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Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via

di aleba

Riferimento alla lettera: Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011

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Categorie: - Amore - Famiglia - Me Stesso

1.662 commenti

  • 251
    aleba -

    Fuori dal Coro, tua moglie pensa di averti amato solo lei? Perché? Forse perché per anni ti ha detto con calore e affetto che gradiva mangiare le patate bollite, mentre in realtà le voleva fritte…ma per non urtare i tuoi sentimenti ha scelto di ingoiare tappandosi il naso ogni singolo pezzo di patata bollita? Poi d’un tratto, presa dalla nausea ti ha rinfacciato di non aver mai capito che se mangiava le tue patate bollite era solo perché ti amava alla follia…e tu poverino sei caduto dalle nuvole! Hai provato pure a spiegarle che tu in dispensa avevi la friggitrice e olio per friggere in abbondanza, ma lei non ha voluto sentire ragioni. Ti ha accusato di averla rimpinzata di patate bollite, tu dovevi capire che le detestava, dovevi scorgere dietro ai suoi sorrisi i conati di vomito che si sforzava di frenare. Dovevi leggere nei suoi occhi il rifiuto totale, piuttosto che sentirti felice per il benessere che esprimevano. Quindi tu, “cuoco”dei miei stivali, che non hai saputo per niente capire i gusti della tua donna, non hai diritto di sentirti tradito se ad un certo punto quella donna ha deciso di farsi cucinare le patate fritte da un altro uomo. A quell’uomo lei avrà sicuramente detto “sono stufa delle patate bollite, le odio…io le voglio fritte ma lui non capisce”. Vieni, le ha risposto lui, le patate fritte si fa presto a farle, ci penso io a te. Magari erano le patate fritte peggiori che lei avesse mai assaggiato, ma non voleva più le tue patate e non gliene fregava più niente di quanto buone sarebbero state le tue patate fritte…se solo te le avesse chieste!!
    Vedi Fuori dal Coro, questo è quanto!
    Io ho ripetutamente chiesto al mio e “Cosa devo fare per renderti felice?”. La sua risposta era “Devi essere la mia compagna”. Cosa significa?? Io ero la sua Compagna e mi sono comportata meglio di tante mogli ufficiali. Ma richieste precise MAI, certo in quel modo io ero costretta a dannarmi in ogni modo, mentre lui poteva sempre dire che ciò che facevo non era adeguato alle sue aspettative. Il contrario non è mai successo. Mai una volta mi ha chiesto “come posso renderti felice, Aleba?”.
    Lui avrebbe potuto essere un uomo buono, ma ha preferito il rancore e la rabbia. Si è lasciato corrodere dall’invidia verso coloro che non hanno patito le sue stesse pene. Eppure, da un certo punto in poi nella sua vita ci sono stata io a fare da airbag negli eventi drammatici, da contenitore per le frustrazioni, da filtro per le seccature. Peccato che io ero diventata la sua più grande seccatura, troppo vicina per essere tollerata, troppo pericoloso darmi spazio. Ha progettato tutto fin dall’inizio e finalmente ho sancito la sua ragione. L’ho abbandonato. Io non soffro perchè vorrei essere con lui, come soffri tu.. io soffro perchè lui non ha tolto i muri, non ha rischiato tutto nel nostro rapporto. Aveva ragione a non rischiare con me? Attualmente ne sarà convinto, visto che io l’ho lasciato. No non aveva ragione, io non aspettavo altro che un riconoscimento

  • 252
    aleba -

    un riconoscimento da parte sua del fatto che fosse felice e fiero di avermi al suo fianco, e nel contempo una volontà di cambiare modo di amare, anche mediante il ricorso ad una terapia individuale e/o di coppia. Lui non ha mai voluto. Solo prima che me ne andassi ha cominciato a dirmi che mi amava e che mi aveva sempre amata. Amore? Non è amore quello che ho vissuto!! Ogni mia debolezza l’ha sempre sfruttata per ingigantire la mia inadeguatezza, ha rigirato con crudeltà il coltello nelle mie ferite. Io a lui l’ho sempre protetto dalle ferite, ho sempre sminuito le sue debolezze, l’ho difeso di fronte agli altri. Poi ho cominciato a scuoterlo, a volere la sua attenzione su certi argomenti scomodi, ma lui mi piantava in asso come una scema. Sai volte che ho pensato di prendere mia figlia piccolissima e andare in albergo, visto che lui girava i tacchi e rientrava a notte fonda pur di non chiarire, pur di non dover riconoscere che i suoi argomenti erano FUTILI che io ero degna di essere la sua compagna.
    Tu dici che non riesci a colpevolizzarla, in pratica la proteggi, proteggi il ricordo che hai di lei per non dover rinnegare gli anni passati credendo che lei fosse felice quanto te. In realtà tu stai proteggendo te stesso in questo modo, hai paura di scoprire che non avevi amore tra le mani, ma un surrogato, un’imitazione ben fatta. Io ho dovuto mettere tutto a nudo per capire che l’amore che avevo vissuto era stato manipolato con abilità machiavellica. Ho sofferto per questo e ne soffrirò per molto tempo ancora. Per questo non smetto di scrivere, non sono in pace. Ma non è così che risolvi Fuori dal Coro, continuando a mettere il tuo amore per lei di fronte a tutto, di fronte alle sue responsabilità che sicuramente ci sono. Amare vuol dire anche saper perdonare, ma il primo che devi amare, il primo che devi perdonare sei tu, te stesso. Certo, ognuno ha i suoi tempi e nessuno può costringerti a uscire dalla disperazione per la perdita della vita come la conoscevi, nessuno può tirarti fuori dal fango dove arranchi cercando di farti aprire la famosa porta. Però posso dirti che succederà e che è compito tuo farlo succedere. Armiamoci di coraggio e guardiamo oltre, siamo caduti in basso, abbiamo sguazzato sul fondo ponendoci mille domande sulle cause della nostra caduta, abbiamo poche risposte e pensiamo che a mille domande servano mille risposte. Invece, Fuori dal Coro, basta una risposta determinante per far tacere tutte le domande di colpo. Quella risposta ci costringe a raccogliere le forze e a cominciare a salire. Quella risposta è la nostra arma per contrastare i subdoli ganci che vorrebbero trattenerci sul fondo a disperarci. Allora avverrà il distacco, non la negazione del passato, il distacco da esso. L’ammissione delle proprie responsabilità e la scelta di vivere nonostante e anche in virtù del fallimento, della chiusura. Le ferite si saneranno e conserveremo le cicatrici come maestre di vita sagge.
    Ti sono vicina, Fuori dal Coro.
    Aleba

  • 253
    aleba -

    Per Fuori dal Coro.
    Non riesco a trattenere le lacrime leggendo la tua risposta a Luna, piango per il Natale, piango per le tue lacrime versate a testa bassa, piango per come sei Uomo..

    No Maria, il mio ex non è un diavolo. Ha una personalità gravata da carenze affettive e forti contrasti vissuti durante l’infanzia.
    Ho sofferto immensamente nel dover riconoscere che io non potevo aiutarlo. Aveva, ha! bisogno di un aiuto specialistico. Ha bisogno di svuotarsi di tutta la melma che ha accumulato negli anni, di scendere dal piedistallo che si è costruito e confrontarsi con il suo malessere faccia a faccia, disarmato. Accettare il suo passato, farci pace e finalmente vivere ciò che la vita gli offre. C’è stato un tempo in cui pensavo che lo stesse per fare, che fossimo fianco a fianco. Ma era pura illusione. Non ne esci se non ti fai aiutare, non puoi disintossicarti se non cerchi aiuto, se non hai un pozzo a tenuta stagna dove sputare tutto quello che ti ha avvelenato e continui a pensare che chi ti ama in realtà sta cercando di rovinarti. Io non potevo più fare da pozzo, capisci? Il suo veleno ha contaminato anche me. Sono dovuta diventare madre per capire che non ero più una persona ma una vasca di liquami…I bambini non possono scegliersi i genitori, mentre noi abbiamo il dovere di scegliere che tipo di genitori vogliamo essere e io non voglio essere come ero con lui. Basta, basta così fa un tale male pensarci…e mi auguro che gli anni passino in fretta e che facciano il loro lavoro mentre io faccio il mio.

