Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011
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può capitare che siamo così persi in una nostra crisi da non riuscire a dire “sono in crisi e per questo e quest’altro” ed è certamente importante che la persona che ci ama e amiamo, conoscendoci, si accorga che c’è qualcosa che non va. Ma può accadere che non accada. E non è solo per egoismo. E se uno non è in grado di “vedersi”, “ascoltarsi”, “verbalizzare in modo chiaro” e l’altro vede, chiede, ma gli viene data una risposta fuorviante (“no, sono solo stanco”) o con gli elementi che ha (c’è stato un ricovero, abbiamo cambiato casa, abbiamo avuto anni pesanti, ecc) pensa di avere visto delle ragioni, è davvero colpa di qualcuno? – La persona con cui sono stata io ha avuto per anni accanto qualcuno che gli diceva chiaramente le sue sensazioni, i suoi dubbi, paure. Se ho paura che mi vuoi meno bene o mi stai trascurando o che ci sia un problema tra noi non mi faccio un film solitario in tecnicolor, te ne parlo. Anche perché, è ovvio, spero che mi rassicuri. Se mi rassicuri ti credo. Anch’io, pure se mi sono trovata a dover scandagliare di qua e di là, per istinto guardo il quel che è. E poter basarmi sul quel che è mi rassicura. Se mi sorridi non penso che in realtà ti sto sulle palle, penso che mi stai sorridendo. Lui ha sempre avuto più paura di portare un problema all’ordine del giorno, dicendomi che in questo io ero molto più coraggiosa. Io ho imparato che poi, anche se protestava, quando lo facevo io, comunque ci rifletteva su. D’altra parte lui era (è, comunque rimane un suo “talento”) capace di cogliere anche un semplice sfumatura sul mio viso, di fatica, turbamento, conflitto. Anche per questa ragione mi ha dato per anni ottimi consigli e a sua volta mi ha portato a riflettere. Ad un certo punto ha usato questa sua sensibilità, purtroppo, anche contro di sè, unita al fatto di essere troppo introspettivo. Così da un lato non riusciva (veramente) a vedere la sua crisi, standoci troppo dentro, dall’altro non riusciva a dire in modo assertivo qual era il problema, dall’altro ancora si sentiva non abbastanza compreso e “salvato” e rassicurato (ma senza essere capace di dire in modo chiaro cosa voleva davvero), dall’altro ancora leggeva il mio viso e i miei comportamenti in un modo che gli cagionava insicurezza, dolore o giungendo alle sue conclusioni. Lungo da spiegare, ma non posso che dare ragione a Marquito. Purtroppo queste cose possono accadere. E se è successa a te probabilmente hai fatto il possibile, e lei è convinta di averlo fatto. Il punto è però che tu ti interroghi anche sul tuo ruolo attivo, lei, mi sembra, lo attribuisce solo a te, e a se stessa riserva un ruolo “passivo”. Anche se ci sbatti la testa contro tutto il giorno, e anche se scrivi cosa secondo te è giusto e quanto e come amavi lei, non puoi cambiare il fatto che una certa dinamica sia accaduta. Tu le hai comunque ampiamente spiegato che non intendevi “negarla” come madre, quali erano le tue paure. Trovo che ci sia una profonda differenza tra le due cose, comunque
MARIA – ALEBA – LUNA – MARQUITO
Ciao Maria ben trovata. Spero intanto tu stia bene. Ti rispondo in maniera abbastanza semplice. E’ ovvio, non sto facendo passi avanti, anzi a dir la verità sto facendo passi indietro. Ho un blocco psicologico ? Può darsi, anzi sarà sicuramente così. Difficile, davvero difficile in queste consizioni trovare una ragazza che ti faccia perdere la testa, perchè la testa come dici tu è sempre rivolta a lei. Sai una cosa Maria ? E’ abbastanza facile difendersi o allontanarsi da chi ha mostrato cattiveria o menefreghismo verso di te. Quello che è difficile è difendersi o allontanarsi da chi ti ha amato e ti ha voluto bene. In questi casi sei disarmato, sei senza difese perchè non te lo aspetti e se ti ferisce una persona del genere ti ferisce a morte perchè non ti aspetti suoi fendenti, non li conosci. E ogni parola, ogni rinfaccio ti risuona come una coltellata.
I sensi di colpa poi la fanno da padrone è vero. Non c’è bisogno di scavare nel passato. Il senso di colpa è abbastanza evidente e riguarda la questione figlio ho già esaustivamente parlato nei post seguenti quale disagio interiore mi provoca questa cosa.
ALEBA
Ogni volta che ti leggo, ogni volta che sento i tuoi racconti riguardo il tuo compagno rimango allibito ed incredulo. Ma può davvero un uomo compiere certi gesti e pronunciare certe parole ? Forse si ma in atti di rabbia isolati. Ma qui pare che ciò fosse la regola. Usi parole come astio e disprezzo. Ma perchè ? Cosa gli facevi di tanto grave per indurlo a provare certe emozioni nei tuoi confronti. Più ti leggo e più non capisco. O forse capisco e penso di collocare il tuo uomo tra i malati di mente. Ma poi mi dici che al di fuori era una persona normale. E allora non so che dirti. Mente perversa, personaggio dalla doppia personalità o forse talmente debole da volersi rifare su una persona in quel momento più debole. Più debole solo perchè lo amava ed accettava ogni suo sopruso.
MARQUITO: adesso la questione è più complessa. Mi chiedi perchè non è restata insieme a me quando le ho garantito di condividere appieno la sua aspirazione. Non lo so Marquito non lo so. Lei dice che ormai si era disamorata. Certo mi ha accusato di opportunismo. Che io accettavo l’idea di avere un figlio solo per riprendermela. Ma secondo lei avrei giocato sulla vita di un bambino ? Non lo so Marquito, ripeto non lo so. La presenza di un altro uomo ? Ma allora perchè non essere onesta e dirmelo ? Si qualcosa non torna e non torna neanche a me. Fatto sta che una cosa mi appare certa. Lei ora travisa la realtà. Quella passata sicuramente. Perchè non fa altro che rinfacciarmi le cose. Molte, troppe. Come se avesse accettato i miei pensieri, le mie azioni solo per farmi piacere. E questa è una delle cose più brutte. Perchè vi giuro io ho fatto di tutto per cercare di essere in armonia, in serenità. Ho espresso le mie idee ho cercato di metterle in atto. Ma la rendevo sempre partecipe di tutto. Le chiedevo ogni cosa. E ascoltavo…
MARIA – ALEBA – LUNA – MARQUITO…segue
…i suoi pareri, i suoi consigli. Non so Marquito, 20 anni sono tanti per poter pensare che non le sia andato bene il mio modo di essere, il mio modo di fare. Forse avrà subito incosciamente la mia personalità accettando passivamente cose che in fondo non condivideva. Ma onestamente io ricordo il suo viso sorridente e non forzato, ricordo i suoi discorsi e ricordo anche quando qualcosa non le andava bene come era in grado di farmela notare. No perchè qui sembra che sto parlando della famosa bambolina che fa no no no no, come dice la canzone. Ripeto mi piacerebbe davvero conoscere la verità integrale come dici tu.
