Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
di
aleba
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Una cosa l’ho capita, anche se ancora non riesco a metterla in pratica costantemente. Esci da una situazione che ti ha corroso l’anima, davanti c’è l’ignoto e tu sei una sopravvissuta. Per un pò è anche giusto rimanere a pensare a quanto sia stato ingiusto vivere male quel tempo, avere solo rovine fra le mani. E ti guardi dietro le spalle con tanti perchè senza risposta. Queste domande costringono il cervello e il corpo a rimanere in quella condizione irrisolta. Come un bovino gigantesco che rumina tonnellate di fieno e la sua giornata è tutta incentrata sul ruminare. I pensieri negativi, le domande senza risposta prendono un sacco di posto nella mente e nel cuore, posto che potrebbe essere occupato dalla gioia di vivere, dalla consapevolezza di esistere indipendentemente da tutto e da tutti. Farsene una ragione non vuol dire fregarsene e non provare sentimenti riguardo al proprio passato e a come sono andate le cose, per la perdita subita, per il terremoto che ha distrutto tutto, per il fulmine a ciel sereno che ha disintegrato la tua vita. Vuol dire capire che il passato non si cambia, non torna. Per fare pace con il passato bisogna accettarlo e per accettarlo bisogna prendere le distanze da esso. Io ci provo. Spesso mi viene in mente che avremmo potuto avere una vita meravigliosa, se solo avessimo avuto una vera comunione di idee e di sentimenti. Ma che senso ha pensare a “se io” “se lui”. Ho sprecato anni arrovellandomi sui “se”, massacrando me stessa perchè non riuscivo a far mi amare da lui. Doveva amarmi, qualsiasi uomo “normale” non sarebbe stato male con me. Non lo dico perchè mi ritengo perfetta, sono strapiena di difetti.., lo dico perchè so che mi piace amare, che è nella mia indole prendermi cura delle persone che amo e che non sono soffocante. Ho impiegato talmente tante energie a cercare le mie responsabilità ad incolpare me stessa di non averlo capito, di non essere stata all’altezza, di averlo deluso, di non aver trovato le parole giuste l’atteggiamento giusto, di non essere stata zitta, di non aver parlato. Quando è nata nostra figlia sono andata in corto circuito! Si, tutto sballato ed ho cominciato ad odiare l’amore. Anni, Fuori dal Coro! anni per chiedere aiuto. . ho sacrificato tutto, ho cinicamento calpestato la profondità del sentimento che mi aveva legata a lui, ho chiuso per sopravvivere. Ma non voglio stare nella condizione di SOPRAVVISSUTA in eterno…io voglio VIVERE…voglio ritrovare il desiderio di amare, voglio superare la rabbia, i sensi di colpa, i rimpianti. Oggi! Oggi sono qui, domani non so, oggi ho bisogno di vivere accettando anche i pesi nel cuore come parte di me. Tu, Fuori dal Coro, hai trascurato alcuni aspetti del metter su famiglia che ora generano rimpianto in te. Ma se a quel tempo non eri pronto, non avevi elementi per ragionarci a fondo, non eri al corrente di cosa avesse in mente tua moglie…hai agito in base a ciò che conoscevi allora e hai agito nel modo migliore. Grazie Luna, grazie Maria
fuori dal coro: ti ringrazio di avermi risposto, perché mi rendo conto che la mia risposta, soprattutto la parola umiltà, poteva infastidirti. In realtà io credo (posso ovviamente sbagliarmi e comunque non sono te) di comprendere abbastanza di quelle cose che, dici, son difficili da spiegare. Ma nel senso che per esempio comprendo come si vivano certe fasi e emozioni, il salvare un amore e una persona dentro sè, anche a scapito di se stessi, etc. Fuori dal coro, ti invitavo a considerare che alcune delle persone che riescono a leggere delle ragioni, incompatibilità forse sono anche in una fase differente. Tu dicevi la cosa della morte di un giovane o di un anziano e ho capito ciò che intendi. A me però è successo, in 3 giorni, anni fa che sia morta mia nonna, che adoravo, e un amico in un incidente. Per quanto riguarda la nonna, a parte che se fosse stato per lei avrebbe vissuto altri cento anni con entusiasmo è chiaro che ha vissuto la sua vita. E che nessuno è eterno. Però lei era unica, e anche se accetto le logiche è la sua unicità, la sua persona, la nostra complicità che mi manca. Lei mi amava moltissimo e non ha neanche scelto di lasciarmi, lasciarci. Chi ci lascia, restando su questo pianeta, invece sceglie. Che le ragioni a noi sembrino valide o no. E c’è modo e modo. Ma anche nel senso
che quel modo, per quanto possiamo torturarci per capire che cosa abbia portato ha, ci dice qualcosa su una persona, che a noi piaccia o no è una risposta. Qualsiasi lati, anche reali e contingenti, ci abbia mostrato in passato, o potrebbe mostrarci in un ipotetico futuro, nel qui e ora ci mostra di sè ciò che ci mostra. Avevo un’amica sorella anni fa e non ho dubbio alcuno su ciò che abbiamo vissuto, dialogo, affetto, sostegno. Morì suo padre, di colpo, un padre che, tra l’altro, non l’aveva mai considerata. Io fui la prima che chiamò. Andai a casa sua, le stetti accanto. Mi era già capitato, purtroppo, e anche più giovane, di condividere situazioni simili con amiche vere, ‘sorelle’. Rapporti importanti che continuano, e son continuati nella gioia e nel dolore, salute e malattia, benessere e esaurimenti, soldi e miseria, singletudine e sposalizi, e nascita di bimbi. Con lei non è stato così. Pochi mesi dopo quel lutto lei era diversa, non solo con me, ma anche. Irraggiungibile. Come se fosse saltato il ponte, il contatto radio. Io c’ero. Lei? Lei pensava che non ci fossi? Era lei diversa, in lotta? Ero io che, restando me stessa (nel senso: colei che aveva sempre conosciuto. E tra noi non c’erano mai state dipendenza, competizione. Due personalità anche pari, seppure differenti) l’avevo involontariamente delusa? Involontariamente perché, nel suo momento di crisi, che credo sia durato anni, poi, leggeva molte cose diversamente. Non lo so. O meglio questa è la risposta che mi do, non avendole mai avute. Io so che la nostra amicizia è stata vera, profonda. Basata anche su un dialogo intenso. Eppure è finita senza apparenti valide ragioni e risposte.
PS: Fuori dal coro: vero, stavo parlando di amicizie e non di amore, ma, a parte che è stata certamente una forma di “amore” (ovviamente non sensuale, ma sorrido ancora con tenerezza e simpatia pensando a quando, da studentesse con pochi soldi in tasca ci compravamo una coppa di gelato in due, in un bar in cui facevamo pausa a chiacchierare e raccontarci le emozioni, le fatiche, i sogni della vita, con una tale condivisione anche materiale che un giorno avemmo l’impressione che forse il gestore pensasse che eravamo “fidanzate”) – e complicità enorme, persino “telepatica” talvolta, quella che ha legato me e lei. Lo dicevo a proposito di quelle cose che sembrano non avere senso e invece ce l’hanno. Io, ti dicevo, delle risposte non le ho avute. La penultima volta che la vidi mi disse una frase sibillina, ma era una frase “chiusa”, non di chi cerca un confronto o una risposta. Quel giorno peraltro non posso dimenticarlo perché fu l’ultima volta che vedemmo un nostro amico, ammalato di schizofrenia, e dicemmo che lo vedevamo stare meglio. Quel giorno lui sorrideva e parlava in modo più coerente. In realtà, anche se non saprò mai se così lui avesse voluto salutarci – sarebbe egocentrico pensarlo – o fu un caso, pochi giorni dopo lui si uccise. E insieme andammo a casa dei suoi genitori, il giorno dopo che accadde…).
Non ho avuto delle risposte chiare, anche perché, tempo dopo lei cambiò modo di vestire, cominciò a frequentare persone diverse, in seguito anche si trasferì… non si “spostò” solo da me, ma un po’ da tutto, cercando penso se stessa, non so se dicendosi “cerco me stessa” o che. La persona che io conoscevo me lo avrebbe detto, lei non me lo disse.
Io non ho mai forzato per avere delle risposte, anche se non ho avuto un atteggiamento menefreghista. Delle mie “teorie” le ho: la nostra amicizia non aveva subito alcuna scossa nonostante noi fossimo fidanzate anche in precedenza, ma in quel momento lei aveva vissuto uno scossono profondo e uno profondissimo, il primo quello di essere lasciata da un ragazzo che amava e poco dopo la morte di suo padre. Come ti ho già detto io c’ero, però io avevo anche appena incontrato lui, il grande amore. Ciò non significa che io fossi distante o l’avessi abbandonata, ma forse in quel momento lei percepì per la prima volta una distanza tra la mia vita e la sua. Tra ciò che lei provava e che pensava che io potessi essere veramente in grado di comprendere. La mia storia nascente e il suo amore finito, che la faceva sentire più sola, la mia famiglia, con la quale potevo anche litigare, ma che comunque era quella che lei non aveva mai avuto. Io so quanto il lutto enfatizzi la sensibilità, le percezioni, è un marasma di emozioni.
Questa storia non c’entra nulla con la tua, ma voglio dire che per lei sentire, agire, essere ha avuto assolutamente senso. Se ha pensato che io l’avessi abbandonata ovviamente mi dispiace, se ha voluto “abbandonarmi” ne ho preso atto allora.
Io – certo è più facile in un’amicizia rispetto ad un marito o una moglie – ho fatto quello che ero in grado di fare, non forzare in alcun modo quel suo bisogno di essere ciò che era, al contempo cercando di farle capire che, comunque, c’ero. Ma c’è un tempo per ogni cosa, e quello evidentemente non era più il nostro tempo.
Non mi sto togliendo delle responsabilità che posso certamente avere avuto, intendiamoci. Ma sto dicendo che non sarei fuggita di fronte a nessuna critica, che potessi giudicarla fondata o no. Comunque il mio atteggiamento interiore era di protezione nei suoi confronti visto il periodo che stava vivendo. Per il resto lei mi conosceva e sapeva benissimo che non sono una persona pressante. Sempre aveva saputo dove trovarmi, sempre mi ero fatta trovare.
Qualsiasi “film” lei possa essersi fatta però, anche riguardo il mio comportamento, come lei lo leggeva, o riguardo un suo calo di affetto o quel che era, non l’ha condiviso. E già questa, mi pare, è stata una risposta. Il ponte… radio caduto.
Fu quella la prima volta nella mia vita in cui vidi una persona cambiare di colpo, non nei miei confronti soli, lo ripeto. Per dire lei se n’era sempre fregata della politica, ma si unì ad un gruppo, penso perché aveva bisogno più del gruppo, in quel momento, che dell’ideologia. Cosa che peraltro di per sè non avrebbe cambiato nulla tra me e lei, che comunque avevamo anche sempre avuto amicizie diverse e a volte anche amicizie che non c’entravano una cippa con l’una e l’altra. Cominciò a vestirsi in modo diverso, divenne estrema in una serie di cose. Se una persona ti dice “sto male” puoi anche aiutarla, ma se una persona ti dice “sto bene” o “sto meglio così” e taglia “il ponte radio” chi sei tu per poter realmente sapere se non sta dicendo la verità? (non so se riesco a spiegarmi). A me, per come la conoscevo, pareva che l’avessero rapita gli alieni (non glielo dissi) per lei magari invece aveva trovato finalmente la sua strada, o ciò che a me pareva strano le era di conforto. E’ chiaro che se l’avessi vista veramente in pericolo forse avrei fatto… irruzione. Ma lei non era in pericolo, era solo diversa. Lei aveva avuto una sua “conversione”. Mi ripeto, è chiaro che in amore non è così facile (infatti con lui, il mio lui, ci ho messo anni per gettare la spugna…), ma se io dicessi: la vera amicizia non può finire così direi una bugia. Lei mi ha voluto bene davvero, non ho nessun dubbio. Poi è andata così.
ALEBA: @Farsene una ragione non vuol dire fregarsene e non provare sentimenti riguardo al proprio passato e a come sono andate le cose, per la perdita subita, per il terremoto che ha distrutto tutto, per il fulmine a ciel sereno che ha disintegrato la tua vita. Vuol dire capire che il passato non si cambia, non torna. Per fare pace con il passato bisogna accettarlo e per accettarlo bisogna prendere le distanze da esso. Io ci provo.
io anche 🙂 e anche a non incazzarmi troppo con me 😛
“ruminare da bovino” rendeva benissimo 😉
LUNA – ALEBA
Ciao ragazze. Credo vi appaia evidente il fatto che state scrivendo ad una persona in piena crisi interiore. Una crisi motivata, lucida, una crisi causata. Ma pur sempre una crisi. Durante la mia vita mi sono posto spesso domande su tante cose, ho avuto dubbi, incertezze e chi ne ha più ne metta. Ma sono sempre riuscito a darmi risposte più o meno esaurienti. Ho considerato l’imponderabilità, l’ingiustizia. Ma bene o male non sono mai andato in crisi. Luna capisco cosa vuoi dirmi quando parli della tua amica. E’ capitato anche a me. E ci ho sofferto. Ma come giustamente dici tu l’amicizia non è amore. Che non vuol dire non soffrirne. Ma soffri credo in maniera diversa. Anche se ammetto che ogni caso fa storia a sè. Da come l’hai descritta mi sembra che fosse molto più profonda della mia. Quindi riesco a capire cosa hai provato. Io sono in crisi, in crisi profonda perchè sono stato colpito nel profondo di me stesso. Nell’anima. E faccio una distinzione. Se ti colpisce nell’anima un individuo anonimo è un discorso se ti colpisce la persona più importante della tua vita è un altro. Oltre ciò sono in profonda crisi per il rimpianto, il rimorso, il senso di colpa per non aver creato una famiglia con la donna che amavo. Ed è dura ragazze…durissima. Ma la cosa era risolvibile. Se il problema era questo si era in tempo per affrontare come si doveva la questione e porvi rimedio. Non si è voluto. Non ha voluto. Perchè ?
