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di LAD

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Data di pubblicazione: 14 Gennaio 2015

L'autore, LAD, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Archivio Interno

24.294 commenti

  • 751
    suzanne -

    Acqua, Rossana, meditavo in questi giorni sulle differenti forme di idealizzazioni in campo sentimentale e credo principalmente siano di due tipi. La prima tipologia prevede la costruzione di un’immagine inevitabilmente distorta della persona di cui ci siamo invaghiti. Spesso ci affezioniamo così tanto a questa proiezione emotiva che nemmeno di fronte alla realtà nuda e cruda siamo disposti ad abbandonarla. La ritengo una forma molto pericolosa, in quanto ci impedisce di essere lucidi in merito alla persona che ci troviamo di fronte, giustificando spesso difetti o atteggiamenti che in altri condanniamo ferocemente.
    Poi esiste l’idealizzazione della relazione, in cui cerchiamo di ricostruire nella realtà tutti quei fotogrammi, accumulati per anni, che corrispondono alla nostra idea di amore. In questo caso il problema risiede nella difficoltà di scendere a compromessi con una realtà che necessariamente ci comprime e limita, in qualche modo ci tarpa le ali. Credo di ritrovarmi più nella seconda tipologia, avendo sempre fatto fatica ad attenermi ad un rigido principio di realtà.
    Cosa ne pensate?

  • 752
    markus -

    Golem allora forse non hai capito!
    Non ho più intenzione di dialogare con te.
    Quindi evita sia di contattarmi sia di citarmi nei tuoi commenti.
    Punto.

  • 753
    markus -

    Ciao Rossana
    Ci sono molti argomenti interessanti di cui parlare.
    Per te e per chiunque altro sono sempre disponibile.

  • 754
    Acquieta -

    Ciao Suzy, bentornata! La prima forma di idealizzazione che descrivi può rivelarsi in effetti molto pericolosa, soprattutto in alcuni casi estremi (vedi donne succubi di uomini violenti che annullano se stesse giustificando ogni sopruso ai loro danni). In casi meno eclatanti può comunque diventare rischiosa se le basi deboli su cui si fonda l”apparente” tolleranza dovessero improvvisamente crollare a valle di un episodio- evento di “rottura” che riporta alla piena consapevolezza della cruda realtà.
    L’idealizzazione della relazione, invece, può servire per migliorare un rapporto ideale. Il non accontentarsi e tentare costantemente di avvicinarsi al nostro ideale di amore , non significa necessariamente volere che l’altro sia diverso da quello che è’, ma impegnarsi nel cercare di reinventare alcune nostre modalità di relazione per giungere al miglior compromesso possibile.In questo senso penso che quindi che questa seconda forma di idealizzazione racchiuda un potenziale di “creatività” positiva che si può esprimere in diversi modi permettendoci di modulare alcune nostre aspirazioni esagerate e di trovare un giusto equilibrio tra desiderio e realta’. Per quanto mi riguarda credo di essermi “inventata”‘questa attrazione parallela nei confronti di uno sconosciuto , proprio per “compensare” degli aspetti che non trovo nella mia relazione reale. Il che non significa che io sia del tutto insoddisfatta della mia relazione, ma solo che in certi momenti”vorrei di più” e quindi non potendo realizzare un desiderio impossibile , preferisco “sognare” che esista un modo per soddisfarlo, pur essendo consapevole che è’ solo una mia invenzione. Probabilmente facendo attenzione che questa “condizione”non degeneri in un auto isolamento /smarrimento in fantasie da romanzo, ma che sia invece utilizzata come valvola di sfogo temporaneo di “tensioni” incomprimibili, si dovrebbe garantire il mantenimento del giusto equilibrio…

