Il suicidio
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2005
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Categorie: - Me Stesso
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“For some veterans war never end”
ciao sono una donna di 42 anni e soffro tanto x mille problemi , da un anno vivo con roberto il mio compagno è un uomo intelligente ma x quanto riguarda l amore che prova x me è molto freddo non mi fa sentire donnaa x lui sono solo la sua domestica di casa e questo mi fa molto male sono ormai 3 anni che tento il suicidio e penso di essere arrivata a farla finita x sempre sono stanca di soffrire e non sapere che cosa significa la parola felicita….. ho deciso di impiccarmi ,,,,,,, un bacio da un piccolo angelo che volera in celo alla ricerca della felicita
Scusa Paola, ma che vuol dire non mi fa sentire donna ? ( credimi , sta lagna me la sono sorbettata per 10 anni – e oltre – dala mia ex moglie): voleva un fritto misto tra : principe azzurro , professionista in carriera ( cioè arricchito , se no , David – che carriera è ?): quindi un George Clooney in ER , sempre infoiato.
Di qui la mia misoginia ( peraltro già presente).
SPERO CHE TU CON QUELLA FRASE INTENDA ALTRO , altrimenti non ti dico come la penso perchè lo hai già capito.
David: siamo molto simili , anche se sicuramente divisi da una bell’abisso anagrafico. Non mollare , siamo in tanti ( una vera falange). E’ vero , la vita è una guerra , e non finisce mai , oppure , per dirla con Faletti … le guerre finiscono , l’odio è per sempre.
Grazie Buck,dici cose semplici e sincere.Grazie
… credo di dover imparare a difendermi di più.. ancora non so bene come, ma almeno ho capito quanto sia importante farlo.
i giudizi della gente mi fanno male, mi provocano proprio dolore.. e allora perchè permettere che possano esprimerli direttamente a me? che me li dicano alle spalle, quindi lontano da me. almeno fino a quando non sarò in grado di reagire in modo adeguato, dibattendo, contrastrando, insomma qualsiasi cosa piuttosto che restare in silenzio, con gli occhi bassi, ad aspettare che finisca il momento di “confronto”. o sono una codarda così facendo?
@ paola: puoi provare a cambiare vita prima di rinunciarci? certo che detto da me, fa un pò sorridere, ma per gli altri vedo sempre la possibilità di cambiare la propria sorte. un abbraccio.
@ buck, david, dago44: a Firenze per ora niente neve, ma un freddo terribile, almeno per me che non sono così abituata a stare sotto zero.. l’idea del camino scoppiettante, un buon libro, la neve fuori dalle finestre, mi da una sensazione di pace e silenzio invidiabile..
Scazzottate, politica, ideologie, scontri ecc, che c’entra sto discorso? Io non ho vissuto quei tempi di cui parli Buck, li ‘conosco’ solo attraverso il libri, le storie raccontate, le testimonianze ascoltate e basta, e posso capire che, magari, nel mentre di una manifestazione poteva scapparci l’alterco fisico, ma mica è prerogativa, questa, di quei tempi, scusami? Perchè oggi non ci sono ragazzini e ragazzotti che scadono a questo ‘linguaggio’ per risolvere contese e questioni varie? Hai voglia, e nemmeno immagini quanti di questi ne ho visti arrivare non al pronto soccorso (anche lì, nei casi più gravi) ma in Spdc perchè giudicati violenti, instabili, squilibrati, e magari lo erano, perchè davvero potrei raccontare storie che la fantasia più ardita non arriverebbe a concepire. solo che poi le angherie che in quel reparto subiscono non fanno altro che aggravare questi tratti caratteriali motivo di disadattabilità sociale e relazionale.
Io personalmente non mi sono mai trovato a venire alle mani con nessuno, e non perchè sia un santo o un angelo, tutt’altro, semplicemente perchè non se ne sono presentate le condizioni, e forse è stato meglio così, perchè è vero che sono alto 1.81 ma è vero anche che non sono mai andato oltre i 67 kg.
