Il coraggio di chiudere, la colpa di chi va via
di
aleba
Riferimento alla lettera:
Scrivo perchè ho bisogno di ricomporre il puzzle, per farlo devo cercare tutti i pezzi! La mia vita è esplosa, una bomba nucleare ha spazzato via ogni mia convinzione sulla coppia e sulla vita. Miliardi di piccolissime scheggie sono sparpagliate ovunque e penso di averne irrimediabilmente perse molte. Ho in...
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@ Fuori del Coro:
Ovviamente rispetto la tua opinione, che peraltro è condivisa anche da moltissimi altri utenti. Io resto del parere che l’emancipazione femminile sia stata un elemento decisivo e che sia stata molto più importante di questo presunto “crollo dei Valori”. Tra l’altro mi piacerebbe molto capire di quali valori stiamo parlando, perché non credo che l’unità della famiglia sia di per sé un valore … Sicuramente non sono valori l’ipocrisia e il formalismo che imponevano a tantissime coppie di restare unite quando l’amore, la stima e il rispetto erano finiti da un pezzo. Se devo essere sincero preferisco di gran lunga la situazione attuale, in cui le coppie restano unite soltanto se c’è vero Amore da parte di entrambi, e le donne sono finalmente libere di scegliere in piena autonomia mentre prima erano schiave del sistema e facilmente ricattabili (tu dici che lavoravano anche prima, ma l’occupazione femminile è aumentata in modo impressionante, e adesso le donne hanno accesso a quasi tutte le professioni, mentre prima lavoravano prevalentemente come sarte e come mondine …).
Quando ho parlato degli uomini che addossano tutte le colpe alle loro ex non mi stavo affatto riferendo a te.
Evito di innescare inutili polemiche e concludo rapidamente con una breve osservazione. Io credo che i sentimenti delle persone possano anche cambiare e che questi mutamenti (dolorosissimi da accettare quando si è innamorati) siano parte integrante della nostra esistenza, perché siamo esseri umani pieni di difetti e di imperfezioni, e come tutti gli esseri viventi siamo anche soggetti al mutamento.
Buona fortuna !
Ciao Marquito
Non so quanti anni tu abbia, ma si sente che ragioni da persona matura. Te ne do atto. Detto questo mi trovi completamente d’accordo riguardo a quanto hai scritto nel tuo post n. 400. Purtroppo devo ammettere, con dolore, di aver “sottovalutato” la questione relativa all’esigenza di un figlio da parte di una donna. Credo di essere stato piuttosto “ingenuo e disinformato” sul problema. Con tutta sincerità ammetto che, nonostante prima di mia moglie io abbia avuto molte relazioni non ho mai approfondito realmente questa cosa. Prima di conoscere mia moglie (avevo già più di 30 anni) non avevo mai affrontato la questione “figlio”, anche e soprattutto perchè le mie relazioni non erano così “profonde” da farmi pensare che potessero avere un seguito “stabile”. Ecco perchè nei miei post parlo spesso di “Vero Amore”. Nelle mie relazioni precedenti avrò potuto essere innamorato, aver avuto infatuazioni. Ma non ho mai provato quell’Amore (Vero) che ti fa provare sensazioni diverse. Che fa sì che tu vuoi bene realmente all’altra persona e che sei pronto a condividere con lei le cose che tu ami. Quando ero più giovane pensavo ad un figlio come ad una cosa che “bisognava fare”, senza mai peraltro avere coscienza di ciò. Dentro di me pensavo che sì, sicuramente un giorno avrei avuto un figlio. Poi più passavano gli anni più mi accorgevo di non sentire questa esigenza. E sono sicuro, lo dico adesso con certezza, che ciò è avvenuto perchè spesso durante la vita di tutti i giorni, non mi sono ritrovato con le idee di famiglia che la società attuale impone. Spesso vedevo figli sbandati, senza ideali nè valori. Figli spesso nati da genitori seri ma che purtroppo venivano risucchiati dai ritmi vertiginosi e dalle regole non imposte, ma comunque obbligate di oggi. Pian piano che passavano gli anni aumentavano i miei dubbi circa la possibilità di generare un figlio. Dubbi causati appunto dalla paura. Null’altro che paura. Già prima di sposarmi non sentivo parlare altro che di separazioni e grossi problemi tra genitori e figli. Problemi che, a mia memoria, non penso di aver dato a mio padre e a mia madre, così come mia sorella. Ho notato chiaramente l’incapacità oggettiva di poter seguire e/o controllare realmente i propri figli. Anni fa la scuola, seppur con tutti i difetti di allora era un luogo piuttosto sicuro. Poi spesso le donne non lavoravano, a volte c’erano i nonni a casa. Le droghe, l’alcool, il sesso facile, la pedofilia, esistevano, ma non ai livelli assurdi di oggi. E poi non dovevi combattere con elementi esterni tipo televisione, computer e internet che sono sì belle invenzioni, tecnologicamente parlando. Ma sono pur sempre “mine vaganti” su cui un genitore, anche il più attento, non può avere nessun controllo. Quindi caro Marquito, per quanto mi riguarda, su questo aspetto, la paura l’ha fatta da padrone. Ognuno ha le sue paure. Io avevo questa. Un paura razionale. Inoltre si è aggiunto il fatto che con mia moglie mi trovavo a meraviglia..
Marquito…segue
…sia sotto il profilo caratteriale che come condivisione di ideale. E sull’argomento più importante, il figlio, ho sempre parlato con chiarezza, fin dai tempi del fidanzamento. E lei si era mostrata d’accordo. Anzi, spesso era lei a farmi vedere tante coppie giovani e anziani, che senza figli erano sereni e spesso felici.
Purtroppo, come hai scritto tu all’inizio del tuo post n. 400, ho sottovalutato il problema strettamente “femminile” legato all’esigenza di un figlio. Non ho capito e non immaginavo davvero come e quanto la donna possa trasformarsi quando desidera un figlio a tutti i costi. L’ho capito solo ora. Per loro, per le donne, quando scatta l’istinto naturale di diventare madri, non conta più nulla, nemmeno l’uomo che ami e con il quale hai condiviso i momenti più belli della tua vita. Ed è una realtà anche quando parli del fatto che il marito passa in secondo piano dopo l’arrivo di un bimbo. Un avvocato matrimonialista con quasi 40 anni di esperienza sul campo mi ha confermato il fatto che una donna quando desidera a tutti i costi un figlio diventa “spietata”. Nel senso che per lei non ha quasi importanza “con quale uomo fare un figlio” l’importante è che riesca a placare il suo desiderio. Non so quanto sia vero ciò, fatto sta che mi è stato riferito da chi ha a che fare tutti i giorni con situazioni di separazione.
Premesso tutto ciò io non voglio assolutamente sentirmi esente da colpe riguardo questa cosa. Anche perchè oggi, ma è già così da più di due anni sento realmente il desiderio di un figlio. Ho capito quanto sia importante e so quanto potrei dare ad un bambino in termini di amore e tempo. Io non so se per mia moglie la questione figlio sia stata un pretesto per interrompere la relazione. Posso dire che negli ultimi tre anni mi ha chiesto un figlio. Senza però manifestarmi apertamente questa sua esigenza come basilare. Io non ho capito dalle sue richieste di avere un figlio che la mancata maternità avrebbe potuto causare una rottura. Io amavo mia moglie e stavo bene con lei e credevo che anche lei mi amasse e stesse bene con me. Io sono del parere che no, non avrebbe dovuto “impormi” di avere un figlio. Ma di essere piuttosto esplicita. Nel senso di farmi capire realmente, anche con discussioni e litigate, che non abbiamo mai avuto, che il suo desiderio di famiglia stava minacciando il nostro essere coppia. Io questo non l’ho capito. Fino all’ultimo ho visto la nostra coppia unita e stabile. D’altra parte non che avrebbe dovuto fare molto. E’ bastato che mi dicesse che voleva passare alcuni giorni dai suoi genitori per pensare per farmi fare “marcia indietro” sull’argomento. E ti assicuro non lo avrei fatto in maniera forzata. Caro Marquito se un uomo un figlio non lo vuole non lo fa. E poi scusa vorrei avere la capacità di leggere nel suo pensiero e capire se realmente, conoscendomi, avrebbe pensato che dopo la nascita di nostro figlio, avrei potuto “invidiare” il nostro bambino….
Fuori dal Coro, (ricambio bacioni!) leggendo il tuo commento riguardo a me, non so se essere lusingata o se sentirmi una scema. Sono una donna e mi piace la femminilità. Non ritengo di avere diritti extra solo perché sono femmina. La coppia, la famiglia sono importanti e penso che vada coltivata la vita in comune, come si farebbe con l’orto. Le tue idee riguardo le donne di una volta, penso siano il frutto della tua esperienza personale. Sono contenta che tu abbia vissuto in ambienti dove gli ingranaggi familiari venivano sottoposti continuamente ad una accurata manutenzione e nessuno, né l’uomo né la donna, si sarebbe mai inventato di mancare al dovere di lavorare per la felicità e l’unità della famiglia. Io ho visto cose diverse, ho conosciuto gente che ha vissuto anni matrimoniali orribili..ma non ha rotto il patto per non contravvenire a regole non scritte di “sopportazione”… arrivando a festeggiare le nozze di diamante al fianco di una persona che non solo non amavano, ma odiavano profondamente. Vale la pena sprecare la vita per assolvere a obblighi sociali, religiosi, per mantenere l’apparenza a tutti i costi? Oppure per paura, per mancanza di autostima o per la solitudine che incombe? La famiglia del mulino bianco non esiste, su questo siamo tutti concordi…. forse il problema sta nel fatto che ai tempi dei nostri nonni si cresceva in fretta e le responsabilità , per la gente comune, erano tante e pesanti fin da giovanissimi. Oggi tanti ragazzi/e non sanno cosa vogliono fare da grandi e magari sono già grandi… e pensano che mamma e papà provvederanno alla pappa per sempre…. Mio padre era già papà a 24 anni e aveva la carriera già impostata.
Marquito: concordo pienamente sulla questione figli.
Baci
Fuori dal Coro, scrivi, “Per loro, per le donne, quando scatta l’istinto naturale di diventare madri, non conta più nulla, nemmeno l’uomo che ami e con il quale hai condiviso i momenti più belli della tua vita” messa così sembra una guerra..non condivido. Certo, ormai so che ci sono persone che pensano di essere al di sopra di tutto e di tutti, persino dei figli. Torno a ripetere che i figli bisogna volerli in due. Certo l’istinto naturale esiste e può essere più o meno sviluppato a seconda dei retaggi culturali. In Gran Bretagna le mamme trovano “normale” lasciare che il neonato pianga fino ad addormentarsi per sfinimento, in Italia i figli vengono trattati come bambini anche quando sono adulti, in vari stati africani si ritiene che i figli che ancora non sanno camminare debbano stare attaccati alla mamma 24h/24h e se li tengono legati al corpo.
Che i genitori debbano dedicare attenzioni in primo luogo ai figli neonati è fuori dubbio. Certo l’affiatamento dei genitori è indispensabile per la crescita dei piccoli, perchè i bambini sono indifesi e si affidano ciecamente agli adulti per veder soddisfatte le loro necessità e sono gli adulti che devono trasmettere sicurezza. Le tue paure riguardo alla società, Fuori dal Coro, le capisco molto bene. Io sono spaventatissima all’idea che mia figlia cresca in questo mondo avido e senza scrupoli, dove per un pò di felicità effimera i giovani svendono il loro futuro. Ma qui entra in gioco il ruolo del genitore. I figli crescono!i primi anni sono i più importanti per dar loro le basi per diventare adulti. Da piccolissimi sono spugne e ciò che hanno assorbito gli rimarrà per sempre. Io ho oltre 40 anni ormai, ancora oggi i miei amici di quinta ragioneria ridono di me perchè oltre venti anni fa rimasi scioccata nel vedere a scuola (in un paesino di provincia) le squadre antidroga con i cani. Quel giorno arrestarono vari ragazzi miei coetanei.
La mia speranza è di essere in grado ascoltare mia figlia sempre, perchè lei sappia che io ci sono e non sono un giudice che infligge solo punizioni. Il dialogo, la comprensione reciproca e l’esempio! Non posso dire a mia figlia “non mangiare cioccolata” mentre mi sto rimpinzando sul divano di biscotti al cioccolato. Poi sai i genitori perfetti non esistono, non c’è il libretto di istruzioni e non possiamo proteggere i nostri figli dal mondo, quindi dobbiamo fornirgli mezzi adeguati per affrontare la vita e per credere in sè stessi e nel valore della persona. Certo è che ci vuole amore, amore per tra i genitori l’uno verso l’altro e amore dei genitori per il figlio. Il pensiero ossessionante per il mio ex è come contrastare i miei sistemi educativi, come ostacolare il mio ruolo di mamma, come mettermi in cattiva luce di fronte alla figlia.A fare il papà quando ci pensa? Non erano le donne le arpie che mettono i figli contro i padri? Mah..
Ciao ragazzi 🙂
sono molto contenta che Marquito, persona di cui stimo molto intelligenza e sensibilità, intervenga in questa lettera, portando il suo punto di vista.
Già ai tempi dei Romani si parlava di tempi passati migliori di quelli presenti… andando avanti nel tempo si perdono delle cose, alcune si conquistano, altre non cambiano, perché fanno parte dell’essere uomo (inteso come essere umano) ma le guardiamo anche nella posizione di chi le vede, le analizza, ma non le vive le cose…
voglio dire che dovremmo chiedere a quelle mondine, in quei determinati momenti, come si sentono. E dovremmo anche considerare tutta una serie di fattori e anche il significato che dava, una singola persona, al concetto di famiglia. Ma il discorso, appunto, è complesso…
Posso dire però che i miei nonni avevano fratelli e sorelle, quindi tutti della stessa classe, e non per questo hanno avuti tutti vite e caratteri identici, no?
certo, anch’io riflettevo ieri sul fatto che per esempio (ma anche qui il discorso sarebbe lungo) ci troviamo in un periodo in cui al fatto che oggettivamente viviamo tra maggiori pressioni economiche, incertezze politiche e sociali e professionali, ecc ecc, si aggiunge il fatto che una marea di persone vivono questa situazione, chi volente e chi volente, da un punto di vista individuale… e spesso anche moltiplicando le fatiche e le spese (emotive, oltre che economiche) invece di unire le forze…
Aspe’, che forse non riesco a spiegarmi.