LUNA: mi chiedi se lei ha espresso con la stessa mia chiarezza le cose che sentiva e che voleva ? Si Luna credo proprio di si. Poi Luna hai colto nel segno quando dici che io avrei voluto vivere in un mondo in cui si potessero evitare il più possibile i conflitti. E’ un dato di fatto, ho cercato e ho sperato di poter vivere in serenità ed in pace. Ho sempre vissuto male le liti tra i miei genitori e mi ero riproposto che a me una cosa del genere non sarebbe dovuta capitare. Scambio di idee, dialogo, ma nel più assoluto rispetto e calma. Non ricordo davvero a mia memoria di avere mai alzato la voce in casa e ho sempre ascoltato ciò che lei diceva. Anche se lei è convinta che non avesse voce in capitolo, che io non l’ascoltassi, che io facessi solo quello che avevo in mente. Chissa cosa poi !!!! Ci giro sempre intorno ma non so davvero se la questione figlio abbia influito in maniera chissa quanto grande nella sua mente nella sua psiche. Il mio rifiuto, secondo lei, di lei stessa intesa come madre. Anche qui, realtà travisata. Io sto cercando di capire Luna, perchè voglio capire. Voglio sapere chi avevo realmente al mio fianco, o cosa le sia successo per modificarle tutto il suo credo. Sembrerebbe tutto semplice: l’intervento di una terza persona che le ha fatto vedere la vita in una maniera diversa, che le ha posto la mia immagine come quella di un uomo egoista e incapace di amare. Scrivo questi post senza nascondere nulla esponendomi a eventuali critiche proprio per capire. Anche se so per certo di aver commesso un errore madornale, pazzesco che va al di là di un grave errore “di coppia”. Ormai lo vedo come un errore un grave errore anche semplicemente mio personale.
So solo che vorrei capire, vorrei tanto capire anche se ciò difficilmente mi aiuterà a tornare a vivere in serenità come ho fatto soprattutto in questi 20 anni anni vissuti con lei.
Ciao a tutti
fuori dal coro, il ‘grande errore’ è stato esprimere ciò che tu in quel momento sentivi riguardo una scelta così importante? E non importante perché le famiglie normali fanno figli o perché ‘ho paura che sennò mi pento’ o per le proiezioni che ciascuno può attribuire a paternità e maternità, ma perché si sta parlando di una creatura che per un tot del tempo avrà anche un bisogno fondamentale e viscerale si sentirsi amata e accolta. E non è erode chi si guarda dentro e dice “come mi sento rispetto alla paternità’.
e’ chiaro che sento solo la tua campana e posso anche immedesimarmi in una persona in crisi con se stessa e anche in un desiderio frustrato di maternità. Ma quando racconti il suo punto di vista e le sue recriminazioni a riguardo perché sanno tanto di autoreferenzialità? ‘tu hai voluto negarmi il ruolo di madre’ (comunque non per farle un dispetto e c’erano in gioco anche i TUOI equilibri) e ‘ora sì solo per riavermi’ (cioè un bambino ‘dimostrativo’ in entrambi i casi? E il tuo percorso personale in tutto ciò non esiste? Il fatto che tu, mettiamo pure anche partendo tu da una tua esperienza come figlio e avendo visto delle disarmonie tra i tuoi avessi da fare un percorso? E tu non potevi essere stanco e confuso perché avevate passato dei forti periodi di stress? Ma sai che non ho capito quanto tempo è passato da ‘vorrei un figlio?’ a ‘non ti amo più, ciao’?). Ti ho già detto che non giudico la valenza che lei può aver dato alla maternità in quel momento e al tuo non essere immediatamente d’accordo. Nè giudico chi si sente, che lo sia o no, ad un bivio e dice ‘io voglio un figlio, non ne avremo, esco da un vicolo cieco’. Ma era un vicolo cieco? E possiamo dire ‘non ti amo più e ho scelto così’ ma pure non tornando con te avrebbe potuto (evidentemente no) essere più empatica. Anche solo dicendoti ‘mi spiace per i nostri tempi diversi’ che è diverso da dare tot la colpa all’altro, e giudicare ‘sbagliati’ e ‘non validi’ i suoi stati d’animo. Si può restare feriti da qualsiasi cosa, ma vedere un dolo volontario dove non c’è e quando l’altro si svena per dircelo è diverso. Lei è troppo presa da come si è vissuta la cosa per ‘vederti’. E che ti ami o no il tuo blocco psicologico mi pare in buona parte causato anche dal fatto che comunque ti abbia caricato di tutto il peso. O sei tu a leggere così il suo abbandono? Di fatto però una persona che aveva bisogno di fare un suo percorso per un tema importante, e ne aveva sul serio bisogno, vive ciò come una colpa cristallizzata. Ma se non ti aiuta lei a liberarti di questo blocco comunque tu devi farlo, per te. Stai vivendo questa cosa del figlio in modo autolesionista.
Ciao Fuori dal Coro, Luna, Marquito e ciao Maria..grazie per le tue parole.
Fuori dal Coro, ciò che ho scritto è quanto ho vissuto. Se avessi cercato un confronto, ascolto psicologico o anche solo presso un’amica o una sorella, forse avrei aperto gli occhi molto prima. Il fatto è che io gli occhi non li avevo proprio chiusi, solo mi ostinavo nella mia missione di veder riconosciuto il mio valore come donna e persona. Non sono una santa, sono soggetta anche io ai miei alti e bassi, allo stress quotidiano. Ho sicuramente fatto vari errori, ma il più grande è stato quello di mettere il suo benessere di fronte al mio al punto di accettare addirittura che il mio benessere fosse trasformato in profondo malessere. Lui non odia me in particolare (o meglio, adesso mi odia eccome!), lui odia il prossimo soprattutto il sesso femminile. Pensa che quando il ginecologo mi ha detto che in grembo portavo una bambina, un pensiero è nato d’impulso..mi sembrava quasi di averlo pronunciato ad alta voce…ho pensato “lui la odierà” Ho subito scacciato quel pensiero, un papà non può che voler bene a sua figlia. Eppure sai cosa ha detto qualche settimana fa a nostra figlia?? io lo scrivo, ditemi l’effetto che fa sentire un padre che parla così alla sua bambina, ditemi come può sentirsi quella bimba, ditemi che rispetto potrà avere di sè stessa quando sarà donna. Lui le ha detto “gli uomini sono più intelligenti delle donne”.
Dopo qualche giorno, quando siamo andate a dormire lei mi ha detto: ha ragione papà, io non capisco niente…non sono intelligente.
