Uomini e donne che non si capiscono
di
uqbardeva
Riferimento alla lettera:
Conoscete il maschiese e il femminese? Due lingue che a scuola non si studiano. Però sono indispensabili perché i due sessi si capiscano. Passo molto tempo a spiegare ai maschi il femminese e alle femmine il maschiese. Ma a volte le mie spiegazioni non bastano, se non c'è un desiderio...
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Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2010.
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Categorie: - Riflessioni
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Rossana:
“mi sembra d’intuire che sei un uomo. non che il sesso sia importante in considerazioni che calzano in entrambi i generi: la mia è solo curiosità…”
La curiosità è donna.
Ebbene sì, sono un maschio e, per rimanere in tema religioso, ho l’età di Cristo, quindi sono ancora “abbastanza” giovane, così come ha intuito Verità.
Non c’è più dolore dentro di me per una storia finita. E’ una fase che ho attraversato, DA SOLO, e si è conclusa.
E devo dire che, per certi aspetti, il dolore ha i suoi lati positivi; mi ha tolto molto, ma mi ha dato altrettanto, quindi, a conti fatti, non mi ha rubato nulla. E’ stato onesto, più onesto di quel Giuda in gonnella che camminava al mio fianco.
Verità:
mi chiedi se ho amato una stronza.
Me lo sono chiesto anch’io, e fino a non moltissimo tempo fa ti avrei risposto di sì.
Ma poi, riflettendo ed ascoltando storie di amici, parenti, conoscenti, e leggendo questo blog, zeppo di storie colabrodo, ho notato che molte storie si ripetono. Incredibilmente uguali!
Ed a questo punto ho capito che la persona che io ho amato non era né una stronza particolare, né particolarmente stronza, ma era una persona comune, così comune da essere banale, infatti ciò che ha fatto non aveva un briciolo di originalità. Volgare banalità.
Il finale lo poteva intuire chi aveva già vissuto storie simili, ma io, che allora sì che vivevo su un’isola deserta con i miei ideali sull’amore, non mi ero reso conto di nulla. Non sapevo quello che sarebbe successo
Questo mio cambiamento la mia ex non può vederlo, e poi un cambiamento non lo si fa mai in funzione di una persona, ma lo si fa solo per se stessi.
Chi deve cambiare per seguire una richiesta ALTRUI, non cambierà mai.
Vi faccio una domanda: che differenza c’è, per voi, tra un uomo disincantato ed uno che parte con l’idea di perdere?
Per Rossana:
faccio fatica a pensarla come la pensi tu, perché tu prendi in considerazione il fattore tempo, ti proietti nel futuro.
Potresti essere una che fa delle promesse, promettendo cose che non puoi comandare. I sentimenti.
Chi è il tuo pittore preferito?
Dimentico sempre i pezzi!
Una persona non deve dire tutto alla propria compagna o compagno.
Gli amanti devono solo fare gli amanti.
Il loro ruolo è quello, che è diverso dal ruolo che hanno i padri confessori.
Passato e futuro sono cose che non ci devono interessare perché non ci appartengono.
Non si può possedere una cosa che non è più, ed una che non sarà ancora.
Va contro la logica umana, e più una cosa si allontana dalla logica, più lo rifiuto.
ROSSANA grazie per le tue parole..un abbraccio anche a te. Al momento il rapporto con lui è un po’rotto..in stand by. Poi figurati che l’altra sera sono uscita e l’ho visto con lei..c’era tanta gente e penso che lui nn mi abbia vista, ma mi è mancata la terra sotto i piedi e ho cambiato direzione. Non mi andava proprio di salutarlo e di ritrovarmelo faccia a faccia. Non è la prima volta che mi capita perché abitando in posti piccoli è così ma sono stanca.. sono stanca delle delusioni, sono stanca di stare da questa parte. A dover accettare, soffrire e ricominciare. Tutto questo, insieme ad altre mie problematiche, è veramente un fardello pesante per me. Evidentemente sono sbagliata io o è sfortuna, destino ma non ce la faccio più. Oltretutto abitando in un posto piccolissimo non ho un’adeguata vita sociale..alla mia età sono tutti in coppia, tante amicizie si sono perse per strada e farne di nuove non è così immediato.
Insomma ho tanto da ricostruire ma forse non ho più la forza e non ci credo neanche più. Ho amato e ho trovato anche uomini che mi hanno voluto bene, ma non abbastanza da stare con me stabilmente..e ora mi ritrovo con un pugno di mosche in mano.
In tutto questo non so che ruolo posso avere nella vita del mio ex e lui nella mia..aggiungendo poi la presenza di un’altra persona.. mi manca la sua amicizia e presenza ma evidentemente per certe cose il mio coinvolgimento e le mie ferite si fanno ancora sentire. È una situazione di conflitto per me. Poi l’aver voluto sapere troppo su di lui ha in parte peggiorato le cose mettendo in luce verità scomode..ma allo stesso tempo almeno l’ho conosciuto davvero.
GOLEM ciao 🙂 per quanto riguarda gli amori non ricambiati prendi il grande scrittore oscar Wilde..aveva tutto eppure si è rovinato finendo pure in carcere a causa dell’amore sconfinato per quello che era niente di più che un ragazzino. Nonostante i consigli degli amici di lasciar perdere ha continuato fino alla rovina..e lui stesso riconosceva di aver dato tutto a chi aveva fatto di quell’amore “un fiore all’occhiello della sua vanità”. Ed essendo un amore omosessuale qui l’istinto materno non c’entra…
Un caro saluto a tutti
M.,
concordo su tutto, eccetto il fatto che in qualsiasi aspetto in cui prenda forma un desiderio umano, a questo si debba affiancare l’annullamento della speranza. soprattutto perchè, se cosi’ fosse per me, da tempo sarei psichicamente morta (non per questioni d’amore).
sottolineo con la massima adesione i seguenti passaggi:
– il dolore ha i suoi lati positivi; mi ha tolto molto, ma mi ha dato altrettanto, quindi, a conti fatti, non mi ha rubato nulla.
– era una persona comune, così comune da essere banale, infatti ciò che ha fatto non aveva un briciolo di originalità.
– un cambiamento non lo si fa mai in funzione di una persona, ma lo si fa solo per se stessi.
– Passato e futuro sono cose che non ci devono interessare perché non ci appartengono.
le risposte che posso dare sono:
“Potresti essere una che fa delle promesse, promettendo cose che non puoi comandare. I sentimenti.” – da tempo immemorabile ho appreso che ai sentimenti non si può comandare, nemmeno a quelli fra genitori e figli.
“Chi è il tuo pittore preferito?” – affettivamente il mio ex marito, soprattutto nei quadri in cui mi ha ritratta nei vari momenti della nostra vita insieme, che, nel bene e nel male, rivivo ogni volta che li guardo. dovendo invece scegliere altri proprio non saprei: mi piacciono tutti, indistintamente. spesso trascorro ore a scorrere quadri di tutte le epoche, tendenze, indipendentemente dalle capacità/modalità espressive e dalla fama dei loro autori. posso avere una minima preferenza per Van Gogh e Chagall, nei quali ritrovo due importanti aspetti della mia identità più profonda.
la risposta alla domanda sul disincanto per me richiede maggior riflessione.
ammiro comunque i risultati di logica e di sintetica chiarezza a cui sei pervenuto, sia per la tua giovane età che per il non elevato numero di esperienze a cui fai cenno. complimenti vivissimi!
Rossana, è curioso, perchè l’ho avuta la sensazione che ti riferissi a quanto hai detto. Ma scusami, perchè avrei dovuto procurare un’offesa gratuita a te, quando non so niente di quella persona? Invece sorprende me che tu lo abbia pensato. Speravo di aver intuito male, non capisco. Forse sbaglio a pensare che esistono scalzacani anche nell’ambiente dell’arte, che io ritengo di aver conosciuto?
Avevo un caro amico, scomparso prematuramente, che aveva lavorato con Salvatore Fiume, si chiamava Lino Linossi e credo che qualcosa sulla rete si trovi di lui. Era un pittore e mosaicista di origine friulana, che viveva suppergiù nelle condizioni di quella persona che tu hai descritto, ed era un artista quanto quello di cui mi hai parlato, a sua volta ombroso ma sensibilissimo, perennemente insicuro e “divorato” dalla sua ossessione, un vero “maledetto” suo malgrado, e ci volevamo bene. E anche se io ero un ragazzino, sapevo il “perchè” era un vero artista. Ha continuato ad esserlo fino alla morte, nel 2003, in Germania dove viveva.
Non ho voluto dare un giudizio incentrato sul successo come indicatore dell’artisticità, in quanto questo non dice nulla circa la qualità dell’opera, lo sai benissimo, cosa che vale in fondo per tutti gli aspetti della vita.
Per professione e passione ho avuto contatti con quelli che ho definito tali, ai quali assimilavo anche il mio amico di Lisbona, che millantava di esserlo, non si sa bene in quale campo, visto che i suoi pasticci non li compravano neppure i parenti. Ma questa riflessione l’avevo fatta già in tempi non sospetti, prima ancora di scoprire la velleità a cui puntava quel tipo, ho solo aggiunto lui alla nutrita schiera di “imbianchini” e scalpellini conosciuti in questi anni, che sognavano di sfondare solo per la presunzione, l’ignoranza e l’aura da “tu non sai chi sono io” di cui si circondavano. C’è chi è riuscito ad imporsi, come quei nomi famosi che ho citato, per furbizia, conoscenze e quant’altro. Proprio Hirst ha diciarato che a lui interessano i soldi e con “l’arte” ne fa a palate. A Lino, fintanto è stato in Italia, pagavamo spesso la cena, ma usciti dalla trattoria, se lui aveva mangiato, noi (io quanto meno) eravamo ancora più sazi di lui, per quello che sapeva dire. Non fingeva di essere quello che era, lo era, e il suo carisma non aveva bisogno di dichiararlo, lo sentivi tutto intorno.
