La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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Data di pubblicazione: 22 Marzo 2006.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
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CATI: grazie a te per la condivisione.
è anche esperienza personale, anche se tutte le esperienze sono diverse, pure se possono avere dei punti in comune, e quindi bisogna anche stare attenti alla “proiezione” quando si ascolta una storia altrui.
@Quando mi lasciò mi disse che non mi aveva parlato dei suoi problemi perchè non voleva che io cambiassi solo per questo, avrei rischiato di diventare la caricatura di me stessa. Si era limitato a mandarmi indizi che ovviamente non ho colto.
Non parlare dei propri problemi perché non si vuole che l’altro cambi solo per questo…
caricatura di te stessa…
e perché invece attraverso il cogliere degli indizi saresti cambiata in modo più vero?
la mia non è una domanda provocatoria o ironica, è proprio una domanda.
penso di avere capito il concetto, cioè: se ti domando di venire a trovarmi e di rinunciare alla partita di pallone perché sto male può darsi che tu verrai controvoglia e fingerai di stare bene dove stai, ma continuerai a pensare alla partita di pallone…
mentre se scatta in te, senza che io dica, il fatto di venire a trovarmi, perché sai cogliere gli indizi, io vedrò in questa tua empatia/scelta un’altra cosa…
ma è davvero così? non aiutiamo di più gli altri a comprenderci e ad avere una maggiore gamma di iniziativa essendo diretti?
in realtò molto spesso, temo, queste sono le fregature della non comunicazione, anche in cose molto più banali…
come una mia amica che si lamenta che il marito non aiuta in casa, ed è verissimo che lui se può evita e si adagia sul fatto che lei tanto fa (d’altra parte se l’è scelto uno così, non è una critica, ma è vero… almeno da questo punto di vista non credo che lui si sia presentato diversamente sin dall’inizio) ma i momenti peggiori di frustrazione per lei sono quando lei entra nella modalità: no che non gli dico di portare le immondizie o di darmi una mano perché anch’io sono stanca. Non voglio che lo faccia perché glielo dico, voglio che se ne accorga da solo…
perché abbiamo bisogno che gli altri si accorgano da soli di qualcosa quando dirlo magari porterebbe allo stesso risultato (anche nullo, certo) ma essere diretti ci toglierebbe della frustrazione?
cosa ti stava chiedendo veramente lui quando voleva che te ne accorgessi da sola? cosa temeva realmente? a cosa gli serviva non dirtelo? bada, Cati, non sto facendo un processo a lui, e immagino anche che in quel “caricatura di te stessa se…” potesse esserci
forse qualcosa, nelle vostre dinamiche di coppia, negli atteggiamenti, che io ovviamente non so…
però quello che intendo dire è che, come già dicevo, varie sono le ragioni per cui possiamo decidere di non esprimerci o non riuscire a farlo, tra cui anche il fatto di non essere ben consapevoli, per primi noi, del nostro sentire, ecc.
però continuo a pensare che, se è vero che ci sono delle cose di noi che non possiamo snaturare, e che il cambiamento viene sempre da dentro, anche quando la sollecitazione è esterna, e che tra due persone possono esserci compatibilità o incompatibilità invalicabili, che l’altro possa leggerci dentro completamente come con una radiografia se non siamo diretti, anche se ci conosce, sia utopia. possiamo dire ad un’altra persone le cose centomila volte e può non prendere atto e perseverare etcc ma di rimando solo dicendo all’altro cosa sentiamo e vogliamo possiamo permettergli anche di capire qual è il nostro punto di vista…
poi, quando si tratta di cambiamenti, anche di investimento di energie, le cose certo si fanno più complicate, perché chi investe le energie nel lavoro magari cerca l’empatia dell’altro rispetto al proprio sacrificio e il proprio cercare di tenere comunque tutto “sotto controllo” e l’altro soffre di una mancanza di centralità per esempio, e allora può accadere che il disagio non verbalizzato (perché a volte non completamente decodificato) si esprima anche in piccole rivalse, dispetti, anche inconsapevoli, che si proietti la frustrazione su questioni/litigi schermo. Che si inneschino delle reazioni a catena… Così come nella coppia si verificano anche intersecazioni tra il desiderio di fusione e di autonomia, nel gioco della vicinanza e della distanza…
mah, discorso complicato…
tornando all’oggi, scusa, Cati:
la persona equilibrata… è un ideale astratto o qualcosa di realistico? perché c’è una differenza tra uscire da sè e pensare a come dovrebbe comportarsi ics ipsilon equilibrata da manuale o guardare un proprio… equilibrio su misura. credo di avere capito: in questo momento ti guardi e non ti piaci, rispetto alla situazione? Perché?
e non capisco bene la questione del silenzio: lui ti ha cercata e tu ti sei negata? o neppure lui ti cerca ma tu ti domandi se sia il caso di fare il primo passo? lui ti ha lasciato margini di apertura o no? comunque vorresti tentare di buttare giù il muro?
al momento attuale le cose come stanno?
vi posto questo, andate a leggerlo
http://www.ben-essere.net/index.asp?c_articolo=44
TERESA
ma ti piacciono proprio le portate in faccia? 🙂
dai, sò che cè la puoi fare a non sentirlo. Peggio di così, si arriva solo a toccare il fondo e quando lo si è toccato per bene, allora forse….si dice stop.
Un abbraccio affettuoso
Condivido quello che mi dici, grazie ancora. Riesci a esplicitare ciò che penso ma non riesco a tirare fuori.
Sono più di 2 mesi che non ci sentiamo. L’ultima volta, dopo circa 1 mese di silenzio (raro per me poichè di tanto in tanto ci sentivamo, ma volutamente cercato), è stato lui a mandarmi un sms scrivendomi che si era appena accorto che gli avevano disabilitato la sua sim personale e che se avessi voluto farmi sentire aveva comunque l’altro numero (di lavoro, che in ogni caso avevo già). Gli ho risposto dopo molte ore, propositamente. Dopo, però, gli ho chiesto sempre per sms se veniva giù per qualche bagno, visto che un pò di tempo prima mi aveva detto di voler venire per qualche giorno. Lui mi ha risposto che non sapeva perchè molto impegnato. Poi più nulla.
Ciò che non capisco è che da quando mi ha lasciato ha tagliato i ponti con tutti, amici e vecchi colleghi (la disabilitazione del numero personale ne è la prova, scende una volta l’anno per trovare gli anziani genitori e i fratelli anche se la distanza non è abissale (circa 3 ore di macchina) e mi ha detto che li sente ogni 15 giorni.
Mi chiedi se lascia uno spiraglio: diciamo di sì. Mi ha detto (dopo mia immensa fatica) che io non c’entro nulla ma è un suo problema che solo il lavoro gli consente di superare perchè lo aiuta a non pensare e lo gasa sempre più. Un ex collega pensa che sia drogato di adrenalina. So che non ha una vita regolare, vive nel posto di lavoro pur avendo una sua casa in affitto (ci andò solo quando io andai da lui), sta giorni interi fuori senza distinguere il giorno dalla notte. Mi disse anche che non sapeva se gli sarebbe durato tutta la vita o no e che al momento non era in grado di darmi punti fermi. Quelle rarissime volte in cui ci vediamo, però, anche se non sollecitato da me, mi lascia dicendomi che a breve ci potremmo rivedere per qualche giono, ma poi non lo fa.
Temo che se non lo sentissi cadrebbe la flebile speranza di una riconciliazione perchè dopo la separazione, allora, riprendemmo la nostra relazione perchè mi sono fatta sentire io dopo 4 mesi e lui mi confessò che aveva tenuto le chiavi della nostra casa sempre con sè. Per ultimo, poi vado a lavoro, vorrei specificare che ha lasciato tantissimi suoi vestiti e libri nella nostra vecchia casa pur sapendo che la mantengo senza abitarci. Un forte abbraccio
CATI:
difficile risponderti (non che sia mai facile tentare di rispondere quando si parla con le persone di cose così importanti e personali).
Quello che racconti è ovviamente anche un mix di cose che lui dice/non dice e manifesta/non manifesta e dell’interpretazione che ne danno gli altri.
A leggere di sicuro traspare: sta vivendo una fase particolare (che scoperta, mi dirai).
se questa sia una fase positiva o negativa, nel suo caos (apparente, o comunque nel suo aver cambiato abitudini), chi può stabilirlo, da fuori?
Sarebbe facile (intendo dire semplicistico) dire: è depresso?
ma a parte che è una parola grossa, anche se lo fosse, o semplicemente stesse in equilibrio come sa e vuole, o cercasse se stesso come sa o vuole, non possiamo entrare nella vita degli altri se non ci fanno entrare. Perché ha avuto bisogno di quello che tu ci racconti come un distacco globale?
Può dirlo solo lui o non dirlo.
Di certo, come lui stesso mi pare abbia detto, la questione è molto sua, prima ancora che di coppia.
Ha tenuto il filo con te, da quello che dici, quale sia la natura di questo filo non posso ovviamente saperlo. Ha tenuto un filo, pare, di cui ora sente il bisogno di tenere le vicinanze e le distanze, forse come mai prima d’ora. E non solo con te, ma con una serie di cose, persone e situazioni.
Se avesse voluto staccare da tutto, probabilmente, non avresti neanche un numero di telefono dove cercarlo.
Perché io credo che gli esseri umani siano bravissimi a non farsi trovare per nulla quando non vogliono proprio farsi trovare.
Però quale sia il senso di tenere questo filo ovviamente io non posso saperlo. Forse non lo sa neppure lui, e non lo sai neppure tu, figurati che posso saperne io :O
Quello che potrei consigliarti (così, a panza, e ovviamente anche potendo sbagliarmi di grosso) da quello che leggo è:
se è quello che senti di voler fare prova ad avvicinarti con calma, con delicatezza, prova a lasciargli lo spazio (senza grandi discorsi e grandi domande) per dirti cosa sente lui, indipendentemente da voi, cosa sente per sè. se davvero ha una crisi personale forse in quello spazio libero sarà in grado di dirti quello che sente o che crede di sentire. In generale, e fermo restando che, però, potrebbe anche dirti cose che non ti piaceranno, perché non necessariamente saranno cose che parlano di un riavvicinamento.
quello che racconti, di come vive la sua vita ora, sembra un mix tra uno stato d’animo di disagio espresso (ma non sempre il disagio è un fatto negativo, a volte è uno spazio libero di cui abbiamo bisogno per ritrovare la nostra pace e le nostre priorità) e il bisogno di vivere per se stesso, mettendo al centro se stesso e le sue priorità.
Quando ci droghiamo in eccesso di qualcosa, lavoro, amore, quel che è una ragione c’è. Ma non sempre abbiamo voglia di andare a scoprire cos’è.
Se tu ti ascolti con sincerità pensi che lui ti abbia lanciato un s.o.s o che invece ti abbia chiesto di lasciargli lo spazio, al di là di cosa tu desideri?
Se è quello che senti io credo che sia giusto che tu provi ad esprimere la tua vicinanza, a dirgli che se vuole ci sei.
Perché mi sembra che sia un tuo bisogno.
e di comunicargli che (ma se davvero è stato così in passato) oggi sei capace, di più, rispetto a ieri, di non mettere al centro solo te, i tuoi bisogni e i tuoi desideri. Io non c’ero, Cati, questo mi sembra è ciò che tu hai raccontato di te, il fatto di pensare che forse in passato sei stata più egoista nel rapporto a due?
Il tuo bisogno di mettere le tue carte in tavola non mi sembra, a leggere, insano, anche per quel discorso sulla mancanza di una vera comunicazione diretta che vi ha affaticato entrambi.
Quindi io credo che mettere le tue carte in tavola possa essere comunque liberatorio per te.
Ma ricordando che dall’altra parte puoi trovare una volontà/capacità di incontro come no. E ricordandoti comunque di spostarti da atteggiamenti che al caso possono minare il tuo di equilibrio, se si presentassero.
Che i vostri piani emotivi possono essere molto diversi, e anche l’idea che avete di cosa sia meglio per ciascuno di voi.