E’ un egocentrico e crede che solo schiacciando il prossimo, schiacciando il più possibile chi gli sta più vicino…nella sua sfera privata, riesce ad elevare sè stesso.
Scusate, non posso andare oltre stasera.
Buona notte
Buongiorno. Fuori dal Coro, è ammirevole cercare di vivere in armonia che non significa mettere la testa sotto la sabbia o troncare di netto ogni tentativo di approfondire le questioni. I problemi vanno affrontati, ignorarli non li fa scomparire. Una persona che dice, ok parliamone e non si limita a trattare argomenti ascoltando selettivamente solo ciò che gli interessa, che considera il mantenere la calma e il rispetto per il suo interlocutore indispensabile..è da ammirare per me. Mi sento di concordare con Luna quando ti scrive che la stai vivendo in modo autolesionista, la faccenda del figlio. Il modo di porsi riguardo alla maternità, da parte di tua moglie, sembra essere solo la punta di un iceberg. Lei attribuisce il peso di tutto ciò che sta sotto, a te. Quello è il suo iceberg, era lei che doveva occuparsi di esplorare il resto dell’iceberg. Ti ha rovesciato addosso di tutto, pensando di scrollarsi in questo modo di ogni peso, di ogni responsabilità. Io mi baso su ciò che esponi, come fai tu con me. Abbiamo una donna sempre sorridente e affabile, amorevole, coccolata, accontentata e soddisfatta che di punto in bianco rinnega tutto e ti incolpa di aver fatto tutto quello che volevi tu, questo perchè tu le hai negato la maternità. Negato è una parola grande, intanto, perchè certamente tu non l’hai fatto alla maniera del Terzo Reich, ma lei ha percepito come insormontabile la questione. Percepito, non chiarito. Sulla base di percezioni ha costruito mentalmente i contorni, ha elaborato la sua posizione e ha immaginato la tua. Fuori dal Coro, chiaramente tu non hai vissuto sulle nuvole, non al punto da non sentire ciò che tua moglie diceva. Attento, non parlo dei segnali che a me solo il termine fa innervosire, parlo proprio delle parole. Se il suo distacco netto supportato da: la colpa è tua e solo tua, fosse un modo per alleggerirsi la coscienza? per uscirne pulita, non solo agli occhi del mondo ma soprattutto ai suoi stessi occhi?. Anche il mio ex ritiene di non avere colpe, neppure una!! e le persone credono che io sia fuggita perchè sono psicolabile, che non meritavo una persona come lui, così bravo, onesto, puntuale, che mi ha dato una casa meravigliosa…e io ..io non ho saputo apprezzare. Non ha fatto mea culpa, mai. Neppure immagina di poter avere una piccola percentuale di responsabilità.
Me ne frego di cosa pensa la gente, lui è il martire…ok, io la strega…ok di nuovo.
LUNA – ALEBA
Ciao Luna, Ciao Aleba. Mentre vi scrivo sono letteralmente a pezzi, moralmente, sentimentalmente, emotivamente.Mi trovo al lavoro ma non riesco a combinare nulla. La concentrazione non c’è, i pensieri sono da tutt’altra parte. Mi guardo attorno e dico “cosa devo fare ?”. Io che ho sempre avuto delle risposte oggi non trovo risposte. Mi sento apatico, abulico, fragile, privo di energia, assolutamente non reattivo. Vorrei scappare, ma non so dove…e per fare cosa poi ?
Ieri l’ho cercata le ho chiesto di prendere un caffè insieme. Quando l’ho vista ho provato un’insieme di sensazioni incredibili. I suoi occhi adesso tristi. L’ho guardata negli occhi, intensamente. Nonostante tutto è lei solo lei. In quell’istante il mondo attorno non esisteva più. Avevo lei davanti. Ci siamo salutati come due amici, quando invece avrei voluto stringerla forte. Siamo entrati in un bar abbiamo preso un caffè. Una mezz’oretta per sapere che sta passando un momento molto brutto in famiglia. Non voglio specificare. Lo sapevo già e già da tempo ne stavo soffrendo. Con le lacrime agli occhi le ho chiesto di non tenermi lontano da questa vicenda. Non c’è niente da fare l’Amore che mi lega a lei e a tutto ciò che la circonda è per me ancora immenso. Non riesco a immaginare come questo sentimento possa terminare. E’ forte troppo forte. Ho parlato poco di noi. Mi sono concentrato sul suo problema che sento fortemente anche mio. E il dolore è tanto sapendo di non poterlo vivere insieme a lei come per anni avrei immaginato sarebbe successo.
Ho fatto qualche breve accenno su di noi chiedendole con occhi ancora increduli come mai tra noi possa essere successo tutto questo. Le ho chiesto il perchè non mi avesse esternato quella che secondo me è stata una sua crisi interiore. Non ho avuto risposte. L’ho vista solo con le lacrime agli occhi per ciò che sta passando. Ho rivisto per un attimo il suo vero viso quello di una ragazza buona, dolce e sensibile. Non potete immaginare quali e quante emozioni ho provato dentro di me. Non sto a dirvi le parole che le ho detto, in che modo la guardavo. Come mi sarebbe bastato solo un suo cenno per cancellare questi due anni e ricominciare tutto come nulla fosse successo. E starle vicino fare tutto ciò di cui poteva avere bisogno.
Io non so realmente cosa le sia accaduto. Cosa le sia successo per portarla a questo punto con me. Cosa abbia creato in lei questo mio rifiuto alla maternità. Ha ragione Luna quando dice che sto vivendo questa cosa del figlio in modo autolesionista. E’ la verità. Mi sto autodistruggendo. Come dice Aleba non so se il suo è un modo per alleggerirsi la coscienza. Non lo so, vorrei saperlo. Vedete care Luna e Aleba. Voi avete avuto comunque, volente o nolente, accanto due persone che in un modo o nell’altro hanno manifestato insoddisfazioni, frustrazioni, astio, disprezzo. Tutte cose che avete notato molto chiaramente, tanto da vivere male il vostro rapporto. Io tutto questo non l’ho vissuto…..
aleba, ti abbraccio. Le parole purtroppo sono armi, possono essere usate anche così, volens o nolens. Tua figlia però ha accanto te, che purtroppo (ma a questo punto anche per fortuna) lo sai. – anche una frase come ‘tu mi hai negato la maternità’ è un’arma, perché presuppone l’intenzione di un altro. ‘io mi sono sentita come se tu avessi voluto o pensato di negarmi la maternità’ è già diverso’ o ‘io in quel momento preciso davo tale o talaltro valore e significato al pensare di diventare madre’ presuppone che le interessi anche che significato avesse per te un sì o un no. Invece il tuo sentire pare -da quel che leggo- non contare. Poi, mi ripeto, posso provare rabbia, disamorarmi, lasciare, avere una mia versione. Ma tu ti stai autodistruggendo perché un’altra persona ha deciso non solo una separazione ma, per sè, anche cosa hai provato o no. E ‘tu vuoi un figlio ora solo per riavermi ora’ o ‘la gente normale vuole figli’ possono essere punti di vista ma interiorizzati come sta accadendo a te non son tanto diversi – perdonami aleba – da “uomini più intelligenti delle donne’.
