Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011
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(segue) Da qui è nato il conflitto. Lui mi disprezza, io pensavo avesse ragione,poi ho cominciato a chiedere perchè a pretendere risposte e ne ho ricevuto un disprezzo maggiore. Piano piano mi sono accorta che era proprio lui che creava disagio in me, perchè in realtà quando lui non era presente io mi rendevo conto che non ero poi così incapace. Sul lavoro e a casa, ho sempre saputo gestire tutto in modo molto al di sopra della media, anche se non perfetto. L’unica cosa che non sapevo gestire era il mio rapporto con lui. Come potevo gestire un rapporto a due in modo unilaterale, con la controparte che sabotava di continuo ogni mia mossa positiva? Fuori dal Coro, ne ho da raccontare di cose sulle quali ho aperto gli occhi, solo che sono troppo personali. Ho aperto gli occhi, ma non volevo aprirli! non volevo perchè aprendoli avrei dovuto riconoscere di aver amato in modo sbagliato, di non essere stata in grado di fargli pervenire il messaggio IO TI AMO. Ero in crisi totale, sentimenti contrastanti su tutto, persino su mia figlia che aveva tolto, suo malgrado, parte delle attenzioni che io dedicavo a lui perchè aveva bisogno di essere accudita da me. Lui mi rinfacciava di “non truccarmi più” quando con la bimba in braccio tutto il giorno non mi “concedeva” neppure 10 minuti per fare la doccia. Tua moglie ha sopportato questo? Certo, una persona affetta da gastroenterite infettiva che vomita ogni cosa che ingerisce e che deve correre in bagno ogni cinque minuti per un paio di giorni, può dire di aver avuto dei giorni orrendi da dimenticare e maledire il virus che gli ha fatto saltare tutti gli appuntamenti. Ma non direbbe questo se avesse appena sconfitto il cancro. Sorriderebbe all’idea del virus, perchè saprebbe cosa vuol dire essere ammalati…veramente.
Lei non ti ama, Fuori dal Coro, non ti ha mai neppure amato come l’amavi e l’ami tu. Lei si compiaceva di essere amata da un uomo come te, ne sono certa e sicuramente era innamorata. Ma forse, e dico forse, era un amore di bambina che ancora non sa cosa vorrà fare da grande, anzi è spensierata e pensa che la vita sarà un’eterna fanciullezza. Però non è così e crescendo si cambia (non sei d’accordo lo so) si matura e si sviluppano interessi nuovi. La questione figlio ha bussato e l’orologio biologico scandiva i suoi minuti. Lei non si è più occupata del vostro matrimonio, ha cominciato a vivere solo nel pensiero “e se poi mi pento di non aver avuto un figlio??” ha lavorato molto male sulla questione, considerato il fatto che non ha coinvolto l’uomo che avrebbe dovuto farlo con lei quel figlio, in modo chiaro e determinato. Il risultato è che adesso sei tu a pentirti amaramente di non aver fatto un figlio con lei. Fuori dal Coro se non è successo forse è perchè l’universo intero ha pensato che sarebbe stato meglio non avere figli con lei. Un figlio ti sta aspettando nel ventre di un’altra donna, probabilmente. A volte bisogna lasciarsi trascinare per non affogare, è la vita che lo chiede. Baci
Ciao ragazzi.
Sono d’accordo con Aleba.
E pur non avendo visto la fiction penso anche, Fuori dal Coro, che tu pur di adossarti tutte le responsabilità sia arrivato anche ad un eccesso di identificazione con una personaggio di fantasia che pure, ovviamente, mette in luce determinati aspetti della vita di relazione.
Non fraintendermi, è chiaro che l’essere umano da sempre produce arte e opere creative in varia forma, è chiaro che da sempre l’essere umano si riconosce nelle produzioni artistiche, proprio perché vengono da altri esseri umani, e perché è dotato anche di sensibilità. Le fiction in genere, peraltro, sono costruite – almeno quelle più efficaci-, quelle che mettono in scena la vita, proprio per risvegliare un certo tipo di comunicazione empatica/riconoscimento e per veicolare determinati messaggi.
Mi trovo a disagio, confesso, a fare queste riflessioni parlando di un prodotto televisivo che non ho visto personalmente. Avrei preferito vederlo a mia volta e parlarne con te.
Mi trovo a disagio anche ad intrometterti nelle tue emozioni e riflessioni che vedere una vita rappresentata in televisione ha prodotto in te.
Peraltro posso dirti che l’altro giorno è capitato a me di vedere un film e piangere, perché su 100 minuti di film certe cose comunque potevano risvegliare emozioni con un certo distacco, ma sempre si parlava di vita, umane emozioni, ma nella parte in cui si parlava di una determinata malattia che ho avuto in famiglia ovviamente la “catarsi” è stata maggiore. Allora perché ti rompo le scatole con la faccenda di Beppe Fiorello?
Perché ci stanno le emozioni, ci sta tutto, le riflessioni ecc, anche la tua identificazione. Tuttavia non ti hanno raccontato la tua vita, non ti hanno dato le tue risposte, non ti hanno detto chi sei, non ti hanno detto chi è tua moglie. Non ti hanno svelato cosa è successo a te e quanto tu sia responsabile di quanto è successo.
Beppe, il regista, gli sceneggiatori possono averti fatto riflettere, averti fatto sentire una vicinanza, una partecipazione, ma non hanno messo in scena LA TUA VITA, nè hanno lanciato a te un atto accusatorio. e se tu leggi in Beppe un atto accusatorio e responsabilizzante nei tuoi confronti, quando già ti ammazzi ti pippe mentali in tal senso, allora no…
E questo credo te lo direi anche se avessi visto tutte le puntate.
Peraltro mi pare che la fiction tendesse a mettere in luce la situazione dei padri separati e l’importanza di essere genitori sempre, comunque, anche nel momento in cui una storia finisce. Immagino – posso sbagliare, perché non ho visto – che sia nata anche dal bisogno di far capire che oggi esiste una cosa chiamata se non erro affido condiviso, che non viene facilmente rispettato sul serio.
Infatti tantissime persone in italia, uomini e donne, si battono, anche insieme, pur stando in teoria su fronti diversi, perché l’affido condiviso lo sia davvero, perché un genitore non escluda l’altro, perché un genitore non latiti dimenticando che è sempre
genitore, che pure non sia più marito/moglie/compagno/compagna.
Insomma, la fiction era probabilmente una di quelle fiction di valore sociale.
Scusa se mi sono dilungata su questo e ripeto non volevo intromettermi nelle tue emozioni, riflessioni, catarsi, identificazioni.
Però una cosa, anche se non ne ho il diritto, mi viene da dirtela, Fuori dal Coro: tu soffri per la fine del tuo matrimonio, e cerchi le tue risposte, fai un tuo percorso e tu sai quale e perché e quali sono le tue ragioni.
Tuttavia, anche da donna, oltre che individuo, posso dire che mi colpisce questo, il fatto che tu parli di questa paternità mancata e delle tue “colpe” con un’enfati autoaccusatoria tale che pare che questo figlio esistesse già. cioè, parli di te stesso quasi come se tu avessi chiesto a tua moglie di abortire, o se tu avessi trascurato i tuoi doveri di marito e di padre di fronte ad una situazione reale.
E una differenza invece c’è, per quanto tua moglie abbia caricato quella situazione di un’enfasi pazzesca e di accuse di mancanza rivolte a te.
Io, bada, non sto dicendo che lei non possa aver sofferto perché tu eri tentennante (anche se torno a dirti per l’ennesima volta che io da donna di fronte ad un uomo che mi dicesse “voglio un figlio ora perché ho paura di pentirmene in seguito” forse anche a livello inconscio se non proprio conscio alcune domande me le farei…), ma veramente il centro della questione, proprio per l’enfasi e la mancanza di chiarimento, anche per la mancanza della possibilità di affrontare insieme un percorso anche per giungere allo sciogliersi delle tue perplessità, sembra più la punta di un iceberg – fosse pure di una sua personale crisi o riflessione personale sull’esistenza – che il vero motivo. Non mi sembra una causa quanto la miccia.
Peraltro una persona afferma di essersi annullata per te e tu affermi di non essere una persona che ha mai preteso questo. Allora o lei ti ha scaricato addosso delle sue frustrazioni personali, perché dopo la malattia si è domandata, lei, se non avrebbe dovuto fare delle scelte diverse pur avendole comunque fatte, o lei si è ribellata ad una situazione di protezione accusandoti di averle causato una dipendenza (dopo essere stata però in equilibrio nella protezione finché non ha avuto lei dei suoi personali rimpianti), o tu sei stato un despota, o semplicemente, anche se la cosa non ti piace, la questione figlio è stata ciò che ha evidenziato una più profonda incompatibilità di carattere (che sarebbe emersa anche se tu le avessi detto sì), una sua crisi personale (idem come sopra, perché dubito che una gravidanza di per sè guarisca una crisi esistenziale generale se non affrontata realmente) e le cose che più volte sono state dette su queste pagine.