Spero di essermi spiegato, perchè ancora non capisco come hai potuto pensare quello che hai detto nel tuo post. Ciao
“…aveva fatto di quell’amore “un fiore all’occhiello della sua vanità”.”
Brava Valinda, non so quanto volontariamente, ma hai messo il punto su uno degli aspetti “costituenti” di quegli amori inutili di cui abbiamo parlato, che spiega in parte i perchè lo sono, ma che io non ho mai voluto affrontare ritenendolo quasi un’eresia, in ragione di come NORMALMENTE siamo abituati a vivere quel sentimento
Non è “Amore” (con la A maiuscola) perchè semplicemente non “vive” per “dare”, come per esempio quello della madre (Amore = “a mors”: negazione della morte, quindi la vita, quello che dà la madre appunto) ma per “avere”, esattamente come il neonato fa con la genitrice, “succhia” la vita e la madre è felice di questo. L’amore, declinato in età adulta, deve avere queste componenti “reciproche”, altrimenti “assomiglia” a quello del neonato, che nella sua azione ” è un amore” per la tenerezza che fa, ma l’amore lo vuole, non dando in cambio altro che quella tenerezza. Spero di essermi spegato e di non urtare la sensibilità di nessuno, com’è successo involontariamente.
Wilde con quella frase dice candidamente come la pervicace “permanenza” in un rapporto di quel genere non denuncia il bisogno di amore verso quella persona, ma il contrario: la necessità di essere amati da quella persona. Che, per i cento motivi che ho cercato di spiegare, rappresenta uno “status simbol” per il proprio narcisismo o vanità se vogliamo. Niente di grave, debolezze umane, ma l’amore a cui si pensa ha un’altra forma e dimensione, e spesso non lo si incontra MAI nella vita.
Si fa in fretta a confondere l’amore con il desiderio, il “bisogno”. Invece si ama veramente solo quando NON si ha bisogno di quella persona. Per quanto ti sembrerà paradossale, se tu amassi “veramente” quell’uomo, ma lui, come, succede, non ti volesse, dovresti accontentarti di vederlo felice con un’altra. Hai capito? Il paradosso vuole solo mettere in evidenza il solito grosso equivoco che gira intorno all’amore, che a un certo punto è unn concetto talmente poco conosciuto che diventa una parola contenitore, nella quale ci si può mettere tutte le sensazioni e i sentimenti che si percepiscono come “belli”.
C’è gente che ha vissuto degne e lunghe storie “d’amore” con lo “status simbol” acquisito, ma è come essere abituati a bere il caffè di cicoria perchè non si è mai bevuto la crema d’Arabia. E’ un succedaneo che gli assomiglia, ma non è caffè.
Rileggiti la frase di Oscar, e capirai che con l’Amore non c’entra niente
verità
è proprio così ! loro odiano le loro vite piatte, l’ ambiente che li circonda e da cui provengono, le piccole e grette banalità che costellano le loro esistenze. ma non hanno il coraggio di dire basta ! di cambiare veramente vita e di IMPADRONIRSI DELLA FELICITA’. meglio sposare donne conformiste e meschine come loro ( come dici tu per poi tradirle o separarsene ), donne che non cercheranno mai la consapevolezza, non cercheranno mai di sconvolgere i loro “equilibri” malati ! molto più comodo passare la vita a lamentarsi di quello che non si ha, piuttosto che tentare di ottenere quello che si vuole veramente. qualcuno dice che non ho niente in mano perchè mi ritrovo single a 40 anni e senza prole al seguito. può darsi che sia così… ma vedi, il fatto è questo: io AVREI POTUTO avere certe cose, se avessi seguito certi schemi ora sarei accasata e con figli, e probabilmente ci sarei riuscita anche con il mio famoso “bandito” bello e maledetto se fossi stata una persona e una donna diversa. ma io come dice rossana non potevo andare contro me stessa, non potevo mettere a tacere la mia coscienza in nome delle apparenze e del quieto vivere. NO ! quella non sono io e la vita che avrei avuto facendo ciò non sarebbe stata LA MIA VITA, ma quella di qualcun altro ! la contropartita in cambio di un marito e dello status di donna “sistemata” era troppo alta: la mia vera identità, la mia libertà, la difesa dei miei principi e delle mie idee, accettare lo “stai zitta femmina che qui comando io”. si certo ! avrei potuto accettare le proposte che, più o meno velatamente, mi suggeriva lui: “tu stai a casa a badare ai bambini, una vera donna non deve fare altro, o lavori solo tre ore al giorno, lavori dove dico io, e penso a tutto io”…ma la mia COSCIENZA, LA MIA ANIMA E IL MIO ESSERE ME LO HANNO IMPEDITO, PERSINO DI FRONTE AI SUOI OCCHI AZZURRI E AL SUO SGUARDO DA CINEMA. è come negli affari: se l’ affare non è vantaggioso non lo accetti, e a me non sembra vantaggioso rinunciare alla libertà di essere me stessa in cambio dell’ “amore borghese”. Lui diceva di volermi molto bene, ma che non mi amava. del resto come si fa ad amare una donna “impura” ? diversa dalle “bambole” a cui era abituato ?!
Quando poi il signorino ha avuto dei problemi, o quando ha rischiato la galera, sono stata io a salvargli il culo, e non le sue belle fate d’ altri tempi che stanno a casa a fare la calzetta ! ….quelle si erano divincolate tutte. ERO RIMASTA SOLO IO, AD AMARLO FINO ALLA FINE
Golem,
“Forse sbaglio a pensare che esistono scalzacani anche nell’ambiente dell’arte, che io ritengo di aver conosciuto?” – no, non sbagli affatto. molto dipende dal metro con cui li giudichi, evitando, se possibile, di farlo in blocco. può essere facile avere un’opinione (soggettiva) su un’opera; secondo me, molto meno su una qualsiasi persona, se non hai avuto modo di avere a che fare direttamente con lei.
mi rendo conto che tra noi c’è un’intreccio quasi perverso su questo argomento, che d’ora in avanti starò attenta a evitare. scusami.
Rossana,
aspetto la tua riflessione sul disincanto.
Sono curioso.
Di esperienze ne ho avute. Sono stato lasciato ed ho lasciato, e l’ho fatto anche in modo abbastanza crudo, dicendo la verità per quella che è, senza ricorrere a ipocrisie, a frasi di circostanza, ad inutile retorica.
Avrei voluto essere oggetto della stessa brutalità della verità, ma evidentemente questo è un lusso concesso a pochi, e comunque non a me, ma poco mi importa ormai.
Paradossalmente io non ho perso niente. Paradossalmente, quando si affronta un abbandono, ci si sente strappare via qualcosa di sé, ma non è così!
Credevo anche che la risposta più giusta da dare a certa gente fosse l’indifferenza. Invece no.
L’indifferenza presuppone la conservazione di un ricordo di una cosa che è stata, ma che ora non è più.
La risposta più giusta è l’oblio, la non esistenza di quella persona su questa terra.
Caia, nome azzeccatissimo per chiamare la mia ex, semplicemente è per me una mai nata.
Lei, e chi come lei, va obliata.
Il tuo ex marito ritraeva te, così come Dalì ritraeva la sua musa.
E’ un bel regalo.
Tu parli di speranza.
Io sono capace di provare speranza, non è che l’ho messa da parte. La speranza non l’ho obliata, però non la indirizzo più su certe cose.
Anche la speranza si proietta sul futuro, ma distoglie l’attenzione su ciò che c’è ora.
Un uomo che, come me, è diventato una mina vagante, e non si nasconde più dietro a certe idee ipocrite ed arcaiche, e non si fa più ingannare da esse, è un problema?
Non credo.
Sicuramente impegnativo da sostenere, ma forse si diventa migliori.
Me lo auguro.
Comunque il mio pittore preferito è Michelangelo Merisi.
M., rispondo alla tua domanda: “Vi faccio una domanda: che differenza c’è, per voi, tra un uomo disincantato ed uno che parte con l’idea di perdere?”
Un uomo disincantato è un cinico (più spesso “nato cinico”, più raramente “diventato cinico”) oppure è un “sopravvissuto” a cose… Devastanti.
Un uomo che parte con l’idea di perdere è solo un uomo che non ha fiducia. Dunque, per me, è uno che ha ancora molta *speranza*. Di rovesciare, al positivo, molto, se non tutto.
Sta a lui, aiutato anche da un po’ di fortuna e dall’esterno, ricostruire la sua fiducia.
Sempre per l’uomo che parte con l’idea di perdere, infine, vi sono casi in cui la sua “fiducia” è irrimediabilmente compromessa (traumi gravi o incurabili, e qui ne approfitterei per domandare a Rossana, perché mi è venuta ora l’idea e mi pare che lei qui sia la più esperta di psicologia e psicoanalisi: Rossana, per la psicoanalisi o la psicologia, esistono traumi – di quelli molto gravi – incurabili? O sono tutti curabili?).
Ok Rossana, ricevuto. Il mio giudizio è sull'”artista” naturalmente, mi sembrava chiaro, ma è inevitabile che se questo non esiste che nell’immaginazione di quella persona, il giudizio “sull’uomo” se lo dà da solo credo. Va bene dai, chiudiamo ‘sta storia, scusami tu. Ciao
Giampaolo come stai?
Maria Grazia, ti va di scambiarci le mail?