  • 254
    Fuori dal Coro -

    LUNA…segue

    (continuo dal mio post n. 249)
    Scusa Luna se non sono riuscito a terminare ieri le mie risposte.
    …Si lo so, hai ragione. Dovrei pensare più a me stesso. Ma ci provo, ci sto provando. Esco, vedo gente, amici, amiche, cerco di svagarmi come e quanto sia più possibile. Ma è una fatica enorme. Perchè non è una frase detta così. Ma in ogni posto vedo lei. Vedo lei con me in atteggiamenti sereni. Non riesco a ricordarmi un posto dove abbiamo avuto un diverbio. Lo so che sto facendo male alla mia salute. Ho il viso segnato, lo vedo. Anch’io come te MAI e poi MAI avrei pensato che la mia storia finisse. E anch’io come te non vedevo ostacoli insormontabili. Si è vero c’era quella famosa questione: il figlio. Ma stavo lottando appunto per superare “l’ostacolo”.
    Ieri sera sono uscito, sono entrato in una libreria. Ho letto pochi libri in vita mia. Mia moglie invece era una divoratrice di libri. Spesso mi diceva di farlo. Io non le davo retta. Ma non perchè lo ritenessi inutile. Solo perchè durante la giornata ero preso da altri interessi. Te l’ho detto la passione per la fotografia per i filmini, la musica. Ieri in libreria così’ come mi è capitato altre volte ho capito che aveva ragione. Dovevo leggere di più. Dovevo soffermarmi nella lettura di qualche libro. Che oggi vedo e apprezzo. Forse avrei capito qualcosa. Avrei riflettuto su qualche racconto di vita a cui prima forse non facevo caso. Ieri sfogliando alcuni libri, così come altre volte, c’erano frasi che mi colpivano al cuore. Frecciate dolorosissime. Un libro in particolare “Quattro meno tre” (non ricordo l’autrice). La storia vera della scrittrice che in un incidente automobilistico perde in un batter d’occhio marito e tre figli che adorava. La vita le cambia in un attimo. Ho sfogliato qualche pagina, ho letto alcune frasi. Mazzate tremende. Magari una lettura di un libro del genere qualche anno fa mi avrebbe aperto gli occhi su tante cose. Su come la vita possa cambiare in un attimo. Non che non ci pensassi prima. Anzi cercavo di vivere il presente cercando di coglierne il meglio. Ma forse non lo facevo abbastanza perchè magari mi lasciavo prendere dagli eventi negativi quotidiani. Se avessi la possibilità di tornare indietro non farei più errori del genere. Chi se ne frega del traffico. Chi se ne frega se ho fatto tardi in ufficio, chi se ne frega della fila in banca o alla posta, chi se ne frega della tv…oggi parlo 4 ore di seguito con mia moglie.
    Ecco…tutto questo non mi da’ tregua nel cuore e nel cervello. Non ho fatto niente di trascendentale. Non mi sento un mostro. Sono stato sempre sincero nei sentimenti e in tutte le altre cose. Però è come se avessi commesso un omicidio. Si perchè in fondo ho ucciso l’Amore. Non esprimendo cose che invece fanno parte di me stesso. Ieri mi è bastato vedere un portachiavi con Babbo Natale su un libro per farmi struggere. L’albero “il nostro albero” che addobbavamo insieme e il presepe che io volevo fare sempre in anticipo….

  • 255
    Fuori dal Coro -

    Luna…segue
    …perchè “così durava di più”. Si anch’io come te pensavo che potessero essere naturali tante cose. Anche un litigio, seppur non l’abbiamo mai fatto. Per me come te era logico invecchiare insieme. Eravamo entrati ognuno dentro l’altra. Almeno così pensavo. E onestamente non lo pensavo solo io ma anche chi ci conosceva. Io mi comportavo con lei come con mia madre: leale.
    Ok Luna dovrei riconoscere che è avvenuto un cambiamento. In effetti c’è esiste. Mia moglie non è più con me. Il problema è che non riesco a comprendere che cambiamento sia avvenuto in lei. Aleba mi ha fatto l’esempio delle patate lesse e delle patate fritte. Calza a pennello. Ma non comprendo. Come si può forzarsi per anni a mangiare patate lesse se queste proprio non ti piacciono. E’ impossibile secondo me. Per me le “patate lesse” le piacevano.
    Luna, anch’io come Aleba ti chiedo di scrivere. E’ un piacere leggerti…forse più di un libro.

    MARIA: Si lo so è tutto vero quello che dici. Probabilmente il mio cervello non ne può più. Comunque non sto sempre l’ a menargliela e a dirle che è tutto bello. Ormai è un bel po’ che non la sento. Ho finito le cartucce. Non posso più sparare.
    Si sono stato da uno psicologo. Una psicologa per la precisione. L’ho scelta donna per poter capire meglio lei, mia moglie e l’universo femminile. Non so se mi sta aiutando. Ma sto facendo anche questo. Sta scavando in profondità. Ma finora non ha visto niente di strano se non una estrema coerenza nel mio modo di essere. Mi ha fatto notare che tra i suoi pazienti esistono molte persone affermate sul lavoro e nella vita ma che alla fine non sanno quello che vogliono. Problemi nel mio “io” finora non me li ha trovati. Se non una certa rigidità sulle proprie idee. Ma questo lo sapevo già. Mi sto aprendo a tutto. Mi sto mettendo in discussione su tutto. Sto provando…sto provando.
    Concordo con te Maria. A volte penso che il marito di Aleba sia il diavolo in persona. Ma lei ci ha risposto e forse ha ragione, almeno in parte, o probabilente in tutta acendolo lei conosciuto. Forse ha davvero dei seri problemi dovuti alla sua infanzia. Certo che è un uomo fuori dalla norma in senso negativo…ma molto negativo.

    ALEBA: “Non riesco a trattenere le lacrime leggendo la tua risposta a Luna, piango per il Natale, piango per le tue lacrime versate a testa bassa, piango per come sei Uomo..”
    Grazie per queste belle parole Aleba, soprattutto per ultime…Grazie davvero!

    Ciao Luna, Ciao Aleba, Ciao Maria. Grazie a tutte. Vi aspetto sempre!
    Un bacio affettuoso ad ognuna di voi.

