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Trentenni che decidono di andare a convivere senza un lavoro

di white knight

Ma sono l’unico che ha notato che parecchi trentenni (anno più-anno meno non fa differenza) attualmente hanno la bizzarra abitudine di andare a convivere e/o sposarsi (e magari figliare) a fronte però della NON autonomia e quindi NON sostenibilità economica (perchè privi di lavoro o comunque sottoccupati)? Non solo, ma addiritttura tanti (presumibilmente forti del sostegno economico familiare) tornano pure a studiare all’università!! XD XD XD A 30 anni suonati e con un mutuo che non si paga con i 30 e lode!! XD
Ma che roba è???
Il fatto è che poi spesso questi non sono necessariamente figli di papà, ma anche di gente normale… ma che c.... di genitori hanno che gli permettono (e finanziano addirittura) una cosa del genere???

Data di pubblicazione: 10 Gennaio 2023.

L'autore ha condiviso 18 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore white knight.

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Categorie: - Lavoro - Relazioni - Riflessioni

55 commenti

Pagine: 1 2

  • 1
    30ennediaoccupatochevaaconvivere -

    Beh saranno anche affari loro ?

  • 2
    elisa -

    come fanno i genitori a pagare tutto non lo sò, ma quando ho sentito ragazze che volevano sposarsi intorno ai 30 anni, hanno detto che devono sposarsi a quell’età per la questione dell’orologio biologica, tipo a 35 anni, ci saranno più problemi per fare un figlio. E infatti a scuola quando ne parlavano, dicevano vi sposate perchè dovete fare figli.

  • 3
    white knight -

    @ 30ennediaoccupatochevaaconvivere: naturalmente sì, come lo sono i tossici di drogarsi, o di una partner di metterti le corna (la sua vita sessuale è sua non tua, quindi di che ti lamenti?)… Però questo non significa che sia una cosa buona, giusto? E poi ho la sensazione che tutta questa gente una volta che verrà loro mancare il reddito di “famiglianza” si metterà in coda per quello di cittadinanza (ammesso che non lo percepiscano già) o di suoi surrogati… Quindi forse è affar loro ma NON SOLO loro e temo che lo sarà anche di tutti gli altri…

  • 4
    gabriele -

    Sembra che tu abbia una visione distorta della realtà: chi ti dice che sia così? Solo perchè alcuni trentenni li hai visti non significa che siano rappresentativi di tutta la categoria. Mi sembra un analisi un pò superficiale. Forse c’è un pò di invidia per possibilità che secondo te loro hanno, e che a te invece, secondo questo pensiero, ti sono state negate? Saresti più felice se questi trentenni che conosci ed hai visto stessero in un certo grado di miseria, magari rispetto a te?
    Mi sembra un pò triste come visione

  • 5
    Trader -

    Non ho notato un aumento di morti di fame che a trenta anno suonati lasciano FINALMENTE mamma e papà per farsi una vita, benché privi di lavoro. Non ho nemmeno notato che questo fenomeno riguarda chi abbia un partner, piuttosto di chi è single.
    Anni fa ci si lamentava degli eterni bamboccioni, adulti che continuano ad abitare a casa con i genitori.
    Oggi tra genitori che mantengono i figli in eterno, reddito di cittadinanza e sovvenzioni varie, non c’è bisogno di lavorare per vivere, nemmeno se si proviene da una famiglia non ricca. E IO PAAAGO!

  • 6
    Angwhy -

    Il mondo è cambiato white knight, i miei prima di avere la sciagurata idea di mettermi al mondo hanno atteso di avere entrambi un lavoro in regola e una casa di proprietà.ai giovani d’oggi hanno levato il futuro ormai si vive alla giornata

  • 7
    Renato -

    Piuttosto di vivere come uno schiavo per mille al mese, prendendo ordini da degli stronzi e combattendo come selvaggi contro colleghi viscidi e leccaculo , pagando affitti astronomici o bollette esorbitanti per una guerra di cui non me ne fotte na sega(o peggio ancora indebitarmi tutta la vita per un mutuo che mi costringerà a vivere e lavorare ingoiando rospi su rospi ) , accumulando zero risparmi e sposandomi per giunta una strega che pretenderà questo e quello e nel frattempo giocherà a fare la fi.. con gli altri …per chiedermi infine il divorzio casa ed alimenti non appena le sarà passata la “fregola” …beh ma beato chi può permettersi di vivere grazie ai soldi della famiglia senza che questa ne risenta, che lo ha fatto crescere in sto mondo de merda e che , al contrario suo, ha goduto dei bei tempi passati potendo vivere una vita dignitosa.
    E che vadano a fare in xxxx tutti quelli che stanno ancoraq a puntare il dito contro questo.

  • 8
    white knight -

    Interessanti commenti, al momento ce ne sono 6, grazie a tutti! Continuate pure, mi interessa il vostro punto di vista! Concordo con alcuni di voi…

    Un paio di precisazioni per gabriele che non ha letto bene o non ha capito nulla… o tutte e due:
    1) ho scritto “parecchi” e non “tutti”;
    2) Non mi lamento del fatto che questi abbiano possibilità che io non ho, ma semmai del suo (quasi)esatto opposto quando dico che spesso non si tratta di figli di papà, ma anche di gente del popolino ai quali i genitori lavoratori, per via di non rosee situazioni economiche, avrebbero dovuto insegnare a metterci un po’ più di olio di gomito nella vita.