Rossana, ti posso scrivere a quell’indirizzo che hai lasciato? Non per impegnarti in scambi di mail. Solo per chiederti come stai, di tanto in tanto, se dovessimo perderci di vista.
Verità,
non sono un’esperta in materia. la psicanalisi l’ho vissuta sulla mia pella per parecchi anni, e poi me la sono continuata da sola.
a quanto so, non tutti i traumi sono curabili. si distinguono a grandi linee fra nevrosi (meno seri) e psicosi (già parecchio più gravi), a seconda della loro qualità ed entità. questi ultimi spesso non sono del tutto guaribili. tuttavia, spesso le cure, se accettate e interiorizzate, possono permettere di conviverci con minor difficoltà e sofferenza.
le condizioni senza le quali è difficile che si possano ottenere risultati sono: la ferma volontà del paziente di sottoporsi ad analisi; la sua età, che dev’essere relativamente giovane (pare che, superati i 35-40 anni, sia più difficile venirne fuori decentemente) ma soprattutto la fortuna d’incontrare il medico più adatto al temperamento e alle esigenze dell’interessato.
ora esistono terapie più rapide della psicanalisi, che sembrano dare ugualmente ottimi frutti. a volte, vista l’attuale fragilità collettiva e la scarsissima capacità d’introspezione, anche una semplice terapia d’appoggio da parte di un qualsiasi psicologo può essere utile. in questo campo, più che mai, volere è potere!
M.,
“che differenza c’è, per voi, tra un uomo disincantato ed uno che parte con l’idea di perdere?”
chi è disincantato si attiene alla realtà e alla concretezza, ai fatti e non alle parole, senza farsi illusioni e senza fare previsioni, né in positivo né in negativo; chi, invece, parte con l’idea di perdere tenderà a essere meno coraggioso, a limitare i propri slanci giocando spesso in difesa, a immaginare nel tempo tutte le ricadute potenzialmente negative.
la differenza fra i due per me consiste nel fatto che il primo, pur non essendo ottimista nel vero senso della parola, si gode il viaggio, nel meglio che da esso può trarre, mentre il secondo, più insicuro e tendenzialmente pessimista, già se lo inquina da solo, prima che ci pensino a farlo lo scorrere del tempo o eventuali circostanze sfavorevoli. il primo vive nel presente, il secondo si proietta, insensatamente nel futuro.
in ambito amoroso entrambi gli atteggiamenti, però, possono subire notevoli variazioni, difficili da controllare, se al protagonista dovesse accadere di innamorarsi anche soltanto un tantinello, nel profondo. quindi, in questo campo le intenzioni hanno più o meno lo stesso valore/potere delle foglie trascinate dal vento…
intelligenza e sensibilità portano quasi sempre alla curiosità, sia nei maschi che nelle femmine, anche se, obiettivamente, queste ne sono maggiormente affette.
Caravaggio è un grande! e ben figura nella mia collezione di cartoline a colori di Madonne con Bambino di tutti i tempi (sempre uguali e sempre diverse), immaginate e immortalate da pittori, più o meno bravi, del mondo intero. la bellezza forse non potrà salvare il mondo ma ha grandi possibilità di renderlo meno amaro e forse, anche, meno egoistico… sempre se ci si accontenta di goderne, senza volersene impossessare che in piccola parte, anche solo con lo sguardo…
—
Verità,
sì, puoi scrivermi a quell’indirizzo mail, avvertendomi quando lo fai, di modo che ti possa rispondere con l’indirizzo che uso abitualmente e che tu nel tempo faccia riferimento a quello e non al primo, provvisorio. apprezzo il tuo intento anche se, come al solito, non m’impegno in termini di correttezza e continuità…
@verità
cara la mia mail è: lapecoraneram@libero.it
scrivimi quando vuoi 🙂
un bacione !
Ecco allora sono disincantato.
Non ho mai sopportato chi si segava le gambe da solo. In tutti i campi.
Ultimamente sto seguendo la battaglia degli omosessuali sul matrimonio.
Sono matti!
Anche qui……..non piace la libertà dei sentimenti.
L’essere umano ha bisogno di catene, di zavorre.
Chissà perché.
Gli omosessuali, liberi, vogliono le catene del matrimonio, mentre gli eterosessuali, che quelle catene le hanno provate, se ne vogliono liberare.
Il matrimonio è un rito arcaico, contro natura che va abolito.
Che mondo strano. Gira al contrario.
Rossana, ma tu sei sempre stata Rossana, oppure anche Ross?
M.,
sono sempre solo rossana, fin da quando LaD ha aperto la prima versione.
nel dirti quali sono i pittori che preferisco ho fatto torto a Giotto, che credo rappresenti la mia parte più realistica.
—
Valinda,
“sono stanca delle delusioni, sono stanca di stare da questa parte. A dover accettare, soffrire e ricominciare. Tutto questo, insieme ad altre mie problematiche, è veramente un fardello pesante per me. Evidentemente sono sbagliata io o è sfortuna, destino ma non ce la faccio più.” – con il tempo s’impara a illudersi di meno e quindi a rimanerci meno male quando le persone non si comportano secondo le nostre aspettative. Purtroppo i momenti bui sono abbastanza frequenti per tutti, per questo o quel motivo. Non è consolatorio pensare a chi sta peggio ma a volte si ha modo d’imparare, per imitazione, a rigirare la frittata dalla parte meno bruciacchiata.
Un amico, più o meno della mia età, che vive con un cane in una roulotte, tramite l’assistente sociale, ha trovato in un cimitero il solo lavoro che gli consente la sopravvivenza. Essendo in cattive condizioni di salute, in quell’ambiente, dove la fanno da padroni ex carcerati, ex alcolizzati, ex tossici, è trattato male da gran parte di questi colleghi inariditi, nonché dai capi, che sono della stessa risma. La grandezza dell’essere umano, che più trovi proprio là dove meno te l’aspetti, consiste nel fatto che è stato “adottato” dai pochi altri operatori che, pur derivando dagli stessi ambienti degradati, hanno saputo rigenerarsi nell’amore. Li definisce “i suoi badanti”, perché hanno per lui tutte le attenzioni possibili. E lui stesso, che per la sua sensibilità, fisica e psichica, non poteva materialmente eseguire alcuni lavori cimiteriali, ha saputo reciclarsi nella veste di “confessore”. Aiuta, con molto tatto, chi soffre nella fase più acuta del dolore per la perdita di una persona cara. L’ultima è stata una giovane sulla trentina, che stava da settimane accucciata sulla ghiaia, vicino alla tomba del fidanzato, per interi pomeriggi, come inebetita. Fragilità che sostiene dolore, senza nulla chiedere in cambio ma ricevendo, però, moltissimo, nel dare un senso a se stesso. Il mio amico è felice del lavoro che ha saputo ritagliarsi, apprezzato da molti abituali frequentatori di quel luogo senza speranze. Sentendolo raccontare di sé e del suo mondo, mi sono riconciliata con mio, che in questo periodo è più pesante del solito. Non è quello che si vive ma come lo si vive che conta! [..]
[…] “È una situazione di conflitto per me. Poi l’aver voluto sapere troppo su di lui ha in parte peggiorato le cose mettendo in luce verità scomode..ma allo stesso tempo almeno l’ho conosciuto davvero.” – Il grado di verità da approfondire è quello via via giusto per te. ll conflitto prima o poi si dissolverà e vedrai chiaro cos’è meglio perseguire. non voler affrettare le decisioni: lasciale lievitare progressivamente e agisci soltanto quando sei sicura di quello che vuoi. A volte poco è meglio di niente; in altri casi, il niente può essere tutto e il tutto niente… a seconda delle persone e dei momenti in cui si trovano a vivere determinate esperienze, volontariamente scelte.
A mio avviso, è importante la consapevolezza di essere stati, se non amati, almeno apprezzati in modo particolare (e possibilmente intimo) da qualcuno dell’altro sesso, non importa se in modo perfetto o carente, se per 10 minuti o 10 anni, con il solo presupposto che il sentimento in questione fosse in quei momenti sincero. si tratta di dare il giusto valore ai frutti che si è riusciti a cogliere, anche se sono soltanto more di rovo. Meglio ammettere con sincerità di aver avuto poco o negare anche quello? Meglio aver amato senza essere stati adeguatamente ricambiati o non aver mai provato per nessuno un sentimento d’amore? Chi ha o ha avuto molto fatica a comprendere il valore del poco.
Interessante l’esempio di Wilde, che ha scritto: “Ogni volta che uno ama, è la sola volta che egli è amato. La differenza dell’oggetto non altera la singolarità della passione: la intensifica, semplicemente”. Meglio se non al prezzo della propria distruzione fisica e sociale, com’è purtroppo successo a lui! Ovviamente, non per tutti vale l’identico sentire, da valutarsi soggettivamente.
Rossana, grazie per la risposta che mi soddisfa pienamente. Ti ho mandato ora la mail per avere il tuo indirizzo usuale, ma non ti devi preoccupare di corrispondere con me in maniera impegnativa. Vorrei chiederti come stai, se ci perdiamo di vista qua… Un abbraccio
Cara Maria Grazia,
anzi, cara Pecora Nera… 🙂 Ti ho mandato la mia mail, grazie…
Rossana, scusa ancora… Ti vorrei chiedere ancora, ma non vorrei affaticarti, quindi se è impegnativo non rispondere, cercherò qualcosa su internet per conto mio in caso.
Per la tua esperienza, o le letture che hai fatto, come lo spiegano gli studiosi di psicoanalisi e psicologia, che cosa succede nel trauma di tipo incurabile? C’è una specie di “rottura”, definitiva, di qualcosa nella mente? C’è una specie di black-out, definitivo?
Verità, io sto bene grazie, e tu ?
