Salta i links e vai al contenuto

Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via

di aleba

Riferimento alla lettera: Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
Leggi tutto il testo a pagina 1

Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011

L'autore ha condiviso 2 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore aleba.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Amore - Famiglia - Me Stesso

1.662 commenti

  • 626
    LUNA -

    neri, grazie per la tua testimonianza. Lo struzzo… Quanta ragione hai? Dico che si è struzzi a propria volta. Per carità, a volte è anche perché ci si concentra sui problemi dell’altro. Non è un caso comunque se nel 90×100 dei casi è quando si va in prima persona dallo strizzacervelli che qualcosa cambia. Cerchi di mandarci lo struzzo (che di solito non ci va. E’ quando scatta dentro, non fuori, l’esigenza di un altro dialogo con sè e di ‘risolversi’ di più che ci si va) e osservi quanto ne avrebbe bisogno. Ma tu (generico) no? Non fosse altro per gli equilibri (squilibri) a incastro che vengono a crearsi e che costano sacrifici? – magari vai per parlare dello struzzo(strunzo) e ti si rivela in cosa sei struzzo tu. – lui non ti ha solo fregato, neri, come giustamente noti tu. Si è comunque anche mostrato per chi era, come funzionava, se non subito comunque in seguito. Ma la squadra in qualche modo, fosse anche questione di ‘struzzità’, funzionava o comunque si reggeva su quelle percentuali. Chissà se il fatto che uno sappia usare bene un ruolo fatto anche di passività e dipendenza da chi manifesta un carattere più forte e risoluto e decisionale dà l’idea di essere ‘più forti’ ‘più liberi’ ‘più decisionali’ ‘più risolutori’. Guarda che cominciare a propria volta a vedere, a vedere in cosa si è stati struzzi, cosa si è dato per copione consolidato e immutabile fino a non cogliere la propria parte e adattarsi a un modo di essere, anche proprio, in qualche parte percepito come ‘mutilato’ non è cosa da poco. “a volte” diceva qualcuno “il problema non sta nelle risposte che ci diamo, ma nelle domande che (non) ci facciamo”. Chi lo ha detto? Avevo citato la fonte nel forum, mi pare, ma ora non ricordo. Parafraso, mettendoci anche quel ‘non’ e penso che la frase sia quanto più vera. Per me sì. Anch’io, pur avendo sempre parlato con me, son stata struzzo. Anche perché quando gestisci ti concentri su punti in particolare, per stare in equilibrio.

  • 627
    neri 21 -

    Ciao ragazze,
    Sono di un incazzatura micidiale se non mi sfogo con qualcuno vado d’istinto e butto fuori di casa qualcuno, ditemi dove comincia e finisce il dovere di un genitore o dei due genitori, ieri sera mio figlio il grande ha fatto una battuta che non la condivido, successo qualcosa di negativo nella scuola, non so esattamente a cosa se derivato dai suoi studi o altro (non credo sul comportamento perche e educato) ma non e questo il problema, mi sono sentita dire che sono io a chiedere le cose, e quando gli chiedo (ogni giorno la stessa domanda) “oggi come e andata scuola” mi risponde con la solita battuta “tutto bene” mentre l’uomo del monte e in contatto diretto via Email con il responsabile della classe, purtroppo e stato aperto il discorso in un momento che dovevamo andare via, cosi si e rimandato ad oggi ma sono sicura che oggi se non apro il dialogo loro non lo fanno, (come sempre x sapere le cose devo sempre chiedere )non riesco capire ho non voglio capire se l’uomo del monte cé o ci fa.
    Parlavo oggi con mia madre, sono io sbagliata che ho un concetto di famiglia di collaborazione, di dialogo (anche se i due adulti hanno dei problemi) di rispetto, con dei principi che dovremmo insegnare o trasmettere ai figli, ho avuto dei genitori magnifici, con i pro e contro nessuno e perfetto, pero io e mio fratello siamo cresciuti con dei valori molto forti, chiaramente e l’eredita dei nostri genitori.
    La mia incazzatura e che non riesco a fargli capire al grande questi valori che faranno parte del suo bagaglio di vita, perche a fianco a me ho una persona che sinceramente non riesco piu a descriverla.
    L’istinto di donna mi dice ” buttalo fuori, la ragione mi dice, chi sono io x decidere questo, fargli mancare una parte di genitore anche se e sbagliato, pero e un padre che nonostante tutto qualcosa e cambiato verso i figli, da quando mi sono ribellata ai suoi atteggiamenti da super uomo, padre padrone. In questo periodo sotto questo tetto stiamo vivendo due nucli famigliari l’uomo del monte con il figlio grande e io con il figlio piccolo, ma che famiglia e questa? mi faccio schifo da sola x permetteere questo, ho provato parlargli a spiegare che cosi stiamo facendo del male ai figli oltre che a noi stessi, ascolta, annuisce, mi risponde che non ha una risposta, che non sa cosa fare,questo e il suo atteggiamento perche altro non conosce, io rabbrividisco, gli rispondo appoggiati a me, chiedimi le cose , parliamone cerchiamo di fare le cose insieme x i nostri figli, tutto bene x alcuni giorni, poi si torna da capo. E vita questa ,ma il psicologo che frequenta cosa fa, lo spreme solo x i soldi o cosa. Impossibile che un uomo del suo prestigio come lavoro e studio e arrivato dovè solo con le sue forze, non tira fuori le palle quando ci vuole per la FAMIGLIA e per la vita quotidiana. Sempre di piu mi viene da dire che ho un terzo figlio, devo prendergli la mano e accompagnarlo nel sentiero della vita.
    E IO – E IO – E IO – E IO – E IO – E IO

  • 628
    neri 21 -

    scusatemi x lo sfogo sto parlando solo di me non e nella mia natura di essere egoista, questo e un periodo cosi, le vs risposte mi fanno bene. Ciao a tutti voi

  • 629
    aleba -

    Neri, ciao!, purtroppo devi considerare che lo psicologo non può illuminarti la strada dall’oggi al domani. E’ un percorso lungo pieno di ricadute. Se tuo marito affronta l’analisi con disponibilità, probabilmente ne uscirà più consapevole. Ma non è detto che un uomo prestigioso che sa quello che fa sul lavoro, sia altrettanto capace nella famiglia. Mi sembra che qui sei tu la più consapevole di cosa voglia dire impegnarsi.

