Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011
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ovviamente sai tu per te, fdc. In questi ultimi post secondo me (secondo me) sei stato più lucido, obiettivo e disteso, pur stando male e soffrendo. Altre volte ti randelli a suon di logica che avresti dovuto tenere e citi molto più pesantemente le ‘tue colpe’. Guarda, son d’accordo con te, che se ami qualcuno l’idea di starci lontano o che la storia finisca o che possa anche arrivare qcun altro durante un lungo distacco dovrebbe essere più forte del rancore. Non necessariamente nel farlo svanire, ma nel tentare altre strategie. Ma è ciò che io penso. Tempo fa parlavo con una mia amica. Non mi dilungo sulle ragioni, ma lei di rancore verso suo marito aveva motivo di averne. Lui aveva sbagliato, pesantemente, dopo dieci anni. Lei era delusa, arrabbiata, ferita a morte e in crisi. E innamorata. Si sentiva da un lato con una SUA ferita che pensava inguaribile e con una LORO ferita. Perché il rancore era anche perché lo amava. Quindi il rancore del “avendomi causato questa ferita mi hai tolto anche la possibilità di essere ancora felice con te”. So quanto soffriva. Dice che dopo 6 mesi ha valutato che lei così male non poteva stare, comunque con la sua di lei ferita che la faceva sentire “zoppa” e quindi comunque per sè doveva chiedere aiuto. E che poiché lui era comunque
suo marito, colui che aveva scelto di cuore per sempre era anche il tempo di scegliere, se andare in terapia per tentare di vedere se quel rapporto era salvabile e poteva rinascere o invece dire basta, senza neanche tentare. Ma basta davvero. “ho letto – mi ha detto – che se dopo sei mesi si stava come me era il momento di chiedere aiuto”. Non sono andati in terapia di coppia, ma ciascuno per sè, parallelamente. A anni di distanza sono insieme e la crisi è superata. Hanno anche capito cose e dinamiche che li hanno aiutati a conoscersi, pure reciprocamente, meglio. Va detto anche che veramente separati non son stati mai. Quando lei gli ha detto di andarsene di casa, per due settimane, di notte le pareva pazzesco non averlo vicino e lui ogni giorno passava di là, anche solo portando una brioche la mattina, pur di non spezzare il filo. Per loro due settimane erano insopportabili. Conosco poi due, lei lo ha lasciato mi pare SEI anni fa, a un anno dal matrimonio. Cercavano un figlio, lei per un problema di salute per sei mesi non potrà tentare. Sei mesi no mai più. Va a dirglielo e secondo lei lui è distratto, non dà peso alla gravità della cosa. Dunque a lui non importa quanto a lei? Trauma e tragedia. Lo lascia. Si è disamorata per quanto lui l’ha ferita. Son sei anni che lei pur avendo le possibilità economiche vive dai suoi. Non si son mai separati legalmente ma, pur sentendosi al tel, non stanno insieme. Di lui so che ancora porta la fede e le fa i regali di compleanno. Insieme dubito torneranno mai. Nel frattempo la loro vita non si è fermata nè per quel giorno nè per quei sei mesi, che pure per lui restano ‘il motivo’. In sei anni di figli ne facevano tre, recuperavano o chiudevano. Lei ha avuto due storie nel frattempo. Se non ha figli la colpa è di lui?
Ciao Luna
Ho letto con attenzione le due storie che hai raccontate. Una diversa dall’altra. Se devo fare un paragone mi identifico con la seconda. La prima mi sembra più “normale”. Non conosco i motivi che hanno ferito la tua amica ma per stare così male presumo debbano essere molto seri (tradimento ?!!!). Però è risultato evidente dal tuo racconto l’amore che realmente provavano, soprattutto da parte di lei.
La seconda storia mi sembra si avvicini in un certo senso alla mia. Questa ricerca di un figlio, lei che per sei mesi non può averne, lo dice al compagno e lui appare “distratto” non dando peso alla cosa. Mamma mia è un “ferimento” questo ? E che diamine !!! E lei si disamora per questo ? Io non conosco nè lei nè lui. Ma da come hai descritto le cose mi appare piuttosto evidente che le colpe stanno tutte da una parte. Quella di lei ovviamente. E mi pare piuttosto evidente altresì il fatto che lei non ami in realtà il suo compagno.
Vedi Luna come riesco a parlare con lucidità e obiettività quando si tratta di storie altrui ? E’ evidente, non sei coinvolto, vedi le cose freddamente. Come ho scritto poc’anzi quest’ultima storia sembra si avvicini abbastanza alla mia. Situazioni diverse ma simili. Lei sei mesi o mai più. Come mia moglie. Questa tua amica e mia moglie sembrerebbero in realtà due persone molto confuse, che non sanno quello che vogliono. Che perdono il senso della realtà dando pesi eccessivi a situazioni (ferite ??!!) cui vanno valutate per quelle che sono: le cose importanti e gravi sono ben altre che “una distrazione”.
E nonostante ciò il suo compagno ancora porta la fede al dito. Scusa se è poco!!! A volte mi chiedo cosa cerchino certe donne. Che oggi perdonami Luna, appaiono in numero sempre maggiore in questo stato confusionale. Sembra quasi che le donne che in passato erano sottomesse e subivano umiliazioni e violenze gravissime abbiano completamente ribaltato il loro modo di vivere passando da sopportazioni di situazioni negative incredibile a non sopportazione per il minimo sbaglio. Si è passati da un eccesso all’altro. Oggi sembra quasi giustificato persino un tradimento perchè è considerato una “conseguenza” di qualche forma di insoddisfazione….pazzesco!!!!
Una precisazione Luna: quando dico che a mio parere nella mia storia possa essere intervenuto qualche “elemento esterno”, non mi riferisco a questi due anni e mezzo di separazione, bensì al periodo in cui eravamo insieme. Niente di più facile che in un periodo di crisi esistenziale (non comunicato), possa intervenire un “elemento esterno” che ti pone la vita in tutt’altro modo. Troppo facile così. E molte donne oggi “cadono” facilmente in queste trappole, alla ricerca di nuove “emozioni” così come in quel post che ti ho citato e a cui tu hai brillantemente risposto più volte.
Tornando all’inizio del tuo post n. 826 ho letto che ti appaio più logico, obiettivo e disteso, pur stando male e soffrendo. Non so se sia realmente così cara Luna. Nonostante tutto
…continuo a non capire. Tu certo senti solo la mia campana. Ma credo tu abbia capito ormai che per me non ha senso nascondere qualsiasi mia eventuale mancanza allo scopo di evidenziare le colpe di mia moglie. D’altra parte tu stessa sostieni che mi “randello” oltre misura. Mi farebbe piacere, vista la tua particolare “attidutine” verso gli aspetti psicologici delle persone che tu mi facessi qualche domanda che ti aiuti (mi aiuti) a comprendere cosa, nel mio comportamento, abbia contribuito all’allontamento “sentimentale” da parte di mia moglie. Mi ha molto colpito quel post “E’ così sbagliato lasciarsi andare ad un capriccio ?”, perchè mi fa pensare come una storia importante e vera dal punto di vista sentimentale possa essere messa in discussione da “una morsa allo stomaco” che ti sopraggiunge a seguito di due semplici saluti. Mi spieghi come possa essere possibile una cosa del genere ? Nel senso che io sono d’accordo che nella vita può capitare di provare attrazione per un’altra persona ma….attrazione. Se provi un sentimento per il/la tuo/a compagno/a come fai a provare lo stesso sentimento per un’altra persona ? Ecco il mio dilemma che si ripresenta ogni volta: come è possibile una cosa del genere ?
