La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
Leggi tutto il testo a pagina 1
Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
L'autore ha condiviso 4 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Loredana.Lettere che potrebbero interessarti
Categorie: - Amore
14.073 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.
▸ Mostra regolamentoI commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.
Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.
Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.
Leggi l'informativa sulla privacy.

@Io sono atterrita dal vuoto e dall’ abbandono perche’ aprono scatole vecchie di trent’ anni. Quel pezzo di strada e’ gia’ stato intrapreso nel 2006 ed e’ stato lungo anni. Non ti passa, sai? Ma conoscere il mostro che hai dentro e’ gia qualcosa. Io sopravvivero’
Le persone non sono uguali, ma credo di capire piuttosto bene, autoreferenzialmente, ciò che dici in queste righe.
Non lo so se non passa mai. Certo conoscersi di più, secondo me, fa un’enorme differenza. Ce n’è persino tra raccontarsi una balla ed essere consapevoli che si ha bisogno di raccontarsene una, per come la vedo io.
Non hai nulla di cui sentirti in colpa, ovviamente. Tu sei stata vera, anche nel volere la verità. Hai fatto saltare un tentativo di equilibrio “pazzesco”, e malato, sì, direi proprio di sì.
Non la vuoi una vita zoppicante, Anna. Infatti, pure in tutte le difficoltà, sarai pure caduta in una dinamica perversa, ma mi pare di capire che tu hai costruito una vita vera, per quanto hai potuto. Trovo anche piuttosto naturale il fatto che al momento tu, anche se istintivamente qualcosa non ti tornava, possa essere stata un po’ in difficoltà rispetto al tuo ruolo in questa faccenda complicata, tra diritti e doveri, soprattutto per la tua sensibilità che è tesa a comprendere, accogliere, dare.
Loro sì, con tutti questi arzigogoli, riescono a starci in una vita zoppicante. Cercano assestamenti di equilibrio diversi, con altre priorità. e mi vedo sì la scena delirante che racconti.
Io spero per te che tu sia davvero uscita dal loro meccanismo, dalla LORO ansia, che hai descritto, mi pare, con grande lucidità.
Mi dispiace immensamente che tu stia male, ma, perdonami, provo sollievo che tu ne sia fuori.
Mi dispiace invece tanto per quella creatura.
Ho scritto questo post 45 volte.
UHH ANNA , come ti capisco. Sento il tuo dolore.
Scusa se mi intrometto.
In una relazione sana e di aiuto, ci sarebbe da chiedersi: ma fino adesso chi si è sentita responsabile di tutto? Due individui e in una relazione di coppia, servirebbe molto che le persone capiscano che aiutandosi a vicenda, a sostenersi, a crescere, a valorizzare temi ed imprevisti sul cammino, dovrebbe servire per crescere i valori! e non solo sobbarcandosi colpe. olpe che trà l’altro, lui scarica solo su di te.
In questa fase, il mio percorso psicologico e con l’aiuto di Carl Roger (psicoanalitico) mi stà offrendo molto.
Ti sono vicina.
Lunina, guarda che non e’ “colpa tua” se non mi hai riconosciuto a naso :-D. C’e’ stata un’ altra ANNA proprio pochi post prima che tornassi io con le mie pene. Adesso io divento ANNA2010 cosi’ ci riconosciamo di sicuro!
Combatto il dolore che provo e soprattutto combatto le bugie. Sono quelle a farmi sentire “peggio”. Perche’ innamorarsi puo’ accadere e puo’ anche essere passeggero ma io non accetto la mistificazione della realta’. Se oggi gli chiedessi “perche’ ? “, mi direbbe che non voleva farmi soffire. La solita menata. La solita vigliaccheria. Non e’ che “non vuoi far soffrire”, sei tu a non voler soffrire! Questa e’ la differenza. Hai SBAGLIATO. Capita. Ma anche quando sbagli, c’e’ modo e modo. Io, in lui, ho visto una sofferenza nel passato che mi ha fatto ben sperare. Sapere cosa significhi essere due ed essersi visti sconfitti, mi ha fatto credere che ci fosse terreno per costruire davvero.
La differenza tra ANNA2006 e ANNA2010 e’ che non chiedo piu’ a nessuno, se non a me stessa, risposte che non avro’ mai.
Avrei solo altre bugie. La verita’ e’ che per lui e’ stato fuggire in un altro sogno perche’ il primo si era distrutto.
