Lui è sposato ed io sono un’amante
Riferimento alla lettera:
Davanti me ho una tela..... dipingo un urlo.. chillido... io..AMANTE.... sono due giorni che vivo congelata ... vuota ... senza sentire nessuna piccola sensazione dentro di me..... oggi ho bisogno piu aiuto come ieri... perche.. io.. una donna ho ucciso dentro di me piu bello sentimento del universo... amore... un...
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Data di pubblicazione: 24 Settembre 2007
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Eme..non potrei mai avere un rapporto cosidetto normale cn un uomo xk nn lo saprei far funzionare. Nonostante sia la cosa ke più desidero in assoluto. Non ne sn capace. Sn uguale a mia madre..lei è una bella donna, giovane..ma misantropa! Non riesce ad instaurare un buon rapporto cn nessuno. E’ solitaria, arrabbiata. Ed io sn tale e quale a lei. Forse cn l’unica differenza ke io lo riconosco e ammetto. Lei no. Ma nemmeno qst è sufficiente a farmi cambiare.
Se in un rapporto non litigo, non soffro e non mi arrabbio..mi chiedo cosa ci sia che non va. Ho un’idea distorta dell’amore.
Dentro di me sento di avere una bomba inesplosa. Ora sta iniziando il conto alla rovescia.
Il temperamento è stato sotterrato da qst carattere.
Ed è x qst ke mi sento in colpa qnd qualcuno mi tratta male. E’ colpa mia. Devo aver fatto qualcosa x meritare una punizione, ke può essere l’abbandono, il rifiuto, l’indifferenza. Anke i maltrattamenti.
Addirittura in una delle tante litigate cn mia mamma ho registrato tutto quello ke ci siamo dette. L’ho fatto xk non sono sicura di me, della mia percezione. Ma qst è un tasto troppo sofferente, delicato e privato. NOn cerco pietà e non voglio accollare a nessuno il compito di aiutarmi anke in qst percorso.
Cmq resto convinta ke se quella sera non mi fossi arrabbiata xk voleva cambiare bar, lui non mi avrebe lasciata andare.
L’ho indotto io a comportarsi in qst modo. Sn io ke non sn stata abbastanza (tutto) per farmi amare! E credetemi nn è vittimismo.
Un’autoconsapevolezza ci vuole. Un pò di autocritica idem.
Mi ripeto ke se mi ha amata davvero tornerà. Anke se non c’è nessuno in grado di dirmi “davvero hai creduto anke x un millesimo di secondo ke lui ti amasse?”. E non c’è nessuno ke si stupisce del fatto ke sia finita.
Eppure quelle settimane in cui non c’era xk era via x lavoro stavo bene. L’avevo scritto. Mi sentivo VIVA, LIBERA, SERENA!
Anke qnd uscivo cn lui ero distaccata e lui lo notava. Ora invece, dopo averlo perso, mi sento persa!
Per morire..sn troppo codarda. Ma sarebbe l’unica soluzione.
Tanto dagli errori non imparo mai. Allontano chiunque.
Ciao ragazze 🙂 vi ho letto in questi giorni, anche se non ho scritto. Aleba, il tuo post, che mi ha molto colpita, trasmetteva tanta consapevole energia e l’immagine dell’acqua stantia era fortissima.
EME, ho letto quasi in tempo reale la tua seconda missiva rivolta a me, e ti ringrazio di aver condiviso i tuoi pensieri. Ho ben presente il ritornello “Ormai è tardi” 😉 superata la fase in cui ero sempre troppo piccola per fare questo e quello sono entrata a pieno titolo nell’avere circa dieci anni di più della mia età anagrafica, arrotondata per eccesso, già dai 18 😛 anche perché ho dei genitori che a 20 avevano già me e appunto alla mia età avrebbero potuto essere assolutamente nonni, quindi abbiamo avuto dei percorsi totalmente diversi. chiedo scusa se non ti ho risposto prima, ma in questo periodo (a parte vivere, domenica per esempio ero ad una bellissima festa in spiaggia con gli amici di sempre, e rischiare di fare un incidente perché uno stronzo al mio protestare perchè era uscito senza guardare da uno stop mi ha inchiodato davanti all’improvviso… e meno male che sono riuscita a schivarlo… che spavento, azz… sembrava una scena di quei film in cui degli idioti con scarso istinto di conservazione duellano con le auto alle tre del mattino…)… dicevo, a parte la parentesi, in questi giorni ho messo in ordine anche un po’ di “files”, anche perchè ho letto un paio di libri, in modo differente inerenti (complementare) al mio percorso.
Eme, ovviamente no che non ho pensato che la tua fosse una risposta frettolosa. Io, peraltro, mi ero rivolta direttamente a te, chiamandoti in causa, e mettendoci un link che era bello carico. Schiaffare lì l’elenco dei sintomi di uno shock post traumatico da stress non è esattamente postare un mazzo di fiori o una cartolina natalizia. D’altra parte quando ho postato quel link non volevo farne una questione di etichette o pessimismo. è difficile, quando si parla di violenza morale e psicologica, anche riuscire a centrare cosa è “essere” e cosa è “sintomo”. E qui mi rivolgo anche a Clà, per esempio. Io non posso sapere come Clà avrebbe raccontato se stessa prima di questa storia, e forse, in questo momento, anzi probabilmente non lo sa nemmeno lei. Forse anche lei non ha ben presente chi è davvero Clà. E questo è uno dei regalini del vivere una relazione disfunzionale tanto più se c’è di mezzo la molestia morale.
Quello che voglio dire è che possiamo effettivamente avere delle lacune di autostima spaventose che risalgono al ’15-’18, che possiamo essere entrati in una storia disfunzionale con il piede sbagliato perché non abbiamo mai risolto delle nostre cose (risolvibili), come una percezione limitante di noi stessi o delle strategie “errate” di difesa e adattamento in ambito famigliare, ma, sempre e in ogni caso, una relazione disfunzionale e la violenza morale producono sensazioni di malessere, ci confondono il nostro senso di identità e risorse e producono un calo (momentaneo e inerente) di autostima
Al di là del fatto che nel mio percorso (ancora ovviamente in atto) ho affrontato e affronto le mie strategie sbagliate e i miei buchi neri e cosa può avere fatto combustione entrando in contatto con una dinamica altrui o un’altra, al di là del fatto che anch’io, qualche anno fa (prima della mia personale avventura potente con la molestia morale) dopo aver incontrato una donna manipolatrice che mi succhiava energia in nome dell’amicizia (mentre i miei amici di sempre e le persone di cui normalmente mi circondo non corrispondono in alcun modo a questa tipologia) mi sono dovuta chiedere perché azzo mi sono messa in quel guaio e perché ci ho messo tot per riuscire a tirarmi fuori dal suo meccanismo, sposo assolutamente questa affermazione del libro “La manipolazione affettiva” di Isabelle Nazare-Aga rispetto ai concetti di @amore per se stessi (permette di sentirci degni d’amore e rispetto indipendentemente dalle nostre prestazioni e dai nostri fallimenti) @fiducia in se stessi (ci rende in grado di agire efficacemente) @la visione di se stessi (autovalutazione delle nostre qualità e potenzialità, dei nostri limiti e dei nostri difetti (e sottolineo anche difetti e limiti, ndr). Dice l’autrice: @Siamo in grado di procurarci da soli questo nutrimento, ma ci aspettiamo anche un contributo dalla persona che condivide la vita con noi. Anche se avete una forte stima in voi stessi, un compagno (leggi amante, anche) manipolatore trasforma questo nutrimento, indispensabile all’equilibrio psichico, in un veleno somministrato quotidianamente. Maneggia l’arte perversa del farvi credere che vi dona amore e allo stesso tempo vi svaluta e vi riempie di critiche (e di non sensi, di “disinformazione volontaria” – cioè il dare una serie di informazioni confuse o non darne o omettere delle parti affinché non si possa mai veramente tacciarlo di incoerenza anche quando è palese – e il paradosso del “double blind”, cioè “la doppia stretta” che fa coesistere due propositi e affermazioni e richieste contraddittorie, ndr) che confondono e minano le vostre sicurezze e la visione di sè e della logica.
