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Basta piagnistei! Il lavoro non è un diritto, è un mercato!

di white knight

Riferimento alla lettera: Questo vale per i dipendenti che lamentano sempre di non veder adeguatamente riconosciuta la propria professionalità dai datori di lavoro. Vale anche per i disoccupati che nessuno vuole perchè troppo poco (o, paradossalmente, troppo) skillati. E vale anche per i datori di lavoro che lamentano di non trovare gente cha...
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Categorie: - Lavoro

173 commenti

Pagine: 1 2 3 4

  • 151
    white knight -

    @ Golem: sì beh, messa così mi trova completamente d’accordo.

    @ Francesco: a parte che “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro” è una frase dal significato non del tutto chiaro e ai limiti del nonsense. Detto questo non sono contro la Costituzione ma sono contro al cieco bigottismo col quale essa viene sbandierata ogniqualvolta in questo Bananistan si provino a cambiare le cose. Il fatto che la costituzione possa essere rivista e modificata è previsto dalla Costituzione stessa, LOOOOOOL!!!! 😉

  • 152
    Trader -

    Condivido l’osservazione di Francesco.

  • 153
    Golem -

    WK, in una vita di lavoro in ambiti pubblici e parapubblici, sia da dipendente che da professionista, posso assicurarti che è così. E non nel profondo Sud, dove si pensa che la corruzione sia endemica. No, nella virtuosa Lombardia. Dove d’altra parte, e non a caso, è scoppiata Tangentopoli.
    Le cose, come le persone, non sono mai come appaiono.

  • 154
    Trader -

    Io dico che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro… Nero. E si, perché è fin troppo facile lavorare senza dichiarare e le tasse sono altissime, per i pochi sfortunati che devono pagarle, come i dipendenti, compresi quelli statali.
    Le tutele ci stanno, ma il lavoratore non deve approfittarsene. C’è gente che spudoratamente a fine mese si prende la 104 dichiarando candidamente che deve prendere i tre giorni mensili, altrimenti per quel mese li perde.

  • 155
    Francesco -

    white knight ma lei da che parte sta?
    Guardi che nel lavoro siamo solo numeri e chi ci paga non gliene frega una cippa di noi.
    homo homini lupus se lo ricordi.
    Questa idea la conosco bene.. è stata portata avanti da Renzi e Company per farci il lavaggio del cervello..bello il mondo che vorrebbe lei .. bellissimo complimenti.

  • 156
    white knight -

    @ Francesco: no beh aspetti, va bene tutto ma non mi dia del renziano la prego! XD Per rispondere alla sua domanda sto dalla parte di quello che secondo me è meglio per tutti (dipendenti e datori). Ad oggi la filosofia del lavoro è bistrattata in Italia, poiché entrambe le parti a mio avviso fanno riferimento a schemi vecchi di 20-30-50 anni addirittura! La perdita di qualche sicurezza è un sacrificio che si può valutare se ciò comporta un aumento generalizzato del benessere dato dal maggior dinamismo dell’economia. Infine le ricordo che neanche a me e lei per contro, ce ne frega di chi ci paga in realtà (anche i datori alla fine sono dei numeri per i dipendenti). E mica ci pagano perché siamo simpatici, ci pagano perché gli serviamo e noi lavoriamo mica per la gloria! Ma perché ci servono i loro soldi! Altro che homo homini lupus… homo homini pars contracti!
    Cordialità…

  • 157
    Francesco -

    White knight le sue parole purtroppo confermano la mia idea sul suo pensiero ultra liberista iper capitalista con la regola che se ti fai il letto al mattino puoi arrivare dove vuoi ecc..
    Impossible stare dalla parte di tutti.
    Lei sta dalla parte dell’imprenditore.
    Ormai in Italia anche gli stagisti stanno dalla parte de all’imprenditore.. è assurdo.
    Decenni di diritti cancellati.
    Contenti voi.