LUNA -ALEBA…segue
….Come ho sempre ripetuto, ho vissuto e cercato di vivere il nostro rapporto in maniera semplice. Anche la stessa questione del figlio, ho detto chiaramente che non me la sentivo, che non mi andava di cambiare vita, ho spiegato il perchè. Altrettanto semplicemente avrei accettato il suo disappunto e il suo desiderio di diventare madre al di là del nostro rapporto di coppia. Avrei dissentito, mi sarei arrabbiato, non avrei condiviso. Ma sempre altrettanto semplicemente saremmo giunti ad una conclusione. Che sono certo sarebbe stata positiva (i fatti successivi mi danno ragione).
Ora purtroppo tutti questi risvolti psicologici della vicenda, la sua crisi, il suo tenersi dentro le cose, il suo incolparmi mi si stanno rivoltando contro non facendomi più vivere e come scriveva luna mi stanno facendo vivere in maniera autolesionista.
Lo so me ne rendo conto. Mi rendo conto di tutto. Ma guardate ragazze. Io non so più davvero cosa fare. Io non stacco mai da tutta la vicenda. Sono costantemente con la testa lì. Anche di notte, anche quando dormo profondamente (per fortuna). Cerco di farmi forza guardando cose peggiori della vita: chi è malato, chi combatte ogni giorno con malattie terribili, chi è senza lavoro, chi sa di avere i giorni contati. Il fatto è che a queste cose ci pensavo anche prima, quando stavo bene. E proprio per questo davo risalto ad ogni giorno che vivevo cercando di viverlo nel modo più intenso possibile quasi fosse l’ultimo. Quindi anche ciò non mi giova. Anzi fondamentalmente vivo queste cose in modo peggiore perchè mi rendo conto di non riuscire più a vivere in maniera gioiosa come vorrei.
Io questo ieri a lei l’ho detto. Le ho detto senza autocommiserarmi, ciò che stavo vivendo, facendole capire chiaramente che era solo il mio amore per lei che mi faceva stare in questo modo. Ma lei non so. Non so cosa effettivamente pensi nella sua testa. Cosa elabori realmente. Eppure ci siamo sempre detti tutto.
Quasi due anni fa sono entrato in un tunnel. Ancora oggi non vedo l’uscita. Non so se la vedrò mai. Ma come caspita ho potuto pensare di non formare una famiglia insieme a mia moglie. All’unica donna che riesco a vedere accanto a me. Sapendo quanto fosse importante, mi chiedo adesso come ho fatto a non pensare che avrei potuto perderla ? Forse perchè ne ero troppo sicuro. Davo per scontato il suo Amore così come il mio per lei. Guardate ragazzi è terribile quello che sto provando. Ieri glielo ho detto: “tu non hai capito nulla di me, forse sarò stato anche io a non farti capire bene tutto ciò che avevo dentro, ma a volte i caratteri riservati esternano poco e tu lo sapevi che ero riservato.”.
Che angoscia oggi ragazzi. Sto facendo una fatica immane a mettere una parola dietro l’altra, a cercare di dare un senso compiuto alle frasi. Un fatica tremenda. E un blocco continuo allo stomaco. Che mi assale in continuazione. Senza contare che agli occhi degli altri devo camuffare più di quanto posso.
Ciao
Ciao. Certo Luna, le parole sono armi molto potenti, sono in grado di influenzare profondamente non solo lo stato d’animo del momento, ma anche la formazione interiore; soprattutto quando ad ascoltarle è una persona indifesa, perché nuova come una bambina o perché innamorata.
Che tristezza mi fa sentirti così, Fuori dal Coro. Non riesci a trovare risposte, non ti lascia entrare! Come può una persona rimanere zitta anche quando implori di sapere? Come può decidere di tenerti fuori, non darti la libertà dicendo semplicemente la verità. La verità, l’unica che per quanto atroce può rendere libera una persona di decidere. Quella verità non la conosce neppure lei, oppure non vuole che tu la sappia. Posso capire come ti senti. Ti assicuro. Io ho messo su una bella corazza di cinismo adesso, quando lo vedo il cuore sta per spezzarsi, ma ecco lo scudo scende prontamente a proteggerlo e la maggior parte delle volte tutto si conclude con un sospiro di sollievo: sono libera. Quando parlo di lui mi sembra di parlare di un mostro. Che sia tutto vero? Eppure scrivo a braccio, non ragiono neppure e a volte si vede dall’ortografia e dalla grammatica. Continuo a guardare quella porta dietro le spalle, ho varcato la soglia facendo uno sforzo sovrumano ma ci sono riuscita. Mi dispiace tanto per lui, mia mamma dice che ha perso l’occasione più grande della sua vita, le mamme sono sempre di parte, ma quando ripenso a tutto quello che ho fatto per accudire lui, il suo cuore, la sua testa, la casa .. credo che se solo avesse avuto una volta l’umiltà di pensare di poter crescere, di non sentirsi “arrivato” fin da quando aveva 15 anni. Se solo una volta avesse detto, io soffro e non ne ho motivi: voglio scoprire l’origine di questa sofferenza. Se solo una volta avesse preso la mia mano e si fosse abbandonato con fiducia nelle mie braccia. ..
Ci sono tante cose brutte nel mondo, tante disgrazie che ci sfiorano e che a volte piombano nelle nostre vite, come si fa a non dire grazie quando tutto è a posto, quando la sera spegni la luce e nulla di grave ha scosso la tua giornata? I nervosismi possono starci, ma cribbio! Noi, come tanti, abbiamo vissuto disgrazie veramente pesanti, come fai a recriminare per un pelo nell’uovo quando l’uragano ti sta spazzando via la casa?
Poi un’altra cosa, il cercare sempre e comunque un tornaconto, soprattutto economico. Anche le volte che sembrava avesse “generosamente” fatto qualcosa di positivo, detto una parola gentile…dopo qualche giorno chiedeva il saldo, e Aleba pagava. Fino a quando ha detto Stop, la cassa è chiusa, non c’è più niente.
FUORI DAL CORO: ti ho già detto che non c’è stata una progressione nel mio rapporto, come nel tuo caso c’è stata una virata improvvisa.
Fino a cinque minuti io vivevo come dici tu di te.
Fino a due secondi prima, anzi.
Io ho detto: “Andiamo in gita con mio fratello, domenica?” e il mondo si è girato sottosopra.
Poi, vero, c’è stata la crisi. Ma non c’è stata una crisi e un’esplosione.
C’è stata un’esplosione e poi una crisi.
