La fine improvvisa di un amore
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006
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Categorie: - Amore
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Ciao cara LULU, negli ultimi dieci giorni ero rimasta senza connessione… Eccomi di nuovo. 🙂
Non intervengo molto in questo periodo perché ci sono molti altri interventi che a volte non riesco nemmeno bene a seguire :-), ma vi leggo. A volte stacco un po’, ma poi torno.
D’altra parte credo di avere “elaborato il lutto” che mi riguardava, per quanto ancora abbia gli strascichi (generali, esistenziali) di quell’ultima delusione.
Superati i momenti peggiori ora che faccio? Da un po’ ho ripreso a uscire, cercando di non chiudermi in me stessa, ma… spesso… che delusione…
Dai miei ultimi (personali) sondaggi (la butto sul ridere eh!) mi risulta che:
ci si incontra per la prima volta e:
1) si fa subito sesso e arrivederci
2) si fa subito sesso e ci SI DEVE IMMEDIATAMENTE FIDANZARE
3) si fa subito sesso e come va va (di solito va per un paio di mesi)
La prima costante che noto:
SI DEVE fare SUBITO sesso, altrimenti si è visti come una specie di alieno. Mah.
La seconda costante:
Trovo queste persone incredibilmente PIENE DI ANSIA! Ma l’assurdo mi pare che mentre io sono lì bella tranquilla (magari siamo usciti solo per un caffè!), questi mi arrivano (ma chi li conosce poi?) con pretese: e facciamo qui, facciamo lì, e devi essere così e devi essere cosà. Il tutto dicendoti (magari con la bava alla bocca eheheh): ma rilassati, ma stai tranquilla, no? Mavafangul, eh…
Saluti a te LULU, LILLY e tutti.
Ciao a tutti!!!!
LUNA: “a questo punto, passami, ti prego, il tono anche per sdrammatizzare…
ma… questi due quand’è che vanno fuori dalle balle?
quante ca— di ferie hanno?
non vivono in un’altra città?”
Ohhh…. e me lo sono chiesta anche io 😀
Comunque, alla fine ci siamo giostrati tutto continuando ad uscire a gruppetti (pazienza), intanto la settimana scorsa loro due sono partiti… ed era anche ora. Non ci siamo MAI incontrati, MAI. Alè!
E devo dire che mi sono anche divertita parecchio in questi giorni!
“…io anni fa mi sono trovata in una situazione simile alla tua.
Ma ero piccolina, e ovviamente non ci sono paragoni..”
Per me è un po’ diverso (oltre logicamente alla questione età, progetti concreti di vita con lui ecc…).
Lei: mai vista e mai conosciuta in vita mia (vista una volta in foto, va be’), perchè vive nella cittadina in cui lui lavora… dall’altra parte dell’Italia. Figurati, non so neppure se sapesse della mia esistenza (certo, andando a casa da lui, avrà visto le mie foto/poster sparse per tutta casa… ehh va be’).
Gli amici… beh, amici di entrambi (intendo miei e di lui ovviamente), per motivi diversi e da una vita. Per dire, alcuni erano miei vicini di casa (e li conoscevo per questo) e allo stesso tempo erano suoi compagni di scuola ecc… col tempo il rapporto d’amicizia è diventato sempre più stretto e oggi, appunto, sono come fratelli (parlo di persone che conosco e frequento da almeno 20 anni insomma, poi per il fatto che con lui sono stata 9 anni, ci siamo frequentati sempre più assiduamente… insomma un casino).
Scappo, vado al mare 😀
NATY: ciao bellaaaaaa 🙂 🙂 🙂
La tua “sintesi” mi ha fatto sorridere, per il tuo senso dell’umorismo, non perché ci sia da ridere 😛
O forse sì? In fondo l’ironia e l’autoironia hanno una bella funzione come filtro.
Anni fa, quando lavoravo in un posto ben pieno di “scoppiati” (e pure a me capitava di scoppiare, ‘ché, son mica Buddaluna???), un grazioso agglomerato umano che sembrava uscito dal Manuale della Psichitria Criminale (ok, ora esagero :P… ma il mio capo, allora, dicendo lui stesso che era vero aggiungeva anche: “Una buona sintesi del mondo” e io gli dicevo: “Be’, insomma, mi sa che il mondo è un po’ meglio… o almeno c’è una maggiore diluizione di personaggi!!! :P), insomma, allora, a volte, di fronte a scene, appunto, da manuale, io mi estraniavo e guardavo la cosa dal punto di vista ironico.
Anni dopo, quando ho cambiato posto, una mia collega che era rimasta lì mi mandava delle email in cui raccontava le avventure quotidiane (poraccia…) descrivendole con un’ironia eccezionale.
I nomignoli che usava me li ricordo ancora, e quando me li ricordo ancora rido. anche se, obiettivamente, c’era poco da ridere.
E rideva e ride anche lei, per inciso.
Scusa, divagazioni a parte (strano, non è da me :P), visto che hai anche poco tempo:
che in giro ci sia parecchia gente ansiosa è poco ma sicuro.
gente che spesso, anche inconsapevolmente, cerca di scaricarti la sua ansia addosso. Ansia da prestazione, per esempio. Che si traduce, a volte, in aggressività. Anche aggressività imbranata, o un po’ invasiva, intendo, non padelle in faccia.
