapportano con una persona perfetta.
Siamo tutti “difettosi”, ciascuno a modo nostro. Siamo tutti pieni di risorse, ciascuno a modo nostro.
E spesso alcuni nostri difetti sono risorse.
Il bambino che da piccolo passa il tempo a disegnare mentre tutti gli altri giocano con i lego o che fantastica mentre la maestra spiega la lezione da adulto può scoprirsi pittore, o anche no. Ma se passa la vita a chiedersi perché non gli importava di giocare con i lego o a sentirsi sbagliato perché a scuola si annoiava e perché già da piccolo non sapeva di voler fare il costruttore mentre i suoi compagni di asilo sì può rovinarsi non diventando nè un pittore nè un costruttore nè qualsiasi altra cosa può diventare. E non per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma semplicemente perché andare incontro a se stessi è una bello e andarsi contro è come portare un masso di 900 kg sulla schiena.
Ma anche questo sta dentro non fuori, per qualcuno la felicità può essere andare in fabbrica ogni mattina, per qualcun altro viaggiare tutti i giorni in cerca di nuove avventure. A volte però non lo sappiamo neanche noi cos’è per noi stare bene, perchè abbiamo tanto detto e pensato, crediamo di saperlo per i nostri luoghi comuni o quelli della famiglia o del partner, ma in realtà, de panza, non ci è neanche mai venuto in… panza di chiedercelo. Anzi, di sentirlo.
@Luna. Amo davvero leggerti, poi chiudo gli occhi e immagino che le tue parole invadano tutto il mio essere. Lascio che raggiungano ogni cellula del mio corpo, dalle doppie punte dei capelli fino alle dita dei piedi. Poi faccio in modo che si depositino nello stomaco, dove sarò certa di trovarle ogni volta che lo stomaco si contrarrà per i motivi che conosci bene. Raggiungere la consapevolezza è il primo importantissimo passo. Il più pesante da fare, il più difficile da mantenere. Già, perchè quando sei consapevole devi trovare la forza di fare quel salto che ti porta fuori dai meccanismi che ti vorrebbero far tornare indietro. Per questo capisco, come te, Margot. Lei sa come stanno le cose. Rimane qui a farselo ripetere 62000 volte e anche di più, perchè sa che almeno c’è qualcuno che le ricorda che quel passo lo deve ancora fare.
Io recentemente mi sono ritrovata ancora a darmi dell’idiota. Sono consapevole di non essere una merda, ma sono ancora (forse oggi no) intestardita nel voler convincere lui che non lo sono! Ebbene ho capito che non devo convincere lui, non è il suo metro che può misurare me! Mi ha sempre considerata una merda, una sfruttatrice opportunista e una che non vale niente. E io ho agito come il famoso criceto, pensando che correre su quella ruota mi avrebbe portata da qualche parte. Che buffona! Ora sono scesa dalla ruota. Ho veramente paura di come potrà andare lontano da lui. Ma sapete una cosa, sono convinta che andrà bene. Rinascerò e finalmente sarò l’unica vera responsabile dei miei fallimenti, ma soprattutto l’unica artefice dei miei successi!! Non lascerò più che qualcuno possa girare indisturbato tra i miei fogli, mettendo tutto in disordine e giudicando con il pennarello rosso la mia persona. Anche adesso so che esiste ancora la possibilità per lui di mettermi in crisi e di decidere come devo sentirmi, ma questa possibilità diventa ogni giorno più flebile e lontana. Il sole, il mio personale sole interiore sta sorgendo, e con la sua luce brillante oltre ogni immaginazione, sta facendo scomparire il lumicino che lui mi aveva concesso di tenere acceso. Un lumicino che più che illuminare il percorso, mi faceva intravedere solo mostri e pericoli tra le ombre. Quei mostri non esistono!
Margot, prendi il tempo che ti serve per raggiungere la consapevolezza, ma ricordati che il tempo non torna indietro. Guarda l’orologio e impegnati a mettere a frutto 15 minuti per volta rigettando il suo metro di valutazione e pensando solo che tu sei alla guida della tua vita, non lui!
Vi abbraccio!!!!!!!!!!! Grazie, Aleba
Grazie, grazie mille volte a tutte. Siete fonte di gioia ogni volta che vi leggo perchè mi date il sentore che per ci siete, voi ci siete per me e questo è tanto. anzi questo è ciò che da tanto le persone accanto a me nn fanno. E si Aleba farò quello che va fatto, con i miei tempi e affrontando i mostri generati dalla paura di lui e della vita senza di lui. E si Luna l’affetto che provo per te è frutto della tua anima limpida. Già perchè voi tutte mi avete fatto da mamme, da guida e disinteressatamente avete illuminato angoli troppo bui della mia vita. Il resto devo farlo io, io devo liberarmi delle paure che mi tengono incollata a lui. Voi però cercate di esserci sempre perchè siete il mio grande aiuto.