  • 630
    Fuori dal Coro -

    Ciao ragazze come state ? Ho letto gli ultimi vostri commenti. A volte penso che molto di quanto accade e di quanto è accaduto a me e a voi tutte sia dovuto in gran parte anche alla società in cui viviamo. In questo mese ho riflettuto molto su tante cose. Tanti e tanti pensieri mi si sono accavallati nella mente. Faccio raffronti. Vedo mia madre, parlo di più con lei. E mi rendo conto che oggi più che mai dobbiamo fare i conti con la società in cui viviamo. Si dice che si è figli dei tempi in cui si vive. E credo sia vero. Ma i nostri tempi, quelli di oggi, oggettivamente non sono tempi giusti. Nel senso che sono tempi in cui difettano veramente tante cose. Per carità, ogni epoca ha avuto i suoi pro e contro. Ma oggi davvero si è persa un po’ la cognizione dell’essere umano. Oggi si corre, si cambia, si pensa, si agisce troppo troppo troppo velocemente. Qualche anno fa si diceva che vivevamo nei tempi dell’usa e getta. Ecco adesso neanche si usa. Si getta e basta. Il tempo non è gestito adeguatamente. Spesso si lavora troppo ma…in sostanza cosa si produce di reale ? Nulla…solo banalità. Un bambino oggi non è un bambino, ma una macchina da corsa. Fa mille cose, troppe. E’ generato da papà e mamma ma non li vive. Entrambi troppo impegnati con il lavoro. Sono poche onestamente le mamme come Aleba. Si contano sulla punta delle dita. Mamme che dedicano il loro tempo ai figli. Così come faceva mia madre con me e come faceva mia nonna con lei. Oggi ci sono le “tate”. E i figli si “vivono” la sera. Tutto ciò è assurdo. Un tempo, non tanto lontano, parlo del mio tempo quando ero bambino ed adolescente mia madre non si poneva troppi problemi. La scuola era un luogo piuttosto sicuro. La tv non ti propinava continuamente spazzatura. I programmi iniziavano alle 18. C’era un tempo per la scuola, per giocare, per vedere la tv, per essere bambini. Ma sostanzialmente “c’erano i tempi”. Eppure di 24 ore era fatto il giorno così come oggi. Solo che oggi queste 24 ore le “bruci”. Mentre prima si assaporava il minuto. Si dice che è progresso, evoluzione. Io parlerei di regresso e involuzione. Quando ero malato veniva il medico a visitarmi a casa. Oggi il medico non esiste. Se stai male o ti rechi dal medico con 39 di febbre o vai al pronto soccorso passandoci anche 12 ore. Mio padre è morto in una grande città senza aver potuto contare su un’assistenza medica. Papà quando lavorava alle 14 era a casa e mi dedicava i pomeriggi. E l’Italia non era in crisi. Le telefonate costavano 127 lire e parlavi anche 5 ore. Oggi, pur facendo lo stesso lavoro di mio padre, spesso non sto a casa prima delle 19, in proporzione prendo meno di lui e le telefonate costano 10 o 20 centesimi al minuto. Lavoriamo di più spendiamo di più ma l’Italia è in crisi. Il mondo e formata da centinaia di nazioni. Ognuna ha il suo debito pubblico. Possibile ? Ma se siamo 10 persone al mondo e ognuna ha debiti…qualcosa non torna. Ci deve essere qualcuno in attivo! Ci hanno fatto credere….

  • 631
    Fuori dal Coro -

    …..che sia la Cina. Strano! Un paese che conta più di un miliardo di persone sta meglio di che ne ha 50 milioni !!!! Sarebbe come dire che una famiglia con sette figli e uno stipendio da 3.000 euro sta meglio di una famiglia con un figlio e uno stipendio da 2.000. Qualcosa non torna. Prima trovavi un lavoro. Era piuttosto facile. E generalmente te lo portavi per tutta la vita. Oggi non vorrei essere un giovane di 20 anni. Sempre a rischio di essere licenziato (ammesso che trovi uno straccio di lavoro). La Telecom licenzia nonostante abbia introiti pazzeschi. Il governo ci fa credere che con la modifica dell’articolo 18 si può risolvere il problema dell’occupazione giovanile. Noi ascoltiamo e “beviamo” ciò che ci dicono. Non ci ribelliamo. Stiamo lì buoni e zitti. Per far lavorare un giovane bisogna licenziare un padre di famiglia senza giusta causa. Non ci viene in mente che così facendo ci sarà comunque un disoccupato per ognuno che viene assunto. L’Equitalia ha messo in ginocchio famiglie andando a recuperare crediti inesistenti sotto tutela dello Stato. Ma a qualcuno è “girato il boccino” e gli ha piazzato le bombe sotto l’gli Uffici. Hanno “stretto il sederino” e adesso sono arrivati a più miti consigli. Ci pensano due volte prima di fare quello che hanno fatto finora. Dobbiamo tirare fuori l’artiglieria allora ?
    Per quanto riguarda la mia situazione…mah…ancora non mi pronuncio. Sto cercando di capire. E’ veramente difficile. Sto cercando di muovermi a passettini. Ma faccio fatica a trovare il bandolo della matassa.
    Un bacione con affetto a voi tutte.

  • 632
    aleba -

    Ciao Fuori dal Coro, che bella analisi hai fatto. In poche righe hai descritto perfettamente i nostri tempi e la situazione in cui viviamo. Devo dire che concordo pienamente! La maggior parte delle persone pende dall’altoparlante della TV, qualsiasi cosa venga detta. Storicamente l’Italia è un paese dove ognuno fa i fatti suoi e di come viene gestito il paese nel complesso, pochi pensano di fare o addirittura di poter fare qualcosa. Il governo, di qualunque schieramento, va avanti sempre per la sua strada ed è sempre una strada che protegge i privilegi. Come fanno a stabilire come deve vivere una famiglia con 1200 euro al mese se loro li guadagnano in un giorno??. Io non faccio vedere la tv a mia figlia, 1/2 ora al giorno è più che sufficiente, poi le dico di spegnere perchè la tv “si pappa il cervello”. Molto meglio disegnare o giocare a nascondino con il gatto, o fare i compiti “per finta” (è alla scuola materna). Mentre lei mi dice che nei weekend che trascorre con il papà, lui sta tutto il tempo davanti alla tv. Immagino!, lo faceva anche prima. Se non avessi i miei genitori non so cosa farei. Io lavoro tutto il giorno e mia mamma si è sempre occupata di mia figlia nelle ore in cui lavoro. Purtroppo io devo lavorare. Per questo per me era assurdo quando suo papà che ha sempre avuto più tempo di me a casa, la portava a mia mamma con 39 di febbre (20 km di distanza) perchè con la bimba a casa lui non poteva andare al bar a mangiarsi i soldi.
    A me viene ancora da vomitare quando ci penso. E per ogni sua debolezza, per ogni sua mancanza ha sempre fatto sentire in colpa me come se fossi la più infima delle persone. Fuori dal Coro, mi auguro che i tuoi siano passi ponderati, buoni e sicuri. Ciao, buona giornata.