  • 256
    aleba -

    Fuori dal Coro, anche io ho scavato nella mia vita con lo psicologo. Io l’ho scelto perchè svolge i colloqui con il suo cane in studio. Già il fatto di avere quel muso bagnatino appoggiato sulle ginocchia, scioglie la tensione e le parole scorrono senza intoppi. A distanza di un anno il mio analista mi ha detto che secondo lui non ero io che dovevo andare in analisi, bensì lui. Ma a me è servito tanto, per tranciare uno ad uno con un colpo di mannaia ben assestato, i grossi cavi di acciaio e sangue che mi tenevano legata a lui. Dio come vorrei aver avuto un Uomo da amare che mi amasse a sua volta… semplicemente. Non l’inferno psichico che ho attraversato. Luna, so che tu capisci bene. Le difficoltà che la vita ci ha sbattuto davanti non mi hanno mai spaventata, e di tragedie ne abbiamo dovute affrontare diverse. Ma vedi, Fuori dal Coro, la casa dovrebbe essere quel luogo dove puoi allentare la tensione, dove puoi far scorrere le emozioni, nutrire la tua anima e quella di coloro che ami. No la casa non è un luogo dove ad un certo punto ti accorgi che devi imparare a guardarti le spalle, a riconoscere le trappole prima di caderci dentro.
    P

  • 257
    LUNA -

    Ciao cari 😀

    FUORI DAL CORO: anch’io mi commuovo leggendovi, perché siete belli e perché siete “tanti”, nel senso del tanto che c’è dentro di voi.
    Ti sei messo in discussione, Fuori dal Coro, pure troppo, forse, per l’eccesso di responsabilità che ti dai, però al contempo, come mi pare sia proprio del tuo carattere, lo hai fatto con coraggio e in modo costruttivo. Hai voluto conoscerti meglio, e questo secondo me non è mai un errore, quando sentiamo la spinta a farlo, dentro di noi, è un segnale che non possiamo fingere di non cogliere. Non tutti sentono quella spinta, forse, e non tutti la colgono. Il mio ex una delle volte che pensava di avermi perso (dopo aver fatto di tutto per perdermi e farmi sentire perduta, come è proprio di quei meccanismi che io e Aleba conosciamo) si è comprato dei libri per guardare dentro se stesso e ha fatto due sedute dalla mia psicologa. Ma c’era, nel suo modo di fare, anche una punta di ricatto: lo faccio se tu ci sei. Non importa se erano passati anni e anni, se ero io adesso ad essere in confusione, a stare male, se potevo avere io sfiducia in lui, se potevo essere io allo stremo, rincitrullita, confusa, in pericolo di fare qualche cazzata, e se io glielo avevo in fondo sempre permesso, a lui, di essere così…
    io DOVEVO essere comunque, in 5 secondi netti, pronta a dire: oh che bello, ecchite ca’. Mi dici che forse ci vorranno altri 45 anni prima che tu ritrovi te stesso, che non puoi darmi alcuna garanzia per il futuro, che comunque devo andare a vivere da sola (ma attenzione in modo assolutamente monastico… per inciso per anni io gli avevo detto: troviamo una soluzione per separarci in sicurezza, e lui mi diceva: non ti amo, non mi frega, è finita, ciao ciao, salvo poi cambiare idea ogni volta che andavo via e dirmi che lui era innamorato perso, ma stava male. Quando lo dicevo io però ero una povera deficiente. Anche se mi hai fatto praticamente impazzire dal dolore e dall’ansia ora io mi stabilizzo in trenta secondi e ti rassicuro. Non ne sono stata capace, lui non me lo ha perdonato ed è scoppiato più di prima. Sapessi quante e quante volte IO mi sono rimproverata, no anzi, non è il termine esatto, mi sono flagellata dentro dicendomi: IO dovevo essere capace.
    Negando il fatto che se io non ero stata in grado in quel momento era perché avevo sul groppone anni e anni in cui lui aveva avuto la sua crisi al 3000 per cento e ogni volta che andavo in crisi io (e per crisi non intendo sui sentimenti, ma crisi interiore mia, devastante) non era possibile. era colpa mia. Oppure se cercava di recuperare però poi mi rinfacciava che come mi ero comportata IO quando ero stata in crisi era insanabile, perché lui non poteva dimenticare. Perché io avevo rovinato il rapporto (che, quando a lui faceva comodo, o comunque per i suoi buchi neri, non esisteva).

  • 258
    LUNA -

    (avevo scritto kilometri di cose, entrando più nel dettaglio, ma mi incasino e basta, e incasinerei anche chi legge, dunque riassumo il concetto in oggetto…):
    anch’io ho fatto errori, Fuori dal Coro, e anch’io penso che le reazioni a catena, dovute a quella guerra che lui mi ha dichiarato all’improvviso dopo 10 anni, hanno fatto soffrire anche lui. Non dubito di questo. Però quello che voglio dire è questo: quando lui ha preso quei libri o è andato due volte dalla psicologa la sua spinta a guardarsi dentro non era reale. Perché non l’ha mai fatto sul serio. E quando ti dico che la sua modalità non era solo di sostegno, ma di pretesa, di ricatto, purtroppo è vero. Credimi che non era solo una questione di sostegno, FUORI DAL CORO, quello da parte mia, se avesse voluto guardarsi dentro, affrontare dei fantasmi, dei nodi, lo HA SEMPRE AVUTO. Lo avrebbe anche tra cent’anni, come amica. Se non dico “da compagna” è perché non è possibile. Lui lo ha reso impossibile. Non puoi volere bene ad una persona, visceralmente bene che ti commuovi solo pensando alla sua foto all’asilo, ed essere trattata sempre come una nemica. Non puoi soffrire perché lui ha lasciato te, in realtà, ed essere anche trattata come chi lascia perché se ne frega. Non puoi vivere una vita senza amore, sapendo e volendo amare, e sentirti dire che è colpa tua, perché tu sei poco seria ma non sei riuscita a fregarlo. Non puoi cercare di sostenere qualcuno, quel qualcuno ti affossa e ti dice pure che te lo meriti. Io ho vissuto una vita non vita per anni, questa è la verità. Una vita non vita che era la fotocopia di quella dei suoi genitori. La cosa più distante dal mio modo di essere che riesco a immaginare. Io quando vedevo come sua madre trattava suo padre avevo i crampi allo stomaco. E lui mi diceva: non ne posso più di vedere quelle scene.
    Io so che per dieci anni lui è stato anche bene, molto bene con me, come io con lui. Lui stesso mi diceva: ho fatto tanti passi avanti. (passi avanti rispetto al suo pessimismo cronico, passi avanti rispetto alla paura delle relazioni, passi avanti rispetto al suo non reggere una discussione, le frustrazioni, un dialogo di una certa durata che vertesse su temi più personali e intimi). Lui stesso ha sorretto me, e non lo nego, perché anch’io avevo le mie. Mi ha amato e ne sono certa. Perché per lui era difficile dire ti amo, ma me lo dimostrava. Ma non sono io che dopo 10 anni gli ho voltato le spalle. Lui ha voltato le spalle a me e a se stesso, anche se come individualismo lui, come il compagno di Aleba, si è costruito delle cose materiali per sè. Ma ha voltato le spalle a se stesso perché se uno ti fa una guerra come quella che lui ha fatto a me, a noi, del bene non si fa.

