Si può lasciare qualcuno per colpa dei suoi genitori?
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Ciao a tutti, mi ritrovo in questa situazione che ormai mi sta stretta. I genitori del mio ragazzo ci danno delle regole assurde e senza motivo (non un motivo inutile, semplicemente “perché no”). Per esempio, non posso invitare il mio ragazzo a cena durante la settimana, ma se lui cena e poi viene da me (che ancora sto cenando) va bene. Dopo più di un anno, lui deve chiedere a loro se posso dormire da lui SOLO il sabato e non se ne parla di chiedergli di dormire da me. Se solo lui viene da me 2 sere di fila, è già un problema. Oggi l’ho messo alla prova e gli ho detto che se voleva vedermi, doveva chiedere prima ai suoi se poteva dormire qui e indovina? Ha preferito non vedermi. Ora, come può esserci un sì se lui non prova nemmeno a chiederglielo? Vorrei dire che abbiamo 20 anni, abitiamo a 2km di distanza, non fumiamo, non beviamo né facciamo altri casini e lui ha voti altissimi all’università (quindi non gli “rubo” del tempo), quindi non capisco perché di questi no. Oggi mi ha praticamente urlato:”loro non devono capire niente! Sei tu che devi capire!” E mi è venuta quella primordiale sensazione di essere in una trappola. Ho provato a dirgli di dirmi solo se c’era un motivo particolare, sottolineando di non volerlo poi sapere… ma niente. Io lo amo, ma mi sento in trappola e al secondo posto a lui invece va bene così. Non voglio che mi metta SEMPRE in primo piano rispetto alla sua famiglia, ma non voglio nemmeno essere sempre quella a cui debba andare tutto bene. Ad esempio, oggi sono 2 settimane che ho dovuto far sopprimere il mio cane, quindi avevo bisogno di averlo vicino ma contemporaneamente non potevo lasciare da solo l’altro mio cane (si vedeva che soffriva, di notte piangeva addirittura). La scorsa settimana c’è stata la stessa identica discussione e cosa è cambiato? Niente. Nemmeno uno strappo per una cosa così grave… Sopportare direi che ho già sopportato abbastanza, quindi come fare? Parlare con i suoi? Lasciare lui per colpa dei suoi? Qualsiasi consiglio, soprattutto da chi ci è già passato sarebbe molto utile, grazie.
Data di pubblicazione: 26 Ottobre 2013
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E un grande mammone …lo e sara per sempre…
Ciao Kiky,
figurati che il mio ragazzo ha lasciato me per i suoi… Lui ha un lieve ritardo mentale ed è influenzato dal parere dei suoi. Loro hanno detto che non sono la ragazza giusta per lui e lui l’ha ripetuto… non so se ne troverà una, ma stai sicura che la prima che piace a mammina e papino andrà benissimo anche a lui (figurati che io sono in carrozzina, lavoro da 10 anni, sto cercando di comprar casa… non è che sono una disgraziata). Adesso che non stiamo più insieme i suoi sono ritornati gentilissimi. So che è difficile (io ci sto soffrendo)… ma ti consiglio di scappare!
Ciao
Clara
Ti posso dare un consiglio spassionato?
MOLLALO, E ALL’ISTANTE.
Ti rovinerà la vita, credimi.
Non è uno che sa prendere le decisioni da solo, ha sempre bisogno del parere di mamma e papà, manco c’avesse 14 anni.
Lascialo stare, trovati uno maturo e che sappia gestire la sua vita da solo.
Adesso fa così, e poi quando sarete più grandi e avrete intenzioni di comprarvi casa, cosa fate?
Ecco, tronca adesso finché sei in tempo
esatto! poi mi dà da pensare quella frase: loro non devono capire niente: sei tu che devi capire! capire cosa? anche secondo me questo è solo un gran mammone.
Carissima kiky purtroppo la penso anch’io come Writers, tronca altrimenti ti fai solo del male, credimi.
Quindi dite che non c’è proprio speranza? Perché a parte queste cose, io con lui sto dAVvero bene.
Kiky, ma sei la Kiky con cui mi è già capitato di parlare? Eri tu che raccontavi della montagna e dei funghi? Forse mi sbaglio? Al caso scusami.