con affetto. Margot
L U N A e davvero una persona fantastica, con la sua saggezza ha saputo aiutare tutte noi nel modo piu giusto che conosceva,con la saggezza, con l’amore,con il bene,con l’altruismo,con la fede,con tutta la sua A N I M A cosi’ grande. fai davvero tanto per noi, per convincerci che valiamo, che non siamo delle nullita’ come alcuni uomini ci annullano per avere il controllo su di noi, come dice ALEBA,” amiamo davvero leggerti”, perche sei come uno libro di OSHO che teniamo sul comodino, e che leggiamo tutte le volte che ci troviamo in difficolta’.apri i nostri cuori a orizzonti diversi, riempi le nostre cellule di una luce luminosa, una luce che irradia il nostro cuore di calore che rimane sempre vivo, e non si spegne mai. ci insegni a lottare per le cose in cui crediamo, ad non abbatterci davanti a nulla, a cadere ed a rialzarci sempre piu forti, sempre piu U N I C I, perche noi valiamo e non permettiamo a nessuno di sputarci addosso il loro veleno.
grazie di tutto il tuo B E N E SARA
ALEBA: ti ringrazio infinitamente per il tuo commento, che mi ha commosso e mi ha trasmesso energia e speranza.
Hai detto delle cose molto vere, vere sono quelle non i fantasmi che purtroppo la violenza psicologica e le situazioni estreme (vissute come quotidiane) fanno credere.
Molto vero è anche:
@ricordati che il tempo non torna indietro.
Quel salto di consapevolezza di cui parli fa sì anche che in questa affermazione si ritrovi la “giustizia”, il diritto, la costruttività, la potenzialità, e l’amore e il rispetto per il proprio tempo, per la propria vita, per se stessi. Amo il mio tempo, è il mio, voglio dedicarlo a farmi del bene, a costruire, anche per mangiare un gelato alla crema con riccioloni di panna, dopo aver guardato VERAMENTE i gelati e aver scelto di che gusto ho voglia in quel momento, e sentirne il sapore e sorridere anche senza rendermene conto, perché sorridere o provare emozioni positive non è un lusso, un’utopia ma è normale. E poi magari anche rendermene conto, dai piedi sino alle doppie punte (mi hai fatto sorridere, Aleba, con le doppie punte, sei un tesoro), rendermi conto della sensazione di benessere che mi invade.
Io comprendo molto bene che per chi ha vissuto quelle situazioni di cui parliamo il pensiero “il tempo non torna più”, finché quello scatto di consapevolezza non comincia a germogliare, possa sembrare una frase terribile. Non lo è, non lo è nel senso che possiamo leggerla non guardando l’investimento sbagliato, ma come la preziosità del tempo, quello che possiamo ancora riempire di altro, di cose buone, e anche di noi stessi, finalmente, azzo! (scusa l’azzo prosaico, ma ci stava :PPPP).
@Ho veramente paura di come potrà andare lontano da lui. Ma sapete una cosa, sono convinta che andrà bene. Rinascerò e finalmente sarò l’unica vera responsabile dei miei fallimenti, ma soprattutto l’unica artefice dei miei successi!! Non lascerò più che qualcuno possa girare indisturbato tra i miei fogli, mettendo tutto in disordine e giudicando con il pennarello rosso la mia persona
Capisco quello che dici, e la metafora che hai usato è di una vividezza enorme. Tra i miei fogli, anche quelli veri, non solo in senso astratto (ma quanto tangibile) qualcuno ha messo le mani, anche andando a cercare a tutti i costi una versione di me che non ero io. E per me che ho sempre amato esprimermi anche quella è stata una limitazione della libertà così profonda da entrarmi fino nello stomaco. Così io ti ringrazio, infinitamente, Aleba, per le tue parole, che anch’io porterò nello stomaco come un… gastroprotettore, e non solo 🙂
Aleba, quando metti già poche parole in fila tu ci porti un mondo, il tuo. Il tuo tuo, intendo. Mi piace quel mondo. Sono contenta che tu sia tornata a bagnare le piantine del TUO giardino e curarne le foglioline, anche quelle più tenere. Ti abbraccio forte. Margot, anche tu ti toglierai quel cappotto troppo pesante, troppo stretto e che punge, sentirai la vita dentro e sulla pelle, vedrai. Ti bacio
MARIA: ciao 🙂 non solo ti auguro buona fortuna, ma ti ringrazio per aver portato la tua esperienza, le tue parole, la tua sensibilità.
E’ difficile rendersi conto di soffrire di dipendenza affettiva. E’ difficile individuare la propria parte nella dinamica, eppure quando si riesce ad individuarla, e in modo costruttivo, le cose cambiano sul serio. E’ l’infinitesimale non è mai realmente infinitesimale. Allora se combatti, se combatti come stai facendo tu in questi giorni, già il fatto di combattere pro se stessi, verso qualcosa di costruttivo invece che di distruttivo, cambia profondamente le cose. Cambia qualcosa in quello stomaco, di cui parlava Aleba.
Comprendo quello che stai vivendo in questi giorni. Posso solo dirti che è normale. E’ normale che sia così dura, e non dico di più perché sai. Ma stai facendo qualcosa di importantissimo per te, sì, questo anche te lo posso dire.
