Sto soffrendo per amore
Salve a tutti,
È la prima volta che scrivo in rete…. Io e Veronica ci siamo conosciuti 11 anni fa, oggi io ho 34.
Dopo 7 anni ci lasciammo, la lasciai… non so bene perchè … dopo 1 mese capii l’errore e provai a riconquistarla e mi andò bene! Ora dopo altri 3 anni insieme di cui 1, l’ultimo, di convivenza l’ho lasciata di nuovo… tutto mi sembrava troppo grosso… ora mi manca nuovamente, la amo ma giustamente, x la seconda volta, lei nonostante soffra e mi ama ancora, non ne vuole sapere… mi sembra di morire senza lei…. Ovvio che sono uno stupido… aiuto!!! Non so che fare!!!! Ora ho capito cos’ho perso…. potessi tornare indietro… non avrei paure ed indecisioni…
Data di pubblicazione: 18 Marzo 2015.
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Categorie: - Amore e relazioni di coppia
74 commenti
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Non e’ amore quel che provi ma attaccamento. Lasciale vivere la sua vita, lasciale trovare qualcuno che davvero la ami.
E smetti di fare il bambino imprigionato in un corpo adulto.
Entrambi starete meglio.
G
E’ difficile che vi rimettiate insieme perché le appari come il regista del più brutto dei suoi incubi. Stanotte ad esempio ho sognato che stavo facendo una passeggiata con i miei, ci trovavamo in un luogo di villeggiatura, e lungo il viale una suora si gira è mi dice che mio padre sta per avere un mancamento. Ovviamente il fatto non si verifica ma mi sveglio nella consapevolezza di aver fatto un incubo. In realtà non mi capitava di farne uno da diversi mesi ma guardandoli in prospettiva li considero come la quintessenza del dramma che ci portiamo dentro. La paura della morte si traduce nella perdita del senso della vita se vivi “alla come capita”! La mancanza di punti fermi genera insicurezza ed è oggettivamente difficile dare una seconda possibilità. Personalmente non lo farei perché tendo a impostare la mia vita secondo quella che in pittura si definisce “solidità romana”, quando proprio le figure poggiano i piedi sulla roccia (simbolo di concretezza). Le altre filosofie mi sembrano per pochi iniziati, devi necessariamente conoscerle e condividerle per poter interagire con chi ti circonda e quindi sperare di essere felice. Che dire? Buona la prima! E credimi: conviene fare un passo indietro davanti alle paure degli altri! Io avrei paura… ma non ti giudico!
Glosstar,
mi spieghi, per favore, come fai a essere così sicuro che quello che Fabrizio prova non sia amore?
mi ricordi tanto qualcuno… e ti assicuro che vorrei tanto sbagliarmi…
Paura della solitudine. Non amore.
Probabilmente glosstar ha ragione sul fatto che sia immaturo ma non su quali siano i miei sentimenti… credetemi: io la amo!
Dagli errori s’impara…
Fabrizio io non credo che tu sia immaturo ma neanche consapevole dei sentimenti che provi. Accetta un consiglio da chi queste cose le ha vissute più volte sulla propria pelle. Ti assicuro che in amore non esistono incertezze. L’amore non ammette sfiducia o incostanza e il decidere di lasciarsi è di per se “ragion sufficiente”.
Caso mai è più vero il contrario, ossia che le persone stanno insieme senza una motivazione valida o per abitudine.
Se si osserva con attenzione due ex partner a distanza di tempo, ci si rende subito conto che uno dei due ha un percorso evolutivo migliore dell’altro, oppure tutti e due crescono a velocità maggiore separatamente piuttosto che insieme, chiaro segno che la coppia non funzionava, oppure uno era ingenuo e l’altro una zavorra..
Ciao Nicola, grazie per l’intervento.. Sei saggio però sono passate già 3 settimane, sento che l’amo e non ho più interesse verso altre potenziali donne… Era lei la donna della mia vita…
Ciao Fabrizio,
leggi questo:
http://diventarefelici.it/crisi-di-coppia/
Fabrizio,
tu solo sei in grado di valutare il tuo sentimento, soprattutto se non è l’unico che hai provato in coppia. temo sia stato spaventato dalle responsabilità, come a volte succede con possibili paternità.
comunque, profondo o meno che sia, la fine di un rapporto a cui si tiene crea sempre sofferenza. ci passano tutti, prima o poi, e ognuno reagisce con i suoi modi e i suoi tempi.
non disperare: nessun dolore dura per sempre. tutti danno e tolgono nello stesso tempo. d’amore o d’abitudine non si muore; spesso va a finire che si guarisce più in fretta di quanto si potesse pensare, anche se sette anni non sono bruscolini…
un abbraccio.