  • 158
    Max -

    Come ho detto precedentemente: dal punto di vista tecnico le cose possono anche stare come dice il Cavaliere Bianco: quello delo lavoro, così come qualsiasi altro elemento della società, è una questione di mercato, ovvero di domanda e di offerta. Ma qui stiamo parlando di persone umane, con le loro esistenze e magari, le loro famiglie o anche, perché no, le loro singole vite. È indiscutibile che ciascuno deve lavorare, deve lavorare bene e deve cercare, per quanto possibile, di svolgere un lavoro che sia utile alla società. Ma se gli unici mestieri utili alla società si sostiene che siano quelli di chi fa lavori manuali e concreti o di chi si occupa di numeri, ebbene di chi questo tipo di professioni non può esercitarle, cosa ne facciamo? Cosa ne facciamo di chi non è portato per determinate professioni, o di chi non può svolgerle per problemi di carattere fisico? Chi non fornisce un’offerta che corrisponde alla domanda, che fine deve fare? Lo lasciamo morire di fame?

  • 159
    Max -

    Quanto poi al precariato e ai contratti a termine è risaputo che ci sono determinate professioni che non possono essere svolte se non con questa forma: ad esempio chi lavora in strutture balneari o montane, legate al turismo, non può aspettarsi di essere pagato anche in periodi dell’anno in cui il turismo non c’è (ad esempio al mare in inverno). Ma quanti sono i casi di persone assunte in un’azienda con contratti a termine, per poi essere lasciate a casa e sostituite da qualcuno che farà il tuo stesso lavoro ma che, in quanto avventizio, non potrà avanzare pretese e sarà ricattabile? Infine: una persona giovane può essere flessibile e precaria, ma quando cominci ad avere una certa età anzitutto hai più difficoltà a reciclarti professionalmente e per giunta, se sei sposato, con figli, hai comprato casa con tutti i tuoi risparmi e quant’altro, prendere e trasferirsi non è così facile. Le esigenze dei lavoratori e quelle degli imprenditori debbono poter trovare un equilibrio.

  • 160
    white knight -

    Francesco nr.157: mi scusi e col dovuto rispetto, ma il problema di questo paese è che molta gente (sia da una parte che dall’altra) ragiona ancora come lei.
    Non è che si possa stare da una parte a prescindere. L’affare si fa in due. Bisogna trovare un terreno comune che accontenti entrambe le parti nella maniera più equa possibile. Poi ci sarà sempre l’imperfezione, ma ricordiamoci che entrambe le parti sono due facce della stessa medaglia.
    Sì mi piace il liberal-capitalismo come linea di pensiero, e lo vedo più come un’opportunità per tutti che come una minaccia.
    Se sembro “più dalla parte degli imprenditori” è per controbilanciare l’abbondante retorica filo-sindacalista che serpeggia nel forum, ma se legge i miei interventi vedrà che ne ho anche per gli imprenditori. Soprattutto quelli rimasti fermi a 50 anni fa, che vivono per lavorare e pretendono che anche gli altri facciano altrettanto.
    Cordialmente.

  • 161
    Francesco -

    D’accordo con Max.
    Il punto è anche capire che il mercato è una cosa ma le persone sono altro..non sono merce di scambio.
    Stiamo andando verso un modello di società dove solo chi ha le skill giuste vince e viene premiato, gli altri muoiono di fame?!
    Il lavoro è un diritto.
    Io ho diritto a mangiare a vestirmi a dormire in una casa che pago con un lavoro che mi deve essere offerto in base alle mie possibilità e competenze.
    Se nessun datore di lavoro mi paga devo essere pagato dallo stato..che trae i soldi dalla collettività mi sembra logica la cosa.
    Non è comunismo ma buon senso.