  • 259
    LUNA -

    Come Aleba, mentre lei cercava di aiutare e sostenere il suo compagno, ho attraversato tutta una serie di crisi, mie, di sensazioni di spaesamento, di ansia, di tristezza che ho dovuto sempre e comunque vincere da sola. Nessuna cosa andava bene, che lo amassi o che pensasse che lo amassi di meno. Avevo colpa nella vicinanza e nel distacco.
    Questa è una cosa che chi non prova non può capire. E meno male.
    Quando ho avuto un anno che era difficile per altre cose veramente dure lui non ha cambiato linea. Non riuscendo a provare una vera empatia non si è reso conto di quanto io stessi davvero male, di quanto io non potessi veramente reggere quelle sue modalità. Che quella volta ero io, seriamente, a rischiare di andare in depressione. Lui ha sempre e comunque visto ogni mia reazione come un’azione fatta contro di lui. E guarda, Fuori dal coro, che io le cose gliele ho sempre dette, spiegate. Ma non è servito a NIENTE.
    Io ho parlato con uno dei suoi fratelli davanti a lui, non alle sue spalle, di come andavano le cose. Non per mettere in mezzo agli altri, ma perché speravo che lui si/ci vedesse. Perché lo aiutasse, ti giuro, indipendentemente da me. Io parlavo con suo fratello e lui stava zitto. Suo fratello gli ha detto: ma cosa stai facendo? Ho passato anni a sperare che lui non soffrisse, che affrontasse le sue cose, con me o non con me. Ma perché era assurdo il tunnel in cui era finito. Non è sindrome da crocerossina. II risultato è che l’altro suo fratello invece preferisce credere che io sia un mostro che ha messo in crisi una persona che di per sè non avrebbe problemi,che fosse la relazione il problema. Tolta quella lui sarà un fiore di campo. Glielo auguro. Non si spiega però perché mi odi. E sua madre (ma è ovvio) è riuscita a dirmi, una volta che ho tentato di parlare con lei, dopo che lui non reggendo una discussione (mentre lui di numeri ne ha fatti e quanti) era andato a dormire da lei, e non perché io fossi un mostro, ma perché non reggeva se stesso: “Mio figlio non è così. E la prossima volta che TU COSTRINGI MIO FIGLIO ad andarsene da casa SUA per le TUE urla vengo lì e ti caccio io”. Al che io, con calma, le ho detto: signora, stiamo divorziando, ma pur sempre siamo stati insieme 17 anni…”. E lei: non state divorziando, perché non siete mai stati sposati.

    Ah be’, allora…

  • 260
    LUNA -

    Tutti nella vita commettiamo degli errori, e io di certo ne ho commessi. E non mi sono risparmiata di flagellarmi, per quelli verso di lui e verso me. Il problema, nelle situazioni come quelle che abbiamo vissuto io e Aleba, è che un errore non è mai solo un errore, che sia piccolo o grande o considerato tale. E come una bomba. E sembra che sia su una persona sola che ricadano sempre le responsabilità, nel rapporto azione/reazione, anzi le colpe. Non so dirti se la sofferenza cada su una persona sola. Credo cada su entrambe, ma in modo diverso. Io non volevo soffrire, anche se può sembrare paradossale, e comunque combattevo per non soffrire, semmai per portarci entrambi fuori dal tunnel. Perché è più facile accettare che una persona ti dica “non ti amo, non mi interessi” che non capire mai se una persona ti sta chiedendo aiuto o ti sta respingendo realmente. Provi insieme rabbia e senso di colpa. Sempre un senso di fallimento. Posso dirti però che ad un certo punto non fa differenza quando non puoi proprio farci nulla, e tu comunque soffri ugualmente come una persona respinta, e in più pure colpevolizzata, e in più però è come se tanto tu fossi sempre abbastanza forte da non romperti mai, perché anche quando stavi schiattando sei riuscita a prenderti per il coppino e salvarti, e al contempo come se tu fossi sempre così inadeguato da non meritare una cippa dalla vita. E se hai qualcosa è perché hai imbrogliato, o perché sei cinico e dei sentimenti non te ne frega niente. In sintesi: se crepo di fronte alla tua anafettività sono deficiente, se sorrido di fronte un affetto è perché sono un essere frivolo e profittatore e faccio un torto alla tua sensibilità…
    Quando leggo che queste cose capitano ai masochisti mi permetto di dissentire in ogni modo. Io non sono mai stata masochista. Mi sono trovata però ad affrontare qualcosa di sconosciuto e più grande di me. E per niente, perché, alla fine, sono pure LA STRONZA.
    Va bene, sono la stronza, non parliamone più. A volte penso persino che se questa versione lo fa stare in pace con se stesso va bene così. Io cerco la mia pace.

    Scusa, Fuori dal Coro, tornando a bolla:
    hai scritto, e mi ha commosso, se non sbaglio le parole esatte: IO dovevo capire, io ero più grande.
    E’ una cosa tenerissima, però siete due adulti, comunque. E puoi proteggere solo chi è in grado di lasciartelo fare e chi comunque si ricorda che la protezione è reciproca.

    Per il libri: io adoro leggere, e, a parte nella mia fase più down, divoro i libri. Tuttavia non mi ha mai scomposto per nulla il fatto di avere compagni che non leggessero tanto. Ognuno ha i suoi interessi.
    E’ vero che dopo una disgrazia o un tumulto ci ritroviamo a riflettere su tante cose e possiamo anche aprezzare di più le piccole cose. Ma non possiamo vivere in stato di quiete pensando già a come saremmo dopo un tumulto. A me sembra che tu vivessi in modo normale, prima, da quello che scrivi, te lo dico onestamente.
    Ciao!

  • 261
    aleba -

    Luna, le solite corrispondenze nette che accumunano le nostre storie seppure distanti. Finirà questo mio bisogno di parlarne, parlarne, parlarne?? … ho kg di carta scritta nei momenti più disparati…scrivo, leggo e parlo.

  • 262
    aleba -

    “Salvami e allunga le tue mani verso me
    prendimi e non lasciarmi sprofondare
    salvami e insegnami ad amare come te”
    … Modà

  • 263
    LUNA -

    ALEBA: finirà quando non ne avrai più bisogno. Che rispostona, ah? Però quello che intendo dire è: credo che esistano vari modi di parlarne. Quando ti ho incontrata in questo forum tu ne parlavi, ma in modo diverso. Un modo che era molto più teso all’autocolpevolizzazione, quindi interno, sì, ma più implosivo, e al contempo verso l’esterno, nel senso che le riflessioni erano molto più centrate su di lui che su di te. Non mi dilungo perché penso che tu possa capire cosa intendo dire.
    Oggi forse stai facendo un tuo riordino-dati molto più costruttivo, e al contempo, forse, tutto questo scriverne, parlarne, anche se proprio benissimo non ti farà stare, in qualche modo ti depura.
    Scrivere può servire a mettere nero su bianco qualcosa che mette in collegamento maggiormente i nostri emisferi razionale ed emotivo.
    Ma non voglio analizzare perché scrivi, perché tu ora ne abbia bisogno o a cosa ti possa servire, scusami. Però, ecco, non mi stupisce che tu dica che scrivi, leggi, parli a hai kg di parole. come non mi sorprende che tu ti chieda: quando finirà?

    Ci sono vari modi per parlarne e non parlarne.
    Io per esempio ho ancora bisogno, certamente, di parlarne. e so che ne parlo però in modo diverso. Non sempre. Ma in generale sì. E quando me ne parlo nel modo “implosivo” la cosa dura molto meno.
    So che questo mio mettere nero su bianco o riflettere serve a ME. Prima tutto era sempre molto più teso a capire cosa servisse a LUI e a NOI, a capire per uno scopo che andava anche al di là di me. Oggi mi interessa capire quello che ho bisogno di capire per il MIO equilibrio, per la MIA versione della storia (che non significa un solo punto di vista, cioè un dire: è tutta colpa sua, o cose del genere), per riordinare dei MIEI dati, per fare un mio punto su di me ecc. Al contempo non mi va assolutamente di parlarne.
    E non è un paradosso, secondo me.
    Fuori ne parlo pochissimo. Già prima ne avevo parlato con un numero ristrettissimo di persone. Forse non lo avrei nemmeno fatto se non fossi stata costretta a. E non per vergogna o che, ma principalmente per riservatezza. Certo, anche per proteggere la persona che amavo e la mia libertà di poter scegliere di restare con lui senza che la gente mi dicesse: ma cosa fai???
    questa voglia di libertà è stata anche un limite? Può darsi. Può essere diventata anche una forma di non libertà, certamente. Al contempo quel meccanismo di protezione è molto tipico di situazioni come quella che io e te abbiamo vissuto.
    E’ più facile che una persona dica: mio marito è una vera lagna, quando c’è la partita diventa insopportabile.
    o
    mio marito non mette mai i calzini sporchi nel cestone

    che dire le cose che noi avremmo dovuto dire.