ALEBA:
Ciao Aleba. Permettimi di diri una cosa. Onestamente al tuo posto se avessi avuto una moglie che mi trattava nel modo in cui ti trattava il tuo ex compagno non credo che avrei resistito nemmeno sei mesi. Forse avrò un concetto diverso dell’amore. Ma io non riesco ad amare una persona che ti disprezza e ti dice tutte quelle cose che mi hai scritto nei tuoi post. Ok in un momento di rabbia. Ok durante in una discussione/litigata in cui a volte si dicono cose che non si pensano. Ma che in qualsiasi momento debba sentirmi dire frasi offensive, scatti “da matto” o cose simile. Bè no. Io non sopporterei una cosa del genere. E onestamente non capisco come tu abbia potuto farlo. Forse inconsciamente avevi paura di perderlo ? Non lo so. So solo che non capisco come tu possa essere riuscita a sopportare così a lungo una persona del genere. Si ok volevi aiutarlo. Ma se voglio aiutare una persona devo anche avere la consapevolezza che l’altra persona voglia essere aiutata. Mi hai scritto tanti, troppi post in cui hai evidenziato un comportamento a dir poco anormale da parte sua. No se avessi avuto una donna così io non avrei resistito a lungo. Io ho un concetto di tranquillità riguardo la vita di coppia. Nonci devono essere continui conflitti, offese o cose simili. Si ok può capitare che ci si arrabi, che si dicano parole fuori posto. Ma tutto deve finire li. La classica eccezione che conferma la regola. La tua è una classica “soffrenza evidente”. Non te la stai inventando. E’ evidente. Se racconti achiunque il comportamento del tuo ex compagno nessuno potrebbe dargli un minimo di comprensione o appoggio. Quindi la domanda che mi faccio è come hai fatto a sopportarlo. Ma ripeto evidentemente ho un concetto diverso dell’amore. Amore è una cosa “bella, piacevole” non “brutta e spiacevole”
Per quanto riguarda mia moglie cara Aleba come faccio a dire che non mi ha mai amato ? No non posso davvero. Altrimenti guarda chiudo bottega e non credo più a nulla. Neanche al sole che sorge la mattina. Forse è vero quello che dici tu: l’orologio biologico scandiva i suoi minuti e ha cominciato a pensare sul fatto di pentirsi di non aver fatto un figlio. Ed è altrettanto vero che adesso sono io a pentirmi amaramente di non aver fatto un figlio con lei. Si Aleba forse è proprio così. Solo che per come sono fatto io un figlio mi aspetterà invano nel ventre di un’altra donna. Come potrei ? Come potrei Aleba, con quale angoscia dentro potrei aspettare mio figlio da un’altra donna quando l’ho negato a quella che era la mia donna, a colei che mi ha amato a colei che amavo. Sai quante volte ho pensato a questa ipotesi. E il tormento che mi sono sentito dentro ? Sapessi quanto è brutto Aleba vivere continuamente con un tormento che ti mangia lo stomaco. Con questo pensiero fisso. Mia moglie, mio figlio, una famiglia con lei che non ho voluto. Da giovedi scorso sto passando dei momenti infernali. Non so se siano i più brutti di questi due anni. So solo che sono tremendi…
ALEBA…segue
…so solo che mi sento solo nella mia angoscia. Perchè nessuno può condividere con me questa sensazione terribile che sto provando. Sarà anche il Natale. Saranno tante cose. So solo che non è l’Universo che ha deciso. Ho deciso io. E forse anche lei non dandomi una possibilità. Perchè io ero cambiato Aleba. Stavo cambiando anche in seguito al percorso interno che stavo facendo. Un percorso che dovevo accelerare di più se solo avessi saputo cosa stesse succedendo. Ma anche qui Aleba per me l’Amore è una cosa diversa. L’Amore è anche perdono. Ma lei il perdono…dov’è ? Eppure quanto mi sta facendo soffrire in questi due anni ? Quale dolore può avermi dato solo per avermi abbandonato ? Per avermi rinfacciato cose che neanche sapevo avessi fatto. Eppure sono qui. Certo che se lei bussasse alla mia porta o solo mi telefonasse e mi dicesse “Sono qui” io scapperei di corsa pieno di gioia. E’ qui che non capisco il senso dell’Amore. Ma cos’è l’Amore. Non è sofferenza, quella che anch’io sto patendo. Allora mi dirai: ma se stai patendo così per colpa sua perchè non la lasci stare come mi ha i detto che avresti fatto al mio posto nei confronti del mio ex compagno ? Perchè semplicemente cara Aleba so quello che ho vissuto con lei. Quanti anni sereni. Ed il mio pensiero è sempre rivolto al fatto che lei non è questa di oggi. Non può essere. Non è possibile. E’ inconcepibile che una persona non riesca a perdonare una persona che ha commesso un errore. Ripeto. Sarà che io ho un concetto diverso dell’Amore. Che forse non è incondizionato come il tuo. Ma ricalca un’immagine di serenità di coppia che io e mia moglie avevamo. E quindi perchè distruggerla per un malinteso, perchè su una cosa non ci siamo capiti o semplicemente perchè non siamo arrivati insieme per una volta a pensare alla stessa maniera. Caspita Aleba. Tu me lo insegni. Un matrimonio è irto di ostacoli. Non si può pensare di scavalcarli tutti senza problemi. Forse in qualcuno si inciampa e si cade. Ma perchè abbandonare la corsa ? Rialziamoci e continuiamo. A meno che come nel tuo caso non ci sia qualcuno che non ti permetta di farlo. Perchè nel momento in cui tu vuoi rialzarti c’è qualcuno che continua a spingerti a terra per impedirti di rimetterti in piedi. Non lo so Aleba. Non capisco. Ormai non la sto cercando da un bel pezzo. Lei non mi cerca. Eppure sto soffrendo da matti perchè vorrei sentirla. Sapere come sta. Sentire la sua voce. Ma ho paura che mi tratti di nuovo male. Causandomi ancora maggiore sofferenza. Parlavo con mia madre in questi giorni. Quasi come un bambino le ho detto quello che ti ho scritto nel mio precedente post: “Ma perchè non mi avete avvertito che nel matrimonio bisognava stare attenti a tante cose, che non bastava essere se stessi, essere sinceri e leali, ma che bisognava prestare attenzione anche a ciò che mia moglie non diceva ?” Mi sono sentito rispondere con altrettanta ingenuità che neanche lei sapeva questo….(continua)
Fuori dal Coro rileggi ciò che hai scritto: “L’Amore è anche perdono. Ma lei il perdono…dov’è ? Eppure quanto mi sta facendo soffrire in questi due anni ? Quale dolore può avermi dato solo per avermi abbandonato ? Per avermi rinfacciato cose che neanche sapevo avessi fatto.” Fuori dal Coro, tu ami di un amore maturo, pieno, consapevole, equilibrato coronato da un ottimo livello di introspezione e di autoanalisi che ti avrebbe consentito di superare qualsiasi spina nel tuo matrimonio. Infatti, è facile annusare deliziati le rose in due, ma quando ci si trova a dover affrontare le spine anche allora bisogna essere in due! Da quanto hai scritto secondo me emerge chiaramente che tua moglie ti ha amato tanto, tantissimo certo, ma di un amore più immaturo, meno consapevole di quanto possa essere complicato a volte recidere le spine per non ferirsi. Penso al fatto che abbia acconsentito a non avere figli, o meglio abbia aderito alla tua posizione senza neppure avere gli elementi per avere un proprio punto di vista in merito. Lei ha accettato per amore, ma con troppa leggerezza. Solo la signorina Rottelmeir avrebbe potuto scegliere spontaneamente di non diventare madre. Descrivi tua moglie come una donna dolce, premurosa, speciale…come avrebbe mai potuto una donna del genere non confrontarsi con il desiderio di maternità. Lei non aveva piena coscienza di sè, ha aderito alla vita a DUE senza conoscere pienamente la donna che era e che sarebbe diventata. Amore vuol dire perdono, e lei non ti perdona…credo in realtà che non riesca a perdonare sè stessa perchè non ha il coraggio di guardare in faccia il suo errore di valutazione di tanto tempo fa. Un errore che ha seppellito involontariamente nel corso di ogni giorno felice che ha avuto con te, fino all’operazione. Quell’operazione che, pur essendo semplice da come ne parli, riguardava un tumore e questo le ha fatto stilare un bilancio. A questo punto il tempo stringeva in modo spaventoso. Avrà pensato “Come è possibile che proprio io abbia accettato di non diventare MAI mamma per vivere con lui??” .. capisci Fuori dal Coro? Già in quel momento lei ha visto in te il motivo della sua assurda fede nella vita matrimoniale senza figli. Ormai era diventata una fede assurda, perchè lei non riusciva più a ragionare in quel senso, tutto in lei è stato avvolto nel dubbio atroce: se mi pento di non essere diventata madre? Ancora una volta un pensiero immaturo e non ragionato. Non ha maturato pienamente il desiderio di diventare mamma, di accrescere la famiglia e impegnarsi con tutta sè stessa nell’assunzione di responsabilità più elevata che un essere umano possa immaginare, quella che ti vede come punto di riferimento insostituibile per un altro essere umano, un bambino. Tu Fuori dal Coro avevi ben chiari in mente i motivi che ti hanno condotto a dichiare che preferivi vivere la vita matrimoniale in due, lei no! Ma non aveva neppure chiaro in mente cosa comporta essere madre. Era ferma nel dubbio…
ALEBA…segue
…che neanche lei immaginava una cosa del genere. Ma loro sono di un’altra generazione. Non concepiscono nemmeno l’idea della separzione (nenache io a dir la verità) e pensano sempre che le cose se ci si vuole davvero bene si possano risolvere.
