Dalla violenza psicologica è possibile uscire
Questa lettera più che un messaggio vuole essere una testimonianza che dalla violenza psicologica è possibile uscire. Ho vissuto una relazione in cui i primi mesi sono stati una favola, ma nessuno poteva prevedere che quelli successivi sarebbero stati un inferno… La persona che avevo accanto aveva tutte la caratterisiche di un vero e proprio mobber, un narcisista proiettato soltanto su se stesso, un analfabeta emotivo incapace di leggere le emozioni altrui. La relazione veniva sfruttata da lui per stare bene solo con se stesso e basta, non provava sensi di colpa nell’infierire violenza, violenza psicologica ovviamente… ma a volte sono proprio le ferite dell’anima a fare più male e sono proprio quelle da cui è più difficile guarire… ma soprattutto sono proprio quelle che non hanno testimoni, ero soltanto io a portarmi dentro tutto quel dolore, le persone che mi circondavano non potevano immaginare della sofferenza che stavo sopportando e di quell’inferno che stavo vivendo. Era diventato tutto come un incubo dal quale non riuscivo più ad uscire, la mia coscienza cercava di farmi rendere conto di tutto questo, ma io ho soffocato il suo “urlo”, il suo grido di disperazione. Continuavo a giustificare, giustificare,giustificare… soltanto per non ammettere… ma sono arrivata ad un punto in cui non era possibile più mentire, soprattutto a ma stessa, ho preso coraggio, ho superato la mia fragilità, e con forza ho affrontato la verità, una verità che fa male ma che era necessario affrontare… non è facile certo, ma non potevo più vivere in quell’agonia. Ora mi sento libera, libera nell’anima, libera da ogni turbamento, ho finalmente ritrovato quella serenità che avevo perso. Forse tutta questa sofferenza era possibile evitarla certo, ho ignorato i primi segnali del mio malessere un pò per incoscienza un pò per paura di rimanere sola, mi ero convinta che la sua figura per me era indispensabile… e facendo questo errore ne ho commessi tanti altri, uno dopo l’altro… Ora ho dimenticato tutti gli errori del passato, ho dimenticato i fallimenti, ho dimenticato tutto eccetto quello che dovevo fare ora e l’ho fatto… mi colpì molto la frase di un film che mi ha fatto riflettere sulla mia condizione: a volte per tirare un colpo vincente bisogna arretrare, ma a volte se arretri troppo finisci per non combattere più… è stato proprio questo il mio errore più grande infatti: m ero arresa… ma ora non importa perchè ho ritrovato l’arcobaleno anche se questo per me ha significato sopportare prima la pioggia.
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Spero sia di aiuto a alcune donne che hanno avuto tale problema.
lo hai lasciato?
rispondo a cuore e attributi….SI!perkè nn s era capito????
non capisco allora perchè scrivi, quale è il tuo sfogo e se provi ancora sentimenti per il tuo lui o ex.
io posso ritenermi un violentatore psicologico della mia ex.
non per scelta probabilmente il mio limite o colpa è saper amare.
ebbene si non provare sentimenti ma saperli trasmettere e far stare bene la propria compagna.
io l’ho fatta star male, ma quando pensavo che lei mi stesse lasciando perchè non sopportava più i miei atteggiamenti, in realtà stava avendo un’altra storia conn un’altro uomo.
non mi ha lasciato subito, ha aspettato che la nuova storia si consolidasse e che di me non sentisse più nulla.
da quelle 3-4 telefonate quotidiane è passata ad un mutismo totale
tutta colpa mia…?
Per niikilaa: come hai fatto? cosa ti ha dato la forza per reagire? e lui come sta ora?
Per cuore e attributi: classico comportamento maschile: prima l’hai massacrata di parole (pienamente coscente che le facevi del male) e poi quando la presenza di un’altra persona le ha dato la forza di scappare da te, fai pure il piangino??? classico, classico comportamento da uomo medio…..
sivy….come ho fatto?non lo so…forse ho solo creduto in me stessa… in fondo ritengo che tutti possediamo un grande potere grazie alla forza di volontà…beh per quanto riguarda lui credo che abbia capito,dalla sua reazione…ora è sotto il suo cielo e pensa al suo domani ed è giusto che sia così…
Buon giorno, sono una delle responsabili di Ag. Comunicazione, un’agenzia che opera nel sociale, nello specifico sulla violenza psicologica ( in questa fase) aderendo a programmi comunitari , per esempio Daphne III.
Il nostro lavoro nasce da esperienze a livello lavorativo e personale, tra noi, croniste di nera e giudiziaria che hanno operato in Italia e colleghe rumene, che rappresentano una realtà diversa e importante nella nostra comunità
Perché in questa fase ci orientiamo verso la violenza psicologica, che non si manifesta solo verso donne o bambini, ma che coinvolge un numero sempre maggiore di persone, tra cui anziani,papà separati, ragazzini e ragazzine´? Perché non esiste una giurisdizione che punisca chi questa violenza, non ci sono leggi adeguate che permettano al magistrato di intervenire.
Allora è necessario attivarsi affinché tale reato venga punito per evitare le morti silenziose che nessuno vede o vuole vedere.
Per conoscere il nostro lavoro visita il sito http://www.annamariaaudino.it
Abbiamo bisogno di sostegno, per organizzare una serie di incontri e dibattiti sul tema.
Per informazioni contattaci al numero
3200358681
O info@annamariaaudino.it
Grazie
Cosmina Sanda Talpos
ciao sono una ragazza madre,vivo a milano con il papa’ di mia figlia,siamo noi tre soli,pero’ io mi sento sola non solo per cio’ma anche perchè il mio compagno ha il vizio del gioco e quando andiamo a litigare per sto motivo lui mi offende in tutte le maniere e anche in modo volgare.Mi ha messo anche le mani addosso in passato anche se la mia reazione è stata disastrosa perchè essendo istintiva lui mi dava spintoni mentre litigavamo per istigarmi e io reagivo ricambiando con un colpo al viso,appena succedeva cio’ lui si scatenava con calci e schiaffoni a palate,un giorno mi schiaccio’ con la testa a terra mia figlia piangeva disperata a vedere cio’.oltre cio’ mi ha fatto sentire sempre incapace,inadeguata e una bambina offendendomi anche d’avanti a persone.risultato:mi sento depressa,confusa e non ingrado a prendere decisioni,chiedo aiuto a voi erchè mi sento di morire,di vivere un incubo apena mi sveglio la mattina…
Maddalena:
il commento sopra il tuo, vedo, dà dei riferimenti.
Rivolgiti al numero e/o all’indirizzo email scritto nel commento sopra il tuo.
sicuramente saranno in grado di darti dei consigli validi.
Coraggio, dall’incubo si può uscire.
Ma chiedi aiuto.
Maddalena, ti consiglio di visitare questo sito.
http://www.italia.gov.it/servlet/ContentServer?pagename=e-Italia/Structure&pagetype=livello2&nodo=1147958713905
Inoltre nella tua regione:
http://www.women.it/casadonne/comecitrovi/ricerca/monica.php3?regione=Lombardia
Esci fuori dall’incubo e porta con te tua figlia.
il mio è marito e padre padrone non dialoga ma se raramente dice qualche parola lo fà per ribadire che è lui a lavorare oppure deve sempre criticare ogni cosa che faccio o che dico solo lui è bravo solo lui è capacie di fare tutto io e i miei figli sbagliamo sempre qualunque cosa facciamo deve sempre rimproverarci ma se lo riprendo quando commette lui un errore nega subito dicendo che non è vero che hò capito male che non ho visto bene che ho le paranoie che devo stare zitta che non capisco niente e che mio figlio è come me in poche parole è convinto che se si ferma lui si ferma il mondo dice anche che senza di lui io morirò di fame perchè nessuno mi aiuterà e che finirò sulla strada insieme a mio figlio anche perchè non vuole aiutarmi economicamente neanche fino a quando troverò lavoro lui non ama la sua famiglia ama solo il potere il dio denaro perchè con il denaro lui dice puoi comprare tutto e tutti e io gli rispondo è vero…….ma ci sarà una cosa che non potrai mai comprare con i tuoi maledetti soldi ed è l’amore .L’amore che ti riempie il cuore ogni volta che ci pensi l’amore che ti fa stare bene l’amore che ogni giorno ti ricarica con una dose di buon umore l’amore che ti rende sicuro l’amore che ti ci corichi la sera e ti ci svegli al mattino per affrontare la giornata in maniera positiva l’amore che rende l’individuo sensibile altruista generoso buono comprensivo e attento ai bisogni delle persone che gli sono accanto quando un uomo perde queste qualità e diventa aggressivo e menefreghista traendo godimento nel far soffrire le persone che gli vogliono bene non può più considerarsi uomo ma bestia
Esiste una quantità impressionante di casi simili, dovunque.
Noi organizziamo gruppi di auto aiuto per persone che desiderano riprendersi in mano la propria vita e la propria felicità.
Le esperienze sono molteplici, ma il filo conduttore della violenza (psichica/fisica)è lo stesso: per uscirne è fondamentale l’aiuto di chi l’ha vissuta o la vive.
La partecipazione è gratuita, ci appoggiamo anche alle strutture ASL o onlus contro la violenza fisica e psichica… zona Bergamo – Milano città e provincia chi è interessato scriva
mremfmd@mail.com
sono una ragazza di 26 anni e sono fidanzata da 8 mesi con un ragazzo di 24. Credo che mi stia facendo violenza psicologica, ma non so come uscirne perchè mi sento incastrata in questa relazione. Non so se gliene faccio anch’io per reazione, per difendermi o per vendetta. Lui mi ha tradito, ma ha pianto e urlato disperatamente a tal punto che l’ho perdonato. Però ho perso la fiducia, non gli credo più e sono convinta di fare bene a non fidarmi. Ieri abbiamo litigato ancora, lui minaccia il suicidio, il clou lo ha raggiunto quando si è preso una lametta in mano facendo finta di tagliarsi le vene perchè volevo lasciarlo. L’anno scorso mia cugina si è suicidata e questo rappresenta per me il ricatto più infame, ma come faccio a dimostrarlo? Se dovesse davvero suicidarsi? So che quello che fa è un teatrino, anche perchè cambia umore alla velocità della luce, ma non riesco a liberarmi. Ho paura che venga al lavoro a urlare e mi umili. Queste paure derivano dal fatto che anche con il mio ex è accaduto lo stesso e l’idea di ricominciare il calvario mi terrorizza.
Prova a raccontare tutto ai suoi genitori. è chiaro che lui ha bisogno di aiuto, faccia sul serio o no con la minaccia del suicidio. e assecondarlo non lo aiuta. e nel frattempo distrugge te.
cerca di essere forte e metti fine ad una relazione molto pericolosa. in bocca al lupo.
sara … concordo con tina, prima chiudi la relazione pericolosa e meglio è. E se lui dovesse suicidarsi? a maggior ragione significherebbe che hai fatto bene a lasciarlo: sarebbe una sua scelta, come tua è la scelta di cedere ai ricatti e rovinarti tutta la vita o no. Lui è pericoloso, per se stesso e per te: tradimenti, lamette, sbalzi di umore, ricatti … non scappare, fuggi!!
Non è che se lui è squilibrato, tu devi lasciarti ricattare: la vita è tua. Inoltre, se è già arrivato a comportamenti simili, significa che i suoi problemi sono profondi. Assecondandolo, tu rafforzi i sintomi e, oltretutto, fai il suo male: se lui vince il ricatto, riterrà giusto il metodo e la prossima volta lo farà ancora. Se tu non cederai, farà di peggio e così via. Un domani moltiplicherebbe sui figli gli stessi comportamenti,la sofferenza che ora tu provi si moltiplicherebbe e anche i figli soffrirebbero moltissimo (inoltre, purtroppo, assimilerebbero i suoi squilibri e i suoi comportamenti).