Ansia, si diceva, soprattutto nel territorio delle relazioni interpersonali di questo genere che, pare, dopo l’età puberale (ma non dovrebbe essere quella l’età difficile??????!!!!! :P) sono una faccenda un po’ complicata.
Per quanto riguarda il “sesso subito” parli con una che in questo senso (non per moralismo, intendiamoci) è l’aliena.
Ciò non vuol dire che non creda nelle esplosioni di passione, eh.
però – sono sincera – se uno mi dicesse che sono aliena perché non gliela voglio dare quando la esige lui (poco poetica, scusate) in nome del fatto che non sono “sportiva” o che mi hanno educato le Orsoline, e cose del genere,
sarei io a pensare che è un cretino, e quindi gli direi tranquillamente che posso mandargli una cartolina da Marte e bye bye.
Anche perché, certi discorsi, mi sembrano quelli del piazzista che cerca di convincerti che hai assolutamente bisogno della cosa che lui ti vuole vendere e che, se tu dici che anche no, o anche no in quel momento, ecc, non è perché sai benissimo quello che dici, ma chissà perché. Ah, sì, scusa, alieni, giusto 😉
Anche perché sesso subito o non subito secondo me (ditemi pure se vi sembro taroccata) hanno poco a che fare con la passionalità che uno/una ha. Così come anche la quantità di persone con cui uno/una ha fatto sesso.
Si può fare sesso subito (o averlo fatto con un’agenda come quella di Forzarelli) pensando alle bollette inevase.
Si può fare sesso subito perché si ha voglia di farlo subito, e allora, certo, è un’altra storia 🙂
Ok, sto dicendo delle banalità.
Ci sono storie che nascono dal sesso subito e diventano storie lunghe e importantissime, non è che quello sia il discriminante.
Attrazione di pelle fortissima? Magnifico 🙂
Però a volte, forse, le persone fanno sesso subito (a parte perché ne hanno fisicamente voglia e trovano qualcuno che le attrae)anche perché temono (a volte ho detto) l’altro tipo di intimità, quello più profondo. Altre volte perché (fidanziamoci subito) usano il sesso come chiave per arrivare a quel tipo di intimità (il classico: “con lui faccio solo palestra” mica mi farò male… mentre si cerca qualcosa in più e quindi arriva la tranvata).
Il sesso comunque implica una forma di intimità, anche quando non c’è.
Ecco perché gli stacchi bruschi o gli attaccamenti.
Il “vediamo come va” mi pare la cosa più normale.
Ma perché proprio subito? conoscersi prima un po’ meglio no? 😛
Ciao a tutte,
non vi ho dimenticate,anche se non vi ho più scritto vi leggo…non sempre purtroppo xkè il tempo in questo periodo è poco…mi sono trovata un secondo lavoro,xkè altrimenti non si mangia!!E’ un periodo duro che spero passi fretta.Ci vorrà tempo ma spero che qualcuno lassù stia guardando e che mi aiuti ad andare avanti….
Vi abbraccio tutte Mary
LUNA ciao! altro che banalità, la penso proprio come te, e grazie di aver scritto le cose che hai scritto perché, sai, queso tipo di persone a forza di ripetermi le stesse cose mi mettono un pochino (un pochino, non è che cambio il mio modo di vedere, sentire, volere le cose) a disagio. Insomma, quando da un po’ ti senti ripetere sempre le stesse frasi (scontatissime tra l’altro, quelle sì, banali) che “te la tiri”, che “siamo grandi” (embè? casomai gli impulsi un uomo di 40 anni dovrebbe saperli un po’ controllare, mica hai 15 anni, vorrei dirgli…), che “mi faccio troppi problemi” (io non mi permetterei mai di dire a uno che non conosco e che ci prova subito con me: guarda che tu hai dei problemi, hai ansia, metti ansia ecc. ecc. Eppure lo penso! eheheh) un po’ diventi irritabile, un po’ nervosa.
Sì, mi dico sempre che l’ironia, l’umorismo, meno male che li ho (posso sentirmi ed essere molto molto giù, quindi servono…): mi hanno salvato la vita, in un certo senso.
Insomma, già quando ero molto piccola guardavo mio padre che monologava con me (mi parlava dei suoi problemi: la gran parte erano, come dire, farneticazioni intorno a chissà quali torti che il mondo, o questo o quello gli avevano fatto) e pensavo, tra me e me, come se parlassi con un’altra me al di fuori di me: “Quest’uomo è pazzo”. 🙂
E questi – non tutti per fortuna – che fanno? Monologano, appunto.
Io non esisto, sono lì, bell’oggettino, per soddisfare lorsignori, eh.
Ma poi, tu vedessi, Luna, io non esisto, davvero: non una curiosità, una domanda su chi sono, cosa voglio, instaurare un dialogo su una qualunque cosa, proprio per iniziare a conoscersi. Il nulla, il nulla assoluto. Il vuoto totale. Sconfortante. A me queste persone, guarda, fanno molta tristezza. Viene voglia davvero di tornare a rinchiudersi in casa, con un bel libro. E’ solo che io sono stata tanto tempo da sola. Amo anche troppo la solitudine, anche se sono una persona socievole, e anche questo, alla lunga, non fa bene.
