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Dalla violenza psicologica è possibile uscire

di niikilaa

Riferimento alla lettera: Questa lettera più che un messaggio vuole essere una testimonianza che dalla violenza psicologica è possibile uscire. Ho vissuto una relazione in cui i primi mesi sono stati una favola, ma nessuno poteva prevedere che quelli successivi sarebbero stati un inferno... La persona che avevo accanto aveva tutte la caratterisiche...
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Data di pubblicazione: 2 Giugno 2007

L'autore, niikilaa, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Amore - Salute

184 commenti

  • 51
    Luna -

    MORE: questo ciò che mi è venuto in mente leggendo. Ma che, ovviamente, lascia il tempo che trova… intendo dire, solo mie opinioni.
    Anche generali.

    @Ma perchè in una relazione gli altri cambiano mentre io non cambio mai?

    A parte che nessuno di noi è fisso come una statuina, tu stessa ci hai descritto il tuo cambiamento durante la relazione. O meglio evoluzione, adattamento, ecc…
    Una frustrazione crescente, ecc ecc.
    Neanche tu sarai rimasta immobile, tanto più confrontandoti con certi stimoli. Infatti, dici, litigavi…
    però io posso avere uno che mi sta pestando il piede e continuare a dirgli “guarda che mi pesti il piede, e a me non va. guarda che mi pesti il piede e a me non va… non capisci che mi pesti il piede???!!!???” all’infinito.
    ma il suo piede continua a stare sopra il mio.
    quando mi accorgo che dirlo è inefficace, perché io non voglio il suo piede sopra il mio, ma l’altra persona continua, perché secondo le sue motivazioni è corretto tenere il piede sopra il mio… che faccio?
    sposto il piede.
    se il piede mi fa male fa male a me. se lo sposto smetterà di farmi male.
    Banale? eppure non sarà la chiave?

    continuare a ripetere a qualcuno che non può sentire quanto fa male a me che mi sta pestando il piede, poiché la sensazione è mia, non risolve il problema della mia sensazione.
    il problema del mio male al piede si risolve innanzitutto dando valore alla mia sensazione e spostando il piede, non dicendo ad un altro cosa provo. Si capisce ciò che intendo dire?
    Discutere è efficace per manifestare le proprie idee (non si è indovini di cosa pensa l’altro, e viceversa), per contrattare i confini, per conoscersi, per trovare una via comune, per mantenere la propria individualità su certi punti… ecc ecc.
    Ma se io continuo a manifestare il mio disappunto, o delle idee in contrasto, ma di fatto non sposto il piede quello è realmente discutere? O è fare solo rumore?
    quando uno è bambino la mamma dice: non esci!
    e il bambino deve restare in castigo, e per ore può manifestare il proprio disappunto, la propria rabbia, il proprio disaccordo, il proprio senso di ingiustizia e frustrazione. La mamma può restare irremovibile.
    Ma quando uno è adulto può scegliere di uscire.
    Può scegliere senza il bisogno di chiedere il permesso. Può manifestare la propria individualità.
    Anche spiegando perché sta scegliendo diversamente, certo… ma il nocciolo sta nella presa di coscienza della sensazione (valorizzazione autonoma di essa) e nella scelta conseguente, non nella spiegazione senza le prime due.

    Non so se riesco a spiegarmi.

    Flessibilità non significa incoerenza.
    La flessibilità io la vedo come la capacità di prendere atto delle circostanze presenti, delle sensazioni presenti, e quindi di essere flessibili nel gestirsi.
    Non si tratta di cambiare valori. Spostarsi da un atto di aggressione, prendere atto di una sensazione di disagio, ammettere le proprie sensazioni nel presente, non significa rinunciare ai propri valori.

  • 52
    Luna -

    Cos’è la pazienza?
    In alcuni casi la parola “pazienza” diventa sinonimo di “spero che da fuori avvenga un cambiamento in positivo, e attendo che ciò avvenga, negando le mie sensazioni, perché arrivi da fuori, nel cambiamento dell’altro, qualcosa che possa sedare la mia ansia dovuta al disagio che sento o al mio timore di dover prendere una decisione di rottura, che mi risulta angosciante”.
    Non dico che sia sempre così.
    Però non sarà che a volte quella che chiamiamo pazienza non è un favore fatto all’altro (anche se di fatto “lo diventa”, se gli permettiamo di imperversare nel pestarci il piede), un atto caritatevole nei suoi confronti, una prova di immenso amore, quanto piuttosto un nostro meccanismo per dare tempo all’altro affinché, volgendo la situazione in modo diverso, rassicuri noi del fatto che non abbiamo sbagliato sul suo conto, non ci sta ferendo, non ha intenzione di farlo, darà valore alle nostre sensazioni ed emozioni, alla nostra individualità, alle nostre idee, e rimetterà tutto a posto, a posto quel casino grande in cui ci siamo ritrovati…

    sei sicura che il tuo istinto ti abbia sempre consigliato male?
    il tuo istinto non ti diceva forse che nella situazione in cui eri provavi disagio?
    non è un messaggio chiaro?
    eri forse felice e sorridente nel corso della tua relazione? ti sentivi appagata? mi pare di no. Dunque nè le tue sensazioni nè il tuo istinto, di base, ti mandavano messaggi sbagliati.
    Il punto non sarà forse che a volte quando l’istinto ci manda un messaggio di disagio noi tendiamo a non ascoltarlo?
    perché non siamo più abituati. perché abbiamo disimparato a sentirci autorizzati a farlo. perché, appunto, qualcuno (anche violentemente, subdolamente, può accadere) si è preso il nostro volante, e quindi, sempre più, ci siamo ritrovati a chiedere fuori la conferma delle nostre sensazioni e della nostra individualità.
    perché ci fa orrore prendere la decisione “sbagliata” (tanto più se qualcuno, come un martello, non fa che dirci che prendiamo solo decisioni sbagliate, anche nelle minime cose) e quindi, ancora una volta, arriviamo persino a sperare che sia l’altro a superare così tanto il limite da fare qualcosa di incontrovertibilmente sbagliato da costringerci ad allontanarci…

    i consigli buoni che dai agli altri nascono da te. E anche se è vero che c’è chi predica bene e razzola malissimo, è molto probabile che tu faccia per gli altri ciò che non riesci a fare per te. Ma il problema non è che non sei capace, è che c’è un muro in mezzo tra te e te che puoi sicuramente togliere. Per volgere a te quei consigli, quella valorizzazione del sentire, quel dialogo amichevole che in maniera trasversale dedichi agli altri.

    Come si fa a sapere quando le contrattazioni dello spazio individuale sono sane?
    quando non ci si prende a cazzotti morali a vicenda, o uno verso l’altra? quando c’è la ricerca di un punto di incontro ma nel rispetto reciproco?
    @In quel caso ero io che dovevo spiegarle a lui,però al suo posto avrei pensato male anche io…
    non ho capito bene cosa volevi dire…
    spiegavi, ma davi attivamente valore al tuo spazio?
    baci

  • 53
    More -

    Ciao…
    Luna,mi fanno molto piacere le tue opinioni,mi piace confrontarmi,vai pure a ruota libera!

    Ma perchè in una relazione gli altri cambiano mentre io non cambio mai?

    Come dici tu,nessuno è fisso,e anche io ho avuto la mia reazione,o almeno ci ho provato,dato che era una forma di adattattamento all’altro,anche se litigavo e davo voce al mio disagio.
    La metafora del pestare i piedi mi piace,la trovo adatta e rende bene. Provo a spiegarmi meglio.Il cambiamento altrui a cui mi riferisco riguarda proprio questo,perciò devo modificare la frase iniziale che ho scritto: perchè in una relazione gli altri mi pestano i piedi mentre io non li pesto mai? Quando mi è capitato di farlo senza volere ho sempre cercato di andare incontro,e con soddisfazione dall’altra parte.Non è che una mattina mi sveglio e penso:”ho voglia di prevaricarlo”oppure”ho voglia di pestargli i piedi”.Prima di fare qualsiasi cosa,ci penso bene,e penso anche se all’altro possa andare bene.Insomma,se mi viene in mente di fare qualcosa,potrei pensare”no,gli provocherei disagio”.Forse mi sento responsabile della sua serenità con me.Per me è anche una forma di rispetto,nel senso,se io rispetto te,mi aspetto che anche tu rispetti me allo stesso modo.Mi sto rendendo conto però che non bisogna aspettarsi niente da nessuno.