In sostanza, quello che voglio dire è:
in questo momento non siete più insieme, avete due vite disgiunte. ciascuno della sua può fare ciò che vuole.
anche tu. il vostro rapporto di adesso è un altro rispetto a prima, anche se il vissuto comune c’è ed è vostro.
ma non reprimere un tentativo di comunicazione se senti il bisogno di esprimerlo, perché in questo momento, in cui ti senti bloccata, può essere utile a te. ricordando che è per te che lo fai, se lo fai, per darti una possibilità di mettere le tue carte in tavola, dopo le tue riflessioni. per te, forse, non è più il tempo di giocare a nascondino. Quali siano i suoi tempi lo sa lui. Vi potete incontrare come no. Puoi solo vivere il presente, con gli elementi che ha.
salve ragazze,
è meraviglioso leggervi. il modo in cui vi sostenete a vicende è unico meglio di una seduta dallo psicologo. bisogna vivere le emozioni per poterle giudicare e commentare. il mio lui mi ha mollato dopo due anni insieme e 9 mesi di convivenza. da gennaio scorso ci è crollato il mondo addosso. lui ha perso tutti i suoi soldi in un operazione, tornato da mammina,caduto in una fortissima depressione ha deciso di odiarmi (mi vede come la causa) e mi ha mollato con un sms … non ti amo più. ho provato a cercarlo, a parlargli, mi sono umiliata per un intero mese, solo porte in faccia. solo un muro enorme tra noi. come se io non fossi mai esistita. tutto cancellato con un colpo di spugna.
ho letto vari articoli quasi ad essere io una psicologa ed i sintomi della depressione li ha tutti e si smette anche di amare in quei casi. cercarlo è stato un errore, lui ora prova fastidio a sentirmi e non posso e non devo cercarlo. loro hanno bisogno di aiuto ma non del nostro aiuto
Scusate care ragazze se non riesco a rispondere in dettaglio ai post
ma in questo periodo sono sempre di corsa e stanca per il lavoro.
Spero comunque che la mia esperienza, che qui condivido con voi, vi
sia utile..soprattutto per chi è all’inizio del “tunnel”. Ierisera
mentre guardavo “Una moglie bellissima” ho pianto come un vitello 🙂
era la scena che loro due si lasciano perché lei lo tradisce. E ho
pianto anche dopo, quando lei torna e lui la perdona. Ho pianto come
un’imbecille. E non per il film, ovviamente. Ho pianto per il mio ex,
per noi, per quello che eravamo, per quello in cui credevo con tutto
il mio stupido cuore. Ieri dopo un mese che non lo sentivo gli ho
mandato un sms. Per dirgli che non ce l’avevo più con lui, che capivo
che non aveva avuto il coraggio di dirmi la verità. Perché ho provato
sulla mia pelle che non era facile. Lui a questa cosa non ha risp, mi
ha chiesto come stavo aggiungendo che il prox weekend forse viene in
un locale vicino casa mia…che me lo fa sapere, se ci capito così ci
facciamo un salutino. (???????????????????????) un salutino in una
discoteca bisogna farlo? dov’era quando gli ho chiesto di vederci per
parlare con calma? cmq a questo non ci penso. ma ho violato il no
contact e ho sbagliato, ho ceduto. non fatelo, non fatelo mie care.
tagliate, tagliate e cancellate anche il numero se ce la fate!
non so, forse leggere di nuovo il suo nome sul mio cel mi ha
scoperchiato di nuovo le emozioni. capisco ogni giorno di più che
l’amavo tantissimo, l’amavo con tutto il cuore, con tutta me stessa.
forse era troppo presto dopo solo 1anno di storia ma con lui sognavo
una famiglia e tutto il resto. mi fidavo ciecamente, lo adoravo e
credevo che anche lui mi adorasse. e ora credo più a nessuno, non ce
la faccio ad uscire dalla mia armatura. non reggerei un altra botta
così. sono contenta di aver provato un sentimento così forte e puro
che è stato bello finché è durato. ma sono rimasta ustionata e per non
so come e se guarirò. a parte storielle e baci, in una storia non mi
ci vedo proprio. non ce la faccio perché se penso a lui mi viene
ancora da piangere. c’è chi mi dice che non era neanche così bello,
che non era granché. ma per me era tanto, era tutto dal primo momento
che l’ho visto. ed essere stata liquidata in un mese con un altra già
a bordo campo, subito a fianco a lui al posto mio, nella sua auto, tra
i suoi amici, negli stessi posti…mi ha fatto a pezzi.
ci vuole tanta forza,io dopo5mesi a volte ci ricasco
GABRY: quello che dici è vero, ed è un concetto importante. Certo che ci vuole amore per stare vicino ad una persona depressa/in crisi (se quella persona permette di starle vicino) e sostenerla, ma ci vuole anche amore per se stessi, altrimenti una depressione/crisi altrui può travolgerti.
Cosa che non sempre si riesce a capire. O almeno non nell’immediato.
Ed è vero anche che ammettere che per una depressione ci vuole uno specialista a volte non è facile, almeno nell’immediato, ed è anche una prova di umiltà sana importantissima.
Anche perché c’è una parte di lavoro obiettivo, di cura, che spetta a chi non è direttamente emotivamente coinvolto e ha i mezzi per farlo.
Ci sono persone che si distruggono per cercare di aiutare chi mette un muro o delega e scarica fuori ciò che solo esse stesse possono fare per sè. E quello scaricare/delegare, se trova un terreno fertile, può diventare un alibi per non intraprendere un percorso di cura. Chi cerca di sostenere, con tutta la più grande buona fede, può in realtà trovarsi a dare man forte, paradossalmente, alla parte della persona in crisi, o con dinamiche disfunzionali, che non intende assolutamente far nulla per stare meglio, e vivere meglio o superare una crisi.
Ad un certo punto le persone coinvolte di rimbalzo vanno dallo psicologo a parlare del disagio altrui, chiedendo cosa possono fare per gestire/guarire/aiutare il disagio altrui, scoprendo che a quel punto stanno però parlando non più del disagio altrui, ma del proprio.
Io a Cati non ho detto di farsi “ammazzare” dalla crisi del suo ex, le ho detto un’altra cosa: le ho detto, se sente il bisogno di dire delle cose, prima di riuscire ad accettare con maggiore “serenità” l’ipotesi di spostarsi, di dirle. Non per guarire la crisi di un altro, ma per il fatto che forse sta cercando una risposta per sè nel suo non stare in silenzio, ma verbalizzare quello che lei sente.
Non so se quello che intendevo dire sia uscito chiaro.
Gabry, tu dici di aver tentato di buttare giù il muro. Oggi arrivi alla conclusione, per quanto immagino non scevra di emotività ecc, di dire: non posso e non devo cercarlo. loro hanno bisogno di aiuto ma non del nostro aiuto.
Non sto dicendo che bisogna farsi male per un mese per arrivare a capire questo. Sto dicendo che per quanto ti abbia causato sofferenza andare contro un muro tu avevi bisogno di cercare un dialogo, e di arrivare alle tue conclusioni. anche a quella che cercare di parlargli, chiarire, cercare un dialogo,
perché, al di là da cosa fosse causata la sua modalità, quella modalità aveva destabilizzato te. Io ho provato cosa significa una persona che, dopo anni, va in crisi, mette un muro, e ti fa la guerra. ricordo persino il momento in cui ho realizzato che il mondo si stava girando sottosopra, e guardavo una persona con cui stavo da 10 anni pensando: chi è? cosa è successo?
ho provato la sensazione di tentare, in ogni modo, di buttare giù il muro. ho provato a dire ad altre persone ciò che vedevo, e le ho sentite minimizzare, mentre io vivevo da vicino la verità del suo cambiamento, del suo prendersela con me in modo evidente, ma come se dicesse una cosa volendo dirne un’altra. ho sopravalutato anche le mie energie, la mia capacità di mantenere intatto il mio equilibrio in una vita che andava alla rovescia. Perché è evidente che io vivevo il mio dramma rispetto a quella vita alla rovescia.
Ho provato poi anche una mia crisi personale, molto forte. Un lutto ha fatto da detonatore. Sono una persona estroversa e introversa insieme,questi due lati convivono in me. La mia parte estroversa imbrogliava superficialmente tutti, cioè tutti coloro a cui non volevo mostrare la mia crisi. Imbrogliava a metà chi mi conosce da troppo bene per non riconoscere che qualcosa non andava. La mia parte introversa, che per carattere ho mostrato a pochi, si chiudeva sempre di più. e viveva un suo periodo molto drammatico. Ho detto imbrogliavano, certe parti, ma non è che non fossero vere, convivevano. La mia parte positiva era vera quanto quella che tirava testate contro il muro. La mia parte che sorrideva mi serviva a sostenere l’altra. Però se guardo indietro oggi so che sono stata molto più male di quanto credevo, seppure riuscivo a stare in equilibrio. Lo so perché conosco la differenza… tra questa me e quella me. Ed è per questo che posso capire anche chi vive una crisi, oltre che chi si trova a confrontarsi con chi ce l’ha. Ho fatto cose (non gravi, ma le ho fatte) senza la piena consapevolezza che fossero sintomi. Le ho fatte e chi poteva interpretarle non ne ha colto il senso, per quanto io verbalizzassi comunque il mio disagio. Sono esplosa anche in maniera retroattiva. Essere da “sola” mi ha fatto soffrire di più, ma mi ha fatto tirare fuori anche risorse enormi, perché io volevo stare bene. Qui sta forse 1 differenza. Non ho mai pensato che gli altri dovessero subirmi. E strumenti miei che avevo acquisito andando io dallo psicologo in passato mi sono serviti.
Ciao Luna ho scritto sull’altro forum la mia lettera ed ho ricevuto un parere maschile piuttosto duro, volevo capire il punto di vista di una donna riguardo questa situazione….. grazie 🙂
Ti spiego in breve la mia storia. Relazione di un anno e mezzo, si vive assieme durante i fine settimana, lei viene da me e viceversa, tutto è stupendo, mai provato un sentimento così forte per una donna, e ricambiato a tutti gli effetti, ero il centro della sua vita. Abitiamo in due diverse città, a 50km di distanza, e il lavoro ci permette raramente vederci a metà settimana, la cosa che all’inizio non le pesava, si è tramutata in un macigno…..non le bastavo più solamente 48 ore….Dal canto mio non ho fatto nulla per migliorare la situazione, quando ci vedavamo era il paradiso, ma quando mancavo, per lei era un inferno. La situazione è precipitata all’improvviso, mi dice che mi ama, sono la cosa più preziosa della sua vita, ma ora vuole stare un pò da sola, dedicarsi a sè stessa, e mi vorrebbe tenere in stand by per un pò per capire cosa vuole realmente.Bene, ho deciso di troncare i rapporti, ma non ne vuole sapere, mi chiama comunque e io da bravo cagnolino le rispondo e la conforto. Solite frasi…sei l’amore della mia vita, ma è un periodo che sono a pezzi, non riesco più ad andare in nessuna direzione, ne con tè ne senza di tè. che devo fare? se sparisco si infuria, se la chiamo so di pressarla e la confondo ancora di più…….e se la vedo magari finiamo a letto. Ultimo particolare, ma non ultimo in ordine di importanza….un suo collega di ufficio, nella sua stessa situazione, ha cominciato a confidarsi con lei e viceversa, la cosa mi fa paura, perchè la donna quando è attraente e vulnerabile…..dai si sa come vanno a finire le cose…la comparsa del famoso “consolatore”.
Io amo questa donna e credo che lei mi ami ancora….Nell’ultima settimana ci siamo rivisti ed ho ribadito il concetto di sparire, ma se l’è presa per l’ennesima volta, dicendomi che non riesce a fare a meno di sentirmi o vedermi anche per poco tempo. Ripeto, il suo amore nei miei confronti, quando tutto andava bene, me lo ha dimostrato in ogni maniera e le mancavo tremendamente. Pensa che mi chiedeva addirittura se mi dava fastidio se usciva per un caffè con le amiche…..cosa che poi non faceva, perchè in mia assenza, o in ogni suo minuto libero preferiva passare il tempo con me al telefono. Le ho chiesto un infinità di volte ed in tutte le maniere, se è ancora innamorata di me, e lei sempre sicura….
….ha sempre ribadito il concetto che mi ama come sempre, è solo un periodo che non riesce a dimostrarmelo come vorrebbe.