Quindi per ora mi sforzerò di continuare a uscire. Penserò anch’io come loro “una botta e via”. Pardon, un caffè e via. 🙂
Sono d’accordo su tutto quanto dici, anche sul concetto di passione e sul fatto che si possa fare l’amore anche subito, basta – appunto – essere in due. Pensiamo, per esempio, alla bellezza del primo bacio fra due persone. Cosa c’è di più bello? Ma perché sciupare una cosa così bella che si crea senza motivo, chissà perché, in un momento che magari potrà essere, come dire, “nell’aria”, ma non si potrà e non di dovrà mai programmare?
Si può immaginare, sognare (“ah, quanto mi piace, spero che ci baceremo!”), ma farsi un film con le scene programmate che devono seguire tutta la – LORO – precisa scaletta, è da… Persone quantomeno un pochino disturbate, via. 🙂
Certi uomini mi paiono programmati, davvero. Hanno un’intelligenza emotiva da computer: se dice SI’ e viene all’appuntamento allora SI’, le piaccio. Se dice NO a questo allora è NO a tutto. Se le piaccio ci provo, se ci sta le piaccio. Se non ci sta non le piaccio, è la fine. E’ tutta una roba così, ma in mezzo, nel frattempo, non c’è nulla. Non c’è: voglio sapere di te. Non c’è una semplice comunicazione! Questi, di te, non vogliono sapere nulla. Sospetto che non sia per “cattiveria”, ma perché non sanno nemmeno di loro stessi. 🙂
ADA: ciaoooo 😀 😀 😀
Ok, ok, ho capito il quadro, credo.
Ho degli amici fratelliferi come i tuoi, con gli stessi incastri.
La mia sorellifera (è stata con lui in totale, se non sbaglio i conti, 8 anni) non solo è sopravissuta, dopo che è finita (e ti assicuro che era un grande amore) ma oggi è pure sposata felicemente con un altro e ora aspetta un figlio 🙂
Lui, il suo ex, l’altro mio amico fratellifero, dopo una convivenza infelice con quella per cui aveva interrotto la loro relazione (la tipa era fuori come un poggiolo) adesso sta felicemente con un’altra ragazza, che peraltro prima di lui ha avuto una storia di 15 anni, mica bruscolini, con uno che l’ha lasciata per un’altra, con cui si è sposato poco dopo.
Costui, quello sopra, quando l’ha lasciata dopo 15 anni, se n’è uscito con perle come:
“dammi i soldi delle ferie che abbiamo fatto insieme. Sì, ho capito che tu ti pagavi la tua parte… ma andavamo dove volevi tu, mica dove volevo io”.
Perché ti dico ciò?
Dirai: che me frega?
Non so, forse mi faceva piacere dirti che le cose, nel tempo, si sono messe a posto.
Ora, non so se siano messe a posto anche per l’ex quindicinale della nuova ragazza del mio amico, e anche poco me ne frega.
Qualcosa mi dice però che se uno, nel momento in cui vola verso una nuova vita, invece di pensare a quella (o anche di guardare indietro e farsi delle domande, per carità) o al fatto che la sua ex stia assimilando una simile botta se ne esce con: dammi i soldi delle ferie – e pure la sua nuova compagna insiste che lei, la ex, deve restituirle quello che lui e la ex hanno comprato insieme – invece di farsi un nuovo “corredo” e pensare alla nuova vita – da un lato lui è una “bestia” e quindi è probabile che con lei, sua moglie, potrebbe un dì usare la stessa finezza e sensibilità, dall’altra, poiché chiamavano insieme al telefono la ex (che ha cambiato numero e li ha mandati a cag…) mi pare che si sono trovati e quindi che si sbranino tra loro.
Affari loro.
“dammi i soldi delle ferie che abbiamo fatto insieme. Sì, ho capito che tu ti pagavi la tua parte… ma andavamo dove volevi tu, mica dove volevo io”.
Ahahah, non ci posso credere!
Al comico (peggio) non c’è limite.
Ti prego, Luna, raccogli di tutte queste assurdità (magari con le aggiunte delle simpaticissime metafore di LILLY…), mettile insieme in un libro con un taglio – appunto – ironico et voilà, ci farai un best seller!
Venderai un milione di copie e devolverai, non dico tutti i ricavati, ma buona parte almeno, alle “vittime dei super-super-strunz…”. :-))
Infatti probabilmente lo scriverò 😉
dunque dovrei smetterla di sparare troppe battute e cose così.
Altrimenti me le brucio 😉
Naty, carissima, sai, leggendo quello che scrivi io sento suonare un campanellino d’allarme…
che è il tuo. E’ il tuo campanellino d’allarme che ti suona di fronte a questi tipi di atteggiamenti di cui parli.
Indipendentemente dal perché queste persone dicono così o colà tu percepisci un disagio quando lo fanno.
Ora, tu mi dici di essere una persona socievole, e io ti credo (anche perché lo percepisco già da ciò che mi scrivi qui) e inoltre i tuoi discorsi non sono di chi gira con un kalasnikov per il timore dei maschi. Intendo dire, mi sembrano molto logici e sensati, anche panziferamente.
Sono discorsi da:
ciò voglio io/ciò non voglio.
questo mi piace/questo non mi piace
quando uno fa così non mi sento a mio agio e c’è qualcosa (più di qualcosa) che non mi torna.
sono discorsi molto centrati.
Percepisci ansia in chi ti parla, o voglia di controllo, o comunque l’entrare, senza chiedere il permesso o comunque con la grazia di un elefante con gli anfibi chiodati, in te.
