La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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Vi ringrazio per le vostre risposte.
In effetti ora in cuor mio ho deciso di cominciare a dimenticare i perché e a ricordare ciò che ho imparato e provato dal rapporto che ho vissuto.
Ringrazio di averlo vissuto xchè mi ha fatto scoprire cose molto belle e anche aspetti di me che ho potuto migliorare (o che sto migliorando).
In effetti come ha detto Luna nel mio caso la mia compagna in una delle tante motivazioni che mi ha dato (e quando le motivazioni sono tante e diverse fra loro quella vera molte volte non esiste) vi è anche quella che come ha fatto in passato, per scegliere ciò che vuole lavorativamente, come ambiente e amici, deve sempre rompere/ tagliare con persone che sono importanti x lei (e qui io sono andato in crisi.. lo ammetto).
Spero vivamente di riuscire a mettere a dormire i perchè…. per poter tornare a vivere migliorando me stesso sia per me che per la prossima persona speciale che entrerà nella mia vita un giorno…
Grazie a entrambe Luna e Lilly.
GIANNI: 🙂
Più passa il tempo e più mi sale questo pensiero, che forse dovrei chiamare piuttosto sensazione:
che quando c’è serenità non c’è bisogno di tanti perché.
Bacini a tutti 😀
e pure un abbraccio.
Lilly, Luna, come sono d’accordo con voi, un analisi lucida di ciò che capita in quei casi dove la fine di tutto pare non avere giustifciazioni. I perchè sono dilanianti per la mente, ti poni mille domande e ti costringi a dartene altretante poi altre mille domande e via cosi sino a logorarsi il cervello senza però trovare mai delle risposte certe.
Io sto smenttendo di cheidermi i perchè, anzi praticamente non me li chiedo più. Mi sono arreso al evidenza dei fatti, si i fatti dicono che lei se ne andata mentalmente da un altra parte e che è inutile per me cercare di seguirla in quella direzione, troppo dolore troppo soffernza troppe umiliazioni, no non conviene cercare di capire quello che neppure lei ha mai capito, ci si esce pazzi.
Ora io lascio che le sue insicurezze le sue paure le sue non motivazioni restino nella sua testa e che sia lei a lottare con se stessa per chiedersi i perchè a me non importa più.
Sono sicuro di averle dato tutto quello che una persona può dare in amore, poi potrò anche aver commesso dagli errori, ma questo è umano e se ci fosse stata la volontà reciproca di migliorarsi e affrontarli allora forse oggi non sarei qui a scrivere in queste pagine.
Mi spiace che tutto sia finito, ma quello che potevo fare per cercare di salvare quello in cui credevo l’ho fatto, anzi ho fatto molto di più, quindi non ho rimpianti e tanto meno continuerò a chiedermi perchè sia successo, se vorrà lo fara lei e ci lottera lei con le sue domande.
Per me è un capitolo chiuso, sto migliorando giorno dopo giorno un po allla volta, ma sto migliorando e questo mi fa sentire meglio.
Forza ragazzi/e non mollate, la vita è un dono troppo prezioso per rinuciare a viverla.
Max
Luna sei un tesoro
Allo scadere sella settimana l’ho chiamato e ci siamo visti. in macchina nn abbiamo quasi parlato ad un certo punto si ferma in un posto appartato scendiamo dalla macchina lui nelle mani aveva un telo lo stende e si sdraia io mi siedo vicino a lui ma nn mi sono sdraiata inizia a toccarmi cerco di dirgli qualcosa e mi dice che se voglio usare la bocca lo devo fare solo per baciarlo perchè tutto il resto in quel momento nn avrebbe avuto senso. Cerca di baciarmi ma le mie labbra sono serrate nn riesco sente la mia rigidità si alza mi dice che è tardi e che mi avrebbe accompagnato a casa, l’ho abbraccio gli dico di aspettare e infine lo bacio ma le mie labbra il mio cuore e perfino il mio cervello si rifiutava di continuare era diventata una tortura e così quando lui cerca qualcosa di più gli dico che per problemi femminili nn era possibile continuare, mi crede o forse ha fatto finta nn so siamo rimasti sdraiati nn so per quanto tempo solo sfiorandocci senza aprir bocca, senza parlare ne ridere o tanto meno scherzare ognuno di noi era assorto nei propri pensieri la nostra intimità in quel momento andava oltre l’atto fisico,per lo meno per me era così ma ciò nn si ripeterà un’altra volta perchè la prossima volta nn avrei scuse per allontanarlo da me senza offenderlo. La mia sarà paura della solitudine altrimenti nn continuerei a vederlo lo so.
Se nn mi decido lo perdo ma se mi decido perdo me stessa
Ciao Maya. Scusa se intervengo in un dialogo tra te e Luna.
Se senti la necessità di trovare delle scuse per allontanarlo di certo non è il momento “giusto”.
Magari è la persona “giusta” (sempre ammesso che esista un concetto generale di “giusto e sbagliato” e, se esiste, che la persona resti quella “giusta” con il trascorrere del tempo…….tutti, inevitabilmente cambiamo…..)!
Ma di certo il momento che stai vivendo è quello in cui vivere con calma le tue emozioni e non leggerle attraverso la paura della solitudine.