Voglio dire pensiamo alle stesse situazioni politico/econimico/sociali ma con due persone che mantengono UNA casa, e uniscono le forze per mantenere se stessi, e i propri figli mettendo quello che possono e hanno in uno stesso “salvadanaio”.
Poi pensiamo a due persone che invece si separano e quindi comunque si trovano a mantenere, già solo, due case. E ad avere una forte dispersione economica.
Non sono materialista, cerco di essere realista.
Detto questo però, che è un’osservazione su un certo piano (penso ai miei amici separati con figli, ai costi dovuti all’abbandono di uno dei due del tetto coniugale, alle spese legali, ai costi anche emotivi per se stessi, i figli…), rimango d’accordo con Marquito. A parte per il fatto che tali costi pesantissimi, soprattutto a livello emotivo possono esserci anche in una famiglia teoricamente unita (ma anche costi a livello sanitario e di energie, e anche moltissimo a scapito dei figli) per il fatto che, come diceva Marquito, non si può controllare i cambiamenti dell’altro e che ogni situazione è a sè.
E’ chiaro, FUORI DAL CORO, che mi commuove vedere i miei nonni stare insieme da una vita, ma anche i miei genitori, e starci SUL SERIO, e di cuore. Ma va anche detto che parliamo di coppie di due persone che entrambe hanno desiderato stare insieme per 40, 60 anni.
Se uno dei due fosse scappato dalla finestra o l’avesse pensata in altro modo potremmo parlare quanto vuoi (e lo capisco) di cosa è giusto e sbagliato e cosa conta o non conta, ma
la coppia, mi ripeto, si fa in due.
Puoi parlare dei tuoi valori, di come la vedi, di cosa pensi sia giusto e sbagliato e del tuo sentire per post e post e anni e anni, ma rimane il fatto che lei non l’ha vista come te.
Inoltre, parlando del VERO AMORE, e di cose è o non è, di come ci si comporta o non comporta, di cosa comporta, di quali scelte si fanno o non si fanno, hai l’assoluta certezze di non essere mai stato guardato come VERO AMORE, con la stessa visione che tu hai di te, di lei, di questa storia, da qualcuno che hai perso o lasciato per strada dietro a te?
Certo, tu parli di scelte, la promessa di matrimonio, cioè una scelta anche certificata, un passo che ha avuto un particolare significato per te. Non hai sposato un’altra, non avresti sposato un’altra, hai sposato lei.
Ma sei certo, assolutamente certo, che nessuna abbia guardato te come la persona che avrebbe sposato, te e non un altro, te e non qualcun altro prima di te, e che non si sia sentita defraudata, non abbia provato un senso di ingiustizia perché, quando si prova un vero amore, ci sono cose che dovrebbero succedere e altre che non dovrebbero succedere, perché non hanno logica?
Io credo che Marquito (fermo restando che sarebbe bello che ciascuno trovasse l’anima gemella reciproca e ci restasse in armonia e gioia tutta la vita) dica una grande verità quando dice che tutti, per la maggior parte, abbiamo provato ad essere lasciati e lasciare, quali e quanti fossero i nostri valori. E che sono esperienze che ci hanno anche insegnato qualcosa. Esperienze anche che, seppure viviamo con dolore la fine di quello che per noi è stato il grande amore, quello che ha un’aura di eccezionalità, quello che è capitato quando NOI eravamo ad un certo punto del cammino e pronti anche a fare una serie di passi, possono anche farci riflettere sul fatto che è vero, come dice Marquito, che siamo essere umani, tutti, con le nostre motivazioni, le nostre sensazioni, oltre che i nostri valori.
Che le relazioni sono dinamiche, e che i fattori, al di là delle giuste, onestissime teorie che condivido, sono molteplici.
Dicendo questo non ho detto niente, lo so. Però oltre un grande amore e una donna in particolare tu rimpiangi anche il significato che hai dato, tu, ad una serie di anni che avete condiviso, alle aspettative che tu avevi. Al punto da sentirti defraudato di te stesso, delle tue idee sulla coppia e i sentimenti, perché lei non si è dimostrata all’altezza o ti ha colpito dicendo che tu non lo sei stato. Lo sai come la penso sulla questione “figlio”, da quello che racconti. E mi dispiace che tu ti tormenti in questo modo. Ho un amico che di figli ne ha 3, la moglie lo ha lasciato a 50 anni. Lui non le ha fatto nessuna guerra, pur essendo stato spennato e le ha lasciato il lavoro nell’attività di famiglia. Lui ha accettato la fine, vive ma si fa in 1000 perché ai figli non pesi la rivoluzione. Lei di lui dice: è un egoista. E ne è convinta. Punti di vista.
Marquito…(segue)
…come si fa ad invidiare il proprio figlio ? Poi è chiaro che stiamo parlando di due persone che si conoscevano da più di 10 anni. Credo di aver dato a mia moglie diverse prove di essere una persona seria, stabile e sensibile. E come avrebbe potuto una persona del genere invidiare suo figlio ?
Non condivido, perdonami alcune parti del tuo discorso relativo al post n. 401. Non lo condivido nel senso che, a mio parere, come ho ripetuto più volte, il Vero Amore o c’è o non c’è. E se c’è non può finire perchè altrimenti non è mai esistito. Ripeto un uomo e una donna che amano davvero accettano i pregi e i difetti del partner. Perchè nessuno è immune da difetti. Tutti li abbiamo. Infatti spesso le relazioni finiscono perchè non ci piacciono i difetti dell’altro. Ma perchè li stiamo conoscendo nella relazione. Ma nel caso mio io non ho nascosto nulla. Mi sono mostrato sempre per quello che ero. Anzi ho evidenziato i difetti durante il fidanzamento proprio per non nasconderli. E sono rimasto lo stesso anche durante il matrimonio. Infatti ciò che mi rinfaccia mia moglie non sono altro che le stesse cose che prima accettava o addirittura esaltava. Io i pregi e i difetti di mia moglie li ho accettati. E durante il rapporto non ne ho mai sofferto. Così come in questi due anni non glieli ho mai rinfacciati. Perchè per me non sono mai stati un problema. Se fossero stati un problema non l’avrei sposata o quantomeno avrei fatto di tutto per farle capire che non li sopportavo. Ma non sarei scappato così come ha fatto lei.
Marquito, io non sono contro l’emancipazione della donna, nè contro la separazione. Ma l’emancipazione deve essere intese come una conquista di diritti paritari non come strumento per decidere il bello e il cattivo tempo. E la separazione l’accetto nei casi come quello di Aleba. Poverina cosa doveva fare quella donna ? Subire ancora le angherie del marito per anni ed anni ? Ma quando la separazione diventa uno sport bè allora non ci sto. Io sposando mia moglie l’ho fatto essendo sicuro di invecchiare con lei. E lo avrei fatto se lei non fosse scappata. Ok c’era una divergenza (che cmq avevo fatto presente per anni e anni), ma in ogni modo ho fatto marcia indietro e ho messo in discussione le mie idee. Perchè “punirmi” con l’abbandono se io “non ho capito” il suo malessere ? Io non ho fatto nulla con cattiveria. La pensavo a quel modo. Sicuramente sbagliavo perchè mi sono fatto vincere dalla paura e forse, invece di affrontarla ho agito come un muro di gomma. Ma perchè lei ha “covato dentro” la sua insoddisfazione invece di evidenziarmela con decisione ? Io ho impegnato la mia vita nella nostra storia. Ci credevo. Come si fa a non amare più una persona perchè manifesta un’idea che tu conosci da tempo ? Non ti sta più bene ? Non è che sia molto d’accordo ma comunque visto che si tratta di una cosa molto importante perchè non evidenziarla a tal punto da far capire che si tratta di un qualcosa che rischia di minare…..
Marquito….(segue)
…il rapporto di coppia ?
Insomma Marquito, a me sembra che adesso con le separazioni si stia un po’ esagerando. Fermo restando che le situazioni di conflitto insanabili non possano essere risolte altrimenti se non dividendosi. Ma un po’ più di buon senso nel capire che è perfettamente normale un certo assestamento durante il matrimonio. Che non esistono perennemente le farfalle sullo stomaco. Che è normale che dopo un po’ volino via lasciando spazio al sentimento vero. Ma se volano via, come è logico, non ci può attaccare a qualsiasi stupidaggine per andarle a ricercare negli occhi di un altro uomo o di un’altra donna.
Ciao Marquito
Aleba
Ciao Aleba. Intanto volevo dirti che nelle mie famiglie di origine gli ingranaggi non scorrevano così perfettamente. Tutt’altro. E ti assicuro di aver visto anch’io cose che non mi sono piaciute. Ma detto questo posso dirti che onestamente non sarei mai riuscito a vedere ne prima nè ora, ne mia madre, nè mio padre, nè i mie nonni con altri uomini o altre donne. Ma non perchè io non riuscivo a vederli. Ma perchè loro non ne sarebbero stati capaci. Quante se ne sono dette mio padre e mia madre. Quante “vere” litigate. Eppure dovresti vedere come oggi mia madre accudisce mio padre malato. Così come hanno fatto le mie nonne con i miei nonni. Ma così come ha fatto mio zio con la moglie. Quello è amore, rispetto, fiducia, sentimento. Cose che oggi con tutti gli studi che possiamo aver fatto neanche ci sognamo di avere.
Aleba, questa frase: “Per loro, per le donne, quando scatta l’istinto naturale di diventare madri, non conta più nulla, nemmeno l’uomo che ami e con il quale hai condiviso i momenti più belli della tua vita” la confermo. Ma non perchè lo dico io. Semplicemente perchè è così. L’ho verificato con mano sulla mia pelle e con gli esempi delle persone che ho citato negli altri post. E poi studi e ricerche confermano questa cosa. Non me la invento Aleba.
Per quanto riguarda tua figlia vorrei davvero tranquillizarti dicendoti che basta il ruolo del genitore perchè riesca a crescere sana. Basterebbe in realtà. Ma non ce la fai. Troppe sono le pressioni esterne. Devi fare i conti anche con la scuola, con gli insegnamenti. I pericoli ci sono anche nelle aule. In genere prima il maestro era anche “maestro di vita”. Oggi potrebbe essere il primo tuo antagonista. Come ho scritto prima non ce la si fa a controllare la televisione, internet, le discoteche. I ritmi sono vertiginosi. E poi oggi i genitori lavorano in due. Chi segue i figli ? Le baby sitter ? Oppure bastano quelle poche ore la sera ? E durante le altre ore del giorno i figli dove sono ? Sbattuti qua e là. Fin da piccoli ben inteso. E’ difficile Aleba, molto più difficile di anni fa.
E poi, le famose famiglie allargate ? Ti sembrano una cosa giusta per i figli ? A me oggettivamente no.
Detto ciò cari amici. Dopo aver attaccato il sistema e la società mi fermo e…penso ancora a mia moglie. Mi manca…tanto…troppo.
Ciao
errata corrige: ‘chi volente e chi NON volente’ intendevo scrivere (mi persi un NON) riguardo il ritrovarsi ad affrontare la vita e i problemi, ma anche la semplice quotidianità (di colpo, per una certa fase) in modo ‘individualista’ o con un nuovo, diverso assetto famigliare o una diversa ‘concertazione’ genitoriale. Ci sono tanti single, separati. Alcuni hanno scelto, altri sentono di aver subito una scelta, altri ancora hanno scelto per non subire, altri ancora scelgono di accogliere una nuova impostazione di vita nel migliore dei modi, restando se stessi, non vivendo per sempre solo nel ruolo di chi ha subito una scelta altrui. Comunque anche riguardo la motivazione che può sembrare insufficiente o superficiale da fuori per dire ‘stop’ chi dice stop sarà convinto di avere le SUE valide ragioni.
fuori dal coro: quando dicevo ‘hai la certezza assoluta che’ non mi riferivo a lei, la tua ex moglie. – mi riallacciavo al discorso di marquito. E poi tu analizzi in modo molto puntuale i passaggi del tuo sentire, maturare e della tua personale ‘educazione sentimentale’, descrivi i significati che hai dato TU ad un incontro, una costruzione anche in divenire, una progettualità, un mostrarti per chi eri, la paternità, la famiglia, il senso di ciò che è affrontabile e superabile, risolvibile, cosa invece non lo sarebbe teoricamente stato. E’ il tuo sentire, pensare, vedere, soppesare. Vale e ci sta tutto. Lei ha una SUA versione, visione, pesi, misure. Ed è emersa PRIMA di diventare genitori. Io non ho figli ancora, ma penso che la REALE compatibilità riguardo le questioni a cui fai riferimento sia importante. Il figlio di cui parli non sarebbe stato MAI un deus ex machina in presenza di una reazione ai conflitti, grandi o piccoli, che ha portato ad una rottura e in un certo modo.
Innanzitutto voglio ringraziare LUNA per i suoi attestati di stima, che naturalmente ricambio di tutto cuore.
Fuori del Coro mi ha posto alcuni interrogativi e ha sollevato anche diverse obiezioni, per cui mi sembra giusto chiarire meglio il mio punto di vista.
1) L’invidia per i propri figli
Non c’è bisogno di scomodare Freud per sapere che la parte cosciente della nostra personalità rappresenta solamente la punta dell’iceberg, e mi sembra assolutamente evidente che non siamo in alcun modo responsabili di ciò che accade nel nostro inconscio; di conseguenza non riesco proprio a comprendere tutto questo stupore. Ma soprattutto non riesco a capire il motivo di tutto questo scandalo. Sto parlando di dinamiche estremamente comuni, conosciute da chiunque si occupi di terapia familiare o anche più semplicemente di psicoterapia. Potrei perfino affermare che alcuni padri sono perfettamente consapevoli di invidiare i loro figli, e che per raggiungere questa consapevolezza non hanno avuto bisogno di sedersi sul lettino di un analista. E’ proprio per questo che rinfacciano continuamente alla moglie di pensare solo al bambino e di averli relegati in una posizione subalterna. Ho l’impressione che su questo punto si faccia un po’ di confusione. Il fatto che un padre sia geloso dei propri figli, e che li invidi (più o meno inconsciamente) per le premure e le attenzioni che ricevono dalla moglie, non significa affatto che egli non li ami e nemmeno che sia un padre degenere, crudele o snaturato. Il principio del terzo escluso non ha alcun valore nell’ambito della psiche, tanto è vero che tutti noi, in determinate circostanze, siamo capaci di provare amore ed odio per la stessa persona. Il timore di avere figli può derivare proprio dalla fantasia di essere scalzati, di essere soppiantati in modo irrimediabile nel cuore della propria moglie. Questa fantasia in alcuni casi si avvera, ed è proprio per questo motivo che molti matrimoni vanno in frantumi. Se la donna riversa tutto il proprio amore sul figlio, trascurando gravemente le esigenze del marito, è perfettamente naturale che il marito (seppure a livello inconscio) individui nel bambino la causa prima delle sue attuali sventure (SEGUE)
2) Fuori dal Coro scrive: “ il Vero Amore o c’è o non c’è. E se c’è non può finire perché altrimenti non è mai esistito.”