Tuttavia spesse volte m’è venuto l’impulso di allungare un sonoro ceffone a qualcuno, ma mi sono sempre controllato, anche quando nel farlo avrebbero dovuto premiarmi. Cioè, voglio dire questo: qua non si tratta di parlare di politica o altro, di epoche storiche e tutto il resto, qua si tratta di darci un freno, nella vita reale dico, e di cominciare a guardare con obiettività e serenità che certe cose, certe ‘arti’ ad esempio, producono danni gravi che la nostra esaltazione, il nostro bisogno di ‘emozioni’ a buon mercato, a basso costo, ci impedisce di evitare. Non dico che tutti i pugili siano esaltati, per carità, però a che scopo si accetta di mettere in conto seri danni a carico del cervello, per limitarci a questo, e alle facoltà essenziali alla vita umana questo francamente non riuscirò a capirlo. Probabilmente è la mia mentalità di medico che mi fa dire questo, e magari mi limita anche, non lo so, ma per me questo rimane un mistero più ancora che quelli della fede, che altro non sono poi, questi ultimi, delle fantasie non meno disastrose dei pugni assestati direttamente sul viso e sul capo.
Non pretendo certo di imporre il mio punto di vista agli altri, ognuno viva come crede e scelga quello che gli pare naturalmente, in tutti i sensi, è solo per parlarne e confrontarsi.
Come detto il pugilato non lo concepisco proprio, anche perchè come forse con troppa retorica da veterani si va dicendo, la vita è una lotta di per sè, un inferno dove c’è posto per tutti, dove molti in altro non sono affaccendati che nel farsi largo per apparire, e con ogni mezzo, e questi mezzi giustificano per molti i fini.
La vita è guerra, lotta, battaglia, vabbè, e allora? Dov’è la novità? Che cosa avete scoperto?
Non penserete forse che a combattere siano solo i ‘veterani’, i militarizzati, gli ‘artisti marziali’ e compagnia mazziando e marciando?
Io non mi devo definire veterano di nulla, ci sono, mi sono dato un compito nella vita e cerco di portarlo avanti, punto. Sono ben consapevole che la vita a volte fa schifo, fa orrore davvero, ti da un senso di disgusto e angoscia, e allora? E allora pazienza, ognuno ha i suoi ring e la sua tecnica, e avrà le sue vittorie e le sue sconfitte.
Io la lotta la concepisco in questi termini, con queste parole che quand’ero in servizio feci apporre dietro la scrivania, in Ospedale: ‘la sua sofferenza, il suo sorriso che resiste nonostante la sofferenza, la mia parte nell’alleviarla. Questa, questa è la ragione di tutto. Di quante dimostrazioni ho bisogno? E’ per questo che siamo qui. Per combattere attraverso il dolore e, quand’è possibile, per alleviare il dolore altrui. Così semplice. Così difficile da capire’. Questa è la mia lotta, come uomo e come medico, come detto ognuno ha le sue. Ed è una lotta che mi ha portato a rompere tutto in una stanza d’Ospedale alle 2 di notte assieme ad un ragazzo schizofrenico che feci slegare dal letto mettendomi contro primario e direzione sanitaria, è una lotta che mi ha fatto scegliere di lasciare libera nei suoi spostamenti una ragazza di 24 anni incontrata per strada con la regione pubica sanguinante (stuprata) e devastata dentro, e che il 19 novembre 2010 chiama la madre dalla finestra del terzo piana, ‘mamma, mamma’, e si butta giù, è una lotta che mi ha fatto restare ore muto a guardare fisso negli occhi un uomo che non parlava da mesi, sempre con la speranza dentro che qualcosa potesse salvarlo da quell’abisso di silenzio e di deserto, ed è una lotta, oggi, che conduco ancora quando, come tutto ieri, vomito sangue in continuazione, quando svenisco e non mi ricordo nulla di quanto accaduto, quando i capogiri non mi danno pace, quando una tosse continua e secca che sai non essere di natura influenzale non ti da tregua e ti indolenzisce i costati, e quando, scendendo al porto vecchio di Genova, guardi la tua barca a vela e ripensi e ricordi alle traversate controvento e ai tuoi fluenti capelli biondi agitarsi nel vento e illuminarsi nel sole.
In sostanza per me ciò che ho vissuto come medico e ciò che vivo e soffro come persona, nella mia umanità umile e imperfetta, sono un tutt’uno. Non è vero che se soffri tu non puoi essere d’aiuto, in qualche modo, agli altri, non è vero. Ho incontrato, e conosciuto bene, schizofrenici gravissimi, bipolari, depressi vari, disturbati nella personalità ecc, che mi hanno sostenuto, aiutato, compreso, insegnato tanto della vita. Nella loro sofferenza profonda, mi hanno insegnato a vivere meglio, ma è un lungo.