E’ dura, durissima, alzarsi da due anni la mattina e avere come primo pensiero lei. Lei che non è più con te. E non sai realmente perchè non è più con te. Sai solo che dice di non amarti più. Ma non sai in verità perchè. Non ti spieghi così come te Luna perchè quella persona è cambiata in quel modo nei tuoi confronti. Io ci vivevo ogni giorno, ci parlavo ogni giorno, ci scherzavo ogni giorno. Perchè mi chiedo…perchè ? E continuerò sempre a chiedermelo. E non mi basta sapere che le persone possono cambiare Per assurdo potrei al limite accettarlo ma perchè non dirmi ciò che ti sta accadendo. Anni e anni insieme. Fiducia. Tanta. Immensa. Da parte di entrambi. Condivisione. Confidenza profonde, intime, segrete, fatte per anni e anni. E poi un bel giorno, senza preavviso tutto cambia. “Tu non ha voluto vedere” mi ha detto. Cosa avrei dovuto vedere ? Tra due persone che si sono sempre dette tutto perchè non parlare di quello che sta succedendo.
Io non ho idealizzato mia moglie. Ho solo pensato dopo anni e anni che fosse una persona leale, onesta, pulita. Nonostante tutto so che lo è tuttora. Ma perchè con me non lo è stata ?
La mia crisi, la mia crisi interiore nasce dal fatto che io come persona non capirò mai e poi mai perchè chi sei sicuro che ti ami non possa amarti più. Non si può staccarsi dalla persona con cui hai condiviso tutto fino all’ultimo. Ben inteso Luna e Aleba: accetto i casi in cui ci siano dei problemi esistenti così come nei vostri casi. Luna 7 anni di crisi, Aleba un marito che faceva quel che sappiamo..
LUNA – ALEBA
…ma noi che fino all’ultimo abbiamo condiviso gioie e dolori. Io che fino a tre mesi prima mi stavo lacerando dall’ansia davanti all’ingresso della sala operatoria dove la stavano operando. Con il terrore che non uscisse viva da lì, con il cuore che mi batteva a 1000 all’ora. Noi che due mesi prima avevamo acquistato insieme un appartamento mettendo tutti i nostri risparmi. Noi che due mesi prima facevamo in allegria il “nostro” albero di Natale e il presepe.
Noi che adesso dovremo andare di fronte ad un’aula del tribunale per sancire una “separazione”
Sono in crisi per tutto ciò. Una crisi che mi sta distruggendo ogni giorno sempre di più. Perchè il mio io non riesce ad accettare il fatto che quel passato fatto di tante e tante cose belle possa essersi dissolto così senza un preavviso. Ma a parte questo la mia testa, il mio cuore non capiranno mai come ci si può staccare definitivamente da una persona dalla quale non potevi stare staccata un attimo. Dalla persona che era per te il primo pensiero.
Non immaginate ma a me sembra di essere precipitato in un istante in un altro mondo, dove c’è un altro cielo, un’altra terra, un’altra lingua. In un mondo dove non mi ritrovo. E dove spesso mi domando: “ma io qui cosa ci sto a fare ?”
E’ difficile da spiegare ma quando si crede davvero poi non ci si riprende più. E’ come non avere più stimoli. E ti dai colpe. Pensi di aver sbagliato tutto. Pensi che se avessi capito la normalità delle cose (fare un figlio) tutto questo non sarebbe successo. Perchè poi in fondo la mia crisi nasce anche e soprattutto da questo. Dal rimorso di aver causato tutto ciò. Mi guardo allo specchio. Non sono più io. Ho il viso stanco, invecchiato. Ho gli occhi spenti. Il sorriso che non esiste. Eppure ci sono persone che mi stanno vicino. Anche donne che mi vogliono bene. Ma sono io che non sto bene. E per fortuna che ci sono i miei genitori. Mia madre soprattutto.
Luna, Aleba, sono in crisi perchè credo alle cose semplici, genuine, vere. Posso sbagliare, sono un essere umano. Ma non bluffo.
Sono in crisi e penso ad Aleba. Aleba sei tu che hai lasciato. Sei tu che hai abbandonato. Ma stai male. Stai ancora male. Eri in una situazione assurda, incredibile, hai preso una decisione ma come me vieni qui a scrivere perchè comunque stai male. Pensi ancora a cosa puoi aver sbagliato. Perchè tu Aleba credi nell’Amore, quello vero, come me e come Luna sicuramente. Nonostante tutto Aleba, nonostante il male che ti abbia fatto sono sicuro che provi ancora qualcosa per il tuo ex, perchè gli volevi bene davvero. Sai da mia moglie mi son sentito dire che non ha insistito con il discorso del figlio perchè aveva paura di perdermi e di ferirmi. Vi prego, analizzate questa frase, ditemi cosa vuol dire. Hai paura di perdermi, di ferirmi e poi ? Poi mi butti via e invece di ferirmi mi accoltelli alle spalle ?
Sono in forte crisi interiore care ragazze. E sto cercando aiuto, disperatamente. Ma non so cosa fare.
Un bacio a voi.
Ciao Fuori dal Coro, la tua crisi è evidente ed è chiaro che stai ancora drammaticamente precipidando, devi toccare il fondo..capire che oltre non si va per avere la chance di scegliere se lasciarti andare nelle tenebre o se cominciare la risalita verso un viso disteso, un sonno sereno, la voglia di sorridere. Hai ragione, Fuori dal Coro, io credo nell’amore, anche se ho dovuto rinnegare l’amore che mi legava a lui. Purtroppo l’amore non basta, perchè non esiste un amore incondizionato tra adulti. Forse verso i figli, ma anche li è facile cadere nella trappola della proiezione di sè stessi, dimenticando che i figli sono persone autonome con diritti e doveri propri e mai e poi mai dovrebbero essere chiamati a vivere la vita che vorremmo noi. Questo per dire che l’amore, ho sempre pensato e lo penserò fino alla fine a costo di rimanere sola, deve basarsi sulla comunicazione. Comunicare a cuore aperto! Tua moglie dice che non voleva ferirti e quindi non ha affrontato con determinazione la questione figlio. Ora, secondo me, lei non aveva paura di ferire te ma temeva un rifiuto netto e definitivo da parte tua. Una volta che tu avessi rifiutato categoricamente la paternità, lei avrebbe dovuto scegliere, rimango con lui perchè lo amo e non divento mamma, oppure lo lascio pur amandolo perchè vorrei diventare mamma….ma mamma di chi? se lascio l’uomo che amo, chi mi garantisce che avrò un altro amore nella mia vita? Nessuno! E’ rimasta con te senza affrontare l’argomento, ma dentro sè stessa l’avrà affrontato in mille modi. Errore gravissimo, perchè ha perso di vista la sua scelta di tacere e ha cominciato a pensare che taceva per colpa tua, perchè tu non volevi sentire. Lei si è sentita delusa da te, perchè non l’hai capita. Ma da quello che scrivi lei non ha provato neppure a capire te. Come poteva pensare che ci fosse comprensione reciproca in mancanza di una comunicazione, chiara…sincera, aperta! Se davvero voleva essere capita, doveva essere pronta a capire te. Scusa Fuori dal Coro, ma non mi piace pensare al rapporto tra un uomo e una donna come a un ponte di corda sospeso nel vuoto dove solo uno dei due si arma di coraggio per attraversarlo tutto e raggiungere i pensieri più intimi del partner. Così è come ho vissuto io. No! Ci troviamo a metà strada sul ponte, il pericolo di ferirci lo affrontiamo insieme. Starsene ad aspettare che l’altro/a capisca che deve attraversare l’inferno per vedere che non sei proprio a tuo agio, non va bene. Apri la bocca cribbio. Se qualcosa non va dimmelo e dai un nome preciso a quella cosa in modo che io sappia riconoscerla e possa trovare il modo di organizzarmi per affrontarla.
Abbraccione
Ciao Aleba
Si sto ancora drammaticamente precipitando. E forse non ce la farò a risalire una volta che, chissà quando, avrò toccato il fondo. Troopi sono i sensi di colpa che ho dentro di me: Lei voleva un figlio, non è stata determinata ma lo voleva. Ero io che non lo volevo e che ero ancorato al mio modo di pensare, alle mie paure e al mio voler vivere la nostra vita di coppia. Io ero il muro di gomma che rifiutava la paternità. Anche se ad ogni sua richiesta mi tormentavo con la speranza di riuscire a risolvere la questione e riuscire a decidere di fare un figlio. Ci provavo mi tormentavo l’anima ma non ci riuscivo. E li ho fatto l’ennesimo errore non comunicando a lei che ogni volta tentavo di superare l’ostacolo. Lei si è ritirata in sè. Ma lì è entrato in gioco il suo carattere, il suo modo di pensare, il suo non obbligarmi. Perchè nella sua mente, giustamente a mio avviso, un figlio si desidera non si obbliga. Certo lei non ha preso in considerazione il mio tentativo di riuscire a convincermi. Ma non gliene ho dato modo. E lei si è rintatanata in sè stessa, probabilmente spalleggiata da una terza persona che è subentrata al mio posto. Lei ha accettato la corte di un’altra persona e alla fine ha scelto di lasciarmi. A nulla è valsa la mia maturazione, il mio amore sincero, i miei anni puliti verso di lei. Per lei ormai contava il figlio che probabilmente poteva ottenere con un’altra persona. Su questo lei non è stata leale perchè ha giocato con i miei sentimenti. Forse ha pensato che rifiutando il figlio non l’amassi o volessi farle del male. Spesso con le donne che desiderano fortemente un figlio non si ragiona. Io questo non l’ho capito, l’ho sottovalutato. Ingenuamente ho anche pensato che un vero amore non potesse essere soppiantato da un desiderio seppur importante come quello di un figlio. Anch’io desidero un figlio adesso ma non riuscirei a farlo con nessun altra donna perchè amo mia moglie. La differenza sostanziale sta qui. Io amavo mia moglie e non pensavo ad una famiglia. Lei mi ha amato fino a che è sopraggiunto il desiderio di un figlio che ha soppiantato il mio amore per me. D’altra parte per una donna è più importante avere un figlio che un marito. Lei ha sbagliato a non dirmi che il mio rifiuto avrebbe potuto causare un suo allontanamento. Avrebbe dovuto farlo se davvero mi amava. Ecco la sua colpa. Se lo avessi saputo per amor suo avrei sicuramente vinto le paure e le mie incertezze. D’altra parte l’ho dimostrato nel momento in cui mi ha comunicato l’intenzione di riflettere alcuni giorni. Nessuno mi obbligava a fare un figlio. L’avrei potuta lasciare andare dicendole che purtroppo un figlio non lo desideravo. Ma non l’ho fatto. Il mio amore per lei mi ha fatto scattare quella molla che mi avrebbe permesso di diventare padre. Un padre esemplare come sempre diceva lei. E’ una storia assurda la mia. Pazzesca. Per questo non credo che riuscirò mai a risalire. I sensi di colpa, i rimpianti, i rimorsi sono tanti…troppi.
Ciao
@Ben inteso Luna e Aleba: accetto i casi in cui ci siano dei problemi esistenti così come nei vostri casi. Luna 7 anni di crisi, Aleba un marito che faceva quel che sappiamo..
ARIDAJE 😉
a parte che la realtà la si accetta comunque, perché quella è (lei non sta più con te, lei ti ha detto e dice che non ti ami più), perché il solo modo per affrontare la realtà è affrontarla per quella che è, stringi stringi, innanzitutto, ti ho già detto che:
a) Io che fino a tre mesi prima mi stavo lacerando dall’ansia davanti all’ingresso della sala operatoria dove la stavano operando. Con il terrore che non uscisse viva da lì, con il cuore che mi batteva a 1000 all’ora. Noi che due mesi prima avevamo acquistato insieme un appartamento mettendo tutti i nostri risparmi. Noi che due mesi prima facevamo in allegria il “nostro” albero di Natale e il presepe.
Lui che fino a tre mesi prima veniva con me da mia nonna in ospedale, assolutamente partecipe, noi che pochi mesi prima avevamo preso una casa in affitto e che a noi pareva stupenda, noi che fino a cinque minuti prima ridevamo scherzavamo ecc ecc.
Tu accetti la fine della mia storia, perché hai deciso TU che nella mia c’è la logica e nella tua no, ma mi sembra abbastanza ovvio ed evidente che in ogni caso sia più facile vedere delle logiche nelle storie altrui che nelle proprie nel momento in cui la propria realtà la si vive come inacettabile.
Per quanto mi riguarda potrei dirti che non vedo grande differenza tra una o l’altra immaturità nell’affrontare le questioni importanti della vita in modo realmente empatico e democratico.
Per me che leggo da fuori potrebbe essere assurdo che tu ti massacri con il rimpianto di non aver avuto un figlio con una donna che ha trattato la questione della maternità in maniera così autoreferenziale, solipsista, che non ha verbalizzato i suoi conflitti e si nasconde anche dietro il fatto che comunque sarebbe colpa tua se non l’ha fatto perché LEI aveva paura di perderti.
Che ti ha messo davanti prima alla sua mancanza di chiarezza e poi con il fatto compiuto della sua decisione senza appello, evitando di parlare prima, in modo diretto e chiaro, ma poi lasciandoti da solo, con un biglietto pagato, per sederti, appunto da solo, a guardare un film che si è girata tra lei e lei dai titoli di testa, ai titoli di coda, e in cui non ci sono neanche i ringraziamenti perché ha pure girato, a tuo dire, tutto in negativo.
per quanto mi riguarda potrei dirti che da fuori non solo ci sono tutte le ragioni per pensare di separarsi, tu, da una persona così inaffidabile, ma anche di portare un cero alla madonna per non aver avuto un figlio in una situazione come quella che lei ti ha palesato in modo retroattivo.
E’ ovvio che io non ho sentito la sua campana, non posso sapere come sia giunta alle sue conclusioni, e che ti conosco appunto in un momento di crisi, però se guardo il tuo punto di vista (cioè quello che tu racconti, perché in realtà il tuo punto di vista è autocolpevolizzante
si dovrebbe evincere che lei ha agito in un certo modo.
Il modo che andava bene a lei secondo le sue considerazioni.
Ti ho già detto molte volte che il fatto di relativizzare le logiche e le “giuste cause” non ti serve a NIENTE.
Nel momento in cui tua moglie ti avesse detto: caro, abbiamo un problema, avreste anche potuto portare le cause e i problemi di fronte ad un terapeuta o comunque discuterne insieme per trovare delle soluzioni, ma visto che così non è la realtà dei fatti è comunque preponderante rispetto alle cause.
