Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011
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(ho perso un commento? riscrivo, buh). Ha amato sua madre, per i suoi pregi effettivi e per il viscerale amore che lega ad un genitore, al contempo ha sempre riconosciuto i suoi difetti. Ha passato la vita a barcamenarsi emotivamente e attivamente con il fatto di vivere una situazione di quel tipo. Lo so perché c’ero. Lo so perché la prima volta che abbiamo parlato sul serio, dopo esserci conosciuti, lui tra le prime cose mi ha parlato, seppure scherzosamente, di sua madre, e di quanto fosse difficile. Cioè, in sintesi ha messo in primo piano un problema suo, che invadeva la sua vita (la sua situazione a casa) e mi anche avvertito. Il mio ex è venuto su bene, per essere figlio di quella situazione. Voglio dire che per fuggire o barcamenarsi avrebbe potuto fare scelte pericolose, assurde. Ma essendo un introverso si è fatto probabilmente più male da solo. In una vita tutto sommato regolare, ma con dei pessimismi fortissimi, con dei problemi suoi. Con una tristezza di fondo che solo chi ha vissuto in un “paese sempre in guerra”, e in guerra sull’emotività, può capire sino in fondo. Non mi sorprende che le persone vedano in lui una brava persona. Lo è. Al contempo è stato davvero un molestatore morale. Non mi sorprende che i miei amici, che sanno che lui mi ha causato sofferenza, vedano anche la sua. Non in modo giustificativo, assolutamente no, ma che provino comunque anche dispiacere per lui, conoscendo i suoi lati di fragilità. Io lo provo. Non con buonismo.
Forse tra qualche tempo, anno, riuscirò a dire con una qualche certezza “Mi ha amato/Non mi ha amato”. Io credo che mi abbia amato per come poteva, oggi credo questo. Io credo che sicuramente avrebbe potuto fare “meglio”. Affrontare diversamente. Non ledere se stesso, e soprattutto me. Io credo che ci siamo trovati in mezzo, ad un certo punto, a molte cose. Molto grosse. Lui era consapevole dei suoi problemi a casa, anche di certi suoi limiti. Lui stava in qualche modo in equilibrio. Forse un domani ti dirò “semplicemente non mi ha amato come credevo, non abbastanza. Forse sono stata qualcosa d’altro”. In questo momento non me lo chiedo. Ho passato anni, come Fuori del Coro, a rompermi la testa. Ho passato anni a rompermi il cuore. E quello non per le molestie morali, ma perché lo amavo moltissimo. Il mio cuore si sarebbe rotto comunque già solo per questo. Il resto è stato un disgraziato in più. Non mi sono “ammalata” per una dipendenza, mi sono ammalata prima di tutto perché un dolore d’amore fa male. Comunque sia, sarebbe lungo da spiegare, ma credo che quando si è allontanato da lì degli equilibri suoi siano esplosi. E solo da poco ho intuito che sono esplosi anche perché si sentiva in colpa ad essersi spostato. Forse anche a vivere, chissà. Forse anche per questo quando lei ha alzato il controllo su di lui lui glielo ha permesso. Lui che se n’era sempre difeso. E aveva a suo modo difeso anche me. E ciò che amava di noi, di me, pur con tutto il suo terrore che la storia potesse ripetersi
Buongiorno amici.
Marquito, la tua vicenda personale è un esempio concreto di quanti danni possa fare il “staremo insieme finchè morte non ci separi”. Quando metti al mondo un figlio il tuo scopo principale DEVE essere quello di aiutarlo a crescere seguendo le sue naturali inclinazioni. Quando i genitori si fanno la guerra, apertamente o con mezzi subdoli, i figli crescono male. Anche il mio ex voleva l’adorazione della figlia, non voleva occuparsene e molte volte le diceva “sei una rompic.” oppure alzava il volume della tel. pur di non risponderle. Però cercava di mettersi in buona luce con lei sminuendo continuamente me e trattandomi come una pezza. A tavola spesso lei gli diceva “basta di dire queste cose a mamma, qui nessuno è stupido” ovviamente lui mi aveva appena dato della stupida perchè in tavola non avevo messo la bottiglia d’acqua. Poi le diceva “tua madre è nervosa..è uscita a fumare” oppure “tua madre non capisce niente” e questo è il minimo che mi sento di scrivere. Solo che la mia bimba ha occhi che ci vedono bene e non si è fatta prendere in giro, anche perchè lui se ne usciva anche con frasi contro di lei che mettevano in evidenza il fatto che per lui essere padre e basta, senza inganni per essere visto come un Dio, fosse un peso. Io non metto in dubbio che lui ami la bimba, solo che il suo disprezzo verso di me e il suo bisogno di sentirsi onnipotente sono più forti e lo acciecano.
Parliamone Marquito, mi serve moltissimo!!
Luna, il quadro è perfetto…. tu, come me, hai cercato di capirne ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni ombra per comprendere e ci hai impiegato anni!! i nostri ex hanno buttato un’occhiata veloce e con fastidio, su quel quadro…nulla di più.
Avanti sempre, e con curiosità per i risvolti della vita.
Baci
Bé; la questione è infinitamente complessa. Già il fatto di postulare una “crisi della coppia” può essere fuorviante e può rappresentare una pericolosa petizione di principio. Quando parliamo di crisi della coppia diamo per scontato che ci sia stato un tempo in cui le cose andavano bene, in cui le coppie erano molto più affiatate, felici e soddisfatte. Secondo me è proprio questo presupposto che dovrebbe essere messo in discussione. Chi tira in ballo l’aumento delle separazioni, e attribuisce questo fatto al “degrado dei costumi”, dovrebbe rendersi conto che in passato le donne non avevano materialmente la possibilità di separarsi. Se vogliamo storicizzare il problema dobbiamo farlo a 360 gradi, e non possiamo prescindere da questo dato di fatto inoppugnabile.
Io credo che costruire una relazione armoniosa sia oggettivamente molto difficile, tanto è vero che la maggior parte di noi non ci riesce oppure ci riesce solamente dopo molti tentativi. Spesso sentiamo dire che “la gente si separa per un nonnulla” e che questo fatto va attribuito alla “mentalità mordi e fuggi” tipica della nostra epoca e della famigerata società dei consumi. Non dico che queste affermazioni siano del tutto prive di fondamento, ma secondo me colgono soltanto un aspetto del problema e lo enfatizzano in modo esagerato. Premesso che i sentimenti delle persone possono anche cambiare, e che la crisi può subentrare anche dopo molti anni di matrimonio, la mia impressione è che la maggior parte delle coppie sia oggettivamente male assortita. Ma prima di andare avanti, e di esporre il mio punto di vista in modo più dettagliato, mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su questo argomento.
ALEBA: Ciao cara 🙂
Non so se abbia dato un’occhiata veloce. Forse ci ha dato cinquantamilioni di occhiate mentre cercava di stare in equilibrio, ma senza affrontare veramente e dando occhiate, anche in modo ossessivo, ma da punti di visuale “sbagliati” (sbagliati perché non veramente funzionali o fuorvianti). Scaricare l’ansia in un certo modo faceva sì che l’ansia aumentasse in modo esponenziale. Non risolveva il conflitto interiore, non risolveva il conflitto esteriore.