Un’ interpretazione che mi sono dato è che non ha voglia ammettere a se stessa il suo disinnamoramento, e staccandosi piano piano da me, preferisce che sia io a perdere interessi nei suoi confronti e quindi a spegnere lentamente il mio amore verso di lei. Abbiamo parlato anche di lasciarci temporaneamente, ma dice che le mancherei troppo e non ce la farebbe a stare a lungo senza vedermi o sentirmi. Vedi Luna, è un situazione talmente contorta che non riesco a trovare un appiglio sul quale aggrapparmi. Le ho anche fatto capire che mi sarei fatto in quattro per vederla ogni minuto del mio tempo libero, ed in breve avremmo potuto convivere…..ma su questa cosa sono arrivato in ritardo, dovevo proporglielo molto prima. Comunque credo che nulla sia ancora perduto, dovrei riuscire a farle scattare quella molla per farla riavvicinare a mè. Per fortuna c’è la speranza che ancora mi fà camminare sull’orlo del precipizio, altrimenti non so proprio come sarebbe…..
Carissima Luna, ho trascurato di dirvi che tutto ciò che provavo gliel’ho già scritto in numerose lettere, l’ultima ad aprile scorso. Gli ho ribadito il bene che gli voglio (e di cui lui al momento in cui mi ha lasciata era in dubbio) e che sarei una spalla solida su cui potrebbe appoggiarsi. Ogni volta che ha ricevuto una mia lettera mi ha telefonato dimostrandomi molto affetto e con tono allegro ma senza fare il minimo accenno alla lettera se non al fatto che l’avesse ricevuta. Dal mio canto io non l’ho mai sollecitato a parlarne. Sotto questo punto di vista mi sento più sollevata, ed è per questo che mi incoraggiavi a farlo, per me più che per lui. Mi sentivo in debito nei suoi confronti, ora non più perchè sa esattamente cosa sarei disposta a fare per lui (quando eravamo sposati ero così sicura dei suoi sentimenti per me che forse non avrei fatto molto per lui).
Certo non sono riuscita ad attenuare i miei sensi di colpa per il mio atteggiamento di anni fa di cui vi ho parlato (che sono convinta abbia creato l’humus favorevole per fare scatenare la sua crisi che non ho capito se sarebbe avvenuta lo stesso), ma allo stato delle cose ho fatto l’impossibile fino a qualche mese fa.
Luna, ti chiedevi se non sia depresso. L’ho pensato anch’io e ne ho avuto conferma 2 anni e mezzo fa quando mi ha detto che si sentiva un vaso di cristallo e depresso ma che io non potevo farci nulla. Poi, però, penso che se sostiene ritmi lavorativi così intensi, si appassiona oltremodo a ciò che fa ed ottiene ottimi risultati (encomi vari) non può essere così giù. O forse le cose non sono correlate. Anzi sì ma nel senso che l’una giustifica l’altra. E, comunque, se fosse così, pensi che ne possa uscire da solo come dice o abbia necessariamente bisogno di qualcuno (che non dovrei essere io, forse,) che lo forzi un po’ nonostante la sua reticenza?
Ne approfitto e ti chiedo un’altra cosa: vista la situazione attuale forse sarebbe meglio non farmi più sentire almeno per fargli capire che non è più scontato che io ci sia? Ma è giusto fare così, come consiglierebbe la psicologia spicciola, nel suo caso?
Un uomo, e soprattutto lui, non può vivere tutta la vita dedicandosi al lavoro e quando se ne renderà conto o comunque avrà fatto chiarezza su di sè cercherà qualcuno con cui crearsi una famiglia. La domanda è questa: se rompo i ponti con lui crederà che non ci sono più e si rivolgerà altrove?
Ultima domanda (lo so che non hai la sfera di cristallo ma anche una tua risposta dubbiosa per me è un’informazione preziosa):il suo prolungato silenzio pensi sia dovuto al fatto che ha chiuso definitivamente e questo è un suo modo di comunicarmelo o sta solo allentando il filoin questo momento, usando la tua metafora?
La prima ipotesi non ti dico che sento di scartarla ma mi riesce difficile prenderla in considerazione in virtù del fatto che nell’ultima lettera gli ho scritto che sarei anche disposta ad aspettarlo per tutta la vita pur non avendo la sicurezza di un suo ritorno. E sì, se devo fare il zerbino lo devo fare bene!! A parte gli scherzi, questa era da un canto una provocazione per spingerlo indirettamente a parlarmi chiaramente qualora fosse intenzionato a lasciarmi andare, dall’altro è stata una mossa crudele da parte mia per fargli sentire la spada di Damocle qualora dovesse decidere di rifarsi un’altra vita.
Hai detto che chi vuole tagliare i ponti non lascia neanche un numero di telefono ma temo che lui non lo faccia perchè si sente in colpa, ora (i ruoli di vittima e carnefice di cui avete parlato si ribaltano).
Dimenticavo di dirvi che abbiamo smesso di frequentarci con regolarità e sentirci quotidianamente da quando io, tramite un bigliettino visto che non riesco a comunicare faccia a faccia, incoraggiata dal suo atteggiamento e dal fatto che mi avesse chiesto di fare una settimana bianca con lui (caso rarissimo sia perchè non prende un solo giorno di ferie da almeno 5 anni, festivi compresi, sia perchè voleva farlo con me, l’ex moglie), gli ho chiesto di darmi un punto fermo. Da allora ha interrotto bruscamente ogni rapporto ed io ho invalidato tutta la conquista fatta fino ad allora. E neanche questo mi perdono. Stiamo parlando di più di un anno e mezzo fa.
Scusami, ti faccio lavorare ma non sai che ho sviluppato una grande stima nei tuoi confronti e ne ho approfittato. Un saluto a te, Teresa, Maya e tutti gli altri.
LUCA: ciao 🙂
scusami, ora vado di fretta. Ho letto.
Non ho letto la risposta maschile, ti dò una mia, generale più che al femminile:
le crisi sono quello che sono, e certamente con le crisi non valgono secondo me (almeno con me non servirebbero di certo) ricatti come:
o ti fai passare la crisi in 5 minuti o non mi vedi mai più ed esco con Ginapina.
quindi il ricatto nella crisi non ci sta. come non ci sta però neanche l’atteggiamento da parte di chi è in crisi tipo:
io ho bisogno della mia libertà e dei miei tempi però tu devi stare sotto controllo.
anche perché sennò si finisce con il non capire dove sta il confine tra l’interesse reale e il bisogno della persona in crisi di tenere sotto controllo comunque l’altro per rassicurare se stessa.
Nessuno può mettere un altro in stand by. cioè si può, come no, quanti di noi sono stati in stand by? però nessuno può pretendere che un altro ci stia.
chiedere aspettami è lecito, rispondere è cortesia (o amore, certo)
le crisi sono umane, possono provenire da mille ragioni. anche dal fatto di un’eccessiva pressione in una relazione per cui chi va in crisi capisce che deve rivendicare più spazio, o dal fatto di sentirsi trascurati e quindi dire: questa cosa ha minato quello che pensavo della relazione…
ecc. siamo umani, per quanto i nostri schemi possano anche farci pensare che in crisi non andremmo mai.
quindi io di per sè non mi metto sicuramente a giudicare una crisi, tanto più di una persona che non ho mai visto. e i sentimenti sono cosa complicata che non si riassume nelle regolette del Bignami… tuttavia forse un minimo di chiarezza base si può fare…
che tipo di pausa è? perché se è una pausa in cui uno dei due ha chiesto di mettersi in posizione di libertà allora la libertà di non stare insieme presuppone che entrambi non sono insieme, e quindi che ciascuno possa vivere la condizione del non stare insieme come meglio crede. Poi ciò per me non fa assolutamente rima con: allora esco con 15 ballerine e mi trovo una fidanzata domani mattina… non è che per forza non stare con una persona ufficialmente significa dover subito trovare un chiodo schiaccia chiodo e penso che se una persona è innamorata è anche chiusa rispetto a quell’aspetto, almeno che non faccia realmente l’incontro del secolo o che la sua insicurezza crei un atteggiamento del tipo: devo tappare subito il vuoto, o il desiderio di rivalsa faccia emergere certi atteggiamenti, ma questo comunque sta alla persona e, senza giudizio, a co
i consolatori esistono, ma esistono anche le consolatrici… intendo dire che comprendo il senso del tuo timore, ma che non credo che l’atteggiamento che riferisci sia prerogativa solo della donna attraente e vulnerabile…
poi, per quanto riguarda il consolatore… se ci si innamora realmente del consolatore, in quanto uomo che piace al di là della consolazione momentanea, è un conto, se invece c’è solo il fatto della crisi momentanea penso si rischiano dei begli errori di valutazione, anche emotiva… (idem per le donne consolatrici, ovviamente).
se la vostra è una pausa in… sicurezza, cioè in cui vi lasciate più reciproco spazio, perché lei faccia il punto dentro di sè (ma ti ama, dice) e anche tu quindi, ma mantenendo il contatto e il rispetto reciproco, dell’emotività dell’altro (dove non c’è una persona che ha tutti i diritti, nel rapporto che comunque c’è, e un’altra che non ne ha nessuno), è un’altra cosa…
questa secondo me è la cosa da capire. Ok per la tua autocritica, ma che non venga la meno anche la sua. Io capisco il fatto che, se tu cogli di poter non aver capito un suo bisogno di maggiore sicurezza o al contempo di maggiore spazio, nel rapporto, sia pronto a dire: io ci sono, e sono disposto a.
Le relazioni possono avere dei momenti di crisi, come ho già detto, in cui servono delle rinegoziazioni, e in cui una persona pone un problema e l’altro sente che è il caso di avere maggiore sensibilità, ecc…
il discorso è che nel momento in cui tu comunque manifesti il tuo interesse, la tua presenza, i tuoi sentimenti, la tua volontà di proseguire la relazione, anche la tua pazienza ecc forse in tavola hai messo tutte le carte perché l’altra persona, in crisi, possa sapere come ti poni e quindi valutare anche emotivamente questi elementi, e da parte sua se e come intende coltivare questo rapporto che comunque è a due, per cui anche in te possono generarsi crisi e insicurezze e il bisogno della sua presenza, delle sue conferme non solo a parole ecc.
Intendo dire che se la sua frustrazione, indifferente da dove sia partita, ha generato la sua crisi, ora anche tu sei in evidente stato di frustrazione, per quanto il fatto di non perderla per te venga prima.
Io credo che tu sia in grado in maniera assertiva di dirle anche il tuo punto di vista (ti amo, ci sono, voglio costruire qualcosa con te e ho colto il messaggio che mi hai lanciato, rispetto anche il fatto che tu possa essere confusa…però ricordati che anch’io sono umano )
LUNA- sei una persona straordinaria e ho seguito il tuo consiglio. gli ho scritto un lungo sms. gli ho detto che io non so cosa accade nella sua testa, perchè lui ora mi odi, e che io non ho dimenticato i i meravigliosi momenti insieme, che per me la nostra storia è stata importante. mi sono aperta e ovviamente non mi ha risposta. ma anche il silenzio mi va bene. io ho detto e mi sono liberata. ho scritto ciò che provo e mi son sentita meglio. so che tra noi è veramete finita anche perchè lasua famiglia mi odia profondamente ma non fa nulla. ora so che la sua indifferenza è totale e che non prova piu nulla per me. ora devo solo sparire con la convinzione che lui ha cancellato tutto di noi e che vuole solo risolvere i suoi mille problemi.
non so se questo immenso dolore passerà, ogni giorno è difficile andare avanti. i ricordi mi uccidono e non ho nessun interesse. non mi amo e vivo il tempo stancamente. facile dire vai avanti devi combattere…come si fa. quando a 37 anni ancora vivi di queste cattiverie di queste meschinità.
in ogni caso grazie di tutto.
cara LUCA
i famosi consolatori, chissà perchè spuntano nel momento in cui una è proprio in crisi!
Guarda a caso, se rileggi i miei scritti, la mia è una situazione analoga.
Sono sicura che poi si mangeranno le mani, quando capiscono ciò che hanno perso e cercheranno di tornare indietro.
Nel frattempo però, noi, che si siamo smazzate di pianti e quant’altro e voltiamo pagina, siamo arrivate alla consapevolezza che non ci interessano più.
Se lei è già in crisi, penso che la crisi non sia giunta dall’oggi al domani. Ci saranno stati pure i sintomi.
Dal canto tuo, se fai scelte così drastiche di non volerla più vedere, ma poi ritorni sui tuoi passi, gli dai la possibilità di trattarti come ti stà trattando.
Segui una linea di condotta che fà stare bene te, anche se può essere egoistico. Se opti per non cercarla, lasciala nel suo pianto. Sarà brutale ciò che ti dico, ma a volte serve per far capire che non siamo ai loro comandi.