  • 755
    Acquando -

    Markus grazie per aver fornito alcune informazioni utili a comprendere meglio i tuoi interessi. Credo sia importante riflettere sulle varie esperienze, ma sono d’accordo con Rossana che l’esperienza spesso è’ di aiuto per la presa di consapevolezza e risoluzione del problema, solo al diretto interessato. Difficilmente nei problemi che affrontano gli altri, per quanto simili , troveremo soluzioni per i nostri.
    Per quanto riguarda la tua situazione ricorrente ovvero la tendenza a tenere così distinti sesso e amore, mi permetto di ipotizzare che forse sei troppo critico e pretenzioso con le donne che incontri. A mio parere si può far funzionare una relazione di amore (se parliamo di amicizia e’diverso), solo se scatta un’ attrazione fisica supportata da un’attrazione mentale immediata che dovrebbe attivarsi già nella primissima fase dell’innamoramento ( in forma di “potenziale” presenza di aspetti caratteriali desiderabili nella persona incontrata). A questo punto l’attrazione mentale potrà evolvere, con la conoscenza reale della persona, in Amore (uguale: ti scelgo per come sei e mi impegno a scoprire le mie carte per condividerle con te accogliendoti con i tuoi pregi e difetti), oppure essere interrotta a causa della consapevolezza che quello che si credeva di aver intravisto nell’altro e che per noi è fondamentale, in realtà non è presente. In questo secondo caso è’ opportuno considerare che, se l’obbiettivo è trovare per miracolo e senza sforzo la persona giusta, difficilmente si riuscirà a concretizzare un rapporto di amore stabile.
    Nell’altra situazione ovvero presenza di attrazione mentale, ma non di desiderio sessuale penso possano nascere forti e stabili amicizie e rapporti di affetto, ma difficilmente nascerà Amore che essendo un’esperienza completa richiede necessariamente, oltre alla condivisione delle anime, il dono spontaneo, gratuito e reciproco della propria corporeità.

  • 756
    maria grazia -

    “mentre “conosci” scopri che c’é troppo da sapere per una vita sola.”

    Golem, proprio così. E’ una cosa di cui ho dovuto prendere atto proprio negli ultimi tre/quattro anni.
    Il termine “siffatto” mi ha ricordato il dialogo di una scena dell’ ultima versione cinematografica di Dorian Gray…

    Per il resto, non vedo nulla di nuovo: il solito sopravvenire della consueta finta intellettuale che ti “esclude” di proposito per dimostrare che non sei alla sua altezza, ma che così facendo dimostra l’ esatto contrario! ci siamo capiti.. 😉
    Chi non riesce a REGGERE IL CONFRONTO non può far altro che cercare di “metterti all’ angolo”. Solita vecchia storia.
    Comunque Suzy, io sono un tipo generoso e visto che tu non “ti abbassi” a parlare con me, sarò io ad ABBASSARMI a parlare con te, rispondendo ai tuoi amletici quesiti:

    1. La prima tipologia ( le proiezioni ): “Dal momento che mentiamo a noi stessi riguardo ai nostri sentimenti più intimi, l’unico modo per ritrovarli è vederli negli altri: essi ci rimandano l’immagine riflessa delle nostre emozioni nascoste, e questo ci permette di riconoscerle e riappropriarcene. Istintivamente ci ritraiamo dalle nostre proiezioni negative: è più facile esaminare ciò da cui siamo attratti piuttosto che guardare ciò che ci ripugna. ”

    Quando insomma operiamo una “proiezione”, sia essa negativa o positiva, su un’ altra persona, stiamo in pratica facendo emergere di riflesso la nostra parte inconscia, che razionalmente tendiamo a reprimere o a soffocare del tutto per qualche ragione. Forse perchè, per esempio, ne siamo intimoriti, o non ne siamo di fatto all’ altezza.

    fonte: http://www.jungitalia.it/2014/06/08/la-proiezione-cio-che-vediamo-negli-altri-quanto-ci-appartiene/

  • 757
    maria grazia -

    2. La seconda tipologia ( il riadattamento della realtà che ci circonda ): per quanto riguarda il secondo quesito, è fin troppo semplice rispondere senza nemmeno avvalersi del supporto di qualche fonte di riferimento. Chi cerca in qualche modo di crearsi una sua realtà parallela, anche di relazione, è perchè evidentemente non è perniente soddisfatto di quella contingente che lo circonda, nella quale probabilmente il partner tende ad ascoltare poco o a ignorare del tutto le nostre istanze più profonde. La realtà non è “rigida” in quanto tale, anzi può essere estremamente “fluida” e creativa, a patto però di trovare qualcuno che sia disposto ( CON NOI E PER NOI ) a “dipingere” quella “tela” che conterrà “mille colori” e che rappresenterà la nostra storia d’ amore con questa persona. Diversamente, se ciò che abbiamo davanti viene percepito come rigido, piatto e immutabile, significa che c’è un blocco, un limite, o una mancanza da parte nostra, oppure da parte dell’ altra persona, oppure da parte di entrambi. Potrebbe essere che questo tipo di persone hanno paura di VIVERE DAVVERO ( cioè di gioire, di soffrire, di AMARE, di odiare, di perdere il controllo e di mettersi nei guai, e di prendere atto delle cose per quello che sono, nella loro accecante bellezza così come della loro orribile crudezza, a seconda dei casi ). E allora si limitano a “vivere” solo con la fantasia.

