Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
di
aleba
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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ciao care
intanto vi dico grazie parlare con voi mi fa stare un pochino meglio, mi rendo conto che in questi anni mi sono costruita una corazza ma era il solo modo x salvarmi, ho sofferto e sto soffrendo troppo, ho ricevuto troppe umiliaziani, ho dovuto inghiottire troppi rospi, in questo periodo la mia mente mi fa rivivere troppe cose affossate, troppe cose non ricevute, amore, gentilezze, dialogo,allegria , serenita e non me la sento di abbassare la guardia, ho troppa paura della mia reazione potrei non sopportarla. Come vi dicevo da quando qualcuno se messo nel mezzo non ho piu dialogo con mio figlio, ho provato di tutto, sia con le belle che con le cattive, castighi ecc. sono stata definita mamma di merda, mi sono beccata un va fa……. il suo comportamento e di un arroganza impressionante, siccome il padre non prende mai le mie difese glielo lasciato e gli ho detto che e tutto suo che lo gestisca lui, in questo momento non gli rivolgo la parola. Detto cio il psicologo mi chiede di cercare una strada x poter comunicare con il figlio, credetemi non so da che parte iniziare, sono senza forze, senza stimoli e solo al pensiero di avere certe battute, certi discorsi che mi offendono dentro in profondita il mio subconscio lo evita e lo rifiuta. Credo di immaginare che mi rispondete ” e tuo figlio devi dargli tutto l’amore che puoi non lo abbandonare ” si avete ragione gli ho dato tutto gli darei anche il mio corpo se avesse bisogno ma non accetto la mancanza di rispetto, purtroppo per me il rispetto e fondamentale.
A me sembra Neri che forse anche tu hai bisogno di uno spazio protetto dove poter parlare di te, esprimere il tuo malessere, ma anche i tuoi bisogni, indipendentemente da ciò che è meglio e necessario per gli altri. Con ciò non sto dicendo ‘dimenticandoti di tuo figlio’. Ma per andare incontro a lui forse hai bisogno di uno spazio dove andare incontro a te, anche e proprio per le sensazioni tue che hai, che son molto intense. Una cosa non esclude l’altra (cercare quella via di comunicazione con tuo figlio, recuperare un contatto più sereno con te). Per questo mi ripeto: hai un terapeuta che sia per TE uno spazio? – non so ovviamente se sia la cosa ‘giusta’, è quella che mi viene in mente.
Buongiorno. Già, uno spazio tutto per te stessa come dice Luna. Capisco bene cosa si prova quando manca il rispetto, e capisco che tu possa avere la tentazione di gettare la spugna. Questo puoi farlo con tuo marito, non con tuo figlio. Tuo figlio è in una fase della sua vita molto complicata e sicuramente non gli giova vedere tensione tra sua mamma e suo papà. Però con un figlio non si deve mai mollare! Il rispetto da parte di un figlio bisogna pretenderlo, ma bisogna anche insegnarlo e dare l’esempio. Io sono convinta che chi semina raccoglie, proprio con i figli questo è evidente. Ora può allontanarti, disprezzarti, odiarti…ma non è maturo e sta crescendo, quini a lui è concesso essere in crisi con il mondo intero. Sei tu la persona adulta che deve trovare la strada giusta per mettersi in contatto con lui. Penso che la sincerità e la schiettezza siano fondamentali per spianarsi la strada. Non devi aspettarti comprensione da lui, perchè lui non è in grado di comprendere in questo momento, ora lui ha bisogno di essere compreso. Una mamma che ti dice “me ne lavo le mani” sicuramente non trasmette un messaggio positivo. Un genitore, pur restando fermo quando dice al figlio “stai sbagliando” non si deve spostare, deve dare comunque un segnale chiaro di “io sono qui appoggiati”. E’ evidente che anche tu hai bisogno di un supporto, di una valvola di sfogo e di trovare un modo per elaborare il comportamento di tuo figlio nei tuoi confronti. Certo non essendo serena fai fatica a trasmettere serenità, quindi il mio consiglio è proprio come ha detto Luna..trova uno spazio tuo per sviscerare il problema, per parlare di come ti senti e mettere ordine. Però non abbandonare tuo figlio! il punto non è che tu l’hai portato in grembo per 9 mesi, il punto è che sta crescendo e gli serve una guida sincera, dove la verità, anche la più dolorosa, non sia respinta in nome della confusione e dell’omertà. Se ci sono problemi si inquadrano, gli si dà il nome che gli spetta e ci si rimbocca le maniche per risolverli quando si tratta di figli.Un adolescente non è in grado di inquadrare e risolvere i problemi, ne ha già troppi per conto suo e non è suo compito prendere le difese dell’uno o dell’altro genitore. Lascia perdere l’atteggiamento di tuo marito, concentrati sul rapporto con tuo figlio. Quando sarà un uomo tuo figlio ti ringrazierà per aver insistito, ma se lo lasci ora non capirà mai le ragioni dell’abbandono da parte tua e potresti perderlo davvero.
Anche il mio ex ha sempre cercato di screditarmi, di farmi apparire indegna e pazza di fronte a mia figlia e lo sta facendo anche adesso. Ma io non ho mollato e non mollerò mai! La mamma vera in carne ed ossa che mia figlia vive ogni giorno, non corrisponde affatto a ciò che suo padre dice di me. Spero che Dio mi assista e ti auguro tanta forza anche a te.
Non voglio creare allarmismi, ovviamente, solo a titolo informativo:
avete mai sentito parlare della PAS, sindrome da alienazione genitoriale? Naturalmente non so se sia questo il caso, però è sicuramente vero che può essere molto difficile riuscire a trovare un “ponte” verso un figlio che si trova in un’età difficile e insieme in una situazione così particolare e nella posizione di essere insieme oggetto di molestia psicologica (l’allontamento da una figura centrale da parte dell’altro genitore lo è), confusione, essere messo di fronte ad un’apparente necessità di schierarsi, trovare “un colpevole”, pensare che ci di debba mettere in una posizione di offesa/difesa, incarnare, in una sorta di copione, un ruolo per cercare inconsciamente di difendersi dal dover incarnare un altro ruolo “più debole”…
Penso che il fatto che ci sia un supporto psicologico sia fondamentale, anche per comprendere e dipanare la matassa che sta dietro agli atteggiamenti e le dinamiche.
Un figlio non si abbandona, è vero, e non oso immaginare il dolore che possa provare una madre nel pensare che sta lasciando suo figlio in “ostaggio” all’egoismo e alle dinamiche del padre. Però Neri certo è fondamentale che tu ti faccia aiutare a trovare non una via passiva e dolorosa, e distruttiva anche per te, ma una via assertiva e costruttiva per trovare un’armonia con tuo figlio, per fargli sentire che lo ami, ma è giusto che tu ami anche te stessa.
per fargli sentire che non stai rifiutando lui, ma una serie di atteggiamenti.
Purtroppo immagino che questa differenza tra il dire no ad un atteggiamento e dire no alla persona non sia qualcosa che tuo figlio ha potuto respirare e conoscere, non da parte di tuo marito.
Se la situazione è come mi pare di leggerla (non sto dicendo che non lo è, il mio se è nel senso che ovviamente non la conosco, tantomeno nel dettaglio e quindi posso aver capito male io) tuo figlio, come te, avrà combattuto sin da piccolo per restare in equilibrio in una situazione difficile, situazioni che portano nei figli a incarnare ruoli da aggressività difensiva, autoresponsabilizzazione e colpevolizzazione o da “risolutore”, a volte anche tutti contemporaneamente. Se tuo figlio ti ha sempre vista difenderti in un ruolo passivo ora anche il tuo sano egoismo di autoconservazione (non contro di lui, ma pro te stessa) può sembrargli qualcosa che non comprende. Perché non lo conosce.
Di fronte ad una situazione di forte stresse e violenza l’essere umano, se non può affrontare direttamente ciò che percepisce come “nemico” scappa, si nasconde (mimetizza) o si adatta.
Lo “spostarsi” in modo sano, non aggressivo, ma costruttivo, è una delle cose che spesso si fatica di più ad imparare nella vita o a ricordare, se si è dimenticato cosa sia.
Non è una mia esperienza personale, e ci tengo a precisarlo perché è corretto dire “è facile parlare da fuori”, pur con tutta l’empatia possibile.
Quello che posso dirti è che ho conosciuto uomini e donne (non è una questione di genere) trovarsi nella situazione di dover spostarsi da una situazione lesiva e violenta, avere dei figli in fortissima crisi, essere in fortissima crisi anche per questo, ovviamente, e dover cercare sia il modo di spostarsi dal centro della guerra, sia di dover trovare una via assertiva e costruttiva per far comprendere al o ai figli di non averli abbandonati, bensì coltivare ogni giorno, comunque, un legame, quale fosse il rifiuto rabbioso o il dubbio da parte dei figli.
Comunque l’adulta sei tu, e la madre sei tu. E’ vero che “spetta” a te il cercare e trovare la strada, perché anche attraverso la dimostrazione di cercare la strada, una strada diversa dalla violenza e dall’abbandono, mostrerai a tuo figlio che non esiste un solo copione per stare al mondo, che l’offesa, il rancore, la violenza verbale non sono la strada, non esiste solo abbandonare per non sentirsi abbandonati, alzare la cresta per non sentirsi più deboli.
Ricordati che tuo figlio può provare un inconscio disagio anche perché non ti ha vista difenderti adeguatamente dalla violenza o perché non si è sentito in grado di proteggerti o perché pensa che i suoi genitori non sono stati in grado di proteggerlo e assicurargli la serenità, e allora senza rendersi conto gli viene da “schierarsi” dalla parte di chi lo manipola in un certo modo o gli sembra incarnare la forza versus debolezza. Ovviamente io non so se sia così, scusa Neri, faccio solo delle ipotesi di adattamento.
E’ assolutamente corretto secondo me che tu mostri a tuo figlio che non intendi accettare i suoi atteggiamenti molesti, violenti o aggressivi, perché non funziona così.
Ma il messaggio non deve essere: rifiuto te perché tu sei così semmai mi sposto da un certo tipo di atteggiamenti. Ci sono, e sono pronta ad accoglierti, dare, esserci, costruire insieme a te, ma non è questa la via.
Facile a dirsi, mi rendo conto.
Ma è per questo che penso che sia fondamentale un valido supporto psicologico, per aiutare tuo figlio, ma anche per aiutare te. A non sbattere contro un muro fino a sanguinare, ma neanche ad avere un atteggiamento di resa totale e incondizionata.
I genitori che conosco che hanno combattuto e combattono queste battaglie hanno trovato una via per esistere, essere, coltivare una propria serenità e cercare di trasmettere ai loro figli, sempre, che non li avevano abbandonati. Che erano lì, per loro, per sostenerli, per amarli, sempre, ma che con loro e per loro volevano creare uno spazio di serenità, assertività.
Non puoi chiedere a te stessa di essere una donna/madre zerbina che assorbe violenza neanche in nome del fatto che ami tuo figlio, questo hai scritto Neri, vero? Lo comprendo. Bisogna cercare e trovare un’altra strada. Esiste, Neri? io credo di sì. E ti abbraccio
Ciao!
Ciò che ha scritto Luna è proprio vero. Io posso dire di aver capito che dovevo separarmi dal mio compagno proprio perchè la nostra storia così malata stava contagiando mia figlia. Io ho attraversato un grande stato confusione, rabbia, depressione. Per calmare il mio compagno dovevo respingere mia figlia, per respingerla dovevo violentare me stessa, quando non la respingevo comunque ero in crisi perchè lui era pieno di rabbia, invidia. Guarda neri21, ho cercato più volte di prendere un appuntamento con lo psicologo, ci sono riuscita quando mia figlia aveva quattro anni e mezzo. Già a quell’età la bimba era combattuta tra il fare la bambina innocente e con la certezza che mamma e papà siano al mondo per lei, e il proteggere me cercando di far capire a suo padre che era il suo papà e che gli voleva bene. Non c’è una graduatoria, essere genitori non è una competizione, un lavoro dove puoi fare carriera a gomitate. Il genitore è un ruolo difficile dove bisogno tenere in primo piano il fatto che stiamo aiutando una persona nuova a diventare grande. Il mondo è pieno di squali e i bambini devono imparare a difendersi, ma devono anche sapere che ci sono i delfini e che ne conosceranno molti se sapranno essere equilibrati e pieni. Vedi neri21, una bambina molto amica di mia figlia che all’epoca aveva 10 anni, un giorno mi confidò che mia figlia parlava molto di noi, della sua mamma e del suo papà e le cose che mi disse mi spezzarono il cuore. Ho deciso che mia figlia doveva vivere la sua infanzia, semplicemente da bambina e non da mediatrice coscenziosa per i conflitti in famiglia. Quando ho cominciato a difendere la mia persona, a ricostruire la mia autostima, ho concretamente fatto vedere a mia figlia cosa voglia dire il rispetto. Tu non immagini quanto sia serena adesso, a distanza di 6 mesi dalla separazione. La vita è meravigliosa.