Lui mi ha sempre detto (quando diceva davvero) che io ero più capace di andare a fondo (non nel senso di sprofondare, ma di affrontare le cose. Ma per affrontare le cose devi vederle, e non sempre ci riesci. In questo mi metto anch’io. Per quanto io abbia sempre cercato di guardare le cose in faccia, in generale, nella mia vita, anche le mie medesime, c’erano ovviamente cose che non vedevo. Non è che dobbiamo vedere TUTTO, in un ossessione di andare nel profondo. Possiamo tenerci le nostre nevrosi, possiamo tenerci dei nostri antifurti, possiamo tenere delle paure e dei limiti, è per tutti così. Il punto è che dipende quanto queste cose ci condizionano la vita o ci fanno stare male. Il punto è sempre l’equilibrio. Il senso di serenità. Forse non riesco a spiegarmi…).
TUTTI gli esseri umani credo cercano di stare in equilibrio.
Il punto è che se stai in equilibrio partendo da determinate basi che credi immutabili e solo gestibili in un solo e determinato modo, rischi di avere dei costi salatissimi.
E’ chiaro che, rispetto, alla sua situazione famigliare, era impossibile dire: “è una bella situazione”. E’ chiaro che sua madre non cambierà mai ed è chiaro che i meccanismi tra suo padre e sua madre sono affari loro. E’ chiaro che lui si sia trovato a subire certi meccanismi, a cercare di gestirli, anche a livello emotivo e nei rimbalzi su di sè, la sua personalità, il suo carattere, la sua visione della vita ecc ecc.
Quello che io ho cercato di dirgli sempre era che quella era la loro vita e lui aveva la sua. quella era la loro personalità, lui aveva la sua, che poteva somigliare un po’ ad entrambi, e al contempo avere cose solo sue. che loro avevano fatto delle scelte, in base a determinate emotività, pesi e misure, contingenze, ragioni, ma che era la loro vita e lui poteva fare delle scelte in base alle sue emotività, pesi e misure e contingenze e ragioni. Qualsiasi esse fossero, ma SUE. So che non riesco a spiegarmi bene, ma una cosa la so, l’ho sempre sentita, il fatto che non riuscisse a vedere quanto loro fossero “responsabili” delle loro scelte, quanto non ci fosse un copione, quanto la loro storia dimostrasse la loro storia, non una regola. Basta poco, veramente, poco, perché due dinamiche che sembrano uguali non lo siano. Nel nostro caso già la partenza era totalmente diversa. Il modo in cui loro si erano scelti e in cui noi ci eravamo scelti. Le diverse personalità. Banalità?
Io mi rendo conto anche che ha perfettamente ragione chi dice che i legami famigliari son
territori talmente delicati per ciascuno di noi che è vero che in qualche modo sono un discorso tabù. Voglio dire che è chiaro che ogni volta che si parlava dei suoi genitori (ma come dei miei) la cosa aveva un peso emotivo fortissimo. Lui sa com’è sua madre. Io so com’è sua madre. Per lui sapere com’è sua madre è fonte di grande sofferenza. Perché la ama, ma non può che detestare delle cose di lei. Lui sa com’è andata tra i suoi genitori (forse non delle dinamiche che io da fuori posso vedere con maggiore distacco e chiarezza, senza supponenza, intendo, anche solo a istinto… cioè, forse gli sfuggono certi incastri) e il vedere com’è andata ha segnato la sua vita, perché lui ha visto rinuncia, castrazione, prepotenza, sofferenza. Ha visto due persone chiudersi, comunque entrambe, dentro una scatola buia. Il punto è che io non avrei mai toccato quel tabù, crescendo poi men che meno. Voglio dire che andando avanti acquisti anche una maggiore sensibilità, si spera, dal punto di vista di capire cosa non puoi andare a toccare nell’altro. Ma quella cosa ci ha invasi. E’ diventata un nostro problema. Allora io dovevo dirlo (o meglio sentivo la necessità di), dirlo che noi eravamo un’altra cosa e che cercava di stare in equilibrio, ma non gli stava riuscendo. O se da un lato sì questo modo di stare in equilibrio aveva per lui stesso, forse, dei costi troppo elevati. Da come ti parlo forse può sembrare che io avessi i miei suoceri tra i piedi tutti i giorni. NO! Non era una questione di averli in casa, era una cosa più complicata. Al contempo io non sto dicendo che è stata colpa di sua madre. Lui è lui, questa è una parte, ma suo è stato il modo di gestire. Nel momento in cui sua madre ha messo in tavola certe carte che servivano a lei, per stare in controllo e in equilibrio, lui ha scelto o comunque agito. La cosa che mi lasciava sconvolta, anche se le cose le vedevo via via, è di aver percepito da subito certe stonature, averle viste e non aver potuto farci niente.
E’ chiaro che tutto questo entra comunque in un calderone anche di sue cose da risolvere, di un suo esaurimento, delle sue paure e forse anche del fatto che non mi amava poi come credeva di amarmi ecc ecc.
Quello che posso dire è che, quando lui ha iniziato ad essere “strano” (stanco, più incazzato, più confuso, più negativo, più ansioso) io ho cercato di dire a sua madre, e in modo assertivo, e a suo fratello, che forse gli serviva un po’ di tempo per pensare a cosa lui voleva, meno pressione. E in questo, credimi, Aleba, mi mettevo pure io, eh. Cioè, voglio dire che io notavo questo stato di stress e confusione e quindi non è che volessi stargli addosso io mentre dicevo che gli altri non dovevano stargli addosso.
Comunque sia io non sto dicendo che io ero un mostro di saggezza zen, che non avevo nessuna cosa da risolvere. Io stessa avevo i miei equilibri da mantenere e
Lui sa com’è sua madre. Io so com’è sua madre. Io so com’è mia madre. Lui ha provato anche fastidio verso mia madre, vedendo quando lei era “ingiusta” con me.
E’ chiaro che non posso riassumerti in poche righe cosa ho capito, di tutta una serie di cose. Io comunque mi sento meglio ad averle capite, perché servono a me. E’ vero che in certi casi lui mi ha incasinato di brutto gli equilibri, e quanto! E’ vero che certe osservazioni che pure lui faceva però erano puntuali. Io per prima so quanto sia difficile riuscire a guardare i propri genitori con obiettività, riuscire a svicolarsi da certi sensi di colpa e responsabilità. Capire il perché si è assunto un certo ruolo in una dinamica famigliare. Trovare una giusta distanza. Cosa che non ha nulla a che vedere con l’essere mammoni o bamboccioni.
Riporti di tua figlia frasi che denotano, in tenera età, un grande spirito di osservazione, sensibilità, intelligenza emotiva. Perdonami se ti dico questo: nel tempo, forse (ovviamente non posso saperlo) lei avrebbe potuto però usare tutto questo suo grande tesoro per tentare di proteggere te. Avrebbe potuto domandarsi perché la sua mamma non riusciva veramente a proteggersi abbastanza. Avrebbe potuto da un lato allontanarsi da casa il più possibile, per “respirare”, e al contempo, non riuscire a darsi spazio pensando sempre che non poteva lasciarvi da soli a rischiare di esplodere.
Perdona se cito degli estremi, è ovvio che non ho idea.
Però penso a lui. Per lui, credo, sia stato così.
Io credo, Aleba, che tu abbia fatto veramente una cosa importantissima, per te e per lei. Anche per lui, se riuscirà ad essere un padre migliore del compagno che è stato. Sennò sarà una sua responsabilità essersi mostrato a sua figlia in un modo piuttosto che in un altro.
Cmq tua figlia ha una mamma che le vuole bene e lei lo sa.