    Voglio comunque riportare anche in questo caso uno spunto interessante tratto da un articolo trovato in rete:

    http://www.archetipi.org/psicologia/principio-di-piacere-e-principio-di-realt%C3%A0

    La persona ADULTA, insomma, riconosce che l’ appagamento che può ottenere da elementi oggettivamente reali è immensamente superiore da quello ottenibile attraverso la mera immaginazione fine a se stessa.

    Non me ne volere Suzy se ho “osato” introdurmi nell’ annosa discussione, per la quale non sono certo all’ altezza, ovviamente.

  • 758
    Sofia -

    Finalmente ti arrendi Markus???
    O guarda era ora!
    E dopo non aver capito un c.... di niente sulla storia di golem e aver detto una valanga di cazzate e cose senza senso su di lui…la tua ultima bella figura di merda l’hai fatta! Adesso è vero…comincia a essere un uomo e trova la tua dignità OK? Bravo .

  • 759
    Golem -

    Camy, sei un “camy umano”. Come i tuoi confratelli professi con convinzione la filosofia della banalità come soluzione ai mali del mondo. Ma espressa con convizione sembra una buona soluzione.
    Gli esempi si sprecano anche solo su questo thread

  • 760
    camy -

    non ho fatto nomi (anzi nick) eppure chissà come mai certi utenti si son sentiti chiamati in causa.. la coda di paglia brucia? eh sì..

  • 761
    Golem -

    XMarkus,l’ho capito benissimo, senza contare che diverse volte ho chiesto io di piantarla, perchè con te è come parlare con “Furby”, un giocattolo parlante di qualche anno fa.
    Inoltre io dico e faccio quello che mi pare quando leggo stupidaggini, come “l’elaborazione” dei trattati di psicologia da parte del geometra. Un termine che si presta facilmente ad essere “frainteso” in un senso diverso e più qualificante per la tua immagine, rispetto a quello che certamente è il vero significato.
    È questo che mi è insopportabile in certa gente, specie quando grida al FALSO verso glu altri.
    Il piromane al fuoco

  • 762
    markus -

    Sofia
    Senti cosetta, mi pare di averti detto da diversi mesi che non devi interagire con me né nominarmi.
    Invece continui a farlo seppur io mai ti nomino né ti prendo in considerazione.
    Ti lamenti di Walk che ti sta sempre appiccicato come una cozza. Tu invece con me che fai?
    Apri le orecchie e gli occhi una buona volta : Fai il vento! Aria! Sparisci! Io non esisto per te, tu non esisti per me.
    E smettila di offendere! Hai rotto i co...... ok?

  • 763
    suzanne -

    Vedi Maria Grazia, ancora una volta hai dimostrato il tuo essere prevenuta. Mi sono rivolta ad Acqua e Rossana, semplicemente perché è con loro che ho iniziato questo scambio di opinioni. Se vogliamo essere precisi non mi sono rivolta nemmeno a Markus ma mica per escluderlo, semplicemente ho l’impressione che l’argomento non lo interessi più di tanto. Del resto ognuno qui ha scopi differenti; mi pare di aver già specificato la mia tendenza a stancarmi in fretta delle discussioni, soprattutto quando vengono prolungate forzatamente.Io non mi sento superiore a nessuno, posso però comunicare solo con chi condivide la stessa accezione del termine: comunicare= istituire un rapporto dicomprensione e partecipazione. Mi piace un po’ meno la definizione di “trasmettere ad altri per contagio”, ma ognuno ha le sue preferenze.
    Se cambierai il tuo atteggiamento, sarò ben contenta di ascoltare le tue opinioni, in questo momento non mi va di raccogliere la provocazione ( anche se in parte ti ho comunque accontentato).
    Acqua, nella mia personale esperienza ho vissuto una relazione esattamente come ho sempre immaginato di volerla, perfettamente rispondente al film che mi ero costruita in mente per anni e anni. Ciò ha significato vivere un po’ dentro una bolla di sapone che entrambi avevamo deciso di condividere. Il problema è che optando per questa scelta una buona fetta di realtà rimane comunque inaccessibile e questo, ad un certo punto,risulta come una rinuncia autoimposta.
    Quello che mi domando è se sia possibile trovare un buon compromesso tra l’inevitabile impellenza di sentirsi ancorati al terreno e il continuo bisogno di volare in alto.
    “I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perchè sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo”.
    F. Pessoa