Piuttosto, vista da fuori, la situazione mi pare presenti qualcosa che va risolto: come mai tu ti ritrovi in situazioni simili? lui, il tuo ex …. l’accenno a tua cugina fa pensare ad una situazione familiare che ti ha abituato a vedere come normali certi comportamenti (non intendo il suicidio o la minaccia di suicidio, ma il modo di affrontare la realtà, di pensare, di relazionare, ecc) per cui tu ti lasci attrarre da chi si comporta in un modo che per te è normale … per questo penso che forse dovresti pensarci molto bene prima di parlarne ai tuoi genitori. Molti ti consiglierebbero di cercare aiuto da uno psicologo: certo, sarebbe un aiuto a patto che tu trovi quello giusto e risolutivo, altrimenti può essere peggio (scegliere il TIPO giusto di psicologo non è fatto facile, tra metodi e specialità diversissime, e la cultura corrente non ci fornisce indicazioni adeguate) e comunque costa molto. Tu sembri equilibrata e riflessiva .. potresti cominciare leggendo qualcosa che ti aiuti a mettere in luce quali sono i comportamenti errati che a te sembrano ‘normali’, per cui ti trovi senza difese nei rapporti sentimentali … Ti do il titolo di un libro (famoso), consigliatomi in un consultorio familiare: “Le vostre zone erronee. Guida all’indipendenza dello spirito” di Dyer Wayne Ed.BUR, 8 euro, la sua lettura è decisiva, se lo si legge con molta serietà, commentando, sottolineando, litigandoci anche un po’ … proprio come un ‘lavoro’ per se stessi, per togliersi di dosso gli ‘agganci’ che ci rendono preda di relazioni problematiche e pericolose. Una lettura da NON condividere nè commentare con ‘lui’: remerebbe contro. Dopo un simile ‘lavoro’, non saresti più attratta da persone problematiche (e loro non sarebbero attratte da te:invece ora ti percepiscono come manovrabile e ricattabile), ma riconosceresti persone in grado di instaurare una relazione matura. In un secondo momento potresti parlarne con i tuoi genitori e magari aiutare anche loro, nell’ambito di una famiglia molto scossa dal gesto di tua cugina
Grazie di cuore per le risposte. Leggerò sicuramente il libro. E’ vero, sono attratta da persone sbagliate e ho dei problemi relazionali che ogni tot vengono a galla ma che tendono a farmi instaurare relazioni sbagliate e immature, questo lo so ma è come se fosse più forte di me. Ho una situazione familiare molto complessa e difficile, con situazioni spiacevoli che si tramandano da generazione a generazione anche se spero (perchè lo voglio) di chiudere questi circoli viziosi. Stamattina c’è stata l’ennesima folle litigata e ho telefonato ai suoi genitori, chiendendogli di venire a prenderlo e portarlo un po’ a casa. La situazione è difficile perchè noi viviamo a Bologna e i suoi a Milano, io so solo che così non ce la faccio e più si va avanti peggio è. Grazie ancora, sono contenta di aver trovato questo forum e spero di essere forte.
Sono una ragazza di 28 anni.Faccio molta fatica a parlare di quello che mi è successo.Magari non è granchè rispetto a ciò che succede ad altre donne,ma fatico a superarlo e il pensiero mi addolora ancora molto.Il 22 ottobre scorso ho chiuso una storia “malata” con il mio ex ragazzo.L’ho conosciuto durante l’estate del 2006 e per un anno e mezzo proseguiva tutto bene.Litigavamo spesso,litigate futili, almeno così le consideravo.Motivo:la sua gelosia.Vedeva il marcio anche dove non era possibile.Mi faceva il processo alle intenzioni.Insinuava che lo tradissi(non ho mai tradito nessuno, nemmeno nelle frequentazioni di 2-3mesi,per dire che tipa sono!).Non voleva che andassi al cinema con un’amica ogni mercoledì(per noi era ormai una tradizione)e purtroppo col tempo ho ridotto il cinema,accontentandolo.Ovviamente i suoi amici li vedeva ogni giorno prima di vedere me.Poi non voleva che vedessi la mia amica anche il venerdì,unica sera, dato che le altre vedevo lui.Da lì è aumentata la frequenza delle discussioni piene di offese alla mia persona, come donna, come morosa.Allora ho iniziato anche io,sbagliando,a rispondergli a tono.Minacciava di lasciarmi.Per dispetto mi lasciava da sola il sabato sera.Poi c’è stata la tregua per le vacanze a ferragosto.E di nuovo ha ricominciato a umiliarmi,anche davanti a terzi,fino a quando una sera lo raggiungo a casa sua,allo scopo di avere chiarimenti su un suo volgare e offensivo confronto tra me e la sua ex(che casualmente aveva incontrato la sera precedente).Diceva di avermelo detto apposta per offendermi,ma non gli ho creduto.All’improvviso si alza dal letto,si avvicina e inizia a tirarmi il maglione,cerco invano di allontanarlo,ma i suoi occhi…mi guarda e mi da uno schiaffo fortissimo.Ho risposto con uno schiaffo anche io.So che ho sbagliato,stupidamente l’ho fatto perchè mi aveva confidato all’inizio della storia che a lui gli schiaffi davano molto fastidio.Con il suo schiaffo per me era finita.Non tollero le persone che alzano le mani su una donna.Stavo uscendo da casa sua e non contento mi ha sbattuta in terra per ben due volte più una terza contro la sua moto.Da quella sera non l’ho mai più sentito.L’ho incontrato una sera dopo un mese in un locale e si è girato dall’altra parte.Ora mi faccio tante domande:perchè mi ha fatto tanta violenza?non che io voglia sentirlo,ma come mai non mi ha nemmeno chiesto scusa?significa che ciò che ha fatto,voleva farlo veramente?questo mi ferisce.Non capisco con chi sono stata tutto questo tempo.Forse c’erano segnali violenti da parte di lui che avrei dovuto interpretare e non ho fatto?Senza contare il danno che ho ora:penso alle sue parole umilianti,son depressa,spesso son presa da un grande sconforto e ho paura per il mio futuro.Non riesco più a guardarmi intorno,scaccio tutti quanti e ormai sono passati mesi.E’vero che in un eventuale storia futura è meglio non parlarne perchè il compagno potrebbe inizialmente essere protettivo,poi a lungo termine diventare agressivo?
grandioso … davvero, ti faccio i miei complimenti perché non è da tutte riuscire a troncare una relazione simile. Innumerevoli donne sono rimaste invece intrappolate e, insieme a loro, poi anche i loro figli: la sofferenza è indicibile, il cuore si spacca tra il dolore di vederli diventare vittime di un padre violento e il dolore di vederli diventare come lui.
Ti fai tante domande … molte sono difficilissime e, ritengo, pericolosissime. Queste:”perchè mi ha fatto tanta violenza?non che io voglia sentirlo,ma come mai non mi ha nemmeno chiesto scusa?significa che ciò che ha fatto,voleva farlo veramente?” sono domande pericolosissime, perché potresti prendere la strada della compassione, del senso di colpa, del dubbio su te stessa … Lui non si fa sentire perché lui (divorato da contraddizioni, aggressività, vergogna, orgoglio, paura, insicurezza) sta aspettando che, magari, tu ricaschi da sola nella trappola, sospinta da un po’ di solitudine, pena, da un attimo di debolezza. Il perché del suo agire è un problema (gravissimo) suo: se tenti di venirne a capo adesso, rischi di ferirti di più. Non farti più ferire! adesso stai male: sono le ferite alla tua autostima, alla tua dignità, al tuo essere … ora devi pensare a guarire e … a prepararti per un nuovo amore. Ecco: penso che qui sia il punto… come mai ti ha attratto un tipo così? ora non ho tempo, appena sopra c’è un mio post in cui molte cose si adattano anche a te e c’è il titolo di un libro, un grande aiuto per scovare ciò che ti ha spinto nella trappola. I tipi come il tuo ex sono capaci di comportamento sdoppiato (inferno-paradiso), sanno recitare, ma sono riconoscibili …e devi capire come mai ti sei lasciata invischiare in una storia così oppressiva e distruttiva.
Altre domande, che ti fai, e cose che dici sono l’inizio della rinascita e dimostrano le tue capacità riflessive, e morali. eccole: “Forse c’erano segnali violenti da parte di lui che avrei dovuto interpretare e non ho fatto?Senza contare il danno che ho ora:penso alle sue parole umilianti,son depressa,spesso son presa da un grande sconfortoForse c’erano segnali violenti da parte di lui che avrei dovuto interpretare e non ho fatto?Senza contare il danno che ho ora:penso alle sue parole umilianti,son depressa,spesso son presa da un grande sconforto e ho paura per il mio futuro e ho paura per il mio futuro “…. Quel libro ti può aiutare a riprenderti la tua vita …poi, col tempo, potrai tornare sulle domande che riguardano il tuo ex e, purtroppo, tanti come lui … Curati di te, sei molto in gamba, ricostruisciti, lavora, fai sport, cerca i tuoi amici (tipico, tipico l’isolamento in cui ti aveva relegato: ma il pericolo è che tu adesso tu finisca per ‘trattarti’ come ti trattava lui!). Soprattutto stai lontanissimo da lui! fammi sapere, ciao e in bocca al lupo
grazie per le parole,davvero.ho veramente un grande bisogno di capire,di qualcuno che mi faccia capire dove non arrivo per i miei limiti e di stare bene.Voglio capire per non dovermi più trovare così.Voglio capire per non essere più sola e per non ricominicare di nuovo daccapo.Mezza parte di me in realtà crede che lui veramente volesse picchiarmi come ha fatto.Dico questo perchè a volte diceva che i suoi insulti li meritavo!Incredibile.L’altra mezza pensa che si è pentito o che comunque ha sbagliato a fare quel gesto(solo quello però).Non mi fa compassione(per fortuna)dopo quello che mi ha fatto,però dubbi su me stessa…si!Dovevo essere più forte,dovevo troncare prima,ma non ci son riuscita.Non ho fatto in tempo,prima che succedesse quello che è successo quel maledetto22ottobre.Proprio quel pomeriggio dicevo con mio madre che”se avessi avuto la forza l’avrei lasciato,ma che nn ce la facevo”,e come quel pomeriggio tante altre volte l’ho detto.Sapevo che era sbagliato che lui vedesse i suoi amici,mentre a me veniva fatto pesare.Gli amici bisogna tenerli,la penso così.E via a litigare.Lasciarlo significava esser sola,di nuovo,anche se sapevo che sarebbe stato meglio piuttosto che mal accompagnata.Non è che l’ho capito a posteriori,lo ammettevo proprio in quel periodo!Quello schiaffo però non doveva darlo.Quello no.Pensavo:”tutto ma quello no”.Leggendo la Sua risposta invece penso:”il resto si?”.Si,il resto l’ho sopportato,stando male però.Forse ho un limite di sopportazione molto elevato e un sacco di pazienza.Pensavo fosse una cosa positiva aver pazienza.Credo che se non mi avesse dato quello schiaffo,avrei continuato la storia,anzi,senza il credo.Mi è successa una cosa strana venerdì sera:in un locale ho incontrato un paio di suoi amici che mi hanno ovviamente salutato e chiesto come stavo(non so se sanno quello che mi ha fatto,mi vergogno,spero di no).Beh,avevo paura che potessero vedermi chiaccherare con un amico,che ho visto poco dopo,come quando stavo ancora con lui.Sono ancora intrappolata.Esco poco con le amiche,non ho voglia.E’la prima volta che un ragazzo mi mette le mani addosso.In casa mia non è rose fiori,però mio padre non ha mai dato uno schiaffo a mia madre!Riconosco pienamente nel mio ex quella sorta di inferno-paradiso sopracitata(attribuivo però che fosse normale che “il sole vien dopo la tempesta”).Anche le altre storie non son state granchè:uno pensava che le storie prima o poi finissero e a me prendeva la sindrome della crocerossina per una sua disgrazia familiare,uno era troppo geloso,un altro mi ha ammesso candidamente di tenermi a bagnomaria finchè anche lui sarebbe stato pronto per una relazione seria,a parte il primo,tutti reduci da storie fallimentari.Mi chiedo se sono io ad essere attratta da persone che non vogliono costruire nulla di duraturo.Ho paura di incappare in persone che mi ingannino e che si approfittino della mia buona fede e serietà.Non so perchè mi son lasciata incastrare da uno come lui…leggerò il libro
si, leggi il libro. Leggi con serietà, sottolinea, scrivi a margine riflessioni, domande, obiezioni; approva, litiga, torna indietro …. finiscilo e poi riprendilo: un vero lavoro per te stessa, per non cascare più con uomini di questo tipo, per trovare la tua autostima, l’entusiasmo per la creatività, la gioia di vivere . . . solo così potrai trovare un uomo in cerca di una donna forte, sensibile, positiva … e non mezzi-uomini in cerca di una debole da dominare.
Tu non sei debole, infatti lo hai mollato: è pieno di donne che, invece, non ce la fanno e trascinano esistenze in cui si distruggono (arrivano ad offendersi con quelli che cercano di aiutarle). Un mare infinito di sofferenza inutile. Tu hai molto di te su cui basare l’autostima: sei intelligente e riflessiva, questo salta agli occhi leggendoti. Inoltre, hai qualcosa di speciale: sei riuscita ad accorgerti dalla trappola. Significa che sei forte, infatti innumerevoli donne non la vogliono vedere e ci restano invischiate (poi arrivano i figli, e allora è l’inferno più nero): purtroppo, il comportamento del tuo ex è molto comune, ma rimane nascosto nel silenzio di donne terrorizzate (per sé e per i figli). Loro stesse lo nascondono, provandone vergogna,proprio come te con quegli amici. Inoltre, tutte sono bloccate dal dubbio che tutti i quelli come il tuo ex cercano di insinuare nelle loro vittime: il dubbio di essere meritevoli della violenza (“a volte diceva che i suoi insulti li meritavo!”). Tu non gli hai creduto (scrivi “Incredibile”) e non ti fa compassione, ma non è ‘per fortuna’, è perché tu ‘sei come sei’ e, penso, anche perché i tuoi genitori ti hanno dato esempio di una relazione rispettosa, che sa affrontare e superare i problemi. Ma proprio questo può essere un rischio: chi ha vissuto la ‘normalità’ ed ha nel cuore buoni propositi e speranze, non può nemmeno immaginarsi che esistano realtà folli come quella che il tuo ex ha costruito.