    Altra cosa che mi interessa approfondire:
    “continuare a ripetere a qualcuno che non può sentire quanto fa male a me che mi sta pestando il piede, poiché la sensazione è mia, non risolve il problema della mia sensazione.
    il problema del mio male al piede si risolve innanzitutto dando valore alla mia sensazione e spostando il piede, non dicendo ad un altro cosa provo.Si capisce ciò che intendo dire?”

    Ecco,ho sempre pensato che ogni volta provassi disagio fosse opportuno esporlo piuttosto che tenerlo dentro,se non altro sarebbe servito a sentirmi meglio.O cmq una forma di “correttezza”di fronte a un’eventuale mia conseguente decisione,perchè chiaramenet mi frulla per la testa di darci a mucchio.E mi tocca discuterci sopra mille volte.E più ci discuto,più sono parole al vento,dentro da un orecchio e fuori dall’altro.Automaticamente,ai miei occhi,il mio disagio non è importante per il partner.In pratica ho sempre abbaiato per nulla.
    Spostare il piede sta per lasciare?Io lo leggo così…ma forse è un po estremo e andrebbe proporzionato…Una volta l’ho fatto,per un po ho ottenuto il rispetto che volevo,poi ha ricominciato.

    Mi piace molto anche la parola Flessibilità.
    Effettivamente molte cose le faccio proprio per coerenza…
    Dovrei lavorare anche sulla mia flessibilità.

    Cos’è la pazienza?

    Sono completamente d’accordo con quanto hai scritto nel post:prendo tempo pensando “forse non ha intenzione di farmi veramente male”.Penso proprio questa cosa!!Anche se non so perchè…

    sei sicura che il tuo istinto ti abbia sempre consigliato male?

    Mi è capitato di avere dubbi su una persona,di vederla come negativa,poi molto tempo dopo alcune conoscenti mi dicevano il contrario

  • 54
    More -

    e che in realtà ci teneva.Forse non ascolto il mio istinto per il timore di avere pentimenti.Mi è già successo.Ascolto i consigli degli altri perchè penso di essere direttamente coivolta,quindi non razionale e lucida nella realzione.Se una persona perde lucidità(cosa che mi capita regolarmente da coinvolta)non è capace di prendere la decisione migliore per sè stessa.Questo è quello che ho sempre pensato.Quindi è come se non mi sentissi in grado in quel determinato periodo di prendere decisoni,direi.Non so se sono riuscita a spiegare il mio ragionamento.
    Mi piacerebbe proprio togliere quel muro che c’è tra me e me,come hai scritto nel post,per dare quei consigli,che di solito offro agli altri,anche a me stessa.

    “Come si fa a sapere quando le contrattazioni dello spazio individuale sono sane?
    quando non ci si prende a cazzotti morali a vicenda, o uno verso l’altra? quando c’è la ricerca di un punto di incontro ma nel rispetto reciproco?
    @In quel caso ero io che dovevo spiegarle a lui,però al suo posto avrei pensato male anche io..
    non ho capito bene cosa volevi dire..
    spiegavi, ma davi attivamente valore al tuo spazio?”

    Con l’ultimo ex,un motivo di accese discussioni che si ripetevano ogni venerdi e proseguivano fino al sabato,a volte anche la domenica,era che non voleva più che vedessi la mia amica il venerdì sera.In realtà prima brontolava anche per il mercoledì:ormai era una tradizione per me e le mie amiche andare al cinema insieme ogni mercoledì.Ecco,lì ho sbagliato e l’ho accontentato.Poi negli ultimi sei mesi ha iniziato a lamentarsi per il venerdì sera.Erano le uniche 3-4 ore in cui potevo vederle.Le altre sere ero con lui o al max stavo in casa perchè chiaramente uscire tutte le sere uno si stanca anche.Mi diceva che lui voleva stare con me e io no.Oppure che in giro il venerdì ci vanno le persone poco serie o single.Ecco,in quel caso gli spiegavo(ed era vero)che avevo semplicemente voglia di fare 2chiacchere con le mie amiche,almeno una volta la settimana,e che non facevo nulla di male per bermi una cola in compagnia.

    Quando invece accade la situazione inversa.
    Normalmente tendo a lasciare al partner i suoi spazi,nel senso che secondo me è giusto mantenere le amicizie.Quindi,ipotizzando che per un primo periodo si esce insieme abbastanza spesso,se in un secondo momento mi viene proposto spazio ulteriore,mi sembra come una cosa tolta a me..la vivo come l’inizio della fine,l’inizio del distacco.Col mio primo ragazzo all’inizio eravamo sempre insieme perchè lavoravamo insieme,poi terminata quell’occupazione stagionale, chiaramente ci si vedeva meno di prima,e ognuno aveva i suoi spazi 2-3 sere la settimana.Fino a lì mi sembrava una cosa normale. Poi quando dopo 7/8 mesi ci teneva ad aumentare i suoi spazi mi sembrava meno normale,e ho avuto poi ragione a pensarlo.Però rimanevo lì,andavo avanti nella relazione anche se non mi andava bene.

    Altra cosa:faccio sempre un po fatica a fidarmi dei partner,per via delle cose che sento in giro..

    A presto

  • 55
    Luna -

    MORE:
    Non credo che chi prevarica si svegli una mattina dicendo “adesso vado a prevaricare tizio o caio” o “adesso vado a pestare i piedi alla gente”. Poi, per carità, esistono anche quelli, che si vantano di essere stronzi, arrivisti, di non guardare in faccia nessuno o di saper manipolare persone e situazioni, ma l’aggressivo di un certo tipo di solito è convinto di dire semplicemente quello che pensa, di fare quello che va fatto, di rimettere a posto chi sta uscendo dagli schemi e facendolo lo ferisce, di difendersi, di avere una reazione proporzionata al fatto che qualcuno lo sta offendendo, ferendo, invadendo, destabilizzando…
    il problema, fondamentalmente, è soprattutto suo. Quindi tu (generico) puoi anche farti un mazzo così per cercare di non fargli saltare la mosca al naso, ma di fatto non potrai MAI dargli un equilibrio, interno e nei confronti dell’esterno, che non ha di suo.
    MAI.
    Dici: “perché io non pesto mai il piede?”. Bhe, perché, a parte il fatto che non hai una tendenza aggressiva (e che, se umanamente ti capita di pestare un piede, capita a tutti, ti spiace, ti scusi, cerchi di riparare) in relazioni di questo tipo si va in ipercontrollo. Vai (tu generico) in ipercontrollo perché ti senti costantemente una che pesta il piede anche se si soffia il naso. Se c’è già una tendenza ad avere timore che un’azione, se non ben ponderata, possa creare scompensi all’esterno e quindi all’interno o viceversa (da dove nasce questo tipo di “ansia”? c’era qualcuno, già nell’infanzia, che chiedeva di fare la cosa giusta per la stabilità generale? che responsabilizzava parecchio le azioni e i pensieri? c’erano situazioni di forte relativizzazione tra il proprio sentire e le proprie motivazioni e le percezioni esterne del sentire e delle motivazioni che costringevano a spiegare frequentemente la validità del proprio sentire, la propria buona fede?).
    Di fatto dici di essere una che non pesta mai il piede, ma poi va a finire che invece devi litigare, discutere, spiegare che non sei una pestatrice di piedi costante, perché quando vai a bere una cola vai solo a bere una cola.

    Che quella che tutti quelli che escono il venerdì sera siano single, a caccia ecc, sia una minch… ci arrivi sicuramente da sola.
    E sai che tu stai andando solo a bere una cola perché ti fa piacere vedere una tua amica.
    Ma ti ritrovi a spiegare 320 volte quello che sai che per te è vero.
    Quello che tu chiami “spiegare” ad un certo punto forse diventa “giustificare”, giustificare quello che senti perché da fuori venga compreso e gli sia dato valore. E, nel caso di un prepotente come il tuo ex, perché ti venga dato il permesso di farlo senza sentirti in difetto, o comunque in colpa perché lui si sente ferito dal fatto che stai facendo una cosa che per te è innocua ma che per lui non lo è.

    Perché una dinamica come quella del tuo ex può atecchire?
    Forse anche (forse) perché lui, per sedare la sua ansia, si muove su schemi precisi, e luoghi comuni.
    E da un certo punto

  • 56
    Luna -

    di vista lo fai anche tu, anche se in senso contrario.
    Anche tu in qualche modo forse cerchi di controllare la realtà, l’armonia e la disarmonia della realtà, e le sue variabili, attraverso quella che definisci “coerenza”.
    Ora, la coerenza nei valori e nelle idee in cui ci riconosciamo è una qualità, però, come si diceva, lo è anche la flessibilità.
    E lo è anche, a volte, accettare il rischio di poter sbagliare.
    Pensare di poter sbagliare alleggerisce il carico per chi, tentando di non sbagliare mai, per paura di sbagliare (come se un errore potesse portare sempre conseguenze catastrofiche) vive in tensione costante. E quindi non si ascolta. Perché è tutto testa, analisi, variabili, schemi, ecc. Preventivi.