E questo “sogno” sono certa sia stato anche piu’ bello dell’ altro ma era “leggermente” appesantito da un trascorso che non si cancella. So di aver fatto tutto il possibile. Il mio unico peccato ( mortale ) e’ stato il non valutare con il giusto peso il suo voler trasfondere una vita in un’ altra. La buona fede iniziale e l’ amore non sono in discussione. Ma, come dice mio padre, CI SAREBBERO VOLUTE LE PALLE e, su quello, non eravamo messi benissimo. E’ piu’ fragile di me e questa fragilita’ l’ha, anzi, ci ha, condotti nella cacca piu’ totale.
Troppa fretta di vita. Troppa fretta di gridare al mondo che era felice.
Troppa voglia di avere quello che non aveva piu’ da anni o forse avuto mai. Io frenavo ma, anche io, sono stata “fregata” da quella felicita’.
Vedo tutte le “storture” oggi e le vedevo anche allora ma era bello credere che fosse davvero tutto come diceva lui : “noi ce la faremo perche’ siamo due”. Poi lo sapete. L’ ho scritto gia’. Una domenica da affrontare: BUONA GIORNATA, amici e grazie sempre e di tutto. A domani.
e adesso ho bisogno io di voi e di un consiglio. Ieri sera è tornato a farsi vivo, dopo due mesi di totale assenza. Non l’ha fatto direttamente con me, no, troppo vigliacco per chiamarmi. Ha riportato alcuni oggetti a me appartenuti. E’arrivato con la scusa di dire che passa al mio paese per caso e che era solo e non sapeva che fare. Ha telefonato a mio fratello alle 21,30 e si sono trovati. Mio fratello mi riporta che: ha consegnato le mie cose, a chiesto di te sul come stavi e se il lavoro l’avevo trovato, ma null’altro. Ho chiesto io a mio fratello se intravedeva qualcosa in più, ma la sua risposta è stata che non si è addentrato nel discorso con lui, non gli ha chiesto nulla e si è reso solo disponibile alla richiesta fatta.
Gli ho mandato un sms, il contenuto era: grazie per la restituzione, potevi chiamarmi che ero in casa. Lui non ha risposto.
Direi che per il mio modo di vedere, ha chiuso la relazione del tutto, incapace di prendersi le sue responsabilità,
Sarebbe come dire, che se si faceva sentire, non era in grado di entrare di nuovo in partita e darmi spiegazioni. Almeno, così ho dato la mia interpretazione al fatto. Che fare? direi che la soluzione, per quanto restrittiva sia, è di mollare del tutto il colpo. Sono perplessa e in questo momento confusa, ma per quanto abbia voluto, desiderato e chiesto, in tutta stà faccenda non cè soluzione se non quella di piegarmi al suo volere.
Attendo commenti
ANNA 2010 meravigliosa e grintosa creatura 🙂 – che poi meravigliosa sei sempre stata 🙂 –
a cui, sicuramente, sì, il passato e le tappe del suo viaggio sono servite, ti ringrazio per la tua grinta odierna perché sono io oggi ad essere un po’ così così.
Infatti la chiusa “ho scritto questo post 45 volte” non si riferiva a quei post, l’ho scritto dopo, quando, effettivamente, scrivendo 45 volte e cancellando, cercavo di dire una cosa, ma non sono riuscita a dirla.
Dire cosa? Appunto.
Boh.
Anche il mio viaggio è servito, me ne accorgo ogni volta che riesco a prendere fiato dopo che un’onda anomala mi sale dentro, quel mostro che dici tu, che nella vita alle volte, giocoforza, viene svegliato da eventi, concomitanze, nostre percezioni, sensibilità particolarmente accese, difficoltà di comunicazione. Anche solo grande stanchezza. Me ne accorgo per come rileggo cose che mi sono accadute, con maggiore consapevolezza, come rileggo anche dei miei bisogni, dei miei eccessi, dei miei punti deboli, anche sintomi.
L’anno appena trascorso mi ha portato dei traumi nuovi, in cui hanno riecheggiato altri, vecchi. Che si scioglieranno. Alle volte però mi è difficile trovare lo spazio per sciogliere i nodi.
A volte mi detesto io, allo stesso modo per la mia solarità e per la mia enfasi, anche per il mio rendermi conto, troppo tardi, di avere le difese basse, alle volte.
Mi detesto per il fatto di non saper chiedere aiuto. Di non saperlo fare perché ho la fissa di bastarmi e non chiedere, e al contempo conosco troppo bene la frustrazione di chiedere e trovare una porta chiusa, quando basterebbe poco, e quindi chiedere mi spaventa per questo. Mi sembra sempre di chiedere troppo. Forse lo faccio, perché quando chiedo di solito ho aspettato troppo e quindi ho 4 anni.