Io comprendo perfettamente lo stato d’animo che ha generato questa affermazione paradossale, ed è per questo che anziché confutarla sul piano della logica preferisco sottoporre al suo autore una piccola riflessione.
Tutti noi siamo condizionati dal nostro passato, dalla nostra storia e dalle prove che abbiamo dovuto affrontare. Un uomo che è stato abbandonato dalla moglie, e che ne è ancora profondamente innamorato, non accetta di buon grado l’idea che i sentimenti possono cambiare. Ma facciamo l’ipotesi che quest’uomo incontri una donna con un passato simile a quello della sua ex-moglie… una donna che ha posto fine ad un lungo matrimonio e che ha deciso, in modo del tutto unilaterale, di separarsi dal suo vecchio marito. Poniamo che i due si piacciano e che si innamorino; poniamo che formino una nuova coppia e che ritrovino assieme la felicità perduta (questa ipotesi non è per niente assurda, tanto è vero che storie di questo genere si verificano continuamente sotto i nostri occhi). Non pensate che quell’uomo guarderà alla vita da una prospettiva completante diversa ? Non pensate che guarderà con occhi diversi all’indissolubilità del matrimonio e alla meravigliosa imprevedibilità della vita ?
Spero di avere chiarito a sufficienza il significato delle mie affermazioni.
Per Fuori dal Coro, riguardo a mia figlia sono consapevole che il lavoro sarà difficile, che avrà il mondo intero contro perchè gli stimoli oggi sono troppi. Per questo dico che non mi arrenderò mai con lei. Certo nessuno garantisce il risultato, ma l’impegno io ce lo metto e continuerò a farlo…e speriamo che se la cavi.
Mia nonna, Fuori dal Coro, si è sposata per procura! aveva visto suo marito solo una volta, poi un si sono sposati mentre lui era a 8000 km di distanza. Lei lo ha raggiunto ed hanno vissuto insieme sempre. Lei ha lavorato tantissimo, lui altrettanto. Hanno imparato a conoscersi, ma non credo ci fosse il vero amore, lei lo ha odiato per tanti anni ma non poteva manifestarlo apertamente. Me lo ha confessato lei stessa. Poi è arrivata la vecchiaia, quella inoltrata. Lui è morto e lei gli è sopravvissuta per altri 15 anni. Pochi giorni prima che morisse anche lei, ogni sera prima di dormire lo chiamava. “perchè mi hai lasciata sola??” diceva “vieni a prendermi, portami dove sei tu”. era perfettamente sana, è spirata improvvisamente. Nella sua vita non aveva avuto altro che lui. Un uomo normale, educato e gentile. Forse un pò orso e attaccato alle tradizioni, ma molto intelligente e sicuramente non l’ha mai presa a male parole. Hanno fatto una famiglia partendo da una carta firmata a 8000 km l’una dall’altro, non si sono sicuramente amati alla follia, ma quando lei è giunta alla fine ha voluto tornare da lui. Forse alla fine si amavano. Anche io avrei voluto un uomo per invecchiare al suo fianco. Crescere i figli sfidando la società e i crolli di ogni genere di valore. Mi sarei tirata su le maniche e avrei sudato e faticato per ogni briciolo di felicità che avrei ottenuto. Io tutto questo l’ho già fatto! solo che l’ho fatto con l’uomo sbagliato. Non volevo il piedistallo, non volevo essere trattata come un oggetto di cristallo fragile da tenere in una teca protetta. Non volevo diritti extra e non ho pai pensato che l’uomo debba essere il factotum. No, io volevo una vita alla pari, un lavoro di squadra con la meta in comune e la meta era io per te ci sarò sempre, e so che tu ci sarai per me. Allora perchè io mi sono sempre vista togliere la terra da sotto i piedi da quell’uomo. Perchè mi ha accusata di cose palesemente false? Perchè se mi odiava non mi ha mollata lui? Amore amore… E’ difficile ricominciare con la consapevolezza che tutti mi considerano una reazionaria, una che su è ribellata al sistema. Pochi sanno come stanno le cose e sono persone che non possono parlare perchè hanno saputo tramite confidenze “protette” da segreto professionale. Omertà e sorriso che cela disperazione, è così che la gente vuole vedere il mondo. Se mia nonna fosse nata nel 1980, invece che nel 1902, nessuno l’avrebbe mai obbligata a sposare un uomo che neppure conosceva. Avrebbe cercato la sua anima gemella come hanno tutti diritto di fare.
Riguardo all’invidia del padre verso i figli io non condivido la frase “non conta più nulla”. La cosa non è così netta!! Forse in alcuni casi, ma allora la coppia era già squilibrata prima del parto. La natura stessa dimostra che in molte specie animali la mamma allontana il maschio quando i cuccioli sono neonati. Nella specie umana il bello è che la famiglia sarebbe un ambiente da costruire giorno per giorno, affrontando anche i sentimenti difficili e superandoli. Vedi anche il mio ex aveva problemi con il mio rapporto con la bambina. Fin da subito lui l’ha evidentemente amata, ma altrettanto precocemente ha detestato il fatto che lei amasse ME. Non che io amassi lei, che la accudissi. Lui non concepiva, e lo diceva chiaramente, che la bimba chiedesse la mia presenza piuttosto che la sua. Cribbio, la allattavo!! E’ normale che mi volesse e che si calmasse quando la tenevo in braccio. L’amore per l’uomo non viene dimenticato, non cessa perchè c’è un figlio. Mi rendo conto che evidentemente io vivo fuori dal mondo, perchè mi sento diversa dalle donne che descrivi. Per me la maternità avrebbe dovuto essere la chiusura del cerchio, due persone si amano e da quell’amore nasce il loro futuro, quello che gli sopravviverà perpetrando l’espressione del loro amore. Invece no!!! Io provavo tenerezza quando lui teneva la bimba fra le braccia, quando lei lo cercava. Lui provava rabbia quando lei cercava me e mi diceva che non capiva perchè la bimba mi cercasse visto che non ero una brava mamma. Però gli faceva più che comodo lasciarmi sola con la bambina per farsi i cavoli suoi.
Tutto ciò mi riconduce all’amore, l’amore quello vero che non si aspetta solo deliziosi profumi e candidi veli. Il vero amore non è una condizione perfetta immutabile che ci vedrà sorridenti per il resto della nostra vita. Amare è un lavoro meticoloso, amare è disponibilità reciproca. RECIPROCA.
Mamma mia quanti post !
LUNA: Riguardo il fatto delle mie storie precedenti, ho inteso benissimo dal tuo post n. 407 cosa volessi dire. Bè innanzitutto posso dirti, come ho accennato in qualche mio post precedente, che le mie storie antecedenti, tranne due, erano talmente brevi che non credo si abbia avuto il tempo di pensare da parte di entrambi se il proprio partner fosse l’uomo o la donna giusta da sposare. Sarebbe come dire che vorresti comperare un’automobile da 50.000 euro senza neanche conoscere la marca e senza saperne le prestazioni. Nelle uniche due storie di una certa durata siamo arrivati entrambi a capire che non si poteva sperare in un futuro diverso. Io non ho mai lasciato una donna di punto in bianco, e ho sempre dato almeno un’altra possibilità.
Poi certo, ci sono state donne che avrebbero pensato di sposarmi. Ma con loro non c’è stata alcuna storia. Quindi è tutto un altro discorso.
Io comunque, come hai sottolineato tu, parlo di matrimonio, al limite di convivenza (seria). Per le quali di fa una scelta, seria e non dettata dall’emozione del momento. Io sapevo chi sposavo, lei sapeva chi sposava. Lei era grandicella, io più di lei. Lei mi ha giurato Amore, io pure. Ci conoscevamo a memoria.
Sul tuo amico e sulla moglie che lo ha lasciato a 50 anni, se le cose stanno come tu dici, esprimo un “no comment” di disprezzo (per la moglie). Non esistono punti di vista quando una persona giudica egoista chi si comnporta come il tuo amico. Sarebbe come dire che passo con il semaforo rosso ritenendo di avere ragione. Punto di vista ? Nel tuo post n. 411 mi scrivi che io descrivo il mio sentire, pensare, vedere, soppesare. E’ vero. Ma io di tutto ciò ne ho parlato per anni e anni con la mia ragazza, poi moglie. E lei la vedeva come me. Ci parlavo Luna, ci dialogavo a lungo, non le dicevo brevi frasi. Affrontavamo lunghi discorsi. Io mi ritengo una persona seria e con la testa sulle spalle. Lei la ritengo una persona seria e con la testa sulle spalle. Per questo non mi spiego il suo comportamento. Conoscendomi, conoscendoci avrebbe dovuto parlare realmente con me e dirmi cosa ci fosse che non andava fra noi. Perchè Luna, io al di là del figlio davvero ancora non l’ho capito cosa non andasse. Anche perchè in tutta sincerità e avendo verificato, parlando con tantissime coppie, non credo esista un matrimonio nel quale non ci sia una incomprensione più o meno grave, una frase detta male o una giornata in cui ad uno dei due gira storto. 365 giorni l’anno non possono essere tutti uguali. Non si può essere perfetti normalmente figuriamoci ogni giorno. Quindi in un rapporto come il nostro, fondato sul rispetto, la fiducia, la lealtà, l’amore perchè non parlare apertamente così come si è sempre fatto ?
Ripeto fino allo stremo che io non riesco ad accettare questa situazione perchè conosco lei, ho conosciuto lei. E non mi capacito che possa aver agito così. Esplodendo, rinfacciandomi cose che non solo aveva accettato ma addirittura ESALTATO….
buondì 🙂 – ora di corsa, ma vi ho letto. Marquito: puoi consegnare un bacino e un messaggio da parte mia a chi sai? ‘Ho letto, grazie. Sì, hai capito perfettamente. Bacin!’.
…MARQUITO: Riguardo n. 412 ti rispondo semplicemente dicendoti che quella che tu definisci invidia forse è solo gelosia. Ma questo lo condivido. Anzi ammetto di aver avuto paura di una cosa del genere. E glielo dissi apertamente, nonostante lei mi negò questa possibilità, dicendomi che non avrebbe anteposto nostro figlio a me. Ma io ben sapevo che dopo la nascita di un figlio, cambiano le gerarchie. Prima viene tuo figlio, poi tua moglie e poi tu. Io questo lo sapevo, ne ero cosciente, consapevole da anni. Ed è stato uno dei motivi per cui ero riluttante ad avere figli. Ma non tanto per paura di essere relegato al terzo posto. Il vero motivo era che io stavo vivendo un rapporto di coppia “da favola”. E credevo così fosse anche per lei. Avevo il “TERRORE” di poter rompere questo idilio. Io glielo dicevo, ero chiaro. Bastava semplicemente dire che a lei questa “favola” non bastava più. E che era necessario l’arrivo di un figlio per non rischiare di rovinare il rapporto. Mi sarei arrabbiato, avrei chiesto tempo, avrei riflettuto da solo. Ma non avrei mai lasciato mia moglie. E lo dimostra il fatto di aver fatto immediatamente marcia indietro nel momento in cui lei ha messo in discussione il nostro rapporto. Peccato che però lei aveva già deciso, da sola, senza rendermi partecipe di ciò che le stava accadendo. Per quanto riguarda la tua ipotesi sul vero Amore, bè, ti rispondo molto semplicemente e piuttosto chiaramente. Io non so se potrà succedermi di innamorarmi di nuovo. Di certo non credo che in questo senso guarderò con occhi diversi in merito all’indissolubilità del matrimonio (e all’imprevedibilità della vita RIGUARDO IL MATRIMONIO). Perchè per me sono sicuro, ci sarà sempre l’immagine di Lei che entra in Chiesa vestita di bianco che cammina verso di me, con la luce del sole che la illumina. L’immagine dell’Amore, Lei, solo Lei. La possibilità che possa morire il mio sentimento per Lei è pressochè nulla….perchè è sempre stato VERO, REALE, IMMUTABILE. Questo posso dirti Marquito con la massima serenità.
ALEBA: L’esempio di tua nonna è lampante. Si sposa per procura, ti confida di aver odiato tuo nonno e poi in punto di morte lo cerca. Certo Aleba, stiamo parlando di persone che neanche si sono conosciute e poi si sono sposate formando una famiglia. Da come descrivi tuo nonno un uomo normale, gentile educato che non l’ha mai presa a male parole. Orso e tradizionalista (ma sono difetti ?). Dici che forse non si sono amati alla follia, però alla fine pure tu nonostante la procura riesci ad avere dei dubbi: “forse si amavano”. Ti pare poco ? Oggi nel 2012 non ci si sposa per procura eppure portami esempi reali di chi “si ama alla follia”. Dove sono, viste le separazioni in atto. Certo se poi parliamo di “amare alla follia” per 2 mesi bè….ogni commento è inopportuno. Cero se tua nonna fosse nata nel 1980 invece che nel 1902 non si sarebbe sposata per procura, ma non so se sarebbe riuscita a trovare la propria anima gemella. Magari….