@il manipolatore passa il proprio tempo (in modo palese o sottile, ndr) a minare la fiducia in voi stessi e assiste al vostro graduale cedimento, dimostrando così che aveva ragione. Il dubbio e l’ansia vi assalgono. esitate a prendere decisioni. qualsiasi cosa facciate le critiche si sprecano. Naturalmente voi diventate meno attivi e il nodo si stringe. Il manipolatore ne approfitta per giustificare le sue critiche. (continua)
@I manipolatori giocano con il vostro bisogno di piacere e soprattutto di non dispiacere. Chi è dotato di una buona stima personale resiste più a lungo all’eventuale frattura narcisistica causata dal rapporto con un manipolatore. Occorre più tempo per annientare una persona con una forte fiducia in se stessa@ (ma, leggi, l’essere sottoposti a manipolazione comunque attacca e annienta sempre la fiducia in se stessi, indipendentemente da quanto tempo ci voglia per vedere i danni più evidenti e profondi, e la comunicazione contraddittoria e quanto detto nell’altro post comunque confonde la parte razionale di chiunque, tanto più sul lungo termine, ndr). @I sintomi da stress si sviluppano su quattro piani: psicologico/somatico/comportamentale/del rendimento. (ciò significa che il manipolato finisce con il colpevolizzarsi anche per la manifestazione dei sintomi da stress: non riesco a rendere, scegliere, fare uguale non valgo. Mentre è stress estremo. L’isolamento – le storie di manipolazioneper varie ragioni che non sto qui ad elencare, ma tra cui anche la scarsità di energie, tentativo di risolvere una situazione irrisolvibile, colpevolizzazione, timore di reazioni inconsulte, abbassamento dell’autostima ecc, tendono ad isolare la persona che subisce la manipolazione. Sempre più, quindi, manca un confronto con una realtà più logica e con la propria parte logica rispetto a rapporti basati su rapporti di causa/effetto più spontanei e logici. Sempre più manca un confronto interno tra sensazioni di benessere/malessere e spazio per l’autonutrimento (di cui si parlava prima) versus svalutazione sistematica e sensazione di condanna personale alla problematicità personale e relazionale.
Perchè ho scritto tutto ciò, che può sembrare anche, forse, troppo “tecnico”? perché io penso che sia importante sottolineare il fatto che, da qualsiasi base di sè e della propria autostima si parte, una relazione disfuzionale/limitata e limitante come quelle in oggetto è un trauma quotidiano e costante che produce inevitabilmente sintomi di stress e autosvalutazione a una visione parziale e spesso autocolpevolizzante di se stessi. Per portare un esempio personale io, nonostante le molestie psicologiche e una situazione estrema, avevo appena portato a termine la mia tesi di laurea in tempi record, ma poco dopo, sopraffatta dallo stress, confusione e dalla svalutazione costante arrivai a chiedermi se non dovevo sentirmi in colpa per aver studiato e se per caso non avessi un ritardo mentale. arrivai a chiedermelo di fronte ad un rinforzo (autonomo peraltro) positivo, non negativo, riguardante le mie risorse. Era una mia mancanza di autostima congenita a parlare? No. Mi sa che anche se non riuscite/volete ammettere con certezza di essere vittime di manipolazione perché ciò causa molto dolore è utile identificare lo stato di stressa acuto e iniziare a prendersene cura. Sotto può esserci anche una costruttiva autocritica, ma lo stress non è un buon metro di autovalutazione.
Eccolo ke dopo una settimana mi manda un sms xk mi ha vista tornare a casa. Dev’essere appena rientrato. O forse ieri era già a casa ed io non l’ho visto. Oggi mentre pranzavo ho sentito la sua voce. Di botto mi si è chiuso lo stomaco. Tachicardia e sudore alle mani. Per fortuna ke dopo poco sn uscita. Ho buttato tutto quello ke avevo nel piatto.
Bè, tornando al messaggio…non gli rsp. Un messaggio stupido, ma talmente stupido ke non merita quei 15 cent.
Però la tentazione di “controllarlo” è troppo forte. Ha già tirato giù le tapparelle. Potrebbe essere già uscito. Però ho visto ke manca la camicia ke aveva steso. Quindi potrebbe anke non essere uscito.
Non ho mai usato binocoli, postazioni o altro x guardarlo. Non sono una stalker. Ma è più forte di me. Guardo la sua finestra molto spesso.Ed è x questo ke spero di andarmene il prima possibile.
Evidentemente sarà andato a consolarsi.
Un’amante si può sostituire…la moglie no!
Luna..tutto ciò ke scrive è utile. Tu lo consideri troppo tecnico. Ma a volte capire altri sistemi ci aiuta forse a mettere di più in pratica certe cose.
Quando parli di nutrirci, ad esempio, non ti capisco.
Non perchè tu scriva con un linguaggio sbagliato…ma è poco comprensibile per ma capire (e di conseguenza mettere in atto) alcune cose ke male non ci farebbero…anzi!!!
Quasi come se stessimo “scrivendo” con 2 lingue differenti.
E’ molto importante far sapere alle persone quello ke tu hai assimilato.
Donne come te ed Eme sn da ammirare. Siete davvero 2 belle persone. Peccato ke dietro ad ogni grande donna si nasconda un grande passato (o presente) doloroso.
Baci
Non mi ricordo se l’ho già scritto, forse sì. E non mi ricordo manco se lo diceva Kant, ma il senso non è riportare una citazione corretta, ma un pensiero:
A volte il problema non sono le risposte che ci diamo, ma le domande che ci facciamo. Se di continuo di facciamo le domande sbagliate e non centriamo mai il vero problema possiamo sentirci sempre privi di risposte o darci risposte che ci sembrano solo un circolo vizioso.
Clà, tu parli di compulsione irrefrenabile quando dici la cosa della finestra ecc. Non sono una psicologa e comunque non so la tua storia nè chi sei per fare affermazioni su di te. Pensando a me posso dirti però che la compulsione è anche essa stessa spesso un sintomo di stress, una conseguenza. Cioè, non sono compulsiva per te, sono compulsiva perché una situazione in sè mi causa malessere e ansia e quindi io manifesto la mia ansia così. Di fronte ad uno stimolo che mi causa stress le mie mani tremano mentre preparo il caffé. Eppure non sono una che normalmente trema. In fondo tutti noi quando sentiamo arrivare la sirena di un’ambulanza, per esempio, proviamo un piccolo stress, e le nostre mani si stringono sul volante, o cerchiamo di capire da dove arriva la sirena… Ed è anche un riflesso automatico.
A volte lo stress prolungato può produrre in noi delle risposte automatiche. A volte se gli stimoli sono stati continui basta un piccolo stimolo per mandarci in crisi, non serve neppure che sia grande. Allora il concetto è anche liberarsi dello stimolo e lavorare intanto sullo smantellare gli automatismi. Per quanto siano umani, non fantascientifici.