L’inferno-paradiso non è affatto ‘normale’: ai temporali segue sì il sole, ma in una relazione buona c’è crescita, rispetto, progetto … se invece gli inferni diventano sempre più brutti e i paradisi sempre più fragili … beh, anche se molto comune, questa non è certo la ‘normalità’ buona, quella che le persone positive amano: è invece una realtà degenerata e pericolosa, da cui scappare a gambe levate.
Tu scrivi cose importantissime: “Non mi fa compassione(per fortuna)dopo quello che mi ha fatto,però dubbi su me stessa…si!” e poi: “mezza parte di me … crede che lui volesse picchiarmi… l’altra mezza pensa che si è pentito o ha sbagliato..” . E’ importante perché descrivi esattamente il meccanismo (tipico) con cui il “mal-essere” di una persona agisce sull’altra persona: suscita il tuo affetto, ti penetra nell’anima, ma intanto provoca una spaccatura pericolosissima, quella che ti toglie sicurezza, serenità, gioia di vivere (e ti fa perdere occasioni di vita) mentre il tuo cervello ..segue …
cervello si logora sul motivo delle azioni e delle storture mentali dell’altro. Queste persone, mentre si infiltrano nella vita reale della loro vittima (blocchi ed isolamenti che descrivi benissimo), si infiltrano anche nella loro anima provocando due cose:
1)spaccatura: dubbio di sè
2)dipendenza affettiva (la paura di restare sola)
I gesti violenti sono terribili… ma non sono altro che la parte ‘fisica’ di un comportamento psichicamente violento messo in atto fin dall’inizio della relazione. Perché è violento? è pentito? voleva o no offenderti, isolarti, picchiarti? Arrovellarti su queste domande è pericoloso: si ribaltano su te stessa (‘crocerossina’) e fanno leva nella tua spaccatura! Se lui si comporta così, il problema è SUO e tu non puoi far nulla per lui: ogni volta che ti viene in mente una domanda su di lui, ripeti a te stessa che il suo comportamento non dipende da quanto tu sei buona o cattiva, intelligente o stupida, onesta o disonesta, seria o frivola, bella o brutta, laboriosa o fannullona, capace o incapace, fedele o infedele, interessante o insulsa, forte o debole. TUTTI questi, sono i SUOI problemi. Tu sei stata, per lui, un’occasione per risolvere i suoi problemi: un’occasione che LUI ha sprecato.
Domande pericolose: è rischioso entrare senza preparazione nel groviglio di passioni, insicurezza, paure nel cuore di persone come il tuo ex (ahimè molte, non solo maschi) … è rischioso specie se si è feriti e sofferenti come te ora.. questo è il problema dell’uomo, il problema della violenza, del potere … il problema di sempre. Se comunque vuoi capire, leggi qui (psicologa C.Corradi): http://www.torreomnia.com/servizi/violenza_psicologica.htm
Se ti può consolare e togliere dubbi, sappi che il comportamento del tuo ex segue uno schema tipico, nasce da problemi profondi (spesso connesse all’aver subìto comportamenti simili):risolvibili (posto che lui voglia risolvere … c’è l’orgoglio …) solo col suo grande impegno e l’aiuto di un esperto (non coinvolto affettivamente, quindi non puoi essere tu). Comunque anche un pazzo, è responsabile delle sue azioni: ci sono pazzi innocui e pazzi violenti; ci sono persone che, oppresse e sofferenti, pur di non far del male agli altri si ammalano e muoiono, o fanno del male a se stesse, o si lasciano andare fino spegnersi. Altre si trasformano da vittime in carnefici. Questa è la vita.
Ora guarisci, riprenditi la tua vita … fai tesoro della tua esperienza e sarai utile agli altri.
Sul quel libro è scritto:“L’essenza della grandezza sta nel scegliere la propria personale realizzazione dove gli altri scelgono la follia”
E’ quello che tu già stai facendo: pensi,leggi,scrivi,cerchi aiuto e non lasci che ti si spacchi mezza-mezza. Sei in gamba, continua così!! Spero tu abbia un lavoro:mettici impegno; leggi il libro, rifletti, ma prenditi delle pause, fai sport, cura il tuo aspetto,mangia sano e vivi momenti di leggerezza con le amiche … ma attenta alle relazioni con gli uomini,in questo momento difficile!
Ciao More (e ciao a Fl53 :),
leggi il libro che ti ha indicato 🙂
Per quanto riguarda certi meccanismi di cui parla Fl53 io trovo interessante anche un altro testo che nomino spesso, “Molestie morali” di Marie-France Hirigoyen.
Concordo con Fl53 e cito delle parole che Tina ha scritto tempo fa, e che sono importantissime, riguardo a comportamenti come quelli che il tuo ex ha avuto con te:
“non è un modo di fare, è un modo di essere!”.
VERO!!!
E sono modi di essere da cui – primo passo fondamentale – per la propria salute, psicologica, fisica e anche sociale, bisogna tenersi alla larga. Via, più veloci della luce!!!
Naturalmente non hai nulla di cui vergognarti tu per la violenza fisica che hai subìto.
Ma è naturale anche che tu ora sia sconvolta per quello che è successo. Che tu debba coltivare, recuperare il tuo benessere, come dice Fl53.
Anzi, meno male, sicuramente, che tu abbia colto in pieno e immediatamente la gravità emotiva – non solo fisica – che quel suo gesto ha rappresentato per te, allontanandoti di conseguenza, con un sano istinto di preservazione.
Lo ripeto ancora una volta:
tu non hai nulla di cui vergognarti per esserti scontrata con la violenza di qualcun altro.
Ma è sicuramente importante il percorso che Fl53 ti sta indicando.
Un abbraccio.
ciao Luna 🙂 ciao More e ciao anche alle altre che hanno scritto qui 🙂
Grazie per il titolo: leggere libri …. scambiarsi esperienze …. è molto importante sollevare il sipario su meccanismi che per millenni sono rimasti nascosti sotto spesse coltri di vergogna, paure e convenienze: infatti per una persona riconoscere di essere intrappolata in una situazione tanto dolorosa e malata quanto folle e inutile, è la cosa più difficile ma è anche la prima cosa, indispensabile, per smettere di soffrire inutilmente e spezzare la catena che tramanda ai figli questi comportamenti dentro le famiglie, per secoli …
si… è proprio vero, la questione è il modo di ESSERE: il FARE ne è il risultato.
un abbraccio
Ciao Luna e ciao Fl53,grazie per il titolo del libro,che tra non molto prenderò.Ora sto leggendo “Le vostre zone erronee”,devo dire che in alcune insicurezze,riportate come esempi,mi ritrovo.Spero anche di poter capire in tempo come evitare certi cattivi comportamenti di un futuro partner.Per ora solo insicurezze che posso riconoscere in me stessa e che spero di riuscire ad eliminare:l’approvazione degli altri.Ecco,in realtà con le mie amiche non sento il bisogno di essere approvata,mi sento libera e anche abbastanza forte.Ma col partner no,almeno non col mio ex,anche se lui mi diceva che tra noi funzionava perchè gli tenevo testa.Su questa sua espressione purtroppo non sono d’accordo:negli ultimissimi mesi ero conscia che il polo forte era lui,i suoi insulti mi mortificavano ogni giorno di più,m’infastidiva che in seguito alle offese ero io a cercarlo per prima(qndo nei mesi antecedenti questo non succcedeva)pur sapendo che era lui a sbagliare,e glielo facevo presente,ma rispondeva che non si sentiva di aver sbagliato e che meritavo gli insulti.Ero consapevole dell’importanza che aveva lui per me(non volevo perderlo,volevo ricucire,volevo fare in modo che le cose TORNASSERO COME PRIMA),ma non di quella che avevo io per lui.Non mi veniva più incontro.Mi ero giurata,dopo la storia col mio primo ragazzo,che se il prossimo partner non mi fosse venuto incontro,avrei posto la parola fine.Con lui invece ci sono ricascata.Ho fatto lo stesso errore nell’ultima parte della storia.Dopo lunghe discussioni(in seguito ai sui bruschi comportamenti)magari qualche passo muoveva,ma dovevo essere sempre io a cercarlo,e questo prima non succedeva(non che io voglia fare la principessa,ma penso che se uno sbaglia deve anche essere il primo a cercare di rimediare,almeno io faccio così).Quindi non era spontaneo,non era la stessa cosa,almeno per il mio orgoglio.Per me era mortificante ricevere i suoi insulti,essere umilata o essere lasciata da sola per ripicca,e dover essere io a dimostrare di tenerci cercandolo.C’era qualcosa che stava cambiando in negativo,e io sono una persona a cui non piacciono i cambiamenti.Capivo che lo stavo perdendo,senza comprendere il perchè.Lui mi addossava la responsabilità di tutto.Ho calpestato di nuovo il mio orgoglio per lui.Ho rifatto lo stesso errore.E tutto per non perderlo.Avevo una paura tremenda di rimanere da sola.Ma allo stesso tempo capivo che frequentarlo mi faceva più male che bene.Ci sono momenti in cui ripenso a lui e mi rendo conto di volergli molto bene.Dopo quello che mi ha fatto dovrei odiarlo,dato che mi sento rovinata,non sono più come prima dopo quello schiaffo e nemmeno so se ci ritornerò,forse no.
In realatà mi sento come se fossi stata lasciata da lui(questo mi fa soffrire parecchio),perchè se non ci fosse stato quello schiaffo avrei continuato(sono per continuare le storie,non per interromperle).
Tra non molto avrò anche alcuni quesiti che mi sto segnando man mano durante la lettura.
@E tutto per non perderlo.Avevo una paura tremenda di rimanere da sola
@sono per continuare le storie,non per interromperle
@C’era qualcosa che stava cambiando in negativo,e io sono una persona a cui non piacciono i cambiamenti
L’altro giorno, scrivendomi con un’altra persona riguardo queste tematiche, sensazioni, mi è venuto in mente il libro di Allen Carr, per smettere di fumare… Se non erro (potrei sbagliare) Carr dice che uno dei grandi “inghippi” della dipendenza dal fumo si basa sul fatto che la sigaretta viene fumata per sedare un bisogno, paradossalmente, che in realtà è stato creato proprio dalla prima sigaretta… cioè, sedi un bisogno che non avresti, ma che la cosa stessa che seda il bisogno crea. Un paradosso che diventa un circolo vizioso.
Mentre mangiare, dice Carr (lo parafraso), è un bisogno vitale, non una dipendenza, perché se non mangi resti secco, senza sigarette puoi vivere (no, anzi, VIVI MEGLIO! e pure, ad alti livelli, VIVI PROPRIO… la sigaretta toglie, non dà…) ma quando hai cominciato a fumare hai creato dentro di te un bisogno che non è vitale.
Ora, anche il bisogno di cibo, che è “fisiologico”, lo sappiamo bene, può diventare una dipendenza. Che sia, per esempio, quella dal cibo spazzatura…
allo stesso modo le relazioni, di per sè, non sono forme di dipendenza. la relazione d’amore è una delle cose che, in maniera sana, fanno parte della vita, arricchiscono le persone e la loro vita. Però anche le relazioni possono diventare dipendenze, e possono essere… cibo spazzatura.
Divago, ma anche no.
Nel senso che, nel parallelo (forse arbitrario) che mi è venuto in mente tra sigaretta e relazione non sana/dipendente il risultato è simile in entrambi i casi, cioè che la dipendenza da un uomo risponda ad un vuoto preesistente, che si cerca di colmare con delle relazioni sbagliate, alla continua ricerca dell’uomo… “tappo” per quel vuoto (ecc ecc) o che un uomo instilli, in una persona di base autosufficiente, ma toccando le zone deboli insicurezze diventando una “sigaretta” di cui ci si ritrovi a pensar di non poter fare a meno.