Un giorno una persona mi disse una cosa pesante e quanto mai vera, di fronte ai sensi di colpa e responsabilità che mi facevo nei confronti dei miei genitori (che non sono dei mostri). Mi disse: un giorno moriranno.
E quella frase voleva dire tante cose. Voleva dire anche: pacifica dentro di te una serie di cose.
Qsti anni sono stati per me anche un viaggio in questo senso. Forse ho anche conosciuto i miei genitori meglio di quanto li avessi conosciuti prima. Alcuni difetti sono identici, ma io li vivo in modo diverso. E vedo che il mio viverli in modo diverso ha cambiato delle cose.
Lui qsto, secondo me, non è ancora riuscito a farlo. Gli auguro di cuore, un giorno, di sentirsi più leggero. Di non farsi carico di ciò che non è suo. Resta il fatto che il carattere di m… e un certo egocentrismo è assolutamente “roba sua”. E, Fuori dal Coro, quando si parla di gelosie, invidie, compensazioni, equilibri, paure, questi sono i “sottotesti” che ciascuno di noi può avere. A volte la vita o come ti senti ti porta a sentire di aver bisogno di capire di più. Sennò te li tieni così e vai avanti come sai. E Cmq sempre a volte sai meglio altre peggio
ALEBA, LUNA, MARQUITO
Ciao a voi tutti. Vorrei innanzitutto rispondere ad Aleba, in merito ancora alla questione sui suoi nonni. Si tua nonna ha sposato tuo nonno “per procura”. Ma credo anche lui a questo punto. L’avrà tradita ? Chi lo sa ? Forse no. E mi parli di folle Amore. Ma oggi riesci a vedere il folle Amore ? Dov’è ? O si tratta solo di passioni effimere ? Se il 40% delle coppie si separa, poiniamo che un altro 30% sta insieme per i figli. Che rimane un altro 30%, che si amano alla follia ? Io non credo. Tu lo credi ? Voi Aleba e Marquito lo credete ?
Non pensi che sia stato meglio tuo nonno gentile e rispettoso che tuo marito ?
Tu e Luna mi parlate dei vostri di rapporti come guerre psicologiche. A cui si può porre rimedio (giustamente) solo con la separazione. Cosa si è raggiunto oggi a differenza dei tempi di tua nonna ? Dov’è il folle amore a cui aspirava lei ? Esiste o è una chimera ? Se pensi di averlo trovato magari si “spegne” dopo un po’ perchè magari l’altra persona non desidera essere amata in quel modo ma in un altro. Basta un calo di attenzioni per andarsele a cercare in altri lidi. Non sapendo che anche gli altri lidi subiranno lo stesso calo.
Si parla di vite infernali. Si desiderano i figli che poi si affidano alle baby sitter. Si pensa di essere genitori premurosi ma poi il lavoro è sempre al primo posto.
Prima è vero le donne subivano violenze in casa, magari anche ora in alcune case, ma possono fuggire. Di contro però non si può dire una parola fuori posto perchè si ferisce a morte e non c’è perdono. Aleba tu sei un caso fuori dal comune ma ti garantisco che è così.
Poi il cambiamento è la giustificazione a tutto. Si cambia, nella vita si cambia. Basta questo per giudicare un cambio di direzione in famiglia.
Certo è vero, in un famiglia dove non regna la pace, i bambini soffrono, sentono il peso psicologico, assorbono tutto. Ma quale peso psicologico subiscono i figli di genitori separati che si trovano a vivere insieme a “due padri” o “due madri” ?
Spesso anzi direi quasi sempre i figli vengono affidati alla madre, quando magari il padre ha sempre avuto un ottimo rapporto con i propri figli. E lì quale peso psicologico può sopportare un figlio che vede uscire dalla propria casa l’amato padre. Che poi vedrà ogni 15 giorni se va bene.
Qui siamo tre persone: io Luna e Aleba, Maria e anche Marquito mi pare che stanno o sono state psicologicamente a pezzi dopo un rapporto affettivo. Ognuno con le proprie motivazioni. E la separazione ha giovato a qualcosa ?
Adesso cosa speriamo ? Di ritrovare un’altra persona che non ci dia le stesse problematiche della precedente ? Certo magari ce ne drà delle altre. Come trovare un ago in un pagliaio.
Io capisco tutto, comprendo tutto. Ma in questo modo di agire, di vedere, di interpretare non mi ci rivedo proprio. Che senso ha sposarsi ed avere figli a questo punto ? Allora viviamo di relazioni del momento e…finchè va va. Senza crearci troppi problemi.
Ciao a tutti ragazzi
Marquito tu scrivi che:
“Premesso che i sentimenti delle persone possono anche cambiare, e che la crisi può subentrare anche dopo molti anni di matrimonio, la mia impressione è che la maggior parte delle coppie sia oggettivamente male assortita”
Premesso quello che sempre sostengo e che cioè se il sentimento è VERO, non può cambiare (ma rispetto la tua opinione), vorrei dirti che in merito al discorso sulle coppie “male assortite”, bè mi dispiace dirlo ma la coppia “uomo/donna” è normalmente “male assortita”. Si tratta di due elementi diametralmente opposti, che ragionano in maniera diversa, che hanno cervelli diversi, tempi diversi e nature diversi.
Quindi è già difficile se non impossibile far coincidere l’assortimento tra i due generi umani. Troppo, troppo diversi. Detto in parole molto semplici, se non ci fosse l’attrazione tra i due sessi perchè un uomo dovrebbe stare con una donna e viceversa ?
Ciao Marquito, rispetto le tue opinioni comunque, si sente che sei in gamba
Cara LUNA, ti spieghi benissimo. Forse perchè qualcosa di simile l’ho vissuto anche io, ma il tuo modo di descrivere le situazioni anche se mentre scrivi ti sembra di essere nel caos, è perfettamente chiaro. Molti temono di mettersi seduti e dire chiaro qual’è il problema, dirlo prima di tutto a sè stessi. Questa paura nasce dalla consapevolezza che se inquadri il problema, poi non avrai più scusanti se non ti impegni per risolverlo. Non parlare dei problemi, non affrontarli a volto scoperto costi quello che costi, porta solo a perdersi in un vortice di risposte a domande sbagliate, e a trovare innumerevoli alibi per sè stessi e per chi ci circonda. Cercare giustificazioni non porta lontano. Le domande fondamentali non sono a largo spettro e richiedono risposte semplici immediate, di solito semplicemente un SI oppure un NO. Ciò non toglie che quando siamo letteralmente immersi in una situazione da molto tempo, anni, risulta molto difficile selezionare. Se al primo appuntamento con il mio ex lui mi avesse detto “odio i gatti” o anche semplicemente “non voglio animali in casa”..io avrei detto ok, allora non sei un uomo del quale voglio approfondire la conoscenza. Ma se l’odio per i gatti e il rifiuto di tenere animali in casa viene dopo anni e solo a seguito del fatto che a ME gli animali trasmettono benessere, io mi trovo spiazzata. Quel NON FAI PER ME non è più così immediato, devo ragionarci su, sviscerare in ogni modo, capire su quali basi ho vissuto fino a quel momento, indagare sui motivi che mi hanno portato a credere una cosa che in effetti era totalmente diversa. Ed è ciò che ho fatto. Se un uomo mi avesse detto “non voglio figli”, allo stesso modo avrei salutato e sarei andata oltre. Il non volermi sposare è arrivato dopo anni durante i quali comunque io avevo dato fondo a tutto quanto di me stessa per alimentare la relazione. Avevamo persino seguito il corso prematrimoniale della parrocchia. Tutto falso da parte sua? Falso non credo, ma tirato per i capelli sicuramente. Sforzandosi, ma senza darlo a vedere, ha fatto certi passi che inducevano me a stargli vicino e a crederci. Bacione
Per Marquito: condivido l’impressione sul fatto che le coppie sono per la maggior parte male assortite. Spesso due persone diventano una coppia per i motivi più svariati, tranne che per quello più giusto: si conoscono e si piacciono. La conoscenza iniziale troppe volte si basa su “idee” di come vorremmo che fosse l’altro/a o come vorremmo essere visti. Poi, una volta messa la fede al dito, tutto è ammissibile…anche far venire fuori il peggio del peggio….tanto la famiglia è coibentata, protetta dall’omertà. Basta che le mura esterne della casa siano sempre dipinte di fresco, che i fiori siano tutti in posa e che, soprattutto a Natale, non manchino decorazioni e addobbi. Che dopo la sporcizia sia accumulata dappertutto dentro alle mura, e nella desta delle persone che ci abitano..poco importa: basta che da fuori sembri tutto bello.