    Io però, comunque, è vero, sono sempre stata una persona molto riservata, seppure molto socievole. Una persona che ha sempre avuto molto il senso dei panni sporchi che si lavano in famiglia, ma anche della privacy in senso positivo. Delle mie relazioni non ho mai (S)parlato,

  • 264
    LUNA -

    ciò non significa che io non possa avere fatto delle confidenze alle amiche più care, sorelle. Ma comunque sia nella mia vita le questioni più personali le ho sempre risolte con una grande riservatezza.
    Quindi appunto in questo caso per me è stato anche un trauma dover mettere in mezzo altre persone (per esempio quando non avendo una casa ho dovuto chiedere per forza ospitalità agli amici), durante un work in progress così pesante, ma io ho cercato che ciò non avvenisse e lui invece non è stato capace di avere un atteggiamento più maturo. Inoltre penso anche che ho sempre avuto bisogno di una cosa: di sapere che, in ogni caso, che fossimo rimasti insieme e bene o che le nostre strade si fossero divise con dietro un codazzo di disastri vari, io sarei potuta ripartire da me, dalle mie impostazioni di default. Per farti capire meglio, se ci riesco: quando mia nonna è morta, e per me è stato un grandissimo dolore, naturalmente io l’ho detto ad alcune persone vicinissime, e mi ha fatto bene che loro sapessero anche per il tipo di empatia che c’è tra noi, ma mi faceva stare meglio uscire in un mondo in cui la gente non sapeva che stavo attraversando un dolore. Mi parlava d’altro, ignorando i fatti si rapportava con me come se non fosse così, e questo mi permetteva di respirare. Sul lavoro mai ho dato segnali che nella mia vita ci fossero dei casini. A volte quando i casini sono stati più grossi forse sarò sembrata meno sveglia rispetto ai miei standard, e questo per me era fonte di sofferenza, al contempo però riuscire a darmi un calcio in culo e fare bene le cose qualsiasi cosa stesse accadendo, o mantenere una vita sociale positiva per me era importante. Può sembrare che fosse perché avevo bisogno di portare una maschera, per timore del giudizio altrui. Io vedo la cosa sotto una luce diversa: vedo una mia protezione personale di rispetto al mio modo di essere, di vedere la vita e me stessa, comunque. E mi ricentrava anche. Se io avessi detto: non posso, non posso perché ho dei casini, forse la catena dei non posso sarebbe stata infinita, ci sarei caduta dentro.
    Io e lui siamo stati insieme una vita, e per la maggior parte del mondo la nostra era una gran bella storia. Così quando la gente viene a sapere che è finita se ne esce con delle curiosità o delle frasi fuori luogo. Io sto facendo un grande lavoro di ricentratura su di me, e non ho voglia e energie per questo. Tempo fa mi sono sentita dire questo, di fronte al fatto che avevo detto è finita con aria serena e chiudendo la cosa in due battute: ah, allora lo hai lasciato tu, non ti importava poi granché. Io ho detto: semplicemente non mi va di parlarne 🙂
    “17 anni e non ti va di parlarne? Non puoi mica fare lo struzzo così! Una storia così importante, magari recuperabile e tu fai così?”.
    Io ho detto: Non mi va di parlarne fuori. Mi va di parlarne con me stessa, o al limite con lui, il diretto interessato. (continua)

  • 265
    LUNA -

    Tutte le storie che finiscono sono particolari, ma quelle come la mia e la tua sono faccende che hanno bisogno di un surplus di proficuo dialogo con se stessi.
    Le persone chiedono, è naturale anche che sia così, tuttavia non capiscono che (non possono sapere che) spesso il problema sta nel fatto che dire tre parole dice tutto e al contempo per spiegare tu dovresti aprire una botola, di melma, e comunque non potresti spiegare.
    I miei amici che sanno la storia non hanno bisogno di spiegazioni e riassunti.
    Le persone che hanno vissuto esperienze simili si annusano e riconoscono. Anni fa una donna che conoscevo solo per aver comprato cose nel suo negozio mi raccontò una storia di violenza psicologica.
    Alla fine mi disse: scusa, non so come mai l’ho raccontata a te.
    Io non le avevo assolutamente detto di me, zero.
    Tuttavia capivo quello che mi diceva senza che lei avesse bisogno di farmi un disegno, senza che io fraintendessi, come se parlasse in un codice comprensibile.
    Così a lei venne naturale parlarne, come non avrebbe potuto, forse, con chi l’avrebbe fraintesa dalla prima frase. E sentì tutta la mia empatia – mi ero commossa – per la strada che lei aveva fatto per tornare alle sue impostazioni di default. E che capivo perché pur dicendomi di aver sofferto: ora sono serena, e non odio il padre dei miei figli. spero che anche lui trovi la sua serenità. Mi raccontava con entusiasmo del suo nuovo amore. “una storia completamente diversa” mi diceva “perché anch’io sono diversa da com’ero allora”.
    Una donna una volta mi attaccò bottone al supermercato, dicendomi quanto ero bella e quanto ero solare, mentre purtroppo sua figlia… si sfogò, chiedendomi cosa ne pensassi. Si sfogò perché io la stavo a sentire. Alla fine si segnò due libri e mi disse grazie. E non mi domandò: ma come mai hai capito? In entrambi in casi mi sono chiesta se sarei stata più onesta a dire: vi capisco perché so. Ma io avevo bisogno di avere uno scambio così. E io credo che con il senno di poi o già in quel momento abbiano capito benissimo, de panza, perché io capivo di cosa stavano parlando.
    Io sono sempre sensibile a questo tema, e ne ho il massimo rispetto. Penso che la violenza sia sempre una catena, purtroppo, qualsiasi gancio si sia di quella catena. E penso che quando la catena si spezza, nel senso che una persona riesce ad uscire dal meccanismo, ha fatto qualcosa per sé, e qualcosa anche per la non violenza. L’altro può cogliere il messaggio o no, ma certo è che gli si è data una possibilità in più di coglierlo che subendo dei meccanismi. Anche se bisogna uscire anche dalla catena di avere bisogno, per tornare a vivere, che colga e capisca.
    Forse non si è capito granché di quello che volevo dire. Sono nel MIO work in progress, e ci tengo alla mia serenità. Per me la serenità è parlarne e non parlarne, sentendo quando per me, e come e quanto, è il caso e quando no. Immagino che lo stesso valga per te. Ti abbraccio.

  • 266
    aleba -

    Ciao Luna, mi ritrovo in ogni parola che hai scritto. Anche io, come te, non ho parlato della mia storia. Non voglio rispondere alle domande che verrebbero spontanee….sono riflessioni mie intime, sarebbe come parlare di alieni parlarne con persone “normali”.