Comincio a pensare che il mio male fisico sia dovuto a questo, mi sono caricato su esili spalle sofferenze abissali e mute, ho cercato di farmene partecipe per poi divenire muto io stesso, impotente davanti all’assenza delle parole.
Ciao Ele hai ragione a Firenze come dici tu…”La neve cade sui cedri”dovreste leggerlo tutti.Ciao cari abbracci a tutti
Grande Buck,Faletti l’ho letto il reduce di “Io sono Dio”,ma per me una donna che cerca il principe azzurro ha ragione però lo deve dire subito,io per esempio vorrei incontrare una pugilatrice,una lottatrice,anche un ecologista dalle idee estremiste.Questo trauma mi ha tagliato le gambe,però io voglio farcela e quindi sognare un pò mi aiuta adesso.Ho il mito di Giovanna d’Arco…non so che dire conoscete Cybil Bennet????…l’eroina di “Silent Hill”…cavolo che sogno!!!!!!!!!!!!!!!!!!.Sono sogni.
Io sono un veterano non perchè combattevo negli sport,Alessandro,io il male l’ho vissuto addosso a me,dentro di me per 18 mesi d’inferno,non mi va di essere trattato come un bulletto che tira calci di kung fu.Io ci sono stato 18 mesi all’inferno e le cose più gentili erano i calci,gli sputi,i pugni…Ti hanno mai fatto leccare la merda in un cesso?Ti hanno mai picchiato fino a farti perdere conoscenza davanti alla ragazza che ami e poi orinato addosso,eh?…e questi sono solo antipasti.Io sono stato un vigliaccooooooooooooooo…e sopravvivere a certe cose non è un dono ma una condanna.Non mi vanno certi discorsi.Ciao Buck vedo che sei l’unico con una grande empatia.ti ringrazio ancora
Caro Alessandro , se ci si vuol mettere contro le Istituzione , il Primario , l’establischment… metti in conto che: non farai carriera ( e già ti è andata bene) , pagherai per gli errori anche non commessi ( soprattutto quelli di altri , più accondiscendenti) e già li’ passerai dei guai , che ti faranno fare una vita di merda :e se non hai spalle robuste forse crollerai. Ma crollerai con dignità.
Questo , caro Alessandro , quando hai scelto di fare il Medico , e , peggio ancor , lo Psichiatra ( peggio nel senso della difficoltà della patologia e dell’ambiente) lo dovevi mettere in conto.
A me è successo tutto questo : e rido !!! Ti caveremo quel ghigno dal volto , dicevano mentre scalavano la carriera , si arricchivano , e trattavano i pazienti come miniere .
Invece non me l’hanno cavato. Io sono sempre li’, con il ghigno ,( pieno di dolori e sciancato) , ma loro non ci sono più . Io continuo a pensare che il mio primo dovere è nei confronti dell’ essere umano che ho di fronte , che le parole spesso valgono quanto le medicine ; loro han fatto a tempo a divenir Dirigenti , Primari , Capi , con le tasche piene e le belle mogli : ma sono già crepati !
In quanto al fatto che la vita sia una guerra , non credo di aver la presunzione di aver scoperto nulla ( cattivo e antipatico si’ , stupido no): già lo recitavano molti Filosofi Classici.
Se non hai mai fatto a botte , o non hai simpatia per l’istituzione marziale , o non ami la boxe… a me va bene lo stesso , non do’ certo giudizi di alcun genere.
Con la stima ed il rispetto che ti ho sin da subito manifestato , e che qui rinnovo , ti saluto , sperando nel meglio per te.
Un saluto a tutti , in particolare all’altra Metà del Cielo che forse con il mio 10128 , ho indispettito , ma io sono fatto cosi’ , quel che penso dico ( non perchè non penso prima a quello che dico).