  • 633
    LUNA -

    ciao cari! 😀 Fuori dal coro capisco il concetto ‘matassa’, e i piccoli passettini mi sembrano la giusta via. Anche perché andando piano ci si ascolta e si aiuta anche l’intuizione. Vera la tua analisi e 🙂 con aleba anche per il gioco dei compiti. Pensa che io lo facevo anche da sola quando ero piccolina, ma nel senso che son stata molto positivamente stimolata. I miei erano giovanissimi e lavoravano entrambi. Mio padre talvolta anche la domenica, però io mi ricordo che c’erano tantissimo. Andavamo ogni domenica, quando si poteva, insieme in mezzo alla natura. I miei mi hanno insegnato sin da piccolissima ad amare e rispettare persone e animali. Ma anche ad usare la fantasia. La prima casa aveva il giardino, anche quando giocavo libera ero in realtà al sicuro. E comunque anche in seguito quando avevo un cortile davanti ho passato tantissimo tempo all’aperto. Mio padre che aveva avuto un’infanzia tra il verde e poi suo malgrado era diventato più cittadino appena è stato possibile è tornato nel verde e noi con lui. Però i fattori son tanti. Vedo ragazzini e bimbi che pur avendo un giardino non lo usano, tanto son sempre di corsa, pur avendo genitori attenti. Che quando non lavorano li seguono tanto. Ma per esempio se c’è qualcosa che non funziona nella scuola c’è troppo da fare a casa. E io che ho insegnato se pure per breve tempo posso dire che spesso colpa degli insegnanti non è. Quando ero piccola io cambiai 3 maestre in 3 anni. Credo fosse raro. Oggi rara è la continuità didattica. Io penso che ogni azione ‘è politica’ anche se non sei schierato. Quando mi è capitato di

  • 634
    LUNA -

    io ho potuto portare (ero in una struttura ‘intelligente’) degli aspetti che stimolavano la creatività. Ragazzi e genitori erano entusiasti. Ma non perché io fossi ‘un ufo’ ma perché, probabilmente, viviamo in un mondo più ‘passivo’. Infatti noto che esistono tanti corsi creativi e stimolanti e che la gente si iscrive e ne ha una grande ‘sete’ anche per la sovraesposizione passiva. Così cerca un’isola, uno spazio in cui tornare in contatto con sè, la natura, la spontaneità e l’intuizione e la condivisione. Il problema è che ha dimenticato molto spesso a usare ciò nella vita in genere, quotidiana. Io non lo trovo per niente banale. Perché è così che io ho vissuto sempre, anche inconsapevolmente. E infatti mi ha fatto male, anche alla salute, quando le mie vicende personali e l’impostazione mentale altrui mi hanno travolta. Ho 38 anni e non so se avrò mai un figlio. Ma anche nel senso che sento la necessità naturale di sentire di aver ripreso per mano me e di ritornare in equilibrio. Siamo chi siamo, dentro, tra il verde come in città. Però per me è un certo shock aver perso il verde, che è una dimensione di vita. E l’idea di una creatura chiusa in casa tranne che per un’uscita al parco mi fa male fisico. Sarà anche una mia proiezione e appunto qualcosa che io devo risolvere, e grave è altro. Ma così è.

  • 635
    aleba -

    Ciao Luna, capisco perfettamente la cosa del giardino, del verde. Io sono cresciuta in una tenuta con giardino talmente grande che c’erano degli angoli inesplorati. Con 13 cani di taglia grande che erano la mia scorta in tutte le scorribande. Vivevo nella zona residenziale di una metropoli e a 10 km da casa mia c’era solo la natura, spazi sterminati e animali selvatici che per me erano la vita stessa. L’aria che si respirava era così densa di libertà che lasciava disarmati di fronte alla potenza di madre natura…tanto semplice, quanto complessa e delicata nei suoi equilibri microscopici. Credo che il contatto con la terra, con gli animali e la vegetazione sia di primaria importanza per la formazione di un bambinio, infatti una delle cose che mi frenava dal separarmi era proprio che avrei portato via mia figlia da un giardino di 10.000mq, chiudendola in un appartamento. Ringrazio i miei gatti che la coinvolgono in decine di giochi ed effusioni, ma certo non è come in giardino. Però ricordo come erano persi i suoi occhi quando in quel giardino assisteva involontariamente alle discussioni tra me e il mio ex.Discussioni che lui non accettava di rimandare a quando lei non fosse stata presente. Oggi i suoi occhi sono limpidi, sereni e sorridenti. Penso che ho molto lavoro da fare con lei, prego ogni giorno di essere in grado di nutrire la sua anima con la stessa disponibilità di energie che le ho trasmetto quando la allattavo al seno.
    Ciao, Aleba

  • 636
    Fuori dal Coro -

    Ciao Aleba, Ciao Luna
    Spero stiate bene, soprattutto in salute che è comunque sempre la cosa più importante. Apprezzo e condivido i concetti espressi da entrambe. Ho cercato di fare una disamina sintetica dei mali che affliggono la Società di oggi e che putroppo, a mio parere, sono la prima vera causa dei vari disagi umani. Non ultimi quelli delle separazioni e del controllo dei figli. Con tutte le conseguenze del caso. Io credo che oggi la gente viva come le pecore. Non si pone i reali problemi. Va dietro al pecorone che si trova davanti e non si pone domande su dove stia andando e perchè. Nella Società di oggi è sparità l’ovvietà, la normalità. Io penso che se incominciassero a dirci che gli orologi per funzionare debbono andare indietro e non avanti ci lasceremmo convincere della giustezza di questa cosa senza porci troppe domande. Negli ultimi 60/70 anni, dal dopoguerra diciamo si è andati incontro progressivamente ad un progresso (o regresso ?) troppo veloce. La vita dell’uomo è cambiata totalmente. Per millenni l’uomo viveva di pari passo con la terra, mentre in questi ultimi decenni la terra è stata abbandonata. Ma cosa sono 60/70 anni in confronto centinaia di migliaia di anni. Siamo proprio sicuri che ciò che stiamo facendo sia corretto ? Il progresso quello vero dov’è ? La medicina quali passi avanti ha fatto ? I veri valori dove sono ? Chi di noi conosce veramente un “mestiere” ? Chi sa fare veramente qualcosa di utile a sè e alla massa ? Siamo diventati un’umanità di scribacchini su tasti di computer. Ma per creare cosa ? La medicina è ferba ad Alberto Sabin che scoprì la penicillina per la cura della tubercolosi. E dove scoprì la cura ? Nella muffa. I medici studiano, vanno in giro con camici bianchi credendo di essere portatori di sapienza. Mentre sanno applicare solo protocolli standardizzati e non sanno curare veramente una persona. Cercano studiano ma non si rendono ancora conto che i rimedi contro le malattie bisogna trovarli in natura e non nei composti chimici. In natura non esiste il punto più alto. E’ un po’ come il gioco del poker: la scala massima batte la media, la media batte la minima, la minima batte la massima. La natura crea, la natura distrugge. La natura crea il cancro ma la natura ti da anche la possibilità di battere il cancro. E non credete all’immortalità. Alla vita che dicono sia aumentata. Non è vero nulla. E’ crollata la mortalità infantile e per questo si è alzata la vita media. Ma i centenari esistono oggi come esistevano tanti anni fa. Si moriva prima a 40 anni si muore oggi 40 anni. La vita media di un cane è sempre stata di 14/15/16 anni. Oggi è la stessa nonostante l’avvento dei veterinari. Il buon Dante scriveva “nel mezzo del cammin di nostra vita” che a suo tempo (600 anni fa o giù di lì) era di 35 anni, quindi con una vita media di 70. E oggi staimo ancora lì. E poi basta farsi un giro nei cimiteri per constatare la realtà dei fatti. Ho visto ultracentari del 1800 e 22enni del 2012. E’ un po’…