@E mi è venuta quella primordiale sensazione di essere in una trappola@
Questa sensazione primordiale, se si chiama “panza”, “istinto” la dovresti proprio considerare. Il che non significa impulsivamente scappare dalla finestra, ma non puoi neppure negare ciò che bene non ti fa stare.
Non puoi mettere sotto il tappeto una sensazione così e non parlarne, prima o poi al pettine verrà comunque.
Le dinamiche di una persona con i propri genitori sono molto personali e tra l’altro si dice che il rapporto con i genitori in una relazione è uno degli argomenti “tabù”… nel senso che magari qualcuno ci fa notare una cosa o noi la facciamo notare al partner ma si sta parlando di qualcosa che ha spesso radici complesse. Al contempo però è molto difficile non toccare questi argomenti quando effettivamente ti invadono la vita e si creano dei continui nervosismi e malesseri nella vita di relazione.
La famiglia di origine può essere difficile da gestire. Diventare adulti, salvo casi estremi, non significa tagliare i ponti,ma trovare il modo per vivere una propria autonomia. Il diritto a vivere la propria privacy e la propria vita, rispettando i propri genitori, mantenendo un rapporto ove possibile, accettando anche di vagliare delle opinioni, ma anche cercando, nella propria nuova vita, quella giusta autonomia di azione, pensiero, del crearsi nuove abitudini, di scoprire cosa significhi stare insieme…
Sulla carta sembra facile, e io peraltro sono convinta di quello che scrivo. Per me la famiglia è un valore. Ma anche la nuova famiglia lo è.
Molti fattori possono entrare in gioco soprattutto in giovane età, la mancanza di una casa propria, di un’indipendenza economica… però, Kiky, ti dico anche onestamente che in alcune persone può esserci sul serio una forte resistenza a creare un’autonomia anche solo mentale e emotiva e anche un’ottusità a considerare che esistano altre strade tra il cordone stretto come un cappio e il tagliare i ponti con la famiglia sconvolgendo in modo totale dei rapporti…
La mia esperienza mi insegna che il punto spesso non sta tanto nel fatto di avere un luogo proprio o un’indipendenza economica (che possono essere problemi oggettivi da considerare e affrontare e risolvere, anche insieme con una progettualità) ma in come una persona si pone effettivamente
rispetto alla sua concezione di vita e di rapporti personali ecc.
In breve le mie due esperienze:
più giovane di te ho vissuto una storia importante con una persona che lavorava a molti km di distanza e quindi il rapporto era più a distanza che in loco. Quello non era un problema. Lo abbiamo sempre gestito e risolto, venendoci incontro. Essendo molto giovani, io stavo finendo il liceo ed iniziavo poi l’università, quella sarebbe stata la difficoltà al limite di cui avremmo potuto lamentarci. Invece non fu così. Noi due stavamo bene insieme, il venirsi incontro era equo, ci siamo incontrati in tante città diverse e l’abbiamo sempre vissuta benissimo. Quando lui era qui la mia famiglia era tranquillissima a riguardo. Ma quando lui era qui o persino quando era lontano l’incubo era sua madre. Peggio che se lui fosse stato dipendente economicamente da loro (e non lo era) o avessimo vissuto a due km di distanza tutto il tempo. Di fatto eravamo più sereni lontani dalla nostra città che in loco. Allucinante, credimi. E con lui che non riuscì a gestire, e la pagavo io per questo. Ressi a lungo ma poi esplosi. Provai quella sensazione che dici tu. Non mi sono mai pentita. Non sarebbe cambiato nulla di una virgola se fossi rimasta. Potevo solo schiattare. Lui delle cose le ha capite quando mi ha persa, ma perché a quel punto ha comunque difeso se stesso, non me o noi. Se uno non sente l’esigenza di farlo per sè in primo luogo…
2) dieci anni di relazione, lui ha casini in famiglia e lei è una donna difficile, è risaputo. Me lo racconta lui stesso subito. Ma per dieci anni, finché non viviamo insieme, non sento veramente la pressione di lei sulla nostra relazione. Ci prova, è invadente, ma lui è il primo a mettere dei sereni paletti. Tra l’altro per lui, pur amandola com’è giusto che sia, pare fondamentale sia la sua autonomia, intesa anche come andare a vivere non certo a un metro da lei. Francamente da come si pone in senso autonomo e per le considerazioni che fa pare escluso che andrebbe a vivere a due metri ma che se lo facesse cmq non sarebbe un problema. Andiamo a vivere per i fatti nostri e lei va fuori di testa. Usciamo (a 29 e 33 anni!) dal suo controllo prendendo una decisione normale? Provo qlla sensazione ma cmq mi ritrovo, mio super malgrado, a vivere dove vuole lei e scopro che niente sarà mai più come prima… MAI PIU’.