Trova il coraggio di andare avanti, da donna, da mamma e cerca un supporto….una lanterna che ti aiuti a dissolvere le ombre.
Bacioni
ciao aleba e luna
vi ringrazio di cuore nel senso della parole che mi avete scritto, non vi conosco, non so quanti anni avete, non so chi siete, involontariamente sono arrivata in questo sito o letto le vs. lettere e parole e mi hanno preso, ho voluto sfogarmi senza pretendere niente da voi, mi avete aperto il cuore e gli occhi, vi sento vicine come delle amiche dell’infanzia, credetemi avete colpito, sto raccogliendo i pezzi, avevo perso la mia strada sopratutto con mio figlio, avete ragione devo farmi aiutare e so gia di chi sicuramento non dallo psicologo dell’uomo del monte, devo avere uno spazio tutto mio, questa altalena mi divora e non mi fa vedere le cose obiettivamente. Ho voluto stampare le vs lettere x leggerle in continuazione, sono un toccasana, piango x la disperazione ma nello stesso tempo mi fanno vedere la strada per andare a avanti. Con mio figlio ho gia cambiato atteggiamento e anche se e passato poco tempo almeno ci parliamo da civili. Sicuramente avrò una lunga strada da percorre ma e mia. Lunedi telefono alla psicologa e vado quanto prima perche ho la sensazione che mi devo muovere, devo dare una svolta a questa situazione x il bene dei miei figli e mio. ciao e grazie di cuore , grazie di cuore. bacioniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
grazie a te Neri. E un grande grande abbraccio. Son contenta di leggere questa bella energia nelle tue parole. (ps: io ho 38 anni).
Mi unisco a Luna, coltiva la tua energia. E io ho 40 anni…
Ciao ragazze
Un saluto a voi tutte care Aleba, Luna, Maria. E anche alla nuova neri21. Ho letto il tuo sfogo neri. Mi rifaccio a quel che ho detto più volte ad Aleba. Non riesco a capire come possano esistere certi uomini. Uomini che umiliano, che trattano a pesci in facci le proprie donne senza ritegno. Capisco anche la tua sensazione nei confronti di tuo figlio e mi rendo conto che non è facile gestire una situazione simile. Quello che posso dirti è che hai comunque qualcosa per cui lottare: l’altro tuo figlio e…quello che adesso sembra ti sia contro. Può darsi anche che abbia ripreso dal padre. Però a quell’età non si è convinti di molte cose. Deve solo capire e so che non è facile.
Aleba, Luna, Maria: per quanto riguarda la mia situazione vi rimando al mio ultimo post: non so cosa dire. Sto vedendo, valutando, cercando di capire il tutto. Mi sto rendendo conto ogni giorno che non è facile. Però non voglio buttare questa opportunità, perchè in me c’è tanto amore per la mia donna. Ma…voglio capire. Ripeto quanto vi ho scritto ultimamente. Posso capire la mia testa ma, ciò che passa nella testa altrui soprattutto in questo momento non sono sinceramente in grado di capirlo.
Dovrei scrivere molte cose, tante sensazioni, tante parole che ci stiamo dicendo. Ce ne sono di significative che sembrano indirizzate verso una ricoconciliazione totale. Però adesso e, correggetemi se stosbagliando a pensarla così, sto cercando di capire cosa le sia realmente passato per la testa e per il cuore e cosa le sta realmente passando adesso. Il suo cambiamento sembra “quasi” totale. Mi prendo il “quasi” per scaramanzia. Però “voglio capire”. Voglio capire cosa c’è dentro il suo cuore e perchè in questi due anni ha fatto dei passi così determinati e sicuri contro di me. Paradossalmente sono in difficoltà anche più di prima sotto certi aspetti. Forse anche perchè adesso ho perso l’angoscia che avevo prima perchè è stata sostituita dal dolore. Dal dolore sordo e continuo di ogni giorni che ho per la perdità del mio papà.
Un bacio a tutte e grazie sempre per come sapete stare vicino alla genete.
Grazie davvero.
Ciao Fuori dal Coro, sono contenta dell’opportunità che la vita ti offre e di come la stai vivendo. Mi piacerebbe conoscere le parole che vi dite, è come conoscere un pò di più di questo nostro passaggio sulla terra. Ci sono tante persone nel mondo e ognuno ha la sua storia, i suoi modi di rapportarsi con il mondo e con sè stesso.
Ti ringrazio per aver incluso anche me nel ringraziamento finale, io sono entrata in questo forum per riordinare le idee mettendole per iscritto e contavo sulle risposte per avere un aiuto. Così è stato.
Devo dire che ho trovato degli amici, delle persone vere che da una tastiera mi hanno trasmesso un bel “ci sono” anche quando mi sentivo isolata dal mondo. Certo vorrei avere persone in carne ed ossa per uscire a bere qualcosa e parlare o per un cinema…ma ho capito che queste cose posso farle anche da sola, quando mia figlia è con suo papà. Non ho bisogno di essere con qualcuno per prendere l’aperitivo e gustarmelo, pure al cinema vado da sola. Purtroppo la rete di relazioni sociali che avevo appena iniziato a costruire quando mia figlia aveva iniziato l’asilo, si è strappata di netto con il mio trasferimento e nella nuova scuola faccio fatica a inserirmi…è molto più grande e io lavoro tutto il giorno. Prima che nascesse mia figlia avevo solo casa e lavoro. Ogni tentativo di allargare il mio orizzonte per via di amicizie o interessi, ho dovuto stroncarlo sul nascere. Ci sono delle zone intorno a me che sono ancora coinvolte nel fallout radioattivo, se così posso dire. Fa terribilmente male tagliare di netto una parte di vita. La parte bella è che posso camminare senza fucile puntato alla schiena. Ogni passo è un passo mio, mio e di mia figlia.
ciao ragazze
ci sono anchio, settimana da incubo, domenica pomeriggio e lunedi sereni vi chiederete cosa e successo, oltre alla decisione che sapete gia , sono sparita x alcune ore senza avvisarlo dovevo riunire assolutamente le mie forze e i miei pensieri, a dirla tutta volevo sparire dopo aver camminato x ore e rinato in me il cuore di mamma, ho pensato ai figli sopratutto non volevo creare delle paure al secondo figlio che e tanto legato a me, diffatti la sua accoglienza era di una leggera preoccupazione, l’uomo del monte si era acccorto di questa mia sparizione ed ha preso paura, poi ci siamo messi ha parlare, io o espresso i miei pensieri e lui x quanto gli e difficile parlare si leggermente aperto. Non dico che le cose si sono risolte pero il suo atteggiamento e cambiato anche stasera e stato con noi e ha parlato, in fondo cercavo solo un inizio di apertura, come dice fuori del coro, non mi illudo sono sicura che dovro tirare fuori gli artigli ancora, ma almeno ora siamo um po piu tranquilli. Mi domando perche l’essere umano che dovrebbe avere un cervello non lo mette in funzione basta cosi poco, parlare, parlare parlare, esprimere i propri sentimenti e pensieri ed accettare la persona che a di fronte con i suoi pregi e difetti,rispettarla, considerarla.
Fuori dal coro scusami non sono riuscita a mettere a fuoco la tua situazione pero mi sento di consigliarti non stufarti mai di parlare con lei, ditevi in maniera dolce anche le cose che potrebbero non piacervi ma esprimetevi tutto quello che avete dentro se vi sentite ancora legati non perdetevi, l’amore puo rinascere, cammina piano accanto a lei e parlatevi il silenzio distrugge tutto.
Nel 2009 anchio ho perso il mio papa, uomo, padre favoloso stupendo fantastico con i suoi pregi e diffetti anche se aveva 82 anni x me non aveva età, quando era in vita specialmente nell’ultimo anno ( era molto malato) mi chiedevo come avrei fatto a sopportare la sua mancanza, credimi con la ragione accettavo la sua morte con il cuore no, sono passati due anni, mi manca da morire specialmente in questi momenti difficili, pero so che e in me, perche io sono una cosa sua, la sua creazione, ho il suo carattere e senza andare oltre sono lui in persona, a parte questo c’è lo nel cuore,nel pensiero e tutto quello che fa parte di me, Il dolore e forte pero e piu forte il mio amore x lui.
Cara Aleba
non chiuderti da sola al cinema, esci se puoi, fatti delle amicizie, le migliori sono i genitori delle amiche di tua figlia, non arrenderti vedrai che prima o poi troverai le tue amicizie, frequenta una palestra, fai dei corsi di ballo, cerca di frequentare posti dove si possa parlare, come vedete cè sempre questa parola alla base della vita. Ciao e Bacioniiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Ciao ragazzi, un grande abbraccio.
NERI: lo spazio per sè, insomma, serve, vedi? 🙂
E’ vero, chi amiamo e non c’è più vive dentro di noi. E non solo in termini di amore sempre vivo e ricordi, ma anche proprio nelle cose che ci ha insegnato, in certe nostre caratteristiche fisiche, di carattere, in piccole abitudini apprese, in contaminazioni di gusti.
Piangiamo per chi ci manca e mancherà sempre, ma anche sorridiamo ricordando e sentendo questa presenza dentro di noi. E questo è bellissimo.
ALEBA: creandoti questo spazio in cui riflettere hai fatto una bella cosa anche per le mie riflessioni sulla mia esperienza, e per un dialogo a più voci per me utilissimo, grazie.
Io sono una a cui piace molto fare anche le cose da sola, una bella passeggiata, andare al mare e leggere un libro, fare un giro in centro in silenzio e con i pensieri in libertà, entrare senza averlo programmato in una galleria d’arte e farmi un giretto, regalarmi una cioccolata con la panna… ho proprio bisogno anche di questo, di queste sane e spensierate solitudini, quindi non metto assolutamente in dubbio che tu possa trarre piacere dallo stare con te. Allo stesso modo però mi piace anche andare nel bar dove dietro il banco ci sono persone simpatiche con cui ho un certo feeling per cui mi sento “a casa” e condividere momenti con amici e persone piacevoli, quindi capisco anche l’esigenza di socialità e contatto e scambio che esprimi.
Io ho avuto una fase più chiusa, da un lato era anche causata dal mio senso di malessere e da alcune contingenze, dall’altro sicuramente ne avevo anche bisogno per me stessa, anche se ad un certo punto ho pure esagerato. Quindi goditi i tuoi spazi con te, perché comunque secondo me sono preziosi ed è bellissimo “sentirli”, ma resta semplicemente in apertura, no? Per come sei tu certamente ti farai delle nuove amicizie.
FUORI DAL CORO: ti abbraccio forte. Vuoi capire, ma soprattutto anche “sentire” a che punto sta la vostra storia, il sentimento che vi unisce… mi sembra sacrosanto, normale, sano. Mi sembra anche naturalissimo dopo questi anni trascorsi e tanto più in questo particolare e doloroso momento della tua vita. Credo di comprendere perché dici che l’angoscia è stata sostituita dal dolore.
Mi sembra al contempo bellissimo che finalmente parliate, che vi ascoltiate reciprocamente. Un bacio affettuoso.
PS:
@Non riesco a capire come possano esistere certi uomini. Uomini che umiliano, che trattano a pesci in faccia le proprie donne senza ritegno.
Io so le ragioni per cui può accadere (che non giustificano comunque che accada, mai), e accade anche che lo facciano le donne con gli uomini, ma torna sempre più a sembrarmi totalmente assurdo, totalmente inaccettabile com’era un tempo. Non che mi sia mai parso accettabile o corretto, ma fortemente destabilizzante sì, comunque una cosa con la quale volens o nolens mi trovavo a confrontarmi.