LUNA: Bè riguardo al film di Fiorello la ia identificazione riguarda l’eventuale comportamento del protagonista del film raccontato nella prima parte. La sua “distrazione”, la sua mancanza di “attenzioni” verso la moglie verso la quale comunque nutriva un sentimento vero e profondo. Si non è la mia storia. Ma gli elementi ci sono tutti. Lui innamorato della moglie e lei che lo rimprovera per non avrle mai detto “come stai, sei felice ?”. Le stesse cose che mi ha rimproverato mia moglie. La sua crisi, la crisi di lei, della moglie del protagonista. E la crisi di mia moglie. Entrambe donne in crisi con se stesse. Noi, io è il protagonista del film non eravamo in crisi. Erano loro, le donne ad essere in crisi con se stesse.
Infatti è la prima parte del film che interessa la mia vicenda. la seconda affronta quella dei padri separati che non è la mia.
Per quanto riguarda il fatto che il discorso del figlio per mia moglie sia stata la miccia e non la causa. Non so che dirti. Onestamente mia moglie non è chiara. Mi spiace dirlo nonostante io la ami. Ma lei non è chiara. Se veramente voleva un figlio dal marito e amava suo marito avrebbe dovuto anche lei fare un passo indietro così come l’ho fatto io. Probabilmente c’è dell’altro. Anche se mi duole ammetterlo. Perchè ho conosciuto mia moglie come una donna piena di valori. Probabilmente non stava più bene con me. O forse c’è l’esistenza di una terza persona. Una cosa è certa. Io mi autoaccuso, mi flagello come dite giustamente tu e Aleba. Però io ho agito con sincerità e lealtà. Lei comunque no. Lei ha agito in maniera “subdola”. E lo dico con la morte nel cuore. Lei non ha espresso il suo malessere, figlio o non figlio. Lei ha continuato a vivere la sua vita insieme a me in maniera tranquilla. Magari tramando dentro e aspettando il momento giusto per abbandonarmi. Mettendo come scusa la questione del figlio per uscirne con le mani pulite. Io non ero un despota. Non pretendevo situazioni come il marito di Aleba. Per questo ho citato Beppe Fiorello. Sono più vicino al personaggio da lui interpretato perchè è un uomo normale. Che può commettere errori dovuti a distrazione più che a comportamenti da despota. Non credo ci sia un rapporto dove la coppia viva in un armonia perfetta. Soprattutto con la vita di oggi.
Io so soltanto una cosa. Mi sembra solo tutto un incubo. E magari vorrei lo fosse. Ho vissuto la mia vita non facendo davvero male a nessuno. Non pensavo davvero di arrivare alla soglia dei 50 anni in questa situazione. A questo punto non so pià nulla. Oggi vorrei davvero un figlio, così come due anni fa. Ma la paura fa 90. Soprattutto dopo la mia esperienza come fai a fidarti di un’altra donna ? Con rispetto per te e Aleba….
LUNA…segue
…è veramente difficile. Sai io amo ancora mia moglie. E sai perchè ? Perchè ho sentimento. E il sentimento se è vero non sparisce. Ma per come si è comportata in questi due anni non mi sarei mai potuto innamorare di lei. Perchè ha avuto un comportamento non corretto. Lei mi ha abbandonato senza un valido motivo. Lei se ne è andata dalla mattina alla sera senza che ci fossero state situazioni per le quali poteva succedere una cosa del genere. Lei se ne è andata per situazioni che aveva nella sua testa. E a questo punto dopo tanti post e dopo, giustamente, anche le vostre supposizioni perchè probabilmente aveva altro per la testa. Se ci sono problemi nella coppia si discute. Così come faceva Aleba e tu Luna. Io non ho mai avuto discussioni con mia moglie. Tranne l’ormai famosissimo discorso del figli. Discussione che poi non erano tali. Figuriamoci se ci fossero state discussioni con tanto di musi lunghi per giorni come sarebbero potute andare le cose. E’ chiaro che si sarebbe preso l’argomento di petto. E si sarebbe giunti ad una soluzione. Qui invece la soluzione se l’è trovata lei da sola. Ha fatto come un gioc a quiz: domanda…risposta…risposta sbagliata. Hai perso…me ne vado. E magari prima di decidere ha trovato qualcosa ho qualcuno che l’accompagnasse nel suo percorso. Dopodichè arrivederci e grazie.
Alla luce di tutto non potrebbe essere semplicemente questa la soluzione all’enigma ? Probabilmente si. Ma questo è o no giocare con i sentimenti altrui ? Lei ha fatto i conti senza l’oste. Non ha calcolato l’amore del marito che è rimasto invariato nel corso degli anni. L’amore di un marito che dopo due anni sta ancora a pensare a lei. Che si sta distruggendo la vita per analizzarsi, per chiedersi dove ha sbagliato nella speranza di poter ricominciare. Mentre lei magari, anzi sicuramente se ne sta “fregando” di tutto questo. Certo come dicevo ad Aleba non è questo l’Amore vero. Perchè l’Amore non deve dare sofferenza bensì gioia. Ma a me gli anni con lei hanno dato gioia e serenità. Anni spezzati da una crisi o da un problema che potevano risolversi. A meno che…a meno che ci sia dell’altro. Giusto Luna ?
Un bacione a te e ad Aleba
(segue) In quel dubbio l’unica certezza che ha preso forma, forse complice l’altro uomo, è stata che il suo amore per TE l’aveva condotta a rinunciare a priori a qualcosa di importantissimo. Non ne ha parlato con te, ulteriore dimostrazione di mancanza di intime fondamenta solide nella persona. Ho la sensazione che lei sia allo sbando, che vaghi senza una meta precisa e nell’incertezza si fermi nella posizione: Lui mi ha portata a negare a priori la maternità e chiude quella famosa porta. Questa è la mia sensazione, perchè vedo in giro troppe persone che pur di non riconoscere le proprie responsabilità, che siano esse minime o pesanti, si inventa di tutto, magari anche inconsciamente, ma perde il collegamento con la realtà. Da qui capisco la tua disperazione, hai tutte le tue carte in mano ma mancano le sue e non ti capaciti di come sia possibile che lei le carte non te le vuole dare, non quelle vere! Fuori dal Coro, penso che lei neppure sappia quali siano le carte vere, quelle vive e quali siano quelle solo immaginate. Penso che una buona consulenza di coppia vi avrebbe fatto molto bene all’epoca, ma lei ha saltato anche questa eventualità.
Riguardo a me, quello che scrivi è vero e io sono sicura di essere precipitata in uno stato di impnosi per anni. Per assurdo avrebbe dovuto essere lui ad aver paura di perdermi, invece non ha mai neppure lontanamente pensato che io avrei potuto staccarmi da lui. Non per l’amore che io nutrivo, ma per il fatto che era convinto, nella sua testa, di avermi incatenata in una dipendenza economico/sociale da lui. Io non avevo amici, non avevo interessi, persino il lavoro dovevo tenere “sottotono”, tutto troncato a poco a poco per non destabilizzare lui. Eppure io mi alzavo e lo obbligavo a confrontarsi, venendo puntualmente messa da parte. Proprio qualche giorno fa sono venuta a sapere, da una comune amica, che negli anni lui mi ha accusata diverse volte di volerlo sovrastare, di volerlo umiliare e di sentirmi superiore. Sono rimasta allibita, perchè io sono una persona anche troppo accomodante soprattutto quando voglio bene e sono certa di aver sempre accuratamente evitato di umiliarlo. Eppure questo è proprio nel suo stile, fantasticare sul fatto di avere per compagna una megera, falsa, sfruttatrice e senza cuore, al punto di crederci…pur senza fatti alla mano. Infatti la mia amica non otteneva mai, da parte sua, spiegazioni concrete su quando io lo avessi umiliato. Ultimamente certo non mi preoccupavo più di evitare certi argomenti che lo facevano scendere bruscamente dal suo piedistallo di diamanti. Ad esempio quando si gonfiava pronunciando le parole “questa casa l’ho fatta io, è mia e comando io” Io gli rispondevo che la casa c’era solo grazie ai soldi che a valanga gli sono piovuti addosso e che con la sua paga mai in vita avrebbe potuto realizzare una casa così, quindi era inutile che si sentisse tanto superiore a me che di quei soldi non ho toccato un centesimo.