Il timore di restare soli stravolge tutto.
Se dovessimo adottare un comportamento piuttosto che un altro avendo come scopo principale il non restare soli faremmo l’occhiolino mostrando la coscia al primo che passa…..il famoso “basta che respiri”.
Dici:”infine lo bacio ma le mie labbra il mio cuore e perfino il mio cervello si rifiutava di continuare era diventata una tortura”.
Ma ti pare il caso? Una tortura?
La soluzione c’è. Non viverla questa tortura. Evidentemente hai un conto aperto con il passato che non ti consente di comportarti nel presente come vorresti e potresti.
Ed è normale, credimi. Non sei rimbecillita se questo conto ancora aperto ti fa male e ti fa vivere una bella serata sotto le stelle come una tortura.
Forse hai affrontato solo a parole l’esperienza ti ha ferito.
Forse non l’hai ancora affrontata con tutta te stessa (panza compresa) e quindi ‘sta cavolo di esperienza continua imperterrita a fare i suoi danni.
Affronta il passato con il tempo che ci vuole per superare il trauma che hai subito e con la consapevolezza che non sei anormale se non riesci ad uscire dalla gabbia. Ci vuole solo un pò più di tempo e (forse) un modo diverso di affrontare il passato.
Parere mio….. non bisogna vivere il presente a tutti i costi. Bisogna mettersi nelle condizioni di poterlo viverlo bene.
Altrimenti diventa, come dici tu, una tortura.
Bacioni.
Ciao a tutti.
MAYA e LILLY: ciao tesore belle belle 😀
il punto sta forse nel fatto che a volte il concetto di “carpe diem”, cogli l’attimo, o vivere il presente, viene letto in un modo diverso da quello che, credo, sia il senso di queste parole.
O perlomeno il senso che possiamo dare a queste parole per vivere meglio, o perlomeno non viverci “contro”, che di per sè già racchiude un vivere meglio.
Contorto? :O forse sì 😛
Concordo con Lilly, nel senso che penso che vivere il presente non abbia nulla a che vedere con “ogni lasciata è persa” o “essere obbligati a vivere le cose”… vivere il presente significa avere presenti se stessi e i propri desideri, essere lì, come si è lì.
Baciare se si ha voglia, non farlo se non si ha voglia.
Ascoltarsi, nel qui e ora, e dire di sì e di no, a seconda di come ci si sente.
Non dire di sì perché dire di no sembra significare il non vivere un presente.
I gatti quando hanno il mal di pancia non saltano e non giocano, nè, presumo, vanno in cerca di una gatta per fare… quattro salti (o cinque gattini). Vanno a riposare e a cercarsi delle erbe per curarsi lo stomaco.
Cerca quelle erbette dentro di te, Maya, e con calma. Nessuna bocca ti corre dietro, con un dovere tuo di dimostrarti qualcosa.
L’importante è stare bene.
Se hai capito che questa non è la strada per stare bene, che stai tirando troppo il motore, forse vale la pena di capire qual è.
E arieggiare non significa per forza uscire con un uomo, e soprattutto per farci qualcosa.
Besos
MAX: che dire se non che sono d’accordo con te?
Ma già lo sai che sono d’accordo 😉
@no non conviene cercare di capire quello che neppure lei ha mai capito, ci si esce pazzi.
Ancora di più se la persona non ha fatto nemmeno un centesimo dello sforzo che noi abbiamo fatto per capire cosa passava per la testa e lei o lui e in più pure quello di dipanare la matassa che si aggrovigliava nella nostra di testa mentre facevamo questo lavoro di tentata comprensione globale.
Ma, infine, dovendo fare in qualche modo sempre i conti senza l’oste.
Pure avendolo davanti.
Somme, sottrazioni, moltiplicazioni, parentesi quadre, rotonde, equazioni con 35 incognite… e le equazioni con 35 incognite sono le peggiori 😉 sempre ‘ste azzo di incognite e una soluzione mai…
e vai, a rifare l’operazione…
e ancora, e ancora, e ancora…
con sto quadernone a quadretti gigante, fogli che volano…
me la vedo la scena… camminare con in mano quadernone, calcolatrice, compasso, righello, pallottoliere… tipo, hai presente, quando vai a fare la spesa convinto che comprerai solo un litro di latte, e poi fai una spesa da carrello pieno, ma senza avere preso il carrello… ed è così, con quelle 20 cose in mano, che rischiano di cadere ogni due passi, che vai alla cassa, e non vedi l’ora di appoggiare tutto là, finalmente,perché ti si sta pure addormentando un braccio…
Poi, sai, magari accade pure che sono le inezie che ti illuminano… alle volte se sei in grado di coglierle, altre a posteriori…
pensi ad una frase che in fondo se non una risposta, un perché, tanto cercato, racchiudeva l’essenza… l’essenza del male di vivere di qualcun altro che però arrivava in faccia a noi.
l’essenza anche del perché – nostro – per cui in quella vita, alla fine, stavamo male, e non era questione di equazioni, ma era perché, effettivamente, c’era un’altra persona che pure faceva i conti senza l’oste, noi, ma non perché noi ci eravamo sottratti alla questione!
Ma per quel cambio di direzione.
