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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

L'autore, beppino, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 13626
    Golem -

    >>> mentre un mese prima avevo trovato un “magazzino” di 70 metri quadri a Milano, la cui proprietaria me lo concedeva in comodato d’uso a patto che lo ristrutturassi. Data la nuova situazione creatasi con la morte della ragazza con cui stavo, ero sul punto di rinuciarvi, anche perché era una topaia, abbandonata da tre anni e con una mole di lavoro per la quale sarebbe convenuto pagare l’affitto. Ma i soldi pagavano già un mutuo e sui lavori extra non si poteva fare un affidamento sicuro, arrivando quando volevano. Però accettai, proprio per non abbandonarmi alla rassegnazione, sempre con l’immagine di mia madre davanti agli occhi, che mai si era arresa al destino che le era toccato.
    In quel viaggio che NON VOLEVO FARE, sulla nave che viaggiava tra i fiordi conosco un ragazza inglese che ci lavorava come artista, alla quale racconto la mia vita come sto facendo qui, soprattutto quello che riguarda la storia della fidanza morta agli inizi di marzo quando era luglio, col “magazzino” trovato in maggio. Fatto sta che ci siamo innamorati. Non entrò in dettagli intimi che alcuni in altro thread hanno voluto fraintendere per antipatia neiiei confronti, perché ne capisco le ragioni, ma due mesi dopo ha lasciato il lavoro ed è venuta da me nel magazzino che io avevo cominciato a ristrutturare, dove c’era una cucina usata, un tavolo, tre sedie, il letto e una scala a libro che fungeva da appendi abiti. Dopo due anni ci siamo sposati e la storia continua dopo due oltre due decenni. Con una figlia poco più che ventenne.
    A 38 anni mi sono iscritto ad Architettura per laurearmi sei anni dopo, e prendere l’abilitazione l’anno successivo, sono stato cooptato (gratis) dal docente che mi ha fatto da relatore – oggi ancora mio amico e di soli due anni più grande di me – come suo assistente e cultore della materia (progettazione e storia dell’urbanistica) che ho fatto per cinque anni ancora, e ho lavorato anche come architetto, sia presso i tribunali che come…

  • 13627
    Golem -

    Scusate avevo concluso ma avevano già registrato il post. Cerco di riprende lo.

    … professionista

  • 13628
    Golem -

    Sorry, evidentemente non uso come si deve il sito, ma volevo concludere, anche tenendo conto del post di Smerd inviato nel frattempo di cui capisco il senso ma comunicandogli che si, c’è sempre qualcuno messo peggio di noi, ma anche perché tutto è relativo, sempre.

    Comunque, tre anni dopo l’ingresso nel “magazzino” riusciamo a riscattarlo, con un altro mutuo, anche grazie all’inglesina, che da ballerina si ricicla velocemente in insegnante e traduttrice di inglese, oggi molto apprezzata e cercata, e in quel magazzino, ormai diventato la nostra abitazione definitiva e che ci siamo cucito letteralmente addosso, ricostruendolo con le nostre mani e rendendolo realmente “casa nostra”, continuiamo la nostra vita da quel lontano giorno in cui il destino ci fece incontrare.
    Mia madre ci ha lasciati da circa tre anni, per un tumore alle vie biliari che l’ha portata via in due settimane, ormai immobile da qualche anno, ma sempre lucida e presente, non senza avermi dato un ultimo esempio di come lei abbia inteso la vita, quando l’onnipresente destino mi ha messo di fronte all’ennesima scelta, quasi a volermi ricordare sino all’ultimo che vivere significherà sempre doversi trovarsi ad un bivio per decidere quale strada imboccare, e presentare questa strada come quella giusta ma che pagherai con dolori inenarrabili. Accadde quando i medici mi dissero che il tumore aveva bloccato le vie biliari e si stava verificando un’insufficienza renale a causa di questo, che avrebbe significato la fine, o la dialisi in attesa di un esito diverso ma ineluttabile, mettendomi di fronte alla scelta più difficile della vita: decidere come doveva morire la donna che mi aveva dato la vita. Lo feci, non riuscendo a trattenere le lacrime, che in quel momento furono quelle di un bambino che ripercorreva l’esistenza di quella madre e della forza con cui l’aveva attraversata.
    Quando tornai da lei non ci fu bisogno di parlare, non ce n’è mai stato bisogno per farmi capire. Mi guardó con quegli occhi verdi, di quella luce che la vecchiaia non era riuscita a spegnere e restammo così per un po’. In silenzio.
    >>

