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Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via

di aleba

Riferimento alla lettera: Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011

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Categorie: - Amore - Famiglia - Me Stesso

1.662 commenti

  • 501
    aleba -

    Una cosa l’ho capita, anche se ancora non riesco a metterla in pratica costantemente. Esci da una situazione che ti ha corroso l’anima, davanti c’è l’ignoto e tu sei una sopravvissuta. Per un pò è anche giusto rimanere a pensare a quanto sia stato ingiusto vivere male quel tempo, avere solo rovine fra le mani. E ti guardi dietro le spalle con tanti perchè senza risposta. Queste domande costringono il cervello e il corpo a rimanere in quella condizione irrisolta. Come un bovino gigantesco che rumina tonnellate di fieno e la sua giornata è tutta incentrata sul ruminare. I pensieri negativi, le domande senza risposta prendono un sacco di posto nella mente e nel cuore, posto che potrebbe essere occupato dalla gioia di vivere, dalla consapevolezza di esistere indipendentemente da tutto e da tutti. Farsene una ragione non vuol dire fregarsene e non provare sentimenti riguardo al proprio passato e a come sono andate le cose, per la perdita subita, per il terremoto che ha distrutto tutto, per il fulmine a ciel sereno che ha disintegrato la tua vita. Vuol dire capire che il passato non si cambia, non torna. Per fare pace con il passato bisogna accettarlo e per accettarlo bisogna prendere le distanze da esso. Io ci provo. Spesso mi viene in mente che avremmo potuto avere una vita meravigliosa, se solo avessimo avuto una vera comunione di idee e di sentimenti. Ma che senso ha pensare a “se io” “se lui”. Ho sprecato anni arrovellandomi sui “se”, massacrando me stessa perchè non riuscivo a far mi amare da lui. Doveva amarmi, qualsiasi uomo “normale” non sarebbe stato male con me. Non lo dico perchè mi ritengo perfetta, sono strapiena di difetti.., lo dico perchè so che mi piace amare, che è nella mia indole prendermi cura delle persone che amo e che non sono soffocante. Ho impiegato talmente tante energie a cercare le mie responsabilità ad incolpare me stessa di non averlo capito, di non essere stata all’altezza, di averlo deluso, di non aver trovato le parole giuste l’atteggiamento giusto, di non essere stata zitta, di non aver parlato. Quando è nata nostra figlia sono andata in corto circuito! Si, tutto sballato ed ho cominciato ad odiare l’amore. Anni, Fuori dal Coro! anni per chiedere aiuto. . ho sacrificato tutto, ho cinicamento calpestato la profondità del sentimento che mi aveva legata a lui, ho chiuso per sopravvivere. Ma non voglio stare nella condizione di SOPRAVVISSUTA in eterno…io voglio VIVERE…voglio ritrovare il desiderio di amare, voglio superare la rabbia, i sensi di colpa, i rimpianti. Oggi! Oggi sono qui, domani non so, oggi ho bisogno di vivere accettando anche i pesi nel cuore come parte di me. Tu, Fuori dal Coro, hai trascurato alcuni aspetti del metter su famiglia che ora generano rimpianto in te. Ma se a quel tempo non eri pronto, non avevi elementi per ragionarci a fondo, non eri al corrente di cosa avesse in mente tua moglie…hai agito in base a ciò che conoscevi allora e hai agito nel modo migliore. Grazie Luna, grazie Maria

  • 502
    luna -

    fuori dal coro: ti ringrazio di avermi risposto, perché mi rendo conto che la mia risposta, soprattutto la parola umiltà, poteva infastidirti. In realtà io credo (posso ovviamente sbagliarmi e comunque non sono te) di comprendere abbastanza di quelle cose che, dici, son difficili da spiegare. Ma nel senso che per esempio comprendo come si vivano certe fasi e emozioni, il salvare un amore e una persona dentro sè, anche a scapito di se stessi, etc. Fuori dal coro, ti invitavo a considerare che alcune delle persone che riescono a leggere delle ragioni, incompatibilità forse sono anche in una fase differente. Tu dicevi la cosa della morte di un giovane o di un anziano e ho capito ciò che intendi. A me però è successo, in 3 giorni, anni fa che sia morta mia nonna, che adoravo, e un amico in un incidente. Per quanto riguarda la nonna, a parte che se fosse stato per lei avrebbe vissuto altri cento anni con entusiasmo è chiaro che ha vissuto la sua vita. E che nessuno è eterno. Però lei era unica, e anche se accetto le logiche è la sua unicità, la sua persona, la nostra complicità che mi manca. Lei mi amava moltissimo e non ha neanche scelto di lasciarmi, lasciarci. Chi ci lascia, restando su questo pianeta, invece sceglie. Che le ragioni a noi sembrino valide o no. E c’è modo e modo. Ma anche nel senso

  • 503
    luna -

    che quel modo, per quanto possiamo torturarci per capire che cosa abbia portato ha, ci dice qualcosa su una persona, che a noi piaccia o no è una risposta. Qualsiasi lati, anche reali e contingenti, ci abbia mostrato in passato, o potrebbe mostrarci in un ipotetico futuro, nel qui e ora ci mostra di sè ciò che ci mostra. Avevo un’amica sorella anni fa e non ho dubbio alcuno su ciò che abbiamo vissuto, dialogo, affetto, sostegno. Morì suo padre, di colpo, un padre che, tra l’altro, non l’aveva mai considerata. Io fui la prima che chiamò. Andai a casa sua, le stetti accanto. Mi era già capitato, purtroppo, e anche più giovane, di condividere situazioni simili con amiche vere, ‘sorelle’. Rapporti importanti che continuano, e son continuati nella gioia e nel dolore, salute e malattia, benessere e esaurimenti, soldi e miseria, singletudine e sposalizi, e nascita di bimbi. Con lei non è stato così. Pochi mesi dopo quel lutto lei era diversa, non solo con me, ma anche. Irraggiungibile. Come se fosse saltato il ponte, il contatto radio. Io c’ero. Lei? Lei pensava che non ci fossi? Era lei diversa, in lotta? Ero io che, restando me stessa (nel senso: colei che aveva sempre conosciuto. E tra noi non c’erano mai state dipendenza, competizione. Due personalità anche pari, seppure differenti) l’avevo involontariamente delusa? Involontariamente perché, nel suo momento di crisi, che credo sia durato anni, poi, leggeva molte cose diversamente. Non lo so. O meglio questa è la risposta che mi do, non avendole mai avute. Io so che la nostra amicizia è stata vera, profonda. Basata anche su un dialogo intenso. Eppure è finita senza apparenti valide ragioni e risposte.

