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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005

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Categorie: - Me Stesso

14.956 commenti

  • 10501
    Anonimo -

    x jena
    Non so se esiste l’aldilà, ma vorrei che ci fosse per almeno dieci minuti, quel tanto che basta per vedere la faccia di un kamikaze che si è appena fatto saltare in aria in nome di Allah e si accorge poi che Allah non esiste.

  • 10502
    jena plissken -

    Le cose belle sono molto rare…e le cose rare nella vita di una persona possono non accadere mai….

  • 10503
    silvia -

    Si,vero,amletica considerazione, le cose rare nella vita di una persona possono anche non accadere mai… Ma la vita stessa è una continua incertezza e quindi chi può dirlo?
    Una cosa è certa, se ci si stanca di lottare si è certi. Ma qua si può dire tutto e il contrario di tutto.
    E se vogliamo proprio tirar fuori l’aldilà preferisco farlo pensando all’autonoleggio nella paradise island di Carlito’s way “E’ un sogno, Dave. Bisogna sognare,amico!”. Oppure pensando ad un bel panfilo come Jimmy il Santo “…un brindisi, un ideale, è già, al termine di una vita brutta e senza senso eccoti finalmente là a bordo di un grosso panfilo a brindare con gli amici!”.
    Ci son persone che per un motivo o per l’altro trascorrono la vita a stretto contatto con la morte, ci convivono, la sfidano fino all’ultimo ed infine arrivano a ricercarla accettandola come logica conclusione della propria partita con la vita. Ci son persone che stringono un’intimità tale con la morte da assumere modi e comportamenti che continuamente la ricordano, quasi fosse una compagna di vita. Ed io non sono molto distante da questo, forse. Però, ad oggi, se potessi scegliere, vorrei morire mentre stò pensando di realizzare un sogno, anche piccolo. Purtroppo spesso non si può scegliere. Pensare di morire per morire, non sò.

  • 10504
    jena plissken -

    Parole sagge Anonimo…Dio creò il mondo,ma gli apparve detestabile,se ne distaccò e fuggì più lontano possibile,allora lo dette in appalto (o subappalto)ad un entità chiamata natura,l’uomo fu chiamato ad essere il guardiano di questo luogo orrido,ovviamente in continui turni notte,dato che sulla terra è sempre buio,sempre notte.Quindi l’uomo lavora per quest’appalto chiamato natura tutte le notti,a volte fa il furbo e non va a lavoro,ma tanto nessuno se ne accorge dato il buio che c’è.Siccome il lavoro in appalto fa più schifo di tutto,il mondo è un grande immondezzaio.Il precariato rende il mondo ancora più schifoso ed io sono lo stronzo che si rende conto di questo soltanto adesso.Buona Pasqua a tutti.

  • 10505
    jena plissken -

    Ho scritto una stupidaggine cara Silvia,la Fede in mè c’è sempre,anche se in vita mia mi ha fatto riflettere tanto sul senso della bontà e della cattiveria,della giustizia e dell’ingiustizia.Sì è vero in arma letale di Martin Riggs viene detto “subisce il fascino della morte.”è un pò così,io non subisco nessun fascino però,infatti a volte mi sono spinto verso la morte senza provare niente,perchè aspettare il treno ed uscire per caso dai binari un momento prima o salire sui precipizi,”Ordalia”lo strizzacervelli ha fatto quest’ipotesi,prove disumane per chiedere a Dio…E’una sensazione di intorpidimento,sai “Comfortambly numb”,ti trovi in un mare mosso e ti fai portare giù e sei talmente indifferente che aspetti che il libeccio ti ributti a riva,perchè sai che è così,se fossi stato in un normale stato reattivo l’ansia mi avrebbe fatto affogare.Quando eravamo ragazzini lo facevamo sempre,le onde grandi ti portavano giù e ti strascicavano giù sul fondo,sulla ghiaia,ma noi sapevamo che dopo alcuni momenti ci avrebbe ributtato a riva,quindi bastava non respirare.Erano onde molto grandi,non come in California però grandi.Non c’era paura,perchè non c’era in noi il concetto,la paura della morte,non c’era consapevolezza che potevamo morire…era un divertimento,era una sensazione forte.Il concetto di morte credo che nasca con l’esperienza di un grande dolore,di una dolorosa separazione..ciao Silvia,grazie per le tue dosi di empatia,sei forte,ciao.