E’ difficile rendersi conto di subire molestia morale, a qualsiasi livello sia, o anche di farsela da soli, perché, come racconta STREGATTO (che saluto e ringrazio, anche lei :)) nel momento in cui una persona ha certi atteggiamenti tipo “come stai?” “non rompere” ci disorienta.
Non sono solo parole. Ci ferisce e va a toccare ferite, quello è anche il famoso momento in cui il cane può cominciare sempre più a mordersi la coda. Tentando anche di rimediare qualcosa. Ma veramente cosa? Quale sensazione?
Ti ringrazio Maria di esserci stata, leggendo in silenzio, e ora di esserci avendo portato la tua testimonianza.
Posso dirti, da parte mia, che so cosa significa il passo infinitesimale, quanto possa essere come scalare l’everest. Cosa significhi quello che descrivi. E posso dirti che amo con tutto il mio cuore ogni mio passo infinitesimale che ho fatto, di quei passi che restano, e cambiano realmente le cose.
SARA: ti ringrazio per il tuo gesto d’affetto nello scrivermi tutte queste cose, e ricambio con un abbraccio. Ma, Sara, al di là del fatto che io possa veicolare delle informazioni, se hai una “luce” sul comodino o la vedi quando ti pare di essere al buio tieni presente che quella luce sei tu, è in te. Quello che attribuisci a me è la tua voglia di vivere e di stare bene a cui qualcuno può anche fare da specchio, ma è cosa tua. Io non dico nulla che non sia anche banale, ma capita nella vita di dimenticarsi il “banale” diritto. Allora ci fa bene, a vicenda però, ricordarcelo. Così mentre ciascuno fa il proprio percorso la testimonianza può diventare un sostegno reciproco.
Se parliamo di queste cose abbiamo tutte (tutti) sbattuto il cuore e la testa contro il muro. Ci siamo tutte/tutti persi in un momento della vita, più breve o più lungo che sia stato.
Tutti possiamo prendere per mano qualcun altro lungo il percorso, tutti utili a tutti. Sono vasi comunicanti.
Vi abbraccio.
Volersi bene, rispettarsi, stimarsi. Atteggiamenti che dovrebbero essere naturali, che per tanti sono così naturali da tracimare nell’egoismo e bell’autoesaltazione ma che per tanti altri sono o diventano vere e proprie conquiste.
Come scalare un K2 piazzato in cima all’Everest.
E non basta svegliarsi un mattino, dirsi “IO SONO!!!!”, impettirsi, drizzare le spalle e ricominciare.
Occorrono tanti di quegli sforzi che, a volte, ci si domanda se ha un senso farli.
Spesso basta una cazzata per spaventarsi, tornare indietro e convincersi di non avere abbastanza armi per andare avanti.
Ma se si riesce a fare anche un piccolo passo, anche una “stupidaggine” che per altri è normale routine la strada da percorrere comincia a delinearsi.
Spesso si crede che violenza sia un pugno in faccia, una spinta per le scale, un vero e proprio sequestro.
In tanti sono convinti che la violenza che non si manifesta all’esterno ma si “limita” a disastrare la mente riperquotendosi sul fisico in modo così indiretto da non potersi ricondurre ad un responsabile non sia violenza.
In tanti sono convinti che i pugni sulla mente ed i calci all’equilibrio siano semplici paturnie di chi non ha un c.... da fare se non perdersi in mille seghe mentali pur di trovare un appiglio per poter dire “sto male” stando benissimo.
Queste persone mi fanno paura. Perché non sanno ma vogliono, comunque, parlare, insegnare, bacchettare.
Ognuno di noi ha dei sogni, delle aspettative. E quando si arriva al punto di sentirsi delle merde, di vedersi come dei cassonetti stracolmi dimenticati in qualche angolo, quando si arriva al punto di credere di non essere niente e di non meritare nulla, quando si arriva al punto di sentirsi morti dentro e di sbattersene di cosa può capitare al corpo che c’è fuori cosa c.... conta se si è stati artefici o complici della situazione (o della combinazione di situazioni) che c’è dietro questo stato d’animo?
Cosa c.... conta l’aver provocato o semplicemente subito, l’essere stati artefici o vittime?
In ogni caso c’è qualcosa che non va. Chi fa del male a sé stesso sapendo di farlo sta, forse, persino peggio, di chi si infila in modo incosciente in una situazione capestro.
Mi sembra molto approssimativo il pensiero di chi sostiene “di che ti lagni? Potevi evitarlo”. Mi sembra più utile dialogare civilmente sul perché si è lasciato che accadesse un qualcosa di palesemente controproducente e dannoso.
EME: @Mi sembra più utile dialogare civilmente sul perché si è lasciato che accadesse un qualcosa di palesemente controproducente e dannoso.
Lo sai che sono assolutamente d’accordo. Spesso passiamo la vita a giudicare noi stessi e gli altri. Passiamo la vita a giudicare noi stessi e crediamo che quel tipo, proprio quel tipo di autocritica (crediamo che sia autocritica, ma è spararsi addosso) sia doverosa. Come se esistessero solo gli opposti di un’assoluta inconsapevolezza in cui dirci che non possiamo che essere in un modo e percepirci in un certo modo ed essere percepiti in un certo modo dall’universo tutto, chiamiamola una sorta di resa totale nel sentirci alla deriva e dirci “tanto io sono così, che ci posso fare, chissà perché capitano tutte a me, avrò un bollino in fronte, ma non posso farci niente, è scritto” o il massacrarci di sensi di colpa e spararci in faccia per qualsiasi cosa ecc.