  • 267
    LUNA -

    ALEBA: il punto è però che anche tu sei “normale”. Sei una normonevrotica normale (passami l’espressione, che non è un’offesa!) in un mondo perlopiù di normonevrotici, ciascuno con i suoi punti di forza e le sue debolezze, le sue crisi da superare o superate, di varia entità. Quindi se comprendo benissimo perché non hai voglia di metterti a disquisire dei tuoi fatti privati e intimi e di ufologia (e appunto ho scritto dodici post a riguardo e quindi sai il mio punto di vista!) rimane il fatto però che viviamo sulla Terra e non su Marte, anche se la Terra ogni tanto ci sembra a tutti un po’ marziana. Quindi (ma lo dico in generale, non dico che tu non lo fai!) è importante anche, per ritrovare i parametri (che non sono uguali per tutti, certo, ma io parlo dei propri parametri “normali”, affini a se stessi) stare anche in mezzo agli altri.
    Scusami, questo tra l’altro non lo dico a te, perché magari in mezzo ai terresti ci stai tutti i giorni, ma come riflessione generale, anche se passasse di qua qualcuno che soffre di una situazione particolarmente aliena (e alienante, perché queste situazioni lo sono) o ne sta uscendo.
    Purtroppo quando si vive una situazione aliena si finisce con il sentirsi a propria volta “alieni”. Ti è mai capitato quando magari andavi a casa di qualche altra coppia e vedevi delle situazioni e pensavi: piacerebbe anche a me, ma…
    come se tu vivessi su marte e ogni tanto facessi una capatina da spettatrice sul pianeta terra. Pensando che non era male come vivevano i terresti…
    Bisogna stare attenti a quei “MA”. Bisogna stare attenti al distinguere il fatto di vivere una situazione percepita come “aliena” – o di averla vissuta di recente – seppure a cui ci si può assuefare sino a considerarla il proprio pianeta, e il fatto di arrivare a percepire anche se stessi come alieni pieni di “MA”.
    Mi piacerebbe entrare in un negozio, vedere un vaso di fiori, comprarlo perché sta bene in salotto, portarlo a casa e dire, con piacere e soddisfazione: ma guarda che bene che sta qui in mezzo al salotto!
    MA…
    Ho fatto un esempio banale, lo so, per spiegare le volte in cui io mi sono sentita “MA…”. Dando anche per scontate delle castrazioni rispetto ai “terrestri”, pur soffrendone e sapendomi terrestre.
    MA…

    lo dico questo perché purtroppo situazioni come quelle di cui parliamo chiudono e allontanano, chiudono e allontanano (anche per il dispendio di energia che richiedono, per l’introversione a più livelli che richiedono ecc) dalla quotidianità, anche dal fare un giro in un negozio, fare una passeggiata guardando le vetrine, andare al mare e sentire due donne lamentarsi del fatto che il marito non mette i calzini nel cestone.
    Se accade fanno pensare: “ma guarda te di cosa si lamentano queste… sono fortunate e non lo sanno”.
    Ma, a parte il fatto che non si può sapere cosa c’è dietro la vita di ognuno, forse si “guarisce” nel momento in cui dopo aver sofferto molto e aver sopportato cose esponenziali, pur apprezzando le minime cose

  • 268
    LUNA -

    e ritrovando un atteggiamento positivo, si ritorna a dire di fronte ad un parcheggio introvabile “che palle, possibile che non ci sia un posto libero da nessuna parte oggi???”. Perché ci si può anche scocciare e dirlo, pure non facendone una malattia o ciò che rovina una giornata.
    E non a non accorgersi neanche che si sta girando da due ore o pensare che le disgrazie della vita sono altre, perché le hai casa o perché ti hanno trapanato le budella fino all’altroieri o hai vissuto ad alcatraz.
    E non cominciare ad urlare in mezzo alla strada perché non trovi parcheggio (perché sei nervoso, frustrato per altro ai massimi livelli, ma contieni) e aver voglia di tirare quattro sberle a quello che ti ha fregato il posto.

    Forse non riesco a spiegarmi…
    Ma sai anche perché mi è venuto in mente? perché tempo fa parlavo con una mia amica che ha attraversato, molto giovane, la battaglia contro la leucemia.
    Per anni è ovvio che la sua è stata una relativizzazione fortissima, mentre comunque era positiva e lottava come una tigre.
    Oggi, oggi che sta meglio, ogni tanto si lamenta di qualche cazzata, pur sapendo che poteva morire e si è salvata la vita (cosa che non dimenticherà mai, dico, al di là della paura e della sofferenza provata, dico non dimenticherà mai nella sua accezione positiva, perché è come nascere due volte, e la seconda in modo consapevole).
    Ed è anche dal suo lamentarsi di qualche cazzata, quelle banalità per cui uno dall’esterno pensa “uno che ha passato quello che ha passato lei non ci farebbe neanche caso” che si capisce che anche dentro la sua anima sta guarendo. Non è più su Marte, anche se ha fatto un giro e che giro su Marte. E nessuno, solo chi è stato su Marte come lei, o con lei, può capire cosa significa davvero.
    C’è chi è stato male e non vuole parlarne, per dare una svolta, lei fa volontariato nel campo della ricerca. Io credo che entrambe le cose siano assolutamente corrette dal punto di vista della “panza”. Credo che ognuno abbia i suoi tempi, di recupero dello stress, della propria identità di persona sana, ove per sana intendo “con l’intera percezione della proprie risorse” e per l’integrazione, nella propria biografia, di un’esperienza negativa, di un cambiamento. E per darsi le proprie risposte.
    Sono quindi assolutamente sulle tue corde per quanto riguarda il rispetto intimo della propria biografia, per le ragioni che si dicevano.
    Al contempo penso che chi ha vissuto un’esperienza negativa abbia molto bisogno di respirare normalità, anche andando a comprare il giornale la mattina e fermandosi al bar a bere il caffé, anche sentendo il brusio delle chiacchiere della normalità e della banale quotidianità. Anche per rimmergersi nel mondo, ricordarsi di farne parte e rendersi sempre più conto di non essere alieno, quantunque l’esperienza possa essere stata aliena. E anche mentre fa un suo percorso interiore per darsi le sue risposte e affronta delle difficoltà.

    Baci a voi.

  • 269
    Fuori dal Coro -

    ALEBA: Ecco Aleba hai detto bene “la casa è quel luogo dove devi allentare le tensioni e non imparare a guardarti alle spalle”. Hai detto bene. Io a casa non ero mai in tensione. Stavo bene. Mi sentivo a “casa”. Con lei tranquillamente. Senza tante problematiche. Non cercavo nulla non volevo nulla. C’erano i problemi della vita, il lavoro, le malattie dei familiari. Ma lì a casa stavo bene. Non pensavo diventasse una fonte dell’esperienza finora più brutta della mia vita.