Pochi giorni fa, passando sotto casa di mia moglie, l’ho vista in balcone. Quello che ho provato nel vederla non so descriverlo bene a parole. Ho solo visto una persona per la quale mi sentivo “vibrare”. E non era attrazione (che comunque provo da sempre nei suoi confronti) era un “sentire” qualcosa di grande, di forte. Qualcosa davvero difficile da descrivere. Io non sono mai stato un grande “esternatore” di sentimenti. So solo che sono “reali” “veri” “sinceri”. Non può una “ferita”, una “risposta sbagliata” o quant’altro cancellare ciò che si prova dentro. Forse si può provare rabbia, rancore. Ma il sentimento se c’è ed esiste davvero NON PUO’ SPARIRE. E nonostante tutto, nonostante il fatto che lei mi respinga non credo possa essere sparito neanche a lei. Io so che lei ha provato Amore per me non può essere stato un bluff. Lei può essere cambiata, può essere stata ferita, può aver forse paura di ricominciare ma non può cancellare un sentimento. No…non può essere Luna…non è questo il caso almeno.
Bacioni
FUORI DAL CORO, non lo sai se è questo il caso, e comunque nella testa di lei non sei. Nella sua testa oltre che nel suo cuore.
Se lei ti ama di certo non te lo sta dimostrando.
Vedi, tu mi dici “Scusa se è poco” che lui porti ancora l’anello al dito, e dici “lei non lo ama”. Secondo te lui pensa questo? O pensa che lei è solo confusa, che lei non sa quello che vuole, ma in realtà…
Sei anni… Sei anni in nome di una ragione che lui certamente vede, qualsiasi essa sia (o agglomerato di esse siano), a fare il vedovo bianco di una donna che in realtà non c’è. Quando si siede a tavola con i suoceri a Natale, perché con loro è rimasto in ottimi rapporti, e alla fine, ormai, dopo tanti anni, anche con lei, e gli dà i regali di Natale, quando lei e lì lui come legge la cosa?
Secondo quello che LUI sente.
Vede in positivo ogni cosa che lo porta a pensare: neanche lei mi ha dimenticato, non può essere…
Sai cosa ha detto una volta lei ad una persona che conosco?
“Se qualcuno mi avesse chiesto, il giorno che mi sposavo, perché ti sposi, forse non mi sarei sposata”.
Però poi si è incazzata con lui dopo per quei sei mesi.
E se tu vedi le foto del matrimonio sembra che lei sia felice. In maniera retroattiva però disse quella frase. E ti faccio notare come il punto sia all’esterno. “Se qualcuno mi avesse chiesto…”, cioè “se qualcuno mi avesse fermata…”.
Ora, però del tempo è passato, dopo, e lei voleva un figlio. Da lui, così pare, no? Voleva un figlio da lui e lui l’ha ferita perché non ha capito quanto fosse grave arrivare da lui dov’era e dirgli: sai che mi hanno detto che non possiamo provarci per sei mesi?
E magari lui c’è rimasto così male che quello che lei ha letto come distrazione era sgomento. Oppure lui ha cercato di farle vedere che non era la fine del mondo, non per mancanza di empatia, ma protezione.
Però se tu senti lei, lei è quella che ha tutto da rimproverargli.
Tu mi dici LE DONNE, e io ti ho già detto che su questo non sono d’accordo. Non vanno in crisi solo le donne, vanno in crisi anche gli uomini. Tu parli delle donne perché sei un uomo, e stai male per una donna, io potrei parlarti degli uomini. Però ti parlo di persone.
Tu sei andato dalla psicologa a capire cosa fosse successo a lei, ma lei non è andata a capire cosa fosse successo a lei stessa.
Questo per te è una prova in più che lei è confusa e avrebbe bisogno di aiuto per vedere che ha bisogno di aiuto. C’è una parola che non vuoi considerare, egoismo.
Tanti anni fa sono andata dalla strizzacervelli per me. A me non piaceva stare male e in più per me i miei rapporti con gli altri contano. Anni dopo sono andata dalla strizzacervelli perché lui stava male e per lui, evidentemente, i rapporti con l’altro (me) non contavano abbastanza. Io ci sono andata perché stavo male perché lui stava male e per come agiva verso me. Hai mai letto “La principessa che credeva nelle favole”? Lei passa anni a cercare di far uscire il suo principe dall’incantesimo che lo ha
colpito, che lo ha cambiato e che lo fa agire male contro di lei. Lei vuole liberarlo e salvarlo. Perché NON PUO’ ESSERE. Leggilo, se vuoi.
Ti ho già detto come la penso sull’amore. Cosa ho imparato a mie spese.
Non conta solo amare, conta anche il significato che diamo dentro di noi a questo concetto e se amiamo bene o male. Lui, il mio ex, andrà avanti tutta la vita pensando di avere amato pure troppo e di essere stato ferito a morte da una donna che per fortuna ha capito in tempo di che pasta fosse. Il suo odio nei miei confronti è proporzionale a questa idea. A questa idea sulla quale ha costruito le sue azioni e reazioni per anni. Oltre al fatto, naturalmente, di non voler ammettere con se stesso un fatto di cose. E cioè che anche se fosse stato lui a non amare o amare male non avrebbe mai avuto il coraggio di pensarlo e di ammetterlo. Che era più facile sentirsi la vittima che ammettere chissà quali cose sue. Tutte le sue reazioni sono state impostate su: “Tu mi ferisci e se io ti ferisco è perché tu hai ferito me”. Non se ne esce, Fuori dal Coro, quando l’impostazione narcistica, anche totalmente inconsapevole, è questa. Perché comunque conta solo la sua sensibilità. Per la quale tu che stai fuori ti senti in colpa. Ti senti in colpa quando l’altro dice che si sente ferito ti senti in colpa quando chi viene ferito sei tu. Ti senti in colpa per la tua inadeguatezza, messa sempre in primo piano, e per l’inadeguatezza dell’altro perché non sei in grado di fare niente per farlo stare meglio. E’ una cosa allucinante, che chi non la prova, come l’ha provata Aleba, come l’ho provata io e la provi tu, capisce a fatica. Se l’altro si perde è colpa tua, e passi il tempo a logorarti a capire il perché (e non sai neanche fino a che punto tu c’entri davvero, e potresti DAVVERO credimi non c’entrare PER NULLA o MARGINALMENTE, e comunque fai da schermo, certamente… ma poiché non c’è parità e assertività non può verificarsi ciò che ti dicevo della prima storia), se ti perdi tu te lo meriti. Io ho provato, come Aleba, anche l’altra faccia della medaglia: quando dici no, e ti sposti, e allora è colpa tua anche quello. Sennò ti sposti e soffri per l’indifferenza. Che sia vera o no. Comunque paghi. Sono incubi veri, questi, ed io ti capisco. Io in vita mia avevo amato, ma in una cosa così non mi era mai capitato di stare.
