Vivere con la schizofrenia
di
ciampa99
Riferimento alla lettera:
Ciao a tutti ho scoperto questo sito e vorrei tanto condividere con voi il mio problema. Ho 30 anni e vivo con i miei genitori; con noi c'è mio fratello maggiore (42 anni) a cui tempo fa è stata diagnosticata una psicosi schizofrenica. Ora... non saprei da cosa cominciare... dirvi...
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Data di pubblicazione: 22 Maggio 2007.
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Concordo con te sul fatto che il TSO sia orribile e che produce al momento certamente effetti devastanti per i nostri cari. Penso inoltre che, come tu ben sai, è il nostro unico modo (e ultimo) per convincerli a farsi curare, per obbligarli a stare meglio. E’ un nostro dovere quello di assistere i famigliari e chi purtroppo è invalido (nel nostro caso al 100%) ha diritto ad un’assistenza anche contro sua voglia. Sono un pò crudele con le parole ma purtroppo questa è l’unica tutela che hanno i nostri malati e anche noi famigliari.
Noi siamo ricorsi 2 volte al TSO perchè non voleva stare in ospedale e perchè era diventato molto aggressivo con pazienti del reparto e infermieri.
Per tutti noi questa situazione è troppo grande ma ci serve per crescere e capire veramente quali sono le cose futili e lamentele per il troppo benessere da quelle VERE.
Hanno iniziato anche con mio fratello l’olanzapina unita alla clozapina. Da soli pochi giorni. Spero che anche per lui possa essere la cura giusta.
Io ora sto frequentando un’associazione della mia zona che fa volontariato nel reparto di psichiatria dell’ospedale vicino a me. Ci sono alcune persone che non conoscono nessuna realtà di psicosi ma sono molto sensibili e vogliono conoscere più a fondo queste malattie che possono colpire tutti, senza distinzione. Ti parlo di questo gruppo perchè ho conosciuto al suo interno un signore di media età malato di schizofrenia che ha subito un sacco di ricoveri nella sua vita. Ora da un pò di anni sta meglio e ti dico che mi ha risollevato il morale. Ho rivisto in lui una possibilità di “guarigione”, di determinazione a conquistarsi una vita vera, normale. Consiglio anche a te Claudio e soprattutto a tua mamma di prendervi i vostri spazi, fregandovene della gente e dei vicini di casa. Noi abitiamo in un piccolo paesino di montagna ma alle mie orecchie non è mai giunta nessuna voce da parte dei paesani. Se dovesse succedere in un futuro io reagirò andando a prelevare questi elementi di disturbo, ponendomi a loro come superiore. Non mi piace che si parli male degli altri, figuriamoci su malattie serie come questa. Se i telegiornali e i giornalisti smettessero di imputare tutti i delitti a malati mentali forse anche l’opinione pubblica non sarebbe così influenzata negativamente da queste malattie.
Come dici tu, le cose se devono accadere accadono, qualsiasi cosa si faccia o meno.
Ricordiamoci sempre che noi tutto quello che possiamo fare per le nostre persone care lo abbiamo fatto. Non facciamoci colpe inesistenti.
Se ti serve un supporto morale io ci sono!
Forza e coraggio Claudio!!!
Un abbraccio.
Ciao Rebecca. Le tue parole mi rincuorano e mi sollevano. Ogni tanto capita che ci siano momenti di sconforto in queste situazioni. Ma per fortuna si tratta di momenti. La necessità di fare altro è davvero fondamentale e infatti faccio regolarmente sport (che aiuta moltissimo) e altre attività. Purtroppo sono io che mi preoccupo inutilmente delle critiche degli altri e questo come dici tu è sbagliato perché nessuno può permettersi di farlo specie in queste situazioni. Se sarà necessario arriveremo al TSO e anche se terribile servirà per sboccare una situazione. Anche la scoperta di questo gruppo è stata davvero positiva e condividere le esperienze aiuta a non sentirsi soli. Sicuramente ci sono esperienze positive e anche io ne conosco. Non è una malattia che ti porta ad una condizione permanete di distacco. Per arrivare a una situazione di normalità sarà necessario seguire una cura che spero presto potrà essere fatta regolarmente.
Condivido appieno il tuo ragionamento sul fatto di non sentici in colpa. Tutto quello che è possibile fare lo stiamo facendo. Davvero ogni singola cosa e appunto quello che succederà verrà affrontato. Non abbiamo nessuna colpa di esserci trovati in questa situazione e tanto meno loro che purtroppo sono vittime di una terribile malattia. Ti ringrazio tantissimo per il tuo supporto. Un grande abbraccio.