  • 504
    LUNA -

    PS: Fuori dal coro: vero, stavo parlando di amicizie e non di amore, ma, a parte che è stata certamente una forma di “amore” (ovviamente non sensuale, ma sorrido ancora con tenerezza e simpatia pensando a quando, da studentesse con pochi soldi in tasca ci compravamo una coppa di gelato in due, in un bar in cui facevamo pausa a chiacchierare e raccontarci le emozioni, le fatiche, i sogni della vita, con una tale condivisione anche materiale che un giorno avemmo l’impressione che forse il gestore pensasse che eravamo “fidanzate”) – e complicità enorme, persino “telepatica” talvolta, quella che ha legato me e lei. Lo dicevo a proposito di quelle cose che sembrano non avere senso e invece ce l’hanno. Io, ti dicevo, delle risposte non le ho avute. La penultima volta che la vidi mi disse una frase sibillina, ma era una frase “chiusa”, non di chi cerca un confronto o una risposta. Quel giorno peraltro non posso dimenticarlo perché fu l’ultima volta che vedemmo un nostro amico, ammalato di schizofrenia, e dicemmo che lo vedevamo stare meglio. Quel giorno lui sorrideva e parlava in modo più coerente. In realtà, anche se non saprò mai se così lui avesse voluto salutarci – sarebbe egocentrico pensarlo – o fu un caso, pochi giorni dopo lui si uccise. E insieme andammo a casa dei suoi genitori, il giorno dopo che accadde…).
    Non ho avuto delle risposte chiare, anche perché, tempo dopo lei cambiò modo di vestire, cominciò a frequentare persone diverse, in seguito anche si trasferì… non si “spostò” solo da me, ma un po’ da tutto, cercando penso se stessa, non so se dicendosi “cerco me stessa” o che. La persona che io conoscevo me lo avrebbe detto, lei non me lo disse.
    Io non ho mai forzato per avere delle risposte, anche se non ho avuto un atteggiamento menefreghista. Delle mie “teorie” le ho: la nostra amicizia non aveva subito alcuna scossa nonostante noi fossimo fidanzate anche in precedenza, ma in quel momento lei aveva vissuto uno scossono profondo e uno profondissimo, il primo quello di essere lasciata da un ragazzo che amava e poco dopo la morte di suo padre. Come ti ho già detto io c’ero, però io avevo anche appena incontrato lui, il grande amore. Ciò non significa che io fossi distante o l’avessi abbandonata, ma forse in quel momento lei percepì per la prima volta una distanza tra la mia vita e la sua. Tra ciò che lei provava e che pensava che io potessi essere veramente in grado di comprendere. La mia storia nascente e il suo amore finito, che la faceva sentire più sola, la mia famiglia, con la quale potevo anche litigare, ma che comunque era quella che lei non aveva mai avuto. Io so quanto il lutto enfatizzi la sensibilità, le percezioni, è un marasma di emozioni.
    Questa storia non c’entra nulla con la tua, ma voglio dire che per lei sentire, agire, essere ha avuto assolutamente senso. Se ha pensato che io l’avessi abbandonata ovviamente mi dispiace, se ha voluto “abbandonarmi” ne ho preso atto allora.

  • 505
    LUNA -

    Io – certo è più facile in un’amicizia rispetto ad un marito o una moglie – ho fatto quello che ero in grado di fare, non forzare in alcun modo quel suo bisogno di essere ciò che era, al contempo cercando di farle capire che, comunque, c’ero. Ma c’è un tempo per ogni cosa, e quello evidentemente non era più il nostro tempo.
    Non mi sto togliendo delle responsabilità che posso certamente avere avuto, intendiamoci. Ma sto dicendo che non sarei fuggita di fronte a nessuna critica, che potessi giudicarla fondata o no. Comunque il mio atteggiamento interiore era di protezione nei suoi confronti visto il periodo che stava vivendo. Per il resto lei mi conosceva e sapeva benissimo che non sono una persona pressante. Sempre aveva saputo dove trovarmi, sempre mi ero fatta trovare.
    Qualsiasi “film” lei possa essersi fatta però, anche riguardo il mio comportamento, come lei lo leggeva, o riguardo un suo calo di affetto o quel che era, non l’ha condiviso. E già questa, mi pare, è stata una risposta. Il ponte… radio caduto.
    Fu quella la prima volta nella mia vita in cui vidi una persona cambiare di colpo, non nei miei confronti soli, lo ripeto. Per dire lei se n’era sempre fregata della politica, ma si unì ad un gruppo, penso perché aveva bisogno più del gruppo, in quel momento, che dell’ideologia. Cosa che peraltro di per sè non avrebbe cambiato nulla tra me e lei, che comunque avevamo anche sempre avuto amicizie diverse e a volte anche amicizie che non c’entravano una cippa con l’una e l’altra. Cominciò a vestirsi in modo diverso, divenne estrema in una serie di cose. Se una persona ti dice “sto male” puoi anche aiutarla, ma se una persona ti dice “sto bene” o “sto meglio così” e taglia “il ponte radio” chi sei tu per poter realmente sapere se non sta dicendo la verità? (non so se riesco a spiegarmi). A me, per come la conoscevo, pareva che l’avessero rapita gli alieni (non glielo dissi) per lei magari invece aveva trovato finalmente la sua strada, o ciò che a me pareva strano le era di conforto. E’ chiaro che se l’avessi vista veramente in pericolo forse avrei fatto… irruzione. Ma lei non era in pericolo, era solo diversa. Lei aveva avuto una sua “conversione”. Mi ripeto, è chiaro che in amore non è così facile (infatti con lui, il mio lui, ci ho messo anni per gettare la spugna…), ma se io dicessi: la vera amicizia non può finire così direi una bugia. Lei mi ha voluto bene davvero, non ho nessun dubbio. Poi è andata così.

    ALEBA: @Farsene una ragione non vuol dire fregarsene e non provare sentimenti riguardo al proprio passato e a come sono andate le cose, per la perdita subita, per il terremoto che ha distrutto tutto, per il fulmine a ciel sereno che ha disintegrato la tua vita. Vuol dire capire che il passato non si cambia, non torna. Per fare pace con il passato bisogna accettarlo e per accettarlo bisogna prendere le distanze da esso. Io ci provo.

    io anche 🙂 e anche a non incazzarmi troppo con me 😛
    “ruminare da bovino” rendeva benissimo 😉

  • 506
    Fuori dal Coro -

    LUNA – ALEBA
    Ciao ragazze. Credo vi appaia evidente il fatto che state scrivendo ad una persona in piena crisi interiore. Una crisi motivata, lucida, una crisi causata. Ma pur sempre una crisi. Durante la mia vita mi sono posto spesso domande su tante cose, ho avuto dubbi, incertezze e chi ne ha più ne metta. Ma sono sempre riuscito a darmi risposte più o meno esaurienti. Ho considerato l’imponderabilità, l’ingiustizia. Ma bene o male non sono mai andato in crisi. Luna capisco cosa vuoi dirmi quando parli della tua amica. E’ capitato anche a me. E ci ho sofferto. Ma come giustamente dici tu l’amicizia non è amore. Che non vuol dire non soffrirne. Ma soffri credo in maniera diversa. Anche se ammetto che ogni caso fa storia a sè. Da come l’hai descritta mi sembra che fosse molto più profonda della mia. Quindi riesco a capire cosa hai provato. Io sono in crisi, in crisi profonda perchè sono stato colpito nel profondo di me stesso. Nell’anima. E faccio una distinzione. Se ti colpisce nell’anima un individuo anonimo è un discorso se ti colpisce la persona più importante della tua vita è un altro. Oltre ciò sono in profonda crisi per il rimpianto, il rimorso, il senso di colpa per non aver creato una famiglia con la donna che amavo. Ed è dura ragazze…durissima. Ma la cosa era risolvibile. Se il problema era questo si era in tempo per affrontare come si doveva la questione e porvi rimedio. Non si è voluto. Non ha voluto. Perchè ?
    E’ dura, durissima, alzarsi da due anni la mattina e avere come primo pensiero lei. Lei che non è più con te. E non sai realmente perchè non è più con te. Sai solo che dice di non amarti più. Ma non sai in verità perchè. Non ti spieghi così come te Luna perchè quella persona è cambiata in quel modo nei tuoi confronti. Io ci vivevo ogni giorno, ci parlavo ogni giorno, ci scherzavo ogni giorno. Perchè mi chiedo…perchè ? E continuerò sempre a chiedermelo. E non mi basta sapere che le persone possono cambiare Per assurdo potrei al limite accettarlo ma perchè non dirmi ciò che ti sta accadendo. Anni e anni insieme. Fiducia. Tanta. Immensa. Da parte di entrambi. Condivisione. Confidenza profonde, intime, segrete, fatte per anni e anni. E poi un bel giorno, senza preavviso tutto cambia. “Tu non ha voluto vedere” mi ha detto. Cosa avrei dovuto vedere ? Tra due persone che si sono sempre dette tutto perchè non parlare di quello che sta succedendo.
    Io non ho idealizzato mia moglie. Ho solo pensato dopo anni e anni che fosse una persona leale, onesta, pulita. Nonostante tutto so che lo è tuttora. Ma perchè con me non lo è stata ?
    La mia crisi, la mia crisi interiore nasce dal fatto che io come persona non capirò mai e poi mai perchè chi sei sicuro che ti ami non possa amarti più. Non si può staccarsi dalla persona con cui hai condiviso tutto fino all’ultimo. Ben inteso Luna e Aleba: accetto i casi in cui ci siano dei problemi esistenti così come nei vostri casi. Luna 7 anni di crisi, Aleba un marito che faceva quel che sappiamo..