@Sally è già stata “punita”…
per ogni sua distrazione o debolezza… canta Vasco.
Punire. Vorrei punire chi mi ha fatto male. Vorrei punire me perché mi sono fatto fare male e per la mia inadeguatezza. Chi mi ha fatto male forse mi ha giustamente punito, voglio capire per cosa. Vado a cercare chi mi punisca. Vado a cercare chi mi dimostri che non devo solo essere punito. e via così.
Come se la vita girasse intorno alla punizione, al castigo, inflitto o subito, evitato o cercato.
Come se la vita fosse tutta lì.
Il discorso ovviamente è più complesso di così. Ma quello che voglio dire è che davvero si possono guardare le cose diversamente. Prendere atto anche dei propri errori, o del perché appunto ci si è ficcati o lasciati trascinare in un vortice, perché non si è riuciti a difendersi o a trovare “strategie” più adeguate. Si può anche capire che in quel momento si avevano le difese basse per altre ragioni ed è per questo che qualcuno è riuscito a prendere spazio e altrimenti non lo avrebbe fatto. O che non si è allenati a permettersi veramente il concetto di scelta. Che si stavano cercando cose “corrette”, ma non si è allenati a vedere che non si possono cercare nella persona “sbagliata”. Che quando si è presa una decisione alle 8.45 di tale giorno rispondeva in quel momento ad un’esigenza, e che quella scelta, di per sè, aveva una sua funzione. Il problema è che se prendo un treno per andare a Roma (e per me Roma ha un significato) e poi mi dicono che si è fermato al binario allora a quel punto, ad un’ora diversa dalle 8.45, posso pensare di aspettare che riparta, cercare un’alternativa nel mio viaggio, valutare le distanze e proseguire in taxi o autostop o chiamare mio cugino filippo che mi venga a prendere. Posso anche scegliere di cambiare destinazione. Invece molto spesso accade che invece di rendersi conto che una scelta non è un monolite ma che si sente, valuta, sceglie continuamente. A volte (e questa sensazione la conosco bene) se delle scelte minimali hanno portato reazioni abnormi nel circostante si può anche avere il terrore di
avere il terrore di scegliere.
“Se in quel momento avessi scelto diversamente”, “non sono stato in grado di scegliere per il mio bene”. Ok, ma ci si dimentica che magari si avevano intorno delle persone che potevano reagire in un modo allucinante (per loro natura) anche di fronte a scelte neutre o darne la loro interpretazione emotiva, ci si dimentica di tutte le volte che invece si sono fatte scelte serene e costruttive o semplicemente davvero funzionali… magari ci si dimentica di ciò anche perché in quel caso, poiché non hanno prodotto reazioni estreme, sono state vissute con naturalezza. Ci si dimentica che non è vero che sono ancora qui, nella merda, perché quel martedì alle 16.48 ho detto così invece che colà, ma magari alle 16.48 effettivamente ho scelto in base al fatto che non c’era la merda, in quel momento stavo semplicemente cominciando a conoscere qualcuno o una situazione e per quanto avessi delle mie sensazioni e aspettative non sapevo un’infinità di cose ancora, o pensavo che quella puzza venisse dallo scarico, o semplicemente in quel momento non avevo sufficienti elementi di valutazione che in seguito sono emersi. O su di me non sapevo ciò che oggi so, o avevo bisogno di fingere di non saperlo. Ma sono ancora qui nella merda perché mercoledì, giovedì, venerdì, il mese dopo ho continuato comunque a fare delle scelte, a dire un sì o un no. Ci si dimentica che anche la passività è un’azione, è una scelta. Non lo dico con colpevolizzazione, però. E si badi che io tutto questo lo dico sapendo benissimo che per chi vive la violenza psicologica o una situazione particolarmente tesa e estrema tutto diventa difficile ed estremo. e ci sono delle ragioni anche fisiologiche e di adattamento perché ciò accade. E perché hai paura che solo a muovere un muscolo succeda un finimondo ecc. Ma quello che cerco di dire è: se ne esce. Anche da alcune proprie false idee, apparentemente croniche o apprese sotto una raffica di calci in faccia. E non c’entra un c.... diventare perfetti. E’ un’altra cosa.
Allora non diventa più soprattutto una questione di buoni e cattivi, di vittime e carnefici. Di un tribunale interiore che va avanti come quelle cause infinite, in cui si perdono anni, energie, soldi, sentimenti, la vita stessa, in un continuo assolvo-denuncio-condanno-mi condanno-mi difendo-Prendere atto anche di una violenza subita, cosa che fa sempre male, e riuscire a dirsi: in quel momento veramente, per come mi sentivo in quel momento, ho scelto così, ma dirselo in modo costruttivo e non ancora autodistruttivo, verso se stessi. Le cose accadute sono accadute. Sarebbe stato meglio se quelle brutte non fossero successe, se non le avessimo mai conosciute, su questo non ci piove. Ma sono accadute. Ma non esiste soltanto cadere dentro un episodio, una serie di episodi o una fase della vita e non venirne più fuori, nè esiste solo la rimozione o l’edulcorazione. Esiste un altro punto di vista interiore, e non è un tribunale.