Ciò non significa che tu non possa stare male per ciò che trovi assurdo e shoccante dal tuo punto di vista, ma significa che comunque STAI ANALIZZANDO LA COSA DA SOLO e in modo autocolpevolizzante, e stai rifiutando di accettare il fatto che questo matrimonio è comunque finito da due anni.
Poi non posso sapere se come Liz e Richard Barton vi sposerete altre due volte o quante erano, ma in questo momento QUESTO MATRIMONIO NON C’E’.
Che ti sembri giusto, ingiusto, logico, illogico COSI’ E’.
Tu stai lì a massacrarti con questa cosa che non hai dato un figlio alla donna che amavi come se tu avessi la certezza che, dandole un figlio, le cose sarebbero andate diversamente.
Quando però lei appunto ti ha detto una serie di cose che esulano dalla questione specifica.
Pensa, tu ti massacri con questa cosa magari per i prossimi vent’anni, convinto. Poi un giorno magari la incontri e lei ti dice:
ma davvero ti sei massacrato con questa ragione? Scusami, forse avrei dovuto mandarti un fax o dirti a voce che in seguito, pur non volendo tornare con te, mi sono resa conto che quella non era la principale ragione per cui avevo messo fine al nostro matrimonio, ma perché, in un mio periodo particolare, avevo visto le cose da un certo punto di vista.
Oppure potrebbe anche pensarla come la pensa per i prossimi 50 anni, ma ciò non significherebbe che sia la TUA verità, anche.
fuori dal coro: insomma lei è comunque giustificata almeno in parte, perché tanto ‘con una donna che vuole un figlio non si ragiona’ e anche se avesse voluto un figlio indipendentemente se con te, mentre tu non hai comunque giustificazioni, ma ti spettano colpe, rimpianti e rimorsi, facendoti totale carico anche di cosa lei ha fatto-non fatto, detto-non detto? – la tua storia non è poi così assurda, quello che colpisce è come però ti fai carico di tutto. Ora ti chiedo: visto come ha gestito il tutto pensi che, in presenza di una terza persona, lei ti avrebbe detto ‘me ne vado perché i miei desideri e scelte mi portano da un’altra parte’? Perché sparire senza un confronto e dire ‘è tutta colpa tua. Tu hai sbagliato tempi e modi. Mi son disamorata a causa tua. Non ho parlato, ma mica è stata una mia mankanza etc’. Non potrebbe anche essere la via più facile invece di dire ‘ho scelto di separarmi perché andava bena me’?
Luna Cara
Forse a volte non ci capiamo. Io non dico che sia più facile accettare la fine della tua storia a differenza della mia. Dico solo che una storia che va avanti con 7 anni di crisi sia indice che comunque nella storia qualcosa non va. Sette anni non sono pochi. E’ la durata del mio matrimonio. Se vivi sette anni di crisi ti rendi comunque conto che qualcosa non funziona. E se arrivi alla fine della relazione è perché evidentemente hai provato di tutto.
A me non è successo questo. Io mi sono trovato al fatto compiuto senza il benché minimo segnale di crisi. E comunque andare a trovare una nonna in ospedale e prendere una casa in affitto non credo sia la stessa cosa che impazzire di ansia dinanzi a tua moglie in sala operatoria o tirare fuori migliaia di euro in un solo colpo, i risparmi di una vita e comperare una casa due mesi prima del fatto compiuto insieme alla tua compagna. Credo che siano due cose che attestino che esiste amore e progettualità tra la coppia, non crisi. Non tiri fuori tutti i tuoi risparmi di una vita per acquistare casa con tua moglie sai di attraversare anni di crisi, con la coscienza quindi che tante cose non vanno.
Io non vivevo queste cose. Tu invece mi pare che hai raccontato in qualche tuo post che il tuo compagno era entrato in crisi con se stesso e con il rapporto di conseguenza. Segnali inequivocabili di cui eri pienamente cosciente. E per i quali non credo fossi così serena.
Certo, io sapevo che lei voleva un figlio. Ma non evincevo dai comportamenti di ogni giorno che ci fossero problemi che potessero minare il nostro rapporto. Soprattutto considerando il fatto che io ero assorto spesso in pensieri che potessero convincermi all’idea di formare una famiglia. NON PENSI A CONVINCERTI DI FARE UN FIGLIO SE TIRA ARIA DI CRISI.
Tu da fuori mi dici che leggendomi avrei potuto avere io le ragioni per sapararmi da una donna così inaffidabile, ma soprattutto di portare un cero alla madonna per non aver avuto un figlio in quella situazione che lei mi ha palesato in modo retroattivo. Potresti aver ragione. Ma ti assicuro che mia moglie tutto era fuorché una persona inaffidabile. Anzi l’esatto contrario. Ed è questo uno dei tanti motivi per cui mi massacro e mi distruggo all’idea che questa relazione possa essere finita.
Giustamente tu senti una sola campana. Ma come altrettanto giustamente dici, io mi autocolpevolizzo. Non credo tu mi abbia mai sentito parlar male di mia moglie. Se non relativamente a questi due anni di separazione in cui onestamente mi ha fatto del male come non mi sarei mai aspettato. E’ chiaro che come dici tu lei ha agito secondo le sue considerazioni. E capisco benissimo quando mi dici che io sto rifiutando di accettare il fatto che questo matrimonio sia finito da quasi due anni.
Io capisco tutto Luna, capisco tutte le considerazioni che fai. Ma ti assicuro è difficile per me se non impossibile accettare non solo la fine ma il modo in cui è finito questo matrimonio. E dici altrettanto…
…bene quando sostieni che io sto a massacrarmi per non averle dato un figlio con la certezza che le cose sarebbero andate diversamente.
Cara Luna questo aspetto del figlio è la cosa più devastante di tutte. La parola figlio, famiglia, è presente ogni momento della giornata. Non puoi vedere un film, entrare in un centro commerciale, vedere uno spettacolo televisivo, andare al cinema per non sentire parlare dei figli. E ogni volta mi distruggo il cervello all’idea che io mi sia rifiutato all’idea di formare una famiglia. Mi arrovello il cervello nel domandarmi il perché non sia stato in grado di superare questo ostacolo e soprattutto perché mi sia ostinato a rifiutare di farlo. E’pazzesco questo. Ti fa diventare matto.. Per questo nella mia testa è poco importante quanto e perché abbia sbagliato mia moglie. La cosa grave e che ti impedisce di continuare a vivere è che sei cosciente del fatto che tu hai fatto qualcosa che in partenza non era regolare. Lei per anni me lo chiesto ed io mi sono rifiutato manifestando una testardaggine tale che oggi non concepisco. Il comportamento di mia moglie è chiaro. Mi amava, pensava di essere d’accordo con me sulla questione figlio ma poi la natura ha bussato e lei ha sbattuto contro un muro. Finchè, forse anche spinta da qualche mia risposta sbagliata si è allontanata da me, forse anche attratta da una terza persona che magari le proponeva cose che io rifiutavo. E tu sai benissimo che voi donne (in genere) siete facili a perdere la testa nei confronti di chi vi fa vedere la luna, semplicemente usando modi gentili e attenzioni che vi mancano in un determinato momento. Questa è storia del mondo Luna.
Detto questo, passo all’ultima parte del tuo post sul fatto che se lei in presenza di una terza persona avrebbe accettato il confronto evitando di dire che non era solo colpa mia. No Luna non l’avrebbe fatto e ne ho le prove. Lei in ogni modo è voluta uscire pulita da questa storia nascondendomi ciò che invece io avevo scoperto.
Ma questa è la seconda cosa che mi addolora Luna. Perché quando credi davvero in una persona. Quando credi a lei come ai tuoi genitori è terribile scoprire l’inganno. E’ un serpente che si morde la coda la mia storia Luna. Da una parte l’assurdità del mio comportamento riguardo la creazione di una famiglia: la cosa più naturale e bella di questo mondo. Dall’altra la bellezza e la purezza del nostro rapporto fondato sulla lealtà e fiducia reciproca. Anni e anni meravigliosi, i più belli della mia vita. Di contro il non voler salvare il matrimonio (bastava un deciso confronto a due) e il nascondere una crisi interiore che ha sfociato nell’intervento di una terza persona..
E in tutto questo una sola domanda/risposta: se avessimo avuto un figlio sarebbe successo tutto questo ? Io sono convinto di no. Ma in ogni modo non avrei avuto nulla da rimproverarmi. Avrei continuato ad amare mia moglie. E quel che è certo ne avrei dato ancora di più a chi di certo non lo avrebbe rifiutato: mio figlio.
Luna
Intanto vorrei invitarti a leggere (se non lo hai già fatto) questa lettera scritta su questo sito: “Cos’è l’Amore? (2)”
E’ una delle ultime, mi pare sia del 26 o 27 gennaio 2012
A parte questo. Alcune ultime considerazioni:
Quello che vorrei cercare di far capire è che il mio stare male esula dall’accettazione della realtà dei fatti.
Credo che il tutto nasca da come si è vissuto il rapporto. Io e parlo di me perchè a questo punto devo parlare singolarmente, ho vissuto un rapporto che può essere considerato “da favola”.
Nel senso che era un rapporto che mi faceva estraniare dal mondo. Con una persona che vedevo diversa da qualunque altra. Ma non solo perchè fosse mia moglie e, pertanto, logicamente fosse diversa da chiunque altra.
Ma proprio perchè “razionalmente” vedevo questo mio rapporto come una “favola”
Nei nostri quasi 20 anni ho avuto spesso modo di confrontarmi con altre realtà di coppia, e mai dico mai ne ho invidiata qualcun altra.
Mi sembrava davvero di vivere nel mondo delle favole. Anche se come tutti vivevamo la realtà. Non è che non seguissimo le vicende del mondo. Ma per me, il rapporto con mia moglie mi sebrava davvero “unico” e vedevo lei come persona “speciale”, incapace di fare del male, incapace di ingannare. Così come me. Io non so fingere Luna. Se provo a farlo mi si legge in faccia. Ma nessuno me lo ha mai letto perchè non ho mai finto.
Oggi senza quella “favola” mi sento solo. Mi sento precipitato in un mondo che non conosco. E il solo pensiero di non riuscire più a parlare con mia moglie, di non averla più vicino, di non riuscire più semplicemente a scherzare con lei mi fa rappresentare me stesso come il famoso dipinto “L’urlo”. Che descrive esattamente l’angoscia.
Ecco io quasi ogni giorno sono angosciato al solo pensiero che lei non ci sia più. Tutti bene o male si fanno una ragione di un abbandono, di una separazione. Io non riesco. Forse perchè alla fine vivevo una “non realtà” ma una favola.
Io giuro, e mi devi credere Luna quando lo dico, che non riesco a rendermi conto del fatto che io possa averla ferita quando le rifiutavo un figlio. Non riesco davvero capire quando e se realmente le ho fatto così male. Tanto a tal punto da modificarsi così.
Io credo che chiunque quando si sposi o conviva pensi che la sua storia potrebbe terminare. Io no. Mai avuto questo pensiero, questa sensazione. E questo è stato un male. Perchè non consideravo l’eventualità talmente la fiducia che avevo in lei. Io poi mi tenevo fuori gioco perchè mai avrei potuto porre termine alla nostra relazione. E me ne sono capitatre di occasioni. Ma per me nulla contava più di lei.
Leggiti quel post Luna. L’ho letto oggi. Mi ha fatto molto riflettere e credo ci siano moltre, troppe verità. Vorrei sapere il tuo parere.
Ciao Buonanotte.
fuori dal coro: ora è molto tardi, torno domani e leggerò la lettera. Alcune considerazioni: i miei 7 anni io li metto in relazione ai tuoi due, non a quelli precedenti. Comprendo quando dici che io ho avuto la possibilità di tentare dopo lo shock post favola e tu no, ma di fatto io ho avuto a che fare con un atteggiamento chiuso che non mi invidieresti. Tu ‘paragoni’ te di ora a me dopo 7 anni. Io ti dico che durante quei 7 anni mi sono sentita riguardo la favola e il dolore come te ora. Ma il punto non è chi peggio chi meglio, più o meno ragionevole o facile. Mi è chiaro perché stai male e ne hai ogni diritto, il problema è che se ti riconosci tu stesso un trauma e uno stato di malessere che ti ossessiona puoi aver bisogno di uno specialista per questo problema. Non relativizzare ciò che è importante per gli altri e che significato ha. TUTTI quando si sposano e amano mettono in preventivo che può finire e TU no? Ma che dici? E certo che so cosa significa pensare favola e eterna. A parte ciò: non era una nonna, era la MIA per me. E la persona che anche lui amava come una persona speciale. E mia nonna per me è stata una presenza stracentrale. E l’hanno strappata, allora, alla morte. Io ho capito che stai malissimo e perché e rispetto il tuo dolore. Dico che così però ti fai ancora più male. Mi è anche chiaro che per te siete stati unici e perché. Ma quando ti dici che nessuno ti può veramente capire sei tu che non riesci a cogliere che capiamo ma che così tu non aiuti te stesso
Ciao a tutti. Quando sei nel profondo della crisi sentirsi dire che la vita va avanti, che qualcosa di meraviglioso ti accadrà quando meno te lo aspetti, quando hai tirato i remi in barca, suona stucchevole retorica che non hai proprio voglia di sentire. Gli anni trascorsi con tua moglie, Fuori dal Coro, sono stati una favola…ma sono passati. E’ terribile dover pensare che è tutto finito, che quel tempo non torna e che qualcosa ha bruscamente cambiato la vostra destinazione, separando le vostre strade. Il tuo rifiuto di avere un figlio sarebbe stato, dunque, così netto e IMPOSTO da indurre tua moglie ad un colpo di testa inaudito?? No Fuori dal Coro, la responsabilità non è solo tua. Tu sai come stanno le cose, solo che non le vuoi accettare. Tua moglie ha manifestato benessere e gioia anche se dentro era frustrata a disagio. Che lo abbia fatto per proteggere te o sè stessa si è comportata in modo molto immaturo. Dei problemi si parla, non si sbatte in faccia il fatto compiuto. Non con tuo marito, non in famiglia soprattutto quando CREDI nel tuo legame con una persona. Mentre da parte tua è mancata la comunicazione riguardo i ragionamenti personali che stavi facendo proprio perchè erano intime paure e perchè forse hai agito in modo ingenuo e fiducioso (visto che si trattava delle donna che amavi riamato ..una favola), da parte sua la comunicazione è mancata in modo conscio, e da un certo punto in poi, in modo fraudolento. Già, perchè lei non ha voluto passare attraverso i raggi X per mettere a nudo tutto di sè stessa, per assumersi la responsabilità del non aver chiaramente esposto la sua esigenza, dell’aver rivolto ad una terza persona le sue confidenze, dell’aver deliberatamente ignorato la sofferenza che ha inflitto all’uomo che aveva dichiarato di amare. Uscire pulita, questo era il suo pensiero. Ok, tu non vuoi ancora passare attraverso l’attribuzione delle responsabilità a lei..perchè hai bisogno di essere certo che ciò che hai vissuto con lei fosse reale, pur somigliando ad una favola. Era reale, Fuori dal Coro, lo è stato fino al fulmine a ciel sereno. Anche mentre ti trattava amorevolmente, prima del fulmine, era reale…era la realtà che lei voleva farti vivere, non sapeva quando sarebbe esploso il tutto. E’ vero che se tieni sotto pressione un recipiente sigillato e piano piano aumenti la pressione, ad un certo punto cede. Lei ha ceduto e tutto quello che si era tenuto dentro, tutti i suoi ragionamenti unilaterali sono usciti alla rinfusa sommergendoti nell’unico modo possibile. C’erano stati segnali? preavvisi? Qualcuno pagherà i danni?? Lo so che ti servono risposte per metterti l’anima in “pace” ma se lei non ammette il confronto, noi qui possiamo fare solo supposizioni. Analizziamo, studiamo ipotizziamo. L’unica verità è che si è concluso un capitolo, in modo inaspettato ma si è concluso. Il libro non è finito, scrivi Fuori dal Coro, ritrova la voglia di scrivere, non lasciare pagine bianche,vai oltre un giorno per volta.Baci
io credo nell’approccio della psicologia cognitivo comportamentale, e ci credo, a parte per esperienza personale, perché secondo me è vero che i problemi emotivi “siano in gran parte il prodotto della rappresentazione soggettiva della realtà”.