Sono triste, chissà perchè. Baci Aleba
Anzi, so perché sono triste! Mi rattristo ogni volta che penso che ho mollato, lo penso come in uno scompartimento stagno completamente isolato dalle umiliazioni, dal disprezzo dall’arroganza, dalla violenza psicologica. Quel maledetto scompartimento dove ragionavo solo in base al fatto che l’amore vince sempre e che lui mi avrebbe amata come meritavo…prima o poi. Io meritavo di essere amata, non lo dico per mancanza di umiltà o perché mi ritengo superiore…faccio persino fatica a dirlo che meritavo di essere amata.
Fuori dal Coro, permettimi… Scrivi:”Qui invece la soluzione se l’è trovata lei da sola. Ha fatto come un gioc a quiz: domanda…risposta…risposta sbagliata. Hai perso…me ne vado. E magari prima di decidere ha trovato qualcosa ho qualcuno che l’accompagnasse nel suo percorso. Dopodichè arrivederci e grazie.” e giustamente dici che non ti saresti mai innamorato di lei se l’avessi conosciuta in questi atteggiamenti. Questo la dice lunga…Tu rimani ancorato ad un passato felice, in base alla tua analisi la felicità era a 360gradi per te, mentre per lei era quasi un recitare il ruolo di moglie perfetta. Scusami se sono così diretta. Fuori dal Coro, sai volte che io ho affrontato il mio ex pretendendo delle risposte? Troppe volte! e troppe volte sono stata calpestata. Lui era un rullo compressore con me e io l’ho sempre fatto presente, ho sempre detto “Guarda che io non sono felice, guarda che io non sono qua per la casa smettila con questa storia, io voglio un rapporto con te non con le tue proprietà” Lui non mi ha mai chiesto se ero felice, MAI…ero io mese dopo mese a dirglielo e a sottolineare punto per punto. Raramente mi dava la possibilità di finire i discorsi, ma io non rinunciavo…fino a quando ho vacillato io stessa…continuare fino alla morte o mollare? affannarmi contro corrente ben sapendo che l’intensità della corrente era decisa da lui, o gettare la spugna, uscire dal vortice e ricominciare da me nuda e cruda con una concezione di amore stravolta, tutta da rivedere.
Fuori dal Coro, te lo avranno detto in tanti prima fra tutte tua mamma….lo so che le tue orecchie sono chiuse nel dolore e che le ferite sanguinano ancora…ma te lo voglio dire comunque, io Aleba che credimi sono in panne come te in molti momenti: alla soglia dei 50 è un’età meravigliosa, proprio giusta. Sei un Uomo Vero, Fuori dal Coro, e mi auguro di cuore che tu riesca a trovare una ragione per lasciare andare il passato, e che scelga di NON rinunciare a vivere i prossimi 50 anni.
ALEBA
Aleba Forse mia moglie, come molte donne, ha pensato di cambiarmi. Tanto poi lo cambio. Questo è il pensiero che credo si sia fatto nella mente quanto io dicevo che non volevo figli.
E fin qui tutto può avere un senso. Ciò che non torna Aleba è il fatto che comunque io ho fatto un passo indietro. Mi sono cioè detto disposto a fare un figlio con lei. E non per accontentarla, ma perchè avevo capito l’importanza di avere un figlio, perchè ho capito quello che prima non riuscivo a capire. Ho cominciato a vedere la parte positiva di avere un figlio e non solo quella negativa. E poi fatto importante ho compreso che l’equilibrio si poteva rompere anche senza figli.
Quindi, perchè non darmi una possibilità ? C’è comunque di fondo una sua “falsità”. Lei secondo te si è fatta la domanda dopo l’intervento chirurgico dicendo: “ma come è possibile che io abbia rinunciato alla maternità per vivere con lui ?”. Io rispondo come è possibile che io invece amavo mia moglie senza un bambino, con un bambino e dopo che mi ha fatto soffrire ?
Perchè io sono disposto a perdonare tutti i suoi “casini mentali” e il suop “probabile tradimento” ? Mentre lei non è in grado di perdonare un’idea che io avevo e che non le ho mai nascosto.
Allora non era vero Amore quello che provava per me. ma solo infatuazione. Finche mi va bene ok. Nel momento in cui vedo le brutte non lotto me ne cerco un altro (che forse già c’era e me ne vado). E io “povero imbecille” che ho fatto tutto per amore, sempre e comunque ? Me la prendo in quel posto. Tanto lei ha tutto dalla sua parte. Io ero quello che non voleva figli. Sono io “l’anormale”. Non la persona seria che non bluffava. Anzi sono il mostro che l’ho costretta a rinunciare alla maternità. E quindi il fatto di essersene trovato un altro avvalora l’ipotesi. Bè visto che lui non ne voleva, ho trovato qualcuno che me ne darà. Allora chu è il vero egoista ? Io o lei ?
Io mi sto dannando alla ricerca dell’Amore vero per mia moglie, dell’ammissione di una colpa, della possibilità di rimediare. Di tutte queste pippe mentali che poi pippe mentali non sono. E magari lei si è fatta tutti i suoi conti, sbagliati e non per poi decidere di farsi gli affari suoi ? Alla faccia mia. Abbandonandomi senza scrupoli ? E se così fosse. Cosa dovrei pensare ?
Ciao Aleba Baci
Fuori dal coro, ciao. Tu dici ad Aleba che puoi aiutare una persona nel momento in cui te lo permette, se non erro le parole erano queste. Comprendo che non capisci come si faccia a sopportare delle situazioni così pesanti, tuttavia tornando a quella frase, in fondo, anche tu eri disposto ad aiutare, e saresti, hai amato (come dici tu anche nella crisi venuta a galla di colpo e proseguita in un clima di chiusura da parte sua e di autoaccusa molto forte da parte tua) ma non ti viene data la possibilità.
Dici: mi ha rinfacciato di non averle mai chiesto se era felice.
Io ti dico: lei ti ha mai detto che non lo era?
Perché, sai, una differenza sostanziale credo che ci sia tra il pensare che una persona sia felice perché sorride, domandarle come stai (e non ci credo che per anni non lo hai mai fatto) e sentirsi dire:
bene
e se ha il viso un po’ ombroso, ammesso che lo abbia, sentirsi dire comunque bene o sentirsi dire “ho il mal di testa” o “sono stanco/a” o sentirsi dire: no, sai, non sto bene, e c’è una cosa di cui vorrei parlare con te.
Inoltre tu stai lì a tormentarti per aver negato un figlio alla donna che amavi. Ok. I tuoi tempi non hanno perfettamente conciso con i suoi.
Ma in seguito? In seguito lei non ha negato un figlio a te quando tu eri disposto ad averlo? Quando tu piangi per i passeggini?
Perché questo bambino lo hai negato solo tu a qualcuno?
Perché lei è rimasta così scioccata dalla tua risposta non immediata da andare in crisi. Quindi la sua volontà di non avere un figlio è rispettabile.
Invece quando tu hai avuto dei tempi diversi dai suoi no.
Io non sto dicendo che la sua ferita non possa essere vera, la sua crisi, le sue considerazioni. Il fatto è però che appunto tu non le hai mentito dicendole che avreste avuto un figlio un giorno o sei stato possibilista.
Mi pare che tu le abbia sempre detto che non volevi un figlio.
E lei, mi dici, ti ha fatto credere che non fosse un problema.
Allora o non è stata onesta con te prima, o non lo è stata mentre stava maturando una diversa presa di coscienza e posizione fino ad esplodere (ma parlo di tempi lunghi… e un cambio di idea su una cosa così importante non è qualcosa che una persona deve/può intuire… tanto meno se non ne è stata consapevole manco lei se il processo è stato più lungo. Come può uno da fuori intuire una cosa così se non la capisci manco tu?) o veramente la cosa è stata legata alla malattia, ad una sua crisi… e tu puoi non essere stato pronto a gestire nell’immediato una rinegoziazione di una posizione così importante… ma, mi permetto di dire, rimane sempre il fatto che si trattava di una rinegoziazione non da poco visto che per anni e anni le posizioni di entrambi sembravano coincidere.