Per esempio un uomo “sigaretta” è l’uomo che riesce, a suon di molestie psicologiche perpetrate, a convincere una donna, anche molto in gamba, del fatto che da sola non ce la può fare, che da sola “morirà” perché “imbranata, stupida, debole, ingenua e quindi incapace di riconoscere il confine tra il bene e il male, i pericoli, i falsi amici, i profittatori, o che dica continuamente ad una donna (il tutto potrebbe naturalmente anche essere girato da donna a uomo) che non essendo capace di avere relazioni sane, per il suo modo di essere, ha la fortuna di aver trovato un “santo” che la sopporta… facendo un grande sacrificio… della serie: ma senza di me, seriamente, dove pensi di andare??? Ti scioglierai come neve al sole non appena ti allontanerai… dunque, io, uomo “sigaretta”, ti sono INDISPENSABILE per la sopravvivenza, pratica, ma che in realtà si fa sopravvivenza emotiva…).
Fermo restando che un principio di bisogno di approvazione penso (se chi ne sa di più pensa che sbaglio, per carità, me lo dica 🙂 faccia parte dell’essere umano (a chi non piace sentirsi accettato piuttosto che respinto? anche a chi può vivere benissimo senza cercare approvazione), ci sono persone che hanno più bisogno dell’approvazione altrui, in seno in particolare alla zona AMORE, ma anche relazioni che, per la loro stessa “snaturata” natura, fanno sì che si sia così costantemente disapprovati da chi, magari, per un certo periodo ci ha approvati 2000, facendoci sentire compresi come mai sino a quel momento, “elevandoci” davanti noi stessi, attraverso, magari, grandi gesti, grandi parole, da sentire il bisogno di essere di nuovo approvati per sopperire alla orribile sensazione della disapprovazione.
E non ci si ricorda neanche più che una volta non si aveva bisogno di farsi ri-approvare da qualcuno che costantemente ci disapprova, creando un bisogno che non c’era.
Avere paura di restare soli è diverso da sentire dispiacere pensando di restare senza qualcuno che in noi genera benessere.
Spesso, in realtà, non si sa neanche bene che cosa si è da soli (in senso buono) o lo si ha dimenticato, quando la solitudine diventa un mostro angoscioso. E non ci si accorge che a volte si è più soli in compagnia, in certe relazioni, che da soli per davvero. Perché da soli si sarebbe soli,ma aperti, e nella relazioni si è soli, ma feriti e chiusi.
I cambiamenti in negativo non piacciono a nessuno. Tutti i cambiamenti, credo, generano un bisogno di assestamento, perché comunque, di base, l’uomo (essere umano) è un essere abitudinario e che ha bisogno di avere dei punti fermi. Dentro se stesso, però, in primo luogo. Anche fuori da se stesso, nelle proprie abitudini, talvolta. Ho un’amica che, per lavoro, viaggia in continuazione, che cambia città, paese, lingua, colleghi, condizioni di lavoro… però lei, a suo modo, è comunque un abitudinaria sotto certi aspetti.
Ciascuno ha una “mappa”, che nel corso del “tutto scorre” della vita, però, si ritrova spesso a dover ritoccare. Più si è elastici, e si comprende che, purtroppo, anche il cambiamento può far parte della vita, e meno l’adattamento della mappa è traumatico.
Ci sono sicuramente persone che sono per continuare le storie e non per interromperle.
Nel senso che di base, a meno che non si sia tra quelli che scappano dalle relazioni (e ce ne sono) penso che tutti quando ne iniziano una sperano che continui, e se possono fanno tutto ciò che riescono perché continui al meglio.
Il discorso è più che altro che alle volte questo concetto è portato al parossismo, all’esagerazione. Poiché sono (generico) tra coloro che sono per continuare le storie, il continuare la storia sarà più forte, come concetto, della storia stessa? In realtà la scelta di continuare o meno non dovrebbe basarsi su un concetto, ma sulle persone e sui dati reali. Ovvero: come sto, ora, in questa relazione?
Un abbraccio
Ciao Luna,son un po’in ritardo nella risposta..ho avuto settimane decisamente piene:finalmente mi sono laureata la scorsa settimana e ora mi sto dando da fare per cercare un lavoro,che,in tempi di recessione,è davvero un’ardua impresa.Sconfortante direi.
Da ex-fumatrice ho capito benissimo la tua metafora sull’uomo-sigaretta.Mi trovo pienamente d’accordo.Tra l’altro,leggendo il tuo post,mi è tornata alla mente una delle frasi decisive che mi erano state dette per smettere di fumare e che avevo completamente rimosso:la sigaretta non serve per vivere.Ecco,il mio ex non mi ha mai fatto insinuazioni del tipo che senza lui non avrei combinato nulla,però mi diceva,in occasione di discussioni e non solo,anche davanti ad amici,che senza me sarebbe stato bene uguale,anzi che avrebbe iniziato a divertirsi(diceva d’essere fatto così e che quando terminava una storia era l’inizio della baldoria)e che sicuramente non avrebbe certo portato”lutto”per me.Boh,queste frasi mi lasciavano sempre con l’amaro in bocca e non mi facevano stare bene.La ritenevo una cosa impossibile non avere un vuoto al termine di una relazione perchè per me non è così,purtroppo.Oppure se fosse così significherebbe che l’interesse è pari a zero,secondo me per chiunque.E allora come mai lui era così,mi chiedevo.Domanda a cui sinceramente non ho mai saputo rispondere.
Negli ultimi mesi mi chiedevo se con lui stavo bene e la risposta era sempre NO.Però non riuscivo a lasciarlo.Non faceva altro che rendermi insicura,e io non riuscivo a lasciarlo!In seguito alla storia col mio primo ragazzo mi ero giurata che mai più avrei proseguito una relazione se il partner non mi fosse venuto incontro.E invece sono ricaduta nella”trappola”,che probabilmente non era la prima.Avevo assolutamente bisogno(si,diventava proprio una necessità)che riprendesse a venirmi incontro per sanare le orribili sensazioni che mi faceva provare quando non lo faceva.Esattamente come quando mi insultava o mi umiliava.
Non mi sento una persona forte,anzi,sono proprio molto debole,tant’è che se non fosse stato per quello schiaffo avrei continuato una relazione malata,e allora?non posso essere forte!Una persona forte l’avrebbe lasciato alla prima mancanza di rispetto,ma io non l’ho fatto,quindi non sono forte.Lasciarlo per lo schiaffo invece è stato più”facile”,ma ora ne pago le conseguenze,per quel gesto e non solo.E comunque la cosa per me più strana è che MI SENTO LASCIATA e non di AVERLO LASCIATO IO e non capisco il perchè.Non son PIU come prima…ne avrei una voglia di esser più forte,ma non ce la faccio,è più forte di me,mi sento insicura all’ennesima potenza,mi sento imbranata,mi sento un’idiota.Lui si starà divertendo e io invece non riesco neanche a rimettermi in piedi,che dovrebbe essere la cosa più semplice o comunque la piu naturale.In questo momento maledico la sera che ho accettato di iniziare ad uscirci.
Ora come ora penso che la cosa dell”essere più per continuare1storia”credo che mi stia sempre più penalizzando
Ciao!rispondo solo ora perché sono lontano da casa e ho difficoltà a connettermi.
Perfetto il paragone di Luna con l’uomo-sigaretta (ho letto quel libro) ed anche la descrizione dei meccanismi dell’approvazione … ingrediente fondamentale dei rapporti ‘snaturati’.
Ben altro è l’accettazione, propria dei rapporti sani: non sei perfetto (nemmeno io), ma ti accetto e ti amo ‘così’.
Amare è ‘permesso di esistere’ … ed è quello che manca nelle relazioni malate, dove si è feriti e chiusi, paralizzati, oltre che comunque soli.
I cambiamenti … sì, c’è differenza tra cambiamenti positivi e cambiamenti negativi; purtroppo, oltre all’azione di indebolimento della relazione malata, c’è qualcosa di molto forte che ci spinge ‘giù’, facendoci apparire come bene, sicurezza e sopravvivenza ciò che invece è dolore, trappola e perdita di ‘sé’: sono gli schemi sociali che ancora oggi agiscono … un coniuge sicuro, un matrimonio sicuro in una casa sicura, con un conto in banca sicuro, dentro a gruppi familiari e sociali sicuri … così una persona arriva ad uccidersi psicologicamente (e poi anche fisicamente … sappiamo bene che le malattie psicosomatiche sono vere: veri tumori, vere artrosi, veri Parkinson, veri diabete, veri crepacuore, ecc )pur di non lasciare queste ‘sicurezze’ anche se ormai degenerate: in realtà agisce non per la propria sopravvivenza, ma per la sopravvivenza della società stessa, che, proprio come la singola persona, fa di tutto pur di non cambiare. Cambiare infatti è sempre rinunciare a qualcosa di sé, è un ‘piccola morte’ … così, per evitare questa perdita di sé a vantaggio di un sé nuovo, ma ‘altro’ e ancora sconosciuto, ci si aggrappa ad uno status quo, anche se sta degenerando: e questo vale per l’individuo, per la famiglia, per i contesti sociali, religiosi, ecc.
Dobbiamo però prendere atto che la società sta cambiando(anche per riconoscenza a chi prima di noi ha sofferto e lottato, tanto da rendere possibile il cambiamento): una ragazza come More, solo 50 anni fa non avrebbe studiato, sarebbe stata dipendente economicamente, avrebbe dovuto per forza ‘trovare marito’ e la società attorno a lei avrebbe parlato subito di fidanzamento e matrimonio, non importa se il ‘principe azzurro’ era invece l’orco nero … poi, una volta sposati, non c’era più scampo: ci si metteva anche la minaccia delle fiamme dell’inferno . Ora le ragazze studiano, sanno che possono essere indipendenti, sanno che posso lasciare un uomo violento, che possono far saltare un matrimonio senza essere allontanate dalla società come appestate.
More: dici che TI SENTI LASCIATA ed in effetti così è stato, solo che lui ti ha lasciato tempo fa, forse da subito, nel momento in cui ha iniziato a mancarti di rispetto, a prevaricarti. Ti ha lasciato come donna, ma ti ha tenuto come oggetto di possesso su cui sfogare le sue carenze, o meglio dietro cui nascondere le sue carenze. Quanto ‘permesso di esistere’ ti ha dato?
Che cosa significa essere ‘forte’? … segue …
Che cosa significa essere ‘forte’? … la nostra forza ce la costruiamo con la vita e le esperienze: c’è chi non riesce a liberarsi come invece hai fatto tu.
La nostra forza viene sfiancata dalle prevaricazioni. Spaccare il capello sulla ‘quantità’ della propria forza non ha senso: come la si misura? A chili, a litri, a metri? Tu ne hai avuta abbastanza per liberare te stessa da una situazione che metteva a rischio la sopravvivenza del tuo ESSERE.
Noi siamo le nostre scelte: tu hai scelto, con la forza che avevi per farlo. La tua scelta ti ha reso un po’ più forte: se avessi continuato il rapporto, ora saresti un po’ più sfiancata, intrappolata … un po’ più debole.
Congratulazioni per la laurea …. Non è che il tuo ex, per caso, fosse geloso o invidioso di questo? (oltre che di tutto il resto) … se è laureato, tu lo hai raggiunto (per lui è una minaccia, insicuro come è); se non è laureato, tu lo hai addirittura superato ….
Sii tranquilla e ritrova la semplicità: sei riflessiva, intelligente, capace e hai l’apertura mentale di chi ritiene che non sia nemmeno pensabile sopraffare l’altro per sembrare ‘più bello’ e hai la bontà d’animo di chi ama la pace nella vita quotidiana e la semplicità. La mentalità del tuo ex è opposta: prevaricazione, guerra, complicazione.
Una cosa ancora ….
Ogni scelta è un cambiamento. Tu sei stata in grado di scegliere, invece che andare avanti per inerzia: è stato un grande cambiamento. Solo cambiando si esce dalle trappole.
Saper cambiare, quando serve: questa è forza, perché ti rende ‘padrona’ della situazione e artefice della sopravvivenza del tuo ESSERE. Saper cambiare è maturità, disponibilità, è la chiave della felicità.
Riconoscere di avere la capacità di cambiare, quando serve: questa è una forza ancora più grande.
Non sentirti sola: non lo sei , ci sono molti ESSERI che non hanno bisogno di prevaricare per tenere legate a sé le persone che amano…
un abbraccio
Ciao More (congratulazioni per la tua laurea 🙂 🙂 – e fl53 🙂
ecco, forse dovremmo parlare di energia e di possibilità di ritrovare/ricostruire un equilibrio, anche migliore di quello di prima, piuttosto che di forza.
Ma perché la parola “forza” può trarre in inganno chi si trova in una situazione come la tua, o peggiore della tua (cioè chi non riesce ad andarsene dopo il primo, o anche il centesimo schiaffo).