Non dico sia sempre così. Ma come ci si rapporta con la propria dipendenza/sacrosanta autonomia non è banale. MAI.
luna, condivido ciò che dici: c’è una frase di un poeta libanese, kahlil gibran, la quale dice che una persona si rende conto del vero amore soltanto quando arriva il momento del distacco; ora, se tu dici che assieme a lui stai bene, tranne questo inconveniente, allora cerca di farglielo capire con le buone e se non lo capisce, prova a distaccarti per un po. da lui; e… cara kiky, purtroppo non si può vivere un rapporto così: sì, la famiglia è importante, ma non dev’essere morbosa.
Piero, la famiglia e’ importante, anche quando non c’e’. C’e’ anche chi si confronta con l’assenza della famiglia che ha conosciuto nella sua vita, infatti… L’equilibrio che una persona riesce a trovare con la famiglia di origine, e le istanze inerenti, “crescendo”, e l’equilibrio che una coppia riesce a trovare con le rispettive famiglie e’ veramente fondamentale. Ne vediamo tanti di squilibri e “morbosita’”, come dici tu. Famiglie di origine con egoismi e prepotenze egocentriche spaventose, partner che altrettanto chiamano amore il fatto di allontanare una persona dai propri altri affetti, genitori, fratelli, amici… di dinamiche cosi’ ce ne sono tante 🙁 che tolgono pace, serenita’… 🙁 io sono cresciuta senza vedere queste cose e al contempo con l’idea che mai mi sarebbe venuto in mente di essere accentratrice rispetto a chi amavo e di pensare che non fosse importante il suo rapporto con la famiglia. E’ importante per me. Ti diro’ di piu’, credo che se una persona tratta male i propri famigliari non sia affatto un buon segno. Per cui non ho mai compreso chi sembra “soddisfatto/a” se un figlio o una figlia sono veramente ma veramente egoisti nei confronti dei genitori o fratelli. Credo inoltre che ovviamente non sia un obbligo bensi una cosa che nasce spontaneamente, ma che semmai sia (ove sia possibile) molto piu” naturale considerare nel tempo la famiglia del partner come dei propri “parenti”… insomma, pur considerando importantissime l’indipendenza, l’autonomia, la privacy e il fatto che nella coppia le decisioni si prendono in due, non asono certo una “separatista”, semmai credo nel rispetto reciproco. Eppure ne ho viste di tutti i colori, per l’insicurezza, l’egoismo, la morbosita’, il bisogno di controllo, il solipsismo o anche un’assurda competizione affettiva… la mia ex ex ‘suocera’ molti anni dopo ha ammesso di avere sbagliato, ma a 20 anni io rischiavo concretamente un’ulcera. E “per niente”. E ribadisco che non potevo che andarmene. La sola proposta, ma era tardi, fu di trasferirsi lontano. Ma il punto e’, salvo reali contingenze veramente pesanti, che “spostarsi” non sia una questione fisica quanto mentale. Non andrei, salvo casi veramente eccezionali, a vivere in una bifamigliare con dei suoceri manco in omaggio, gia’ solo per il rispetto della privacy, aria di tutti… ma quando io e il mio piu’ recente compagno vivevamo inizialmente cmq a poca distanza
Sia dai miei che dai suoi (non a portata di binocolo, ma comunque nella stessa zona, perche’ era una zona che amavamo anche noi) i miei mai e sottolineo mai diedero prova di invadenza, mentre sua madre ando’ fuori di testa, perche” gia’ cosi si usciva dal “controllo” che lei cerca w pretenderebbe di agire su qualsiasi essere vivente. E non esercito’ la sua ingerenza suonando il campanello 100 volte al giorno, ma riusci’ persino a volgere in negativo una scelta fatta da entrambi 🙂 e a pilotare (e il punto fu come!) il mollare quella casa e prenderne un’altra, che voleva lei, e altre cose. Rovinando ogni serenita’ anche se fisicamente (e non perche’ io le abbia sbarrato la porta eh) non veniva in casa. Ma chi le ha permesso tutto questo? E anche se avessimo vissuto a 50 km il problema era interno. Kiky, forse le questioni tra voi si possono tranquillamente chiarire e rinegoziare, e tra l’altro lui vive ancora la’ e le sue ragioni per cui gestisce cosi i rapporti non le conosco. E non e’ neanche questione di vedere tutto rosa o tutto nero, e non esistono partner assolutamente perfetti, ne’genitori, suoceri, fratelli e cognati… alcune cose si assestano anche nel tempo, come possono peggiorare… ma senza per forza fare il diavolo a 4 io non credo al “far finta di niente” col proprio partner su questioni importanti, su cui semmai si dialoga per trovare soluzioni in due, una via comune… Certo che dipende anche come si affronta il discorso
A nessuno,anche se e’ vero, piace sentirsi dire che la famiglia di origine e’ morbosa o pigna rotante. Per un figlio e’ doloroso pensare che un genitore agisce con egoismo spacciato da altruismo. Credi che mia suocera sia consapevole del suo egoismo stratosferico e castrante? Lei si sente semmai “mamma coraggio”
Ma non ha saputo vivere bene manco per lei stessa e negherebbe l’evidenza anche con la macchina della verita’… nel mio caso posso dire che allora pero’ forse uno spostamento mio, assertivo, chiaro, ma fermo forse sarebbe servito di piu’. E in caso contrario senno’ avrebbe dimostrato cio’ che dicevo: una persona non puo’ “proteggere” te se non protegge prima se stesso.e se il suo equilibrio vuole che le cose stiano in un certo modo non cambiera’ se puo’ lasciarle come stanno.
Sì LUNA sono io (anche se sinceramente non credo di aver fatto capire che la cosa dei funghi non era di importanza vitale, ma solo un esempio). Io ragazzi non ce la faccio. Io provo a parlargliene, anche se bene bene ancora non so cosa posso dirgli. Io non pretendo che lui si stacchi dalla famiglia e chi si è visto si è visto, assolutamente. Io pretendo che rispetti anche me. E’ assurdo che ogni cosa che dicono i suoi sia legge, anche se sa che mi ferisce. Mi ha molto delusa, e seriamente penso che non sarò mai importante come la sua famiglia, tanto meno se ne avremo una nostra. Sono molto confusa adesso, io non lo avrei mai e poi mai lasciato da solo in una situazione simile (es. quando ho sofferto per il cane). Io, non lo so, sono confusa. Lo amo, ma c’è questa sensazione che mi spezza. Mi sembra di non centrare niente con la sua famiglia, mi sembra di essere un’estranea e questo mi fa soffrire principalmente perché a loro figlio voglio un bene dell’anima e ok, ho i miei difetti, ma cavolo se farei di tutto per stare bene insieme. Non so cosa fare, e per parlargliene, cosa mai potrei dirgli?
Ok, mi devo staccare, ma come faccio? Io non voglio dover fare la stron*a, io voglio che capisca che non lo voglio portare via dai suoi, solo che si è preso la “responsabilità” di stare con me e quindi che ci sono anche io. Se no ognuno per la sua strada se devo esser quella a cui DEVE andare tutto bene. Io, dopo quello che ho passato, non accetto più le briciole e se non l’ho ancora mollato si deve davvero ritenere fortunato. Io sono convinta che se solo lui capisse, tutto andrebbe a posto. Per me è una persona fantastica, davvero. Però io non posso pensare di vivere una vita in funzione dei suoi, loro se la sono già vissuta la loro. Adesso mi ha promesso che al massimo 2 settimane e glielo chiede e per me questo è già un grande passo, ma se non lo fa non sono sicura che riuscirei a sopportarlo. Voglio fargli un discorso serio, maturo e “completo”, mi date una mano?
@ kiky mettilo alla prova dicendogli questo, scegli: o me o i tuoi genitori.
