Basta piagnistei! Il lavoro non è un diritto, è un mercato!
Riferimento alla lettera:
Questo vale per i dipendenti che lamentano sempre di non veder adeguatamente riconosciuta la propria professionalità dai datori di lavoro. Vale anche per i disoccupati che nessuno vuole perchè troppo poco (o, paradossalmente, troppo) skillati. E vale anche per i datori di lavoro che lamentano di non trovare gente cha...
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Data di pubblicazione: 4 Aprile 2023
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Categorie: - Lavoro
173 commenti
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MG-Elena, io guadagno soldi analizzando i mercati finanziari, quindi direi che conosco la finanza e capisco molto bene le cose. Sei tu a scrivere in maniera scorretta.
Nel precedente commento hai scritto “annunci di vendita”. Un annuncio di vendita è quello che chiunque debba vedere casa può pubblicare sul giornale. Ebbene, chiunque voglia vendere qualunque cosa proporrà un prezzo superiore a quello che è disposto a vendere e viceversa il compratore.
Non è chiaro cosa dici nel commento 116: “(la speculazione immobiliare) non sarebbe possibile se nelle compravendite i proprietari venditori non accettassero di abbassare il prezzo, o se molte case non finissero all’ asta”.
In altre parole, dici che le case costano molto perché vengono vendute a basso costo. È senza senso, ma che dici?! Le case finite all’asta aumentano l’offerta di immobili, quindi le aste contribuiscono ad abbassare il prezzo delle case, non ad aumentarlo (tuttavia questo contributo è trascurabile,
non ci sono così tante case all’asta da influire il mercato in generale).
Perché poi una perizia valuterebbe un appartamento il doppio del prezzo di mercato?
Ora sto guardando le pnc (posizioni nette corte) principali. Su Industrie De Nora ci sono due posizioni corte per un 11,49 del flottante, su Iveco group n.v. una posizione corta 0,93% del flottante… Anche questa è speculazione. E tu non sai di cosa stia parlando. Sarai brava ad hackerare siti, ma non te ne intendi di speculazione.
MG nr.111: e grazie al ca**o, mi vai a citare 2-3 casi specifici riportati dalla stampa di Como… se ora inizio a citarti i casi opposti (dove invece sono i lavoratori ad avanzare pretese assurde) finisce nella solita gara di citazionismo…
Inoltre mi fa sorridere il tuo discorso al commento 103 dove sembra che la “povera” gente sia costretta a togliersi gli sfizi indebitandosi o gravando sulle famiglie di origine,LOOOOL!!!
Trader Nr. 105: paragonare il sistema economico attuale all’Antico Egitto equivale a paragonare il governo Meloni al ventennio fascista: roba che solo i pidioti fanno.
Quanto al precariato… l’alternativa è la disoccupazione. L’esistenza dei contratti a tempo determinato non va vista come il fumo negli occhi, quanto come un’occasione di occupazione in più che fa comodo sia ai lavoratori (che altrimenti starebbero a casa a farsi sussidiare) che alle imprese (le quali hanno così la possibilità di avvalersi di collaborazioni stagionali e/o per il tempo necessario senza doversi sobbarcare l’ennesimo costo fisso difficilmente sostenibile nel MLT).
Infine, per quanto riguarda “la società relativamente ricca che si può permettere di mantenere una fetta di popolazione ma quanto durerà?” dovresti chiederlo alle cicale percettrici del RdC. Il problema è (o quantomeno a breve sarà) loro.
White knith, quei casi che ho citato sono rappresentativi di un ampissimo spettro della popolazione nazionale, non sono certo casi isolati. Basta andare a spulciare qualche dato statistico sulla disoccupazione e sul precariato nel nostro paese.
E, se ci hai fatto caso, i 30/40enni che vivono ancora con i loro genitori sono molto più numerosi di una volta. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone che non riescono ad essere economicamente indipendenti, altrimenti starebbero per conto loro.
Trader, datti pace. O non capisci o non vuoi capire il senso di ciò che viene detto. Come diceva il buon Itto, scrivi un mare di cagate.
Sinceramente non ho voglia di perdermi in discussioni non sense. Chiunque è dotato della facoltà di capire quello che legge sa cosa intendevo dire.
MG, Non sto dicendo cagate, semplicemente tu non sei in grado di capire. Grazie alle mie cagate guadagno soldi. Ma che ne sai, MG?
Sei presuntuosa come lo era Elena. Oh, avevate in comune anche questa caratteristica, che caso!
WK: “paragonare il sistema economico attuale all’Antico Egitto equivale a paragonare il governo Meloni al ventennio fascista: roba che solo i pidioti fanno”
E chi ha fatto il paragone? Io ho solo menzionato una frase di un film USA del 1987, la Meloni non c’entra.