Mi ha colpito il post di Maya. Mi ha colpito quella parola: “una tortura”.
Già. A volte vivere diventa una tortura.
“Grazie” alle molestie morali di cui parla tante volte Luna vivere può diventare un incubo.
Ti ritrovi con la testa tra le mani incapace di pensare. Con una domanda che ti martella il cervello: “cosa faccio ora?”. Ma lui non c’è per darti una risposta.
E tu senza lui sei senza baricentro, sei completamente in disequilibrio. Senza più una personalità. Lui te la sfilata via, l’ha buttata e ridisegnata. Come se fosse stata una bozza così mal scritta da non meritare neppure di essere corretta.
Era una personalità sbagliata. E come tutti gli errori andava eliminata e sostituita .
Ma la “sostituzione” è stata opera sua, un suo regalo, una sua elargizione.
C’è chi andandosene porta via tutti i regali fatti.
Lui si è portato via il tuo nuovo mondo interiore, il tuo nuovo “dentro”, quello che lui ti ha costruito sopra (demolendo il sotto) .
Con tutto l’egoismo che può avere chi se ne va e andandosene non vuole lasciare tracce del suo passaggio.
Hai perso chi eri, ti ha sottratto chi sei diventata…..cosa sei ora? Un ammasso di carne senza scheletro, piegata su te stessa, schiacciata da tante domande senza risposta.
Ti senti nuda in un posto affollato. La gente parla ma tu non sai cosa rispondere. Non sai cosa stai pensando in quel momento. Non sai cosa stai provando. Lui non è lì con te ad importi le parole che devi dire, che devi pensare.
Non è solo una questione di amore, di sofferenza per l’essere stati lasciati.
E’ panico. E’ paura.
Lo stesso panico, la stessa paura che provavi quando stavi insieme a lui. Ma la sua presenza ti spaventava e ti rassicurava al tempo stesso. Lui ti dava una traccia, uno spunto, un’imbeccata.
Una carezza: la risposta giusta.
Una scenata: la risposta sbagliata.
Tante scenate: tante risposte sbagliate e la convinzione sempre più forte di non poter vivere senza di lui. Senza il depositario di tutte le verità
Dopo è facile domandarsi “come ho potuto lasciare che capitasse……io che ero così forte, così determinata”.
Dopo capisci che il suo rumoroso amore per te è stato un amore per la sfida.
“Ti sfido a dimostrare di essere più forte di me…..lo vedi? Sei rimasta al tappeto…..non eri forte, non eri determinata. Eri una brutta farsa, un teatrino vivente, una montatura. Rivoglio indietro i soldi del biglietto. Mi hai fatto perdere troppo tempo, troppe occasioni stupida ombra di donna senza un perché.
Me ne vado senza darti una risposta perché non c’è una risposta. Tu sei un niente con fattezze femminili, un contenitore vuoto con un grosso buco sul fondo che rende inutile ogni parola che potrei dire per riempirlo”.
Non ha importanza se questo pensiero corrisponde alla realtà o è la traduzione sbagliata del suo silenzio.
E’ l’unico pensiero che riesci ad avere.
“Ho sbagliato. E’ per questo che lui se n’è andato….”!
E’ così difficile rimettersi in carreggiata dopo essere stati tamponati e buttati fuori strada così violentemente.
Ti ritrovi con tre ruote su quattro in bilico sul precipizio e l’incapacità di sapere che manovre fare per non cadere giù.
Io ci sono riuscita a tornare su strada. Dopo più di un anno.
Guido con prudenza, mi fanno paure le curve, le strade in salita, quelle che costeggiano i baratri.
Ma intanto guido e vado avanti.
Ho ricostruito il mio mosaico. Ho aggiunto tanti tasselli che non sapevo che esistessero.
Alcuni tasselli, invece, non li trovo più.
Ed è in quei buchi, in quei vuoti che, ogni tanto, si nasconde la paura. Ma è solo per poco.
Il vuoto di un tassello sparito non è mai così grande come tutto il mosaico.
Lui è stata un’esperienza.
Bella e brutta. Ed io voglio ricordarmi tutto. La paura e la felicità.
E’ la mia personalissima sfida con me stessa.
Vorrei riuscire a dimostrare di poter vivere senza alibi.
Senza doverlo eleggere a Sua Altezza Reale Bastardo I Imperatore di Stron…..landia.
Un qualcuno, un qualcosa del
Dicevo……Un qualcuno, un qualcosa del passato, un qualcuno che va ricordato tutto e per intero ma che non deve impedire di vivere il presente.
Non un errore da smacchiare via con la candeggina.
Non un flagello mentale con cui mi frusterò per tutta la vita per aver sbagliato.
Insomma: un’esperienza bella e brutta. Un po’ di ani della mia vita. Una fetta della mia esistenza.
Ciao a tutti. Un bacione
Buongiorno a tutti, non riuscivo piu’ a connettermi, sia con il pc che….di testa. Appena avro’ un po’ di tempo da dedicarmi leggero’ tutti i vostri messaggi. Estate calda, che da’ alla testa, (parlo per me), ricordi che riaffiorano, “visioni” che fanno male, eppure sono ancora qui. Certo e dove accidenti dovrei essere?!