Sia il tuo post che quelli di Fl53, molto puntuali, interessanti e sensibili, mi hanno fatto riflettere su questo punto, la parola “forza” e il significato che può avere per chi ha vissuto un periodo in cui è stato molto ferito.
una persona che attraversa una fase, più o meno lunga (anzi, diciamo pure subisce) di molestie morali, fisiche o entrambe, può essere messa in crisi dal concetto di “forza”, perché può sembrare che si parli di concetti/etichette come “debolezza” contro il suo opposto “forza”.
Ci si sente deboli per aver permesso a qualcuno di sopraffarci e/o di annullare la nostra volontà e la nostra capacità di opporsi a tutto questo.
Ci si chiede quanto forti si sarebbe dovuti essere per impedirlo, perché ciò non accadesse, per uscirne prima, per non cascarci da mai, ecc.
Si è quindi, magari, spaventati e disorientati non solo dal concetto di debolezza ma anche dal concetto di forza, che può apparire come un parametro, un traguardo irraggiungibile…
e far cadere, un’altra volta, nel gioco che la molestia stessa ha creato. Il gioco pericoloso, perverso, sterile ed improduttivo, e implosivo, delle etichette, dei confronti e dei traguardi.
D’altra parte se si è vissuti in un “paese in guerra” dove le parole avevano un peso enorme
c’è anche una specie di coazione (non so se la parola sia impropria) ad analizzarsi con la stessa severità con cui si è stati analizzati sino a poco prima.
Coazione che piano piano sparisce, ma che è per qualche tempo frutto anche di un condizionamento.
Quello che ha detto Fl sul fatto che lui ti ha lasciata come donna, e per questo ti senti così, è illuminante per davvero!
Tornando al concetto di forza, se sostituiamo a questa parola la parola energia il senso è lo stesso, ma cambia l’approccio.
Chi vive in una situazione di molestie non è una persona più debole di un’altra che non le vive.
Sono le molestie stesse a poter mettere anche la persona più “forte” in una condizione di debolezza.
(il molestatore morale è sempre un manipolatore, che sia un manipolatore che agisce facendo la voce grossa o utilizzando il senso di colpa che deriva da un atteggiamento da “madonnino infilzato” rimane uno che fa la voce grossa… qualsiasi siano le strategie non è detto che dall’altra parte ci sia una persona debole. Può anche trattarsi di una persona che, semplicemente, non può riconoscere qualcosa che esula completamente dalla sua forma mentis nel rapporto con gli altri. Quando inizia a percepire chiaramente un disagio è già caduto nella rete. Ci sono categorie più a rischio rispetto alla manipolazione,
sicuramente (pensiamo agli anziani che vengono imbrogliati, per esempio, e che sono effettivamente costituzionalmente in uno stato di difese e attenzione più bassa), ma i “truffati” non sono necessariamente dei deboli. Ma tutti i truffati si sentono deboli, oltre che arrabbiati, dopo che hanno subito una truffa. E si sentono anche in colpa. In colpa per non averlo saputo evitare.
scusa se allargo il discorso, ma intendo dire che bisogna stare attenti all’inevitabile senso di debolezza e smarrimento che deriva da ogni invasione nel nostro equilibrio. Uno stato di debolezza non è sinonimo di debolezza costituzionale. Neanche quando dura per un lungo periodo. Se hai la febbre sei in uno stato di debolezza per cui una finestra aperta con il vento gelido che entra può fare enormi danni, ma non significa che tu sia “more che ha sempre la febbre”. Mi spiego? però è importante che More, o chi ha subito molestie, conosca o riconosca la parte sana di sè, al di là della febbre e dei suo effetti. E più la febbre è partita da lontano e più l’identificazione con la febbre è spontanea.
E’ vero, abbiamo permesso a qualcuno di entrare e di entrare nel modo sbagliato.
Ma tacciarci di debolezza, e sentirci in colpa per non aver saputo difenderci, non serve. Se non a farci sentire ancora più deboli. Invece bisognerebbe saper essere al contempo indulgenti con le proprie ferite, e curarle, e al contempo saper imparare da un’esperienza, perché imparando da un’esperienza possiamo evitare che si ripeta. ok, questa volta non abbiamo saputo riconoscere il truffatore/molestatore emotivo, ma la prossima volta sapremo riconoscerlo.
Non abbiamo saputo riconoscere 2, 4, 6 personaggi simili lungo il cammino?
Forse perché non avevamo elaborato realmente l’esperienza, non avevamo lavorato sulla ricostruzione, realmente, ma eravamo implosi nel senso di fallimento, paura e frustrazione. E senso di colpa, magari.
Pensiamo alle energia come a un fiume che scorre dentro di noi. quando le energie sono libere di scorrere ci sentiamo vitali, “forti” (cioè dotati di tutte le nostre possibilità), camminiamo dritti, abbiamo uno sguardo diretto sul mondo, ci sentiamo meno penetrabili da ciò che non desideriamo e non ci fa stare bene, abbiamo una maggiore percezione della nostra possibilità di scelta, concepiamo dei progetti e la nostra spinta e possibilità a realizzarli, eccetera eccetera. Ho fatto degli esempi, ma penso che ciascuno di noi ha il suo modo di percepire il proprio equilibrio in asse e le energie che scorrono. Le molestie morali sono tra le cose che arginano le energie, le bloccano, le deviano, allontanano la nostra percezione di possederle. Eppure sono un patrimonio personale.
Tu hai percepito il tuo ex più forte e “autonomo” di te per alcune sue parole dette con voce grossa, come quelle che riporti in questo tuo ultimo post. Ma quella non era forza, te lo assicuro. Non era energia che scorre. Non era equilibrio. Usando dei sinonimi più chiari.
Un abbraccione 😀
ciao luna,fl53 e more….ho letto tutti i vostri post e sono abbastanza toccata da ciò che ho letto…io son una ragazza di quasi 20 anni,e più leggevo,più mi chiedevo se anchio ho “subito”un certo tipo di violenza psicologica..bè posso dire che la storia col mio ex,è durata 2 anni (con intervalli più o meno lunghi dovuti al fatto che lui mi lasciava)..ora è finita da 6 mesi..e anche se non sto benissimo , sto capendo molte cose di me stessa..mi son trovata debole,e questa storia ha aperto in me delle ferite profondissime..provo una forte mancanza di fiducia negli altri,e spero tanto che questo non influenzerà le mie future relazioni…diciamo che lui è stato il mio primo ragazzo, e per questo,molto molto impotante..i primi mesi fu tutto bellissimo.ma piano piano ci accorgemmo delle differenze insormontabili dei nostri caratteri,,ci amavamo,questo credo di poterlo dire con sicurezza,ma la nostra era incompatibilità totale…quando i litigi cominciarono ad aumentare (Sia di frequenza che di intensità),lui cominciò a urlare..urlava ,urlava di tutto,verso di me,contro di me,,e io piangevo,non reagivo,riuscivo solo a piangere..quando rivedo queste immagini davanti ai miei occhi ,provo una tenerezza immensa verso me stessa,e vorrei tornare a quei giorni (però con la consapevolezza che ho ora) e FARMI RISPETTARE;FAR SENTIRE LA MIA VOCE..io non son mai stata una persona che si fa mettere i piedi in testa..anzi….ma chissà perchè con lui era così..poi si pentiva,mi abbracciava e tutto tornava come prima,,,ma quelle parole,,,quelle parole e quelle urla,non mi lasceranno mai,è come se avessi ancora un coltello piantato nel cuore…quante lacrime…….lui forse era un uomo sigaretta….io posso vivere senza lui,ora lo so,,,tutto questo continuò sino all’8 giugno,quando lui (a urla sotto casa mia) mi lascia …inizialmente eravamo seduti dentro la macchina e lui mi spinse e io sbattei sulla portiera,,mai niente mi fece male come quel gesto….lui che urlava,io che imploravo di non andarsene,di calmarsi,di provare a parlarne tranquillamnete..no..lui in quei momenti non era lui…era un animale che non riusciva a controllare la sua impulsività..mi ripeteva sempre che nei suoi 24 anni di vita nessuno mai era riuscito a farlo arrabbiare a quei livelli…SOLO IO…e anche questo (capii solo più tardi)era un tentativo di farmi sentire sbagliats,come già mi sentivo…tornando a quell’8 giugno..lui se ne andò,,e io 10 giorni dopo avrei dovuto sostenere l’esame di maturità..inutile dire che ero in condizioni pessime..lo chiamavo e lui mi rispondeva malissimo..allargando ancora di più quella ferita immensa..una telefonata che non dimenticherò mai fu quella in cui mi disse “vuoi stressarmi per sempre??sei ossessiva,ti sento una volta e mi basta per altre 2000,è finita l’hai capito??non ti deve interessare sapere come sto..cresci,prenditi le tue responsabilità,tanto lo so ci vediamo e cominci a piangere,prova a trovarti un altro ragazzo e vediamo se riuscirà a
sopportare ciò che ho sopportato io..”””” dopo quella telefonata non volli più sentirlo,,ma lui cominciò a mandarmi messaggi,chiedendomi come andava l’esame e addirittura il giorno prime dell’orale mi chiese se potevamo vederci!!(PIù avanti mi spiegò che lo fece per starmi vicino!!!???) naturalmente rifiutai…passò un mese e lui tornò…mi colpì nelle mie parti deboli,con le parole che lui sapeva usare benissimo,parole da persona pentita,diceva di amarmi,di non poter vivere senza me,,, di scusarlo del male che mi aveva fatto…ci ricascai………………..passammo tutta l’estate in un’estenuante tira e molla..lui mi lasciava anche per un banalissimo litigio,una settimana dopo tornava,,ero sfinita ,senza forze,senza niente,,sentivo solo di amarlo,,ora mi chiedo se è davvero possibile che io possa amare una persona così…a settembre mi aspettava il test dell’università e lui mi promise che mi sarebbe stato accanto,, ma la notte prima del test mi disse che potevamo essere solo amici,,io gli chiesi se potevamo almeno parlarne a voce ,ma lui disse che aveva parura di star male,,io per lui avrei lottato,,anche per sempre…e invece per lui non era lo stesso..una settimana dopo mi disse di non amarmi più..e 3 giorni dopo scoprii che si vedeva già con un’altra che si chiamava col mio nome!!!inutile descrivere ciò che provai e ciò che passai….giorni neri,cupi,dentro un posto buio e orrendo che voleva inghiottirmi..ma grazie alle persone attorno a me e alla forza che ho dovuto assolutamente tirar fuori,ora vedo le cose da un’altra prospettiva…anchio ho delle colpe,,ad esempio io non accettai MAI il fatto che lui fumasse canne,,,provavo a farlo ragionare, a fargli capire che doveva aver la forza di affrontare la realtà senza l’aiuto di una canna,,senza nascondersi..ma lui non volle mai saperne,,,e diceva che io non lo accettavo per com’era…..riuscii ad aiutarlo a smettere di fumare sigarette,,,ma so che ora ha ricominciato..lui è una persona debole,che ha bisogno di aggrapparsi a qualcuno..non sopportava il mio modo di prendere le cose così in profondità,non sopportava il mio dover sempre “scavare” oltre le appparenze..non sopportava il fatto che lo mettessi di fronte a se stesso,alle sue paure,,che facessi guardargli ciò che lui aveva dentro,,non sopportava questo.e ora so che è felice con lei,,lei che è tutto il contratrio di ciò che sono io..superficiale,che prende le cose alla leggera..lei che è uguale a lui,,e contribuirà a buttarlo giù..lui che si crede forte…ma in realtà non lo è…e io so chelei non arriverà mai ad amarlo quanto me,,e so anche che lui non comprnderà mai il mio amore,,MAI..solo io so…ed è giusto così…poi c’era il fatto che non riuscivo a inserirmi tra i suoi amici..poi c’era la sorella che mi odiava perche le avevo “rubato”il suo mito..poi c’erano i genitori..ma servirebbero miliardi di parole per raccontare tutto ciò e mi son già dilungata abbastanza…..grazie mille dello sfogo.. un baciooo
Ciao Greta 🙂
tutta la tua lettera mi ha colpita, ovviamente, nel senso che l’ho letta con attenzione, e partecipazione, e con il dispiacere che provo ogni volta che leggo di relazioni che fanno male e di persone che vengono travolte da dinamiche che, per la loro stessa natura, sono autentiche tempeste. Che provocano tutta una serie di reazioni e sensazioni a catena. Ma c’è una frase che mi ha colpita molto in positivo, ed è questa:
“naturalmente rifiutai…”.
Una frase piccola piccola, breve, in una lunga lettera, ma che spunta come un fiorellino 😉
Se ho capito bene, “naturalmente” rifiutasti di vedere una persona che ti avrebbe arrecato tensioni, disagio e scompensi (e tu lo sapevi) il giorno prima di una tappa importante, per te, come l’esame orale. Un mese dopo lo accogliesti, ma in quei giorni no.