  • 637
    Fuori dal Coro -

    …il discorso che se tu mangi due polli e io zero, abbiamo mangiato 1 pollo per uno. Oggi un medico non è neanche in grado di diagnosticarti una gastrite. Ti fa fare la lastra e non è neanche sicuro. Ci sono le risonanze magnetiche ma non bastano. Prima ti diagnosticavano un tumore con una semplice visita (ho le prove di ciò). Una volta portavi i soldi in banca e ti davano gli interessi. Oggi se porti 10.000 euro e non li tocchi a fine anno te ne trovi 9.900. E a noi sembra normale. Io ti presto i soldi e ti pago pure ???!!!!
    Se un orso, una talpa potessero parlare si chiederebbero se davvero l’uomo è l’essere intelligente. Perchè per loro avere un rifugio è una cosa naturale e…gratis. Noi no il rifugio lo dobbiamo pagare. E mi sta pure bene perchè in fondo lo costruiamo. Però per millenni la casa non è mai stata un grosso problema per l’uomo. Parlando di favole persino Geppetto, falegname povero, aveva un tetto entro cui rifugiarsi e non risulta abbia mai fatto un mutuo trentennale per viverci. Ma andando nella realtà mi risulta che più di 2000 anni fa anche un certo Gesù di Nazareth figlio di un altro falegname povero aveva la sua casa a Nazareth. E non risulta neanche qua dai libri di storia che Giuseppe il falegname abbia dovuto fare un mutuo trentennale per assicurarsi il tetto. Mi direte ma che case erano. Bah, la casa di Gesù non l’ho mai visitata. Però ho visto la casa di una certa Rita da Cascia a Roccaporena in Umbria. Bella casa, su due piani. Costruita in muratura e pietra incerta. Quattro ampie camere, cucina, mattoni in cotto, travi in legno. Forse le porte un po’ basse. Ma una metratura di almeno 80/90 mq. Niente a che vedere con i seminterrati di 30mq che vengono venduti anche a 300.000 euro in estrema periferia!!!!!
    E pure lì non si hanno notizie di mutui a vita.
    Quanto ci sarebbe da parlare da dire. Mi sembra di vivere in un mondo dove circolano uomini caricati a molla. Che camminano senza pensare. Che fanno tutto ciò che viene loro imposto senza porsi il problema di quanto sia grande la deficienza umana. Continuano a costruire automabili Euro 4 Euro 5 Euro 6. Ma le polveri sottili sono sempre di più nell’aria. E si è scoperto che una macchina del 1960 inquina meno di una del 2000. Poi si fanno i treni ultraveloci per guadagnare mezz’ora su 700 km. Ma nelle grandi città non si è in grado di far percorrere 5 km in meno di un’ora. Le stesse grandi città che sembrano offrire chissà cosa. Ma se parli con un giovane di 15/20 anni ti parla sempre e solo di discoteca!!!!
    Un giorno mi trovavo per mia fortuna nelle Isole Vergini del Mar dei Caraibi. Arrivò un gruppo di persone che lavoravano in banca per una vacanza organizzata dalla loro società. Credetemi li ho visti immersi nelle acque cristalline di quel mare e li sentivo parlare di lavoro, di pratiche inutili, di telefonini, di convegni. A qualcuno mancava la metropolitana, altri dicevano “va bè ma che facciamo ?” Li guardavo attonito, incredulo…Boh!!
    Ciao a tutte!!!

  • 638
    LUNA -

    ALEBA: …infatti ho scritto “siamo chi siamo tra il verde o in città”, perché la cosa più importante, come sottolinei giustamente tu, è il nostro grado di serenità (e anche gioia) interiore, e cosa trasmettiamo. Io credo che tu abbia avuto una grande intelligenza emotiva a capire che tua figlia era a disagio, e a venire incontro ai suoi bisogni.
    Non è detto che un giorno non potrai offrirle e offrire a te stessa anche una dimensione abitativa diversa, sulle corde che si diceva. Ma certamente essere la principessa triste in mezzo al verde non le avrebbe fatto bene, e non l’avrebbe aiutata ad armonizzarsi con se stessa e con la vita.
    Vedi, Aleba, io sono certa che la persona che aveva 13 cani e ha guardato la natura come dici vive sempre dentro di te.
    sicuramente questa (e non solo questa!) cosa di te traspare dal tuo modo di essere, non solo dal modo di fare.
    e tua figlia lo vive e lo sente 😀

