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Perché il suicidio è comunque la scelta sbagliata

Ci si può domandare se è ragionevole e morale – questi due termini sono inseparabili – uccidersi.
No! Uccidersi è irragionevole, così come tagliare i polloni di una pianta che si vorrebbe estirpare. Essa non morrà, crescerà irregolarmente, ecco tutto. La vita è indistruttibile, al di là del tempo e dello spazio. La morte non può che cambiarne la forma, mettendo fine alla sua manifestazione in questo mondo. Ma rinunciando alla vita in questo mondo, io non so se la forma che essa prenderà altrove, mi sarà più gradita e in secondo luogo io mi privo della possibilità di imparare e di acquisire a profitto del mio io, tutto ciò che avrei potuto apprendere in questo mondo. D’altra parte e soprattutto, il suicidio è irrazionale perché, rinunciando alla vita a causa del disgusto che essa mi provoca, io mostro di avere un concetto errato dello scopo della mia vita, supponendo che serva al mio piacere, mentre essa ha per scopo, da un lato, il mio perfezionamento personale e dall’altro la cooperazione all’opera generale che si compie nel mondo.
Ed è per questo che il suicidio è immorale. All’uomo che si uccide, la vita era stata data con la possibilità di vivere fino alla sua morte naturale, a condizione di essere utile all’opera generale della vita e lui, dopo aver goduto della vita, finché gli è parsa gradevole, ha rinunciato a metterla al servizio dell’utilità generale, appena gli è divenuta spiacevole; mentre verosimilmente egli cominciava a divenire utile nel preciso istante in cui la sua vita si incupiva, perché ogni lavoro comincia con travaglio.

L'autore ha scritto 11 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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24 commenti

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  1. 1
    ombracolorata -

    dimentichi troppe cose…sfumature fondamentali,si perde il senso di
    tutto, chi pensa al suicidio non è un vigliacco ma spesso è un angelo
    caduto sulla terra che non riesce ad adattarsi alla brutalità del
    mondo…gli manca la forza…comprendilo e non giudicarlo…io ho
    assistito ad un suicidio e sono scene TERRIBILI che non si dimenticano
    ….e nella mente di chi lo fa non c’è nessuno dei pensieri che tu hai
    fatto con UNA mente lucida e senza sofferenza…

  2. 2
    albert1879 -

    io ci sono dentro tuttora, non sai quanto desideri ardentemente la morte, ma nonostante tutto sono qui a dire che uccidersi è sbagliato, magari domani non ci sarò più, forse vendo un prodotto in cui nemmeno io credo, ma poi penso, mi fermo e rifletto profondamente, la soluzione è semplice, mi chiedo, ma perchè io volgio morire?, la risposta secondo me è per la maggior parte delle persone che vogliono ammazzarsi la stessa, vogliono morire perchè questa vita li fa soffrire, desiderano una vita migliore, ed è proprio qui la fregatura, la natura non fa nulla per caso, ricordatelo ogni secondo, tu poichè desideri una vita migliore poni fine alla tua vita dimenticando il fatto che il dolore, la sofferenza che provi è VITA, più un essere soffre più intensamente ama la vita, e bisogna ricordarsi sempre che non si è i soli a provare quel dolore, per quanto frustrante e unico possa apparire. Comunque il pensiero sopra è di Lev Tolstoj

  3. 3
    Cronico -

    ma dipende.in teoria qualcuno/a potrebbe anche risponderti che col suo suicidio risparmia dolore ad altri,quindi si tratterebbe in tale caso di scegliere il male minore per la collettività e addirittura avrebbe un fine altruistico,anche se questi casi secondo me sono molto rari.
    il suicidio è una scelta che non andrebbe giudicata da nessuno

  4. 4
    Mordorod -

    Mi sono limitato a leggere solo le prime righe per motivarmi a un commento utile, forse, a sottolineare l’errore dell’assunto contenuto nel post sul suicidio.
    Se uccidersi fosse “irragionevole” vorrebbe dire che tutti quelli che si suicidano sono “fuori di testa”, irragionevoli e, quindi, non responsabili dell’azione di cui si farebbero “vittime”. In tal caso sarebbe inutile parlarne per essere essi incapaci di “ragionare”.
    Se, poi, si afferma che la vita è “indistruttibile” e che è “al di là del tempo e dello spazio”, ciò comporta che il suicida, essendo indistruttibile, pur attuando tale gesto non potrà mai realizzare il suo scopo (in quanto non ne consegue la morte).
    Ergo, più che essere un post contro il suicidio, la premessa – per essere morale e ideologica (e, quindi, illogica e non ragionevole) – potrebbe indurre a giustificare (implicitamente e pur non volendo) il gesto che si vorrebbe condannare.
    Per condannare il suicidio basta parlare di assunzione di responsabilità verso se stessi (che al suicida manca o viene meno) in modo da poter tener conto delle osservazioni di Ombracolorata a cui (comprendendo il suo punto di vista) faccio notare che sono tanti quelli che “si suicidano” vivendo.