In te intesa come tutta te.
Come quello che tu senti di essere, volere, sul perché per te vuoi una cosa oppure no, perché dici un sì e perché dici un no.
In quello che senti tu.
Ti pare poco?
no, non lo è.
Tanti ci provano. No, non dico ci provano nel senso a portare a letto le persone. Intendo dire: ci provano a fare quel tipo di entrata. Lo fanno perché la vogliono (sì, la era quella cosa lì :P), lo fanno perché sono insicuri e fanno i fighi, lo fanno perché un no destabilizza loro, lo fanno perché sono solipsisti (cioè, tipo, se loro vedono una cosa in un modo tutti devono vederla uguale, oppure sono “strani”, “matti” o non sanno o non sanno quel che dicono).
Tanti ci provano.
E quando ci provano bisogna dire: no grazie.
Perché quelli che ci provano, che siano pericolosi o meno, comunque stressano.
E adeguarti a chi ti suona stonato non giova mai.
perché ci si può confrontare, si possono mettere sul piatto le opinioni, ma una frase come “ti fai troppi problemi” a me sta altamente sulle palle.
Mi sembra il gesso sulla lavagna, agh!
Ora, se una mia amica viene da me e mi dice, mentre io son là che mi faccio un ping pong di pensieri su una cosa che in realtà è semplice, o, per esempio, sul fatto che magari sono stata involontariamente scortese con Tizia, perché sa che io mi faccio molti scrupoli in tal senso, e mi dice: “non farti tanti problemi” con un sorriso, io so che non è l’elefante. Non sta negando quello che sento io, o la mia visione del mondo. Nè sindaca sulle mie decisioni.
Non mi sta dicendo: “sei scema? ma che pare ti fai?”. Non mi sta dicendo che mi faccio “le pare”. In realtà mi sta abbracciando, non escludendo me da lei o me persino da me stessa. Sta sdrammatizzando.
Ma chissà perché, molto spesso, quando le persone ti dicono “che pare ti fai?” primo tu ti rendi conto che la tua non è assolutamente una “para”, ma solo una cosa che senti e pensi tu, e che magari non ti dà nessunissimo problema, secondo che non ha capito (o non vuole capire, o non gli interessa) una mazza di quello che stai dicendo e del perché lo dici.
Tempo fa ho detto di no ad una cosa, assolutamente in modo sereno, ponderato e panzifero, e una (a cui tra l’altro non cambiava na mazza che io dicessi sì o no, ma lei non avrebbe detto no e quindi per lei era inconcepibile come concetto) mi ha detto: tu ti fai troppe pare.
Quando le pare non centravano un tubo. E, mi permetto di dire, fossero pure pare magari se me le fossi fatta per me non erano troppe erano quelle che erano…
Sta filippica per dirti che, per come la vedo io (ma non sono solipsista 😉 quindi puoi vederla in modo anche opposto 😉 io ti direi:
Fatti anche una botta e via se ti va, ma fatti una botta e via con chi non ti fa sentire a disagio e non ti dà quelle sensazioni negative che dici… E diffida da chi vede solo se stesso.
Bacini
Ciao LUNA 🙂
Sai, io sono cresciuta con dei fratelli maschi, sono stata sempre molto a contatto con i maschi, da piccola giocavo e stavo sempre con loro, potrei dire che prima di diventare femmina sono stata maschio, quindi i maschi un poco li conosco, non sono un “universo sconosciuto”, per me.
A differenza, mi pare, della maggioranza che dice che “siamo due universi diversi”, mi sono sempre posta con un: ma no, siamo uguali, non vedevo tutta questa gran differenza.
Insomma, siamo esseri umani, con caratteristiche (entrambi) maschili e femminili.
Negli anni successivi all’infanzia, e tutt’ora, ho sempre avuto amicizie anche maschili, rapporti molto speciali e belli, fortunatamente!
Nella “sintesi” di sopra, in fondo (non si dovrebbe mai generalizzare e io cerco di non farlo) parlo di “certi uomini”: quelli con cui fino ad ora non è che avessi gran che a che fare, fortunatamente!
Quello che voglio dire è che forse sono “abituata male”: sono abituata a conoscere le persone in maniera rilassata e le cose, per me, devono accadere in maniera – anche appassionata certo – naturale, non forzata. Per me quando le cose “funzionano”, accade tutto così semplicemente!
Queste “scalette”, questi passaggi (che percepisco nella testa dell’altro dal suo modo di fare e di rapportarsi) quasi meccanici, stereotipati, sono strani, mi mettono a disagio. E non nego, proprio per nulla, che ci siano molto, moltissimo, anche nelle donne. Lo vedo.
Un mese fa ho conosciuto un uomo stupendo, per esempio, purtroppo non possiamo stare insieme, ma con ciò abbiamo fatto l’alba a parlare e ora ci siamo l’uno per l’altro. So che posso contare su di lui e lui sa che può contare su di me. Eppure lo conosco da poco tempo, ma perché ciò è accaduto? Perché tra noi c’è stata “intimità”, dei momenti molto intensi. A me, davanti a lui, per dirti, sono scese le lacrime, mentre mi raccontava cose tragiche che ha vissuto. Avrei voluto, in un momento, non so, cancellare le sofferenze che aveva avuto.