Eccolo che torna..Sapevo che sarebbe rientrato (da dove non è dato saperlo), ma speravo non lo facesse.
Mi sta già facendo impazzire. Devo aspettare i suoi comodi per vederci (lo vorrei incontrare per parlargli faccia a faccia, non di certo per iniziare nuovamente quella specie di storia…e per ridarmi i soldi che più di un mese fa gli ho prestato, mentre quando lui me li ha chiesti non erano passate 2 ora che già li aveva!!
A casa non c’è. Ma posso immaginare!!!
Mi illudevo di aver superato tutto, che non potesse più avere quell’effetto devastante che solo lui è riuscito ad avere. Mi sbagliavo!
Sono una debole….Debole e impotente!
Siamo punto e a capo!
Maledizione!!!!
Maledizione!!!
cia’—– spiegami!!!! in che situazione e in quale modo si e’ fatto risentire???
e che cosa vuole di nuovo da te???? parlami,- scusami l’intromissione…. sono Sara, non ci conosciamo. io prima avevo una paura fottuta che si rifacesse dinuovo risentire, l’ultima volta le ho detto io di non cercarmi piu, anche se mi mancava un sacco, ma sapevo che non sentendolo piu e non vendendolo sarebbe stata la cosa giusta da fare ho sofferto tanto all’inizio, ma con l’aiuto di voi, con i vostri racconti sono riuscita a stare lontana e a far perdere i miei contatti, e lui lo so come’ fatto ho imparato a conoscere questi soggetti, leggendo le vostre storie, che sono persone viscide, e che non ci mettono 2 secondi a prenderti in giro…
quello che mi fa incazzare di me stessa, e che … possibile che nonostante tutto quello che so, cioe’ che mi prende in giro, sia ancora attaccata a lui…. ho dovuto fare i salti mortali, per non farle capire che ero ancora innamorata di lui, ho dovuto farle capire che ormai era inutile sentirci ancora, lui mi ha accontentato , ma avrei voluto che fosse stato il contrario, che mi avesse cercato , ma sapevo che ….
1) non l’avrebbe mai fatto, perche’ lui ama le sfide, e se ne fotte dei sentimenti degli altri.
2)se l’avessi cercato io, il coltello dalla parte del manico, l’avrebbe sempre avuto lui, la situazione la controlla sempre come vuole lui, le persone se le gira sempre come vuole lui..il gioco lo dirige sempre lui, le regole le impone lui con giri di manimolazione che sa quali sono i miei punti deboli.
invece se mi cercasse lui, a questo punto( anche se so che sarebbe molto difficile), le regole le impongo io, cercando di farle capire che prima di tutto mi deve portare rispetto… io so che cosa vuole da me, una cosa che lui non ha, e lui sa di che cosa ho bisogno io una cosa che purtroppo non ho, ma alle sue regole io non ci sto, ne va dei miei principi.
lui disse che non poteva darmi quello che io volevo, e quindi io le feci capire che non ci stavo, e cosi ho preferito che non ci sentissimo piu.ho fatto bene???? io credo di si… il rispetto prima di tutto……. ma sono ancora legata a lui, mi sento come se avesse fatto un’incantesimno su di me……
ho fatto studi su studi per riuscire a capire come funzionavo io, perche nonostante tutto il male che mi ha fatto, pur essendone consapevole, riesca ancora ad essere attaccata mentalmente a lui.
Quello che mi fa incavolare e’ che non riesco a togliermelo dalla mente, e’ possibile che sia solo dipendenza affettiva???
e se mi avesse fatto qualche intruglio???? Sapete no’, cosa intendo????
come mai sono consapevole che mi ha fatto del male, e che per il mio bene e meglio starle lontano, e come mai lui e’ troppo sicuro che io ormai posso essere solo sua ma solo quando e’ come vuole lui???
si parla di manipolazione affettiva, che siamo noi oggetti deboli, facilmente influenzabili…….. Ma se ci fosse dell’altro… Magia nera?????? Datemi delle risposte
Sara, non ti devi scusare dell’intromissione. Leggere altrew esperienze è sempre molto utile.
Ti spiego brevemente : a metà luglio è partito. Si faceva sentire ma io mi sentivo più libera nel non rispondergli. Ci eravamo lasciati male (anke se lui non se n’è accorto). Capivo ke non vedendolo (abitiamo vicini) e non sentendolo stavo meglio. Ero meno condizionata, non avevo ansia, pensavo più a me stessa.
Anche se lo sentivo non aveva quell’effetto che normalmente ha su di me.
Sabato è tornato a casa e mi ha chiamata. Gli ho fatto capire ke cn me ha cihuso e gli ho chiesto indietro dei soldi prestati più di un mese fa.