Ciao Fabrizio, sono un tuo coetaneo, “mollato” da esattamente 8 mesi. Posso dirti che sei precipitoso?
Fermati, ti ci vogliono mesi non settimane per rispondere una volta per tutte alla domanda: come mai la lascio e poi la rivoglio?
Cosa voglio io da me stesso?
Visto che dici di amarla, rispettala e non trattarla da oggetto.
Parlane pure con “noi”, sfogati, chiarisciti.
Non avresti paura di tornare indietro? Non subito ma lo rifaresti, puoi contarci. Fabrizio, non puoi pensare di amare una persona quando la lasci, ti manca, poi la lasci di nuovo e poi ti manca ancora, e se dovesse ritornare sarai di nuovo punto e daccapo. Glossar e’ stato chiaro, e io lo sarò di più. Tu non sei pronto per un rapporto impegnativo, fai fatica ad entrare nel mondo degli adulti.
Lei era la sicurezza che ti manca, ma tu non puoi ricambiare come vedi. Vuoi prendere senza dare niente e tu al posto suo faresti di peggio, visto questo tuo essere ondivago.
Non funziona così l’amore.
Glosstar, qualcuno trova strano che due o più persone possano vedere le situazioni in maniera analoga, come nel caso di Fabrizio. Quello che ricorderebbe il tuo modo di vedere le cose sono io. E già in altre occasioni si era paventato che fossimo la stessa persona.
La prossima volta mettiamoci d’accordo per accontentare chi ritiene che esiste il pensieri unico. E guai a chi osa contraddirlo. È incredibile.
Grazie a tutti, anche solo parlarne so che fa bene … Rispondo a Paolo: la mia paura è che con il tempo (nello stesso tempo) lei ed il suo cuore si dimentichino di me e avremmo cosí perso un’occasione importante… I sentimenti ci sono e credo suano reciproci.. io ho sbagliato ad allontanarla in un momento difficile invece di accettare il suo aiuto… questo è stato un errore imperdonabile da parte mia…
Ciao Golem,
sebbene non commentassi, ho seguito per lungo tempo l’analisi disincantata della relazione con tua moglie e dei suoi fantasmi mantenuti in vita. Ti ho letto sempre con piacere, e a volte ho utilizzato i tuoi scritti come un “manuale d’istruzioni per l’uso” per allontanare il fantasma presente, mio malgrado, nella mia stessa relazione. Fantasma ingombrante che ora, anche grazie al lavoro che la mia compagna sta facendo su se stessa, piano piano inizia a trovare posto nel cesto del rusco dove doveva avere residenza da anni. Fantasma che serviva a lei per fuggire da qualsiasi relazione matura ove avrebbe dovuto esserci in prima persona, assumendosi il suo lato di responsabilità.
Ma responsabilità significava crescere e a questo era più comoda la fuga. Non ho la sfera di cristallo per dire quale sara’ l’epilogo di questo faticoso viaggio, ma quel che posso dire e’ che se io e lei possiamo ancora svegliarci insieme, e’ soltanto perché mai ho accettato le cazz…ate che lei raccontava a se stessa, e al mondo…me incluso.
E’ sorprendente quanto sia faticoso per alcuni crescere e diventare adulti. E’ sorprendente come queste persone si circondino di soggetti altrettanto immaturi, veri e propri finti adulti in cui specchiarsi che tolgono riferimenti reali col risultato che l’uno diventa la vittima simbiotica dell’altro in un vizioso e mufetico cerchio abitato da zombi.
Beh questo e’ solo un pezzo della mia storia, magari un giorno te la racconto. Nel frattempo, anche se a volte sbrodoli, non smettere di scrivere, io ti leggo e ti stimo.
G.
Glosstar, tendo a comprendere il perchè sia facile confondere le nostre considerazioni leggendo questo tuo ultimo post. Al di là del variegato panorama umano che ci circonda, le reazioni che ognuno di noi ha di fronte a certe situazioni archetipiche, alla fine si assomigliano. Le nostre donne (la mia soprattutto in un certo periodo della sua vita) tendono a identificare la soddisfazione di un bisogno in ragione del “valore” che sentono di avere. Se per un motivo qualsiasi questo valore è basso, si orienteranno verso chi, di riflesso, questo valore lo mutua indirettamente.