Sono stata con lui 10 anni, poi lui ha deciso cosa avevo in testa io e che lo avevo ferito e intendevo farlo. Nella logica, non narcisista, arriva il momento in cui ti interessa DAVVERO sapere cosa l’altro sente e pensa. Lui invece (come sua madre prima di lui con suo padre) ha deciso una sua versione. E ha fatto la guerra a chi lo amava, come se la guerra gliel’avessi dichiarata io. e ogni cosa è stata usata contro di me, nella sua rilettura. Non ho sofferto io, sai? Non ha sofferto Aleba. E non stai soffrendo neanche tu. Mai come loro. Stai attento Fuori dal Coro, te lo dico di cuore. E’ dura comunque ma se non stai attento è peggio.
Ciao Luna.Ciao Fuori dal Coro. Certo Luna, è proprio così.
Io sono certa di aver amato in modo completo e sono sicura che il mio modo di amare sia quello giusto. Purtroppo mi sono innamorata di una persona che non è capace di amare. Io ho imparato a conoscere i suoi problemi e ho imparato a difendere lui da quei problemi per farlo sentire amato. Qui forse ho sbagliato….perchè invece se non mi fossi preoccupata di farlo sentire bene ma lo avessi costretto a mettersi di fronte ai suoi problemi, forse lo avrei perso ma gli avrei davvero dato l’occasione di mettersi in discussione veramente e di trovare un modo sano di amare. Purtroppo quando provi un sentimento così forte e ampio tendi a rimandare a tempo indeterminato il momento di fare i bilanci. Se è vero che amare implica il donare senza pretendere un tornaconto, è anche vero che il tornaconto deve esserci. Più volte ho descritto la mia relazione come un’autostrada a senso unico dove transitavano centinaia di autotreni al giorno asportando di tutto dalla mia vita…ma nessun mezzo tornava indietro, neppure con un misero bicchiere di acqua e ogni volta che chiedevo perché di questo impoverimento venivo troncata, zittita e infine additata come la stupida che non ha pensato a mettere un casello per esigere il pedaggio. Ebbene amare significa essere stupidi??
No Fuori dal Coro, il confine esiste e se c’è una cosa che ho imparato è proprio che amare a fondo perduto va bene solo se chi amiamo ci ama a sua volta allo stesso modo. Essenziale in tutto questo è la COMUNICAZIONE. Rifiutare il confronto, attuare un ascolto selettivo, valutare attraverso filtri mentali e pregiudizi, negare le evidenze, nascondersi pure di fronte a sé stessi, questi sono tutti fattori che logorano il sentimento e a poco a poco sostituiscono le fondamenta del rapporto con sabbie mobili che fagocitano tutto senza lasciare scampo…e non serve a nulla aggrapparsi disperatamente a ciò che si pensava che fosse il rapporto, più utile invece cambiare prospettiva per salvare il salvabile senza morire con la relazione.
Baci e abbracci.
ALEBA, ciao cara 😀
@lui forse ho sbagliato….perchè invece se non mi fossi preoccupata di farlo sentire bene ma lo avessi costretto a mettersi di fronte ai suoi problemi, forse lo avrei perso ma gli avrei davvero dato l’occasione di mettersi in discussione veramente e di trovare un modo sano di amare.
Io credo, Aleba, che non si possa “costringere” a mettersi di fronte ai propri problemi. Ho capito cosa intendi, eh. Però penso che in ogni caso ci debba essere un certo punto di apertura e disponibilità e riflessione dall’altra parte. E’ vero che sostengo che possiamo “aiutare” l’altro a poter mantenere un certo atteggiamento o dinamica nei nostri confronti se non ci spostiamo e se noi per primi non cambiamo il copione che glielo permette, di questo sono convinta.
Però nè il nostro spostarci nè la nostra assertività da sola può bastare a far sì che una persona abbia la spinta a lavorare sul proprio copione e ad essere assertiva se crede che le sue ragioni siano quelle giuste, le ragioni su cui basa il suo equilibrio, per quanto “squilibrato” esso sia. Lo dimostra il fatto che anche di fronte alla più grande evidenza ci sono persone che gireranno sempre la frittata, che sia colpa degli altri, e vivranno qualsiasi reazione dell’altro, non solo l’azione, in modo “narcistico”. Anche a me piace l’idea della crescita personale che incontra un’altra crescita personale, e quando accade è bellissimo. Ma non sempre accade, facciamocene una ragione, per quanto dura sia.
Certo che, se sbagliassi, preferirei che qualcuno me lo dicesse, per poter rifletterci su e correggere ciò che posso. Ma francamente dubito che tu, per quanto ti fosse assai difficile esprimerti liberamente all’interno della coppia (oserei dire impossibile), non abbia manifestato sia il disagio che certi atteggiamenti e comportamenti ti causavano sia quel desiderio che lui si mettesse in discussione e altre cose che dici.
Lo dico, Aleba, perché capisco questa frase @se lo avessi costretto a mettersi di fronte ai suoi problemi, forse lo avrei perso ma gli avrei davvero dato l’occasione di mettersi in discussione veramente e di trovare un modo sano di amare/ ma al contempo temo che tu possa viverla comunque con un eccesso di TUA responsabilità. Un’altra faccia della medaglia di quel rapporto di interdipendenza responsabile, tua, rispetto ai SUOI problemi. Quelli che sono SUOI, stanno lì, dopo vari strati “protettivi” che il semplice amore, per quanto grande o anche enorme, non guarisce da solo.
Tu di occasioni gliene hai date migliaia, ogni volta che il tuo disagio per la sua violenza verbale e non solo o per certi suoi modi di ragionare era palese. E non è che fosse cieco, sordo.
Non è un bambino che aveva bisogno che tu lo COSTRINGESSI a DARSI e quindi DARVI un’occasione. Anche lui è responsabile di come ha gestito la sua vita. Ogni giorno anche lui si sveglia la mattina e sceglie, in base ai suoi criteri, ma comunque sceglie.