Da tempo e sempre più torno a vederla semplicemente una cosa assurda e lontanissima dal mio mondo
fuori dal coro-
le tue risposte le avrai graduatamente, man mano che parlate, se vi amate ancora lo sentirete dentro ancora vivente questo AMORE.
Certo, tu ora, hai paura di sbagiare, di compromettere dinuovo il rapporto che si sta venendo a creare.le PAURE vanno affrontate se te ne vuoi liberare per sempre, ci saranno anche dei riscontri che vi faranno soffrire, ma se c’e’ l’amore tra di voi, tutto sara’compreso da entrambi, trovando un punto di incontro.
vedrai, Fuori- ritroverai la serenita’ delle cose, giorno dopo giono, man mano che avrai le tue risposte tanto attese!!!!
a presto Maria
Ciao neri,ciao luna, ciao maria..
Condivido cara neri, è uno dei pilastri della mia persona. PARLARE mettere le carte in tavola sempre. Esprimere le proprie sensazioni e farlo in modo da far capire a chi ci ascolta…o dovrebbe ascoltare.
Sai ner corso degli anni che sono stata con il mio ex ho maturato la convinzione che i miei gatti e i miei cani avessero maggiori capacità di ascoltare e di dialogare con me. Lo capivo dall’attenzione, dallo sguardo ricolmo di amore e dal fatto che cercassero in tutti i modi di farsi capire a loro volta. Il mio ex, qui tutti lo sanno, ascoltava in modo selettivo ciò che dicevo…si riservava sempre il diritto di soprassedere alle mie parole e di restare indifferente, esattamente come se io non avessi parlato. Quando chiedevo fermamente un riscontro, lui mi diceva “giudico io se meriti una risposta” Punto, tutto finiva così.
Invece io insegno a mia figlia che deve parlare, buttare fuori le cose tristi e condividere quelle belle. Tutto si rischiara quando si parla, quando si ascolta veramente.
Cara Aleba
Come ti capisco, essere una persona aperta nel dialogo e avere la sensazione di chi hai difronte non ti ascolti e poi arriva il momento della conferma di aver parlato al muro e una sensazione amara, che dentro di te ti corrode ogni volta che la senti. Fai bene a insegnare a tua figlia ad esprimersi, con mio figlio grande ho cercato di insegnargli queste cose ma non e andato in porto, sara l’età non so, ora tento con il piccolo, ho delle speranze perché il carattere e diverso. Sai sto pensando, il difetto più grande del mio carattere, di essere troppo altruista, di capire gli altri anche se non condivido, di mettermi in discussione x capire quale e la formula giusta per vivere bene, cerco di vedere al di la della mia visione o opinione e questo mi fa essere debole in certi momenti e decisa in altri, perché sono cosi, sempre pronta e disponibile ad aiutare, sicuramente questo e una cosa che dovrò lavorarci e vederci chiaro. Forse devo diventare completamente egoista, sfruttare le situazioni, prendere le cose che mi piacciono e buttare le altre? NO NO che brutto mi vengono i brividi.
Bacioni a tutti voi. ciao
Sono così anche io, cara neri21. Ma sai cosa penso? che mi piace essere così. Più volte, durante i miei sfoghi con lo psicologo, ho detto “voglio essere egoista, opportunista…voglio prendere e voltare le spalle, voglio ignorare gli altri, passare sopra a tutti gli ostacoli come un rullo compressore.” Ma subito inorridisco, no! io non voglio essere così…voglio trovare il modo di essere me stessa pienamente e di andare per la mia strada. Il mio ex mi aveva fatta diventare cinica, mi aveva costretta a mettere una diga alle emozioni ed è stato difficile abbatterla, scatenare l’inondazione. Ora le acque si stanno calmando e nel mio cuore che prima era brullo e arido, stanno spuntando i germogli. Sono tutti miei, di mia figlia e dei miei gatti.
Prima di tutto auguri a tutte le donne specialemnte quelle che non sono capite, vivono una vita non soddisfacente perche hanno un compagno egoista, st….. in poche parole padrone.
AUGURI AUGURI AUGURI e pensate un po a voi stesse.
Cara Aleba
Oggi e la festa della donna e insieme alle mie amiche mi sono fatta un paio di frizzantini, ho riso e scherzato, in poche parole o colto l’attimo per divertirmi e passare un po di tempo per me, abbiamo bisogno anche di queste cose puerili ma sane. Anche se ritengo che la festa della donna sia diventata una ricorrenza commerciale, le mimose me le sono regalate e o brindato x l’occorenza mentre aspettavo il secondo figlio che faceva allenamento, in questo momento ti diro che mi sento bene.
Da quello che mi scrivi mi sembra di conoscerti sempre, sara perché la nostra esperienza e similare, solo che tu sei un passo più avanti del mio, parlami di te.
Bacioni a tutti voi Luna, Maria e fuori dal coro
Ciao neri, grazie per le tue parole. Sono una donna di 40 anni che ha investito tempo, sentimenti e denaro in una relazione durata 17 anni. Ho una responsabilità enorme soprattutto per il tempo che ho trascorso così, sbattendo la testa contro uno spesso muro di cemento armato che mi ha fatto male…tanto male. Lui mi dice che se oggi mi ritrovo con un pugno di mosche (parla del lato economico!!) in mano, dipende solo dalla mia profonda stupidità. Ha ragione, avrei dovuto fare i miei conti meglio…molte coppie di conviventi oggi stipulano accordi privati per precisare il lato economico della propria relazione. Io sono così, stupida se si vuol dire. Certo preferisco essere nei miei panni, piuttosto che in quelli del mio ex. Lui è convinto che AVERE sia il pilastro della vita. Certo i soldi fanno la differenza per tutto ciò che ha un prezzo, ma la dignità, il rispetto e l’amore non sono valutabili economicamente. Per ora chiudo, ma più tardi torno. Serve molto anche a me scrivere.
ALEBA: in questo forum, dico in generale, in tante lettere, forse anche perché chi scrive vive il trauma dell’abbandono, il senso di fallimento, la profonda crisi di identità ed esistenziale che si prova alla fine della STORIA, quella IMPORTANTE, quella che si è creduto fosse per sempre, e in cui si sono investite le energie in quest’ottica ecc ecc, leggo tante testimonianze che dicono o sembrano dire: io sono nato/a quando è arrivata quella persona, quando è arrivato quell’amore.
Senza quell’amore il mondo era grigio, la vita non aveva senso.
Senza quella persona e quell’amore io non esistevo.
Lo dico con molta enfasi, Aleba, però è per dire ciò che si scrive e si legge.
Da parte mia posso dire che certamente è innegabile che l’amore, quello che senti con grande profondità, che tocca corde dentro di te che prima non avevi sentito suonare, che ti fa crescere attraverso l’esperienza di nuove emozioni e condivisioni è qualcosa di speciale nella vita.
Ed è chiaro che tanto più la vita è stata dolorosa, o insoddisfacente, o difficile o triste prima (e accade, purtroppo, anche che sia così) tanto più il giungere di quell’amore, già del proprio sentimento verso, può avere il senso di un incanto che spezza il buio, di una giustizia che finalmente arriva a sanare ingiustizie e torti, di una botta di autostima che riempie, di un senso ecc ecc.
A volte la fregatura degli amori difficili sta proprio qui.
(non parlo di nessuno dei presenti, s’intenda, rifletto).
Sento dire: a colui o colei piacciono gli stronzi.
Le ragioni per cui si finisce con il tenersi uno stronzo o una stronza o cercare di venire a patti con una forma di relazione insopportabile sono molteplici e ognuno può indagare nelle sue. A volte può trattarsi davvero di masochismo, ma più spesso non è affatto così.
E a volte accade anche che alcuni si facciano fregare anche da quel concetto di lui proprio lui o lei proprio lei che è arrivato a spezzare un buio o un’insoddisfazione esistenziale, personale, individuale. A riempire un vuoto lasciato da una figura genitoriale.
A riscattare un senso di inadeguatezza cosmico. Può darsi che ci si lasci fregare dal fatto che si ha l’impressione che qualcuno, amandoci, sia riuscito a prestarci i SUOI occhiali per vederci finalmente più belli, più bravi, più capaci, più intelligenti, più adeguati, più meritevoli, finalmente, d’amore. Delegando agli occhiali dell’altro però tutto questo nel momento in cui costui cambia occhiali, gli si rompono gli occhiali, o è partito in un modo per darci un’idea e poi palesarne un’altra, beh, sono guai grossi. Ho letto tante storie in questo forum purtroppo di persone che dicevano qualcosa tipo: per i primi cinque minuti mi ha fatto stare così bene che poi mi sono fatto randellare 59 anni sperando che tornasse a dirmi che ero meritevole d’amore.
Questa non è la mia storia.
Non lo è perché a me non sono mai piaciuti gli stronzi, anzi li ho sempre evitati come la peste. Non mi sono mai piaciuti gli arroganti.
Altre sono le ragioni che ho individuato e individuo per cui ad un certo punto quello che vivevo e l’amore in cui comunque credevo mi hanno disorientata.
Però c’è una cosa che volevo dire:
l’incontro con la persona di cui parlo è stato speciale e speciale è stata ogni bella emozione che abbiamo condiviso.
il buono della storia che ho vissuto mi ha certamente arricchita e fatta anche crescere. Per buono non intendo il fatto di un paradiso dove tutto va bene. Per buono intendo anche ogni punto di incontro ritrovato dopo una sana discussione. Ogni cosa fatta verso, senza aspettare un tornaconto, ma che dia la sensazione di reciprocità.
Ogni egoismo smussato nel nome sano di una relazione in cui due individui, appunto, crescono insieme.
Ogni ostacolo superato. Anche ciò che si impara dai propri difetti e da quelli dell’altro. I giorni buoni e i giorni meno buoni.
Insomma, non vorrei essere fraintesa: per me il buon investimento in una relazione non è credere che una relazione sia uno spot pubblicitario, dove ci si ruba i pensieri che sono sempre identici, dove non piove mai, dove non esistono difetti o anche divergenze di vedute. Persino le crisi possono essere un arricchimento.
E il dirsi, nel cammino della vita: scusa, ma corri troppo, aspettami.
Aspetta, forse sto correndo troppo, ti aspetto.
Credo nella critica costruttiva, e anche nella complicità reale che si manifesta durante e dopo un litigio. Credo in tante cose. E tante di quelle cose sono certa di averle vissute.
Però esistevo. Esistevo anche prima. Provavo gioia, non solo dolore. Avevo la fortuna di avere interessi e passioni che non sono state compensazioni, ma vera passione e gioia sin dalla tenera età.
Raramente nella mia vita mi sono annoiata a stare con me stessa.
Ho avuto anche prima della mia esperienza negativa dolori, frustrazioni, gioie, delusioni, incazzature, serenità, momenti in cui mi sono commossa, momenti di crisi da superare, momenti bellissimi da ricordare. Giorni in cui mi sono guardata allo specchio e non mi sono piaciuta, altri in cui mi sono fatta un grande sorriso. Ho avuto mete e piacere nell’avere progetti. Ho amato il mare e anche andare a fare una passeggiata in solitudine. Persone che sono contenta di avere incontrato, altre meno. Amici carissimi con cui ho condiviso esperienze importanti. Quello che voglio dire è che la mia vita era ricca e io ero ricca di tante cose dentro di me prima di incontrarlo. E’ stato meraviglioso condividere il mio mondo con il suo e conoscere il suo mondo e costruirne uno nostro. Già prima avevo le mie malinconie ma ero anche un cuor contento. Essere un cuor contento accanto a lui è stato bellissimo. Stare con lui per me era felicità, che si sommava, lungo il cammino, ad una mia capacità di essere felice. Lui, volens o nolens, però ad un certo punto mi ha fatto sentire povera, molto più delle mie impostazioni base. E se poteva rendermi più felice sembra abbia proprio scelto, volens o nolens, di darmi molta amarezza.