Cioè non sono gli eventi e creare e mantenere problemi psicologici (intendo ansia, angoscia, panico, depressione), emotivi o di comportamento, ma anche le strutture attraverso cui guardiamo e interpretiamo il mondo.
Ciò non significa che non esistano le emozioni, l’amore, il dolore, la tristezza, la gioia, ma significa che di fronte ad un evento vissuto come traumatico possiamo reagire in diversi modi.
E ciò non significa neppure cambiare la propria personalità o i propri valori. Significa piuttosto renderci conto che, anche essendo chi siamo, non esiste una “strada sola”, e che un trauma ha una risoluzione interna possibile.
Mi rendo conto che può essere difficile spiegare quello che voglio dire, ci provo:
relativizzare non ti serve a niente, anche se magari lo usi per “autorizzarti” a stare così male o per spiegare come ti senti. Ricorre spessissimo nei tuoi post (così pare a me, è la mia percezione) qualcosa tipo:
non riesco a spiegare quanto soffro e l’entità del mio trauma e perché io non possa superarlo
voi non capite quanto sto male e perché
voi non capite cosa mi ha veramente traumatizzato e quanto
e per fare capire relativizzi di continuo con le esperienze altrui, non rendendoti conto però che il motivo per cui le esperienze altrui ti sembrano meno “cariche” o “più cariche” è perché le guardi da fuori. Ma è come stai guardando TU la tua realtà che ti distrugge, anche attraverso il blocco e l’autocolpevolizzazione.
Sono frasi come: @io credo che CHIUNQUE quando si sposi o conviva pensi che la sua storia potrebbe terminare. Io NO. Mai avuto questo pensiero, questa sensazione
anche quelle con cui ti freghi. Ma perché, secondo me (ovviamente posso sbagliare) ti muovi costantemente tra relatività e assoluti.
Sottolineando queste frasi non è che dici che gli altri non soffrono e tu sì, che gli altri sono meno sensibili e tu sì, che la tua esperienza è stata spaziale e le altre no, ho capito che lo dici per gridare quanto tu stia male, quale sia la tua grande sofferenza proprio in base al tuo modo di sentire e al tuo modo di vedere la vita, e di aver visto e vissuto questo rapporto. Ma è appunto per quello che ti ho indicato l’approccio cognitivo comportamentale.
Lo dici tu stesso: poiché io sono fatto così e penso così e sento così questa cosa per me è devastante.
la sensazione di incomprensione ecc che provi mi è invece di per sè comprensibile. Quello che ti dico però non è che non puoi stare così male, che esageri, che è solo una storia d’amore e perché la fai così lunga… Ti dico: ho capito.
e quando ti dico “ma i fatti sono che” non lo dico perché non capisco che al di là dei fatti ci sia l’emotività personale o il modo di affrontare le situazioni e le esperienze, anzi…
Ma quello che ti
dico è che nel momento in cui io mi fisso in un pensiero ricorrente che mi logora il pensiero ricorrente è un sintomo di un malessere che non sto risolvendo. O meglio, un pensiero ricorrente può essere anche la manifestazione dei miei pensieri e del mio trauma subito e del mio dolore, ma nel momento in cui questa cosa mi invade totalmente, mi sovrasta ripetermi: è così e basta ed è ovvio perché ho troppo sofferto o perché i fatti mi sono insostenibili o perché è chiaro che una cosa così non si può accettare e superare
non ti serve a niente.
io non ho avuto tempo di leggere quella lettera che mi dicevi, poi lo faccio, ma se vai in giro per il forum troverai centinaia di lettere in cui le persone esprimo un stato di “fissità”, ma in seguito anche di averlo superato. Perché? Perché i pensieri ricorrenti non sono una conseguenza diretta degli eventi, ma un nostro modo in cui stiamo reagendo agli eventi.
Nessuno dice che tu non possa stare male perché senti la parola figlio e fai una serie di considerazioni, nè che tu non possa stare male per la fine del tuo matrimonio, nè che tu possa essere shoccato per come si è svolta la questione e continua la questione, nè che tu non possa avere amato e avere una tua idea di cosa sia l’amore, nè che tu non possa stare male, nè che tu stia male anche perché non trovi risposte nè che sia assurdo di per sè che tu stia cercando risposte…
ma, a questo punto, il fatto che stai male TU per come stai vivendo la cosa è molto più in rilievo della fine del tuo matrimonio, se pure la causa scatenante del tuo malessere è quella. Ma, appunto, come dici tu, la fine è stata traumatica anche per come tu guardi la vita e vivi questa esperienza.
Ora devo scappare, e mi rendo conto che è difficile spiegare ciò che intendo. Se per caso Marquito passa di qua e ha capito cosa intendo (penso di sì) magari può darmi una mano a spiegarlo meglio. Ma anche Aleba o Maria forse hanno capito ciò che intendo dire.
Bacio
Ciao Luna
Perdonami ma non si possono mettere in relazione i tuoi 7 anni di crisi con i miei 2. Per un semplice motivo: i tuoi 7 anni di crisi li hai vissuti in casa con il tuo compagno. Io no. Potevate dialogare ogni giorno cercare di capire i suoi comportamenti i suoi atteggiamenti…io no. Noi per due anni eravamo separati di fatto. Di punto in bianco. Senza aver avuto la possibilità vera, reale, di parlare, di capire cosa stesse succedendo. Mi sembra una differenza sostanziale.
Poi Luna devi credermi. Io non pensavo proprio che la nostra storia potesse finire. Forse ingenuamente per carità. Ma mi sono visto insieme a lei, diversi dagli altri. Con delle basi troppo solide sperimentate nel tempo. Lo so che era tua nonna alla quale eravate legatissimi. Ma si trattava comunque di un’altra persona. In ogni modo estranea a voi due. Quando ero in ansia in ospedale, in sala operatoria c’era lei, mia moglie. Non so se riesco a spiegarmi come vorrei.
Ciao Aleba, grazie del tuo intervento. Capisco quello che scrivi. Ma ti rendi conto che dicendomi ciò non fai altro che confermarmi l’assurdità di quanto è avvenuto nella mia storia ? Mia moglie che manifesta benessere pur sentendosi frustrata ed io che non riesco a capire questo stato di cose ? E’ semplicemente pazzesco. E avvalora ancora di più il mio sentirmi in questo stato di estrema depressione e autolesionismo. Una persona che ha passato da un pezzo la soglia dei 40 anni che non si rende conto che la propria moglie sta attraversando un periodo di crisi (anche se lo cela) a causa della mancata maternità ? E una donna ultratrentenne che ti tratta amorevolmente non sapendo che di li a poco ti avrebbe sferrato una coltellata micidiale ?
Io lo so che la realtà è questa. Che lei mia moglie si è tenuta tutto dentro per poi scoppiare come una pentola a pressione. E lei quando si è confrontata con me non ha fatto altro che accusarmi di questo. Cioè di non essere stato in grado di capire che lei stesse soffrendo. Che io con il mio modo di essere egoista e di pensare, a suo modo di vedere, a me stesso, non ho voluto vedere la sua sofferenza perché mi faceva comodo così. E tutto questo cara Aleba visto dal mio punto di vista è tremendo, è pazzesco, è assurdo, è devastante, è terribile. Ti fa sentire un fallito, un insensibile, una persona che ha buttato la sua vita per non essere stato attento, per aver sottovalutato alcune cose importanti della vita. A me non servono risposte per mettermi l’anima in pace. La mia anima non sarà mai in pace. Come mai esserla. Potrei accettare il dato di fatto che lei non è più con me. Che lei si è voluta separare da me. Ma l’anima in pace io non l’avrò mai. E soprattutto non sarò mai in pace con me stesso. E’ questo che tutte le persone che mi stanno vicino non riescono a capire. La pace in me stesso. Quella non la riavrò mai qualunque sforzo io possa fare.
Ritorno a Luna:
Luna ho letto il tuo post riguardo la psicologia cognitivo comportamentale. E’ chiaro che io…..
….sto vivendo in maniera devastante la fine del mio matrimonio per il modo in cui guardo e vivo la vita. Certo è che un’altra persona non la vivrebbe come me. Ma un’altra persona probabilmente non si sarebbe fatta nemmeno tutte quelle “seghe mentali” riguardo la messa al mondo di un figlio. Questo è un dato di fatto. Ed io nella mia messa in discussione pongo anche questo aspetto. Vedi Luna. Io ho puntato tutto sulla mia relazione. Il mio equilibrio si è stabilizzato con la relazione. La vita che facevo con mia moglie dopo il matrimonio mi aveva dato equilibrio. Cambio di vita, modo di vivere, rapporto a due che ho sempre cercato. E’ chiaro che la fine del matrimonio non ha decretato solo la fine del mio rapporto di coppia ma anche lo scombussolamento del mio equilibrio. In pratica son tornato indietro di 20 anni a quando cercavo qualcosa o qualcuno che mi desse equilibrio. Vedi Luna, dall’età di 19 anni fondamentalmente ho sempre vissuto in coppia. Nel senso che, magari non convivevo ma ho sempre avuto una donna con cui relazionarmi in un rapporto a due anche se fino all’incontro con mia moglie, avvenuto dopo i 30 anni, questi rapporti non erano mai completi sotto il punto di vista del dialogo e della progettualità. Per cui ero sempre alla ricerca di qualcuno che mi desse un equilibrio, che mi desse la possibilità di condividere un progetto, una condivisione di interessi insieme. E questo alla fine dopo innumerevoli tentativi l’avevo trovato in quella ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Io sapevo quello che volevo. Solo che quello che volevo non era facile da trovare. E quando l’ho trovato sapevo dentro di me che non avrei mai voluto perderlo. Perché questa donna rappresentava la mia conquista soprattutto considerando il fatto che c’era l’amore reciproco. E’ chiaro quindi il fatto che personalmente vivo questa separazione come un estremo trauma perché non ho perso solo la compagna che amavo e che mi amava ma ho perso la ragione della mia vita. Quella che si trova e si ama una volta sola nella vita. Il mio grosso rammarico a prescindere dai suoi errori che possono esserci anche stati è stato quello di non essere stato troppo attento.
Per questo per me sarà dura da adesso in poi. Non è facile per me pensare di poter ritrovare un equilibrio da solo. Nè altrettanto facile pensare di ritrovarlo con un’altra donna. Io ho in mente mia moglie non solo perchè ci amavamo ma per il suo modo, magari inconscio, di trasmettermi equilibrio. Ed avendo io equilibrio acquistavo quell’estrema sicurezza di cui lei mi ha accusato. Se non avessi avuto paura di avere un figlio, ma dall’inizio intendo, senza che lei dovesse chiedermelo credo che saremmo stati davvero una coppia perfetta perchè ci completavamo. La questione figlio ha spostato gli equilibri. Da qui il mio autolesionismo: la sottovalutazione di questo problema che ha creato il disastro in me ma anche in lei. Non so se lei sia così realmente serena. Non lo so proprio. Ciao Luna e Aleba
quindi, pensi di provare un approccio cognitivo-comportamentale (o qualsiasi altro per affrontare questa sindrome d’ansia e sensazione di malessere? Fuori dal Coro, la gente capisce eccome quando tu dici ‘non sarò mai in pace con me stesso’. Il punto è che lo capisce proprio perché ti sente che sei come chi rivede la scena di un incidente in continuazione, dandosi la colpa di essere uscito di casa quella mattina. Ma per questo non serve essere innamorati. Non dico che non lo sei, ma i tuoi post trasudano molto più ‘aspettativa disattesa’ che mal d’amore. E frustrazione per non aver saputo mantenere un’IDEA di relazione. Voglio dire che tu non sei in pace con te proprio per come stai affrontando la cosa dentro te in modo univoco e ossessivo. E anche leggendo le cose lo fai. – certo che posso credere che tu abbia pensato basi solide e non finirà. Capita a milioni di persone al mondo ogni secondo. Ti dicevo che non è che TUTTI sono da una parte e FUORI DAL CORO da un’altra. -fregatene dei miei 7 anni -non è così semplice come dici tu – che la relativiz non ti serve.