    @Angwhy: può darsi, però se così fosse a me questi sembrano l’orchestra del Titanic che continua a suonare e far festa mentre la nave affonda… E comuqnue non dire quelle brutte cose tipo “la sciagurata idea di metteermi al mondo”: go out and make the difference honey/man (“honey” se sei una ragazza, “man” se sei un ragazzo) 🙂

  • 9
    Eugen79 -

    È diretta conseguenza del fatto che in italia i sessantenni guadagnano n-volte quanto gli servirebbe, mentre i trentenni non guadagnano nemmeno quanto servirebbe per il proprio sostentamento. Sarà sbagliato, ma le cose sono due: i sessantenni campano ste “nuove famiglie” oppure vedranno la loro stirpe estinguersi

  • 10
    Angwhy -

    Ti ringrazio è solo un po di dark humour retaggio dei fumetti di tiramolla, interessante invece il punto di vista di Renato, insomma ,allo stato attuale non mi sento di condannarlo.ciao

  • 11
    Trader -

    Angwhy, il mondo non è cambiato. Anzi, forse si, ma al contrario: oggi le coppie fanno meno figli per questioni di stabilità economica.
    Le società più povere sfornano figli a nastro, quelle ricche occidentali li fanno col contagocce.

  • 12
    Solnze -

    White Knight, dovresti aggiornarti. Quanti anni hai, 60? Oggi il lavoro per sempre non esiste più. Siamo come l’America ma povera. Bisogna solo essere bravi a salire sui treni al volo quando passano e scendere dai treni in corsa senza farsi troppo male quando ci buttano fuori.
    Aggiornatevi, vecchiacci.

  • 13
    white knight -

    @ Solnze: no in realtà ne ho circa la metà XD XD XD
    E comunque, chi ha parlato del “lavoro per sempre”? Cioè oltre ad esserci un’epidemia di redditodicittadinanzismo su questo forum c’è pure un’epidemia di mettereinboccacosechenonhodettismo, LOL!
    A quanti che invece sostengono che i vecchi sono delle “draghe di risorse” invece non mi sento di dare torto… anzi… ed è verissimo che i giovani si trovano ad affrontare una realtà ben più complessa rispetto a quella dei boomers… però la fannullonaggine di tanti trentenni (e la sponsorizzazione della medesima da parte dei loro genitori) non è la via secondo me…

  • 14
    gabriele -

    …non si trasferiscono nella casa familiare di uno dei due ma capita, Caia, abbia un appartamento disabitato da abitare, e quindi vadano a convivere ma con le utenze pagate dalla quasi Suocera “Sempronia”.
    Oppure che vadano a casa delle “Suocere” se come dicevi tu, dovessero essere “figli di popolo”.
    Ora preparati white night, perchè dirò una cosa da quasi trentenne che ti sorprenderà: questo comportamento di mettere sotto onere, per le proprie aspettative la propria famiglia di origine ha a che vedere con l’opportunismo e l’individualismo tipico delle generazioni contemporanee, si dà per scontato che qualcuno debba aiutare sempre e comunque, negli ’70 invece, da quello che mi raccontano, le persone erano e sono rimaste più intraprendenti, se volevi fare una cosa nessuno ti ostacolava, non facevi affidamento su nessuno, c’èri solo tu e il tuo destino da conquistarsi. I ragazzi e giovani uomini del 2022, non pensano di perseguire il proprio destino ecco perchè esistono…

  • 15
    gabriele -

    i fenomeni che hai descritto nella lettera.
    P.S.: L’orchestra del Titanic, un quartetto d’archi, ha suonato nel bel mezzo del panico generale, fino allo sbandamento e successivo inabissamento della nave, come tentativo di evacuazione di passeggeri e membri dell’equipaggio, più ordinato possibile; sono affondati insieme alla nave, quindi nessuno ha fatto festa quella volta…

  • 16
    Max -

    probabilmente farò un po’ di sociologia e di psicologia da 4 soldi, del che spero mi perdonerete. Credo che nell’analisi di questo fenomeno abbiano ragione un po’ tutti. Anzitutto i trentenni di oggi hanno meno possibilità di quelli di ieri. Il lavoro era più facile a trovarsi. Se acquisivi un titolo di studio, dal più umile al più elevato, sapevi che prima o poi, sarebbe stato spendibile sul mercato, mentre attualmente le cose non stanno più così. I redditi e il potere d’acquisto non so se erano maggiori, ma esistevano dei sostegni che al giorno d’oggi sono scomparsi. Io che ho 55 anni ricordo parole come: equo canone d’affitto, edilizia popolare ecc., che oggi sembrano archeologia. A fronte di tutto ciò, se vuoi farti una vita familiare e non hai forti sostanze di tuo o non ti vengono incontro circostanze particolarmente fortunate, l’aiuto dei genitori/nonni ti serve, altrimenti vai poco lontano. Inoltre presso i genitori, il valore del figlio, spesso unico o quasi,