Mi siete mancati, tutti quanti, ho visto che ci sono delle “facce” nuove, benvenuti, e ben ritrovati a tutti gli altri. Un abbraccio Lulu.
LILLY: ebbè se le hai descritte bene le molestie morali… quello che fanno…
e ognuno poi trova la sua strada, non solo per riemergere, ma per stare bene, di nuovo, anche meglio di prima, prima che arrivassero.
anche se a volte pare impossibile quando giri ancora con tre ruote.
è da tempo che voglio raccontare una cosa, poi per un motivo o per l’altro – anche il fatto di rispondere – non ho l’occasione…
Tempo fa entro in un negozio. La tipa del negozio, sui 45, l’ho vista un paio di volte, ma c’è stato un bel feeling di chiacchiere e spiritosaggini. Torno lì dopo diverso tempo, e lei, simpatica, mi dice: ma sei proprio tu? dov’eri finita?
Ho un po’ di tempo, per cui, oltre a provare una maglietta, finisce che chiacchieriamo ogni volta che i clienti escono e prima che ne arrivino degli altri.
E ad un certo punto, chissà perché, chissà per come (lei non sa nulla di me nè di questo forum…) mi racconta la sua storia.
In realtà parte dal suo presente, il suo nuovo amore, come ci sta bene, come l’ha conosciuto. Quando era già single. E aveva ricominciato una nuova vita, con sua figlia.
Al momento dice solo: ero separata. Lui, il mio nuovo amore, all’inizio per me era stato trasparente. Non ero pronta. Qdo l’ho visto davvero è stata un’onda di emozioni. Di colpo. Come se avessi 15 anni…
Ma poi, spontanea, decide che vuole dirmi anche il prima. 20 anni di matrimonio, apparentemente la famiglia cuore, bella casa, belli loro, bella figlia, tutto bello.
Ma in realtà…
“Sai, violenze psicologiche… è difficile spiegare cosa siano”.
E allora mi parla di cose che conosciamo molto bene, e dei loro effetti. E anche del perché ci siano voluti 20 anni per capire che da quella porta bisognava uscire. E da quella vita.
Di come davanti a sua figlia aveva sempre cercato di recitare la parte della famiglia cuore, anche senza rendersene conto, come compito quotidiano, per proteggere sua figlia, ma anche se stessa, probabilmente, dal dover capire che bisognava andare via.
Ma quello che volevo dire è questo: se ne va di casa, senza niente, e tutti che le dicono se è diventata matta, lei. Lui le dice: senza di me dove vai? Ma ti vedi?!?
Saranno tre lustri che non lavora, perché nella famiglia cuore non ce n’era bisogno. E per 20 anni si è sentita dire che non capisce niente. Che non è buona a niente. Che non vale niente. Ma mentre lui le urla che lei da sola morirà, e tornerà con la coda tra le gambe, lei pensa che non le importa se dovrà alzarsi alle 3 del mattino per pulire i bagni della stazione, lei che viveva in un paradiso (artificiale) che era un inferno, e che bisogna almeno provare a vivere. Questione di sopravvivenza. Ha qualche soldo e prende una casa in affitto, e trova questo lavoro. Questo lavoro in cui tu, se entri in quel negozio, la vedi felice, solare e capace. E mai penseresti che qualcuno, un giorno, le ha detto che era un’impedita che non sapeva neanche legarsi le scarpe. Facendole dimenticare, per 20 anni, chi era davvero. E chi poteva essere, se avesse vissuto invece di morire.
Oggi dice che anche sua figlia sta bene, e che sa di avere spezzato una catena portandola via da lì.
E dice anche: “Lo so che può sembrare pazzesco, dopo quello che ho passato, ma poiché è stato, non si può cambiare, io dico che se non fosse successo io non sarei chi sono oggi. E io sono contenta di essere chi sono oggi”.
E poi, sorridendo, mi ha detto: “Era da secoli che non parlavo di questa storia, non lo faccio mai… chissà perché proprio oggi 🙂 Ma non mi fa male parlarne. Fa parte di me, ma è ieri”.
La sua storia è simile, purtroppo, a milioni di altre. Ma ha un lieto fine, e per questo volevo raccontarla.
E poi perché mi ha colpito questo, che non ci siamo incontrate in un centro per donne maltrattate, a parlare di questo, ma in un negozio, dove la nostra complicità era nata ridendo, scherzando.
Nulla di lei e nulla di me poteva dire che sapessimo cosa fossero le molestie morali.
Eppure è andata così. Forse ci si annusa.