@Fuori dal coro.. Un figlio non avrebbe risanato la tua relazione non fartene una colpa. Scusami, lei non ti amava! Il figlio e’ solo un alibi che regge perche’ tu lo vuoi, ma se riuscissi a ripercorrere la vostra storia troveresti le vere cause . L’amore va’ oltre, molto piu’ di un figlio. Abbandona i tuoi sensi di colpa, nella tua storia chi soffre sei solo tu.
Fuori dal Coro, ti senti fallito e insensibile perchè non essendo un oracolo, sensitivo, paragnostico, non hai capito che lei era in crisi…mentre lei si impegnava per mascherare la crisi???? Scusa ma per me è una cavolata. Guarda che io sono come te, anche nell’assurdità della mia situazione io ancora mi interrogo sulle mie mancanze. Mi chiedo se ho sbagliato a smettere di dedicarmi al benessere del mio ex. Se ho sbagliato a cominciare a pensare “voglio separarmi” invece di pensare ancora “voglio tenere unita la famiglia”. Per me tu stai vivendo proprio un lutto, non dico che è come se fosse morta lei…ma è come se fosse morta la tua vita. Anche da come parli del tuo equilibrio si capisce che sei convinto che questa sia la perdita più grave che ti potesse capitare. E’ come se tu fossi morto con la separazione. Ma tu non ti rendi conto che sei in vita? Le sabbie mobili dove stai annaspando da due anni sono ricordi, ricordi che la memoria riesce persino a manipolare per rendere te un perfetto capro espiatorio? Tu non VUOI sbrogliarti, non vuoi ripulirti, sgranchirti le gambe e riprendere il cammino. Non vuoi farlo perchè temi che lasciando quel luogo di espiazione dove tu sei giudice e condannato, perderai la concezione stessa di te, dell’uomo che hai sempre avuto davanti e dentro. Temi che l’uomo che dovresti guardare non ti piacerebbe, perchè tu l’amavi e devi pagare per non averla resa felice. Spirito da cavaliere dall’armatura dorata, certo ammirevole. Ma anche i cavalieri si levano l’armatura per andare a dormire, non è concepibile che siano sempre attivi per proteggere la povera fanciulla indifesa. Tua moglie non era indifesa e, perdonami, pur essendo ultratrentenne si è comportata come una quindicenne. Tu vuoi punirti per non aver capito tua moglie per averle fatto perdere la favola e per averla persa tu. Hai sbagliato Fuori dal Coro, ma il tuo errore non è stato non immaginare quanto fosse importante un figlio per tua moglie, tu hai sbagliato a pensare che la vita possa essere fissata in un quadro costante. Una fotografia di eterna felicità. La fine della favola ti ha fatto mettere i piedi per terra. L’occasione di capire che da un momento all’altro la vita può subire cambiamenti da cataclisma,per questo bisogna apprezzare l’oggi e non vivere troppo nel ieri, nei rimpianti, nei rimorsi. Per questo non esistono favole che non possano finire. Oggi smetti di piangere per i tuoi errori di ieri, non sei un “marito cattivo” o un “uomo che non ama” se smetti di piangere e di autoflagellarti. La pena l’hai scontata, non dico di odiare lei, ti chiedo di amare te stesso, di perdonare i tuoi limiti e le tue paure. Ti chiedo di accettare di non essere perfetto e che lei non è perfetta. Domenica è stata una giornata terribile, ho pianto tutto il giorno pur facendo tante cose in casa. Di fronte all’ennesima dimostrazione di quanto mi abbia “non amato” il mio ex, io ho avvertito una sensazione nuova, tristissima ma efficace: l’accettazione.
Ciao Alessandro
Benvenuto. Grazie per il tuo post. Anch’io convengo in parte con quello che scrivi, nel senso che l’Amore va oltre. Ma lei mia moglie per troppo tempo mi ha chiesto un figlio e troppe volte le ho risposto di no. Per le donne un figlio vale molto di più dell’amore verso un uomo e se il tuo uomo si rifiuta difficilmente ti perdonano. Questo l’ho scoperto dopo. Ho sottovalutato il punto di vista femminile, l’orologio biologico e il desiderio di maternità di per sè.
Ripercorrendo la mia storia vedo solo una bellissima storia. Non vedo cause talmente evidenti da scatenare quello che è successo. Lei credo si sia sentita delusa da me sotto un certo aspetto e sicuramente è intervenuta una terza persona.
Certo è evidente che in questa storia chi sta soffrendo sono solo io. Vince chi fugge si dice. Ed io non sono fuggito nè sarei mai fuggito.
Magari Alessandro riuscissi ad abbandonare i miei sensi di colpa. Ma non solo quelli, anche il sentimento forte che mi lega a lei e i ricordi del passato che sono tanti belli, bellissimi.
Ciao Alessandro, a presto se vuoi
FUORI DAL CORO: per come la leggo io, da quel che scrivi, non è che tu hai sottovalutato il problema prima, perché hai semplicemente ascoltato te stesso, ma è ora che lo sopravaluti e centri la tua attenzione solo ed esclusivamente lì.
Dici che dai 19 anni sei stato in coppia, ma che ad un certo punto…
ma perché, a parte il fatto che hai incontrato lei, non può essere anche che TU fossi pronto a vivere una relazione più progettuale, e perché non può essere che TU in quel momento non fossi pronto ad avere un figlio mentre ORA lo saresti. TU. E’ chiaro che ci interfacciamo anche con una persona piuttosto che un’altra, è chiaro che i sentimenti hanno un peso. Però quando dici “lei mi trasmetteva un equilibrio, anche inconsciamente” cosa vuol dire? Tutto e niente.
E se fossi stato TU a sentirti più in equilibrio ad un certo punto della tua vita attraverso un certo tipo di vita? allora tu pensi però che tolta lei casca il castello del tuo equilibrio, anche per quello che TU proiettavi in una certa situazione e progetto. Ma la TUA parte dove la metti? Cioè, la tua parte è così maledettamente dipendente da lei che se lei non c’è casca tutto, al contempo però la relazione era talmente basata solo su quello che tu dovevi capire, fare, essere che se è finita dipende solo da te? E’ qui che ti incastri.
Nel momento stesso in cui dici che avevi paura di avere un figlio per non rompere degli equilibri non ti rendi conto che forse, tu per primo, non li percepivi così saldi quegli equilibri che descrivi da favola. Te l’ho già detto e ripetuto che non discuto che per te questa sia stata una scossa tremenda emotiva e dell’esistenza. Però ti muovi moltissimo nella direzione della colpa e dell’ideale, di ciò che a VOI NON DOVEVA SUCCEDERE. e non ti rendi neanche conto che neppure questo è “speciale”, perché anche se ognuno vive a modo suo il trauma della fine di una relazione importante e che aveva caricato di una serie di simboli e aspettative, come tutti gli altri, purtroppo, che si ritrovano a provare questo genere di scossa, devi cercare il TUO modo di rielaborarla. E’ faticosissimo, ma è l’unica strada. Io sono d’accordo con Alessandro. Per quanto riguarda la casa, un mio amico era d’accordo con la moglie per fare un mutuo per una casa. Dopo aver fatto questo grande progetto si è evidenziato quanto lei fosse in crisi. perché? perché lo era già, e quello era uno dei passi che (con assoluta incoscienza) alcune persone fanno per inerzia o per vedere se un progetto nuovo può stimolare una relazione che sentono in crisi o quando SI sentono in crisi. Di per sè il progetto non vuol dire che le cose stiano andando bene. Si può anche “progettare” un figlio allo stesso modo della casa.
E se c’è stato egoismo perché non potete essere stati egoisti in due?
Lei è meno egoista di te perché, volendo un figlio, ha pensato che forse poteva averlo da una terza persona? Cioè, il semplice fatto che sia una donna e che le donne possono avere desiderio di procreare la rende
automaticamente immune dalla responsabilità di come ha gestito, da parte sua, la sua relazione con te?
Io sono una donna e no, non mi riconosco in quello che dici.
Fare un figlio con uno o con un altro sarebbe uguale?
E prima e dopo? E conta qualcosa con chi lo cresci quel figlio?
Oppure la terza persona ti presta il seme e poi tanti saluti, e quindi non ha importanza?
Oppure la questione è che ti sei innamorata di una terza persona o hai un interesse per una terza persona e quindi nel quadro di una separazione, a parte attribuire all’altro la responsabilità di non aver detto di sì al figlio, puoi anche dire: mi piace di più stare con lui anche per come fa questo e ques’altro, per come la vede su questo punto o un altro, perché considero che siamo più compatibili, perché al cuor non si comanda, perché io ho ragionato così rispetto a…
Magari allora non lasci uno a tirare testate contro il muro e a disintegrarsi di sensi di colpa perché se solo avesse detto di sì per il figlio TUTTO sarebbe stato diverso.
Ma tu, Fuori dal Coro, che credi che di per sè la questione per una coppia (seppure certo ha una sua rilevanza) sia solo mettersi lì e dire: proviamo ad avere un figlio, e da quel momento in poi fila tutto liscio certamente come l’olio, hai mai parlato con persone che hanno avuto dei figli? che hanno avuto difficoltà ad averli, che poi li hanno avuti e si sono resi conto che comunque c’è anche il periodo della gravidanza che è particolare e non è solo uno spot pubblicitario con il papà che mette l’orecchio sulla pancia o esce a cercare un melone alle 4 del mattino per le voglie della moglie? che poi avere dei figli cambia sì degli equilibri, certo, su questo avevi ragione. Come mai pensavi, visto che parli di inconscio, che forse non avreste retto?
Sono d’accordo con te che la separazione è una questione seria.
Tua moglie è mai venuta da te e guardandoti negli occhi, prima, ti ha detto:
tu insomma sei deciso a proposito del figlio? Guarda che per me la questione è così importante che sto pensando di SEPARARMI.
Ti ha mai detto queste parole? No sguardi, no cruciverba, no “unisci i puntini e trova la parola SEPARAZIONE”. Tua moglie ti ha mai detto:
“Questa questione mi fa stare male e il tuo atteggiamento mi sembra assolutamente non empatico, tanto che sento che i miei sentimenti potrebbero cambiare/stanno cambiando”?
Ti ha mai detto: “Tu non vuoi un figlio perché mi vedi inadeguata come madre? Voglio saperlo, per me è molto importante”.
Se il figlio era una questione importante la separazione invece non lo era? La questione della casa, che non so come sia andata a finire, la questione che comunque una separazione cambia la vita non solo di chi la vuole? – E come mai, scusa, dopo due anni non siete ancora separati legalmente? Come mai questa parte non è stata formalizzata? Se vuoi dirmelo.
Si Aleba. Io sto vivendo il lutto della morte della mia vita. E’ tremendo affermare queste cose ma è così che mi sento. Io vivo, mi alzo ogni giorno, ma vivo una vita che non sento mia. Si Aleba io sto pagando non solo per non averla resa felice per una richiesta nobile che è quella di un figlio ma anche per me stesso, per non avre creato una famiglia. Per non poter tenere la mano di mio figlio e colloquiare con lui come se fossero coetanei. Per potermi sentire al suo pari e parlare di cose vere, pulite, innocenti. Cose che solo un bambino conosce perchè ancora non vede lo schifo che c’è intorno. Si Aleba, sto pagando per averla fatta andar via per avrle fatto preferire un altro uomo quando io se solo fossi stato più attento e più deciso avrei potuto darle tutto quello che le mancava riuscendo ad essere anch’io felice. Io ho sempre accettato di non essere perfetto. Perchè perfetto non lo sono. Ma non posso accettare il fatto di aver fatto una cazzata simile. Di aver gettato alle ortiche la favola più bella.
Luna quando dico che lei anche incosciamente mi trasmetteva equilibrio dico tutto. Dico che bastava la sua presenza per farmi sentire più forte, più sicuro. E’ come se fosse un piatto di pasta che se lo mangi tutti i giorni ti permette di arrivare da 70 a 80 kg per poter così passare da un peso medio a un peso massimo. La persona che ami e che ti ama ti da sicurezza anche se non te ne accorgi. Ma non perchè ti dirige. Ma solo perchè è lì che ti vuol bene e ti apprezza e ti fa sentire vivo in un mondo che non senti tuo.
Luna io avevo paura di avere un figlio per non rompere gli equilibri non perchè gli equilibri fossero instabili di per sè. E’ come quando hai una squadra vincente, imbattibile che è tale con un determinato modulo. Se inserisci un attaccante e togli un centrocampista magari diventa più potente in attacco ma diventa vulnerabile nella copertura. Non è più in equilibrio pur essendo una squadra fortissima.
Poi Luna, io non dico che lei non sia stata egoista. Perchè tutto è egoismo. Anche volere un figlio a tutti i costi. Ma questo non significa nulla. Io purtroppo quando si sbaglia non sono abituato ad incolpare gli altri. Sono come quell’allenatore che si prende tutte le colpe perchè è lui che mette in campo la squadra. Poi magari il suo giocatore sbaglia un gol a porta vuota. Quello è un episodio. Puoi pure perderla la partita ma devi giocarla bene e mettere i giocatori che hai ha disposizione ognuno al posto giusto. Poi l’imponderabile fa parte della vita. Devi poter essere convinto di aver fatto il tuo dovere. Poi se il fato ti si mette contro non puoi far nulla. Ma non è questo il mio caso. Aspetto la seconda parte della tua lettera.