LUNA: riferitò a chi di dovere :-))
Fuori dal Coro: In certi casi si tratta soltanto di gelosia; in altri (più problematici) subentra anche una vera e propria invidia. Ci sono delle situazioni in cui è molto difficile stabilire il confine fra questi due sentimenti. Nella mia famiglia questo problema si è presentato a parti invertite. Mio padre, che aveva bisogno di qualcuno in cui specchiarsi, si è concentrato totalmente sul figlio a scapito della moglie e questo fatto ha innescato delle dinamiche perverse che hanno portato al rapido logoramento del loro matrimonio. Le conseguenze sono state devastanti. Mia madre, sentendosi gravemente trascurata, ha riversato su di me tutta la sua rabbia e la sua frustrazione e lo ha fatto con modalità assolutamente brutali, con una rabbia e una violenza che non di rado sfociavano nel sadismo. In quel caso non si trattava più soltanto di gelosia; si trattava di invidia e di rancore, che la portavano a maledire il giorno della mia nascita e a attribuimi espressamente la colpa di avere rovinato il suo matrimonio. Pensa fino a che punto può essere destabilizzante una gravidanza non voluta …
Riguardo al vero Amore provo il massimo rispetto per i tuoi sentimenti, ma spero tanto che la vita possa farti cambiare idea e regalarti una nuova occasione di felicità. Capisco che la cosa possa sembrarti impossibile, ma anche i grandi amori possono finire e il fatto che finiscano non significa necessariamente che non siano stati grandi amori. Il fascino della vita consiste proprio nella sua capacità di sorprenderci, di smentire clamorosamente e inaspettatamente le nostre convinzioni più profonde.
Per Fuori dal Coro, l’amore folle è quello dell’innamoramento. Quando la persona che ti sta davanti sembra incarnare il meglio del meglio. Poi viene l’amore, se si è fortunati. I miei nonni si sono sposati da perfetti estranei, non hanno mai sperimentato l’amore folle…hanno convissuto affrontando tutto insieme, anche con idee discordanti e litigate ma insieme, perchè la famiglia doveva a tutti i costi far fronte comune verso l’esterno. Mia nonna non ha vissuto felice e penso neppure mio nonno. Hanno fatto quello che andava fatto secondo quanto si aspettava la società di allora. Non sono mai stati complici, affiatati. Il loro matrimonio è stato considerato come un’azienda da far fruttare, ma certo non sul piano emotivo. Lei in punto di morte ha cercato lui, ma non aveva avuto altro che lui…di chi doveva fidarsi per il trapasso se non dell’uomo che, amato o non amato, l’aveva accompagnata? Lei lo ha odiato perchè lui, suo malgrado, l’ha legata e a quel tempo parlare di separazione, tanto più se il marito era un rispettabile signore, era come parlare di stregoneria nel medioevo.Poi in vecchiaia che dovevano fare? sono rimasti insieme tranquilli tranquilli, ormai la primavera delle corse nei prati era finita, la calda estate della maturità da gustare a fondo e consapevolmente, non l’avevano vissuta….in inverno ci si rannicchia davanti al fuoco e si pensa ai tempi andati.
Il matrimonio è amore? o è un contratto dal quale scaturiscono obblighi precisi per i firmatari, al di là del fatto che si amino? I miei nonni hanno onorato le loro firme, sono rimasti insieme. Ma, da quanto mi raccontava mia nonna, lei avrebbe tanto voluto volare via, …non per scrollarsi di dosso gli obblighi e le responsabilità della vita, perchè lei ha assolto sempre fino in fondo ai suoi “doveri”, ma desiderava non sentirli “doveri” ma naturali conseguenze dell’amore per un uomo.
Da come parli del tuo matrimonio si capisce che tu eri pienamente consapevole di come volevi vivere e di come ti piacesse la persona che avevi vicino. Dovrebbe essere così che si decide di condividere la vita con una persona, con amore, rispetto e consapevolezza. Poi Fuori dal Coro si cambia…ma la parola cambiamento non deve spaventare, non è una tragedia. Il punto è che non si finisce mai di costruire, riparare, adeguare il proprio rapporto e questo significa coltivare. Tua moglie non ha coltivato, tu hai coltivato in modo da mantenere lo status quo che ti piaceva tanto. Boom il terremoto che ha cambiato tutto, volenti o nolenti e vi ha messi di fronte al nuovo equilibrio offrendovi la possibilità di assestare il terreno e di non perdervi. Ma forse ormai i punti di vista si erano spostati e non guardavate più nella stessa direzione….
Bacioni a tutti
Per Marquito: tu dunque mi puoi capire, riesci a comprendere quando dico che nella scelta di separarmi è stato fondamentale, per me, vedere la sofferenza di mia figlia. Mi ha esplicitamente chiesto di tirarla fuori da quella confusione che trasmetteva di tutto fuorchè sicurezza e amore. Mi ha detto “mamma, noi è meglio che ci troviamo un’altra casa..ormai lo abbiamo capito che questa è casa sua”. Per non parlare di quello che mi ha raccontato una sua amica di qualche anno più grande….povera la mia bimba.Marquito la cecità di fronte agli indifesi che si aspettano la tua protezione è deleteria. Il mio ex ne è la prova adulta vivente. Riproponeva il modello sbagliato di famiglia che aveva vissuto da piccolo.
Un abbraccione
ciao 🙂 – capisco ciò che intende dire aleba sui nonni. Vedi, fuori dal coro, tu giustamente, anche, dal tuo punto di vista parli del restare insieme, di affrontare, anche rifacendoti al concetto di continuare a stare insieme bene e veramente. Poiché hai avuto il trauma di passare, per quanto ti riguarda, da una situazione che per te era consolidata e armonica ad una rottura improvvisa senza appello ovviamente non riesci a immaginare, col carico di rabbia, fastidio, scontentezza che tua moglie ti riversa da lontano come sarebbe stato viverci accanto e immerso. Guarda che io capisco il tuo punto di vista che esprimi sulla promessa, il restare insieme, tentare di risolvere. Ma parli col tuo animo, col tuo punto di vista. Ma la quotidianità, anche in crisi, non l”avresti ‘gestita’ e creata da solo. In questo momento comprendo perché due che sono rimasti insieme, come i nonni di aleba, ti sono ‘identificativi’ di un valore portato avanti. Ma mi è chiaro il discorso di aleba. Il mio amico che citavo è stato sposato 25 anni. 2 figli sui 20, il piccolo di 10
ammette serenamente che dieci anni fa al momento ne fu turbato. Poi, dice ‘sono ringiovanito io di dieci anni quando è nato’. Adora i suoi figli e dopo la separazione si fa in mille, ti dicevo. E’ per il piccolo, in particolare, che si commuove. Sua moglie non lo ha lasciato per un altro. Lo ha lasciato, punto. E non è un mostro. Lui le ha dato anche tot ciò che ha chiesto. Lui dice che una ragione valida non la vede se non quella che per lei evidentemente le ragioni erano valide. Non parla mai male di lei, fa la sua vita. Per due anni ha vissuto e convissuto con chi non lo amava più. Non lo considerava. Ha perso kg e salute, concentrandosi per salvare l’insalvabile. Perché se l’altro o l’altra non vuole, non se la sente nessuna promessa, amore, caparbietà bastano. E non serve avere a che fare con un mostro. E è proprio nelle cose che fanno unione, anche piccole, che vedi che sei solo. Anche stando ancora insieme. Per questo io capisco che lui accetta la separaz. Non era vita quella, per nessuno. Se tua moglie è come è ora quel tanto di meno che l’avrebbe fatta restare, anche a tentare, non ti avrebbe ridato la vita che rimpiangi. Molti di coloro che pensi si lasciano con facilitá han provato prima quel limbo. Che nasca anche da uno solo è un inferno. E non servono mostri. Nessuno discute i tuoi sentimenti, ricordi, idee. Nessuno dice che hai torto nel dire che lei era e non capisci. Ma lei ha reagito così. Questa, ANCHE, è lei.
@ aleba:
Cara aleba, con me sfondi una porta aperta. Mi viene in mente una battuta di Woody Allen che recitava più o meno così: “I miei genitori non si sono mai lasciati … sebbene io li supplicassi”.
Vedi; cerco anche di sdrammatizzare, ma se c’è una cosa che non sopporto sono quelli che tirano in ballo i figli come pretesto per non separarsi. Come se ai figli facesse bene respirare certe atmosfere … come se ai figli facesse bene vivere in mezzo al caos, assistere continuamente a litigi ed a scenate, scoprire che il babbo e la mamma si tradiscono … come se ai figli facesse bene fungere da parafulmini ed assorbire tutta la rabbia, la frustrazione, l’insoddisfazione dei propri genitori … Mi rendo conto che ogni caso è a sé stante e che ci sono delle famiglie in cui i due coniugi riescono a conservare una certa parvenza di normalità. Ma ti assicuro che i figli percepiscono comunque quel clima di gelo e si rendono conto che nel comportamento dei genitori c’è qualcosa di profondamente artefatto. I bambini sono come delle spugne; assorbono tutto… e siccome non hanno ancora la maturità per comprendere la causa profonde di certe situazioni, finiscono per essere le vittime di manipolazioni e di raggiri. Quando ero piccolo mio padre mi ha praticato un vero e proprio lavaggio del cervello, volto a convincermi che la mamma era stupida e inferiore. Lui, che era un piccolo uomo affetto da narcisismo patologico, aveva bisogno di un figlio che lo adorasse, che lo considerasse un dio e che fosse sempre schierato dalla sua parte. Fino a una certa età il gioco gli è riuscito … Mia madre era sempre nervosa ed aggressiva e sfogava su di me tutto il suo malessere sottoponendomi a vere e proprie torture psicologiche; lui invece pareva quasi un gigante buono … Crescendo mi sono reso conto che mia madre aveva dei validissimi motivi per essere insoddisfatta, il che non giustifica certo il suo comportamento nei miei confronti, ma getta sicuramnete una luce inquietante su quello di mio padre. Insomma; come avrai capito mio padre aveva creato una vera e propria “alleanza disfunzionale” volta a nascondere tutte le sue magagne, i suoi tradimenti e il suo fondamentale menefreghismo.
Non è di queste situazioni che un figlio ha bisogno. Un figlio ha bisogno di pace e di serenità e se questo obiettivo può essere raggiunto solo tramite la separazione, allora ben venga la separazione.
Riguardo alle separazioni ed ai divorzi, io sono convinto che non si stia affatto esagerando e che moltissime coppie vadano avanti soltanto per vigliaccheria, per indifferenza e per forza d’inerzia. Ovviamente ci si potrebbe chiedere il motivo per cui tante coppie entrano in crisi … Perché così tante coppie sono male assortite ? Se avete voglia di proseguire avremo sicuramente occasione di parlarne.
Chiedo scusa per l’ulteriore post.
ALEBA: tua figlia è persino riuscita ad indicarti i suoi bisogni, e anche a dirti quanto si fida di te.
MARQUITO: il padre del mio ex mi ha sempre detto: “Sono rimasto per i miei figli”. E nel dirlo non lo ha mai detto per dare un peso ai suoi figli (che comunque possono averlo sentito eccome lo stesso), lo diceva perché è vero (è un uomo semplice, un uomo con i suoi difetti certamente, ma di base molto sensibile), cioè davvero questo è stato un elemento importante, lo dice perché questo dà un senso ad una sua scelta che comunque è stata fonte di frustrazione e dolore nella sua vita, lo dice anche perché comunque lui, è comunque vero, non ha avuto il coraggio di fare diversamente o di darsi una diversa possibilità. Se poi non abbia avuto questo coraggio perché altre cose lo hanno tenuto, perché in questa scelta ha trovato e scelto un equilibrio (seppure costosissimo), se il suo senso di dovere o di tenerezza verso i suoi figli sia stato superiore… beh, probabilmente c’è un po’ di tutto in questa sua scelta. Anche l’attaccamento comunque ad una moglie con cui la vita è stata infernale, ma che, come nel caso della nonna di Aleba, anche se con costi aperti quotidiani maggiori, è stata pur sempre la persona che ha avuto accanto tutta la vita. Vivendo veramente separati in casa sempre, seppure con il contatto di parole sprezzanti da parte di lei, e l’equilibrio di trovare fuori casa una serenità, anche banale, di trovarla nel fatto di avere i figli attorno a cena (in cui comunque lei non gli ha mai risparmiato di tormentarlo e tormentare), e dicendo, anche scherzosamente (ma quanta amarezza del vivere?) “SIAMO liberi!!!” quando lei partiva per il suo paese per tot mesi all’anno. Papagallini inseparabili? Sì, ma in che tipo di danza? Io non giudico, gli equilibri e squilibri che li hanno portati ciascuno a tenere in piedi questa danza. Voglio dire che è chiaro che sarebbe bastato il fatto che lui uscisse dalla porta per cambiare comunque degli equilibri. Se ho capito bene (e ho capito bene) lui non voleva lasciare i suoi figli soli con lei anche perché restando ha fatto comunque da cuscinetto. E posso anche dire che è vero che il mio compagno è andato in tilt quando siamo andati a convivere, ma credo (e in fondo un giorno lui me lo ha anche confermato) che, essendo il figlio più piccolo, il figlio che era rimasto per ultimo a casa, pur avendomi detto lui “devo andare via di casa” con le lacrime agli occhi, per le dinamiche di sua madre (che pure ovviamente ama, anche perché sua madre non è solo le sue dinamiche) quando abbiamo deciso di affittare una casa, lui si sia sentito in colpa, o comunque in fortissimo disagio, a lasciarli da soli. Senza più nessun cuscinetto. E’ difficile riassumere questa dinamica, perché è stata molto complicata. Probabilmente lo è anche più di quanto io riesco a vedere. Peraltro io alcuni tasselli li ho compresi via via. Vedi, il mio ex non è mai stato un mammone.
(ho perso un commento? riscrivo, buh). Ha amato sua madre, per i suoi pregi effettivi e per il viscerale amore che lega ad un genitore, al contempo ha sempre riconosciuto i suoi difetti. Ha passato la vita a barcamenarsi emotivamente e attivamente con il fatto di vivere una situazione di quel tipo. Lo so perché c’ero. Lo so perché la prima volta che abbiamo parlato sul serio, dopo esserci conosciuti, lui tra le prime cose mi ha parlato, seppure scherzosamente, di sua madre, e di quanto fosse difficile. Cioè, in sintesi ha messo in primo piano un problema suo, che invadeva la sua vita (la sua situazione a casa) e mi anche avvertito. Il mio ex è venuto su bene, per essere figlio di quella situazione. Voglio dire che per fuggire o barcamenarsi avrebbe potuto fare scelte pericolose, assurde. Ma essendo un introverso si è fatto probabilmente più male da solo. In una vita tutto sommato regolare, ma con dei pessimismi fortissimi, con dei problemi suoi. Con una tristezza di fondo che solo chi ha vissuto in un “paese sempre in guerra”, e in guerra sull’emotività, può capire sino in fondo. Non mi sorprende che le persone vedano in lui una brava persona. Lo è. Al contempo è stato davvero un molestatore morale. Non mi sorprende che i miei amici, che sanno che lui mi ha causato sofferenza, vedano anche la sua. Non in modo giustificativo, assolutamente no, ma che provino comunque anche dispiacere per lui, conoscendo i suoi lati di fragilità. Io lo provo. Non con buonismo.