Curioso come tu dica di aver avuto svariate discussioni che hanno portato la gente ad abbandonarti, e poi vieni qui a scrivere in pubblico la tua condizione e i tuoi pensieri da suicida. Per come lo fai sembrare, sembra più che tu stia cercando conforto. Ce ne sono milioni al mondo che blaterano riguardo al fatto di suicidarsi, ma poi sono i primi ad aver paura della morte. Semplicemente, per come la vedo io, sei una persone depressa, che ha ovviamente bisogno d’aiuto e di attenzione…ebbene…il primo passo per riprenderti ed uscire dalle situazioni negative della vita lo devi fare tu, e tu soltanto: sei tu che devi importi di reagire, non c’è altro modo, le voci e i consigli altrui possono solo essere un sostegno per la “colonna di forza” che TU devi costruirti. La vita non è e non sarà mai rose e fiori; forse lo è quando si è bambini, dato che i nostri genitori ci crescono in modo che tutte le parti più oscure e tragiche della vita siano velate da un lenzuolo candido di innocenza, bontà e giustizia, ovviamente per proteggerci. Crescere è difficile, come lo è stato per tutti, ma è un’ avventura bellissima e certamente, piena di ostacoli che noi dobbiamo superare per andare avanti. Ogni ostacolo superato, ogni “demone” affrontato e sconfitto, fa di noi persone più forti. Non sto qui a dirti le solite cavolate del tipo “pensa a chi sta peggio di te!”; sono le parole più inutili che si possano dire. Quel che ti dico è: vale la pena piangersi addosso?Magari dando soddisfazione a chi ti odia?Abbi orgoglio, sii onorato di essere vivo e di poter scegliere come vivere, volliti bene, perchè se non ami te stesso, per gli altri sarà più difficile apprezzarti. Qualunque cosa ti sia successa, superala e buttala alle spalle, ricomincia. Pensa a quand’eri piccolo, ripensa ai tuoi sogni, e per quanto tu possa pensare che siano improbabili da reallizzare, prova e riprova finchè non riesci. Infine un ultima cosa: non affidarti ad aforismi di scrittori e cose varie, saranno anche bravi a scrivere, ma alcuni sono senza palle 😉
Buck,lascialo stare questo fighetto,si pisciava ancora addosso quando noi si sguazzava nella m….Ti dice cosa costruire e come?Ti dice che ti compatisci?Se fosse un uomo che vale parlerebbe come Alessandro,con gentilezza e rispetto.Lui butta veleno perchè sta peggio di noi oppure solamente una persona cattiva che gode per la sofferenza degli altri.Alessandro e te,voi siete le persone vere che condividono con gli altri la propria vita anche se tragica.Ciao amico
E’ tragico come certa gente goda delle sofferenze umane,ancor peggio che ci si permetta di insultare le confidenze che una persona sente di dover fare.Rick sei un miserabile
Si possono anche scrivere seimila parole, ma ne basterebbero una ventina per scaldare un cuore immerso nel ghiaccio del dolore, di questa pre-morte. Però abraccio tutti. Cercate comunque di stare un po’ benino.
@david se ti prendessi la briga di leggere tutto il commento e ragionassi un pò forse riusciresti a capire qualcosa, o forse hai semplicemente frainteso…non mi sembra di aver goduto delle sofferenze di nessuno,anzi, il mio era un consiglio sincero e con un fine di aiuto, in quanto a parer mio il primo passo per lo stare bene va fatto da soli. Non dico che le confidenze con gli altri siano inutili, ma per quanto possano essere d’aiuto, la parte grande la deve fare il tuo io: non possono reagire altre persone per te, possono aiutarti, si, ma la decisione di essere forte e andare avanti spetta a te in primis. Ma no qui ovviamente bisogna dire “oh poverino, come ti capisco, mi dispiace!”, altrimenti la gente si infuria e ti da del miserabile! Io ho dato consigli, non ho ne insultato, ne preso in giro nessuno: era un semplice invito a farsi forza, anche se forse ho leggermente esagerato in quanto ho espresso la mia idea sulla questione in maniera un pò aggressiva. A differenza di tanti che si dilettano a raccontare le proprie esperienze, per far vedere quante ne hanno passate, o quanto sono forti ad aver superato le loro difficoltà, ho semplicemente detto ciò che pensavo riguardo alla situazione, e a come fare per migliorarla.