E quel suo essere molesto è stato, come ti ho detto, il suo combattere tra sè e sè, più che con me. Lungo da spiegare, ma comunque è così. Certo è che posso, ricordando quel momento, dire: un prima e un dopo. Qualcosa tipo un terremoto che divide prima e dopo. Quello che non potevo immaginare è come si sarebbe svolto il dopo, ma la sensazione prima/dopo io l’ho provata ALL’ISTANTE.
Poi ho continuato a sentirmi (anche) nella vita di prima, come fai tu. Ho continuato ad amare e combattere per la vita di prima. Ho cercato di capire. Anche perché delle cose della vita di prima erano rimaste.
Ora ti dico una cosa, Fuori Dal Coro: se lui avesse avuto quella virata e due giorni dopo avesse detto “scusa, non so cosa mi ha preso!” io ne sarei stata ovviamente rassicurata e felice, ed è ovvio che sempre ho pensato, a lungo, “ora torna il sole, e che mi importa se per un periodo è piovuto. L’umido mi ha fatto così male che voglio solo sentire il bacio del sole”. Ed io, in un certo qual modo, per come andavano le cose, per il fatto che lui era andato in tilt, sono andata in tilt, ma comunque verso di lui, e per quanto andassi in tilt io mi tenevo comunque (come tu lo tieni per te, forse) il ruolo di chi deve cercare di capire, riuscire a capire anche cosa è successo all’altro, come si può sciogliere il nodo di qualcosa che non riesci a capire e aiutare la persona a “tornare a casa”, se veramente si è persa. ecc ecc.
Insomma, ho tenuto per me, per quanto fossi io la persona che si sentiva colpita a morte e annaspava nel fatto di non riuscire a capire che cavolo stesse succedendo (e non è che non accettavo il concetto “non voglio più stare con te”, ma destabilizzante era il tilt, almeno apparente dell’altro, che colpiva la storia e me), per me, dicevo, ho tenuto istintivamente il ruolo della persona “forte”, quella che comunque poteva metterci testa, cuore per cercare di dipanare la matassa, e quello di chi, di fronte ad un silenzio o a qualcosa che sembra strano, confuso, incoerente, si interroga, anche per l’altra persona. Tuttavia ti dico anche una cosa: se lui due giorni dopo, dopo 10 anni che eravamo insieme, e sembrava ci fosse una serenità, comunità di intenti, progettualità, complicità, sostegno reciproco, empatia, sapersi quasi leggere nel pensiero, oltre all’amore e alla passione, e dopo che avevamo preso una decisione come quella della convivenza e lui aveva fatto quella virata,
mi avesse detto “ritiro tutto” credo che sarebbe stato assolutamente lecito che in crisi ci andassi io. O che perlomeno pagassi lo scotto, a livello di shock, per ciò che aveva detto, messo in dubbio. E te lo dico anche con cognizione di causa, almeno per quanto mi riguarda, questo:
dopo anni di crisi sono andata via, via veramente. Almeno fisicamente via, tornando dai miei. Per quanto mi rendessi conto che lui si era comunque anche perso davvero, e per quanto il mio desiderio fosse solo di vederlo “tornare”, io non reggevo più. Non potevo più essere schiava del fatto di mettermi continuamente nei panni di un altro che però non mi faceva veramente neanche entrare nei suoi panni. Ero stanca dei miei dialoghi a due interiori che erano dei soliloqui. Vado via e lui torna. Pentito. Anzi, disperato. E se non torno subito non è perché non lo amo più. Ma perché, nel momento in cui ho messo giù tutta l’energia per essere quella più lucida, quella che tiene comunque il “fortino” (come probabilmente fai tu) è venuto fuori ancora di più il mio dolore. La MIA di crisi. Infatti io non l’ho messo alla porta dicendo “vaffancul”. Io ho passato ore ed ore a parlare con lui, lui con me. Ma io piangevo a dirotto, io avevo gli attacchi d’ansia. Lui ascoltava, mi teneva la mano. In teoria avrei dovuto dire: “Uè, che figata, sei tornato! Scurdammoce ‘o passato!”, ma non era così, perché io ero sconvolta da tutto lo sconvolgimento interiore mio precedente. Avevo fatto tanta fatica domandandomi cosa era successo a lui dentro per… bene, ora mi arrivavano tutti gli arretrati di “cosa era successo dentro a me”. Tu dici che quando l’hai vista al caffé hai provato quelle sensazioni, e io le capisco. Capisco anche quanto tu sia concentrato in chiederti in cosa TU hai mancato e in cosa tu hai turbato lei, e cosa avresti potuto fare di diverso. Capisco la tua empatia per i suoi dolori e il tuo vederle il viso oltre al male fatto. Capisco anche quando, per come da due anni ti senti, dici: se lei tornasse io dimenticherei tutto.
Ma ti chiedo, visto che tu pensavi di avere un mondo, di poterti fidare di voi, di lei, di tante cose, se lei fosse tornata a casa dopo un po’ credi davvero che non avresti avuto qualcosa da reincollare, capire, dentro di te? Che non l’avresti comunque guardata chiedendoti, almeno per un tot, chi è? e, ti chiedo, lei pensi che ti avrebbe dato la possibilità di andare in crisi a tua volta? o a te sarebbe spettato il ruolo di chi accoglie chi ha avuto un colpo di testa? o il ruolo di chi è stato perdonato nonostante? – Lo so, parlo con i se, ma quello che voglio dire è che penso che comunque lei ti ha sbattuto in faccia una crisi sua con una violenza pazzesca, scusami, ma è così. e che sia inconsapevole o no, non ha avuto empatia per te. E sono due anni, per ora. Ma tu ti massacri per i cinque minuti in cui non hai dato la risposta giusta neanche una relazione fosse “Telemike”. (continua)
io, ripeto, non sono nella sua testa, nella sua di crisi e sul trauma di un altro non si discute. Però rimane il fatto che, a voler guardare le cose da un punto di vista diverso dalla tua autoflagellazione, lei si è dimostrata una che, almeno in quel momento, e per due anni almeno, ha parlato di sè (poco, ma lapidaria) su un piano profondo, ma a te ha riservato un piano di visuale superficiale. Cioè lei era emozioni e lacerazioni, bisogni e aspettative di cui tener conto. Tu solo quello che dice sì o dice no? E se dice no è un insensibile o immaturo. Ma è maturo non considerare che non si diventa padri solo per far diventare madre una donna? E’ maturo non cercare una strada (a parte il rifiuto e la fuga) per gestire una crisi personale o il fatto che in quel momento non si riesce ad incontrarsi con l’altro? E’ maturo vedendo un uomo con cui si son divisi 15 anni e che va a fondo autoflagellandosi, che lo si ami o no, quando costui in poche parole dimostra di essere rimasto incastrato, pur anche non tornando con lui, togliergli qualche peso? Perché tu, fuori dal coro, ti sei già fatto due anni di ‘galera’ per aver detto un no. E non solo per male d’amore. Dici che stai male perché non puoi sostenerla. Ma è stata lei a dirti no, eh. Il punto è scusami che tu scrivi
per concetti assoluti. L’amore è così, in primis. Ora, non sto dicendo che sia una cosa assurda. Ma ecco che l’assoluto può diventare veramente nocivo, forse, autonocivo, quando passa da essere una ‘linea guida di condotta’ in positivo o una autorassicurazione a una autocolpevolizzazione assoluta. ‘io dovevo essere pronto a dire di sì’ ‘poiché l’amavo avrei dovuto’ ‘le famiglie normali’ ‘dovevo cogliere i segnali’ ‘poiché quando l’ho persa ho capito prima dovevo’ ‘poiché ora sarei pronto ad avere un figlio dovevo leggere il futuro e saperlo prima’. Ma dove sta scritto? E’ vero che l’incomunicabilità crea casini etc, ma se la metti su questo piano allora ‘lei avrebbe dovuto leggere nel mio no i semi potenziali della mia paternità. E se mi amava come un amorevole giardiniere curare quei semini portandoli alla luce del sole. Con pazienza aiutarmi a cercare quei semi etc’. E’ stato così? – che per te tutto, già solo il separarvi sia stato uno shock ci sta. E dolore è dolore. Ma è il modo in cui ti stai autoflagellando e il tuo sentirti bloccato sempre negli stessi ping pong che “non va”. Hai un ingorgo? Persino il dolore fluisce. Tu dici: è uguale o peggio. E continui a DIRTI le stesse cose. Vai ancora dalla psicologa?