Care ragazze e ragazzi
Vi chiamo cosi perche mi va senza offesa, ieri sera ho cercato di approfondire la vs conoscenza leggendo i vs post dalla prima pagina, sono stata colpita dalla profondita delle vs testi, come siamo profondi nel cercare di essere chiari con noi stessi.
Ho sempre cercato di essere chiara con me stessa, di dire sempre il mio pensiero, ma leggendo le vs lettere dentro di me si stanno aprendo dei cassettini chiusi con la chiave, ora sto facendo pulizie e piano piano gli apro cercando di vedere cosa fare.
Cara Aleba e Fuori dal coro la mia situazione e ben diversa cerchero di descriverla.
Prima di conoscerlo ero una ragazza serena, gioiosa, piene di amicizie, esuberante e tutto di piu nel positivo,quando lo conosciuto lo snobbato e la vita vuole che non so perche lo frequento, e sempre stato taciturno, solitario, ma non gli ho dato importanza tanto ero sempre io che organizzavo, che parlavo, che facevo, in poche parole su 100 lui era 20 io 80.
Abbiamo convissuto x 2 anni, tra quale lui lavorando in giro x le l’italia , partiva il lunedi e rientrava il venerdi, mentre io lavoraro nel mia cittadina, gli ho sempre organizzato e gestito tutto.
Siccome ho sempre avuto la fobia che nessuno mi deve mettere i paletti nella mia liberta, perche io intendo la vita che un puzzle (vi spiego la mia teoria ) – la vita e fatta di tante cose , di amicizie, di fregature, di amore, lavoro, divertimento, di pianto, camminate, di nuoto, ridere, incazzature, di cose profonde, di cose frivole, in poche parole tutto cio che puo esistere x sentirsi vivi-,
sapendo come sono mi ha lasciato massima libertà, nel mio cuore la sentivo questa pace della non costrizione e li mi ha fregato, e cosi andai avanti con le uscite con le amiche, a me piace molto andare a ballare le sue battute erano ” vai sai che a me non piace, tu vai e divertiti ” Lo scherzo della vita e che ci siamo conosciuti al mare e dopo un paio di anni decise che il mare non lo reggeva piu e come il solito dovevo arrangiarmi. Dopo un paio di anni desideravo dei figli glielo dissi, lui non rispose ne in positivo ne al negativo in poche parole la dato x scontato, ho espresso il desiderio di legalizzare la ns unione, ho dovuto combattere per cose puerili nell’organizzazione del matrimonio (come sempre ho dovuto fare tutto io )con lui che continuava a dire …no questo ,no quello costa troppo, ecc. premetto che mi sono sposata solo in comune una scelta condivisa. Rimasi incinta quasi subito, piano piano comincia la discesa, esprimo di farci la casa, lui chiaramente non si esprime, non parla dei suoi sentimenti o pensieri, unica cosa che mi dice ” x me va bene anche un appartamento” siccome avevo la fortuna di avere un terreno ho cercato di sfruttarlo costruendo la casa, cercando sempre nelle mie possibilita di agevolarlo nell’organizzazione nella costruzione, quante baruffe perche cio che facevo non andava bene, solo lui sapeva fare le cose giuste, lui era la mente io il braccio che lavorava
Arriva il momento del secondo figlio voluto da entrambi sempre espresso il pensiero e sempre dato x scontato, la casa in costruzione, le sue divergenze con i miei genitori che credetemi, ancora adesso non ho presente il motivo reale, (gli ha passato la mosca fastidiosa sotto il naso)senza andare nei dettagli ho sofferto le pene d’inferno, nei contrasti, nelle discussioni in cui solo io non sapevo fare niente, da tenere presente che la famiglia e la casa era tutta sulle mie spalle, in cambio da lui non avevo niente in cambio , (carezze, dialogo, un po di conforto, una persona accanto in cui appogiarsi) Nel 2003 ha avuto un crollo psicologo, naturalmente glielo dicevo di farsi aiutare avevo avuto dei segnali, ma la persona da curare ero sempre io, finche e arrivato ad accettare questo suo problema e ha fatto 10 incontri con un ciarlatano, qui ho sbagliato avrei dovuto impormi a indirizzarlo verso uno specialista serio, ma come lui un laureato si fa consigliare da una terza media nel suo ego non ci stava. Qualcosa cambiò ma neanche tanto i sentimenti si erano spenti, la fiducia x lui era nulla, dialogo zero se non solo x insultarmi che non sono capace di niente, per fortuna non e manesco, non lo avrei accettato se solo una volta mi avrebbe toccata non gli avrei dato la possibilà di una secondam volta. Tre anni fa ho cominciato a dire basta alle sue richieste ed esigenze tanto le sentivo sempre che non gli andava bene (premetto che sono la bellezza di 9 anni che fra noi non succede niente di intimo x sua scelta) Mi sto accorgendo che io sono il giorno e lui la notte, non abbiamo fatto niente insieme anzi lui non ha fatto niente in cui a me piaceva mentre da parte mia ho sempre cercato di accontentarlo, odiavo la montagna d’estate, escursioni, pace, silenzio, nessuno, lo sempre accontentato devo dire che anche mi e piaciuto qualche volta, pero lui mai x quanto riguarda i miei piaceri. Se io dico bianco x lui e nero, x l’educazione dei figli, lui rigido io accondiscente, lui freddo io dolce e tenera sempre x i figli, io lavoratrice lui pantofolaio, io mi piace la gente e amicizie lui solitario diffatti io ho tante amicizie lui non ha nessuno, io voglia di uscire anche a fare una camminata lui non esiste, e mi domando che ci sto a fare con lui se non mi da niente ?
bella domanda in cui dovrò rispondere, cé qualcosa perche siamo ancora sotto lo stesso tetto e un filo sottilissimo pero cé, sappiate che una certezza ce lo desidero sentirmi donna avere amore sentimento carezze e sentirmi apprezzata come persona.
Questa e una parte semplificata della mia vita che x lunghi 15 anni ha fatto da struzzo, queste parole glielo dicevo a lui, “di esprimersi e di non fare lo struzzo che si nasconde la testa sotto terra x non approfondire i sentimenti e problemi”, x quieto vivere lo fatto anchio e mi sto accorgendo di aver fatto tanti errori involontariamente ma la grande e donna ero io e avrei dovuto aprire gli occhi CIao a TUTTI
Ciao Luna, che bello leggerti. Ecco il tipo di persona che vorrei essere. Io non avevo niente prima di lui, o meglio…avevo tanti sogni sui quali stavo appena cominciando a lavorare. Sono cresciuta in una famiglia molto rigida e con un padre che non dava respiro. Inoltre un trasloco all’età di 12 anni che mi ha sradicata dalla vita che conoscevo portandomi a 8000 km di distanza da tutto, amici, interessi, abitudini….sogni, questo trasloco mi ha fatta trovare spiazzata, isolata in un mondo che ha faticato (anche allora) ad accettarmi. Mi sono abituata a fare da sola. Poi è arrivato lui, io ero pienamente felice di quello che stavo facendo della mia vita. Con enorme fatica avevo portato avanti il progetto più importante…l’università. Ma ho lasciato che lui entrasse e mandasse tutto all’aria. La prima persona in assoluto che abbia dimostrato di interessarsi a me, io l’ho accolto perchè quello che mi aveva proposto di sè stesso era la sua parte migliore. Sono una che non si tira indietro di fronte alle difficoltà, e con il tempo…mentre stare con lui era una continua fonte di problemi, ha preso forza anche la mia determinazione nel voler dimostrare a lui che c’ero, sempre e comunque e mi sarei sentita egoista e incapace di amarlo se mi fossi spostata. Ora ho capito. Ho svuotato me stessa di ogni idea, di ogni emozione che identificava la mia persona. Lui lo ha preteso e in alcuni momenti in modo esplicito. Come quando mi diceva che volevo riprendere gli studi solo per conoscere uomini. Ora spero davvero che i semini di ciò che ero e che riesco a scorgere nell’anima, non siano divenuti sterili. Certo ho un impegno prioritario, ed è nei confronti di mia figlia…ma credo che diventando la donna che vorrei essere, aiuterei anche lei a crescere. Ho molti freni e paura di fallire, ma mi tiro su le maniche e vado avanti. Certo starò ben attenta a non indossare gli occhiali di qualcuno per guardare la mia vita. Per questo ho anche bisogno di stare da sola, per prendere contatto con le radici mie, solo mie. Devo riempirmi ma non di persone, o di emozioni che derivano da persone, bensì dalla mia fatica. E’ come se per raggiungere ciò che rimane di me fossi scesa in un crepaccio e ora stessi risalendo. Voglio avere vicino la mia famiglia, il sangue del mio sangue, voglio attingere energie positve dalle persone che incontro e respingere di netto quelle negative. Ho bisogno di avere lo zaino in spalla e cercare. Se non ci fosse mia figlia farei molte più cose, mi immergerei nella vita per cercarmi….ma io sono anche qui, negli occhi di mia figlia e nelle sue risate e nelle sue lacrime. Luna mantieni viva la speranza in me, attraverso questo spazio. GRAZIE
aleba: no, grazie a te, di cuore. E grazie a neri, fuori dal coro e maria. Questo è ‘un’angolo’ importante. Mi spiace che non possiamo concretamente bere un the insieme :p – aleba, capisco BENISSIMO la metafora dello zaino in spalla e comprendo la cura nel camminare adagio, prendendosi il tempo per ascoltarsi, e osservare anche un fiorellino, una pietruzza, uno scorcio e anche sentire il contatto dei piedi col terreno, e il proprio passo. E non è solo metafora. – fatica, è verissimo aleba. Ma anche gioia della (ri)scoperta. Dici ‘dalla mia fatica’ e lo comprendo. Al contempo son stati 17 anni di tanta pala e piccone e poco piacere. Dunque io spero per te anche tanto piacere e serenità insieme alla costruttiva fatica. Per il resto: eri ‘tanto’ anche prima, stavi mettendo le basi, comprendo. I miei sradicamenti nell’infanzia son stati inezie in confronto al tuo, anche se da piccoli anche cambiare scuola, poiché perdi i contatti e cambi ‘mondo’ e ricominci daccapo non fa differenza se i km son 20 o 100. Nella percezione. Poi è chiaro che il cambio anche geografico etc son ben più pesanti! – io ho saltato come un canguro da piccola nell’arco di pochi anni. Nella stessa città. Non c’è paragone. Però sentivo i salti. Una mia fortuna è stata che quando poi ci siamo fermati son anche arrivata in una nuova sistemazione piena di coetanei, appena arrivati, come me. Quando arrivata al momento di avere la mia casa invece di cominciare una vita serena con un senso di stabilità è iniziato il vero precario, instabile casino è stato shokkante anche perché, nonostante io non viva di schemi, il proporsi di un’instabilità emotiva, sentimentale e anche logistica per me è stato orrendo.
neri, grazie per la tua testimonianza. Lo struzzo… Quanta ragione hai? Dico che si è struzzi a propria volta. Per carità, a volte è anche perché ci si concentra sui problemi dell’altro. Non è un caso comunque se nel 90×100 dei casi è quando si va in prima persona dallo strizzacervelli che qualcosa cambia. Cerchi di mandarci lo struzzo (che di solito non ci va. E’ quando scatta dentro, non fuori, l’esigenza di un altro dialogo con sè e di ‘risolversi’ di più che ci si va) e osservi quanto ne avrebbe bisogno. Ma tu (generico) no? Non fosse altro per gli equilibri (squilibri) a incastro che vengono a crearsi e che costano sacrifici? – magari vai per parlare dello struzzo(strunzo) e ti si rivela in cosa sei struzzo tu. – lui non ti ha solo fregato, neri, come giustamente noti tu. Si è comunque anche mostrato per chi era, come funzionava, se non subito comunque in seguito. Ma la squadra in qualche modo, fosse anche questione di ‘struzzità’, funzionava o comunque si reggeva su quelle percentuali. Chissà se il fatto che uno sappia usare bene un ruolo fatto anche di passività e dipendenza da chi manifesta un carattere più forte e risoluto e decisionale dà l’idea di essere ‘più forti’ ‘più liberi’ ‘più decisionali’ ‘più risolutori’. Guarda che cominciare a propria volta a vedere, a vedere in cosa si è stati struzzi, cosa si è dato per copione consolidato e immutabile fino a non cogliere la propria parte e adattarsi a un modo di essere, anche proprio, in qualche parte percepito come ‘mutilato’ non è cosa da poco. “a volte” diceva qualcuno “il problema non sta nelle risposte che ci diamo, ma nelle domande che (non) ci facciamo”. Chi lo ha detto? Avevo citato la fonte nel forum, mi pare, ma ora non ricordo. Parafraso, mettendoci anche quel ‘non’ e penso che la frase sia quanto più vera. Per me sì. Anch’io, pur avendo sempre parlato con me, son stata struzzo. Anche perché quando gestisci ti concentri su punti in particolare, per stare in equilibrio.