Paola è un problema vivere con qualcuno senza amarlo,o che non ci ama, è peggio che stare soli,io ho scelto la solitudine…ma è tornata la depressione purtroppo.in bocca al lupo
Rick il tuo messaggio è offensivo,nel migliore dei casi è un chiaro Buck tu mi fai pena” soprattutto le prime righe.A parte il fatto di parlare di persone che “blaterano di suicidio,milioni al mondo,hanno paura della morte.”prima di tutto molte persone che “blaterano”di suicidio poi si uccidono veramente,in secondo luogo pur temendo la morte molti disgraziati si uccidono lo stesso,se tu avessi tentato il suicidio capiresti(ammesso che tu tema la morte),poi parli a Buck come se fosse un mentecatto,lo prendi per mano come una maestrina che gli parla di cose di cui un giorno si renderà conto o sulle quali deve lavorare con impegno.”Un’avventura bellissima?Moh parla per te,non per altri miliardi di persone.Secondo me devi cercare di conoscere una persona prima di salire in cattedra.Che c…o ne sai di Buck,e se fosse stato in guerra?In Libano,in Yugoslavia? e non si sente di parlarne?Si parla da amici,quì non c’è nessuno che può insegnare qualcosa.Si parla cercando di scambiarsi idee e di farsi coraggio.Nessuno di noi gli ha mai detto “sì,sì,poverino hai ragione,tutti ce l’hanno con te”.Non è detto che la tua ricetta vada bene per tutti.ciao Rick
Io non ho visto nulla di così terrificante nel post di Rick89. Un’opinione come tante. Neppure violenta o aggressiva.
Solo una considerazione: Rick scrivi:
-“Abbi orgoglio” ….ok, ci sta
-” sii onorato di essere vivo”……. che c’entra l’onore con l’essere vivi? I tuoi genitori copulano, tu nasci e poi vivi finchè non crepi di tuo o ti fai fuori. Stop.
-“e di poter scegliere come vivere” Scusami? Di poter scegliere come vivere?
Sei sicuro, Rick, che ciascuno di noi abbia la possibilità di scegliere la propria vita? E se così fosse chi, cosa sono quelli che, a torto o a ragione, urlano il proprio malessere? Tutti idioti? O masochisti? O fannulloni?
No, Rick, nessuno di noi decide proprio nulla se non il farci andare bene o il ripudiare, il digerire o il vomitare ciò che il destino ci mette sotto al naso dicendo “o mangi la minestra o salti la finestra”.
A volte (colpo di fortuna) la vita ci sbatte davanti ciò che cerchiamo, ciò che abbiamo sempre sognato.
Non lo nego.
Ma è un caso.
Solo un caso tra mille altri casi belli e brutti.
Da ragazza adoravo una frase di Walt Disney: “se puoi sognarlo puoi farlo”.
Ora ho smesso di credere a questa frase.
Se puoi sognare puoi solo decidere di continuare a farlo senza sentirti un imbecille nel farlo.
Ed è ciò che, a giorni alterni, faccio.
L’insensatezza della vita….quanto è bella, questa insensatezza, quando ti presenta un regalo inatteso.
E quanto fa schifo quando, invece, ruba, sottrae, violenta.
La vita è ciò che è. Sta a noi decidere di stare o meno al suo immenso gioco. Tutto qui. Le cose non cambiano solo perchè abbiamo voglia di cambiarle.
Ci si può impegnare, questo si. Studiare, approfondire, cercare di impostare la propria vita secondo certi canoni, cercare di aver chiari i propri obbiettivi per sapere, perlomeno, che direzione prendere.
Ma la nostra possibilità di scelta finisce lì.
Il resto è regno del caso.
E del caos.
Mamma mia , che cas…o ho scatenato. Non credevo si arrivasse a tanto. Counque , Rick89 pensala un po’ come vuoi ( ammesso che ti rivolgessi a me in particolare): sono sicuramente d’accordo che il coraggio lo devi cercare dentro te stesso. L’ultima cosa che desidero e’ l’essere compatito.
Comunque , a scanso di ulteriori equivoci:
la lingua italiana pretende , in un colloquio, chiarezza nell’interlocutore :… parlavi a me? eh , parli con me): o ti rivolgevi a qualcun altro? o parlavi in generale?( Basta con De Niro , basta)
Francamente volevo , nel 10136 , in particolare interloquire con Alessandro , che saluto , come saluto David , Eme Tancamala….
Un’ultima cosa Rick:89 non sara’ il tuo anno di nascita?
Alessandro ti siamo tutti vicini,coraggio questo mondo ha bisogno di te,aiuterai tante persone.Non fermarti mai.un abbraccio
Buck, vorrei rispondere al tuo post 10136 non prima di dire, però, che a parer mio Rick col suo intervento si riferisce all’autore della ‘lettera’, magari pensando, come altri, che sia stata scritta in tempi recenti (amico mio, sono 7 anni che si porta avanti ‘sta…vabbè va…).