fuori dal coro devi reagire non puoi lasciarti morire dentro. il tuo matrimonio era iddilliaco ed ora non accetti la sconfitta, se la ami veramente lascia adndare la sua anima, lasciala. non sempre nella vita le cose vanno come noi vogliamo.
sara’ propio questo tuo modo di NON ACCETTARE le cose, che lei si e’ stufata di NON VEDERE risoluzione da parte tua.
Ciao Luna e ciao anche a te Maria.
E’ da tempo che ho letto i vostri post. Volevo rispondere. Ma a volte non gliela si fa. Almeno io. Non credo ancora di aver toccato il fondo. Non credo proprio. Non starei così. Così come sono stato in questi ultimi 4 giorni. Così come sto oggi.
Maria mi esorta a reagire a non lasciarmi morire dentro. Ho provato a reagire, ci sto provando. Le sto tentando veramente tutte ma si, come dice Maria mi sento davvero morire dentro se non sono già morto.
Due anni sono tanti. Avrei dovuto stare un pochino meglio. Invece per assurdo penso che stavo meglio prima quando almeno lottavo. Lottavo per riconquistarla. Ero sotto shock ma lottavo. Lottavo per me, per lei, per noi.
Ogni giorno che passa cerco di pensare che può essere un giorno nuovo, che può cambiare qualcosa. Ogni giorno che passa invece, mi fa vedere che mi manca tutto. La mia vita con lei, lei, il nostro modo di stare insieme. Se la nostra coppia era in crisi non possono mancarmi tutte le cose che mi mancano. Se eravamo in crisi dovrei ricordarmi di qualcosa che non andava, qualcosa che mi faceva star male, qualcosa che mi faceva innervosire. E invece no. Non c’è. Non c’è perchè non c’è mai stato. E se lei ha camuffato lo star bene con me. Se lei mi ha fatto credere di star bene con me. Lei…ha ucciso un uomo.
Si perchè mi conosceva bene. Sapeva come ero fatto. Come la pensavo. Sapeva in ciò che credevo.
Sapeva tutte le cose che ci siamo detti, i giorni passati insieme. La facevo partecipe di ogni cosa. La consideravo in tutto. Eravamo una cosa sola e lei lo sa bene. Non può aver mentito. Non era quel tipo di donna. Cosa le è successo ? Questa domanda mi rimbomba nella testa ogni giorno.
Luna, Aleba, Marquito, Maria, voi state di là, dietro un computer come me e state leggendo di un tizio che sta soffrendo come tanti per un distacco da un amore. Invece la cosa è più profonda. Ci sono mille sfaccettature in questo distacco. Tante che ti colpiscono dentro. Ogtnuna come una coltellata.
Mi piacerebbe parlare con lei e chiederle: “Ma di cosa ti sei innamorata di me ?” visto che ero così quando mi hai conosciuto e sono rimasto così fino all’ultimo. Io lo so di cosa mi sono innamorato di lei. E sono rimasto innamorato fino a tutt’oggi. Voi mi chiederete se oggi mi innamorerei lo stesso di lei. Si credo di si. Perchè quei gesti di rabbia che ha avuto nei miei confronti facevano parte di lei. Solo che erano più pacati e avvenivano raramente. E nei confronti di cose per cui poteva esserci una logica. Era un difetto forse si. Ma l’avevo accettato e l’amavo anche per quello. Non mi sembrava grave. Non si cambia. Continuo a ripeterlo. E infatti ritengo lei la stessa persona. Solo che ha concentratto tutto ciò che c’è di negativo contro di me. Ma vorrei conoscerne il motivo. Io ho sempre e solo davanti la donna dei miei sogni. Quella che si ama una sola volta. La tua donna. Null’altro che la tua donna.
Ciao a tutti
@Luna, Aleba, Marquito, Maria, voi state di là, dietro un computer come me e state leggendo di un tizio che sta soffrendo come tanti per un distacco da un amore. Invece la cosa è più profonda. Ci sono mille sfaccettature in questo distacco. Tante che ti colpiscono dentro. Ogtnuna come una coltellata.
Fuori Dal Coro, ti sei scelto un nick che già di per sè per te avrà un significato, ma quando scrivi ciò che hai scritto qui sopra, anche se comprendo il significato di ciò che scrivi, non ti rendi conto che ogni dolore personale è particolare e “speciale” e “dolorosamente unico”.
Cosa vuol dire: un tizio che sta soffrendo come tanti per un distacco, invece la cosa è più profonda…?
Certo che il tuo distacco è avvenuto in maniera traumatica, ma forse la ragione per cui questo tuo dolore non si scioglie non è solo il fatto che oggettivamente un trauma c’è, e le dinamiche di cui parli, ma anche perché tu insisti, insisti con te stesso non solo nel dire che lei è stata speciale (o è, certo) speciale per te ecc, ma anche che se stai così male è perché la cosa era unica, irripetibile, senza macchia, senza paura, senza una sbavatura.
E non si tratta di banalizzare una storia, le persone, i sentimenti o un dolore, ma forse nel momento in cui guarderai le cose con un po’ di “umiltà” comincerai a guarire.