Questo ovviamente è un mio consiglio di donna
ciao luca facci sapere
GABRI ti capisco perché ci sono passata e so quanto fa male. tanti ex
ricercano, il mio no. anche il mio ha sempre scelto l’indifferenza,
non s’è più fatto sentire. e io non capivo come poteva riuscirci,
perché a me mancava l’aria. si soffre da morire, si sta da cani…io
non lo auguro neanche al mio peggior nemico. notti insonni, stomaco
chiuso, pensieri ossessivi, e lui che dall’altra parte non c’è
più…come se non fosse mai stato amore. GABRY mi ricordi la
bellissima canzone di vasco che mi piace tantissimo. beh il consiglio
che posso darti è di avere pazienza, lo so bella forza dirai te..ma è
così. sforzati se puoi di uscire, di stare con gli amici, con chi o
cosa ti fa stare bene o semplicemente ti fa stare meno male 🙂 io ad
esempio quest’estata andavo al mare con un mio amico d’infanzia. ero
uno zombie e mi sembrava di camminare sul cristallo ma uscire con lui
un po’ mi aiutava. non parlavo della mia storia, lui non chiedeva
niente. stavamo solo lì al sole a spettegolare o in silenzio. a
ripensarci ora lo ringrazio tantissimo di quei giorni che mi ha
dedicato. provaci anche tu, magari almeno per un paio d’ore stacchi e
ti rilassi.
LUCA dici che lei è innamorata di te.. e allora perché ti ha lasciato?
chi ama non lascia ma prova a sistemare le cose a superare la crisi,
affronta i problemi senza tirare in ballo la stramaledetta pausa di
riflessione. adesso sei all’inizio e la vedi come un angelo, come la
tua principessa perfetta. ma col tempo capirai e vedrai ciò che ora on
puoi vedere. almeno per me è stato così.
baci a tutti e buon weekend! ciao lunaaaaaaaaaaaaaaaa 🙂
@Valinda..Ufficialmente ha chiesto la pausa, ma in pratica non si è verificata, è vero, non mi cerca più come prima ed videntemente le manco molto meno, ma ci sentiamo ancora e so che sta soffrendo. La mia paura remota è che non voglia ammettere neppure a sè stessa la fine del suo amore. Dicono le amiche che quando esce e parla di mè si mette a piangere, e questo non so se sia un bene o un male e durante i nostri discorsi se ricorda i luoghi vistati assieme scoppia in lacrime e diventa triste, poi mi abbraccia e mi bacia. A letto, settimana scorsa, mi ha ripetuto che se dovessimo lasciarci il suo rimpianto più grande sarebbe il non aver vissuto l’amore più vero della sua vita.
@Luna complimenti per l’esauriente riflessione, forse dovrei mostrare un pò più di carattere, nel senso di come dici tu, farle capire con i fatti e non a parole, che non sono un pupazzo inanimato….Beh, domani declino il suo invito al centro commerciale con una banale scusa, devo riuscire a vedere quanto le manco, vedi, quello che provo per lei e le promesse per un futuro migliore sono sicuro che le abbia recepite, quindi non posso farmi vedere pressante.
Cara Elena, quando sei nel mezzo della bufera e cerchi di capire l’altra, è difficile tenere una linea dura, soprattutto quando sei ancora innamorato e pensi che dall’altra parte ci sia ancora un sentimento, pur spiazzante e destabilizzante. Vedi, molti anni fa, mi sono giocato una relazione prorio per il volere tenere una linea dura a tutti i costi, e dico volere, anche se dentro di mè non facevo altro che odiarmi per quello che stavo facendo. Comunque credo che la partita sia ancora aperta, la parola FINE deve ancora essere scritta.
Un bacio e grazie di nuovo a tutte.
CATI: non sono un’esperta di depressione, penso ne esistano di vari tipi (a parte quella che suppongo si chiami endogena e quella reattiva) e a vari livelli.
è vero che il depresso a cui siamo abituati a pensare è quello che sta in casa con le tapparelle chiuse e non ha reattività, ma in realtà a me verrebbe da dire che esistono anche stati depressivi di un certo tipo (forse uno psichiatra qui mi sgriderebbe perché uso termini clinici impropri, ma ammetto la mia ignoranza) che possono essere molto più latenti e durevoli e stati di crisi che si possono esprimere anche in un eccesso di adrenalina… questo però non te lo sto dicendo perché tu ti dilemmi sul fatto se lui sia depresso o no, bensì per farti capire che comunque, soprattutto per la posizione in cui ti trovi tu ora, è quantopiù una cosa che solo lui può fare, se ne sente il desiderio e il bisogno, il fatto di andare da uno specialista a farsi diagnosticare un malessere, ammesso che ci sia.
Io ho l’impressione che la depressione vera o presunta sua sia possa, certo, essere parte di una serie di reazioni/azioni, ma che non sia il centro della questione. Intendo dire: stai attenta a non usarla come alibi per non accettare una serie di reazioni e azioni di distacco o il loro contrario come quello che, comunque, di fatto, in questo momento sono.
Di fatto se non hai le risposte è perché lui non te le dà in maniera chiara e diretta, mi pare.
e questo è per te una fonte di disagio, perché comunque ti ritrovi a riempire i vuoti di comunicazione e/o di senso con delle tue ipotesi.
sicuramente hai fatto bene a mettere le tue carte in tavola, sia a dire che cosa sei disposta a fare… anche se una cosa mi colpisce…
il discorso tattico…
tu dici di avergli detto delle cose, se ho capito bene, per suscitare o pensando di suscitare un certo tipo di reazione…
il fatto di esprimere un bisogno, di avvicinarsi o spostarsi valutando sia le contingenze che il proprio sentire è sano, e se c’è il bisogno di un punto fermo perché non se ne può fare a meno credo che sia corretto esprimerlo… però ricorre molto (mi pare, eh) nei tuoi post il concetto di colpa, senso di colpa… riconoscere le responsabilità in modo autocritico e costruttivo non è mai un male secondo me, perché significa che dalle esperienze abbiamo tratto delle informazioni comunque preziose e che possono anche tornarci utili… però ho l’impressione che (ripeto, impressione, boh) che poiché hai vissuto il rapporto in passato sentendoti in
posizione di forza (e sottovalutando, forse è vero, una serie di equilibri anche empatici) oggi continui comunque a considerare il rapporto sotto quel profilo, lui e te in posizione di forza o meno.
forse non mi spiego bene, ma quello che voglio dire è che lui certamente ti ha spiazzato con il suo comportamento, ma si tratta davvero di un girarsi delle posizioni?
e se si portasse invece la cosa su un piano di parità, in cui due persone entrambe con delle emozioni, dei bisogni, possono incontrarsi ancora oppure no?
mi sembra più “interessante”, al presente, che metterla su un piano di controllo o di mosse.
sai, Cati, si è vero che un giorno lui potrebbe uscire dal suo periodo di crisi e decidere di condividere quello che oggi non condivide… ma quando? e siamo sicuri che pensare oggi ad una strategia possa in qualche modo tenere conto di tutte le variabili?
io comprendo la tua ansia nel farti questa domanda.
è la domanda per cui cerchi di tenere la posizione.
e non sto dicendo che sia sbagliato cercare di tenerla (se però effettivamente dall’altra parte ti è dato lo spazio, e se questo tenere la posizione su una sporadica frequentazione non ti costa troppa frustrazione e disagio). Però mi sa che stare nel presente è più utile. Più utile al senso di realtà (quanto quest’uomo c’è ancora nella tua vita, quanto ti dà, e quanto è presente invece in percentuale nel tuo tenere il filo e nel renderlo presente… è una domanda, la percentuale la sai tu) e quindi a confrontarsi con il presente.
Mettiamola così, essere diretti aiuta, se ci si confronta con una persona diretta. Se siamo diretti solo noi sapremo comunque di avere messo le nostre in tavola cercano almeno di evitare, per quanto ci riguarda, un malinteso.
la vostra storia la conosci tu, questa persona di cui ci parli la conosci tu, come vi siete rapportati in passato, come vi rapportate oggi, cosa potete leggere tra le righe nelle parole e nei silenzi, cosa significa per voi essere vicini o no. quanta intimità oggi ci sia, di che natura sia oggi il vostro rapporto (anche retaggi di famigliarità, confidenza, consuetudine, affetto) e quanto ci sia bisogno che tu gli ripeta che ci sei…è vero che i rapporti vanno coltivati, ma forse da entrambe le parti? se lui un giorno uscisse dalla sua crisi non dipenderebbe anche da lui cercarti o meno a seconda di ciò che prova e vuole e cerca, al di là del fatto che tu abbia sempre mantenuto la posizione? Tu cosa vuoi al di là di chiederti cosa vuole lui da te?
LUNA, credo di concepire un rapporto a due come di uno scambio paritario tra due persone e non dove uno ricopre il ruolo del forte e l’altro del sottomesso. Forse è trasparso questo dalle mie parole ma non penso che sia così. In realtà l’avergli scritto che l’avrei aspettato per sempre era dettato da ciò che realmente provavo, poi però ho vagliato le implicazioni che potesse avere e, avendole trovate, ho giustificato razionalmente ciò che concepivo in realtà troppo compromettente. Pensa che due care amiche a cui l’ho detto mi hanno molto criticato. Inutile però negare lo stato reale delle cose: sono totalmente bloccata, non riesco a interessarmi minimamente ad altri uomini perchè tuttora, dopo tanto tempo, mi sento profondamente legata a lui. Vedo che tutti coloro che hanno avuto delusioni amorose riescono ad andare avanti ed io sto ‘sprecando’ i miei giorni per un uomo che forse non mi pensa più. E questo mi avvilisce perchè so che sto sbagliando.
Allora gli ho chiesto un punto fermo anche se in realtà sentissi che non era il momento giusto, e comunque ero contenta lo stesso di accontentarmi delle briciole, perchè mi spronò la psicologa da cui andavo, non era un mio sentire…Da allora inutile dirti che si è spezzato quel rapporto di fiducia con lei e ho preferito non fare più sedute. Non so cosa farei per ritornare indietro anche se vivevo all’insegna della precarietà del nostro rapporto.
Ero una persona solare, piena di corteggiatori anche quando stavo con lui, mi ritrovo da sola e senza gioia di vivere e mi dispiace perchè sto facendo soffrire anche chi mi vuole bene.
Un grazie immenso, avevo un’ansia piacevole al pensiero che potessi avere ricevuto una tua risposta, o di qualcun altro, ora non credo che sia più opportuno tediarvi con le mie paranoie. Continuerò comunque a seguirvi e ad intervenire quando ne sentirò il bisogno o mi chiamerete in causa.
Ciao a tutte, sto inzindo a sentire: vuoti, panico, mi sforzo di uscire di conoscre persone dell’altro sesso ma mi annoio,piango a dirotto, spero che passi presto questo malessere…Che brutta l indifferenza da parte sua.Mi rendo che è un bene per me che lui non si faccia sentire, così non viene alimantata nessuna speranza.
LUCA anche il mio ex all inzio paiangeva, sai quante volte avevo proposto la pausa? almeno 10 volte, mi rispondeva che i problemi si devono risolvere stando insime, conclusione..mi ha messo nelle condizioni di farsi lasciare perchè gli mancava il coraggio, intanto già si sta consolando nelle braccia di una sua collega..fai te, lasciala piangere se ti vuole verrà a cercarti, se avessi ascoltato i consigli dei miei amici ora starei meno male poichè mi sono umiliata tanto per cercare di recuperare il rapporto. E’ vero il detto che chi mi ama mi segua..