Caro Claudio, hai perfettamente ragione il TSO è una procedura veramente brutale, e quando vi ho assistito è stata una pugnalata, ma sono sincera le cose non migliorano, almeno a noi non è successo, perchè ti imbottiscono di farmaci per farti stare buono, ogni volta che andavo a trovare mia sorella era un delirio per le persone che la circondavano, situazioni al limite del borderline, ragazzi anche molto giovani che stavano male, questo mi ha colpito tantissimo. Secondo me sarebbe importante avere una persona di cui si fidano molto, tipo uno psichiatra molto bravo e che sappia infondere loro fiducia, perchè spiace dirlo ma entrano delle componenti anche di odio inconsapevole verso i famigliari più stretti e questo crea stupore e angoscia perchè ti chiedi il motivo di tanto odio e ti senti inerme, mentre una persona esterna può essere veramente di aiuto anche a prendere i farmaci giusti, che ti ripeto non devono essere sospesi per alcun motivo a meno che non facciano davvero male.
Questo mio pensiero non sia di sconforto per te, ma ho semplicemente espresso quello che abbiamo vissuto. Un abbraccio
Ciao Manuela e ciao Claudio.
Concordo con voi sul TSO ma la Legge (schifosa) ci dà solo questa come “arma” per far curare i nostri cari. So che il modo in cui avviene è sicuramente crudele e brutto anche per noi e non solo per il nostro caro.
Cercare di convincere i nostri malati di andare spontaneamente in ospedale…Chi di voi ci è mai riuscito? E’ proprio per questo che esiste il TSO… Io lo ritengo necessario, importante ma nello stesso tempo crudele e devastante. E’ fondamentale per noi parenti far curare i nostri malati e per quanto possano soffrire con il TSO, noi abbiamo l’obbligo di farli star meglio e se interrompono le cure (come nel nostro caso) e vanno in crisi totale è giusto che tra il non prendere le medicine e il ricovero ci sia un rapporto stretto. Questo rapporto può servire (nel mio caso) come deterrente, essendo per lui il ricovero odiato e non voluto (ovviamente). Può suonare come “minaccia” per fargli continuare la terapia. Scusate il termine crudo di minaccia ma è la sincera verità.
Il TSO nell’ospedale di cui noi ci appoggiamo, “l’imbottimento di farmaci” avviene in modo consapevole, sonniferi e tranquillanti gli vengono dati per il semplice fatto che non dormiva da giorni e giorni, era sempre vigile e aveva paura che tutti gli facessero del male.
Manuela potrei essere d’accordo con te sul fatto di farli fidare di una persona esterna che non sia della famiglia ma nel mio caso è sicuramente impossibile. Lui quando ha le sue crisi non riconosce il medico come una figura curante, una persona di cui fidarsi. Non riconosce nemmeno mia mamma che è la persona più vicina a lui, figuriamoci un esterno… Nel mio caso questo non sarà mai possibile. Quando sta bene ovviamente poi noi famigliari siamo il suo appoggio e il suo sostegno.
E’ bello confrontarsi tra noi, sentire le proprie esperienze e trarre spunti e nuovi sistemi per affrontare questi momenti.
Vi ringrazio veramente tanto e con il cuore per questi vostri messaggi e ovviamente prendete anche i miei come consigli, positivi o negativi e non come attacchi personali.
Buona giornata a tutti 🙂
Ciao Rebecca, sicuramente ci vuole anche una buona dose di fortuna nel gestire queste malattie, ci sono pazienti più reattivi, che riescono a gestire la propria vita, continuando anche a lavorare o a seguire i propri interessi, ed altri meno, forse per diverse sensibilità, per carattere, ma secondo me un pò di fortuna è necessaria.
Un abbraccio
E’ davvero un sollievo leggere che esistano esperienze simili alla mia. Claudio, Rebecca, voi quanti anni avete? come riuscite a conciliare la vostra vita con quello che vi sta accadendo? Io ho quasi trent’anni, e ho un fratello di 24 che ha un disturbo di tipo schizofrenico. intelligentissimo, pieno di umorismo, ma alterna fasi varie,fino alla disperazione assoluta. un anno fa ha tentato il suicidio e si è salvato per miracolo. ora sta meglio, ma il campanello di allarme è sempre acceso. mi chiedo, possiamo fare qualcosa? scrivere lettere, chiedere sussidi,iniziare una discussione pubblica sul tema della malattia mentale? deve partire da qui. dalle esperienze come le nostre e di tutti i ragazzi (perchè spesso è dalla fine dell’adolescenza che si manifesta il problema, come saprete) che stanno male. non è un problema da poco. Vi chiedo: facciamo qualcosa? per davvero.