E’ che sembri confondere ideali e realtà, perdonami, nel momento in cui ti dici una serie di cose. Forse proprio perché quello che non accetti è un finale doloroso e “banale” (pur nel suo evolversi traumatico, ma intendo dire banale in quanto fine di un matrimonio, come concetto stesso) rispetto alla grandiosità della storia per come tu la leggi. E con questo non voglio dire che non possa essere stata grandiosa, le emozioni sono le tue. Nè ti ho mai detto che non credo che tu stia male, nè ti ho mai detto che non mi sembra una croce esagerata quella che ti porti riguardo l’aver detto di no, in quel momento, alla paternità, nè che tu non possa stare male anche nel tuo continuo chiederti come fa un angelo a cadere in volo ecc ecc…
tuttavia quell’angelo caduto in volo è comunque una persona.
e lo sei tu. E a voi può capitare (come non capitare) quello che capita a tutti gli altri.
Nel momento in cui ti renderai conto di questo, forse, per quanto non sia un bel pensiero, forse comincerai a guarire da questo stato di shock. Non guarirai in un giorno, ma almeno riucirai a vedere. A vedere anche che dici: mi piacerebbe chiederle…
bene, perché non puoi farlo? perché non puoi andare da lei a chiederle quello che hai bisogno di sapere?
com’è che questo angelo non ti dà neppure le risposte più “banali” che cerchi?
com’è che al di là di quali siano le cause non si è seduta REALMENTE a tavolino con te, ma REALMENTE, per lasciarvi in modo assertivo, se dal suo punto di vista non c’era nessuna soluzione? perché questo è il suo carattere? solo che quando c’è il sole è in un modo e quanto c’è tempesta è in un altro?
Non fai che ripetere che tu l’hai sempre trattata
con i guanti e in un certo modo, facendola partecipe di ogni decisione e mettendola al primo posto.
Bene, io non c’ero, non so se sia così o no. Ma se così fosse allora le son girate le palle la prima volta che non lei hai detto di sì?
Tanto non riuscirò a spiegarti quello che voglio dire, che non è nè negare che possa essere stata una storia importante, nè ciò che tu ci hai vissuto, visto, nè che tu possa essere shoccato, sconvolto, nè che il finale in questo modo ti abbia traumatizzato, nè che tu possa metterci due anni o più almeno per fare uno scatto verso un’altra fase della tua rielaborazione.
Però, perdonami Fuori dal Coro, ma per me, per me, quando dici una frase come:
@voi state di là, dietro un computer come me e state leggendo di un tizio che sta soffrendo come tanti per un distacco da un amore. Invece la cosa è più profonda. Ci sono mille sfaccettature in questo distacco. Tante che ti colpiscono dentro. Ogtnuna come una coltellata.
sei fuori strada. sei fuori strada non perché soffri per quelle che per te sono cose che non capisci, che ti colpiscono dentro, per le sfaccettature personali, per le coltellate che senti ti trafiggono…
non per questo, ma perché ti blocchi e ti ammazzi da solo con un atteggiamento del tipo:
a caio e gina e patrizia e guglielmo poteva succedere, ma a noi NO (di fatto però è successo).
caio, gina, patrizia, guglielmo possono anche comportarsi in questo modo, LEI no (di fatto però ti ha chiesto la separazione e in un certo modo)
le persone non cambiano o comunque il carattere non cambia e io il suo conoscevo (forse non conoscevi tutti i lati del suo carattere o come dici tu c’erano dei lati che in determinate situazioni possono rivelare il peggio).
mi pare evidente che tu veda la tua storia unica e lei unica, ma forse un po’ di “umiltà” e smettere anche di vederla come un essere sopranaturale forse ti aiuterebbe a cominciare a guarire.
sembra che tu dica, a volte: è vero, ci sono persone che ricominciano a vivere ad un certo punto dopo una grande delusione d’amore, ne conosco, ma allora forse è perché non erano poi così innamorati, o non era poi così grande la loro storia d’amore. Non era veramente speciale, non provavano sentimenti così grandi, o c’erano delle ragioni evidenti, o litigavano tutti i giorni, ecco perché, sennò è impossibile. Io e mia moglie eravamo troppo speciali perché io possa continuare a vivere, è ovvio che gli altri, che hanno avuto storie sciacquetta o non sanno cosa sia l’amore, possano tornare a sorridere. Ma se è quello che ti dici (e io ho l’impressione che tu a volte dica e ti dica questo) allora non mi stupisce che tu non riesca a smuoverti.
Come se dire: posso stare meglio fosse dire: ALLORA NON HO VERAMENTE AMATO, e ciò andrebbe contro non solo ciò che IO SO di avere vissuto, ma anche contro ciò chi SO di essere e SO CHE LEI E’.
Fuori dal coro, questi pensieri credo se li facciano TUTTI, sono una fase del lutto. Il punto è anche quanto ti fossilizzi e blocchi lì.
Ciao Fuori dal Coro. Ti capisco sul fatto che a volte non si ha proprio voglia di scrivere, anche se leggo…a volte non riesco a scrivere. Certo non riesco a fare a meno di intervenire quando leggo questi tuoi accorati appelli che sembrano cadere nel vuoto. Conosco bene la frustrazione che deriva dal non poter avere un dialogo funzionale con qualcuno, o perchè questo qualcuno ascolta selettivamente oppure perchè questo qualcuno non è presente, rifiuta il confronto. Ti capisco ed è per questo che scriviamo qui. Cerchiamo disperatamente risposte, quelle risposte che loro non ci vogliono dare.
aleba: …e forse già questo è una risposta. Non tutte tutte, ma dice molto. Che non sappiano o non vogliano. Ho passato ANNI a farmi domande, quindi non è che non capisco. E non ti so neanche spiegare bene perché dico che è una risposta. Importante. Però per es la mia striz diceva ‘tal dei tali FUNZIONA così’. Anche non dare risposte è un modo di funzionare. Notte, bacin
aleba- non sempre si e’ nell’ottica giusta di dare risposte sensate, e per sparare cavolate che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra e’ meglio aspettare e’ riflettere. fate bene a scrivere quello che sentite nel cuore, e a leggere soltanto quando non avete voglia di nulla, tutto va bene, la vita trascorre cosi’ solo il tempo porta delle risposte.
Luna:
No Luna no. Forse quella frase è stata male interpretata. Ma posso capire. Volevo solo intendere che voi, come me, stiamo dietro un computer e dall’altra parte c’è un tizio, che potrebbe essere ognuno di noi 5 che sta soffrendo per un distacco di un amore. Quindi per una cosa che succede a tante persone. La mia frase voleva solo far capire che forse, da dietro un pc, non si riescono a comprendere i reali disagi di chi sta scrivendo. Semplicemente perchè spesso è difficile mettere su carta le reali emozioni, positive o negative che siano e le reali sofferenze che una persona sta provando. Ma questo vale per me come per chiunque. Ecco, volevo intendere solo quello, null’altro.