  • 507
    Fuori dal Coro -

    LUNA – ALEBA
    …ma noi che fino all’ultimo abbiamo condiviso gioie e dolori. Io che fino a tre mesi prima mi stavo lacerando dall’ansia davanti all’ingresso della sala operatoria dove la stavano operando. Con il terrore che non uscisse viva da lì, con il cuore che mi batteva a 1000 all’ora. Noi che due mesi prima avevamo acquistato insieme un appartamento mettendo tutti i nostri risparmi. Noi che due mesi prima facevamo in allegria il “nostro” albero di Natale e il presepe.
    Noi che adesso dovremo andare di fronte ad un’aula del tribunale per sancire una “separazione”
    Sono in crisi per tutto ciò. Una crisi che mi sta distruggendo ogni giorno sempre di più. Perchè il mio io non riesce ad accettare il fatto che quel passato fatto di tante e tante cose belle possa essersi dissolto così senza un preavviso. Ma a parte questo la mia testa, il mio cuore non capiranno mai come ci si può staccare definitivamente da una persona dalla quale non potevi stare staccata un attimo. Dalla persona che era per te il primo pensiero.
    Non immaginate ma a me sembra di essere precipitato in un istante in un altro mondo, dove c’è un altro cielo, un’altra terra, un’altra lingua. In un mondo dove non mi ritrovo. E dove spesso mi domando: “ma io qui cosa ci sto a fare ?”
    E’ difficile da spiegare ma quando si crede davvero poi non ci si riprende più. E’ come non avere più stimoli. E ti dai colpe. Pensi di aver sbagliato tutto. Pensi che se avessi capito la normalità delle cose (fare un figlio) tutto questo non sarebbe successo. Perchè poi in fondo la mia crisi nasce anche e soprattutto da questo. Dal rimorso di aver causato tutto ciò. Mi guardo allo specchio. Non sono più io. Ho il viso stanco, invecchiato. Ho gli occhi spenti. Il sorriso che non esiste. Eppure ci sono persone che mi stanno vicino. Anche donne che mi vogliono bene. Ma sono io che non sto bene. E per fortuna che ci sono i miei genitori. Mia madre soprattutto.
    Luna, Aleba, sono in crisi perchè credo alle cose semplici, genuine, vere. Posso sbagliare, sono un essere umano. Ma non bluffo.
    Sono in crisi e penso ad Aleba. Aleba sei tu che hai lasciato. Sei tu che hai abbandonato. Ma stai male. Stai ancora male. Eri in una situazione assurda, incredibile, hai preso una decisione ma come me vieni qui a scrivere perchè comunque stai male. Pensi ancora a cosa puoi aver sbagliato. Perchè tu Aleba credi nell’Amore, quello vero, come me e come Luna sicuramente. Nonostante tutto Aleba, nonostante il male che ti abbia fatto sono sicuro che provi ancora qualcosa per il tuo ex, perchè gli volevi bene davvero. Sai da mia moglie mi son sentito dire che non ha insistito con il discorso del figlio perchè aveva paura di perdermi e di ferirmi. Vi prego, analizzate questa frase, ditemi cosa vuol dire. Hai paura di perdermi, di ferirmi e poi ? Poi mi butti via e invece di ferirmi mi accoltelli alle spalle ?
    Sono in forte crisi interiore care ragazze. E sto cercando aiuto, disperatamente. Ma non so cosa fare.
    Un bacio a voi.

  • 508
    aleba -

    Ciao Fuori dal Coro, la tua crisi è evidente ed è chiaro che stai ancora drammaticamente precipidando, devi toccare il fondo..capire che oltre non si va per avere la chance di scegliere se lasciarti andare nelle tenebre o se cominciare la risalita verso un viso disteso, un sonno sereno, la voglia di sorridere. Hai ragione, Fuori dal Coro, io credo nell’amore, anche se ho dovuto rinnegare l’amore che mi legava a lui. Purtroppo l’amore non basta, perchè non esiste un amore incondizionato tra adulti. Forse verso i figli, ma anche li è facile cadere nella trappola della proiezione di sè stessi, dimenticando che i figli sono persone autonome con diritti e doveri propri e mai e poi mai dovrebbero essere chiamati a vivere la vita che vorremmo noi. Questo per dire che l’amore, ho sempre pensato e lo penserò fino alla fine a costo di rimanere sola, deve basarsi sulla comunicazione. Comunicare a cuore aperto! Tua moglie dice che non voleva ferirti e quindi non ha affrontato con determinazione la questione figlio. Ora, secondo me, lei non aveva paura di ferire te ma temeva un rifiuto netto e definitivo da parte tua. Una volta che tu avessi rifiutato categoricamente la paternità, lei avrebbe dovuto scegliere, rimango con lui perchè lo amo e non divento mamma, oppure lo lascio pur amandolo perchè vorrei diventare mamma….ma mamma di chi? se lascio l’uomo che amo, chi mi garantisce che avrò un altro amore nella mia vita? Nessuno! E’ rimasta con te senza affrontare l’argomento, ma dentro sè stessa l’avrà affrontato in mille modi. Errore gravissimo, perchè ha perso di vista la sua scelta di tacere e ha cominciato a pensare che taceva per colpa tua, perchè tu non volevi sentire. Lei si è sentita delusa da te, perchè non l’hai capita. Ma da quello che scrivi lei non ha provato neppure a capire te. Come poteva pensare che ci fosse comprensione reciproca in mancanza di una comunicazione, chiara…sincera, aperta! Se davvero voleva essere capita, doveva essere pronta a capire te. Scusa Fuori dal Coro, ma non mi piace pensare al rapporto tra un uomo e una donna come a un ponte di corda sospeso nel vuoto dove solo uno dei due si arma di coraggio per attraversarlo tutto e raggiungere i pensieri più intimi del partner. Così è come ho vissuto io. No! Ci troviamo a metà strada sul ponte, il pericolo di ferirci lo affrontiamo insieme. Starsene ad aspettare che l’altro/a capisca che deve attraversare l’inferno per vedere che non sei proprio a tuo agio, non va bene. Apri la bocca cribbio. Se qualcosa non va dimmelo e dai un nome preciso a quella cosa in modo che io sappia riconoscerla e possa trovare il modo di organizzarmi per affrontarla.
    Abbraccione