Però devo aspettare..sempre e solo aspettare. Per qualsiasi cosa! Aspettare che sia lui a chiamarmi (anke se la compagna è in ferie non riesco a fare io il primo passo digitando il suo numero x sentirlo), aspettare che finisca si fare le sue cose e sperare ke abbia un pò di tempo da dedicare a me.
Ieri pomeriggio mi ha chiamata di nuovo e gli ho ribadito il fatto ke di lui non mi fido. Mi ha mandato un sms poco dopo cn scritto ke io sn la sua unica relazione (oltre a quella ufficiale, ovvio), ke mi ha sempre voluta bene xk sn dolcissima…e ….Ti amO! Non tiuscivo a credere a quello ke leggevo. Letto e riletto x paura di aver frainteso.
Così di sera ho voluto vederlo. Ha notato il mio distacco.
Lui ha cambiato il Ti amo cn il Ti voglio bene. Continuava a ripetermelo. Mi ha fatto notare che mi sta sempre addosso, che se non mi volesse bene non avrebbe motivo di uscire cn me. Ke qnd è insieme a me sta bene, è felice. E non è solo sesso. Poi dinuovo Ti amo!!
Addirittura mi ha accusata di aver fatto finta di volergli bene(ma chi resterebbe in una situazione del genere se alla base non ci fosse un minimo di sentimento?)
NOnostante tutto ho resistito. Voleva che andassi a casa sua ma non ho ceduto. Baciandolo sentivo di non aver difese. Ero trasportata, invaghita e persa per lui.
Lui sa perfettamente queste cose. Me lo ha detto (nonostante avesse tentato prima di farmi passare per falsa).
Ma al mio rifiuto ha detto ke gli ho spezzato il cuore e non sa se gli passerà presto.
Tutto quasi bellissimo. Purtroppo oggi non si è fatto sentire.
Mi ha chiesto cosa volessi fare di noi. Non lo so. O almeno non ho avuto il coraggio di prendere una decisione. Lui vorrebbe continuare (eh certo…fare un giro cn la limousine del vicino nn è poco..chi glielo fa fare di comprarne una?!! (cit Eme))
Siamo davvero punto a capo!
Una vita di merda! Io mi sento una merda.
Da parte di mia madre subisco quasi ogni giorno maltrattamenti psicologici (confermati dalla mia Dott.ssa), mio padre fa finta di non vederli o non da la giusta importanza al mio dolore e rassegnazione!
2 relazioni :
-una impossibile, straziante, penosa, inaffidabile, piena di colpi di scena…ma della quale sembra non riesca a farne a meno.
-l’altra solida, stabile, tranquilla, rispettosa..ma che a livello di panza e cuore non mi arriva totalmente.E’ andato tutto a farsi fottere!
SARA: Ciao 🙂 scusa, mi intrometto io, e comincio dalla fine, per riflettere insieme su una cosa:
La magia nera..
Credo che la peggiore cosa che tu possa fare è di metterti anche questa cosa per la testa… anche perché non fa/farebbe che rafforzare la tua convinzione di essere passiva rispetto a quello che ti accade con questa persona, e in generale. Nel momento in cui dovresti/potresti/vorresti coltivare il tuo lato attivo rispetto alle tue scelte, la tua volontà e al tuo destino, cosa vuoi fare, dirti che tanto è colpa di una magia, quindi di una cosa contro la quale non puoi fare niente, perché è totalmente esterna a te ed esula totalmente dal tuo controllo, e quindi non puoi farci niente? Attenzione anche che non diventi anche un alibi. La manipolazione e la dipendenza affettiva fanno sì sentire come se si fosse preda di un malefico sortilegio, quindi in senso “simbolico” la tua metafora ci sta. Ma sono cose “di questo mondo”, sono dinamiche, e lo abbiamo spiegato tante volte. E non sono dinamiche nei confronti delle quali siamo così passivi come il malessere che sentiamo ci fa credere. Il punto di svolta sta dentro di noi, non sta nel fatto di fare una magia… bianca per controbattere ad una magia nera. La “magia” semmai sta dento di noi, ma appunto ricentrandoci sulle nostre risorse, e non continuando a guardare il fuori in una posizione di passività.
Ci sono le dinamiche di chi manipola e quelle di chi è manipolato, più in generale nei rapporti con le altre persone loro mettono la loro parte, ma noi mettiamo la nostra. E non è un copione scritto, anche se ogni persona gioca le sue carte. Il discorso è però anche di fare un’azione per se stessi, “voglio così”, lo faccio per me, o di fare un’azione cercando di ottenere un’altra azione nell’altro. Cercare di ottenere una reazione è diverso, ed è anche quella una forma di dipendenza dall’altro.
Se mi allontano perché le tue dinamiche mi fanno male e perché non trovo in te quello che mi fa stare bene lo faccio per me, se mi allontano sperando che tu mi corra dietro è un’altra cosa.