@Fuori dal Coro: “E la separazione ha giovato a qualcosa ?” Parlo per me, solo per me…SI ha giovato. Ho buttato via anni della mia vita, anni accumulati in quella casa dove c’è tutto quello che ho vissuto, fatto, amato, odiato, nei 17 anni che sono stata con lui. Ho mollato, ho detto basta e ho buttato nel cesso tutto, perchè a me non è rimasto nulla e non riesco neppure a passare nella strada vicino a quella che conduce alla “mia” ex casa. Ha giovato perchè mia figlia è SERENA e lo ha detto chiaramente. Mia figlia è sciolta, libera di essere bambina. Mi dice che il papà le manca, parole sue “papà mi manca e vorrei che fossimo tutti e tre assieme…ma per risolvere i problemi ci vuole amore”. I suoi compagni di scuola la vengono a trovare a casa, prima non potevano perchè lui non voleva vedere gente in giro. Facciamo cose, assieme, che prima non potevamo nemmeno immaginare di fare. I bambini traggono giovamento dall’esempio che gli forniscono gli adulti.. e soprattutto i bambini devono fare i bambini, non possono essere trattati da adulti perchè nella vita bisogna imparare presto che c’è da soffrire. Vedo tanto schifo nel mondo e credo che la maggior parte delle persone non pensa altro a “cosa me ne viene in cambio”. Laseparazione ha giovato a me anche se devo ripartire da zero. L’amore folle permanente non esiste, Fuori dal Coro, anche se da come parli di tua moglie sembra che tu sia follemente innamorato di lei. L’amore è un lavoro, non ti limiti a dire TI AMO e tutto è a posto. L’amore richiede impegno e fatica. L’amore è modulazione, non si può sbattersi in faccia al partner e dire o mangi sta minestra o salti dalla finestra. Ma quando ami non temi le spine, quando il tuo amore è accolto e ricambiato anche gli errori vengono riparati. Questo è utopia? Questo vuol dire che resterò sola ?? OK no problem, non ho bisogno di un uomo vicino per rendermi conto di essere al mondo…sono qui e, guarda un pò sto respirando…
LUNA le tue parole sono un balsamo…
Nella vita non si finisce mai di impare, questa è una verità. Chi crede di avere già imparato tutto, sbaglia.
Quando diciamo che due cose sono bene assortite ci riferiamo sempre a due cose diverse. Idem per quelle male assortite. Se le persone fossero dei cloni non sentirebbero nemmeno il bisogno di accoppiarsi. L’Amore è un’esperienza così esaltante proprio perché crea l’armonia fra due esseri diversi.
A parte questo:
Io mi domando se il vero problema sia la facilità con cui ci si separa o non sia invece la faciloneria con cui ci si sposa. E’ una domanda che mi pongo spesso perché fra tutte le coppie che conosco ce ne saranno appena due o tre che possano dirsi veramente armoniose, felici e realizzate. Tutti gli altri, chi più chi meno, vanno avanti senza la minima passione e senza il minimo entusiasmo; spesso si cercano delle relazioni extraconiugali e sembrano uniti soltanto dall’interesse economico, dalla pigrizia e dalla paura di restare soli. Ed è proprio su questo punto che vorrei richiamare la vostra attenzione, perché secondo me si tratta di una questione veramente cruciale.
L’incapacità di stare da soli è il principale motivo per cui moltissime persone stanno insieme. In certi casi rappresenta addirittura l’unico collante. Ci sono delle unioni che appaiono fin dall’inizio votate al naufragio, un po’ per il motivo che ho già detto e un po’ perché l’incompatibilità caratteriale è evidente a tutti tranne che ai diretti interessati.
Una grande lezione che ho imparato dalla vita è che potevo permettermi una relazione stabile solo se ero capace di stare bene anche da solo. Purtroppo, nella grande maggioranza dei casi, ci si mette insieme spinti dalla propria solitudine e dalla propria sconfinata disperazione. Si prende quello che passa il convento nella speranza che un caso fortunato riveli, a posteriori, delle grandi affinità caratteriali. Ci si convince di essere innamorati, si arriva addirittura a ingannare sé stessi e magari, proseguendo su questa strada, si arriva perfino a stipulare un regolare contratto di matrimonio …
Avete fatto caso al rancore che tanta gente concepisce per il proprio partner nel momento stesso in cui viene abbandonata ? Queste persone hanno sempre affermato di provare un grande Amore; come è possibile che dall’Amore scaturisca di colpo tutto questo odio ? Capisco la delusione, capisco il dolore, capisco anche la rabbia e le inevitabili recriminazioni, ma un odio così feroce si concilia male con le grandi professioni di Amore a cui queste persone ci avevano abituato … Siamo sicuri che fossero davvero innamorate ? Siamo sicuri che non abbiano semplicemente subito una ferita narcisistica ? Come è possibile che tutto il loro Amore si sia dissolto nel giro di un minuto ?
Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha una percezione del problema simile alla mia.
torno dopo e leggo tutto bene bene. Fuori dal coro: dal mio punto di vista la ‘guerra psicologica’, perdonami, te l’ha fatta anche tua moglie, volens o nolens, nel momento in cui, a tuo dire, non assertivamente ti ha scaricato addosso ogni responsabilità, ha palesato una sua crisi retroattiva, non ha accettato uno scambio di opinioni e responsabilità paritario, non ha accettato un confronto più assertivo e, a tuo dire, di punto in bianco ha chiuso. Se non ti ha volontariamente agito a tuo scapito e ha fatto semplicemente ciò che valutava meglio per sè -il che di per sè non è giudicabile e sindacabile- comunque apparterrebbe a quella categoria che secondo te rinuncia, non parla, prende sottogamba, non tenta e lo fa anche in modo non assertivo. Tu sembri suddividere in categorie, tra separazioni lecite e non lecite, a senso o no. Da un certo punto di vista, seppure male, il mio ex è stato apparentemente molto più combattuto di tua moglie anche nel conservare l’unione.
tu, poiché non accetti la fine del tuo matrimonio, porti costantemente le tue tesi per cui un matrimonio come il vostro non è ragionevole che finisca. Dicendo anche: i vostri sì, ma il mio no. – ma nel momento in cui ragioni da solo e con noi e non con lei, sia pure da un consulente matrimoniale, su tutto ciò già qualcosa non torna. Già qualcosa non ha funzionato e non è irrilevante. E non è ‘in quel momento non ho voluto un figlio’ perché ci son mille modi per reagire a ciò. La tenuta e reazione è stata questa. Son io la prima ad aver parlato di cosa non ha funzionato nel mio rapporto (dopo dieci anni) e di contingenze e annessi e connessi. Ma anche noi due, prima, eravamo due a cui non sarebbe ragionevolmente e emotivamente mai successo. Lui non ha ‘tenuto” come lei non ha ‘tenuto’. Poi che lei si sia trincerata dietro una porta e lui abbia fatto un botto palese, ciò stringi stringi resta. E lui fino alla fine ha cercato i miei piedi nel letto. Per questo ti dico che dividere il ragionevole dall’irragionevole non so quanto ti serve davvero.