  • 509
    Fuori dal Coro -

    Ciao Aleba
    Si sto ancora drammaticamente precipitando. E forse non ce la farò a risalire una volta che, chissà quando, avrò toccato il fondo. Troopi sono i sensi di colpa che ho dentro di me: Lei voleva un figlio, non è stata determinata ma lo voleva. Ero io che non lo volevo e che ero ancorato al mio modo di pensare, alle mie paure e al mio voler vivere la nostra vita di coppia. Io ero il muro di gomma che rifiutava la paternità. Anche se ad ogni sua richiesta mi tormentavo con la speranza di riuscire a risolvere la questione e riuscire a decidere di fare un figlio. Ci provavo mi tormentavo l’anima ma non ci riuscivo. E li ho fatto l’ennesimo errore non comunicando a lei che ogni volta tentavo di superare l’ostacolo. Lei si è ritirata in sè. Ma lì è entrato in gioco il suo carattere, il suo modo di pensare, il suo non obbligarmi. Perchè nella sua mente, giustamente a mio avviso, un figlio si desidera non si obbliga. Certo lei non ha preso in considerazione il mio tentativo di riuscire a convincermi. Ma non gliene ho dato modo. E lei si è rintatanata in sè stessa, probabilmente spalleggiata da una terza persona che è subentrata al mio posto. Lei ha accettato la corte di un’altra persona e alla fine ha scelto di lasciarmi. A nulla è valsa la mia maturazione, il mio amore sincero, i miei anni puliti verso di lei. Per lei ormai contava il figlio che probabilmente poteva ottenere con un’altra persona. Su questo lei non è stata leale perchè ha giocato con i miei sentimenti. Forse ha pensato che rifiutando il figlio non l’amassi o volessi farle del male. Spesso con le donne che desiderano fortemente un figlio non si ragiona. Io questo non l’ho capito, l’ho sottovalutato. Ingenuamente ho anche pensato che un vero amore non potesse essere soppiantato da un desiderio seppur importante come quello di un figlio. Anch’io desidero un figlio adesso ma non riuscirei a farlo con nessun altra donna perchè amo mia moglie. La differenza sostanziale sta qui. Io amavo mia moglie e non pensavo ad una famiglia. Lei mi ha amato fino a che è sopraggiunto il desiderio di un figlio che ha soppiantato il mio amore per me. D’altra parte per una donna è più importante avere un figlio che un marito. Lei ha sbagliato a non dirmi che il mio rifiuto avrebbe potuto causare un suo allontanamento. Avrebbe dovuto farlo se davvero mi amava. Ecco la sua colpa. Se lo avessi saputo per amor suo avrei sicuramente vinto le paure e le mie incertezze. D’altra parte l’ho dimostrato nel momento in cui mi ha comunicato l’intenzione di riflettere alcuni giorni. Nessuno mi obbligava a fare un figlio. L’avrei potuta lasciare andare dicendole che purtroppo un figlio non lo desideravo. Ma non l’ho fatto. Il mio amore per lei mi ha fatto scattare quella molla che mi avrebbe permesso di diventare padre. Un padre esemplare come sempre diceva lei. E’ una storia assurda la mia. Pazzesca. Per questo non credo che riuscirò mai a risalire. I sensi di colpa, i rimpianti, i rimorsi sono tanti…troppi.
    Ciao

  • 510
    LUNA -

    @Ben inteso Luna e Aleba: accetto i casi in cui ci siano dei problemi esistenti così come nei vostri casi. Luna 7 anni di crisi, Aleba un marito che faceva quel che sappiamo..

    ARIDAJE 😉

    a parte che la realtà la si accetta comunque, perché quella è (lei non sta più con te, lei ti ha detto e dice che non ti ami più), perché il solo modo per affrontare la realtà è affrontarla per quella che è, stringi stringi, innanzitutto, ti ho già detto che:
    a) Io che fino a tre mesi prima mi stavo lacerando dall’ansia davanti all’ingresso della sala operatoria dove la stavano operando. Con il terrore che non uscisse viva da lì, con il cuore che mi batteva a 1000 all’ora. Noi che due mesi prima avevamo acquistato insieme un appartamento mettendo tutti i nostri risparmi. Noi che due mesi prima facevamo in allegria il “nostro” albero di Natale e il presepe.

    Lui che fino a tre mesi prima veniva con me da mia nonna in ospedale, assolutamente partecipe, noi che pochi mesi prima avevamo preso una casa in affitto e che a noi pareva stupenda, noi che fino a cinque minuti prima ridevamo scherzavamo ecc ecc.

    Tu accetti la fine della mia storia, perché hai deciso TU che nella mia c’è la logica e nella tua no, ma mi sembra abbastanza ovvio ed evidente che in ogni caso sia più facile vedere delle logiche nelle storie altrui che nelle proprie nel momento in cui la propria realtà la si vive come inacettabile.
    Per quanto mi riguarda potrei dirti che non vedo grande differenza tra una o l’altra immaturità nell’affrontare le questioni importanti della vita in modo realmente empatico e democratico.
    Per me che leggo da fuori potrebbe essere assurdo che tu ti massacri con il rimpianto di non aver avuto un figlio con una donna che ha trattato la questione della maternità in maniera così autoreferenziale, solipsista, che non ha verbalizzato i suoi conflitti e si nasconde anche dietro il fatto che comunque sarebbe colpa tua se non l’ha fatto perché LEI aveva paura di perderti.
    Che ti ha messo davanti prima alla sua mancanza di chiarezza e poi con il fatto compiuto della sua decisione senza appello, evitando di parlare prima, in modo diretto e chiaro, ma poi lasciandoti da solo, con un biglietto pagato, per sederti, appunto da solo, a guardare un film che si è girata tra lei e lei dai titoli di testa, ai titoli di coda, e in cui non ci sono neanche i ringraziamenti perché ha pure girato, a tuo dire, tutto in negativo.
    per quanto mi riguarda potrei dirti che da fuori non solo ci sono tutte le ragioni per pensare di separarsi, tu, da una persona così inaffidabile, ma anche di portare un cero alla madonna per non aver avuto un figlio in una situazione come quella che lei ti ha palesato in modo retroattivo.
    E’ ovvio che io non ho sentito la sua campana, non posso sapere come sia giunta alle sue conclusioni, e che ti conosco appunto in un momento di crisi, però se guardo il tuo punto di vista (cioè quello che tu racconti, perché in realtà il tuo punto di vista è autocolpevolizzante

  • 511
    LUNA -

    si dovrebbe evincere che lei ha agito in un certo modo.
    Il modo che andava bene a lei secondo le sue considerazioni.

    Ti ho già detto molte volte che il fatto di relativizzare le logiche e le “giuste cause” non ti serve a NIENTE.
    Nel momento in cui tua moglie ti avesse detto: caro, abbiamo un problema, avreste anche potuto portare le cause e i problemi di fronte ad un terapeuta o comunque discuterne insieme per trovare delle soluzioni, ma visto che così non è la realtà dei fatti è comunque preponderante rispetto alle cause.
    Ciò non significa che tu non possa stare male per ciò che trovi assurdo e shoccante dal tuo punto di vista, ma significa che comunque STAI ANALIZZANDO LA COSA DA SOLO e in modo autocolpevolizzante, e stai rifiutando di accettare il fatto che questo matrimonio è comunque finito da due anni.
    Poi non posso sapere se come Liz e Richard Barton vi sposerete altre due volte o quante erano, ma in questo momento QUESTO MATRIMONIO NON C’E’.
    Che ti sembri giusto, ingiusto, logico, illogico COSI’ E’.

    Tu stai lì a massacrarti con questa cosa che non hai dato un figlio alla donna che amavi come se tu avessi la certezza che, dandole un figlio, le cose sarebbero andate diversamente.
    Quando però lei appunto ti ha detto una serie di cose che esulano dalla questione specifica.
    Pensa, tu ti massacri con questa cosa magari per i prossimi vent’anni, convinto. Poi un giorno magari la incontri e lei ti dice:
    ma davvero ti sei massacrato con questa ragione? Scusami, forse avrei dovuto mandarti un fax o dirti a voce che in seguito, pur non volendo tornare con te, mi sono resa conto che quella non era la principale ragione per cui avevo messo fine al nostro matrimonio, ma perché, in un mio periodo particolare, avevo visto le cose da un certo punto di vista.
    Oppure potrebbe anche pensarla come la pensa per i prossimi 50 anni, ma ciò non significherebbe che sia la TUA verità, anche.

  • 512
    luna -

    fuori dal coro: insomma lei è comunque giustificata almeno in parte, perché tanto ‘con una donna che vuole un figlio non si ragiona’ e anche se avesse voluto un figlio indipendentemente se con te, mentre tu non hai comunque giustificazioni, ma ti spettano colpe, rimpianti e rimorsi, facendoti totale carico anche di cosa lei ha fatto-non fatto, detto-non detto? – la tua storia non è poi così assurda, quello che colpisce è come però ti fai carico di tutto. Ora ti chiedo: visto come ha gestito il tutto pensi che, in presenza di una terza persona, lei ti avrebbe detto ‘me ne vado perché i miei desideri e scelte mi portano da un’altra parte’? Perché sparire senza un confronto e dire ‘è tutta colpa tua. Tu hai sbagliato tempi e modi. Mi son disamorata a causa tua. Non ho parlato, ma mica è stata una mia mankanza etc’. Non potrebbe anche essere la via più facile invece di dire ‘ho scelto di separarmi perché andava bena me’?