I precari. Come disse Barbero, la passione di Streghetta, i precari per un’impresa sono meglio della schiavitù classica. Gli schiavi dovevano essere mantenuti quando erano anziani o in un periodo di crisi in cui non c’era bisogno del loro lavoro. A differenza dello schiavo, le aziende possono liberarsi dal precario inutile.
“Il problema è (o quantomeno a breve sarà) loro”
Il problema sarà di tutti, sarà un problema sociale. Qualcuno dovrà mantenerli, se non lo fa lo Stato, lo farà la…
famiglia. E non diciamo assurdità del tipo “se non sanno e non hanno voglia di fare niente, che muoiano di fame”. Avere tanti squattrinati significa avere una società povera con tutti ciò che ne consegue, come l’aumento della criminalità.
Trader nr. 132: a parte che il discorso su una fantomatica “previdenza sociale” per gli schiavi nel passato (in che epoca e in che civiltà poi?) mi sembra una supercazzola pazzesca…
E poi “A differenza dello schiavo, le aziende possono liberarsi dal precario inutile”… detta così suona molto poco elegante, ma in realtà è proprio il sacrosanto principio del libero mercato! Mi avvalgo della collaborazione di qualcuno finchè mi genera un’utilità: c’è qualche problema? Allora anche il mio barbiere potrebbe accusamri di ricorrere a lui solo quando ho bidogno di tagliami i capelli, LOL!
Il fatto che sia un libero professionista (o imprenditore) e non un lavoratore dipendente lo rende meno degno di tutela?
Cioè secondo me il lavoro dipendente e le relative regole e protezioni dovrebbero diventare un po’ più smart (così come sono impostate è roba vecchia di mezzo secolo ormai!).
Wake up!!
E poi scusa, ma proprio tu parli? Prova a fare il trader in un mondo Komuista, LOL!
““previdenza sociale” per gli schiavi mi sembra una supercazzola”
WK, non hai capito. Infatti non ho mai parlato di welfare per gli schiavi, cioè non ho mai detto che fossero mantenuti dallo Stato quando diventavano vecchi o quando non servivano. Li mantenevano i loro padroni. E’ vero che i padroni avevano diritto di vita o di morte sui loro schiavi, ma se fosse stato diffuso il metodo di sbarazzarsene uccidendoli o facendoli morire di fame, si sarebbero sviluppate pericolose rivolte da parte degli schiavi disperati, vedendo il destino a cui prima o poi sarebbero andati incontro. Nell’antica Roma, dove il pericolo di vaste rivolte servili era alto a causa dell’alto numero di schiavi, lo schiavo poteva addirittura essere liberato, acquisendo lo status di liberto.
Inoltre comprare uno schiavo costava molto. Era come un animale o un macchinario, un investimento. Sarebbe stata una perdita economica uccidere gli schiavi in periodi in cui c’era poco lavoro.
La schiavitù era antieconomica per la società, solo imperi molto ricchi come quello romano, turco, gli Stati confederati americani potevano supportare un massiccio sistema schiavistico.
“…c’è qualche problema? Allora anche il mio barbiere potrebbe accusamri di ricorrere a lui solo quando ho bidogno di tagliami i capelli…”
Non è un paragone pertinente. Se il barbiere perde un cliente, non perde tutta la fonte di reddito, il precario se viene congedato si, a meno che non faccia il doppio o triplo lavoro. Esempio pertinente: sei un precario con famiglia. Ti licenziano dall’unico lavoro che sai fare. E’ un problema secondo te?
Se almeno si trovassero facilmente altri lavori.
“ma proprio tu parli?”
Si, io che non ho MAI licenziato nessuno;
io, che do lavoro a tante persone contribuendo a finanziare le imprese;
io, che sostengo le teorie keynesiane (con il comunismo non c’entrano)
Qui ci vuole una freddura che renderebbe meglio a voce che per iscritto, ma ci proviamo. Alcuni sostengono che l’economista John Maynard avesse idee simili al comunismo, il Keynesatto.
Riprendo l’ultima frase del mio ultimo commento: “sostengo le teorie keynesiane (con il comunismo non c’entrano)”
Anzi, Keynes proponeva la sua politica economica dello Stato imprenditore proprio per evitare che dilagasse il comunismo provocato dalle crisi economiche innescate dal libero mercato. Si credeva che il mercato si regoli da solo. Keynes sosteneva il contrario, il mercato non si regola da solo, deve esserci l’intervento dello Stato nel mercato.