CIAO 😀 scusate, spero di non arrivare con i miei post tutti di fila :/ mi sono ricollegata ora, e gli argomenti mi stimolano assai.
FUORI DAL CORO: tra la vita della nonna di Aleba, sposata per procura ad un uomo onesto, ma che non amava, e tra il fatto di amare un uomo con cui vivi malissimo… beh, direi che forse il meglio è vivere assieme a qualcuno che ami e che ti ama e con cui stai bene. E’ chiaro che posso anche scegliere razionalmente di sposarmi con un uomo che non amo, anche se non è un cattivo uomo, per avere una serie di sicurezze e una vita apparentemente senza scosse nel senso migliore del termine… ma la nonna di Aleba non ha neppure scelto. Un conto è parlare di persone totalmente inconsapevoli che mettono le dita nella presa della corrente ogni mese, anno, ogni dieci anni perché altrimenti non si sentono vive, un conto è il fatto che gli esseri umani non sono fatti solo di doveri e ragione, ma anche di emozioni. E questa è una realtà che non mi sembra affatto deprecabile. Allora, se è vero che non posso vivere la vita come se gli altri dovessero dispensarmi sempre una vita al top di emozioni che magari io stesso non sono in grado di darmi (per riallacciarmi al discorso di MARQUITO sull’incapacità di stare bene da soli… condivido, alcuni dicono chiaramente che da soli non riescono neppure a concepirsi), o un senso di identità e sicurezza che io stesso non sono in grado di darmi, o mettere solo me stesso (o stessa) su un piano di umanità, ma quasi figliale, e mettere l’altra (o l’altro) su un piano di genitorialità ideale… beh, però rimane il fatto che anche la persona più sincera nei propri sentimenti, più innamorata, più fedele al partner e ai propri valori, prova emozioni, positive e negative, anche in relazione alle emozioni dell’altro fuori da sè. E, riallacciandomi alla nonna di Aleba, penso che fare l’amore anche solo una volta con una persona che non ami, che sia pure la persona più simpatica e onesta del mondo, racchiude un mondo di emozioni e non emozioni. Perché non stiamo parlando di un amico, un parente, o un socio alla pari in un’azienda, seppure famigliare, stiamo parlando di un marito. E allora puoi scegliere se non farci l’amore che per fare dei figli o farlo sapendo che tu non provi amore. E non è il solo punto legato alle emozioni, ma è uno dei punti.
Abbiamo toccato tanti punti. Io comprendo assolutamente perché ALEBA dice che la sua separazione, che comunque è stata tutt’altro che una facile decisione, ed è arrivata dopo un lungo percorso, ha giovato eccome. A se stessa, oltre che a sua figlia. Ma capisco che la separazione ha giovato anche in situazioni meno estreme della sua. Già solo perché vivere male insieme è una delle cose più faticose e dolorose che possano accadere nella vita. E non serve, mi ripeto, che accadano cose pazzesche per vivere male insieme.
Cosa intendo per male? Intendo quando si vive in sofferenza, FUORI DAL CORO, che la cosa parta da due o che parta da uno e si irradi
all’altro. Intendo anche cercare di tirare avanti e avanti, in nome del dovere, o di cosa è più giusto, ma soffrire. Soffrire anche negando di soffrire, ma soffrire. E non te lo dico con faciloneria, questo. Mi sono già più volte espressa su cos’era (ed è) per me l’amore.
Io ti ho detto più volte che capisco questa tua fase, non fatta solo di dolore e incredulità, ma di tanti aspetti. La mia non è durata un momento, e ha avuto molte fasi. Mi sono fatta molte domande, mi sono data delle risposte. Alcune ovviamente riguardano me, me rispetto ai sentimenti e alle relazioni. Posso dirti anche che non ho fretta di darmi tutte le risposte, perché mi rendo perfettamente conto che mi è successo qualcosa che mi ha mandata in tilt. E, mi ripeto, non per il fatto che lui si sia comportato in un modo o nell’altro, ma rispetto alle mie sensazioni rispetto ad una storia che sentivo “per sempre”. Quindi capisco anche quando ti dici: l’amore VERO non cambia.
Io forse questo, ecco, non me lo sono mai detta. Perché non ho mai pensato ad una staticità, che le persone possano cambiare, nel senso di vivere diverse fasi della vita, avere anche delle crisi personali, che possano esserci delle rinegoziazioni, che si possa conoscersi sotto diversi aspetti nel corso della vita l’ho sempre pensato. Semmai ho sempre pensato però: l’amore VERO non finisce.
Però l’amore vive all’interno di una relazione, a meno che non sia l’amore unilaterale che hai per quello della IIIB e che vive solo dentro di te. Quindi è chiaro che la mia esperienza mi ha portato a farmi delle domande. Perché ho 37 anni, e la vita non finisce qui. E, anche se condivido quello che dice ALEBA sul fatto che si può stare da soli, perché non mi sono mai innamorata o ho vissuto una relazione per paura della solitudine, non posso neanche concepirmi per tutta la vita come un’incidentata dell’amore. Lo sono stata per anni, e il mio dolore non era per il modo in cui la crisi si è sviluppata, anche, ma non è l’aspetto principale. Il mio grande dolore, emotivo, fisico fino a non respirare non è stato di dipendenza, è stato il dolore che si prova all’idea di perdere la persona che ami. Qualcosa di simile (anche se non mi permetto di fare paragoni, per ovvie ragioni) a quello che puoi immaginare si possa provare quando, alla fine della vita, la persona che ami non c’è più, prima di te. Solo che io avevo 30 anni
Chiedo scusa, avevo riscritto il post, ma lo ha pubblicato prima di salvare la modifica. Concludo dicendo:
le dinamiche moleste hanno avuto un peso, un peso importante, perché erano assurde. Ma comunque non c’erano solo quelle. Non sto sottovalutando il peso che hanno, sto dicendo che però se le avesse agite da subito io avrei girato i tacchi. E avrei girato i tacchi anche se non lo avessi amato. Anche se avessi firmato tutte le promesse del mondo. Ma poiché era la persona che amavo, per la vita, ho retto la sua crisi sia per ciò che questo significava per me nella visione dell’affrontare le cose insieme, sia perché, è ovvio, non volevo perdere la persona che amavo. E non nel senso di trattenere chi se ne vuole andare, ma nel senso “perderti mentre mi ami, ma sei andato in tilt, e non riesci a vedere che sei andato in tilt no. Perché se io andassi in tilt, ma ti amassi, vorrei che tu venissi a prendermi nel posto in cui sono finita”. Ma, se scrivo su questo forum, è anche perché mi rendo conto del perché, pur amando una persona, non possiamo andare oltre il nostro limite neanche nel cercare di aiutarla, e di altre cose. So che ho fatto quello che potevo per chi sono. E a suo modo avrà fatto quello che poteva per chi è. In determinate contingenze e stati emotivi. E questo vale per entrambi. Le tue risposte le troverai per te, Fuori dal Coro. Forse (dico forse, non mi permetto di parlare per te) ti renderai conto che per rielaborare dovrai anche aprirti al fatto che potresti dover smantellare alcuni tuoi schemi, che in questo momento non sono un alveo, ma una prigione. (e TUE risposte, mi ripeto, non teorie o risposte di altri). Per ricominciare a vivere. E che le risposte non sono per esempio AMORE VERO versus l’AMORE VERO NON ESISTE, oggi qui domani là.