  • 13629
    Golem -

    >> morì quella notte, nel sonno. Avrebbe compiuto 88 anni a novembre, ma se ne andó due giorno dopo l’inizio dell’estate.
    Al mattino i suoi lineamenti erano ancora più belli, il naso sempre perfetto, così le labbra, non una ruga e quella serenità che molti vedono sul volto dei defunti. Mi soffermai a guardarle i capelli che la badante le aveva riordinato e pensai a quanti pensieri avevano attraversato quella testa per le persone che aveva amato, quali prove dovette superare con la disperazione nel cuore e la sola forza del suo coraggio. Ma ce l’aveva sempre fatta.
    Mi aveva dato l’ultimo esempio di quel coraggio e dello sconfinato amore che solo una madre può donare, l’unico vero amore che non chiede niente in cambio, comprendendo, come aveva sempre fatto, la decisione che ero stato costretto a prendere, provando, ancora tenerezza per me quando mi sapeva in difficoltà. Tenerezza, sino all’ultimo. Ma sono certo che fosse anche contenta che non fosse dipesa da altri la scelta di “quel momento”, e che così ha suggellato due vite che si sono accompagnate – loro soltanto – nei soli momenti “unici” della vita: la nascita e la morte.
    Ma c’era altro che mi stava dicendo, c’era la prova che il senso della vita è la vita stessa, alla quale lei non rinunciò mai, neppure quando dava ” il sangue” per quella vita, rappresentata dai figli ma anche dalla sua dignità di essere umano, di donna e di madre. Mi è bastato questo per sapere che fintanto ci sarà qualcuno da amare, fosse anche solo sè stessi, alla vita non si rinuncia mai. Anche quando non si avrebbe più voglia di viverla.
    Un saluto.

    P.S. Scusatemi se mi sono fatto prendere la mano dal sentimento. Tendo a vivere il presente e per il futuro, e tentare di dimenticare il passato proprio per questa ipersensibilità alla nostalgia. Ma in questo caso non mi è stato possibile.
    Smerd tutte le storie che fanno la Storia sono “solo nostre”, né altre potremmo raccontare. Ma come ho accennato non posso che condividere quello che ho vissuto, ben sapendo che ognuno ha le proprie e in quelle si sentirà il più fortunato o il più sfortunato della Terra, nel momento in cui gioisce o soffre. Ma proprio questa condivisione dovrebbe farci entità meno soli, pur sapendo che la nostra vita, banalmente, non potrà che essere vissuta da noi,
    Non mi sono sentito sminuito per niente. E non mi ci sentirei neppure se, com’è successo, volesse farlo di proposito.
    Ciao.

  • 13630
    Smerd. -

    Golem: vale la mia considerazione di prima. Con l’aggiunta di essere, per piacere, un pochino più breve e un pochino meno aneddotico. Se dovessimo star qui a raccontare ognuno la storia della propria vita…qui sopra è un nido di serpi e rischieresti che qualcuno ti dicesse che non gliene frega niente.

  • 13631
    Golem -

    Vero Smerd, ma la mia vita è stata lunga e se posso, ho approfittato per ricordarne certi aspetti.
    Quanto alle serpi, ci sono abituato, e non mi toccano. Anche perché si legge se si vuole. I commenti gratuiti indicano sempre problemi di altra natura che non quelli che vorrebbero evidenziare.
    Ciao.

  • 13632
    Emma -

    Golem, la tua storia è, di certo, molto travagliata.
    Sei sicuramente una persona forte che, comunque, ha avuto dei discreti colpi di culo che, oggi, sono fantascienza (penso al lavoro dopo la laurea anzi…..al lavoro e basta).
    Io sono ancora qui per quello che ho perché se mi fossi attaccata a quello che non ho sarei uno scheletro con il teschio deturpato da un colpo di fucile da mo’…..
    Ma non riesco a gioire per un paesaggio, il sole che sorge, le risate dei bambini e gli occhi altrui pieni di serenità anche nei momenti più duri.
    Mi passano sopra. Mi scavallano……
    Ho in vista i miei magri obbiettivi e campo un giorno per l’altro. Senza programmare nulla, né la vita né la morte.
    Lascio al caso, all’ispirazione del momento.
    Tutto il resto è esperienza personale altrui che non vale che per chi la vive…..
    E se la rendiamo “cosa nostra” la trasformiamo in fuffa……

    Ciao.