Anni fa ho lavorato molto con dei docenti di politica economica per analizzare la crisi innescata dai mutui subprime (quella cominciata nel 2007, crollo dei mercati finanziari, poi come tutti sappiamo nel 2008 chiuse i battenti Lehman Brothers, disoccupazione, ecc.).
Ebbene, nei decenni precedenti erano state smantellate le norme che lo Stato aveva creato per regolare il mercato.
Auspicare l’intervento dello stato nell’economia significa auspicare tutto e niente. Perché si va dall’estremo ultra capitalista dove lo stato è quasi del tutto assente (se non addirittura uno strumento del capitalismo stesso) a quello opposto, ossia il komunismo.
Personalmente, se al primo estremo poniamo il valore 0 e al secondo il valore 100, auspicherei una soluzione pari a 30…
Comunque trader… non è che togliendo la possibilità di fare i contratti a tempo determinato questi si trasformino magicamente tutti in indeterminato… si trasformano nel nulla perché a quel punto le aziende non assumono più dello stretto necessario…
Oppure cominciano ad investire in tecnologia (finalmente), andando così a sostituire il lavoro umano con quello meccanico. Tieni presente che con l’avanzare della tecnologia e della IA ormai la grande sostituzione è imminente… per questo sarebbe bene “allegerire” le politiche del lavoro, anziché appesantirle ulteriormente.
Max, mi piacciono le tue freddure!
WK, comunismo e politiche economiche keynesiane sono due cose diverse. L’economia pianificata comunista fondamentalmente consiste nell’essere tutti statali. Le politiche economiche keynesiane consistono nell’intervento statale come imprenditore nei periodi di crisi e nella regolamentazione del mercato da parte dello stato.
Io sono favorevole alla tecnologia. Inizialmente causa disoccupazione, ma poi si possono creare nuove professioni. Le prime industrie hanno creato disoccupazione, ma poi si sono creati nuovi lavori. Prima dell’epoca industriale tante professioni non esistevano: massaggiatore, maestro di tennis, ecc.
Non hai risposto alla domanda: se tu erdessi l’unico lavoro che sai fare, sarebbe un problema?
@ Trader 140: rispondo molto volentieri e mi scuso se non l’ho fatto prima, ma mi era sfuggita la tua domanda.
Ebbene:
1) non esiste un “unico” lavoro che so fare, perché ne so fare diversi;
2) se fossi un pirla che sa fare soltanto un solo lavoro e lo perdessi, non sarei così pirla da perseverare nell’errore e mi reinventerei/riadatterei al meglio delle mie possibilità. Molti impenitenti sindacalisti parlano di “diritto al lavoro” quando in realtà, da stronzi, intendono “diritto al POSTO di lavoro” (come se fosse qualcosa a loro dovuto per grazia divina).
3) se nel 2023 esistono ancora persone monovalenti o aziende monoprodotto o monoclientelari… affari loro se schiattano…
WK, premetto di essere convinto che il lavoro NON sia un diritto, perché il lavoro è un dare e avere, si dà una prestazione lavorativa in cambio di danaro. Se il lavoro spettasse di diritto, chi non sa o non ha voglia di fare niente riceverebbe ugualmente lo stipendio.
Come trader lavoro in proprio, quindi non ho un contratto che mi assicura lo stipendio. Ma non tutti possono fare come me. Per fare la mia professione bisogna avere testa, fegato e cuore, cioè intelligenza, coraggio e passione. Il mio non è un lavoro che possono fare tutti. Non so quanti mestieri sai fare, ma non si può cambiare professione come si cambiano le mutande, ne va della professionalità. Un impiegato non può svegliarsi la mattina e andare a fare il piastrellista o viceversa. Soprattutto se non si ha più vent’anni. Un quarantenne con famiglia a carico, che viene licenziato, non viene più assunto da nessuno e comunque non può andare a fare l’apprendista gratuitamente da un artigiano
per imparare un mestiere.
Nemmeno iscriversi all’università per diventare medico o ingegnere. Nemmeno ha la possibilità di spostarsi, se trovasse un lavoro in un’altra città.
Ho vaste conoscenze in campi diversi e sarei adatto a fare qualunque cosa, sia lavori di concetto che lavori ripetitivi e stupidi; sia lavori intellettuali che manuali. Ma sono anche sportivo e fisicamente prestante, avrei potuto benissimo fare il muratore. Avrei potuto fare qualunque cosa. Ma se mi impedissero di fare il mio lavoro (anzi, i miei due lavori, visto che ho un secondo lavoro come ASPP di una grossa azienda), sono convinto che avrei grosse difficoltà a trovarne un altro. Conoscevo un tipo che si adattava a fare un po’ di tutto, lavorando in nero, imparando sul momento: un periodo faceva giardini, poi il saldatore. Ma sono lavoretti, che vita è?