Nè negare di aver scelto, amato tua moglie, o di essere stato felice con lei quando con lei eri felice. Quando dico che ho 37 anni e la mia vita non finisce qui (se Dio vuole) non intendo dire che il mio amore non è stato vero, ha valso poco, che siamo tutti facilmente sostituibili o che vuoi che sia LA storia di 17 anni che finisce. Nè che ho cambiato idea rispetto all’importanza di affrontare i problemi quando si presentano e possibilmente nel verso più funzionale.
Guarda, Fuori dal Coro, conosco varie persone che hanno amato molto, veramente, pensando fosse per sempre, con serietà di sentimenti e intenti, e che hanno visto il loro mondo esplodere e il cuore saltare sul soffitto. Le ho viste soffrire veramente, immensamente, pensare che andare avanti non avesse senso. E quando le vedo tornare a vivere, piano piano, superare il lutto, andare avanti e non per inerzia, ma veramente, non sopravvivere, ma vivere non penso che allora il loro non era vero amore. Scusate la quantità :SSSSSS baci
@Marquito: vete fatto caso al rancore che tanta gente concepisce per il proprio partner nel momento stesso in cui viene abbandonata ? Queste persone hanno sempre affermato di provare un grande Amore; come è possibile che dall’Amore scaturisca di colpo tutto questo odio ? — Io odio il mio ex, odio me stessa per aver amato in quel modo. Non riesco a rinnegare l’amore che ci ho messo e odio lui per non aver accolto, per non aver preso atto della mia insindacabile presenza. Odio i suoi giochi perversi per dimostrare che gli altri, io per prima, valgono meno di niente e lui è l’unico Dio in terra. Odio le volte che ho parlato con il cuore in mano, apertamente e lui ha “capito” ma dopo poche ore e aver fatto l’amore tornava tutto come prima. Odio aver provato a coltivare comunque me stessa e odio i contrasti che ho provato quando lui diceva che lo “destabilizzavo” perchè dopo cena e dopo aver sistemato la cucina, prima di mettere a letto la bimba, stavo 10 minuti con i gatti e i cani in giardino. Odio aver accettato di valutarmi attraverso i suoi occhi. Odio il suo modo subdolo di sabotare ogni mio progetto pensato e messo in pratica con amore verso di lui, verso la casa. Odio averlo lasciato così, senza che abbia capito che in realtà chi è pieno di limiti è lui…che lui ha posizionato le barriere oltre le quali non mi ha mai lasciata entrare veramente. Odio che lui pensi che per me è finito tutto dall’oggi al domani, perchè le mie parole, i miei scritti negli anni sono sempre caduti nel vuoto. Ma questo mio odio è una specie di difesa, mantiene vigile la consapevolezza di quanta sofferenza ho dovuto attraversare per vivere con lui. Lui mi odia, mi ha sempre odiata e ora mi odia al punto da considerarmi morta. Il suo è un rancore atavico, verso il mondo intero. E’ quel rancore verso tutto e tutti che gli ha rovinato il modo di porsi nella vita, nelle relazioni e in particolare con me,perchè alla fine io sono quella che gli è stata più vicina di tutti. Sua madre se lui ha un problema lo scansa, non vuole seccature lei. Non l’ho mai vista abbracciarlo sinceramente, da mamma.
Marquito, io non avrei odiato il mio ex se mi avesse detto “è finita, non voglio andare avanti con te, troviamo una soluzione basta che te ne vai perchè questa è casa mia”. Erano anni e anni che mi disprezzava apertamente anche in pubblico e di fronte a mia figlia. Eppure pretendeva che io fossi la sua compagna. Lo odio per il suo bisogno di odiare chi lo ama.
La differenza tra me e lui sta nel fatto che io la mia rabbia voglio affrontarla, capirla e superarla per andare avanti, per perdonare e archiviare…mentre lui si alimenta del suo odio, è una prelibatezza per lui, lo ha sempre fatto con tutti..ha trascorso anni con il tarlo della vendetta contro questo o quello, e poi magari c’è anche riuscito a vendicarsi, solo che la persona interessata magari non si ricordava neppure dell’inezia accaduta anni prima con il mio ex.
Baci a tutti, GRAZIE LUNA perchè condividi !!!
Cara aleba, io stavo parlando di una situazione completamente differente. Mi riferivo a coloro che nel momento stesso in cui vengono lasciati vengono colti da un odio e da un livore assolutamente irrefrenabili. In questi casi, secondo me, è lecito nutrire qualche dubbio sul fatto che queste persone fossero veramente innamorate perché un mutamento così repentino, che non lascia trasparire la minima traccia di amore, mi fa pensare che ci troviamo in presenza di una ferita narcisistica. Mi spiego meglio. Se queste persone provassero un mix di sentimenti contrastanti, e sperimentassero al contempo Amore e rabbia verso il partner che se n’è andato, allora nella loro reazione non ci sarebbe assolutamente niente di sospetto. Ma se fino al giorno prima esaltavo l’intensità del mio Amore, e non appena vengo abbandonato riverso sulla mia ex un carico di odio, di insulti e di improperi, fino al punto che il desiderio di vendetta si impadronisce completante della mia mente e non lascia più posto nemmeno al dolore, probabilmente dovrei farmi un bell’esame di coscienza e riflettere meglio sulla vera natura dei miei sentimenti.
Mi riallaccio al post precedente e porto anch’io due esempi tratti dalla mia esperienza personale.
Prima di conoscere la mia attuale compagna (il regalo più inatteso e più splendido che mi abbia fatto la vita), ci sono stati due casi in cui ho seriamente progetttato di farmi una famiglia e di costruire un futuro in comune insieme ad una donna. Queste due storie sono così diverse, e sotto molti aspetti così antitetiche, che si prestano straordinariamente bene a illustrare il mio pensiero.
Nel primo caso ero veramente innamorato, talmente innamorato che avrei seguito la mia donna fino in capo al mondo. Lei mi abbandonò in modo brutale senza spiegarmene il motivo, cambiando il numero di cellulare e rendendosi improvvisamente del tutto irreperibile (ovviamente mi sono fatto una mia opinione sui motivi che la indussero a comportarsi in modo così spietato sebbene contraccambiasse appieno i miei sentimenti). La mia reazione fu la tipica reazione di un uomo innamorato. Non provai il benché minimo rancore; non provai né rabbia né odio; non provai nessunissimo desiderio di vendetta. In me non c’era spazio per nessun altro sentimento che non fosse il dolore. Rimasi come pietrificato; non riuscivo a capacitarmi che una cosa così orribile fosse capitata proprio a me. Ed in effetti, per moltissimi anni, non feci altro che pensare a lei e cercare disperatamente una donna che le somigliasse.