Come te amo dare. Veramente. Ho imparato che ci sono molti modi di chiedere, e so selezionare. Anche perché non ho la sindrome della crocerossina. Però forse ne ho un’altra, mi piacerebbe talmente tanto poter
essere in pezzi senza vergognarmi alle volte, senza avere già la colla pronta in tasca,
ANNA: insomma, dicevo (mi ha salvato il commento prima di poter finire di scrivere), questo è un periodo particolare. Accumulo di stress. Urge centratura. Filtrare parole che effettivamente hanno saputo oltrepassare un muro, da atteggiamenti che hanno oltrepassato il cuore, nel momento sbagliato.
E’ difficile spiegare, a chi non sa, cosa abbiamo passato. Io lo so molto bene. E’ difficile anche spiegare perché ci sono ferite che hanno bisogno di tempo e calma per poter rimarginarsi, perché a volte, da fuori, pare impossibile che si sia permesso di farsele fare quelle ferite. E’ difficile spiegare che si sia potuti veramente rimanere incastrati, scioccati da non poter muoversi, con continue randellate che confondono e fanno dubitare delle proprie risorse. E che la mancanza di intelligenza non c’entra niente. Il masochismo, poi, men che meno. Come possano venire a mancare piccole cose che, a chi le ha, sembrano banali. come il carcerato che esce e guarda i fiori come se li vedesse per la prima volta. Sembra impossibile a chi non sa che qualcuno per un periodo non le abbia avute. E parlo veramente di banalità, in una tensione costante… E’ difficile far capire che non si spiega per avere degli alibi per uno sbalzo d’umore, una paura, per fare un ricatto, ma perché un eccesso di sensibilità in questi casi non è carattere, è paura appresa che si può sciogliere…
Avevo un io integro, sano, con vuoti e difetti, pregi e risorse, come tutti. In una storia normale la compabitilità o meno non diventa una guerra, in cui qualcuno deve per forza soccombere. E se c’è un malinteso si parla. Anche a parolacce, ma alla pari. In un momento di debolezza, dovuto ad altre contingenze, la persona che più amavo e di cui mi fidavo mi si è rivoltata contro come una belva con le dinamiche che sappiamo. Mi ha colpito quando non avevo modo di difendermi, e in un modo che, lo sapeva benissimo, mi avrebbe stesa. Ci ho messo anni a capire cosa stava succedendo. E non perché fossi scema. Ma perc
il suo modo di gestire le cose era lontano milioni di anni luce da come io guardo il mondo. Perché mi feriva parlando quasi una lingua sconosciuta, per cui non esisteva traduttore. Perché i colpi venivano dalla persona che fino a quel momento era stata il centro, come è per tutte le persone che si amano. Solo che se metti al centro una persona che ama in modo sano non ti accorgerai mai che può essere anche un male. Costruirai insieme, e con quello spazio di autonomia nel pensiero, nel sentire, nell’agire a cui ogni essere umano ha diritto, nel rispetto del prossimo. Io ero tramortita, invece. Mi sono trovata in mezzo. In mezzo tra le sue dinamiche e quelle di mia madre. In mezzo, senza più una casa. E senza più me, perché mi dicevo: è colpa tua se ti trovi in mezzo, perché era quello che mi veniva detto. E non riuscivo a tradurre. Io ero cresciuta con l’idea che gli ostacoli si superano insieme, e che l’empatia è una cosa meravigliosa. Ero cresciuta con l’idea della complicità, del sostegno reciproco, della sana indulgenza, anche. Lui era cresciuto con il contrario. E ha portato nella nostra vita il modello dei suoi genitori, dal quale, per una vita, mi aveva detto di voler solo fuggire… eccetera eccetera eccetera eccetera.
@ELENA: sì, è molto probabile quello che dici. E allora la domanda è, forse, mettendo sulla bilancia anche la tua confusione: ti sarebbe tollerabile, ancora, vivere in quel modo? dire che bisogna piegarsi al volere di qualcuno non è cosa da poco. Possiamo anche tollerarlo razionalmente, ma fisicamente, emotivamente? Sulle lunghe distanze distrugge. Io penso di capire cosa intendi con “suo volere”, e non sono banalità, pure se quelle del vivere normale sono incluse. Micro e macro. Non si può sentirsi prigionieri di un amore, guardarsi le spalle, non poter più sentirsi padroni neppure di una sensazione, di un pensiero, del proprio salvavita interno… gli effetti di adattamento ad una dinamica di controllo sono una cosa terribile, io lo so.