🙂 mi sembrava solo di ricordare l’esempio piu” che una sua “entita’”. Kiki, premetto che non volevo fare paragoni tra la tua situazioni e le mie,ma il concetto credo sia passato, cmq. non credo affatto si tratti di fare la stronza. io non vedo lo spostamento come un ricatto,un ultimatum… quando lasciai il mio ex ex io non volevo “punire” nessuno,ne’ scatenare reazioni. Io non ne potevo piu” e non vedevo piu’ “margini”.tra l’altro io non lo avrei mai lasciato per sua madre, sua zia e sua nonna… io lo lasciai per lui, per come lui aveva gestito le cose e non gestito le cose e per come aveva reagito, non a me ma a lei. Io.fui estremamente comprensiva ma vedi per esempio logora anche che uno (se pure e” umano) si senta “tra due fuochi”.lui non lo era, era la sensazione che lei gli dava, non io. Lei era quella che aveva atteggiamenti competitivi infantili (e io avevo 18 anni!!!),faceva sparate allucinanti (vedi che lui aveva avuto un incidente e era colpa mia perche” stava venendo a casa mia) e tanto di piu’. E il suo.stesso marito le diceva: ma cosa fai??? – ma alla lunga lui ando’ in “crisi” come se lo stress venisse da me e lei, tipo tiro alla fune. Ma lei era in guerra e ogni pretesto era buono e gli faceva sensi di colpa assurdi, io reagivo solo di fronte a reali attacchi suoi. io tenevo conto del disagio suo di lui e non solo del mio. Ma ad un certo punto fu lui a non considerare il mio. Che alla fine pativo da una persona che era nella mia vita, lei, solo perche’ era collegata a lui. Suonera” male ma e’ cosi. Io non avevo alcun dovere di subire tutte le nevrosi e dinamiche che lei mi scatenava addosso. Non era mica mia madre. Volevo bene a lui e lei era sua madre, ma non.era scontato che io la subissi. Per un rapporto malato che lei aveva con lui, no lui con me. complesso. Ma alla fine lui sbaglio’, con me. Io me ne sono andata per me, non contro qualcuno. E peraltro lui ammette che il mio stato d’animo ci stava. A quel punto, tra l”altro, non avrei creduto a una reale buona fede di lei perche’ mi aveva gia” “fregata” mille volte. Lei poi e’ (forse e’ vero) cambiata, ma mica in un mese o un anno. Anni e anni. E lui idem ha riflettuto mica in mezza giornata… Allo stesso modo quando dico che mi dovevo spostare dall’altra situazione quando emersero delle cose assurde non parlo di ricatti, ultimatum o stronzaggine
Ma di dire in modo chiaro il mio punto di vista. Lo feci, ma non abbastanza. O meglio, lo feci ma alla fine ritrovandomi cmq in mezzo alle manovre di lei e cose che comunque, dal mio piu” punto di vista, erano contro me stessa. Poi uno puo’ fare quello che sente e francamente per me e’ molto ma molto piu’ importante di cio’ che qualcuno puo’ fare difronte ad un qualsiasi “ultimatum”, ma mettere, ciascuno,le proprie carte in tavola di per se’ non e’ un ricatto! Permette anzi di poter individuare un’eventuale soluzione insieme, in cui le istanze sono alla pari,o di evidenziare con sincerita’ delle incompatibilita’ insormontabili. avevamo la nostra casa in affitto, lei lo ricatto’ e spavento’ con ansie apocalittiche perche’ comprasse una casa che,.ammise “finalmente’anni dopo lei cmq considerava ‘sua” e sulla quale la mia firma non doveva esserci “se mai ci fossimo lasciati” (uno spirito augurale niente male qdo due hanno preso una casa e sono :D). Lei non fu cosi plateale, ma lo e ci incasino’ e “violento” alla grande. La mia panza capi tutto dopo 20 secondi,no campanelli, campanili che suonarono!!! Spostarmi sarebbe stato dire: ti amo ma cosi non fa per me / era semplicemente vero. Lei ci imponeva una sua visione della vita, anche a lui. Dopo 10 anni violentava la nostra e la mia. Quello era il momento di essere concretamente molto piu” ferma. Poi ovvio che uno sceglie cosa fare per se’ e cosa valuta meglio per se’.alla fine non ha fatto cmq neanche il meglio per se’. Non si trattava di rompere con lei, di fare braccio di ferro, di un tiro alla fune, di fare una guerra. Non era neppure questione di una firma. Forse e’ difficile da spiegare ma i presupposti questi e altri che lei impose riguardavano anche la mia vita e partivano da distorsioni sue e nella sua. Io dissi “no grazie”ma rimanendo. In un momento cruciale in cui avrei dovuto dire “cosi non fa per me” e andarmene. Forse lui avrebbe colto anche la manipolazione in cui era. Forse. Ma io avrei detto no. Piu’ chiaro di tante parole. Che wuando uno e’ manipolato attraverso certe corde, tra cui proprio la separazione eterna in casa dei suoi (!) possono servire a poco. Era meglio lasciarlo a chiedersi cosa per lui stesso era normale e importante, per lui. Sapendo lui che io a quel gioco di lei, di controllo esoffocamento, negativita’ per la mia salute, non potevo starci.