Ora, è chiaro che non è uno schemetto così per compartimenti stagni. Se litigo con una persona che amo mi allontano perché sono ferito, ma in cuor mio posso sperare che mi chiami per chiarire. Ma quando siamo in una situazione di manipolazione ecc di solito si tanto, troppo proiettati sulla reazione esterna mentre è il muscolo del sentire se stessi che è pochissimo allenato. Il problema allora non è il fatto che non possiamo farcela passare in 5 minuti, o che una persona possa ancora farci effetto, o provare delle emozioni o dei contrasti interiori, ma il riuscire a vedere la realtà. E cioè chi è una persona al di là di ciò che avremmo voluto che fosse, ciò che è in grado di essere e dare e condividere una persona realmente al di là di quanto noi vorremmo che per forza collimasse con i nostri bisogni ideali, come stiamo realmente in una situazione e che effetto realmente ci fa, ecc.
andare oltre anche alle false idee che raccontiamo a noi stessi, proiettandole sull’altro. Cioè andare oltre al fatto anche che, nel momento in cui diciamo che senza l’altro non possiamo vivere, non è solo perché l’altro ci ha convinto che sia così perché ci ha fatto una “magia di manipolazione” (anche nel gioco: tu senza di me non sai stare, io senza di te invece vado avanti lo stesso, o io ti piglio quando voglio e tu invece non mi pigli mai, io detto le regole e tu no, io posso fare tutto quello che mi passa per la testa mentre tu devi sempre stare attento/a quello che fai, pensi, decidi, io sono sempre ipercritico e tu invece tanto mi adori, io sto fermo tanto sulla ruota del criceto ti affanni tu, e altre cose così) ma anche perché affrontiamo la nostra paura della solitudine, dell’abbandono, del cambiamento e anche del dolore. Sì, perché idelizziamo anche il fatto che allora dovremmo stare bene subito, sennò vuol dire che non possiamo stare bene mai. Siamo cioè disposti a soffrire 1, 5, 10, 120 anni in nome dell’attaccamento ad una relazione disfunzionale, tutti i giorni, con una media anche che può sfiorare le 23 ore e 59 minuti se non 24, in modo sottile o conclamato ed accettare delle montagne russe devastanti pur di stare dentro ad una storia disfunzionale che ci fa sentire delle caccole, ci diciamo che siamo vittime di un sortilegio per cui per ginopino o ginetta potremmo scalare l’everest scalzi, senza acqua e con un rene in mano, e che questo è amore, ed è in fondo normale, anche se non ci piace stare così, soffrire così tanto (è insomma una sofferenza che si autogiustifica), ma quando si tratta di sostenere gli scassoni e scossoni per venire fuori dal tunnel, di stare male ma per stare meglio, non per continuare a stare peggio, allora ci domandiamo se quella sofferenza a nostro pro abbia senso, se porti da qualche parte, anche se invece ci stiamo muovendo, mentre prima eravamo fermi.
Quando tu dici che speri che torni dici che così magari potresti farle tu le regole. Insomma, potresti stavolta controllare tu il controllore. A parte il fatto che chi ha una dinamica di controllo ce l’ha perché ne ha bisogno, e quindi la molla difficilmente (e quindi può tornare anche, proprio, per riprendere il controllo, e spesso è così, o comunque quella è la modalità che conosce) forse sarebbe il caso di uscire dallo schema per cui in una coppia ci debba sempre essere un rapporto di forza, così conclamato. Non le fai tu le regole, ciccino! Le faccio io semmai!
Ma un rapporto sereno e paritario, invece, in cui non ci sia bisogno di giocare a risiko no? un rapporto in cui i bisogni delle persone si incontrino, anche con una certa chiarezza e semplicità no? Magari ma non c’è? ok, ma non è perdendosi in questo tipo di relazioni che si lascia lo spazio anche al bello che può accadere. Perché questo tipo di relazioni semmai fanno correre sul posto con una benda sugli occhi mentre si ha la sensazione di macinare km e km e km e km
Sembra di essere schiacciata da una valanga. Sembrea che nessuno riesca a sentirmi, vedermi.
Nessuno mi aiuta. Io per prima non faccio niente per salvarmi!
NOn vedo soluzione, evoluzione. Ferma, immobilizzata. A volte regredita.
Incasso tutto senza arrabbiarmi troppo. Oppure se mi arrabbio basta un niente per far tornare tutto come prima. Ma la verità è che mai niente è dove dovrebbe essere. Mai niente si aggiusta senza sacrificio, aiuto, costanza e forza di volontà.
Accettopassivamente qualsiasi cosa. Mi sfogo, cerco aiuto andando da una Dott.ssa…ma forse non voglio davvero essere aiutata! Sono rassegnata. A 24 anni sn senza speranze, sogni e progetti per il futuro.
NOn mi perdono per errori commessi e non mi perdono per errori ke faccio ripetutamente.
Mi sembra di essere senza via d’uscita. Mi sento isolata, diversa da ogni altra ragazza. Non so esattamente cosa percepiscono gli altri stando cn me. Ma so ke non vengo accettata del tutto.
Abbandonata e non considerata!
Domani parto…lui lo sa perfettamente. Se oggi dovesse chiamarmi (cosa per nulla scontata) gli dirò che è finita!!!
Lo giuro!