  • 764
    maria grazia -

    “sono d’accordo con Rossana che l’esperienza spesso è’ di aiuto per la presa di consapevolezza e risoluzione del problema, solo al diretto interessato.”

    quindi Acqua tutti i testi, i trattati, gli enunciati e le teorie che sono state elaborate nel corso dei secoli al fine di cercare cause comuni a fenomeni collettivi, non hanno alcuna rilevanza?
    Ma allora a questo punto se “ognuno per sè e Dio per tutti e solo io posso sapere cosa è meglio per me”, che senso ha cercare di confrontarsi con altri circa le proprie esperienze o cercare di capire le dinamiche di certi fenomeni documentandosi anche in ambito letterario? Sapete già tutto, quindi che problema c’è??
    Inoltre, se è vero che ognuno deve guardare esclusivamente al SUO caso, continuo a chiedermi come mai si cerchi costantemente di imporre modelli femminili ( come ad esempio quello che si richiama al romanticismo vittoriano e della castità ) a cui la “donna ideale” ( cioè quella adatta alle relazioni serie ) si dovrebbe attenere. Il problema è che le donne ( TUTTE ) non si rendono nemmeno conto di tutti i vari tipi di violenze ( anche quelle meno evidenti ) a cui quotidianamente sono sottoposte e assuefatte.

    Per quanto riguarda Markus, a mio avviso è solo uno dei TANTISSIMI casi di maschi che sono istintivamente attratti dalla donna emancipata, libera, sessualmente disinibita e mentalmente consapevole, ma al tempo stesso TEMONO il confronto con donne così e hanno paura di costruirci una vera e propria relazione vincolante. Quelli come Markus, in pratica, trovano rassicuranti le donne “vecchio stampo”, che parlano di castità, di amori da romanzo e di matrimonio. Ma al tempo stesso non le trovano eccitanti e stimolanti, ecco perchè difficilmente ci si mettono insieme. Allo stesso tempo però rifuggono la donna che VIVE DAVVERO, in quanto la percepiscono come pericolosa, anche se affascinante…

  • 765
    maria grazia -

    .. Markus insomma vive il classico complesso dell’ uomo maschilista. Nulla di particolarmente “interessante” o “inusuale”. Nel caso del maschio misogino ( e Markus probabilmente lo è ) va detto che spesso si è attratti dalla donna emancipata proprio per un’ inconscio desiderio di dominarla e di piegarla ai propri voleri e alla propria visuale. Il non riuscirci, crea in questi uomini un fortissimo senso di frustrazione. Devo precisare che le mie parole non vogliono essere un attacco diretto a Markus ( come del resto non lo erano state nemmeno quelle di Golem ). Il mio è solo un voler analizzare OBIETTIVAMENTE quanto riportato dallo stesso Markus.

  • 766
    Sofia -

    Markus…ma non era per offenderti..è che mi fai troppo ridere!…

    Grazie per la cosetta! È un nome sexy! Molto gentile markus…

    E a proposito di co......…( sapessi quanto ne hai rotti te….ma da morire di sfinimento)…

    Non ti parlo più dai..solo perché mi annoi come non so..solo per quello he!..ciao cosetto!