Empatia si chiama. Tu sai cos’è, LUNA. Quando c’è, dopo è difficile farne a meno. E quando uno, che conosci appena, prova a baciarti, ti mette le mani addosso, vedi che non ti chiede nulla di te e non ti dice nulla di sé, vedi la “differenza”: vedi l’abisso.
La distanza è un abisso.
Io voglio continuare a chiamarla distanza fra esseri umani, non tra uomo e donna.
Cara LUNA, ti mando un abbraccio…
NATY: 🙂 ricambio l’abbraccio 🙂
e 🙂 per il tuo post.
Sei abituata bene, e com’è giusto che sia, non male 😉
@Io voglio continuare a chiamarla distanza fra esseri umani, non tra uomo e donna.
Sono d’accordo.
Ho la stessa esperienza che hai tu con l’amicizia maschile e infatti quando qualcuno mi dice che l’amicizia tra uomo e donna non esiste penso che nella mia esperienza, per quanto mi riguarda, invece esiste.
Il discriminante è se parliamo di amicizia o no, non tra i sessi.
Se parliamo di voler bene a qualcuno o di un desiderio che ti fa avvicinare ma che crea anche tutta una serie di dinamiche per cui, se sotto non c’è un’empatia più profonda, un affetto più profondo che va al di là, non può trasformarsi in amicizia o comunque quel canale non c’è, non scatta, non è possibile. Può essere anche che sia la passione a non permettere che si trasformi in amicizia, può essere che semplicemente la cosa non possa avere un seguito affettivo di tipo amichevole per tutta una serie di ragioni, ma intendo dire che anche queste sono cose che nascono, muoiono, continuano con una loro spontaneità.
Il dialogo con un’amica o un amico è uguale?
per certi versi sì, per altri anche no, ma se ci sono delle differenze sono differenze che completano, arricchiscono, in modo spontaneo. Non solo un limite, intendo. Non le ho mai vissute come un limite. Neanche quando avevo 12 anni. Il fatto di avere avuto amici maschi mi ha arricchita.
Anche proprio perché anche insieme a quei maschi sono cresciuta.
@Sono abituata a conoscere le persone in maniera rilassata e le cose, per me, devono accadere in maniera – anche appassionata certo – naturale, non forzata. Per me quando le cose “funzionano”, accade tutto così semplicemente!
Idem!
Quando avevo circa 20 anni una notte sono rimasta chiusa fuori casa.
Avevo deciso di dormire in auto. Altro non potevo fare. Non avevo intenzione suonare il campanello di notte alla gente, che mi avrebbe aperto la porta di sicuro, ma insomma…
Mi offre ospitalità un ragazzo del mio rione, un po’ più grande di me, che viveva già da solo.
Ora, so che queste, soprattutto al giorno d’oggi, sembrano le premesse per uno stupro pure con commenti stile “è anche colpa di lei, perché è stata incosciente e se l’è cercata”.
In realtà per come lo conoscevo io, anche se non avevamo mai mangiato pastasciutta insieme, lui mi pareva una brava persona.
E non aveva tutti i torti a dirmi che dormire in auto non era una felice idea.
“Almeno vieni a dormire in auto nel mio parcheggio!” mi ha detto.
Alla fine invece ho dormito a casa sua, sul divano. Lui insisteva che voleva dare a me il letto e lui prendersi il divano, ma io non ne avevo voluto sapere. Mi ha cucinato la cena, abbiamo chiacchierato, e poi come fosse stato mio cugino mi ha chiesto a che ora volevo la sveglia ed è andato a dormire. Io non ho chiuso occhio granché, però di fatto a distanza di anni ricordo quell’episodio con affetto. Al mattino ci siamo bevuti un caffé, gli ho detto grazie, lui ha detto “figurati? di che?” e ciao ciao.
Il giorno dopo quando ho detto dove avevo dormito mi son sentita dire:
“Non posso crederci che non ci abbia provato. Con la nomea che ha, poi!”.
Bè, con me non ci ha provato, manco un po’. E’ stato semplicemente gentile. E non ero racchia.
Al di là del fatto che io potessi non piacergli per niente, forse semplicemente lui non era una bestia, nè un cafone, nè uno che doveva provarci per dimostrare qualcosa a se stesso, nè che pensava che io mi aspettassi che lui dovesse provarci. O che ha capito comunque che non era assolutamente il caso di farlo.
Quindi in ogni caso una persona intelligente.
E onestamente tutte le volte che l’ho incontrato in questi anni, nonostante la sua nomea sia sempre la stessa, io ho chiacchierato con lui come ho chiacchierato quella sera lì.
In assoluto relax.
E non ci ha mai provato. Anche se pare che non mi consideri una racchia.
Ciao LUNA! 🙂
Un gentiluomo è stato. Di più, perché ti ha protetto.
A me è capitato di dormire con amici, qualche volta. Non c’era posto e si è dormito nella stessa stanza come fratelli: non ci vedo nulla di male. Credo che – a volte – è a partire dall’infanzia che si crea, più che altro per cultura, la “distanza” tra uomo e donna. Quella distanza che, in realtà, non c’è.
Mi è capitato, ti dicevo. Ho ospitato io quando qualche amico aveva bisogno (tipo capitava nella città dove ero io e si risparmiava albergo e cena, e comunque era in compagnia di una persona con cui aveva un affetto, invece di stare solo in una camera d’albergo o in un ristorante), come sono stata ospitata io quando ho avuto bisogno.