  • 513
    Fuori dal Coro -

    Luna Cara
    Forse a volte non ci capiamo. Io non dico che sia più facile accettare la fine della tua storia a differenza della mia. Dico solo che una storia che va avanti con 7 anni di crisi sia indice che comunque nella storia qualcosa non va. Sette anni non sono pochi. E’ la durata del mio matrimonio. Se vivi sette anni di crisi ti rendi comunque conto che qualcosa non funziona. E se arrivi alla fine della relazione è perché evidentemente hai provato di tutto.
    A me non è successo questo. Io mi sono trovato al fatto compiuto senza il benché minimo segnale di crisi. E comunque andare a trovare una nonna in ospedale e prendere una casa in affitto non credo sia la stessa cosa che impazzire di ansia dinanzi a tua moglie in sala operatoria o tirare fuori migliaia di euro in un solo colpo, i risparmi di una vita e comperare una casa due mesi prima del fatto compiuto insieme alla tua compagna. Credo che siano due cose che attestino che esiste amore e progettualità tra la coppia, non crisi. Non tiri fuori tutti i tuoi risparmi di una vita per acquistare casa con tua moglie sai di attraversare anni di crisi, con la coscienza quindi che tante cose non vanno.
    Io non vivevo queste cose. Tu invece mi pare che hai raccontato in qualche tuo post che il tuo compagno era entrato in crisi con se stesso e con il rapporto di conseguenza. Segnali inequivocabili di cui eri pienamente cosciente. E per i quali non credo fossi così serena.
    Certo, io sapevo che lei voleva un figlio. Ma non evincevo dai comportamenti di ogni giorno che ci fossero problemi che potessero minare il nostro rapporto. Soprattutto considerando il fatto che io ero assorto spesso in pensieri che potessero convincermi all’idea di formare una famiglia. NON PENSI A CONVINCERTI DI FARE UN FIGLIO SE TIRA ARIA DI CRISI.
    Tu da fuori mi dici che leggendomi avrei potuto avere io le ragioni per sapararmi da una donna così inaffidabile, ma soprattutto di portare un cero alla madonna per non aver avuto un figlio in quella situazione che lei mi ha palesato in modo retroattivo. Potresti aver ragione. Ma ti assicuro che mia moglie tutto era fuorché una persona inaffidabile. Anzi l’esatto contrario. Ed è questo uno dei tanti motivi per cui mi massacro e mi distruggo all’idea che questa relazione possa essere finita.
    Giustamente tu senti una sola campana. Ma come altrettanto giustamente dici, io mi autocolpevolizzo. Non credo tu mi abbia mai sentito parlar male di mia moglie. Se non relativamente a questi due anni di separazione in cui onestamente mi ha fatto del male come non mi sarei mai aspettato. E’ chiaro che come dici tu lei ha agito secondo le sue considerazioni. E capisco benissimo quando mi dici che io sto rifiutando di accettare il fatto che questo matrimonio sia finito da quasi due anni.
    Io capisco tutto Luna, capisco tutte le considerazioni che fai. Ma ti assicuro è difficile per me se non impossibile accettare non solo la fine ma il modo in cui è finito questo matrimonio. E dici altrettanto…

  • 514
    Fuori dal Coro -

    …bene quando sostieni che io sto a massacrarmi per non averle dato un figlio con la certezza che le cose sarebbero andate diversamente.
    Cara Luna questo aspetto del figlio è la cosa più devastante di tutte. La parola figlio, famiglia, è presente ogni momento della giornata. Non puoi vedere un film, entrare in un centro commerciale, vedere uno spettacolo televisivo, andare al cinema per non sentire parlare dei figli. E ogni volta mi distruggo il cervello all’idea che io mi sia rifiutato all’idea di formare una famiglia. Mi arrovello il cervello nel domandarmi il perché non sia stato in grado di superare questo ostacolo e soprattutto perché mi sia ostinato a rifiutare di farlo. E’pazzesco questo. Ti fa diventare matto.. Per questo nella mia testa è poco importante quanto e perché abbia sbagliato mia moglie. La cosa grave e che ti impedisce di continuare a vivere è che sei cosciente del fatto che tu hai fatto qualcosa che in partenza non era regolare. Lei per anni me lo chiesto ed io mi sono rifiutato manifestando una testardaggine tale che oggi non concepisco. Il comportamento di mia moglie è chiaro. Mi amava, pensava di essere d’accordo con me sulla questione figlio ma poi la natura ha bussato e lei ha sbattuto contro un muro. Finchè, forse anche spinta da qualche mia risposta sbagliata si è allontanata da me, forse anche attratta da una terza persona che magari le proponeva cose che io rifiutavo. E tu sai benissimo che voi donne (in genere) siete facili a perdere la testa nei confronti di chi vi fa vedere la luna, semplicemente usando modi gentili e attenzioni che vi mancano in un determinato momento. Questa è storia del mondo Luna.
    Detto questo, passo all’ultima parte del tuo post sul fatto che se lei in presenza di una terza persona avrebbe accettato il confronto evitando di dire che non era solo colpa mia. No Luna non l’avrebbe fatto e ne ho le prove. Lei in ogni modo è voluta uscire pulita da questa storia nascondendomi ciò che invece io avevo scoperto.
    Ma questa è la seconda cosa che mi addolora Luna. Perché quando credi davvero in una persona. Quando credi a lei come ai tuoi genitori è terribile scoprire l’inganno. E’ un serpente che si morde la coda la mia storia Luna. Da una parte l’assurdità del mio comportamento riguardo la creazione di una famiglia: la cosa più naturale e bella di questo mondo. Dall’altra la bellezza e la purezza del nostro rapporto fondato sulla lealtà e fiducia reciproca. Anni e anni meravigliosi, i più belli della mia vita. Di contro il non voler salvare il matrimonio (bastava un deciso confronto a due) e il nascondere una crisi interiore che ha sfociato nell’intervento di una terza persona..
    E in tutto questo una sola domanda/risposta: se avessimo avuto un figlio sarebbe successo tutto questo ? Io sono convinto di no. Ma in ogni modo non avrei avuto nulla da rimproverarmi. Avrei continuato ad amare mia moglie. E quel che è certo ne avrei dato ancora di più a chi di certo non lo avrebbe rifiutato: mio figlio.

  • 515
    Fuori dal Coro -

    Luna
    Intanto vorrei invitarti a leggere (se non lo hai già fatto) questa lettera scritta su questo sito: “Cos’è l’Amore? (2)”
    E’ una delle ultime, mi pare sia del 26 o 27 gennaio 2012