  • 767
    suzanne -

    Non dovrei intervenire perché non mi riguarda ma qui si cade nel surreale. Markus, ma tu per caso qui cercavi uno psicologo-veggente che riuscisse ad analizzare obiettivamente tutto ciò che non hai mai detto? Siamo veramente alla cultura da supermercato, visionaria per altro. Markus, io credo che tu sia rimasto fin troppo tempo invischiato in una discussione totalmente improduttiva, lascia perdere!
    Tra l’altro credo che la psicologia divulgativa abbia fatto più danni che altro, legittimando la catalogazioni di ogni soggetto in casistiche necessariamente troppo rigide e generalizzate per poter essere attendibili ( e in certi casi frutto di stereotipi ormai datati).

  • 768
    Golem -

    No Camy, è solo sarcasmo preventivo. Io adoro le tipe come te. Fai parte del grande gruppo degli “esuberanti”.

  • 769
    markus -

    Golem non sono stato abbastanza chiaro? : NON DEVI PIÙ INTERAGIRE CON ME!

  • 770
    maria grazia -

    Suzanne, io non devo cambiare nulla della mia impostazione semplicemente perchè le ragioni della mia partecipazione a questo forum non sono quelle cui qualcuno adduce ( il coalizzarmi con altri ). Non sono condizionata e influenzata proprio da nessuno! A differenza di altri che scrivono io non temo di “inimicarmi” qualcuno o di apparire per quella che sono proprio perchè sono convinta di quello che dico. E lo rimarrò fino a che non arriverà qualcuno a smentirmi con argomenti consistenti, e finora questo non è accaduto con nessuno che non fosse Golem. Non è un voler denigrare tutti gli altri, ma solo un dato di fatto. Il motivo della tua esclusione ( come di quella di Acqua ) nei miei confronti è fin troppo evidente, si tratta semplicemente della fatica ad accettare un punto di vista differente dal vostro, ma anche se evitassi di metterlo in luce ciò non cambierebbe i fatti e le dinamiche che regnano in certe discussioni, e che a mio modesto avviso le “viziano”, rendendole poco costruttive. Secondo me in un confronto SERIO non si va a “preferenze” e a “simpatie”, ma si valutano IN MANIERA OGGETTIVA i contenuti riportati. Altrimenti non ha nemmeno senso iniziare un dibattito. Se un giorno, per esempio, Golem e Sofia mi dicessero: “Maria Grazia ma vaffanculo! ma che c.... dici io non sono d’ accordo con quanto scrivi!”, io potrei FORSE obiettare i modi e la forma con cui Golem e Sofia si rivolgono a me, ma non le loro argomentazioni, NEL CASO fossero OGGETTIVAMENTE significative e sensate. Quindi in quel caso non mi resterebbe da fare altro che prendere atto che ho scritto una cosa quantomeno inesatta, invece che incaponirmi a cercare di avere ragione, e questo vale per TUTTI. Quindi, ben venga una Suzanne che mi contesta apertamente ( a me come a chiunque altro ) piuttosto di una Suzanne che cerca in qualche modo di apparire “attendibile” appellandosi alla netiquette. O almeno io la vedo così…

  • 771
    maria grazia -

    …Le persone sincere meritano di essere ricambiate con la stessa sincerità, per quanto “cruda”. Il problema è sempre lo stesso per chiunque: quando proponi alla gente SOLUZIONI VERE, cioè che costringano ad uscire dalla propria zona di confort, a quel punto diventi automaticamente un nemico per queste persone. Ma quelle “putroppo” sono le uniche soluzioni EFFICACI ai propri malesseri.
    Poi, dici che a Markus l’ argomento “non lo interessa più di tanto”.. Ma se ha scritto chilometri di commenti in questo thread al solo scopo di controbattere efficacemente alle tesi di Golem ( tentativo vano, purtroppo per lui ). Pensa allora se fosse stato INTERESSATO, che avrebbe fatto!

    “Quello che mi domando è se sia possibile trovare un buon compromesso tra l’inevitabile impellenza di sentirsi ancorati al terreno e il continuo bisogno di volare in alto.”

    Io invece ti inviterei a riflettere sul PERCHE’, secondo te, un sentimento amoroso, per essere degno di considerazione, deve per forza di cose dipanarsi attraverso una situazione dolorosa. E’ una visione alquanto “distorta”, ne convieni?