    Dicevo: è un problema mio perché appunto è collegato al mio bisogno di natura, di verde. E anche alla mia frustrazione per non essere riuscita a “difendere” questo mio bisogno.
    Io ho vissuto per tanti anni in un posto che amavo, fin da bambina, poi ho trovato una casa in affitto nel luogo che amavo, poi ci siamo trasferiti in un altro posto sempre nel luogo che amavo. sono stata infelice per altre ragioni, purtroppo, ma intorno avevo il mio mondo, un mondo che mi somigliava, e che era parte di me comunque. Non è assolutamente vero come lui ha detto che io sono stata tanto tenace perché lui aveva una casa lì. Quella casa per me è stata fonte di sofferenza. Già solo per il fatto che non ho mai potuto sentirla veramente mia e che in cuor mio ho speso energie infinite per non affezionarmici troppo e per dirle addio, troppe volte.
    Io sono stata tenace perché lo amavo, talmente tenace che forse, se invece fossi stata egoista, avrei difeso un mio bisogno profondo di vivere in un luogo che amo lavorando su questo progetto, che è tutt’altro che materiale. Avrei fatto un master che non ho fatto perché, concentrata a stare in equilibrio su altri casini, vivevo una assurda precarietà e mi concentravo sulla crisi del rapporto.
    Avrei messo via anche ogni centesimo per poter lavorare per un sogno mio. Invece non l’ho fatto. Perché il mio sogno comunque restavamo noi due.
    Non sono una persona viziata, Aleba. sono felice di avere una casa, e peraltro felice con lui sarei stata ovunque. Insieme poi avremmo anche potuto coltivare un sogno di tornare un giorno nel luogo che entrambi amavamo.
    La verità è che io ho vissuto tanto tanto in sottrazione. Fin prima che quel casino esplodesse nella mia vita, con le sue assurdità, non ero mai stata una persona viziata, ma una persona con chiare delle mete, in senso “spirituale” più che materiale sì. Ad un certo punto io ero talmente abbattuta e talmente abituata a vivere comunque con un senso di “sottrazione” (non so se riesco a spiegarti) che mi pareva che essere fosse essere viziati.
    In realtà non lo sono mai stata.

  • 639
    LUNA -

    E non lo sono adesso. Però mi ascolto. Penso che sono strafortunata ad avere una casa, ma forse sento una ribellione interiore anche per il tempo mio che ho perso.
    La mia non è una rabbia lesiva verso terzi.
    E’ la rabbia di sapere che è assolutamente corretto che non puoi farti amare da chi non ti ama, o risolvere i conflitti di un’altra persona, però fin da bambina io ho sempre visto e ringraziato per ciò che era serenità. Così per me era assurdo vedere qualcuno (come ha fatto sua madre con suo padre) voler coltivare la frustrazione e non sapere godere della tranquillità. Se avesse detto: scusa, non ti amo, ciao. Chi avrebbe potuto comunque dirgli niente? Non è che devi essere sereno e felice per forza con una specifica persona solo perché entrambi (e tu ancora di più) siete nelle condizione di vivere serenamente e anche con gioia e svegliarvi la mattina con il sorriso. Il problema è che lui si dava la zappa sui piedi ogni mattina e la dava sui miei piedi ogni mattina. Provo rabbia perché in fondo più io ero positiva e più lui era negativo, dandomi della persona poco concreta o che voleva fare le cose alle spalle degli altri. Cosa che non sono mai stata. Semmai io ero positiva, oltre che concreta. Lui mi ha trascinato in una modalità frustrante che non mi apparteneva, ed io gliel’ho permesso.
    Provo rabbia perché non sono riuscita a seguire la mia indole veramente e ad un certo punto mi sono convinta che vivere a propria somiglianza fosse utopia o fosse essere viziati. Quasi che rubassi a qualcuno qualcosa. Cosa che non è mai stata. Cioè mi ha fatto entrare in una dinamica tipo (metafora): mi piace vestirmi di rosso, ma chi sono io per volere e avere un vestito rosso? Vola basso, in scala di grigio.
    Ma io non sono mai stata così. Anche perché non ho mai desiderato in vita mia qualcosa che fosse realmente impossibile. I miei sogni sono sempre stati concreti e ho sempre lavorato per realizzarli, passo dopo passo. Accettando anche le frustrazioni connesse al fatto di non poter avere sempre, ovviamente, quello che si vuole. E quando da piccola con i miei si viveva con poco si era felici con quel poco.
    Ma probabilmente provo rabbia proprio perché mi ricordo sempre più chi sono.
    Oggi l’Italia è piegata in quattro, oggi veramente ci può pure venire il dubbio se sarà sempre possibile avere in tavola la minestra. Ed è vero, Fuori dal Coro, che la cosa dei mutui è allucinante. Ma perché un tempo i mutui rappresentavano il concretizzarsi di un desiderio primario (il nido) e di una stabilità, oggi, se te li danno, un’angoscia. Che la salute propria e dei propri cari sia la cosa più importante, insieme ad una qualità di vita dignitosa, è il mio pensiero principale. Anche perché so che nessuna di queste cose sono scontate. Però penso che sia importante coltivare i propri piccoli sogni, e dare loro valore. Pensare di meritarsi una vita che ci somigli e l’idea che pensare di sentire un proprio diritto di migliorarla, innanzitutto dentro sè, sia importante.

  • 640
    aleba -

    Ciao a tutti.
    Luna, mi ritrovo in ogni passo di ciò che scrivi, ma la mia testa si è fermata sulla frase “Ma probabilmente provo rabbia proprio perché mi ricordo sempre più chi sono. Questo è il nocciolo, questo è quello che ancora mi trascina giù in certe ore, certi giorni.
    Davvero a volte mi sento un’aliena, aliena da me stessa e non riesco a far venire fuori l’aleba che avrei dovuto essere se non ci fossero stati gli ultimi 17 anni. Certo, è impossibile! perchè questi 17 anni non si possono cancellare con un colpo di spugna, mi hanno profondamente cambiata. In particolare ho raggiunto la consapevolezza che ogni persona è sola, nasce sola e vive sola…fino alla fine.

  • 641
    LUNA -

    ALEBA, ti scrivo mentre mi rilasso dopo una giornata stancante. Tisana, gatto. Devo leggere cose di lavoro, ma poi nanneee. – ne ho anch’io di cose che mi trascinano giù. Certe ore. Certi giorni. Un po’ tutti i giorni, mentre rielaboro.Il pensiero con cui chiudi il post è uno dei noccioli. Insieme a rendermi conto che comunque sia fino ad un certo punto della mia vita ho ascoltato l’istinto. Prendendo decisioni che, ovviamente, essendo cucite in modo naturale addosso a me mi sembravano appunto naturali e ‘sartoriali’ per quanto agli, alcuni, potessero sembrare stravaganti o troppo ardite o che. Niente di straordinario, eh. Credo che però l’istinto mi sia servito nella vita. Anche ad avere delle risorse e usarle. Quando il casino è cominciato ho dovuto perdere giocoforza energie e contatto con me. Ho usato certamente delle MIE risorse, come te, e quante, ma in una direzione evidentemente ‘a perdere’. E ho preso di pancia alcune decisioni che mi riguardavano. Ma quando, per esempio, ho rinunciato a fare un master l’ho fatto tenendo conto di una situazione di emergenza. Ed è questo che mi rattrista e mi fa rabbia. Non sono una persona incline ai rimpianti. E i miei neanche sono veri rimpianti. Ma penso a me prima