CLA’: Ciao 🙂 del tribunale interiore ho già ampiamente scritto, qualche post fa. Del fatto che l’aiuto parte da dentro pure, quindi almeno in questo momento non romperò le palle con questi temi 😛
però sulla panza e il cuore che non sentono, fermo e considerato che la persona può essere proprio quella che comunque non ti farebbe nè caldo nè freddo, in questo momento sei sempre che giri come se avessi le dita in una presa elettrica e la modalità convulsa di questa relazione che vivi ti sembra forse anche la prova che sia una cosa maledettamente importante (mentre le due cose non sono sinonimi). Se hai paura di conoscere cosa sia la serenità puoi anche scappare da situazioni più serene andando a mettere le dita nella presa, non necessariamente la serenità può essere ciò che non riesce a farti dimenticare quanto è intenso tenere le dita nella presa…
mi spiego? forse no. comunque sia per consolarti posso dire che avere paura di una relazione che funzioni non è una cosa poi così poco diffusa, purtroppo.
C’è chi si caccia in relazioni impossibili di continuo pur di non correre il rischio di fermarsi. anche se è la cosa che più vorrebbe.
Non sto dicendo che sia il tuo caso, non sto cercando di darti un nuovo motivo per dirti: ecco, sono sbagliata. Sbagliata è una cazzata. si può essere anche poco in ascolto di se stessi, si può avere paura, si può essere abituati male. Se si è abituati poi in casa alla violenza psicologica si può dover fare un percorso per non essere troppo severi con se stessi e indulgenti a chi si comporta in un certo modo… niente di impossibile cla, comunque, e niente che non sia di questo mondo.
Il punto è che sei stufa di stare male, mi pare, qualsiasi siano le tue resistenze anche possibili, e le paure e i sensi di inadeguatezza che puoi percepire come freni al volerti più bene, più serenamente e a permettere a te stessa di costruirti una vita migliore, per la parte che dipende da te. C’è gente che cambia la sua vita in meglio nella terza età, figurati se non puoi farlo tu a 24, suvvia.
X luna—-
Sto rifrettendo ora ,quello che stai cercando di farmi capire.
Si tratta di manipolazione mentale!!!!!!!!!!!! La chiamerei proprio cosi, invece di manipolazione affettiva, perche affettiva mi confonde, lascia piu a pensare che il problema deriva da un distrurbo mirato sull’uomo che ha avuto problemi dell’infanzia( dove anche li’ ho fatto delle ricerce e che in qualche modo lo portavano a scusarsi del fatto che fosse cresciuto con delle lacune affettive, e mi portava su una strada sbagliata, su un percorso falso,perche lui lamentava problemi familiari compulsivi, da border). Per uscire da un percorso relazionale malsano come quello da me vissuto non e’ facile, troppe contraddizioni, tutto era il contrario di tutto.
tutto quello che lui mi ha sempre detto,era per convincermi di una cosa…. Arrivare a condizionarmi mentalmente, con delle frasi belle, che sentendole e risendendole da lui per mesi… Frasi che mi facevano stare bene….. Che pero’ erano solo mirate per ottenere uno scopo.gia’!! Ed io ancora ora me le ripeto nella mnia mente, perche’ so che se voglio stare bene ed essere felice, penso a quei bei momenti. Ma sbaglio di grosso, perche continuo a farmi delle grosse illusioni, ed mi annullo anche come persona,non esiste nulla di quello che e’ stato, nulla nulla nulla!!!!!!!!!!!!!!!!
Gia!!!! Era per non vedere la realta’, non volevo credere che fosse d’avvero cosi, hai ragione, e’ un’alibi molto forte che mi stava dentro, che mi sta’ ,ancora dentro…. Se prima sono stata conzionata bene al convincimento costante di una cosa da parte sua, ora devo allenare e convincere la mia mente, ad uscirne.
ora ripenso, a cio che mi disse una volta: ma sei dura tu! Questo voleva dire che ero dura da convincere….. Oppure mi disse:ma e’ normale che con te mi comporto cosi!!!……ma cosa doveva esserci di normale, per me lo era gia di scontato amare ed essere amata,che cosa orrenda aveva costruito su di me, voleva che io fossi lui, costruita a sua immagine e somigliamza , trasformata tanto che un giorno le dissi: ma io non ho bisogno di sentirmi cosi! Avevo gia capito che c’era qualcosa dentro di me che non andava. Ha ragione -cla—- quando dice: che quando non lo sente si sente piu libera, e invece quando lo vede o lo sente, stenta ad esserle ostile per non cedere…….
Tornando a me..
Ma questo e’ fuori completamente!!! C’e da aver paura!!!
Quando non lo sentii per mesi, perche lui si comporto’ in un modo poco chiaro, e con atteggiamenti, da bordeline per intenderci, mi disse che mi aveva detto quelle parole crudeli, perche'( volevo che mi odiassi, potevo comportarmi anche peggio!)
che cosa mi dovevo aspettare da un cosi’, che mi avesse messo anche le mani addosso??, che era solo questione di tempo???
Non ho parole!!! Devo riflettere…
Grazie luna