    LUNA: Si mi sono messo in discussione Luna. Però forse l’ho fatto tardi. Avrei dovuto farlo prima. Capire dove non capivo. Capire che forse gli altri hanno un altro cervello. Stare attento. Invece no. Non l’ho fatto. Forse ho dato l’Amore di mia moglie per “scontato”. Ma scontato nel senso di “sicuro”. L’ho visto un po’ come quello che potrebbe essere di mia madre nei miei confronti. Quando finirà ? Mai !
    Anch’io ho chiesto a mia moglie in questi due anni di provare ad andare in terapia per vedere cosa era successo. Non ha voluto. No io non ho mai fatto come il tuo uomo. Non ho mai detto “non ti amo più, è finita” a mia moglia. Mai successa una cosa del genere.
    Vedi voi in fondo le vostre discussioni le avete avute. Noi no. Se no quelle richieste riguardo il figlio. Ma mai una discussione che fosse tale. Tutto si svolgeva nella calma più tranquilla. Ed io ripeto non ho visto nulla di strano nel nostro rapporto. Addirittura chi entrava in caso si meravigliava e rimaneva incantato dalla nostra tranquillità. Io non so veramente non lo so cosa sia realmente successo. Io sarò stato distratto. Ma non ho capito. Ancora adesso come dite voi “mi sto uccidendo” ma non ce la faccio a non farlo.
    Ho letto e sto leggendo ancora il tuo post ma, perdonami, Luna onestamente non ho compreso bene i motivi delle vostre crisi. Se dovute a sue ansie e depressioni o cosa. Non ho ben compreso cosa è successo dopo i 10 anni in cui dici che ti ha amato. Non ho ben compreso qual è questa guerra che lui ti ha dichiarato dopo questi 10 anni. E’ entrato in crisi ? Ma in crisi di che cosa ? E perchè ? Perdonami, sarò io che non ho capito. Ma non mi sono chiari i motivi. Mi hai detto del fratello che gli diceva “Ma che stai facendo ?” Ma che stai facendo di cosa. Non ho ben compreso se il problema era il fatto che lui non reggeva le discussioni e non voleva affrontarle o il fatto che a scadenza di dicesse che non ti amava più. Ma da quel che ho potuto evincere c’eramo delle crisi piuttosto evidenti tra di voi. Scaturite da cosa ? Dalla sua depressione, ansia o pessimismo cronico. Mi hai detto che non ti diceva “Ti amo” ma te lo dimostrava. Bè non è poco. Ma allora cos’è realmente che vi ha portato a far sì ch non riuscivate a intavolare un discorso costruttivo. Ci sono dei punti che non ho capito. In Aleba si è visto chiaramente dai suoi racconti la presenza di un uomo assuirdo. Qui ci sarà pure visto che fai una specie di confronto. Ma io non l’ho capita. Non ho capito cioè qual era il problema….

  • 270
    LUNA -

    FUORI DAL CORO: sono quelle cose aliene di cui si diceva… difficili da spiegare per questo. Anche se, stringi stringi, comunque sia nel momento in cui una persona ti dice: ti amo, voglio stare con te o dice altro e ha un altro atteggiamento comunque alla base le cose non vanno.
    E una relazione esiste finché due persone dicono che quella relazione esiste e si impegnano reciprocamente a farla esistere, continuare, crescere o, in casi di conflitti, a risolverli.

    Intendo dire che al di là delle 45000 motivazioni per cui una persona ti dice: non voglio stare con te/questa non è casa tua/non ti parlo più/non ti amo o ti tratta in malo modo questi sono i fatti.

    Mi è difficile davvero farti un riassunto molto più chiaro. Diciamo che quando siamo andati a vivere insieme lui è andato in tilt, e mi ha dichiarato una guerra sia nel senso che ha usato (anche contro di sè, dicendolo a me) l’arma del disamore, sia che palesava un suo conflitto interiore che diventava conflitto di coppia ma si rifiutava di ammetterlo e di affrontarlo, sia perché faceva la guerra ad un’idea di me che non ero io.
    Non sono molto chiara comunque?
    Mi dispiace, ma non è facile spiegare.
    La mia storia somiglia molto a quella di Aleba in molte cose.
    Dire di no e dimostrare qualcosa che comunque ti fa comodo sia indefinibile no che non mi sembra una gran cosa.
    Lui dimostrava distacco e al contempo anche delle forme di attaccamento, ma al contempo per la sua crisi (inespugnabile) le carte in tavola che metteva erano quelle del distacco, e al contempo però rimproverava un mio distacco.
    Un vero casino, Fuori dal Coro, veramente impossibile da riassumere in poche righe.

    Per quanto riguarda il fatto che ti colpevolizzi per aver date delle cose per scontate, mi domando però perché tendi comunque e sempre a prendere troppe responsabilità su di te e dargliene così poche.
    responsabilità, non colpe. Parliamo comunque di una donna adulta, non di una bambina, che nel momento in cui non è chiara nel verbalizzare i suoi contrasti, i suoi bisogni, o ciò che lei considera diverso da ciò che vuole (patate fritte, lesse o in purè) ha comunque questa responsabilità. Non è che l’amore significhi per forza saper decodificare i messaggi anche fuorvianti che una persona ci lancia. Non è che possiamo avere la sfera di cristallo.
    E se una persona dopo 5, 10, 15 anni ci rimprovera di non aver capito che si sacrificava mangiando patate fritte invece che lesse per non farci restare male o per mantenere un’armonia forse potrebbe anche prendersi la responsabilità del fatto che non ha verbalizzato i suoi conflitti sulle patate, e potrebbe interrogarsi sul perché non lo ha fatto. Ma non delegando solo all’altro la responsabilità di aver detto, non visto, non capito. Ma chiedendosi: perché io non mi sono fatta capire?
    Naturalmente io non c’ero Fuori dal coro e quindi non posso sapere come siano andate le cose,

  • 271
    LUNA -

    però mi è chiaro che nel momento in cui tu hai un atteggiamento così colpevolizzante nei tuoi confronti e così deresponsabilizzante nei suoi, anche fermo restando che tu possa essere un uomo tendente al concetto di protettività nei confronti della sua donna (che di per sè è anche un’ammirevole qualità) tu stai negando il fatto che comunque una coppia è un territorio di parità e reciprocità. E che, ti posso dire? lei aveva diritto di desiderare un figlio ma tu avresti potuto anche non desiderarlo, e questo non avrebbe fatto di lei chi aveva ragione e di te la persona che ha torto, e responsabile della fine della relazione. Perché girando la prospettiva anche chi vuole un figlio a tutti i costi e si incazza a morte se ciò non avviene può allora far finire una relazione. Ho capito che tu dici: ma io poi lo volevo il figlio e non avevo dei validi motivi. Evidentemente per te in quel momento erano validi. E noi viviamo nel presente, non nelle considerazioni a posteriori.
    Ebbene, però il fatto che non foste sulla stessa identica lunghezza d’onda nel medesimo momento perché per forza dovrebbe significare una tua sola responsabilità e colpa?
    Se io voglio andare in america e il mio compagno vuole restare in italia per forza uno dei due ha ragione?
    per forza le motivazioni di uno sono più nobili e più importanti di quelle dell’altro?
    E se avesse mancato lei di sensibilità nei tuoi confronti non comprendendo le tue resistenze? Non sapendo guardare oltre il fatto che mentre dicevi di non voler semplicemente cambiare vita forse le tue paure erano altre? se non avesse considerato lei che dire: “Ho paura di pentirmene, se non faccio un figlio adesso” può non essere molto rassicurante per chi sta pensando se fare un figlio?
    E se far finire una relazione come ha fatto lei, e senza permettere un confronto diretto e chiarificatore, fosse una sua prova di immaturità? se fosse lei ad averti deluso? se tu ti dicessi: ma avrei fatto bene io ad avere un figlio da una persona che di fronte a delle difficoltà ha reagito in questo modo?
    allora, se lei avesse voluto iscrivere il figlio al nido e tu no? se lei avesse voluto iscriverlo ad una scuola privata “perché ho paura di pentirmene” e tu no? Quello che ti sto dicendo non è che debba essere per forza tutta sua la responsabilità, ed è chiaro, mi ripeto, che il tuo metterti in discussione sul fatto che cercare di non dare per scontate le cose può essere in generale e comunque utile a te. Ma se lei avesse dato per scontato che tu le avresti detto sì?
    Quello che voglio dire è che forse è nel momento in cui smetterai di prendere tutte le responsabilità su di te e di negare la capacità di scelta, di gestione delle sue emozioni e azioni di tua moglie e il fatto che comunque eravate alla pari forse riuscirai ad avere una visione più obiettiva di quello che può essere successo.