Forse tra qualche tempo, anno, riuscirò a dire con una qualche certezza “Mi ha amato/Non mi ha amato”. Io credo che mi abbia amato per come poteva, oggi credo questo. Io credo che sicuramente avrebbe potuto fare “meglio”. Affrontare diversamente. Non ledere se stesso, e soprattutto me. Io credo che ci siamo trovati in mezzo, ad un certo punto, a molte cose. Molto grosse. Lui era consapevole dei suoi problemi a casa, anche di certi suoi limiti. Lui stava in qualche modo in equilibrio. Forse un domani ti dirò “semplicemente non mi ha amato come credevo, non abbastanza. Forse sono stata qualcosa d’altro”. In questo momento non me lo chiedo. Ho passato anni, come Fuori del Coro, a rompermi la testa. Ho passato anni a rompermi il cuore. E quello non per le molestie morali, ma perché lo amavo moltissimo. Il mio cuore si sarebbe rotto comunque già solo per questo. Il resto è stato un disgraziato in più. Non mi sono “ammalata” per una dipendenza, mi sono ammalata prima di tutto perché un dolore d’amore fa male. Comunque sia, sarebbe lungo da spiegare, ma credo che quando si è allontanato da lì degli equilibri suoi siano esplosi. E solo da poco ho intuito che sono esplosi anche perché si sentiva in colpa ad essersi spostato. Forse anche a vivere, chissà. Forse anche per questo quando lei ha alzato il controllo su di lui lui glielo ha permesso. Lui che se n’era sempre difeso. E aveva a suo modo difeso anche me. E ciò che amava di noi, di me, pur con tutto il suo terrore che la storia potesse ripetersi
Buongiorno amici.
Marquito, la tua vicenda personale è un esempio concreto di quanti danni possa fare il “staremo insieme finchè morte non ci separi”. Quando metti al mondo un figlio il tuo scopo principale DEVE essere quello di aiutarlo a crescere seguendo le sue naturali inclinazioni. Quando i genitori si fanno la guerra, apertamente o con mezzi subdoli, i figli crescono male. Anche il mio ex voleva l’adorazione della figlia, non voleva occuparsene e molte volte le diceva “sei una rompic.” oppure alzava il volume della tel. pur di non risponderle. Però cercava di mettersi in buona luce con lei sminuendo continuamente me e trattandomi come una pezza. A tavola spesso lei gli diceva “basta di dire queste cose a mamma, qui nessuno è stupido” ovviamente lui mi aveva appena dato della stupida perchè in tavola non avevo messo la bottiglia d’acqua. Poi le diceva “tua madre è nervosa..è uscita a fumare” oppure “tua madre non capisce niente” e questo è il minimo che mi sento di scrivere. Solo che la mia bimba ha occhi che ci vedono bene e non si è fatta prendere in giro, anche perchè lui se ne usciva anche con frasi contro di lei che mettevano in evidenza il fatto che per lui essere padre e basta, senza inganni per essere visto come un Dio, fosse un peso. Io non metto in dubbio che lui ami la bimba, solo che il suo disprezzo verso di me e il suo bisogno di sentirsi onnipotente sono più forti e lo acciecano.
Parliamone Marquito, mi serve moltissimo!!
Luna, il quadro è perfetto…. tu, come me, hai cercato di capirne ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni ombra per comprendere e ci hai impiegato anni!! i nostri ex hanno buttato un’occhiata veloce e con fastidio, su quel quadro…nulla di più.
Avanti sempre, e con curiosità per i risvolti della vita.
Baci
Bé; la questione è infinitamente complessa. Già il fatto di postulare una “crisi della coppia” può essere fuorviante e può rappresentare una pericolosa petizione di principio. Quando parliamo di crisi della coppia diamo per scontato che ci sia stato un tempo in cui le cose andavano bene, in cui le coppie erano molto più affiatate, felici e soddisfatte. Secondo me è proprio questo presupposto che dovrebbe essere messo in discussione. Chi tira in ballo l’aumento delle separazioni, e attribuisce questo fatto al “degrado dei costumi”, dovrebbe rendersi conto che in passato le donne non avevano materialmente la possibilità di separarsi. Se vogliamo storicizzare il problema dobbiamo farlo a 360 gradi, e non possiamo prescindere da questo dato di fatto inoppugnabile.
Io credo che costruire una relazione armoniosa sia oggettivamente molto difficile, tanto è vero che la maggior parte di noi non ci riesce oppure ci riesce solamente dopo molti tentativi. Spesso sentiamo dire che “la gente si separa per un nonnulla” e che questo fatto va attribuito alla “mentalità mordi e fuggi” tipica della nostra epoca e della famigerata società dei consumi. Non dico che queste affermazioni siano del tutto prive di fondamento, ma secondo me colgono soltanto un aspetto del problema e lo enfatizzano in modo esagerato. Premesso che i sentimenti delle persone possono anche cambiare, e che la crisi può subentrare anche dopo molti anni di matrimonio, la mia impressione è che la maggior parte delle coppie sia oggettivamente male assortita. Ma prima di andare avanti, e di esporre il mio punto di vista in modo più dettagliato, mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su questo argomento.
ALEBA: Ciao cara 🙂
Non so se abbia dato un’occhiata veloce. Forse ci ha dato cinquantamilioni di occhiate mentre cercava di stare in equilibrio, ma senza affrontare veramente e dando occhiate, anche in modo ossessivo, ma da punti di visuale “sbagliati” (sbagliati perché non veramente funzionali o fuorvianti). Scaricare l’ansia in un certo modo faceva sì che l’ansia aumentasse in modo esponenziale. Non risolveva il conflitto interiore, non risolveva il conflitto esteriore.
Lui mi ha sempre detto (quando diceva davvero) che io ero più capace di andare a fondo (non nel senso di sprofondare, ma di affrontare le cose. Ma per affrontare le cose devi vederle, e non sempre ci riesci. In questo mi metto anch’io. Per quanto io abbia sempre cercato di guardare le cose in faccia, in generale, nella mia vita, anche le mie medesime, c’erano ovviamente cose che non vedevo. Non è che dobbiamo vedere TUTTO, in un ossessione di andare nel profondo. Possiamo tenerci le nostre nevrosi, possiamo tenerci dei nostri antifurti, possiamo tenere delle paure e dei limiti, è per tutti così. Il punto è che dipende quanto queste cose ci condizionano la vita o ci fanno stare male. Il punto è sempre l’equilibrio. Il senso di serenità. Forse non riesco a spiegarmi…).
TUTTI gli esseri umani credo cercano di stare in equilibrio.
Il punto è che se stai in equilibrio partendo da determinate basi che credi immutabili e solo gestibili in un solo e determinato modo, rischi di avere dei costi salatissimi.
E’ chiaro che, rispetto, alla sua situazione famigliare, era impossibile dire: “è una bella situazione”. E’ chiaro che sua madre non cambierà mai ed è chiaro che i meccanismi tra suo padre e sua madre sono affari loro. E’ chiaro che lui si sia trovato a subire certi meccanismi, a cercare di gestirli, anche a livello emotivo e nei rimbalzi su di sè, la sua personalità, il suo carattere, la sua visione della vita ecc ecc.
Quello che io ho cercato di dirgli sempre era che quella era la loro vita e lui aveva la sua. quella era la loro personalità, lui aveva la sua, che poteva somigliare un po’ ad entrambi, e al contempo avere cose solo sue. che loro avevano fatto delle scelte, in base a determinate emotività, pesi e misure, contingenze, ragioni, ma che era la loro vita e lui poteva fare delle scelte in base alle sue emotività, pesi e misure e contingenze e ragioni. Qualsiasi esse fossero, ma SUE. So che non riesco a spiegarmi bene, ma una cosa la so, l’ho sempre sentita, il fatto che non riuscisse a vedere quanto loro fossero “responsabili” delle loro scelte, quanto non ci fosse un copione, quanto la loro storia dimostrasse la loro storia, non una regola. Basta poco, veramente, poco, perché due dinamiche che sembrano uguali non lo siano. Nel nostro caso già la partenza era totalmente diversa. Il modo in cui loro si erano scelti e in cui noi ci eravamo scelti. Le diverse personalità. Banalità?
Io mi rendo conto anche che ha perfettamente ragione chi dice che i legami famigliari son
territori talmente delicati per ciascuno di noi che è vero che in qualche modo sono un discorso tabù. Voglio dire che è chiaro che ogni volta che si parlava dei suoi genitori (ma come dei miei) la cosa aveva un peso emotivo fortissimo. Lui sa com’è sua madre. Io so com’è sua madre. Per lui sapere com’è sua madre è fonte di grande sofferenza. Perché la ama, ma non può che detestare delle cose di lei. Lui sa com’è andata tra i suoi genitori (forse non delle dinamiche che io da fuori posso vedere con maggiore distacco e chiarezza, senza supponenza, intendo, anche solo a istinto… cioè, forse gli sfuggono certi incastri) e il vedere com’è andata ha segnato la sua vita, perché lui ha visto rinuncia, castrazione, prepotenza, sofferenza. Ha visto due persone chiudersi, comunque entrambe, dentro una scatola buia. Il punto è che io non avrei mai toccato quel tabù, crescendo poi men che meno. Voglio dire che andando avanti acquisti anche una maggiore sensibilità, si spera, dal punto di vista di capire cosa non puoi andare a toccare nell’altro. Ma quella cosa ci ha invasi. E’ diventata un nostro problema. Allora io dovevo dirlo (o meglio sentivo la necessità di), dirlo che noi eravamo un’altra cosa e che cercava di stare in equilibrio, ma non gli stava riuscendo. O se da un lato sì questo modo di stare in equilibrio aveva per lui stesso, forse, dei costi troppo elevati. Da come ti parlo forse può sembrare che io avessi i miei suoceri tra i piedi tutti i giorni. NO! Non era una questione di averli in casa, era una cosa più complicata. Al contempo io non sto dicendo che è stata colpa di sua madre. Lui è lui, questa è una parte, ma suo è stato il modo di gestire. Nel momento in cui sua madre ha messo in tavola certe carte che servivano a lei, per stare in controllo e in equilibrio, lui ha scelto o comunque agito. La cosa che mi lasciava sconvolta, anche se le cose le vedevo via via, è di aver percepito da subito certe stonature, averle viste e non aver potuto farci niente.
E’ chiaro che tutto questo entra comunque in un calderone anche di sue cose da risolvere, di un suo esaurimento, delle sue paure e forse anche del fatto che non mi amava poi come credeva di amarmi ecc ecc.
Quello che posso dire è che, quando lui ha iniziato ad essere “strano” (stanco, più incazzato, più confuso, più negativo, più ansioso) io ho cercato di dire a sua madre, e in modo assertivo, e a suo fratello, che forse gli serviva un po’ di tempo per pensare a cosa lui voleva, meno pressione. E in questo, credimi, Aleba, mi mettevo pure io, eh. Cioè, voglio dire che io notavo questo stato di stress e confusione e quindi non è che volessi stargli addosso io mentre dicevo che gli altri non dovevano stargli addosso.
Comunque sia io non sto dicendo che io ero un mostro di saggezza zen, che non avevo nessuna cosa da risolvere. Io stessa avevo i miei equilibri da mantenere e
Lui sa com’è sua madre. Io so com’è sua madre. Io so com’è mia madre. Lui ha provato anche fastidio verso mia madre, vedendo quando lei era “ingiusta” con me.
E’ chiaro che non posso riassumerti in poche righe cosa ho capito, di tutta una serie di cose. Io comunque mi sento meglio ad averle capite, perché servono a me. E’ vero che in certi casi lui mi ha incasinato di brutto gli equilibri, e quanto! E’ vero che certe osservazioni che pure lui faceva però erano puntuali. Io per prima so quanto sia difficile riuscire a guardare i propri genitori con obiettività, riuscire a svicolarsi da certi sensi di colpa e responsabilità. Capire il perché si è assunto un certo ruolo in una dinamica famigliare. Trovare una giusta distanza. Cosa che non ha nulla a che vedere con l’essere mammoni o bamboccioni.
Riporti di tua figlia frasi che denotano, in tenera età, un grande spirito di osservazione, sensibilità, intelligenza emotiva. Perdonami se ti dico questo: nel tempo, forse (ovviamente non posso saperlo) lei avrebbe potuto però usare tutto questo suo grande tesoro per tentare di proteggere te. Avrebbe potuto domandarsi perché la sua mamma non riusciva veramente a proteggersi abbastanza. Avrebbe potuto da un lato allontanarsi da casa il più possibile, per “respirare”, e al contempo, non riuscire a darsi spazio pensando sempre che non poteva lasciarvi da soli a rischiare di esplodere.
Perdona se cito degli estremi, è ovvio che non ho idea.
Però penso a lui. Per lui, credo, sia stato così.
Io credo, Aleba, che tu abbia fatto veramente una cosa importantissima, per te e per lei. Anche per lui, se riuscirà ad essere un padre migliore del compagno che è stato. Sennò sarà una sua responsabilità essersi mostrato a sua figlia in un modo piuttosto che in un altro.
Cmq tua figlia ha una mamma che le vuole bene e lei lo sa.
Un giorno una persona mi disse una cosa pesante e quanto mai vera, di fronte ai sensi di colpa e responsabilità che mi facevo nei confronti dei miei genitori (che non sono dei mostri). Mi disse: un giorno moriranno.
E quella frase voleva dire tante cose. Voleva dire anche: pacifica dentro di te una serie di cose.
Qsti anni sono stati per me anche un viaggio in questo senso. Forse ho anche conosciuto i miei genitori meglio di quanto li avessi conosciuti prima. Alcuni difetti sono identici, ma io li vivo in modo diverso. E vedo che il mio viverli in modo diverso ha cambiato delle cose.