Come state compagni di sventura? 🙂
Prendendo in presto parole di Vasco Rossi dico.. Non ci puoi fare
niente, la vita non si ferma.. ed è proprio così. la vita va avanti,
si va avanti…tentennando dolorosamente, sperando, un po’ felici e un
po’ malinconici ma la vita VA ed è sempre in grado di sorprenderci. io
sono “fiera” di me se penso allo zombie che ero pochi mesi fa. e mi
sento anche abbastanza serena, amici, lavoro, nuove conoscenze.. MA…
ma la ferita, la delusione, l’amarezza restano lì insieme a un pezzo
di cuore che forse se n’è andato per sempre. penso che non sarò mai
più quella di prima, che non riuscirò a dare in una storia quello che
ho dato con lui. non mi fido più, sento il bisogno di restare
distaccata e disincantata per non soffrire di nuovo. è normale? o
significa che ci sono ancora dentro fino al collo? penso che certe
botte della vita non si dimentichino mai del tutto, che non si
cancellino tanto facilmente. restano le cicatrici visibili lì pronte a
ricordarti quanto sei stato male. non se ne vanno. comunque io mi
sento più IO ora di quando stavo con lui. mi sento più consapevole di
me stessa, mi voglio persino più bene, sono più aperta, più allegrona.
sarà solo una maschera? una reazione. non lo so. comunque se penso a
lui lo vedo solo come un ricordo che fa male. il noi non esiste più e
rivolerlo non fa parte dei miei desideri. non ce la farei, non potrei,
non vorrei. nemmeno se lui mi portasse la luna con tutti i satelliti.
step by step ragazzi, abbiate pazienza. la strada è lunga e
accidentata. ma può rivelarsi inaspettatamente bella e emozionante.
per NOI. gli ex sono alle spalle. come loro le hanno voltate a noi.
baci a tutti
CATI: qui ci sono solo le parole e le cose di cui parliamo non sono semplici, per cui i malintesi di comprensione o espressione possono succedere 🙂
@Allora gli ho chiesto un punto fermo anche se in realtà sentissi che non era il momento giusto, e comunque ero contenta lo stesso di accontentarmi delle briciole, perchè mi spronò la psicologa da cui andavo, non era un mio sentire…Da allora inutile dirti che si è spezzato quel rapporto di fiducia con lei e ho preferito non fare più sedute. Non so cosa farei per ritornare indietro anche se vivevo all’insegna della precarietà del nostro rapporto.
non mi intrometto, nella maniera più assoluta, nel rapporto, attuale o spezzato, con la tua psicologa. E’ una cosa personalissima, individuale. Sai tu per te.
La mia, che segue, è una riflessione assolutamente generale:
forse ci capita di accontentarci delle briciole perché temiamo di perdere il contatto, a volte quando lo abbiamo già perso, ma nelle briciole tentiamo di ritrovare un tutto. Perché è della mancanza di quello che concepiamo come un tutto (sia che lo abbiamo avuto, sia che non lo abbiamo mai avuto) che soffriamo, anche nel momento in cui le briciole insieme ci causano un effetto tampone e una frustrazione.
Il mio, ripeto, è un discorso semplificato, ora, e generalizzato, mentre ovviamente ogni persona e storia è a sè.
Direi, in questo mia riflessione sull’argomento, però:
ci si accontenta della briciole per stare in qualche modo in equilibrio, ma non credo che esista veramente qualcuno che si sente bene accontentandosi delle briciole. L’accontentarsi delle briciole presuppone un limbo tra l’avere una relazione soddisfacente e l’essere liberi. Soli, ma liberi di soffrire, anche,e quindi di rinnovarsi. Le briciole non so se siano un ancoraggio o piuttosto un freno a mano, costantemente tirato. Non tanto rispetto al fatto di incontrare un’altra persona, e di farsi una nuova vita in quel senso (cosa che ricorre spesso in queste pagine, ma che a me non sembra prioritaria per sentirsi bene… intendo dire che semmai mi sembra più logico che una persona possa arrivare nel momento in cui noi abbiamo già riaperto dei canali con noi stessi, piuttosto che credere al principe azzurro che risveglia la bella addormentata… visto che un po’ credo anche accogliamo ciò che siamo pronti ad accogliere, che ne siamo consci o no…). dicevo un freno a mano tirato anche nel fatto di guardare se stessi e la realtà presente con una certa obiettività…
e le proprie sensazioni ed emozioni.
Forse le briciole producono a volte anche una realtà… sfalsata.
Piuttosto che perderti completamente, piuttosto che perdere il sogno, il progetto, e affrontare anche l’idea che non siamo più cos’eravamo e la centralità del rapporto è cambiata, per te, mi accontento delle briciole (scusa se rubo la tua espressione) e vivo all’insegna della precarietà del rapporto come se la precarietà fosse una sorta di stabilità. Se prima avrei vissuto dando un certo tipo di valore ad un gesto, una parola, un silenzio e soprattutto allo scambio, e anche alla soddisfazione del rapporto e dello scambio reciproco, rischio di caricare a dismisura ogni parte della briciola di significati che mi rimandino al tutto. Se nella stabilità reale avrei sentito/magari espresso frustrazione per una banalità del quotidiano (che ne so… un ritardo, una dimenticanza, un gesto di freddezza) ora tutto è molto carico di emotività e di senso di abbandono e precarietà, per cui i parametri sono sfasati… magari soffro ancora di più per una ben più grande mancanza di vicinanza, tuttavia sono in grado di caricare di enormi significati e aspettative un cenno, un gesto, anche un nulla… mentre di fatto però mi ripeto anche che, poiché tutto è precario, non sono in diritto di aspettarmi niente.
Ecco che quello che sta sotto, il bisogno di un punto fermo (per restare o andarmene) magari emerge… ma siamo sicuri che non c’è sempre stato anche mentre ci accontentavamo delle briciole? Che è più naturale che il nostro modo di sentire si domandi dei punti fermi, al di là della paura che possiamo provare al pensiero che la risposta sia negativa? anche perché qualora la risposta è negativa spesso la neghiamo, andando a cercarne una positiva in un cenno…
In realtà mi chiedo se le briciole non consumino le relazioni. Il fatto di offrirle, il fatto di accoglierle. Questa è una riflessione mia. Da… Pollicina. Io ho aspettato una persona in crisi, come ho già detto. Forse quella persona, in qualche modo, ha aspettato me. Perché, in qualche modo, siamo ancora qui. Ma qui con le briciole, mentre le vere questioni che andrebbero risolte non vengono affrontate. Il compromesso fa sì che ci sia quella distanza che da un lato consola dall’altro permette il tempo, e di non affrontare le cose realmente. Ma la verità è che non si costruisce la vita, nè la propria, nè insieme, sulle briciole. Non lo so.
Un bacio.
LUNA cara, ti do ragione a livello razionale e penso che sia questo il ragionamento che ha fatto anche la mia psicologa. Ma le briciole di cui mi accontentavo, per lui, che non aveva rapporti più con nessuno a parte i colleghi di lavoro con cui divide la vita, erano tutto. Almeno percepivo questo a chiare lettere. Se una persona è anoressica e, ad un certo punto, mangia una mela, è come se avesse mangiato un piatto di pasta al forno…Non posso costringerla a mangiare anche il dolce perchè le farei capire che non comprendo gli sforzi che fa. Ero l’unica, al di fuori della cerchia lavorativa, con cui manteneva rapporti. Certo che vederlo la maggior parte del tempo diverso da come ero abituata un tempo mi faceva male, ma la carezza fattami di notte mentre credeva che dormissi o l’essersi addormentato per la stanchezza appena tornato da lavoro tenendomi stretta la mano tutto il tempo o la sua grande gioia nel guardare l’albero di natale che gli avevo montato di nascosto nella sua nuova casa in affitto, tanto grande da volerlo tenere fino alla fine di gennaio (finchè non l’ho tolto io, l’ultimo giorno in cui sono stata con e da lui, per intenderci il giorno del famoso biglietto sotto le lenzuola), illuminato anche la notte, sono cose senza prezzo che mi ripagavano della frustrazione che talvolta provavo. Lui poteva darmi quello e quello mi dava…A volte penso, non so se per consolazione, che questi sprazzi di felicità pura non li avrei mai provati se non mi avesse mai lasciato. E’ masochismo?
Tornando alla mia richiesta di certezze, credo che la psicologa mi avesse convinta a sollecitarlo anche perchè sapeva quanto tenessi ad avere un figlio e non voleva farmi perdere uno degli ultimi treni. Non la biasimo per questo.
Potrai pensare che non ho capito ciò che con molta delicatezza mi hai voluto dire, non so, ma il mio cuore pensa altro.
Sono convinta che gli vorrò un gran bene fino all’ultimo dei miei giorni e, nonostante la mia sofferenza che col tempo ancora non si attutisce, gli sarò sempre grata dei 15 anni che ho passato serenamente e appagata con lui. E forse questa mancanza di rabbia e di rancore (che credo non sia così normale)è quello che mi impedisce di andare avanti
Mi ha sempre ribadito che mi vuole un bene dell’anima e che me ne vorrà finchè non lo metteranno nel ‘tabuto’. Mi piace credergli anche se ora mi riesce difficile perchè non si può fare soffrire così chi si vuole bene, o sbaglio?
Buona serata
Ciao a tutte, domani andrò a casa dai miei cosi mi allantano un pò questo luogo. Ci sono dei giorni in cui mi sento cosi male che non ritorno proprio a casa, dormo ovunque ma non nel mio letto. Però deve passare è una frase che mi ripeto all’infinito.
Valinda hai proprio ragione, mi piace sapere che stai meglio, credimi mi mette tanta forza, perchè in questo momento mi sento uno zombi, l’unica cose che mi dispiace è quando dici che forse non riuscirai a dare ad un altro quello che hai dato a lui, anzi sono fiduciosa che darai di più perchè ora sei più cosapevole di te stessa, nei rapporti che finiscono le cause sono sempre dovute da entrambe le parti, è brutto ammatterlo ma io in qst giorni sto cercando di capire i miei errori ma non per un senso di colpa ma proprio per non commetterli più. magari nella prox storia..un bacio a presto.
CATI: come ti ho già detto la mia era una riflessione generale, e non era mia intenzione e non lo è intromettermi nella questione te/psicologa per le ragioni che dicevo.
Andare dallo psicologo è una cosa personale, un percorso individuale. Peraltro il concetto che tu hai estrapolato (il consiglio che, dici, ti ha dato) sarà stato all’interno di quel percorso, che ha avuto un prima. Non posso assolutamente sapere cosa ti ha detto la tua psicologa in quel momento e con quali intenzioni, anche perché davanti alla tua psicologa c’eri tu, con la tua esperienza, il tuo punto di vista su di te e sulle cose che ti stavano accadendo, gli elementi che tu in quel momento portavi…
Anche la tua risposta, seguire il suo consiglio o no, decidere che hai fatto bene o no, vivertela in un certo modo, fa parte del tuo percorso.
Vorrei precisare che non sto difendendo le intenzioni della tua psicologa, sto solo dicendo che io ascolto il tuo punto di vista sulle cose e che il discorso sulle briciole mi ha fatto nascere quella MIA riflessione, che conteneva degli spunti nati dalla mia esperienza.
Tornando allo specifico di quello che racconti, mi è più chiaro ora cosa intendevi per briciole.
vorrei sottolineare che le tue parole mi sono di spunto ma non sempre per forza riferite alla tua storia, anche se, giustamente tu dirai, è della tua esperienza che mi stai parlando.
Ma, nel momento in cui sottolineo queste parole, tieni presente che le riflessioni che porto nascono dal mio vissuto e da ciò che ho visto o sentito, non sono un’opposizione al tuo pensiero.
@Se una persona è anoressica e, ad un certo punto, mangia una mela, è come se avesse mangiato un piatto di pasta al forno…Non posso costringerla a mangiare anche il dolce perchè le farei capire che non comprendo gli sforzi che fa.
No, è vero, non posso costringere un anoressica a mangiare.
E capisco cosa intendi dire, però…
permettimi di uscire dalla metafora dell’anoressia, perché non essendo ferrata esattamente sui meccanismi dell’anoressia (pur avendo conosciuto per esperienza non diretta la bulimia) preferisco portarlo su altri tipi di disagio i cui meccanismi mi sono un po’ più chiari.