Ciao a tutti,un mese fa,sono riuscita a chiudere del tutto un capitolo straziante
della mia vita…ho passato un anno,che chiamarlo un inferno,sarebbe un complimento…
Dopo 5 anni con un ragazzo,ho scoperto che lui m aveva tradito con un altra,la cosa che mi feri di piu è sapere che il nostro
rapporto sembrava apparentemente andare bene,fini’ in una temporanea
depressione,non mangiavo piu,non mi alzavo da letto,poi lentamente ho iniziato a riprendermi,
lo perdonai…e con tanta fatica e sofferenza,cercai di dimenticare tutto,e di andare avanti perchè purtroppo
ero ancora innamorata di lui…ogni giorno era sempre peggio xò,mi alzavo e se anche con lui
andava bene,io stavo male,depressione post trauma la chiamano in psicologia..tutt’ora se penso a quei giorni mi viene da piangere
…circa un mese fa,ho scoperto che lui stava avendo una reazione con un altra ragazza da piu di 4 mesi…il mio cuore si ruppe di nuovo..
il pensiero piu terribile,fu la paura di cadere di nuovo in quello stato che avevo con tanta fatica
provato a superare …fortunatamente non andò cosi…è passato un mese da quando non lo sento piu…mi manca,e cosa piu incredibile
credo di amarlo ancora..ma ora,mi sto rialzando,riesco a vivere da sola,e soprattutto riesco a vivere senza di lui..
Nei giorni piu bui,quando nn riuscivo nemmeno ad uscire di casa,e non passava un secondo senza che le mie guancie fossero bagnate da lacrime,
guardavo questo forum,e leggevo tutti i vostri commenti,scrivevo,chiedendo aiuto,e voi ,mi avete aiutata,sembra stupido,ma ricevere risposte
da persone che hanno passato quello che hai passato tu…ti aiuta tanto..mi ripromisi che se fossi riuscita a superare tutto,avrei scritto io a qualcosa a voi..magari nel prossimo commento che qui non c’è piu spazio 😛
….Tutto quello che pesso dire,è che la fine di un amore vissuto davvero con corpo e anima,è una catastrofe.ti uccide,credi di non potere riuscire ad andare avanti da sola/o e l idea d riprendersi è davvero troppo lontana,credi ke l’altro sia l unica persona giusta per te…che sia il migliore..e che senza di lui,voi siete il nulla…
non è cosi ragazzi…non ci sarà nessuno ad aiutarci… quando starai male,quando,starai male davvero,gli altri non potranno capirti,perchè loro non vedono quello che vedi tu,con gli occhi dell’amore.E’ una battaglia che dev’essere vissuta in prima persona per riuscire a comprenere quanto doloroso possa essere perdere qualcuno che si ama…è una battaglia in cui l unica persona che può aiutarci..siamo solo noi… noi…dovete cercare di trovare il vostro equilibrio…dovete cercare di crearvi una vita vostra,una vita che magari con il vostro partner avevate trascurato.Superare un esperienza cosi,vi fa crescere,e vi fa capire che a volte,dobbiamo camminare da soli,per capire quanto piu importanti noi siamo che l’altro.Non vi abbattete,non pensate nemmeno per un secondo che non possa esserci via d’uscita..ve lo sta dicendo una person che ha passato circa due mesi in un letto,senza mai guardare la luce del sole.Ve lo sta dicendo una persona che non avrebbe mai creduto che le potesse capitare tutto quello che è successo..ve lo dice una persona,che ora piange al ricordo di tutto,una persona che non avrebbe mai pensato di superare il trauma..e invece,eccomi qui,a raccontarvi che niente è impossibile..ma regola numero uno,smettere di sentire l’altro,del tutto.e sarà proprio da quel momento..che inizierà davvero la fase della “distruzione”,l inizio dell’elaborazione del lutto..
Grazie di tutto,grazie a tutti voi,perchè è anche grazie a voi che ora sto meglio.
Per chiunque abbia bisogno di un aiuto,o di qualunque cosa, la mia mail : kia_mia@libero.it
Un bacio a tutti e grazie.
LUNA
ieri ho parlato fino allo svenimento con gli amici, che poveretti si stanno accollando questa esperienza traumatica. Che dirti: lui immancabilmente non risponde alle mie richieste, oggi altro sms, dove ho scritto che se voleva di nuovo chiudere come 7 anni fà, pradronissimo di farlo, ma lo invitato a riflettere che ha chiesto silenzio e silenzio gli ho dato! Nn una parola, nn uno squillo, nulla. Lo invitato a riflettere, a offrire un dialogo paritario e nn fatto di colpe. Ma il nulla. Come te, sono cresciuta su confronti, disponibilità, apertura mentale e non scappando dalle responsabilità di coppia.