Un abbraccio grande a tutti.
Ciao Muriel.
Mi fa piacere leggerti e soprattutto capire dalle tue parole che la sofferenza che provi, le domande che ti poni sono uguali alle mie.
Io ho 31 anni e anche mio fratello ne ha 24. È malato da 5 anni, il tuo invece?
Come ho scritto nei precedenti messaggi l’unica cosa che ho fatto fin’ora è stata mandare una mail a Report che nemmeno mi ha considerata. Ho rimandato una mail proprio oggi di sollecito, ovvero voglio capire se nella loro trasmissione possono trattare l’argomento o se, come il nostro Stato, faranno finta di niente e nasconderanno la testa sotto la sabbia. Ho lasciato anche un mio contatto telefonico, magari può sembrare più seria la mail… Vi aggiornerò.
Il prossimo passaggio sarà quello di scrivere alle Iene. Posso sembrare una stupida ma io voglio puntare in alto, voglio che questo problema possa essere il più possibile visibile a tutta Italia. Voglio riuscire nel mio piccolo fra qualche anno a guardarmi indietro e dire: Ho fatto qualcosa, mi sono data da fare e non voglio mollare! Ci battiamo anche per il futuro dei prossimi ammalati, dei prossimi famigliari che si troveranno nella mia stessa odierna situazione.
Fallo anche tu Muriel… e anche tu Claudio.
Più siamo più ci ascolteranno!!!
Per quanto riguarda invece sul come convivere con i nostri malati, come tu ben sai, non è per nulla semplice. Per quanto mi riguarda nella nostra famiglia appena si presenta un episodio o una sua idea non congrua con la realtà provvediamo subito ad avvisare la psicologa del CPS che lo segue. Per ora questi nostri contatti sono una sicurezza per noi famigliari che ci affidiamo a professionisti e soprattutto serve anche a loro per capire se è un vero episodio di ricaduta o se sono solamente dei momenti no. Quando sta bene ci comportiamo nel più semplice e normale dei modi, facendogli proposte di uscita, di interagire con l’esterno. Questo è molto difficile per lui perchè si chiude a riccio con l’esterno e non c’è quasi alcun modo di prendere contatti con altre persone che non siamo noi. Quando invece ha le sue crisi chiamiamo il Cps che si attiva immediatamente e viene a casa nostra per valutare la situazione e per capire se è il caso di procedere ad un ricovero o meno. Cercano di farlo ragionare e di farsi ricoverare (ti parlo dell’ultima crisi che ha avuto), ma come tu ben sai questo non avviene mai per sua volontà ma per la nostra.
La tua vita invece Muriel come va?
Quando tuo fratello ha crisi cosa fate?
Il mio a tutt’oggi è ancora ricoverato e non dà cenni di miglioramento.
Ti ringrazio.
cara amica , sono una ex schizofrenica, mi hanno diagnosticata la malattia nel 2010, da ben 2 spicologi e uno psichiatra , stavo malissimo, la mia malattia era da trauma, avevo subito molestie psicologiche per anni , non dormivo , avevo gli incubi, mi aspettavo da un momento all’altro che continuassero a disturbarmi, diffida sempre di uomini che arrivano a certe bassezze per i loro materialismi e non hanno bontà d’animo e certamente non hanno cuore , comunque; sono andata a lordes nel 2011, non ci credevo tanto, non che non avessi fede nella madonna , ma non pensavo potesse salvare proprio me che non avevo nemmeno una grande fede e diciamocelo anche un caratteraccio impietoso , e quindi andai più delusa che persuasa , feci il bagno e uscì quasi asciutta , poi tornai a casa ed ebbi un attacco di panico e ripresi le pillole, non ebbi ancora una volta fede in lei, poi dopo un mese di farmaci che mi provocavano più depressione che altro smisi di prendere le pillole , volli tentare tanto mi sentivo sempre peggio e forse stavo veramente peggio , ero apatica, depressa , poi ero più violenta per i farmaci che a solo decisi di lasciarli , e dal giorno stesso mi sentì subito meglio, avrebbe dovuto venirmi un coccolone per la sospenzione repentina , ma invece stiedi piano piano meglio e mi ritornò la concentrazione mentale, che avevo perso prima del 2010, riacquistai tutte le favoltà di humor, di brillantezza e di lucidità, ricominciai a fare sport , avevo qualche difetto di memoria a breve termine ma mi passò entro un anno, tornai dallo psicologo che era incredulo più di me e dopo una serie di interminabili di esami mi trovò guarita , ora ho una famiglia e tre figli, tre gemelli e vivo a modena con i miei figli, io sono romana. Vedi se puoi portarlo anche tu a Lourdes , chi lo sa? ti vedo tanto afflitta , prova anche tu.