  • 642
    LUNA -

    quando pur magari ‘lottando’ in famiglia per la mia indipendenza nello scegliere per me, a modo mio, seguivo la pancia. Con sensi di colpa a volte, perché non è facile. Però comunque ci riuscivo e tra l’altro lui ha iniziato a farmi i casini quando più che mai mi stavo sintonizzando bene e vedevo i risultati. Con sacrifici. Lui che era sempre stato dalla mia parte mi si è rivoltato contro. E credimi che non ti parlo di egoismo quando dico ‘più sintonizzata’. E’ un vantaggio, io credo, avere accanto una persona più entusiasta, serena. Le energie e i sorrisi si moltiplicano. E’ arrivato a dirmi che la mia tesi laurea l’avevo fatta solo per me. Che azzo di frase è riguardo il proprio percorso di vita? Lui in realtà diceva ‘suo’ di tante cose… ‘a casa mia’ etc. – per l’altra cosa, soli, ad un certo punto per varie contingenze quella sensazione per me è diventata un trauma, una lacerazione che mi cambiava le interiora e la vita. Pensando ciò che dici ho pianto fin sputare i polmoni, se l’immagine rende. Io che sentivo contatto ed empatia reciproca anche con chi avevo incontrato di passaggio mi sentivo MORIRE con quella sensazione. Non voglio dirti una bugia, non mi è passata del tutto, è stata veramente troppo intensa, prolungata e traumatica. ma scolora. Giorno dopo giorno. A volte sto malissimo. Tot mi invade. Per qualche ora sto malissimo. Ma in generale no. Anche se ho cose da rimettere in sesto. Io penso aleba che quella sensazione ci viene dai traumi, ma può andarsene. Io ho visto e vedo persone volersi bene. Io so da chi ho ricevuto e ricevo amore. So che quando i miei amici stanno bene per me è importante e anche se stanno male. E loro anche mi vogliono bene. So che si parla con amore anche a distanza di decenni di persone che purtroppo non ci sono più. E esistiamo gli uni per gli altri anche in piccole cose. So, aleba, che shock è quello di cui mi parli. Che peso ha. Quanta paura fa. E perché. Ma sarà qualcosa con cui faremo pace, dai

  • 643
    aleba -

    Luna, grazie per la condivisione. Grazie davvero perchè sei come un libro di vita da leggere e ogni giorno è una pagina in più. Piango mentre ti scrivo, non so perchè ma è commovente e nello stesso tempo liberatorio. Ogni programma di disintossicazione prevede delle ricadute, dicono che sia normale. Leggerti mi aiuta perchè posso credere che sia possibile imparare da quelle ricadute, per correggere la rotta. Mi dai speranza…e ti sono vicina, anche se solo attraverso una tastiera. Ti sono vicina nei tuoi momenti giù, come tu nelle tue parole mi tendi la mano idealmente, io lo faccio con te. Abbi sempre cura di te stessa e fidati, come sai fare, del tuo istinto.
    Bacione

  • 644
    LUNA -

    Dolce, combattiva Aleba, io ti ho sempre sentita vicina da quando ci siamo incontrate in questo forum. E quando hai aperto questa lettera, per te stessa, idealmente lo hai fatto anche per me. Che non ne ho mai scritta una. Hai creato istintivamente uno spazio per te di cui anch’io avevo bisogno. All’inizio mi sono anche chiesta se era corretto che io ‘invadessi’ questa ‘stanza per te’, perché è vero che non era solo un diario, bensì rappresentava un’occasione di incontro, però non sapevo se il nostro ‘gioco di specchi’ era per te un bene o no

  • 645
    LUNA -

    e’ dura, Aleba, inutile nasconderselo. Ma, per quanto mi riguarda, anche perché viene spontaneo chiedersi: ‘perché’? Abbiamo amato troppo, è indubbio. Ma quella fede, di per sè, che animava di base il mio sentire, le mie intenzioni,il mio ottimismo, la mia idea della complicità, del sostegno, anche dell’eternità sarebbe stata un errore se dall’altra parte avessi incontrato qualcuno con la mia stessa serena fede? Anch’io ho fatto i miei errori, ho i miei difetti, son cresciuta insieme alla storia oltre che di per sè, e ovviamente non si finisce mai. Ma se avessi incontrato un uomo come mio padre o i miei nonni, imperfetti anche loro, ma con la stessa fede, la stessa impostazione interiore? Questo, anche questo, rivedendo chi ero, pur con ogni mancanza e difetto, mi fa perdere il sonno. Il fatto che ciò che realmente di prezioso c’era non sia servito, per tutto il resto. Che lui non mi amasse abbastanza, che mi amasse male, che gli avessero tolto la fede. Che non l’abbia mai conosciuta. Che io stessa mi imbrogli. Allora però mi dico che urge un atto di umiltà. Perché non sono la sola. Non son chiaramente la sola ad avere anche tutto il carico di uno stress post traumatico in più, ben preciso, con cui confrontarmi. Ma quanti senza neppure aver conosciuto quel che tu anche sai si ritrovano a chiedersi: perché? E ‘che ne è della MIA fede?

  • 646
    LUNA -

    PS: per “umiltà” (forse è la parola sbagliata) intendo rendersi conto che per quanto ciascuno di noi sia speciale e per quanto ciascuna delle nostre storie siano state da noi considerate speciali e per quanto il dolore, il senso di fallimento o spaesamento o l’esperienza negativa siano emotivamente infinitamente personali, mettendosi insieme in una prospettiva di ascolto individuale e insieme di ascolto più ampio, se ci guardiamo intorno, vediamo tante persone speciali (speciali per il fatto stesso che lo è l’esistere, l’essere) a cui è capitata un’inversione di rotta o una dovuta presa di coscienza, una crisi, uno stallo. Non ne faccio assolutamente una questione di relativizzazione, però posso dire che mettersi in “comunicazione” con il mondo permette non solo di sentire purtroppo anche le sofferenze del mondo, le difficoltà, ma di sentire anche l’energia positiva di chi, dopo una fase di stallo, cambiamento non voluto e improvviso, una revisione esistenziale ecc guarda avanti e vive. Anche perché è riuscito a investire le energie del cambiamento, nel più ampio contesto della vita, invece di… pisciare contro vento. (immagine poco poetica, concordo 😛 ma credo efficace).
    Per questo, anche per questo, io credo sia importante sia lo spazio dentro di sè in cui sentire il proprio ritmo, la propria voce, darsi il tempo per cercare e trovare e le proprie risposte, sia il contatto con il mondo. Non per forza un contatto su determinati temi. Anzi, anche un contatto che esula totalmente da certi temi, parlando di vita, anche negli aspetti più banali o apparentemente “frivoli”, ma che chiamerei piuttosto semplicemente quotidiani, che però chi affronta un periodo di crisi spesso può sentire più distanti. Tuttavia, poiché la vita è fatta di tante cose, esperienze, spesso le cose si intersecano. Spesso ti capita di scoprire che una persona che incontri che emana una sua serenità, sorride ha pure affrontato le sue tempeste, scalato le sue montagne. Si è fatta delle domande, si è data delle risposte. Le sue, e ciascuno cerca e trova le proprie, però…