    A parte questo. Alcune ultime considerazioni:
    Quello che vorrei cercare di far capire è che il mio stare male esula dall’accettazione della realtà dei fatti.
    Credo che il tutto nasca da come si è vissuto il rapporto. Io e parlo di me perchè a questo punto devo parlare singolarmente, ho vissuto un rapporto che può essere considerato “da favola”.
    Nel senso che era un rapporto che mi faceva estraniare dal mondo. Con una persona che vedevo diversa da qualunque altra. Ma non solo perchè fosse mia moglie e, pertanto, logicamente fosse diversa da chiunque altra.
    Ma proprio perchè “razionalmente” vedevo questo mio rapporto come una “favola”
    Nei nostri quasi 20 anni ho avuto spesso modo di confrontarmi con altre realtà di coppia, e mai dico mai ne ho invidiata qualcun altra.
    Mi sembrava davvero di vivere nel mondo delle favole. Anche se come tutti vivevamo la realtà. Non è che non seguissimo le vicende del mondo. Ma per me, il rapporto con mia moglie mi sebrava davvero “unico” e vedevo lei come persona “speciale”, incapace di fare del male, incapace di ingannare. Così come me. Io non so fingere Luna. Se provo a farlo mi si legge in faccia. Ma nessuno me lo ha mai letto perchè non ho mai finto.
    Oggi senza quella “favola” mi sento solo. Mi sento precipitato in un mondo che non conosco. E il solo pensiero di non riuscire più a parlare con mia moglie, di non averla più vicino, di non riuscire più semplicemente a scherzare con lei mi fa rappresentare me stesso come il famoso dipinto “L’urlo”. Che descrive esattamente l’angoscia.
    Ecco io quasi ogni giorno sono angosciato al solo pensiero che lei non ci sia più. Tutti bene o male si fanno una ragione di un abbandono, di una separazione. Io non riesco. Forse perchè alla fine vivevo una “non realtà” ma una favola.
    Io giuro, e mi devi credere Luna quando lo dico, che non riesco a rendermi conto del fatto che io possa averla ferita quando le rifiutavo un figlio. Non riesco davvero capire quando e se realmente le ho fatto così male. Tanto a tal punto da modificarsi così.
    Io credo che chiunque quando si sposi o conviva pensi che la sua storia potrebbe terminare. Io no. Mai avuto questo pensiero, questa sensazione. E questo è stato un male. Perchè non consideravo l’eventualità talmente la fiducia che avevo in lei. Io poi mi tenevo fuori gioco perchè mai avrei potuto porre termine alla nostra relazione. E me ne sono capitatre di occasioni. Ma per me nulla contava più di lei.
    Leggiti quel post Luna. L’ho letto oggi. Mi ha fatto molto riflettere e credo ci siano moltre, troppe verità. Vorrei sapere il tuo parere.
    Ciao Buonanotte.

  • 516
    luna -

    fuori dal coro: ora è molto tardi, torno domani e leggerò la lettera. Alcune considerazioni: i miei 7 anni io li metto in relazione ai tuoi due, non a quelli precedenti. Comprendo quando dici che io ho avuto la possibilità di tentare dopo lo shock post favola e tu no, ma di fatto io ho avuto a che fare con un atteggiamento chiuso che non mi invidieresti. Tu ‘paragoni’ te di ora a me dopo 7 anni. Io ti dico che durante quei 7 anni mi sono sentita riguardo la favola e il dolore come te ora. Ma il punto non è chi peggio chi meglio, più o meno ragionevole o facile. Mi è chiaro perché stai male e ne hai ogni diritto, il problema è che se ti riconosci tu stesso un trauma e uno stato di malessere che ti ossessiona puoi aver bisogno di uno specialista per questo problema. Non relativizzare ciò che è importante per gli altri e che significato ha. TUTTI quando si sposano e amano mettono in preventivo che può finire e TU no? Ma che dici? E certo che so cosa significa pensare favola e eterna. A parte ciò: non era una nonna, era la MIA per me. E la persona che anche lui amava come una persona speciale. E mia nonna per me è stata una presenza stracentrale. E l’hanno strappata, allora, alla morte. Io ho capito che stai malissimo e perché e rispetto il tuo dolore. Dico che così però ti fai ancora più male. Mi è anche chiaro che per te siete stati unici e perché. Ma quando ti dici che nessuno ti può veramente capire sei tu che non riesci a cogliere che capiamo ma che così tu non aiuti te stesso

  • 517
    aleba -

    Ciao a tutti. Quando sei nel profondo della crisi sentirsi dire che la vita va avanti, che qualcosa di meraviglioso ti accadrà quando meno te lo aspetti, quando hai tirato i remi in barca, suona stucchevole retorica che non hai proprio voglia di sentire. Gli anni trascorsi con tua moglie, Fuori dal Coro, sono stati una favola…ma sono passati. E’ terribile dover pensare che è tutto finito, che quel tempo non torna e che qualcosa ha bruscamente cambiato la vostra destinazione, separando le vostre strade. Il tuo rifiuto di avere un figlio sarebbe stato, dunque, così netto e IMPOSTO da indurre tua moglie ad un colpo di testa inaudito?? No Fuori dal Coro, la responsabilità non è solo tua. Tu sai come stanno le cose, solo che non le vuoi accettare. Tua moglie ha manifestato benessere e gioia anche se dentro era frustrata a disagio. Che lo abbia fatto per proteggere te o sè stessa si è comportata in modo molto immaturo. Dei problemi si parla, non si sbatte in faccia il fatto compiuto. Non con tuo marito, non in famiglia soprattutto quando CREDI nel tuo legame con una persona. Mentre da parte tua è mancata la comunicazione riguardo i ragionamenti personali che stavi facendo proprio perchè erano intime paure e perchè forse hai agito in modo ingenuo e fiducioso (visto che si trattava delle donna che amavi riamato ..una favola), da parte sua la comunicazione è mancata in modo conscio, e da un certo punto in poi, in modo fraudolento. Già, perchè lei non ha voluto passare attraverso i raggi X per mettere a nudo tutto di sè stessa, per assumersi la responsabilità del non aver chiaramente esposto la sua esigenza, dell’aver rivolto ad una terza persona le sue confidenze, dell’aver deliberatamente ignorato la sofferenza che ha inflitto all’uomo che aveva dichiarato di amare. Uscire pulita, questo era il suo pensiero. Ok, tu non vuoi ancora passare attraverso l’attribuzione delle responsabilità a lei..perchè hai bisogno di essere certo che ciò che hai vissuto con lei fosse reale, pur somigliando ad una favola. Era reale, Fuori dal Coro, lo è stato fino al fulmine a ciel sereno. Anche mentre ti trattava amorevolmente, prima del fulmine, era reale…era la realtà che lei voleva farti vivere, non sapeva quando sarebbe esploso il tutto. E’ vero che se tieni sotto pressione un recipiente sigillato e piano piano aumenti la pressione, ad un certo punto cede. Lei ha ceduto e tutto quello che si era tenuto dentro, tutti i suoi ragionamenti unilaterali sono usciti alla rinfusa sommergendoti nell’unico modo possibile. C’erano stati segnali? preavvisi? Qualcuno pagherà i danni?? Lo so che ti servono risposte per metterti l’anima in “pace” ma se lei non ammette il confronto, noi qui possiamo fare solo supposizioni. Analizziamo, studiamo ipotizziamo. L’unica verità è che si è concluso un capitolo, in modo inaspettato ma si è concluso. Il libro non è finito, scrivi Fuori dal Coro, ritrova la voglia di scrivere, non lasciare pagine bianche,vai oltre un giorno per volta.Baci

  • 518
    LUNA -

    io credo nell’approccio della psicologia cognitivo comportamentale, e ci credo, a parte per esperienza personale, perché secondo me è vero che i problemi emotivi “siano in gran parte il prodotto della rappresentazione soggettiva della realtà”.
    Cioè non sono gli eventi e creare e mantenere problemi psicologici (intendo ansia, angoscia, panico, depressione), emotivi o di comportamento, ma anche le strutture attraverso cui guardiamo e interpretiamo il mondo.
    Ciò non significa che non esistano le emozioni, l’amore, il dolore, la tristezza, la gioia, ma significa che di fronte ad un evento vissuto come traumatico possiamo reagire in diversi modi.
    E ciò non significa neppure cambiare la propria personalità o i propri valori. Significa piuttosto renderci conto che, anche essendo chi siamo, non esiste una “strada sola”, e che un trauma ha una risoluzione interna possibile.
    Mi rendo conto che può essere difficile spiegare quello che voglio dire, ci provo:
    relativizzare non ti serve a niente, anche se magari lo usi per “autorizzarti” a stare così male o per spiegare come ti senti. Ricorre spessissimo nei tuoi post (così pare a me, è la mia percezione) qualcosa tipo:
    non riesco a spiegare quanto soffro e l’entità del mio trauma e perché io non possa superarlo
    voi non capite quanto sto male e perché
    voi non capite cosa mi ha veramente traumatizzato e quanto