  • 17
    Max -

    ebbene tale valore è molto aumentato rispetto al passato. Per quel figlio si fa di tutto, a lui si permette di tutto, da bambino come da adolescente come da adulto. In lui si trova la risposta alle proprie frustrazioni e ai propri problemi irrisolti e per giunta, siccome si percepisce, in modo più o meno consapevole, di avergli lasciato un mondo peggiore rispetto a quello degli scorsi decenni, ci si sente in colpa e lo si vuole risarcire a tutti i costi. Infine i famosi trentennni, abituati a sentirsi al centro del mondo, tendono a dare per scontate le cure e le premure dei più anziani. Per cui ci si sposa contando sulle mamme che continueranno a preparare da mangiare e a stirare le camicie alle neo-coppie, si fannno i figli aspettandosi che questi genitori accetteranno di fare i nonni a tempo pieno, anche perché spesso sono essi stessi a “volere il nipotino”. Ovviamente non è così in tutte le famiglie, ma i casi che rispondono a questadinamica familiare non mi sembrano pochi.

  • 18
    Trader -

    “Il lavoro è un diritto”.
    Niente di più falso. Il lavoro bisogna guadagnarselo. Oggi le persone credono che, senza sapere fare niente, senza aver voglia di fare niente, senza essere utili, gli spetti un lavoro. Lo Stato, deve provvedere a trovarti un lavoro, qualcuno deve bussarti alla porta per proportelo. Non un lavoro qualunque, ma un lavoro che ti piaccia, il lavoro della tua vita. Ma non finisce qui. Questo concetto è travisato, diventando “lo stipendio è un diritto”. L’importante è avere un reddito, non un lavoro. Le persone credono che sia giusto farsi mantenere senza dare niente in cambio.
    Io ho studiato e mi sono impegnato per intraprendere il mio lavoro da trader (e per il mio secondo lavoro da aspp). Non è una professione che possono fare tutti. Quanti scemi ho visto gettare al vento i loro risparmi alla velocità della luce investendo senza capire un’acca di mercati finanziari. Ognuno ha quello che si merita. Se non sai fare niente, vai a pulire le scale.

  • 19
    nikolas -

    @white knight
    Mi associo alla tua perplessità, pur precisando che e’ un fenomeno che riguarda un solo componente della coppia: in genere la mantenuta e’ la ragazza.
    Tuttavia esistono anche casi diversi, in cui il soggetto del lavoro precario o assente, e’ l’uomo di casa. E’ molto improbabile che entrambi gli pseudo-innamorati siano senza lavoro, o con poca stabilita’ economica.
    Ho parlato di pseudo-innamorati perche’ e’ fin troppo evidente che il loro vero obiettivo di vita sia “sfangarla”, piuttosto che una scelta d’amore consavevole.
    Con una convivenza si danno un tono da persone mature, e al contempo caricano le loro esigenze sulle spalle di altri provveditori, in attesa di una svolta miracolosa (che talvolta puo’ essere un altro amore..).
    Sarebbe piu’ dignitoso starsene in casa dei propri genitori e semmai provare ad abitare DA SINGLE per un periodo, tanto per testare le proprie effettive potenzialità.

  • 20
    Ana -

    Qui in UK quelli che sfornano figli a nastro sono quelli del ceto proletario, spesso discendenti di immigrati caraibici, pakistani e somali che prendono sussidi a gogo. Quelli di classe medio alta fanno pochi figli, se li fanno. Il reddito di cittadinanza non e’ facile da ottenere, se sei titolare di eredita’ ti scartano seduta stante. Come hanno fatto a mia madre nonostante invalida e con una pensione bassa perche’ sposata con un cittadino italiano titolare di diverse eredita’. Gli hanno detto al CAF se ne torni in Istria. I miei stanno programmando di tornare in Croazia una volta venduta l’eredita’ e compratami la casa a Londra. Spero a Kensington. A me non riconoscevano l’Asperger e l’ADHD come invalidita’ mentre qui in UK si. Mi danno 100 £ al mese, perche’ non sono molto invalidanti le mie diagnosi e perche’ guadagno bene in finanza e mio marito prende piu’ di me come Manager in un’azienda di logistica per beni di lusso. Qui calcolano anche i redditi del partner.

  • 21
    Solnze -

    Trader,
    in Italia il lavoro ci sarebbe a palate. Già se si chiamasse la gente a RDC a tagliare le erbacce ai bordi delle strade (che fanno ca.... peggio di quelle bulgare) si darebbe uno stipendio a migliaia di persone. La formazione (gratuita) per riqualificare le persone dov’è? Dove sono i corsi da fresatore e carpentiere che mancano sempre? Gli asili aperti fino alle 18:00? La Meloni vi ha infinocchiati per bene ahahah.

  • 22
    Trader -

    Solnze, hai ragione. Putroppo si investe poco nella formazione di figure richieste dal mercato del lavoro. È pur vero che c’è poca voglia di lavorare, soprattutto di fare lavori manuali, che invece sono molto richiesti dal mercato del lavoro e garantiscono uno stipendio discreto. Gli operai che stanno montando il cappotto al mio condominio sono tutti stranieri, molti sono di colore. Nessun operaio è italiano, gli unici dipendenti italiani sono il geometra e le altre figure responsabili, ma nessun italiano si sporca le mani. Non fanno un lavoro estremamente qualificato, per cui è richiesto una grande formazione. È possibile che le ditte abbiano tanta difficoltà a trovare lavoratori e noi abbiamo tanta difficoltà a trovare lavoro?