  • 13633
    maria grazia -

    Smerd
    non credo che golem abbia voluto annoiare nessuno, ma solo spiegare le ragioni per cui lui non appoggia il suicidio. e lo ha fatto raccontando la sua vita perchè qualcuno metteva in dubbio che potesse aver avuto le sue difficoltà, come noi altri. chi viene in questo thread ci viene anche e sopratutto per raccontare di se stesso, e delle ragioni per cui vuole o non vuole suicidarsi; poi ognuno ne trarrà le sue conclusioni. se ti annoi, nessuno ti obbliga a leggerci.

  • 13634
    Smerdjakov -

    Maria Grazia, certo lo so che posso non leggere. D’altronde è anche vero che ho saltato qualche riga qui e là. Era solo un consiglio il mio, non deve sempre esserci la fata turchina che difende i deboli…
    In ogni caso io non riuscirei a raccontare la mia, anche se mi piacerebbe farlo. Raccontarebbe una vita che spinge verso il suicidio. Meglio non raccontarla. E stai tranquilla che Golem non se l’è presa se gli ho detto di essere breve.

  • 13635
    luca76 -

    “….se ti annoi, nessuno ti obbliga a leggerci.”
    @mg, passano i mesi ma la tua pochezza rimane immutata….
    P.S. Comunque il tuo è un buon consiglio, talmente buono che dovresti seguirlo tu stessa, che ne dici?

  • 13636
    Golem -

    Emma, ogni giorno penso a quanto sia stato fortunato, e non ho mai sottovalutato questo aspetto della mia vita. Ho imparato ad apprezzare quello che ho, da quando non avevo…niente.
    Spero che possa capitare anche a te. Mi disturba sempre percepire certe sensibilità, e non vederle “al lavoro”.
    Ciao

    MG, sempre grazie per i tuoi chiarimenti.
    Bye.

  • 13637
    Emma -

    Dipende dal metodo di lavoro, Golem.
    Per quel che mi riguarda ho provato la strada del pessimismo corvaceo, poi quella degli occhiali rosa per approdare a quella del realistico scetticismo. Le cose, finché si è vivi, dovranno pur andare in qualche modo. O stare ferme.
    Alla fine e solo alla fine si tirerà le somme di quel che è successo.
    Nel frattempo “si sta”, senza arrovellarsi su un passato irrimediabile, senza sperticarsi in voli pindarici sul futuro, reggendo la botta nel presente e facendo tutto ciò che si può fare per poter dire a sé stessi, e solo a sé stessi “io ce l’ho messa tutta”.
    Buon weekend.

  • 13638
    Golem -

    Il realistico scetticismo non mi dispiace Emma, a mio avviso dovrebbe essere l’approfo naturale di chi non vive con gli occhi foderati di prosciutto.
    Peró so che arriverà la riscossa anche per te. Anzi appena il sorriso di un bambino non ti scavalla, avvisami plase.
    Buon week end anche a te.

  • 13639
    maria grazia -

    “Nel frattempo “si sta”, senza arrovellarsi su un passato irrimediabile, senza sperticarsi in voli pindarici sul futuro, reggendo la botta nel presente e facendo tutto ciò che si può fare per poter dire a sé stessi, e solo a sé stessi “io ce l’ho messa tutta”.”

    Emma, mi sembra che i presupposti da cui parti siano ottimi. Secondo me non devi rimproverarti nulla; purtroppo però nella vita non sempre possiamo ottenere i risultati sperati o MERITATI. In base alla mia esperienza comunque ti posso dire che bisogna sempre cercare, per quanto ci è possibile, di NON STARE FERMI. Di far scorrere le cose IN QUALCHE MODO, che poi qualcosa arriva. Magari poco, ma è meglio quel poco che niente. senza contare che spesso, la fatica e l’ impegno per raggiungere quel “poco” ci permettono di imparare nuove e interessanti cose, che possono essere più utili e preziose del denaro contante e immediatamente fruibile. Chi non vive la nostra stessa situazione ( faticare anche a campare e a pagare le bollette ) difficilmente potrà comprendere appieno il nostro stato d’ animo. e non per cattiveria, ma per incapacità di immedesimarsi. Io con il tempo ho imparato ad essere più comprensiva con gli altri, da questo punto di vista. Perchè la rabbia cieca ( quella che io sentivo ) non ti porta alcun risultato, se non a incattivirti e isolarti del tutto. Sto invece cercando di lavorare su me stessa, di apprendere nuove nozioni e conoscenze, e di creare qualcosa di mio con i pochissimi e scarsi mezzi che ho a disposizione. Non è che io abbia molte altre alternative, ma devo dire che è più appagante di quanto pensavo. Stare bloccata E INDURIRMI, del resto, a che mi servirebbe ?