Io sono stata 17 anni con una persona e non abbiamo mai parlato di figli. Può sembrare una cosa pazzesca e forse chissà vuol dire anche qualcosa, però neppure oggi io mi sento di dare a lui una colpa per una mia mancata maternità durante la nostra storia. Anch’io evidentemente avevo un mio percorso da fare, dentro di me, con naturalezza, anche per rispondere a delle mie domande, idee.
Non ho mai escluso la maternità dalla mia vita come concetto, ma non ho neppure passato la vita a dire che era una mia priorità o a sentirla come una priorità. E non sono una persona egoista, non sono una persona priva di valori nè che ha uno scarso senso dei sentimenti e della famiglia. Anzi. Se vuoi saperlo uno dei miei freni può essere stato piuttosto l’idea che volevo offrire a un figlio una me più risolta, anche se certamente mai perfetta, e il timore forse di non saper gestire l’idea che una creatura tanto vicina a me potesse soffrire nella vita senza che io potessi fare abbastanza o di compiere errori. Te lo dico oggi, che ho risolto anche dei miei “dilemmi” riguardo il mio rapporto con i miei genitori e me stessa.
Se fosse stata una mia priorità probabilmente mi sarei messa con qualcuno che stava con me, sin dai primi anni, a guardare le stelle immaginando i nomi dei nostri figli o come li avremmo educati.
Invece non è stato così. Ma non ho dato solo del tempo a lui, l’ho dato anche a me, e con spontaneità, anche senza rendermene conto.
Per il resto in lui (perché al di là di quei sette anni orrendi può sembrare pazzesco ma è vero) per 10 anni ho visto una serie di valori che mi piacevano, che erano assolutamente condivisi, per cui comunque lui, per quei valori, era colui con cui, avrei potuto avere ed educare un figlio. Paradosso? No, perché anche se oggi mi faccio sicuramente delle domande su altri valori io ho comunque per 10 anni una brava persona. Una persona però che ha delle paure (anche per le sofferenze patite da lui da bambino) e una sua scarsa soglia di resistenza alla frustrazione e un suo terrore dell’abbandono e altre cose per cui non si concede la paternità. Non se la concede però penso proprio perché conosce alcuni suoi limiti e lo spaventano.
Comunque sia, siamo andati a convivere a ho pensato che avevamo fatto, come altri passi, un passo importante nella nostra vita che non era fatta di schemi ma di cose sentite. Forse non riesco a spiegarti il concetto, che era in realtà di apertura. Poi sono successi una serie di casini che ci hanno letteralmente bloccati nella crescita personale e di coppia per 7 anni. Molto probabilmente se così non fosse stato (ma è stato) ad un certo punto in modo naturale ci saremmo anche sposati o avremmo avuto un figlio. O forse no. Lui mi ha messa in discussione su molte cose, e ciò può aver inciso su un mio percorso, ma non è detto. Intendo dire che senza quelle messe in discussione comunque io non posso affermare che avrei detto prima che volevo un figlio. Perché, ripeto, il percorso mio è stato comunque
anche personale in tal senso. E’ possibile che se noi avessimo costruito davvero un nido sereno ci saremmo guardati negli occhi e avremmo detto: facciamo un bambino?
quel nido sereno non c’è stato e quindi questo non lo so.
è possibile che in un nido sereno io avrei maturato quel desiderio, perché comunque ci sono stati dei passaggi nella MIA vita che ho sentito. E che non hanno nulla a che vedere però con l’orologio biologico o il fatto “temo di pentirmene se non lo faccio ora”.
Semmai è stato perché io ho conosciuto parti nuove di me, attraverso delle esperienze come l’insegnare a dei ragazzini, la malattia e la morte di mia nonna…
ma oggi comunque non mi sento di dire che sono stata con una persona che ha castrato un mio desiderio di maternità. posso accusarlo di avermi fatto perdere del tempo per delle sue dinamiche, posso accusarlo di avermi/ci comunque bloccato e avvelenato degli anni in cui la vita può regalare moltissime cose, anche attraverso le piccole scoperte e gioie di ogni giorno. E quegli anni hanno coinciso troppo con i miei enta. Tuttavia questo discorso, sul fatto che non valga la pena di avvelenarsi, avvelenare la vita varrebbe anche per gli enti, anta e ento. Posso dire che se non mi fossi trovata in quel casino, di colpo, e a lungo, avrei fatto alcune scelte che non ho fatto perché il fatto di vivere in una situazione di tensione mi impediva di fare dei programmi a lungo termine riguardo il lavoro e lo studio. Posso dire che mi è mancato un nido sereno, comunque. Posso dire che ha detto un sacco di cazzate sulla mia personalità. Però credo che se io avessi desiderato un figlio, veramente, visceralmente, per come sono fatta, me ne sarei andata molto prima, e gliene avrei parlato molto prima. E diretto. Perché comunque io le ho sempre dette le cose, e non ho pensato che dovesse intuirle.
Io non ho mai pensato che le persone si “convincono” a fare passi come il matrimonio e i figli. Anche perché nessuno avrebbe potuto “convincere” me in base ad uno schema su queste cose.
Quindi io non sono andata a vivere con lui pensando: è fatto così, ma lo cambierò, non su questi punti. Ho pensato una cosa diversa, ho pensato che lui si sarebbe liberato di certe paure, di certi pessimismi ma per il fatto che in 10 anni lo avevo visto fare veramente dei passi, e io avevo fatto i miei. Li avevamo fatti insieme. Poi è scoppiata la bomba, anche “grazie” all’ingerenza di sua madre, che è guarda caso la persona per cui lui prova insieme amore, paura, rabbia, fastidio, tenerezza, consapevolezza di proteggersi, voglia di essere accettato e accudito, rancore. Non è mai stato un mammone per 10 anni, e neanche in seguito. Ma come ha iniziato a liberarsi di certe paure lei ha stretto le maglie. Il senso di colpa è potentissimo, e credo che lui ne abbia molto. Insieme a molta rabbia. Che lo fa sentire in colpa. E non ne esce. E tanto terrore sia della vicinanza che dell’abbandono. E’ più complicato di così, ma nel suo caso è anche così.
@LUNA sono pietrificata, potremmo parlarne per ore…o capirci senza parlare.
FUORI DAL CORO, scrivi: “Se racconti achiunque il comportamento del tuo ex compagno nessuno potrebbe dargli un minimo di comprensione o appoggio.” Difficilmente chi non ci si trova impantanato fino alle orecchie riesce a capire ciò che ho vissuto io e difficilmente qualcuno potrebbe capire dai racconti. Passo per stupida io che ho sopportato e me ne rendo conto pienamente. Però io non sono stupida.
Poi scrivi: “Quindi la domanda che mi faccio è come hai fatto a sopportarlo.” Sopportarlo? Non so, ho cercato di capirlo, di entrare nella sua anima, ho cercato invano la lunghezza d’onda sulla quale ragionava. Ho vagato per anni provando e riprovando a creare un contatto con lui. A volte credevo pure di esserci riuscita e il rapporto filava liscio senza aggressioni da parte sua per qualche mese, poi improvvisamente esplodeva per questioni stupide come ad esempio un parcheggio introvabile e allora dovevo ricominciare tutto daccapo. Chiedere spiegazioni su spiegazioni e ottenere solo porte in faccia.
Poi dici: ” Ma ripeto evidentemente ho un concetto diverso dell’amore. Amore è una cosa “bella, piacevole” non “brutta e spiacevole” ” AMORE io penso debba essere bello l’amore. L’amore ti fa stare vicino a chi ami nel bene e nel male, nella ricchezza e nella povertà. Si vede che non era amore, no. Forse è nato come un germoglio d’amore, ma crescendo è diventato qualcosa di aberrante per tutto il nutrimento inquinato che gli è stato fornito. Inquinato da odio, rancore, rabbia per fatti accaduti quando io ancora non ero neppure nella sua città. Un mix esplosivo che lui non ha mai affrontato a viso aperto e che lo ha portato ad avere comportamenti e pensieri psicotici che hanno pesantemente influenzato in modo negativo il suo rapportarsi con l’amore e con me.
Ciao
ALEBA: bacino 🙂
FUORI DAL CORO E ALEBA: sì, è vero, da fuori sembrano cose assurde e peraltro lo sono. Ma sembra proprio assurdo il concetto di essere stati dentro quelle cose, non essere scappati a gambe levate alla prima avvisaglia, aver accettato la prima parola cattiva o il primo spintone, la prima ingiustizia, il primo senso di inadeguatezza…
Posso dirti, FdC, che sì, colgo l’assurdità che può generare anche solo un millesimo della visione della storia quando viene raccontata.
Al contempo, ti parlo per me, posso assicurarti che il senso di assurdo lo provo anch’io.
E al contempo come Aleba forse, anche quando mi dico: che stupida, avrei dovuto fare così e non colà, avrei dovuto dire così o cosà sono anche perfettamente consapevole di non essere una persona stupida.