    Poiché hai paura di essere ferita, forse, passi il tempo a cercare di non ferire nessuno?
    Poiché hai paura di non poterti fidare degli altri vuoi dimostrare agli altri che possono fidarsi totalmente di te?
    Poiché ti senti indifesa pensi che tutti siano anche più indifesi di quello che sono?
    E ti senti responsabile per loro.

    Spostare il piede non è necessariamente lasciare.
    Spostare il piede è sentire che qualcuno ci sta pestando il piede (indipendentemente se volendo o no, quali siano le sue motivazioni) e spostarlo.
    Non è una cosa estrema, è una cosa nel qui e ora.
    Il punto è che quando lui ti pestava il piede tu non lo spostavi, tu gli spiegavi che te lo stava pestando e continuavi a lasciarlo lì.
    Dicevi a te stessa: sto male con questo piede sopra il mio!!! Ma sempre lì stava.
    E alla “pestatura” si aggiungeva la frustrazione di parlare con un muro, con uno che non vedeva l’evidenza, e, anzi, proponeva pure una realtà alternativa, in cui magari era lui a farsi male alla suola pestando il piede a te.
    E lì a svenarti per dire l’ovvio a qualcuno.
    A qualcuno a cui non importa di cippa di sentire la sua versione, perché è fin troppo evidente che gli conviene tenersi la sua.

    Di fatto il tuo istinto ti diceva che qualcuno ti stava pestando il piede, e che avresti dovuto spostarlo, in quel momento. Ma tu reprimevi l’istinto forse. Perché cosa sarebbe successo se tu lo avessi spostato? sarebbe stato un errore?
    quindi andavi in spiegazione e in avvertimento.
    “guarda che io potrei spostare il piede! E cosa succederebbe poi? Lo sai tu? Io no… Vuoi davvero che io faccia questa cosa? Questa cosa che non so dove mi porterà? E se poi sbaglio? E se poi sposto il piede e mi accorgo che sto meglio lontano da te? Che si fa? Io ti avverto… guarda che a me verrebbe proprio da spostarlo… ma se poi ascolto l’istinto guarda che non lo so se sarò ancora in grado di rimettere il piede là sotto… Facciamo che lo lascio qui, però renditi conto che ho scelto di lasciarlo qui per darci ancora una possibilità… Perché non sappiamo mica come va a finire se ascolto l’istinto…”.
    Va a finire che uno sa cosa sente, davvero.
    E lo accetta, per quello che è.
    Un rischio che vale la candela, sicuro.
    E non si conosce attraverso gli schemi, ma attraverso le sue sensazioni e le sue scelte in base a quelle.
    Baci 😀

  • 57
    Luna -

    MORE: mi è ricapitato tra le mani quel libro che ti dicevo tempo fa. E’ un libro che, secondo me, ha il pregio di mostrare come funzionano certi meccanismi, che non sono affatto ovvi, purtroppo, e in parte anche perché non si sposta il piede.

    Dice perché, per l’innescarsi di certi meccanismi, chi ha bisogno di dare può diventare preda di chi ha bisogno di prendere, il perché si può sentire il bisogno di giustificarsi di fronte a qualcuno che si erge a “moralizzatore” e che manipola attraverso la negazione dell’identità dell’altro, dei messaggi contrastanti che mandano in confusione e altre “amenità”…

    nessun libro è oro colato, ma credo che quel libro possa offrire se non delle risposte una maggiore chiarezza. e anche aiutare a non girare a vuoto in analisi che non possono tenere conto di quei meccanismi, perché riconoscerli, senza conoscerne l’esistenza a priori, e senza capirne “certe chiavi” non è automatico.

  • 58
    lara -

    intervengo su questo avvincente dibattito a due introducendo la mia dovuta a un esperienza personale.Io non mi intendevo di questi temi,si li leggevo,li ascoltavo a volte e consolavo,davo forza alla malcapitata di turno,dicendo le ovvietà:ma come fai a sopportare ciò?e dagli all infame,ti aiuto io,certi ceffi dovrebbero morire etc etc etc e di seguito”a me giammai mi potrebbe succedere,ma come possono non accorgersi di certi segnali,ma sò tonte!”,eh già,io invece mi sentivo in gamba,forte,emancipata,carina indipendente..figuriamoci se a me si paventerebbe mai un cosi losco figuro,lo intercetterei subito,sò troopppooo sveglia,e che ho studiato a fare?Basta evitare certi ambientacci,chessò bische,locali equivoci,patrie galere e campagne isolate..poi arriva chi mi interessa realmente,cavolo che uomo..che intelligenza,che raffinatezza,che cultura..,che fascino…azzo che stipendio!!e che trattamento,un pò esagerato ..manca solo che mi lanci petali di rose al mio cammino,ecco questo si che è la persona perfetta,a uno così bisogna aspirare..ma come fanno le altre ad accontentarsi di qualcosa di meno,questo ci vuole,se mi scomodo a stare con qualcuno devo esser trattata con i guanti bianchi,come una regina o come diceva”la mia principessina”..e mia madre..:oh figlia mia ammazza che pezzo da novanta che hai scelto!mò faccio schiattà le mie sorelle alias tue zie con i loro generi miseri falliti precari morti di fame,il mio genero sì che è la famosa cocuzza di totò,azzo che figurone che fà la mia bambina!tiè beccateve questo.E il mio lavoro,8 ore al giorno per mille pidocchiosissimi euro,ma vuoi mettere viaggiare,e allora lui che insiste insiste insiste fino a farmelo lasciare..con le mie ex principali che schiumano(fatalità 2 sorelle racchie,che vi ricorda),ma si…per ora mi godo l amore e questa grazia di dio..poi ricomincerò tra qualche anno,mi dicono che fuori imper una crisi,cosè una crisi?ahh ho capito,quando non arrivi con i soldi!!poverini,tapini,io nooo,che sedere ragazze,capitase a ognuna di voi,e il sesso poi,na bomba!maroonna,chi me lo avesse detto!perfetto,se aveva pure le lucette era una slot machine.Eh già…fino a che quel sesso perfetto comincia a essere un pò troppino,tutti i giorni,uffà però a volte non mi v,ma lui ci rimane male,abbiamo tanto tempo liberoin fondo,okkk..poi 2 volte al giorno,ma amore basta mica ci corre dietro qualcuno,pacati,abbiamo utta la vita,e lui che cambia umore e mi accusa di ingratitudine…io che inizio a percepire che qualcosa non và,ma pazienza nessuno è perfetto,nel frattempo arriva la mia macchina nuova e il camper dei miei sogni da 70.000euro,in contanti(SUOI)e arriva anche la maggior richiesta i “attenzioni”,sei troppo bella dice non voglio mai lasciarti sola,quell amica ha un brutto ascendente su di te,ma era la mia migliore amica ..e troppi amici,troppi sms sul mio cel,io che li cancello sennò lui stranisce.Vi risparmio il seguito per mancanza di caratteri e tempo ora ma..tornerò appena potrò..

