Basta piagnistei! Il lavoro non è un diritto, è un mercato!
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Questo vale per i dipendenti che lamentano sempre di non veder adeguatamente riconosciuta la propria professionalità dai datori di lavoro.
Vale anche per i disoccupati che nessuno vuole perchè troppo poco (o, paradossalmente, troppo) skillati.
E vale anche per i datori di lavoro che lamentano di non trovare gente cha abbia voglia di lavorare.
Chiunque sano di mente in questo mondo cercherà sempre la via più breve e facile per arricchirsi col minimo sforzo. Non è un reato. E non è un reato cercare migliori condizioni di vita/impiego (dalla parte del dipendente) e/o cercare di aumentare la produttività della propria azienda senza troppi sbatti (dalla parte degli imprenditori).
Smettiamola con la retorica vittimistico-sindacalista dei primi e/o con quella martirizzante-stakanovista dei secondi!
Nessuno vuole smazzarsi per la gloria, men che meno per quella degli altri.
C’è una domanda. C’è un’offerta. E c’è un prezzo, dove tendenzialmente esse si incontrano. Nel tempo quel prezzo si modifica, ora a favore di una parte, ora dell’altra, poichè entrambe si modificano a loro volta.
Tutto qua.
Data di pubblicazione: 4 Aprile 2023
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Categorie: - Lavoro
173 commenti
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Lo stipendio minimo deve salire e adeguarsi al resto d Europa benestante e cara. Io pago 480 euro si affitto per una stanza e prendo 1050
Caro Luca, mi spiace molto per la tua situazione difficile.
1050 Euro al mese sono senz’altro pochi (pochissimi).
Però bisognerebbe vedere anche che lavoro fai, con che ruolo/mansione, quante ore al giorno/settimana…
Lo stipendio minimo deve salire, adeguarsi al resto d’Europa? Personalmente sono favorevole. Però non si può soltanto “chiedere” alle aziende, bisogna anche “dare”: si potrebbe per esempio abbassare le tasse, o rendere più facile il licenziamento (della serie: ti gratifico di più a livello personale ma mi costi meno in termini di tasse e se non vai bene posso licenziarti senza passare per avvocati&sindacati).
Infatti un’altra cosa che non capisco e che non trovo giusta è il fatto che il dipendente può recedere dal contratto con l’azienda quando vuole, l’azienda invece no. Retaggio di una mentalità sindacalista che fa male al sistema economico.
Se sei in gamba e mi rendi di certo non andrò a licenziarti, giusto?
White knight, ho sempre detto che il lavoro non è un diritto. È sacro, bisogna incentivare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma non spetta di diritto. Se non so fare niente non è colpa di nessuno se nessuno mi offre un posto di lavoro. O, meglio, se non so fare niente di utile, niente di ciò che richiede il mondo lavorativo, non posso pretendere che mi offrano un lavoro. I laureati in lettere, storia, scienze della comunicazione (nobili discipline) si lamentano che non trovano lavoro. In altre parole, si lamentano che l’azienda non richieda una posizione per filosofo.
Tra l’altro, si confonde l’affermazione “il lavoro è un diritto” con “lo stipendio è un diritto”.
La politica deve incentivare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro proponendo corsi di studio utili che abbiano uno sbocco lavorativo. È più interessante e facile una lezione di storia che di analisi matematica, ma con la laurea in storia non mangi, mentre con una laurea in ingegneria trovi lavoro
Gli operai che stanno facendo il cappotto alla nostra casa sono quasi tutti di colore o dell’est Europa. Possibile che nessun giovane non abbia voglia di sporcarsi le mani. No, tutti a studiare giurisprudenza, per poi scoprire che se non sei figlio d’arte non riesci ad inserirti nel giro di notai o avvocati.
Io ho fatto lavori umili e adesso sono un trader di successo. Me lo sono meritato. Guadagnare soldi in borsa, un’attività che la maggior parte delle persone non è in grado di fare perché non ne è capace, però questi incapaci pretendono che gli paghi il caffè, quando sentono i risultati che ottengo operando sui mercati.