Oggi ho inviato una risposta a Kid sull’argomento, nella quale spiego perchè la scelta e “l’innamoramento” nei confronti di un buffoncello senza qualità, sia stata il frutto di quelle dinamiche di cui parlavo. Scelta che non essendo corrisposta non ha fatto altro che accentuare la sensazione di basso valore di sè. Paradossalmente, quando altri ragazzi più “normali” le hanno dimostrato interesse e attenzioni, la perversa conclusione cui lei giungeva era:” se questi mi vedono così, quando io in fondo so di valere poco, vuol dire che valgono meno di me”. Il risultato era che solo la “disattenzione” le faceva “agitare” i sensi, perchè lei, attraverso “segnali” istintuali ancora non corretti dall’esperienza, pareggiava il disinteresse del desiderato come alto valore dello stesso. Teniamo presente che una componente pseudo masochistica deve esistere nel genere femminile, che la natura ha inserito nel DNA quando gli approcci maschio femmina erano violenti. E se la reazione femminile fosse stata di stoica difesa sino alla morte, forse l’umanità non si sarebbe riprodotta. I latini definivano questo aspetto con la frase “Vis grata puellae”, la giovane donna “ama sentire” la forza del maschio.
Purtroppo quando la lei in argomento si sente indifesa ed insicura, e crede di vedere questa forza (caratteriale) in un soggetto che la ostenta, se non ha ancora conosciuto niente che le faccia capire in cosa consista la “vera” forza di un uomo, ci casca 9 volte su 10.
Poi, se anche cominciano ad affiorare i segni di incongruenza con le impressioni che l’hanno fatta “innamorare”, le droghe ormonali che ne condizionavano i comportamenti verso l’oggetto del desiderio le impediscono una visione lucida della situazione, e come abbiamo più volte letto su questi forum, si trascinano un ricordo di uno che di loro non si frega e non si è mai fregato proprio niente. Un fantasma in tutti i sensi. Ma che loro vedono
Ciao
Glosstar,
ti apprezzo nell’evitare di rispondermi, come già è successo in precedenza con altri nick.
—
Golem,
non è quello che si pensa ma come lo si esprime che fa sorgere dubbi. poco più che un gioco, che si sta rivelando persino divertente…
mi fa piacere che tu abbia trovato qualcuno con maturità, linguaggio ed esperienza amorosa molto simili sia al tuo modo di essere che al tuo vissuto. resto in attesa di questo interessante confronto, sperando di non perdermelo fra i meandri di LaD.
È un piacere, come lo e’ sempre stato, anche con te. Ma veramente associ anche Glosstar a me?
Mi fa anche piacere che cominci a considerare LaD un gioco. Anche perché non può essere altro.
@golem
Sebbene le nostre storie condividano l’idealizzazione di “terzi”, la mia e’ differente dalla tua. Da qui la frase che si riferiva all’utilizzo occasionale del “manuale d’istruzioni”.
Il mio problema si chiama “attaccamento evitante” della personalità e questa logica, il terzo incomodo serviva a lei, per mantenere il controllo della relazione. Lei emotivamente anaffettiva controllava il nuovo (io) attraverso il fantasma del vecchio (l’altro). Tradotto, sebbene stesse con me manteneva vivi i contatti col passato, facendo credere allo zerbino che “ce n’era”, senza in realtà mai dargliela. Lo zerbino era sempre lo stesso e questo comportamento andava avanti da anni — fin da prima che la incontrai — anche con altri partner con cui si era intrattenuta.
Naturalmente io il pregresso non lo conoscevo e ho dovuto impararlo a mie spese. La tecnica era usare il poveretto per controllare la relazione con il nuovo. Mettere quindi in competizione passato e presente, faceva di lei l’ambito trofeo, e le consentiva di fuggire l’intimità con chi davvero voleva una relazione profonda, io.
Tutto l’impalcato era sorretto da mezze verità, da non detto e da una cronologia di eventi che mai aveva un senso logico. Una vera e propria patologia psicologica, un muro che ha iniziato a sgretolarsi solo quando io ho smesso di seguirla nel suo gioco al suicidio. In verità, a differenza dello zerbino io l’ho sempre inchiodata alle sue responsabilità smascherando una dopo l’altro alibi e caz…..zate che raccontava a se stessa e al mondo. A differenza degli altri, il mio non fare sconti mi rendeva attraente ai suoi occhi ma al contempo odioso, perché io ero impermeabile al suo controllo manipolatore. Una sorta di amore e odio dove l’alternativa era perdermi o almeno provare a modificarsi. Una realtà che alla fine l’ha obbligata a entrare in una dimensione nuova per lei, quella della crescita verso l’eta adulta (e non mi riferisco certo a quella anagrafica).