RAGAZZEEE scusate se sono scomparso ma tra viaggi e sofferenza non ho aperto più il cell. novità? bè nessuna rilevante. le mie amiche sono andate a parlarci e al solito lui ha dett tutto e il contrario di tutto, immobile fissando un punto dice che non può dare una ragione che cerca tranquillità, che io devo andare avanti farmi la mia vita non soffrire +, e poi che ha fatto come capire che io l’ho amato solo dopo, che ora lui vuole stare così…insomma al solito nn si capisce, malato o non pazzo o non, certo una cosa è sicura nei suoi occhi non si legge menefreghismo indifferenza e distacco ma si legge una persona disperata che nn sa più che fare…in tutto ciò la sua perversione l’ha portato ad aggiungere dopo mesi su facebook uno che ci provava con me. quasi sicuramente ormai ho cpt che fa sesso con un altro…ma non è questo il punto ma è la ragione di tutto ciò? la ragione che porta due innamorati a separarsi con uno che rinnega butta colpe piange è disperato e alla domanda delle mie amiche: allora noi ora torniamo a casa che gli dobbiamo dire a markos? non ti interessa +? lui zitto…e loro: allora se lui va avanti e si trova un altro? lui: STATEGLI VICINO ME LA VEDRò IO…
cioè qui siamo sul paranormale mi ha lasciato senza una ragione senza che io capissi spacciando una malattia e poi da queste frasi ma nel mentre se la fa con altri e tra 20 giorni parte per l’egitto come volevano i suoi genitori…
fa la mia vittima come se io l’avessi costretto e soffocato mentre stavamo isnieme quando invece lui e io eravamo lo specchio della felicità…
non so cosa c’è dietro forse qualche profonda perversione e disagio di fondo…so solo che spesso leggo al spiegazione di lily sule persone malate e coincide con lui…ma nn so che malattia abbia perchè quella che mi ha detto non è vera… ho provato a frequentare altri ma cn lui ero l’incastro perfetto e nn lo dico per nostalgia ma vero era così l’unica cosa che mi portò ad allontanarlo era la sua accondiscendenza…
e in tutti questi mesi mai una chiamata un emssaggio un sentirci anche solo per un come stai come se io fossi il mostro che gli ha rovinato la vita, eprchè così mi vuole far apparire forse ma dentro sa bene che nn è vero, noi ci siamo conosciuti epr come siamo dentro veramente e sappiamo entrambi che nessuno dei due vuole questa situazione…altrimenti l’avrebbe detto chiaro e tondoù: è facile buttare un non sento + nulla perchè è così al momento è così e scappare via…codardo vigliacco imbroglione? me lo sono chiesto + volte…sul dopo l’inizio di questo strano epriodo nn so dirvi più perchè per quanto ci penso ogni interpretazione è possibile ma sul prima sono sicuro che mi amava e si sentiva amato…poi può essere che si è stancato, reso conto di un abbaglio…ma per me c’è qualcosa di + profondo che porta una eprsona a cambiare profondamente e passare dal: ti amerò epr sempre perchè sei la mia ragione di vita a un non sento nulla mi fa star male averti accanto a un mi hai amato solo dopo o se tornerò me la vedrò io…ok scopa con un altro…ma sarà sesso non riesco a pensare che sia amore perchè lo sappiamo bene che non è così….
io non posso fare nulla mi ha voluto cancellare e escludere, secondo me molto forzato, gli hanno fatto il lavaggiod el cervello e tanto che si è represso che alla fine mezzo emzzo ci crede e il sentimento l’ha perso…e ora cosa può concedersi se non brevi rapporti sessuali? siccome l’unca relazione che gli ha dato la felicità l’ha dovuta sospendere. non ha lottato? io penso che nei suoi occhi si legga un profondo sconforto senso di eprdizione e vuoto..non leggo + quella gioia che c’era quando stavamo insieme….ha preso una strada forse obbligato forse voluto e per scaricarsi accusa velatamente me, ma manco in modo concreto perchè sa che non è così…un giorno forse tornerà anche tra anni e mi spiegherà la ragione di tutto…
Ragazzi alla mia ex (che mi ha lasciato dopo 4 anni) ho spiato le e-mail (non chiedetemi come ho trovato la psswd) posso solo dire che parlava con una sua amica dicendole cose del tipo “mi viene ancora dietro”, “fino a quando stava male io era tranquillissima se non lo sentivo”, “adesso che è tranquillo ed ha tanti amici mi fa sentire uno schifo, lo odio, mi ha rovinato la vita”. Praticamente di queste cose mi giurava il contrario. Tutte queste cose che ho scoperto mi hanno aiutato a capire che cesso di persona avevo vicino, una persona egoista e bugiarda, sono davvero contento di aver scoperto certe cose. ragazzi occhi aperti non sappiamo mai chi abbiamo vicino 🙂 C’è troppo schifo oggi come oggi, mi sono rotto le palle. Praticamente parlava di me con un tono distaccata, però quando mi vedeva piangeva e diceva che era disperata. oltretutto ha detto alla sua amica che questa situazione c’è da 1 anno. Mi ha sfruttato per 1 anno intero, appena ha trovato lavoro e persone nuove mi ha fanculizzato. Adesso che vedo le cose con distacco capisco che mèrda avevo vicino. Saluti.
Luna:”La sua storia è simile, purtroppo, a milioni di altre. Ma ha un lieto fine, e per questo volevo raccontarla.”
E hai fatto benissimo Luna. Perchè quando si sta male si cerca anche questo: la testimonianza di qualcuno che ha messo il becco fuori dal buco in cui si cade e che ti fa capire che si può sia uscirne che dire “fa parte di me, ma è ieri”!