Le cose non saranno così semplici, e ognuno avrà la sua storia per cadere nell’ansia e nelle compulsioni, nel suo tentativo di tenere sotto controllo una situazione o i suoi stati di malessere.
Peraltro tutti noi abbiamo dei meccanismi di adattamento e di difesa.
Quando io ti leggo (ma ovviamente posso sbagliarmi milioni di volte) più che la sensazione che il tuo problema sia lui ho la sensazione che il tuo problema ora sia gestire il malessere che questa situazione ti provoca o comunque contribuisce a creare o di cui costituisce uno stimolo.
Nutrirsi… può darsi certamente che io non riesca a spiegare con le mie parole quello che intendo dire, o semplicemente che sia anche naturale che le persone possano dare alle parole un significato diverso andando a pescare nei riferimenti del proprio vissuto.
Dunque mi spiace se quello che cerco di dirti non ti arriva. E non perché debba arrivarti per forza o perché per forza debba esserti utile, bensì, molto più semplicemente, perché mi dispiace se non riuscire a capire ciò che io dico, a modo mio, magari male, ti provoca un “?” mentre vorresti capire.
Nutrirsi… la metterò così: fare del bene a se stessi. Un po’ tutto: dal mangiare bene, al dormire bene, dal trovare lo spazio/modo per rilassarsi, dal concedersi dei pensieri positivi e il modo di mettersi in pratica. Nutrirsi: darsi il diritto di star bene, e capire cosa
sia per ciascuno di noi sentirsi bene.
Nutrirsi… a volte ingurgitiamo la vita, ma non ci nutriamo bene.
Mangiare pietre o cose deliziose, non mangiare o mangiare, mangiare amaro, saltare un pasto o abbuffarci (in senso metaforico) non sentiamo neanche più veramente che differenza fa.
Allora la vita ci sembra una colica perenne, pensiamo che siamo nati per avere i crampi e lo squaraus o la stitichezza cronica (in senso metaforico, idem). La vita, in sostanza, ci pare sia un cesso.
E siano degli anoressici e dei bulimici della nostra stessa vita.
Forse adesso ho incasinato il concetto ancora di più, se è così mi dispiace :/
Tu hai scritto (se non sbaglio) che in seguito ad una delusione amorosa, un abbandono, la tua reazione è stata di metterti dalla parte di chi porta via un uomo piuttosto di essere dalla parte di colei a cui viene portata via. Se sbaglio nel riassumere ti chiedo scusa, e uso comunque l’esempio, in modo più generico.
Può capitare nella vita, trovandoci a sentirci in posizione di debolezza tentiamo di riequilibrare la nostra sensazione di frustrazione o di non aver potuto controllare quello che ci è capitato, di cercare delle strategia per sentirci in una posizione di forza. Anche per illuderci di trovarci in una posizione di forza, vedendo le cose come due estremi. Cioè, piuttosto di fare la fidanzata tradita (posizione di debolezza) mi metterò nel ruolo “opposto”, così mi difendo, sarò nella posizione di forza invece che in quella debole. In realtà non è così. Intendo dire che forse, Clà, all’epoca, all’inizio, hai cercato di riequilibrare una tua frustrazione preesistente, e non ancora rielaborata, compensandola così. Bene, adesso sai che non ha funzionato? che non è vero che mettendoti in un altro ruolo, “opposto”, avresti riequilibrato la tua frustrazione?
Io non conosco la tua relazione precedente, e questa da quello che racconti. Nella prima non so cosa abbia portato alla rottura, so solo com’è finita, se non mi sbaglio. E ti è successo qualcosa che capita ad un sacco di gente, purtroppo, alti/bassi/biondi/mori/più o meno qualcosa. Si può essere abbandonati e traditi. Fa male, molto, ma non dimostra che noi valiamo poco. Spesso anzi chi se ne va ci fa pure un favore, e con il tempo ce ne rendiamo conto. Nella seconda storia sei partita da una tua sensazione di frustrazione e sin dalla partenza ti sei messa in una situazione di crisi e difficoltà. Può capitare quando non si sta bene. (la risposta ad una domanda sbagliata, anche, come si diceva, la risposta allo stress del precedente epilogo della relazione). Forse non ti sei data manco il tempo di rilassarti un po’, di rielaborare la fine della relazione precedente se l’hai vissuta come un trauma (il che mi pare normale) e stai vivendo una relazione difficile, pesante, e poco soddisfacente. Forse ti manca una boccata d’aria e pensare un po’ a te molto più che un uomo che ti confermi o una corsa ad ostacoli.
Le domande che mi pongo cara Luna non ricevono risposta. Non credo siano sbagliate. Ma sapere se mi ha mai amata, il perchè mi abbia lasciata andare senza controbattere mi farebbero trovare un pò di pace.
Hai sintetizzato la mia storia, ma non hai saltato gli elemnti fondamentali. Cercavo di essere davvero in una posizione di forza. Ma da quello che ho vissuto ho capito che non sono abbastanza “brava” in nessuno dei due ruoli.
Pensavo che così non sarei rimasta delusa, che avrei preso il meglio di lui. Però non può ridursi tutto a questo. I mesi passavano e metterla in questi termini quasi assolve lui dal suo comportamento. Che purtroppo ancora non ho ben chiaro. Non ho la minima idea di niente.
Non voglio però continuare ad analizzare me, i motivi che mi hanno spinta ad ingabolarmi in qst storia, ecc..
Vorrei parlare di lui. Ma nessuno mi risponde. Nemmeno la mia dott.ssa. Mi ha solo smentita (ma anche lei non può saperlo) sul fatto che lui potrebbe non andare avanti per la sua strada come se nulla fosse successo. Magra consolazione.
Ovviamente non ignoro volutamente che lei sia cornuta. Ma non riesco a non invidiarla. Ha un uomo che non l’ha lasciata per un’altra. Che forse non si è lasciato troppo coinvolgere dalla sua amante. E che potrebbe aver capito di amare solo lei e non volerla più tradire.
Meglio così. Meglio che sia io a soffrire, piuttosto che lei.
Sicuramente i danni sarebbero maggiori per lei che per me.
Ora rifletterò sulla mia compulsione (mi spaventa un pò).
Stamattina ho visto che usciva. Ed ovviamente, non essendo coerente con quanto scritto nelle ultime righe, credo sia andato da un’altra.
Chissà cosa avrà tanto di speciale. Mangiano e dormono insieme.
Io non potevo chiedere più di un’ora alla domenica sul sedile posteriore della macchina. Quindi….che se la tenga! A me non interessa più!
Voglio prendere un bel respiro, fermarmi e non pensare più a niente.
Sn passata da una storia all’altra con grande velocità. Non ho mai avuto la possibilità di elaborare nel modo corretto (così da non far capitare di nuovo la stessa situazione) e di crescere.
Ma sembra che senza un uomo io nn riesca a stare (e non parlo del sesso).
Posso stare senza amici, ma senza un uomo no! Mi fa sentire inutile.
Vorrei però chiarire che non per questo uso chiunque per farmi stare bene, per farmi sentire meno insignificante.