Due volte, due amici diversi, per traslocare da una città, a causa di mie difficoltà (non avevo soldi ed ero senza mezzo) sono venuti da me e mi hanno aiutata. Per esempio: non ho chiesto aiuto a un fratello: sapevo che non è una persona disponibile, perciò col tempo non c’è più “rapporto”, nel senso che lo evito e non gli chiedo mai niente.
Per me l’amicizia è un po’ come l’amore. Con amici, amiche, anche se non ti vedi da tanto tempo, so che se avessi bisogno, se stessi male, potrei contare su di loro. E come con l’amore, non bisogna – secondo me – mai abusare della disponibilità del prossimo.
Credo che i miei amici sanno che se chiedo qualcosa, significa che sono veramente in difficoltà, perciò quando chiedo rispondono.
Una volta, un mio caro amico, era stato lasciato dalla fidanzata, era disperato. Mi chiamava tutti i giorni e tutti i giorni ci vedevamo: pareva che non vivesse più senza me, sembravo la sostituta della sua fidanzata 🙂
Ora sono passati anni, e fortunatamente loro due sono di nuovo e sempre insieme. 🙂
Ciaooo a tutte!!!!
Dopo circa due mesi finalmente mi riconnetto!!Come state?
Questi ultimi giorni sono stati più difficili del solito…mi convinco sempre di più di non essere “normale”…sono come i gamberi..appena penso di aver fatto un passo avanti in realtà mi ritrovo indietro di altri dieci!!
Sono consapevole che la soluzione sia in me ma non riesco ad uscire da questo stato di dolore e tristezza.Sebbene sia passato molto tempo perchè cavolo sto male nel vedere il mio ex che mi passa dinanzi casa con moglie e figlioletto a seguito?Per giunta dinanzi il portone sebbene non ci sia ragion d’ essere di passarmi proprio dinanzi!!!
La sua presenza a 200 metri da casa mia mi sta logorando….qualcuno potrebbe suggerirmi di andar via ma fuggire da cosa?Nella vita mi hanno insegnato ad andare verso qualcosa!!La sua presenza a due passi da me la vedo come una beffa, forse è questo che non riesco ancora a digerire.Lo so che non eravamo sposati ma dopo otto anni insieme si può essere così insensibili!!!Ok l’ amore può finire ma perchè presentarmi un conto così alto??
Scusatemi per lo sfogo.
Un abbraccio a tutte
Scusatemi per lo sfogo
Ciao Giusy,
io ho la fortuna di non incontrare mai i miei ex. Molti anni fa incontrai il mio primo grande amore e ci sono stata male una settimana… Eppure la decisione di lasciarci (anche per lui era finita, ma non aveva il coraggio di rompere) la presi io… Questo per dirti che immagino che debba essere veramente dura, è umano quello che provi, vedere il tuo ex con una nuova compagna e un figlio. E’ dura e non so cosa dirti, forse solo (anche di fronte oramai a una nuova compagna sua, a un figlio), che dovresti provare a iniziare a pensare alla tua di vita. Una nuova vita. Esci, distraiti, fatti nuovi amici, questo solo mi viene da dirti. Poi è chiaro che ognuno ha i suoi tempi per “elaborare il lutto”… Un piccolo passo alla volta.
Ciao Giusi. Non so se inconsciamente ho adottato la filosofia del “trovare una giustificazione SI a tutti i momenti NO” ma, opinione mia, credo che i momenti tira & molla non siano altro che il riflesso di quanto siamo state vere e sincere durante una storia.
Lo so il momento del passo indietro è doloroso. Doloroso come una chiappata per terra.
Ma non credo proprio che cambierei il dolore dell’aver provato un qualcosa con l’anestesia del non sentire più nulla.
Spesso gironzolo per i cimiteri, tra le vecchie tombe. Guardo le foto di gente morta sessanta, settanta, ottant’anni fa e cerco di pensare a tutte le cose che hanno vissuto, che hanno provato, che hanno pensato, sognato, sperato e che sono andate perse insieme a loro e insieme alle persone che le hanno conosciute.
E’ come se volessi regalargli ancora un’opportunità di dire “io sono stato qui e ho vissuto così”.
E’ vero! Non li ho conosciuti, non posso sapere la storia, i loro pensieri, qualcosa della loro vita.
Mi limito a vestirli con le immagini che nascono nella mia mente guardando i loro occhi, i loro vestiti, le loro espressioni.
Sarebbe assurdo che non facessi lo stesso con me stessa. Sarebbe assurdo che seppellissi per sempre il mio vissuto passato nell’idea di poter vivere meglio il presente ed il futuro.
Ogni tanto torno indietro, mi guardo come se guardassi un’altra persona ed assisto alla mia storia.
A volte piango come quando si guarda un film romantico in tv. A volte mi incazzo. A volte mi deprimo. A volte il male sembra troppo, la soglia di sopportabilità del dolore diventa inesistente. Ma se non provassi nulla proverei un male ancora maggiore. Quel nulla renderebbe inutili anni di vita. Quel nulla si trascinerebbe in un buco nero troppi momenti troppo importanti. Momenti che mi hanno “modellato” nel tempo, mi hanno costruito, mi hanno fatto diventare come sono.
E non ha importanza se l’opera di “modellamento” ha prodotto un buon o pessimo o mediocre risultato.