Ciao, ho scoperto questa pagina e ho letto in tanti post la mia storia, avendo mio fratello che soffre di schizofrenia da piu di 20 anni..
Incredibile è scoprire che non sei stato l’unico a passare una adolescenza in casa fatta di paure,chiudersi a chiave in stanza, rischiare la pelle e quella dei miei piu volte..
Si certo, il supporto dell’amore della mia vita non manca, ma non potrà mai capire fino in fondo quell’angoscia e quella rabbia che hai dentro, che all’esterno hai imparato a nascondere con finti sorrisi!Ti dice di andare avanti, che andrà meglio, che questo, che quello, di non reagire cosi..
Ma come fai a non reagire cosi quando la malattia di tuo fratello condiziona la tua vita: i suoi deliri, i suoi sberleffi, la sua aggressività; al suo penultimo ricovero ci ho rimesso 10 punti sulla nuca, al suo ultimo ricovero ieri quasi ne ho rischiati altri…Ma non è quello il problema quasi, è che in questo ultimo suo folle periodo sono crollate le mie barriere: ho ansia, ho avuto tremori incontrollabili, mal di testa..sono stanco, e l’idea che il Sim Bari ci abbia abbandonato mi fa paura: ho richiesto piu volte l’aiuto del suo psichiatra, e ne ho ricavato che mi ha bloccato il numero..se ne fregano, fanno il…
Cara Dany, capisco benissimo la tua angoscia, quella che abbiamo provato in famiglia per 15 anni, con cambiamenti di umore, aggressività, ti posso solo consigliare di cercare un buon psichiatra perché ce ne sono di veramente bravi, anche privatamente se puoi permettertelo, perché è molto importante essere seguiti da un bravo medico, per trovare nuove medicine che possano aiutare tuo fratello.
…possibile. Fanno il possibile. Miracoli no, il SSN non li fa.
Ciao Alessia,
Mio fratello non accetterà mai di essere malato, prende la cura solo per “quieto vivere”, e puntualmente dopo un annetto o due sospende la cura e succede l inevitabile..Non che sotto la cura sia splendente, fa uso anche eccessivo di cannabis, ma almeno “regge”…Purtroppo non possiamo permetterci uno psichiatra privato, e ritengo grave quanto fatto dal suo psichiatra! Sentirsi dire “oggi è Domenica, non sono in servizio”, quando poco prima tuo fratello ti ha minacciato di morte non è bello…Ora sta in clinica, ma questa volta mi sono preso molte scorie, ho gli incubi la notte e salto al primo rumore brusco! Non posso ammalarmi per colpa sua, cerco solo qualcuno che non ci lasci soli in quei periodi, sopratutto ai miei! Lo so, sono cattivo, ma non voglio averci a che fare in futuro, voglio essere libero, non riesco piu a reggere le sue crisi che vedo fin dai tempi delle medie! (Ho 32 anni) Sto male quando lo vedo con il casco in testa che gira a vuoto per casa ed emette versi e frasi insensate! Sto provando a convincere i miei di considerare una Comunità per lui, non possiamo vivere cosi, tra un po vado a convivere con la mia ragazza, ma il pensiero di lasciare da soli i miei mi angoscia! È un cancro per la…
Ciao Dany.
Mi spiace molto per la tua situazione e soprattutto mi spiace ancora di più per la vita malata che stanno vivendo i nostri cari. Io a volte mi metto nei suoi panni e penso che se fossi io malato, vorrei che mio fratello o mia sorella e tutta la mia famiglia, mi stia vicino e soprattutto che non mi abbandoni. So che non è facile ma loro non capiscono e soprattutto non accettano malattie di questo tipo, ovvero che “non si vedono”. A volte penso che la legge in Italia faccia veramente pietà, la salute mentale non è presa in cosiderazione come dovrebbe e che dopo la chiusura dei manicomi, le famiglie si sono fatte carico di situazioni troppo grandi e difficili da gestire. Ci vorrebbero delle strutture in cui i nostri cari possano essere veramente curati e seguiti come si deve. Certo, ci sono ma sono private e quelle pubbliche ospitano i malati che entrano di loro spontanea volontà. La riflessione che faccio io è: come fa una persona che non si sente e vede malata ad accettare di entrare in una struttura che può farlo guarire? Se una persona non si sente malata, perchè deve seguire una cura? Brutto da dire ma la legge dovrebbe prevedere una sorta di obbligo per chi ha una patologia invalidante e grave come la…
Noi famigliari siamo soggetto a periodi in cui si è tranquilli a periodi di preoccupazione per la nostra incolumità e per quella del nostro caro. Vogliamo parlare del periodo di tranquillità?Siamo sempre in allerta sul prenderà le medicine, cosa ne sarà della sua vita futura, riuscirà a mantenersi da solo, cosa succederà se nei momenti di crisi è solo/a a casa?