Knight e Trader, ribadisco concetti che ho espresso in altri miei scritti ma dei quali sono ultraconvinto. Anzitutto la nostra Costituzione dice che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e che il lavoro è un diritto. Ovviamente questo non comporta che uno debba starsene seduto ad aspettare che qualcuno il lavoro glielo dia, ma è opportuno che tale lavoro si possa trovare e che sia adeguatamente tutelato. Peraltro, lavori che si trovano o non si trovano vogliono dire case che si comprano o non si comprano, matrimoni che si fanno o non si fanno, figli che ci si può permettere, o non permettere di avere, ecc. Un lavoro sul quale si contava e che poi vien meno all’improvviso può mettere in crisi forte la persona interessata e tutti coloro che la circondano. Dietro un lavoro e il relativo stipendio ci sono realtà familiari e umane che possono gioire, soffrire o addirittura soccombere. Infine: non possiamo essere tutti o matematici o muratori.
Un laureato, ad esempio, in filosofia non si aspetta che un’azienda lo assuma per fare il filosofo. Ma può trovare lavoro come giornalista, addetto alle pubbliche relazioni o alla corrispondenza. Molti laureati in filosofia si son fatti strada anche nel campo dell’informatica, l’amministratore Marchionne è laureato in filosofia e buona parte di coloro che hanno costituito l’asse della cultura del nostro Paese, giornalisti, attori ecc., son provenuti dagli studi classici. Peraltro, mi piacerebbe tanto sapere come mai molte persone che pur snobbano gli studi umanistici, quando hanno bisogno di scrivere una lettera un po’ delicata chiedono aiuto a me per farlo. E in molte occasioni riesco a stendere in modo decente questa benedetta lettera anche se debbo occuparmi di un settore del quale non so alcunché, a patto che la persona mi aiuti a comprenderne i termini essenziali. Certo, non posso svolgere molte mansioni di tipo pratico, ma il motivo tutti coloro che mi conoscono lo sanno.
Ritengo doverosa una piccola precisazione. Rimarcando, nel mio ultimo scritto, il fatto che molti denigratori della formazione umanistica poi mi chiedono, quando ne hanno bisogno, di aiutarli nel redigere una lettera, non intendo dire che chi ha una cultura letteraria è superiore a chi non ce l’ha. Ho anzi sempre nutrito profondo rispetto per la cultura e la professionalità di tutti: dalle più umili alle più elevate. Ma mi infastidiscono coloro che disprezzano chi abbia cultura e che sostengono che chi lavora a una scrivania è un mangia pane a tradimento mentre solo chi è su un’impalcatura lavora per davvero. E voglio semplicemente dire che in questa società c’è bisogno di tutti i tipi di persone e di formazioni. Peraltro, anche nel corpo umano una testa senza braccia e senza gambe si troverebbe impossibilitata a fare alcunché, ma braccia e gambe senza testa o non si muoverebbero, oppure si muoverebbero in modo scomposto e improduttivo.
Max, sei il migliore, non c’è partita (nonostante la tua inutile laurea in filosofia 😜). Vorrei un mondo di tanti maxini in cui far crescere mio figlio…
Grazie Suzie, sempre un piacere sentirti. Con l’occasione, tanti auguri di buona Pasqua. A te e a tutti gli altri, comunque la pensino su questo o su qualunque altro argomento di cui ci si trovi a discutere. Io contraddico le tesi che non condivido, ma non ho, e non voglio avere, nulla di personale contro nessuno.
Max, forse mi avete frainteso. Condivido il tuo pensiero.
Premetto che mi hanno sempre appassionato le materie umanistiche a scuola, storia, italiano. all’Università ho cominciato giurisprudenza. Sono laureato e attualmente lavoro dietro ad una scrivania grazie ai miei studi, quindi dovrei essere di parte vostra. Non sto sminuendo le materie umanistiche. Sto dicendo che oggi troppi studenti studiano queste discipline, ma non c’è posto per tutti.
Un mio compagno di scuola, oggi ingegnere responsabile dell’area elettrica di una fabbrica, le chiamava “lauree in disoccupazione”. Non solo lettere e filosofia, ma anche scienze della comunicazione, dell’educazione e tante altre.
Le aziende non trovano manodopera, né ingegneri e tecnici, ma siamo pieni di impiegati frustrati con il dottorato che appongono timbri su fogli di carta.