M., Verità, leggendo i vostri post nn. 1245 e 1246, credo di essere più vicino ai vostri modi di pensare di quanto credevo.
M., capisco che ora ragioni così perchè una tizia ti ha fregato (come è successo a me), però dissento su due punti che hai espresso:
1) I sentimenti non si possono comandare è vero ! Ma se ami ami. Non finisce un amore se ami davvero.
2) Il passato e futuro contano eccome. Ci vogliono anche certezze nella vita. E in un rapporto che conta bisogna darle. E garantirle.
salve a tutti
riporto qui di seguito il commento che un utente del forum ha scritto in un altro thread, e che secondo me sintetizza efficacemente i concetti e le teorie sin qui dibattute sul tema dei rapporti uomo-donna:
cox2 – 4 luglio 2014 9:44
Non noti la contraddizione? L’amore alto, maturo, quello che durerà, non è dipendente, mentre quello adolescenziale lo è. Sei alla caccia di una dose di ossitocina da consumare tutta subito, per forza poi finisce. Ci vuole costanza, impegno, serietà e maturità per curare un giardino. Senza una sufficiente crescita personale (se non sappiamo ancora chi siamo, cosa vogliamo, qual è il nostro posto nel mondo, se non abbiamo imparato ad accettare i nostri difetti, ci colpevolizziamo e infine affidiamo le nostre scelte all’istinto) cercheremo sempre qualcuno che colmi le nostre lacune, che ci ricordi nostro padre o nostra madre, è qui che scatta la molla della dipendenza, e ci si fa del male sì perché sono rapporti malati tra due individui “non sani”, ancora incompleti. Così accade che, se uno dei due “cresce” (aiutato dall’ambiente esterno) e realizza che non ha bisogno di dover dipendere dall’altro individuo, si rende conto di essere nel bel mezzo di un vicolo cieco. A questo punto sviluppa altre priorità e logicamente, se l’altra persona non ha fatto lo stesso percorso maturativo e non è pronta, la storia finisce.
Sì siamo animali, ma bene o male dotati di ragione, abbiamo capacità di discernimento. La dicotomia istinto/ragione è una battaglia che combattiamo quotidianamente. Se in ambito amoroso-relazionale ci si fosse avvalsi sempre e solo dell’istinto, che imporrebbe alla donna di cercare il maschio alpha e all’uomo di inseminare fino alla linea che il suo orizzonte guarda, la società civile così come la intendiamo ora non esisterebbe nemmeno. Il concetto di famiglia, e con esso quello di monogamia che è subentrato nel corso della nostra evoluzione, che in quest’epoca viene sempre più demonizzato e bistrattato, è frutto di una scelta razionale, più che istintiva, da fare tra persone mature e consapevoli. Ci siamo dimenticati di tutto questo: ci si sposa più per convenzione sociale, per ottenere uno status, che per reale presa di coscienza. Così il matrimonio, anziché essere habitat di scambio, confronto e condivisione, diventa gabbia, da cui alla fine si vuole solo scappare…..
…..Non generalizzerei, dopotutto l’uomo bastardo che citi tu ha presa solo su un determinato tipo di donne (che talora non si reputano degne di essere amate) le quali partono con il presupposto di volerlo cambiare. Una specie di sfida tra crocerossine in missione suicida, qualcosa del tipo “io lo salverò da se stesso! Sono io la prescelta che riuscirà a domarlo” 🙂
giampaolo
LE VERE GARANZIE in amore non esistono. anzi forse non esistono in niente, a questo mondo. anche se so che è bello sperarlo e pensarlo… per questo – come dice giustamente M – il matrimonio non ha alcun senso e andrebbe abolito. se in amore pretendi la garanzia assoluta che l’ altra persona non menta sul suo passato, o che possa assicurarti eternamente il suo futuro, non devi innamorarti e cercare un rapporto sentimentale, ma farti un polizza sulla vita. se vuoi amare devi accettare IL RISCHIO che quell’ amore un giorno possa finire, o che quella persona possa rivelare delle pecche che per te sono fastidiose. scusami ma LA REALTA’ E’ QUESTA. altrimenti siamo liberi di continuare a sognare i principi e le principesse azzurre, gli amori irrealistici, rifuggendo dall’ impegno, dalla pazienza e DALLA TOLLERANZA che un SENTIMENTO REALE comporta. Se ti scrivo queste cose è perchè molto tempo fa ragionavo esattamente come te, e la vita mi ha riservato dolori e batoste incredibili per questo !
Golem, post n. 1232. Ma guarda che io non voglio che mi si dica nulla. E ancora mi chiedi cosa voglio dimostrare con i miei interventi. Guarda che io non voglio dimostrare nulla. Le realtà le hanno spiegate bene anche M. e soprattutto Verità nel suo post n. 1190.
Io dal canto mio posso affermare di aver vissuto due epoche. La prima intorno alla fine degli anni 60/80 in cui esistevano ancora alcuni valori. La seconda dalla fine degli anni 80 a tutt’oggi in cui i valori sono andati pian piano scemando fino a scomparire quasi del tutto.
Oggi vige lo slogan “Cambiamento”. Prima si portavano avanti delle idee. Almirante, Berlinguer, portavano avanti le loro, una contraria all’altra, comunque rispettandosi e mai cambiando bandiera. Oggi le bandiere cambiano continuamente colori. I calciatori rimanevano fedeli alle loro maglie e ne diventavano il simbolo, esistevano i miti, oggi esistono meteore.
Le coppie rimanevano unite e salde, così come le famiglie. E a fronte di qualcuna che poteva essere insoddisfatta e avrebbe voluto cambiare oggi sembra lo siano tutte e tutte vogliano cambiare.
Parlando con le coppie oggi 80enni o con gli 80enni di 20/30/40 anni, fa raramente ho sentito parlare di insoddisfazione, di costrizione e di violenze. Per lo più ho sentito parlare uomini e donne che sostenevano di aver vissuto, sofferto, discusso con i rispettivi compagni ma di essere stati sempre convinti delle loro scelte.
Ho sentito SEMPRE o QUASI SEMPRE le donne ottantenni di oggi, di 20/30/40 anni fa contestare il lassismo, il menefreghismo, la mancanza di sentimenti, il modo di vivere delle coppie e delle famiglie di oggi. Accusando in particolar modo il modo di vivere delle donne stesse. Non sentendosi loro, assolutamente vittime di soprusi maschilisti, come si vuole sostenere.
Gli uomini come lo zio di Maria Grazia sono esistiti e continueranno ad esistere. Così come quelli che useranno violenza alle proprie donne e ai bambini. Così come le donne che usano violenze sui bambini e commettono bambinicidi. Questa è violenza, è cattiveria insita nell’essere umano.
Gli uomini predisposti al tradimento tradiranno sempre le loro donne. E ci saranno di contro le donne che tradiranno i mariti. Perché ragazzi miei ma i mariti fredifraghi con quali donne tradiscono le proprie compagne ? Non andranno mica tutti a prostitute.
Ma il problema non riguarda queste categorie di persone che purtroppo sono il marciume. Il problema riguarda la gente normale, seria,….
…quella che ha perso i valori di cui parlava. Forse troppo manipolata da menti e tam tam esterni. Forse per mancanza di personalità.
Nessun problema, Verità.
non ne so molto. credo che il trauma di tipo incurabile si collochi non in un semplice disturbo della personalità, a livello più o meno invalidante come ad esempio il disturbo ossessivo compulsivo (il detective Monk della tv, tanto per intenderci), che può spaziare dal controllare tre volte la chiusura della luce e del gas, prima di uscire di casa, al non poter camminare su un certo tipo di mattonelle o all’essere costretti a gestire i propri piedi in un modo strettamente prestabilito. questo disturbo, come varie fobie, possono essere, se non totalmente debellati, almeno tenuti più o meno sotto controllo, a seconda della loro intensità. creano comunque danni abbastanza relativi nelle scelte di vita, limitandosi a complicare la quotidianità.
il trauma vero e proprio si ha quando la personalità del soggetto viene gradualmente alterata al punto tale da arrecare conflitti permanenti nel suo modo di sentire e di agire, acuendosi in determinate circostanze vitali della sua esistenza. a seguito di quel specifico evento la sua identità iniziale viene compromessa o stravolta, rendendolo quasi alieno a se stesso, come, in punte estreme, nella schizofrenia. in alcuni casi, rimosso un trauma non troppo grave, la vita può riprendere il suo normale corso con maggior equilibrio e serenità. in altri, il trauma è troppo profondo per essere totalmente rielaborato, oppure ha favorito l’accumularsi di altri microtraumi, per cui diventa quasi impossibile venirne a capo.
i primi rendono difficile la normalità in alcuni momenti e in alcune circostanze. gli altri, invece, permeano l’individuo a tali livelli da spingerlo su strade per lui difficilmente percorribili in ambito di scelte di vita più importanti. un classico, abbastanza leggero, potrebbe essere la coazione a ripetere scelte sbagliate, soprattutto in amore e da parte di donne, per punirsi inconsciamente di colpe in realtà mai commesse.
spero di essere stata abbastanza chiara e di averti dato per lo meno un’idea della differenza fra le due grandi classi di patologie psichiche. se qualcosa non ti è chiaro o vorresti fosse approfondito, dimmelo e cercherò di risponderti meglio che so.
un abbraccio.
Giampaolo, bene, mi fa piacere…
Io… Insomma, devo dire. Non ho più il “blocco” di cui vi ho parlato. Dopo questo è uscito tanto tanto dolore, quindi sono stata – e sto ancora – male. Però voglio sperare che questo “fluire” del dolore, e lasciarlo scorrere sia ciò che ho già, fortunatamente, sperimentato nella vita: che poi, dopo, anche se non so ancora precisamente quando accadrà, starò meglio, starò bene.