  • 59
    fl53 -

    Ciao a tutte, oggi finalmente trovo un poco di tempo per leggere e scrivere qui… ho davvero giornate impossibili in questo periodo.
    More, penso che tu abbia ricevuto in risposta moltissimo, specie da Luna, e mi pare molto costruttivo il vostro dialogo.
    Quando racconti i tuoi valori e i tuoi tentativi di realizzarli nelle relazioni, tu parli di rispetto, libertà, progetti, esigenze reciproche e si percepisce che sei riflessiva e capace di agire in accordo a questi tuoi valori: sai pazientare e dare moltissimo, sai essere autocritica, ma sai anche troncare.
    Si percepisce un tuo ‘Essere’ molto consistente, pur nel momento difficile che vivi: sei ferita, sei in cerca di risposte e lo fai ascoltando te stessa, cercando aiuto e confronto all’esterno e mantenendo il riferimento ai tuoi sentimenti e valori (che nel contempo verifichi … non li prendi col paraocchi!), ed anche alla tua famiglia, dove -se ricordo bene- i comportamenti sono basati su valori e sentimenti sani che, pur con le difficoltà della vita, non abbandonano mai il rispetto.
    Quello che è indubitabile, è che hai lasciato che qualcuno ti imprigionasse: ti sei lasciata bloccare fisicamente (svaghi, amiche, cinema … alla fine anche percosse), ma soprattutto hai lasciato che la tua mente venisse intrappolata, messa sotto pressione tanto da arrivare a concedere sempre più terreno a una volontà esterna che (cosciente o no) aveva come scopo di scalzare la tua sicurezza di te stessa, la tua autodeterminazione….
    Anche se ciò è quanto di più comune esista sulla faccia della terra, è essenziale per te capire come mai tu abbia concesso ad altri questa prevaricazione: hai rischiato molto. Ed infatti stai riflettendo proprio su questo.
    Ma (cosa che accade a tutti quelli che vivono queste esperienze)… come un uccello chiuso a lungo in una stanza che, a forza di scontrarsi contro i muri perde la capacità di volare e, anche se liberato, per un bel pezzo farà brevi voli a scatti (come se ancora ci fossero i muri), così il pensiero a lungo impegnato in una relazione imprigionante, anche se ormai libero continua a scontrarsi contro i muri mentali costruiti da un altro essere (problematico, insicuro, possessivo, geloso, ecc … i muri mentali sono il risultato dei SUOI problemi).
    Ci vuole tempo, e riflessione, per smettere di sbattere contro il muro mentale creato nella nostra testa dai problemi altrui, un muro fatto da dubbi del tipo: lui voleva coscientemente farti del male, mancarti di rispetto, imprigionarti oppure ‘poverino’, non lo faceva apposta? lui amava o non amava? ecc ecc.
    Soprattutto, ci vuole tempo e riflessione per smettere di sbattere contro i muri fatti di dubbi su noi stessi che l’altro ci ha costruito, proprio dentro la nostra testa, giorno per giorno, con un muso, una carezza, una scenata, un regalo, uno schiaffo, un ricatto … muri del tipo: sono buona, brava, adeguata,’giusta’ oppure egoista, incapace, inadeguata, ‘sbagliata’? ecc ecc.
    Parli anche di …. segue ..

  • 60
    fl53 -

    Parli anche di un rapporto precedente, esauritosi dopo un po’ e del tuo disagio nel sentire che si impoveriva, ma anche dello tuo ‘starci dentro’ malgrado ciò.

    Io penso, More, che tu abbia solo bisogno di amore, ma che la tua valutazione di te stessa sia tale per cui ‘abbassi il tiro’ e ti trovi a relazionare con persone inadatte. Il perché è da ricercare in te e nella tua storia e spero che tu legga quel libro che ti avevo consigliato (Le vostre zone erronee, Dyer, Bur): parla proprio di questo.
    L’Essere ‘è’ e, prima o poi, i nodi vengono al pettine: se l’altro è immaturo o superficiale, il rapporto si esaurisce presto; se l’altro ha problemi profondi, li nasconderà (consciamente o no, è un SUO problema) ed userà la tua intelligenza, la tua buona volontà e il tuo bisogno di amore e (consciamente o no, questo è un SUO problema) ti imprigionerà.
    Purtroppo, la reazione ‘matura’ e ‘buona’ ad un rapporto oppressivo è la dipendenza affettiva: un rapporto dove l’altro usa la tua forza per imprigionarti (più resisti, più ti incastri).

    Una bella definizione dell’Amore è: Accorgersi.
    Accorgersi che l’altra persona ‘è così’ e accorgersi che ‘così’ è bello, e dirglielo, e farglielo sentire: è così che l’Amore diviene ‘permesso di esistere’ e incoraggiamento all’altro ad ‘essere’ se stesso nella sua vita.
    Spero che valga qualcosa per te, che io ti dica che mi sono accorta di te, proprio perchè sei ‘così’ (non mi risulta che per l’amicizia esistano limiti di spazio-tempo-età): pur paziente, riflessiva ed attenta, hai rispettato la tua scelta per valori di pace, amore e rispetto e allo stesso tempo protettola tua dignità, ed hai saputo troncare una relazione malata. So di molte donne, molto meno giovani di te, che non ce la fanno: si lasciano distruggere, ridurre a larve di se stesse.

    Ecco … More dice che non ci si può aspettare niente da nessuno, ma io direi a More che ci si può aspettare moltissimo da molte persone … ma che bisogna sceglierle, con la prudenza data dall’aver sperimentato che, se ci sono molte persone speciali e stupende, ce ne sono in giro altre che di stupendo hanno ben poco.
    Ammettere con se stessi il proprio essere ‘speciali’ (che non è superbia, né pretesa, né rarità ma scelta semplice di vivere e condivivere i valori ‘belli’ … e non proseguo per mancanza di tempo, anche se ci sarebbe altro da dire) fa scomparire quel ‘muro tra sè e sè’ che ci allontana dalla vita piena.
    ciao ciao :))

  • 61
    LUNA -

    Fl53: ciao 🙂 e ciao a More 🙂
    anch’io vado di fretta in questo periodo.
    nella lettera “la fine improvvisa di un amore” si parla, in un dialogo più aperto, proprio di questi temi, se volete.
    Fl53, hai detto delle cose molto profonde e interessanti, naturali, quanto non scontate. Basta fare un giro per tante lettere di questo forum per rendersene conto. Che tanti, credendo, in buona fede, di parlare di delusioni d’amore parlano in realtà di violenza, prevaricazione, e dipendenza. Nessuno dovrebbe dare il permesso ad un altro di vivere e di essere se stesso, ma il problema si pone perché, per molte dinamiche contorte, a livello personale e relazionale, avviene il contario, e cioè che in effetti c’è chi arriva davvero ad annullare l’altro. Uarrivado, come noti giustamente tu, non solo ad usargli contro la sua fragilità (tutti l’abbiamo) ma la sua stessa energia vitale. Costruendo le sbarre sempre più grosse di una prigione anche e proprio attraverso il naturale desiderio di libertà, di crescita, di benesse e di “espansione” dell’altro.
    Se tu desideri sbagli.
    Se vuoi esistere, se esisti, sbagli.
    Sentiti in colpa per il tuo desiderio naturale di esistere. Se ti dirò che è male, se ti dirò che c’è malizia in ogni tua azione, se ti dirò, attraverso il senso di colpa o attraverso la paura paralizzante che deriva dalla violenza, che è il tuo desiderio naturale di esistere a creare tutto questo, l’inferno, i problemi, tu inizierai ad avere paura di esistere. Come se la causa fosse esistere. E non il suo contrario, esistere sempre meno. E’ esistere sempre meno che dà carburante alla grande ruspa che sono le molestie morali. Ecco perché la sola soluzione è uscirne.
    Ecco perché è così difficile uscirne. Ecco perché si crea un circolo vizioso.
    Il messaggio è anche:
    Vergognati del tuo avere voglia di stare al mondo.
    Vergognati di essere capace di relazionarti con gli altri in modo sano, vergognati della tua indipendenza – sana, istintiva – perché io ti dirò che è una forma di egoismo, la prova che non sai amare.
    L’amore è sacrificio estremo. L’amore è sofferenza. Alla fine pare che sia così.
    Non è così, non è così…
    Ma per qualcuno amare è possedere, possedere i pensieri e la volontà.
    Qualcuno ha bisogno di vedere l’altro inerme e spaventato per sentirsi rassicurato del fatto che, avendo la finestra chiusa, non se ne andrà.
    Con la finestra aperta, pensa, non potrebbe che volare via…
    Così, se invece sarà debole e confuso non avrà la possibilità di rendersi conto di essere infelice. Sarà troppo impegnato a sopravvivere per vivere. A camminare sulle uova, o su un campo minato, per ascoltarsi sul serio. Tutta la sua attenzione sarà sul fatto di non saltare per aria.
    Certo, il meccanismo non è così chiaro, così semplice, non è costruito a tavolino.

    Non è che uno pensa (non credo, non nella maggior parte dei casi, almeno): ora io ti anniento, ti distruggo, ti tolgo le forze così tu non te ne andrai e non vedrai che io sento di non essere capace di rendere felice nessuno al mondo.
    Ma alle volte l’insicurezza crea mostri.
    La paura genera incubi diurni.
    La violenza genera una violenza con mille rivoli che ti scorrono lungo la schiena anche quando sei distante dalla fonte della violenza, perché una volta che ti sei spaventato davvero, e spaventato anche da te stesso, perché l’istinto ti diceva “scappa!” e non sei scappato, finisci con il non fidarti più di te.
    Le persone che hanno subito molestie morali molto spesso credono che il loro problema principale sia l’autostima. Ma molto spesso è invece, intanto, quello del senso di essere indifese, e di non saper riconoscere la realtà. Invece lo sapevano di essere su un campo minato, ma erano troppo impegnate a non saltare per aria, perché sentivano che stavano saltando per aria, ma non riuscivano a capire perché.
    Cos’è il panico? E’ una sensazione, anche fisica, di destabilizzazione. Con i meccanimi di difesa oltremodo attivati.