In tutto questo tempo, come fu allora, nella nostra relazione, intervennero gli amici di lui, che immancabilmente dettero consigli sbagliati e che lui assimilò, solo perchè gli tenevano man forte e gli diedero ragione, al posto di invitarlo a prendere decisioni sagge. E’ anche vero, che uno ragiona con la propria testa, di questi consigli puoi farne anche a meno, ma ragioni di tuo. Non puoi fare di tutta un’erba un fascio, capisci che intendo? non puoi dire: ora chiudo e cerco un’altra, come CHIODO SCACCIA CHIODO. Risultato: lui è tornato da me dopo 7 anni in rovina. E’ pur vero che non mi assumo responsabilità, di ciò che ha fatto. Sono una che prima di chiudere definitivamente, valuto i pro e contro scindendo il cuore dalla ragione e prendendomi spazi autonomi dove poter decidere. Gli amici contano, ma non mi faccio intrappolare con seghe mentali, dove ogniuno dice la propria non capendone le dimaniche, perchè solo chi vive all’interno del rapporto sà come stanno esattamente le cose e se non le descrivi bene con annessi e connessi, difficilmente gli altri potranno capire. Non sò se mi spiego!
Un’amico suo, cerca di isolarlo per rendegli l’autonomia sufficente per prendere decisioni. ma questo amico, non è uno psicologo e nemmeno uno che sà realmente come stanno le cose, stà sentendo solo la sua campana! E allora mi chiedo: se ha amici così, cosa che trà l’altr
non gradisco in quanto quest’ultimo sarebbe meglio che pensi alla situazione con sua moglie, perchè permettergli di farlo entrare nel nostro rapporto?
Cmq cara LUNA, i miei amici un’analisi l’han fatta: è tornato a riconsegnarmi le cose per rompere le balle e farti reagire al tuo silenzio :), non dargli spago e aspetta che lui pieghi la testa.
Sarà pure così, ma mi sento impotente e in qualche modo colpevole un’altra volta di non aver fatto a sufficenza.
Luna, giornata di lavoro impestata.
Ho 5 minuti ma volevo subito scriverti una cosa: CE LA FAREMO. La sensibilta’, l’ intelligenza e la generosita’ ci rendono la vita a volte piu’ simile ad un campo di battaglia che ad un campo fiorito, ma io credo nelle persone come noi e anche in Dio, quindi, alla fine, so che troveremo un posto dove essere se stesse sara’ solo serenita’.
A dopo, tesoro.
Ops, l’ abitudine : ANNA2010 :-DDD
http://www.youtube.com/watch?v=BuygRMq5j5M
un po’ di musica non guasta mai.
Non sono autoreferienziale :PPPP
Mi piace Gianni Togni.
ANNINA2010: 🙂 sì, anch’io.
Un grande abbraccio, buon lavoro e buona giornata 🙂
ELENA: non so se LAD mi lascia citare questo, da un libro, mi sa di no, ci provo.
“Sono confuse al punto da non poter reagire in alcun modo. La confusione genera stress. Fisiologicamente lo stress è massimo quando si è immobilizzati e in preda ad una grande incertezza. Spesso dicono che a suscitare l’angoscia non sono tanto le aggressioni dichiarate, quanto le situazioni in cui non sono sicure di non essere in parte responsabili”.
“(…) Allora gli scrive. Cerca di fargli capire che soffre per questa situazione e che vuole trovare una soluzione. La prima volta, dopo aver appoggiato la lettera sul tavolo, aspetta che lui gliene parli. Dato che lui non vi fa alcun cenno, trova il coraggio di chiedere cosa ne pensi. Lui risponde freddamente: “Su questo non ho niente da dire”. Lei si convince allora che probabilmente non è stata abbastanza chiara. Gli scrive una lettera più lunga che trova, il giorno dopo, nel cestino della carta. Cerca, innervosendosi, di ottenere delle spiegazioni. Lui risponde che non ha il dovere di rispondere alle domande di un’esaltata come lei. Qualsiasi cosa faccia non viene ascoltata. E’ il suo modo di esprimersi che non va bene? si chiede. (…) Questi tentativi di dialogo fallito suscitano in lei collere che, non potendosi sfogare, si trasformano in angoscia… Dopo molti tentativi di dialogo falliti si instaura uno stato d’ansia permanente, “congelato”, preludio di uno stato di apprensione e di anticipazione cronica (…) i disturbi psicosomatici non sono effetto diretto, ma del fatto che il soggetto non è in condizione di reagire. Qualsiasi cosa faccia ha torto, qualsiasi cosa faccia è colpevole”.
ELENA: non so se LAD mi ha lasciato citare, al caso parafraserò. Il punto è che vederlo scritto nero su bianco, non parafrasato, visto da un punto di vista totalmente esterno, forse rende maggiormente l’idea.
Nn è qcuno che sta ascoltando e magari non riesce a capire, fino in fondo, la tua situazione specifica, ma dice che le dinamiche sono sempre quelle, più o meno, per quanto ogni storia sia a sè. Stringi stringi.