Ciao ragazze,
Sono di un incazzatura micidiale se non mi sfogo con qualcuno vado d’istinto e butto fuori di casa qualcuno, ditemi dove comincia e finisce il dovere di un genitore o dei due genitori, ieri sera mio figlio il grande ha fatto una battuta che non la condivido, successo qualcosa di negativo nella scuola, non so esattamente a cosa se derivato dai suoi studi o altro (non credo sul comportamento perche e educato) ma non e questo il problema, mi sono sentita dire che sono io a chiedere le cose, e quando gli chiedo (ogni giorno la stessa domanda) “oggi come e andata scuola” mi risponde con la solita battuta “tutto bene” mentre l’uomo del monte e in contatto diretto via Email con il responsabile della classe, purtroppo e stato aperto il discorso in un momento che dovevamo andare via, cosi si e rimandato ad oggi ma sono sicura che oggi se non apro il dialogo loro non lo fanno, (come sempre x sapere le cose devo sempre chiedere )non riesco capire ho non voglio capire se l’uomo del monte cé o ci fa.
Parlavo oggi con mia madre, sono io sbagliata che ho un concetto di famiglia di collaborazione, di dialogo (anche se i due adulti hanno dei problemi) di rispetto, con dei principi che dovremmo insegnare o trasmettere ai figli, ho avuto dei genitori magnifici, con i pro e contro nessuno e perfetto, pero io e mio fratello siamo cresciuti con dei valori molto forti, chiaramente e l’eredita dei nostri genitori.
La mia incazzatura e che non riesco a fargli capire al grande questi valori che faranno parte del suo bagaglio di vita, perche a fianco a me ho una persona che sinceramente non riesco piu a descriverla.
L’istinto di donna mi dice ” buttalo fuori, la ragione mi dice, chi sono io x decidere questo, fargli mancare una parte di genitore anche se e sbagliato, pero e un padre che nonostante tutto qualcosa e cambiato verso i figli, da quando mi sono ribellata ai suoi atteggiamenti da super uomo, padre padrone. In questo periodo sotto questo tetto stiamo vivendo due nucli famigliari l’uomo del monte con il figlio grande e io con il figlio piccolo, ma che famiglia e questa? mi faccio schifo da sola x permetteere questo, ho provato parlargli a spiegare che cosi stiamo facendo del male ai figli oltre che a noi stessi, ascolta, annuisce, mi risponde che non ha una risposta, che non sa cosa fare,questo e il suo atteggiamento perche altro non conosce, io rabbrividisco, gli rispondo appoggiati a me, chiedimi le cose , parliamone cerchiamo di fare le cose insieme x i nostri figli, tutto bene x alcuni giorni, poi si torna da capo. E vita questa ,ma il psicologo che frequenta cosa fa, lo spreme solo x i soldi o cosa. Impossibile che un uomo del suo prestigio come lavoro e studio e arrivato dovè solo con le sue forze, non tira fuori le palle quando ci vuole per la FAMIGLIA e per la vita quotidiana. Sempre di piu mi viene da dire che ho un terzo figlio, devo prendergli la mano e accompagnarlo nel sentiero della vita.
E IO – E IO – E IO – E IO – E IO – E IO
scusatemi x lo sfogo sto parlando solo di me non e nella mia natura di essere egoista, questo e un periodo cosi, le vs risposte mi fanno bene. Ciao a tutti voi
Neri, ciao!, purtroppo devi considerare che lo psicologo non può illuminarti la strada dall’oggi al domani. E’ un percorso lungo pieno di ricadute. Se tuo marito affronta l’analisi con disponibilità, probabilmente ne uscirà più consapevole. Ma non è detto che un uomo prestigioso che sa quello che fa sul lavoro, sia altrettanto capace nella famiglia. Mi sembra che qui sei tu la più consapevole di cosa voglia dire impegnarsi.
Ciao ragazze come state ? Ho letto gli ultimi vostri commenti. A volte penso che molto di quanto accade e di quanto è accaduto a me e a voi tutte sia dovuto in gran parte anche alla società in cui viviamo. In questo mese ho riflettuto molto su tante cose. Tanti e tanti pensieri mi si sono accavallati nella mente. Faccio raffronti. Vedo mia madre, parlo di più con lei. E mi rendo conto che oggi più che mai dobbiamo fare i conti con la società in cui viviamo. Si dice che si è figli dei tempi in cui si vive. E credo sia vero. Ma i nostri tempi, quelli di oggi, oggettivamente non sono tempi giusti. Nel senso che sono tempi in cui difettano veramente tante cose. Per carità, ogni epoca ha avuto i suoi pro e contro. Ma oggi davvero si è persa un po’ la cognizione dell’essere umano. Oggi si corre, si cambia, si pensa, si agisce troppo troppo troppo velocemente. Qualche anno fa si diceva che vivevamo nei tempi dell’usa e getta. Ecco adesso neanche si usa. Si getta e basta. Il tempo non è gestito adeguatamente. Spesso si lavora troppo ma…in sostanza cosa si produce di reale ? Nulla…solo banalità. Un bambino oggi non è un bambino, ma una macchina da corsa. Fa mille cose, troppe. E’ generato da papà e mamma ma non li vive. Entrambi troppo impegnati con il lavoro. Sono poche onestamente le mamme come Aleba. Si contano sulla punta delle dita. Mamme che dedicano il loro tempo ai figli. Così come faceva mia madre con me e come faceva mia nonna con lei. Oggi ci sono le “tate”. E i figli si “vivono” la sera. Tutto ciò è assurdo. Un tempo, non tanto lontano, parlo del mio tempo quando ero bambino ed adolescente mia madre non si poneva troppi problemi. La scuola era un luogo piuttosto sicuro. La tv non ti propinava continuamente spazzatura. I programmi iniziavano alle 18. C’era un tempo per la scuola, per giocare, per vedere la tv, per essere bambini. Ma sostanzialmente “c’erano i tempi”. Eppure di 24 ore era fatto il giorno così come oggi. Solo che oggi queste 24 ore le “bruci”. Mentre prima si assaporava il minuto. Si dice che è progresso, evoluzione. Io parlerei di regresso e involuzione. Quando ero malato veniva il medico a visitarmi a casa. Oggi il medico non esiste. Se stai male o ti rechi dal medico con 39 di febbre o vai al pronto soccorso passandoci anche 12 ore. Mio padre è morto in una grande città senza aver potuto contare su un’assistenza medica. Papà quando lavorava alle 14 era a casa e mi dedicava i pomeriggi. E l’Italia non era in crisi. Le telefonate costavano 127 lire e parlavi anche 5 ore. Oggi, pur facendo lo stesso lavoro di mio padre, spesso non sto a casa prima delle 19, in proporzione prendo meno di lui e le telefonate costano 10 o 20 centesimi al minuto. Lavoriamo di più spendiamo di più ma l’Italia è in crisi. Il mondo e formata da centinaia di nazioni. Ognuna ha il suo debito pubblico. Possibile ? Ma se siamo 10 persone al mondo e ognuna ha debiti…qualcosa non torna. Ci deve essere qualcuno in attivo! Ci hanno fatto credere….
…..che sia la Cina. Strano! Un paese che conta più di un miliardo di persone sta meglio di che ne ha 50 milioni !!!! Sarebbe come dire che una famiglia con sette figli e uno stipendio da 3.000 euro sta meglio di una famiglia con un figlio e uno stipendio da 2.000. Qualcosa non torna. Prima trovavi un lavoro. Era piuttosto facile. E generalmente te lo portavi per tutta la vita. Oggi non vorrei essere un giovane di 20 anni. Sempre a rischio di essere licenziato (ammesso che trovi uno straccio di lavoro). La Telecom licenzia nonostante abbia introiti pazzeschi. Il governo ci fa credere che con la modifica dell’articolo 18 si può risolvere il problema dell’occupazione giovanile. Noi ascoltiamo e “beviamo” ciò che ci dicono. Non ci ribelliamo. Stiamo lì buoni e zitti. Per far lavorare un giovane bisogna licenziare un padre di famiglia senza giusta causa. Non ci viene in mente che così facendo ci sarà comunque un disoccupato per ognuno che viene assunto. L’Equitalia ha messo in ginocchio famiglie andando a recuperare crediti inesistenti sotto tutela dello Stato. Ma a qualcuno è “girato il boccino” e gli ha piazzato le bombe sotto l’gli Uffici. Hanno “stretto il sederino” e adesso sono arrivati a più miti consigli. Ci pensano due volte prima di fare quello che hanno fatto finora. Dobbiamo tirare fuori l’artiglieria allora ?
Per quanto riguarda la mia situazione…mah…ancora non mi pronuncio. Sto cercando di capire. E’ veramente difficile. Sto cercando di muovermi a passettini. Ma faccio fatica a trovare il bandolo della matassa.
Un bacione con affetto a voi tutte.
Ciao Fuori dal Coro, che bella analisi hai fatto. In poche righe hai descritto perfettamente i nostri tempi e la situazione in cui viviamo. Devo dire che concordo pienamente! La maggior parte delle persone pende dall’altoparlante della TV, qualsiasi cosa venga detta. Storicamente l’Italia è un paese dove ognuno fa i fatti suoi e di come viene gestito il paese nel complesso, pochi pensano di fare o addirittura di poter fare qualcosa. Il governo, di qualunque schieramento, va avanti sempre per la sua strada ed è sempre una strada che protegge i privilegi. Come fanno a stabilire come deve vivere una famiglia con 1200 euro al mese se loro li guadagnano in un giorno??. Io non faccio vedere la tv a mia figlia, 1/2 ora al giorno è più che sufficiente, poi le dico di spegnere perchè la tv “si pappa il cervello”. Molto meglio disegnare o giocare a nascondino con il gatto, o fare i compiti “per finta” (è alla scuola materna). Mentre lei mi dice che nei weekend che trascorre con il papà, lui sta tutto il tempo davanti alla tv. Immagino!, lo faceva anche prima. Se non avessi i miei genitori non so cosa farei. Io lavoro tutto il giorno e mia mamma si è sempre occupata di mia figlia nelle ore in cui lavoro. Purtroppo io devo lavorare. Per questo per me era assurdo quando suo papà che ha sempre avuto più tempo di me a casa, la portava a mia mamma con 39 di febbre (20 km di distanza) perchè con la bimba a casa lui non poteva andare al bar a mangiarsi i soldi.