Se ho capito bene quel giorno,istintivamente, hai pensato a te, anche se eri dentro quel gran casino, in cui qualcuno, molto, troppo spesso, ti diceva chi eri (la sua versione, che ti faceva male), e creandoti continuo scompenso.
“Naturalmente” dici. E in quel naturalmente io vedo la parte sana di noi che, pure nel bombardamento emotivo e anche di pensieri che queste relazioni malate provocano, a volte riesce a conservarsi il suo spazio, ad alzare la testa e a dire: oggi no. Oggi penso a me.
La tensione che cala quando riusciamo a tenere lontano chi è la fonte di tanta tensione.
Se ascolti le storie di tante persone che hanno subito molestie morali e psicologiche, o hanno attraversato relazioni piene di questo genere di difficoltà, potrai sentire frasi come:
“nonostante vivessi quella storia/nonostante stessi male/nonostante lui (ma anche lei,ndr) mi avesse urlato/ferito/vessato/messa in crisi quel giorno io riuscii a fare questo o quello…”.
Nonostante.
Ci sono persone che diventano così preponderanti (e chiamiamo questa cosa “amore”), nonostante ci facciano stare male, che sembrano essere indispensabili per poter andare avanti, senza di loro ti pare di non poter respirare, senza chiarire che non sei come pensano ti pare di non poter dormire la notte, senza far loro capire perché ti stanno facendo piangere mentre vorresti tanto sorridere…
Poi, però, ecco che ti accorgi del paradosso: e cioè che le cose che hai fatto, costruito mentre avevi in qualche modo a che fare con loro (che fossero presenti fisicamente o dentro) le hai fatte “nonostante” loro, i danni che stavano facendo e le energie che in qualche modo avere a che fare con loro, per la modalità di relazione, ti stavano togliendo.
Certo, c’è anche chi ha le energie così bloccate da non riuscire a far niente nonostante.
Chi, ad un certo punto, schiacciato dalle dinamiche di queste relazioni, se ne sta a letto, senza alzarsi, sperando che la persona che fa male venga a tirarle fuori da quel letto. Questo è uno dei paradossi della dipendenza emotiva.
Chi ti butta giù pare il solo che possa tirarti su.
Chi butta giù la tua casa – quello che sei, il tuo equilibrio – pare il solo
che possa rimetterla in piedi.
E’ invece spesso quando quelle persone se ne vanno, quando quelle relazioni finiscono, che chi era stesa, o sulla strada per venir stesa, si rende conto che la sua casa può rimetterla in piedi da sola.
Giocoforza. Perché le energie ricominciano a fluire.
Hai passato momenti orribili per com’è finita tra voi, lo comprendo, ma da quel che leggo hai provato momenti orribili anche per come “andava” tra voi. E gli anni potevano non essere due, ma quattro o venti o quaranta. Banale? No.
Prima si ricomincia a vivere, e a far rifluire il proprio patrimonio di energie, scoprendone anche di nuove, e meglio è.
Prima ci si riconcilia con la vita e con se stessi. Non avviene subito, ma mettersi su quella strada fa già la differenza.
Un giorno probabilmente lo avresti lasciato tu, ma saresti stata molto più stanca e ferita di adesso.
Ti fai tante domande, ripercorrendo quello che è stato, ed è logico che sia così.
Ma la tua storia non è andata così perché non hai mai voluto che fumasse una canna.
Forse hai voluto salvare una persona da se stessa, con tutto l’amore e la più buona volontà, perché ti sei resa conto che aveva dei problemi (li aveva, da quel che dici, e voleva anche tenerseli pare), ma al contempo, presa da salvare lui, ti sei dimenticata di preservare te?
Le tue ferite guariranno, Greta, non è vero che resteranno per sempre. Ed è vero anche che hai capito tante cose, anche perché, grazie al cielo, quella persona non fa più parte della tua vita, e questo già di per sè ha abbassato la tensione interna di un centinaio di livelli.
Il confronto continuo con le sue motivazioni e il suo funzionamento, che innescava un tuo funzionamento, e viceversa, era deleterio per te.
E fuori da ogni definizione, etichetta, di sigarette o non sigarette, di molestia di tipo a) b) o c) questo leggendoti mi sembra sia stato un dato di fatto.
Sarebbe bello poter tornare indietro, sì, per farsi rispettare.
Ma farsi rispettare, in casi come questi, come ce ne sono tantissimi, non è urlare più forte, trovare delle parole che più di altre riescano ad aprirsi un varco in chi non ascolta e non capisce, riuscire a far capire a chi ci vessa che non può metterci i piedi in testa…
farsi rispettare, o meglio rispettarsi, in situazioni come quella che hai vissuto, è andarsene.
E’ andarsene e basta.
Saper dire no a ciò che ci fa male.
Non pensare di poter cambiare, chi non vuol cambiare, attraverso il proprio sacrificio.
Perché compiere una strada insieme, superare le difficoltà insieme, è un’altra cosa.
Ora io ti dirò questo:
se ha dei problemi, e tu non sei riuscita a farglielo capire o a risolverglieli, è probabilmente perché a) lui voleva tenerseli i suoi problemi, a modo suo b) perché non eri in grado di farlo.
E allora non è che devi farti una colpa di aver tentato, perché tu non riuscivi a stare con una persona con quei problemi.
E se lui è un debole e come se la vive con lei, sono c.... suoi.
Pensa a te. Ora pensa a te.
grazie mille luna..ho letto parecchie volte il tuo commento….
non ho scritto che lui piu o meno un mese fa mi ha ricercato per scusarsi,per dirmi che mi aveva rovinato la vita,,,per dirmi di aspettare e che l’amore sarebbe arrivato anche per me,,mi ha chiesto se stavo ferquentando qualcuno..
che cosa l’ha spinto a comportarsi cosi ??i sensi di colpa naturalmente…nonostante io gli avessi detto che sentirlo mi faceva stare male,continuò a farmi squilli sino a un mese fa..ma quando al mio posto ha trovato una persona un pò più forte.ha smesso di cercarmi..ha smesso addirittura di salutarmi,,,io rispondendo a questi messaggi ho fatto la forte,ho fatto finta di aver superato tutto..non volevo che ancora una volta lui calpestasse la mia dignità…so che,ora come ora,non merita il mio amore,,e non merita la mia sofferenza..lui mi rispose dicendomi “vedrai che passerà,,mi stai dimostrando che stai ancora male per me..””io non ho sopportato questa sua affermazione e gli ho detto che sbagliava,,che io stavo andando avanti,e che chi non era più al mio fianco voleva dire che aveva preferito cambiar strada,,e che io accettavo questo…mi disse anche che voleva restassimo amici…io rimasi senza parole…
luna ,io so benissimo che stare con me non è stata una cosa facile,,ci vuole tantissima pazienza perchè sono una persona abbastanza complicata ..lui mi deceva sempre’ tu vivi in un mondo che non esiste,e non vuoi entrare in quello reale,,ti senti diversa dagli altri e perciò vuoi chiuderti in te stessa, mi stai contagiando le tue ansie,le tue paranoie,io non sono mai stata una persona insicura,ma da quando sto con te ho paura di ogni cosa che faccio e di ogni cosa che dico’
lui ha provato ad aiutarmi a combattere la mia timidezza,ma non ci riuscì mai perchè è una parte di me..ora se solo ci ripenso,mi accorgo che appena ci siamo messi assieme,io ero proprio una bambina,ingenua,che lo vedeva come se fosse il principe,,lo vedevo con la luce abbagliante del mio primo amore…diciamo che ci siamo fatti del male a vicenda,,troppo diversi,,,non ci siamo mai capiti,,eppure l’ho amato..o magari quando mi rinnamorerò capirò che l’amore non era quello..io non so cosa mi aspetta…e ho paura ..tanta paura..paura anche di lui,,che tornerà,,e io ci ricascherò nuovamente..no,,non può succedere ,ho imparato a mettere un pò da parte il cuore…perchè so che il mio futuro sarà con un ragazzo che mi amerà per ciò che sono e che non mi farà sentire mai sbagliata,,,MAI!
quando lo vedo lo sento come un’estraneo,,,non so dov’e finito quello che mi amava,che mi guardava e mi diceva che ero bellissima,,,non lo so..e fa ancora un pò male,,,è difficile,,tanto…
Ciao a tutti!
Greta,ha ragione Luna:lui non fa più parte della tua vita,e per te è solo un bene.Mi riconosco in alcune cose di te quando avevo 20anni.Mi sento di dirti anch’io di andare avanti senza star a perder energie a pensarlo,anche se è dura e ti capisco bene..Tornare indietro per farsi rispettare? No,la cosa migliore è proprio lasciare,come ti ha scritto anche Luna!
Potessi io tornar indietro,altro che farmi rispettare..lo lascerei alla prima mancanza di rispetto.Ma è banale dirlo ora.Facile.E poi le tautologie non esistono.Io non mi sento in colpa con me stessa,io sono proprio ARRABBIATA con me stessa.Ma TANTO.Non starei così ora se non avessi concesso certi atteggiamenti.E la colpa prima che sua è mia,perchè gliel’ho permesso.In pratica gli ho permesso di rovinarmi.Ho perso il mio umorismo.Ho lasciato qualcosa di me per strada.Anche se forse a vedermi non si nota nulla,dato che non parlo mai di questo.Nessuno sa.
Ripensando alla storia con il mio primo ragazzo,(avevo 19anni)non mi ero mai resa conto di aver subito violenza psicologica.Faceva la vittima e mi faceva sentire in colpa.Era poi sempre lui a lasciarmi e a tornare quando voleva.L’unica cosa che avevo compreso da quell’esperienza era che”la minestra riscaldata non va bene”,(era un tira e molla)vecchio detto che si addiceva perfettamente.Però,si,non avevo elaborato abbastanza!L’ultimo ragazzo appunto,ha fatto una cosa troppo grossa,mi ha picchiata(questo costringe a fermarsi)C’è stata anche un altro genere di violenza quindi oltre alla fisica che mi ha fatto il mio ex in precedenza:quella psicologica.E me ne ha fatta davvero tanta.Ecco che cos’è quella a cui non riuscivo a dare un nome e che mi faceva soffrire quando stavo con lui.Pensavo fosse una cosa sua caratteriale.Non mi spiegavo neanche il perchè la manifestasse con me,dato che non subito aveva quel tipo di atteggiamento.Mi diceva che sbagliavo sempre.Che non andavo bene come prima.Mi diceva che il suo sentimento aumentava ed era per quello che era così.E se io non lo accontatavo(per esempio non vedere più le amiche le sole 3-4ore del venerdì)non ci tenevo.Discorsi e discussioni che duravano ore.A volte giorni.Avevo l’incubo del venerdì.Sì,perchè ogni venerdì si litigava per quel motivo.E la discussione proseguiva anche tutto il sabato.E piano piano fino alla domenica.Poi,ha iniziato anche al giovedì,magari ci si vedeva e mi chiedeva:Domani che fai?In sostanza dal giovedì alla domenica si litigava senza sosta!Attribuivo tutto alla sua gelosia.
Una volta dopo 1discussione(ricordo che mi aveva offesa)mi stavano per venire gli occhi lucidi.Solo dopo alcuni minuti mi ha detto con sufficienza e un sorriso beffardo di averlo fatto apposta per vedere se avessi pianto,perchè se avessi pianto avrebbe significato che a lui tenevo,altrimenti no.In quei momenti sapevo che mi aveva in pugno,e lo sapeva bene anche lui.
Circa la laurea(colgo l’occasione per rigraziarvi dei complimenti)mi pareva non ci desse un gran peso,(segue)
anzi tra le righe la sminuiva.Lui non ha fatto l’università e le scuole superiori.Diceva di non averne voglia,che aveva fatto per alcuni mesi un istituto tecnico ma non ce n’era!
Sinceramente non ci davo peso,penso sia una scelta di vita il fatto di studiare o meno,e non ritengo sia inferiore una persona che ha scelto di lavorare,anzi sono alla pari.Ho sempre pensato che si sceglie in base a ciò che fa star meglio.Intelligenza e cultura sono due concetti diversi.
So che suo fratello,più grande di lui di otto anni,si era invece laureato.Una volta parlando,gli dissi che sicuramente lui-il mio ex-era il cocco di casa dato che era il più piccolo,mi rispose un No secco e deciso,e mi disse che era il fratello.Avevo intuito che potesse esser anche per quello che magari nella sua famiglia si sentiva meno apprezzato rispetto al fratello.Non avevo mai realizzato che potesse dargli fastidio il fatto che avessi studiato,
avevo ben capito però che gli dava valore zero,quello si.Come che non servisse a niente.Una volta mi sembra che gli fosse anche scappato detto in mezzo agli amici.