Mi vengono delle osservazioni, che possono essere sbagliate, ma, se per te va bene, vorrei portartele.
gli amici sono meravigliosi, e capisco la loro importanza in questo momento, nel cercare di dare un punto di vista esterno e nell’accogliere la tua confusione e il tuo trauma. sarebbe bello, però, paradossalmente, che con i tuoi amici (lo spero) tu parlassi anche d’altro, di cose che non c’entrano con questa tua confusione, con le questioni che ti palleggi in testa no stop. Lo dico perché conosco il procedimento anche di “fissazione” che queste situazioni producono. Si sviscera il problema da 300 lati, parlando da soli, peraltro, perché l’altra persona (lui, intendo) è il grande protagonista e il grande assente. A volte la distrazione fa uscire invece l’intuizione, la percezione del sè, che questo tipo di dinamiche addormentano.
Dici che da fuori le persone non possono capire fino in fondo. Lo dicevo, nel mio post, sul concetto dello spiegare. Sono una persona estremamente riservata ecc e che comprende il tuo concetto su vivere dentro una situazione/conoscere meglio. D’altra parte però se è vero che nei casi come il tuo è difficile spiegare anche solo l’incastro emotivo, il percorso emotivo per cui vi si è giunti, il perché di certe dinamiche e il loro effetto, l’angoscia/dipendenza/astinenza è anche vera una cosa, e te la dico di cuore: dall’esterno le persone, non standoci in mezzo, ne colgono però gli effetti elementari. Cioè: ciò che fa male fa male qualsiasi sia il motivo o la provenienza. Il senso di colpa che è provi è anch’esso un sintomo
ELENA: @In tutto questo tempo, come fu allora, nella nostra relazione, intervennero gli amici di lui, che immancabilmente dettero consigli sbagliati e che lui assimilò, solo perchè gli tenevano man forte e gli diedero ragione, al posto di invitarlo a prendere decisioni sagge.
Carissima Elena, io non conosco ovviamente la tua storia, e non so come siano questi suoi amici, nè sono come sia lui, nè cosa sia accaduto ecc ecc…
e mi è anche capitato che gli amici altrui avessero influenza negativa… però mi verrebbe anche da dirti due cose, anche piuttosto banalotte.
La prima è che gli amici non entrano se non si permette loro di entrare, ed entrano nella misura in cui si permette che entrino.
La seconda è che uno gli amici se li sceglie. E che quando si va da una persona a raccontare una cosa, anche a chiedere un consiglio, in qualche misura, istintivamente, si sa anche abbastanza bene da chi si va… e che genere di impostazione, se non di risposta, ci si può aspettare. se si va da chi tende al libero arbitrio, chi ha convinzioni radicate di un certo tipo, chi tenderà alla conservazione di certi schemi, chi andrà in opposizione, chi vede la pagliuzza negli occhi altrui e non la trave nella propria, chi, già precedentemente, aveva dimostrato di stare più da una parte che dall’altra… Magari non in maniera così smaccata, ma se parliamo con qualcuno con cui abbiamo un vissuto comune conosciamo anche in un certo modo il suo tipo di tendenza, se non di risposta, o perlomeno un po’ la sua forma mentis.
So che fa male l’ingerenza di persone che sembrano portare ancora più confusione, casini, concetti e consigli “sbagliati” (virgoletto nel senso della relatività del concetto di giusto e sbagliato, nel momento in cui si sta parlando dell’emotività altrui…), ed è pure vero che esistono dei bei “mescolacacca” al mondo o persone non informate sui fatti che dicono la loro. Ma è pure vero che ai suoi amici, più che i fatti, interessano le sue parole, la sua percezione
e la sua versione. Con questo voglio dire che è vero che una persona in confusione può essere più facilmente influenzabile, ma non sottovaluterei il fatto che, nel momento in cui lui sceglie di confrontarsi (o di non confrontarsi) con persone di un certo tipo, o che lo invitano a muoversi in una determina direzione, sta comunque scegliendo proprio, di base, con la sua di testa, comunque. E che magari persone che gli danno una risposta diversa lui non le vorrebbe ora come amiche.