Capisco il concetto delle briciole, come lo esponi, perché è appunto per sostenere una persona in crisi che io ho dato valore alle briciole così come lo descrivi tu. Mettendomi in posizione di “sostenitrice” ho dato alle briciole un triplo valore, e non solo altruistico, cioè intendo dire che è vero che non
abbandoniamo chi amiamo nel momento del bisogno (c’è anche chi lo fa, come no, ma partiamo dal presupposto che io non sono così) ma che il motivo per cui ho dato valore alle briciole è stato anche perché quei momenti, tipo quei momenti che tu descrivi (sto parlando di me, ripeto) ristabilivano anche una mia armonia, perché io amavo quella persona e oltre a desiderare il suo bene desideravo anche che potessimo tornare a stare bene insieme. Fermo restando che, veramente, io speravo affrontasse i suoi problemi INDIPENDENTEMENTE, cioè anche se poi avesse preso una sua strada lontano da me. Ma vederlo stare male, e vedere che ciò creava una serie di problemi ad entrambi (a me molti, francamente), mi faceva stare male,e quindi se è ovvio che desideravo che stesse meglio per se stesso, pensavo che il suo stare meglio gli avrebbe permesso di vivere la relazione in maniera libera: cioè, insieme o divisi, ma che a scegliere non fosse una depressione, o un malessere a monte, suo individuale, che era esploso, un atteggiamente negativo indipendente (ne sono tuttora convinta) da me. Io non vorrei sembrarti troppo razionale, perché non lo sono. A mio modo sicuramente il mio atteggiamento interno non è di rancore, rivalsa o cose del genere ma teso all’armonia. Se c’è una cosa che mi è chiara è che entrambi siamo stati male negli ultimi anni. E quindi per me il massimo sarebbe se l’esperienza negativa servisse in maniera positiva e propositiva. Tuttavia so anche che, pure se il mio atteggiamento potrebbe essere di sostegno da qui all’eternità, io mi devo proteggere, perché la sua “anoressia” ci ha e mi ha travolta. Perché io potevo anche essere contenta che mangiasse la mela, e sempre lo sono stata, ma di fatto lui poi non andava a curare la sua “anoressia”. Quindi il fatto che io fossi contenta della sua mela di fatto diventava anche un alibi per non affrontare il problema, non un sostegno maggiore nell’affrontarlo.
Questo te lo dico specularmente,anche, perché come ti ho già detto ho avuto un periodo di forte crisi anch’io, e quindi, anche se non siamo tutti uguali, so cosa vuol dire sia esserci dentro sino al collo e avere comunque quindi dei sintomi e dei punti ciechi, sia cosa siano le resistenze, sia però avere voglia di affrontare il problema vedendo nella vicinanza degli altri uno sprono e non un alibi a restare nel fosso.
Egregio Luca70,
se per 70 sta 1970, quindi la tua data di nascita, io ho quasi 20 anni meno di te e posso dirti, o meglio correggerti che non ci stai capendo nulla.
Allora…ti dico due cose :
a) tu lasceresti o metteresti in stand-by una persona che ami sono per 50 km di distanza? Lei mi sembra una bimba che pur di ottenere qualcosa sbatte i piedi a terra. Ovviamente la distanza non è il vero motivo per cui ti ha messo in stand-by, pausa, stop, garage..valuta tu come chiamarla. Non a caso alla tua proposta/invito di vederla più spesso, ti ha stoppato nuovamente.
b) Due solo le ipotesi. La prima è che non ti ama più….come credo, visto che sono dell’ idea che una persona che ama non lascia, ma prova un grande affetto per te..un gran bene e non vuole vederti lontano dalla sua vita, fino a quando giustamente e in modo egoistico riuscirà a vivere totalmente senza di te.
L’ altra ipotesi è la classica : prova interesse per un altro, o già ha un altro, e nell’ attesa dell’ esito del ballottaggio ti ha messo in stand-by.
Ti chiedo : tu vuoi bene a te stesso?
Immagino di si, quindi al momento ti tocca sparire e se ci riesci farti una vita senza di lei. Purtroppo devi anticipare il tempo, visto che essendo stato lasciato senza motivazione non vedo come tu possa riprendere la tua amata.
Viceversa, puoi distruggerti benissimo….e magari fare lo zerbino di turno, le stai vicino, la aspetti….ecc…ecc…prendi uno zerbino a casa (il 90% degli uomini lo sono) e copiane gli atteggiamenti.
Al di là di tutto, il mio consiglio è togliti di mezzo al più presto visto che secondo me il tuo già lo hai fatto. Le sei andato incontro, le hai proposto di vedervi più spesso e hai ottenuto dei No, quindi senza pensarci troppo prenditi i tuoi spazi e bada a te stesso.
LUNA, rimanendo nella metafora, come fai a curare la tua anoressia se non c’è qualcuno dall’esterno che te lo IMPONE? Sai che stai male ma non hai la forza di uscirne e allora vai avanti lo stesso facendo ciò che ti fa stare meglio e non ti fa pensare, anche se sai che questo è un surrogato di vita ma non è la vera vita…Ti sfianchi di lavoro (o qualcos’altro) perchè speri un giorno di uscirne da solo. Che presunzione! L’anoressico non ne esce da solo, ha bisogno di qualcuno dall’esterno che lo aiuti, all’inizio opporrà una forte resistenza, poi, a poco a poco, vedendo che sta meglio, avrà più forza per affrontare il problema. Questo vale per chiunque, immaginati per un uomo che si nasconde dietro una maschera di forza e virilità, atteggiamento esasperato anche e soprattutto dal tipo di lavoro che svolge, ma che tu sai essere estremamente fragile e un pò vigliacco.
A differenza tua credo che il mio sia un discorso egoistico, non indipendente da una mia possibile armonia e per farlo stare bene per se stesso, ciò ti fa onore e in perfetta linea con l’idea che mi sono fatta di te. Più che altro è rivolta al suo bene di riflesso, solo perchè ho la presuntuosa convinzione che sarebbe per lui la conquista della serenità perduta. Del resto me lo disse quando mi lasciò: sono convinto che si ami una sola volta nella vita e quindi so che non riuscirò più a farlo, ma è una scelta ineluttabile…
Spero quindi di sradicare questa mia convinzione, ma penso che se lo lascio a se stesso non potrò più recuperare il nostro rapporto per i motivi di cui sopra. Poi magari troverà qualcuna che gli starà vicino e a poco a poco troverà l’equilibrio perso. Questa è la mia paura e questo è il motivo per cui soffro del silenzio di questi mesi.
Chiaramente queste sono solo congetture, potrebbe essere ora felicissimo di questa nuova vita, non posso saperlo, ma il nostro trascorso non me lo fa credere in fondo.
Baci
CATI: come ti ho già detto non mi intendo abbastanza delle dinamiche di un disturbo come l’anoressia…
per quelli che meglio conosco posso dirti che… la volontà di guarire scatta da dentro, altrimenti puoi vivere l’imposizione, come la chiami tu, in assoluta opposizione. e puoi vivere il sostegno come un modo per tenerti la tua dipendenza invece che come uno sprono a lavorarci su per togliertela. Perché il nostro disagio ci parla sempre, ci parlano i suoi sintomi, e, per esempio, per far smettere qualcuno di avere, chessò, un disturbo da shopping compulsivo non basta tagliargli in due la carta di credito o dargli una medaglia se spende 1000 euro invece di 10000. anche se è chiaro che 1000 sono un grande passo rispetto a 10000, ma ciò che fa la differenza è anche ciò che scatta nella persona rispetto alla sua volontà di uscire dalla dipendenza, dal disagio. Il discorso è in realtà molto più complesso di così, è ovvio, però se è vero che esiste una presunzione come la chiami tu da parte della persona che è a disagio bisogna stare attenti anche alla presunzione (seppure in buona fede) del sostenitore…
non mi permetto di dirti che tu sei presuntuosa, seguimi, Cati… sto dicendo però che bisogna anche stare attenti a questo aspetto…
tu lo conosci, conosci il vostro vissuto, voi sapete…
io ti dico queste cose perché comprendo il concetto del sostegno ma per esperienza personale so anche che non si può imporre una volontà di uscire da una crisi. si può lanciare dei messaggi, d’amore e sostegno, ma il fatto di coglierli viene dall’altra parte, e i motivi per cui questi messaggi vengono accolti o no non sono qualcosa che noi possiamo controllare, perché le ragioni interne di un altro sono di un altro, che ci piacciano o no.
Io so che è terribile vedere qualcuno che amiamo stare male, tanto più se non ci è permesso di aiutarlo… la cosa ci rimanda anche, emotivamente, ad una nostra sensazione, spesso… se io stessi così male, ci diciamo, per me avere qualcuno che mi è vicino farebbe un’enorme differenza, qualcuno che ci sprona, qualcuno che c’è e non mi lascia andare alla deriva…
ma il punto è: stiamo proiettando noi stessi? siamo certi che l’altra persona funzioni nello stesso nostro modo?
ripeto, la questione è complicata, però io credo che tu dicendogli che anche tu esisti, al di là del tuo sostegno, esisti come persona che ha dei sentimenti, delle necessità, non abbia fatto del male a lui, per come l’ho letta (non c’ero) perché una verità è che
anche se l’altra persona sta male noi continuiamo ad esistere, come esseri umani… e se è vero che una persona in crisi è molto concentrata su se stessa e il proprio disagio e quindi non gli si può chiedere di fare la maratona di new york ricordargli il fatto che anche il resto del mondo esiste mi sembra più un aiuto che una sberla…
magari non riesco a spiegarmi bene, ma di fatto spesso è il fatto di uscire almeno un po’ da una dimensione egocentrica che può aiutarci ad uscire da una crisi piuttosto che restarci…
ovviamente, ripeto, io non conosco questa persona nè i suoi problemi, e non sto giudicando, nè lui nè te. quello che voglio dire però è che purtroppo tanto più è forte è il disagio tanto più ci ritroviamo a dover essere forti non nel senso di imporre, ma nel senso anche di ricordarci che pur sostenendo e manifestando la nostra volontà di esserci dobbiamo anche cercare di mantenere un’obiettività che fa sì che ci rendiamo conto che comunque non siamo l’altra persona e non possiamo imporgli un bel niente e che il nostro sostegno può essere un appoggio in più, ma che nel sostenere dobbiamo anche difendere il fatto che siamo a nostra volta esseri umani e che comunque la crisi di un altro può travolgerci.
Tu continui ad usare l’esempio dell’anoressia, e ci sarà probabilmente un motivo (non ho idea di quale, intendo dire magari anche solo il fatto di avere letto dell’anoressia recentemente) ma il tuo ex marito, se ho capito bene, non soffre di anoressia.
Io forse non ho capito niente, ma ho l’impressione che le cose stiano così: puoi dirgli che ci sei, che gli vuoi bene e che il tuo sostegno non è venuto meno, puoi anche dirgli che soffri (non in maniera colpevolizzante, ma quel che è) per il fatto che siete separati e di vederlo stare male, e, se davvero sei in grado di reggere la cosa, lasciare aperti i tuoi canali di comunicazione affinché lui possa trovarti nei momenti in cui esce dal guscio… puoi anche dirgli che sei disposta a cercare insieme a lui delle vie per cercare di capire quale sia il suo disagio e come uscirne… ma più di questo non puoi fare, soprattutto se è lui a metterti uno stop. E dire/dirti che anche tu esisti, al di là del suo malessere, non mi sembra una violenza, mi sembra una verità del tuo sentire. e stai attenta che la sua crisi non diventi un alibi per non ricominciare comunque a vivere, tu, come individuo. Che può anche lasciargli una porta aperta nel cuore, ma vivendo. Una cosa non esclude l’altra.
Egregio signor Leggenda,
Ti aggiorno che forse non ci avrò capito nulla, ma sabato sera ci siamo visti, abbiamo parlato da persone adulte e abbiamo trovato un compromesso, per cui siamo ancora felicemente assieme. Non sempre togliersi di mezzo è la via più giusta.
LUNA credo che tu abbia davvero ragione. E parlarne mi aiuta a capire meglio e di questo ti ringrazio tanto. Magari accolgo il 40% di ciò che mi dici, ma è già tanto perchè su questo rifletto e mi costruisco nuove certezze…
Forse io non posso fare più niente, come hai detto, se non cercare di vivere la mia vita lasciando uno spiraglio aperto per un suo eventuale ritorno. E l’una cosa non dovrebbe escludere l’altra (forse dalle ultime righe posso dedurre che la pensi anche tu così per me?)anche se mi hanno sempre detto il contrario: fin quando nutrirò un minimo di speranza mi sarà difficile costruirmi una nuova vita (e non mi riferisco necessariamente a stare con qualcun altro). La verità è che non solo mi sento in grado di reggere la cosa ma che la speranza mi consente di avere più entusiasmo per ricominciare a vivere, tanto poi il tempo eventualmente mi aiuterà ad attenuare la sofferenza.
Qualche post fa mi hai detto che anche tu ti accontentavi delle briciole ma che ci stavi male. Hai mollato tu per prima?
Nell’ultima lettera gli ho proprio fatto capire che ‘voglio tenere aperti i canali di comunicazione’ e ora col mio silenzio vorrei anche fargli capire che ‘anche io esisto al di là del suo malessere’ anche se, detto inter nos, non è ancora così…
Magari nel periodo di Natale potrei ricontattarlo per rinnovargli il concetto che non l’ho abbandonato. Sembra quasi di chiedere il tuo permesso, ma ho bisogno di pormi una meta e uno scopo per i mesi a venire e mi piacerebbe avere il consenso di qualcuno…che mi dica che non sto facendo un errore madornale…Tanto allo stato delle cose non credo che sia una telefonata in più o in meno che possa cambiare il corso degli eventi.