  • 10506
    marina -

    ciao Piergiorgio,la solitudine .. riesci a sentirla anche quando stai in mezzo alle persone ???perchè a me capita questo ,riesco a isolarmi pur parlando sorridendo … sembra che stia recitando una farsa .Comunque il giorno bene o male passa ,ma quando viene la sera ,ti ritrovi stretta in quelle 4 mura ,sistemi i tuoi gatti ti prepari la cena un pò al pc , letto presto il lavoro la mattina alle 5,00 mi attende ..bè devo dirti che il magone arriva ,ma poi passa pensando che comunque questa vita me la sono scelta io (o mi stò prendendo in giro ancora una volta?)Ciao Ele il panico non lo controlli in un batter d’occhio devi imparare tu a farlo ,io qualcuno l’ho eliminato ,su altro ci stò lavorando ,altri mi sono venuti ,che devo fà?tu sai che sono volontaria ANPAS ,e come tale entro in ambulanza ,non posso stare dietro… 🙁 ,non posso entrare con la barella in ascensore .. 🙁 faccio le scalle !!!!,non posso andare ai concerti ,al cinema (devo stare vicino all’uscita) ,alle feste popolari ….(lontano dall’ammasso di gente),però sono riuscita a prendere l’aereo (ho lavorato tanto su questo) Ti racconto un fatto accadutomi poco tempo fà,io mi arrampico da tutte le parti (non ho paura è la scesa che mi crea problema ,comunque sono sempre salita in soffitta con una scala a casa mia tranquillamente a riporre delle cose … sono stata quasi tutto il giorno in soffitta ,non riuscivo a scendere il panico più assoluto ,senza cell ,ho strillato chiamato sperando che qualcuno mi sentisse ,ma c’erano soltanto i miei gatti che miagolavano!!!!! un bacione tesoro

  • 10507
    Ele -

    Ciao Marina! Per ora la mia ansia è in una fase assolutamente tollerabile,nel senso che non mi comporta limitazioni.. È un risucchio nella pancia, un tremore delle mani, le lacrime agli occhi e il respiro che si affanna. Dura qualche minuto, a volte più intensa di altre. Io mi mmobilizzo, non faccio nulla, aspetto che passi però intanto mi spavento… Nel senso che temo che possa diventare uno stato d’animo continuo e allora lì si che non saprei cosa fare… In quest’ultimo periodo poi comincio ad avere paure mai avute.. Tipo con lo scooter mi sento vulnerabile (vado sulle 2 ruote da più di 20 anni e non ho mai avuto paura di niente..), oppure se vedo brutta gente per strada, penso che vogliano farmi del male, anche se poi il male a me l’hanno fatto tutte persone “per bene”!!! Insomma mi sta succedendo qualcosa?? Potrebbe essere un effetto collaterale dello zoloft? Voi che ne pensate? Vi è mai successo? Un abbraccio a tutti.

  • 10508
    silvia -

    Sulla nascita del concetto di morte, in parte si, la vedo un pò come te, ma non penso solo questo. In tanti anni ho avuto modo di riflettere, anche perchè sintetizzando al massimo tutto mi son ritrovata di fronte a due scelte soltanto, vivere o morire… e riflettere rientrava nella prima delle due. Immaginiamo un bambino di cinque sei anni con una madre che dice di voler morire che non ce la fa più ecc, ecc, ecc. A sei anni i bambini cominciano a scrivere, magari qualcuno impara un pò prima, ma comunque… il livello mentale di un bimbo a quell’età è abbastanza semplice e dovrebbe rimanere semplice. Certi ragionamenti e tutti i pensieri di matrice più esistenzialista dovrebbero iniziare a girare nel cervello più tardi,secondo me, non certamente a cinque anni. Comunque, fatta questa premessa , penso che nella creazione del concetto di morte (che ritengo personale per ciascuno) c’entri molto l’esperienza del dolore, il contatto diretto con il dolore fisico ma anche la separazione da importanti affetti è dolore( specie quel tipo di separazione che si avverte come definitiva). Penso che c’entri, ma non credo che nasca lì. L’esperienza del dolore e della separazione(definitiva) non penso siano i creatori del nostro concetto di morte, credo piuttosto fungano da fertile terriccio grazie al quale può crescere un seme che era già lì. In sostanza, oggi , penso che il concetto di morte (pur con sfacettature diverse) faccia parte delle peculiarità della nostra specie. Abbiamo prove lasciateci dai nostri avi a dimostrazione di questo. Ciò che è cambiato nei tempi e nei secoli è l’elaborazione di tale concetto. Il concetto di morte è stato usato dai potenti di ogni era e in ogni luogo, estrapolando ogni volta una dottrina diversa allo scopo di intimorire e calmare le masse (considerate stupide ma molto utili nella costruzione del benessere di pochi). Un lungo “viaggio” mi ha portato a capire che l’essere umano Usa il concetto di Dio: per accusare e per difendere, per auto-abilitarsi a fare certe cose,per riuscire a perdonare e perdonarsi, per fare domande e cercare risposte, per darsi quelle risposte che nessun essere umano potrebbe mai dare. Non parlerò di religioni, sette, confraternite, congregazioni, e adepti vari…nè parlerò di fede e simili…è un terreno che ho già percorso ed in base alle mie esperienze porta solo in una direzione, quella già definita da chi stà ai vertici dell’organizzazione religiosa (di turno). C’è chi l’accetta e chi no, tutto qui. Il discorso con Dio, se mai ce ne fosse uno, io lo rimando a quando sarà,… in forma intima e privata ho in credito almeno un paio di spiegazioni. Per chi non ha mai affrontato nessun percorso religioso o spirituale, personalmente mi sento di sconsigliare entrambi, con alcune riserve a favore del secondo… considerando che potrebbe rivelarsi interessante il viaggio interiore e davvero stupefacenti alcuni incontri umani.