Ciao Luna, Ciao Aleba
fuo ri dalcoro ti sono vicina, prego x te, affinche’ trovi la strada X uscire da queste gabbie mentali che non ti lasciano piu vivere buona notte
…però appunto la coppia dovrebbe essere una squadra. E quindi non è il mister che si piglia tutte le responsabilità… Notte. – ciao maria
Ciao amici e amiche. Fuori dal Coro @”Si Aleba, sto pagando per averla fatta andar via per avrle fatto preferire un altro uomo quando io se solo fossi stato più attento e più deciso avrei potuto darle tutto quello che le mancava riuscendo ad essere anch’io felice. Io ho sempre accettato di non essere perfetto. Perchè perfetto non lo sono. Ma non posso accettare il fatto di aver fatto una c…ata simile. Di aver gettato alle ortiche la favola più bella.” Siamo limitati Fuori dal Coro, ma questo non è un dramma..è l’essere umano. Pensare al passato con i “se” non porta che alla depressione. Ok, ci vuole qualche volta. Quando la tua vita subisce una brusca deviazione e ti ritrovi a camminare su una strada che non conosci, è naturale guardare indietro e cercare di capire cosa è successo quando abbiamo imboccato un bivio, soprattutto quando quel bivio non era presegnalato oppure quando si è trattato di un vero e proprio deragliamento. Ma restare fermo a guardare indietro mentre tutto intorno scorre, il tempo per primo, è pericoloso. I SE che ti fanno dire “sono maledettamente colpevole” oggi, al tempo erano inimmaginabili. Tu hai agito esattamente come dovevi agire, al tempo. Giudicare il nostro passato e farlo senza possibilità di appello è inutile. Con il senno di poi siamo tutti bravi a dire “avrei fatto diversamente”. Per questo dico che le persone cambiano, cambiano con ogni esperienza, ogni scelta, ogni sentimento buono o cattivo che hanno vissuto. Oggi tu sei un uomo con un bagaglio molto valido, non appesantirlo con la disperata necessità di “cambiare il tuo passato”. Viaggia leggero Fuori dal Coro, tu trattieni i sensi di colpa come se fossero loro a tenerti in vita. Chiudi gli occhi e pensa…il tuo cuore batte, è un battito gravato dai tuoi pensieri negativi e bui, ma batte e sono certa che non ti abbandonerà, ma è compito tuo, della tua anima, della tua mente alleggerire il suo lavoro, dargli fiato, dargli amore. Lo so che sembrano solo chiacchere, anche a me suonavano male. Mi ci sono voluti 12 mesi per capire che dovevo VOLONTARIAMENTE respingere i pensieri negativi e pazientare con me stessa per le ricadute. Lei ti dava equilibrio…hai fatto male a cercare il tuo equilibrio fuori, è dentro di te che tutto si modula e si sistema, con una persona esterna si può solo condividere, mai dipendere. La tua dipendenza è dalla vita che avevi, ma la tua…come la mia…è esplosa. Non tornerà mai più come prima e questo è un dato di fatto! Pensa alla natura, muore sempre qualcosa perchè possa nascere qualcosa di nuovo. Io sono CERTA che c’è un figlio che ti aspetta da qualche parte, ma sei tu che devi andargli incontro e non puoi farlo se ti illudi di poter camminare a ritroso. Naviga a vista, Furoi dal Coro, ma lascialo quel porto, perchè non è più sicuro, ti stai perdendo in un labirinto di specchi. Esci in mare aperto, rischia di sentirti meglio.
Baci
@Fuori dal coro, Quando ti sei accorto che l’altro e’ entrato nella sua vita?
Quando una persona decide di lasciare esaspera tutti i difetti e le mancanze dell’altro, fa’ questo per giustificarsi e sentirsi legittimata a lasciare. Nel tuo caso credo che il figlio sia diventato un alibi, : che vita mi attende? non posso avere un figlio…Ma, noi sappiamo che non e’ cosi’, sono tanti piccoli tasselli da comporre…se tu le avessi detto: ok, da questa sera mettiamoci d’impegno e procreiamo, lei sarebbe rimasta con te?
Tu non hai colpe, gli amori finiscono, si affievoliscono quando la fase dell’innamoramento cessa, e giunge il momento di alimentare il fuoco da entrambe le parti affinche’ duri l’amore eterno ma, non e’ un figlio che riparera’ il vuoto creato, rimarrebbe comunque un infelice, un figlio deve crescere in un ambiente dove si respira amore. Tantissime unioni spente da anni restano in piedi solo per amore dei figli e allora si cerca all’esterno l’altro/a che possa riempire la carenza, quante volte abbiamo sentito la frase : ah, se non fosse per i figli! Ringrazia la buona sorte invece di abbatterti, sei libero, passera’ credimi, niente accade per caso.
Ciao Alessandro, mi piace quello che scrivi. E’ sintetico e concreto. Durante la gravidanza un’ostetrica mi disse: attenta, i figli possono unire una coppia ma possono anche dividerla per sempre. Non il figlio in sè, ma la situazione che si crea che OBBLIGA i genitori a trovare una linea comune per allevare la prole. Io volli non soffermarmi su quella frase. Avevo una tale convinzione che “il mio amore avrebbe sistemato tutto” che ignorai tutti i segnali della crisi imminente.
Certo i figli crescono comunque, diventano grandi perchè passa il tempo anche per loro.
Fuori dal Coro non riesce a riconoscere che sua moglie non lo amava più. L’amore non può finire, dice. L’amore finisce nel momento in cui i due partners smettono di guardare nella stessa direzione. Quello che è triste, per me, è proprio questo: non ti amo più e quindi da questo momento mi fai schifo, anzi, per legittimare il mio non amarti più ti dirò che mi hai sempre fatto schifo. Detta così sembra troppo forte, ma è quello che succede. Io non ho smesso di amare il mio ex, io ho capito che il suo non era amore o meglio il “nostro amore” era una malattia e questa malattia stava uccidendo me, e stava contagiando mia figlia. Io ero malata di bisogno di riscontri in lui. Lui aveva bisogno di una donna che ammettesse tutto in lui. Oggi mi verrebbe da chiedergli come abbia potuto pensare di potersi permettere certi atteggiamenti oltraggiosi, il disprezzo gratuito che mi ha sempre sputato addosso, i comportamenti violenti. Ma la risposta la conosco già: sono io che l’ho autorizzato, restando e continuando nella mia “missione” di amarlo nonostante tutto. Logico che sia rimasto sconvolto, ai limiti della follia quando io gli ho detto che lo lasciavo. Avrebbe voluto scaraventarmi fuori dalla finestra del primo piano e l’avrebbe fatto… persino il suo avvocato mi ha detto di tenere sempre il cell. vicino e come primo numero da chiamare mettere il 112. Lui avrebbe potuto autofermarsi, se ne fosse stato capace. Ma non lo è. Ho stravolto tutto, ho smesso di dire “TI AMO” e ho cominciato a pensare che dovevo amare me stessa, dovevo proteggere me stessa per poter amare mia figlia e per poterla proteggere da tutta quella violenza verbale, psicologica e fisica che stava vivendo. Ora nutro un odio profondo nei confronti del mio ex, lui ha letteralmente impedito alla nostra famiglia di crescere. Ma una parte di me sa che ero io che dovevo mettere dei limiti, chiari e insormontabili. Il brutto della sormontabilità dei limiti, delle deroghe alle leggi è che ci si fa l’abitudine e finisci con il poter fare finta che una cosa grave, realmente fonte di sofferenza, non sia mai accaduta pur di salvare “una illusione”(o favola). Quando si raggiunge il disincanto, allora si può accettare che, come dice il Buddha…non cè distanza al mondo più grande di quella che ci separa da ieri…e anche l’odio si affievolisce, perchè subentra il desiderio di andare oltre.
ALESSANDRO: un ringraziamento per il tuo contributo. Vero quello che dici sull’esasperazione dei difetti (e non è neppure sempre un meccanismo volontario) e anch’io credo che le cose non avvengono per caso, non queste. E non vuol dire ‘avvengono perché sei colpevole’ o perché zeus manda un dardo infuocato. E’ un concetto diverso e mi dispiace che fuori dal coro sia prigioniero di una prospettiva diversa e tanto lesiva per lui. ALEBA: ciao cara, bellissimo post, molto utile, grazie
Aleba, Maria, Luna, Alessandro
Ciao a tutti. Credo sia il quarto mese che scrivo qui. I vostri nomi mi sono tutti familiari, quasi foste miei amici da sempre. Anche Alessandro ultimo arrivato e Marquito che manca da un po’.
Entrai qui perchè mi colpì la lettera di Aleba, il suo sfogo di fronte ad una situazione incredibile. Ho pensato di confrontarmi con lei e successivamente con gli altri nel pieno della mia crisi post separazione. Ho iniziato a chiedere per avere risposte. Soprattutto alle donne, ad Aleba, Maria e Luna per cercare di capire quali possano essere i meccanismi che fanno scattare certe cose in mia moglie. E’ chiaro che se mi fossi separato dopo che per anni fossero state evidenti incompatibilità di carattere, grossi litigi, mancanza d’amore, forti incomprensioni allora non sarei stato qui a chiedere perchè mi è successo tutto questo. Sarebbe apparso tutto limpido e chiaro. Avrei sofferto magari più di adesso ma non sarei stato ad arrovellarmi il cervello. Invece eccomi qui. lucido, ma giù, giù psicologicamente perchè è successo tutto inaspettatamente.
Luna mi chiede se mia moglie sia mai venuta da me dicendomi che per lei il figlio era diventato così importante al punto di pensare di separarsi. No Luna non l’ha mai fatto. Una volta si è posta il problema che io non la trovassi adeguata come madre. Ma io assolutamemente le ho assicurato che ciò non era vero. Mai pensata una simile cosa. Luna mi chiede anche della separazione legale. Me l’ha chiesta. A breve purtroppo si formalizzerà. Un’altra mazzata incredibile quella richiesta Luna. Io vago come un automa, demntro caso, fuori, sul lavoro. Mi sembro un uomo che ha perso la cognizione dello spazio e del tempo. Io purtroppo, e credo lo abbiate capito, sono una persona logica, estremamente logica e razionale. E penso che le cose non succedano così per caso. Ci debbano essere delle motivazioni. Mia moglie ha lasciato me, io non ho lasciato lei. E non perchè ormai mi ero sposato e tiravo avanti così. No cari amici. Io non ho lasciato mia moglie perchè l’amavo, perchè stavo bene con lei, ero felice con lei. Dopo tanti anni vissuti in completa armonia, senza una lite vera e propria non ti poni troppi problemi. Ti sembra di vivere in simbiosi. Si parla con sincerità, con calma. Tratti la tua compagna come moglie, amante e amica. Io sto spulciando ogni anno della mia storia, sto cercando di ricordare tutti i momenti, facendo degli sforzi incredibili con la memoria. Spesso sono aiutato da fotografie, filmati, lettere, sms, mail. Ma onestamente non trovo nulla che lasciasse prevedere un nostro distacco. Si è vero leggendo alcuni sms ho riflettuto su alcune frasi “Ma tu mi vuoi bene ?” oppure “Anche stasera la partita è stata più importante di me” e ancora “Io ti voglio bene ma tu non lo capisci”. Lette adesso sembrano frasi di una donna insicura che pensa di non essere amata dal proprio marito. Ma proprio per questo sono entrato in questo sito per confrontarmi soprattutto con voi donne…
….può una donna ritenesi insicura del proprio uomo quando quest’uomo non sarà prolisso in frasi d’amore ma non dimentica un compleanno, un anniversario, un onomastico. Quando quest’uomo quando la va a prendere in ufficio la guarda (e glielo fa capire) carico di desiderio. Quando quest’uomo ride e scherza con lei. Quando quest’uomo la rende partecipe di ogni suo dubbio, quando non fa una mossa se prima non gliene parla. Quando quest’uomo la abbraccia mentre si veste la mattina. Quando quest’uomo le dice che lui sta bene solo con lei e che ha paura che lei muoia non solo per il dispiacere di perderla ma anche perchè senza di lei non potrebbe stare. Quando quest’uomo le dice che se malauguratamente la storia dovesse finire lui rimarrebbe solo perchè non ritroverebbe mai una donna come lei. Quando quest’uomo le dice frasi dopo tanti anni che mangiare un pizza insieme è ancora oggi un’emozione. Quando quest’uomo la cerca ancora con passione. Quando quest’uomo le dice che le mancano i suoi baci quelli che si davano tra innamorati. Quando quest’uomo non fa altro che riprendere il suo viso nei suoi scatti fotografici o la rende protagonista principale giocando con la sua bellezza nei tanti filmati di vacanza. Da cosa una donna può evincere l’amore di un uomo ? Quest’uomo così razionale l’ha sempre esaltata per le sue doti culinarie, anteponendola addirittura alla propria madre. Come si dimostra amore verso la propria donna. Solo corteggiandola ogni giorno ? Solo facendola sentire importante ogni minuto ? Non so. Se è così forse avrò commesso anche qui degli errori. Allora basta così poco perchè una donna si disamori di un uomo oggi ? E Aleba allora cosa dovrebbe dire ? Io non ho mai fatto cose simili. Per Natale, per il suo Compleanno, per il nostro Anniversario c’era sempre un biglietto con su scritto “Ti Amo”. Ero sempre presente nei tanti momenti difficili.
E per questo vengo qui per confrontarmi, per capire dove altro ho sbagliato. Forse voleva un uomo che la capisse ad ogni battito di palpebre. Ma esistono uomini così ? E poi scusate ma lei mi ha conosciuto come ero fatto. La mia “distrazione” le era nota. Ma se ti stanchi, se ti danno estremamente fastidio tante cose perchè non le dici ? Anche a me dava fastidio il suo disordine, il suo comperare e sprecare i generi alimentari. Glielo dicevo ma….niente di importante. Oppure lei avrà “captato” qualche mia frase detta tra le righe, pronunciata senza neanche pensarla davvero e ci abbia costruito i suoi castelli in aria ? Io non lo so. Io non faccio altro che confrontarmi con altri uomini, con altre coppie, per capire il loro comportamento. Se sono io l’uomo mostro o semplicemente l’uomo che non capisce una donna. Ecco Luna, Aleba, Maria. Ma anche tu Alessandro. Vorrei un aiuto da parte vostra. Vorrei come ha fatto in parte Luna che mi domandiate se ho fatto cose che a vostro modo di vedere possano infastidire una donna al punto tale da stancarsi di te. Ve ne sarei grato.