  • 62
    LUNA -

    Molte delle persone che escono da storie di molestie morali per un certo periodo sono ancora nel panico.
    E’ vero, possono fare un importante lavoro per capire chi sono, per ritrovarsi, per trovarsi, per capire perché sono finite su un campo minato.
    Ma la prima cosa è forse accettare il fatto di avere ancora quei meccanismi attivati.
    E forse di avere avuto delle false idee, delle false idee che hanno aiutato a stringere le sbarre di quella prigione.
    Molte di quelle false idee le trovi persino nella canzoni.
    Canzoni che dicono cose come:
    senza di te io non sono niente.
    senza di te io non vivrò.

    Una cosa è il dolore che si prova quando qualcuno che abbiamo amato se ne va dalla nostra vita.
    Che sia una separazione o un lutto a strapparci un pezzo di cuore.
    La delusione, il dolore, sono veri.
    Un’altra è essere stati già profondamente infelici all’interno di una relazione.
    Aver avuto la sensazione di perdere se stessi vivendo con qualcuno, non con l’allontamento di qualcuno.
    Sembra che io faccia un discorso semplicistico, lo so. Ma troppo spesso io leggo:
    “il mio solo errore è stato aver amato troppo”.
    Come se ci fosse qualcosa di bello e di costruttivo e di eroico ad avere amato troppo qualcuno.
    Troppo… già la parola dice tutto.
    Troppo, troppo rispetto a cosa?
    Troppo rispetto a se stessi, non in senso di egoismo, ma di autoconservazione.

    Le persone che vivono un amore sano si espandono, si espandono perché non sono impegnate ogni giorno a vivere su un campo minato.
    Si espandono perché anche se hanno difetti, fanno errori, e con la persona che amano si trovano a dialogare anche per trovare i compromessi della vita comune, non si sentono annullate.
    Non si sentono obbligate inconsciamente ad analizzare anche come si soffiano il naso per paura che tutto salti per aria.
    Non diventano “sceme” a forza di avere a che fare con messaggi contrastanti, tipo un:
    “lo dico per il tuo bene” mentre chi lo dice sta brandendo un randello, fisico o morale che sia.
    “io ti conosco meglio di te stesso”, mentre però c’è una sensazione di perdersi, di soffocamento.
    “il tuo problema è che non hai un minimo di indipendenza”, mentre chiedono di lasciare il lavoro perché pensano che anche il lavoro rubi qualcosa e vogliono avere il controllo su tutto.
    “tu non piaci alla gente”, mentre ti impediscono di andare a bere un caffé con qualcuno, per timore che tu ti accorgi che esistono anche persone con cui ti rilassi e non hai la sensazione di saltare per aria.
    Qualcuno che, quando parli, non ti guarda come se tu fossi un gesso che stride sulla lavagna.
    Qualcuno che ride insieme a te, e non ride di te.
    Limitano lo spazio perché temono che ti accorgi che là fuori c’è un mondo dove devi scegliere dove stare, ma dove non esistono solo sbarre e campi minati. Esiste il male, esiste il bene, ma esiste la scelta.

  • 63
    simona -

    Ciao sto scrivendo tra le lacrime e rabbia tanta rabbia,non sopporto che il vissuto delle altre persone venga sminuito e banalizzato.Io sto vivendo in un clima di violenze psicologiche ,sopraffazione,derisione e chi più ne ha ne aggiunga,e sto tentando solo ora con forza di venir fuori da tutto ciò.I vari tentativi nel corso della mia vita sono stati numerosi ma non andati a buon fine,dietro cosa c’è????Una famiglia nella quale sono stata sempre derisa ,sminuita ,ridicolizzata,conseguenze???? Scarsa o nulla autostima,difficoltà ad impormi,ad esprimere opinioni,a portare a termine un progetto o anche a iniziarlo nonostante io abbia i desideri come tutti e la voglia di fare tante cose ho paura ,sono insicura ,non mi sento in grado,e dipendo sempre da persone che aprofittano di me ,e non perchè io le cerchi ma sono loro che hanno un radar e vanno alla ricerca di persone”deboli”come me ,e non è una giustificazione ma finalmente un non sentirmi sempre in colpa per tutto ciò che accade.Se nella vita succedono certe cose c’è sempre una spiegazione ,non sopporto chi critica e giudica donne che si “”lasciano maltrattare””” di certo non lo fanno per masochismo e se ciò accade da parecchi anni ci sarà un perchè,forse è difficile uscire dalle violenze psicologiche che ti confondono a tal punto di non sapere più chi sei se esisti per l’umanità oppure no??? O forse nella peggiore delle ipotesi hai una morte cerebrale sei un automa????Certe cose non vanno capite ,perchè sarebbe impossibile farlo ma accettate come realtà , e vanno curate e recuperate con tanto tanto amore e considerazione….

  • 64
    LUNA -

    Simona, sono d’accordo, ed è anche per questo che scrivo in questo forum.
    Vanno affrontate, come problema, disagio, in maniera mirata, quindi concreta, ed è per questo che io invito le persone, se ne sentono la necessità, se vedono che non ne escono da sole, a rivolgersi ad uno psicologo, o a dei centri antiviolenza, che possano aiutarle sia a tirare fuori le proprie risorse sia (quindi) a dipanare una matassa che, sì sono d’accordo, ha delle dinamiche molto difficili da comprendere per chi non le conosce (e che spesso dice cose, persino in buona fede, che sono deleterie per chi ha questo tipo di vissuto) e anche per chi le sta vivendo, nel momento in cui non possiede delle chiavi di interpretazione.
    Sugli altri non puoi intervenire, Simona. Le persone si comportano in un certo modo seguendo le loro motivazioni, il loro funzionamento, a volte anche le proprie patologie. Con gli altri puoi interagire, però, scegliendo anche di non interagire nel momento in cui vedi che l’interazione provoca dolore.
    Come hai colto tu (e coglierlo è importante, e non in modo auto-colpevolizzante, ma realistico e propositivo) è su noi stessi, sulla nostra percezione di noi stessi, e sul nostro senso di equilibrio che possiamo lavorare. E’ faticoso, ma sopportare le molestie è molto più faticoso, e chi le ha conosciute lo sa.
    Che non c’è nulla di comodo o di piacevole.
    Prendersi cura di sè, con quell’amore a cui fai riferimento, anche con la pazienza, e dando valore al proprio vissuto sofferto e sofferente, ma dando valore anche alla propria voglia di stare bene, e non soffrire più per quel genere di dinamiche, credo sia la strada. Che porta ad essere più liberi anche dalle influenze esterne e anche dalla frustrazione che provoca l’incomprensione.
    A non restare chiusi, bloccati in quel dolore.
    Spero di essere riuscita a comunicarti che non banalizzo la tua sofferenza, assolutamente.
    Ho il massimo rispetto per la tua sofferenza, perché sono tra coloro che capiscono di cosa stai parlando.
    Non tutti possono capire, Simona, perché quello che hai vissuto ha anche un suo linguaggio, fatto di situazioni che da fuori possono sembrare, ad alcuni, incomprensibili.
    Sono disfunzionali, non incomprensibili.
    Ma non tutti possono essere immediatamente in grado di capire.
    Anche tra coloro che non capiscono potrai trovare aiuto, Simona, se rispetteranno il tuo stato d’animo pur non potendo comprendere come tu sia arrivata a provarlo. Può esserci anche chi dice di non restare bloccata in quello stato d’animo, e magari non lo fa per mancanza d’empatia, ma perchè magari coglie davvero un circolo vizioso nei pensieri, pure se teso a trovare una soluzione.
    Il punto è aiutarsi, venirsi incontro, in prima persona, cercare una via d’uscita, da una situazione, o da una serie di stati d’animo, attraverso una strada mirata, e tendente al proprio recupero, come dici tu, e benessere.
    Tutto il resto verrà.
    Baci