  • 10509
    silvia -

    Jena,ti chiedo davvero Scusa, ma m’irrigidisco molto sulla parola empatia. Purtroppo sono un pò puntigliosa su certe cose. Meriterebbe un capitolo a parte, ma vorrei precisare che per come la vedo io, l’empatia è qualcosa di più. Se si vuole usare come semplice complimento, va bene, ci può stare… ma per me l’empatia è davvero qualcos’altro, di molto più intimo e viscerale. E’ davvero difficile, per non dire impossibile, entrar dentro alla sofferenza/sentimento altrui. L’idea di provare ad entrare dentro alla sofferenza altrui o l’idea che qualcuno prova di entrare nella mia, mi ricorda troppo strizzacervelli e psicoanalisti conosciuti e…
    Penso, qui siamo più sul confronto di pensieri e stati d’animo, scambio di pensieri misti a qualche sensazione.

  • 10510
    jena plissken -

    Sì è vero,scoppiare in un pianto all’improvviso,in una situazione che rivivi mentre la vive un altro.Lo so scusa.Empatia è un mondo, è una condizione per me troppo inarrivabile,è un qualcosa di cui non saprei dire due parole,ma soltanto scoppiare in un pianto dirotto,arriva e picchia fortissimo,mi fa venire in mente reduci di guerra o di altre situazioni terribili o atroci…ma non si ferma lì,altre tragiche cose,anche meno violente che rivivi attraverso qualcun’altro,non lo so non l’avevo mai vissuta fino a poco tempo fa,non credevo potesse esistere…empatia.Empatia è forse il Natale 1914,dove i soldati inglesi e francesi e tedeschi dall’altra parte si riunirono in pace.Dio mandaci tanta empatia!E pure G.M.Volontè “Bastaaaa,con questa guerra di morti di fame contro morti di fame”,o qualcosa del genere.Ciao Silvia

  • 10511
    jena plissken -

    Quando in America ho stretto la mano nel ’93 ad un reduce del Vietnam ad un banco che chiedeva offerte ho sentito qualcosa di inspiegabile,di inesprimibile,è una sensazione drammatica,fu come una scossa,fu un momento breve ma intenso.siamo reduci,di qualcosa siamo sempre reduci.

  • 10512
    silvia -

    La tua reazione è giusta,non mi stupisce,in un certo senso potevo immaginarla. Il mio poteva/può esser percepito anche come una sorta di attacco,anche se in realtà è solo una mia forma di difesa (uno tra i tanti regalini,eredità di traumi vissuti). E’ brutto,lo sò,ma mi capita di reagire così,m’irrigidisco molto quando una persona m’avvicina a certi tasti,anche involontariamente e senza cattiveria. E’ un limite mio,ne sono consapevole. Mi spiace se ti ho generato malumore o peggio, di certo non hai bisogno di supplementari sensazioni negative.