Compito a casa : “imparare a nutrirmi da sola.”
ciao cara 🙂 a volte, anche senza rendercene conto, ci incastriamo in ruoli fissi, senza sfumature, anche a scopo difensivo, certamente. Ora parlo in generale, intendevo dire che la vita e i sentimenti, il proprio “femminile” non viaggia tra ruoli opposti e fissi, come per esempio: piuttosto di essere quella a cui viene rubato un uomo, essere quella che ruba un uomo, o che, mettendosi con un uomo già impegnato, ha meno paura forse che gli venga rubato qualcuno che non è completamente suo.
Non sto dicendo che tu abbia ragionato così, dico che spesso capita di credere che nel momento in cui ci sia sentiti in posizione di debolezza, come se la vita fosse giocare a braccio di ferro, sia necessario mettersi PIUTTOSTO in posizione di forza (poi che sia così o no conta ciò che noi vediamo in quel momento nel ruolo che assumiamo o pensiamo di assumere). In realtà anche nel caso in cui una relazione sia… troppo affollata la questione centrale non rimane come sto io piuttosto di chi vince su chi? riesco a spiegarlo?
tu ti sei fatta molte domande su quest’uomo, e ciò è comprensibile e naturale. ma credi davvero che il carattere, l’indole, la visione della vita di una persona, se di base è di un certo tipo (l’adulterio, la visione del femminile, la visione delle relazioni, la poca chiarezza, la molestia morale anche) sia così influenzabile dal fatto di incontrare me, te o un’altra persona?
Certo, si può dire sì o no, starci (ai suoi meccanismi intendo, non starci in senso sessuale) o no, sopportare o no, giocare a braccio di ferro con lui o mollare la partita, credere che il vero problema sia “lui preferisce un’altra a me perché io non sono abbastanza” invece di “lui non vuole/non è capace di avere una relazione sana” e “lui in generale non rispetta le donne” (e forse anche gli uomini, non ci è dato sapere… e non parlo di rapporti superficiali comprando un chilo di pane… c’è chi non è capace neanche di questo, ma c’è chi sembra un gentleman – o un gentildonna, certo – se lo incontri per strada cinque minuti, ma quando il rapporto si fa più profondo, un minimo anche più profondo, tira fuori altri lati) ecc. ma è probabile che lui, da parte sua, proponga sempre lo stesso modello, indipendentemente. Seppure con le sfumature del caso, a seconda della risposta che riceve (sì/no al suo modello comportamentale). Ma che comunque, se è assai poco incline alla conciliazione, al vero incontro, alla parità, il suo modello di azione/reazione sia in realtà molto più ristretto, indipendentemente dalle variabili. A te pare che lui faccia un sacco di cose diverse, contraddittorie, che mettono in crisi. Che dia messaggi molto contraddittori. E in effetti i suoi sono meccanismi che mettono in crisi (la poca chiarezza, sto/non sto, il cercare di tenere sempre sotto controllo la relazione, esigere/non promettere ecc), perché sono oggettivamente molesti, ma alla fine, stringi stringi, è un uomo che non è in grado di vivere una relazione paritaria e sana, un’intimità emotiva (prima ancora che sessuale) degna di tal nome.
allora possiamo anche parlare per ore di lui, e cercare di indovinare perché alla chiarezza preferisce le nubi, ad una relazione una serena e costruttiva preferisce la vita che fa (e che propone a chi entra in relazione con lui), possiamo cercare di indovinare se ci fa o se ci è, e perché ci fa o ci è. Ma il punto non è veramente lui, sei tu. E al di là del fatto che tu te la senta o meno di indagare nelle tue motivazioni la scelta del continuare questa relazione o no spetta comunque a te per quanto riguarda te. Perché in realtà le carte in tavola, quelle che ti servono veramente, per farti un’idea se ne valga la pena o no, le hai già. Le hai già perché sono dei mesi che ti relazioni con questa persona e il suo modo di vedere la vita. E’ compatibile con il tuo? e’ compatibile con i tuoi bisogni (di nutrimento reale)? è compatibile con il tuo stare meglio/bene con te stessa?
Che tu ti piaccia o no veramente questa persona ti fa sentire meglio con te stessa? Non mi pare proprio. Mi pare, da quello che racconti, che ti faccia stare peggio con te stessa. Allora il “guadagno” dov’è?
E sei sicura che non sai stare senza un uomo? Mi pare che, a conti fatti, senza un uomo ci stai anche adesso. Stare con un uomo non significa avere qualcuno a cui pensare con ansia o dubbi sulla propria autostima o qualcuno da sbirciare dalla finestra. Non stai con un uomo, stai con un tuo pensiero logorante. Stai con il pensiero che senza questo pensiero logorante potresti sentire un senso di vuoto. Quando è molto di questa interazione con lui che ti produce un senso di vuoto. Anche perché a forza di domandarti che cacchio ha in testa (e nel cuore) costui ti dimentichi di stare con te.
Ipotizzo, Clà. Quello che posso dire, per mia esperienza, ma vale per me, è che le relazioni in qualche modo disfunzionali danno il senso di riempire molto e fagocitare molto, per i casini e le frustrazioni che comportano, ma di fatto impediscono di vivere. Si rubano lo spazio, il tempo, le energie. Il nostro spazio, il nostro tempo, le nostre energie. al contempo ci riempiono di adrenalina per sostenere lo stress e ci anestetizzano. Insomma, sono una vera chiavica. Si vive nel tempo che fu, o che sarebbe potuto essere. Ma nel tempo presente portano malessere. E viviamo nel presente anche quando siamo seduti su una sedia, o in auto, o siamo davanti ad una finestra a logorarci. E non è che l’antidoto sia un altro uomo. L’antidoto è smetterla di starci. Il resto può essere, arrivare, ma non se dentro non ci lasciamo lo spazio neanche per sentire noi stessi. Io non voglio fare “filippiche”, Clà. Ognuno ha le sue ragioni, i suoi modi, i suoi tempi. Di certo però nessuno è insignificante. Chi si sente insignificante spesso è ferito o non si accorge che può sbocciare.
Quello che ancora mi sfugge Luna è il perchè io mi sia ostinata a farmi amare da lui.
Quando non c’era se ricordi avevo scritto un post in cui spiegavo il mio benessere interiore dato dal non vederlo.
La voglia di fare l’amore con lui ora come ora è svanita, nonostante sia stato l’unico a farmi stare veramente bene.
Eppure sapere di non interessargli più (anzi, di non essergli mai interessata) mi sconforta moltissimo.
Cerco di tenere a bada le mie compulsioni ma appena sento la sua voce scatto come un felino e corro a vederlo.
Lo guardo e penso di essere pazza di lui, di amarlo profondamente.
Vorrei farmi notare, così da provocarlo e vedere come reagisce. Ma non ne sono capace.
Non sapevo nemmeno cosa rsp al messaggio che mi ha scritto sabato.
A dire il vero non immagino il perchè di quel gesto.
Eppure fa così male pensare di non essere stata amata davvero. Che tutto ciò che usciva dalla sua bocca, dai suoi occhi e dai suoi gesti erano bugie. Eppure sembrava veramente cambiato. Mostrava più interesse, più attenzioni. Parlavamo come se fossimo stati davvero du fidanzati.
Ma tutto aveva un solo ed unico secondo fine…portarmi a letto!
Non credo che sia una persona non in grado di avere una relazione sana. Tradire capita a molte persone e non tutte lo fanno nello stesso modo, con lo stesso scopo. Nonostante io non li giustifichi. Ma poi si arriva a questi punti e anche il tradimento non ha molta importanza. Quello che conta è il finale.
Ed io sono la perdente.