Troppe preoccupazioni che i momenti di tranquillità hanno.
Noi siamo abbastanza fortunati perchè nella nostra zona ci sono strutture che ci seguono, medici dell’ospedale che si interessano e non ci lasciano mai soli ma comunque anche noi in famiglia viviamo comunque nel terrore e nelle preoccupazioni.
Se ci fossero delle strutture in grado di curare, (che non durino 1 mese), l’obbligatorietà non solo col TSO di curarsi ma anche un percorso che dopo il ricovero, possa dare respiro a noi e ai nostri malati.
Auguro a tutti voi, compagni virtuali, di poter trovare un pò di pace e serenità, che i vostri cari ammalati possano col tempo trovare la consapevolezza della malattia e soprattutto una cura giusta atta allo stare meglio.Auguro a tutti noi che la scienza possa trovare una cura definitiva per permettere una vita migliore per tutti.
Vi abbraccio.
Rebecca
Ciao Dany, ti capisco e ho vissuto le stesse angosce per più di 15 anni con sbalzi di umore, e pericoli incombenti che ti attanagliano la vita e non riesci più a concludere nulla, lavoro compreso.
Posso solo consigliarti di portarlo in comunità ce ne sono diverse molto buone in Trento, in Emilia, informati, cercale su internet, non potete vivere ostaggio dei sui cambiamenti di umore, è troppo pericoloso, perchè è vero che non si rendono conto del male che fanno, ma purtroppo lo fanno e sono molto violenti.
Per fortuna mia sorella non lo era, ma comunque i suoi cambiamenti di umore erano angoscianti e ci spingevano in un limbo dove era difficile uscirne, ti dico che mia madre aveva perso 15 chili, e non è mai stata grassa….
Chiedi aiuto a queste comunità e portalo, perchè non potete farcela da soli, è troppo, perchè loro hanno un odio-amore nei confronti dei famigliari in primis, e poi del mondo intero.
Purtroppo vi dovete tutelare perchè può succedere l’irreparabile, quindi chiedi aiuto subito!
Un abbraccio
Ciao Rebecca, grazie per il tuo commento…io ho provato a mettermi nei suoi panni, ma quando hai a che fare con la psiche di una persona è tutto complicato, a volte arrivi a pensare che faccia di tutto solo per rovinare te, perche poi senti in questi giorni i medici dove sta ricoverato, e gia dall inizio appariva tranquillo e disponibile, quando fino alla sera prima vedeva sconosciuti ovunque dietro la finestra di casa…Non è vita questa,è un circolo vizioso, si ripete da 20 anni e si ripeterà se non si trovano soluzioni..Quando “stanno bene” sei impegnato a capire se stanno bene, quando stanno male è il caos..basta!Dio mi punira’un giorno ma io non ce la faccio piu….dopo piu di 20 anni ho perso le forze, ed ho rischiato di finire io dallo psicologo! La comunità, la casa famiglia, chiamatela come volete, ma sono quelle le cose da iniziare a fare, sopratutto per lui ma anche per la mia famiglia!Basta follie, basta rimandare per quieto vivere!
Una promessa a me stesso: il primo politico che tratterà la questione avrà il mio voto, qualsiasi casacca indossi!
P.s.: Qualcuno conosce gruppi facebook rivolti ai familiari dei pazienti o che comunque trattino l’argomento?
Ciao Alessia, grazie di cuore anche a te per avermi risposto…
Hai centrato uno dei punti salienti e cioè che loro provano un rapporto di odio-amore nei nostri confronti..Nel mio caso nei confronti miei e di mio padre(al penultimo suo ricovero ho rimediato 10 punti sulla nuca, all’ultimo quasi ne rimediavo altri)..Questo perche lo “capiamo” subito quando non sta bene, gli parliamo di cure e ci vede come un nemico..Aggiungi che secondo me vengono spinta dalla rabbia quando tu nel tuo piccolo, nel lavoro e negli affetti, nei progetti di vita, stai ottenendo qualcosa di bello! Io da anni parlo di comunità per lui, buone colpe le hanno i miei che con l anzianità sono piu “ingenui” e quasi si sono adattati, soffrendo in silenzio, alle sue follie! Sto di nuovo martellando per questo, spero di avere l aiuto dei medici, ma so gia, essendo mio fratello molto furbo nonostante i deliri, che farà gli occhietti dolci e le ennesime false promesse ai miei di curarsi per sempre, pur di continuare a stare a casa….(film visto per 20 anni)
Non hanno la forza e la durezza che serve per imporsi su questa cosa, sto tentando di coinvolgere anche mia zia che ha un certo ascendente su mia madre..