Il viaggio non e’ finito e fin qui e’ stato davvero faticoso, frustrante e a tratti estremamente doloroso. Non so se arriveremo insieme al traguardo, ma quel che ho imparato in questo travaglio, e’ puoi portare il cavallo all’acqua ma non puoi obbligarlo a bere.
Anche se a volte ci sono degli arretramenti, da tempo ha deciso di bere…vedremo.
G.
@rossana.
Spero che finalmente sia chiaro che, anche se iniziano con la g, glosstar e golem non sono ne l’ologramma ne l’anagramma l’un dell’altro.
Il fatto di avere storie che condividono alcune dinamiche emotive, non rende assolutamente assimilabili le due relazioni.
Si, una cosa e’ simile…entrambe le donne avevano bisogno di crescere e di diventare adulte emozionalmente, la sua lo ha fatto, la mia ci sta lavorando…vedremo.
Cordialmente.
Glosstar,
non ha nessuna importanza cosa mi sia o meno chiara in merito alla grande affinità mentale e alle simili esperienze amorose fra te e Golem.
interessa soltanto me, e un’idea in merito me la sono fatta. più computer = più nick, con le stesse idee riformatrici del femminile, che caratterizzano gli ultra sessantenni, ma questo concetto NON riguarda voi due, eh!
Be’ Glosstar: chapeau. Il tuo e’ un thriller rispetto al mio che è invece un polpettone degno di un romanzo di Harmony in fondo, col drogato esistenzialista e incompreso quanto riluttante, e lei che lo vuole redimere come un eroina tolstoiana.
Due casi di immaturità emotiva, ma agli antipodi l’uno dall’altro. La mia controllata, la tua controllore. Due situazioni “anomale” che c’e chi vuole chiamare comunque amore, quando per questo e’ richiesta maturità, equilibrio e sicurezza identitaria e dei sentimenti.
Devo dirti sinceramente che se la mia situazione fosse stata come la tua non ce l’avrei fatta. Non cominciavo neppure. Le strategie psicologiche e il condizionamento sessuale come lo hai descritto tu non lo riuscirei a sopportare quanto ho potuto tollerare quello legato alla scarsa passionalità della mia compagna. Questo mi dice quanto puoi amarla, cosa che per l’azione che stai portando avanti ti fa ammirare per la forza di volontà che si intravede. Che come ho spiegato in più occasioni e’ l’anima dell’amore. In qualunque direzione questo si indirizzi.
Io mi auguro che lei possa “capire” cosa significa lo sforzo che stai facendo. Se dovesse accadere capirà due cose: cos’è realmente l’amore e chi è realmente un uomo.
Ciao Glosstar.
Glosstar, c’è sempre una soluzione pronta per giustificare una convinzione per chi VUOLE mantenere i paraocchi.
Più computer più nick dallo stesso soggetto. Se timelencasdivquanti abbinamenti mi sono stati accreditati saresti sorpreso. È una comoda soluzione per impedire di accettare che vi sia una visione dei rapporti diversa dalla propria, e che addirittura sia condivisa ( in parte) da due persone diverse come me e te, che non si conoscono neppure.
Struzzo, testa e sabbia. Basta per far finta di risolvere un problema, per alcuni.
Ciao.
@rossana e golem
Le differenze o similitudini relazionali descritte nel mio ultimo post erano indirizzate a golem (post 14). Quel che desideravo chiarire con te invece era che glosstar e golem sono due persone diverse. Null’altro. Riguardo al virgolettato “…stesse idee riformatrici del femminile, che caratterizzano gli ultra sessantenni…” sottolineo che per l’età senile, mi mancano almeno un altro paio di decadi.
Per spiegare quanto arbitrario sia parlare di “idee riformatrici del femminile” dovrei raccontare il mio vissuto con una anaffettiva, illustrando i dettagli di una storia intensa, difficile, e con punte di sofferenza (la mia) da tagliare l’anima. Ma questo non faro in questa sede.
Chi non e’ mai stato con un anaffettivo, un evitante, non puoi lontanamente capire cosa significhi amare qualcuno che ha il cuore blindato e che NON RIESCE a esprimere i propri sentimenti in alcun modo, ne verbalmente, ne gestualmente.
L’evitante ha BISOGNO DI STABILIRE LA DISTANZA, e attraverso la fuga si difende dall’ansia che le relazioni provocano. La fuga avviene attraverso l’interruzione del rapporto in cerca di “qualcuno migliore” o restando nella relazione in modo discontinuo con fughe e ritorni. Persino quando il rapporto si stabilizza, l’evitante attua comportamenti che ti fanno impazzire e il cui unico inconsapevole scopo è finalizzato al mantenimento della distanza di “sicurezza” da un’intimità percepita come pericolosa.