Grazie e un saluto
Ecco Fuori dal Coro, Aleba cosa dovrebbe dire? Posso dirti che se io avessi avuto un uomo che “anteponeva” la partita a me ma che per il resto era come ti sei descritto nel tuo rapporto…invece di prendermela per la partita avrei organizzato un “magico” intervallo per averlo tutto per me…anche pochi minuti. Io desideravo un uomo da amare che mi riamasse. Ci sono poche cose che a me danno fastidio, ci sono troppe cose che ho accettato per dimostrare il mio amore. Io non so cosa sia la disponibilità di un compagno nelle difficoltà. Pensa che una sera mia sorella ha fatto un incidente vicino a casa mia. Erano le 22 e io stavo allattando mia figlia piccola. Lei mi ha telefonato per vedere se potevo andare ..era a pochi minuti di macchina. Allora ho chiesto a lui se poteva raggiungerla. Lui mi ha detto che mi arrangiassi, si è messo il pigiama e si è infilato sotto le coperte spegnendo la luce. Tu avresti fatto così? Nelle situazioni che riguardavano me, che fossero state brutte o belle, lui mi ha sempre piantata in asso. Un uomo dovrebbe valorizzare la donna che ama, non serve un corteggiamento serrato…nessuno è sempre al top..inoltre ognuno ha bisogno dei propri spazi dove essere solo con sè stesso, con le proprie attitudini e passioni per rifocillarsi. Secondo me, quando lei ti domandava “tu mi vuoi bene?” in realtà si stava chiedendo se ti voleva bene. Andiamo Fuori dal Coro, la crisi anche se fosse partita per la questione figlio, era più una crisi esistenziale che di coppia. Tutti hanno difetti, tutti gli uomini guardano il calcio o la formula 1, tutte le donne sprecano cibo che lasciano scadere in frigo. Non siamo computer e purtroppo le giornate hanno solo 24 ore e tante cose vengono rimandate a “quando avrò 5 minuti” ma non per questo si solleva il dubbio sul bene che ci vuole nostro marito o nostra moglie. Io sono allibita quando leggo di te. O sono tutte frottole, oppure hai sposato una donna che non sapeva niente di sè stessa. Che aspirava ad avere la fede al dito e si è lasciata guidare dal marito, che certo amava, e che dimostrava una grande conoscenza della vita e di sè stesso. Tutto è andato bene fino a quando ha voluto la sua parte di vita, anzi ha pensato “e se poi mi pento?” questa domanda doveva porsela prima, prima di sposarti accettando a priori di non procreare. Non è amore, è vivere attraverso gli ideali di un altra persona, tutto crolla quando riscopri i tuoi ideali, e arrivi a ripudiare ciò in cui hai creduto fino a prima. Tu l’ami, ma di un amore nostalgico ormai, un amore che non può concretizzarsi ora. Cosa ne pensi?
Fuori dal Coro: Un uomo che si mostra emozionato per una pizza insieme, dopo 7 anni di matrimonio è un sogno per me…già dai primi tempi se uscivamo fuori a cena dovevo fare in fretta a finire perchè voleva tornare a casa…e guai che parlassi della mia giornata durante la cena, di lui dovevo ascoltare per ore ogni minimo dettaglio, di me pochi secondi e partivano le sbuffate.
aleba-
sei migliorata tantissimo, hai preso conoscenza dei tuo rapporto sbagliato, senza amore. questo tuo ex, e’ nato propio cosi’ non esistono regole, discipline, terapie,miracoli, per cambiarlo, non esiste che tu abbia sprecato TE STESSA, per farle capire il tuo NOBILE AMORE tu sei copletamente l’opposto di lui. tu non ci azzecchi niemte con quasta persona.
dopo questa storia sarai sempre piu’ forte, e piano piano ti aprirai
e troverai una persona che ti sapra’ capire e che apprezzera’ la dolce Aleba, l’Aleba che AMA e che travolge l’anima.
tu hai tanto amore dentro e quello che hai dato al tuo ex, non e’ stato sprigionato nella maniera giusta, quando lo emanavi non veniva accolto MAI a priori, e tu ti sentivi rimbalzare SEMPRE contro un muro,stando un male boia, reprimendo sempre piu te stessa,e portandoti ad ammalarti dentro.
ora staccati da tutto cio’, rivangare il passato ti porta solo a SPRECARE ALTRO TEMPO PREZIOSO PER TE.
la prossima volta voglio sentire nelle tue parole ancor piu’ leggerezza, lascia tutto,( poco per volta ,con i tuoi tempi )al passato. comincia a fare pulizia dentro di te, lascia spazio a nuove cose.
questo e’ un consiglio che ti do’ con tutto il cuore. devi pensare solo a te stessa ed al’equilibrio di tua figlia.
buon tutto Maria
Ciao a tutti e grazie per il vostro benvenuto.
Aleba, lui era li’ dava per scontato che tu avevi assolto il compito di compagna premurosa e succube delle sue volonta’ senza ribellarti, lo amavi e per questo si sentiva in diritto di usarti. Lui non ti amava. L’amore non si dimostra con i fiori e i bigliettini come leggo da Fuori dal coro, questi possono essere solamente un contorno ai gesti e alle parole quotidiane. Capirai con il tempo che hai perso solo un pezzetto di vita vissuta, alla fine sarai piu’ forte e pronta a rinascere. Sono solo parole lo so’ ma se ti sforzassi di guardare la tua storia con altri occhi ti renderesti conto che avresti sofferto una vita appresso ad un uomo che non ti meritava, tua figlia crescendo avrebbe vissuto la tua sofferenza e sarebbe stata un’altra infelice, poi, avanti con gli anni saresti tormentata dai rimpianti di una vita sprecata in nome dell’amore. Tu non hai colpe, non hai tradito, lui si’!
Ciao Maria!, le tue parole trovano un riscontro perfetto con la mia vita. “ti sentivi rimbalzare SEMPRE contro un muro,stando un male boia, reprimendo sempre piu te stessa,e portandoti ad ammalarti dentro.” Un muro, esatto!
Pensa che io ho praticamente salvato la vita ad una persona a lui cara, non voglio vantarmi e non cerco gloria. Ho solo seguito il mio istinto e siccome era in gioco la vita di una persona alla quale voleva bene e anche io sentivo vicina, ho scavalcato ogni suo tentativo di fermarmi. Ho fatto la cosa giusta, ciò che sentivo di fare con un enorme sforzo per ignorare il suo muro e i suoi tentativi di mettermi a tacere. Neppure un grazie da parte sua, anzi quando ha dovuto dirmi che finalmente quella persona era stata dimessa dalla terapia intensiva, lo ha fatto con disgusto nei miei confronti. Sei mesi dopo quella persona è deceduta per un altra inevitabile (o forse era evitabile) complicazione e lui mi ha detto che non mi voleva al funerale, che era un suo parente…non mio. Sono stata sul punto di non andarci, poi ho pensato a quanto bene mi avesse voluto in vita quella persona, a quanto bene e stima nutrivo nei suoi confronti e ci sono andata. Vedi com’era lui? Non poteva riconoscere di fronte a me e al mondo che io per lui ero un valore aggiunto, come dovrebbe essere sempre il partner. Cosa si sta a fare assieme se non si crede fermamente che una gioia condivisa è una gioia raddoppiata, mentre un dolore condiviso è un dolore dimezzato? Io penso che il matrimonio dovrebbe essere questo. La vita è piena di gioie e di sofferenza, avere l’amore nella propria vita è una marcia in più, è una carica di energia extra che davvero smuove le montagne. Due anni fa, quando ero sull’orlo della depressione più nera, lessi i libri di un poeta rinomato delle mie parti. Presa dall’impeto gli scrissi una lettera perchè le sue poesie mi avevano profondamente colpito. Mi rispose tramite la moglie, che scrisse sotto dettatura perchè lui era in ospedale impossibilitato a farlo. La lettera si concludeva così: “quando hai l’amore nella tua vita non temere la tempesta, perchè hai l’ombrello migliore del mondo con te” . Io non avevo amore nella mia vita. Mi ha dava più amore il mio gatto di quanto me ne dava l’uomo che con me divideva il letto. Quando i conti non tornano, quando non riesci a capire la prospettiva, quando il tuo presente è appesantito da un passato che incombe pur essendo solo “memoria” .. ti giochi il futuro, ipotechi i giorni che verranno. Il passato deve essere trattato come un bravo insegnante per i passi successivi, non come un idolo da venerare.
Grazie Maria, mi hai dato una ulteriore occasione per riflettere.
aleba- mi piacciono le tue massimee anche cio’ che ti schisse quel poeta. e’ vero,ogni passo che si fa’ si riflette cio’ che e’ stato, anche cio’ che scrivi tu, mi fa riflettere, ma sento dentro di te che stai facendo il percorso giusto e come dice alessandro sarai piu forte nel tuo futuro e vedrai che poco per volta che avrai sciolto i tuoi nodi,questa esperienza diventera’ sempre piu lontana.
su’ con il morale Aleba, voglio vederti sorridere dentro. Ora,contate solo tu e la tua piccola. Impara a contare solo su te stessa come faccio io d’altronde, e’ un percorso con grossi ostacoli, ma alla fine ti rafforza ed imparerai ad non avere piu paura di te stessa e degli altri.
un’abbraccio maria
Aleba
Se fosse successo un incidente o cose simili mi sarei precipitato punto e basta. I miei errori sono come dici tu sul corteggiamento serrato (lo chiamo come lo hai indicato tu). Io non so se lei si sia sentita trascurata per questo. Io non lo so. Certo è che se avessi solo immaginato che poteva accadere quello che poi è successo non avrei esitato a cercare quantomeno di provare ad essere “al top” ogni giorno.Io non so perchè non si è sentita valorizzata, perchè si è sentita trascurata, (così mi rinfacciato). Io mi sono comportato con lei come ci si comporta con una moglie con un’amante con un’amica che si conosce da tanto tempo. Non so quali meccanismi scattano per far pensare ad una donna che un uomo la stia trascurando. A volte mi viene da paragonare l’amore al sole. Il sole c’è sempre ogni giorno. Ma a volte non si vede perchè è coperto dalle nuvole e sembra non ci sia…ma c’è. Lei in questi due anni mi ha detto che l’amore va alimentato come un fuoco che altrimenti si spegne. Io so solo che se il fuoco si spegne se c’è amore sotto la cenere rimane la brace ardente e ci vuol poco a ravvivarlo. Non so se sia come dici tu Aleba che scrivendomi “ma tu mi vuoi bene ?” in realtà si chiedeva se me ne volesse lei. Se fosse così perchè mi avrebbe scritto l’altro messaggio “E’ che io ti voglio tanto bene solo che tu….non capisci niente”. Io non racconto frottole Aleba. Non ne avrei motivo. Per farmi dare ragione quando in realtà sono distrutto dai sensi di colpa ? Io sto cercando di raccontare la mia storia. A questo punto non solo per cercare di capire perchè sia finita ma anche e soprattutto cercare di capire la storia stessa. Perchè continuo a sostenere che sia stata una storia magica quando da due anni mi sembra di capire che per lei sia stato un inferno ? Aleba 15 anni sono tanti. Ed io sono ancora sotto shock nel sentire lei che mi rinfaccia ogni cosa che per me appariva normale. Anche a me come il tuo compagno mi capitava a volte di sbuffare. Magari se c’era da comprare il pane. Sbuffavo perchè le dicevo “Ma scusa avevo modo di prenderlo prima perchè non mi hai telefonato per dirmelo ? Sarei andato io ?”, sbuffavo, a volte, quando c’erano da piegare le lenzuola, ma poi quando mi avvicinavo a lei con le lenzuola piegate le davo un bacio. E’ grave questo ? Ma qui credo si stia parlando di quotidianità alla quale a volte si può reagire in un determinato modo. Lo faresti anche con te stesso se in un dato momento non ti andasse di fare una cosa: “Oh Madonna, mi sono dimenticato di comperare il pane, Ma non potevo pensarci prima ?”
Ma come si fa cara Aleba a vivere per 15 anni con gli ideali di un’altra persona. Eppure ti assicuro mia moglie era una persona molto matura, intelligente. Come può aver fatto così confusione ? Si è vero mi ha rinfacciato di aver subito la mia personalità. Ma io ero solo me stesso. Lei me ne ha dette di cosa Aleba dopo essere uscita di casa: che ero un’egoista, che non volevo responsabilità, che la trascuravo….
FUORI DAL CORO: forse il punto è che tu, in questo analizzare, ripercorrere, far passare sullo schermo il nastro mille e mille volte fermandoti sui frames, in questo tuo farti la pagella, giudicarti, interrogarti dai per scontato che debba esserci una sorta di errore centrale e che debba essere tuo, per forza più tuo. una tua mancanza.
come se una relazione fosse qualcosa che dipende da uno dei due che deve saper far funzionare le cose. Questo anche perché, così pare leggendoti, la persona che se n’è andata, ti ha dato appunto tutta la responsabilità. Ma pure se lei ti ha dato tutta la responsabilità ciò non significa che sia vero. Quello che dicevo sulla psicologia cognitiva non vale solo per te, ovviamente vale pure per lei. E per tutti noi.
E ciò non significa che tu avresti potuto, anche comportandoti in un certo modo, evitare che lei lo leggesse attraverso la sua emotività, la sua personalità, i suoi pensieri, le sue crisi, cose anche sue irrisolte.
Messa così sembra che siamo tutti allo sbando, ma il senso è, invece, Fuori dal Coro, che comunque, neanche quando potremmo darci in teoria una medaglia, possiamo controllare gli altri. E se in questo momento può sembrarti angosciante, forse più in là potrebbe anche invece risultarti liberatorio. Io so cosa sia un trauma, e so anche perché il trauma enfatizza le cose. Ne parlavo ieri con una persona:
ho vissuto per dieci anni in una storia bella e normale in cui pregi e difetti, dare e avere, arrivare cinque minuti in ritardo o dimenticare l’acqua sul fuoco erano semplicemente delle cose normali in un contesto normale. Come diceva Aleba non si è sempre al top, nessuno. E anche il concetto di essere al top è relativo. perché anche la donna che può dire: come ha potuto lasciarmi se la casa era sempre perfetta? potrebbe sentirti dire: in realtà tu passavi l’aspirapolvere invece di guardare la partita di calcio con me. E io mi sentivo solo.
Forse però il punto sta anche nel dire: mi sentivo.
Perché non me lo hai detto prima?