Forse mi è difficile farmi capire, ma non vorrei che
sembrasse che non ti capisco. Aleba, per quel che posso, non essendo ovviamente te e nel tuo personale vissuto, ti capisco eccome. Mi sono chiesta anch’io una gamma di cose che avrei potuto fare invece di. Però sono anche consapevole del fatto che oltre ad avere amato, e anche fatto degli errori, a mia volta, ho fatto anche una serie ampia di cose che in un rapporto normale non solo sarebbero state “sufficienti”, ma neppure necessarie. L’aspetto paralizzante di queste vicende è anche questo, il rendersi conto che sembra che nessuna azione porti a nulla. Restare o andarsene, perdonare o provare collera, sostenere o togliere il sostegno. E’ bene rendersi conto che di per sè, a parte il fatto che una danza, anche mortifera, è sempre e comunque a due, e quindi è ovvio che una propria parte c’è, che esistono situazioni in cui non è che sei fai così o colà arrivano la pace di quella coppia, la serenità, la consapevolezza dell’altro. Non è così. Lo so quanto difficile sia accettarlo e quanto male faccia, perché se amiamo qualcuno il desiderio è di sentirsi amati, di vivere e costruire insieme. Ma non abbiamo il “controllo” sulle priorità dell’altro, il suo modo di ragionare o s/ragionare, e non esiste per forza una cosa che avremmo potuto fare e sarebbe stata quella giusta che. E nel momento in cui dici “se lo avessi costretto a mettersi di fronte ai suoi problemi, forse lo avrei perso ma gli avrei davvero dato l’occasione di mettersi in discussione veramente e di trovare un modo sano di amare” stai comunque, pare, pensando se tu, per quanto lo amavi, non hai fatto abbastanza. Ma lui ha fatto abbastanza, Aleba? Lui ha fatto abbastanza per permetterti di amare in un modo sano e di essere amata in un modo sano? Se penso alla mia storia, pur con tutte le autocritiche il più possibili oggettive che mi faccio, e ciò che capisco di ME, ho l’impressione comunque di aver sempre dovuto pisciare contro vento. E so che la sua versione non sarà mai la mia. Non solo per un fatto di comune soggettività. Della soggettività di ciascuno si può comunque, sino ad un certo livello e punto, discutere, ci si può comunque venire incontro. Ma non è quello che mi è successo, nè è successo a te.
Quello che chiami “tornaconto” lo chiamerei “reciprocità”, cosa che si manifesta sotto mille aspetti, e non è una mancanza di generosità o vero amore pensare che sia una cosa normale e giusta. Ove ci sia reciprocità neanche ti poni il problema, perché la vivi. E non stai a chiederti se saresti troppo egoista tu se, nel caso di qualcuno da cui non ricevi, pensassi alla giustizia di un “tornaconto”. Non è amare “bene” fare continuamente i conti e rinfacciare all’altro ciò che si dà, esigere l’amore in base al proprio dare, ma non lo è nemmeno pensare che amare senza reciprocità sia un modo più puro, generoso di darsi. Dove c’è reciprocità esiste una generosità pura paritaria e costruttiva, naturale. Anche in chi fa il volontariato verso qualcuno in debolissime condizioni, per esempio.
aleba cara, ogni giorno mi rendo conto di quanto sia difficile tornare a sentirsi veramente di nuovo ma davvero liberi dentro di sè quando ti accadono una serie di cose. Io ne ho passate tali e tante che mi sento ‘inseguita’ e non veramente libera anche quando faccio una passeggiata. Non è sempre così. A volte quasi non me ne accorgo, come un tempo, a volte penso che sia meraviglioso, a volte mi rendo conto di quanto certe cose mi condizionino ancora, anche nel momento in cui per me difendere la mia libertà è così vitale, a volte penso sarò sempre condizionata e sento tanta angoscia.
si pensa forse che la mancanza di libertà si provi solo quando qualcuno ti chiude da qualche parte. Non è così. I ricatti emotivi del disamore, della colpevolizzazione, dell’entrare anche nei tuoi pensieri, intenzioni, sensazioni sono potentissimi. Io son stata abbandonata, criticata, ma al contempo controllata, inseguita, shoccata. E quando accadeva era comunque colpa mia. Tutto è stato colpa mia, aleba. Tutto. Quando c’ero e come c’ero, quando non c’ero e come non c’ero. Per il mio viscerale attaccamento, per il mio egoismo che ovviamente era esponenziale. Ero talmente “giusta” fisicamente, interiormente, intelettualmente che chiunque poteva innamorarsi di me, ma talmente tutta sbagliata da non poter stare con me. Valevo così poco da non saper trovarmi un (altro) uomo e talmente stupida da non capire che è finita ma talmente stronza che se qualcuno si accorgeva di me e mi capitava di provare un’emozione minima, di riflettere su un’emozione minima, di sorridere ero già innamorata, mi facevo amare, avevo pensieri lascivi, permettevo che li avessero su di me, avevo tradito io il grande amore perché quella era la mia sporca natura, perché io usavo il mio fascino a mio comodo per fregare tutti, anzi no ero troppo ingenua e quindi pericolosa, anzi no etc etc etc. Almeno avessi sofferto per chi ero, aleba.
Grazie amica mia. . Luna cara..piango leggendoti perchè scrivi di me anche quando parli di te stessa. Le tue parole sono una mano che stringe forte la mia mentre brancolo nel buio pieno di ostacoli. Vorrei essere di aiuto anche io per te, putroppo in questi giorni mi sento sperduta e, sebbene io cerchi di concentrarmi su ciò che ho..prima fra tutti la mia meravigliosa bambina, temo di sbandare. E’ difficile ripulire l’anima da tutto l’inquinamento che in quei 17 anni vi è stato riversato da me e da lui. Liberarsi dai condizionamenti che, come perfettamente scrivi tu, sembra che ti inseguano senza sosta. Ho paura di accettare di essere diventata cinica riguardo all’amore ed è una cosa che mi rattrista molto perchè io sono sempre stata convinta che l’amore sia l’energia più potente a nostra disposizione. Invece mi ritrovo sempre più spesso a pensare che non ho bisogno di essere amata e di amare.
Grazie ancora, bacino.
aleba, tesoro, tu mi aiuti già confrontando i pensieri e le sensazioni e dicendomi, insomma, ‘che è normale’. Normale averle certe sensazioni. Io credo che si possa ‘guarire’, lo credo sul serio, che ci si possa ripulire da quell’inquinamento. E anzi aver imparato tante cose in più, anche su di sè. Del resto mica sto sempre così. E per quanto sicuramente il percorso di recupero non sia finito io vedo tante di quelle cose risolte rispetto ai traumi. Però poi ci sono degli ‘stimoli’ magari ed io sto male. E sai qual è uno stimolo? L’incomprensione. E non perché io cerchi comprensione, uno schema facilitato. Anzi. Cioè nel senso che il mio fine semmai è sentirmi di nuovo in pari innanzitutto con me. Con chi ero. Al cento per cento. Anzi ‘meglio’, nel senso più serena di prima. No migliore in senso di dieci e lode. Ma serena. Non giro per il mondo usando il fatto che mi sia passato dentro uno tsunami dicendo che per questo solo io son sensibile, non ‘uso’ le mie gambe rotte. E se penso solo lontanamente di farlo io mi dico NO. Ciò che posso fare è ricostruire me, non è una cosa per cui siano possibili deroghe. NON SI PUO’. Perché se non lo faccio io sto male. Io tremo di paura o mi duole la mia gamba spezzata. Inoltre so che solo io, per me, posso fare certe cose. Solo io perché so dove son
i punti dolenti. Perché certe cose mi spaventano a morte, perché mi riescono difficili. Non è supponenza, aleba. Ma è come avere una ‘malattia’ e sapere come funziona. La mia ‘malattia’ non è l’amore, si chiama piuttosto shock post traumatico. C’è anche di mezzo il dolore per l’amore finito, ci son cose che è più facile dire e comprendere. Ma ciò che fa confusione, precipitare nell’angoscia si chiama post traumatico. E dei sintomi ‘depressivi’ che ho non sono di resa ma di stanchezza, paura, sconforto. Io sono una persona sensibile, ma anche combattiva, e ho una resistenza allo stress enorme. Se io mi sento ‘persa’ mi addolora, ma io so che purtroppo mi è successo qualcosa che non solo ti spezza il cuore ma può spezzarti il cervello. Qualcosa che può portare anche alla morte. Alla morte perchè il fisico somatizza fino a portarti alla malattia fisica, alla morte sociale e civile, alla morte per suicidio per angoscia, disperazione, non reggere alti stati di angoscia e l”idea di non poter dimenticare e di essere sbagliati, matti, colpevoli pur sapendo di essere vittime, alla morte fisica per violenza fisica in taluni casi. E’ già difficile prenderne atto e considerare che sia vero. Non ti senti liberato a pensarci. Ti spaventa. A me non frega niente di odiarlo. Io se avessi i soldi andrei IMMEDIATAMENTE a fare una specifica terapia breve utile a coloro che hanno subito shock come terremoti. So che funziona. A me non serve sapere cosa già so, mi serve questo. Ma ora non ho i soldi.