Tra manifestazioni più frequenti nel mio caso vie erano / e a volte vi sono ancora:
– Le continue critiche al solo scopo di svalutarmi, rendermi poco importante (“l’altro era meglio di te, più amorevole, più generoso”) e da ultimo creare conflitti che indebolissero il rapporto o fornissero pretesti per abbandonarlo (“non siamo fatti per stare insieme, quindi lasciamoci”).
(CONTINUA)
– L’atteggiamento MANIPOLATORIO (altro che riforma del femminile) attraverso il flirt come strategia per non sentirsi legata o di dipendere dall’altro, e come difesa dalla paura dell’abbandono. Da li, l’artificio della competizione tra me e lo zerbino con cui manteneva i contatti…se le andava male con me che le imponevo il suo lato di responsabilità relazionale, avrebbe avuto sempre la porta aperta con l’altro che, per quel che ne so, tutt’oggi come da sempre fa, e’ ancora in standby.
– La passività, il silenzio, la chiusura e l’assenza dalla relazione come difesa dall’ansia che la stessa genera. Lunghe ore passate a dormire oppure di fronte a tv e computer accesi simultaneamente senza in realtà avere interesse ne per l’uno, ne per l’altro.
– La caduta del desiderio sessuale quale risultato di uno scambio affettivo e non come mero scambio di fluidi (Il suo voler separare il sesso dall’amore, alla fine ha impattato anche il mio desiderio…con la mia donna ci scopo e ci faccio l’amore, la sco.... la posso fare con chiunque)
Tutto questo io l’ho appreso in corso d’opera. Lei infatti si presentò in tutt’altra maniera: solare, divertente, aperta, indipendente, intrigante e una bomba atomica dentro al letto. E’ chiaro che tutta questa roba emerse in seguito, quando io innamoratomi, spinsi per una vera e propria intimità che sfociasse in un progetto coppia. Soltanto allora trovai un muro di gomma.
E’ impresa ciclopica amare un’anaffettiva che chiaramente non sa di esserlo, e che considera debolezza da esseri inferiori il normale scambio affettivo quando in realtà la bisognosa e’ proprio lei che infatti meticolosamente, da sempre cerca amore in persone amorevoli. L’anaffettivo infatti, mai potrebbe accoppiarsi con uno come lei, da cui non potrebbe prendere nulla.
(CONTINUA)
L’anaffettivita deriva dal disagio dato dall’attaccamento evitante. L’evitante non e’ consapevole delle paure inconsce che la spingono persino a dubitare del suo coinvolgimento quando la relazione inizia a diventare importante. Sente il disagio e prova un senso di soffocamento. Vive un profondo conflitto tra la paura dell’abbandono e quella di esser fagocitata da una relazione che limiterà la sua autonomia.
Questo conflitto interiore le impedisce di lasciarsi andare al sentimento e l’apparente ostentata sicurezza nasconde in realta una fragilità interiore e una sensibilità profonda che le fa percepire in modo amplificato qualsiasi segno di disinteresse e chiusura, anche minimo, da parte dell’altro. Vive quindi nella consapevolezza che la relazione finirà e si aspetta l’abbandono o il tradimento. Per contro controlla la paura di essere lasciata, provocando l’abbandono tanto temuto e lasciando il partner prima che lo faccia lui. In alternativa, molla la relazione quando diventa importante nell’inconscia convinzione che tanto finirà, quindi meglio soffrire poco subito, che troppo in seguito.
(CONTINUA)
Più la relazione è coinvolgente più queste emozioni diventano ingestibili. Per questo l‘evitante preferisce relazioni non intense fatte di amori virtuali o immaginari, o storie clandestine che non richiedono una vera vicinanza e condivisione. Quando invece il partner è vicino, innamorato e disponibile l’evitante si sente soffocare dalla paura di essere invasa dall’altro, di perdere la propria autonomia restando quindi imprigionata nella relazione.
In sintesi, l’evitante sente che investire in un rapporto è pericoloso in quanto significa rinunciare a una parte di se per qualcosa che potrebbe andar male o che mai sarà bella come se la immagina.
Questo e’ quel che sto vivendo con questa donna, che soltanto da un anno ha preso coscienza del suo disagio, e di quanto sia debilitante aver blindato le proprie emozioni. E’ vero, in questo modo si protegge dalla sofferenza, ma al contempo chiude alla gioia, alla felicità e persino all’amore.
Il mio viaggio continua…
http://it.wikipedia.org/wiki/Anaffettività
(CONTINUA)