E il tuo sentirti solo dipendeva davvero dalla partita e dall’aspirapolvere? ed eri davvero in grado di decodificare il TUO (generico, intendo ore, no tu tu) stato d’animo?
voglio dire che alla fine, anche se dopo un trauma o esperienze davvero drammatiche, si tende a dover ragionare molto, a trovare dei parametri, a dividere le responsabilità o non rischiare di prendersele tutte (o di darle tutte, altra faccia della medaglia che nella vita, secondo me, non conviene, per quanto si possa intravedere un vantaggio nello scaricare le scelte della propria vita sugli altri… ma è DIPENDENZA pure questa) alla fine la differenza forse sta anche nel fatto che prima, quando le cose accadevano, si chiamano non tribunale di inquisizione, ma vita. Ora non sto parlando di casi estremi come quello di Aleba o delle situazioni estreme in cui anch’io ad un certo punto mi sono trovata, ma parlo del prima, parlo di quando io mi sono trovata a lavorare di più e lui si è sentito più solo, ma
anche se con il senno di poi io potrei dire: “maledetto il momento in cui ho lavorato di più, perché ho perso l’amore” non è vero.
e guarda che questo io me lo sono detta, eh, uh! e sapessi quanto!
Anche perché, con il senno di poi, lui mi ha detto: “tanto la nostra storia era finita in quegli anni”.
Era finita in quegli anni in cui eravamo comunque sempre insieme?
In chi comunque io condividevo con lui la mia vita, che era fatta anche di uscite “mondane” (e sapeva benissimo con quale atteggiamento io le affrontavo, cioè restando sempre me stessa e trovando anche un lato positivo che esulava completamente dal fatto “superficiale” o “brillantini e pailettes”, ma era un lato umano, in cui io comunque guardavo il mondo, il circostante, le esperienze sempre insieme a lui) ma in cui io l’ho sempre voluto al mio fianco, ma non costretto ad essere al mio fianco, e da cui poi scappavamo insieme per stare da soli. Certo, io capisco che poteva essere dura avere meno tempo, ma era capitato nella vita che fosse lui ad avere meno tempo, che fossi io a modulare la mia vita per riuscire a stargli dietro, ed era oggettivo e lui lo sapeva benissimo perché avevo meno tempo. e soprattutto non credo di aver mai tolto dell’intensità al nostro tempo. Perché quando andavamo in ferie io cambiavo persino numero di telefono pur che nessuno ci disturbasse. Tra l’altro molte delle cose che abbiamo condiviso sono state utili anche a lui per conoscere nuove cose. Guarda che io vedo tutta la sua generosità in quegli anni. E vedo anche che alle volte magari io non ero al top perché umanamente si può essere più stanchi o presi o preoccupati. Ma d’altra parte quando lui era preso dalle sue cose, nella vita, io le ho sempre rispettate, e magari studiavo stando nella stessa stanza, per condividere ma senza costringerlo a pensare che doveva darmi attenzione ogni cinque secondi.
E’ chiaro che io posso andare indietro e vedere degli episodi e dare loro un carico enorme con il senno di poi. Anche episodi bellissimi, come il fatto che lui mi fosse accanto, possono diventare lame taglienti. Lui può sembrare l’angelo che c’era, io il demone che non se ne rendeva conto. Ma non è così. In quel periodo più che mai ho pensato che noi fossimo una squadra e che ci amassimo molto. In quel momento io facevo fatica, ma con amore, per essere il più possibile al top. La differenza è che non potevo immaginare che mi attendeva una catastrofe. Perché? Perché colui che poi mi ha detto: è finita in quegli anni, al contempo è vero a volte brontolava, ma mi diceva anche: sono fiero di te.
e perché, se io pure avrei potuto forse fare di più e di meglio (probabilmente si può sempre, con il senno di poi, ma è anche vero che è quando siamo nelle circostante che facciamo il nostro meglio in quel momento) forse anche da lui mi aspettavo, per la stima che avevo in lui, una maturità maggiore nel rendersi conto che quella era una fase. La vita non è statica (continua)
…che pensavo alle mie cose (quali cose ?) e che chiaramente non volevo un figlio. Mentre scrivevo il primo post ad Aleba ho letto l’intervento di Alessandro (post n. 539). Alessandro ok l’amore non si dimostra con i bigliettini nè con i fiori. Ma come allora ? Con il corteggiamento serrato così come diceva Aleba o in quale altro modo ? Un gesto, una parola quotidiana, quale può essere Alessandro ? Certo io lo ammetto non stavo ogni giorno a dirle che l’amavo però che so mi complimentavo come detto più volte per la sua bravura in cucina, per come sapeva fare ogni cosa. Scherzavo con lei, l’abbtacciavo spesso mentre lavava i piatti. E poi Alessandro, non scordiamoci che viaggiavo con lei ogni giorno per andare al lavoro. Parlavamo in macchina. Spesso giocavamo chiamandoci “Amore” e giocandoci sopra. La sera mi sedevo spesso con lei sul divano per vedere la tv insieme. Magari capitava di addormentarmi. Onestamente Alessandro vorrei davvero cercare di capire dove ho realmente sbagliato. Al punto tale da non aver diritto ad una chanche di riabilitazione. Ok il probabile intervento di una terza persona. Ma da una donna come lei. Anche a detta di chi ci conosceva chiaramente innamorata del proprio marito tutto ciò non te lo aspetti. Ripeto quanto ho scritto nel post n. 535: non starei qui a confrontarmi a chiedere pareri se la mia fosse stata una storia come tante. Finita per manifesta mancanza d’amore, per incompatibilità caratteriali o quant’altro. Caspita Alessandro in un matrimonio che ha termine difficilmente mi pare di aver visto crollare tutto senza situazioni manifeste. Nel mio caso si tratta di due persone che, sia pure con caratteristiche diverse, si amavano. Una coppia che mai nessuno ha sentito litigare e che comunque nessuno, me compreso pensava ad una fine così improvvisa. La cosa strana è che che non mi vede da qualche tempo rimane stupito dal fatto che non siamo riusciti a mettere le cose a poste. Ognuno si chiede cosa di tanto grave fosse successo ad una coppia che sembrava affiatatissima agli occhi di tutti.
Risultato finale di tutto è che io non riesco ad accettare la realtà. E che soprattutto sono fermo al palo senza possibilità alcuna di andare avanti, di tornare a vedere la luce. Questa cosa mi ha distrutto interiormente per tutti i vari motivi che ho scritto più volte. Sono estremamente sincero quando dico che non stacco mai dal problema. Ho lo stomaco perennemente in subbuglio e la testa sempre ferma lì. Non ho interesse per altre donne e mi sento perennemente solo. Come se vivessi in un mondo nel quale non ho mai vissuto. E’ un disagio forte, estremo, che non ho mai provato in vita mia. E quel che è più grave peggiora con passare del tempo. Neanche il supporto psicologico mi sta aiutando. Tutt’altro. E se devo dirla tutta noto difficoltà anche in chi mi segue. Se non sarò presente in questi giorni è a causa di una breve vacanza che spero quantomeno mi faccia staccare un minimo. Ci credo poco però.
Ciao
Stacca Fuori dal Coro, stacca e rilassati. Vedi, come dice Luna, tu cerchi la colpa tua per assolvere lei e per avere una certezza della pena. Tu stai passando le pene dell’inferno, quindi una qualche colpa grave la devi avere e se non la trovi, la inventi. Io forse mi sono spiegata male, ritengo che in una coppia collaudata non sia necessario il corteggiamento serrato.Invece sono perfetti gli atteggiamenti dolci, docili, l’accoglienza. Pur negli sbuffi.
@Fuori dal coro. Perche’ vuoi torturarti cercando colpe che non hai?
Mi chiedi come si puo’ dimostrare l’amore, ti rispondo che non vi e’ una regola, l’amore della compagna lo respiri e allora tutto e’ piu’ semplice, un gesto, una parola, la complicita’, un mix inspiegabile. Tu mi dici che il vostro era vero amore e allora ti chiedo : Perche’ ti ha lasciato? Tu mi rispondi : perche’ voleva un figlio e allora ritorniamo al punto di partenza. Chi ama non lascia mai! Solo in casi di storie parallele accade, amori che non troveranno mai appagamento alla luce del sole e quindi destinati a morire con immane sofferenza ma in alcuni casi l’amore e’ talmente forte da superare l’ostacolo dei figli, della famiglia, delle critiche per essere vissuto pienamente. Devi accettare la cruda realta’ : lei non ti amava piu’! finita la fase dell’innamoramento ha iniziato a guardarsi intorno, tu non ti sei accorto di nulla perche’ ne avevi piena fiducia e mai avresti immaginato.., quando inizierai ad accettare questo sarai sulla strada della guarigione, non hai colpe, sei una vittima e da tale devi reagire per non soccombere.
Per Maria, sono consapevole di essere sola…senza un uomo intendo. Anche prima ero sola.
Per Alessandro, restando con lui avrei compromesso anche il futuro di donna di mia figlia. No, non potevo permettere che lei crescesse pensando che sia “normale” ciò che ho vissuto io. Ci si tira su le maniche e si va avanti, è dura ma è fattibile.
Per Fuori dal Coro, Morelli (lo psicologo) scrive una cosa interessante sui matrimoni senza litigi, dice che una coppia che non litiga non è una coppia eterna, anzi è probabile che si sciolga. Dice che sono proprio le discussioni, i confronti che consentono ai due componenti di progredire nel rapporto, di aggiustare il tiro, di essere consapevoli delle proprie posizioni, questo rafforza l’unione. Certo non ai livelli psicotici del mio ex, ma in un clima civile di confronto schietto e diretto.
Baci
Luna
Purtroppo i miei errori ci sono. Non li vado a cercare per forza. E non perché lei mi ha addossato tutta la responsabilità. Il fatto che anche lei possa avere delle colpe non mi solleva. Io so gli errori che ho commesso e non riesco a perdonarmi. Non posso farlo. Non ho la capacita di poter leggere nel futuro. Ma sono convinto che se avessimo avuto un figlio e fossi stato leggermente più “attento” tutto questo non sarebbe successo. Lo so che con i se e con i ma non si arriva da nessuna parte. Però la mia storia e ciò che si è sbagliato appare piuttosto chiaro. Tu mi dirai che adesso, con il senno di poi mi appare chiaro, mentre prima no. Posso risponderti onestamente dicendoti che non credevo di commettere chissà cosa di grave. Pensavo, e già l’ho detto in precedenza, che bastasse essere se stessi per poter vivere un matrimonio sereno. Onestamente, davvero, non credevo fosse così complicato. Non pensavo davvero, durante il mio fidanzamento, e a maggior ragione durante la mia convivenza di stare un giorno a parlare di queste cose. Sentir parlare di aspirapolvere passati, di partite viste o non viste alla tv, di sentirsi solo perché tua moglie non guarda la partita con te perché invece tiene la casa perfetta. Tutto questo e altre cose simili a questa mi sembrano assurde, inconcepibili, pazzesche. Qui stiamo parlando di problemi psicologici allo stato puro. Sarà che sono sempre stato una persona logica e chiaro: questo mi piace, questo no, questo lo voglio, questo non lo voglio, oggi mi va, domani non mi va. La vita è già tanto complicata di suo, rendersela complicata per certe cose mi sa proprio di situazioni da manicomio. Tu Luna mi citi il fatto che ti sei messa a lavorare di più e lui si è sentito solo ? Ma lui te lo ha detto che non volevo che tu ti mettessi a lavorare di più ? O se lo è tenuto dentro spiattellandolo dopo tanto tempo ? Io nella mia semplicità se mia moglie si fosse messa a lavorare fino alle 21 le avrei detto chiaramente che non ero contento di ciò e che avrei preferito guadagnare di meno piuttosto che privarmi per tanto tempo della compagnia di mia moglie. Lo stesso sarebbe dovuto essere se fossi stato io a lavorare fino alle 21 e lei ad esserne scontenta. Non puoi rinfacciarlo in seguito. Ne parli chiaro e fai presente che ciò ti da fastidio. Poi bisogna sempre distinguere la necessità dalla non necessità. Insomma Luna le cose son semplici. Siamo noi che ce le rendiamo complicate. Io ero chiaro non volevo figli perché non mi andava di cambiare quella vita che conducevo con lei. Ma se a lei tutto questo non andava bene doveva parlare chiaro. Non limitarsi a chiedere per sentire il mio parere. Ma soprattutto farmi capire quanto effettivamente fosse importante questo figlio al punto tale da compromettere il rapporto di coppia.
Certo Aleba io sto passando le pene dell’inferno. Sto vivendo un tormento interiore pazzesco. Ma il motivo maggiore è che io amo mia moglie. L’ho sempre amata e tutto questo che è successo tra…
….di noi mi sa di assurdo, di incredibile. A me molto semplicemente manca lei, la mia vita con lei, tutto quello che abbiamo fatto insieme e il pensare che la separazione possa essere dipesa dal non aver generato un figlio o dall’aver fatto o non fatto determinate cose in un determinato momento mi manderà prima o poi al manicomio.
Alessandro non posso dire di non aver colpe. Ce le ho. Anche se, figlio a parte, non le ritengo così gravi da giustificare un distacco improvviso. O quanto meno senza discussioni e frasi certe che ti facessero capire ciò che stava succedendo. La mia incredulità, il mio tormento, la mia non rassegnazione gioca sul fatto che lei, lo ribadisco, era una persona equilibrata, chiara, precisa, pulita, e soprattutto leale e corretta. Non accetti tutto questo da una persona del genere. Non lo accetterai mai. Mai te ne farai una ragione soprattutto se sei una persona che crede a certe cose e che ha degli ideali. Chi ama non lascia mai. Grande verità Alessandro. Anch’io sono del tuo stesso avviso. Io, infatti, il più freddo apparentemente, quello che poteva stare un minuto o un giorno senza la propria moglie, ma che non poteva stare senza la moglie, non avrei mai lasciato mia moglie. Semplicemente perché l’amavo. Pur mantenendo il mio modo di essere. Pur non annullandomi. Pur non dicendole tutti i giorni “Ti Amo” e mancando qualche volta di coccole e attenzioni. Sostanza vs. Forma. Dici bene anche quando affermi che non mi sono accorto di nulla perché avevo piena fiducia in lei. Grande verità Alessandro: fiducia estrema senza mezzi termini. Avrei potuto contare il numero di mattonelle che percorreva ma la stima e la fiducia che avevo nei suoi confronti era immensa.. Nonostante tutto non mi sento vittima. Sono pieno di dolore questo sì angosciato e conscio di aver commesso degli errori che data la mia esperienza non avrei dovuto commettere. Forse l’essere troppo sincero. Il<mostrarsi per quello che si è. Ogni giorno ogni momento. Bastava buttare un po’ di “fumo agli occhi”…accontentarla e tutto sarebbe andato per il verso giusto ne sono convinto….