  • 65
    simona -

    Ciao Luna ,anzitutto chiedo scusa se i miei toni sono stati troppo aspri,non volevo accusare nessuno di mancanza di empatia,il fatto è che sento troppo spesso emettere giudizi frettolosi su persone che soffrono dei disagi simili come ha ammesso Lara qui sopra.Ti ringrazio per le tue parole che sono molto confortanti .Io mi sto facendo aiutare da uno specialista e prendo anche farmaci antidepressivi,sto meglio e sono migliorata tanto la mia autostima sta prendendo quote da essere umano finalmente e mi sento più in grado di affrontare la vita e di prendere delle decisioni,comunque credo che nulla accada per caso ,forse nella vita abbiamo o dobbiamo incontrare persone sbagliate per fare un certo tipo di percorso doloroso ma efficace e accrescitivo della nostra personalità ,per poi condurci a incontri finalmente “””giusti””” o””adatti””a noi,o forse non è così ma mi piace credere che lo sia, faccio male???Grazie
    Baci..Simona

  • 66
    LUNA -

    Simona: ti scusi di che? 🙂
    invece trovo che tu abbia sollevato degli aspetti importanti della questione 🙂
    Peraltro la mancanza di empatia è una cosa che in questo mondo esiste, come la sua presenza. E l’empatia, peraltro, non è un qualcosa che scorre sempre uguale. Intendo dire che ci sono dei momenti in cui può esserci una maggiore o minore “sintonizzazione” tra le persone, per svariati motivi 🙂
    nel caso della violenza psicologica, poi, come dicevo, si tratta di un “mondo” che effettivamente non è così facilmente comprensibile a chi non ne ha vissuto i meccanismi.
    Anche se, appunto, a volte, chi è capace di riconoscerne gli effetti, con empatia, pur non capendone i meccanismi fino in fondo, in taluni casi, può portare comunque un contributo positivo.
    Intendo dire l’amico a cui cerchi di spiegare perché soffri, ma che riconosce la tua sofferenza e, oltre alle tue (sempre generico, eh) spiegazioni ti dice, senza giudizio:
    non riesco a capire bene i tuoi vari perché, mi dispiace, ma sento che è quella situazione a farti male.

    E la sua concretezza non va lontana dalla realtà, anche se non sa quali siano i meccanismi per cui tu non riesci a uscirne. Mi spiego?

    A me, della storia raccontata da Lara, pare interessante anche che sollevi il concetto che il “principe azzurro”, idealizzato, può “fregare” comunque, che sia il principe affetto da insicurezza che vuoi salvare, o quello che sembra salverà te e ti toglierà ogni pensiero, ma in realtà, di fatto, crea un rapporto di dipendenza economica e usa il denaro per avere potere emotivo.

  • 67
    LUNA -

    Per quanto riguarda la chiusura del tuo post:
    io, per me, girerei la questione così
    (ma praticamente stiamo dicendo la stessa cosa, mi sa :D).
    ci sono esperienze nella vita che, se invece di imploderci dentro, le trasformi in un’occasione di crescita e di maggiore equilibrio e di migliore rapporto con te stessa no, non sono avvenute per caso.
    Il passato non si può cambiare, ma il presente e il futuro sono ancora da costruire 🙂 in quel senso quelle esperienze diventano un’occasione di crescita.
    Non credo che c’è bisogno di farsi male per imparare, e non credo che mai il dolore sia “necessario” per la crescita, pure se fa parte della vita (lo è per esempio quello dei lutti) a scopo educativo. Meglio imparare sorridendo 😉
    Ma, una volta che abbiamo incontrato il dolore, credo che se riusciamo a superare un dolore, ad esempio, come quello delle molestie morali, a capire dov’è che è… cascato l’asino possiamo imparare molto su noi stessi, e anche sui nostri reali desideri e bisogni e il modo per realizzarli e riconoscere ciò che invece non fa per noi. E a volte l’incontro con delle persone o situazioni “sbagliate” fa venire al pettine dei nodi che, una volta sciolti, ci faranno viaggiare più leggeri, sereni e consapevoli.
    In quel senso può essere allora che quello che abbia vissuto ci abbia portato a voler stare bene, meglio, come mai prima d’ora, perché mai prima d’ora siamo stati così dannatamente male, ma siamo proprio stufi di stare così male!!! 🙂
    Tu hai capito una cosa importante, hai capito chepuoi compiere un percorso per stare meglio con te stessa e rompere un meccanismo o comunque non cascarci dentro più.
    E questa è una cosa molto bella.
    E io, anche se non ti conosco, sono molto contenta che tu abbia intrapreso questo percorso per andare incontro a te stessa, con amore 🙂
    w simona 😀 😀 😀

    Bacioni 🙂

  • 68
    simona -

    Ciao luna ancora una volta mi fa piacere sentire o meglio leggere le tue opinioni,non so quanti anni tu abbia o che esperienze di vita tu abbia avuto ,sicuramente sei molto matura e sai ciò che dici non è filosofare ma pragmatismo si sente.Sebbene io abbia 35 anni e due bimbe di 12 e 10 anni non sono molto matura ho tanto da imparare dai rapporti umani ,si può dire che ho vissuto un pò costretta e privata , impedita di fare quel percorso che dovrebbe essere naturale per tutti, cioè relazionarsi , insomma vivere a contatto con persone di varia natura ,socialità,cultura,nazionalità.Io sono molto più piccola dell’età anagrafica ,mi sento spesso in difficoltà con persone adulte perchè mi sento, e in effetti lo sono , una ragazzina
    sarà anche per questo che sono portata e ho attitudini a valutare in maniera errata circostanze e persone ,certe volte ingenuamente .Hai ragione tu quando dici che non si deve imparare per forza da cose dolorose ,se si usa il raziocinio forse è meglio….ahahah….io sono molto istintiva ,impulsiva,passionale,infatti “”qualità ” spesso presenti negli adolescenti,sarebbe ora di diventare”grande””e di usare la ragione prima di buttarsi a capofitto nelle storie “”pericolose”.
    Questo forum mi piace ,ciò che le donne esprimono ,il loro contributo,credo sia molto utile a tante persone ,per me lo è stato
    si può anche attingere da altre esperienze….un bacione a tutte le donne e a te Luna….Simona

  • 69
    LUNA -

    Simona: siamo coetanee 🙂
    no, non è filosofia 🙂
    per me queste sono cose molto pratiche 🙂
    le ho scoperte via via e sono contenta di averle scoperte 🙂
    l’istinto è una bella cosa, in realtà, è una risorsa 🙂
    solo che, magari, alle volte, non lo sappiamo ascoltare bene, quando ci dice cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male, o non sappiamo bene cosa vogliamo, e ci buttiamo a capofitto senza fare attenzione a segnali che il mondo circostante ci invia (ad esempio il comportamento arrogante o prepotente di qualcuno che male si sposa con la dolcezza, che, magari, invece stiamo cercando).
    Se ti sei sentita “impedita” e poco esperta del mondo forse è stato anche per questo (sparo, ovviamente non lo so, non conosco la tua storia) che alle volte ti sei affidata a persone che non erano “giuste” per te, ma che ti davano l’idea di poter essere più lucide, concrete, scafate di te nello stare al mondo, e quindi magari sembravano poter rappresentare una guida per te. Anche se poi, magari, però, invece di aiutarti a imparare una maggiore indipendenza, ti chiudevano ancora di più.
    Adesso però hai cominciato un percorso, che riguarda te, è cosa tua, che può sicuramente aiutarti a muovere dei passi di maggiore indipendenza 🙂
    e via via a sentirti più sicura di te stessa quando ti muovi “là fuori”. Non farai duemila esperienze in una volta, ma a poco a poco potrai sicuramente farne, e allargare la tua percezione di una mappa più ampia dei percorsi di Simona 🙂
    Se sei stata “impedita” guarda il lato positivo, ci sono un sacco di cose che per te saranno delle belle scoperte 🙂 perché ti muoverai con ancora più curiosità 🙂

    Io personalmente amo moltissimo la mia parte fanciullesca 🙂 che poi, se ci pensi, è spesso anche la nostra parte più creativa,no?
    una parte che anche come mamma probabilmente può aiutarti, credo, anche nel rapporto con le tue figlie.
    Una parte bella di te, che unita a quella parte adulta che senti di aver bisogno di rafforzare farà di te una Simona sia passionale che attenta, sia dolce e tenera che pronta però anche a dire NO! quando una cosa non le va, o capisce che non fa per lei.
    Voglio dire, mica male, no?
    Una Simona che si sentirà più completa, per se stessa 🙂
    tutti siamo fatti di tante parti, e il bello è anche questo 😀