  • 23
    Max -

    Ciao Trader. A proposito delle tue ultime osservazioni: Anzitutto bisogna vedere, a questi operai tanto richiesti, quali condizioni di lavoro vengono proposte, quali stipendi, quali orari, quali sicurezze ecc. Perché lavoro deve voler dire, sì, impegno e assiduità, ma non sfruttamento. Inoltre dobbiamo deciderci su cosa ci aspettiamo dalla nostra gioventù. Perché prima vogliamo che tutti si laureino e magari facciano pure i master, poi ci lamentiamo se non si prestano a lavori umili. Il fatto è che non c’è niente di male nello sperare di trovare un lavoro che almeno vagamente si avvicini a un percorso di studi portato avanti con fatiche personali e della propria famiglia. Inoltre un lavoro nettamente inferiore al percorso di studi seguito, costituisce anche uno spreco sia della cultura e delle capacità acquisite grazie a tali studi, sia delle risorse economiche profuse dalle famiglie e dallo Stato per garantire questa preparazione.

  • 24
    Max -

    Certo, da che mondo è mondo i laureati baristi o commessi di supermercato son sempre esistiti. Il problema sorge quando queste situazioni non si presentano come transitorie, come avveniva un tempo, ma si permanentizzano. Pensare di prendere i propri studi e il proprio titolo e buttarli giù per il water credo sia frustrante per chiunque. E infine: può aver senso proporre a un giovanottone sano e robusto di andare a fare il muratore anche se laureato, ma come la mettiamo con le ragazze, o con le persone – davvero tante – afflitte da una qualche forma di disabilità? Per tutti costoro, un mestiere più tranquillo è pressoché d’obbligo. Così come per coloro che si trovano a perdere il proprio impiego a un’età piuttosto avanzata, che magari nonh consente loro di andare in pensione ma che per contro, li rende inidonei allo svolgimento di numerose professioni più adatte ai “giovincelli”.

  • 25
    white knight -

    Ottime osservazioni!
    @ Nikolas: sei stato preciso e spietato come un cecchino (e il concetto che hai espresso ha la potenza di un Barrett M82 cal.50)!
    @Trader: concordo e mi piace il tuo pragmatismo calvinista!
    @Max: concordo anche con te, e la tua socio-psicologia invece la trovo molto acuta e chirurgica.

    Ci tengo comunque a precisare che il fulcro della mia critica non è “i giovani che non hanno voglia di lavorare” sul quale si potrebbe aprire un ulteriore topic, quanto la mancanza di reale sostenibilità economica delle scelte importanti di vita (tipo convivenza, matrimonio, figli) da loro effettuate… cosa succederà quando i loro vecchi verranno a mancare se nel mentre non si sono costruiti una fonte di introiti stabile (o il più possibile stabile)?
    Ah e sia chiaro che non critico un legittimo e fisiologico aiutino da parte dei genitori, quello ci sta, ma la totale dipendenza da questi anche in età avanzata e con convivenza, matrimonio, figli ecc.

  • 26
    Trader -

    Ciao Max!
    Hai ragione, infatti bisogna lottare affinché gli operai abbiano condizioni lavorative dignitose e una retribuzione adeguata. Ma molte attività manuali hanno retribuzioni superiori ad attività impiegatizie, proprio perché mancano tecnici e operai qualificati, ma tutti inseguono un lavoro dietro ad una scrivania seppur precario.
    La cultura e lo studio sono attività sempre utili per migliorare l’individuo. Ben venga se una persona voglia accrescere il proprio intelletto studiando qualunque disciplina, ne giova come uomo. La cultura e la conoscenza sono sempre utili, migliorano il ragionamento e quindi si fanno scelte migliori. Ma non bisogna pensare che conseguire una laurea comporti di diritto una professione intellettuale. Io stesso ho fatto molti lavori umili e manuali, mentre studiavo e non l’ho vissuta come un’ingiustizia.
    Sacrosanto il diritto di tutelare i disabili.

  • 27
    Solnze -

    Beh ragazzi, i genitori italiani sono una zavorra mentale per i figli. Il discorso “hai studiato e quindi devi cercare qualcosa di rapportato ai tuoi studi” lo fanno loro e lo inculcano loro si figli. Di base, sennò, gli italiani erano e sono ancora adattabili. Basta vedere cosa fanno gli italiani all’estero: pare che all’estero si adattano a fare anche i lavapiatti o a fare 2 lavori. Pare che siano in grado di tirare fuori le palle. Cosa cambia in Italia? Che qui hanno i genitori zavorra che, piuttosto che mandarli a fare i camerieri, passano loro la paghetta a 40’anni. Per me questi sono genitori malati di mente e che non amano realmente i figli, probabilmente percepiscono i figli come una propagazione del loro status, quindi se il figlio/a studiato/a fa un lavoro che non porta status ai genitori, diventa la vergogna della famiglia.
    Ditemi se sbaglio.