  • 162
    white knight -

    Max 158 e 159: sagge parole le tue! Tuttavia vorrei precisare che NON sono contro alla previdenza sociale e certe forme di sussidiarietà per chi si trova in difficoltà, purché non si trasformino in incentivi a stare a casa sul divano come è stato col reddito di cittadinanza.
    Quanto a coloro che forniscono un’offerta che non corrisponde alla domanda… dovrebbero reinventarsi. Se sono impossibilitati a farlo, possono ricorrere alla previdenza. Se invece possono farlo, devono farlo.
    Cosa diresti ad un imprenditore che fornisce prodotti che il mercato non vuole? Ecco. E quindi un lavoratore deve essere un po’ “imprenditore di sé stesso”… Deve anche lui stare al passo coi tempi e adattarsi. C’è tanta gente che rifiuta di fare la formazione sul lavoro (perché vista come inutile e fastidiosa) ma poi quando l’azienda fa lo switch ad una nuova forma di governance, tanti restano tagliati fuori perché rimasti indietro di 20 anni…

  • 163
    Francesco -

    Ma poi tra 30 anni ad esempio quanti saranno in grado di lavorare con l’intelligenza artificiale in mondo ultra tecnico e complesso??
    Quello che ha la 3 media oggi l’avrà anche tra 30 anni.. l’intelligenza la capacità di studio ecc sono costanti nei popoli..uno con la 3 media negli anni 70 lavorava e stava bene, oggi lo stesso non lavora o appena sopravvive ma lo stesso tra 30 anni cosa farà?

  • 164
    white knight -

    Francesco 163: ottima domanda. Ebbene, più che mai incentiverei lo studio e l’apprendimento di nuove skills tra i giovani: nel 2023 (e ancor di più tra 30 anni) c’è e ci sarà sempre meno spazio per gente con la terza media.
    E qui infatti vorrei spendere due paroline contro coloro (imprenditori in primis, ma non solo, anche lavoratori della “vecchia guardia”) che non fanno altro che lamentarsi che “i giovani di oggi non vogliono più fare certi mestieri” (quelli di manovalanza ndr).
    Ma che diamine! Se un giovane ha la possibilità, voglia e capacità di studiare e diventare medico, ingegnere, commercialista (professioni comunque richieste dal mercato), perché mai dovrebbe rinunciare a ciò e andare ad avvitare bulloni in fabbrica? Senza considerare che tanti lavori manuali spariranno perché verranno sostituiti dalla tecnologia. Ai giovani conviene essere l’ingegnere che progetta il robot, anziché il colletto blu che viene sostituito dal robot progettato dall’ingegnere.

  • 165
    Francesco -

    164:in un mondo ultra tecnologico e complesso saranno pochi quelli in grado di lavorare e questo va gestito in un modo o nell’altro.
    La curva dell’intelligenza nella popolazione non cambia nel tempo.
    I top laureati ci sono e ci saranno sempre ma anche quelli senza skill continueranno ad esserci..che gli facciamo fare?

  • 166
    Trader -

    Corretto ciò che dovete WK e Fra. L’aspirante lavoratore deve puntare sulla qualità del lavoro, cioè deve offrire un lavoro ad alta competenza. Come dice WK:
    “Se un giovane ha la possibilità, voglia e capacità di studiare e diventare medico, ingegnere, commercialista (professioni comunque richieste dal mercato), perché mai dovrebbe rinunciare a ciò e andare ad avvitare bulloni in fabbrica?”
    E qua mi ricollego a quanto già esposto: se un giovane vuole trovare un lavoro soddisfacente e attinente agli studi su cui ha investito fino a trent’anni, deve studiare per imparare professioni richieste dal mercato. Medico, ingegnere, commercialista. Non lettere antiche. A meno che non abbia delle conoscenze che gli consentono di trovare un buon lavoro (manager, politico).