A me viene ancora da vomitare quando ci penso. E per ogni sua debolezza, per ogni sua mancanza ha sempre fatto sentire in colpa me come se fossi la più infima delle persone. Fuori dal Coro, mi auguro che i tuoi siano passi ponderati, buoni e sicuri. Ciao, buona giornata.
ciao cari! 😀 Fuori dal coro capisco il concetto ‘matassa’, e i piccoli passettini mi sembrano la giusta via. Anche perché andando piano ci si ascolta e si aiuta anche l’intuizione. Vera la tua analisi e 🙂 con aleba anche per il gioco dei compiti. Pensa che io lo facevo anche da sola quando ero piccolina, ma nel senso che son stata molto positivamente stimolata. I miei erano giovanissimi e lavoravano entrambi. Mio padre talvolta anche la domenica, però io mi ricordo che c’erano tantissimo. Andavamo ogni domenica, quando si poteva, insieme in mezzo alla natura. I miei mi hanno insegnato sin da piccolissima ad amare e rispettare persone e animali. Ma anche ad usare la fantasia. La prima casa aveva il giardino, anche quando giocavo libera ero in realtà al sicuro. E comunque anche in seguito quando avevo un cortile davanti ho passato tantissimo tempo all’aperto. Mio padre che aveva avuto un’infanzia tra il verde e poi suo malgrado era diventato più cittadino appena è stato possibile è tornato nel verde e noi con lui. Però i fattori son tanti. Vedo ragazzini e bimbi che pur avendo un giardino non lo usano, tanto son sempre di corsa, pur avendo genitori attenti. Che quando non lavorano li seguono tanto. Ma per esempio se c’è qualcosa che non funziona nella scuola c’è troppo da fare a casa. E io che ho insegnato se pure per breve tempo posso dire che spesso colpa degli insegnanti non è. Quando ero piccola io cambiai 3 maestre in 3 anni. Credo fosse raro. Oggi rara è la continuità didattica. Io penso che ogni azione ‘è politica’ anche se non sei schierato. Quando mi è capitato di
io ho potuto portare (ero in una struttura ‘intelligente’) degli aspetti che stimolavano la creatività. Ragazzi e genitori erano entusiasti. Ma non perché io fossi ‘un ufo’ ma perché, probabilmente, viviamo in un mondo più ‘passivo’. Infatti noto che esistono tanti corsi creativi e stimolanti e che la gente si iscrive e ne ha una grande ‘sete’ anche per la sovraesposizione passiva. Così cerca un’isola, uno spazio in cui tornare in contatto con sè, la natura, la spontaneità e l’intuizione e la condivisione. Il problema è che ha dimenticato molto spesso a usare ciò nella vita in genere, quotidiana. Io non lo trovo per niente banale. Perché è così che io ho vissuto sempre, anche inconsapevolmente. E infatti mi ha fatto male, anche alla salute, quando le mie vicende personali e l’impostazione mentale altrui mi hanno travolta. Ho 38 anni e non so se avrò mai un figlio. Ma anche nel senso che sento la necessità naturale di sentire di aver ripreso per mano me e di ritornare in equilibrio. Siamo chi siamo, dentro, tra il verde come in città. Però per me è un certo shock aver perso il verde, che è una dimensione di vita. E l’idea di una creatura chiusa in casa tranne che per un’uscita al parco mi fa male fisico. Sarà anche una mia proiezione e appunto qualcosa che io devo risolvere, e grave è altro. Ma così è.
Ciao Luna, capisco perfettamente la cosa del giardino, del verde. Io sono cresciuta in una tenuta con giardino talmente grande che c’erano degli angoli inesplorati. Con 13 cani di taglia grande che erano la mia scorta in tutte le scorribande. Vivevo nella zona residenziale di una metropoli e a 10 km da casa mia c’era solo la natura, spazi sterminati e animali selvatici che per me erano la vita stessa. L’aria che si respirava era così densa di libertà che lasciava disarmati di fronte alla potenza di madre natura…tanto semplice, quanto complessa e delicata nei suoi equilibri microscopici. Credo che il contatto con la terra, con gli animali e la vegetazione sia di primaria importanza per la formazione di un bambinio, infatti una delle cose che mi frenava dal separarmi era proprio che avrei portato via mia figlia da un giardino di 10.000mq, chiudendola in un appartamento. Ringrazio i miei gatti che la coinvolgono in decine di giochi ed effusioni, ma certo non è come in giardino. Però ricordo come erano persi i suoi occhi quando in quel giardino assisteva involontariamente alle discussioni tra me e il mio ex.Discussioni che lui non accettava di rimandare a quando lei non fosse stata presente. Oggi i suoi occhi sono limpidi, sereni e sorridenti. Penso che ho molto lavoro da fare con lei, prego ogni giorno di essere in grado di nutrire la sua anima con la stessa disponibilità di energie che le ho trasmetto quando la allattavo al seno.
Ciao, Aleba
Ciao Aleba, Ciao Luna
Spero stiate bene, soprattutto in salute che è comunque sempre la cosa più importante. Apprezzo e condivido i concetti espressi da entrambe. Ho cercato di fare una disamina sintetica dei mali che affliggono la Società di oggi e che putroppo, a mio parere, sono la prima vera causa dei vari disagi umani. Non ultimi quelli delle separazioni e del controllo dei figli. Con tutte le conseguenze del caso. Io credo che oggi la gente viva come le pecore. Non si pone i reali problemi. Va dietro al pecorone che si trova davanti e non si pone domande su dove stia andando e perchè. Nella Società di oggi è sparità l’ovvietà, la normalità. Io penso che se incominciassero a dirci che gli orologi per funzionare debbono andare indietro e non avanti ci lasceremmo convincere della giustezza di questa cosa senza porci troppe domande. Negli ultimi 60/70 anni, dal dopoguerra diciamo si è andati incontro progressivamente ad un progresso (o regresso ?) troppo veloce. La vita dell’uomo è cambiata totalmente. Per millenni l’uomo viveva di pari passo con la terra, mentre in questi ultimi decenni la terra è stata abbandonata. Ma cosa sono 60/70 anni in confronto centinaia di migliaia di anni. Siamo proprio sicuri che ciò che stiamo facendo sia corretto ? Il progresso quello vero dov’è ? La medicina quali passi avanti ha fatto ? I veri valori dove sono ? Chi di noi conosce veramente un “mestiere” ? Chi sa fare veramente qualcosa di utile a sè e alla massa ? Siamo diventati un’umanità di scribacchini su tasti di computer. Ma per creare cosa ? La medicina è ferba ad Alberto Sabin che scoprì la penicillina per la cura della tubercolosi. E dove scoprì la cura ? Nella muffa. I medici studiano, vanno in giro con camici bianchi credendo di essere portatori di sapienza. Mentre sanno applicare solo protocolli standardizzati e non sanno curare veramente una persona. Cercano studiano ma non si rendono ancora conto che i rimedi contro le malattie bisogna trovarli in natura e non nei composti chimici. In natura non esiste il punto più alto. E’ un po’ come il gioco del poker: la scala massima batte la media, la media batte la minima, la minima batte la massima. La natura crea, la natura distrugge. La natura crea il cancro ma la natura ti da anche la possibilità di battere il cancro. E non credete all’immortalità. Alla vita che dicono sia aumentata. Non è vero nulla. E’ crollata la mortalità infantile e per questo si è alzata la vita media. Ma i centenari esistono oggi come esistevano tanti anni fa. Si moriva prima a 40 anni si muore oggi 40 anni. La vita media di un cane è sempre stata di 14/15/16 anni. Oggi è la stessa nonostante l’avvento dei veterinari. Il buon Dante scriveva “nel mezzo del cammin di nostra vita” che a suo tempo (600 anni fa o giù di lì) era di 35 anni, quindi con una vita media di 70. E oggi staimo ancora lì. E poi basta farsi un giro nei cimiteri per constatare la realtà dei fatti. Ho visto ultracentari del 1800 e 22enni del 2012. E’ un po’…
…il discorso che se tu mangi due polli e io zero, abbiamo mangiato 1 pollo per uno. Oggi un medico non è neanche in grado di diagnosticarti una gastrite. Ti fa fare la lastra e non è neanche sicuro. Ci sono le risonanze magnetiche ma non bastano. Prima ti diagnosticavano un tumore con una semplice visita (ho le prove di ciò). Una volta portavi i soldi in banca e ti davano gli interessi. Oggi se porti 10.000 euro e non li tocchi a fine anno te ne trovi 9.900. E a noi sembra normale. Io ti presto i soldi e ti pago pure ???!!!!
Se un orso, una talpa potessero parlare si chiederebbero se davvero l’uomo è l’essere intelligente. Perchè per loro avere un rifugio è una cosa naturale e…gratis. Noi no il rifugio lo dobbiamo pagare. E mi sta pure bene perchè in fondo lo costruiamo. Però per millenni la casa non è mai stata un grosso problema per l’uomo. Parlando di favole persino Geppetto, falegname povero, aveva un tetto entro cui rifugiarsi e non risulta abbia mai fatto un mutuo trentennale per viverci. Ma andando nella realtà mi risulta che più di 2000 anni fa anche un certo Gesù di Nazareth figlio di un altro falegname povero aveva la sua casa a Nazareth. E non risulta neanche qua dai libri di storia che Giuseppe il falegname abbia dovuto fare un mutuo trentennale per assicurarsi il tetto. Mi direte ma che case erano. Bah, la casa di Gesù non l’ho mai visitata. Però ho visto la casa di una certa Rita da Cascia a Roccaporena in Umbria. Bella casa, su due piani. Costruita in muratura e pietra incerta. Quattro ampie camere, cucina, mattoni in cotto, travi in legno. Forse le porte un po’ basse. Ma una metratura di almeno 80/90 mq. Niente a che vedere con i seminterrati di 30mq che vengono venduti anche a 300.000 euro in estrema periferia!!!!!
E pure lì non si hanno notizie di mutui a vita.
Quanto ci sarebbe da parlare da dire. Mi sembra di vivere in un mondo dove circolano uomini caricati a molla. Che camminano senza pensare. Che fanno tutto ciò che viene loro imposto senza porsi il problema di quanto sia grande la deficienza umana. Continuano a costruire automabili Euro 4 Euro 5 Euro 6. Ma le polveri sottili sono sempre di più nell’aria. E si è scoperto che una macchina del 1960 inquina meno di una del 2000. Poi si fanno i treni ultraveloci per guadagnare mezz’ora su 700 km. Ma nelle grandi città non si è in grado di far percorrere 5 km in meno di un’ora. Le stesse grandi città che sembrano offrire chissà cosa. Ma se parli con un giovane di 15/20 anni ti parla sempre e solo di discoteca!!!!
Un giorno mi trovavo per mia fortuna nelle Isole Vergini del Mar dei Caraibi. Arrivò un gruppo di persone che lavoravano in banca per una vacanza organizzata dalla loro società. Credetemi li ho visti immersi nelle acque cristalline di quel mare e li sentivo parlare di lavoro, di pratiche inutili, di telefonini, di convegni. A qualcuno mancava la metropolitana, altri dicevano “va bè ma che facciamo ?” Li guardavo attonito, incredulo…Boh!!
Ciao a tutte!!!
ALEBA: …infatti ho scritto “siamo chi siamo tra il verde o in città”, perché la cosa più importante, come sottolinei giustamente tu, è il nostro grado di serenità (e anche gioia) interiore, e cosa trasmettiamo. Io credo che tu abbia avuto una grande intelligenza emotiva a capire che tua figlia era a disagio, e a venire incontro ai suoi bisogni.
Non è detto che un giorno non potrai offrirle e offrire a te stessa anche una dimensione abitativa diversa, sulle corde che si diceva. Ma certamente essere la principessa triste in mezzo al verde non le avrebbe fatto bene, e non l’avrebbe aiutata ad armonizzarsi con se stessa e con la vita.
Vedi, Aleba, io sono certa che la persona che aveva 13 cani e ha guardato la natura come dici vive sempre dentro di te.
sicuramente questa (e non solo questa!) cosa di te traspare dal tuo modo di essere, non solo dal modo di fare.
e tua figlia lo vive e lo sente 😀
Dicevo: è un problema mio perché appunto è collegato al mio bisogno di natura, di verde. E anche alla mia frustrazione per non essere riuscita a “difendere” questo mio bisogno.
Io ho vissuto per tanti anni in un posto che amavo, fin da bambina, poi ho trovato una casa in affitto nel luogo che amavo, poi ci siamo trasferiti in un altro posto sempre nel luogo che amavo. sono stata infelice per altre ragioni, purtroppo, ma intorno avevo il mio mondo, un mondo che mi somigliava, e che era parte di me comunque. Non è assolutamente vero come lui ha detto che io sono stata tanto tenace perché lui aveva una casa lì. Quella casa per me è stata fonte di sofferenza. Già solo per il fatto che non ho mai potuto sentirla veramente mia e che in cuor mio ho speso energie infinite per non affezionarmici troppo e per dirle addio, troppe volte.
Io sono stata tenace perché lo amavo, talmente tenace che forse, se invece fossi stata egoista, avrei difeso un mio bisogno profondo di vivere in un luogo che amo lavorando su questo progetto, che è tutt’altro che materiale. Avrei fatto un master che non ho fatto perché, concentrata a stare in equilibrio su altri casini, vivevo una assurda precarietà e mi concentravo sulla crisi del rapporto.