LUNA avevo proprio bisogno di leggerti, quando ti leggo mi sento reale, tangibile e non campata in aria. Le tue parole sono il balsamo per curare le ferite invisibili che le manipolazioni e le violenze psicologiche provocano. Quando guardo la mia storia da fuori, come se si trattasse di un’altra, mi chiedo come facciano certe donne ad essere così assurde nelle loro relazioni. L’amore dovrebbe trasmettere benessere, la coppia dovrebbe essere come l’orizzonte che si illumina all’alba e ti svegli felice con il nome di qualcuno scolpito nel cuore. La famiglia dovrebbe essere una morbida e tiepida culla dove l’anima può scoprirsi con gli occhi chiusi, nella certezza che non verrà giudicata, che troverà conforto e stimoli a crescere, imparare e migliorarsi. Invece no. Mi ritrovo con incollata alla pelle, addentrata nella carne e infiltrata fino a compromettere il cuore, una definizione di amore contorta e raccapricciante. Ho preso coscienza, so di essere malata di amore malato e guardo neglio occhi i miei errori, mi strappo la pelle e sono molto più che nuda di fronte alla mia vita. Perchè lui non riesce ad accendere la luce? Perchè lui non vuole vedere la gravità dei suoi atteggiamenti verso nostra figlia? Come fa ad essere così sordo, cieco e lontano anni luce da lei, dal suo diritto a diventare una donna consapevole con una solida e sana autostima e con gli strumenti per valutare correttamente l’amore? Come fa ad affermare che il suo orgoglio viene prima del benessere di nostra figlia? perchè non guarda con occhi di chi sa che la vita è un ciclo e che il tempo stringe ogni giorno e bisogna investirlo bene quel tempo, soprattutto con i bambini perchè loro sono il futuro. Lui non accetta. L’amore paterno si concretizza nella casa dove vivi, e nei pollici della televisione che guardi.
Non so, a volte sono così disperata e non vedo vie di uscita. Il cuore impazzisce e le lacrime scendono senza che possa trattenerle. Io ho costruito la mia prigione dorata, io ho accettato che venissero chiuse le porte a doppia mandata. Ora io demolisco, e sono costretta a demolire per vivere. Riuscirò a portare fuori da quella trappola mia figlia? oppure si avvererà il pensiero che mi terrorizza e lei, la lei che conta davvero, resterà agonizzante sotto le macerie?
Clà :-), grazie per la botta di “grande donna”….ma non è così.
In realtà sono una donna grande (l’adolescenza è cronologicamente lontana benché mentalmente vicina) che ha fatto grandi cazzate, si è data grandi bastonate e adesso si è stufata di prendersela con sé stessa.
Continui a vederti come una perdente perché ti sei inciampata nei tuoi piedi e anziché cadere rovinosamente a terra e rimanere piantata lì a leccarti le ferite in attesa di rialzarti hai cominciato a sbandare a destra e sinistra, hai preso una velocità incredibile e continui a rotolare.
Non sei una perdente. Stai sbandando, avresti voglia di fermarti, non ci riesci e hai perso la direzione.
Parli del tuo interesse verso quel tizio come di una compulsione. E da quello che scrivi sembra proprio così.
Probabilmente questa fase è il risultato di anni e anni di carenze di vario tipo che si sono indirizzate su di lui come premio, come vittoria, come rivincita.
Necessità di amore (chi non ce l’ha), voglia di vendetta (per il tradimento subito), necessità di riscatto (acchiappo l’uomo di un’altra e dimostro che sono una superdonna), premio per le capacità dimostrate (tò….pensavo di essere una donna di serie Z invece…..).
Non basta un uomo. Occorre un uomo da strappare ad un’altra.
Questa è la mia OPINABILISSIMA risposta alla tua domanda: perché ti sei ostinata a farti amare da lui. Una risposta che, peraltro, ricalca una risposta che hai già dato a te stessa qualche post fa.
Forse la risposta non ti piace. Per questo continui a porti e riporti la domanda?
Scusami Clà….ma quando una persona sta bene nel NON vedere la persona che si asserisce di amare pensi che si possa parlare di amore?
No! Hai perfettamente ragione. E’ una compulsione, una brama di qualcosa, un palliativo, una panacea, un qualcosa che ti serve per placare u malessere che viene da lontano.
Ma non è un rimedio. Anzi….è un rimedio presa per il culo visto che il malessere cessa tre secondi e poi riparte imperterrito e fortificato.
Fermato un po’, Cla. E prendi una boccata d’aria come ha scritto LUNA.
Dirai: fosse facile fermarsi…….
In effetti è difficilissimo per chi si vede come un concentrato di tutte le colpe possibili.
Come uscirne? Un po’ per volta. Senza pretendere di arrivare subito al risultato voluto.
Affrontando il problema ogni volta in cui si presenta senza fasciarti la testa in anticipo.
Ma il problema non è lui, ne è lui con Cla o Clà con lui.
Il problema è che Clà si da delle mazzate per colpe in parte inesistenti ed in parte frutto di un passato che, probabilmente, non ti va di affrontare neppure in un dialogo a tu per tu con te stessa.
Parla con te stessa ogni volta che avrai voglia di lanciarti alla finestra in un vortice di “dove va-cosa fa- con chi è”.
Ne hai di cose da dirti raccontarti…….
ALEBA: ciao tesoro 🙂 non voglio risponderti in fretta, tornerò, però voglio dirti una cosa: i meccanismi della molestia morale sono complessi e non riguardano solo le donne rispetto alle dinamiche di un uomo, ma anche viceversa. Ho conosciuto uomini che si erano trovati in mezzo a queste cose e le loro sensazioni, le loro trappole, il loro dolore era affine a quello di una donna nella stessa situazione. Io credo che sia importante sottolinearlo per non cadere nella trappola del fatto che le donne sono portate ad avere più pazienza, o sono per forza più accoglienti o più dotate di spirito di sacrificio… la molestia morale, la manipolazione affettiva eccetera sono meccanismi complessi e non hanno a che vedere con la nostra capacità di pazienza, di accoglienza e spirito di sacrificio. O meglio sì, perché se ne siamo dotati/e investiamo queste qualità, queste qualità possono portarci a combattere ancora di più, ma sono qualità, non sono debolezze, e nel momento in cui un meccanismo trasforma delle qualità in debolezze allora c’è nel meccanismo qualcosa che non va.
Io capisco il tuo dolore, Aleba. Capisco, credimi, ricevere conforto dal fatto di vedere che certe intuizioni non sono campate in aria, che certe cose hanno un nome e qualcuno sa dircelo in qualche modo, vedere nero su bianco delle dinamiche e al contempo stare male, ma male da morire proprio sentendo dare un nome a quelle dinamiche e dover pensare: è questo quello che io ho vissuto? è questo quello che mi è successo?