Non possiamo piu vivere sotto lo stesso tetto!
Aggiungo…la Comunità non servirebbe solo a dare ossigeno a tutti, ma anche per cercare di dare una sterzata alla sua vita: verrebbe seguito nella cura farmacologica, fanno sedute di gruppo e personali, vengono preparati ed inseriti a lavori fatti per loro…È una svolta che serve, sicuramente piu adatta rispetto al rimanere a casa a deprimersi e fumare canne in continuazione in attesa di una nuova crisi!
Ciao Dany, è proprio così ogni “tuo” successo è motivo di invidia per loro, non lo dico con cattiveria, mia sorella mi voleva un bene profondo, ma quando “non era in lei” o in piena crisi, mi odiava altrettanto profondamente, ho dovuto trasferirmi in un’altra Regione per due anni perchè purtroppo, è brutto dirlo, ma mi odiava e non mi voleva in casa.
Per me è stato molto duro lasciare casa e trasferirmi da sola in un’altra città ma l’ho fatto e questo mi ha aiutato anche a crescere, perchè quando vivi queste situazioni, che solo chi le ha passate può capire, cresci in fretta.
Insisto sulla comunità, bisogna essere forti per loro, dovete prendere questa decisione, fatevi consigliare da un psichiatra e dopo il ricovero trasferitelo direttamente in comunità, non si rendono conto di essere malati e negano la malattia, restando sempre in casa e con la sola famiglia si crea un corto circuito pericoloso, hanno bisogno di aiuto e di relazioni sociali che una comunità può dare…
Un abbraccio
Sono d’accordo con te Dany ma senza il consenso del famigliare stesso, come fai a fargli frequentare una comunità di recupero? L’unico modo è quello di denunciarlo (quindi il Giudice poi interviene) o di renderlo capace di intendere e di volere… Non so come sia esattamente la tua situazione ma per farlo restare in una comunità servono una di queste due possibilità.
Io non sono ancora “arrivata” ai punti che ti ho elencato sopra ma non perchè provo pena o compassione ma perchè per noi ora la situazione non è così grave. Riusciamo a gestirlo e siamo in una situazione abbastanza normale da parecchi mesi. Per fortuna direi… Potrebbe anche essere possibile che il famigliare malato decida di sua spontanea volontà di entrare in Comunità ma ho sentito di parecchi casi che dopo pochi giorni, con la loro firma, possono uscire e tornare quindi alla vita “normale”, senza essere stati curati. Che poi, diciamolo fuori dai denti, una cura definitiva non c’è!!! Le Comunità possono fare solo poco se il nostro malato non ha la consapevolezza di essere malato appunto…
Ciao Alessia,
Proprio vero…come si cresce in fretta quando vivi queste situazioni, e come è paradossale che tra estranei ci si capisca al volo quando in comune si hanno parenti con questi problemi!
Pensa che io l’ultimo crollo subito da mio fratello lo avevo previsto da mesi, la “pallina” scendeva sempre di piu, quelle sfumature, quei dettagli di quando qualcosa in loro non va, solo noi possiamo riconoscerli, siamo quasi degli psichiatri “non riconosciuti” dallo Stato, ci farei una tesi di laurea su mio fratello! Pensa che mi sentivo dire da chi voglio e chi mi vuole molto bene “Dai, non ti fissare, magari è un periodo..ma ne sei sicuro..magari è solo una tua paura”
Ovvio che non ne faccio una colpa, solo noi possiamo capirlo…e capire..
Si, la Comunità è la strada, ma è terribilmente difficile e tortuosa..speriamo bene!
Ciao Rebecca, non sono molto d’accordo col tuo ragionamento, la tua situazione come hai detto è diversa, nel senso non grave come quella di Danny, proprio per questo deve trovare una soluzione il più duratura possibile, la comunità può essere la risposta giusta.
Deve chiedere aiuto, deve andare dal suo psichiatra, da un giudice tutelare, informarsi.
È vero non c’è cura, ma un lento peggioramento, per questo ci sono strutture adatte che possono aiutare il malato e alleviare in parte le persone che gli sono accanto.
Ciao Rebecca,
Tutte parole giuste le tue, nude e crude ma veritiere…
Il tallone d’Achille sono i miei, sono loro facilmente abbindolabili da lui, quasi mi sono diventati come lui un altro poco, e io non voglio fare la stessa fine..