  • 167
    Max -

    Io credo, più che nelle lauree di tipo umanistico, in una formazione che preveda ad esempio una scuola superiore di tipo umanistico, come il Liceo Classico, seguita da un corso di carattere più pratico, come giurisprudenza, medicina, psicologia o, per per chi vi è portato, anche una facoltà di tipo tecnico-scientifico. Io mi son laureato in filosofia sia perché vi ero portato, sia perché, siccome non ci vedo, avrei avuto difficoltà a dedicarmi a facoltà di taglio più tecnico-scientifico e, quand’anche fossi riuscito a portarle in qualche modo a termine, temevo che nel momento dell’impiego lì sì, avrei clamorosamente sbattuto il muso contro il mio limite. Peraltro, all’epoca il corso di studi in filosofia al terzo anno prevedeva la possibilità di scegliere fra diversi indirizzi di studio, ad esempio quello in scienze umane (di carattere psico-pedagogico) che è quello che ho scelto io, quello in scienze delle comunicazioni e altri ancora. Proprio per evitare l’eccesso di astrattismo

  • 168
    Max -

    Ebbene, a questo fine, invece di rimanere sulla filosofia pura ho scelto uno di questi indirizzi che, benché con un approccio molto teorico, hanno a che vedere con la vita e con la società. Sapevo che, dopo la laurea, molto probabilmente avrei dovuto dedicarmi all’insegnamento, ma poi ho trovato lavoro presso la nostra Biblioteca e ne son contento. Svolgo varie mansioni, fra cui quella di come correttore di bozze e come redattore dei giornaletti che pubblichiamo in stampa Braille, ma non mi son tirato indietro nemmeno di fronte a occupazioni più umili, come, ad esempio, gestire la punzonatrice che imprimeva i caratteri sulle lastre che servivano da matrici per la stampa ad alta tiratura, prima della diffusione massiva delle stampanti cartacee. Insomma ho fatto il mio dovere, senza velleitarismi e valorizzando per quanto possibile gli studi fatti e la preparazione acquisita. Non ho uno stipendio da manager, ma comunque quanto basta per vivere dignitosamente. E non mi lamento.

  • 169
    Alejandro -

    Attenzione a snobbare l’intelligenza artificiale. In confronto la bomba atomica era acqua fresca.
    Che ci piaccia o no comunque ci toccherà, comunque ci interesserà, una stima recente Goldman Sachs ha calcolato che nel giro di pichi anni una roba come 300.000.000 di posti di lavoro verranno rasi al suolo all’intelligenza artificiale, secondo me è una stima al ribasso saranno molti di più, quindi o capiamo come funziona quella tecnologia o ci interessiamo a quella tecnologia e capiamo come poterla usare altrimenti verremmo usati da essa, diventeremo noi schiavi dell’intelligenza artificiale della tecnologia e dei robot, non viceversa, perché l’intelligenza artificiale è uno strumento ed è soprattutto uno strumento nelle mani dell’elite, dell’estabilishment, dei governi, dei potenti.

    Continua…

  • 170
    Alejandro -

    Segue…

    Questi strumenti I potenti li hanno sempre utilizzati per incrementare il controllo sociale, il controllo sui popoli, sui cittadini, il punto è che mai nella storia dell’umanità i potenti hanno avuto uno strumento di questa portata a disposizione, mai!

  • 171
    Golem -

    Io mi preoccuperei più della scemenza naturale. Di quella conosciamo gli effetti da millenni, e non abbiamo ancora trovato un mezzo per eliminarla.

  • 172
    Francesco -

    L’intelligenza artificiale ruberà posti di lavoro anche ai medici avvocati commercialisti ecc ma questi sono relativamente pochi.
    Quelli che fanno lavori di altissimo livello sono una minoranza..i lavori di medio basso livello invece sono tanti e le persone che li svolgono non possono essere reinventate.
    Un impiegato amministrativo non si può reinventare come tecnico di intelligenza artificiale o cyber security..un operaio metalmeccanico non può mettersi a riparare robot ecc ecc.
    Ripeto andremo verso un mondo del lavoro estremamente competitivo e complesso e solo pochi riusciranno a tenere il passo.
    Scoppieranno guerre e sarà un mondo molto vicino allo stile film di fantascienza

  • 173
    white knight -

    Francesco 165: credo che comunque esisteranno dei lavori che non richiedono un eccessivo QI… senza offesa per nessuno, ma i classici mestieri che insegnano ai CFP verranno sempre richiesti. Per riparare lavandini o tirare cavi in abitazioni private ci vorrà sempre un essere umano in grado di farlo.

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