Ora vengo, e quanto a pugilato, arti marziali e il resto, tu hai il tuo pensiero io ho il mio e continueremo a vivere lo stesso. Sulla professione medica invece sono d’accordo! Più volte ho raccontato, di aver vissuto esperienze assurde nel senso di cui parli. Potrei raccontarne tantissime, molte situazioni estreme nelle quali in pochissimo tempo mi sono imbattuto in un ambiente come questo psichiatrico, ma farei notte. Ma per le mie condotte, che ho la pretesa di ritenere sempre a favore del paziente e mai dell’arroganza di una casta (medica) e degli interessi di una cricca affarista (farmaceutiche) davvero me ne hanno fatte passare di tutti i colori. Ma sono andato avanti e non ha mai ceduto. Concepisco, ed ho praticato, la professione medica in modo, diciamo così, ‘romantico’, per me davvero il medico dovrebbe fare solo e soltanto l’esclusivo interesse del sofferente, e queste parole, che sai benissimo dove sono pronunciate, per me sono sacre e sante: ‘Non somministerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale’. Sacre e sante queste come tutto il resto del Giuramento naturalmente. Non immagini quanti casini mi sarei evitati se solo li avessi prescritti e imposti questi farmaci. In realtà in psichiatria non c’è bisogno di questa merda degli psicofarmaci, perchè il cervello si modifica e plasma a seconda degli stimoli ambientali e delle parole. Le famose ‘zone mute’ così chiamate dagli antichi anatomici, considerate prive di capacità recettiva, è stato dimostrato che proprio lì invece risiede la facoltà plastica del cervello, cioè quella di adattabilità e rispondenza a stimoli esterni. Questo a dimostrazione del fatto che sull’origine del disagio psichico la biologia non c’entra un c..... E’ la parola che può creare disagio mentale, proprio modificando il cervello, ed è quella stessa parola che, nei limiti del possibile (lasciamo perdere le depressioni, che sono il meno in psichiatria, insieme ai disturbi di personalità, questi poi ce li abbiamo tutti…ma li si rubrica come patologie giusto per far cassa, alla casta e alla cricca, e pensiamo per un attimo ai pensieri deliranti e ossessivi, paranoidei, ai comportamenti coattivi e alle forzature esercitate in ambienti – mondo e su persone…qui davvero il danno è grave, la sofferenza abissale e lo sforzo terapeutico immane) può ridare serenità, equilibrio, armonia (non la felicità…). Certo una parola non così, sennò alla fine gli psicoterapeuti cosa ci starebbero a fare (e a scanso di equivoci dico che io sono per una psicoterapia rigorosamente pubblica…anche perchè così diminuirebbero tutti quegli stronzi che andando in analisi pensano di essere più intelligenti e sensibili).
Racconto questo episodio, significativo nel senso di tutto il discorso fatto finora…
Circa le due, di guardia in Spdc, chiedo che nessun degente venga legato ai letti. Mi dicono che per un ragazzo, schizofrenico paranoide in crisi acuta, il primario ha disposto la contenzione, e che nessuno si prendeva la responsabilità di slegarlo. Di mole notevole, agitato ed aggressivo, nella comunità terapeutica dove stava molti episodi violenti l’avevano visto protagonista. Rispondo che mi prendevo tutte le responsabilità e che comunque, in quel momento ero facente primario, provano a dissuadermi ma insisto e alla fine mi metto quasi ad urlare. L’infermiere: ‘va bene dottore, come vuole, spero sappia cosa sta facendo’, rispondo: ‘faccia lei ora quello che è tenuto a fare’. Lo slegano ma in stato di allerta, c’è un altro ragazzo in quella stanza. Tre quarti d’ora e sento un rumore infernale, mi precipito in corsia, l’altro ragazzo è fuori, ha coperta addosso, i tre infermieri e l’ OSS in corridoio, la porta della camera chiusa a chiave, chiedo: che è successo? mi risponde un infermiere: ‘e che è successo dottore’, ‘è successo quello che era certo sarebbe successo’. In pratica quel ragazzo che feci slegare aveva combinato un disastro. Gli infermieri fecero uscire il compagno di stanza e subito chiuso la porta della stanza con lui dentro, slegato ma come in cella. Ci guardiamo un attimo in