I 4 mesi precedenti alla separazione non ci sentimmo, poi, il giorno di Natale, gli ho spedito un pacco con un presepe fatto da me in pasta di sale (che piacere è stato il lento trasferire di tutto il mio sentimento in quella sorta di scultura) con un biglietto con su scritto ODI ET AMO, BUON NATALE. Lui mi chiamò per ringraziarmi e da allora abbiamo a poco a poco riallacciato i rapporti fino alla separazione e alla riconciliazione di cui ti ho parlato. Bè, ora mi manca tanto questa sorta di sublimazione del mio amore, sia essa sotto forma di lettera o di scultura o di altro e questi post mi stanno aiutando a sfiatare un pò. Pensa che ho fatto per lui un vaso in ceramica, ora lo sto dipingendo, ma non so se mai avrò occasione di darglielo, mi piace pensare che lo farò comunque,
anche se le cose dovessero andare definitivamente male. A volte mi sembro una ragazzina ma sono questi miei stupidi entusiasmi che mi aiutano ad andare avanti e che so che piacevano tanto anche a lui. P.S. Ho parlato di anoressia solo perchè mi è venuto in mente questo esempio, probabilmente perchè un cuginetto ha avuto di recente questo problema, nessun riferimento personale.
Una buonanotte
TERESA: allora mi riallaccio al tuo post di risposta a Valinda:
io non mangiavo, non dormivo, fumavo mille sigarette e mi camminavano solo i capelli, per dire che ero smunta nel corpo e nell’anima. Ho tralasciato il piangere perchè era sottointeso ma se vuoi un pò di sollievo SI io piangevo tutti i giorni, al lavoro, in macchina, al mare sotto al solleone, sotto la doccia, mentre cenavo. SEMPRE.
ho pianto anche oggi se può interessare ed essere di aiuto.
ma ho pianto di malinconia, di nostalgia per una persona che so che non vedrò più.
ma il dolore, la pietra sullo stomaco non ce l’ho più. e questo è per dirti che è fisiologico e che, prima o poi, passa.
non importi traguardi assurdi e irraggiungibili. devi prenderti del tempo. il tempo tuo e il tempo reale che deve passare, perchè una ferita, qualunque ferita richiede tempo e cura e attenzione. per cui se la mattina ti alzi e piangi fregatene e piangi. non potresti fare altrimenti. vorresti ridere? saresti una insensibile. invece hai amato, creduto e lottato. piangi per la tua giusta causa e vai avanti.
per quel che riguarda la sua assenza e la sua indifferenza, purtroppo non posso dirti granchè. perchè anche io mi sono spesso posta le tue stesse domande ma ti garantisco che col passare del tempo vedrai porprio questa sua indifferenza come un’alleata, la tua alleata a darti la possibilità di continuare sulla tua strada di distacco.
forse sembro un pò meccanica quando ti parlo, ma non è cosi’. leggiti i miei post e quelli di valinda di tre mesi fa circa: stavamo tutte come te.
un abbraccio
VALINDA: ciao cara, che bello sapere che stai meglio! io meglio… ma come te credo anche io che sarà difficile DARE NUOVAMENTE QUALCOSA. e ti dico questo nel momento in cui sto tentendo di frequentare un ragazzo con mille difficoltà, mille cose che non sento più.
credo si fisiologico anche questo. credo sia presto. credo che ho delle ferite che stanno ancora li’.
ci vuole pazienza e fiducia!
un bacio
LUCA70: Signore, dammi la serenità
di accettare le cose
che non posso cambiare,
il coraggio e la forza
di cambiare quelle che posso, e la saggezza di conoscerne la differenza.
E di ricordarmi che per essere una coppia bisogna essere in due 😉
[cioè venirsi incontro realmente e guardare – o almeno cercare di – guardare nella stessa direzione].
Sono molto contenta per voi 🙂
CATI: ciao 🙂 quando io dico “esistere al di là del suo malessere” non intendo solo dire vivere al di là, per sè, ma anche il fatto che comunque, anche quando il malessere di un altro inghiotte (ora vado al caso estremo) comunque continuamo ad esistere. Le nostre emozioni esistono, anche se si adeguano, si confondono, vanno in sofferenza. Non esiste un vero annullarsi nell’altro. Anche quando ciò avviene noi esistiamo da annullati… si capisce cosa intendo dire?
Quindi per quanto possiamo essere altruisti all’ennesima potenza e un altro si può appoggiare a noi come su 8 stampelle comunque noi esistiamo…
A volte l’altra persona, che trova in noi un appoggio, se è molto centrata sulla sua crisi può dare alle sue emozioni valore 15000 e alle nostre 0,5 (“tu stai bene, beato te, mentre io sto così male”) ma le nostre emozioni ci sono comunque e sempre anche se l’altro non le vede…
Non sto dicendo che sia il tuo caso, eh! Sto spiegando il concetto. Io vado da mio nonno in casa di riposo, ha una demenza senile, che lui sia in posizione di fragilità rispetto a me non ci sono dubbi. Tuttavia è piuttosto intuibile che per quanto io mi metta nella posizione in cui sono tutta dedicata a lui quando vado a trovarlo, perché sono io che devo vedere come rapportarmi con la sua malattia e non gli si può certo chiedere di venirmi incontro razionalmente, e, nel suo caso, il mangiare la mela e non il dolce o mangiarlo ha dei parametri tutti speciali, io comunque continuo a esistere. Io ti posso dire una cosa, perché la vedo: lì ci sono delle persone che hanno il cervello fritto (e dipende anche da che malattia te lo frigge, per cui non è che una persona ammalata di alzaymer che presenta delle aggressività sia una cattiva persona, ma ha un sintomo della sua malattia, lo preciso) ma che poiché nella vita evidentemente hanno sempre avuto un animo gentile e non egocentrato, pur essendo loro quelli che stanno male, per esempio ti lasciano la loro sedia. Per gentilezza ma anche perché a volte riconoscono (sono molto sensibili) la stanchezza. Magari non sanno chi sei però in quel flash
ti “vedono”.
mentre ci sono persone con il cervello non così fritto che in nome della loro crisi non si accorgono che non sei solo lì a fare da infermiere e che non è vero che a te va tutto di culo mentre loro sono quelli che stanno male…
Tornando all’esempio della casa di riposo, intendevo dire che è proprio un caso in cui una persona deve riuscire a trovare un sano compromesso tra l’esserci, con amore e sostegno, ma anche ricordarsi che esiste. Mio nonno, anche se non mi chiama mai per nome, spesso si preoccupa per me. Una cosa che mi fa un’enorme tenerezza. Ma se anche lui non fosse in grado di sentire o verbalizzare il suo preoccuparsi per me io dovrei preoccuparmi per me, capisci cosa intendo dire?
@E l’una cosa non dovrebbe escludere l’altra anche se mi hanno sempre detto il contrario: fin quando nutrirò un minimo di speranza mi sarà difficile costruirmi una nuova vita (e non mi riferisco necessariamente a stare con qualcun altro). La verità è che non solo mi sento in grado di reggere la cosa ma che la speranza mi consente di avere più entusiasmo per ricominciare a vivere, tanto poi il tempo eventualmente mi aiuterà ad attenuare la sofferenza.
scusami, non ho capito bene questo passaggio. Non ho capito “mi hanno sempre detto” e non ho capito cosa sei in grado di reggere.
Sull’anoressia: ti spiegavo perché io avevo difficoltà ad usare quella metafora, nel massimo rispetto che tu lo avessi scelto, indipendentemente perché 🙂
@sembra quasi di chiedere il tuo permesso, ma ho bisogno di pormi una meta e uno scopo per i mesi a venire e mi piacerebbe avere il consenso di qualcuno…che mi dica che non sto facendo un errore madornale…Tanto allo stato delle cose non credo che sia una telefonata in più o in meno che possa cambiare il corso degli eventi.
Tanto. è ovvio, io non te lo darei il permesso 😉 nè il contrario 🙂 Se tu senti il bisogno di fissare una data che per te rappresenta qualcosa sai tu il valore che ha per te. Da qui a Natale, in fondo, mancano 2 mesi, e in due mesi puoi cambiare idea 1000 volte. Tornando al presente, invece:
io credo che una cosa non escluda l’altra nel momento in cui il discorso sta nel riuscire ad uscire dal concetto: se non ci metto una pietra sopra l’intera mia esistenza è in standby. In realtà il discorso è di riprendere piano piano il tuo contatto con te, restituirti un po’ di libertà nelle energie e risorse tue, indipendenti da lui, togliendo una parte di centralità sul lui/voi che è ora forse “paralizzante”.
ALICE cara che bello leggerti! sono contenta che hai anche tu stai
meglio e stai andando avanti. la cosa più importante credo sia questa,
ANDARE AVANTI perché è il bello della vita “non ci puoi fare niente la
vita non si ferma”..questa frase di Vasco me la ripeto come un mantra
in questi giorni. sì TERESA, anche noi stavamo da cani. sigarette,
insonnia, inappetenza, gambe molli, addormentarsi alla sera col
pensiero di lui che mi martellava la testa e al risveglio, senza
tregua. pensieri ossessivi degli sbagli, sensi di colpa, immagine di
lui e l’altra, spiare il suo profilo di fb.. lo ribadisco, tutto
questo io non lo auguro neanche al mio peggior nemico. mi trascinavo a
lavoro e a volte scappavo in pausa perché il cuore mi scoppiava e mi
veniva da piangere. datti tempo e fai quello che ti fa stare bene,
piccole cose. è l’unica cura possibile. e questo forum è qui per
aiutarti, io ci passavo pomeriggi e notti in cerca di parole di
conforto. e il dolore un po’si alleggeriva. sì l’assenza e
l’indifferenza dell’ex fa male, tanto male. io mi sentivo come se mi
fosse passato sopra un tir a tutta velocità. non capivo e non capisco
neanche ora come possano svanire così in fretta tutti ti amo, tutti i
progetti, tutti i momenti felici..forse semplicemente non era amore,
forse le storie finiscono punto e basta. non avrò mai le risposte.
desideravo una botta di vita, una passione e inaspettatamente forse è
arrivata…forse troppo presto. ALICE anch’io vivo mille difficoltà.
non riesco a sbilanciarmi, a lasciarmi andare, non riesco neanche a
pensarmi in una coppia vera, a dire di nuovo ti amo e neanche ti
voglio bene. ho 28 anni e mi comporto da adolescente. sarebbe il
momento di pensare a una famiglia, una storia costruttiva, un nido da
costruire, un NOI. ma io non me la sento, non mi fido della mia
capacità di giudizio né del prossimo. mi sembra di non credere più
nell’amore e questo è triste. ma preferisco non avere più aspettative
piuttosto che ritrovarmi a pezzi con quello che credevi un principe
azzurro che invece ti butta via come una scarpa vecchia..perché è
confuso, non se la sente più, con l’altra già a bordo campo dopo2ore.
a volte penso che la mia occasione d’amore è stata quella. ho dato
tutto,mi sono impegnata,avevo gli occhi luccicanti per lui. e ora,
anche se mi sforzo di vivere questa storia senza paranoie, ho il freno
a mano tiratissimo. e oltre al “ci vediamo stasera” proprio non vado..
pazienza sì ci vuole pazienza, baci a tutti tesori!
VALINDA: ti posso fare una domanda? (te la sto già facendo… ma significa ovviamente non serve che mi rispondi, se non vuoi, perché la domanda serve a me per le mie riflessioni, e non è che devo rompere le balle a te…).
tu dici
@desideravo una botta di vita, una passione e inaspettatamente forse è
arrivata…forse troppo presto. ALICE anch’io vivo mille difficoltà.
non riesco a sbilanciarmi, a lasciarmi andare, non riesco neanche a
pensarmi in una coppia vera, a dire di nuovo ti amo e neanche ti
voglio bene. ho 28 anni e mi comporto da adolescente. sarebbe il
momento di pensare a una famiglia, una storia costruttiva, un nido da
costruire, un NOI. ma io non me la sento, non mi fido della mia
capacità di giudizio né del prossimo.
dici NON ME LA SENTO e pare quasi che ti vai contro.