Non lo dico per dire “guarda quanto sono intelligente”.
Però so di non essere stupida. Peraltro, poiché oggi sappiamo che le intelligenze sono tante, e anche per questo spesso i bimbi che crescono meglio sono quelli che possono seguire le inclinazioni della loro prevalente intelligenza, non posso neanche dirti che possiedo un’intelligenza matematica (zero, a dire il vero :P) ma ho sempre diffettato dalla più tenera età di un’intelligenza emotiva o sociale.
Inoltre non sono masochista.
Quindi è anche per questo che, pur considerando che sia assolutamente necessario andare a cercare i propri perché (senza violentarsi però, i propri perché vanno cercati per farsi del bene, non del male… e non sono i propri perché che ti chiedi e ti rispondi quando sei nell’occhio del ciclone), e la propria responsabilità (sempre in senso sano, costruttivo per se stessi, non passivo intendo, pure se queste situazioni sono all’insegna di una grande passività…) non posso affermare in senso assoluto che queste cose non accadano anche ai masochisti, a quelli che se la cercano proprio, non posso in senso assoluto, ma poiché mi conosco e conosco altre persone a cui queste situazioni sono capitate nella vita, per breve o lungo periodo, posso affermare che non capitano solo ai masochisti, a persone con scarsissima stima di sè, persone per forza dipendenti dal rapporto di coppia o che pensano che i rapporti di coppia siano belli sono se sono litigaroni o che il massimo della vita sia mettere le dita nella presa della corrente…
no.
Il senso di assurdo, in realtà, parlo per me, una persona ce l’ha anche mentre le vive queste cose.
Ed è paradossalmente anche e proprio il senso di assurdo che può tenerti lì invece di farti andare. C’è un libro che cito spesso, Molestie morali, che spiega molto bene le varie fasi. Anche quella di “paralizzazione”.
Non so cosa sia capitato ad altri, ma non è che il molestatore morale si presenta tirandoti una padella in testa, offendendoti e mancandoti di rispetto. Cioè, per carità, può pure accadere, ma di solito le persone non girano con un cartellone. Tuttavia, se guardi indietro, qualche stonatura, con il senno di poi, puoi anche coglierla.
Ma due sono le
ragioni per esempio possibili per cui puoi non cogliere dei segnali:
1) nessuna famigliarità con la molestia morale (dunque il sottovalutare determinati aspetti, ripeto, in fase non eclatante. Se ami qualcuno ami i suoi difetti. Puoi non cogliere quanto quei difetti siano il micro di un macro… poi quando cominci a vedere che qualcosa non torna ti sembra impossibile… inoltre il molestatore morale ti disorienta… anche se vedi hai le traveggole, se ti arrabbi sei tu l’isterico. Inoltre se sei una persona portata a metterti in discussione di fronte ad una persona normonevrotica magari ci si mette in discussione in due e nasce un bel dialogo costruttivo… se si mette in discussione solo A e B mette in discussione solo A, sempre di A di tratta…
2) una famigliarità con la molestia morale, senza aver avuto modo però di identificarla. Cioè, anche tuo padre, tua madre, il tuo patrigno o tua zia Pina si comportavano in un certo modo. Nessuno ti ha mai detto cosa fosse. Hai imparato a sentirti in colpa e al contempo a nasconderti, o schivare, comunque a convivere già con certe dinamiche (male, perché con queste dinamiche bene non si vive), hai imparato però magari che la cosa in ambito famigliare fosse costantemente accettata, non vista, negata, o hai imparato a fare da risolutore o da caprio espiatorio. La zia Pina non si è incazzata perché è fatta lei così, ma perché se tu sposti il tostapane o vai male a scuola o piove è chiaro che la zia Pina non può che scoppiare. Allora neanche ti accorgi che eviti di toccare il tostapane o che speri che non piova mai. Magari fuori da casa, poi, respiri. O pensi che arriveranno tempi migliori, o prendi sempre 10 e lode per cercare di riequilibrare, un malessere tuo o famigliare, o vai in giro tutto il giorno perché a casa così non si può studiare o perché l’autostima vacilla o buh o che…
comunque sia un giorno magari incontri lui o lei.
se ha delle caratteristiche della zia Pina non le vedi proprio per quanto ti sono famigliari, le hai respirate già.
oppure lui è lei ti piace ma è anche un animo fragile e insieme tormentato. Azzo, tu sai cosa vuol dire sentirsi così.
Meno male che adesso in due si potrà avere una vita migliore…
Oppure cerchi di aiutarlo/la perché hai sempre sognato quando stavi male tu che qualcuno lo facesse per te, che qualcuno capisse che eri fragile e tormentato, senza giudicarti. Ecco, tu infatti non giudichi, tu accogli, tu dai una possibilità…
quello che voglio dire è che non serve essere particolarmente fuori di capoccia per non riconoscere, più ancora che per andarsi a cercare, qualcuno che potrà rivelarsi un grosso guaio. Con ciò non voglio dire che possa capitare a tutti tutti nè che non ci sia veramente modo di difendersi. tra l’altro una persona che conosce la molestia morale, che l’ha riconosciuta, non dimentica i segnali, stavolta no. Il problema è che per un certo periodo può avere bisogno di ritarare il suo sistema di difesa. Prima non è bastato un missile sparato
quando il mondo sembrava solo il posto in cui si possono mangiare anche le fragole per azionare del tutto un sistema di allarme (e le ragioni, mi ripeto, sono molteplici), poi se uno alza la voce o ha certi atteggiamenti il sistema di allarme scatta eccome. prima mi difendo e poi penso se è il caso. Mentre prima era: prima penso se è il caso, mi domando se è colpa mia o ho le traveggole, e poi mi difendo (forse…se riesco a realizzare che veramente mi devo difendere da una persona che amo o che ho amato… e non è bello pensarlo…).
Questa fase passa ed è probabilmente anche necessaria. Necessaria al trauma (se dici carciofo io mi ricordo una piantagione di carciofi o di melanzane… non è che sono pazzo, è che solo la parola carciofo mi può scatenare una reazione di stress fisico…) e necessaria a ritatare le difese. Il problema è che non è facile far capire perché una persona non è “matta” se scatta per un carciofo. Prova a chiudere un cane dentro uno sgabuzzino per 10 anni… poi prova a tentare di farlo entrare in una porta che non sa a cosa conduce…
lo dico perché un giorno ho trovato un cane. Si fidava di me in quella notte che abbiamo passato insieme, anche se tutti e due dormivamo con un occhio aperto. D’altra parte io ero un’umana sconosciuta e lui era un cane che con un morso poteva staccarmi una mano. Al mattino io sono andata in bagno e lui era stressatissimo all’idea che io lo stessi abbandonando. Quando sono uscita dal bagno gli ho fatto vedere che quello era solo un bagno, non una porta che mi avrebbe portata via lasciandolo solo. Allora ha mosso la coda, e ho potuto aprire e chiudere le porte senza che avesse timore.
Ecco, a chi ha subito certe cose a volte bisogna mostrare cosa c’è dietro la porta e non dire: ma daaaaai, è solo una porta!
che pare:
sei fuori?
sei scemo?
sei così scassato?
No. Ho le mie, ma se mi mostri che dietro la porta non c’è un mostro io ti dirò con sollievo: che bello, è solo una porta.
E passerò ad uno step successivo probabilmente. Probabilmente non dimenticherò mai più che dietro una porta c’era solo una porta e che una persona ha capito e mi ha mostrato cosa c’era.
Sono cose che una persona fa da sola, intendiamoci.
Passa un periodo ad aprire le porte, tipo quelli dei film polizieschi quando vanno a vedere se dietro c’è la banda di mafiosi… è faticoso, ma lo fa. E non perché sia paranoico, ma perché ha voglia, una voglia immensa che le porte siano solo porte.
Però intendevo dire che, se qualcuno vuole starti vicino in questa fase dell’avventura, deve anche rispettare il fatto che c’è una ragione per cui puoi farti domande che, prima, non ti saresti mai fatto. E’ importantissima l’autonomia, secondo me. Cioè non cadere nella cosa del: ho bisogno che tu mi dica che, perché sennò io non so dirmelo da solo.
Ma riconoscere la vera gentilezza di qualcuno può far bene.
Lo scambio, equo, di per sè non è dipendenza.
Mentre mi rafforzo, mi trovo, comunque sia anch’io mi rendo conto anche
delle mie risorse e di ciò che io posso dare agli altri. In modo diverso. Non più quello di prima, ma non in senso negativo. Intendo dire più equo e reciproco.