    Ben vengano gli stranieri a questo punto.

  • 28
    Max -

    Solnze, con questo tuo commento “al sale” hai sostanzialmente ragione. I genitori italiani, nei confronti dei figli, sono generalmente ambiziosi e protettivi fino all’eccesso. Li vogliono laureati a tutti i costi e con impieghi ad alto livello a tutti i costi. Come ho scritto poco sopra, non c’è niente di male nel fatto che un giovane studente o laureato svolga professioni umili, piuttosto che pesare sulla famiglia o sulla collettività e io stesso, come genitore, esorterò le mie figlie, in mancanza d’altro, a fare le commesse o le baby-sitter. Ma una società che non sa valorizzare la preparazione che le persone hanno acquisito ha, secondo me, qualcosa di sbagliato, tant’è che molti nostri “cervelli” vengono assorbiti con profitto da Stati esteri.

  • 29
    Max -

    Affinché, con le tesi appena esposte, io non appaia un intellettuale snob, mi permetto di dire due parole sulla mia biografia di studio e di lavoro. Io ho frequentato il Liceo Classico e poi mi son laureato in Filosofia. Ovviamente, stante la mia condizione di persona cieca, non avrei potuto fare il muratore o il cameriere. Ho trovato lavoro presso la nostra Biblioteca, facendo il correttore di bozze e redigendo le riviste che pubblichiamo e inviamo ai nostri utilizzatori: mansioni, queste, che hanno, in qualche modo, a che fare con il mio percorso di formazione. Purtuttavia, non ho avuto problemi anche a prestarmi a funzioni più umili come, ad esempio, gestire le punzonatrici che producevano le lastre necessarie per la stampa ad alta tiratura. Ero ben consapevole che il titolo da me acquisito non era fra i più quotati, per cui son stato contento dei risultati che ho raggiunto: un buon compromesso fra realismo e legittime aspirazioni.

  • 30
    white knight -

    Ho sempre visto (soprattutto sul lavoro) che quelli che più si lamentano del fatto che i giovani “non vogliono più fare certi lavori” (lavori manuali si intende, ndr), poi sono i primi che quando tocca ai loro figli li iscrivono alle scuole alte. Leggittimo e giusto, soprattutto perchè i LORO figli saranno senz’altro dei Leonardo da Vinci, mentre quelli degli ALTRI sono tutte delle braccia rubate all’agricoltura! Come no! Come al solito si evince l’italianissima tendenza a fare i fr*ci col cu*o degli altri.
    Invece sul fatto che i giovani si adattino a fare certi lavori all’estero piuttosto che in Italia lì secondo me è una stortura culturale dei giovani stessi: dire “faccio il barista in un pub a Londra” o “il cameriere a Barcellona” fa più figo di dire “faccio l’operaio nella ditta del paesello della Bassa Padana”.

  • 31
    Golem -

    Max, non finisco di ammirarti.

  • 32
    Ana -

    @white knight
    A Roma non mi volevano neanche per i lavori umili una volta laureata perché per loro ero troppo qualificata o troppo vecchia (trai 25 e i 29 anni). In Scozia mi sono adattata a pulire le camere dell’hotel. Al rientro in Italia? Mi hanno detto di tornare dove stavo perché troppo vecchia e troppo qualificata e che sarei stata un pessimo investimento, poi non sapevano che significa Asperger. Bene ho fatto il biglietto solo andata per Londra. Altro che stortura culturale. Poi a Londra e a Barcellona si migliorano le skills linguistiche e si sta insieme a gente di ogni cultura. Ci sono anche persone che trovano l’anima gemella in queste città. Tipo la sottoscritta. Oppure persone che gli sta stretto il paesello per la mentalità arretrata, tipo il mio collega greco e un ex collega calabrese. Gente che in Italia veniva sfruttata e i guadagni del paesello non reggono il confronto con i guadagni di Londra o Edimburgo.

  • 33
    Max -

    Grazie Golem, stima più che ricambiata. E sempre grazie, cumulativamente, a coloro che, nei miei pur sporadici interventi, accettano di confrontarsi con me.

  • 34
    white knight -

    @ Ana: concordo sul fatto che in Italia ad essere storta è anche la mentalità provinciale-paesana e che il nostro mercato del lavoro sconta un consistente ritardo e rischia di mancare l’appuntamento con la storia.
    Però non mi tornano alcune cose, per esempio: in cosa sei laureata? Chiedo perchè se sei laureata in una materia ambiziosa e richiesta dal mercato del lavoro perchè avresti dovuto fare lavori umili? Non è che magari ti sei laureata in una materia non richiesta dal mercato del lavoro (in quel caso mi spiace ma è un problema tuo, lo sanno anche i sassi che certe lauree fanno solo perdere tempo e non formano).
    In più cosa intendi con “mestieri umili”? Perchè per fare le pulizie prendono praticamente chiunque…
    Quanto al discorso linguistico e amoroso sono pienamemnte d’accordo con te.
    Invece su quello economico… sì ok che lì pagano di più… ma quanto ti costa un monolocale-topaia in zona 5 a Londra? Cioè pagano di più anche perchè lì la vita costa molto di più.