Concordo con i tuoi due punti. Neanche io ero e sono d’accordo con M. e non avevo replicato perché mi era sembrato estremamente convinto (ad esempio sul fatto che il passato non conti), ma più che altro per una reazione, quasi “fisiologica”, che in futuro, in lui, si sarebbe poi riequilibrata…
Il passato, naturalmente, è importante, eccome, come tu dici, Giampaolo. Anche se si dice comunemente, ed è per me molto giusto, che “non si deve vivere nel passato”.
Riguardo l’amore che “non finisce” anche sono d’accordo, ma vorrei specificare meglio.
L’amore finisce, come tutti vediamo…
Quello che io intendo è che non finisce SE entrambe le parti LO CURANO, quell’amore.
Dunque quello che io penso, più precisamente, è: l’amore, solitamente (come vediamo), finisce eccome, per la maggiore. L’amore CHE SI CURA invece non finisce mai, e ve ne sono tante prove. Basta domandare, appunto, a chi si ama da una vita: sempre le stesse cose vi diranno. Che ci sono i problemi, le crisi, le rinegoziazioni, i litigi, le discussioni, i periodi difficili ecc., ma al contempo vi diranno che queste cose sono state superate, INSIEME, stando lì, impegnandosi, e poi ancora, vi diranno della loro reciproca ATTENZIONE, costante attenzione, l’uno per l’altro. La costante CURA.
Qualsiasi GRANDISSIMO amore finisce, se non c’è cura e impegno. L’amore non cade dal cielo, servito su un piatto d’argento.
E’ un “miracolo” incontrarsi, incontrare la persona giusta, corrispondersi nei sentimenti, riconoscersi. Ma dopo il “miracolo” viene un grande… Lavoro. E non si può pretendere di andare avanti, col GRANDE amore, a suon di “miracoli” quotidiani…
Dunque tutti gli AMORI di tutte le persone, di tutto il mondo, che sono finiti, ed erano partiti “benissimo”, erano potenzialmente l’amore della vita, l’amore infinito.
giampaolo
l’ amore e i valori veri esistono ancora, solo che si esplicano in una forma diversa rispetto al passato. viviamo in un’ epoca in cui ormai tutto è in continua evoluzione ( basti vedere le tecnologie nuove che spuntano fuori quasi ogni mese e che “rivoluzionano” la vita quotidiana e lo svolgimento del lavoro )quindi anche la società volente o nolente subisce, assorbe o imita questa continua tendenza al cambiamento. le coppie con cui tu hai parlato è molto probabile che – per un senso di pudore tipico delle persone d’ altri tempi – ti abbiano nascosto la verità, e cioè che la loro vita coniugale non è poi stata questa meraviglia e che si stava insieme più per costrizione che per reale volontà e convincimento. un tempo era molto più difficile – specie per le donne – abbandonare il marito di quanto non lo sia oggi. l’ amore può non esserci o può venire a mancare anche in assenza di maltrattamenti e comportamenti gravi. le mogli di una volta “decidevano” di restare anche in assenza di amore, PERCHE’ NON POTEVANO ANDARSENE. dubito che le donne 80enni con cui hai parlato siano state del tutto sincere, e ho anche come l’ impressione che INVIDINO quella libertà che noi donne di oggi abbiamo, e di cui loro non hanno potuto godere. una donna NON PUO’ essere soddisfatta nel “sottostare” ad un uomo per tutta la vita e di fare solo la casalinga, e nessuno potrà mai convincermi del contrario manco se lo vedo !
bisogna cominciare ad accettare che i vecchi schemi sociali sono saltati, che le dinamiche dei rapporti NON POSSONO PIU’ ESSERE QUELLE DI UNA VOLTA, e chi non vuole o non riesce a comprenderlo è destinato ad essere perennemente infelice, perchè insegue qualcosa che ormai non esiste più. è come se io mi mettessi a cercare l’oro dove l’ oro non c’è, ma c’è il rame. se c’è il rame io prendo quello e cerco di usarlo al meglio, sfruttandone i LATI BUONI. non pretendo l’ oro a tutti i costi, rimanendo così eternamente a mani vuote…
Verità,
queste conclusioni sono da manuale!
“Qualsiasi GRANDISSIMO amore finisce, se non c’è cura e impegno. L’amore non cade dal cielo, servito su un piatto d’argento.
E’ un “miracolo” incontrarsi, incontrare la persona giusta, corrispondersi nei sentimenti, riconoscersi. Ma dopo il “miracolo” viene un grande… Lavoro. E non si può pretendere di andare avanti, col GRANDE amore, a suon di “miracoli” quotidiani…
Dunque tutti gli AMORI di tutte le persone, di tutto il mondo, che sono finiti, ed erano partiti “benissimo”, erano potenzialmente l’amore della vita, l’amore infinito.”
c’è differenza non da poco tra l’innamoramento, che fa sì che le persone s’individuino fra loro (sia istintivamente che razionalmente) e l’amore, che si costruisce e si deve rinnovare giorno per giorno, a seguito d’impegno, pazienza e tanta buona volontà, da parte di ENTRAMBI i partner.
il primo è forse determinato in gran parte dalla necessità di riproduzione dettata dalla natura; il secondo sposta l’obiettivo sulla realizzazione di progetti condivisi e sulla stabilità di un benessere emotivo personale, basato, per alcuni aspetti legali, su regole di tipo sociale a carattere necessariamente astratto.
Be’ MG, grazie per aver pubblicato il post di Cox2. Parla di istinti e dipendenze dagli ormoni che produciamo come ho avuto modo di dire in più di un intervento. Così come ricordo di aver scritto che le “unioni” sono una necessità di mutuo soccorso che si è ufficializzata col matrimonio, che è una ” benedizione” di natura sociale, perché è la cellula sulla quale si incentra la società appunto. Valinda ha nostalgia di quei momenti d’amore del suo irraggiungibile amato, ma non sa che quello che desidererebbe e’ proprio l’effetto di quelle ” droghe” che le mancano, e che il suo organismo produceva grazie alla presenza del suo amore che non l’ha corrisposta.
Per quanto cinico possa apparire, i nostri piaceri, desideri e persino l’amore, specie quello passionale, e’ solo un alternarsi di cocktail di noradrenalina o ossitocina. Il primo quando siamo appassionati e frementi, il secondo quando siamo appagati.
Ricordi, nostalgie e desideri non sono altro che il bisogno di queste sostanze. Che vogliamo ” giustamente” chiamare ore.
Giampaolo, ti rispondo tra un po’. Tutta questa “chimica” ha prodotto l’arte, la letteratura e la poesia che conosciamo grazie all’intelligenza, che a sua volta “dipende” da altri ewuilibri fisico chimici. e’ il modo con cui agiscono che e misterioso, ma i sentimenti arrivano da li, e non da chissa dove.
Giampaolo, ti rispondo dopo, ora sto uscendo con l’inglese. Ciao
Verità, io rimango sempre del parere che il Vero Amore non finisce. Altrimenti vuol dire che non era Amore.
Qualsiasi cosa si può rompere. Ma quasi ogni Cisa può essere aggiustata. E se non ti impegni per aggiustarla vuol dire che non te ne é mai importato nulla.
Altrimenti si fa come con i telefonini. Quando non ci garbato più si sostituiscono.
Se tieni ad una cosa dai di tutto per mantenerla in vita.
Maria Grazia, finalmente la verità vera! Tu ragioni così a seguito di batoste ricevute. Così come M. e Verità è ovviamente me.
Ma io non cambio idea su ciò a cui credo. Per ne l’Amore é appartenenza. Io non posso, non riesco a cancellare un Amore perché questo mi ha deluso e mi ha
ferito a morte.
Posso non credere più agli altri così come sostengo da mesi su questo forum.
Perfetta la lettera che hai postato. Sembra scritta con la mia testa. Ho sempre sostenuto che oggi non si conosce se stessi e non si sa ciò che si vuole.
Io ho imparato a conoscermi e a sapere ciò che volevo. Quando mi sono sposato ero cosciente di quello che stavo facendo.
Ma io ero certo di ne. R davo garanzie. Le stesse che do ora. Se prendo un impegno lo mantengo. Altrimenti non lo prendo.
Così come i sentimenti. Non si comandano. Non ho mai detto ti amo in vita mia. Perché é una frase importante. L’ho detta e ripetuta una sola volta nella mia vita. Ma sapevo cosa volesse dire. E i fatti mi danno ragione: io lo saoevo…gli altri non lo sapevano.
Ciao a tutti,
il mio modo di pensare non è una reazione fisiologica, ma una constatazione che deriva da un’esperienza vissuta, finita, metabolizzato e passata.
Io vivo una storia molto bella con la mia attuale fidanzata che sa benissimo come la penso.
Sa di avere di fianco una persona che è prima di tutto centrata su se stesso, e poi sull’esterno.
Alla mia fidanzata non faccio promesse sul futuro, per i motivi che ho già detto, ma l’unica cosa che le posso garantire è la presenza di un mio sentimento vero e forte verso di lei, per tutti i giorni che le starò accanto, che sia un mese, dieci anni o tutta la vita. Non lo so e non mi pongo il problema.
Da quando ho capito che chiedere ai propri amanti delle garanzie, sia una cosa profondamente ingiusta, vivo il mio rapporto in maniera molto più matura e consapevole.
Non ci sono immature dipendenze da soddisfare, perché io dipendo solo da me.
Sono una persona indipendente che non ha bisogno di un rullo asfaltatore che colmi i buchi lasciati da quei traumi che tutti, prima o poi, devono affrontare.