Dovrebbero bluffare, usare quella durezza dura ma necessaria nel dire a mio fratello “qui non puoi piu stare, per il tuo e per il nostro bene..o vai li oppure…”
Le altre soluzioni che hai citato sono quelle che prenderò io un giorno quando i miei non ci saranno piu! Non posso prendermi cura di lui, non si fa aiutare(anche quando sta “bene”), prova rancore nei miei confronti, non ti ascolta..No grazie, ho gia dato abbastanza! Ho una vita da vivere, e gia tanti anni segnati da lui!
Io so solo che non mi fido piu di nessuno: medici, ospedali, istituzioni…grandi discorsi nei dopo ricovero, grandi assenze da poco tempo dopo…
Vedi oggi..mio fratello in psichiatria..e mi fa le chiamate anonime di continuo(ho un app che risale al numero anonimo) e mi lascia su w.app memo vocali che lasciano il tempo che trovano…Ma come cacchio lo stanno curando? Perche gli fanno tenere il telefono in ospedale?
Ciao Danny, anche mia sorella aveva il telefono in ospedale, e ci chiamava di continuo, noi tutti i giorni andavamo a trovarla per poterle da mangiare, ecc.
Devi convincere i tuoi a prendere una decisione, per mia sorella lo psichiatra aveva deciso di indirizzarla in una comunità a Trento, dove sarebbe stata portata una volta fuori dall’ospedale diretta con ambulanza, prova a parlare con lo psichiatra della struttura ospedaliera….e poi non illuderti in ospedale psichiatria non ti curano ma ti sedano soltanto, dalla mattina alla sera.
Alessia il mio non è un ragionamento ma è un dato di fatto. Per andare in Comunità e per obbligare i nostri famigliari a farsi curare, non è semplice e non possiamo deciderlo noi per loro. Questa è la legge che c’è in Italia non la mia opinione. Sempre la nostra cara Legge (Basaglia per intenderci) lascia “in groppa” tutto alle famiglie, fregandosene altamente delle malattie mentali e quindi del fatto che una famiglia non è composta da specialisti ma da semplici persone che cercano di condurre una vita abbastanza normale e che non possono prendersi a carico un malato mentale in tutto e per tutto. E poi non è la che la mia situazione sia meno grave di quella di Dany perchè, cara Alessia, se conosci bene le malattie mentali, sai benissimo che non si guarisce… Ora siamo nella fase “tranquilla” ma nel giro di pochi giorni tutto si può ribaltare. 8 ricoveri in 7 anni non sono una situazione grave?
So anche io che la Comunità potrebbe essere la soluzione, o meglio la soluzione meno peggio per tutti. Per sceglierla però, secondo la Legge, ci sono dei requisiti che bisogna avere.
Dany, ti auguro di cuore che tu riesca a trovare la strada migliore…
Vi abbraccio tutti.
Ciao Rebecca, la mia non voleva assolutamente essere una critica, non conoscendo la tua situazione, ho erroneamente pensato che fosse simile a quella di una mia carissima amica che ha il padre in situazione diciamo “stazionaria”, e con le medicine riesce a gestire la malattia.
Quello che volevo dire a Dany è di rivolgersi a più persone, noi ci siamo rivolti al medico che aveva in cura mia sorella in ospedale, poi io non sono nessuno per giudicare.
Un abbraccio
Ciao ad entrambe,
Si Alessia, anche mio fratello chiama in continuazione ai miei per ogni futile motivo…Cerco di metterli in guardia, di non farsi abbindolare perche secondo me è un loro modo per accattivare i familiari, una sorta di ruffianaggine..Avrà i suoi problemi psichici, ma sa essere molto furbo, e da quello che leggo in questo thread è una cosa comune a queste persone!
Domani mattina parliamo con i medici dell’Ospedale, la settimana prossima parlo con il suo psichiatra, sto facendo di tutto per dare una sterzata alla situazione..Certo, con meno “ingenuità” da parte dei miei sarebbe piu facile..loro sembrano convinti ma a parole…
Maledetta legge, Rebecca…sto scrivendo in privato ad alcuni parlamentari…secondo te quanti mi hanno risposto..?
Buonanotte e grazie di cuore per i vostri consigli!
Ci provo a darla questa sterzata nonostante la vita di tutti i giorni, che ci ruba tempo prezioso con impegni, lavoro, etc..
Forza Dany, non arrenderti devo farlo per i tuoi, per te stesso e per tuo fratello che ha bisogno di aiuto! È vero quello che dici sulla furbizia, e sul farti sentire perennemente in colpa…..un abbraccio enorme.
P.s. non credo che il Parlamento farà mai una legge, perché questa malattia fa troppa paura e non c’è sensibilizzazione, si dà risonanza sui fatti di cronaca.