  • 35
    Trader -

    Max, apprezzo molto che ti sei dato da fare e abbia trovato un buon lavoro. Io non sminuisco gli studi umanistici per esaltare solo le materie STEM, scientifiche e tecniche, anzi! La cultura è sempre importante e arricchisce l’individuo. Molte persone che hanno già un impiego, si iscrivono in età adulta all’università per cultura personale, va benissimo. Però, se l’obiettivo dello studio è il lavoro, è assurdo scegliere facoltà che non hanno sbocchi lavorativi. Non ho mai letto un annuncio di un’azienda che cercasse uno storico o un filosofo. Tutte le discipline sono nobili, guai se nessuno studiasse più il pensiero di Kant o la Divina Commedia, ma è assurdo studiarle per un impiego professionale.
    I giovani si iscrivono a scienze della formazione perché a ingegneria, che gli garantirebbe il posto di lavoro, dovrebbero studiare noiosissima e complicata analisi matematica. Dopo la laurea daranno la colpa al governo se non trovano un posto di lavoro, mentre le aziende faticano a…

  • 36
    Trader -

    trovare tecnici e ingegneri.
    Max, dopo le superiori io volevo iscrivermi a filosofia o storia. Un mio compagno di classe, oggi ingegnere ben piazzato, mi disse:”Vuoi fare una laurea in disoccupazione?” Presi in considerazione le sue parole e andai a lavorare. Lavori umili e calci nel sedere. Poi studiai economia, diventai trader e ora anche addetto SPP.
    white knight, sono richieste anche professioni che richiedono titoli di studio: tecnici, ingegneri, contabili. Ben venga quindi se i genitori spingono per scolarizzare i figli, purché si tratti, come ho già detto, di studi utili agli sbocchi professionali. Il mondo oggi è più complicato di una volta e il mondo del lavoro richiede specializzazione.
    Io sosterrò gli studi di mio figlio (anche Bocconi), ma se non sarà portato per gli studi, gli farò imparare un mestiere, per esempio meccanico, carrozziere, elettricista. Poi lo finanzierò per aprire un’officina, un laboratorio, un magazzino, quello che serve per mettersi in proprio

  • 37
    white knight -

    @Trader commento n.36: sì sì concordo con te, non mi fraintendere, il mio era uno sfogo da bar contro coloro che polemizzano contro coloro che studiano/hanno studiato, finchè però non tocca ai LORO figli andare all’università (non ho assolutamente nulla contro i laureati anche perchè pure io lo sono =)).
    E per quanto mi riguarda uno è pure liberissimo di scegliersi una laurea in qualche materia ad alto rischio di disoccupazione, purchè poi un domani si assuma le proprie responsabilità e non faccia come molti che, col fare indispettito del “genio incompreso” si lamentano che non trovano lavoro o che devono accontentarsi di qualcosa che non centra con i loro studi…

  • 38
    Max -

    Trader, sostanzialmente concordo con le tue affermazioni, nel senso che credo che la formazione ideale, la più completa, sarebbe quella che prevede studi classico-umanistici alle superiori e poi, all’università, studi tecnico-scientifici. Peraltro, buona parte di coloro che sono annoverati fra i più grandi scienziati della Storia provenivano da una cultura classica, sulla quale poi avevano innestato l’approccio scientifico che li ha resi celebri. Giusto per spaccare il capello in quattro, mi permetto alcune considerazioni. 1. Non tutti sono portati per la matematica o l’ingegneria e chi ha un’intelligenza di tipo diverso deve poterla sviluppare; 2. Laurearsi in filosofia o in lettere non vuol dire solo o necessariamente fare i filosofi o i letterati o i poeti. A parte lo sbocco dell’insegnamento, ma esistono mille possibilità, pur di saperle cogliere: il giornalismo, la correzione di bozze, il mondo della comunicazione ecc. Tutti ambiti, questi, nei quali certe capacità contano.

  • 39
    Max -

    Quando parlavo di aspettative deluse mi riferivo al laureato che per tutta la vita è costretto a fare il netturbino, ma al di là di questi casi limite, anch’io dissento profondamente da tutti coloro che partono con aspirazioni grandiose, senza minimamente scendere a compromessi. Mi è capitato di conoscere persone che, in forza della loro laurea, rifiutavano perfino di andare a prendere un foglio dalla stampante, nonostante servisse a loro, e pretendevano che venisse loro portato da chi era, o ritenevano che fosse, di grado inferiore. Mi è capitato, altresì, di incontrare persone che hanno rifiutato lavori simili al mio, perché ritenevano di avere il diritto di entrare nell’insegnamento, meglio se universitario, o di entrare in un’azienda già in qualità di dirigenti, solo perché laureati. Insomma, in questa, come in tutte le altre cose, ci vogliono buonsenso e misura: Le migliori ricette contro i fallimenti e le frustrazioni evitabili.