La risposta del perchè una persona non riesce a vedere quello che tu dici, l’equilibrio, l’armonia, lo scambio, la costruttività a cui tu fai riferimento e che si finisce con il considerare insieme un miraggio e un pianeta ormai sconosciuto (sento parlare di queste cose… vabbè ma esistono davvero? non saranno favole? NO, non sono favole, sono questo tipo di dinamiche ad essere invece delle gran brutte storie) è che non sa, non può. E non glielo puoi insegnare, mostrare, Aleba. Insieme alla propria battaglia per il recupero della lucidità, dei parametri c’è anche l’ammissione di umiltà (passami la parola, voglio dire il senso di realtà) del fatto che non si può. Non si può cambiare una persona che ha queste dinamiche, che funziona attraverso questi meccanismi. Nè io nè te possiamo. Non solo disarmante, bensì difficile da accettare. E doloroso. Certo, vorremmo saper mostrare a chi amiamo che la vita non è una guerra. Ma se non si può non si può. E’ quel che è. Ma possiamo/dobbiamo sottrarci alla guerra. Il solo modo è rendersi conto che quando il problema di un altro diventa il nostro problema, quotidiano, e il suo non è da noi risolvibile, ma il nostro sì, è sul nostro che dobbiamo puntare l’attenzione. Non possiamo continuare a non vivere perché qualcuno non sa vivere. Anche se avremmo voluto farglielo capire.
Scusa Aleba se vado di fretta. Ti penso. Tornerò. Un abbraccio.
Clà: ciao cara 🙂 esiste anche una cosa chiamata ferita narcisistica. Non vorrei usare impropriamente termini psicologici e psicanalitici in modo “volgare” e sommario. Quello che voglio dire è però che soffrire un rifiuto non significa per forza amare chi ci ha provocato una ferita, nè che la sua approvazione ci sia realmente indispensabile. Ma se continuiamo a pensare che se non vinciamo siamo dei perdenti, e se ci ossessioniamo da soli (capita) con un certo concetto di “vittoria” continueremo a pensare che l’opposto di quella “vittoria” sia uscirne perdenti. Invece di considerare che possiamo andarcene anche noi, nè da vincenti nè da perdenti, semplicemente andarcene perché non ci va di restare.
Clà, io non ho parlato in termini morali del suo tradimento quando mi sono riferita a “non saper vivere relazioni sane”. Come ho detto milioni di volte nelle mie osservazioni il fatto che lui sia un amante invece che un marito per chi mi scrive non rappresenta che UNO degli aspetti, e neppure il principale. E’ per te che ci stai dentro guardando le cose da un punto di vista di vincente /perdente rispetto alla sua storia ufficiale o rispetto al fatto che lui si porti un’altra donna in giro al posto tuo che questa cosa è preponderante. Ma non è l’aspetto preponderante, seppure il fatto di stare nella posizione di amante è per te cagione di ulteriore, e indubbia, frustrazione. Il mio riferimento alle sue dinamiche di relazione si riferisce a come tu racconti che lui si rapporta sull’uno a uno, ancora prima che nel uno a due o uno a tre o centocinquanta. Cosa non ininfluente, ma che gestisce le relazioni umane in un modo di merda, scusa il francesismo, si legge da quello che tu racconti indipendentemente dal fatto che tu non viva in casa con lui.
Tu pensi che lui sia frustrante perché è nel ruolo dell’amante e non del marito, io leggo, in ciò che racconti, che lui ha semplicemente atteggiamenti frustranti, incoerenti, arroganti. Poi che li mostri in un modo alla moglie, in un altro all’amante, in un terzo alla collega sempre frustranti rimangono. E visto che anche tu all’inizio te lo volevi portare a letto non vedo perché tu debba sentirti nella parte di perdente se lui voleva andare a letto con te. Vi siete piaciuti, non ha funzionato. Anche tu via via hai conosciuti lati di lui che ti piacciono meno e ti risultano molesti. Tu stessa stai meglio quando lui è fuori dalle balle. Perché dovresti essere perdente? Perchè bisogna trovare per forza un vincitore? Comunque sia, Clà, se vuoi continuare a sentirti perdente e pensare che lui sarebbe un ottimo marito per te e che sua moglie ha una fortuna che tu non hai ad essere domiciliata con una persona con il carattere che lui si ritrova e che ci descrivi e che ha questa visione della vita, se non vuoi accettare che anche per te una relazione può finire non sarà certo Luna a farti cambiare idea. Anche perché Luna non vuole farti cambiare idea. Si riflette insieme. E non è questione di moralismi sul tradimento.
Ciao LUNA, grazie per le tue parole per me.
E’ vero, anche io ho visto uomini che si sono trovati ingabbiati in situazioni simili e le loro frustrazioni combaciano perfettamente con quelle delle donne. Ci sono uomini che non fanno mai abbastanza per soddisfare le proprie mogli e si sentono sconfitti e incapaci, pur dannandosi per dare la prova a qualcuno di essere all’altezza.
No, l’amore non è mettere il collare a strangolo a qualcuno e riprenderlo con forza e prevaricazione ogni volta che non fa il “bravo cagnolino”, per poi restare scioccato se il “cane” un bel giorno si volta e ti morde la mano che tira il guinzaglio. E allora giù una fracca di botte al povero cane che voleva solo respirare un pò e magari annusare l’erbetta, salvo che non si tratti di un pitbull perchè sennò ti ritrovi con la gola squarciata quel bel giorno che si rende conto di essere più forte di te e, visto che gli hai insegnato che la vita è una guerra, decide di combattere fino all’ultimo sangue per la sua libertà. Ciò che mi chiedo è perchè proprio io che non tollero le ingiustizie, ho accettato di essere schiacciata da una delle ingiustizie più subdole che esistano la violenza psicologica in famiglia. Agli occhi di amici e parenti (suoi) lui è un bravo uomo che si impegna con tutte le sue energie per la famiglia. Io sono la sconsiderata che non sorride mai, è sempre tesa come una corda di violino e in questo modo rovina le occasioni di festa. Certo, loro non sanno come si comporta fra le mura domestiche. Loro non sanno che perchè lui sia felice io devo, parole sue, venerarlo. Le persone si possono amare e, se è vero che se ami devi amare la persona al completo con stima per i suoi pregi e indulgenza per i suoi difetti, ma il sano amore di coppia deve avere dei pilastri alla base: il rispetto, la reciprocità e la progettualità comune. La venerazione si addice alle divinità, non agli uomini. Ma se l’uomo in questione si ritiene giusto e giudice addirittura benevolo ma infallibile, allora la bilancia nel rapporto è falsata, sembra tutto in equilibrio ma in realtà il terreno è pieno di mine piazzate ad hoc e nessuno fuori lo sa. Mah, chissà perchè ho scritto tutte queste cose. Buonagiornata a tutti.
Luna 😉 Non so in che contesto ho scritto ke l’immagine di lui è di un uomo frustrato. Qui se c’è un frustrato non è di certo lui.
Anzi, credo faccia una vita modesta, felice. Non credo gli manchi niente (magari un pò di sincerità e rispetto).
E’ per quello che parlavo dei diversi modi di interpretare un tradimento (non volevo essere o farti sembrare moralista).
Dicevo semplicemente ke non c’è bisogno per forza di un motivo per tradire. Lui non lo aveva, altrimenti non sarei stata la prima amante.Ha voluto gonfiare il tutto con dei brillantissimi sberluccichi fatti parole e gesti. NOn dimentico affatto i suoi messaggi privi di sentimento ma pieni di pretese (soldi). Però quando mi sn allontanata (periodo in cui era fuori dalle balle) credo ke sia cambiato qualcosa.
Mi illudevo pensando ke il suo cambiamento fosse dovuto alla paura di perdermi.
Le domande che mi faccio saranno sbagliate, prive di risposta..ma sapere il perchè non abbia mai voluto parlarne a 4 occhi, sapere xk è andato cntro se stesso dicendomi che mi amava. Forse sn io all’antica.
Ma certe frasi non dovrebbero essere usate a sproposito.