L’esperienza della violenza psicologica è talmente devastante che di solito chi l’ha conosciuta/riconosciuta cerca la strada per liberarsene davvero. Dentro di sè, da un terapeuta (e quindi comunque dentro di sè), modificando delle proprie false idee, che fossero congenite o nate e strutturatesi durante la violenza psicologica o una relazione non funzionale. Dare fuori tutta la responsabilità e cercare il principe sul cavallo bianco che verrà a rimettere tutto a posto invece può essere pericoloso. “Ridammi il valore che mi è stato negato/tolto” è diverso da “io ho valore, tu hai valore, partendo da questo presupposto, con rispetto, ci possiamo interfacciare”. Lo dico perché se non mi preoccupo quando leggo che chi ha avuto un’esperienza di violenza per un po’ non ce la fa e non vuole proprio saperne di relazioni, mi preoccupa di più quando leggo di un bisogno esterno per ridarsi valore. E’ chiaro che l’esperienza di una frequentazione positiva può fare bene, è chiaro che rientrare nel mondo è fondamentale, risperimentarsi in una normale anche banale quotidianità, restituirsi il negato e rinnegato, restituirsi della parti di sè… ma se c’è una cosa che penso sempre più è che nessuno salva nessuno… ognuno si salva da sè… che non è l’equivalente di “nessuno caga gli altri”, bensì è una cosa positiva, la scintilla che scatta dentro x cui comunque riesci a riconoscere il bene, ti concedi il bene. Allora anche il consiglio, lo sprone, il sorriso sincero, l’esperienza positiva entrano. E’ chiaro che sei sei steso su un letto e non ce la fai ad alzarti qualcuno che ti dica alzati, dai, fuori c’è il sole è utile… ma sei tu che ti alzi, e tu che decidi di andare a vedere se c’è il sole, anche se pensi “chissenefrega”. Esserne consapevoli secondo me è importante.
Consapevoli di ogni traguardo, e indulgenti con le ricadute. E’ un lungo viaggio.
Tu dici assurdo e io comprendo. Eppure tu stesso (e credimi non lo dico tipo gnegnegnè pensa per te!!!) sei divorato da sensi di colpa, tenerezza e delusione, disorientamento e senso di irrealtà, timori anche che prendere delle consapevolezze possa far crollare TE non veramente l’immagine che ti sei fatto di un’altra persona. Se tu non sei ciò che credevo tu fossi, se mi sono sbagliato/a così tanto ecc allora che ne è delle mie certezze?
Sono incrollabili certezze usate male, insieme all’empatia, anche (ho detto anche, non solo) a far restare in quelle assurdità. E il dolore devastante di dire: ho davvero amato qualcuno che mi era nemico?
devo davvero sostituire l’amore con l’odio? Sembra facile da fuori dire: beh, ora sai, non fai una festa? Anche. Ma c’è una fase durissima.
Sorrido per 1 mio lapsus che non posso modificare:
@ho sempre diffettato dalla più tenera età di un’intelligenza emotiva e sociale
so e volevo scrivere il contrario, però…
LUNA, ALEBA
A volte quando leggo i vostri scritti cerco di trovare delle analogie con me e con la mia storia. In certi momenti le trovo anche. In certi altri invece noto come i vostri rapporti di coppia e il vostro modo di compartarvi in essi siano un po’ diversi dal mio.
Io mi sono trovato a conoscere una donna con la quale non ho mai avuto quei conflitti che descrivete voi. Quelle lotte, quelle molestie di cui scrivete. Noi ci siamo incontrati, ci siamo piaciuti e abbiamo cercato di star bene insieme nel modo più naturale possibile. Io venivo da decine di storie con altre donne. Storie senza un costrutto, senza una minima impostazione futuribile. Quando ho conosciuto mia moglie l’ho fatto proponendomi di farmi conoscere per quello che ero, con tutto ciò che di bene o male avevo. Mi sono presentato a lei dicendo: questo sono io: parlo così, cammino così, la penso così ecc ecc.
Ci siamo trovati, almeno così ho sempre pensato. Non ho mai nascosto nulla di nulla. E così pure lei a me. Non è stata sin dal primo giorno semplice attrazione fisica. C’era di più. C’era la voglia di stare bene con una persona dell’altro sesso. Cercare di capire se queste due persone che chiaramente “si piacevano come uomo e come donna” avessero in comune tante altre cose. E così è stato. Eravamo sereni. Pur se nella quotidianità di tutti i giorni, perchè anche da fidanzati ci vedevamo tutti i giorni o quasi, ci poteva essere il giorno che uno o l’altro era più pensieroso, aveva o meno voglia di parlare. Ma niente di più. Non c’erano conflitti. Solo voglia di condividere. E così è stato anche nel matrimonio. Dove io ammetto di aver mostrato quella titubanza tipicamente “maschile” ad abbandonare il ruolo di “celibe”.
Ora, cosa sia successo durante la convivenza che ha portato alla rottura, ancora sto qui a chiedermelo. Ieri ero nella casa dove abbiamo vissuto. Non ci entravo da quattro mesi. L’emozione fortissima come sempre. La grossa difficiltà a non piangere a dirotto. Mi giravo, guardavo ogni angolo, tutte le cose appese ai muri, tutti i nostri ricordi, le piantine. Vedevo solo “Amore”. Non sono riuscito a vedere in ogni centimetro quadrato un qualcosa che potesse far ricordare qualcosa di brutto di negativo. Le foto, quelle ch scorrono sulle cornici. Le foto sono attimi. Ne ho visionate tantissime e vedendole noti si solo l’attimo in cui viene scattata la foto. Ma se fai mente locale vai a ricordarti cosa è successo prima e dopo quello scatto. E io vedevo solo situazioni di serenità. Erano foto che coiprivano tutti gli anni del nostro matrimonio e non solo.
A questo punto mi attacco al discorso di Luna. Alla “castrazione” della maternità. Si è sentita “castrata” e dentro di lei è successo un subbuglio emotivo pazzesco ? L’unica spiegazione plausibile e veramente valida. Ma visto che ero un “muro di gomma” sul quale rimbalzavano le sue richieste perchè non mettersi “a tavolino” e discutere in maniera “seria, concisa, decisa, reale, incazzata” riguardo questo….
LUNA, ALEBA…(segue)
…fatto ? Perchè non mettere in chiaro le proprie necessità. Le proprie “frustrazioni” ? Eravamo due persone senza altri conflitti. Parlavamo di tutto. Io avevo le mie idee ma non facevo valere le tue. Perchè far diventare una cosa “normale” una cosa “anormale” ? Ok, io ti negavo una cosa che sentivi. Io non “vedevo” non “capivo” che le stavo facendo “inconscaiemente” del male. Perchè tu che mi conosci da anni. sai che sono un “distratto”, uno che non fa le cose “con cattiveria”. Perchè nonostante i miei “no” e le mie “ragioni” non esponi con decisione le tue e mi dici chiaramente che in questo modo non può più andare avanti ? Non stavo lì col bastone. Avevo solo la parola, pur con voce bassa, eventualmente a controbattere le sue richieste. Non mi sentivo pronto, non ne avevo voglia, volevo continuare a vivere quel tipo di vita. Ok tutto quel che si vuole. Ma non c’era null’altro da capire. Io ero piuttosto chiaro: non mi andava, non me la sentivo, avevo paura di cambiare vita, forse un po’ di egoismo, magari paura del mondo che vedo sempre più pericoloso per i giovani. Ok. Tutto questo. Ma non c’era nulla da analizzare. Ero chiaro. Non c’erano conflitti interni. Se non quelli che ho descritto poco sopra. E allora perchè ? Perchè covare dentro un malessere con la speranza che questo malessere venga riconosciuto da sensazioni ? O perchè nascondere eventuali altri malesseri venuti fuori forse in conseguenza del malessere principale ?
Io per primo, pur non avendo mai convissuto, sapevo benissimo che la convivenza era un terno al lotto. Perchè si incontravano due mondi, due essenze che mai avevano vissuto insieme prima. Ma proprio per questo io soprattutto non ho mai nascosto i miei modi di essere, fare e pensare. Onestamente non ho mai visto in questi anni di matrimonio una sua insofferenza al mio modo di fare. Nè io l’ho vista in lei. Luna. Aleba, vi giuro. Sono due anni che ho un pensiero fisso, costante nella mia mente. Che non mi fa dormire, che mi fa svegliare di soprassalto, che non mi permette di concentrarmi al lavoro. Che non mi fa vivere. Il perchè sia successo quello che è successo in una coppia come noi. Glielo ho detto più volte in questi due anni: “Ma se manifestavi con decisione il tuo malessere, se ti incazzavi, se facevi capire che così non riuscivi più ad andare avanti, ma cosa credevi che potesse succedere, che ti avrei lasciato ? Ma dove, quando e perchè ?” Intelligente come è. Perchè continuo a ripetere che mia moglie è una donna “speciale” avrebbe dovuto capire che al massimo avremmo potuto stare qualche tempo per conto nostro a pensare. A riflettere. Avrei chiesto aiuto a qualcuno, a qualche mio amico, ai miei genitori. Avrei potuto anche essere preso da ansia per carità. Ma ho talmente tante persone che mi vogliono bene che in molti si sarebbero prodigati per farmi riflettere. Si trattava di un figlio non di andare sulla luna. Ma perchè quando lei ha deciso di “riflettere” io sono immediatamente….