LUNA @E dei sintomi ‘depressivi’ che ho non sono di resa ma di stanchezza, paura, sconforto. Io sono una persona sensibile, ma anche combattiva, e ho una resistenza allo stress enorme. Se io mi sento ‘persa’ mi addolora, ma io so che purtroppo mi è successo qualcosa che non solo ti spezza il cuore ma può spezzarti il cervello. Qualcosa che può portare anche alla morte. Alla morte perchè il fisico somatizza fino a portarti alla malattia fisica, alla morte sociale e civile, alla morte per suicidio per angoscia, disperazione, non reggere alti stati di angoscia e l”idea di non poter dimenticare e di essere sbagliati, matti, colpevoli pur sapendo di essere vittime, alla morte fisica per violenza fisica in taluni casi.- Esattamente! La resistenza allo stress è deleteria per la salute quando lo stress viene comunque vissuto intensamente. Voglio dire che un conto è riuscire a vivere fino in fondo tipo zen, un altro conto è tenere botta, incassare a oltranza e stare in piedi nonostante i momenti di sconforto, poi tirarsi su le maniche e proseguire. Lottare per i propri sogni è giusto e non provoca mai i danni che porta la lotta intestina. Luna negli ultimi 12 anni io ho avuto 3 problemi di saluti importanti di cui 2 con ricovero di 7 giorni ciascuno per accertamenti i medici, dopo approfondite analisi non hanno rilevato cause concrete per i miei sintomi che, ti assicurano, erano stati sconvolgenti per quanto di breve durata. In tutti e 3 i casi mi hanno detto che che la causa era lo stress e mi hanno raccomandato di allentare la presa. . Chiesi alla mia dottoressa di prescrivermi dei calmanti, lei si rifiutò categoricamente. “Io non curo i tuoi sintomi”, disse,” scopri la causa del tuo stress e vedi di eliminarla o ti ammalerai gravemente”. . di li a pochi mesi mi rivolsi ad uno psicologo e poi è storia nota.
Scusa, Aleba, non volevo metterla giù “tragica”, nè appunto dire che non si esce da quei momenti in cui magari sale l’angoscia o si fanno pensieri che sembrano implosivi… se ne esce, però è corretto anche prendere atto del fatto che è normale avere dei momenti down. Spaventano molto i momenti down, ma ciò che ho scritto, sull’estremo di certe dinamiche, è vero. Per quanto terribile è vero. Ecco perché ti dico che, comunque, per come sono andate le cose, invece di chiederti cosa avresti potuto fare di più per lui penso sia corretto che pensi a ciò che, di più, PUOI fare, ora, e sempre, per TE. Vorrei anche sottolinearea che non ho scritto ciò che ho scritto per dire “caccia ai mostri”, ma per dire che gli shock emotivi, le frittate girate, la poca chiarezza o le situazioni di disagio e stress prolungate ecc producono scompensi. Che vanno considerati e di cui bisogno prendere atto. Non in modo implosivo, ma se consideriamo che il nostro fisico e il nostro “sistema” è fatto per rispondere anche agli stress minimi e brevi (dal non trovare parcheggio, ad un piccolo incidente domestico, sino a cose più complesse) è EVIDENTE che nel momento in cui il sistema regge uno stress prolungato e forte comincia anche oltre ad adattarsi a girare anche a vuoto. Mi riesce proprio difficile credere, Aleba, che tu possa essere diventata cinica. Mi viene piuttosto da pensare che tu abbia paura, che tu ti chieda anche quanto sapresti difenderti e cose del genere.
E ciò mi sembra normale. Non penso neppure che queste sensazioni debbbano essere croniche. penso però che abbiano un senso rispetto a ciò che hai vissuto, ovvero, comunque, un lungo stato di destabilizzazione, tra altre cose. Ti sei dovuta adattare a cose a cui non avresti dovuto essere sottoposta o sopporti, ma comunque la giri è così. Ti sei dovuta fare domande a cui ti era impossibile trovare una logica risposta anche perché la persona davanti a te cambiava le carte o basava sul non rispondere la sua, volontaria o involontaria strategia. Una delle mie sensazioni è quella di non essere mai riuscita ad afferrare come stessero REALMENTE le cose. Il nostro cervello individua un problema e si attiva per risolverlo. Siamo alla fine meccanismi anche semplici. Ma se il problema non è il vero problema, o se continuamente vengono cambiate le carte in tavola ecc ecc finisci con lo… svalvolare.
Io non credo che tu sia cinica, come non lo credo di me. Credo però che ci siano delle cose che dobbiamo risolvere, ognuna sa per sè. Io non ho nessuna intenzione di girare con un cartello che dice: attenzione, fragile.
Nè di usare la mia fragilità per avere maggiori “diritti” degli altri e meno doveri di reciprocità. Però io ho il dovere di ascoltarmi, ce l’ho come tutti, questo è certo, il diritto e il dovere, però è anche vero che ho passato un brutto quarto d’ora, diciamo, che rende più necessario ancora il piano d’ascolto, e non solo che rende più difficile a volte sentire il diritto di quel piano d’ascolto.
Questo è uno dei miei problemi. Ce l’ho il piano di ascolto, e più di prima. Ma ho bisogno di ascoltare molte più cose di tante altre persone, perché molte più cose sono state violentemente incasinate, rigitate, mescolate. E c’è il me il timore che qualcuno possa arrivare, con una mazza da baseball animata delle migliore attenzioni, a incasinarmi mentre sto rimettendo le cose a posto. Un po’ come se quello che ho rimesso a posto fosse fatto di pietra e cemento, forte e qualcuno potesse venire a dirmi: macchè, è un castello di carte, e soffiarci su.
Guarda che non dico che la gente la gente lo faccia apposta, o che non abbia le sue ragioni. Però dico che certe frasi a me fanno questo effetto.