@Pino non è questo che voglio, che scelga tra me e loro, voglio solo il nostro spazio.
@Luna ” Era meglio lasciarlo a chiedersi cosa per lui stesso era normale e importante, per lui.” E’ questo il nocciolo della questione per me, ed è anche una frase che mi ha fatta spaventare… ma come posso dirgli “guarda che non è così che fanno i genitori di un ragazzo di 20 anni, soprattutto di un ragazzo che non fa casini”? Io so che c’è qualcosa che non mi spiega, qualcosa che mi nasconde o almeno ci prova. Ok se me la vuole tenere nascosta non è un problema, ma non voglio subire delle regole stupide perché “loro non devono capire niente, sei tu che devi capire”. Quando gli ho chiesto cosa dovrei capire, lui mi ha detto niente visto che i suoi “non devono capire niente”. Mah…
kiky9326, che vuol dire “voglio solo un po. di spazio per noi, ma non voglio farlo scegliere?” kiky, se tu vuoi bene a questa persona, ma lui sta a sentire ancora a mammà e papà, è chiaro che se tu dici di amarlo, qualche ramanzina devi pur fargliela, o no? allo stesso modo, se io vedessi la mia ragazza che sta troppo dietro ai suoi, è chiaro che ad un certo punto la metterei di frronte ad una realtà che si sta creando; kiky, purtroppo così stanno le cose: se lo ami, è arrivata l’ora di mettere in chiaro alcune cose.
kiki “non accetto più le briciole e se non l’ho ancora mollato si deve davvero ritenere fortunato”
ammazza che principessina…mi sa kiky che sei una di quelle rompicxxxo che pretendono solo di essere venerate. dal modo in cui ti sei espressa emerge un egocentrismo di prima fascia, una cattiveria d’animo e una frignoneria femminile tipica
@piero 74 vuol dire che doverlo mettere alle strette a questo modo non mi sembra giusto nei suoi confronti, io vorrei solo fargli capire che non c’è niente di male nell’autonomia e che anzi non centra niente con l’abbandono.
@LUNA come hai affrontato “a parole” la situazione? Cosa potrei dirgli in modo da fargli capire e non da metterlo alle strette?
@RDF detta così potrebbe portare a pensare quello che dici tu, ma ti spiego meglio. Dopo esser stata prima tradita e poi picchiata dal mio ex ragazzo non accetto più certe cose e in questa lettera in particolare, il fatto di esser messa SEMPRE in secondo piano rispetto alla sua famiglia (non per cose giuste, ma perché lui si sentirebbe poi in colpa). E in queste situazioni, in cui io mi sento veramente confusa, tendo a scappare, per questo ho detto che è fortunato, perché sono ancora qui a discutere e a chiedere consigli perché non so come comportarmi. Io RDF sono una persona che sta raccogliendo i cocci di quello che mi è rimasto dopo una brutta esperienza e mi sto ricostruendo, incollandoli insieme al mio fantastico ragazzo. Sì sono fragile, lo so, ma non debole anche se sono più che consapevole che certi pezzi di me non li ritroverò mai più. Ad esempio quel pezzo che non mi faceva temere anche solo di chiedere l’ora ad un uomo o ad un ragazzo, o quello per il quale riuscivo a lasciarmi andare completamente. Tu mi dai della rompica*zo o principessina o egocentrica (che poi lo vedi tu e basta in quanto ho ben espresso che non voglio portarlo via dai suoi genitori), io invece chiedo solo RISPETTO e quindi considerazione. Se poi vuoi darmi dei consigli costruttivi e non dei giudizi intrisi di misoginia ti ringrazio, se no puoi anche evitare di rispondere.