In America, invece esistono gruppi di aiuto molto forti e ben organizzati, leggevo addirittura che la depressione, che può sfociare in schizofrenia, ecc. è la seconda malattia per numero di persone coinvolte a livello mondiale, fa pensare.
Vero Alessia, ho letto anche io queste cose, e ti aumenta la rabbia chiedendoti “ma ci vuole molto a farla anche in Italia”? Però sai, un piccolo sassolino va lanciato comunque a quei signori che ci rappresentano a Roma..un sassolino io, un sassolino tu, un sassolino quello e magari un giorno si riuscirà a smuovere qualcosa….
Arrendermi? No, ci mancherebbe…ammetto che la sua ultima crisi mi ha molto devastato, stavo pieno di ansia e preoccupazioni e stavo prendendo addirittura in considerazione di parlarne con uno psicologo..Ma mi sto riprendendo, sto metabolizzando, avendo la piccolissima speranza che forse qualcosa si sta muovendo: i miei acquisiscono piu consapevolezza, sopratutto dopo stamattina: lo hanno trovato molto male in ospedale, secondo me (non sono un medico quindi posso dire una fesseria) la malattia sta peggiorando, e addirrittura dice che a casa non vuole tornare…Ma alle sue parole non do peso, sappiamo che questi soggetti sono imprevedibili e adesso dicono X e fra due ore dicono Y! I medici hanno detto che per il discorso Comunità lo dobbiamo intraprendere con il suo psichiatra del Sim che viene aggiornato quotidianamente delle sue condizioni.
Speriamo, non mi va di aggiungere altro…Speriamo!
Continua così, è la giusta direzione!
Un abbraccio
Mio figlio è in comunità da due anni e mezzo…è l’unica possibilità, credetemi. Dura, estrema, ma è l’unica. Dopo diciotto anni di inferno…
Posso capire l’inferno che avete vissuto, la comunità come ho sempre ripetuto è l’unica soluzione….un abbraccio
Unica soluzione posso essere d’accordo.
Chiedo a voi… Come obbligare i nostri cari ad andare in comunità?
Grazie per la risposta.
Ciao, ho letto attentamente le tue parole con le lacrime agli occhi.
Ho 27 anni e mio fratello di 31 è malato di schizofrenia da quando ne aveva 15.
Dio solo sa quanto questo mi faccia male, penso ogni giorno a lui e a come sarebbe stata la sua vita se non si fosse ammalato. Quanti viaggi, amici, fidanzate avrebbe avuto, magari una famiglia oggi. Quanti sorrisi che ha perso, quante esperienze, emozioni..
Sono anche io ancora a casa con lui e con i miei genitori, anche mia mamma non sta bene, ha la depressione.
La mia vita ha sempre risentito di questa condizione e le mie storie sentimentali anche, sono sempre state instabili, per causa mia.
Sai cosa credo? Che sia abbastanza, la nostra vita è da vivere e per quanto sia doloroso, dobbiamo staccarci da loro. Meritiamo di rifarci una vita, sarà sempre complesso, soprattutto per il futuro dei nostri fratelli che mi spaventa, ma dobbiamo farlo.
Cavolo, sono passati quasi 3 anni da quel mio post, e ne è passata di acqua sotto i ponti…
E’ successo l’impossibile in questi tre anni, invani tentativi di convincere mio padre ad “affidare” mio fratello ad un amministratore di sostegno, continuo ping pong tra Csm e Sert dove uno sbolognava all’altro…
Compreso il mio matrimonio, che ovviamente ha comportato il mio allontanamento da casa, con relativa perdita del “guardiano” che proteggeva i miei genitori da mio fratello…
Arrivare, per “merito” suo, ad affrontare l’estate più infernale della propria vita…
E poi eccole li, le decisioni più difficili e dure: denunciarlo per aver messo sottosopra il mio negozio e aver chiuso a chiave per una notte e maltrattato i miei…
Denuncia entrata in codice rosso, con conseguente custodia cautelare: ora lui è in carcere, a breve verrà trasferito in una Rems e un giorno in comunità, a detta dell’avvocato andranno via almeno 3-4 anni, e a detta del suo psichiatra….
….i complimenti per aver avuto il coraggio necessario, quel coraggio mai avuto dai miei genitori.
Chissà, forse un giorno mi ringrazierà, forse mi odierà di più, ma era uno scossone necessario per la sua vita!
Ai posteri l’ardua sentenza…
Hai fatto la cosa giusta per tutelare, al fine di tutelare voi ma soprattutto se stesso, prima di arrivare al limite, è dura ma necessario.