A suo tempo il mio ex cercò di andare dai miei amici a cercare appoggio (che peraltro emotivamente aveva sempre avuto, pur essendo lui chiuso loro non si erano schierati perché la vita era la nostra, anche se certo per loro il mio benessere era al centro, ma non per questo desideravano il suo malessere, semmai il benessere di entrambi,nella migliore delle ipotesi) ma in un certo modo, di controllo, appunto. I miei amici non si schierarono dalla mia parte, furono aperti, poiché volevano bene anche a lui, ma non gli diedero ragione, non su cose che loro sapevano benissimo erano frutto di un suo revisionismo storico, non al fatto che lui puntasse l’attenzione su alcune cose per sfuggire da quelle centrali, non che cercasse di passare per vittima quando non lo era. A quel punto, pur non trovando ostilità, loro per lui diventarono tutti degli stronzi, ciechi, che ce l’avevano con lui per partito preso. Questo perché, lui, fondamentalmente, aveva anche cercato aiuto, ok, ma non aveva nessuna intenzione di mettersi in discussione, neanche un minimo. Cmq la responsabilità doveva essere tutta esterna. Se il tuo uomo è un adulto che gestisce così le sue relazioni, ho l’impressione che tu continui a responsabilizzare troppo te e a deresponsabilizzare troppo un uomo che comunque non va verso una comunicazione, riflessione paritaria e costruttiva. E non perché ha una pistola puntata alle tempie. E che vuole restare com’è, perché è più comodo, x quanto ciò possa anche causargli sofferenza.
Ciao LUNA 🙂 grazie ho compreso e afferrato il concetto dello scritto.
Paradossalmente mi viene da scrivere: qualsiasi cosa io faccia e mi metta in condizioni di reagire, per lui non và mai bene. Questo perchè in lui, scatena la dinamiche del voler sempre avere ragione. Non si arriva da nessuna parte se non c’è un minimo di umiltà.
Lui ha chiuso, lui si è preso il possesso come 7 anni fà, lui è tornato ed è sparito di nuovo. Come se, i sentimenti fossero una molla su chi giocare: ora la premo e salto, al contrario, rimango fermo e la molla non si piega.
Diciamo che, tutto questo andare e vieni, mi ha messo ancora una volta, in posizione di rigetto. Come se avessi mangiato e salito su un’ottovolante subito dopo.
E il problema che tutto questo io lo sò, sono perfettamente a conoscienza di come ci si stà in questa posizione e mi viene rabbia.
Io ho avuto un grande risultato in questi anni: ho visto tornare due persone, quest’ultimo ed un’altro. Son tornati da me, chiedendomi aiuto. Grande soddisfazione, perchè chi siede ad aspettare i cadaveri passare, li vede!!!!!
Devo smettere però di fare la parte della crocerossina e risolvere i problemi loro, quando quest’ultimi prima ti lasciano e poi tornano perchè stavano bene nel rapporto e si accorgono di cosa hanno perso.
Però mi viene anche da pensare che, se ritornano, io non li sò tenere e allora dov’è che sbaglio? ci sarà pure un qualcosa che li fà scappare di nuovo.
Mannaggia che caos…..
@io ho avuto un grande risultato in questi anni: ho visto tornare due persone, quest’ultimo ed un’altro. Son tornati da me, chiedendomi aiuto. Grande soddisfazione, perchè chi siede ad aspettare i cadaveri passare, li vede!!!!!
@Però mi viene anche da pensare che, se ritornano, io non li sò tenere e allora dov’è che sbaglio? ci sarà pure un qualcosa che li fà scappare di nuovo.
Mannaggia che caos…..
Capisco il concetto, Elena, anche il concetto del ritorno, ok, però, pur non conoscendo assolutamente la storia, le storie, potrei, se vuoi, spararti la mia. Che ovviamente puoi rispedire al mittente 😉
cosa non va, forse, in ciò, in queste due frasi, in qualche modo correlate, è la dipendenza.
Mi spiego, il fatto che due che se ne sono andati male tornino può pure darti un certo tipo di soddisfazione, della serie “ti sei reso conto di quello che hai perso, ah?” e varie, anche una sorta di ipotetico ritorno emotivo della fatica spesa ai tempi… ed è anche molto probabile che sì, si siano resi conto, dopo, di cosa hanno perso.
Ma… il grande risultato, dopo due storie sofferenti (la prima non so, ma la seconda che hai raccontato principalmente qui, a meno che io non le abbia confuse, il che può darsi) non sarebbe stato farti la TUA vita e fregartene se il cadavere passava oppure no? Non restare neanche ancorata al concetto: tornerai, ah sì, e te la farò vedere, o ciò mi dimostrerà qualcosa?
Qualcosa tipo: allora non ero io che sbagliavo? non ero io quella sbagliata? ero io ad avere ragione e te ne sei reso conto, ah, alla fine?