  • 40
    Eva -

    @Max
    Ho due lauree: una in turismo e una al conservatorio in Pianoforte. Qui a Londra ho preso un master in Business Administration. Adesso lavoro in un ufficio finanziario vicino Canary Wharf. Abito in una zona turistica. Guadagno abbastanza da permettermi un one bedroom flat (basement flat) grandissimo in zona 1 (ovvio con mio marito, sola non potrei), andare in palestra, e fare vacanze a Punta Cana. E in un palazzo del 1860 con i muri spessissimi, niente muffa, niente topi. Siamo solo io, mio marito e la gatta. A breve comprerò casa, ma non potrei permettermi nella zona dove abito adesso. A meno che non mi capitasse una botta di culo.

  • 41
    Suzanne -

    Max, i tuoi studi umanistici hanno sicuramente contribuito a renderti la persona speciale che sei, oltre alla tua indole e propensione naturale. Un mondo in cui si incentiva solo lo studio finalizzato al mercato del lavoro attuale (come sta accadendo oggi) è un mondo che non sa guardare oltre il qui ed ora, in cui l’individuo ha valore solo come produttore e consumatore, e tutto ciò che è arte, cultura, Bellezza fine a sé stessa è considerata superflua. Il mondo di Orwell o Huxley.
    No, grazie.
    Aggiungo, che avendo avuto un percorso molto simile al tuo, apprezzo ogni tua singola parola, comprese quelle riferite all’arte del sapersi arrangiare anche con tre lauree in tasca. Penso però, che per avere una vita soddisfacente, alzarsi al mattino e fare un lavoro che si ama è forse la condizione necessaria per poter essere appagato.
    P. S. Ma che perdita sarebbe stata se Barbero avesse studiato ingegneria anziché lettere? Evviva i perditempo non portati per la matematica eh eh! (Che poi, la matematica è molto piú interconnessa alla filosofia di quanto si immagini).

  • 42
    Golem -

    Sulla Matematica insistono ancora sciocchi pregiudizi che ne limitano la profonda bellezza che, appunto, proviene proprio dalla base filosofica dalla quale nasce. Questo perchè i più si fermano all’uso mnemonico delle regole aritmetiche e algebriche e pochi arrivano ad apprezzare il piacere dell’Analisi e dello studio delle Funzioni, che mostrano la “verità” in maniera inconfutabile. Io stesso sino alle superiori non riuscivo a trovare nessun piacere nella ripetizione pedestre di quelle regole algebriche senza vederne un risultato pratico, non sapendo che in realtà stavo osservando il funzionamento di uno “strumento”, e non il risultato dell’uso di questo. Solo con l’Analisi Matematica capisci la funzione di quegli “strumenti” e gli obiettivi che si possono raggiungere nella modellizzazione di fenomeni fisici. Tanto per dire, risolvere una struttura portante edilizia sulla carta, dimensionando travi, colonne e mensole (balconi) è una goduria per chi sa “vederne” l’insita bellezza. Per certi versi non distante dalla Poesia.

  • 43
    Trader -

    “Ma che perdita sarebbe stata se Barbero avesse studiato ingegneria anziché lettere? Evviva i perditempo non portati per la matematica eh eh!”
    Che perdita sarebbe stata se gli ingegneri e in generale gli scienziati che hanno fatto scoperte e invenzioni, avessero invece studiato lettere? Saremmo ancora nel medioevo a zappare la terra, non a studiare. Quindi bisogna ringraziare loro se oggi il benessere ci consente di studiare lettere.
    Sono importanti anche l’arte, la filosofia, la letteratura, sono tutte discipline nobilissime, anch’esse distinguono l’uomo da un’animale. Ma saresti della stessa opinione se casa tua o il viadotto che stai attraversando fossero stati progettati da una persona che non sa fare i calcoli strutturali, ma che conosce bene la Divina Commedia? Se stai male e nessuno studiasse medicina?

    “Un mondo in cui si incentiva solo lo studio finalizzato al mercato del lavoro attuale…”
    Si vede che non hai bisogno di mangiare. Forse ti nutri di poesia o forse…

  • 44
    Trader -

    hai le spalle coperte e disprezzi chi non ha tempo da dedicare alla lettura di un buon libro, perché lavora. Disprezzi, come Berchet, l’insensibile l’ottentotto.
    Alle superiori chiedemmo ad un nostro compagno di classe, che ora è direttore responsabile di due dei quattro reattori di una centrale nucleare nella Repubblica Slovacca o Ceca, se faceva con noi un’attività post scuola. ci rispose:”Nella vita l’importante è non morire di fame. Queste iniziative sono bellissime, ma ho già l’impegno del conservatorio e quest’anno abbiamo l’esame di maturità”.
    Suzanne, la vita non è percepire duemila Euro al mese lavorando tre ore seduti dietro una cattedra e passando il resto del tempo ai Caraibi.

    “la matematica è molto piú interconnessa alla filosofia di quanto si immagini”
    Lo sappiamo. La matematica portata all’estremo diventa filosofia.