    e per fare capire relativizzi di continuo con le esperienze altrui, non rendendoti conto però che il motivo per cui le esperienze altrui ti sembrano meno “cariche” o “più cariche” è perché le guardi da fuori. Ma è come stai guardando TU la tua realtà che ti distrugge, anche attraverso il blocco e l’autocolpevolizzazione.
    Sono frasi come: @io credo che CHIUNQUE quando si sposi o conviva pensi che la sua storia potrebbe terminare. Io NO. Mai avuto questo pensiero, questa sensazione

    anche quelle con cui ti freghi. Ma perché, secondo me (ovviamente posso sbagliare) ti muovi costantemente tra relatività e assoluti.
    Sottolineando queste frasi non è che dici che gli altri non soffrono e tu sì, che gli altri sono meno sensibili e tu sì, che la tua esperienza è stata spaziale e le altre no, ho capito che lo dici per gridare quanto tu stia male, quale sia la tua grande sofferenza proprio in base al tuo modo di sentire e al tuo modo di vedere la vita, e di aver visto e vissuto questo rapporto. Ma è appunto per quello che ti ho indicato l’approccio cognitivo comportamentale.
    Lo dici tu stesso: poiché io sono fatto così e penso così e sento così questa cosa per me è devastante.
    la sensazione di incomprensione ecc che provi mi è invece di per sè comprensibile. Quello che ti dico però non è che non puoi stare così male, che esageri, che è solo una storia d’amore e perché la fai così lunga… Ti dico: ho capito.
    e quando ti dico “ma i fatti sono che” non lo dico perché non capisco che al di là dei fatti ci sia l’emotività personale o il modo di affrontare le situazioni e le esperienze, anzi…
    Ma quello che ti

  • 519
    LUNA -

    dico è che nel momento in cui io mi fisso in un pensiero ricorrente che mi logora il pensiero ricorrente è un sintomo di un malessere che non sto risolvendo. O meglio, un pensiero ricorrente può essere anche la manifestazione dei miei pensieri e del mio trauma subito e del mio dolore, ma nel momento in cui questa cosa mi invade totalmente, mi sovrasta ripetermi: è così e basta ed è ovvio perché ho troppo sofferto o perché i fatti mi sono insostenibili o perché è chiaro che una cosa così non si può accettare e superare

    non ti serve a niente.

    io non ho avuto tempo di leggere quella lettera che mi dicevi, poi lo faccio, ma se vai in giro per il forum troverai centinaia di lettere in cui le persone esprimo un stato di “fissità”, ma in seguito anche di averlo superato. Perché? Perché i pensieri ricorrenti non sono una conseguenza diretta degli eventi, ma un nostro modo in cui stiamo reagendo agli eventi.
    Nessuno dice che tu non possa stare male perché senti la parola figlio e fai una serie di considerazioni, nè che tu non possa stare male per la fine del tuo matrimonio, nè che tu possa essere shoccato per come si è svolta la questione e continua la questione, nè che tu non possa avere amato e avere una tua idea di cosa sia l’amore, nè che tu non possa stare male, nè che tu stia male anche perché non trovi risposte nè che sia assurdo di per sè che tu stia cercando risposte…

    ma, a questo punto, il fatto che stai male TU per come stai vivendo la cosa è molto più in rilievo della fine del tuo matrimonio, se pure la causa scatenante del tuo malessere è quella. Ma, appunto, come dici tu, la fine è stata traumatica anche per come tu guardi la vita e vivi questa esperienza.

    Ora devo scappare, e mi rendo conto che è difficile spiegare ciò che intendo. Se per caso Marquito passa di qua e ha capito cosa intendo (penso di sì) magari può darmi una mano a spiegarlo meglio. Ma anche Aleba o Maria forse hanno capito ciò che intendo dire.

    Bacio

  • 520
    Fuori dal Coro -

    Ciao Luna
    Perdonami ma non si possono mettere in relazione i tuoi 7 anni di crisi con i miei 2. Per un semplice motivo: i tuoi 7 anni di crisi li hai vissuti in casa con il tuo compagno. Io no. Potevate dialogare ogni giorno cercare di capire i suoi comportamenti i suoi atteggiamenti…io no. Noi per due anni eravamo separati di fatto. Di punto in bianco. Senza aver avuto la possibilità vera, reale, di parlare, di capire cosa stesse succedendo. Mi sembra una differenza sostanziale.
    Poi Luna devi credermi. Io non pensavo proprio che la nostra storia potesse finire. Forse ingenuamente per carità. Ma mi sono visto insieme a lei, diversi dagli altri. Con delle basi troppo solide sperimentate nel tempo. Lo so che era tua nonna alla quale eravate legatissimi. Ma si trattava comunque di un’altra persona. In ogni modo estranea a voi due. Quando ero in ansia in ospedale, in sala operatoria c’era lei, mia moglie. Non so se riesco a spiegarmi come vorrei.
    Ciao Aleba, grazie del tuo intervento. Capisco quello che scrivi. Ma ti rendi conto che dicendomi ciò non fai altro che confermarmi l’assurdità di quanto è avvenuto nella mia storia ? Mia moglie che manifesta benessere pur sentendosi frustrata ed io che non riesco a capire questo stato di cose ? E’ semplicemente pazzesco. E avvalora ancora di più il mio sentirmi in questo stato di estrema depressione e autolesionismo. Una persona che ha passato da un pezzo la soglia dei 40 anni che non si rende conto che la propria moglie sta attraversando un periodo di crisi (anche se lo cela) a causa della mancata maternità ? E una donna ultratrentenne che ti tratta amorevolmente non sapendo che di li a poco ti avrebbe sferrato una coltellata micidiale ?
    Io lo so che la realtà è questa. Che lei mia moglie si è tenuta tutto dentro per poi scoppiare come una pentola a pressione. E lei quando si è confrontata con me non ha fatto altro che accusarmi di questo. Cioè di non essere stato in grado di capire che lei stesse soffrendo. Che io con il mio modo di essere egoista e di pensare, a suo modo di vedere, a me stesso, non ho voluto vedere la sua sofferenza perché mi faceva comodo così. E tutto questo cara Aleba visto dal mio punto di vista è tremendo, è pazzesco, è assurdo, è devastante, è terribile. Ti fa sentire un fallito, un insensibile, una persona che ha buttato la sua vita per non essere stato attento, per aver sottovalutato alcune cose importanti della vita. A me non servono risposte per mettermi l’anima in pace. La mia anima non sarà mai in pace. Come mai esserla. Potrei accettare il dato di fatto che lei non è più con me. Che lei si è voluta separare da me. Ma l’anima in pace io non l’avrò mai. E soprattutto non sarò mai in pace con me stesso. E’ questo che tutte le persone che mi stanno vicino non riescono a capire. La pace in me stesso. Quella non la riavrò mai qualunque sforzo io possa fare.
    Ritorno a Luna:
    Luna ho letto il tuo post riguardo la psicologia cognitivo comportamentale. E’ chiaro che io…..