Qualsiasi cosa siamo o siamo diventate/i dobbiamo in ogni caso tutelarci.Se diventiamo insofferenti nel buco nero ci finiamo anche noi…
Luna in un post ha detto una sacrosanta, semplice verità.
A volte le strade si dividono. Senza un perché, senza ragione.
A volte la necessità dell’addio è reciproco. A volte no. A volte solo uno soffre, a volte uno soffre più dell’altro.
Sarebbe meglio non capitasse. Ovvio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma quando capita dobbiamo sforzarci di dare un perché al dolore. Un perché che non lo renda inutile e che ci dia qualcosa di buono oltre all’ineliminabile sofferenza.
Ci sono cose che capitano anche se smanettiamo come dannati per non farle accadere. Perdere la persona che si ama è una di queste. Soffrire perché è capitato pure.
E allora guardiamo dentro alle cose. Cerchiamo il lato buono perché, cavolo cavolastro cavolone , c’è!!!! Ben nascosto ma c’è.
E se non c’è inventiamocelo. Come una favola. Come un qualcosa che tenga noi stesse al riparo della rigidità, dall’indifferenza, in attesa che capiti qualcosa di buono……
Occhio!Non mi sono rincogl…..non è che che mi sono bevuta il cervello e scambio un calcione nel cu per una carezza……
Mi sono semplicemente resa conto che il male fa meno male quando dovendolo subire e sopportare lo si guarda da più prospettive.
Ciao Naty, Luna, Lulu, Giusy, Tina, Mary e tuttituttitutti.
“Mi sono semplicemente resa conto che il male fa meno male quando dovendolo subire e sopportare lo si guarda da più prospettive”.
Ciao LILLY! Questa tua frase mi piace molto, perché è vera e dà una speranza. Sempre dovremmo guardare le cose da più prospettive e, anche se è difficile, pensare per esempio: non capisco perché mi ha lasciato. Se mi ha lasciato una ragione ci sarà, anche se io non la conosco (e sarebbe stato meglio conoscerla, almeno). Spesse volte, infatti, chi è innamorato (e abbandonato) la “ragione”, la spiegazione, dall’altro l’ha avuta, ma non vuole ascoltarla e accettarla…
Sforzarsi di mettersi nei panni dell’altro (anche in generale, intendo) e/o anche dirsi – quando non si capisce – persino va be’, rinuncio a capire, può aiutare molto.
Ciao belle :DDDD
Giusy: @qualcuno potrebbe suggerirmi di andar via ma fuggire da cosa? Nella vita mi hanno insegnato ad andare verso qualcosa!
Cara Giusy, io dico spesso che le parole sono importanti. Sono importanti perché spesso il modo in cui ci diciamo le cose fa la differenza. Non è solo un modo in cui esprimiamo il nostro sentire ma è anche un messaggio che ci diamo.
L’altro giorno si parlava con una mia amica della sua situazione lavorativa, del suo periodo di crisi a riguardo etc, in una serata in cui abbiamo mangiato, riso, ascoltato musica e anche parlato di questa cosa che ovviamente le stava molto a cuore.
Alla fine della serata lei parlava della stessa cosa, i fatti erano uguali, ma le parole erano diverse.
Aveva iniziato sentendosi succube di una situazione, alla fine della serata il suo atteggiamento era diverso.
E alle volte l’atteggiamento parte anche dalle parole.
La sua situazione lavorativa è complessa e a te non servirebbe neanche l’esempio concreto, quindi ti risparmio i particolari. Ciò che mi interessava evidenziare è che uno dei punti era: in sostanza se all’inizio il suo restare sul posto di lavoro era una resa e andarsene era una fuga, alla fine il suo restare era “una scelta finché va bene anche a me per questo e quest’altro motivo” e andarsene era una scelta per questo e quest’altro motivo. E meno bloccata nel passato, che la fa incazzare, o in un presente non del tutto soddisfacente, ma più proiettata verso il futuro e in un presente “potenziale” lei stava molto meglio e aveva più carica. Perché l’energia non girava in tondo.
Ad un certo punto quando mi ha detto: “vuoi sapere quanti soldi mi deve quello stronzo?” io ho detto no.
“Cioè – le ho detto – se ti fa bene dirmelo dimmelo, ti ascolto. Ma tu sai quanti soldi ti deve quello stronzo. E mi chiedo, ripetertelo ancora una volta ti fa stare meglio?”.
“In effetti no – mi ha detto – me lo ripeto continuamente e non mi fa stare meglio, dirlo mi stressa e basta”.
Perché ti dico ciò? (giustamente forse dirai: a me pare che non centri una cippa)
Perché tutto quello che provi rispetto alla situazione è assolutamente normale, e appunto ciascuno ha i suoi tempi di rielaborazione e sente dentro di sè cosa lo aiuta nella rielaborazione e cosa invece gira il coltello nella piaga, e queste sono cose che uno trova dentro di sè, anche per tentativi, non fuori, anche se il fuori spesso può essere un confronto con gli altri (in senso positivo, si intende, come stimolo) o un suggerimento di chi ci sta passando o ci è già passato.
Il dolore è quello che è, la delusione produce dolore, e non è che uno si mette davanti allo specchio e si dice: non fa male, non fa male! e il dolore passa.
Ma il punto è che alle volte ci incastriamo noi stessi nel dolore, oltre a provarlo. Sembra la stessa cosa, ma non lo è.