La seconda storia è la storia di un amore fasullo, di un sentimento inautentico; di una relazione portata avanti unicamente per sfuggire alla solitudine. Io e la mia donna non avevamo assolutamente niente in comune. Nessuna affinità caratteriale, nessuna passione, nessuna attrazione fisica o mentale … l’unico collante che ci teneva uniti era la nostra paura di restare soli … Quando scoprii che lei era un’imbrogliona, e che mi aveva raccontato un sacco di bugie, la abbandonai immediatamente al suo destino senza provare il minimo rimpianto. E siccome non ne ero mai stato innamorato, provai tutti i sentimenti tipici di chi ha subito “solamente” una ferita narcisistica: rabbia, rancore, livore e un intenso desiderio di fargliela pagare …
Sia chiaro che non pretendo di formulare delle leggi universali valide per tutti. Porto la mia personale esperienza ed esprimo delle opinioni che possono essere condivise ma anche rigettate.
Ciao Marquito, ho capito adesso. Io di esperienze personali ho solo quella con il mio ex. L’odio che provavo quattro mesi fa era molto più intenso. Ci pensavo tutti i giorni e a volte guidando parlavo da sola, come una matta, come se lui potesse sentirmi. Non metto in primo piano il mio odio nel rapporto con lui, non trasmetto odio per il padre a mia figlia e il mio lavoro in questi mesi è volto a superare questa fase, a sentirmi libera di non odiarlo più. Inoltre in questi mesi ho avuto anche dei pensieri di tenerezza nei suoi confronti, ma li ho subito bloccati pronunciando ad alta voce la parola “ladro”. Già, perchè lui si è comportato da ladro con me, portandosi via ogni singolo grammo di emotività, di trasporto, di tenerezza. Se sentimenti del genere germogliano nel mio cuore, devo indirizzarli verso mia figlia, verso me stessa…non verso di lui perchè lui non li recepisce.
Lui mi odia apertamente e cerca di farmi arrivare il suo odio anche attraverso nostra figlia, quando la tiene con sè. Di solito questo lo fanno le ex mogli arpie.
Buona giornata, bacioni
Ciao a tutti 🙂 buona settimana 🙂
Marquito, Aleba: la rabbia e l’odio sono la stessa cosa? Penso che esista anche una sorta di rabbia “funzionale”, per esempio, e non veramente distruttiva. O comunque non gettata contro l’esterno.
Mi sembra che la rabbia di Aleba possa rientrare in questo concetto, anche se, ovviamente, nelle emozioni forse non si gira mai per compartimenti stagni. Mi riferisco ai concetti rabbia/funzionale – odio/distruttivo, estremo, con possibili sfumature intermedie, forse, non sto dicendo che Aleba abbia anche una rabbia disfunzionale. Se l’avesse pure se la gestisce, direi.
Anche in presenza di una ferita narcisistica (in fondo questa persona l’ha sicuramente ferita ad “ampio raggio”) c’è una struttura di reazione funzionale in Aleba che riesce a gestire, mi pare, meglio i conflitti, verso un’armonia e un'”utilità”, nè in modo distruttivo verso l’interno, nè verso l’esterno. Scusa, Aleba, non volevo “analizzarti”, ovviamente non ne sono capace, e non è assolutamente corretto. Sai tu, era per spiegare meglio il mio concetto espresso nelle righe sopra riguardo i “compartimenti”. Sto riflettendo, anche, se il concetto sia amore- non amore, rispetto alla reazione. Di base sono d’accordo con Marquito. Anche perché lui cita come esempio se stesso, quindi la stessa persona in due situazioni diverse. Mi domando però, se all’al di là del sentimento (certo, bisognerebbe capire cosa le varie persone chiamano “amore”) non entrino in gioco anche altri fattori, per esempio appunto quando una persona è sensibile ad una ferita vissuta (pure inconsapevolmente che sia) come narcisistica, quanto, anche per la propria esperienza personale, sia capace di gestire il concetto di “abbandono” in modo funzionale e in generale i conflitti della vita, e persino quanto diventi preponderante una modalità appresa di reazione al conflitto (o alla ferita, o all’abbandono) vissuta come “unica possibile”.
In questo caso penso al mio compagno: mi ha amato? Sì, penso proprio di sì, ho avuto anche ampie dimostrazioni del fatto che mi ha amato. Poi, forse, in ciascuno di noi, il confine tra quando si fanno delle cose per sè o per gli altri, cioè anche per l’immagine di se stessi, o anche per i propri equilibri e concetti, forse ha sfumature non sempre così facili da individuare (e in rapporti più equilibrati e funzionali forse non si sta neanche lì a pensare a questi confini).
Centra sicuramente, in generale, il carattere, ma per esempio lui ha vissuto immerso nella visione quotidiana di un reiterato abbandono e di una reazione “narcisistica” (se, Marquito, uso correttamente il termine, dimmi tu) ad una ferita, fosse pure emotiva. Non so le reali ragioni per cui sua madre odi suo padre. E non conosco ovviamente le ragioni (molteplici, sicuramente) che hanno spinto sua madre, tra sciogliere un conflitto (“fare pace”) o superarlo (dividersi effettivamente) a scegliere invece di vivere in perenne distacco e conflitto, reiterando costantemente la ferita. Della
serie: resto qui con te, ma dormiamo in stanze separate e ogni giorno ti ricorderò, attraverso determinati atteggiamenti, che non ti amo, che non ti perdono, che a malapena ti tollero, ma che non dimentico e tu non devi dimenticare di avere fatto qualcosa che io considero imperdonabile. Naturalmente questa è una mia visione della cosa, esterna, per il suo atteggiamento. Quello che però mi ha sempre colpito era questa reiterazione costante del conflitto vissuta non come una lesione anche personale, cioè rivolta verso sè (a me pare che sia così,no?) ma in questo senso il “punire l’altro” diventa così preponderante da non rendersene conto, non rendersi conto dei costi anche personali e più estesi. Tipo: chi rompe paga, ah no, io non perdono, non dimentico, a me non la si fa…
Va detto che la questione iniziale secondo me può essere davvero anche un trauma emotivo molto forte. Il problema sta secondo me però nel modo di gestirlo. Non credo cioè che per forza solo una ferita narcisistica possa scatenare una reazione “narcisistica”. Di certo mia suocera ha una personalità di un certo tipo che si evidenzia anche nel fatto di parlarti del pollo fritto. Ha in sostanza quello che, usando un francesismo, potremmo chiamare carattere di m… e prevaricante (poiché io non ho mai gradito, e da ciò mi sono sempre spostata, non cercando nè di fare un testa a testa, nè di blandirla, è ovvio che non mi abbia mai vista di ottimo occhio, già solo per questo).
Io so che lui (carattere a parte, quali i confini? sono tre fratelli, diversi, lui però è anche il piccolo, e anche il rapporto con la madre non è stato identico pur vivendo la stessa situazione) per esempio ha una soglia bassa rispetto alla frustrazione, al punto da temere l’energia di una discussione, non riuscendo ad arrivare al concetto “una discussione può sciogliere un conflitto” (non ha mai visto in casa sua avvenire questo, tra i suoi le discussioni sono sempre state reiterazioni di un conflitto, in cui si soffriva sia a vedere uno soccombere che entrambi tenersi testa), un pessimismo di base, una forte paura dell’abbandono ecc. – Parlando di me, io ho in generale buoni rapporti con i miei ex. Non ho mai pensato di rigare la macchina a nessuno. Di fronte al conflitto ho sempre pensato piuttosto: spostiamoci. E il tempo ha stemperato i lati negativi non cadendo nel buonismo ma portando in primo piano piuttosto “non eravamo fatti per stare insieme, ma ci siamo dati queste buone cose”. E’ chiaro che, se posso avere questi rapporti, è perché ho di fronte persone in grado di ragionare e sentire a loro volta in questo modo. Per buoni intendo sia rapporti di affetto che comunque rimangono sia sereno buongiornobuonasera e sono contenta per te se ti va dritta la vita (e anche che non c’entra con la mia :P) per chi stimo meno.