Avrei messo via anche ogni centesimo per poter lavorare per un sogno mio. Invece non l’ho fatto. Perché il mio sogno comunque restavamo noi due.
Non sono una persona viziata, Aleba. sono felice di avere una casa, e peraltro felice con lui sarei stata ovunque. Insieme poi avremmo anche potuto coltivare un sogno di tornare un giorno nel luogo che entrambi amavamo.
La verità è che io ho vissuto tanto tanto in sottrazione. Fin prima che quel casino esplodesse nella mia vita, con le sue assurdità, non ero mai stata una persona viziata, ma una persona con chiare delle mete, in senso “spirituale” più che materiale sì. Ad un certo punto io ero talmente abbattuta e talmente abituata a vivere comunque con un senso di “sottrazione” (non so se riesco a spiegarti) che mi pareva che essere fosse essere viziati.
In realtà non lo sono mai stata.
E non lo sono adesso. Però mi ascolto. Penso che sono strafortunata ad avere una casa, ma forse sento una ribellione interiore anche per il tempo mio che ho perso.
La mia non è una rabbia lesiva verso terzi.
E’ la rabbia di sapere che è assolutamente corretto che non puoi farti amare da chi non ti ama, o risolvere i conflitti di un’altra persona, però fin da bambina io ho sempre visto e ringraziato per ciò che era serenità. Così per me era assurdo vedere qualcuno (come ha fatto sua madre con suo padre) voler coltivare la frustrazione e non sapere godere della tranquillità. Se avesse detto: scusa, non ti amo, ciao. Chi avrebbe potuto comunque dirgli niente? Non è che devi essere sereno e felice per forza con una specifica persona solo perché entrambi (e tu ancora di più) siete nelle condizione di vivere serenamente e anche con gioia e svegliarvi la mattina con il sorriso. Il problema è che lui si dava la zappa sui piedi ogni mattina e la dava sui miei piedi ogni mattina. Provo rabbia perché in fondo più io ero positiva e più lui era negativo, dandomi della persona poco concreta o che voleva fare le cose alle spalle degli altri. Cosa che non sono mai stata. Semmai io ero positiva, oltre che concreta. Lui mi ha trascinato in una modalità frustrante che non mi apparteneva, ed io gliel’ho permesso.
Provo rabbia perché non sono riuscita a seguire la mia indole veramente e ad un certo punto mi sono convinta che vivere a propria somiglianza fosse utopia o fosse essere viziati. Quasi che rubassi a qualcuno qualcosa. Cosa che non è mai stata. Cioè mi ha fatto entrare in una dinamica tipo (metafora): mi piace vestirmi di rosso, ma chi sono io per volere e avere un vestito rosso? Vola basso, in scala di grigio.
Ma io non sono mai stata così. Anche perché non ho mai desiderato in vita mia qualcosa che fosse realmente impossibile. I miei sogni sono sempre stati concreti e ho sempre lavorato per realizzarli, passo dopo passo. Accettando anche le frustrazioni connesse al fatto di non poter avere sempre, ovviamente, quello che si vuole. E quando da piccola con i miei si viveva con poco si era felici con quel poco.
Ma probabilmente provo rabbia proprio perché mi ricordo sempre più chi sono.
Oggi l’Italia è piegata in quattro, oggi veramente ci può pure venire il dubbio se sarà sempre possibile avere in tavola la minestra. Ed è vero, Fuori dal Coro, che la cosa dei mutui è allucinante. Ma perché un tempo i mutui rappresentavano il concretizzarsi di un desiderio primario (il nido) e di una stabilità, oggi, se te li danno, un’angoscia. Che la salute propria e dei propri cari sia la cosa più importante, insieme ad una qualità di vita dignitosa, è il mio pensiero principale. Anche perché so che nessuna di queste cose sono scontate. Però penso che sia importante coltivare i propri piccoli sogni, e dare loro valore. Pensare di meritarsi una vita che ci somigli e l’idea che pensare di sentire un proprio diritto di migliorarla, innanzitutto dentro sè, sia importante.
Ciao a tutti.
Luna, mi ritrovo in ogni passo di ciò che scrivi, ma la mia testa si è fermata sulla frase “Ma probabilmente provo rabbia proprio perché mi ricordo sempre più chi sono. Questo è il nocciolo, questo è quello che ancora mi trascina giù in certe ore, certi giorni.
Davvero a volte mi sento un’aliena, aliena da me stessa e non riesco a far venire fuori l’aleba che avrei dovuto essere se non ci fossero stati gli ultimi 17 anni. Certo, è impossibile! perchè questi 17 anni non si possono cancellare con un colpo di spugna, mi hanno profondamente cambiata. In particolare ho raggiunto la consapevolezza che ogni persona è sola, nasce sola e vive sola…fino alla fine.
ALEBA, ti scrivo mentre mi rilasso dopo una giornata stancante. Tisana, gatto. Devo leggere cose di lavoro, ma poi nanneee. – ne ho anch’io di cose che mi trascinano giù. Certe ore. Certi giorni. Un po’ tutti i giorni, mentre rielaboro.Il pensiero con cui chiudi il post è uno dei noccioli. Insieme a rendermi conto che comunque sia fino ad un certo punto della mia vita ho ascoltato l’istinto. Prendendo decisioni che, ovviamente, essendo cucite in modo naturale addosso a me mi sembravano appunto naturali e ‘sartoriali’ per quanto agli, alcuni, potessero sembrare stravaganti o troppo ardite o che. Niente di straordinario, eh. Credo che però l’istinto mi sia servito nella vita. Anche ad avere delle risorse e usarle. Quando il casino è cominciato ho dovuto perdere giocoforza energie e contatto con me. Ho usato certamente delle MIE risorse, come te, e quante, ma in una direzione evidentemente ‘a perdere’. E ho preso di pancia alcune decisioni che mi riguardavano. Ma quando, per esempio, ho rinunciato a fare un master l’ho fatto tenendo conto di una situazione di emergenza. Ed è questo che mi rattrista e mi fa rabbia. Non sono una persona incline ai rimpianti. E i miei neanche sono veri rimpianti. Ma penso a me prima
quando pur magari ‘lottando’ in famiglia per la mia indipendenza nello scegliere per me, a modo mio, seguivo la pancia. Con sensi di colpa a volte, perché non è facile. Però comunque ci riuscivo e tra l’altro lui ha iniziato a farmi i casini quando più che mai mi stavo sintonizzando bene e vedevo i risultati. Con sacrifici. Lui che era sempre stato dalla mia parte mi si è rivoltato contro. E credimi che non ti parlo di egoismo quando dico ‘più sintonizzata’. E’ un vantaggio, io credo, avere accanto una persona più entusiasta, serena. Le energie e i sorrisi si moltiplicano. E’ arrivato a dirmi che la mia tesi laurea l’avevo fatta solo per me. Che azzo di frase è riguardo il proprio percorso di vita? Lui in realtà diceva ‘suo’ di tante cose… ‘a casa mia’ etc. – per l’altra cosa, soli, ad un certo punto per varie contingenze quella sensazione per me è diventata un trauma, una lacerazione che mi cambiava le interiora e la vita. Pensando ciò che dici ho pianto fin sputare i polmoni, se l’immagine rende. Io che sentivo contatto ed empatia reciproca anche con chi avevo incontrato di passaggio mi sentivo MORIRE con quella sensazione. Non voglio dirti una bugia, non mi è passata del tutto, è stata veramente troppo intensa, prolungata e traumatica. ma scolora. Giorno dopo giorno. A volte sto malissimo. Tot mi invade. Per qualche ora sto malissimo. Ma in generale no. Anche se ho cose da rimettere in sesto. Io penso aleba che quella sensazione ci viene dai traumi, ma può andarsene. Io ho visto e vedo persone volersi bene. Io so da chi ho ricevuto e ricevo amore. So che quando i miei amici stanno bene per me è importante e anche se stanno male. E loro anche mi vogliono bene. So che si parla con amore anche a distanza di decenni di persone che purtroppo non ci sono più. E esistiamo gli uni per gli altri anche in piccole cose. So, aleba, che shock è quello di cui mi parli. Che peso ha. Quanta paura fa. E perché. Ma sarà qualcosa con cui faremo pace, dai
Luna, grazie per la condivisione. Grazie davvero perchè sei come un libro di vita da leggere e ogni giorno è una pagina in più. Piango mentre ti scrivo, non so perchè ma è commovente e nello stesso tempo liberatorio. Ogni programma di disintossicazione prevede delle ricadute, dicono che sia normale. Leggerti mi aiuta perchè posso credere che sia possibile imparare da quelle ricadute, per correggere la rotta. Mi dai speranza…e ti sono vicina, anche se solo attraverso una tastiera. Ti sono vicina nei tuoi momenti giù, come tu nelle tue parole mi tendi la mano idealmente, io lo faccio con te. Abbi sempre cura di te stessa e fidati, come sai fare, del tuo istinto.
Bacione
Dolce, combattiva Aleba, io ti ho sempre sentita vicina da quando ci siamo incontrate in questo forum. E quando hai aperto questa lettera, per te stessa, idealmente lo hai fatto anche per me. Che non ne ho mai scritta una. Hai creato istintivamente uno spazio per te di cui anch’io avevo bisogno. All’inizio mi sono anche chiesta se era corretto che io ‘invadessi’ questa ‘stanza per te’, perché è vero che non era solo un diario, bensì rappresentava un’occasione di incontro, però non sapevo se il nostro ‘gioco di specchi’ era per te un bene o no
e’ dura, Aleba, inutile nasconderselo. Ma, per quanto mi riguarda, anche perché viene spontaneo chiedersi: ‘perché’? Abbiamo amato troppo, è indubbio. Ma quella fede, di per sè, che animava di base il mio sentire, le mie intenzioni,il mio ottimismo, la mia idea della complicità, del sostegno, anche dell’eternità sarebbe stata un errore se dall’altra parte avessi incontrato qualcuno con la mia stessa serena fede? Anch’io ho fatto i miei errori, ho i miei difetti, son cresciuta insieme alla storia oltre che di per sè, e ovviamente non si finisce mai. Ma se avessi incontrato un uomo come mio padre o i miei nonni, imperfetti anche loro, ma con la stessa fede, la stessa impostazione interiore? Questo, anche questo, rivedendo chi ero, pur con ogni mancanza e difetto, mi fa perdere il sonno. Il fatto che ciò che realmente di prezioso c’era non sia servito, per tutto il resto. Che lui non mi amasse abbastanza, che mi amasse male, che gli avessero tolto la fede. Che non l’abbia mai conosciuta. Che io stessa mi imbrogli. Allora però mi dico che urge un atto di umiltà. Perché non sono la sola. Non son chiaramente la sola ad avere anche tutto il carico di uno stress post traumatico in più, ben preciso, con cui confrontarmi. Ma quanti senza neppure aver conosciuto quel che tu anche sai si ritrovano a chiedersi: perché? E ‘che ne è della MIA fede?
PS: per “umiltà” (forse è la parola sbagliata) intendo rendersi conto che per quanto ciascuno di noi sia speciale e per quanto ciascuna delle nostre storie siano state da noi considerate speciali e per quanto il dolore, il senso di fallimento o spaesamento o l’esperienza negativa siano emotivamente infinitamente personali, mettendosi insieme in una prospettiva di ascolto individuale e insieme di ascolto più ampio, se ci guardiamo intorno, vediamo tante persone speciali (speciali per il fatto stesso che lo è l’esistere, l’essere) a cui è capitata un’inversione di rotta o una dovuta presa di coscienza, una crisi, uno stallo. Non ne faccio assolutamente una questione di relativizzazione, però posso dire che mettersi in “comunicazione” con il mondo permette non solo di sentire purtroppo anche le sofferenze del mondo, le difficoltà, ma di sentire anche l’energia positiva di chi, dopo una fase di stallo, cambiamento non voluto e improvviso, una revisione esistenziale ecc guarda avanti e vive. Anche perché è riuscito a investire le energie del cambiamento, nel più ampio contesto della vita, invece di… pisciare contro vento. (immagine poco poetica, concordo 😛 ma credo efficace).