Per quanto riguarda la seconda domanda che ti poni ho un’altra (forse cazzata) da sparare, riguardo il tuo dilemma-caos…
Hai perso questi uomini per strada, forse ti hanno lasciato loro, forse la storia è finita e basta, capita, o anche perché tu hai manifestato il fatto che non ti andava bene com’era e quindi chi voleva dettare le sue regole ha visto ciò come un’insurbodinazione intollerabile uguale: non posso amarti se non fai come dico
io, lo capisci, vero?
allora tu stai malissimo per questo tipo di risposta (che comunque sia percepisci come un rifiuto) e al contempo però cerchi di far capire (a chi non ha nessunissima intenzione di capire qualcosa di diverso dalla SUA verità) che non è vero che non può amarti se tu non accetti quelle regole, ma che forse lui potrebbe rivedere quelle regole, che l’amore è un’altra cosa, che sei disponibile ad amare e a farti amare, ma non così… (ovvio, faccio ipotesi, e magari dico cazzate, mica c’ero io lì…)… ma di fatto oggi che uno torna, sì, con le stesse dinamiche di prima, e pure peggio, ti stupisci del fatto che abbia le stesse o peggio? e la domanda che ti fai è: perché non riesco a tenermelo? Cioè perché non riesci a cambiargli i connotati del cervello, il modo di sentire e di vivere una relazione? Perché non riesci a farti amare al punto da compiere il miracolo di trasformarlo in un’altra persona, che guarda la vita e te in modo completamente diverso, sarebbe questa la domanda?
E se fosse uno che ha la fuga interna saresti tu che non riesci a tenertelo? Se fosse uno a cui interessa il tuo lato crocerossino dimenticandosi che sei un individuo al di là saresti tu che non riesci a tenertelo? Forse parlo a vanvera, però io mi ricordo di avere letto che con questa persona tu, pur mettendocela tutta, e la buona fede, hai fatto una vita di mer… E la fai anche adesso, che è tornato. Dunque? Scappano loro o dovresti scappare tu da dinamiche altrui che ti mettono a disagio e con cui ti sembra di girare come un criceto sulla ruota, e che il coltello dalla parte del manico sia sempre in mano loro, perché il centro è che se producono un vuoto, anche di senso, ci cadi dentro (caos) a precipizio? Scusa, Elena, queste sono anche riflessioni mie, certamente, sul potere che lasciamo agli altri, intendo. Anche solo cercando un dialogo, civile, emotivamente normale, chiaro, quando uno usa il silenzio per destabilizzare… Per quanto mi riguarda qualcosa imparai..
ragazzi/e,
vi leggo sempre… ma fa troppo male e non riesco neanche a scrivervi..
vi sono vicina… cerco solo pace e invece mi sembra di non respirare.
ieri dopo l’ennesimo chiarimento mi sono resa conto di quanto a volte nella vita si è impotenti.
cioè stai lì che cerchi un appiglio o il modo per spiegare meglio un concetto, un desiderio, una intenzione di guardare avanti ancora assieme, come se imbastirla meglio fosse un modo per far cambiare le idee di chi ti lascia, di chi non ti vuole…
questa è impotenza. credetemi me ne so accorta ieri a 33 anni. è stato una frazione di secondo quando con il cellulare in mano tentavo ancora di trovare parole giuste per spiegare me.
e non ho scritto nulla. mi sono resa conto che non potevo fare più nulla.
e che dovevo solo affogare nel mio dolore. e non so da dove cominciare.
perdere tutto.. sapere che non lo vedrò più… per me è impensabile…
http://www.youtube.com/watch?v=bJSOHdWiZlc
http://www.youtube.com/watch?v=RRW1zDyAPbI&feature=related
Perfettamente d’accordo con il tuo modo di ragionare cara LUNA.
Sono scappata da dinamiche di controllo emotivo e relazionale, perchè amare come dici tu, è un’altra cosa.
Un’analisi me la sono pure fatta, eccome. Non ho passato questi ultimi anni in solitudine, per non capire.
Quando uno torna sui suoi passi, ma le dinamiche son sempre le stesse, se non peggio, una spiegazione te la poni.
Ma cerco di mettermi sempre sul piano paritario, ossia, di capire me e chi siede di fronte a me, cercando un dialogo. Vero anche, come dici tu, che se uno lo vuole e l’altro lo respinge perchè vuole farti fare ciò che dice lui, non è un dialogo paritario, ma di forza.
Purtroppo molte volte non è così. Parliamo italiano, ma non la stessa lingua. E’ un paradosso, ma è così.
Quando uno usa la violenza verbale che oltretutto fà più male di quella fisica, non ci sono spiegazioni plausibili. Anche il chiedere scusa subito dopo aver causato dolore, per me è ingiustificabile. Si chiede scusa e si accettano le scuse, solo se uno capisce che è stato un momentaneo eroore dettato dalla rabbia. Ma se la cosa persiste, non credo che quel momento sia stato passeggero. E’ capitato anche a me, ma ho chiesto scusa e non ho ignorato l’incidente. Mi sono posta domande, per capire e non capitarci più.
Piani diversi e diverse aspettative.
Cmq ti ringrazio ancora, per farmi capire.