    Comunque Aleba, è dura, ma non soltanto. Io lascio che ci siano dei momenti della mia giornata in cui le domande e le riflessioni abbiano tutto lo spazio. Ieri dopo averti scritto l’ho fatto, e poi sono andata a dormire più serena. Credo fosse Nardone, psicoterapeuta che si occupa ad esempio di ansia e panico a dire ai suoi pazienti di non andare contro le proprie ansie, bensì di ascoltarle e lasciarle parlare. Anche per evitare una sindrome di controllo. Dedicando loro uno spazio, pare, i suoi pazienti scoprivano non solo di sapersi dare uno spazio, ma anche che i fantasmi potevano dissolversi. Tra il tappare le proprie domande e farsi invadere dalle proprie domande in ogni istante esiste forse in noi, in ciascuno di noi, una via per dedicarci alle nostre paure e domande e riflessioni, ma vivendo.

    Work in progress, più ampio. Tvb e ti abbraccio forte.

  • 647
    Fuori dal Coro -

    Ciao Luna, Ciao Aleba
    Torno a scrivere dopo i miei sfoghi riguardo la società di oggi e dopo aver letto gli ultimi vostri post. Vorrei aggiornarvi riguardo la mia situazione, dirvi come procede. Ma mi rendo conto che è difficile scriverlo. Molto più difficile di quanto ho scritto in precedenza. Ci stiamo rifrequentando, rivedendo. Con l’intenzione di ricominciare, almeno sembra. Ma attualmente, sarà per il periodo che sto passando, non riesco a comprendere tante cose. Continuo a sostenere che il mondo in cui viviamo è difficile, complicato. Perchè si è persa la concezione della normalità, dell’ovvio. Ho letto i vostri post, in particolare quelli di Luna e noto, avverto, descrizioni di insoddisfazioni, di conflitti, di complicazioni. L’amore non è complicazione. L’amore è una cosa semplice e va vissuta semplicemente amando e accettando l’altrui persona per quello che è. Io sto cercando di ricominciare il mio rapporto perchè amo ancora la mia donna e la desidero come femmina come e forse di più della prima volta. Ma lei…lei è la stessa persona con cui ho vissuto ? Io credo che due persone si scelgano non solo perchè si piacciono e si attraggono ma anche e soprattutto perchè hanno molto in comune. La condivisione delle cose, dei gusti, degli interessi. Come fai a stare bene con una persona se non condividi insieme le cose che piacciono ad entrambi ? Ora non so come spiegarvi ma vedo in lei come una sorta di cambiamento radicale. Prima mi dava serenità. Ora mi mette ansia. Non è tranquilla è vero. Ha anche lei i suoi problemi seri ora che non riguardano noi due. Ma qualcosa mi sfugge. Lei mi conosce bene sa cosa mi piace e cosa non mi piace, cosa sopporto e cosa non sopporto. Adesso è come se volesse che a me piacessero cose che non mi sono mai piaciute. Io come ho scritto in precedenza sono sempre stato come voi un amante della natura, della tranquillità. Il caos, la vita frenetica, il traffico, lo stress delle grandi città mi ha sempre creato disagio, angoscia. Ho cercato di cambiare questo stato di cose cercando un ambiente più a misura. Ma non ce l’ho fatta. Non ho avuto le “palle” per mollare tutto quando ero giovane e crearmi una vita in una città a misura d’uomo. Ora mi ritrovo alla mia età a fare una scelta. O accettare di vivere dove non mi è mai piaciuto con la donna che amo, o mollare tutto, allontanarmi e pensare di vivere da solo. In questi anni passati da solo ho pensato a farlo. Ma mi mancava l’amore, la persona che era tutto per me. Adesso non vorrei però che la stessa persona che amo fosse un’altra e non condividesse più le innumerevoli cose che abbiamo condiviso per anni. Non può piacermi una cosa che non mi è mai piaciuta. Io mi adatto per amore. Ma quest’amore lo voglio percepire, lo voglio sentire. Ed inoltre non posso pensare che mi vengano tolte anche altre cose. Perchè un rischio che sto vedendo è questo. Come se la persona fosse cambiate e voglia tutt’altro dalla vita. Io ero felice con lei mentre sedevo su una spiaggia…

  • 648
    Fuori dal Coro -

    ….al tramonto. Mentre visitavamo un borgo antico, mentre ci riscaldavamo davanti ad un camino accesso o mentre guardavamo il cielo stellato. Io sono una persona semplice ve l’ho sempre detto. Un po’ lontana dalle complicazioni che offre la vita di oggi. A me piace viaggiare, conoscere il mondo. E soprattutto vivere in tranquillità. Non so di dove siete voi. Ma a me piacerebbe vivere lontano da città come Milano, Roma, Napoli, dove vige il caos e il disordine. Dove non c’è mai tempo per fare nulla. L’ho fatto per il periodo in cui eravamo sposati spostandomi ad abitare nei dintorni. Non era proprio quello che desideravo ma alla fine andava bene lo stesso. In una città di 2, 3, 5 milioni di abitanti se una persona non si adatta è lei che sta fuori. Poco importa il fatto che se arriva un abitante di una città come Ravenna ti dice che siamo pazzi a vivere in questo modo. Sei tu che vivi questa realtà e se non la vivi bene sei tu che sei fuori gioco. Per cui ecco. Forse non sono stato abbastanza chiaro. Ma questa è la situazione attuale.
    Vorrei sapere la vostra.
    Un bacione