vero kiky, ma sai, l’amore è tutt’altra cosa: parliamoci chiaro: se io amo una persona che sta troppo appresso a mammà e papà, io lascerei correre, ma fino ad un certo punto, ma poi se vedo che il mio partner continua a preferire la sua famiglia a me, allora gli farei capire che noi due adesso dobbiamo pensare solo a noi; in che modo? parlando, dialogando di queste cose: facendogli anche capire che i genitori, quando avevano la vostra età, avevano fatto le stesse cose che vorrebbero impedire di fare a voi; insomma, devi fargli capire che i genitori non devono essere così assillanti: devono lasciarvi spazio, sai? capito? guarda kiky, un rapporto di coppia ha bisogno dei suoi spazi, sai? non potete cenare più di una volta a settimana, non potete rimanere più di un tot di tempo con voi stessi… se continuate così, io non vedo futuro avanti a voi: fagli capire queste cose qua, kiky, fagli capire che il vostro rapporto sta morendo e vedrai come le cose inizieranno a filare per il verso giusto; se dopo fattoglielo capire, continua ancora con la sua testardaggine, allora inizia ad essere un poco dura di carattere allontanandoti, ma solo per un po. da lui, in modo che lui capisca.
Kiki, si parla tanto del dialogo, ma alla fine si sa che spesso, anche quando si parla, già il modo in cui le cose si dicono, il tono, al di là delle resistenze di ognuno (che possono essere molte e con vari perché) crea quacosa che vero dialogo non è… e ciò non per responsabilità di uno dei due soltanto.
Premetto che secondo me la prima cosa importante è che una persona abbia chiaro quello che sente, quello che fa stare male o bene, quello che vuole.
Il che non significa per forza scaraventarlo addosso all’altro, nè per forza che l’altra persona potrà capire o accettare ciò, ma penso sia fondamentale perché la prima persona con cui è bene avere un dialogo è se stessi. Spesso, prima ancora che comunicare chiaramente all’altra persone le cose non le stiamo comunicando a noi stessi, magari presi dallo stress, dal fastidio, dalla frenesia di far capire all’altro delle cose.
Forse, pur dicendo qualcosa che suona molto banale, non mi spiego bene.
Vorrei dire che, al di là di qualsiasi “giudizio” sul comportamento dei suoi genitori, sulle ragioni per cui loro e lui si mantengono in equilibrio in un certo modo, per prima cosa bisogna autorizzare se stessi a sentire, sentire se si prova veramente un disagio, prima ancora di giudicarsi a propria volta.
detto ciò:
@ma come posso dirgli “guarda che non è così che fanno i genitori di un ragazzo di 20 anni, soprattutto di un ragazzo che non fa casini”?
Fermo che tra la teoria, anche più assertiva del mondo, e la pratica entrano in gioco cose come l’emotività e la reazione dell’altro oltre alla nostra durante un discorso, il fatto è, Kiki, che una frase come questa comunque contiene già un giudizio, o comunque può essere percepito come tale, sul comportamento dei suoi genitori.
I tuoi genitori sbagliano e non stanno facendo il tuo bene.
Poi ciò può essere assolutamente vero e lui può essere portato a negare o a non essere obiettivo neanche di fronte al più palese comportamento disfunzionale e scorretto, o può avere delle ragioni che, appunto, non conosci, per accettare determinate regole o condizioni.
Ma comunque dicendo che i suoi genitori sbagliano e non stanno facendo il suo bene, che sono invadenti, rompipalle o che è facile che tu lo metta nelle condizioni di difendere comunque delle persone che ama e al contempo pensare che i suoi genitori stiano facendo qualcosa di scorretto nei suoi confronti o non dettato dall’amore nei suoi confronti ma dall’egoismo non è semplicemente…
“guarda che cosa lapalissiana, che non vuoi vedere, quanto è semplice”, è qualcosa di più.
Qualcosa che va a toccare intimamente lui.
Non è che queste cose non si possano dire proprio, o che una persona non si possa proprio rendere conto che una persona vicina e amata non sia solo rose e fiori. Dipende anche dal carattere di ciascuno quanto si riesca ad accettarlo e con una certa serenità. Però sono sempre discorsi delicati, credo. Siamo molto più disposti a brontolare noi medesimi sui nostri affetti, anche se in questo mischiamo amore e fastidio, buonismo e incazzo a volte, che ad autorizzare gli altri a “sparlare” di e criticare qualcuno che amiamo.