Mi sono sentita dire che ero egoista quando non lo ero, o lo ero come tutti gli altri. Me lo sono sentita dire nel modo sbagliato, punitivo, esagerato, senza possibilità di rimediare o anche assertivamente di non vivere come una tragedia il fatto che ognuno ha la sua personalità. Alla fine sono stata travolta da un punto di vista che si è fatto però IL SOLO. Da un problema altrui che ha comunque ingigantito delle situazioni e ne ha anche inventate delle altre. Mi sono trovata sul banco degli imputati.
Alla fine oggi potrei essere davvero più egoista degli altri, ma in realtà io ho una cosa da risolvere, ed è il fatto di pensare di non poter esserlo. Di non poter pensare a me dieci minuti senza che il mondo mi crolli in testa. Che dietro gli affetti vi possano essere dei ricatti morali POTENTISSIMI. A me è capitato di subirli, e non solo da lui. Per questo è vero che non dipende solo dagli altri, perché io in vita mia non ne avevo mai subiti, e avevo sempre saputo difendermene. Oggi non so se sarei in grado di riconoscerli. Di attuare una difesa adeguata e serena, come un tempo, che non sia nè la fuga nè il sentirmi io sul banco degli imputati.
Non credo di essere cinica, assolutamente, non credo neanche di essere immensamente egoista. Credo di dover rimettere delle cose a posto, darmi delle mie risposte, per ritrovare una serenità interiore e i miei confini.
Quello che dicevo sulla terapia del trauma è perché lo penso davvero, penso che ci siano un paio di specifici episodi, in determinate contingenze, che mi sono rimasti sul groppone.
Vado avanti lo stesso, ma so che farei molta ma molta meno fatica sciogliendoli.
Appena posso vado a farmeli sciogliere. Così andrò avanti più leggera con il mio “lavoro”.
Un abbraccio!
Ciao Luna
In questi giorni ho pensato molto alla storia dei tuoi amici. Mi ha fatto molto riflettere. Ma la mia mente in questo caso fa presto a pensare. Non conosco i soggetti ma il tuo racconto è stato piuttosto chiaro. E’ evidente che non so se in mezzo ci sia dell’altro così come forse non lo sai tu. Ma appare chiaro che, stando così le cose, la persona in torto marcio è lei. Ognuno ha i suoi punti di vista, i suoi punti deboli, le sue vedute, i suoi talloni di Achille ma una donna che si sente ferita perché il suo compagno è apparso “distratto” riguardo ad una sua comunicazione di non poter avere figli non è normale. Poi sai che c’è Luna, parliamo un po’ in maniera “terra terra”. Ma se qualcuno si ferisce penso dica “ahi” o quantomeno faccia dei gesti per far capire di essersi fatto male. Figuriamoci se la ferita è grossa. Qui sta il nocciolo della questione: io ti ho ferita ? Ti senti offesa a morte ? Bè fammelo sapere: piangi, strilla, urla, mandami a quel paese ma….fa qualcosa. Nessuno credo sia in grado di leggere nel pensiero degli altri. E onestamente non ho mai visto nessuno ricevere una coltellata e rimanere impassibile. A meno che non avverta dolore.
Io credo che lui, il tuo amico, la pensi un po’ come me. Nel senso che conoscendo la persona non riesce a capacitarsi che per una cosa simile abbia avuto quel tipo di comportamento. Non regge Luna. Non regge il fatto che una persona normale, intelligente si comporti a quel modo. A meno che non le sia partita qualche rotella della cervello. Presumo chiaramente che questa persona sia una donna intelligente.
Io non parlo delle donne che vanno in crisi perché sono uomo. Ma perché in genere gli uomini non vanno in crisi per questi motivi. Gli uomini vanno in crisi per cose diverse: perché si fanno un’amante (ma difficilmente lasciano la famiglia), perché la compagna non li soddisfa sessualmente, perché cercano una donna più giovane andando nella cosiddetta crisi di mezza età. Ma crisi di questo genere difficilmente ne hanno. Poi per carità l’eccezione come ho detto spesso, conferma la regola. Difficilmente un uomo lascia una donna perché si sente “ferito” da qualche frase. E se dice così nel 90% dei casi è una “stron…..ata”. Avremo i nostri difetti, tanti per carità, ma per una frase detta male non andiamo in crisi stanne certa.
Poi scusa Luna. Ci siamo scambiati diversi post ma io onestamente i motivi della crisi del tuo uomo mica li ho mai capiti. Nel senso che vedi, mi pare abbastanza evidente il motivo per cui Aleba ha lasciato il marito: un violento, un arrogante, uno che la trattava a pesci in faccia e quant’altro. Ma il tuo compagno Luna mica ho capito realmente cosa faceva. Tu dici che il tuo ex andrà avanti tutta la vita pensando che tu lo abbia ferito a morte. Scusa Luna ma perché: cosa gli hai fatto perché lui possa pensare una cosa del genere. Dimmelo in parole semplici perché io ancora non l’ho capito. “Tu mi ferisci e se io ti ferisco è perché tu hai ferito me”…..
…Ma per dire cose del genere tu cosa facevi ? Lo avrai capito spero ! Caspita Luna perdonami ma sei tu non colpisci né con la lingua né con la spada come può dirti che tu lo hai ferito ? In che modo ? Vorrei capire quali siano le ferite che lui definisce tali. Al punto tale da reagire ferendoti.
Vedi Luna io mi sento in colpa a prescindere di ciò che dica mia moglie. Ma mi sento in colpa per ciò che ho commesso di sbagliato non per cose che non ho commesso. Poi il fatto che lei non voglia ammettere le sue colpe non è un problema suo mentale è…”paraculaggine”. Perché se tu vai via di casa è una colpa. Io non ti ho cacciato, io non ti ho picchiato, io non ti ho presa a male parole, non ti ho reso la vita difficile. Io non ho fatto nulla di tutto questo. E non è questione di punti di vista perché io la vedo così e lei la vede colà. Se tu esci di casa è una tua scelta. Ma non si esce dalla casa coniugale senza ritornarci senza un valido motivo. E un valido motivo non è il pensiero del tuo cervello che in quel momento vede piovere quando fuori c’è il sole. E non si esce da casa perché c’è un argomento in cui la si pensa diversamente. Si esce da casa eventualmente quando non ce la si fa più. Ma ci devono essere delle motivazioni per farlo. Che debbono sapere in due. Se fossi stato io ad alzarmi una mattina e ad uscire di casa la colpa sarebbe stata la mia senza se e senza ma. Anche se la psicologia non dà un concetto di “normalità” come la vede ognuno di noi. La psicologia è una scienza ma come la medicina non è una scienza esatta. Al mondo esiste solo una scienza esatta che è la matematica.