Benissimo laurearsi per cultura personale in queste discipline. Ma quei percorsi non sono una buona scelta ai fini di uno sbocco professionale.
Non sto dicendo che filosofia faccia schifo, ma è inutile ai fini lavorativi. È un dato di fatto. Un mio compagno di classe, ora direttore di due reattori di una centrale nucleare in Slovacchia, si congratulò vedendomi studiare latino per conto mio. Poi disse che sono tutte belle discipline, ma non si può fare tutto e nella vita l’importante è non morire di fame, cioè prima studiare per fare qualcosa di utile per la società. Certo, il latino avrà contribuito a creare sinapsi che uso per analizzare i mercati finanziari. Si, la cultura è indirettamente utile anche in altri àmbiti.
Pochi laureati in filosofia diventano scrittori, come il mio conoscente Straneo. La maggioranza finisce a fare concorsi per insegnare nelle scuole. È meglio studiare medicina per salvare vite umane oppure filosofia per fare la maestrina dalla penna rossa su LaD?
Non possiamo fare tutti gli idraulici, ma nemmeno tutti i filosofi, né tutti i trader. Ma oggi tutti pretendono di fare gli intellettuali.
Anch’io vorrei un mondo di Maxini, ma non di Suzannine. Sarebbe un horror pieno di streghe!
Ué, a proposito Suzy, congratulazioni per il “criaturo”. Credevo fossi ancora in attesa.
Comunque di Max ne avrò incontrati una dozzina nella mia lunga vita, di cui due erano il nonno e uno zio materni, uno Serafino, diventato un clochard poi nonna materna e mia mamma, il resto mia moglie e qualche amico. Stop. Gente che è stata ed è un esempio di equilibrio. Basta. Pochi vero? Il resto quasi tutta zavorra.
Suzie & Trad, fate i bravi, almeno a Pasqua. Non litigate. E soprattutto, not in my name.
Dal mio discorso sembra che disprezzi le materie umanistiche. Non è così. Non le disprezzo, constato che nella maggioranza dei casi non raggiunge l’obiettivo dello studente, ossia trovare un lavoro per ciò che ha studiato. Inoltre non critico solo lettere e filosofia, ma anche scienze della comunicazione e tutte le altre facoltà inutili. Inoltre sembra che dia importanza solo al lavoro e al successo professionale. Non penso che sia così. Una persona non è solo il lavoro che fa, ma i libri che legge, i film che vede. Ma qua si parla del problema della disoccupazione. Ebbene, abbiamo un problema un mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro. Aziende che cercano tecnici, giovani che scelgono altri percorsi di studio. Io ho fiutato la possibilità di guadagnarmi la pagnotta con i mercati finanziari, allora ho studiato economia. Poi ho deciso di arrotondare con un’attività diversa. Ho notato la crescente richiesta di addetti e responsabili alla sicurezza. Ebbene, ho acquisito il
titolo di Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione dopo il corso di formazione. Ebbene, oltre a guadagnare con la mia attività sui mercati finanziari, ora sono pagato anche per svolgere l’incarico di Addetto al Servizio Prevenzione e Protezione di un’azienda di SEICENTO dipendenti. Ho studiato ciò che mi serviva. Se avessi studiato storia sarei finito a fare il commesso. Poi studio e leggo qualunque cosa per diletto, mi piace la storia, vado a teatro. Ad essere sinceri la materia della sicurezza non mi appassiona troppo, è gestita in maniera burocratica. Buona parte di questa professione non consiste nel rendere il lavoro più sicuro, bensì nel pararsi il sedere se succede un incidente, adempiendo a tutte le attività richieste dalla normativa: per esempio non importa che la prova d’evacuazione sia fatta seriamente, l’importante è farla annualmente e redigere il verbale.
Buona Pasqua anche a te, Max. Buona Pasqua a tutti voi. E auguri alla streghetta anche se rompe las bolas
Ehhhh Golem, io apprezzo in Max ciò che non ho, cioè l’equilibrio e la diplomazia. Anzi, piú passano gli anni e piú spigolosa divento. Ma va bene cosí, speriamo solo che il suzannino non abbia il mio caratteraccio altrimenti sono spacciata! Un caro saluto!