Anzi, io di traumi non ne ho, perché non ho mai lasciato i conti a metà con me stesso.
Io non cerco negli altri delle garanzie per me,non cerco negli altri delle qualità che dovrebbero colmare le mie mancanze.
Le mancanze personali sono, appunto, personali, e non mi sogno più di dire ad una donna “io da te cerco questo, questo e questo”.
Le qualità che mi piacciono le rincorro e le coltivo da me.
Una persona dovrebbe stare con la propria compagna per quello che ha, e non per quello che sarebbe obbligata a dare.
I colpevoli delle nostre mancanze siamo solo noi, e non possiamo gravare sulle spalle di altri.
Non concordo su chi garantisce, a priori, l’esistenza e la non fine di un amore.
Nessuno ha la palla di vetro sul proprio futuro..
Chi afferma il contrario è spinto, probabilmente, da un carattere abitudinario, che preferisce la quantità alla qualità di un rapporto.
Ciao ciao
M.
giampaolo
io credo che essere giunta alle conclusioni a cui sono giunta non significa essere “incattiviti” da passate esperienze, nè tantomeno significa rinnegare quello in cui un tempo si credeva. IO CREDO NEL VERO AMORE, SO CHE ESISTE, CI HO SEMPRE CREDUTO E CI CREDERO’ PER SEMPRE. ma ho raggiunto una consapevolezza e una maturità che mi consentono di avere una visione dei sentimenti che esula da puri fattori opportunistici ( io sono in grado di amarti sono se mi dai la “certezza” che durerà per sempre, solo se mi dai delle garanzie ). questo tipo di “amore”, con tutto il rispetto, io lo lascio ai pavidi, a quelli che hanno la pretesa, o meglio l’ illusione, di voler controllare tutto. Io in amore – ma come anche in altri ambiti – MI SONO ASSUNTA IL RISCHIO DEL VIVERE, ho accettato l’ idea che posso vincere o perdere ( mentre quando ero più giovane l’ idea di “perdere” per me era inaccettabile, e le conseguenti e inevitabili delusioni che poi sono arrivate per questo mio modo di ragionare, mi hanno devastato ). Ho riportato il post di cox non per sottolineare che il vero amore è quello che frena tutti gli istinti e dura in eterno, ma quello che sa ASCOLTARE L’ ALTRO al di là delle etichette che gli si vuole dare ( matrimonio, convivenza, coppia fissa ecc… ) e al di là delle gabbie in cui lo si vuole intrappolare.
il mio pensiero riguardo all’ amore è splendidamente espresso da quanto scritto da M. nel post n. 1282
Scusate gli errori dovuti anche a questo maledetto apparecchio che decidono da soli quali parole usare. Il terzultimo capoverso si chiudeva con” ore” ma doveva essere ” amore”
Giampaolo. Ok, abbiamo capito che non ci sono più i valori dei bei tempi che furono. E che facciamo? Io dico per fortuna, perché certi “valori” di una volta erano pieni di ipocrisia , tu dici peccato. Ma ci sarà qualcun altro, (altra in questo caso) che la pensa come te, non credi? Si tratta di incontrarla, e per questa ci vuole fortuna, come ho detto cento volte, ma bisogna crederci.
Però Giampaolo, capisco che è difficile abituarsi ad una realtà che non ti aspettavi, ma devi avere fiducia nel futuro. So che è una cosa banale quello che ti ho appena detto, ma lo è perché non vedo alternative se si vuol vivere. M dice che esiste solo il presente, ed e’ vero: e’ l’unica cosa che esiste “concretsmente”. Ma contrariamente a quello che dice M, il presente non esisterebbe senza il passato e non avrebbe senso senza il futuro. Il futuro lo si puo’ progettare, immaginare, e si vive immaginando e progettando, perché questa e’ la prerogativa che caratterizza l’intelligenza dell’uomo ma anche una necessita’, sono hli animali che vivono solo il presente, e sono rimasti tali proprio per questa loro caratteristica. Quando un uomo smette di progettare smette di “vivere”.
Poi, sai com’è, può succedere anche di non farcela, ma se non ci si prova, se non si spera non c’è la si fa di sicuro.
Io credo che dovresti smetterla di imprecare contro i tempi che viviamo, perché tanto non cambiano. Non serve a niente. Serve più continuare ad essere se’ stessi e continuare a “vivere” il proprio mondo, quello col quale si “viaggia” in questa vita. E se qualcuno da quel mondo e’ ” sceso”, si è liberato un posto, e chissà che questo non venga presto occupato da un’altra passeggera.
Ma M ha ragione: nessuno può garantire il proprio futuro sulle aspettative di un altro. È per questo che muoiono gli amori ( e cambiano gli ormoni che li hanno fatti nascere)
Ciao
“il presente non esisterebbe senza il passato e non avrebbe senso senza il futuro”.
Golem, questa è retorica, e non vale.
Ovviamente non c’è presente senza passato ed il domani arriverà sempre, fino a quando sorgerà il sole.
Dico solo che essere delle persone centarate su ciò che si fa, essere concentrate, è un bene prima di tutto per se stessi e poi per gli altri.
Io credo nell’amore, tanto è che lo sto provando sulla mia pelle, ed è un tipo di amore decisamente più maturo e completo del mio penultimo. Io mi nutro di questo che c’ è ADESSO, e io non sono uno che trasmette a chi mi sta vicino, il patema di chi sta su un ciglio del burrone. Sono dell’idea che i rapporti umani vadano curati. Compresi quelli amorosi.
Credo nelle cose concrete e non nelle favole. Forse questo può creare delle insicurezze a chi sicuro di suo, non è.
Si dice che i valori di una volta non ci siano più.
Ecco, io non sono d’accordo su questo.
I valori sono l’espressione di una società in un dato momento storico, in un luogo geografico, e la storia cambia, e con lei i suoi valori.
I valori diventano peggiori? Migliori?
Dipende. È una valutazione soggettiva.
Ogni persona sceglie quali valori abbracciare, quali barattare e quali scartare. Sceglie in base alla propria coscienza, ai propri studi, alla propria educazione.
L’essermi svincolato da certi modi di pensare che io reputo vecchi, perché prodotti da una società che non c’è più, mi ha permesso di vedere ciò che di bello e di valore ha la nostra società.
Dal canto mio, ho certi valori, pochi, ma essenziali, non barattabili, e li porto avanti indipendentemente da quello che mi succede.
Chi c’è c’è, e chi non c’è non c’è.
Quella consapevolezza che hai ragggiunto e che dichiari con chiarezza, e’ frutto del tuo passato, e nello stesso tempo e’ un progetto per il futuro. Non sfuggi alla tua ” umanita”, neppure se ti metti d’impegno. Un licaone lo fa, un pettirosso, ma non tu. Non è retorica M.
Hai una prosa seducente, e io stesso ne sono affascinato, ma questo fenomeno ho imparato a conoscerlo bene, proprio nell’ambito che stiamo discutendo, e so quali effetti produce su chi la subisce, e quanto questi effetti agiscono sul senso critico del seducendo, in amore soprattutto.
E se senza fare troppi giri di parole, dopo aver sfrondato di quelle sensazioni i tuoi ragionamenti ti dicessi che tu hai semplicemente paura? Cosa mi risponderesti? Onestamente.
Come vedi e’ difficile sfuggire ai valori di cui parli, anche se appartengono ad una societa’ che non c’e piu, almeno quanto lo è essere coerente coi propri, soprattutto quelli “appena nati”, come nel tuo caso.
Il ” cinismo” (nell’accezione originale greca) è una filosofia vincente per vivere, ma perdente in amore, anzi, e’ l’antitesi dell’amore, che già nella visione naturalistica contiene in se’ un progetto da perseguire che non può che essere assecondata da quella morale. A prescindere dai valori contingenti nei quali si esprime.
Parli del tuo penultimo amore, dichiarando cosi’ che ne stai vivendo un ultimo. Quale dei due merita questo nome dopo la tua maturazione? Ma soprattutto, quale sarà stato quello che avrai “amato” di più dei due. Il primo? Io credo di si. Quello “sei” tu.
Ciao.
Maria Grazia, Golem e dagli ultimi post anche M.
In tutta sincerità non ho più parole e mezzi per cercare di esprimermi e farvi capire ciò che vorrei.
Forse siamo troppo distanti per capirci.
A questo punto vi cito una canzone, un testo: “L’emozione non ha voce”, scritto da Mogol per Celentano.
Credo che il senso dell’amore uomo/donna sia racchiuso li.
Credo ci siano tutti gli elementi. Anche è soprattutto le certezze: “…la mia compagna tu sarai, fino a quando so che lo vorrai…”. Si danno certezze, io sarò sempre il tuo compagno, a meno che tu non voglia essere più la mia compagna. Ma io la mia certezza te la do.
Leggete il resto ragazzi. Quello é l’amore, ed é anche semplice.
Non ha bisogno di cose complicate.
Golem, perdonami ma i valori di prima erano valori. L’ipocrisia eventualmente c’e’ oggi.
M. Chi afferma che un vero amore non finisce non é un abitudinario. Ma solo uno che sa quello che vuole. Ed é sicuro di sé e dei propri sentimenti. Semplice!
Maria Grazia. Il matrimonio non é una gabbia se si ama. E poi non é che sia necessario. Io per esempio non mi sarei sposato. E lo avevo detto a lei. Era lei che voleva mettere nero su bianco non io.
A me non serviva nulla di scritto. Avevo, e ho una sola parola. E un solo cuore!
“Il cinismo” (nell’accezione originale greca) è una filosofia vincente per vivere, ma perdente in amore, anzi, e’ l’antitesi dell’amore…”
Secoli fa un uomo pronunciò la seguente frase: “il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere”.