Non me la sento adesso di avere una storia ma ci provo. Tipo: non ho voglia di prendere lo sciroppo per la tosse, ma mi tappo il naso perché penso che si deve, perché bisogna andare avanti e perché a 28 anni… però il tuo stato d’animo, la tua panza del momento mi sembra ti dica: me ne fotto delle eventuali statistiche su come bisognerebbe vivere una storia a 28 anni, io adesso mi sento così.
Che poi non solo le statistiche, ma è l’idea che tu hai di come si vivono le storie, e che peraltro è anche la mia.
Ma…
Io non capisco questo: a te questa persona interessa, e vorresti aprirti di più, e quindi ti dispiace che non ci riesci, o è Valinda in generale che ha bisogno di capire se si riesce ad aprire di nuovo o no e quindi quando ha voglia di dire solo ci vediamo stasera pensa che non sta bene perché altrimenti direbbe altro?
forse anche entrambe le cose, mi rendo conto…
però è quel “a 28 anni” che mi ha colpito…
quel “forse troppo presto”… che male c’è, a qualsiasi età, dopo una delusione d’amore, a non riuscire a concepirsi in coppia vera ecc? certo, non possiamo ferire gli altri che da noi vogliono una coppia vera magari… ma se non ce la facciamo proprio perché abbiamo bisogno dei nostri tempi che possiamo farci? La cosa dei 28 anni… io ne ho 36, ma penso: io mi conosco, so che sono capace di stare in una coppia vera e sono stata felicissima di viverla come una coppia vera già a 20 anni. Pur essendo uno spirito libero (non in senso di avere bisogno di un harem, ma come impostazione generale mia, sin dall’asilo) quando ho incontrato la persona che per me era quella speciale mi sono fermata, e la mia impostazione NOI è venuta fuori con naturalezza.
so stare da sola, ormai forse da sola potrei pure farmi dei punti di sutura tipo Rambo, e al momento questa cosa mi ha fatto impressione, mi ha fatto stare male… oggi mi chiedo: davvero queste due cose, la mia capacità e anche il mio bisogno di stare da sola, il mio dire di no, il mio essere anche ruvida con chi cerca di invadermi troppo quando non è cosa, il mio sapere che non è tempo, il mio essere molto sociale ma selettiva, e il mio aver vissuto il noi, aver amato il noi, potenzialmente pensare che il noi sia anche una cosa meravigliosa sono due cose in antitesi? O sono due parti di me?
Mi sa che sono due parti di me. Ero così anche prima. Solo che prima il fatto di saper sentire se una cosa era una simpatia o l’amore, il fatto di dire francamente: no, scusa, non mi interessa che ti avvicini troppo e avere una storia con te e di avere invece detto: con questa persona potrei stare tutta la vita! non mi sembrava un sintomo, era normale.
E non posso farci niente se so benissimo che la persona speciale viene prima del NOI. Intendo dire, potrei fabbricarmi un NOI tra 5 minuti, razionalmente, se quello che mi mancasse fosse la forma… ma a me manca la sostanza. Mi manca quel NOI che viene da dentro. Se io penso al Natale la cosa che mi fa stare sveglia la notte, spesso, non è: ho paura di essere sola a Natale, quindi spero arrivi qualcuno che mi riempia il Natale della consuetudine di scambiarsi regali. Non mi manca che qualcuno mi chiami per domandarmi come sto, o avere una persona qualsiasi a cui dire com’è andata la giornata, o che mi dica “sei bella”. Io di amici ne ho tanti, e veri. So cosa sia l’affetto. So che si preoccupano per me come io mi preoccupo per loro. Io ho sofferto perché una persona specifica non c’era quando stavo male e soffro perché volevo starci tutta la vita. E’ una solitudine diversa. Non mi manca neppure il sesso. E sì che a me l’amore piace, in tutte le sue espressioni, e sono una persona passionale. Ma mentre sto male è anche come se il viakal mi avesse dato una ripulita dentro… e mi dico: sto male perché non ci sei tu, e forse non ci sarai mai più. sto male perché mi manco io rispetto al NOI che viene da dentro, ma per ora riesco a concepirlo solo con te.
Questa è la fase che vivo, e che mi fa contorcere le budella. Ma forse, anche se fa male, mi faccio il regalo di accettare che adesso sia così. Tutto quello che so mi serve, ma mi serve anche sapere questo. Il domani non lo conosco, ma adesso sto così.
LUNA:
@Io ho sofferto perché una persona specifica non c’era quando stavo male e soffro perché volevo starci tutta la vita. E’ una solitudine diversa.
Quanto ti capisco…il Natale, già…il PRIMO NATALE senza di lui. Mancano due mesi ma non se con un polmone, un braccio, un occhio o una gamba sola riuscirò ad essere serena…
Domenica ho incontrato lui, sua mamma e i suoi nonni, quella famiglia a cui appartenevo pure io.
Li ho salutati tutti e stavo lì, mi guardavo e guardavo loro…mi sono sentita parte di NIENTE, quel niente che prima era TUTTO e sarei voluta scoppiare, puf…scomparire.
In questi 5 mesi è la prima volta che mi fermo veramente per un periodo lungo, che mi guardo dentro. Ebbene, mi sono trovata a pezzi.
Ancora ricordo solo le cose belle, ma perchè?
Non riesco a sostituire le sensazioni che ho provato quando c’era lui con altre sensazioni; non riesco a ricordare le cose brutte…se così fosse riuscirei ad andare avanti, invece non ce la faccio. boh.
Grazie mille delle parole Luna, ne farò tesoro…..è bello vedere che ci sono ancora delle persone che capiscono realmente chi sta soffrendo, e senza chiedere nulla spendono pensieri di conforto. Nel tuo ultimo post leggo che hai sofferto anche tu, spero che tutto il bene che stai donando qui, ti torni indietro con gli interessi, e che la tua positività venga incanalata in un nuovo Amore.
Un abbraccio.
Luca.
@Luna: anche io adesso non ce la faccio. Non tollero una storia e non tollero chi vuole fare una storia. Pazzesco vero?
Non riesco a dire DUE.
Oggi si ok… ma domani chi sei?
Quando un amore finisce bisogna ristrutturarsi dalla testa ai piedi.
E non c’è posto per nessun altro
un abbraccio
Sono imbarazzata al pensare che tutti noi qui (soprattutto io, in ques’ultima settimana)ci appoggiamo a Luna come se fossimo solo noi ad avere problemi mentre lei non si risparmia nei consigli pur con i suoi problemi. Forse, LUNA, sei uscita della fase egoistica del -solo io ho bisogno d’aiuto e voi non soffrite come me- o forse sei solo una persona migliore di quanto possa esserlo io…In ogni caso ti ringrazio e cerco di fare tesoro dei consigli e delle riflessioni che mi induci a fare senza buttare sentenzie a vanvera perchè si è inaciditi col proprio/a ex che ci ha lasciati. E qui do ragione a LUCA 70 al quale mi viene di dire che sono molto contenta per lui e che gli auguro che possa risolvere totalmente i suoi problemi.
Luna, ho compreso meglio il tuo discorso sull’ ‘esistere al di là del suo malessere’ e concordo aggiungendo che lui, per quanto mi abbia detto che sa quanto ho sofferto,sia molto concentrato su di sè. Per quanto riguarda il ‘mi hanno sempre detto’ si riferisce a ciò che pensano le mie care amiche che mi vogliono bene e il sempre è chiaramente relativo all’ultimo periodo. Certo, come dici una cosa è aspettare in stand-by, un’altra è non vivere in funzione di un suo ritorno, e questo mi riesce molto difficile ma ci proverò. Forse mi viene più semplice pensare che la mia vita non sarà più quella di prima perchè comunque la ferita c’è e la cicatrice, appena sarà guarita, rimarrà, ma che in ogni caso continuerò a viverla per tutto quello di buono che mi potrà offrire. Intendo dire che non credo a coloro che mi dicono che si può ricominciare come se nulla fosse e che un domani sarà solo un ricordo, perchè so ciò che ho perso e ci sono cose che non si possono più recuperare, e mi riferisco a eventuali figli. Ed è per questo che dico a VALINDA che ha ancora 28 anni e nulla le è precluso dalla vita, che potrà ancora recuperare, con una cicatrice in più anche lei, ma non ha perso definitivamente l’ultimo treno.
Inoltre, Luna, mi chiedevi cosa volesse dire ‘sono in grado di reggere la cosa’, riprendevo le tue parole ‘se davvero sei in grado di reggere la cosa, lasciare aperti i tuoi canali di comunicazione affinché lui possa trovarti nei momenti in cui esce dal guscio…’, ma non credo che mi chiedessi questo quanto piuttosto se ne avessi compreso il senso, vale a dire il discorso di prima cioè non rimanere paralizzati nell’attesa ma riprendere le energie e vivere. Ci sforzeremo, ma sarà dura, lo so.
ciao ragazzi, vi ringrazio delle vostre parole molto abbracciose 🙂
ALICE: no, a me non sembra pazzesco per niente. Mi sembra quello che senti adesso e basta. Il che non significa che domani non potrai sentire diversamente. E’ questa la cosa che cerco di dire, che lo stato d’animo del presente, per quanto terribile, è quello che è, ma non è scritto da nessuna parte che sia eterno. Ciò non toglie che pure a me capiti di stare male, ma male da sentire le budella appese al soffitto. A volte il dolore mi invade come se fosse immobile, immenso ed eterno. Ma quando e se stiamo male, almeno, non diciamoci anche che per forza sarà così per sempre. Anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non è così. Non voglio dire in tutti, ma nella maggioranza sì. Il problema a volte non è solo il dolore, ma riempirsi la testa del fatto che, avvenuto un cambiamento nella vita, la vita da quel momento in poi sarà per forza di serie B. Molti di voi, anche nel momento in cui si proiettano verso il futuro, anche per consolarsi, per sopportare il presente, non fanno che dire: queste ferite resteranno per sempre, tuttavia, lacerocontuso e a brandelli, seppure avrò una vita di serie B io vivrò nonostante…
E questa idea che essere guariti significhi riuscire a dire DUE, che non so perché sia così diffusa.
Quando, prima delle tempeste emotiva, non credo che quello sia un discriminante così essenziale. Perché pure chi adora stare bene in due ed è stato innamorato avrà pure avuto dei momenti di “latenza” del DUE, nella sua vita, senza per questo credersi un caso clinico, o no?
Ora, ognuno di noi ha il diritto di verbalizzare il dolore come sente. Io quando non dormo la notte e piango come se mi stessero sgozzando, in quello stato temporaneo d’abisso che però mi sembra
eterno, ovviamente, altrettanto ovviamente mi dico: questa è la verità di come stai, non il resto, e questo è come starai per sempre. sempre se domani mattina vorrò ancora stare in questo mondo…
e tutte quelle cose orripilanti che mi dico evidentemente ho bisogno di dirmele. Per sfogare frustrazione, dolore, rabbia, senso di ingiustizia e abbandono e anche quel tantino di angoscia che non guasta. Il fatto è che io so, in fondo, che posso permettermi di andare così giù al centomilionesimo piano sotto zero. Così, probabilmente, le mie budella non si pongono limiti nel saltare sul soffitto. O forse semplicemente è come sto in quei momenti e basta. Anche perché probabilmente sto scaricando una serie di emozio
In questi giorni mi ritrovo a piangere come un’emerita imbecille. non
so nemmeno perché, forse perché sento che non riesco a superare questa
botta, che ci sono stata talmente male che niente mi sembra più come
prima. mi sembra che gli uomini, le storie e l’amore siano tutti una
m…. non so se sia giusto stare da sola a leccarmi queste fottute
ferite o aprirsi al mondo e a questo ragazzo. con lui ci sto bene, è
riuscito a farmi ridere di cuore dopo mesi che non lo facevo. ma non
riesco né a dirgli né a dargli più di tanto. e gliel’ho detto,
probabilmente si stancherà.
mi chiedo solo quando finirà tutto questo, quanto ancora bisogna
patire. a volte guardo le coppie, i pancioni, i bambini e mi viene da
piangere. non perché pensi che non troverò mai un uomo ma perché non
mi sento neanche in grado di stare in una relazione…e chissà se sarò
mai in grado. è triste da togliere il fiato.
sì Cati ha ragione, LUNA GRAZIE per i tuoi splendidi consigli e
scusaci se siamo così malmesse (parlo per me senza offesa eh) da non
poter ricambiare adeguatamente. a te carissima un abbraccio speciale!
ALICE come stai?
baci a tutti