  • 649
    aleba -

    Intanto un bacione per Luna, non ti sei intromessa nella mia lettera…hai portato te stessa e questo per me è stato ed è un arricchimento. Aprezzo le tue remore, ma credo che nella vita per capire bisogna conoscere .. con il cuore e con la testa. L’esperienza, i ragionamenti che porti sono preziosi e leggerti per me è molto utile.
    Ciao Fuori dal Coro, ho la sensazione che anche tua moglie stia scoprendo sè stessa solo adesso…e finalmente si farà conoscere anche da te. So che tu sei innamorato della donna che conoscevi, ma forse lei non era “cresciuta” del tutto ed ha faticato a farlo proprio perchè cercava di modulare sè stessa in base a te che eri già con le radici ben piantate nella tua persona. Vedi Fuori dal Coro, l’adattamento è naturale, l’evoluzione stessa ne è la prova. Ma reprimere, bloccare,autobloccare sè stessi non è mai remunerativo. Sapersi esporre è l’unico modo per sperimentare, per raccogliere una valida opportunità o per capire che una certa strada è sbagliata. Ma anche saper accogliere ciò che ci viene proposto è determinante per progredire nella vita, per imparare e per amare. Amare solo i pregi, lo diciamo sempre, è molto facile…amare i difetti mette alla prova! Ben inteso, io ho capito bene che i “difetti” del mio ex sfioravano il patologico, e forse è stato proprio l’amare al punto da accettare tutto il male che c’era che mi ha distrutta. Perchè io non ho mai detto a lui “sei stupido, non ci arrivi” mentre lui con me lo faceva e io nell’affannarmi a dimostrargli inutilmente che non sono stupida, mi ero autoconvinta di esserlo. Che bisogna avere vari punti fondamentali in comune per essere una coppia, è naturale.Ma quante persone al mondo hanno trovato la persona con la quale fondersi al 100%? Ben poche penso. L’importante è il rispetto, secondo me. Amare vuol dire incoraggiare la libera espressione della personalità del partner, non svalutare gli interessi, le passioni, il lavoro del proprio compagno/a. Ora io capisco che tu, Fuori dal Coro, ti trovi davanti una donna nuova, che non conoscevi. Dai ad entrambe la possibilità di conoscere questa donna, lascia che si apra senza paura perchè solo così potrai costruire basi più solide per il vostro futuro. Vivere in condivisione implica anche accettare dei compromessi, non mutilanti ovvio…ma addolcenti. Certo il mondo di oggi è un vortice di stimoli negativi, ma basterebbe guardare meno la televisione e un pò di più la natura e anche le persone che ci circondano per capire che non è lo stimolo che ci provoca malessere, ma la nostra reazione a quello stimolo. Per esempio, a volte mi rendo conto che basta un sorriso ad una cameriera un pò rude, per ottenere un sorriso in cambio. Pochi giorni fa all’uscita da un supermercato c’era una guardia di sicurezza,una donna. Il suo volto era scuro, tra l’irritato e il depresso. Mia figlia passando le ha detto, con vocina squillante di bimba:”Buongiorno!!”. Un sorriso smagliante ha di colpo illuminato il volto di quella donna. Baci

  • 650
    LUNA -

    Ciao FUORI DAL CORO 🙂
    A me in realtà sembra che tu sia stato chiarissimo.
    Hai bisogno di ascoltare te stesso, di sentirti in armonia con te stesso. La cosa più sana che esista.
    E penso che proprio in un momento particolare della vita come quello che stai attraversando sia tanto più sano, logico, naturale.
    Spontaneo.

    Io non vivo in una metropoli, vivo in una città che pur non essendo piccolissima ha comunque una dimensione molto umana. Anni fa mi proposero di andare a lavorare in una metropoli, e sarei andata a fare qualcosa che amavo. E a guadagnare molto molto di più. E avrei potuto anche fare un “salto” nella mia professione.
    Ma posso dirti che solo il pensiero che mi era stato chiesto di allontanarmi mi fece guardare con ancora più amore il luogo in cui vivevo. E non si tratta nè si trattava di campanilismo o provincialismo, o di paura, come sostenne la persona che amavo. Io amavo la persona che avevo vicino, amavo la mia famiglia, amavo il luogo in cui vivevo, ed ero comunque felice della mia vita.
    Avrei detto comunque di no, anche se lui non ci fosse stato?
    Forse avrei provato? Non lo so. Quella era la mia vita in quel momento e serenamente dissi no, seppure mi posi la domanda.
    Si trattava in realtà di andare a fare dei colloqui, ancora.
    Ma se poi (com’era probabile) fosse giunta la decisione successiva?
    Se già la mia “panza” e il mio cuore avevano scelto perché mettermi in quella direzione?
    Fu tanto una decisione spontanea, e vera, e sentita, quanto non banale.
    Perché sicuramente nelle ore in cui avrei lavorato a me sarebbe piaciuto da matti lavorare. E mi sarebbe piaciuto anche conoscere altre persone che facevano il mio lavoro e avrebbero avuto tanto da insegnarmi. Certo, non vedevo la cosa come un paradiso.
    Posso dirti però che se di pancia avessi deciso di sì avrei accettato tutte le difficoltà e anche le insidie e le incertezze.
    Ma la sera, quando sarei tornata a casa, non avrei trovato il mio mondo. Un mondo che amavo. Nè avrei avuto intorno quel mondo, sempre.
    E non c’entra nulla con la paura della solitudine.
    Non mi faceva paura tornare a casa la sera e non trovare a casa qualcuno. Sapevo quanto era bello e importante per me il mio mondo affettivo.
    Questa cosa secondo me lui non l’ha mai capita fino in fondo, perché, altrimenti, invece di pensare che io avevo pensato di abbandonarlo, avrebbe capito con quale spirito invece ero rimasta. Conoscendomi, avrebbe capito che la mia ansia di prendere un treno ecc non era il freno, ma che quell’ansia esprimeva in realtà il mio bisogno di ascoltarmi e dire come stavano le cose: io voglio stare qui.

    Io ti capisco molto bene, Fuori dal Coro. E capisco anche che tu abbia tutto il diritto ma anche il “dovere”, per la tua serenità, di ascoltarti.
    Ci sono cose in cui non esiste un giusto o sbagliato.
    L’altro giorno una persona di Roma che in questo periodo vive qui per lavoro mi diceva che non sopporta questa città e che non vede l’ora di tornarsene a casa. E la mia città è

Lascia un commento

Puoi commentare liberamente senza registrarti.

▸ Mostra regolamento

I commenti vengono pubblicati più volte al giorno.

Per mantenere la discussione utile e costruttiva, ti chiediamo di intervenire solo sul tema della lettera. Se vuoi parlare di un altro argomento, puoi scrivere una tua lettera qui.

Non pubblichiamo insulti, botta e risposta tra utenti, propaganda o testi copiati da altri siti.

Puoi pubblicare fino a 2 commenti per lettera alla volta e inserire 1 link per commento.

Per maggiori dettagli, leggi l'informativa sulla privacy.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili

© 2000 - 2026 Letterealdirettore
Gestito da VALEXA s.r.l.s. | P.IVA IT09022550967