Oppure sto io ingigantendo il tutto. Non c’è rapporto disfunzionale, non c’è relazione sana/insana, non ci sono frustrazioni da sfogare in modo diverso su chi sta a fianco.
E’ una storia come tante altre (purtroppo). Lui trova l’occasione per uscire dalla routine. Condisce il tutto cn belle frasi d’amore…ed il gioco è fatto! “Cotto e mangiato!”
Io avrò i miei problemi personali Eme (riscatto, necessità di amore, di vendetta) non lo nego. I motivi che mi hanno spinta ad andare cn lui non sono dei più nobili.
Però perchè quando mi scriveva ti amo (in maiuscolo) mi sentivo al 7 cielo? Non credo sia perchè credevo di aver vinto.
La mia priorità era quella di essere accettata, amata. E non è accaduto che una volta raggiunto lo scopo “arrivederci e grazie”.
Provo e provavo ank’io (o solo io) qualcosa. Non so se mi spiego.
Capisco che scrivere di getto non aiuti la comunicazione. Spesso non rileggo nemmeno ma poi dimentico di scrivere alcune cose.
Io non voglio ostinarmi a credere che io ho perso, che lei abbia vinto, che a lui non cambi nulla. Sn i fatti che mi danno ragione.
Magari trovassi qualcosa che mi facesse cambiare idea.
Anche quando sento dentro di me le compulsioni (mi sn informata e credo proprio ke si tratti di questo) io mi faccio i ragionamenti, penso a ciò ke sarebbe meglio per me. Mi parlo. Ma ho un vulcano dentro che se non fa ciuò ke la mia testa dice esplode.
Mi vergogno di tutto questo.Non ne parlo cn nessuno. E quando lo faccio ometto certi dettagli non troppo insignificanti.
Ma speravo davvero di aver fatto innamorare qualcuno. Lo speravo cn tutto il cuore. NOn sn partita cn l’idea del bel sesso. Mi correggo. L’ho pensato. Credevo di aver la situazione sotto controllo. Ma è sfuggito di mano tutto.
I miei interventi mirati all’autoflagellazione. Mi spiace, ma conosco solo questo linguaggio.
Dulcis in fundo…lei è tornata!
Non credo avrà più senso scrivere.
E vissero tutti felici e contenti!
Scusami Clà se insisto….ma dall’autoflagellazione cosa ricavi? Ok, ti hanno cresciuto a mazze e pannelle (come si dice al Sud….mi pare) e conosci solo questo linguaggio?
Hai tutto il tempo di impararne di nuovi e di più adatti al tuo benessere!
Sempre ammesso che tu abbia voglia di imparare questi nuovi linguaggi.
E di prendere un pò di tempo per te. Respirare un pò. Smetterla di darti addosso o, almeno, rallentare nel darti addosso.
Tu sai per te e se dici che questo amore non è stato solo il frutto di una serie di carenze e affini è sicuramente così.
Ma questo amore è………impraticabile?
Ridimensiono: diciamo che questo amore mi pare…. di difficile realizzazione (e non sto mettendo il dito nella piaga, guardo i fatti per come li racconti).
Sia quel che sia…..vuoi lasciarci le penne o preferisci raccogliere le briciole di Clà e ricompattarle?
La decisione spetta solo a te e non sranno nè le mie parole, nè quelle di LUNA , nè quelle di nessun altro a spingerti in una direzione piuttosto che in un’altra.
Sei tu che sai quanto sei importante per te stessa e quanto hai voglia di lottare per conquistare il tuo benessere.
Sei tu che puoi fare qualcosa per te stessa.
Sei tu che puoi rialzarti da terra, se ne hai voglia.
Ps. non so quanto una moglie tradita riesca a vivere felice e contenta…..
Eme mi sembra così impossibile. Sembra che io non sia riuscita a far uscire il lato migliore di lui (ke ribadisco dedica alla moglie ignara del tradimento quindi felice e contenta).
Ci provo a vedere le cose da un’altra prospettiva. Ma non sn sempre coerente e non sempre è facilmente attuabile.
Oggi ci siamo incrociati. Non l’ho nemmeno guardato. Però speravo ke lui mi cercasse cn lo sguardo. E speravo ke mi scrivesse. Così non è stato.
Imparerò pian piano a farmene una ragione. Ma uscire dal circolo vizioso (non la relazione, ma il tormento e l’idea ke ho di me) mi sembra impossibile.
Ricordo di aver scritto ke avrei voluto andare ad abitare in un altro appartemento entro la fine del mese. Bene, la possibilità c’è. Quando voglio. Domani devo dare una rsp.
Mi credi se ti dico ke l’idea di allontanarmi da una situazione famigliare compromessa e l’idea di allontanarmi da un ossessione mi causano un grande malessere. Ho una tremenda paura di sentirmi sola, lontana. Lontana dalle compulsioni, dai litigi. Mi dici come si fa ad imparare dei nuovi linguaggi se si vive costantemente cn l’idea ke soffrire equivale a star bene? A riempire un vuoto?
Mi lascio condizionare dagli eventi esterni.
Ho paura di stare sola cn me stessa, di sentire cose ke forse da troppo tempo sn sotterrate e scalpitano x emergere.
Vorrei abbandonare il “progetto casa” per sentirmi meno sola e vuota stando vicina a tutto ciò ke mi causa malessere.
Lo riconosco, ma non lo riesco a cambiare.
Personalmente, comunque, non vorrei essere una moglie contenta perché ignara di un tradimento, e non solo per un concetto di cornuta e contenta (che è un luogo comune), ma tantopiù perché preferirei sapere con chi sto.
Anche per sapere se restare o andarmene in base a degli elementi reali. L’intimità emotiva, per me, non consiste nella forma, ma nella sostanza. E la sostanza non è che uno mi chiami amore quando ci sono e prenoti le ferie con me, ma poi abbia una vita parallela. Il mio concetto di essere “rassicurata” non si basa sulle bugie, ma del sentire che posso fidarmi di una persona, anche se non sono presente. Ciò non significa che stia dicendo che l’amante o qualcuno dovrebbe andare a dire ad una moglie che è tradita. Ma sto dicendo che, al di là del fatto che ogni coppia ha (o non ha) i suoi equilibri non sono d’accordo con il concetto: il lato migliore di sè. Anche se ho capito cosa intendi. Ma che tu lo sappia che lui dà a lei un lato migliore o che tu idealizzi la cosa la sostanza non cambia molto.
E comunque tu non puoi veramente sapere come lui si comporta con lei (bene o male che sia) nè tantomeno puoi sapere se lei sia contenta e quanto e come.
Non puoi neanche sapere se quando lei va in vacanza si fa il bagnino, ma ciò non cambia la sostanza della cosa, e cioè che il tuo rapporto con lui è insoddifacente per te. Che se anche lei e lui stessero in equilibrio così, dandosi dei lati a vicenda che tengono in equilibrio la loro unione (che sia dirsi puccipucci e andare in vacanza e dai suoceri o lanciarsi padelle o non rivolgersi la parola o quel che è) sei TU che non ti senti in equilibrio avendo a che fare con questa relazione.
Lui non ti sembra frustrato? c.... suoi. tu ti senti frustrata però.
Solo che continui a metterti da sola, dentro di te in primo luogo, nella posizione del terzo incomodo che non emerge e non riesce a far emergere, invece che metterti in prima persona con te stessa.
E ti dici: tanto io non ci riesco a sentirmi importante per me.
Tu ripeti questo ritornello.