Ciao Markos, ben tornato,
…..mi sa che lui è malato:
– per un terzo di vigliaccheria,
– per un terzo di “panico” da personalità sottomessa in fase di ribellione innaturale
-e per un terzo di voglia di darsi da fare sospeso tra il “vecchio” che è certo e che affascina ed il “nuovo” che è incerto e che affascina ancora di più……
Devo scappare…. Ciao a tutti tutti tutti.
MARKOS: hai detto di avere più volte riletto quello che si diceva su come si può comportare una persona quando entra in gioco il concetto di malattia, ma peraltro non hai letto, mi pare, forse, tutto quello che si è detto sui perché, quelli che uno/una si fa, senza l'”oste”, anche 24 su 24, magari per mesi o persino per anni…
forse, azzardo, potrebbe farti bene – anche meglio – leggere quei post, con cui in particolare, ultimamente, si dialogava con Max.
Io ovviamente, ancora meno di te, posso sapere cosa passi per la testa al tuo ex, ma posso dirti una cosa:
1. dici rapporto perfetto, ove per perfetto, poiché la perfezione non è di questo mondo, intendi sicuramente una serie di sensazioni positive, ma poi tu stesso dici “troppo accondiscendente” e quindi parli di un disagio che tu stesso avevi.
2. gli amori finiscono. anche quelli che sembravano perfetti possono finire, quelli che già prima avevano delle dinamiche cacao, che in qualche modo comunque si compensavano, poi, ancora di più.
Te lo dice una che ha in famiglia persone che stanno insieme da 60 e 40 anni, dunque senza dubbio gli amori possono anche non finire.
Ma possono anche finire, magari per uno sì e l’altro no. Terribile? Certo. Ma è così.
E te lo dico perché ho visto finire amori, di persone che conosco, dopo tanti anni. Oggi una signora che conosco, ne ha 65, mi ha detto:
è stato un grande amore il nostro, ma da 15 anni io pure stando con lui sono sola, che si prende e va, e se ne frega, passa più tempo via da casa che con la sua famiglia. Ho provato a parlare, per capire, per vedere dove potevano stare i miei errori, per tutti questi anni.
Ultimamente nostra figlia si è ammalata, e lui è partito lo stesso. Mi sono ritrovata da sola ad andare per ospedali tutti i giorni, lei si è ritrovata senza di lui, con lui che chiamava ogni tanto solo per sentirsi dire che andava tutto bene.
“Chiamavo!”, mi ha detto “e mi diceva che gli esiti degli esami erano tutti negativi, dunque stavo tranquillo”
Allora (così mi ha raccontato lei) io gli ho detto: “E invece avresti dovuto preoccuparti per questo, perché tua figlia continuava a stare male, ma nessun esame sapeva dirle cosa aveva! Non stavano dicendo che era sana, ma che non sapevano che diavolo avesse!”.
Lei, la signora, mi ha detto che probabilmente lo lascerà.
“Dopo 50anni che stiamo insieme… ma ho aspettato, sperato, chiesto, pregato per 15 anni, perché lui di colpo era diventato un altro. Adesso, dopo come si è comportato quando sua figlia stava così male, ho capito che non lo amo più. Io. Lui non mi ama da tanto tempo, ma adesso sono io che non lo amo più. Al punto di pensare, a 65 anni, di fare una vita da sola, piuttosto che così”.
La malattia può cambiare le persone, è vero, come può farlo una vincita all’enalotto. E vale per tutti noi. Tutti noi andiamo in qualche modo in crisi di fronte a certi eventi della vita. Crisi intesa come vari riassestamenti interiori.
Ma ho visto persone scoprire di avere la sclerosi multipla, e non per questo diventare peggiori, anche se dentro avevano una tempesta.
E continuare a stare con la persona che amavano, riassestarsi insieme e starci anche bene.
Conosco una ragazza che è in sedia a rotelle, con dolori così atroci che deve imbottirsi di morfina. Si era già separata dal marito, lui non sapeva che stesse male. L’ha scoperto da solo, è tornato da lei. E poi l’ha lasciata un’altra volta, per sposare un’altra.
Quanto può avere sofferto lei? ma quando stava con lui, alla fine, aveva il triplo delle crisi.
Lei avrebbe dei buoni motivi per prendere a pugni tutto il mondo.
Non è una santa, ma non lo fa. Lei quando esce, quando vede gente, è felice. La sua malattia c’è, perché ci sono una serie di cose che è importante sapere quando esci con lei, lungo da spiegare, ma è così.
Ma non l’ho mai vista usare la sua malattia in modo ricattatorio o nascondersi dietro la sua fragilità. La sua malattia l’ha aperta, non chiusa al mondo.