  • 13640
    Emma -

    Invece, io, con il tempo, ho smesso di essere comprensiva.
    Seleziono con cura i 4 gatti cui voglio bene e, delle altre persone, di cosa pensano, di come stanno, di ciò che strombazzano a destra e a manca, compresi i giudizi su di me, la mia vita, il mio aspetto, me ne frego.
    Da quando ho smesso di assumere robaccia chimica che a me (A ME, per altri può essere un toccasana) faceva male e ho ripreso in mani le redini della mia vita rendendomi conto che perfetti sconosciuti in camice non mi possono conoscere più di quanto io conosca me stessa, ho imparato a buttarmi alle spalle giudizi, complimenti e accuse infondate.
    E le persone fanfulle che “le sparano grosse” in tragedia e felicità.
    Faccio la mia vita, come già ho scritto, e dove arriverò piantero’ un paletto.
    Sono felice di alcune “cose”.
    Di avere amici veri che non possono fare nulla di concreto ma ci sono e a me basta.
    Di aver trovato una persona che mi somiglia e con cui è facile sia litigare che andare d’accordo.
    Di aver incontrato feccia che mi ha fatto riabilitare persone che credevo incarnassero il peggio e che, dopo, ho riabilitato.
    Di avere spalle mentali molto larghe e voglia di fare, non di far fare appellandomi a chissà quale instabilità mentale.
    Il che mi consente di essere autonoma, di non accasciarmi addosso alle persone attribuendo aloni di santità al cucco di turno che mi regge il sacco e di non disperdere succhi gastrici nel lanciare maledizioni a chi, il sacco, ad un certo punto, se lo mette in spalle e tanti saluti.
    Il resto, se verrà, verrà da sé.
    Con questo concludo.

    Golem, quando mi beero’ dell’immagine dei bimbi festanti in una giornata di sole mi faccio un selfie e te lo linko 😉

    Un saluto a tutti. Un abbraccio a chi lo vuole.

  • 13641
    Golem -

    Appena ti capita una bella giornata fresca ma soleggiata, e senti nel parchetto vicino dei bambini che schiamazzano, valli a trovare e osservali per un po’. La loro allegria è contagiosa. “Infettati”
    Aspetto il selfie, e l’abbraccio l’ho preso, thanks
    Ciao.

  • 13642
    maria grazia -

    Emma
    sei una donna intelligente e con le idee CHIARE. e a qualcuno questo non va giù… tutto qui!

    un caro saluto

  • 13643
    Smerdjakov -

    Golem: sono diventato un mostro, ma a me vedere la gente che si diverte mi provoca ormai un moto di disgusto. Che cosa avranno mai da ridere?

  • 13644
    Golem -

    Smerd, succede anche a me. La maggior parte sono “tubi digerenti” ma che ci puoi fare? Se già i Romani usavano il “Panem e Circenses” per governare, capisci il significato della parola “massa”. E di quanto questa, pur composta da singoli individui, abbia in realtà una psicologia da soggetto unico.
    Per questo motivo decodifico in positivo la qualità di una sensibilità come quella di Emma, che mi cita emozioni che vorrebbe provare, ma solo attraverso fenomeni “veri”, bambini compresi. Così come capisco il disturbo che puoi provare tu quando interpreti un certo modo la voglia di “divertimento”. Shopenhauer è nato prima di te, e persino di me.
    Ciao.

  • 13645
    Smerd. -

    Schopenhauer è di quegli autori che dicono ciò che già sapevo. Lui per me è stata non una grande scoperta, ma una grande conferma.
    Credo che la sua logica scarna e terrificante nasconda una malinconia che non tutti possono intravvedere. Inutile dire che è un mio punto di riferimento.
    Ma poco mi giova che un grande filosofo abbia descritto ciò che già vivevo.
    Io non ho una vita, non avendo lavoro. E non avendo un lavoro non ho una posizione sociale. E sono troppo debole per riuscire dopo anni e anni di batoste. Devo solo attendere che il tempo passi, ora dopo ora. Il dolore è stato talmente grande che non ne provo quasi più. Neanche invidia, che ritengo sentimento nobilissimo. Forse solo in certi momenti.
    Provo solo schifo e voglia di morire. Qualcuno spera in una vita dopo la morte. Io spero di morire e cessare di esistere, perchè esistere e soffrire sono la stessa cosa.