    La sensazione di essere “imbranati” a volte ci viene anche trasmessa dall’esterno, e possiamo finire con il crederci, se la cosa ci viene ripetuta di continuo. Ho un’amica che aveva viaggiato il mondo, diretto un albergo, e decine di dipendenti sotto la sua responsabilità, ma che ad un certo punto della vita ha incontrato un uomo che la trattava come se fosse una che non sapeva neanche legarsi le scarpe da sola. Le diceva che poteva anche dirigere un albergo, ma che per come la vedeva lui si era sempre raccontata un sacco di balle sulla sua indipendenza e sulla sua capacità di stare con gli altri…
    sembra pazzesco, ma lei aveva incominciato a crederci, perché lo aveva incontrato in un momento di fragilità

  • 70
    LUNA -

    e lui l’aveva conquistata proponendosi come un uomo “solido”, ammirato delle qualità di lei, ponendosi, nei confronti di una donna che aveva sempre dovuto badare a se stessa, però anche come chi si sarebbe anche preso un po’ cura di lei. Lei che aveva viaggiato per il mondo, e che aveva incontrato mille culture e nazionalità, lo aveva incontrato nel momento in cui aveva voglia di focolare, e di costruire qualcosa di stabile nella sua città natale.
    Con il senno di poi, quando si è resa conto che lui la stava smontando di continuo (non perché pensava che fosse imbranata, ma perché temeva che lei se ne potesse andare da lui se si fosse sentita ancora indipendente… e quindi la buttava molto sul senso di colpa eccetera per “chiuderla”,e sull’egoismo se aveva degli interessi, anche di crescita personale, e sul fatto di non saper valutare le persone per farla allontanare dagli altri, dalle persone che conosceva da sempre,e di cui era geloso) ha ammesso che, in realtà, avrebbe potuto capirlo da subito che lui era una persona aggressiva, solo che aveva scambiato l’aggressività di lui per sicurezza in se stesso e “solidità”… mentre chi è davvero sicuro di sè, in modo sano, non ha bisogno di essere aggressivo, o di criticare di continuo, o di decidere al posto degli altri.

  • 71
    MORE -

    Ciao a tutte!!!
    Guardarsi dentro e correggere comportamenti e soprattutto pensieri che si hanno da una vita è difficile..così colgo l’occasione e rispondo a Fl53..sto leggendo Le vostre zone erronee,ma vado a rilento,sono solo al cap8..mi alzo la mattina e quando provo a pensare a quello che ho letto la sera precedente,a quei ragionamenti,ecco,non li ricordo più o almeno non tutti:ho troppo in testa i miei di ragionamenti!E poi fa male..picchierei la testa contro a un muro.

    E poi riguardo a quel muro a cui ti riferisci nel post “sono buona, brava, adeguata,’giusta’ oppure egoista, incapace, inadeguata, ’sbagliata’? ecc ecc.”, ecco,mi è anche venuto in mente che il mio ex mi avrà ripetuto non so quante volte SEI INUTILE!Innumerevoli volte.Pensavo “Inutile?Ma ca*** ci stai a fare con una persona che ritieni inutile??”Sinceramente a quella parola non ho creduto per molti mesi.Solo alla fine,iniziò a farmi stare male.Quando mi sono messa con lui,lo stimavo:siamo coetanei e così giovane(all’epoca aveva 25anni)era riuscito a mettere in piedi una ditta da solo con le sue forze e l’aveva da un paio d’anni.In parte anche quello mi aveva conquistata:finalmente una persona determinata,decisa in quello che fa,QUINDI LO SARA’ ANCHE EMOTIVAMENTE,non il solito co.......Equazione sbagliata.
    E’anche un bel ragazzo,alto,bel fisico,lo dico oggettivamente,non soggettivamente.Si nota quando passa,punto.Ricordo che una volta eravamo ad una festa,e delle ragazzine stavano commentando”Oh,hai visto quello?che figo!”.Eravamo per mano.Quasi ci rimanevo male.

    Mamma di sicuro non avrebbe potuto dire che era brutto dato che buona parte dei morosi/frequentazioni me li bocciava esteticamente.
    Quando sento parlare nonna poi,a cui nn piace la ragazza di mio cugino mi dispiace..sento che parla in modo obiettivo e fa male proprio per questo..perchè so che lo farebbe anche con me.Non si rendono conto di quanto possono fare male.
    Io non ho mai portato nessuno a conoscere i miei familiari.Dell’ultimo mio ragazzo però sono contenta di averlo fatto.Per fortuna.

    Riallacciandomi al mio discorso iniziale,e cioè a com’è una persona emotivamente..ecco si il tiro non lo abbasso,come dice FL53,non lo alzo proprio da terra.A volte penso che non è che posso pretendere chissachè,se no poi non trovo nessuno se faccio troppo la difficile.Ma in generale,non solo emotivamente.Specie in questo momento.Non ho un target.

    Rispondo a Luna:effettivamente il mio ex si vantava di non guardare in faccia nessuno,che era uno che faceva quello che voleva,che era andato con tante donne e che quando finiva una storia era il momento per lui di iniziare a divertirsi e che non era mai stato male.Ed era convinto di dire semplicemente quello che pensava.

    Ancora Luna,si ho la tendenza ad aver timore che un’azione se non è ben ponderata crea scompenso.Con lui ad un certo punto della relazione avevo paura di ogni cosa facessi.O mi trattenevo dal farla(come l’andare al cinema)per avere pace e non litigare.L’ho sempre

  • 72
    MORE -

    fatto anche in casa.Soprattutto con mia madre.Non sono mai abbastanza.Sono figlia unica e da un lato sento un certo peso.
    Ho deluso un sacco di volte anche se chiaramente so che mi vuole bene lo stesso,logico,sono sua figlia.
    A volte quando esco con uno mi immagino come si può relazionare in casa mia.

    Forse alla fine il tiro lo alzo,ma sono io che non riesco a raggiungerlo o non va bene per me perchè è troppo alto.
    Infatti poi il mio ex mi diceva che ero inutile e rompevo.Sono sincera:non ci capisco niente.

    Forse anche lui voleva lasciarmi da un po’,ma non ci riusciva perchè si era affezionato.Però credo anche che gli facevo comodo.In tutti i sensi.Mi sento usata.

    Luna,riporto una tua frase:
    “Poiché hai paura di essere ferita, forse, passi il tempo a cercare di non ferire nessuno?
    Poiché hai paura di non poterti fidare degli altri vuoi dimostrare agli altri che possono fidarsi totalmente di te?
    Poiché ti senti indifesa pensi che tutti siano anche più indifesi di quello che sono?
    E ti senti responsabile per loro.”

    Premetto che il mio pensiero è:non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te,ti rispondo che,sì,cerco di non ferire nessuno perchè non voglio essere ferita,ci starei male a far star male per colpa mia,in più sono anche dalla parte della ragione.
    Faccio fatica a fidarmi,dei ragazzi che ho frequentato forse di uno solo mi sono fidata.Non fidarsi è brutto.Si sta male.Quindi faccio di tutto perchè gli altri si fidino di me.Così,in teoria,loro ricambiano(mai successo)nello stesso modo così posso fidarmi anche io.Se io mi comporto bene non gli do motivo di comportarsi male con me quindi non possono farmi male.Invece me ne fanno sempre.Forse si,penso siano indifesi.Sicuramente mi sento responsabile se io sono la cusa del loro malessere:per es. se io tradissi chiaramente causerei malessere e mi sentirei responsabile.
    Ho sempre sottolineato e dimostrato che son seria,pensando fosse un punto a mio favore,forse sbagliavo.

    Non conosco altro modo di spostare il piede se non lasciare.Sarebbe meglio sì spostare direttamente il piede senza avvisare,così do più valore al fastidio che mi è stato procurato,ma se lascio poi non ci sono più chance.Reprimevo il mio istinto proprio per quello:speravo fosse solo un episodio,una parentesi che si apre e si chiude e torna tutto a posto.

    Invece..più mi faceva piangere più era tranquillo.Mi ero anche accorta che lo faceva apposta a farmi piangere.a volte sembrava il suo obiettivo perchè così capiva che ci tenevo.Una volta me l’aveva anche confermato.

    Quei meccanismi so di averli ancora attivati,è per questo che ho paura.In più non mi fido neanche più di me perchè quando era ora che lasciassi il campo sono rimasta lì,ascoltando una voce dentro di me che mi diceva”prova ancora a vedere se si rimettono a posto le cose”.

    Leggendo Simona trovo cose in comune:sento che si approfittano di me e della mia bontà e io mi affido a loro.Mi sento ingenua.
    Trovo interessante e d’aiuto il vostro dialogo..