Invece da questa relazione puoi uscire come potresti uscire anche da una relazione tra te e un uomo non sposato o impegnato se la relazione non risultasse serena, appagante, costruttiva. Non è che la questione è sempre: chi se ne va da Clà. Anche Clà è protagonista delle cose che vive.
@Mi credi se ti dico ke l’idea di allontanarmi da una situazione famigliare compromessa e l’idea di allontanarmi da un ossessione mi causano un grande malessere. Ho una tremenda paura di sentirmi sola, lontana. Lontana dalle compulsioni, dai litigi. Mi dici come si fa ad imparare dei nuovi linguaggi se si vive costantemente cn l’idea ke soffrire equivale a star bene? A riempire un vuoto?
sì, ti credo. sembra un paradosso, ma in realtà è una sensazione abbastanza comune quando si è abituati a stare “in trincea”.
E peraltro non tutti sono così lucidi dal riconoscere queste sensazioni. Però un altro linguaggio si impara allontanandosi dalla trincea, e scoprendo che non è sempre necessario attivare solo dei precisi meccanismi particolari di azione/reazione. Anche se in tutti noi quei meccanismi possono esistere in determinate circostanze. Ma non esistono solo quelle circostanze.
e scoprendo anche che il vuoto non è quella cosa spaventosa che si pensa, perché esiste un concetto di “spazio” che è diverso da vuoto. Si impara, un nuovo linguaggio, anche accettando il fatto che non si può mettersi un collegamento al cervello e imparare una lingua diversa in 3 secondi netti, che ci sarà sicuramente una fase di passaggio. che avrà i suoi momenti difficili, ma anche i suoi momenti, credo, straordinari, proprio nello scoprire… nuove parole, con cui costruire dentro di sè nuove frasi, discorsi. Nuove pagine del proprio libro, guardando il proprio presente (quello che si starà vivendo) e anche avanti in modo diverso. Può spaventare l’idea di dover cominciare dall’ABC (in realtà le parole diverse sono già dentro di noi, molte, coperte da quelle che ormai invece diamo per scontate ed automatiche), è umanissimo provare questa sensazione. Ma pensare che il cambiamento, per come lo intendi tu, sia una cosa immediata, repentina, finisce con il castrare anche il fatto di comprendere invece che un cammino è fatto di passi, non solo di traguardi inacessibili o attuabili soltanto se esistesse il teletraporto.
io ho l’impressione che parli del concetto che l’idea che soffrire è uguale a stare bene con troppa lucidità per esserne veramente così schiava passiva come dici. E’ una mia impressione, ripeto. Ma se tu fossi masochista proveresti piacere, credo, quando lui ti fa mancare la terra sotto i piedi, mentre tu vai in angoscia quando ciò accade e la compulsione è sintomo di stress e del bisogno di ripristinare una ideale situazione di base. anche se quella situazione ideale di base, nel vostro rapporto, non esiste.
Il pensare che soffrire sia “stare bene” è diverso da pensare che soffrire sia “stare”. “Stare così meglio che niente” perchP io non merito di più ed essere abituati a pomparsi adrenalina e cortisolo fino a dimenticare che la vita non è solo pomparsi adrenalina e cortisolo è diverso da pensare che soffrire sia stare bene. Sicura di non farti più masochista e passiva di quello che in realtà sei? ma ovviamente per te sai tu.
Ciao clà e ciao a tutte… ho scritto su questa discussione un po’ di tempo fa (non so se Luna si ricorda, forse no, ma è normale, come fa a ricordarsi di tutti???), poi è passato del tempo, ed è cambiato il “salvagente” a cui ho imparato ad “aggrapparmi”, ma spesso torno a leggere qua e là i vostri commenti, ed ora, ogni volta che lo faccio, sento dentro di me un misto tra tenerezza per chi scrive e una forte rabbia verso me stessa, nel ricordare ciò che ho permesso accadesse.
Non riesco a leggere precisamente per filo e per segno ogni vostra parola, ma negli ultimi post mi ha colpito una frase di Clà (e probabilmente vi sembrerò fuori luogo, visto tutto il filo del discroso che avete iniziato voi da un po, quindi nel caso, mi scuso a priori)…
“Sembra che io non sia riuscita a far uscire il lato migliore di lui (ke ribadisco dedica alla moglie ignara del tradimento quindi felice e contenta)”: pensi davvero che dipenda da TE l’uscita del lato migliore o peggiore di lui??? Credi davvero che per qualcosa che non fai TU, lui faccia uscire con te il suo lato peggiore?
C’è una cosa che vorrei chiederti:
se adesso, in questo momento, lui lasciasse tutto, la sua vita, la sua famiglia e la sua compagna per stare solo con te, tu cosa proveresti? come ti sentiresti?
Credi sarebbe una buona dose di autostima e di sicurezza per te?
Avresti finalmente il modo di guardare il mondo e te stessa in maniera diversa da come fai ora?
Pensi saresti finalmente felice?
Sinceramente…
Clà, se c’è amore per la moglie non c’è spazio per l’amante.
Se c’è amore per l’amante non c’è spazio per la moglie.
E se c’è spazio per moglie e amante non c’è amore per nessuno!
Ma chi non sa dell’esistenza dell’altra SEMBRA sorridere beata (ma poi sorride per davvero ? O la vedi sorridere perchè pensarla felice è un ottimo combustibile per il tuo motore autorandellante? Mah….).
Guarda in faccia la realtà, Cla……Quando si ha accanto una persona del genere c’è ben poco da sorridere e da invidiare! E pochissimo su cui piangere!
Ti sembro esagerata e bacchettona?
BEEEP risposta sbagliata.
Ho interpretato il ruolo che, ora, interpreta il amante o ex amante. E’ un ruolo che conosco e di cui non vado fiera. Ma neanche mi voglio ammazzare per averlo interpretato. E’ successo per una serie di circostanze che mi hanno vista vittima e carnefice.
In un bruttissimo momento della mia esistenza non mi sono limitata ad essere complice in un tradimento. Avevo un compagno e l’ho cornificato! Se penso alla me stessa di qualche anno prima di quella situazione penso: “come cacchio è potuto succedere?”. Se penso alla me stessa di adesso mi pongo la stessa domanda senza affannarmi a trovare tutte le responsabilità nel mio compagno dell’epoca e senza acchiapparmi al volo il 100% della colpa.
Ce n’è per l’asino e per chi lo mena…..
Il mio ex fidanzato era totalmente disadatto a me ed io una gran vigliaccona insicura e in balia delle proprie alterazioni mentali.
Stavo male insieme a lui ma non avevo abbastanza palle ed energia per chiarire la situazione e dirgli “è evidente che stiamo bene insieme come una goccia d’acqua sta bene nell’olio bollente. Smamma tu che smammo anch’io e viceversa”.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Lui (il fidanzato) è stato stronzo. Io sono stata stronza. L’amante del caso è stato stronzo.
Tre stronzi. Tre infelici. Tre insoddisfatti.
Ora piuttosto che tradire mi butterei in un burrone. Bella forza…..sto bene…..ma ciò su cui, a volte, mi arrovello è perché sono arrivata al punto di tradire me stessa, i miei sogni, le mie aspettative, il mio modo di essere e di pensare tenendo i piedi in due scarpe (essere l’amante di X è ben diverso dall’essere l’amante X mentre si è impegnati con Z…..diciamo che è più grave, soprattutto quando si tradisce anche sé stessi oltre ad un “compagno” o compagno che sia).