La precarietà giova all’imprenditore, ma è una piaga sociale in un paese dove il lavoro scarseggia.
Non lo trovo nemmeno meritocratico, perché anche nel settore privato ci sono tante assunzioni per conoscenze.
È inutile raccontarsi cavolate. Le tutele sono necessarie, non solo nell’ ambito del lavoro dipendente ma anche in quello del lavoro in proprio.
Se esistono regolamentazioni ad esempio per avviare un’attività, per iscriversi a una categoria o per registrarsi in camera di commercio, ci saranno dei motivi, no?
Un qualsiasi libero professionista, fosse pure il più bravo del mondo, non avrebbe più clienti se tutti gli altri si mettessero a fare il suo stesso lavoro. In qualsiasi settore.
Se nessun lavoratore dipendente avesse uno stipendio dignitoso e continuativo quasi nessuno avrebbe più potere d’acquisto e quindi non girerebbe più l’economia.
E infatti da quando i lavoratori hanno perso molti dei loro diritti anche il mondo del commercio e dell’ imprenditoria annaspano.
Non si può pensare di ricreare una specie di far west dove uno se ne sbatte completamente degli altri perché alla fine certe manovre ricadono su tutta la collettività.
Meritocrazia non significa poter fare da un giorno all’altro il bello e il cattivo tempo.
MG 144 e 145: condivido pienamente. Per me la regolamentazione (che individuavo in un commento precendente con l’intervento dello stato) è sufficiente al 30%…
Però sul discorso sulla meritocrazia non sono d’accordo… può degenerare nella guerra dei poveri però non per questo la di può stigmatizzare come tale…
Non so all estero, ma la meritocrazia in Italia corrisponde alla fedeltà al “sistema” che vige in quella certa struttura. Come ebbi modo di dire qualche giorno fa, pur essendo arrivato primo ad un test psicoattitudinale, questo risultato non diede nessun esito, perchè non “soddisfacevo altri requisiti.
Bill Gates disse che se si fosse messo in gioco inOtalia con le sue idee che lo hanno portato a creare la Apple non ci sarebbe mai riuscito come ha fatto negli USA. Direi che pur essendo americani ma conoscendo vome imprenditore, e che imprenditore, il mercato internazionale ha visto giusto.
@ Golem: piccola precisazione, Bill Gates ha fondato Microsoft, non Apple.
Diciamo che in diversi ambienti la “fedeltà” ad un certo sistema può diventare molesta, al punto poi da comprometterne le prestazioni poiché le persone vengono selezionate più sulla base di suddetta fedeltà che delle reali capacità. Però non è necessariamente te un male, nel senso che comunque le organizzazioni si basano anche su principi come la lealtà al sistema, la coesione del team e il rispetto delle gerarchie. Talvolta questo può (purtroppo) sfociare in una specie di feudalesimo aziendale. Altre volte invece fa funzionare le organizzazioni, le salva dall’anarchia, e/o dalla “tirannia dell’ultimo arrivato”. Come nel calcio, meglio la “squadretta” senza campioni ma dove ognuno corre e sta alle direttive dell’allenatore piuttosto che lo squadrone con tanti campioni che corrono per i fatti loro e che non stanno alle direttive del mister (e che chiedono aumenti di stipendio ogni 3×2)…
Sì WK, l’ho confuso con Steve Jobs. Ma credo fosse chiaro come certe innovazioni hanno una visibilità in una certa realtà e molto meno in un altra.
Sicuramente la fedeltà è un valore in assoluto, in qualunque ambito si manifesti, ma se in una realtà aziendale il “core business occulto” è quello di mantenere attivo e “sicuro” un certo “giro” di “dazioni”, parallelo al “core” ufficiale, capisci che la famosa selezione meritocratica favorisce solo una certa politica “morale”.
Insomma se sei capace, ma non “pilotabile”, diciamo, non servi a quel particolare core, e per non nuocere a quest’ultimo, bravo o non bravo che tu sia, finisci per essere accantonato in un sottoscala col titolo,
occulto, di …”core ingrato”
All’autore della lettera dico solo che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e non si può paragonare la forza contrattuale di un datore di lavoro contro quella di un lavoratore.
Sul piano teorico ha ragione ma sul pratico e sull’economia reale non c’è partita.
Un lavoratore che si dimette domani avrà molte più difficoltà a trovare un lavoro rispetto ad un datore di lavoro che decide domani di lasciare a casa un dipendente.
Un datore di lavoro con i tassi attuali di disoccupazione trova un sostituto in 4 minuti.
Un lavoratore impiega mesi se non anni a ricollocarsi.
Se lei è contro la costituzione lo dica e basta.