Il nome di questo uomo era Oscar Wilde.
Wilde è stato sicuramente una persona cinica, ma di certo non è stato antitesi dell’amore.
Wilde, per il suo amore, è stato umiliato come essere umano, spogliato di qualsiasi dignità, condannato ai lavori forzati, alla miseria, alla malattia e alla morte, senza mai rinnegare nulla, e se il suo “De profundis” non è una sublimazione dell’amore, allora non so che dire.
Wilde, come tanti altri, è la prova che la tua teoria che vedrebbe cinismo ed amore agli antipodi, non regge.
Per quanto riguarda la mia ipotetica paura, ti posso dire che se avessi avuto paura avrei fatto come fanno molti, paurosi e perdenti: chiuso in un angolo, a praticare sesso, ad usare le donne come oggetto, e nulla più.
A parer mio questo comportamento è l’imbarbarimento assoluto.
Io ho fatto e faccio esattamente l’opposto.
Non mi privo di nessuna passione, non solo amorosa, ma faccio tutto ciò che mi piace. Una vita appagante.
Le questioni si affrontano di petto solo se si ha la consapevolezza di cosa potrebbe accadere, e della forza che ci vuole per combattere nel raddrizzare le cose. Me ne sbatto di nascondermi dietro ai paraventi, non mi importa delle ferite che potrò avere in futuro. Me le prenderò tutte e le guarirò tutte.
Io ho avuto la fortuna di cadere in frantumi e di ricostruirmi da solo.
Per molti questa cosa è una disgrazia, per me, invece, è stata un’opportunità, un punto di svolta.
“Parli del tuo penultimo amore, dichiarando così che ne stai vivendo un ultimo. Quale dei due merita questo nome dopo la tua maturazione? Ma soprattutto quale sarà quello che avrai “amato” di più dei due? Il primo? Io credo di sì…”.
Sicuramente il secondo (corrente), ed il perché di questa mia affermazione te lo sei già detto da solo in quello che hai scritto. Hai utilizzato una parola che è la chiave di volta, che fa la differenza: maturazione.
Non c’è paragone tra il grado di maturità con il quale ho affrontato il penultimo e quello con cui sto affrontando questo.
E meno male che amori differenti si vivono in modo differente, perché vuol dire che si è cambiati.
Quindi il termine “amato” lo possiamo liberare dalle virgolette, perché ho amato e ora Amo
Credo che anche tu, Golem, abbia vissuto i tuoi amori in maniera differente. Qualche amore in stile Moccia ed altri con più maturità.
Anche tu avrai acquisito negli anni più consapevolezza di te stesso e avrai riversato questo lato nei tuoi rapporti.
In fin dei conti che male c’è a vedere le cose per quello che sono realmente?
La mia prosa risulta seducente?
Mi spiace, soprattutto se seduco un uomo 🙂
Comunque ho sempre preferito Eraclito ad Antistene e Diogene di Sinope.
Nel πάντα ῥεῖ mi ci ritrovo di più.
Ciao!
“M. Chi afferma che un vero amore non finisce non é un abitudinario. Ma solo uno che sa quello che vuole. Ed é sicuro di sé e dei propri sentimenti. Semplice!”
I cavalli buoni si vedono a fine corsa, non nel mentre.
“Si danno certezze, io sarò sempre il tuo compagno, a meno che tu non voglia essere più la mia compagna. Ma io la mia certezza te la do”
Mi piace molto la frase: «Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza».
Forse si sbagliava Lorenzo De’ Medici a pensarla così, però……..
Ciao Giampaolo!
La canzone che hai indicato è molto bella, e contiene molti se, molte ipotesi.
Maria Grazia, concordo con il post da te riportato di Cox2. Tuttavia, mi pare di capire che ne diamo lettura un po’ diversa.
Cox2 scrive: “Il concetto di famiglia, e con esso quello di monogamia che è subentrato nel corso della nostra evoluzione, che in quest’epoca viene sempre più demonizzato e bistrattato, è frutto di una scelta razionale, più che istintiva, da fare tra persone mature e consapevoli. Ci siamo dimenticati di tutto questo: ci si sposa più per convenzione sociale, per ottenere uno status, che per reale presa di coscienza. Così il matrimonio, anziché essere habitat di scambio, confronto e condivisione, diventa gabbia, da cui alla fine si vuole solo scappare…..”.
Non dice affatto che le persone non si dovrebbero sposare, ma che (OGGI) si sposano con sempre meno consapevolezza (di sé, dell’altro e di ciò che si sta/stava facendo), cosa che si può riscontrare, ampiamente, in ogni altro ambito della vita. Ergo: il matrimonio DIVIENE una gabbia. Ma come il resto, eh. E non diviene una gabbia, guarda caso, in chi ha un matrimonio soddisfacente (e le premesse, perché ciò accada, sono appunto la maturità, la consapevolezza, di conseguenza la consapevolezza dei PROPRI sentimenti e di ciò che si sta facendo: si sta facendo, si spera, ciò che SI DESIDERA, che ci dà FELICITA’, gioia, godimento, realizzazione).
La gabbia, insomma, Maria Grazia, SIAMO NOI, in caso. Ce la creiamo noi. E non è *insita* NEL matrimonio in sé. Tanto è vero che la profondissima insoddisfazione, diffusa, vale per tutti gli “incasinati” di questa terra: single, conviventi, semiconviventi eccetera.
Riguardo al “cambiamento” di cui tu parli. Ora, siccome tu sei l’AVANGUARDIA da quando, presumo, avevi cinque anni, non puoi pretendere che gli altri si adeguino, così, al volo, dopo secoli, come sai fare tu : )
Quindi, tolta te, ti dico: il “cambiamento”? Ma quale, ma dove? Torno al discorso della pubblicità: si sono CREATI AD ARTE, desideri impossibili, finti, irrealistici, “lontani”, che nulla hanno a che fare con gli esseri “umani”, CONDANNANDOLI alla perenne insoddisfazone e INFELICITA’. Arrivo a dirti anche a una infelicità “costruita”, inesistente, ma tuttavia, alla fine, esistente eccome. Esempi? Un bambino, buttato alla TV e ai videogiochi, rincoglionito, “incantato”. Prendilo, e portalo fuori o in gita: e vedi che è UN ALTRO. E gli torna subito IL SORRISO. Si RIANIMA. Come se prima fosse morto e ora vivo.
Caro M, la famosa frase di De Medici piace anche a me.
Ed ho imparato ad applicarla nella vita.
Ma oltre a vivere il presente, soprattutto perché, caro M, si può morire anche domani, ho imparato a dare certezze. Se ti dico che domani alle otto ti passo a prendere in macchina, cascasse il mondo li faccio.
Poi se capita un evento imponderabile che mi impedisce di farlo non dipende da me.
I cavalli buoni si vedono a fine corsa? Si vero. Lo dico sempre ad ogni inizio del campionato di calcio.
Infatti caro amico, come ho già scritto, non ho mai detto che sarei arrivato a fine corsa. Una sola volta nella vita. Ma avevo un cuore imbattibile e correva soli per una persona.
Le ipotesi si fanno quando non si conoscono le questioni. E allora si ipotizza che sia andata o che possa andare in un certo modo.
La canzone che ti ho citato non su basa su ipotesi. Quelle le hai volute vedere tu.
Buona giornata.
Buongiorno a Tutti.
Ciao M. Nel “panta rei” ci ritroviamo tutti, volenti o nolenti, la differenza la fa solo la visuale nella quale ci si ritrova soggettivamente. Ma contrariamente a quello che appare, non è il tempo a passare, ma noi, amori compresi.
Basta vedere la modesta (in termini numerici) platea di partecipanti a questo forum, quante variegate opinioni esprime rispetto al medesimo episodio.
Wilde ha creato e citato migliaia aforismi, mai banali, spesso in contrasto tra loro ma non credo che li abbia applicati alla lettera alla sua way of life. La sua vita è l’esempio della creatività artistica, non della coerenza, e a noi piace per questo, perchè ha vissuto sotto la spinta delle emozioni e della sua sensibilità, che lo ha portato ad esserne vittima, per l’intensità dei piacere e dei dolori che ha provato, che venivano amplificati dal suo genio artistico, appunto. Non era un cinico, gli sarebbe piaciuto poterlo essere in certi momenti, questo sì, ma non c’è mai riuscito. E la dimostrazione è la qualità e l’intensità delle sue opere. Il cinico lo è costituzionalmente non si accorge neanche della differenza, e lui non aveva quella costituzione, come mi pare non l’abbia tu, che con le tue dichiarazioni appari più epicureo: ti accontenti e godi di quello che viene ( letto sempre nella accezione originale).
Caro M. non so se ho vissuto amori alla Moccia, che conosco appena per motivi generazionali, ho vissuto tragedie certamente, una sicuramente. Ho conosciuto anche stronze, una sicuramente, e il passare degli anni mi ha attenuato la spinta idealistica verso la manifestazione amorosa, riconoscendo in questa l’ormai stracitata spinta fisiologica di cui spesso parlo. Ma un bel giorno, serenamente rassegnato ad accontentarmi di quanto la vita mi offriva, ebbi la fortuna di incontrare la donna che ano da oltre vent’anni, e in lei ho visto finalmente la “mia” immagine riflessa nella maniera che mi piaceva. Quella è stata per me la maturazione di cui parli: aver trovato la famosa anima gemella. Mi sono reso conto solo con lei di quanto certe emozioni siano funzionali solo ad uno scopo, che con l’amore vero hanno poco o nulla a che vedere, ma che vengono chiamate amore per le sovrastrutture morali che nei secoli ne hanno deciso la collocazione etica.