Lui qsto, secondo me, non è ancora riuscito a farlo. Gli auguro di cuore, un giorno, di sentirsi più leggero. Di non farsi carico di ciò che non è suo. Resta il fatto che il carattere di m… e un certo egocentrismo è assolutamente “roba sua”. E, Fuori dal Coro, quando si parla di gelosie, invidie, compensazioni, equilibri, paure, questi sono i “sottotesti” che ciascuno di noi può avere. A volte la vita o come ti senti ti porta a sentire di aver bisogno di capire di più. Sennò te li tieni così e vai avanti come sai. E Cmq sempre a volte sai meglio altre peggio
ALEBA, LUNA, MARQUITO
Ciao a voi tutti. Vorrei innanzitutto rispondere ad Aleba, in merito ancora alla questione sui suoi nonni. Si tua nonna ha sposato tuo nonno “per procura”. Ma credo anche lui a questo punto. L’avrà tradita ? Chi lo sa ? Forse no. E mi parli di folle Amore. Ma oggi riesci a vedere il folle Amore ? Dov’è ? O si tratta solo di passioni effimere ? Se il 40% delle coppie si separa, poiniamo che un altro 30% sta insieme per i figli. Che rimane un altro 30%, che si amano alla follia ? Io non credo. Tu lo credi ? Voi Aleba e Marquito lo credete ?
Non pensi che sia stato meglio tuo nonno gentile e rispettoso che tuo marito ?
Tu e Luna mi parlate dei vostri di rapporti come guerre psicologiche. A cui si può porre rimedio (giustamente) solo con la separazione. Cosa si è raggiunto oggi a differenza dei tempi di tua nonna ? Dov’è il folle amore a cui aspirava lei ? Esiste o è una chimera ? Se pensi di averlo trovato magari si “spegne” dopo un po’ perchè magari l’altra persona non desidera essere amata in quel modo ma in un altro. Basta un calo di attenzioni per andarsele a cercare in altri lidi. Non sapendo che anche gli altri lidi subiranno lo stesso calo.
Si parla di vite infernali. Si desiderano i figli che poi si affidano alle baby sitter. Si pensa di essere genitori premurosi ma poi il lavoro è sempre al primo posto.
Prima è vero le donne subivano violenze in casa, magari anche ora in alcune case, ma possono fuggire. Di contro però non si può dire una parola fuori posto perchè si ferisce a morte e non c’è perdono. Aleba tu sei un caso fuori dal comune ma ti garantisco che è così.
Poi il cambiamento è la giustificazione a tutto. Si cambia, nella vita si cambia. Basta questo per giudicare un cambio di direzione in famiglia.
Certo è vero, in un famiglia dove non regna la pace, i bambini soffrono, sentono il peso psicologico, assorbono tutto. Ma quale peso psicologico subiscono i figli di genitori separati che si trovano a vivere insieme a “due padri” o “due madri” ?
Spesso anzi direi quasi sempre i figli vengono affidati alla madre, quando magari il padre ha sempre avuto un ottimo rapporto con i propri figli. E lì quale peso psicologico può sopportare un figlio che vede uscire dalla propria casa l’amato padre. Che poi vedrà ogni 15 giorni se va bene.
Qui siamo tre persone: io Luna e Aleba, Maria e anche Marquito mi pare che stanno o sono state psicologicamente a pezzi dopo un rapporto affettivo. Ognuno con le proprie motivazioni. E la separazione ha giovato a qualcosa ?
Adesso cosa speriamo ? Di ritrovare un’altra persona che non ci dia le stesse problematiche della precedente ? Certo magari ce ne drà delle altre. Come trovare un ago in un pagliaio.
Io capisco tutto, comprendo tutto. Ma in questo modo di agire, di vedere, di interpretare non mi ci rivedo proprio. Che senso ha sposarsi ed avere figli a questo punto ? Allora viviamo di relazioni del momento e…finchè va va. Senza crearci troppi problemi.
Ciao a tutti ragazzi
Marquito tu scrivi che:
“Premesso che i sentimenti delle persone possono anche cambiare, e che la crisi può subentrare anche dopo molti anni di matrimonio, la mia impressione è che la maggior parte delle coppie sia oggettivamente male assortita”
Premesso quello che sempre sostengo e che cioè se il sentimento è VERO, non può cambiare (ma rispetto la tua opinione), vorrei dirti che in merito al discorso sulle coppie “male assortite”, bè mi dispiace dirlo ma la coppia “uomo/donna” è normalmente “male assortita”. Si tratta di due elementi diametralmente opposti, che ragionano in maniera diversa, che hanno cervelli diversi, tempi diversi e nature diversi.
Quindi è già difficile se non impossibile far coincidere l’assortimento tra i due generi umani. Troppo, troppo diversi. Detto in parole molto semplici, se non ci fosse l’attrazione tra i due sessi perchè un uomo dovrebbe stare con una donna e viceversa ?
Ciao Marquito, rispetto le tue opinioni comunque, si sente che sei in gamba
Cara LUNA, ti spieghi benissimo. Forse perchè qualcosa di simile l’ho vissuto anche io, ma il tuo modo di descrivere le situazioni anche se mentre scrivi ti sembra di essere nel caos, è perfettamente chiaro. Molti temono di mettersi seduti e dire chiaro qual’è il problema, dirlo prima di tutto a sè stessi. Questa paura nasce dalla consapevolezza che se inquadri il problema, poi non avrai più scusanti se non ti impegni per risolverlo. Non parlare dei problemi, non affrontarli a volto scoperto costi quello che costi, porta solo a perdersi in un vortice di risposte a domande sbagliate, e a trovare innumerevoli alibi per sè stessi e per chi ci circonda. Cercare giustificazioni non porta lontano. Le domande fondamentali non sono a largo spettro e richiedono risposte semplici immediate, di solito semplicemente un SI oppure un NO. Ciò non toglie che quando siamo letteralmente immersi in una situazione da molto tempo, anni, risulta molto difficile selezionare. Se al primo appuntamento con il mio ex lui mi avesse detto “odio i gatti” o anche semplicemente “non voglio animali in casa”..io avrei detto ok, allora non sei un uomo del quale voglio approfondire la conoscenza. Ma se l’odio per i gatti e il rifiuto di tenere animali in casa viene dopo anni e solo a seguito del fatto che a ME gli animali trasmettono benessere, io mi trovo spiazzata. Quel NON FAI PER ME non è più così immediato, devo ragionarci su, sviscerare in ogni modo, capire su quali basi ho vissuto fino a quel momento, indagare sui motivi che mi hanno portato a credere una cosa che in effetti era totalmente diversa. Ed è ciò che ho fatto. Se un uomo mi avesse detto “non voglio figli”, allo stesso modo avrei salutato e sarei andata oltre. Il non volermi sposare è arrivato dopo anni durante i quali comunque io avevo dato fondo a tutto quanto di me stessa per alimentare la relazione. Avevamo persino seguito il corso prematrimoniale della parrocchia. Tutto falso da parte sua? Falso non credo, ma tirato per i capelli sicuramente. Sforzandosi, ma senza darlo a vedere, ha fatto certi passi che inducevano me a stargli vicino e a crederci. Bacione
Per Marquito: condivido l’impressione sul fatto che le coppie sono per la maggior parte male assortite. Spesso due persone diventano una coppia per i motivi più svariati, tranne che per quello più giusto: si conoscono e si piacciono. La conoscenza iniziale troppe volte si basa su “idee” di come vorremmo che fosse l’altro/a o come vorremmo essere visti. Poi, una volta messa la fede al dito, tutto è ammissibile…anche far venire fuori il peggio del peggio….tanto la famiglia è coibentata, protetta dall’omertà. Basta che le mura esterne della casa siano sempre dipinte di fresco, che i fiori siano tutti in posa e che, soprattutto a Natale, non manchino decorazioni e addobbi. Che dopo la sporcizia sia accumulata dappertutto dentro alle mura, e nella desta delle persone che ci abitano..poco importa: basta che da fuori sembri tutto bello.
@Fuori dal Coro: “E la separazione ha giovato a qualcosa ?” Parlo per me, solo per me…SI ha giovato. Ho buttato via anni della mia vita, anni accumulati in quella casa dove c’è tutto quello che ho vissuto, fatto, amato, odiato, nei 17 anni che sono stata con lui. Ho mollato, ho detto basta e ho buttato nel cesso tutto, perchè a me non è rimasto nulla e non riesco neppure a passare nella strada vicino a quella che conduce alla “mia” ex casa. Ha giovato perchè mia figlia è SERENA e lo ha detto chiaramente. Mia figlia è sciolta, libera di essere bambina. Mi dice che il papà le manca, parole sue “papà mi manca e vorrei che fossimo tutti e tre assieme…ma per risolvere i problemi ci vuole amore”. I suoi compagni di scuola la vengono a trovare a casa, prima non potevano perchè lui non voleva vedere gente in giro. Facciamo cose, assieme, che prima non potevamo nemmeno immaginare di fare. I bambini traggono giovamento dall’esempio che gli forniscono gli adulti.. e soprattutto i bambini devono fare i bambini, non possono essere trattati da adulti perchè nella vita bisogna imparare presto che c’è da soffrire. Vedo tanto schifo nel mondo e credo che la maggior parte delle persone non pensa altro a “cosa me ne viene in cambio”. Laseparazione ha giovato a me anche se devo ripartire da zero. L’amore folle permanente non esiste, Fuori dal Coro, anche se da come parli di tua moglie sembra che tu sia follemente innamorato di lei. L’amore è un lavoro, non ti limiti a dire TI AMO e tutto è a posto. L’amore richiede impegno e fatica. L’amore è modulazione, non si può sbattersi in faccia al partner e dire o mangi sta minestra o salti dalla finestra. Ma quando ami non temi le spine, quando il tuo amore è accolto e ricambiato anche gli errori vengono riparati. Questo è utopia? Questo vuol dire che resterò sola ?? OK no problem, non ho bisogno di un uomo vicino per rendermi conto di essere al mondo…sono qui e, guarda un pò sto respirando…
LUNA le tue parole sono un balsamo…
Nella vita non si finisce mai di impare, questa è una verità. Chi crede di avere già imparato tutto, sbaglia.
Quando diciamo che due cose sono bene assortite ci riferiamo sempre a due cose diverse. Idem per quelle male assortite. Se le persone fossero dei cloni non sentirebbero nemmeno il bisogno di accoppiarsi. L’Amore è un’esperienza così esaltante proprio perché crea l’armonia fra due esseri diversi.
A parte questo:
Io mi domando se il vero problema sia la facilità con cui ci si separa o non sia invece la faciloneria con cui ci si sposa. E’ una domanda che mi pongo spesso perché fra tutte le coppie che conosco ce ne saranno appena due o tre che possano dirsi veramente armoniose, felici e realizzate. Tutti gli altri, chi più chi meno, vanno avanti senza la minima passione e senza il minimo entusiasmo; spesso si cercano delle relazioni extraconiugali e sembrano uniti soltanto dall’interesse economico, dalla pigrizia e dalla paura di restare soli. Ed è proprio su questo punto che vorrei richiamare la vostra attenzione, perché secondo me si tratta di una questione veramente cruciale.
L’incapacità di stare da soli è il principale motivo per cui moltissime persone stanno insieme. In certi casi rappresenta addirittura l’unico collante. Ci sono delle unioni che appaiono fin dall’inizio votate al naufragio, un po’ per il motivo che ho già detto e un po’ perché l’incompatibilità caratteriale è evidente a tutti tranne che ai diretti interessati.
Una grande lezione che ho imparato dalla vita è che potevo permettermi una relazione stabile solo se ero capace di stare bene anche da solo. Purtroppo, nella grande maggioranza dei casi, ci si mette insieme spinti dalla propria solitudine e dalla propria sconfinata disperazione. Si prende quello che passa il convento nella speranza che un caso fortunato riveli, a posteriori, delle grandi affinità caratteriali. Ci si convince di essere innamorati, si arriva addirittura a ingannare sé stessi e magari, proseguendo su questa strada, si arriva perfino a stipulare un regolare contratto di matrimonio …
Avete fatto caso al rancore che tanta gente concepisce per il proprio partner nel momento stesso in cui viene abbandonata ? Queste persone hanno sempre affermato di provare un grande Amore; come è possibile che dall’Amore scaturisca di colpo tutto questo odio ? Capisco la delusione, capisco il dolore, capisco anche la rabbia e le inevitabili recriminazioni, ma un odio così feroce si concilia male con le grandi professioni di Amore a cui queste persone ci avevano abituato … Siamo sicuri che fossero davvero innamorate ? Siamo sicuri che non abbiano semplicemente subito una ferita narcisistica ? Come è possibile che tutto il loro Amore si sia dissolto nel giro di un minuto ?
Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha una percezione del problema simile alla mia.
torno dopo e leggo tutto bene bene. Fuori dal coro: dal mio punto di vista la ‘guerra psicologica’, perdonami, te l’ha fatta anche tua moglie, volens o nolens, nel momento in cui, a tuo dire, non assertivamente ti ha scaricato addosso ogni responsabilità, ha palesato una sua crisi retroattiva, non ha accettato uno scambio di opinioni e responsabilità paritario, non ha accettato un confronto più assertivo e, a tuo dire, di punto in bianco ha chiuso. Se non ti ha volontariamente agito a tuo scapito e ha fatto semplicemente ciò che valutava meglio per sè -il che di per sè non è giudicabile e sindacabile- comunque apparterrebbe a quella categoria che secondo te rinuncia, non parla, prende sottogamba, non tenta e lo fa anche in modo non assertivo. Tu sembri suddividere in categorie, tra separazioni lecite e non lecite, a senso o no. Da un certo punto di vista, seppure male, il mio ex è stato apparentemente molto più combattuto di tua moglie anche nel conservare l’unione.
tu, poiché non accetti la fine del tuo matrimonio, porti costantemente le tue tesi per cui un matrimonio come il vostro non è ragionevole che finisca. Dicendo anche: i vostri sì, ma il mio no. – ma nel momento in cui ragioni da solo e con noi e non con lei, sia pure da un consulente matrimoniale, su tutto ciò già qualcosa non torna. Già qualcosa non ha funzionato e non è irrilevante. E non è ‘in quel momento non ho voluto un figlio’ perché ci son mille modi per reagire a ciò. La tenuta e reazione è stata questa. Son io la prima ad aver parlato di cosa non ha funzionato nel mio rapporto (dopo dieci anni) e di contingenze e annessi e connessi. Ma anche noi due, prima, eravamo due a cui non sarebbe ragionevolmente e emotivamente mai successo. Lui non ha ‘tenuto” come lei non ha ‘tenuto’. Poi che lei si sia trincerata dietro una porta e lui abbia fatto un botto palese, ciò stringi stringi resta. E lui fino alla fine ha cercato i miei piedi nel letto. Per questo ti dico che dividere il ragionevole dall’irragionevole non so quanto ti serve davvero.