Quando sento scrivere Aleba. Ciao Aleba innanzitutto mi pare tutto piuttosto chiaro. Lei non ce l’ha fatta più. Ma contro di lei c’è stato un attacco continuo di una persona come tante che pensa solo a trattar male le persone. Ma da quel che ho capito dai racconti di Aleba il suo ex è sempre stato così. Mentre sia mia moglie che il tuo ex hanno subito una metamorfosi. Ma causata da cosa ? Io le mie spiegazioni le ho date: figlio non avuto + intervento di terza persona. Semplice no ? In poche parole mancanza di personalità e dipendenza da altra personalità. Perché io non metto mai in dubbio di punto in bianco ciò che ho sempre apprezzato di un’altra persona. Lei lo ha fatto con me. Prima mi apprezzava poi ha messo in discussione tutto quello che dicevo…ma che sei una pupa ? Ciò è comprensibile se sei una bambina senza personalità. Io ho sposato mia moglie sapendo come la pensava, quello che diceva ecc. Nessun altra donna sarebbe mai potuta intervenire dicendomi: “guarda che tua moglie dice cose senza senso”. Anche quando parlava di figli. Mica dicevo che era scema. A me non andava ma mica la contestavo. Mica sono andato alla ricerca di una donna che non volesse figli. Tutt’altro. Ho cercato di convincermi del fatto che in fondo lei non diceva nulla di sbagliato. Solo che io avevo paura e non mi sentivo pronto. La colpa era la mia non la sua….
…Comunque Luna, leggendoti ti sento molto vicina al mio modo di essere soprattutto in questo momento. In particolare rispetto a quanto scrivi nel tuo ultimo post (n. 839). Dici di avere una forte resistenza allo stress. Beata te. Io non credo. Cerco di reagire facendo più cose ma..ho il viso segnato dal dolore, dai dolori. troppe cose sono avvenute in questi due anni e mezzo. Troppi shock traumatici. La psicologa facendomi la diagnosi mi ha detto che soffro di “estremo stress da eventi traumatici”. Eppure ho persone vicino (donne in particolare) che mi stanno offrendo amicizia e amore. Ma l’amore lo rifiuto. Non riesco ad avvicinarmi. So che farei delle differenze. E’ ancora troppo vivo il ricordo della vita che conducevo con ia moglie. Delle nostre giornate passate assieme e delle piccole cose. E non riesco ancora a comprendere come possa verificarsi ciò che si è verificato. Come mai ai suoi occhi sono diventato un mostro. Sembra quasi un paragone con la tua storia Luna. Lui che ti fa la guerra. Lei che mi fa la guerra. Ma io non ho capito perchè lui ti fa la guerra. Qual è il motivo o i motivi scatenanti. A me ci sono anche se secondo me sono ingigantiti. E’ vero che in questi due anni e mezzo ci siamo attaccati e ce ne siamo detti di tutti i colori e sono successe cose abbastanza gravi. Ma è logico, la rabbia ha preso il sopravvento. Lei ce l’ha con me per una cosa io ce l’ho con lei per un’altra. Ma lui il tuo lui Luna, in pratica cosa ti ha fatto, cosa ti ha detto ? Perchè se ne è andato (o l’hai lasciato). Qual è sta guerra che ti ha fatto (in pratica intendo ?) Come si fa a vedere come un nemico una persona che fino a poco tempo prima era il tuo punto di riferimento, la persona più importante del mondo ?
Vedi Luna io i difetti dimia moglie li vedevo prima e li vedo ora. Certo oggi vedo dei difetti che prima non c’erano (non che non li vedevo). Non esistevano. Ma quelli che c’erano mi stavano bene. Non glieli ho mai rinfacciati e mai glieli rinfaccerò. Lei invece mi ha tirato fuori tutto ? Ma perchè ? Possibile che un’eventuale terza persona possa causare tutto questo nella testa di una persona. Boh a me questo non lo fa. Anche prima quando conobbi lei e mi innamorai di lei…mica parlai male delle mie storie precedenti. Erano quelle che avevo avuto, con le loro modalità diverse. Ma mai fatto pragoni nè soprattutto parlato mai male di loro.
Per questo Luna non capisco. Ma ti prego parlami un po’ di lui del tuo ex. Voglio capire cosa realmente è successo. Se ti va naturalmente. ma vorrei esempi pratici.
Un bacio a te e ad Aleba
Sto leggendo gli ultimi vostri due post Luna e Aleba. Si il fisico somatizza. Eccome se somatizza. Dimagrisco, accuso fastidi. Non sono più io. E il viso soprattutto il viso non è quello di tre anni fa. E’ segnato dallo stress, dal dolore. Non c’è serenità e manca il sorriso.
Poi anche la paura di rimanere da solo anche se ho vicino molte persone, parenti amici donne. Ma non mi va. A volte sento il bisogno di isolarmi. E il solo pensiero di avere un’altra storia mi lascia perplesso. Perchè di una donna (con rispetto parlando per voi) faccio fatica a fidarmi. Dopo una mazzata del genere non crederei nemmeno alla sorella di Gesù Cristo. Eppure ne sto conoscendo di brava gente. Ma fatico e molto. Ultimamente preferisco amicizie maschili (non sono gay per carità, mi piacciono ancora le donne) perchè dopo questi quasi tre anni sento proprio il bisogno di confrontarmi con gente che parla in maniera lineare, magari sbagliata ma lineare. Ho bisogno di semplicità. E questi due anni e mezzo con mia moglie mi hanno fatto perdere la cognizione delle cose semplici. Lei che adesso non si capisce, lei con la quale non riesci a dialogare. E spesso parlando con altre donne dal vivo, basta ascoltare un discorso strano, con concetti un po’ contorti per andare in tilt. Non perchè non capisca ma semplicemente perchè voglio chiarezza e semplicità. Per andare da Roma a Milano voglio prendere o il treno o l’aereo o la macchina. Non voglio prendere 15 mezzi diversi. Non so se ho reso l’idea
Un bacione di nuovo a voi che sembrate uscite da un mondo diverso
fdc, ciao! In che senso ‘mondo diverso’? Queste cose capitano NEL mondo, anche parecchio. Ma bada che con ciò non voglio dire che sia ‘lineare’ che succedano e quindi teniamocele. Però succedono. – ah, ecco, fdc! Mi pareva strano che la tua striz non te l’avesse fatta una diagnosi tipo cosí. Tu mi dicevi ‘normale’. Ok, ho capito. Ma per quanto riguarda i TUOI stati d’animo e i sintomi di stress mi pareva alquanto improbabile che lei ti dicesse ‘sua moglie sta male, lei invece è un fiorellino. Aiuti sua moglie a uscire dalla sua crisi, che lei ora problemi non ne ha’. Fdc, poi di una diagnosi di stress acuto puoi farne quel che vuoi. Ma significa soprattutto, nei tuoi riguardi (sei tu che ce l’hai) che per quanto tua moglie possa anche dirti che quella ferita è lei e che tu sei un egoista che tanto casca sempre in piedi e che pensa solo a sè tu invece così stai. E invece di domandarti cosa ha lei e come salvare lei e cosa puoi fare per capire lei e sostenere lei dovresti considerare che STAI MALE TU. E forse pure peggio di lei. Anche perché tu dai la tua empatia a lei, a costo di toglierti energie mentre NON NE HAI, ma la sua empatia anche con un minimo di sconto e la visione ogettiva un minimo che hai anche subito un lutto recente da parte sua non ce l’hai.