Se lui rimane in equilibrio così evidentemente per lui non è così male. Se tu gli chiedi di mutare questi equilibri, anche fosse verissimo che vedi che non giovano neanche a lui, anche se gli stai parlando della vostra vita di coppia, gli stai parlando principalmente di come stai TU rispetto a questa situazione.
Mi spiego?
Alla fine quindi forse (anche se non è comunque detto che ciò venga accettato) più che parlare dei suoi genitori ed entrare nel rapporto che lui ha con i suoi genitori dovresti parlare di come ti senti tu, in prima persona. Il che non significa per forza incazzarsi o lagnarsi nè esigere. Nè significa essere “egocentrici” e dire che nel quadro di una situazione il proprio punto di vista è più importante di quello degli altri. Significa però mettere in tavola le carte del proprio, con sincerità innanzitutto verso se stessi.
Dire il proprio pensiero, il proprio sentire, in un certo modo, non significa per forza nè imporlo nè colpevolizzare nè fare un ricatto morale. Non significa dire: poiché io voglio così così deve essere.
Tanto più una persona è abituata a sentirsi dire, magari, le cose in questa chiave e tanto più non ascolta nel momento in cui pensa che siano in questa chiave. Poi può percepirle in questa chiave comunque o semplicemente fregarsene (dico in generale), ma se tu non la stai mettendo giù così, per quanto possa essere frustrante non ricevere un riscontro, saprai almeno di aver parlato chiaramente. Non dico che tu non lo abbia fatto, ma dico che, dal tuo punto di vista, per il dialogo puoi fare questo. Alla fine TU hai bisogno che lui sia più autonomo perché non stai bene nel relazionarti così e perché per te questo non è un modo soddisfacente di stare insieme. Questa è la tua parte, indipendentemente dai perché dei suoi genitori e suoi.
@piero 74 ok, era quello che avevo intenzione di fare, da come avevi scritto nelle altre lettere sembrava che dovevo entrare in casa sua e a brutto muso dirgli “o me o i tuoi”, si vede che ho capito male.
@LUNA grazie dell’ultimo consiglio, è meglio che parli di quanto faccia male a me piuttosto del bisogno di controllo dei suoi. Però lui se ne deve accorgere. Capisci che non possiamo nemmeno fare una piccola vacanza noi due (andare nella sua casetta in montagna, dalle altre parti non se ne parla nemmeno) che viene anche sua mamma (DA SOLA) e a lui sembra normale? Io ho parlato con molte persone e quando ho detto “è venuta anche sua mamma” erano increduli! E lui continua a giustificarli dicendo “ci lasciano fare quello che vogliamo” e grazie! Non usciamo quasi mai e se capita che usciamo 2 volte di fila (e sottolineo “e se”) e io per esempio la sera dopo lo invito a cena, è un NO al 100%. Poi la priorità è sempre la loro. Ad esempio a natale dell’anno scorso l’ho invitato a cena e gli hanno detto di sì, poi però mia mamma lo incontra e lui gli dice che non può venire (era tristissimo), in quanto il giorno dopo che aveva accettato, suo padre ha ben pensato di portarlo dai suoi parenti. Se fosse successo il contrario… non sarebbe mai successo il contrario perché mi avrebbe fermata subito dicendo “ho già detto di sì a mio padre”. Lui lo deve capire che non è così che si fa. Suo fratello invece, può fare tutto ciò che vuole e diciamo che non è proprio un ragazzo tranquillo. Da come vanno le cose in questi giorni, forse qualcosa ha capito.
kiky, ma è un discorso che devi fare prima a te stesso e poi devi farglielo capire a parole tue! luna, condivido in pieno ciò che dici: ksecondo me, questa ragazza, è la classica persona che non ha mai avuto tempo di dialogare con se stessa, non ha avuto tempo per vari motivi, ma attenzione kiky, non ti sto rimproverando, per carità! voglio solo farti capire che tu sei, come si dice in gergo “troppo buona” nel senso che non vuoi fare del male a nessuno, tanto meno a lui, nel senso che con i tuoi discorsi, hai paura di ferirlo, ma non preoccuparti e vai tranquilla, un discorso, se fatto bene non ha mai ucciso nessuno.