“quando stava con lui aveva il triplo della crisi…” conosco fin troppo bene questo stato d’animo. Era come avere “un non esistere, una assenza della mia persona”, lui carnefice, io la vittima…ma solo perche’ IO glielo permetto. Ma e’ come un comportamento di una persona vuota, senza forza, senza coraggio, si e’ questa la parola giusta, coraggio, senza di lui cosa avrei fatto, temevo il dolore dell’addio. Senza lui, senza la nostra storia, se cosi’si puo’ chiamare mi sentivo persa….eppure con lui stavo male, sempre di piu’. Perdevo il controllo, la ragione. Adesso dopo molto tempo, e’ vero cio’ che la mia terapeuta mi diceva durante i primi colloqui, su 24 ore lo penso sempre di meno. Addirittura, forse, qualche giorno l’ho pure dimenticato. Eppure dopo mesi l’ho rivisto, le gambe mi hanno tremato, il cuore mi e’ balzato in gola. Mi sono tornati in mente gli anni della nostra convivenza, momenti che io allora ritenevo non proprio belli ma accettabili, che a volte ho addirittura idealizzato. Ho cercato di cancellarli immediatamente, non voglio piu’ soffrire come allora, ho cercato di analizzare i pro e i contro…quanti contro e quanti pochi pro! L’ho pensato tutto il giorno, anche con la speranza non proprio nascosta che si facesse vivo in qualche modo. Non l’ha fatto, meglio cosi’, pero’ in fopndo ci speravo, per quale motivo? Per credere che in fondo ancora mi pensa?! oppure perche’voglio dirgli che adesso sto’ meglio senza di lui?! Non lo so, mi sono annientata, respiravo perche’ lui respirava, sorridevo se lui lo faceva….adesso sono indipendente, adesso passo delle giornate a volte anche abbastanza spensierate, cosa che non ho mai fatto con lui, ho ripresio a vivere, eppure rivederlo mi ha fatto tornare nel passato, l’ho amato, e’ stato difficile lottare contro la mia apatia, contro la mia non voglia di lasciarlo, contro il mio autolesionismo, ha lasciato un vuoto nonostante tutto che e’ ancora li’pronto a farmi uno sgambetto ogni volta che lo rivedo.
Ti sembra che il baratro e’ li’ pronto a riprenderti….no adesso riesco a fare un passo indietro, anche se per un attimo temo di caderci dentro, stringo i denti mi aggrappo con le unghie….e ci riesco…con tanta fatica, ma soprattutto con la voglia di non tornare a soffrire come allora…
….e rinasco ancora rinasco, non come un bambino ingenuo e indifeso, ma come una donna consapevole dei propri limiti, delle proprie debolezze e dei propri errori, consapevole di non volerne fare piu’, e potersi finalmente godere gli anni “rimasti” della sua ormai “veneranda eta’ (ne ho appena compiuti 48 ). Ho riscoperto la semplicita’ della vita, il piacere di svegliarsi la mattina, magari con la voglia di dormire ancora ma con la gioia di affrontare un’altra giornata. Ho riscoperto tante piccole cose importanti che non conoscevo piu’, cosi’ rinchiusa nel mio dolore.
Non e’ un percorso facile, almeno per me, ma non impossibile, adesso ne sono certa. Un bacio a tutti. Lulu
p.s. non so’ cosa ho scritto, sono piuttosto confusa, spero di essere stata chiara, e corretta nell’italiano!!!!!Bah! fossero tutti i problemi!….
Stavo lentamente riprendendo in mano la mia vita, poi l’altro giorno mi chiama sua madre e mi dice, sai che è andata via per qualche giorno, io gli dico che non mi importa saperlo ma lei insiste e mi dice è andata a tovare la sua amica, pecccato che la sua amica sia anche amica mia e so per certo che non è la ma è andata a stare da quello che mi ha sempre fatto credere essere un amico.
Ora ho la certezza di essere stato preso per il culo per mesi e mesi e questo mi ha fatto tornare le soffernze, si perchè mi sento umiliato e colpito nellamia dignità, prorpio lui, quella persona che io ho accettato in buona fede spesso a casa mia e che lei continuava a spacciare come amico sino a qualche giorno fà.
mi sento da schifo mi hanno preso per il culo tutti e due e in bello stile, è da lunedi che è a casa sua, lei e lui da soli e io non riesco a chiudere occhio alla notte, ogni volta che lo faccio mi vengono in mente loro due che si vanno a letto insieme e mi sta devastando la mente.
So che non dovrei pensarci ma per il momento non ci riesco, mi sento uno schifo, spero che mi passi al più presto questa ultima, spero, ed ennesima mazzata che la signora e deciso di riservarmi.
Non mi sono meritato nenche un briciolo di rispetto, no, ha dovuto umiliarmi e ferimi sino alla fine, mi chiedo quando mi scatterà dentro quel sentimento di “odio” che si merita e non la soffernza che sto passando.
Come si fà a non pensare a loro che si vanno a letto insieme e come si fa a far nascere o far uscire da dentro la rabbia che i questi casi dovrebbe essere la cosa pià naturale.
Tronerò a star bene, ma per il momento mi pare solo un miraggio, ma non mollo, no non gli darò anche questa soddisfazione.
Da Wikipedia:
La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all’innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.
Viene talvolta citata anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi sui minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento.
Nella terminologia dei meccanismi di difesa secondo Anna Freud, coincide con l’identificazione con l’aggressore
Mi è venuta in mente oggi, non ci avevo mai pensato.
Della sindrome di Stoccolma, intendiamoci, nulla so, se non il fatto che mi sono ricordata che appunto riguardava i sequestri. Per come son fatta probabilmente approfondirò, per mia cultura personale 😉
Lo dico subito, non penso che nessuno di noi sia affetto dalla Sindrome di Stoccolma 🙂 e penso anche che sia “delittuoso” sparare a casaccio, solo scrivendone, nominando sindromi.