faccia, c’è tensione e incertezza sul da farsi, mi sento puntati gli occhi addosso di tutti, e il dito accusatorio degli infermieri, come a dire: ‘hai visto brutto stronzo? Ora sono cavoli tuoi, noi non ne vogliamo sapere’. Ed erano cavoli miei davvero, ero terrorizzato, giovanissimo, alle prime esperienze forti, già coi primi dolori all’addome che hanno avuto la diagnosi che sappiamo, ero incerto e titubante, insomma se mi avessero dato esplicitamente dello stronzo gli avrebbero dovuto dare un premio. Intanto dall’interno della stanza continuavano a sentirsi rumori infernali. Dico all’infermiere: ‘apra’, e quello: ‘ma dottore’, io ancora: ‘apra’, terrorizzato apre, entro, terrorizzato a mia volta, è un disastro dentro, tutto spaccato, i vetri hanno resistito ma molto danneggiati, letti divelti, armadi capovolti, sedie di plastica spaccate, insomma un inferno vero. Sai cosa ho fatto? Il tempo di orientarmi un attimo, una frazione di secondo, incomincio a spaccare anch’io: prendo tutto quello che mi è possibile prendere e spacco tutto, distruggo ogni cosa, come fa lui. Si ferma e guarda me che spacco tutto, poi mi fermo anch’io e ci guardiamo negli occhi, accenno un sorriso, mi avvicino e lo abbraccio. Lo porto con me nel mio studio, stiamo insieme fino al cambio turno alle 7 del mattino a parlare. Col mio gesto cos’è accaduto in realtà? Che si era stabilita una relazione da persona a persona col potere di toglierlo, di fatto, dal suo isolamento. A spaccare tutto non era lui solo ma io e lui, anzi Alessandro e lui, due persone in relazione, e questa è stata la terapia vera.
Sì Alessandro ma tu hai sofferto di burn out.Lo saprai è il tipico disturbo di chi viene a contatto con tragedie,ingiustizie,dolore,caos…All’inizio di operare per la Misericordia,e per la pubblica assistenza ci hanno fatto un breve corso.Mi piacerebbe prestare servizio sul 118,ma credo di avere già un sacco di problemi…il pugilato,la kickboxing le arti marziali è come andare all’attacco sotto il fuoco nemico,lì non si scherza…Come i miei parenti…in Corea nel’50,ed in Vietnam.è così e basta.ciao a tutti
Non ho ancora sviluppato sindromi ‘stressogene’, quindi non soffro di nessun ‘burn out’, stai tranquillo.
Quanto a pugilato, arti marziali, kick boxing e compagnia, ma vedi, tutto ciò è relativo, è nella vita che non si scherza non su un ring, è in situazioni come quella che ho riportato che non si scherza non nel dare e prendere pugni su un quadrato e per sport. La vita, e certe vite e certe esperienze più ancora non sono sport, e puoi essere un ‘guerriero’ su un ring, dove metti in atto le tecniche e i movimenti, e poi puoi sgretolarti davanti ai drammi altrui, impotente ed impaurito fino alla paralisi.
Amico, io su un ring non saprei che fare, ma di fronte a quella situazione, di fronte a quel ragazzo in crisi, in coscienza posso dire di aver saputo cosa fare e l’ho fatto. Avrei potuto far aprire, entrare con due infermieri, prenderlo, bloccarlo, e di forza legarlo, e problema risolto. Invece no, io sono un medico, un medico nè un ‘guerriero’ nè un carceriere, e quello che ho fatto, entrare in relazione con una persona, è la cosa, unica e sola, che un medico doveva fare. Io l’ho fatto! E questo mi basta!
Non so cosa insegni a te la boxe, a me il mare che amo e che vivo come velista, mi insegna sempre a tenere nervi saldi e concentrazione, anche quando la tempesta minaccia naufragio. Ho conosciuto pugili deboli di fronte a situazioni tragiche di vita, che si sono frantumati con un niente, campioni lì su quel ring, codardi e meschini di fronte alle loro ed alle altrui tragedie…i veri uomini di mare mai, perchè loro sanno che la vita è come il mare, perchè sanno che il mare è profondo quanto una gioia vera che ti fa danzare e un dolore crudo e malvagio che ti inabissa. Non ho mai conosciuto un vero uomo di mare che abbia ceduto dinanzi alle carognate della vita, mai. Il codice del mare, quello che ogni suo amante si porta dentro, dice solo questo: nervi saldi e concentrazione e sempre dritta la rotta senza paura verso l’avventura…della vita!