CIAO 😀 scusate, spero di non arrivare con i miei post tutti di fila :/ mi sono ricollegata ora, e gli argomenti mi stimolano assai.
FUORI DAL CORO: tra la vita della nonna di Aleba, sposata per procura ad un uomo onesto, ma che non amava, e tra il fatto di amare un uomo con cui vivi malissimo… beh, direi che forse il meglio è vivere assieme a qualcuno che ami e che ti ama e con cui stai bene. E’ chiaro che posso anche scegliere razionalmente di sposarmi con un uomo che non amo, anche se non è un cattivo uomo, per avere una serie di sicurezze e una vita apparentemente senza scosse nel senso migliore del termine… ma la nonna di Aleba non ha neppure scelto. Un conto è parlare di persone totalmente inconsapevoli che mettono le dita nella presa della corrente ogni mese, anno, ogni dieci anni perché altrimenti non si sentono vive, un conto è il fatto che gli esseri umani non sono fatti solo di doveri e ragione, ma anche di emozioni. E questa è una realtà che non mi sembra affatto deprecabile. Allora, se è vero che non posso vivere la vita come se gli altri dovessero dispensarmi sempre una vita al top di emozioni che magari io stesso non sono in grado di darmi (per riallacciarmi al discorso di MARQUITO sull’incapacità di stare bene da soli… condivido, alcuni dicono chiaramente che da soli non riescono neppure a concepirsi), o un senso di identità e sicurezza che io stesso non sono in grado di darmi, o mettere solo me stesso (o stessa) su un piano di umanità, ma quasi figliale, e mettere l’altra (o l’altro) su un piano di genitorialità ideale… beh, però rimane il fatto che anche la persona più sincera nei propri sentimenti, più innamorata, più fedele al partner e ai propri valori, prova emozioni, positive e negative, anche in relazione alle emozioni dell’altro fuori da sè. E, riallacciandomi alla nonna di Aleba, penso che fare l’amore anche solo una volta con una persona che non ami, che sia pure la persona più simpatica e onesta del mondo, racchiude un mondo di emozioni e non emozioni. Perché non stiamo parlando di un amico, un parente, o un socio alla pari in un’azienda, seppure famigliare, stiamo parlando di un marito. E allora puoi scegliere se non farci l’amore che per fare dei figli o farlo sapendo che tu non provi amore. E non è il solo punto legato alle emozioni, ma è uno dei punti.
Abbiamo toccato tanti punti. Io comprendo assolutamente perché ALEBA dice che la sua separazione, che comunque è stata tutt’altro che una facile decisione, ed è arrivata dopo un lungo percorso, ha giovato eccome. A se stessa, oltre che a sua figlia. Ma capisco che la separazione ha giovato anche in situazioni meno estreme della sua. Già solo perché vivere male insieme è una delle cose più faticose e dolorose che possano accadere nella vita. E non serve, mi ripeto, che accadano cose pazzesche per vivere male insieme.
Cosa intendo per male? Intendo quando si vive in sofferenza, FUORI DAL CORO, che la cosa parta da due o che parta da uno e si irradi
all’altro. Intendo anche cercare di tirare avanti e avanti, in nome del dovere, o di cosa è più giusto, ma soffrire. Soffrire anche negando di soffrire, ma soffrire. E non te lo dico con faciloneria, questo. Mi sono già più volte espressa su cos’era (ed è) per me l’amore.
Io ti ho detto più volte che capisco questa tua fase, non fatta solo di dolore e incredulità, ma di tanti aspetti. La mia non è durata un momento, e ha avuto molte fasi. Mi sono fatta molte domande, mi sono data delle risposte. Alcune ovviamente riguardano me, me rispetto ai sentimenti e alle relazioni. Posso dirti anche che non ho fretta di darmi tutte le risposte, perché mi rendo perfettamente conto che mi è successo qualcosa che mi ha mandata in tilt. E, mi ripeto, non per il fatto che lui si sia comportato in un modo o nell’altro, ma rispetto alle mie sensazioni rispetto ad una storia che sentivo “per sempre”. Quindi capisco anche quando ti dici: l’amore VERO non cambia.
Io forse questo, ecco, non me lo sono mai detta. Perché non ho mai pensato ad una staticità, che le persone possano cambiare, nel senso di vivere diverse fasi della vita, avere anche delle crisi personali, che possano esserci delle rinegoziazioni, che si possa conoscersi sotto diversi aspetti nel corso della vita l’ho sempre pensato. Semmai ho sempre pensato però: l’amore VERO non finisce.
Però l’amore vive all’interno di una relazione, a meno che non sia l’amore unilaterale che hai per quello della IIIB e che vive solo dentro di te. Quindi è chiaro che la mia esperienza mi ha portato a farmi delle domande. Perché ho 37 anni, e la vita non finisce qui. E, anche se condivido quello che dice ALEBA sul fatto che si può stare da soli, perché non mi sono mai innamorata o ho vissuto una relazione per paura della solitudine, non posso neanche concepirmi per tutta la vita come un’incidentata dell’amore. Lo sono stata per anni, e il mio dolore non era per il modo in cui la crisi si è sviluppata, anche, ma non è l’aspetto principale. Il mio grande dolore, emotivo, fisico fino a non respirare non è stato di dipendenza, è stato il dolore che si prova all’idea di perdere la persona che ami. Qualcosa di simile (anche se non mi permetto di fare paragoni, per ovvie ragioni) a quello che puoi immaginare si possa provare quando, alla fine della vita, la persona che ami non c’è più, prima di te. Solo che io avevo 30 anni
Chiedo scusa, avevo riscritto il post, ma lo ha pubblicato prima di salvare la modifica. Concludo dicendo:
le dinamiche moleste hanno avuto un peso, un peso importante, perché erano assurde. Ma comunque non c’erano solo quelle. Non sto sottovalutando il peso che hanno, sto dicendo che però se le avesse agite da subito io avrei girato i tacchi. E avrei girato i tacchi anche se non lo avessi amato. Anche se avessi firmato tutte le promesse del mondo. Ma poiché era la persona che amavo, per la vita, ho retto la sua crisi sia per ciò che questo significava per me nella visione dell’affrontare le cose insieme, sia perché, è ovvio, non volevo perdere la persona che amavo. E non nel senso di trattenere chi se ne vuole andare, ma nel senso “perderti mentre mi ami, ma sei andato in tilt, e non riesci a vedere che sei andato in tilt no. Perché se io andassi in tilt, ma ti amassi, vorrei che tu venissi a prendermi nel posto in cui sono finita”. Ma, se scrivo su questo forum, è anche perché mi rendo conto del perché, pur amando una persona, non possiamo andare oltre il nostro limite neanche nel cercare di aiutarla, e di altre cose. So che ho fatto quello che potevo per chi sono. E a suo modo avrà fatto quello che poteva per chi è. In determinate contingenze e stati emotivi. E questo vale per entrambi. Le tue risposte le troverai per te, Fuori dal Coro. Forse (dico forse, non mi permetto di parlare per te) ti renderai conto che per rielaborare dovrai anche aprirti al fatto che potresti dover smantellare alcuni tuoi schemi, che in questo momento non sono un alveo, ma una prigione. (e TUE risposte, mi ripeto, non teorie o risposte di altri). Per ricominciare a vivere. E che le risposte non sono per esempio AMORE VERO versus l’AMORE VERO NON ESISTE, oggi qui domani là.
Nè negare di aver scelto, amato tua moglie, o di essere stato felice con lei quando con lei eri felice. Quando dico che ho 37 anni e la mia vita non finisce qui (se Dio vuole) non intendo dire che il mio amore non è stato vero, ha valso poco, che siamo tutti facilmente sostituibili o che vuoi che sia LA storia di 17 anni che finisce. Nè che ho cambiato idea rispetto all’importanza di affrontare i problemi quando si presentano e possibilmente nel verso più funzionale.
Guarda, Fuori dal Coro, conosco varie persone che hanno amato molto, veramente, pensando fosse per sempre, con serietà di sentimenti e intenti, e che hanno visto il loro mondo esplodere e il cuore saltare sul soffitto. Le ho viste soffrire veramente, immensamente, pensare che andare avanti non avesse senso. E quando le vedo tornare a vivere, piano piano, superare il lutto, andare avanti e non per inerzia, ma veramente, non sopravvivere, ma vivere non penso che allora il loro non era vero amore. Scusate la quantità :SSSSSS baci
@Marquito: vete fatto caso al rancore che tanta gente concepisce per il proprio partner nel momento stesso in cui viene abbandonata ? Queste persone hanno sempre affermato di provare un grande Amore; come è possibile che dall’Amore scaturisca di colpo tutto questo odio ? — Io odio il mio ex, odio me stessa per aver amato in quel modo. Non riesco a rinnegare l’amore che ci ho messo e odio lui per non aver accolto, per non aver preso atto della mia insindacabile presenza. Odio i suoi giochi perversi per dimostrare che gli altri, io per prima, valgono meno di niente e lui è l’unico Dio in terra. Odio le volte che ho parlato con il cuore in mano, apertamente e lui ha “capito” ma dopo poche ore e aver fatto l’amore tornava tutto come prima. Odio aver provato a coltivare comunque me stessa e odio i contrasti che ho provato quando lui diceva che lo “destabilizzavo” perchè dopo cena e dopo aver sistemato la cucina, prima di mettere a letto la bimba, stavo 10 minuti con i gatti e i cani in giardino. Odio aver accettato di valutarmi attraverso i suoi occhi. Odio il suo modo subdolo di sabotare ogni mio progetto pensato e messo in pratica con amore verso di lui, verso la casa. Odio averlo lasciato così, senza che abbia capito che in realtà chi è pieno di limiti è lui…che lui ha posizionato le barriere oltre le quali non mi ha mai lasciata entrare veramente. Odio che lui pensi che per me è finito tutto dall’oggi al domani, perchè le mie parole, i miei scritti negli anni sono sempre caduti nel vuoto. Ma questo mio odio è una specie di difesa, mantiene vigile la consapevolezza di quanta sofferenza ho dovuto attraversare per vivere con lui. Lui mi odia, mi ha sempre odiata e ora mi odia al punto da considerarmi morta. Il suo è un rancore atavico, verso il mondo intero. E’ quel rancore verso tutto e tutti che gli ha rovinato il modo di porsi nella vita, nelle relazioni e in particolare con me,perchè alla fine io sono quella che gli è stata più vicina di tutti. Sua madre se lui ha un problema lo scansa, non vuole seccature lei. Non l’ho mai vista abbracciarlo sinceramente, da mamma.
Marquito, io non avrei odiato il mio ex se mi avesse detto “è finita, non voglio andare avanti con te, troviamo una soluzione basta che te ne vai perchè questa è casa mia”. Erano anni e anni che mi disprezzava apertamente anche in pubblico e di fronte a mia figlia. Eppure pretendeva che io fossi la sua compagna. Lo odio per il suo bisogno di odiare chi lo ama.
La differenza tra me e lui sta nel fatto che io la mia rabbia voglio affrontarla, capirla e superarla per andare avanti, per perdonare e archiviare…mentre lui si alimenta del suo odio, è una prelibatezza per lui, lo ha sempre fatto con tutti..ha trascorso anni con il tarlo della vendetta contro questo o quello, e poi magari c’è anche riuscito a vendicarsi, solo che la persona interessata magari non si ricordava neppure dell’inezia accaduta anni prima con il mio ex.
Baci a tutti, GRAZIE LUNA perchè condividi !!!
Cara aleba, io stavo parlando di una situazione completamente differente. Mi riferivo a coloro che nel momento stesso in cui vengono lasciati vengono colti da un odio e da un livore assolutamente irrefrenabili. In questi casi, secondo me, è lecito nutrire qualche dubbio sul fatto che queste persone fossero veramente innamorate perché un mutamento così repentino, che non lascia trasparire la minima traccia di amore, mi fa pensare che ci troviamo in presenza di una ferita narcisistica. Mi spiego meglio. Se queste persone provassero un mix di sentimenti contrastanti, e sperimentassero al contempo Amore e rabbia verso il partner che se n’è andato, allora nella loro reazione non ci sarebbe assolutamente niente di sospetto. Ma se fino al giorno prima esaltavo l’intensità del mio Amore, e non appena vengo abbandonato riverso sulla mia ex un carico di odio, di insulti e di improperi, fino al punto che il desiderio di vendetta si impadronisce completante della mia mente e non lascia più posto nemmeno al dolore, probabilmente dovrei farmi un bell’esame di coscienza e riflettere meglio sulla vera natura dei miei sentimenti.
Mi riallaccio al post precedente e porto anch’io due esempi tratti dalla mia esperienza personale.
Prima di conoscere la mia attuale compagna (il regalo più inatteso e più splendido che mi abbia fatto la vita), ci sono stati due casi in cui ho seriamente progetttato di farmi una famiglia e di costruire un futuro in comune insieme ad una donna. Queste due storie sono così diverse, e sotto molti aspetti così antitetiche, che si prestano straordinariamente bene a illustrare il mio pensiero.
Nel primo caso ero veramente innamorato, talmente innamorato che avrei seguito la mia donna fino in capo al mondo. Lei mi abbandonò in modo brutale senza spiegarmene il motivo, cambiando il numero di cellulare e rendendosi improvvisamente del tutto irreperibile (ovviamente mi sono fatto una mia opinione sui motivi che la indussero a comportarsi in modo così spietato sebbene contraccambiasse appieno i miei sentimenti). La mia reazione fu la tipica reazione di un uomo innamorato. Non provai il benché minimo rancore; non provai né rabbia né odio; non provai nessunissimo desiderio di vendetta. In me non c’era spazio per nessun altro sentimento che non fosse il dolore. Rimasi come pietrificato; non riuscivo a capacitarmi che una cosa così orribile fosse capitata proprio a me. Ed in effetti, per moltissimi anni, non feci altro che pensare a lei e cercare disperatamente una donna che le somigliasse.