Soffermandomi su questo devo dire che anch’io non ho frequentato(come partner intendo)ragazzi che avessero studiato,a parte uno e per pochi mesi comunque.Non credo sia una laurea a fare una persona.Io stessa non mi ritengo una cima,anzi,ho avuto le mie difficoltà.Spesso i ragazzi che hanno fatto l’università,pensano di avere una marcia in più,di essere superiori agli altri,quasi come che fossero di “sangue blu”, e fanno i furbi(sarà un mio preconcetto).Ecco io invece non mi sento così.Sono contenta e soddisfatta sì,perchè ho raggiunto una tappa importante per me,però..
Sul fatto che mi ha lasciata come donna,sì è vero,mi sento proprio lasciata COME DONNA!A volte infatti mi chiedevo per quale motivo stesse con me dato che non gli andavo mai bene…forse perchè sono seria,pensavo,(so che gli dava sicurezza la mia serietà,la mia sincerità,ma io stessa voglio che il mio partner si senta sicuro perchè anch’io vorrei esserlo,quindi facevo di tutto perchè lo fosse e mi impegnavo)…e non per ME COME PERSONA.
Ho avuto il coraggio(stranamente,perchè io non ho mai il coraggio di cambiare nulla,perchè,come si dice”sai quel che lasci ma non sai quel che trovi”)di interrompere solo dopo un atto grave(ma è già un po tardi);fino a quel momento,da un certo punto in poi, sono proprio andata avanti per inerzia.
Devo dire che più volte nella mia vita ho cambiato solo quando mi sono trovata”alle strette”,proprio per la mancanza di coraggio,per la paura di sbagliare…
Grazie di cuore per le belle risposte…
Ciao ragazze 🙂
innanzitutto buona settimana 🙂
Una delle cose “antipatiche”, chiamiamole così, del post-relazioni come queste è l’analisi che si fa, con molta severità, di se stessi. Dopo averne patita parecchia di severità e dopo tanto stress si rischia di darseli da sole/i (/ perché davvero non è un problema solo femminile la molestia morale, e ci tengo a sottolinearlo)…
è naturale e anche utile non voler entrarne cassoni e uscirne bauli, come si suol dire, è importante aver capito tutto ciò che avete capito, naturale provare rabbia, frustrazione, e voler capire perché ci si è lasciati travolgere da certe dinamiche… però attenzione al modo in cui questa analisi viene fatta…
se io dico di rivolgersi allo psicologo o di leggere libri che spiegano certi meccanismi è anche per questo. Non dico che sia necessario in senso assoluto, però mettiamola così: a volte, in assoluta buona fede, e con la sincera volontà di essere onesti con se stessi, di crescere, di essere obiettivi, si rischia di girare un po’ in tondo riflettendo troppo su cose, analizzando troppo cose che non centrano (o che centrano, ma che hanno avuto peso in maniera diversa da quella che si pensa) e perdendo di vista il centro della questione.
Non sto dicendo che ciò che avete capito, che i passi che avete fatti non valgano, attenzione!
Sono preziosissimi!!!
E le vostre lettere mostrano importanti prese di coscienza, lucidità, crescita, energia, capacità di analisi… Ma non lasciate che la vostra capacità di analisi vi strapazzi troppo…
Forse non riesco a spiegarmi…
Capire di avere un problema, passatemi la parola, e cioè che si è stati comunque protagonisti di una scelta, è importante, certo.
E’ importante per poter scegliere, in futuro, in maniera diversa. Per essere più consapevoli, sereni, felici. Ma il senso di colpa per aver scelto diversamente in passato non serve a niente.
Davvero la soluzione e la crescita è nel presente, non nel passato, anche se certamente è importante portarsi dietro il passato come una parte integrata di sé, accettata, superata, e non come un fardello, o come uno spauracchio che, si teme, possa sbucare da un armadio incarnandosi nella stessa storia o in un’altra storia vissuta come sbagliata e dolorosa.
Ma il muscolo da rafforzare non è quello di dire “io sono sbagliato ed è per questo che ho fatto scelte sbagliate” o “ora mi rivolto come un calzino per capire dove ho sbagliato, così non sbaglio più”. Bensì, semmai, è il muscolo dell’amore per se stessi, sano: “non mi conoscevo abbastanza, non sapevo abbastanza ciò che era bene per me, ciò che mi fa star bene e ciò che mi fa star male per poter scegliere qualcosa che mi provocasse gioia, piacere, invece che dolore. Lasciavo che fossero gli altri a dirmi chi ero, perché anche se mi ripetevo chi ero, e che ero diversa da chi mi dicevano che fossi, in realtà… (continua)
gli altri (lui) riuscivano ad entrare dentro con delle modalità per cui io andavo così in crisi su chi ero, cosa volevo, il mio modo di approcciarmi alla vita, che io andavo in tilt… mi sentivo in colpa e non capivo se era vero che stavo sbagliando, se chi avevo di fronte sul serio ne sapeva più di me di me stessa…perché chi avevo davanti mi metteva in discussione, ed io ho sempre pensato che è importante sapersi mettere in discussione, che è peggio pensare di avere sempre ragione, non avere autocritica… a volte mi diceva che un mio modo di fare/vedere/vivere faceva del male a me stessa e agli altri, ma che io non me ne rendevo conto… e allora cercavo di capire dove fosse l’errore… perché, se non ero felice, se non eravamo felici, se lui mi diceva che io portavo infelicità, mentre io volevo solo stare bene, evidentemente l’errore, da qualche parte, doveva pur stare…”.
Non so, faccio un esempio, che può non centrare nulla con i vostri pensieri che avete avuto. Ma è per mostrare quali sono i circoli viziosi in cui si può entrare…
Forse chi incontra le molestie morali, e non si sposta subito quando arrivano, è una persona, spesso, che cerca l’armonia. Anche ad ogni costo. Ha così desiderio di armonia da dimenticare, di fronte agli attacchi della molestia morale, che la prima armonia va coltivata dentro di noi. E che l’armonia interiore non è egoista, non è chiusura, è apertura e compenetrazione con gli altri, ma sane. Più si riesce a coltivare l’armonia interiore e più si riesce a riconoscere, d’istinto, ciò che è disarmonico.
Il discorso della cultura/intelligenza lo conosco, More. Lo conosco perché la penso come te, anzi, ti dirò di più, non ho neanche bisogno di pensarci, nel senso che per me è naturale non essermi mai posta il problema, rapportandomi con gli altri, del titolo di studio. Tra l’altro ci sono tanti tipi di intelligenza, e mille modi di esprimerla, questo è un discorso anche banale,
ma ciò che voglio dire è che è l’intelligenza emotiva quella che, quando non c’è, salta agli occhi. E può non averla anche un premio nobel.
Il titolo di studio, maggiore o minore, More, è un non problema, secondo me, su cui non sbattere troppo la testa. Diventa, in certe relazioni, un territorio di competizione e di sfida, ma sarebbe sostituito con un altro pretesto, se si avesse lo stesso titolo di studio. Potrebbe essere l’uscita con l’amica, definita “stupida” o altro.
Il problema è spesso la competizione, e/o il controllo o il demolire l’altro attraverso una cosa che, evidentemente, è importarte e gli dà soddisfazione. Negare, sminuire è una forma sottile di demolizione, che può nascondersi dietro a frasi come: “Se mi parli di una cosa che non mi interessa che devo fare, l’aola???”.
In verità sappiamo bene che se un amico ti parla di una cosa che non ti interessa puoi comunque condividere con lui la sua gioia.
Greta: perché temi di tornare con lui? perché ci torneresti? la mia domanda non è ironica. Puoi dirmelo?
ciao a tutte :))
Ho poco tempo, sono via e mi stanno scadendo i minuti all’internet point dell’albergo. Bellissime le parole di Luna e anche le risposte a di More … complimenti a Greta per come ce l’ha fatta a non farsi intrappolare.
Già … come dice More, uno ci casca prima di aver la capacità di riconoscere la pericolosità dell’altro. La difficoltà sta proprio nel liberarsi, dopo essere stati feriti. Proprio come le trappole vere, che immobilizzano, dissanguano e spezzano ossa e allora non si riesce più a liberarsi e scappare.
C’è differenza tra fragilità e vulnerabilità: ferito, il debole si spezza. .. si adegua, si ritira, si rimpicciolisce … rinuncia a se stesso…questa è fragilità= ferita, mi spengo.
ferito, il forte riesce a liberarsi e a correre malgrado la stanchezza ed il dolore per le ferite … questa è vulnerabilità = ferita, ho la forza di riprendermi la mia vita
Ora devo scappare … ciao a tutte, alla prossima :))
More: ci tengo a dirti ancora una cosa, perché su questa torni spesso.
Dici che tu (se ho capito bene, se, eh!) per la paura del nuovo e di fare delle scelte, forse, tendi a non scegliere, e che quando lui ti ha messo le mani addosso sei stata costretta a scegliere, quasi che l’energia di staccarti fosse venuta da fuori, non da dentro, perché “era troppo”. Ma sei stata tu a “decidere” che era troppo. E’ stata una decisione sana a cui nessuno ti ha costretto. Sei stata tu.
Questo è un discorso delicato, perché tra le persone che forse ci leggono, o leggeranno, magari silenziosamente, possono esserci donne che hanno preso 2000 schiaffoni e che non se ne sono ancora andate. Non perché non sappiano che gli schiaffoni sono una cosa orribile, ma perché, come dice giustamente Fl53, si può essere così vulnerabili ormai, così scavate dalla molestia generale, così invischiate nella tela del ragno di queste relazioni malate, per esempio, da sentirsi in colpa o sbagliate anche per gli schiaffi che si prendono. Cosa c’è di sbagliato in me se un uomo mi picchia invece di baciarmi? e un tempo mi baciava? – è vero che lui non è stato così con nessuna (uh! figuriamoci…) ma lo diventa con me perché qualcosa nel mio essere scatena il suo istinto violento? o, persino: lui mi ha detto che da sola non sono in grado neanche di prendere un autobus e fare una telefonata… anche se esco di qua, con questo occhio nero, dove vado? e con quale vergogna? e poi chi mi dice che non mi pesteranno anche tutti gli altri?
uso esempi estremi, che purtroppo non sono fantascientifici, per dirti che tu hai scelto di andartene, e meno male, ma che – e che questa sia la tua forza – ti sei tolta dall’inferno non per lo schiaffo che hai preso, ma perché hai scelto.
Ci son donne che di sberle non ne hanno mai preso nessuno, ma che vivono comunque delle molestie inenarrabili. o che non hanno mai preso schiaffi, ma spintoni, o che non possono uscire di casa perché il loro uomo ha chiuso la porta a chiave con il ricatto, che non vedono più amici, parenti, o che non escono perché sono indebolite fisicamente da una serie di vessazioni che hanno tolto loro le energie, e quindi non hanno bisogno di essere picchiate per avere una depressione, o altri lividi…
donne che si sono date sberle da sole, morali e fisiche, o si sono messe il dito in gola per anni, per quanto erano disperate. donne, intendo, che magari sono state spostate di peso venti volte, o lasciate a piedi per strada al buio, perché “si erano comportate male” o “avevano detto la frase sbagliata”, ma che, secondo una specie di catalogo del pestaggio, per cui una sberla è una sberla e uno spintone contro una portiera è un’altra cosa,non hanno ancora confessato a se stesse che la violenza, anche fisica, è entrata nella loro relazione. ma nel momento in cui ti si contorce lo stomaco come una lavatrice forse è già entrata…
Non per mettere etichette, tipo: sono stata picchiata o no? sì, oddio!!! – ma intendo come decodificazione del fatto che nella propria vita sia entrata una ventata di violenza.
Ogni storia di molestia è una storia a sè, pure se con mille tratti comuni. Intendo dire che quando si è invischiati dentro ci sono mille (falsi) motivi per rimanere e il percorso in cui scatta la molla di liberarsi è personale.
Il territorio interiore della saturazione è personale. Molto spesso si passa diverso tempo a nascondere a se stessi e agli altri ciò che sta accadendo, pur percependo un disagio costante, non ben decodificato, che invade la salute, l’equilibrio e l’esistenza.
Non dirlo serve a proteggere la relazione, che si vuole ancora.
Non dirlo, e che non si veda, serve a dirsi che le cose non vanno poi così male se si riesce a vivere apparentemente come sempre. E che si ha ancora il controllo della situazione.
Non dirlo serve a proteggere la propria dipendenza. O anche la propria confusione, vulnerabilità di cui ci si vergogna.
Quando scatta la molla, però, la molla della “liberazione” e della “salvaguardia” spesso il terreno interiore in tal senso era stato preparato da un istintivo “NON CE LA FACCIO PIU'” più forte di tutte le logiche perverse a cui portano questi rapporti.