Trader, considero il mio mestiere tra i piú gratificanti e stimolanti al mondo, secondo forse solo al collaudatore di materassi. Ma non pretendo che tu scorga la Bellezza di cui parlo 😝.
Ah, già, Buona Pasqua!
Non parlarmi di spigoli Suzy, conscio come sono dei miei. Anche tu, ormai mi conosci e sai che preferisco la bruta schiettezza alla mielosa diplomazia double face, che comunque non rientra nelle caratteristiche dello stimato Max, che non mi ha mai lasciato dubbi sulla sua buona fede.
Comunque ti invidio un po’ per il cucciolo che hai prodotto, perchè vedere crescere quelle piccole vite è un’esperienza impagabile, che forse cibdà il vero sendo della vita. Io vorrei tanto essere nonnizzato, ma non se ne intravede la possibilità. Manco un robottino di terracotta mi fanno, niente niente. Chissà se si possono adottare nipotini?
Bè tanti auguri di Buona Pasqua a te e al tuo clan, che per contiguità di thread e impossibilità di superare i due interventi per uscita, estendo qui anche a Trad
Purtroppo l’autore di questa lettera ha dimenticato che lo stato nel quale viviamo considera le TASSE come un DOVERE dei cittadini, da ciò nasce la considerazione dei cittadini che il lavoro è un DIRITTO. E si badi bene che lo stato non applica le tasse sui redditi soltanto, ma applica imposte sui beni di consumo (IVA), sui carburanti (ACCISE) nonché l’imposta sugli immobili (IMU); quest’ultima imposta è come pagare l’aria che si respira, perché si paga un affitto allo stato sui beni che sono stati acquistati in precedenza con stipendi al netto delle imposte. Quindi se la popolazione viene vessata di imposte inique con le quali sta mantenendo migliaia di statali e dipendenti pubblici (il cui prodotto per definizione è zero, perché sono solo un costo per lo stato e non un reddito), allora la popolazione pretende che quando va a lavorare il proprio stipendio non sia da fame (cioè sia come nei paesi civilizzati). Purtroppo questo paese è al di fuori della civiltà.
Itto,
come sempre, apprezzabile la chiarezza dei tuoi messaggi. Condivisibili o meno, ma sempre interessanti. Raramente ripetitivi o banali.
Condivido totalmente quanto espresso nel commento 18.
Ma stiamo scherzando? Gli statali e dipendenti pubblici sono solo un costo per lo Stato e dobbiamo solo mantenerli? Bene, allora eliminiamo pompieri, poliziotti, carabinieri, medici del sistema sanitario pubblico, infermieri, O.S.S., insegnanti e praticamente tutte quelle categorie che distinguono uno Stato civilizzato da tutti quei Paesi in cui se nasci sotto la stella sbagliata sei spacciato. Ma che mondo volete? Che tristezza mamma mia, io sono sempre piú allibita da certi discorsi. C’è veramente un regresso intellettivo, culturale e umano senza precedenti.
Golem, onestamente non so che mondo stiamo regalando alle prossime generazioni; io stessa mi sono posta il dubbio se mettere al mondo un suzannino a cui dovrò spiegare tutto ciò che attualmente mi sembra follia pura. Ma forse è sempre stata la preoccupazione di ogni genitore, voler donare al proprio figlio un mondo all’altezza dei propri ideali e sapere di non poterlo fare. Mi auguro solo che possa scorgere un orizzonte luminoso, nonostante tutto.
Suzie mi ha preceduto ma appunto avrei voluto chiedere: in che senso i dipendenti statali sono solo un costo per la collettività? Detta così, sembra un’affermazione apodittica e non circostanziata, che vuol dire tutto e il contrario di tutto. Atteso che, come ci ha appena ricordato Suzie, vi sono funzioni fondamentali che solo i dipendenti statali, cioè pagati con risorse della collettività, possono svolgere, qual è il problema reale? Vi sono per caso delle figure professionali che non servono e che invece fruiscono di un pubblico stipendio? E queste figure inutili, quali sono? Oppure anche nelle funzioni indispensabili vi è un sovrannumero di assunti rispetto al bisogno? Anche qui: quali sono le figure sovradimensionate? Oppure ci sono i fannulloni o gli assenteisti, o comunque coloro che disonorano la propria professione? Ebbene ci se la prenda con questi casi singoli e specifici, sanzionandoli come si conviene, ma non si faccia di tutta l’erba un fascio.