    Sull’empatia varie correnti di pensiero hanno detto la loro. Per Freud l’empatia è più o meno sinonimo di immedesimazione. La scoperta dei neuroni mirror o neuroni specchio prova a dare una spiegazione scientifica al fenomeno dell’empatia rivelandone una base biologica. Smith economista-filosofo del 700 notò il meccanismo d’identificazione, paragonandolo al “piacere di vedere la felicità negli altri”. Chi interessato può fare una propria ricerca approfondita o non,e troverà date,nomi,pensieri,esperienze,nozioni,sperimentazioni,ecc. Ma alla fine non è poi molto importante.
    Più comunemente,il suo significato nel quotidiano è del “mettersi nei panni altrui”. Mi pare,oggi,empatia sia diventata una sorta di parola rivestimento, per tutto ciò che ha a che fare con l’adesione ad una”congregazione-umana”, ma è anche una parola infilata un pò ovunque e te la vedi sbucare in ogni campo. Il linguaggio si è come saturato,e il suo sfaccettato mondo di significati si è come ridotto ad una sorta di “partecipazione con invito”.
    Ma l’empatia è forse la rappresentazione più palpabile dell’incontro umano che permette comprensione e condivisione emotiva. Questa esperienza,all’apparenza tanto semplice e naturale,è in realtà così impregnata di significati che è difficile definirla con un peso specifico misurabile. Forse è anche per questo che il termine empatia si è s/fortunatamente diffuso abbastanza velocemente in troppi contesti. Percepire qualcosa di cosi sfaccettato e complesso e non riuscire ad accettare che diventi una razione quotidiana di leggerezza, unitamente a fatti più intimi e personali, può portare alcune persone ad aver reazioni anche poco capibili che mostrano un’atteggiamento quasi di rifiuto verso l'(ab)uso del termine.
    In sintesi,penso l’empatia è una componente/strumento del nostro sentire… e non è solo dolorosa. A volte vi può essere l’interferenza di altre componenti del sentire, ad esempio i nostri bisogni di essere capiti. Le delusioni in questo senso possono generare anche molta rabbia, scoraggiamento, solitudine, isolamento.

    Un sincero saluto

  • 10513
    jena plissken -

    Sì,alcuni ne parlano come di una sorta di addestramento della Cia o del Kgb per leggere nei pensieri di sventurati vari.E’una sensazione che arriva come un lampo,ma spesso non è affatto un modo per socializzare,o per iniziare una grande amicizia,o per poter incoraggiare o dare aiuto.Mi capitò di piangere per la parte finale di un film “Birdy le ali della libertà”,non so se si possa parlare di empatia per un film.Ciao un caro saluto

  • 10514
    Piergiorgio -

    Ciao Marina, la solitudine la sento anche quando sono in mezzo alla gente. Spero che col tempo si faccia sentire meno. La botta più forte la sento però quando mi ritrovo la sera, da solo davanti al computer, un po’ prima di andare a letto. Ciao amica cara, ci sentiamo su queste pagine.

  • 10515
    jena plissken -

    Live is life.

  • 10516
    silvia -

    Quel film è lacerante e straordinario insieme… non sò come dire, ma riesce ad evocare in me tantissime cose. Difficile pensare che dopo anni sia ancora tra i mie film, tra quelli che amo di più e che a volte ho anche una (in)spiegabile paura di rivedere. C’è la tragedia del dolore, l’estraniamento, il silenzio,… ma c’è anche una fortissima amicizia, la speranza, un sogno. E’ davvero un viaggio di sensazioni e cose che affiorano. Io non sò se si possa parlare di empatia per un film, come non sò se si possa parlare di empatia per un quadro. Per quanto riguarda me, so per certo che alcuni mi evocano davvero cose forti… brutte e qualcuna bella. Ma per quanto io mi senta vicina all’arte ed anche ad un certo tipo di film, forse per ciò che riescono a darmi e a tirarmi fuori,… da spettatrice-solitaria li vivo un pò come mondi chiusi, dove l’unica e reale possibilità di empatia(comprensione emotiva) è con me stessa. E’ un pò come (ri)sentirsi dentro ad una setta… Però,sinceramente,se dovessi parlare di empatia(condivisione emotiva) con questi mondi, no, immedesimazione forse. Per me, la forma di empatia che vale la vita, è con esseri viventi e caldi : persone, a volte anche animali, comunque esseri che hanno la reale possibilità di reagire a degli stimoli o lo si può perlomeno sperare. Quando questi stimoli portano “esseri caldi” ad una speciale sintonia emotiva, non è l’empatia nella sua forma più rara, ma insomma… magari non è la strada chiusa.

  • 10517
    jena plissken -

    Ciao Silvia sono parole molto belle.Io sono certo che quella che sto vivendo sia probabilmente la realtà,ma non certo la verità,quindi soffrire,faticare,piangere hanno un significato ben diverso e riesco a portare la croce,forse fino ad un altra Pasqua,ma la verità è ben diversa da tutto questo,per questo vivo sempre al domani,non nell’ozio e nella noia,ma nell’ansia e nella gioia del domani.E’quello che vivo,la verità si erge…. un presente tragico,doloroso ed a volte tranquillo,simpatico ma ciò che vivo è ciò che sono e ciò che vivrò,un pò come i ratei ed i risconti di quando studiavo addormentato a scuola.Insomma Silvia,Buck,Eme sognate il futuro,sognate la vostra gioia e amore che appartengono molto al domani, al domani,per me è Fede,ma pure spiritualità,i nostri sogni si avvereranno.Ciao cari amici.E’ quello che mi sentivo di dirvi,imbevuto un pò di grappa lo ammetto.