    “ancora una volta hai dimostrato il tuo essere prevenuta”

    mmm… io invece penso che ANCORA UNA VOLTA ho dimostrato di essere LUCIDA. Che ne dici? 😉

  • 772
    suzanne -

    Maria Grazia, visto che tanto debbo stare in casa per brutta influenza, avrò premura di puntualizzare una premessa fondamentale a qualsivoglia conversazione: io non cerco affatto soluzioni oggettive, infallibili, vere e lucide per approcciarmi alle relazioni amorose. Questo semplicemente perché non credo in nessuno dei sopraelencati aggettivi e anche se per assurdo qualcuno potesse mostrarmi empiricamente l’efficacia di un certo approccio, sarei ancor più decisa ad intraprendere la strada opposta. Sai perché? Per rivendicare la mia libertà di individuo, in tutte le incongruenze che necessariamente una vita autentica comporta.
    Amerò sempre le contraddizioni, le strade tortuose, i cambiamenti di rotta, le perdite di equilibrio.
    Per questo posso anche dirti che non mi sono mai sentita vittima di nessuna situazione, proprio perché ho sempre voluto testardamente scegliere come vivere, anche a scapito di una quiete spicciola, ma guadagnando momenti di assoluta bellezza. Sono scelte.
    Il punto non è confrontarsi con persone differenti, ma farlo quando ci si può “donare” qualcosa, altrimenti è solamente tempo perso. Se tu credi che io non possa apportare nulla di significativo alla tua visione, ad esempio, perché ti rivolgi a me? Vorresti redimermi? Mi spiace, ma io amo perdermi…

  • 773
    Suzanne -

    O sono in preda ai deliri febbrili o un mio commento si è volatilizzato. Tenterò di riscriverlo.

    Maria Grazia, forse non è chiara la premessa necessaria alla discussione: io non sto cercando una modalità oggettiva, lucida, infallibile, razionale, vera ed efficace di vivere le relazioni amorose, in quanto non credo in nessuno dei sopraelencati aggettivi.Se anche fossi in grado di mostrarmi empiricamente il buon funzionamento delle tue teorie io non mi atterrei comunque. Sai perché? Rivendico la mia libertà di individuo complesso e contraddittorio.
    Per questo motivo non mi sono mai sentita vittima di alcuna situazione in ambito amoroso: ho sempre scelto in totale consapevolezza, anche rinunciando ad una spicciola quiete, ma guadagnando momenti di impareggiabile bellezza.
    Comunque su un aspetto hai ragione: amo circondarmi di persone con indole simile alla mia o, comunque, di soggetti che abbiano voglia di “donare” e non indottrinare. Tu cosa cerchi invece in un confronto? Vorrai mica redimermi? Mi spiace ma amo perdermi…
    Io credo che Markus fosse più interessato a confutare la tesi golemiana piuttosto che al tema in sé. Ma potrei sbagliarmi.

  • 774
    Golem -

    Markus, non si potrebbe interagire con te comunque. Vieni usato anche come “utile idiota” da “Piccolarossanacresce” nel suo ultimo post, per lanciarmi una frecciatina, che sicuramente avrai afferrato al contrario.
    Questo perchè “sei una bella persona”.

  • 775
    Golem -

    Hai ragione Suzanne, la psicologia divulgativa ha fatto un sacco di danni volendo catalogare l’individuo in categorie troppo rigide.

    Il successo della “pubblicità” e dei persuasori occulti ne sono una prova per i danni che fanno, dimostrando proprio il fatto che siamo più omologati e prevedibili di quello che vuoi “farti credere”.
    Se posso esprimere la mia opinione su una questie che hai proposto in uno dei tuoi post, la domanda che hai fatto sulla possibilità di convivenza tra i due “mondi” di cui accenni non andrebbe neanche posta, perchè è abbastanza ovvio che la presenza di un “mondo” esclude automaticamente l’altro. Sono due dimensioni spaziali e temporali diverse.
    L’aforisma di Pessoa è tratto dal “Libro dell’inquietudine” vero? Il titolo del libro spiega sia la frase del Poeta che la ragione della tua domanda. Nel concreto il tuo dubbio rientra nella più banale dicotomia tra la paura e il coraggio, tra la la fuga dalla realtà e la lotta per farla propria.

    C’è anche chi ha scelto di vivere la realtà dopo NON averla vissuta con la fantasia. Io la conosco, e se vuoi te la presento. Ti ho già proposto di incontrarci. Pensaci.