L’ho fatto per un motivo, che tra qualche riga spiegherò:
perciò usciamo per favore e subito dal fatto di per sè che io abbia nominato questa cosa, e vi spiego quale è stato il mio (ardito) collegamente mentale:
quando qualcuno che ci ha fatto anche male riappare, magari per caso, sul nostro cammino, non proviamo sensazioni neutre (sopratutto nella fase di rielaborazione, rinascita che le persone che scrivono in questo forum, per lo più, stanno vivendo) bensì anche sensazioni forti. Spesso circoscritte. Ma ecco che la persona va a casa e all’emozioni aggiunge il fatto di chiedersi: ma perché se so che questa persona mi ha fatto male comunque io, vedendola, penso anche questo e questo? e magari, con grande, troppa severità, si dà addosso, scambiando delle emozioni naturali per il segno di chissà che.
Allora ho pensato: accade persino che chi sia stato sequestrato – e non parliamo quindi di amore, ma di palese violenza – possa provare delle emozioni contrastanti, proprio come difesa.
Figuriamoci se non può accadere,
nell’ambito di una rielaborazione che riguarda una storia di sentimenti, pure dolorosa che sia stata…
Se io considero una persona il centro della mia vita, anche perché pure da parte sua ha usato dei meccanismi per diventarlo o far credere che sia così, che il resto sia nulla, e quella persona mi tiene a dieta, di cibo, usando una metafora, ma si mette anche nella posizione di essere l’unico che mi può nutrire (e ciò avviene nella molestia morale) perché si mette nella posizione di essere il solo che sa dove sta il cibo, su in alto, nascosto, inacessibile altrimenti, e in certi momenti lo va a prendere e finalmente ce lo elargisce, magari anche lanciandolo sul pavimento, quando ormai siamo prossimi a morire di fame, paradossalmente quella persona che ci ha tenuto alla fame diventa anche la persona che ci nutre e sembra salvarci la vita quando ci lancia il cibo… la persona a cui in quel momento noi diciamo grazie.
Il sistema perverso della molestia morale, anche attraverso un indebolimento sistematico unito alla confusione, viene presentato come unica realtà possibile, e viene vissuto come unica realtà possibile. Dimenticare che sia possibile procurarsi il “cibo” da soli, nutrirsi con gioia, e che le persone non si lanciano il cibo dopo aver portato l’altro alla fame e che si dice pure grazie, fa parte del… molesto e complesso meccanismo delle molestie psicologiche.
LULU, a parte che torno a dirti che il tuo italiano non ha nessun problema 🙂 e che comunque se così fosse chissenefrega, qui parliamo stando in ciabatte e capel de paja 🙂 – sì, pure se oggi parlo “difficile”, per via dell’argomento, mi sento in ciabatte e capel de paja 🙂 – tu stai facendo un lavoro enorme con te stessa, e insieme alla tua psicologa, e ti stai riappropriando del tuo mondo, ma non solo, anche del mondo in generale, del fatto di vederlo attraverso i tuoi occhi, e non i paraocchi che la molestia morale, di suo (e non è perché si sia stati stupidi) produce. Baci, bellissima 😀
Ciao ragazze/i.
Al di là degli intricatissimi meccanismi mentali per cui siamo finiti dritti dritti nella disperazione più nera massacrati dal NON essere all’ombra a mangiare serenamente anguria a gambe larghe sulla terrazza scherzando e litigando con un inossidabile e indiscutibile compagno/a di tutta la vita ……vorrei dire una cosa che magari apparirà di una banalità assurda ma che è vera.
Ci siamo cascati noi in certe situazioni, le abbiamo lasciate nascere, maturare, ingigantire, scoppiarci in faccia.
A volte le abbiamo difese con una ostinazione direttamente proporzionale alla nostra consapevolezza.
A volte siamo “cascati dal pero” perchè non abbiamo voluto cogliere, vedere tutti i segnali che l’altro non può non averci mandato (a meno che sia così infido, così perfido, così bugiardo, così voltafaccia, così bravo a mascherare emozioni, a propinare balle, a trattenersi da aver realizzato una sorta di delitto perfetto….).
La stessa forza, la stessa energia che abbiamo usato per difendere questi amori che alla fine si sono rivelati dei flop dobbiamo usarla per tirarci fuori dalla disperazione.
MAX:”Ora ho la certezza di essere stato preso per il culo per mesi e mesi e questo mi ha fatto tornare le soffernze”.
Perchè?
Tu stesso hai elencato qui un paio di situazioni in cui lei & lui si stavano comportando in modo un pò troppo intimo.
Tu sapevi già tutto. E lo sapevi mentre stavi vivendo quelle situazioni. Tu stesso hai deciso di accettarle, di darle tempo, di aspettare in penombra.
Cosa è successo di nuovo, oggi?
Nulla! Solo normalissimo calo di forze. Un normalissimo attacco di rimpianto. Un normalissimo ciuffo d’erba che ti ha fatto inciampare mentre percorrevi la tua strada.
Invece di sprecare energia in sofferenze che non sono nuove ed in acquisizione di certezze che avevi già perchè non fai qualcosa per te stesso? Qualcosa che