  • 45
    Max -

    Nel milanese si dice: Pasticcere, fa’ il tuo messtiere. Quindi è importante che ci siano i filosofi, o comunque le persone che svolgono mestieri più teorici, così come è importante che ci siano i matematici e gli ingegneri. Il problema a mio avviso non è stabilire chi sia più importante e chi meno, ma fare in modo che nella società ci sia posto per tutti. Peraltro, se fossi stato vedente, probabilmente avrei puntato a un percorso di istruzione multiforme, magari con un liceo classico seguito da una facoltà tecnico-scientifica. Peraltro, come già ho rilevato, molti di coloro che si sono affermati in ambito scientifico provenivano da studi superiori umanistici, quindi le cose non debbono per forza porsi in termini di netta alternativa. Un cervello senza gambe non va da nessuna parte e delle gambe senza un cervello non sanno dove vanno. Ma oramai l’ho capito, voi due, Trad & Suzie, la parte degli avversari dovete farla per forza, come Sandra e Raimondo.

  • 46
    Golem -

    In realtà il problema degli ingegneri odierni, in linea di massima, è proprio quello di avere scarsa cultura umanistica.
    Io non dimenticherò MAI il preside della mia modesta scuola professionale per disegnatori industriali: l’ingegner Luigi Straneo. Un gigante culturalmente, che periodicamente ci faceva sentire musica classica e vedere film del neorealismo italiano. Senza contare la qualità degli insegnamenti, che mi hanno dato una base ingegneristica che molti miei colleghi architetti se la sognano dopo 40 anni di professione. Quegli “stimoli” di cultura umanistica, apparentemente lontani dalle materie scientifiche che prevalevano nella didattica, me li sono ritrovati come strumenti per affinare la sensibilità ed avere una visione più ampia dei problemi, anche in ambito esclusivamente tecnico. Infatti gli studi di architettura ne hanno giovato moltissimo, anche perche quella facoltà spazia in modo “orizzontale” tra tecnica e umanistica, e la sensibilità per un architetto è sostanziale per una professione seria.》

  • 47
    Golem -

    》Poi gli ingegneri “moderni”, proprio per la visione “tubolare” e unidirezionale che tendono ad acquisire, si sentono portatori di verità assolute che frequentemente li rende presuntuosi.
    Ricordo un episodio significativo nel mitico Politecnico di Milano, quando, attardatici per una lezione in una delle aule di ingegneria, all’uscita ci beccammo le invettive degli ingegnerini, che ironizzavano sulla inutilità degli architetti. Io che oltre ad essere di “antico pelo” -avendo il doppio degli anni degli studenti normali- godevo di un carattere ormai noto anche a chi legge, replicai senza scompormi che: “sì, sarà anche come dite voi, che vi date tutta ‘sta importanza, ma il fatto è che a diventare famosi siamo noi, come mai?”. Colpiti e affondati.
    Un architetto studia Statica ma anche Architettura Sociale, Scienza delle Costruzioni ma pure Storia della Città e del Territorio e persino Sociologia, esami che ho fatto; un ingegnere gli aspetti umani li sfiora appena, limitandosi a quelli fisici e matematici, che non bastano se operi, come operi, nella Società.

  • 48
    Max -

    Ottimo, Golem, ben detto! Hai espresso in modo più compiuto e fondato quello che io cercavo di spiegare sulla base del mero buonsenso. Così facendo hai maggiormente sviluppato il mio ultimo commento, che si può leggere immediatamente prima del tuo. E già che ci siamo,k piccola freddurina gastronomico-professionale. Qual è il piatto preferito dagli avvocati? La pasta alla… Grisham!

  • 49
    white knight -

    Però si perde di vista la base della società moderna, che si può riassumere nella parolina magica “MERCATO”.
    La difficoltà delle materie umanistiche di trovare un certo sbocco è perchè di fatto manca loro un MERCATO di sbocco. A parte l’insegnamento e qualche impiego secondario nel mondo della comunicazione e della cultura, personalmente non vedo “grandi” campi di impiego. Salvo che l’umanista in esame non sia anche particolarmente dotato sotto il profilo creativo, al che una formazione umanistica può addirittura fungere da catalizzatore, ma si parla dell’1% della popolazione.
    Quindi prima di intraprendere un’avventura didattica e poi professionale bisogna sempre pensare al potenziale mercato che se ne può sviluppare.
    E’ un consiglio che dò agli umanisti o aspiranti tali, e così dovrebbero fare anche quei falliti dei professori di liceo che in V superiore all’oirientamento sanno soltanto consigliare ai ragazzi “fai ciò che ti piace e non curarti del futuro”…

  • 50
    Trader -

    E’ vero che la preparazione umanistica dà gli strumenti per applicarsi anche a materie scientifiche. Il mio prof di economia aziendale raccomandava di soffermarsi sul significato delle parole per capire il testo di ragioneria. E’ tutto nelle parole.
    Io feci un ibrido tra liceo scientifico e tecnico. Essendo una classe di maschi, frequentavo gruppi del liceo classico, dove abbondavano le ragazze. Quelle studentesse erano più colte ed educate di quelle dell’istituto tecnico femminile e delle magistrali. Quindi non si dica che disprezzo le materie umanistiche. Piuttosto, i professori del liceo classico raccomandavano di non frequentare gli “esseri inferiori” degli istituti tecnici.
    Faccio però una considerazione alle vostre osservazioni. Se consideriamo gli studi classici come propedeutici per gli studi tecnico scientifici, attribuiamo un ruolo ancillare alle discipline umanistiche. Torniamo allora al punto di partenza: studiare lettere al fine di erudirsi in letteratura è inu

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