Quello che possiamo fare, per esempio, è arieggiare. Dare aria alla mente, prima di tutto. Liberarla un po’ dalle tante parole che usiamo anche per definire noi stessi rispetto ad una situazione.
Parole che ci fanno, per esempio, sentire non protagonisti, ma succubi. Arieggiare non è anestetizzare. E’ un incontro, spesso con il nuovo, che sta dentro di sè, a volte anche con il “vecchio”, messo fa parte dal dolore.
Come si fa ad arieggiare? Ognuno sa per sè. Cammini con dolore nel petto e nel frattempo arieggi.
Io non ti suggerisco di andartene da lì, ma provo a girarti la questione così: se domani Giusy decide che a lei va bene restare, resta, e non è che non accetta una fuga. Valuta che per lei va bene così. Comunque va verso qualcosa: se stessa. Se Giusy domani decide che vuole andarsene, perché le va bene così, non fugge. Va incontro alla se stessa che sente che è meglio andarsene da un’altra parte.
Forse non riesco a spiegarmi, ma quando sento la parola “fuga” quando si tratta di ascoltarsi mi viene da dire: la parola è incontro, con sè. Fuggire, inteso come “spostarsi da” non è mai una resa. E’ consapevolezza dei propri bisogn
Io sono appena “fuggito” ho lasciato la mia casa ove sono i miei ricordi, appena 5 anni l’avevamo comperata, arredata come ci piaceva e voluta fortemente, dopo 23 anni di rapporto con lei (oggi ho 40 anni) e di assoluta fedeltà e rispetto nei suoi confronti ho dovuto farlo.
Sono mesi che lei mi teneva in una attesa logorante, dicendomi che non sapeva più cosa provava per me, che non aveva voglia di fare l’amore con me, che non voleva buttare via 23 anni della sua vita, ma in questi mesi mai un cenno o tentativo di riprovare ad amarmi, sono stato via di casa più volta per qualche giorno sperando di mancargli ma niente, non le mancavo prorpio, però continuava a dirmi che non sapeva cosa fare, poi a luglio se ne andata per un mese in affitto da sola cercando le risposte, ma l’altro giorno alla mia domanda se aveva capito mi rispose ancora no.
Io non ero più dipsosto a vivere con lei in quella casa, lei sta per tronare a casa, come è possibile vivere con una donna che ancora ami e diesideri quando questa vive dentro una sfera di cristallo, dove tu puoi solo guardarla ma non toccarla.
Quindi ho deciso di andarme io, ora vivo da qualche giorno in un appartamento in affitto, ma è dura, molto dura, nel frattempo lei non si è più fatta sentire, neanche per chiedermi come va.
Che dolore, che tristezza, che delusione che ho dentro, ma devo tenere duro la vita è un bene prezioso e non è giusto buttarlo via per una donna che al improvviso a smesso di amarti.
Non un litigata non un segnale e un bel giorno lei ti dice non so più se ti amo, assurdo ma terribilmente reale, io amo e ho amato con tutto me stesso e ora soffro per questo.
Avrei tante altrea cose da dirvi alle quali in questi mesi ho dovuto reagire, mi sono sentito umiliare mortificare e preso in giro ma credo che sia una cosa comune a tutti quando un amore finisce, gli ho dato tutto compreso gli ultimi mesi della vita di dolore e soffernze ma non è servito a nulla.
pazienza cercherò di ricostruirmi un vita
Salve a tutti. Vi racconto brevemente la mia storia.
4 anni fa ho conosciuto la mia ragazza lei aveva 19 io 21. Ci siamo innamorati, siamo diventati amici, eravamo un tutt’uno…fino a 2 mesi fa. Le cose andavano male da qualche tempo, lei diceva di sentirsi troppo dipendente da me, ma cmq diceva di amarmi, stava sempre male. Poi 2 mesi fa (dopo aver trovato lavoro guardacaso) mi ha detto che era meglio prenderci una pausa. Io sapevo cosa stava succedendo ed ho preferito lasciarci. Io la amo ancora da impazzire, l’ho sentita ieri dopo 3 settimane che non ci sentivamo e mi sembrava un altra persona. Non aveva mai avuto il coraggio di dirmi “non ti amo più” ieri l’ha avuto. Ho scoperto che mi dice pure bugie, cosa che prima non faceva mai, era sincerissima, così come me. Ho passato il secondo mese decentemente, ma adesso sto da schifo non so perchè. Ieri le ho fatto capire che sono andato a letto con un altra (cosa non vera) lei non ha quasi fatto una piega…come cambiano le cose, 2 mesi fa si sarebbe uccisa. Io sono stato sempre sincero, rispettoso, educato e disponibile, ho fatto di tutto per lei, anche litigare con i suoi genitori x noi 2. alla fine penso che il problema è che lei con me è cresciuta tanto, mi somiglia infatti, non si è fatta una sua personalità. Questa cosa le è pesata molto, infatti credo che il suo non sia stato vero amore, ma una forte infatuazione (per lei era la prima esperienza). Io darei la mia vita per lei, anche adesso…e ieri sera gliel’ho detto. Ha eliminato tutto delle mie cose, senza scrupoli, vuole andare avanti. So che queste cose possono capitare, ma non me lo sarei mai aspettato da lei. Grazia, sappi che ti amo tantissimo, ma sei stata tu ad allontanarmi dalla tua vita, magari un giorno te ne pentirai, ma io non sarò più qui per te.