La seconda storia è la storia di un amore fasullo, di un sentimento inautentico; di una relazione portata avanti unicamente per sfuggire alla solitudine. Io e la mia donna non avevamo assolutamente niente in comune. Nessuna affinità caratteriale, nessuna passione, nessuna attrazione fisica o mentale … l’unico collante che ci teneva uniti era la nostra paura di restare soli … Quando scoprii che lei era un’imbrogliona, e che mi aveva raccontato un sacco di bugie, la abbandonai immediatamente al suo destino senza provare il minimo rimpianto. E siccome non ne ero mai stato innamorato, provai tutti i sentimenti tipici di chi ha subito “solamente” una ferita narcisistica: rabbia, rancore, livore e un intenso desiderio di fargliela pagare …
Sia chiaro che non pretendo di formulare delle leggi universali valide per tutti. Porto la mia personale esperienza ed esprimo delle opinioni che possono essere condivise ma anche rigettate.
Ciao Marquito, ho capito adesso. Io di esperienze personali ho solo quella con il mio ex. L’odio che provavo quattro mesi fa era molto più intenso. Ci pensavo tutti i giorni e a volte guidando parlavo da sola, come una matta, come se lui potesse sentirmi. Non metto in primo piano il mio odio nel rapporto con lui, non trasmetto odio per il padre a mia figlia e il mio lavoro in questi mesi è volto a superare questa fase, a sentirmi libera di non odiarlo più. Inoltre in questi mesi ho avuto anche dei pensieri di tenerezza nei suoi confronti, ma li ho subito bloccati pronunciando ad alta voce la parola “ladro”. Già, perchè lui si è comportato da ladro con me, portandosi via ogni singolo grammo di emotività, di trasporto, di tenerezza. Se sentimenti del genere germogliano nel mio cuore, devo indirizzarli verso mia figlia, verso me stessa…non verso di lui perchè lui non li recepisce.
Lui mi odia apertamente e cerca di farmi arrivare il suo odio anche attraverso nostra figlia, quando la tiene con sè. Di solito questo lo fanno le ex mogli arpie.
Buona giornata, bacioni
Ciao a tutti 🙂 buona settimana 🙂
Marquito, Aleba: la rabbia e l’odio sono la stessa cosa? Penso che esista anche una sorta di rabbia “funzionale”, per esempio, e non veramente distruttiva. O comunque non gettata contro l’esterno.
Mi sembra che la rabbia di Aleba possa rientrare in questo concetto, anche se, ovviamente, nelle emozioni forse non si gira mai per compartimenti stagni. Mi riferisco ai concetti rabbia/funzionale – odio/distruttivo, estremo, con possibili sfumature intermedie, forse, non sto dicendo che Aleba abbia anche una rabbia disfunzionale. Se l’avesse pure se la gestisce, direi.
Anche in presenza di una ferita narcisistica (in fondo questa persona l’ha sicuramente ferita ad “ampio raggio”) c’è una struttura di reazione funzionale in Aleba che riesce a gestire, mi pare, meglio i conflitti, verso un’armonia e un'”utilità”, nè in modo distruttivo verso l’interno, nè verso l’esterno. Scusa, Aleba, non volevo “analizzarti”, ovviamente non ne sono capace, e non è assolutamente corretto. Sai tu, era per spiegare meglio il mio concetto espresso nelle righe sopra riguardo i “compartimenti”. Sto riflettendo, anche, se il concetto sia amore- non amore, rispetto alla reazione. Di base sono d’accordo con Marquito. Anche perché lui cita come esempio se stesso, quindi la stessa persona in due situazioni diverse. Mi domando però, se all’al di là del sentimento (certo, bisognerebbe capire cosa le varie persone chiamano “amore”) non entrino in gioco anche altri fattori, per esempio appunto quando una persona è sensibile ad una ferita vissuta (pure inconsapevolmente che sia) come narcisistica, quanto, anche per la propria esperienza personale, sia capace di gestire il concetto di “abbandono” in modo funzionale e in generale i conflitti della vita, e persino quanto diventi preponderante una modalità appresa di reazione al conflitto (o alla ferita, o all’abbandono) vissuta come “unica possibile”.
In questo caso penso al mio compagno: mi ha amato? Sì, penso proprio di sì, ho avuto anche ampie dimostrazioni del fatto che mi ha amato. Poi, forse, in ciascuno di noi, il confine tra quando si fanno delle cose per sè o per gli altri, cioè anche per l’immagine di se stessi, o anche per i propri equilibri e concetti, forse ha sfumature non sempre così facili da individuare (e in rapporti più equilibrati e funzionali forse non si sta neanche lì a pensare a questi confini).
Centra sicuramente, in generale, il carattere, ma per esempio lui ha vissuto immerso nella visione quotidiana di un reiterato abbandono e di una reazione “narcisistica” (se, Marquito, uso correttamente il termine, dimmi tu) ad una ferita, fosse pure emotiva. Non so le reali ragioni per cui sua madre odi suo padre. E non conosco ovviamente le ragioni (molteplici, sicuramente) che hanno spinto sua madre, tra sciogliere un conflitto (“fare pace”) o superarlo (dividersi effettivamente) a scegliere invece di vivere in perenne distacco e conflitto, reiterando costantemente la ferita. Della
serie: resto qui con te, ma dormiamo in stanze separate e ogni giorno ti ricorderò, attraverso determinati atteggiamenti, che non ti amo, che non ti perdono, che a malapena ti tollero, ma che non dimentico e tu non devi dimenticare di avere fatto qualcosa che io considero imperdonabile. Naturalmente questa è una mia visione della cosa, esterna, per il suo atteggiamento. Quello che però mi ha sempre colpito era questa reiterazione costante del conflitto vissuta non come una lesione anche personale, cioè rivolta verso sè (a me pare che sia così,no?) ma in questo senso il “punire l’altro” diventa così preponderante da non rendersene conto, non rendersi conto dei costi anche personali e più estesi. Tipo: chi rompe paga, ah no, io non perdono, non dimentico, a me non la si fa…
Va detto che la questione iniziale secondo me può essere davvero anche un trauma emotivo molto forte. Il problema sta secondo me però nel modo di gestirlo. Non credo cioè che per forza solo una ferita narcisistica possa scatenare una reazione “narcisistica”. Di certo mia suocera ha una personalità di un certo tipo che si evidenzia anche nel fatto di parlarti del pollo fritto. Ha in sostanza quello che, usando un francesismo, potremmo chiamare carattere di m… e prevaricante (poiché io non ho mai gradito, e da ciò mi sono sempre spostata, non cercando nè di fare un testa a testa, nè di blandirla, è ovvio che non mi abbia mai vista di ottimo occhio, già solo per questo).
Io so che lui (carattere a parte, quali i confini? sono tre fratelli, diversi, lui però è anche il piccolo, e anche il rapporto con la madre non è stato identico pur vivendo la stessa situazione) per esempio ha una soglia bassa rispetto alla frustrazione, al punto da temere l’energia di una discussione, non riuscendo ad arrivare al concetto “una discussione può sciogliere un conflitto” (non ha mai visto in casa sua avvenire questo, tra i suoi le discussioni sono sempre state reiterazioni di un conflitto, in cui si soffriva sia a vedere uno soccombere che entrambi tenersi testa), un pessimismo di base, una forte paura dell’abbandono ecc. – Parlando di me, io ho in generale buoni rapporti con i miei ex. Non ho mai pensato di rigare la macchina a nessuno. Di fronte al conflitto ho sempre pensato piuttosto: spostiamoci. E il tempo ha stemperato i lati negativi non cadendo nel buonismo ma portando in primo piano piuttosto “non eravamo fatti per stare insieme, ma ci siamo dati queste buone cose”. E’ chiaro che, se posso avere questi rapporti, è perché ho di fronte persone in grado di ragionare e sentire a loro volta in questo modo. Per buoni intendo sia rapporti di affetto che comunque rimangono sia sereno buongiornobuonasera e sono contenta per te se ti va dritta la vita (e anche che non c’entra con la mia :P) per chi stimo meno.
Ciò non significa che io non possa anche avere provato rabbia o fastidio al momento in cui un conflitto c’era. Non volevo dire che sono buona buonella. Va anche detto (continua)
che, a parte carattere e visione della vita, e l’idea che penso che il rancore corrode chi lo prova, io ho anche un certo tipo di carattere per cui detesto un tipo di modalità come quello di mia suocera, musi, conflitto reiterato, rinfacciamento gnegnegnè. Ciò non significa che io ne sia assolutamente immune. Ma avendo una madre che era capace di tenermi il muso per mesi (ora è migliorata), anche quando scelsi un lavoro mentre voleva che ne facessi un altro, o di dirmi “tu ai tempi del klondike hai fatto così e colà, quindi tu sei così” io per reazione, forse, anche, detesto questo tipo di modalità, che non comprendo e mi fa soffrire. E sin da piccola sono portata piuttosto a spostarmi o a cercare di fare pace, per un mio bisogno di armonia.
A onor del vero devo anche dire che io sono capace di incazzature contingenti impetuose, non sto dicendo che sono un agnellino o un bel carattere. E’ chiaro che la nostra frustrazione/tensione in un rapporto di coppia può manifestarsi anche in modo inconsapevole (dimenticanze, disinteresse, fare qualcosa che ti dà fastidio, non apposta). Ciò che non sono capace di fare è di portare avanti una tensione di incazzo fatta di musi e “vendetta” per giorni, settimane, mesi, anni o andare a parlare male di qualcuno che mi ha fatto un torto, dicendomi che è un’ottima idea e c’è un guadagno. Capisco chi, tradito, dice che soffre del fatto di buttare in piatto al compagno o alla compagna ogni giorno la sua “colpa”.
Possiamo provare rabbia (anche se per qualcuno il concetto è inacettabile) anche durante un lutto, perché una persona che amavamo, e ci amava, ci ha, pur involontariamente abbandonato. Una rabbia contro il destino, una rabbia nostra di non poter vivere una realtà diversa a causa di qualcosa più grande di noi come la morte. Un senso di ingiustizia e dolore che va al di là della razionalità. Quando mi è morta una persona cara e un’altra si è ammalata, quando un amico, nello stesso periodo è morto in un incidente, quando lui, la persona che amavo, si è dimostrato lontano, “inadeguato”, non empatico in quel periodo, anzi era pure sgarbato, e quando il fatto che ci sia stato un conflitto il giorno del funerale e che lui non abbia capito che peso traumatico, anche nelle contingenze emotive, ciò ha avuto per me io ho provato rabbia. Per quanto io abbia cercato di convertire in armonia ed veicolare l’energia in positivo. Non una rabbia che voleva vendicarsi di qualcosa o qualcuno, ma non solo dolore, tristezza, anche rabbia. Non una rabbia violenta, una sensazione però che mi corrodeva. Che mi implodeva. Infatti mi ammalavo. La chiamo rabbia e credo sia questo il termine corretto. Qualcosa che mi faceva ricordare, innanzitutto tra me e me, determinati momenti come fossero l’altroieri. Traumi da rielaborare. Non figli dell’odio e non tendenti alla vendetta, ma con sensazioni mie intense. Non ce l’avevo con il mondo, però sentivo che al mondo io così arrabbiata e addolorata, dentro, non ero mai stata prima.
Ciao LUNA. Immagino che il tuo ultimo post sia incompleto; nel frattempo cerco di rispondere a quello che ho già letto. Fai benissimo a sottolineare che stiamo parlando di un problema estremamente complesso e che non esiste una spiegazione univoca di tutto ciò che accade. I fattori che entrano in gioco sono veramente tantissimi e quelli che hai citato sono sicuramente fra i più importanti. In effetti, quando parlavo della rabbia, mi riferivo alla rabbia distruttiva e etero-diretta, quella che cristallizzandosi nel tempo può generare un odio e un rancore assolutamente inestinguibili. Ho sempre sotto gli occhi l’esempio dei miei genitori, che a distanza di vent’anni dalla separazione continuano a recriminare, a insultarsi e a diffamarsi a vicenda, con un astio che lascia tutti sbalorditi perché sembra quasi che il distacco si sia verificato appena il giorno prima. Ma per loro, probabilmente, è come se tutto fosse veramente avvenuto il giorno prima …
Mi rendo conto che la svalutazione può rappresentare un utile meccanismo difensivo; non di meno, per quello che può valere la mia opinione, esistono dei casi in cui è abbastanza evidente che ci troviamo di fronte ad una grave ferita narcisistica. Mi riferisco a coloro avevano investito nella relazione una cospicua fetta della propria autostima e che se ne erano serviti per consolidare la propria immagine… Per queste persone il vero dramma non è la delusione sentimentale, ma è proprio il danno di immagine che hanno subito di fronte agli altri e di fronte a sé stesse. Ci sono dei casi in cui l’autostima è legata quasi interamente al buon esito della relazione. L’abbandono fa vacillare la struttura narcisistica del partner abbandonato e provoca delle reazioni di inaudita violenza, volte principalmente a difendere e a puntellare questa struttura pericolante. Ed è qui che molta gente spreca irrimediabilmente una grandissima occasione. L’abbandono rappresenta una formidabile occasione per interrogarci su noi stessi, sui nostri reali sentimenti, sul significato che quella persona e quella relazione avevano per noi … Se questo lavoro non viene neppure intrapreso, si può innescare quel meccanismo perverso che porta il narcisista a diventare scettico, cinico e misogino, oppure a trasformarsi in uno sciupafemmine, in un playboy da strapazzo, in un Don Giovanni vendicativo e rancoroso che seduce ed abbandona le donne unicamente per vendetta.
Come vedi sto ritornando lentamente al punto da cui ero partito: è pericoloso avviare una relazione sentimentale quando non si è ancora capaci di stare bene anche da soli.
e’ molto vero, marquito, ciò che dici sul ‘lavoro’ post abbandono. A volte ad alcune persone ciò sembra una ‘bestemmia’: è tutta colpa sua, io son stato solo troppo buono, è successo perché il mondo è dei furbi, le donne son tutte z., gli uomini son tutti s. e bugiardi. IO non ho proprio niente da domandarmi su me stesso/a… No, ok, però ti autolimiti di convinzioni generali e magari vai pure dagli altri a fare il venditore di ideologie (‘ad aprire gli occhi’) dicendoti che chi te la cazza te. Mentre trasudi rancore, frustrazione, paura da tutti i pori. Capisco cosa intendi, invece, e penso sia utile SEMPRE, anche quando l’ingiustizia subita può essere stra-palese. Anzi, forse pure di più. – anche una persona che sta bene con sè può soffrire per amore e l’innamoramento ha sempre anche un suo affascinante lato misterioso, però un po’ di consapevolezza in più non guasta.