Ciò non significa che io non possa anche avere provato rabbia o fastidio al momento in cui un conflitto c’era. Non volevo dire che sono buona buonella. Va anche detto (continua)
che, a parte carattere e visione della vita, e l’idea che penso che il rancore corrode chi lo prova, io ho anche un certo tipo di carattere per cui detesto un tipo di modalità come quello di mia suocera, musi, conflitto reiterato, rinfacciamento gnegnegnè. Ciò non significa che io ne sia assolutamente immune. Ma avendo una madre che era capace di tenermi il muso per mesi (ora è migliorata), anche quando scelsi un lavoro mentre voleva che ne facessi un altro, o di dirmi “tu ai tempi del klondike hai fatto così e colà, quindi tu sei così” io per reazione, forse, anche, detesto questo tipo di modalità, che non comprendo e mi fa soffrire. E sin da piccola sono portata piuttosto a spostarmi o a cercare di fare pace, per un mio bisogno di armonia.
A onor del vero devo anche dire che io sono capace di incazzature contingenti impetuose, non sto dicendo che sono un agnellino o un bel carattere. E’ chiaro che la nostra frustrazione/tensione in un rapporto di coppia può manifestarsi anche in modo inconsapevole (dimenticanze, disinteresse, fare qualcosa che ti dà fastidio, non apposta). Ciò che non sono capace di fare è di portare avanti una tensione di incazzo fatta di musi e “vendetta” per giorni, settimane, mesi, anni o andare a parlare male di qualcuno che mi ha fatto un torto, dicendomi che è un’ottima idea e c’è un guadagno. Capisco chi, tradito, dice che soffre del fatto di buttare in piatto al compagno o alla compagna ogni giorno la sua “colpa”.
Possiamo provare rabbia (anche se per qualcuno il concetto è inacettabile) anche durante un lutto, perché una persona che amavamo, e ci amava, ci ha, pur involontariamente abbandonato. Una rabbia contro il destino, una rabbia nostra di non poter vivere una realtà diversa a causa di qualcosa più grande di noi come la morte. Un senso di ingiustizia e dolore che va al di là della razionalità. Quando mi è morta una persona cara e un’altra si è ammalata, quando un amico, nello stesso periodo è morto in un incidente, quando lui, la persona che amavo, si è dimostrato lontano, “inadeguato”, non empatico in quel periodo, anzi era pure sgarbato, e quando il fatto che ci sia stato un conflitto il giorno del funerale e che lui non abbia capito che peso traumatico, anche nelle contingenze emotive, ciò ha avuto per me io ho provato rabbia. Per quanto io abbia cercato di convertire in armonia ed veicolare l’energia in positivo. Non una rabbia che voleva vendicarsi di qualcosa o qualcuno, ma non solo dolore, tristezza, anche rabbia. Non una rabbia violenta, una sensazione però che mi corrodeva. Che mi implodeva. Infatti mi ammalavo. La chiamo rabbia e credo sia questo il termine corretto. Qualcosa che mi faceva ricordare, innanzitutto tra me e me, determinati momenti come fossero l’altroieri. Traumi da rielaborare. Non figli dell’odio e non tendenti alla vendetta, ma con sensazioni mie intense. Non ce l’avevo con il mondo, però sentivo che al mondo io così arrabbiata e addolorata, dentro, non ero mai stata prima.
Ciao LUNA. Immagino che il tuo ultimo post sia incompleto; nel frattempo cerco di rispondere a quello che ho già letto. Fai benissimo a sottolineare che stiamo parlando di un problema estremamente complesso e che non esiste una spiegazione univoca di tutto ciò che accade. I fattori che entrano in gioco sono veramente tantissimi e quelli che hai citato sono sicuramente fra i più importanti. In effetti, quando parlavo della rabbia, mi riferivo alla rabbia distruttiva e etero-diretta, quella che cristallizzandosi nel tempo può generare un odio e un rancore assolutamente inestinguibili. Ho sempre sotto gli occhi l’esempio dei miei genitori, che a distanza di vent’anni dalla separazione continuano a recriminare, a insultarsi e a diffamarsi a vicenda, con un astio che lascia tutti sbalorditi perché sembra quasi che il distacco si sia verificato appena il giorno prima. Ma per loro, probabilmente, è come se tutto fosse veramente avvenuto il giorno prima …
Mi rendo conto che la svalutazione può rappresentare un utile meccanismo difensivo; non di meno, per quello che può valere la mia opinione, esistono dei casi in cui è abbastanza evidente che ci troviamo di fronte ad una grave ferita narcisistica. Mi riferisco a coloro avevano investito nella relazione una cospicua fetta della propria autostima e che se ne erano serviti per consolidare la propria immagine… Per queste persone il vero dramma non è la delusione sentimentale, ma è proprio il danno di immagine che hanno subito di fronte agli altri e di fronte a sé stesse. Ci sono dei casi in cui l’autostima è legata quasi interamente al buon esito della relazione. L’abbandono fa vacillare la struttura narcisistica del partner abbandonato e provoca delle reazioni di inaudita violenza, volte principalmente a difendere e a puntellare questa struttura pericolante. Ed è qui che molta gente spreca irrimediabilmente una grandissima occasione. L’abbandono rappresenta una formidabile occasione per interrogarci su noi stessi, sui nostri reali sentimenti, sul significato che quella persona e quella relazione avevano per noi … Se questo lavoro non viene neppure intrapreso, si può innescare quel meccanismo perverso che porta il narcisista a diventare scettico, cinico e misogino, oppure a trasformarsi in uno sciupafemmine, in un playboy da strapazzo, in un Don Giovanni vendicativo e rancoroso che seduce ed abbandona le donne unicamente per vendetta.
Come vedi sto ritornando lentamente al punto da cui ero partito: è pericoloso avviare una relazione sentimentale quando non si è ancora capaci di stare bene anche da soli.
e’ molto vero, marquito, ciò che dici sul ‘lavoro’ post abbandono. A volte ad alcune persone ciò sembra una ‘bestemmia’: è tutta colpa sua, io son stato solo troppo buono, è successo perché il mondo è dei furbi, le donne son tutte z., gli uomini son tutti s. e bugiardi. IO non ho proprio niente da domandarmi su me stesso/a… No, ok, però ti autolimiti di convinzioni generali e magari vai pure dagli altri a fare il venditore di ideologie (‘ad aprire gli occhi’) dicendoti che chi te la cazza te. Mentre trasudi rancore, frustrazione, paura da tutti i pori. Capisco cosa intendi, invece, e penso sia utile SEMPRE, anche quando l’ingiustizia subita può essere stra-palese. Anzi, forse pure di più. – anche una persona che sta bene con sè può soffrire per amore e l’innamoramento ha sempre anche un suo affascinante lato misterioso, però un po’ di consapevolezza in più non guasta.