sei a pezzi, fdc, perché hai subito dei traumi, cioè è fuori dubbio. Ma anche perché la dinamica di tua moglie, la vostra pseudorelazione che non è nè un matrimonio nè un divorzio, ma un legame di continua recriminazione senza possibilità concreta e attuabile di sciogliere la tensione in modo paritario, empatico, assertivo continua a stressarti. E tu continui tra te e te a darti addosso mentre il tuo fisico stesso ti chiede di occuparti, anche attraverso l’ansia, di TE. Di cambiare registro. Il ritorno di lei con queste ennesime modalità, e quando eri in lutto recentissimo, per te è stato un pugno. Ma cosa avrebbe fatto lei se tu, misure precauzionali a parte, non fossi riuscito a fare l’amore, dopo due anni di calci in culo e un lutto recente? Ti avrebbe detto che LA SVILISCI come donna? Lei è tornata da un uomo moralmente e emotivamente a pezzi esigendo. Mi parli del tuo viso. E lei ti ha guardato in faccia? Ha ascoltato REALMENTE come stai e come ti sei sentito e come vorresti sentirti? L’egoista sei tu? Capisco quel che dici, anche sull”ansia’ etc che ti fa ora il sesso opposto e cosa ti fa effetto “allarme”. In questo momento è una sensazione ‘normale’, contingente. Capisco benissimo strabene il discorso ‘semplicità’ etc. Dissento in parte sulla ‘banalità’ delle crisi maschili. Anche perchè nella stragrande maggioranza dei casi l’amicizia tra uomini, credo, fa sì che gli uomini tra loro cerchino un certo tipo di dialogo e sostegno mentre per parlare di altre inquietudini si aprono di più con una donna. Non sto dicendo che in certe cose non funzioniamo diversamente, ma avendo molti amici maschi da sempre so che non è solo per ciò che dici tu che anche gli uomini vanno in crisi o stanno male. E’ chiaro che leggono se stessi e il circostante da uomini, ma ti faccio il pratico esempio per cui ciò che un mio amico fraterno riassume all”altro amico fraterno in 5 parole e poi vanno a giocare a calcio viene a cercare me per parlarne anche davanti a un caffè. E il migliore amico del mio ex non ha idea di quali dilemmi lo abbiano attanagliato davvero. Mi sa però che non mi riesce di spiegare bene ciò che intendo dire.
Ciao Luna
Ognuno ha i suoi dilemmi ci mancherebbe. Ecco io ad esempio. Sono un uomo. E ti dico da uomo: quanti sono gli uomini che starebbero come me dopo una storia come la mia ? Sai quanti avrebbero mandato da quel dì mia moglie a farsi fottere ?
Quando parlo di certe differenze tra sesso maschile e femminile non lo faccio in senso assoluto Luna. Vado a percentuali.
Sarebbe come dire che in Italia c’è la mafia e in Svezia no. Magari sarà pure così. Ma quel che è certo che l’Italia è famosa per la mafia, la Svezia no e se c’è anche lì sarà in misura minore che da noi. Spero di essermi fatto capire su questo concetto.
Per quanto riguarda il mio stato d’animo hai ragione Luna. Lo so che io sto male e me ne rendo conto. Glielo hanno anche detto a lei che sto male. E lei sostiene che faccio la vittima adesso, visto che è stata tanto male lei durante il rapporto ed io “me ne fregavo”.
Ed hai ragione dicendo che per me è stato “un pugno” il suo ritorno con queste modalità, in un momento in cui stavo vivendo un lutto. Hai fatto una disamina giusta anche riguardo il rapporto sessuale. Vero, sarebbe potuto succedere quel che hai scritto, se non fossi riuscito a fare l’amore…probabile.
Il problema Luna è che io potrei tranquillamente metterla spalle al muro ed elencarle le sue responsabilità per la fine del rapporto…i suoi errori, il modo di gestire la situazione e tutto quello che ne è conseguito. Ma poi ? Ti dirò Luna, avolte in questi due anni e mezzo sono “scoppiato” di rabbia e gliene ho dette di tutti i colori a volte anche con lo scopo di ferirla (stavolta volontariamente). Ma non ce la facevo veramente più ! Risultato ? Poi alla fine stavo male perchè dopo lo sfogo, perchè di solo sfogo si trattava pensavo al mio amore per lei. Al fatto che le voglio bene sul serio e non si può far del male a chi vuoi bene davvero se non involontariamente.
Un bacione
Ciao Fuori dal Coro, mi soffermo su questa tua frase: “Il problema Luna è che io potrei tranquillamente metterla spalle al muro ed elencarle le sue responsabilità per la fine del rapporto…i suoi errori, il modo di gestire la situazione e tutto quello che ne è conseguito. Ma poi ? ” POI sei costretto a prendere atto del fatto che le responsabilità della fine del tuo matrimonio non sono solo tue, sei obbligato a portare tua moglie a conoscenza di questo dato di fatto, apri gli occhi di fronte alla realtà che lei non è santa vittima di un matrimonio opprimente e costringi lei stessa ad aprire gli occhi. Le fai sapere che tu SAI come sono andate le cose, che hai capito che amare qualcuno non è un alibi per cammuffare gli errori di questo qualcuno e che lei, dal momento in cui avrà aperto gli occhi, dovrà per forza prendere atto del fatto che il tuo amore per lei non la proteggerà più dalle sue responsabilità. A questo punto la palla passerebbe a lei e avrebbe due alternative: 1) respingerti definitivamente per non mettere in discussione sè stessa, oppure cogliere l’opportunità di scendere nei dettagli del suo malessere e di valutare con chiarezza cosa vuole fare da grande. Insomma…mettere le carte in tavola, per fortuna, abilità le scelte chiare oggettive e veritiere. Capisco profondamente le tue paure, tu temi che lei se ne vada perchè non può accettare che TU, che sostieni di amarla, le fai un dettagliato resoconto su quelle che pensi siano le sue responsabilità. Capisco eccome!! Anche io ho fatto uno sforzo emotivo imponente per capire che non prendendo IO una posizione chiara riguardo alle SUE colpe, non facevo altro che autorizzare e alimentare ulteriormente la sua convinzione di essere infallibile e di non dover neppure sospettare di potermi perdere, perchè io lo amavo e amandolo lo giustificavo e lo proteggevo. Sapevo benissimo che rischiavo di dover capire che il mio era un amore malato, sapevo benissimo c’erano poche probabilità che il mio ex messo di fronte a tutto,avrebbe messo in discussione sè stesso. Lui, il pilastro, lui l’infallibile. Sapevo che avrei dovuto raccogliere i pezzi… Ho deciso di correre il rischio per dare a mia figlia, a lui e a me stessa una chance di vivere pienamente. Ultimamente mi rendo conto che quasi tutti vivono rimandando di fare luce sulle questioni importanti perchè temono di rompere un equlibrio, svegliare il cane che dorme e poi di vedersi costretti a fare delle scelte. Ma chi lo sa, il cane potrebbe essere anche più docile di quanto si creda…oppure potrebbe aggredirci innescando la nostra fuga liberatoria.
Credi che sia stato facile per me essere consapevole che lo stavo ferendo con la verità. Ma le ferite erano tanto grandi perchè si sentiva offeso, non perchè si sentiva in colpa…ogni volta mi dava conferma che la separazione era l’unica via.
Bacione