  • 73
    LUNA -

    MORE: ciao cara 🙂
    anch’io trovo interessante e utile il nostro dialogo generale qui 😀
    e quindi grazie a tutte 🙂 di cuore 🙂

    dolce 🙂 More, parto da qui:

    @Se io mi comporto bene non gli do motivo di comportarsi male con me quindi non possono farmi male.

    Non è un’equazione purtroppo, come ti sei resa conto anche tu :/
    Però è un bene osservarla questa finta equazione, secondo me. Perché contiene uno dei messaggi che ti invii.
    E’ una finta equazione che ha dentro di sè un messaggio.
    Proviamo a metterla così:
    il fatto che tu ti comporti onestamente, correttamente nei confronti degli altri è una cosa buona di te. E anche se vuoi avere a che fare con persone che si comportano correttamente con te.
    E se incontri una persona corretta, poiché è corretta, si comporterà correttamente con te, e vi comporterete correttamente l’una verso l’altro…
    Ma il fatto di comportarsi correttamente verso qualcuno, se è ok per la nostra coerenza, e l’idea che abbiamo del nostro rapporto nei confronti degli altri, non è comunque un’assicurazione.
    Comportarti bene con qualcuno allo scopo che costui si comporti bene con te è diverso da:
    mi comporto bene con qualcuno e voglio che qualcuno a sua volta si comporti bene con me, perché non mi va di avere a che fare con persone che si comportano male con me.

    Dove sta la differenza?
    è un po’ difficile spiegarlo, ma ci provo.
    Nel secondo caso riconosci le persone come un qualcosa fuori da te che non puoi controllare, persone dotate di libero arbitrio, che scelgono di comportarsi in un modo o nell’altro, accanto a te, dotata di libero arbitrio, che scegli di comportarti in un modo o in un altro. E di capire dove stai male e dove stai bene. Riconosci l’altro come un qualcosa fuori da te che ha le sue responsabilità riguardo il suo comportamento.
    Due persone alla pari, che si scelgono o si separano, nel momento in cui una non sta bene con l’altra o entrambe non stanno bene insieme.

  • 74
    LUNA -

    Nel primo caso, quello della falsa equazione, invece, ti incastri.
    Ti incasti in cosa?
    Be’, innanzitutto nel fatto che esiste un libero arbitrio (nonché esistono delle dinamiche, nelle persone… come la dinamica di una persona che ha bisogno di dimostrare il proprio potere su un’altra facendola piangere… quindi vedi te…) per cui le persone possono comportarsi male e comportarsi male indipendentemente da come ti comporti tu. Non puoi controllare questo, neanche se diventi maria goretti e neanche se ti immoli sull’altare sette volte al giorno.
    Non è il tuo esempio, se pure edificante che sia, a controllare il comportarsi di un altro. Perché “è lui” che si comporta.
    Il verbo mica è tuo…
    Si capisce cosa voglio dire?
    E allora cosa si può fare se questo controllo non esiste? Se la frase: “io non ti faccio male, e quindi TU NON PUOI fare male a me” non è un’equazione?
    si può sicuramente continuare a comportarsi “bene” secondo i propri criteri, perché si pensa che sia giusto farlo nei propri confronti e nei confronti altrui, ma non pensando che sia un qualcosa che si fa per tentare di controllare una situazione o ciò che sta nel libero arbitrio di un altro.
    E’ chiaro che in una coppia ci si viene incontro, ma appunto ci si viene incontro. E se tu fossi stata nelle tue sensazioni e non nelle equazioni, probabilmente, allora, mentre stavi con uno che ti faceva piangere, ti saresti detta che al di là di come ti comportavi tu, di ciò che tu ti aspettavi da te stessa o da lui per stare in un certo modo, era un dato di fatto che lui si comportava, in quel momento presente, in un modo che a te faceva stare male.
    E invece di chiederti: “ma perché lui si comporta male se io mi sono sempre comportata bene? non dovrebbe comportarsi bene per “giusta regola”? perché non capisce? – o “forse non ho fatto abbastanza? forse l’ho ferito dicendo che volevo andare al cinema, perché per lui questa cosa è insopportabile?” ti saresti detta:
    io qui non sto bene.

    Ci sono espressioni come “inutile” e “all’altezza di” che non voglioni dire NIENTE. E sono parole che le persone aggressive usano molto spesso, e che entrano nel vocabolario di chi ha avuto a che fare con l’aggressività.
    Ti rendi conto del perché non hanno alcun senso?
    Le persone non stanno insieme per misurare a che altezza sono, ma per quello che hanno in comune, e stanno insieme bene o male. Una storia non è una competizione, è una relazione.
    E ci sono anche altre espressioni deleterie:
    “TU MI HAI SEMPRE DELUSO”.
    Rispetto a cosa? Rispetto alle aspettative di qualcun altro?

    Mettiamo che tu (generico) nasca in una famiglia di impiegati. Da piccola manifesti uno spirito artistico, e decidi di andare a fare la concertista. Potresti deludere i tuoi, che sognavano per te il posto statale?
    Mettiamo che tu nasca in una famiglia circense. Decidi di andare a fare l’impiegata. Potrebbero dirti che li hai traditi?
    Mettiamo che tu ti innamorari di un uomo brutto (che a te piace, sennò…) e sei felice…

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    Ciao a tutte!

    Luna,penso di avere compreso la differenza tra “Comportarti bene con qualcuno allo scopo che costui si comporti bene con te è diverso da:
    mi comporto bene con qualcuno e voglio che qualcuno a sua volta si comporti bene con me, perché non mi va di avere a che fare con persone che si comportano male con me”.In un certo senso è come che dovessi comportarmi bene con gli altri per me stessa e perchè fa sentire meglio me,non tanto per loro.

    Il mio problema purtroppo è che mi aspetto sempre qualcosa da qualcuno(o almeno con chi ho un buon comportamento),se non altro l’ingrediente base cioè il rispetto,quello che si dovrebbe portare a chiunque,anche a chi incontri per strada e non conosci.

    Una persona come il mio ex,è portata a non rispettare nessuno o lo faceva solo con me???Mi sembrava che ai suoi amici portasse rispetto.Solo con me faceva così.Aveva pure iniziato a trattarmi male davanti a loro,come che volesse dimostrare loro,che lui mi trattava male e io continuavo a stare lì.

    Mi sono isolata per talmente tanto che non riesco più a interagire con un ragazzo quando sono fuori,a meno che non sia uno che conosco già da anni.

    Tra l’altro,parlando con un amico l’altro giorno,era uscito il tema violenza sulle donne,lui mi ha detto che ne sente tante di ragazze che “sono state prese a schiaffi dal moroso”(per usare le sue parole).Cavolo a quel punto ho drizzato le antenne.Ne sente TANTE???Ovviamente non gli ho raccontato nulla,mi vergognavo troppo…Gli ho chiesto se lui lo farebbe.Mi ha risposto che non l’ha mai fatto,nemmeno quando è stato tradito,che non l’ha mai fatto con un uomo figuriamoci con una donna che non può difendersi quindi non ci sarebbe gusto,poi però ha aggiunto che ci sono dei casi in cui una donna se lo merita,perchè noi(donne)non possiamo pensare di fare sempre quello che ci pare!!!Gli chiedo quali sarebbero i casi,e mi risponde:se una tradisce,se si mette a discutere urlando in mezzo alla gente, cose così..2 schiaffi ci stanno bene!

    Dopo quella chiacchierata sono alcuni giorni che mi chiedo se sia stata mia la colpa di quello che è successo,ci saremmo lasciati sicuramente,questo si,ma non perchè mi ha picchiata.Avrò anch’io la mia parte di colpa.Quando ci si lascia è sempre così,è un 50 e 50.Forse l’ho portato all’esasperazione.Se quella sera non fossi andata a casa sua a discutere delle offese che mi aveva detto due gg prima,non sarebbe successo niente.Magari ora non sarei sola,cosa che odio tremendamente.Sono convinta al 100% che lui pensa che sono stata io ad esasperarlo,mi sono lasciata prendere dall’impulso di andare là.

    In più ora c’è la possibilità che lo incontri il venerdì…aprono due locali(estivi)dove vanno sempre i suoi amici e dove andavo anche io,sono gli unici due nella nostra zona.Non so che effetto mi farà vederlo con un’altra.Io non sono uscita con nessuno mentre lui di sicuro…Lo guarderò mentre si bacia con un’altra e io penserò a quello che ha fatto a me…

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