  • 13646
    Golem -

    Mi dispiace Smerd. So che non ti aiuterà, ma posso intuire quello che provi. In questi casi l’intelligenza e sensibilità sono un aggravante. Quello che ti auguro e che ti possa capitare un “accidente” che ti faccia cambiare idea. E persino sbugiardare Shopenhauer.
    Non mollare Smerd. Ci sono un sacco di co...... che dovranno “lasciarci” prima di te.
    Ciao

  • 13647
    Dalia -

    Smerd.,
    capisco quello che stai provando, nell’altalena della sorte ho vissuto tante volte lo stesso sentimento. In questo momento và meno peggio, ma so fin troppo bene cosa significhi provare lo stato che tu descrivi.
    Non so nemmeno se dirti che mi dispiace, che è vero anche se a me senza cattiveria faceva schifo anche la compassione, per quanto le riconosca il lato gentile.
    Ad ogni modo, ti auguro di stare meglio, almeno un pò, il prima possibile, in qualunque modo.

  • 13648
    maria grazia -

    “Io non ho una vita, non avendo lavoro. E non avendo un lavoro non ho una posizione sociale.”

    Smerd, quello che tu senti di non avere non è la “posizione sociale”, perchè in questa società tutti in qualche modo abbiamo un “ruolo”. Quello che a te manca, secondo me, è la dignità. senti cioè di non poter avere un’ esistenza dignitosa, perchè rispetto ad altri devi rinunciare anche alle cose più stupide, non puoi uscire con un amico se te lo chiede ( perchè temi poi di non avere i soldi per fermarvi insieme in un locale ). oppure magari non hai neanche un’ automobile, o indossi abiti che hanno già qualche anno perchè non ti puoi permettere di rifarti il guardaroba ( come farebbe un qualunque fighetto senza problemi ). se poi vivi da solo non ne parliamo: quando arrivano le bollette è UN VERO INCUBO. non ti dirò che c’è chi ti può capire. non voglio illuderti. o meglio, ti possono capire solo quelli come Emma e come me, che vivono o hanno vissuto la stessa situazione. ma il brutto non è tanto il doverla vivere, ma il non sapere se ne uscirai mai. mentre intanto la vita ti scorre davanti e il mondo la fuori va avanti senza di te. ti capisco, Smerd ! e le mie non sono parole di circostanza intrise di un falso buonismo. ti capisco veramente. ed è vero: arrivi a ODIARE chi a differenza tua sta bene e se la gode. Li odi perchè ti hanno escluso senza appello manco fossi un rifiuto da gettare nell’ immondizia. poi un giorno ho deciso che sarei stata più forte di loro, della sfiga, del mio destino infame, di qualunque cosa. e mi sono ritrovata a superare, con le mie sole forze, situazioni a cui non avrei mai pensato di poter sopravvivere. ma questa è la mia strada, e non è detto che qualcun altro possa capirla, o seguirla. tutto quello che posso consigliarti Smerd è di CERCARE, CERCARE E ANCORA CERCARE la risposta a tutti i misteri che ci circondano. in mezzo alle tue ricerche impegnative e solitarie, potresti finalmente trovare LA LUCE, la soluzione! come un rebus.

  • 13649
    Smerdjakov -

    Dalia: grazie. La compassione serve in effetti più a chi la elargisce che a chi la riceve.

    Maria Grazia: Grazie anche a te. Purtroppo la vita è spesso più forte di noi e noi possiamo decidere molto poco. Tra l’altro penso che la dignità sia l’unica cosa che mi rimane.

  • 13650
    Smerd. -

    Che poi, Maria Grazia, dove c.... starebbe questa Luce? Dio, se esiste, dovrebbe solo vergognarsi e Lui è certamente colpevole molto più di noi. Se non esiste, perchè non porre fine a una esperienza disgustosa e fine a se stessa?
    Per essere sereni bisognerebbe non avere volontà nè bisogni, ma solo rassegnazione. Ma chi è solamente rassegnato non vive, sopravvive soltanto. Il mondo oscilla tra volontà non esaudite e noia lievitante. La vera tragedia non è che fuggiamo dalla vita, ma che dobbiamo renderci conto di fuggire dalla nascita.

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