Suzie, lasceremo quello che è possibile, che vuoi farci. Si adatteranno o periranno, come si usa dire tra gli evoluzionisti.
Sotto certi aspetti credo di essere stato più fortunato di mia figlia, avendo vissuto una giovinezza libera in un mondo ancora “naive”, e per altri versi un disgraziato, per ragioni economiche e di estrazione sociale, come la maggior parte dei miei coetanei.
Se giudico la vita di mia figlia, che a 30 anni ha già casa sua da 10, comprata da noi, ha girato due terzi di mondo, si è laureata senza dover lavorare contemporaneamente, e oggi se n’è andata a Losanna a vedersi un certo museo con una sua amica, ex compagna di studi a Brera, dovrei invidiarla. Ma so che il mio “povero” mondo, e la mia poltrona letto nel tinello, mi hanno comunque dato quello che sono oggi, e di cui sono sufficientemente soddisfatto. Questo perchè ho avuto tutte le condizioni per “desiderare” e trovare in me le capacità per realizzare quei desideri.
Mia figlia ci è grata di quanto fatto per lei, ma capisce solo ORA la fortuna che ha》
》avuto, perche in fondo non c’è stato modo di fare confronti tra un prima e un dopo, quando io alla sua età erano già 13 anni che ero in pista, e sua madre pure, a Londra a 16 anni, sola e con una borsa di studio per la Royal Academy. Comunque, per me, la genitorialità insieme all’amore per mia moglie è quello che ha dato senso alla vita. Il resto sono soddisfazioni, certo, anche importanti, ma non essenziali. Quindi, come cantava Doris Day “https://youtu.be/xyEaH_sRSRo”.
Invece, visto che siamo in ambito “ricordi”, vorrei consigliarti un romanzo sorprendente che si intitola “Cronorifugio”, di Georgi Gospodinov, poeta e scrittore bulgaro dalle straordinarie capacità immaginative, che tratta il ruolo e l’importanza della memoria, sia nostra che altrui, nella “definizione” delle nostre vite.
“Con lui se ne va l’ultima persona che poteva ricordarmi bambino…”, è una frase del romanzo che apre prospettive forse mai immaginate di noi, proiettandoci in una “nostra” dimensione completamente diversa rispetto a un momento prima. Leggi qualche recensione se ti va.
Allora io che devo dire che mi sono state negate molte possibilità di lavoro perché sono Asperger e ADHD? Qui in UK ho avuto anche difficoltà e ho incontrato datori di lavoro pretenziosi, ma almeno ho cercato datori di lavoro meno pretenziosi e mi hanno lasciato lavorare. Ho anche fatto pulizie a casa dei ricchi con mance altissime. In Italia neanche lavori non a contatto con il pubblico perché non sarei stata capace di portare benefit all’azienda. Poi ci sono pregiudizi tossici contro l’Asperger, l’ADHD e la depressione. Li considerano come dei capricci.
Rispondo ai commenti degli analfabeti funzionali che non sanno leggere quanto ho scritto:
Che piaccia o non piaccia, tutti i politici, i lavoratori statali, i funzionari pubblici non rappresentano una ENTRATA per le casse dello stato, ma solo una USCITA.
Lo stipendio dello statale viene dalle casse dello stato, e così pure le tasse che lo statale paga, sono solo un giroconto tra le casse dello stato e le casse dello stato.
Gli unici che VERSANO LA FRESCA nelle casse dello stato sono i lavoratori privati e le aziende private, perché non prendono i soldi dalle casse dello stato ma ce li mettono.
Qui non stiamo stabilendo se i servizi pagati dalle casse dello stato sono essenziali o funzionanti, qui stiamo valutando chi paga cosa.
Ora, veniamo al punto: dato che il popolo lavoratore (privato) deve reperire il grano per pagare ANCHE gli statali, ecco che il popolo lavoratore ha diritto a non accettare stipendi da fame.