  5. 5
    albert1879 -

    ed io ti rispondo che suicidandosi lascia la persona con un dolore ancora maggiore e per giunta fino alla sua morte quando probabilmente si poteva risolvere il problema, le azioni vanno sempre giudicate da chi in quel momento non ha la lucidità di riflettere.

  6. 6
    sarah -

    non è vero che chi tenta il suicidio non è lucido,può provocare dolore in chi rimane in vita ma il suo di dolore?io ci sono passata eppure quel pensiero rimane attaccato a me come un ombra,ero lucida quando ci ho provato e anche se pensavo a chi avrebbe pianto per me il mio dolore era troppo forte.Queste sono cose troppo grandi e complesse per poter dire semplicemente che sono sbagliate,la cosa è soggettiva e non si giudica.

  7. 7
    Blake -

    Il tuo discorso antepone che la vita sia regolata da un ordine superiore, una giustizia divina che eroga sanzioni o compensi a seconda della nostra (in) capacita di evolverci. Permettimi di fare l avvocato del Diavolo: chi ha stabilito che quest’ordine esista? Fino a prova contraria ci sono ipotesi e congetture, ma nulla di concreto . Diciamo che la vita e sacra soltanto perche la nostra esperienza sensibile e umana e interamente legata al sistema VITA in cui cresciamo, non conosciamo nulla che sia al di fuori di essa, come possiamo dire che sia veramente rivestita di scaralita? Cerchiamo di pensare al di fuori da cio che ci viene indotto a credere vorrei leggere riflessioni personali piu che una rielaborazione del sunto di cio che alla fine e scritto sulla Bibbia il Corano La Torah. Spesso vediamo il suicida come un egoista che arreca dolore agli altri con il suo sconsiderato gesto Che ne e del suo dolore? COnta solo quello di chi ha attorno? E forse lui meno importante? Io credo che terminare la propria vita e un disperato atto di amore di chi vuole smettere di soffrire e che in quanto tale merita rispetto e le dovute cautele nel porvi commenti a riguardo astenendosi da facili giudizi

  8. 8
    Randy -

    Anche se Dio esistesse la scelta del suicidio sarebbe assolutamente morale e giusta. E’ infatti Dio, artefice onnisciente di ogni cosa, evento od ente, ad avere la responsabilità di ciò che siamo e del perchè lo siamo e dunque anche delle sofferenze che subiamo e che elargiamo. Il Libero Arbitrio non esiste e dunque neanche il castigo.

  9. 9
    Luca Govoni -

    Per me la questione è davvero molto semplice. Chi considera la vita come un dono, come una cosa bella a prescindere da tutta la sofferenza e l’ingiustizia che porta con sé, beh quella persona automaticamente avrà paura di chi si suicida.

    Il motivo è semplice: il suicida non rispetta le regole che la persona dogmatica ha accettato per vere. Il suicida è la prova tangibile che la vita non è un dono e ti fa capire senza mezze misure che il nostro destino non sta scritto da nessuna parte.

    Il libero arbitrio supera qualsiasi dogma e pensiero consolatorio. Il suicida è spesso, ma non sempre, una persona molto più lucida di chi ha bisogno di inventarsi fantasie per tirare avanti…

    Inoltre io non so cosa sia la morte e non darei per scontato che una morte per malattia (vecchiaia) sia “migliore” di una morte volontaria. Anche qui si cade nella tipica presunzione umana. La verità è che non sappiamo cosa succede dopo la morte, non sappiamo nemmeno se la morte esista davvero o sia soltanto una fase della vita, perciò non ha proprio senso fare distinzione fra un tipo di morte e l’altro.

    Non andrebbe giudicato ciò che non si conosce, e la morte non possiamo conoscerla finché non la proviamo. Il suicida fa una scelta individuale e in questo non ci vedo niente di male. Quello gli accadrà dopo non mi riguarda.

  10. 10
    alessandro811 -

    Al contrario di quanto scrivi, caro albert, il suicidio è la scelta migliore:di chi purtroppo vive una vita non propria, di chi ha cercato con tutte le forze di porre i cambiamenti senza però riuscirsi, di chi ha il destino contro, di chi si è reso conto di non poter migliorare e/o cambiare la propria vita e di non poter mai e poi mai realizzare i propri sogni (anche quelli più piccoli che a parer di altri possono essere insignificanti).
    Scrivo queste parole con grande cognizione di causa per via che ci sono passato anche io tempo addietro al pensiero del suicidio, poi come uno stupido mi sono lasciato convincere da quella, altrettanto stupida, vocina interiore che mi suggeriva di provare ancora una volta a vivere… che errore ho commesso !! Il più grande e stupido errore che abbia mai potuto commettere nella mia vita. Il problema è ambivalente ossia occorre tanto coraggio e forza per vivere quanto ne occorra per morire .. e non è facile.
    Con questo non voglio assolutamente incoraggiare nessuno verso tale scelta, ma ritengo opportuno portare un’esperienza concreta come voce di verità.

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