Trovo difficile spiegare compiutamente la differenza, non essendo possibile trasmettere comprensibilmente tutte le sensazioni che mi hanno portato a questa conclusione, e l’esempio più vicino >>>
>>> è quello del cieco e dei colori. Da cieco, quale ero mio malgrado, se mi avessero parlato dell’arcobaleno avrei risposto che non esiste, perchè per me esisteva solo il nero. Lo so è difficile e incompleta come spiegazione, ma il senso è quello.
Maria Grazia, ancora. Poi ora ti posso spostare il tutto su un piano CONCRETO: quante volte pensi che un essere umano, in una vita media di settanta anni, possa COSTRUIRSI una vita? Che significa un tetto sulla testa, una famiglia (se la desidera: come la maggioranza la desidera, e finiamola, per cortesia, con ‘sta storia che la donna vuole il tetto sulla testa, il matrimonio, il bambino, le garanzie, e l’uomo invece no… Dai, su…). Quante? Dieci, dodici, quante?
Insieme a ciò, in parallelo, si è distrutta una INTERA ECONOMIA. Sfugge questo?
Quanti lavori crediamo che una persona possa svolgere in vita sua? Io a quaranta, di miei, ne ho contati cinquanta. E ora sono FINITA, distrutta. E lo dico con una certa “serenità”, diciamo. I ventenni, tantissimi, si sentono distrutti, finiti, ORA.
Hanno l’esaurimento nervoso a venti anni. Io ho iniziato a sentirmi, essere, esaurita, a quaranta.
Rossana, ti ringrazio tantissimo. All’inizio la tua risposta era molto soddisfacente per me. Dopo invece, trattandosi di cose molto complesse, mi sono ripersa (sono anche molto stanca mentalmente, questo va detto ed è un limite tutto mio, vorrei precisare) e ora sono più confusa.
Provo allora a tornarci un attimo. Uno o una che ha un trauma incurabile, come lo manifesta? Posso dire, per esempio, che inizio a vedere come se avesse PIU’ PERSONALITA’. Cambia continuamente IDEA, obiettivo, umore, sentimenti…?
Oppure viaggia tipo a “compartimenti stagni”. E’ come se, in base alla situazione, all’ambiente, sotto un apperente “adattarsi”, diviene completamente diverso: perciò se è al lavoro diventa uno squalo… Se è con gli amici fa il divertente e il “calmo” e sicuro di sé… Se è con la moglie e i figli (o col marito) è ipocrita e si tiene tutto dentro… Non riconosce le SUE emozioni più profondi, i SUOI desideri più profondi, e inizia, talora, segretamente, a domandarsi: ma chi sono? Cosa sto facendo? E poi, poiché è pressato dalla vita e dagli eventi, questo dura poco… E rientra, sempre più, in RUOLI: sa che cosa gli viene chiesto, ed ESEGUE. Ma chi gli sta VERAMENTE accanto capisce che NON C’E’…
Che c’è qualcosa che non va… Che è come se non ci fosse, come se fosse lì, ma fosse altrove.
Giampaolo, tutta la mia comprensione.
Che delirio, ragazzi… Non esistono “valori vecchi” e “valori nuovi”. Esistono (esistevano…) i valori universali.
Che oggi si chiamano: egoismo, opportunismo, individualismo, competizione, ipocrisia, per dirne alcuni.
M.,
mi ha fatto piacere leggere cosa pensi di Wilde, che condivido.
e per ora mi fermo qui…
Verita
Un bacio per i tuoi post 1291 e 1295.
Ma sei vera?
Dove sei che vengo a cercarti ?
Smack!
Buongiorno a tutti!
Giampaolo,
“…ho imparato a dare certezze. Se ti dico che domani alle otto ti passo a prendere in macchina, cascasse il mondo li faccio”.
Credo che tu ed io possiamo essere d’accordo nel notare che il peso di una promessa per un passaggio per l’indomani, ed il peso di una promessa che dipende, in minima parte, da noi, spalmata su una forbice temporale che vada un po’ più in là di un solo giorno, non siano paragonabili.
Golem,
“Ciao M. Nel “panta rei” ci ritroviamo tutti, volenti o nolenti, la differenza la fa solo la visuale nella quale ci si ritrova soggettivamente. Ma contrariamente a quello che appare, non è il tempo a passare, ma noi, amori compresi”.
Ma perché l’amore è atemporale? L’amore è un qualcosa al di fuori dell’essere umano? Noi non facciamo parte del tempo? Se così fosse, allora sarebbe solo il tempo a passare, ma visto che così non è, il tempo si trascina tutto ciò che ne fa parte. Noi compresi.
E’ come una scatola, e la si riempie come meglio si crede.
“Non era un cinico, gli sarebbe piaciuto poterlo essere in certi momenti, questo sì, ma non c’è mai riuscito”.
Oscar Wilde è stato cinico, è stato un non-cinico, ed è stato tante altre cose, volutamente in contrasto tra di loro.
Questo contrasto era consapevole, voluto. Il paradosso non era casuale.
Oscar Wilde sapeva benissimo chi era e cosa voleva essere. Ed anche lui,ha fatto del piacere oggetto di ricerca personale. Come Epicuro. Il piacere come aspirazione di vita, come ricerca continua.
Che male c’è?
Che male c’è a concentrarsi su se stessi, a fare di se stessi degli uomini pieni, appagati? Forse troppa indipendenza destabilizza l’altro/a perché non consente dei punti di manipolazione, non consente di creare dipendenze profonde. Non consente ad altri il pieno controllo su di te, nega l’appartenenza.
Tu dici di essere stato un cieco che ha acquistato la vista grazie ad una donna.
Lo stesso per me.
Era cieco, ed ho acquistato la vista grazie, prima di tutto al percorso che ho fatto su di me, e poi grazie ad una donna.
Mai come in questo periodo sento di appartenere a me stesso. Non ho mai avuto così tanto dominio su di me.
Il dolore provato mi ha permesso di conoscermi profondamente, costringendomi a guardare lati della mia persona che prima non volevo vedere. Quando si raggiunge la consapevolezza che ci si può sempre ricostruire, allora si diventa più impegnativi per certi tipi di persone. Tipi di persone che, sinceramente, io non guardo nemmeno più.
Ciao Rossana,
ho fatto cenno ad Oscar Wilde perché ne avevate parlato, e poi perché è uno dei miei scrittori preferiti.
Cosa pensate di una persona che non fa promesse, e quindi che non si basa sulle parole?
E’, forse, meno rassicurante?
Perché si cerca una sicurezza nelle parole proiettate nel futuro, dimenticandosi i fatti concreti del presente?
Fatti concreti VS promesse, quindi fatti che ancora non si sono concretizzati.
Certezza dell’oggi VS possibilità del domani.
Ciao a tutti
Giampaolo, ancora. Non ho dubbi che se tu dici a un amico domani vengo alle 8, tu l’indomani sei lì alle 8, salvo… Un terremoto. Sai che ti dicono gli amici (spero non i tuoi) oggi? Ti dicono, le rare volte con cui – ormai – ci hai a che fare: “non sentirti sola”, “non sei sola”, “ci vediamo”, “voglio vederti”. Ti salutano, e si fanno risentire, dopo tre mesi, o sei, e ti dicono, come niente fosse (tu avevi detto loro che appunto hai avuto un “terremoto”, ti è successo di tutto, e ti senti poco bene, diciamo… Eh?): “ehi ciao, come va? Che fai di bello?”. E non venitemi, please, a dire, che questa non è FOLLIA. Perché poi ci ritroviamo su Facebook, a tutte le ore, tutti i giorni, e facciamo pure finta di non conoscerci, eh? Su, l’ipocrisia, a certi livelli (come tutte le cose negative: a certi livelli) è sintomo (grave) di “malattia”. Abbiamo tutti i “mezzi” per essere in “contatto”, e invece CI EVITIAMO. E RITNORNIAMO, ben contenti, in CONTATTO, se gli altri vedono che ti è capitato un qualche “successo”. Ti sei sposato? Ti sei innamorato? Hai fatto i soldi? Hai vinto un premio? Hai accettato “sfide” degne di questo nome? Sei salito in cima al monte a cogliere la stella alpina? Sei stato in Africa ad accarezzare il “feroce” (addomesticato…) leone? Hai realizzato opere artistiche e ci hai fatto la mostra? Hai avuto il bellissimo bambino che io non ho avuto? Sei guarito dal cancro dopo due anni che non ti ho chiesto manco come stai? Bene. Allora, amico mio, posso considerarti ORA un amico. E allora sì, ORA posso chiederti “come stai”. E verificato che tu effettivamente hai accarezzato il feroce leone, hai fatto soldi a palate, stai con una “supergnoccaspaziale”, allora sì, forse possiamo andare a prenderci… “L’aperitivo”. Forse ci scapperà pure un bel weekend, perché l’amico ora ha la villa, la terza, in non so quale costa e mi ha “invitato” (e bisognerà pur che io, ORA, appuri se è proprio “vero”, l’invito, e se lui è proprio un “amico”, eh… Sennò… Che bel pezzo di merda, LUI, che era…). Vogliamo continuare così? Benissimo. Perciò, dell’ipocrisia, quando nel letto, solo, ci sarà quello che non ha chiamato l’amico col cancro, quello che se n’è fregato quando TU avevi perso il lavoro, TU avevi perso un figlio giovane, TU avevi un genitore con una malattia devastante, che cosa ci farà, l’ipocrita? Se la porta con sé sul letto d’ospedale, se l’accarezza, che ci fa? E allora sì che l’unica certezza – da vivi – è la morte. Però, son soddisfazioni.