Per questo, anche per questo, io credo sia importante sia lo spazio dentro di sè in cui sentire il proprio ritmo, la propria voce, darsi il tempo per cercare e trovare e le proprie risposte, sia il contatto con il mondo. Non per forza un contatto su determinati temi. Anzi, anche un contatto che esula totalmente da certi temi, parlando di vita, anche negli aspetti più banali o apparentemente “frivoli”, ma che chiamerei piuttosto semplicemente quotidiani, che però chi affronta un periodo di crisi spesso può sentire più distanti. Tuttavia, poiché la vita è fatta di tante cose, esperienze, spesso le cose si intersecano. Spesso ti capita di scoprire che una persona che incontri che emana una sua serenità, sorride ha pure affrontato le sue tempeste, scalato le sue montagne. Si è fatta delle domande, si è data delle risposte. Le sue, e ciascuno cerca e trova le proprie, però…
Comunque Aleba, è dura, ma non soltanto. Io lascio che ci siano dei momenti della mia giornata in cui le domande e le riflessioni abbiano tutto lo spazio. Ieri dopo averti scritto l’ho fatto, e poi sono andata a dormire più serena. Credo fosse Nardone, psicoterapeuta che si occupa ad esempio di ansia e panico a dire ai suoi pazienti di non andare contro le proprie ansie, bensì di ascoltarle e lasciarle parlare. Anche per evitare una sindrome di controllo. Dedicando loro uno spazio, pare, i suoi pazienti scoprivano non solo di sapersi dare uno spazio, ma anche che i fantasmi potevano dissolversi. Tra il tappare le proprie domande e farsi invadere dalle proprie domande in ogni istante esiste forse in noi, in ciascuno di noi, una via per dedicarci alle nostre paure e domande e riflessioni, ma vivendo.
Work in progress, più ampio. Tvb e ti abbraccio forte.
Ciao Luna, Ciao Aleba
Torno a scrivere dopo i miei sfoghi riguardo la società di oggi e dopo aver letto gli ultimi vostri post. Vorrei aggiornarvi riguardo la mia situazione, dirvi come procede. Ma mi rendo conto che è difficile scriverlo. Molto più difficile di quanto ho scritto in precedenza. Ci stiamo rifrequentando, rivedendo. Con l’intenzione di ricominciare, almeno sembra. Ma attualmente, sarà per il periodo che sto passando, non riesco a comprendere tante cose. Continuo a sostenere che il mondo in cui viviamo è difficile, complicato. Perchè si è persa la concezione della normalità, dell’ovvio. Ho letto i vostri post, in particolare quelli di Luna e noto, avverto, descrizioni di insoddisfazioni, di conflitti, di complicazioni. L’amore non è complicazione. L’amore è una cosa semplice e va vissuta semplicemente amando e accettando l’altrui persona per quello che è. Io sto cercando di ricominciare il mio rapporto perchè amo ancora la mia donna e la desidero come femmina come e forse di più della prima volta. Ma lei…lei è la stessa persona con cui ho vissuto ? Io credo che due persone si scelgano non solo perchè si piacciono e si attraggono ma anche e soprattutto perchè hanno molto in comune. La condivisione delle cose, dei gusti, degli interessi. Come fai a stare bene con una persona se non condividi insieme le cose che piacciono ad entrambi ? Ora non so come spiegarvi ma vedo in lei come una sorta di cambiamento radicale. Prima mi dava serenità. Ora mi mette ansia. Non è tranquilla è vero. Ha anche lei i suoi problemi seri ora che non riguardano noi due. Ma qualcosa mi sfugge. Lei mi conosce bene sa cosa mi piace e cosa non mi piace, cosa sopporto e cosa non sopporto. Adesso è come se volesse che a me piacessero cose che non mi sono mai piaciute. Io come ho scritto in precedenza sono sempre stato come voi un amante della natura, della tranquillità. Il caos, la vita frenetica, il traffico, lo stress delle grandi città mi ha sempre creato disagio, angoscia. Ho cercato di cambiare questo stato di cose cercando un ambiente più a misura. Ma non ce l’ho fatta. Non ho avuto le “palle” per mollare tutto quando ero giovane e crearmi una vita in una città a misura d’uomo. Ora mi ritrovo alla mia età a fare una scelta. O accettare di vivere dove non mi è mai piaciuto con la donna che amo, o mollare tutto, allontanarmi e pensare di vivere da solo. In questi anni passati da solo ho pensato a farlo. Ma mi mancava l’amore, la persona che era tutto per me. Adesso non vorrei però che la stessa persona che amo fosse un’altra e non condividesse più le innumerevoli cose che abbiamo condiviso per anni. Non può piacermi una cosa che non mi è mai piaciuta. Io mi adatto per amore. Ma quest’amore lo voglio percepire, lo voglio sentire. Ed inoltre non posso pensare che mi vengano tolte anche altre cose. Perchè un rischio che sto vedendo è questo. Come se la persona fosse cambiate e voglia tutt’altro dalla vita. Io ero felice con lei mentre sedevo su una spiaggia…
….al tramonto. Mentre visitavamo un borgo antico, mentre ci riscaldavamo davanti ad un camino accesso o mentre guardavamo il cielo stellato. Io sono una persona semplice ve l’ho sempre detto. Un po’ lontana dalle complicazioni che offre la vita di oggi. A me piace viaggiare, conoscere il mondo. E soprattutto vivere in tranquillità. Non so di dove siete voi. Ma a me piacerebbe vivere lontano da città come Milano, Roma, Napoli, dove vige il caos e il disordine. Dove non c’è mai tempo per fare nulla. L’ho fatto per il periodo in cui eravamo sposati spostandomi ad abitare nei dintorni. Non era proprio quello che desideravo ma alla fine andava bene lo stesso. In una città di 2, 3, 5 milioni di abitanti se una persona non si adatta è lei che sta fuori. Poco importa il fatto che se arriva un abitante di una città come Ravenna ti dice che siamo pazzi a vivere in questo modo. Sei tu che vivi questa realtà e se non la vivi bene sei tu che sei fuori gioco. Per cui ecco. Forse non sono stato abbastanza chiaro. Ma questa è la situazione attuale.
Vorrei sapere la vostra.
Un bacione
Intanto un bacione per Luna, non ti sei intromessa nella mia lettera…hai portato te stessa e questo per me è stato ed è un arricchimento. Aprezzo le tue remore, ma credo che nella vita per capire bisogna conoscere .. con il cuore e con la testa. L’esperienza, i ragionamenti che porti sono preziosi e leggerti per me è molto utile.
Ciao Fuori dal Coro, ho la sensazione che anche tua moglie stia scoprendo sè stessa solo adesso…e finalmente si farà conoscere anche da te. So che tu sei innamorato della donna che conoscevi, ma forse lei non era “cresciuta” del tutto ed ha faticato a farlo proprio perchè cercava di modulare sè stessa in base a te che eri già con le radici ben piantate nella tua persona. Vedi Fuori dal Coro, l’adattamento è naturale, l’evoluzione stessa ne è la prova. Ma reprimere, bloccare,autobloccare sè stessi non è mai remunerativo. Sapersi esporre è l’unico modo per sperimentare, per raccogliere una valida opportunità o per capire che una certa strada è sbagliata. Ma anche saper accogliere ciò che ci viene proposto è determinante per progredire nella vita, per imparare e per amare. Amare solo i pregi, lo diciamo sempre, è molto facile…amare i difetti mette alla prova! Ben inteso, io ho capito bene che i “difetti” del mio ex sfioravano il patologico, e forse è stato proprio l’amare al punto da accettare tutto il male che c’era che mi ha distrutta. Perchè io non ho mai detto a lui “sei stupido, non ci arrivi” mentre lui con me lo faceva e io nell’affannarmi a dimostrargli inutilmente che non sono stupida, mi ero autoconvinta di esserlo. Che bisogna avere vari punti fondamentali in comune per essere una coppia, è naturale.Ma quante persone al mondo hanno trovato la persona con la quale fondersi al 100%? Ben poche penso. L’importante è il rispetto, secondo me. Amare vuol dire incoraggiare la libera espressione della personalità del partner, non svalutare gli interessi, le passioni, il lavoro del proprio compagno/a. Ora io capisco che tu, Fuori dal Coro, ti trovi davanti una donna nuova, che non conoscevi. Dai ad entrambe la possibilità di conoscere questa donna, lascia che si apra senza paura perchè solo così potrai costruire basi più solide per il vostro futuro. Vivere in condivisione implica anche accettare dei compromessi, non mutilanti ovvio…ma addolcenti. Certo il mondo di oggi è un vortice di stimoli negativi, ma basterebbe guardare meno la televisione e un pò di più la natura e anche le persone che ci circondano per capire che non è lo stimolo che ci provoca malessere, ma la nostra reazione a quello stimolo. Per esempio, a volte mi rendo conto che basta un sorriso ad una cameriera un pò rude, per ottenere un sorriso in cambio. Pochi giorni fa all’uscita da un supermercato c’era una guardia di sicurezza,una donna. Il suo volto era scuro, tra l’irritato e il depresso. Mia figlia passando le ha detto, con vocina squillante di bimba:”Buongiorno!!”. Un sorriso smagliante ha di colpo illuminato il volto di quella donna. Baci
Ciao FUORI DAL CORO 🙂
A me in realtà sembra che tu sia stato chiarissimo.
Hai bisogno di ascoltare te stesso, di sentirti in armonia con te stesso. La cosa più sana che esista.
E penso che proprio in un momento particolare della vita come quello che stai attraversando sia tanto più sano, logico, naturale.
Spontaneo.
Io non vivo in una metropoli, vivo in una città che pur non essendo piccolissima ha comunque una dimensione molto umana. Anni fa mi proposero di andare a lavorare in una metropoli, e sarei andata a fare qualcosa che amavo. E a guadagnare molto molto di più. E avrei potuto anche fare un “salto” nella mia professione.
Ma posso dirti che solo il pensiero che mi era stato chiesto di allontanarmi mi fece guardare con ancora più amore il luogo in cui vivevo. E non si tratta nè si trattava di campanilismo o provincialismo, o di paura, come sostenne la persona che amavo. Io amavo la persona che avevo vicino, amavo la mia famiglia, amavo il luogo in cui vivevo, ed ero comunque felice della mia vita.
Avrei detto comunque di no, anche se lui non ci fosse stato?
Forse avrei provato? Non lo so. Quella era la mia vita in quel momento e serenamente dissi no, seppure mi posi la domanda.
Si trattava in realtà di andare a fare dei colloqui, ancora.
Ma se poi (com’era probabile) fosse giunta la decisione successiva?
Se già la mia “panza” e il mio cuore avevano scelto perché mettermi in quella direzione?
Fu tanto una decisione spontanea, e vera, e sentita, quanto non banale.
Perché sicuramente nelle ore in cui avrei lavorato a me sarebbe piaciuto da matti lavorare. E mi sarebbe piaciuto anche conoscere altre persone che facevano il mio lavoro e avrebbero avuto tanto da insegnarmi. Certo, non vedevo la cosa come un paradiso.
Posso dirti però che se di pancia avessi deciso di sì avrei accettato tutte le difficoltà e anche le insidie e le incertezze.
Ma la sera, quando sarei tornata a casa, non avrei trovato il mio mondo. Un mondo che amavo. Nè avrei avuto intorno quel mondo, sempre.
E non c’entra nulla con la paura della solitudine.
Non mi faceva paura tornare a casa la sera e non trovare a casa qualcuno. Sapevo quanto era bello e importante per me il mio mondo affettivo.
Questa cosa secondo me lui non l’ha mai capita fino in fondo, perché, altrimenti, invece di pensare che io avevo pensato di abbandonarlo, avrebbe capito con quale spirito invece ero rimasta. Conoscendomi, avrebbe capito che la mia ansia di prendere un treno ecc non era il freno, ma che quell’ansia esprimeva in realtà il mio bisogno di ascoltarmi e dire come stavano le cose: io voglio stare qui.
Io ti capisco molto bene, Fuori dal Coro. E capisco anche che tu abbia tutto il diritto ma anche il “dovere”, per la tua serenità, di ascoltarti.
Ci sono cose in cui non esiste un giusto o sbagliato.
L’altro giorno una persona di Roma che in questo periodo vive qui per lavoro mi diceva che non sopporta questa città e che non vede l’ora di tornarsene a casa. E la mia città è