Scatta il salvavita. E allora può essere la sberla, il fatto che lui ti butti fuori di casa e ti lasci sul pianerottolo, o anche qualcosa che, in confronto a quanto già subito, sembra minore, non maggiore. Ma che assume un valore diverso, preponderante. E scatta l’istinto di fuga. Sano. Atavico. Che magari era scattato altre volte, ma che stavolta si concretizza.
C’è chi quando inizia a sentirlo, quell’istinto di fuga, ma non lo sente abbastanza forte, chiede finalmente aiuto. Aiuto per non ricascarci. Aiuto per dare valore all’istinto di fuga che rischia di essere sopraffatto dal ritorno delle solite molestie, stavolta magari in chiave melodrammatica, promesse, sensi di colpa (“Non hai detto che ero tutto per te? Eppure te ne vai… allora mentivi! C’è un altro, vero? Tu da sola non te ne saresti mai andata…” – “Come puoi farmi e farci così del male? Lo vedi che non è vero che sei migliore di me?” – “Come puoi negarci un’altra possibilità?!?” – “La verità è che vuoi andare a fare la pu… in giro, non aspettavi altro!!!”. – “Lo so che mi hai detto di lasciarti stare, che è difficile anche per te… ma io non ce la faccio a non chiamarti. Volevo solo dirti che sono depresso e ho iniziato a bere. Vai pure a divertirti, tu che stai bene…” – “Volevo solo dirti che sto meglio senza te, scopo come un riccio e non ti rimpiango. Sarai tu a pentirti…” – “Buona vita… mi auguro che saprai risolvere i tuoi problemi, perché ci hanno rovinato e non hai mai voluto capirlo”, e altre amenità).
Tutto questo non per farti incazzare di più pensando che dovevi farlo prima, ma per dirti che hai scelto di andartene.
La frase “chi lascia la via vecchia…” di per sè è neutra, leggibile in tanti modi. Anche in senso positivo per il futuro. Chissà perché, culturalmente, ci hanno convinto che ha in sè un significato in una precisa direzione, “anti evolutiva”?
Ciao!
Si Luna,hai detto bene:il post-relazione è proprio antipatico!Tendo sempre ad arrovellarmi il cervello.Bisognerebbe avere già una relazione dietro l’angolo,sarebbe una distrazione,si,colmerebbe anche un vuoto,ma quando non si ha nulla da dare è inutile.Anche se devo dire che nelle ultime settimane inizio ad avere voglia di ricostruire qualcosa di nuovo,desiderio che prima non avevo.
La mia paura è di non riuscire a scegliere in futuro,mi spiego:ho paura di ritrovarmi manipolata.Ho paura di rifare l’errore.Col primo ragazzo non mi rendevo conto d’essere manipolata,capivo che il suo comportamento era negativo e basta,ma non realizzavo fino in fondo,non riuscivo a dare un nome a tutto ciò,avevo confusione.Col secondo ho rifatto l’errore e anche più grosso:mi sono ritrovata nuovamente manipolata psicologicamente e poi ha fatto altro(perchè evidentemente poi è un tipo così,magari al suo posto incontravo ugualmente un ragazzo che mi faceva sentire in colpa ma che non alzava le mani,come il primo quindi).Da un lato penso che almeno ho capito qualcosa in più…però ho paura di me,perchè dopo un po’ che frequento una persona, mi lascio andare,penso di meno,sono meno lucida e intanto l’altro”tesse la tela”.A un certo punto è come se usassi la sua testa e non più la mia,perchè la sua opinione diventa più importante della mia,così come la felicità.Capisco che è normale lasciarsi andare,ma io abbasso la guardia.Ho paura perchè conosco i miei limiti.Un conto è rialzarsi dopo la violenza psicologica,un conto è rialzarsi dopo quella psicologica sommata alla fisica,parlo per me ovviamente.Anzi,forse non è nemmeno del tutto vero,il fatto è che il mio ex mi ha fatto una violenza psicologica un po’più pesante rispetto al mio primo ragazzo.E’ per questo che faccio più fatica.Temo di ritrovarmi intrappolata senza accorgermene,proprio come l’ultima volta.
Oggi mi è anche venuto in mente che col mio ex è capitato di parlare di un suo amico(anche mio vecchio compagno di scuola)che picchiava sempre la sua ragazza e stanno insieme da anni.Con lui mi stupivo e mi chiedevo come mai lei continuasse a starci,mi rispondeva giudicando male il suo amico e che quando succedono quelle cose meglio lasciarsi subito.Mi viene da dire:per fortuna che era contro il suo amico.Però capisco il perchè non si è più fatto vivo(meglio eh,non volevo nemmeno lo facesse,almeno in questo sono stata “fortunata”)dato che ha detto meglio lasciarsi subito.E’l’unica storia dove non penso:”Ah,se tornassi indietro gli risponderei in un altro modo,mi farei rispettare…ecc”.Non tornerei indietro e basta.
Dico spesso che il suo gesto mi ha fatto scegliere perchè altrimenti avrei continuato a farmi umiliare.Paradossalmente la forza me l’ha data lui toccando per me il limite massimo,una delle cose che mi fa più schifo.Era qualche mese che continuavo a dire “Se avessi la forza lo lascerei ma non ci riesco”.Lui mi ha dato l’input a lasciarlo.Devo abbassare il mio limite massimo ora!
Buona serata a tutti
Ciao More 🙂
forse in fasi post-relazione è meglio stare con se stesse, e riscoprirsi un po’, coccolarsi un po’, che riempire subito il senso di vuotocon un’altra relazione. anche per avere il tempo di rielaborare un po’.
Ma in realtà è anche vero che quando ci si sente pronti, e quando le cose arrivano, scattano, anche viversela con leggerezza, senza tempistiche prestabilite, è importante. E bello.
Purché ci si senta pronti, intendo, e si riesca ad assaporare le emozioni, le sensazioni 🙂
comunque è chiaro che ho capito il concetto, stavo divagando, scusa.
Alla fine, se una si ascolta i tempi giusti li sente 🙂
La paura riguardo il futuro la comprendo.
Penso che più si aumenta la consapevolezza, si sa quel che si vuole, ci si conosce e si è sicuri dei propri confini sani e più questa paura sparisce.
Il problema non è lasciarsi andare (perché se non ci si lascia andare in una relazione e si gira con il freno a mano…) ma come ci si lascia andare. Cioè, lasciarsi andare alle emozioni, ai sentimenti, alle sensazioni, ma senza perdere di vista se stessi, i propri desideri, la propria individualità, in senso sano, ecc… in una compenetrazione sana con l’altro e non lasciandogli il volante.
E vivendo la relazione giorno per giorno, nel presente. Che non vuol dire in un’assenza di progettualità, ovviamente, ma vivendo le emozioni e le circostanze. Non fotografando un’idea della persona e quindi non essendo capaci, poi, di vedere anche gli eventuali cambiamenti, i bisogni di assestamenti, le eventuali – sane – contrattazioni dello spazio individuale e comune. Non stare sul chi va là, ma stando nella realtà. Perché amare non significa fotografare una persona e quando questa magari – speriamo di no – inizia a cambiare come non ci piace, pur chiaramente dando valore al vissuto, sovrapporre al suo volto una sua fotografia dei tempi migliori.
Tu mi dirai: appunto. E io temo di lasciare di nuovo il volante a una persona, e di non accorgermi che mi sta manipolando.
Ma perché gli lasci il volante e abbassi il livello di attenzione?
Che, ripeto, non vuol dire freno a mano e paranoia, ma attenzione normale, delle proprie sensazioni, anche. Vivendo giorno dopo giorno, nella realtà, non magari nell’ideale. O nel timore che ammettere di non stare più bene con una persona faccia pensare ad un fallimento.
Ascolti poco l’istinto?
Puoi allenarti ad ascoltarlo di più.
Non so, More, sto dicendo varie cose.
In generale la felicità di un altro non dovrebbe mai essere più importante della propria in una relazione.
Se due individui perseguono, ciascuno appunto già individualmente, la propria serenità, il proprio equilibrio e cercano di essere anche emotivamente autosufficienti e di essere soddisfatti di se stessi, e questi due individui condividono una relazione in modo sano, con un progetto comune, e rispettandosi reciprocamente, la serenità può essere esponenziale.
Ciao a tutte ragazze!
Sto leggendo il libro di cui avete parlato forse qualche settimana fa, Le vostre zone erronee, e volevo ringraziarvi di tutto cuore per la dritta [che tra l’altro ho preso al volo, pur non essendo indirizzata a me :)].
Questa lettura, insieme a quella di alcuni post su questo sito, insieme all’incontro di qualche giorno fa con un sacerdote fantastico (che è seguito ad un altro incontro con un altro sacerdote-marziano di qualche settimana fa!) mi sta riempiendo di energia, giorno per giorno. Sto finalmente riuscendo a vivere con il cuore tutto quello che la mia mente ha sempre saputo, e viceversa. Finalmente riesco a “sentire” fino in fondo la portata di tutto quello di cui spesso parliamo anche qui tra di noi e che può essere riassunto nel pensiero “sono prima di tutto una persona”! Ho riconquistato quasi completamente la mia “indipendenza” affettiva e psicologica, sono sulla buona strada per quella economica, e chissà che, magari, fra qualche mese riuscirò ad essere libera a 360°.
Questa piccola incursione per dirvi, sostanzialmente, grazie! Grazie cara Luna, grazie a tutte voi.
TINA: 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂
più o meno la mia espressione leggendo quello che hai scritto. E’ che le faccine non rendono l’idea fino in fondo 🙂 😉
sono proprio felice per te :DDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
grazie a te, anche per aver messo in circolo questo post 🙂 io penso che alzi l’energia “universale” 😉 🙂
e penso anche che quando siamo aperti in un certo modo facciamo gli incontri giusti 😀
baci
ciao ragazze, sono tornata! :))
Come state?
mi associo ai sorrisoni di Luna per quanto ha scritto Tina
:):)):))):))))
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Tutto quanto ha scritto Luna, specie il 23 e 24 marzo, andrebbe letto e riletto … imparato a memoria, divulgato, urlato ai quattro venti … non aggiungo nulla, per non annacquare parole che bisogna stamparsi indelebilmente nel cervello per ripetersele molte volte al giorno.
Ciao e abbracci a tutte
Ciao a tutti!!!
Come state?
Rileggendo il post di Luna,mi ritrovo(purtroppo)in quasi tutto.Dopo un po’ cedo il volante,come se fossi stanca di tenerlo io,di LOTTARE PER TENER TESTA(con l’ultimo ex infatti dovevo proprio lottare,lui mi diceva che tra noi funzionava perche gli tenevo testa,ed ero stata l’unica a farlo).E appiccico anche una fotografia(e non so se sia la motivazione del fatto che mollo la presa).Forse tendo pure a idealizzare una persona,cosa che ritengo un po infantile,però mi sa tanto che la faccio,anzi,senza il forse.Dei cambiamenti da un lato mi rendevo conto che c’erano,dato che si litigava perchè non mi andavano bene,dall’altro portavo pazienza(e di quella penso d’averne tanta,ho sempre pensato fosse un pregio,ma proprio poco fa ho pensato sia stata un’arma a doppio taglio per me),sorvolavo,giustificavo, e aspettavo.Tendo sempre ad aspettare.Aspetto per vedere se le cose cambiano,se tornano come prima,come quando andavano bene.E invece peggiorano.Magari aspettando prima o poi arriva.La smette.
Ma perchè in una relazione gli altri cambiano mentre io non cambio mai?
Le mie sensazioni…Non le ascolto.Forse non mi fido più del mio istinto per quanto riguarda consigliare me stessa.Mi fido quasi più del parere di un’amica che di una mia sensazione.Tanto non ci becco mai,quindi è inutile che do retta a me stessa.Indovino più a suggerire agli altri,i miei consigli sono più validi per loro che per me.
Come si fa a sapere quando le contrattazioni dello spazio individuale sono sane? In quel caso ero io che dovevo spiegarle a lui,però al suo posto avrei pensato male anche io…
Ad un certo punto della relazione,mi rendevo conto che frequentarlo mi faceva più male che bene,anzi lo dicevo proprio,quindi l’ammissione da parte mia c’era.Non riuscivo a lasciarlo,come se le motivazioni che avevo non fossero sufficienti per,non mi davano forza abbastanza per.Quindi aspettavo la GOCCIA che facesse traboccare il vaso.Cavolo,non mi aspettavo però che arrivasse alla violenza.Quello non l’avrei mai detto.Riflettendoci su,anche con altri ho fatto così.Esattamente.Aspettavo quella”goccia”.Ovviamente nessuno di loro è mai arrivato a tanto come l’ultimo mio ex.
Volevo farvi gli auguri di Buona Pasqua,di cuore.
Un Bacione a tutti.
Ciao More, grazie per gli auguri: li ricambio, a te e a tutte.
Vorrei risponderti, ma ora … devo preparare il pranzo di Pasqua … un abbraccio, a presto!