  • 272
    LUNA -

    Tu credi veramente che se tu le avessi dato un figlio in un momento in cui non eri convinto e avevi delle tue resistenze le conflittualità di sarebbero sciolte come neve al sole? Ne sei certo? Non puoi esserne certo. Tu ora guardi le cose dalla prospettiva: poiché l’ho persa farei qualsiasi cosa per non perderla se potessi tornare indietro.
    Una prospettiva molto naturale nel momento in cui una storia a cui teniamo finisce.
    Ma non stiamo parlando del fatto che lei ti chiedeva di tornare prima la sera invece di fermarti al bar con gli amici a sbevazzare e tu facevi orecchie da mercante, mi pare.
    Mi pare che si sta parlando di una questione importante e che cambia la vita non solo di chi il figlio lo desidera ma anche di chi in quel momento ha delle perplessità. E poiché è anche la vita di chi ha delle perplessità che cambierà mi sembra corretto rispettare anche il fatto che uno non dica: ma certo cara, ti accontento.
    anche se non è convinto.
    Perché avere un figlio non è come decidere se cambiare macchina o comprarsi una giacca o se cambiare luogo in cui passare le vacanze estive.
    Non è una decisione che possiamo prendere solo per far contenta un’altra persona e per assicurarci del fatto che non ci lascerà.
    Può darsi in effetti che tu non abbia considerato quanto fosse importante la cosa per lei in quel momento. Ma lei si è confrontata davvero anche con la SUA emotività e le sue motivazioni oltre a scaricarti addosso ogni responsabilità? Anche con il grado emotivo che ha dato al sentirsi delusa dal tuo atteggiamento?
    E se lei ti ha detto di essere stata male anche prima (se ho capito bene) prima che quel conflitto maggiore avvenisse, perché voleva un figlio da una persona non convinta in quel momento ma verso la quale serbava altre perplessità e rancori?
    Un figlio avrebbe spazzato via il fatto che lei pensava di essersi sacrificata mangiando patate fritte invece che lesse?
    Non volevo farti più confusione, scusami Fuori dal Coro, però mi sembra che tu ti stia flagellando come se tu potessi essere al contempo un marito e una sorta di deus ex machina capace di risolvere ogni conflitto, anche interiore suo.
    Forse lei ti dice che tu dovevi essere questo, ma tu comunque non potevi essere questo.
    Forse lei ha smesso di amarti, ma trovare delle responsabilità solo all’altro è un modo per mettersi in pace la coscienza.
    Forse ha ragione lei ed è delusa e incazzata, però comunque ti ha detto che non è interessata a chiarire e non si prende carico, mi pare, della tua parte di emotività. Mentre tu ti prendi carico della tua e della sua.
    A me certamente dispiace che ti strapazzi in questa maniera per qualcosa che non puoi cambiare. Perché il passato non lo puoi cambiare e il presente, perché sia di chiarimento e di superamento di un conflitto a due, esige che siano in due le persone disposte a dialogare.

  • 273
    aleba -

    Certo LUNA, condivido su tutta la linea.
    Probabilmente è ancora presto per essere “normale”, di sicuro mi riprometto quotidianamente di non abbassare più le difese, e di mantenere sempre quel distacco che consente di essere “assenti” a scopi difensivi. La questione del parcheggio…beh per uscirtene con un esempio così, hai proprio vissuto esperienze sovrapponibili alle mie!
    Fuori dal Coro, Luna ha inquadrato perfettamente. E’ inevitabile cercare in tutti i modi di conservare qualcosa di buono, almeno nella memoria, evitando a tutti i costi, anche autodistruttivi, di prendere atto del fatto che le responsabilità non sono solo tue ma anche della donna che ami. Fino a quando continuerai a considerarla una specie di Dea non potrai ripartire da te stesso. Ammiro tanto il tuo modo di amarla, ma se accendi le luci, se la inviti a scendere dal piedistallo dove l’hai elevata, vedrai che, come diceva Luna, da donna adulta che si stava ponendo il dubbio se diventare madre o meno, si è comportata in modo molto immaturo.
    Abbraccio a tutti

  • 274
    maria -

    per aleba e fuori dal coro-
    vi saluto stacco la spina per un po’, anche perche’ nessuno dei tre riesce a far capire all’altro che se non impariamo a tirarci su le maniche da soli, non ne verremmo mai fuori.
    buona fortuna a tutti e grazie per il vostro aiuto.

  • 275
    Fuori dal Coro -

    LUNA: Non avevo terminato il mio post n. 269. Volevo farlo ieri sera. Ma ero talmente nervoso che non riuscivo a mettere una riga dietro l’altra. Poi mi hai anticipato con la tua nuova risposta.
    Luna che vuol dire che lui ha usato l’arma del disamore ? “Palesava un conflitto interiore che diventava conflitto di coppia ma si rifiutava di ammetterlo e di affrontarlo, sia perchè faceva la guerra ad un’idea di me che non ero io”. Che significa ?
    Lui dimostrava distacco ma anche attaccamento. Io onestamente rimango allibito. Cioè sembra che il rapporto di coppia sia diventato un campo di concentramento. Io ripeto sono e mi ritengo una persona semplice. Ma soprattutto coerente. Se voglio bene a una persona, se la amo, le voglio bene e basta, la amo e basta. Poi è chiaro ognuno ha il suo carattere. 17 anni sono tanti. Cosa è successo a lui dopo 10 anni per farti questa “guerra” che non ho ben capito su cosa si basa ? Forse semplicemente non andavate d’accordo caratterialmente ?
    Non ho capito davvero. Ho letto e riletto i tuoi post. Ma mi sforzo a comprendere. Forse soffriva di forti crisi depressive ? O ne soffrivate entrambi ? Ho letto che scrivi che “è un vero casino” e che “è veramente impossibile da riassumere in poche righe”.
    Io penso sinceramente che la società di oggi ci stia distruggendo con i suoi ritmi e con le sue imposizioni di modo di vivere.
    Non riesco a comprendere cosa entra nel meccanismo del cervello delle persone per arrivare a questi livelli. Mi hai detto che più volte ti ha detto che non ti amava più, non voleva stare con te o ti trattava male. Io non dico una cosa del genere. Per carità in un momento di rabbia può scappare di tutto dalla bocca. Ma poi si torna in sè. Si chiede scusa. Si fa pace. E tutto è ancora più bello. Ma da quel che racconti queste cose avvenivano un po’ troppo spesso.
    Mi hai paralto di crisi interiore. Di una tua crisi interiore. Forse sono queste le cose che effettivamente minano in rapporti. Che tipo di crisi avevi ? Eri insoddisfatta di cosa ? Non di sentimenti mi pare che tu abbia scritto. E di cosa allora ?
    Io ammetto di essere in crisi in questo momento. Molto in crisi. Ma non tanto con me stesso. Io so cosa voglio dalla vita. L’ho sempre saputo. So cosa mi faceva e mi fa paura. Ma ne parlavo senza problemi. Infatti avevo paura di fare un figlio. Ma lo dicevo. Di fronte e tutti non solo a mia moglie. E ne spiegavo i motivi. Adesso non è che questa paura sia passata. C’è tuttora. Ma riuscirei ad affrontarla.
    Mi dici che mi prendo troppe reponsabilità e a lei non do colpe. Io a lei do solo la colpa di non aver manifestato apertamente il suo disagio, camuffandolo. Si Luna lei aveva il diritto di desiderare un figlio ed io di non desiderarlo. Però ti dico una cosa. La vita è questa. Se ci si sposa è perchè si vuole formare una famiglia. Altrimenti si mettono in chiaro le cose prima. Io onestamente l’avevo fatto. Avevo messo in chiaro tutto. Poi a lei è venuto il deisderio (legittimo) di avere….

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