  • 521
    Fuori dal Coro -

    ….sto vivendo in maniera devastante la fine del mio matrimonio per il modo in cui guardo e vivo la vita. Certo è che un’altra persona non la vivrebbe come me. Ma un’altra persona probabilmente non si sarebbe fatta nemmeno tutte quelle “seghe mentali” riguardo la messa al mondo di un figlio. Questo è un dato di fatto. Ed io nella mia messa in discussione pongo anche questo aspetto. Vedi Luna. Io ho puntato tutto sulla mia relazione. Il mio equilibrio si è stabilizzato con la relazione. La vita che facevo con mia moglie dopo il matrimonio mi aveva dato equilibrio. Cambio di vita, modo di vivere, rapporto a due che ho sempre cercato. E’ chiaro che la fine del matrimonio non ha decretato solo la fine del mio rapporto di coppia ma anche lo scombussolamento del mio equilibrio. In pratica son tornato indietro di 20 anni a quando cercavo qualcosa o qualcuno che mi desse equilibrio. Vedi Luna, dall’età di 19 anni fondamentalmente ho sempre vissuto in coppia. Nel senso che, magari non convivevo ma ho sempre avuto una donna con cui relazionarmi in un rapporto a due anche se fino all’incontro con mia moglie, avvenuto dopo i 30 anni, questi rapporti non erano mai completi sotto il punto di vista del dialogo e della progettualità. Per cui ero sempre alla ricerca di qualcuno che mi desse un equilibrio, che mi desse la possibilità di condividere un progetto, una condivisione di interessi insieme. E questo alla fine dopo innumerevoli tentativi l’avevo trovato in quella ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Io sapevo quello che volevo. Solo che quello che volevo non era facile da trovare. E quando l’ho trovato sapevo dentro di me che non avrei mai voluto perderlo. Perché questa donna rappresentava la mia conquista soprattutto considerando il fatto che c’era l’amore reciproco. E’ chiaro quindi il fatto che personalmente vivo questa separazione come un estremo trauma perché non ho perso solo la compagna che amavo e che mi amava ma ho perso la ragione della mia vita. Quella che si trova e si ama una volta sola nella vita. Il mio grosso rammarico a prescindere dai suoi errori che possono esserci anche stati è stato quello di non essere stato troppo attento.
    Per questo per me sarà dura da adesso in poi. Non è facile per me pensare di poter ritrovare un equilibrio da solo. Nè altrettanto facile pensare di ritrovarlo con un’altra donna. Io ho in mente mia moglie non solo perchè ci amavamo ma per il suo modo, magari inconscio, di trasmettermi equilibrio. Ed avendo io equilibrio acquistavo quell’estrema sicurezza di cui lei mi ha accusato. Se non avessi avuto paura di avere un figlio, ma dall’inizio intendo, senza che lei dovesse chiedermelo credo che saremmo stati davvero una coppia perfetta perchè ci completavamo. La questione figlio ha spostato gli equilibri. Da qui il mio autolesionismo: la sottovalutazione di questo problema che ha creato il disastro in me ma anche in lei. Non so se lei sia così realmente serena. Non lo so proprio. Ciao Luna e Aleba

  • 522
    LUNA -

    quindi, pensi di provare un approccio cognitivo-comportamentale (o qualsiasi altro per affrontare questa sindrome d’ansia e sensazione di malessere? Fuori dal Coro, la gente capisce eccome quando tu dici ‘non sarò mai in pace con me stesso’. Il punto è che lo capisce proprio perché ti sente che sei come chi rivede la scena di un incidente in continuazione, dandosi la colpa di essere uscito di casa quella mattina. Ma per questo non serve essere innamorati. Non dico che non lo sei, ma i tuoi post trasudano molto più ‘aspettativa disattesa’ che mal d’amore. E frustrazione per non aver saputo mantenere un’IDEA di relazione. Voglio dire che tu non sei in pace con te proprio per come stai affrontando la cosa dentro te in modo univoco e ossessivo. E anche leggendo le cose lo fai. – certo che posso credere che tu abbia pensato basi solide e non finirà. Capita a milioni di persone al mondo ogni secondo. Ti dicevo che non è che TUTTI sono da una parte e FUORI DAL CORO da un’altra. -fregatene dei miei 7 anni -non è così semplice come dici tu – che la relativiz non ti serve.

  • 523
    Alessandro -

    @Fuori dal coro.. Un figlio non avrebbe risanato la tua relazione non fartene una colpa. Scusami, lei non ti amava! Il figlio e’ solo un alibi che regge perche’ tu lo vuoi, ma se riuscissi a ripercorrere la vostra storia troveresti le vere cause . L’amore va’ oltre, molto piu’ di un figlio. Abbandona i tuoi sensi di colpa, nella tua storia chi soffre sei solo tu.

  • 524
    aleba -

    Fuori dal Coro, ti senti fallito e insensibile perchè non essendo un oracolo, sensitivo, paragnostico, non hai capito che lei era in crisi…mentre lei si impegnava per mascherare la crisi???? Scusa ma per me è una cavolata. Guarda che io sono come te, anche nell’assurdità della mia situazione io ancora mi interrogo sulle mie mancanze. Mi chiedo se ho sbagliato a smettere di dedicarmi al benessere del mio ex. Se ho sbagliato a cominciare a pensare “voglio separarmi” invece di pensare ancora “voglio tenere unita la famiglia”. Per me tu stai vivendo proprio un lutto, non dico che è come se fosse morta lei…ma è come se fosse morta la tua vita. Anche da come parli del tuo equilibrio si capisce che sei convinto che questa sia la perdita più grave che ti potesse capitare. E’ come se tu fossi morto con la separazione. Ma tu non ti rendi conto che sei in vita? Le sabbie mobili dove stai annaspando da due anni sono ricordi, ricordi che la memoria riesce persino a manipolare per rendere te un perfetto capro espiatorio? Tu non VUOI sbrogliarti, non vuoi ripulirti, sgranchirti le gambe e riprendere il cammino. Non vuoi farlo perchè temi che lasciando quel luogo di espiazione dove tu sei giudice e condannato, perderai la concezione stessa di te, dell’uomo che hai sempre avuto davanti e dentro. Temi che l’uomo che dovresti guardare non ti piacerebbe, perchè tu l’amavi e devi pagare per non averla resa felice. Spirito da cavaliere dall’armatura dorata, certo ammirevole. Ma anche i cavalieri si levano l’armatura per andare a dormire, non è concepibile che siano sempre attivi per proteggere la povera fanciulla indifesa. Tua moglie non era indifesa e, perdonami, pur essendo ultratrentenne si è comportata come una quindicenne. Tu vuoi punirti per non aver capito tua moglie per averle fatto perdere la favola e per averla persa tu. Hai sbagliato Fuori dal Coro, ma il tuo errore non è stato non immaginare quanto fosse importante un figlio per tua moglie, tu hai sbagliato a pensare che la vita possa essere fissata in un quadro costante. Una fotografia di eterna felicità. La fine della favola ti ha fatto mettere i piedi per terra. L’occasione di capire che da un momento all’altro la vita può subire cambiamenti da cataclisma,per questo bisogna apprezzare l’oggi e non vivere troppo nel ieri, nei rimpianti, nei rimorsi. Per questo non esistono favole che non possano finire. Oggi smetti di piangere per i tuoi errori di ieri, non sei un “marito cattivo” o un “uomo che non ama” se smetti di piangere e di autoflagellarti. La pena l’hai scontata, non dico di odiare lei, ti chiedo di amare te stesso, di perdonare i tuoi limiti e le tue paure. Ti chiedo di accettare di non essere perfetto e che lei non è perfetta. Domenica è stata una giornata terribile, ho pianto tutto il giorno pur facendo tante cose in casa. Di fronte all’ennesima dimostrazione di quanto mi abbia “non amato” il mio ex, io ho avvertito una sensazione nuova, tristissima ma efficace: l’accettazione.

  • 525
    Fuori dal Coro -

    Ciao Alessandro
    Benvenuto. Grazie per il tuo post. Anch’io convengo in parte con quello che scrivi, nel senso che l’Amore va oltre. Ma lei mia moglie per troppo tempo mi ha chiesto un figlio e troppe volte le ho risposto di no. Per le donne un figlio vale molto di più dell’amore verso un uomo e se il tuo uomo si rifiuta difficilmente ti perdonano. Questo l’ho scoperto dopo. Ho sottovalutato il punto di vista femminile, l’orologio biologico e il desiderio di maternità di per sè.
    Ripercorrendo la mia storia vedo solo una bellissima storia. Non vedo cause talmente evidenti da scatenare quello che è successo. Lei credo si sia sentita delusa da me sotto un certo aspetto e sicuramente è intervenuta una terza persona.
    Certo è evidente che in questa storia chi sta soffrendo sono solo io. Vince chi fugge si dice. Ed io non sono fuggito nè sarei mai fuggito.
    Magari Alessandro riuscissi ad abbandonare i miei sensi di colpa. Ma non solo quelli, anche il sentimento forte che mi lega a lei e i ricordi del passato che sono tanti belli, bellissimi.
    Ciao Alessandro, a presto se vuoi

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