LUNA. ALEBA….(segue)
…tornato sui miei passi ? Le ho detto “Ma se il problema di tutto è il figlio…lo facciamo”. Ma caspita, cosa pensava ? Che avessi giocato sulla vita di un bambino ? Che se fosse successo qualcosa glielo avrei rinfacciato ? Due anni dietro a dirle le stesse cose. E lei due anni dietro a dirmi che l’avevo ferita. Io non capisco. Mi ci sto ammalando me ne rendo conto. Ma lei adesso mi tratta e mi vede come se fossi il diavolo. Vuole solol chiudere la mia storia con me. Quasi non fossi mai esistito. Luna e Aleba. Io vi giuro su quello che ho di più caro non ho fatto nulla di diverso da quello che ho scritto e vi sto scrivendo. La mia passione per il calcio, per la fotografia, per la tecnologia. Io non so care Luna e Aleba se faccia parte della vita, del gioco “stancarsi” della stessa persona. Io non mi sono mai stancato di lei. E mai mi sarei stancato. Eppure avevo le mie “tentazioni”. Ma non me ne importava nulla. Io credo che stando a contatto tutti i giorni per anni forse certi difetti che già conoscevi magari danno più fastidio e forse fai fatica a sopportarli.
So solo che lei, per quanto possa sforzarmi di ricordare, non mi ha mai fatto notare un difetto che la infastidiva oltremodo. Io capisco che l’amore “va alimentato” come una piantina. Altrimenti “muore”. Però a questo punto mi chiedo cosa vuol dire “alimentare l’amore”. Io non so come era il vostro “quotidiano” care Aleba e Luna. Voi avete scritto molto sui “conflitti” che esistevano con i vostri compagni. Per cui mi pare alquanto superfluo sapere cosa succedeva nelle normali giornate. Io so solo che le nostre giornate non vivenao nella routine del “non far niente”. Si lavorava 5 giorni alla settimana. Si viaggiava in macchina anche più di 2 ore al giorno. Si parlava in macchina, si scherzava, si ascoltava la musica, la radio. Poi si lavorava. E dopo spesa, passeggiate, o visite ai genitori, o magari cinema. Insomma spesso si andava via alle 9 e si tornava alle 20 od oltre, magari con cena in qualche pizzeria. Non ho ricordi di domeniche passati a vedere la tv. A parte la mia partita di calcio. Se non si usciva i sabati o le domeniche erano contemplate davanti al camino dove sia a pranzo che a cena mi ero cimentato in cotture alla brace che non credo siano prerogative di molti di noi.
A volte ho la netta sensazione che la nostra rottura sia dovuta quasi esclusivamente alla presenza di “una terza persona” che sia intervenuta a colmare il “vuoto emotivo” dovuto alla mancata gravidanza. Perchè onestamente per quanto mi possa sforzare non riesco a vedere situazioni in grado da giustificare un allontamento per altri motivi.
Luna, Alema, credetemi io ci sto male. Ma tanto male. Perchè tranne la situazione legata al figlio non riesco davvero a vedere null’altro.
Pochi giorni fa dopo tanto tempo ho tentato di parlarle telefonicamente. E’ stata una telefonata “abbastanza tranquilla”. Votata dal mio punto di vista alla ripresa di un discorso. A cercare di capire…
Ciao Fuori dal Coro, ciao luna.
Fuori dal Coro, non c’è una spiegazione valida che districhi i nodi dove ti trovi impigliato. La tua storia d’amore è bella e rimarrà sempre una delle esperienze di vita più importanti che hai avuto occasione di vivere, la ragione per la quale si è bloccato tutto ad un certo punto e lei abbia cambiato strada la devi cercare proprio nel fatto che la vita non è un salotto dove una volta arrivati ci si siede e si resta fino alla morte. La vita è una camminata, a volte serena e leggiadra in mezzo a prati fioriti, a volte nella nebbia, a volte nel buio più totale, a volte le sabbie mobili che se non c’è qualcuno che passa a tenderti la mano, vai giù senza speranze, a volte è una salita faticosa e piena di pericoli, a volte è essere in cima alla vetta e ammirare rapiti panorami mozzafiato. A volte c’è qualcuno che cammina con noi, ma bisogna stare attenti ai bivi e tenersi sempre per mano. Interrogarsi reciprocamente sulla strada che si sta percorrendo e prestare ascolto a cuore aperto, perchè è un attimo sciogliere l’intreccio e trovarsi lontani mille miglia senza più memoria di come fosse la via che si stava percorrendo. Fuori dal Coro, io ti credo in base a ciò che scrivi. Tu hai seguito con grande maturità e attenzione la strada che stavi percorrendo. Sapevi dei pericoli e hai pensato che li conoscesse anche tua moglie. Lei del resto non ti ha mai detto che ci fossero passaggi che la spaventavano profondamente, non ha mai manifestato disagi camminando con te. Non in maniera chiara e decisa. Però ad un certo punto ha tolto la mano e, senza girarci troppo intorno, ha preso la mano di un altra persona che l’ha allontanata da te. Non ci sono persone paragonabili al mio ex, e a quello di Luna…non le incontri tutti i giorni. Anche io ho guardato le fotografie questo fine settimana, come scrivi tu si tratta di attimi colti e fermati. Che bello, ho un ricordo di quel giorno, pensi tra te e te…ma quando io ripenso a cosa era successo prima e dopo lo scatto della foto, mi rendo conto di quanto misera fosse la mia vita. Ti dico solo questo: mia figlia ha quasi sei anni, ho scattato migliaia di foto io, e ricordo che il più delle volte lui mi rimproverava perchè avevo sempre la macchinetta in mano. Ho immortalato la bambina con suo papà tantissime volte….mentre le foto mie con la bambina sono tutte frutto di autoscatto. Già, lui in sei anni mi avrà scattato 10 foto. Se non avessi fatto da sola io avrei solo 10 foto in 6 anni con mia figlia. Che triste questa cosa. Poi ci sono foto che hanno immortalato proprio l’atmosfera cupa e depressa che aleggiava sempre intorno a noi, la rabbia serpeggiante per questioni stupide in giorni che dovevano essere solo di gioia. Le sabbie mobili, quelle di cui ho scritto sopra. Lui ha le gambe incastrate nelle sabbie mobili e non ha mai cercato di uscirne, il suo pensiero fisso era che io mi ci incastrassi con lui e che andassi a fondo per prima. Fuori dal Coro, se lei si fosse seduta a ..
..a tavolino con te e avesse parlato chiaro, ora avreste un bimbo ne sono certa. Non ti conosco, ma ho la sensazione che sia un uomo del quale ci si fossa fidare a parlare di cose importanti. Non sei uno che glissa, sfugge oppure prende a pugni in faccia quando non gli piace l’argomento. Ha sbagliato lei, lei ha perso di vista l’importanza di ciò che avevate non ha pensato neppure per un minuto che insieme ce l’avreste fatta. Ha tratto le sue conclusioni e questo mi dice che non ti amava, non dell’amore quello con la A. Il suo era un amore di bambina, quanti uomini ha avuto prima di te? Tu dici che hai avuto decine di storie, questo ti ha creato la base per capire cosa volevi dalla vita. Lei te lo ha dato, ma ha vissuto per questo e ha persino rinunciato a priori alla maternità, pur di stare con te. Ti amava, ma non in modo adulto. Inoltre crescendo e rendendosi conto che un figlio forse lo avrebbe voluto, ha mancato gravemente non coinvolgendoti nella questione. Fuori dal Coro, HA SBAGLIATO io non avrei mai ragionato da sola su una cosa così importante, pur alla fine dovendo accettare la sua decisione perchè lui E’ IL PADRONE, io ho sempre scavato in ogni modo per esporre i miei disagi. Sono sempre stata sola a parlare e quando i toni si facevano accesi dovevo avere paura. Io si dovevo avere paura, non credo che tua moglie dovesse aver paura di parlare. Paura di trovarsi con la casa in frantumi, sui mobili della casa del mio ex ci sono i segni dei suoi attacchi d’ira perchè IO VOLEVO PARLARE. Mi sento triste ogni volta quando ti leggo. Se un giorno un uomo camminerà ancora al mio fianco, dovrà essere un uomo che cammina davvero con me, non uno che devo trascinare o dal quale trovarmi trascinata. Una persona matura, che sappia che nella vita l’unica cosa alla quale non c’è rimedio è la morte, perchè il resto si supera e si supera sempre grazie all’amore per sè stessi e per la propria famiglia.
Baci