  • 10518
    jena plissken -

    A volte mi fermo ad un bar per un uiscaccio o anche due,a volte due grappe,un bar vicino a casa mia ha una grappa fredda buonissima.mi sento molto solo,parlo davanti allo specchio come quello scemo di Travis Byckle e sono diventato un misantropo,adesso odio tutti gli aristocratici di sinistra,anche un pò i frikkettoni,specie quelli con i soldi,non sopporto gli islamici,sì forse non è giusto ma insomma.non trovo lavoro,ma insisto,voglio bene agli animali,specie ai cani,ma a tutti,voglio bene alle persone ma mi becco spesso stilettate,allora torno sulla mia misantropia.ammiro i proletari sia di sinistra che di destra.Ho paura della solitudine e dei fantasmi,e credo che se non conoscerò l’anima gemella presto non succederà più…la donna dei miei sogni è Cybil Bennet (Silent Hill) oppure Diane Lane,mi sta antipatica Federica Pellegrini.Ecco ora ho starò zitto almeno per un mese.bà,Moh???Io non ci capisco più niente,ma che succede?Buck che succede?Intervieni!!! ogni giorno che passa mi sento andar giù spiaccicato,speriamo che ci sia un miracolo non ce la fo più.ciao a tutti

  • 10519
    marina -

    jena ,non è bevendo che si risolvono i problemi ,incomincia ad eliminare l’alcool ,prega di trovare un lavoretto, poi sono sicura che piano piano troverai anche l’anima gemella!! I fantasmi e la solitudine bè per questo ci vuole molto lavoro da fare !!! Ele un abbraccio tesoro 🙂 Piergiorgio…… come ti capisco!!! ciao

  • 10520
    salina3 -

    Purtroppo già da un bel po’ di tempo la penso come Beppino.
    Da anni penso al suicidio fin da piccola per abusi che ho subito da un pedofilo, ma sono sempre riuscita a non arrivare alla fine.
    ORa ho quasi 30 anni e il problema principale è che non riesco a trovare lavoro e questo forse mi abbatte ancora di più, perchè mentre prima soffrivo e a volte soffro ancora a causa degli altri, ora invece è il lavoro che manca e mi fà sentire una fallita, perchè anche se oggettivamente parlando faccio bene i test e i colloqui, da un po’ di tempo mi passano avanti persone meno brave di me, ma forse più sicure di se stesse o semplicemnte più fortunate.
    Ecco forse la questione è solo questa, sono sfigata , un’infanzia da dimenticare e un futuro che non vedo e uno presente da schifo.

    Spero solo di morire presto, se la mia vita è destinata ad essere sempre così.

    Forse è duro scrivere tutto ciò,ma non posso dirlo ogni giorno ed ogni tanto ho bisogno di scaricare la mia rabbia.

    Odio tutto, anche se avrei un cuore grande per amare tutti, ma la vita è troppo brutta per restare sempre uguali.

  • 10521
    jena plissken -

    Grazie Marina,mah l’alcool quasi mai ma quando sono giù entro in un bar e partono 3-4 bicchierini,grappa,uischino ecc…anche smettere con le sigarette non è facile.mah vediamo.sto studiando inglese e computer,da giugno mi butto per un lavoro 24h su 24,prima ho impegni importanti.Grazie ciao

  • 10522
    jena plissken -

    Mi dispiace soltanto di non essere morto a Vukovar nel 1991.Da allora soltanto merda.

  • 10523
    jena plissken -

    Devo smettere con il fiasco.ce la farò.ciao a tutti

  • 10524
    marina -

    jena alias davide ,è vero è difficile smettere anche di fumare (io fumo e non ho nessuna intezione di smettere),ma l’alccol non è un buon amico ,e come dici tu la sera quando ti senti giù passi al bar!!!!Guarda io ho passato quasi tutta la mia vita a pregare di morire ,negli ultimi 7 anni poi ho tentato anche di eliminarmi (non ti stò a dire ne come ne quante volte ne come mi sono salvata ),ma ora nonostante la vita mi mette ancora a dura prova ….ringrazio Dio di vivere e si che la depressione bipolare maniaco suicida autodistruttiva (questa la diagnosi),non è cosa da poco ,ma ne sono uscita indenne !!!! Salvati finche sei in tempo ,sei giovane !!!! ciao

  • 10525
    jena plissken -

    Grazie Marina,ciao

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