E’ difficile per me spiegare quello che tu scrivi con molta chiarezza. Il mio distacco è avvenuto in maniera traumatica ed è un dato di fatto inequivocabile. E’ come quando ti muore una persona cara giovane per un infarto fulminante e una persona cara anziana e malata da tempo. Il dolore c’è sempre ma al primo non sei preparato mentre al secondo da tempo te ne fai una ragione. Ma non è questo il punto. Non ti capisco quando mi dici che dovrei guardare le cose con più “umiltà”: perchè confondo ideali con realtà ? Mi dici che non accetto che la mia storia, grandiosa dal mio punto di vista, possa essere finita dolorosamente e “banalmente”. Non so se sia così. Forse la tua frase che rende più l’idea e quella “dell’angelo caduto in volo”. Ecco forse questa è la frase che rende meglio il tutto.
L’angelo caduto in volo che come dici tu è comunque “una persona”. Ok d’accordo. Ma io non ho mai pensato che fosse un angelo. Ma semplicemente una persona. Ecco diciamola in maniera più semplice possibile: Io ho semplicemente CREDUTO in quella persona nello stesso modo in cui CREDEVO IN ME. Non siamo tutti uguali mi dirai tu, ognuno ha il suo cervello. Ok. L’ho sempre pensato questo. Infatti nella vita difficilmente mi sono fidato di qualcuno al punto tale da idealizzarlo.
Con lei l’ho fatto. Non posso negarlo. L’ho idealizzata ma…non come se fosse una donna esente da difetti. Semplicemente come una persona leale, corretta, onesta, pulita. Niente di più. Una donna che come tutti può sbagliare ma una donna che credesse nei sentimenti veri. Nè più nè meno di come ero io. Io sono una persona che sbaglia, che ha sbagliato. L’errore è umano. Li commettiamo tutti. Anche lei quindi. Non l’ho esentata da ciò. Si sbaglia con i nostri migliori amici, con i nostri genitori, con i nostri fratelli. Perchè non si può sbagliare con i nostri partner ? Questo io l’accetto.
Quello che non accetto e che mi fa star male è come una persona (non un angelo) possa aver di punto in bianco cambiato le carte in tavola nei confronti del proprio uomo con il quale avevi condiviso ogni cosa, avevi confidato tutto, avevi riso, scherzato, parlato, dialogato, sofferto. Come si può ? e soprattutto perchè ?
Ti ho scritto che mi piacerebbe chiederle questi perchè. E tu giustamente mi dici come mai questo…..
LUNA…segue
…”angelo” non ti dà le risposte più banali. Luna lei le sue risposte me le ha date ma a mio parere non reggono. Sono risposte che contrastano una con l’altra. Da una parte la questione figlio: l’ho ferita, dall’altra non stava bene con me da un po’ di tempo, dall’altra ancora un intervento che le ha fatto vedere la vita in maniera diversa, dall’altra ancora il mio essere egoista e pensare alle mie cose, dall’altra ancora la mia trascuratezza nei suoi confronti. Vista così sembra un’ecatombe. Ha vissuto con un uomo che non le ha dato nulla. Eppure tutte queste cose io non le ho viste. Non le ho notate. Io mi sto autodistruggendo per il discorso legato al figlio. Quello si. Non posso negare lo sbaglio. Ma l’altro ? Da sempre mi sono comportato nello stesso modo con lei. Se qualcosa non va al punto tale da spingere a separarti ci sarebbe dovuta essere qualche crisi, discussione, tensione. Ma io tutto ciò non l’ho visto e per questo non mi do pace. Non so se mi spiego: da una parte sono frastornato perchè non capisco perchè tutto questo (ammesso che esista) non sia venuto a galla prima in maniera importante in modo da apportare dei correttivi, dall’altra mi autoflagello per non aver capito che stavo comportandomi in maniera non corretta (ma è vero ?), dall’altra ancora ho l’immagine di lei con me sempre calmi, tranquilli, sereni, scherzosi. Io ho foto, video, lettere, sms, da cui non si notano malesseri o crisi.
E’ difficile spiegare certe cose per iscritto. Non è facile. Io mi fossilizzo si è vero. Non mi sblocco è vero. E’ chiaro, come scrivi tu, che io reputo la mia storia “unica” e inconsciamente penso che a gina, patrizia, caio, guglielmo poteva succedere e a me no. Semplicemente perchè loro avevano dei problemi. Luna in questi mesi ho parlato con tanta gente separata. Addolorata, avvilita ma che alla fine tirava fuori problemi evidenti, crisi, che in un modo o nell’altro non sono riusciti a superare. Luna un fulmine a ciel sereno ti uccide, ti blocca, ti fossilizza, ti destabilizza, ti distrugge interiormente non ti fa andare avanti. E il tutto va sommato al tuo senso di colpa, al rimpianto, al rimorso. I rimorsi ti uccidono Luna. Metti tutto insieme fai le somme e….non tornano i conti. Poi vedi tante coppie, ti senti infelice e pensi: ma saranno felici loro. Speri di si e continui a chiederti cosa è successo di grave alla tua di coppia. Poi vedi un bimbo sulle spalle del padre. Allora ti scorrono le lacrime che cerchi sempre di fermare. Per questo Luna mi fossilizzo, mi blocco, non vivo. E credimi sto cercando di farlo…di vivere…di reagire. Ma la somma di tutto quello che ho scritto in questo post è come una forza sovrumana che mi spinge all’indietro. Ciao Luna e scusa Aleba se non ho potuto risponderti. E finito lo spazio. Lo farò al prossimo post
Ciao
fuori dal coro.dici: prima lottavo per lei e’ mi sentivo piu’ in forma ed ora che so che lottare non mi porta a nulla sto’ a pezzi!
siamo propio rovinati, comandati dalla mente. se siamo felici e folli a mantenere a tutti i costi un rapporto in vita anche se poi alla fine non c’e’ piu nulla, chissa’ per quale motivo riusciamo a ci sentiamo vivi, grintosi,pieni di energie,voglia di costruire cose nuove che ci danno giovamento; invece se scendiamo con i piedi per terra e che guardiamo in faccia alla realta’ tutto quel castello di gioia scompare, e noi non abbiamo piu voglia di vivere.
fuori dal coro- per questo di dico che devi reagire e trovare tra questi due poli la forza di tirarti su.tu non accetti ancora, che tutto, ormai non esiste piu!
te lo dico chiaramente, sbattiti per tirarti su, ma fallo tu da solo, ormai sei solo tu il responsabile di te stesso. pensa solo a te, lei non fa’ piu parte della tua vita da un pezzo. la verita’ e’ questa, ACCETTALA. NON HAI SCELTA. io leggo che sei sulla strada giusta, stai male lo so, e’ lo starai ancora di piu’ quando prenderai coscenza che ormai e’ tutto finito.
solo il tempo salda le ferite, ma aspettare che questo tempo passi, diventa un massacro per il tuo cuore, tu accettalo questo laceramento, prima o poi ne’ sarai libero.
maria.